L’OCCULTA STRATEGIA DELLA GUERRA SENZA CONFINI di G. Auriti

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Un “libricino”, poche pagine (novantasei) ma grande sostanza, e visto l’autore, Giacinto Auriti, non poteva che essere cosi. Infatti dopo averlo letto non posso che estrarre vari passaggi, significativi, per capire come i gruppi di potere bancario attraverso la sovranità monetaria gestiscano pure la cultura, i costumi, le mode… infondendoci poco a poco quelle ideologie sessuali, egoiste e perverse! che finiscono per animalizzare l’uomo e la società. Cosi che il banchiere possa dominarci indisturbatamente, trattandoci come bestiame da allevamento.

Ma non solo, si vedrà le origini e le conseguenze della moneta-debito…

L'OCCULTA STRATEGIA DELLA GUERRA SENZA CONFINI. retro

L'OCCULTA STRATEGIA DELLA GUERRA SENZA CONFINI. front

 

Gia in altre occosioni ebbi modo di rilevare che oggi l’Europa sta vivendo un travaglio analogo a quello che visse dopo la Rivoluzione francese, quando Napoleone diceva: “Non sono io che conquisto l’Europa, ma è la rivoluzione che l’ha già conquistata”.

Cosi oggi non è l’esercito russo che conquista l’Asia, l’Africa o il Sud America, ma l’idea comunista.

O noi siamo capaci di esprimere un’idea-forza che abbia intrinsecamente una tal carica di verità e quindi di conquista e di penetrazioni delle menti e delle anime del popoli, da rinnovare spiritualmente, politicamente, giuridicamente gli attuali parametri della convivcenza sociale o altrimenti saremo sempre costretti a subire impotenti le iniziative dei nostri avversari.

Noi oggi constatiamo che l’Occidente vive nell’angoscia dell’ineluttabile, perché sono secoli ormai che sulle nostre spalle grava l’incubo del razionalismo liberale e della rivoluzione marxista. Noi dobbiamo scrollarci di dosso una volta per sempre l’incubo di questi fantasmi culturali che hanno deformato milioni di cervelli. Questo è il nostro scopo. E’ uno scopo ambizioso. E’ un grande scopo. Ma senza i grandi sogni non si scrivono le nuove pagine della storia.
(Tratto da pag. 7-8 dal libro: L’occulta strategia della guerra senza confini. Società mitica e società organica sulla frontiera della guerra fredda. Di Giacinto Auriti)

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Hillary è malata?

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Tra voci su Hillary malata e qualche coincidenza mortale, Obama potrebbe non voler mollare l’osso

di Mauro Bottarelli

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Donald Trump è crollato nei sondaggi. Questa la vulgata dei media mainstream, a seguito dell’impennata di consensi verso Hillary Clinton dopo la convention di Philadelphia. Eppure, quest’ultima rilevazione della Reuters
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ci dice dell’altro: nonostante le polemiche sulle mail hackerate dai russi, quelle con i genitori di un soldato musulmano morto in Iraq e l’aperta ostilità dei papaveri del Partito repubblicano, oggi Donald Trump è in ritardo di soli tre punti dalla Clinton, 42% contro 39%. E, se ricordate, la Reuters è la stessa che dieci giorni fa aveva cambiato la metodologia dei propri sondaggi, eliminando la voce “nessuno dei due” come risposta valida, un qualcosa che aveva immediatamente riportato la ex segretario di Stato in testa. Ora, invece, siamo quasi appaiati. Il sondaggio è stato compiuto on-line tra il 31 luglio e il 4 agosto e ha interpellato 1154 persone con un margine di errore del 3%: quindi, potremmo essere già oggi pari. Come mai questa inversione al ribasso per la Clinton? La Reuters si è limitata a dichiarare che “le ragioni dietro questo scostamento non sono chiare”.

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Ma c’è altro di poco chiaro e ce lo mostra questa foto,
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scattata durante lo scorso fine settimana: Hillary Clinton ha sempre più frequentemente bisogno di aiuto per muoversi e anche per stare in piedi e questa corpulenta guardia del corpo
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è sempre al suo fianco. E negli Usa comincia a circolare anche qualche altra interpretazione, basandosi su questa foto e sul suo ingrandimento:
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l’angelo custode della Clinton è stato più volte visto con in mano una “penna” per la somministrazione del Diazepam, uno psicofarmaco con proprietà ansiolitiche e anti-convulsive. Insomma, Hillary Clinton è malata e la sua corsa alla Casa Bianca potrebbe essere compromessa? Quanto accaduto nel gennaio del 2013 era più serio di quanto riferito nella versione ufficiale? L’allora segretario di Stato era a casa, ebbe un piccolo malore e fu ricoverata al New York Presbyterian Hospital, dove ha ricevuto cure anticoagulanti. Il giornalista Ed Klein, però, non credette a questa versione e raccontò la sua nel libro “Blood feud” del 2014. A detta di Klein, Hillary Clinton era in realtà nel suo ufficio al Dipartimento di Stato e non nella sua abitazione newyorchese. Fu subito portata in infermeria ma fu lei stessa ad insistere a essere trasportata a Whitehaven, la residenza nella capitale dei Clinton.
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Subito dopo arrivò Bill e viste le condizioni della moglie decise che dovesse essere trasferita a New York, nella clinica nella zona nord di Manhattan. Lì i medici scoprirono che Hillary aveva diversi problemi di salute. Fu curata per una trombosi, per un grumo di sangue che si era formato tra il cervello e il cranio, proprio in una delle vene che porta sangue dal cervello al cuore. Stando ai medici, questa è una tipica malattia di chi vola molto frequentemente. I dottori del Presbyterian Hospital però fecero anche altre scoperte. Hillary era predisposta alla formazione di questi grumi di sangue e aveva problemi di cali di pressione arteriosa. In passato, uno di questi svenimenti le aveva procurato la rottura di un gomito, mentre saliva su di un aereo.
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Negli anni precedenti, Ma i problemi non erano finiti. Un elettrocardiogramma sotto sforzo dimostrò che la ex First Lady soffriva anche di problemi cardiaci e i medici furono molto chiari: la situazione era delicata e la Clinton doveva stare molto attenta, tanto che la sua salute doveva essere costantemente tenuta sotto controllo per tutto il resto della sua vita. Ora, quelle foto di una Hillary non autosufficiente nella deambulazione e la “penna” al Diazepam, sintomo di un rischio di convulsioni.

Insomma, Hillary sta davvero male o queste voci sempre più insistenti sono prodromiche a un’uscita di scena dignitosa e per motivi di salute, al netto delle minacce di Wikileaks di rendere note un altro migliaio di mail in cui si evidezierebbero contatti pericolosi tra Dipartimento di Stato e miliziani libici e siriani, proprio ai tempi della gestione Clinton? Se accadrà, mettiamo a settembre, cosa farà il Partito democratico, con soli due mesi che lo dividono dal voto alle presidenziali? Una cosa è certa, la Clinton è in difficoltà.
Hillary_Nixon
Sabato scorso, parlando dello scandalo e-mail, ha infatti dichiarato che “quanto ho detto al riguardo all’FBI è in linea con quanto ho detto pubblicamente ma potrei aver corto-circuitato la verità”. Non una bella dote, per un futuro presidente. Poi, lo stesso giorno, si scopre che Shawn Lucas, un supporter di Bernie Sanders che aveva presentato documenti al Congresso democratico relativi a frodi contro il suo candidato di riferimento, è stato trovato morto il 2 agosto dalla sua fidanzata, la quale lo ha rinvenuto sdraiato sul pavimento del bagno. Direte voi, coincidenza? Certo, peccato che comincino a essere tante. Sempre all’inizio di agosto si sarebbe ucciso con un colpo di pistola, Victor Thorn, scrittore e accanito militante anti-Clinton.
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L’8 luglio, invece, è stato il 27enne Seth Conrad Rich a essere ucciso in quella che la polizia di Washington DC ha escluso essere una rapina: lavorava presso lo staff democratico e pare che stesse per parlare con l’FBI. Il 22 giugno, invece, a lasciarci è stato John Ashe, un funzionario dell’Onu che si è fracassato la trachea con un peso, mentre faceva ginnastica. Doveva testimoniare contro i Clinton e contro il Partito democratico. Il 23 giugno, invece, è morto per cause sconosciute a 48 anni Mike Flynn, responsabile del settore “Big government” per Breitbart News. Lo stesso giorno in cui ci ha lasciati, veniva pubblicato il suo ultimo articolo, dal titolo “Clinton Cash: Bill, Hillary Created Their Own Chinese Foundation in 2014”. Va beh, cinque coincidenze in meno di due mesi.
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E se nella sua analisi del dato occupazionale di luglio e della conseguenze che questo potrebbe avere sulle decisioni della Fed a settembre, Citi ha fatto chiaramente capire che il tycoon resterà candidato almeno fino a ottobre, visto che “la Federal Reserve non alzerà i tassi fino a quando Trump resterà in corsa per la Casa Bianca”, più di qualcuno comincia a chiedersi cosa potrebbe fare Obama in caso di vittoria del miliardario. Se ne andrà dalla Casa Bianca o userà l’opzione nucleare che ha politicamente in mano, ovvero proclamare la legge marziale per restare presidente anche dopo il 2016?
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Cosa ha infatti dichiarato recentemente Obama? “Trump non agirebbe in base a norme, regole e senso comune”, ha messo in dubbio il fatto che “osserverebbe la decenza base” se dovesse arrivare nello studio ovale, ha dichiarato che “mi sarebbe spiaciuto perdere le elezioni nel 2008 e 2012 ma in entrambi i casi ero sicuro che John McCain e Mitt Romney sarebbero stati dei presidenti con le conoscenze necessarie. Non è invece la situazione attuale”. E ancora: “Trump non ha il giudizio, il temperamento, la capacità di comprendere e di occuparsi della posizione più potente al mondo. E’ spaventosamente impreparato per questo lavoro e non ha conoscenza riguardo Europa, Medio Oriente e altre parti dell’Asia”. Un notevole fuoco di fila per qualcuno che fra tre mesi sbaracca e che dovrebbe avere la certezza, instillata da media e sondaggi, che al suo posto andrà la credibile e democratica Hillary Clinton?
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Nel kennedyano ed elitario buen retiro di Martha’s Vineyard, Barack Obama starà facendo dell’altro, oltre che giocare a golf? Anche perché giovedì scoso, prima di partire per le vacanze, Obama ha incontrato al Pentagono alcuni advisers della sicurezza nazionale per discutere sulle strategie da mettere in campo nella lotta contro l’Isis e ha affermato quanto segue: “Gli Stati Uniti devono provare a chiudere un accordo con la Russia per coordinare le operazioni militari in Siria e cacciare l’Isis fuori dal Paese”. A un giornalista che faceva notare come tutte le relazioni militari con Mosca fossero congelate dal caso Crimea nel 2014, Obama a risposto così: “Dobbiamo provare. L’alternativa è il perpetrarsi della guerra civile”. Moscow calling?

fonte: http://www.rischiocalcolato.it/2016/08/voci-hillary-malata-qualche-coincidenza-

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A DIECI ANNI DALLA MORTE DEL PROF. GIACINTO AURITI

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auriti

Oggi e domani a Chieti (programma su www.simec.org) si svolgeranno due giornate commemorative, cui invitiamo a partecipare di Matteo Castagna* Messaggio ai familiari del compianto Prof. Giacinto Auriti

di Matteo Castagna*

    Ci scusiamo perché non possiamo essere, fisicamente, con Voi e ringraziamo pubblicamente dell’invito l’amico Rocco Carbone, assicurando, comunque, la presenza di qualche nostro simpatizzante.

    In occasione del decennale della scomparsa del Prof. Giacinto Auriti, il Circolo Cattolico “Christus Rex” lo vuole ricordare, innanzitutto nella preghiera di suffragio e poi come maestro di politica e di economia che, con grandiosa lungimiranza e straordinaria competenza ha denunciato il problema fondamentale di quello che si suole chiamare “Sistema”: il signoraggio bancario.

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Dal Veneto alla Cia si viaggia in scia (chimica)

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cielo

di Marco Milioni

Un anno fa una tromba d’aria devastava Fontaniva, l’altro giorno Conegliano. Allora il vicesindaco parlò di complotti. E un’insospettabile voce americana dice che…

È passato un anno dalla tromba d’aria che nel 2015 colpì violentemente Fontaniva nel Padovano. Tredici mesi dopo una sorte simile tocca ad alcuni Comuni del Trevigiano. Tengono banco i soliti dibattiti sulla protezione civile, la richiesta dello stato di calamità, la celerità nella risposta delle singole amministrazioni locali. Marcello Mezzasalma, vicesindaco di Fontaniva, l’anno scorso spostò il dibattito su un binario insolito: addebitò al fenomeno delle cosiddette scie chimiche (che è visto come una sorta di carnevalata dalla maggioranza della comunità scientifica). Di più, Mezzasalma, che in passato è stato anche primo cittadino del paese, parlò di una macchinazione decisa da qualcuno a tavolino, tanto che intervistato dal Corriere Veneto disse papale papale: «È palese che ci sia qualcuno che orienti le cose, sia dal punto di vista economico, che climatico, che di gestione del pianeta. È tutto molto strano… È molto strana la questione delle scie chimiche». L’intervista poi scivolò veloce fino a lambire un eventuale coinvolgimento del gruppo Bilderberg.

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EuroPride 2016: per la prima volta l’Unione Europea ad una manifestazione LGBT

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eurpride

di Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender

Per la prima volta dalla sua fondazione, l’Unione Europea sfilerà ufficialmente con un suo rappresentante all’EuroPride 2016il più importante evento LGBT a livello europeo, che si tiene in Europa dal 1992, anno in cui si svolse a Londra la prima manifestazione omosessualista di carattere comunitario.

Come l’Osservatorio Gender aveva scritto lo scorso febbraio, il nome della “Europese Commissie” figura infatti alla posizione 21 dell’elenco delle 80 imbarcazioni che parteciperanno alla parata europea dell’orgoglio omosessuale che ha avuto inizio sabato 23 luglio e si concluderà domenica 7 agosto ad Amsterdam, città simbolo di tolleranza e di ogni tipo di libertà.

A rappresentare l’Europa vi sarà Vera Jourova, Commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere nella Commissione, che ha accolto l’invito degli organizzatori, dichiarando:

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La Nato annette l’Unione Europea

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di Antonello Boassa 

La Nato annette l’Unione Europea

Fonte: L’interferenza

L’Unione europea non nasce soltanto dal “sogno” di Aldo Spinelli e di Jean Monnet, di Schuman e di Spaak come ci viene sempre raccontato…”* Perché se la componente ideologica fondata sulla mitica solidarietà tra i popoli europei ha avuto un ruolo politico nel motivare attivisti federalisti e nel restituire alle grandi masse la speranza di un futuro finalmente di pace e di riscossa sociale è anche vero che la costruzione materiale, amministrativa, con un progetto non evasivo ma concreto da realizzarsi ponendo pietra su pietra, a passi lenti ma decisi, non è certo opera di democratici che aspiravano a costruire strumenti di partecipazione popolare dal basso verso l’alto ma di alti rappresentanti della politica liberale dipendenti direttamente dal dipartimento di stato americano.

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OMOSESSUALISMO: il maggior rischio suicidio delle coppie omosessuali

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EJEP meaning - what does EJEP stand for?

di Tommaso Scandroglio

Chi contrae un “matrimonio” omosessuale è esposto a rischio di suicidio tre volte di più che un eterosessuale coniugato. E’ il dato che emerge dallo studio scientifico dal titolo “Il suicidio nelle coppie sposate in Svezia:  il rischio è maggiore nelle coppie dello stesso sesso?” redatto da Charlotte Björkenstam, Gunnar Andersson, Christina Dalman, Susan Cochran e Kyriaki Kosidou (http://link.springer.com/article/10.1007/s10654-016-0154-6). La ricerca è stata pubblicata nel maggio di quest’anno sulla prestigiosa rivista European Journal of Epidemiology.

Sono state monitorate ben seimila coppie omosessuali “sposate” o che avevano contratto una registrerat partnerskap (una specie di unione civile) in Svezia tra il 1996 e il 2009 e seguite fino al 2011. I dati sono stati messi in comparazione per lo stesso periodo con le coppie eterosessuali, più di un milione.

In particolare è emerso che la persona omosessuale “sposata” o convivente con altro omosessuale  ha il 2,7 di probabilità in più di togliersi la vita rispetto ad un eterosessuale sposato/convivente. Più nello specifico il 95% del campione oscilla tra l’1,5 e il 4,8 di probabilità di tentare il suicidio. Più a rischio sono i maschi omosessuali (2,9) rispetto alle femmine omosessuali (2,5).

Questo studio ricalca in modo impressionante i risultati di un’altra ricerca condotta questa volta da Morten Frisch e Jacob Simonsen i cui dati sono stati pubblicati nel 2013 nell’International Journal of Epidemiology in un articolo scientifico dal titolo Matrimonio, coabitazione e mortalità in Danimarca: studio nazionale su 6,5 milioni di persone seguite per tre decenni (1982-2011) (http://ije.oxfordjournals.org/content/early/2013/03/08/ije.dyt024.full). Anche in questo caso i ricercatori sono arrivati alla conclusione che il tasso di suicidi che colpisce le persone che vivono una relazione di coppia di carattere omosessuale è del 300% superiore rispetto agli eterosessuali conviventi o sposati. Continua a leggere

Australia, il generale che respinge i clandestini: “L’Europa faccia come noi”

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CLANDESTINI

Ma noi abbiamo Renzi, Alfano, Bergoglio… (N.d.R.)

Segnalazione di Raimondo Gatto

Nella terra dei canguri gli sbarchi illegali sono passati dai ventimila del 2013 a meno di centocinquanta del 2014. Merito del pugno di ferro di “Jim” Molan, che spiega: “Respingerli è umanitario” Respingere i migranti è un gesto umanitario: a dirlo è Andrew James Molan, il generale australiano  ideatore della strategia contro l’immigrazione clandestina che ha – per ora – azzerato gli sbarchi sulla terra dei canguri. Intervistato  dal Foglio, il militare rivendica con orgoglio i risultati dell’operazione “Sovereign borders”, “Confini sovrani”. Varata nel 2013, quest’operazione ha ridotto gli sbarchi illegali del 2014 a 157, quando l’anno prima erano stati oltre ventimila. Cifre che parlano da sole, ma che “Jim” Molan non rinuncia a commentare. Parlando dell’attuale situazione europea dice: “L’umanitarismo celebrato a parole ma sconfessato dai fatti. E una politica dell’immigrazione clandestina gestita dai governi ma su mandato dei trafficanti di clandestini.  Se l’Europa vuole invertire questo status quo disastroso e mortifero ritengo che sarebbe bene studiare la lezione australiana.” Ma come ha fatto l’Australia, ad ottenere questi risultati strabilianti? Anzitutto il governo del conservatore Tony Abbott ha scelto di affidare la gestione dell’emergenza a un’operazione militare in piena regola guidata da un militare e non di costituire l’ennesimo comitato.

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Alfano obbliga tutti i Comuni ad accogliere: “25 migranti ogni mille abitanti”

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UNA FOLLIA SUICIDA (N.d.R.)

di  

Allarme sbarchi. Il governo corre ai ripari. Siglato un accordo con l’Anci per distribuire i migranti su tutto il territorio italiano. Più incentivi ai sindaci che accolgono.

Gli sbarchi non si fermano, nemmeno quando c’è brutto tempo. I ricollocamenti negli altri Paesi dell’Unione europea sono in stallo.

E gli Stati che confinano con l’Italia (la Francia, la Svizzera e la Francia) hanno chiuso definitivamente le frontiere. E così il ministro degli Interni Angelino Alfano si trova a dover sistemare 145mila migranti. Il piano concordato nei giorni scorsi con l’Anci è distribuirli su tutto il territorio. Venticinque ogni mille abitanti. E per farlo andrà a raccattare strutture ovunque.

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