Intervista a Rodney Stark: le bugie anticattoliche

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Segnalazione di Nicola Pasqualato

agosto 29, 2016Pietro Piccinini

Intervista all’autore di “Bearing False Witness”, un atto d’accusa contro gli «illustri bigotti» che spacciano per storia certe menzogne sulla Chiesa

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti).

Paradossalmente quello che è forse il più efficace apologeta vivente del ruolo della Chiesa di Roma nella storia dell’Occidente non è neanche cattolico. Anzi, come spiega lui stesso nel suo ultimo libro, è «cresciuto nei fasti della Riforma» e «come tutti i luterani» ogni domenica alla funzione veniva «illuminato sulla perversione dei cattolici». Se Rodney Stark ha deciso di scrivere Bearing False Witness: Debunking Centuries of Anti-Catholic History (“Falsa testimonianza. Sfatare secoli di storia anticattolica”), non è dunque per un impulso partigiano a difendere una bandiera che non è mai stata sua. Piuttosto «ho scritto questo libro per difendere la storia».

Sociologo della religione e professore alla Baylor University, ateneo cristiano battista del Texas dove dirige l’Istituto di studi sulla religione, Stark è autore di decine di titoli di successo in molti paesi del mondo (apprezzati in Italia La vittoria della ragione e La vittoria dell’Occidente, dedicati alla «negletta storia» di come sia stato proprio il disprezzato cristianesimo a produrre la libertà, il progresso e la ricchezza della nostra civiltà). In Bearing False Witness ha raccolto i dieci «miti anticattolici» in cui si è imbattuto più spesso nel corso dei suoi innumerevoli studi. Dieci menzogne e false accuse che secondo Stark hanno avuto e hanno nel pensiero comune «conseguenze troppo pervasive per essere lasciate a confutazioni sparse».

L’antisemitismo motivato teologicamente dall’accusa di deicidio; l’esistenza di vangeli “illuminati” insabbiati da un clero ottuso; lo sterminio dei pagani seguìto alla “conquista” cristiana di Roma; i “secoli bui” del Medioevo interrotti finalmente dalla rivoluzione razionale dei Lumi; le crociate come primo sanguinoso atto di colonialismo europeo; i crimini dell’Inquisizione spagnola e la caccia alle streghe; il caso Galileo, prova della fobia della Chiesa verso la scienza; la giustificazione della schiavitù; il sostegno alle dittature contro la democrazia; la superiorità sociale e civile della Riforma protestante. Facendo nomi e cognomi e decine di citazioni, Stark massacra nel libro quelli che lui chiama «illustri bigotti», i colleghi studiosi che invece di comportarsi come tali «hanno abbracciato avidamente» le bufale anticattoliche, essendo «così convinti della depravazione e della stupidità della Chiesa cattolica romana da non aver bisogno di cercare conferme ulteriori», sebbene qualcuno di loro dovesse essersi accorto che tante di quelle storie erano «saltate fuori dal nulla». Vedi per esempio la leggenda che vuole che Cristoforo Colombo abbia scoperto l’America nel tentativo di dimostrare con la navigazione che la Terra è tonda e non piatta, come invece ancora credevano i cardinali spagnoli avversari della sua impresa. Una panzana pura e semplice inventata di sana pianta nel 1828 da uno scrittore, Washington Irving, noto più che altro per avere creato il cavaliere senza testa di Sleepy Hollow, eppure rimasta «nei libri di testo e nella cultura popolare per decenni anche dopo che gli studiosi erano risaliti alle sue origini fraudolente» (in Austria e Germania nel 2009 si insegnava ancora nelle scuole).

Un Papa non cattolico
L’ostilità degli “illustri bigotti” alla Chiesa, spiega Stark a Tempi, viene da lontano. «La Riforma e le successive guerre di religione generarono aspri odii e false accuse» che «hanno resistito» nei secoli. «Troppo ancora ne rimane nella cultura popolare delle nazioni protestanti», aggiunge. «Invece non so quanti miti malevoli antiprotestanti permangano nelle nazioni cattoliche». E se nell’antica Roma, secondo la tesi di E. Mary Smallwood ripresa nel libro, era «l’esclusività» degli ebrei e dei cristiani a generare impopolarità e persecuzione, negli ultimi secoli «l’antagonismo del politeismo rispetto al monoteismo che motivava l’antisemitismo e l’anticristianesimo è stato sostituito dall’antagonismo laicista verso tutte le religioni che comprendano insegnamenti tradizionali e pretese di verità». Di qui anche «la richiesta che il Papa, a tutti gli effetti, smetta di essere cattolico».

Secondo Stark «furono Voltaire e i suoi colleghi a inventare i secoli bui, e lo fecero allo scopo di poter proclamare che stavano liberando la civiltà dall’arretratezza religiosa». Mentre nella realtà un Medioevo oscurantista non è mai esistito. Al contrario, «la chiave più importante per l’ascesa della civiltà occidentale – si legge nel libro – è stata la dedizione di tante menti brillanti alla ricerca della conoscenza. Non di un’illuminazione. Non dell’illuminismo. Non della saggezza. Della conoscenza!». E per Stark è assolutamente sensato il fatto che molte di queste “menti brillanti” fossero cristiani medievali, perché, ci spiega, «il cristianesimo è una religione teologica (basata sul ragionamento intorno a Dio) che non solo è coerente con gli sforzi scientifici di spiegare il mondo, ma che ha dato vita alla scienza: la scienza non è accaduta altrove, poiché le religioni che guardavano l’universo come un mistero impenetrabile rendevano assurdo ogni sforzo scientifico». Ma nel tempo le opinioni di Voltaire e degli illuministi «furono accreditate da alcuni intellettuali che si opponevano a tutte le religioni e da molti altri che credevano erroneamente che quei filosofi stessero solo rivelando i peccati del cattolicesimo», continua lo studioso.

rodney-stark-Bearing-False-Witness-copertinaComodi pregiudizi
C’è un motivo se «oggi ormai perfino le enciclopedie popolari riconoscono che i secoli bui erano un mito». Significa che almeno su questa leggenda lo studio della storia ha prevalso sull’ideologia. Succede continuamente, solo che nessuno se ne accorge. Per smontare le dieci bufale storiche anticattoliche Stark stesso si appoggia sulle «opinioni prevalenti fra gli esperti qualificati», peccato che, da una parte, questi ultimi «scrivono sempre l’uno per l’altro e non si impegnano a condividere il loro sapere con il pubblico di lettori generale»; mentre, dall’altra, gli “illustri bigotti” continuano a godere di una credibilità sorprendente, almeno a livello mediatico. Anche quando le loro tesi disoneste sono state già smentite e loro stessi hanno ammesso la propria ostilità alla Chiesa. È il caso – ricostruito nel libro – di John Cornwell, celebre autore de Il Papa di Hitler, pietra miliare della propaganda anti-Pio XII, screditato abbondantemente e ripetutamente eppure ogni volta rilanciato dalla stampa o riciclato in altri testi, errori compresi. Il fatto è che, commenta amaramente Stark, «alla stampa piacciono sempre gli scandali e le notizie negative». E poi «i media sono davvero prevenuti nei confronti della religione».

Se è vero che gli “illustri bigotti” alimentano «molto anticattolicesimo “informato”», godendo di un’immeritata copertura mediatica, come può prevalere la verità nella battaglia delle idee? Stark non ha dubbi: «Perché fidarsi dei “miei” esperti piuttosto che di quelli che hanno opinioni anticattoliche? Perché le mie opinioni si basano sul consenso di storici autorevoli e qualificati, che io cito attentamente, mentre le sciocchezze anticattoliche non hanno sostenitori qualificati». E come sono considerati, nell’ambiente accademico e dal pubblico, gli studi di Stark? «I miei libri hanno raccolto buone recensioni da parte degli studiosi. Non che mi importi davvero. Quanto al pubblico, dia un’occhiata su Amazon alle recenti recensioni di Bearing False Witness scritte dai lettori: sono sorprendentemente positive».

Di sicuro, per sostenere le tesi di Bearing False Witness ci vuole del coraggio. Nel primo capitolo, per intenderci, l’autore si esercita nello smontare l’idea che «per secoli la persecuzione degli ebrei è stata giustificata [dalla Chiesa] nel nome di Dio». Un pregiudizio talmente radicato nell’immaginario collettivo che metterlo in dubbio risulterebbe quasi improponibile perfino ai cattolici stessi. Invece il professore della Baylor University, sulla base dei documenti storici e non certo di posizioni “papiste” precostituite, dice a Tempi di aver scoperto già molto tempo fa che, in realtà, «i cristiani che incolpavano gli ebrei per la Crocifissione tendevano anche ad accettare forme laiche di antisemitismo», e che quindi l’odio verso gli ebrei non è affatto una “invenzione” cattolica. Al contrario, continua, «quello che ho appreso in seguito è la larga misura con cui la Chiesa aveva protetto gli ebrei dalla violenza».

Come la vede Obama
Anche quando si arriva a lambire l’attualità, Stark non si fa molti problemi a rovesciare le visioni mainstream. Nel volume scrive che le prime offensive della civiltà cristiana (non della Chiesa) contro le altre religioni e le eresie avvennero nel secolo XI, quando cioè la supremazia cristiana si vide minacciata dall’espansione dell’islam. Ma è sbagliato teorizzare che oggi in Occidente stia accadendo qualcosa di analogo. Lo “scontro di civiltà” non è un frutto marcio della nostra islamofobia. Dice Stark a Tempi: «Non credo che l’Occidente cristiano stia diventando intollerante. Credo che l’Occidente non-cristiano stia diventando intollerante: in alcuni paesi europei ci sono leggi contro il cosiddetto hate speech che vietano la lettura in pubblico di alcuni passaggi della Bibbia».

Nel libro c’è poi un accenno polemico a Barack Obama, che l’anno scorso ha contribuito a diffondere la lettura anticattolica delle crociate (autentico cavallo di battaglia per Stark) dichiarando che non tutta la violenza religiosa nella storia è venuta dall’islam, e che anche i cristiani «hanno compiuto azioni terribili nel nome di Cristo». Il commento di Stark è asciutto: «Se il terrorismo proseguirà, e lo farà – ci dice – le visioni come quella di Obama saranno screditate: io sono convinto che assisteremo a una rinascita del sostegno nei confronti dell’impegno giudeo-cristiano».

E Stark, non cattolico, non battista e non più luterano, in cosa crede? «Ho perso la fede luterana quando ero un ventenne e sono rimasto senza fede (ateo mai) fino alla sessantina, quando anni passati a scrivere sulla religione mi hanno portato a concludere che il cristianesimo offre la spiegazione della vita più plausibile».

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Il sindaco di Diano Marina contro le unioni civili: «Gli omosessuali non li sposo».

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Giacomo_Chiappori

URGE LA LEGGE CHE INSERISCA L’OBIEZIONE DI COSCIENZA ALLA LEGGE CIRINNA’ (N.d.R.)

Segnalazione di Raimondo Gatto

Diano Marina – La comunità omosessuale davanti al municipio di Diano Marina, domani, mattina, per protestare contro il sindaco Giacomo Chiappori. “Colpevole” di avere dichiarato pubblicamente all’indomani dell’unione civile a Sanremo tra un gay e un transgender che non celebrerà funzioni dello stesso genere, o comunque tra persone dello stesso sesso.  Vietando anche fiori, lancio del riso e marce nuziali. Una presa di posizione forte, mitigata parzialmente dalla spiegazione che tale incarico verrà affidato ad un ufficiale di stato civile, nel rispetto degli obblighi imposti dalla legge Cirinnà.  Il caso è esploso dopo l’unione civile tra Riccardo Tavilla, sanremese di 20 anni, e Nitta Arruda, trans brasiliano di 25 anni, celebrata venerdì scorso in una sala di Palazzo Bellevue, sede del Comune di Sanremo, alla quale oltre allo stesso Marco Antei ha partecipato Fiorenzo Gimelli, presidente dell’Agedo. Le frasi di Chiappori, ex deputato leghista non nuovo a boutade del genere su argomenti delicati, ha scatenato la reazione dell’Arcigay provinciale.  Il cui presidente, Marco Antei, chiama a raccolta la comunità Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender), e non solo, per la manifestazione di domani, fissata alle 10.

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L’imam di Pisa pro moschea ospite d’onore alla festa del Pd E il sindaco gli fa da spalla

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filippeschi

Segnalazione di Raimondo Gatto

Così a braccetto che il capo della comunità islamica è stato invitato a parlare alla festa de L’Unità di Riglione, quartiere periferico pisano. Ed è lì che quest’ultimo ha detto a chiare lettere che per lui il referendum consultivo che sarà indetto grazie alla volontà di 2.620 residenti (tanti hanno firmato per sostenere il comitato «No moschea») «va contro la Costituzione». D’altronde il suggerimento era arrivato dallo stesso Filippeschi, che nei giorni scorsi, in un’intervista a Repubblica, aveva chiarito: «Chi si oppone alla costruzione di una Moschea è un po’ fuori dal mondo. Chi lo fa cercando di aggirare in modo ipocrita un principio della Costituzione, quello sancito dall’articolo 8, fa una forzatura discriminatoria inaccettabile e sarebbe ragionevole desistere da un’operazione tanto strumentale». Khalil, invece, ci va giù duro: «Per quanto riguarda la religione musulmana, lo Stato italiano è assente, non sta facendo il suo dovere. Noi siamo cittadini italiani a tutti gli effetti e di fede islamica. Lo Stato non può continuare a ignorarci». E lo dice facendo finta di non sapere che i rappresentanti islamici in Italia, secondo quanto sancito dal  comma 3 dello stesso articolo 8 della Carta, non ha ancora siglato un patto con quello stesso Stato che lui accusa di non fare abbastanza.  Insomma, una lotta «all’incostituzionalità» all’ultima stoccata. «Il referendum – prosegue Khalil – è una presa in giro, va contro la Costituzione». A rispondergli interviene proprio il presidente del comitato «No moschea» Luca Cuccu: «Dicendo che lo Stato è assente, l’imam mente spudoratamente. Che ci dice della consulta Islamica voluta da Pisanu? E del comitato per l’Islam italiano di Maroni? La verità è che lo Stato ci ha provato, ma l’Islam è litigioso, è diviso in decine comunità e questo è l’unico motivo per cui è l’unica religione a non aver siglato un’intesa. Spetta all’Islam – conclude – darsi una rappresentanza unitaria e porsi di fronte allo Stato italiano come un unico interlocutore e poi lavorare ad un patto d’intesa come previsto dalla Costituzione. Dice inoltre che il referendum è una presa in giro: lo aspetto per portarlo dalle 2.600 persone che hanno firmato per dirglielo in faccia». Entro tre mesi, come previsto dalla legge italiana

Fonte: il Giornale.it del 30 agosto 2016

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Un’amatriciana non ci salverà

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amatriciana

di Alessio Mannino (Direttore di www.vvox.it)

Si moltiplicano le “amatriciane solidali” per aiutare le popolazioni colpite dal sisma. Come al solito, la situazione é grave ma non seria

Le varie “amatriciane solidali” a sostegno dei terremotati ce le potevamo risparmiare. Tutto fa brodo per raccogliere fondi, direte voi. Francamente no, non proprio tutto. Pensare che ad Amatrice, a Pescara del Tronto e nelle altre località distrutte, gli abitanti piangano i loro morti ammassati in tende dovendo affrontare già i primi freddi, con la paura degli sciacalli, nella totale incertezza su se e quando rivedranno la propria casa in piedi, coi bambini che dovranno superare lo shock e l’angoscia di aver perso chissà per quanto tempo una vita normale, e contemporaneamente a Milano e e in altri posti d’Italia si organizzano mangiate di massa che di certo non si faranno in rispettoso silenzio ma, all’italiana, facendo una gran caciara, dà un gusto di cattivo gusto al pur nobile intento di solidarietà. Là si deve ancora elaborare il lutto, e qua si spadella in allegria, dando una troppo facile e comoda opportunità di lavarsi la coscienza con due forchettate di guanciale, cipolla, pomodoro e pecorino.

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Stretti fra le élite finanziarie e gli islamosunniti non avremo scampo

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mondo

di Eugenio Orso 

Fonte: Pauperclass

Che la guerra in corso nel mondo sia fomentata dalle élite finanziarie occidentali in solido con i tagliagole islamosunniti, è un dato di fatto che solo un idiota, o un ipocrita, non vede. Costoro spadroneggiano, ormai, anche nel vecchio continente, diffondendo la loro violenza e imponendo la loro legge barbarica.

Un episodio accaduto oggi, in Francia, lo prova una volta di più.

Francia: aggredito per croce al collo

Gli hanno strappato la catenina e lo hanno picchiato

(ANSA) – PARIGI, 26 AGO – Un ragazzo di 20 anni è stato insultato e aggredito a Vitrolles, nel sud della Francia, a causa di una croce cristiana che portava al collo. Gli aggressori, secondo il giovane, gli hanno dato dell’”ignorante” prima di strappargli la catena e picchiarlo. 

Possiamo notare che nella stringata notizia non si precisa chi sono gli aggressori e, soprattutto, se sono islamosunniti di (probabile) origine magrebina, o comunque araba. I giornalisti servi del sistema, come noto, se possono evitano di precisare simili cose e, fin tanto che è possibile, si tengono nel vago, anche se l’identità e la religione degli aggressori sono già noti.

Ciò non toglie che è proprio da questi quotidiani atti di violenza, perpetrati nel vecchio continente dagli islamosunniti immigrati o infiltrati, che chiunque, persino il cosiddetto uomo della strada, può comprendere la gravità del momento che stiamo vivendo.

Grazie all’immigrazione indotta dalla guerra elitista e islamosunnita, grazie all’”accoglienza” imposta ai popoli europei contro la loro volontà, stiamo correndo tutti un grave pericolo, anche in termini di sopravvivenza fisica, che non richiederà certo dei secoli per materializzarsi completamente.

L’obbiettivo delle élite finanziarie occidentali, che controllano gli Usa, la Nato e la docile Ue, è quello di portare la jihad in Europa e, per tale motivo, hanno ordinato ai governi Ue collaborazionisti di “accogliere”, senza riserve e limiti, in particolare gli immigrati sunniti, che alimentano la maggior parte dei flussi migratori diretti verso l’Europa. Fra questi, anche le cellule jihadiste dello stato islamico o di altri gruppi di tagliagole islamosunniti, pronte a entrare in azione.

Grazie all’”accoglienza”, oltre a cambiare la composizione della popolazione europea, si possono inoculare i germi del caos, della destabilizzazione, della guerra, che hanno già avuto effetto in Africa settentrionale e in Medio Oriente, nel quadro della cosiddetta Geopolitica del Caos.

La posta in gioco è il controllo di un’Europa prostrata, impoverita da una crisi economica interminabile, perché strutturale, e attraversata da tensioni, artificialmente indotte alimentando i flussi migratori, che la portano sull’orlo della guerra.

Nel quadro della Geopolitica del Caos, praticata dalle élite occidentali neocapitaliste appoggiando e armando le orde sunnite sul terreno, e nell’ottica della guerra a pezzi, o “a puntate”, come ama ripetere Bergoglio, accadono episodi violenti come quello di oggi, in Francia, che rappresentano i primi segnali di ciò che stanno preparando contro di noi. Dopo la Siria, la Libia e l’Iraq, toccherà alla Francia, all’Italia e all’Europa, più in generale?

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Siria: quei trentamila cadaveri che l’Occidente non riconosce

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jidaisti

Di Maurizio Blondet

“Siamo riusciti ad identificare decine di migliaia di jihadisti abbattuti dalle nostre truppe” , dice in un’intervista a Sputnik il dottor  Hussein Nofal, presidente in Siria del comitato supremo di medicina legale: “Erano cittadini di Francia, Turchia, Irak, Arabia Saudita, Libano ed altri   paesi arabi”. Le autorità siriane  hanno preso contatto coi paesi d’origine, ma questi rifiutano di collaborare  con Damasco per   confermare le identità dei morti, e ancor meno rimpatriare i corpi  di quelli   di cui l’istituto di medicina legale ha accertato.  “A parte questo, siamo in presenza di trentamila cadaveri non identificati”.

E’ un articolo breve e strano, questo che provo a tradurre. Dove si apprende che il governo di Damasco,  del mostruoso dittatore Assad,  mantiene procedure di civiltà  dopo cinque anni di una guerra che gli è stata intentata senza  limiti, né esclusione di colpi bassi, da mondo  occidentale, per definizione civile.  Per quanti possibile, di ogni nemico ucciso si prova a dare una identità; si contattano i paesi (nemici), li si informa, si chiedono conferme legali; ovviamente questi non rispondono.

Notizie su “ufficiali francesi”  uccisi o catturati dall’armata siriana mentre guidavano i jihadisti sono emerse, per esempio nel 2012 e nel 2015

http://pakconnects.blogspot.it/2012/03/120-french-troops-supporting-syria.html

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La lobby sionista nel mondo

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milionario

di Barbara Ciolli

Fonte: lettera43

Potenti, milionari, ai vertici dell’economia e della politica. E poi ancora insegnanti, attrici o super-modelle. Oppure cantanti o scrittori internazionali. I complottisti non la smettono mai di ripetere il mantra ossessivo: la lobby sionista tiene in pugno il mondo. I più arditi cospirazionisti arrivarono a scrivere persino che l’attacco alle Torri Gemelle fu una strage pilotata dai servizi segreti del Mossad. Accusati di controllare finanza, potere e cultura globali, gli israeliani hanno risposto con un’arma che nella loro cultura non manca: l’ironia. E hanno affidato al quotidiano di Tel Aviv Jerusalem Post il compito di stilare una classifica sugli ebrei più influenti del mondo. Una specie di ammissione divertita. Come dire: ebbene sì, dal Lower East Side di Manhattan alla City di Londra, i nostri uomini contano. IL TESORO USA AL SECONDO POSTO. Al primo posto di questa top 50 autocelebrativa c’è il ministro delle Finanze israeliano Yair Lapid, rivelazione delle legislative del gennaio 2013 nonché simbolo del mix che fa il successo dell’intellighenzia ebraica: autore, giornalista, spigliato anchorman e ora anche politico. Figlio d’arte del noto giornalista, autore ed ex ministro, Yosef Lapid. È seguito nientemeno che dal ministro del Tesoro americano Jack Lew, 57enne ed ebreo ultra-oltrodosso. Una figura così potente a livello mondiale da piazzarsi addirittura prima dello stesso premier israeliano Benjamin Netanyahu (in terza posizione). MILIBAND PRIMO INGLESE. Ma fuori dai confini d’Israele, i nomi eccellenti sono molti. In cima alla lista, oltre a Lew, spiccano quello del fondatore di Google SergeY Brin (sesto), del regista americano Steven Spielberg (13esimo), del patron di Facebook Mark Zuckerberg (16esimo), del sindaco di New York Michael Bloomberg (17esimo). E oltre gli Usa, 20esimo in classifica, c’è Ed Miliband, leader dei laburisti inglesi che, se eletto nel 2015, sarebbe il primo premier ebraico della Gran Bretagna.

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