Le parrocchie romane “tradiscono” Bergoglio: profughi poco accolti

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Risultati immagini per No accoglienza businessSegnalazione di Raimondo Gatto

Solo dietro pressioni del Vaticano si è saliti in pochi giorni da una a due su dieci concretamente impegnate nell’aiuto

Roma – L’appello di Jorge Bergoglio ad accogliere i profughi nelle parrocchie viene definito da alcuni sacerdoti romani un «cambiamento epocale» che implica una rivoluzione di mentalità tra parroci e fedeli.
Forse il tempo è ancora poco, forse la Chiesa non è ancora pronta, forse le condizioni economiche e sociali non aiutano. Fatto sta che dopo quasi un mese, l’invito di Bergoglio («Ogni parrocchia accolga una famiglia di profughi») sembra essere caduto nel vuoto.

Almeno per quanto riguarda la diocesi di Roma. Al 21 settembre, infatti, erano appena 34 le parrocchie che avevano dato la loro disponibilità ad ospitare immigrati. Un numero ben al di sotto delle aspettative, visto che le parrocchie della Capitale sono 334 e quindi parere positivo era arrivato da una parrocchia su dieci. A queste si andavano ad aggiungere nove istituti religiosi, tra seminari
e conventi. Il pressing della diocesi, nel timore di un flop che a Roma sarebbe fortemente simbolico, ha fatto sì che nel giro di pochi giorni altre parrocchie abbiano dato la loro disponibilità all’accoglienza. Il numero è salito a 70, una parrocchia ogni cinque, sicuramente al di sotto delle aspettative del Papa che ha invitato i sacerdoti a superare le paure e a non restare chiusi. Continua a leggere

Tasse al 17%, Pil e investimenti in crescita. La Gran Bretagna post Brexit vola

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thinkstockphotos-526561176E’ presto per fare bilanci, ma gli indicatori sono tutti positivi

Fare bilanci di sorta a soli tre mesi di distanza dal referendum popolare che ha decretato l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea può essere esercizio sterile; è passato troppo poco tempo, i dati riflettono dinamiche anche precedenti al voto e in ogni caso i britannici non hanno ancora attivato l’articolo 50 del trattato di Lisbona (quello che fa effettivamente partire il processo di uscita), e secondo alcuni osservatori politici probabilmente mai lo faranno realmente. Tuttavia non si può ignorare il fatto che le previsioni catastrofiste, che raccontavano di un immediato crollo dell’economia d’Oltremanica, si stiano dimostrando clamorosamente sbagliate. Perchè in futuro le cose potrebbero cambiare, ma al momento l’economia britannica naviga tutt’altro che in cattive acque.

NUMERI – Partiamo dagli indicatori economici più immediati: come già scritto gli investimenti esteri suolo di Sua Maestà sono aumentati dell’11% nell’ultimo anno. Si aggiunga che le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,4% a luglio (che vuol dire + 5,9% su base annua, numeri da boom economico), che le richieste di sussidio di disoccupazione sono scese di 8.600 unità, che la fiducia dei consumatori è aumentata del 5% nei mesi estivi, che l’indice dei direttori acquisiti (l’indice composito dell’attività manifatturiera di un Paese) è ai massimi da vent’anni a questa parte, che la Borsa di Londra è cresciuta del 10% dopo lo scivolone di giugno e che anche la sterlina è in forte recupero. Lo scorso 17 agosto, inoltre, l’agenzia di rating Moody’s (che prima del referendum aveva vaticinato revisioni al ribasso in caso di Brexit) ha scritto di non attendersi alcuna recessione, prevedendo anzi una crescita dell’1,5% quest’anno e dell’1,2% il prossimo anno, in entrambi i casi più di qualunque altro partner europeo.

DISOCCUPAZIONE – Il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,9% nei tre mesi a luglio come atteso. Si tratta del livello più basso da agosto-ottobre 2005. Nei tre mesi a luglio, il totale dei disoccupati è risultato essere pari a 1,63 mln di unità (-39 mila rispetto al trimestre precedente e -190 mila rispetto allo stesso trimestre del 2015). Nello stesso periodo il numero degli occupati si è attestato a 31,77 mln di unità, salendo di 174 mila unità su trimestre e di 559 mila unità su anno.

Infine, il tasso di crescita dei salari medi (esclusi i bonus) ha mostrato una variazione positiva del 2,1%, dal 2,3% del trimestre precedente e contro il 2,2% atteso. Includendo i bonus si è registrato invece un incremento del 2,3%, rispetto al 2,5% precedente ed al 2,1% del consensus.

TASSE AL 17% – Subito dopo l’esito del referendum pro-Brexit, l’ex cancelliere Osborne aveva annunciato l’intenzione di abbassare la percentuale di tassazione alle imprese al 15% per mitigare l’effetto dell’addio all’Unione europea. Al momento la Gran Bretagna ha una corporate tax del 20%, che secondo il programma dovrebbe diminuire al 19% nell’aprile 2017, fino a scendere al 17% entro il 2020. Lo ha confermato Philip Hammond, Cancelliere allo scacchiere di Sua Maestà, durante il vertice Ecofin con i suoi colleghi europei.

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Russia di Putin inflessibile contro la propaganda omosessualista: la scandalosa foto di una coppia gay sul catalogo ikea viene censurata

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Risultati immagini per Russia contro IkeaSegnalazione di Raimondo Gatto

Ogni campagna pubblicitaria viene sfruttata per creare polemica e, quindi, far parlare di sé.

Lo sa bene Ikea che da un po’ di anni a questa parte cerca sempre l’occasione buona per provocare e sfidare l’opinione pubblica di qualsiasi Paese. L’ultimo braccio di ferro è sulla coppia gay sbattuta in copertina del nuovo catalogo. Il colosso svedese dell’arredamento ci ha provato in Russia dove però rischia di trovare un muro insormontabile.

Il caso scoppia al concorso online Face from the cove. “Vuoi diventare il volto del catalogo 2017? – si legge sullo spot – dal 9 settembre al 23 ottobre in ogni negozio Ikea troverai un posto speciale dove posare davanti a un fotografo professionista che trasformerà la tua foto in una copertina. Non perdere questa occasione!”. La campagna pubblicitaria premierà la fotografia con più like
trasformandola nel manifesto di Ikea per il 2017. Anche Lev Polyakov e il suo ragazzo hanno partecipato al concorso facendosi fotografare in un negozio dell’azienda svedese a Mosca.

Con 7639 like raccolti nel giro di pochi giorni, come racconta l’Huffington Post, Lev Polyakov è riuscito a sbaragliare i concorrenti con un vantaggio di oltre 6mila voti sul secondo classificato. Ora
questa fotografia potrebbe diventare la copertina del nuovo catalogo. In Russia, tuttavia,vigono leggi contro l’omosessualità che potrebbero fermarne la pubblicazione.

Fonte: Il Giornale.it 10 ottobre Continua a leggere

Giacinto Auriti, nel ricordo di un amico

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Segnalazione di Rocco Carbone

Nato il 10 ottobre del 1923 a Guardiagrele, in provincia di Chieti, è passato a miglior vita alle ore 16,10 del’11 agosto del 2006, stroncato da un male incurabile, munito dei conforti religiosi, amorevolmente assistito dai propri cari a Roma.

di Marino Solfanelli

Accademico, Docente Universitario, Ideologo, Giurista di Chiara Fama.

Giacinto Auriti ha insegnato nelle Università di Roma e di Teramo, Filosofia del Diritto, Diritto internazionale, Diritto della Navigazione.
Ha presieduto commissioni internazionali ed ha curato la parte commerciale del Codice Civile Greco.
Uomo generoso dalle preclari virtù, Giacinto Auriti era amato da innumerevoli amici e discenti, d’ogni parte d’Italia e d’ogni ceto sociale e credo politico, che dall’insegnamento dell’Amico e Maestro si sono arricchiti culturalmente, moralmente e spiritualmente. Maestro di vita e di pensiero ha forgiato uomini, creato scuole; cattolico di pura fede ha costruito una Chiesa.

Filosofo e studioso geniale, Giacinto Auriti ha teorizzato il “VALORE INDOTTO della MONETA” che lo condurrà alla elaborazione di una proposta di legge sulla “PROPRIETÀ POPOLARE della MONETA” presentata al Senato della Repubblica. Uomo di grande coraggio ha rivelato al mondo la grande truffa dei signori della moneta, gli usurai dai colletti bianchi, che si sono appropriati del diritto di stampare moneta a costo zero lucrando del corrispettivo valore creato dai cittadini che l’accettano come mezzo convenzionale di pagamento.

La fama del prof. Giacinto Auriti raggiunse ogni angolo della terra quando realizzò nel suo paese natale, Guardiagrele, cittadina dell’Abruzzo, il SIMEC (SIMbolo EConometrico), ovvero la “moneta locale”. Avrebbe meritato il Nobel, invece subì l’avversione bancaria e giudiziaria: persecuzioni che non fiaccarono il suo spirito indomito, ma che certamente minarono lentamente il suo fisico. Continua a leggere

Killing Trump

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di Eugenio Orso

Killing Trump

Fonte: Pauperclass

Ecco come operano le élite finanziarie, annidate nella City, ossia nel luogo più virtuale che reale, grazie al telematico e alle “nuove tecnologie”, dove si nasconde il potere effettivo! Il malcapitato Donald Trump è una buona cavia, per capire come funziona questo potere dietro lo schermo della fottuta democrazia liberale, perché è proprio lui, in questo momento, l’obbiettivo principe degli scandali mediatici e il bersaglio grosso da colpire.

Sgomberare la strada verso la presidenza federale alla zombie Hillary Klinton, tenuta insieme con gli psicofarmaci, i dollari e … lo sputo, è la parola d’ordine per tutti i servi delle oligarchie finanziarie, che ronzano come mosche inferocite sul cadavere del povero Trump. E’ bastato un semplice video con frasi “sessiste” – e quale uomo non le ha mai pronunciate almeno una volta, nella sua vita? – per dare fuoco alle polveri.

Il video è ovunque in rete, dall’America all’Europa e oltre, “gustatevelo” qui:http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/trump_video_sessista_pence_indifendibile-2013766.html

Figuratevi che una volta io stesso ho detto: “Le donne sono il sesso debole, ma non quando allargano le gambe …”. O anche: “Le donne, prima o poi, si fanno pagare … e te la fanno pagare!”. Che cosa ha detto, di tanto grave, o di più grave di quanto abbia detto io, il nostro Donald? Cose del tipo che sei importante e famoso fai delle donne quello che vuoi, rivelando così una certa ingenuità da maschio verace, perché, alla resa dei conti, sono sempre le donne, leggiadre manipolatrici e maliarde, a fare ciò che vogliono di noi … Continua a leggere

Possiamo ancora prevenire la guerra generalizzata?

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di Thierry Meyssan

Possiamo ancora prevenire la guerra generalizzata?

Fonte: Megachip

Dopo la distruzione dell’orgoglio della marina degli Emirati avvenuta il 1° ottobre, le forze armate delle petro-dittature del Golfo esitano a continuare da sole la guerra contro la Repubblica araba siriana. È chiaro a tutti che il missile terra-mare che ha distrutto il catamarano wave-piercing è un’arma estremamente sofisticata, di cui nulla di simile si è mai visto sinora su qualsiasi campo di battaglia. Non è stata sparata dagli Huthi, né dai partigiani dell’ex presidente Saleh, che non possiedono armi di questo genere, ma dalla Russia, che è segretamente presente in Yemen a partire dall’estate.
L’idea di un coordinamento di jihadisti con i soli loro alleati locali, senza l’intervento degli Stati Uniti, è ancora più difficile da immaginare dal momento che la rivalità tra Arabia Saudita e Qatar ha costantemente sabotato le fasi precedenti della guerra.
Washington sta quindi seriamente considerando l’unica opzione rimanente: il confronto militare diretto.
Gli Stati Uniti hanno sollecitato i 64 Stati e le 3 istituzioni internazionali che hanno aderito alla loro cosiddetta coalizione anti-Daesh affinché lancino un attacco contro Damasco.  In pratica, solo il Canada, la Francia, l’Olanda e il Regno Unito sono presenti. L’idea è quella di lanciare missili da crociera su Damasco e Latakia, e di bombardare l’Esercito arabo siriano. Questo progetto è stato annunciato ai membri della NATO durante il Consiglio Atlantico del 27 settembre. È stato sostenuto dal senatore John McCain sul Wall Street Journal.
Questa operazione comporta la riorganizzazione dei preparativi in corso per la liberazione di Mosul in Iraq, attualmente occupato da Daesh. Tutti sanno già che il vero obiettivo di questa coalizione non è quello annunciato, ma è diretto a cambiare l’occupante a Mosul. Non ha lo scopo di mettere veri rappresentanti iracheni al potere, né i suoi abitanti storici, ma solo gli iracheni sunniti, al fine di creare un «Sunnistan». La Coalizione non ha bombardato Daesh, ma non ha esitato a distruggere – «per caso» – una milizia composta da volontari sciiti che erano venuti, a differenza della coalizione, per liberare la città dall’oscurantismo. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha dato il proprio via libera dichiarando al giornale Sabah che una volta che Mosul fosse liberata, la città apparterrebbe ai suoi abitanti, «… e solo gli arabi sunniti, turcomanni e curdi sunniti possono rimanere». In altre parole, la coalizione si propone di finire il lavoro che Washington aveva affidato a Daesh. Il suo vero obiettivo è quello di appoggiare la pulizia etnica praticata dai jihadisti, in particolare l’espulsione o il massacro dei cristiani e yazidi curdi, al fine di creare uno stato religioso omogeneo. Proprio come abbiamo già annunciato più volte, Daesh dovrà migrare da Mosul ad al-Raqqa e Deir ez-Zor, allo stesso modo in cui aveva evacuato Jarabulus di fronte all’esercito turco, senza dare battaglia.

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Ma sapete chi vi ha comprato lo smartphone, ragazzi?

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di Maurizio Blondet

Ma sapete chi vi ha comprato lo smartphone, ragazzi?

Fonte: Maurizio Blondet

Ormai è raro aver bisogno di fiammiferi da cucina. Ieri ne ho comprato una scatola. Dietro, c’è la scritta: “Prodotto da Swedish Match Tidaholm, Svezia”.  Dunque non produciamo più nemmeno i fiammiferi. E importiamo – e nemmeno dal Terzo Mondo; dal primissimo mondo degli alti salari, la Svezia.

Non siamo più competitivi nemmeno in questo. Scusate, ma per uno della mia età,  dietro una scatola di fiammiferi c’è sempre stato scritto SAFFA, che stava per Società Anonima Fabbriche Fiammiferi e Affini. La storica SAFFA di Magenta, fra Milano e Novara, che esisteva dall’800,  che impiegava centinaia di operai.

Io me la ricordo  perché in anni lontani, quando il Papa  dichiarò venerabile Gianna Beretta Molla, la  mamma  pediatra  che morì pur di non abortire il suo terzo bambino, io ci andai per intervistare il marito: l’ingegner Pietro Molla,  da tempo immemorabile direttore generale della SAFFA.   Sapevo di trovare un sant’uomo, scoprii un uomo santo. Un ingegnere e imprenditore la cui santità consisteva nell’escogitare tutti i modi trovare da lavorare per i suoi lavoratori e non licenziare.

Era una lunga tradizione, alla SAFFA.  Già negli anni ’30 alla fabbrica dei fiammiferi aveva affiancato la produzione di compensati di pioppo – il pioppo padano che viene sù veloce e tenero  –  prima per imballaggi, poi per farne mobili.  Incredibile, dalla SAFFA uscì una linea di mobili firmati da Gio Ponti: il Made in Italy ante litteram.  Nel ’35  la ditta acquisì una impresa torinese  da cui apprese  il know how (ma allora non si diceva) per la fabbricazione di”acciarini a rotella”,  ossia quelli degli accendini. Giunse ad aggiudicarsi un contratto con la Cartier, quella degli accendini d’oro e argento.  Nel ’54 la SAFFA vinse il Compasso d’Oro,  il gran premio  italiano per il Design (allora non si chiamava così) per  la prima cucina componibile, prodotta dalla SAFFA dall’architetto Augusto Magnaghi Delfino,  allora non meno famoso di Gio Ponti (aveva inventato il primo divano-letto per la Busnelli, curato arredi per le navi da crociera Raffaello e Michelangelo). Continua a leggere

Con la migrazione forzata George Soros farà una strage di europei

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di Sam Gerrans

Con la migrazione forzata George Soros farà una strage di europei

Fonte: Comedonchisciotte

Il filantropo George Soros ha recentemente pubblicato una lettera sul Wall Street Journal dal titolo ‘Perché sto investendo 500 milioni di dollari sui migranti’. In questo articolo, vorrei fare un distinguo e, da quella lettera, cercherei di separazione cosa pensa veramente Soros e cosa invece ci sta direndo.

La lettera di Soros  comicia così: “Il mondo è stato sconvolto da un’ondata di migrazioni forzate. Decine di milioni di persone sono in movimento, stanno scappando dai loro paesi d’origine in cerca di una vita migliore, all’estero. Alcuni scappano da una guerra civile o da un regime oppressivo; altri sono costretti a fuggire da una povertà estrema, attirati dalla possibilità di guadagnare qualcosa di più per se stessi e  per le loro famiglie. “

E’ proprio vero. E a Soros dovrebbero averglielo detto quelli del suo think tank  che è parecchio coinvolto con questa “migrazione forzata”, dato che se non ha dato – de facto – il via a questo esodo, almeno l’ha facilitato e, secondo Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria (quello che ha indetto un referendum per decidere se accettare le quote migranti, richieste dalla UE), come  ha citato Bloomberg: “Probabilmente il suo nome è il  miglior esempio di chi appoggia tutto ciò che può indebolire gli stati nazionali e che sostiene tutto ciò che può cambiare lo stile di vita tradizionale degli europei […] Questi attivisti che appoggiano gli immigrati, senza volerlo,  diventano parte di una rete di contrabbando-umano internazionale”.   Questi attivisti sono al  centro di quella rete.

Soros continua: “Il nostro fallimento collettivo nello sviluppare e mettere in pratica politiche efficaci per gestire l’aumento del flusso ha contribuito notevolmente alla miseria umana e alla instabilità politica, sia nei paesi da cui le persone sono in fuga che nei paesi che li ospitano, volenti o nolenti. I migranti sono spesso costretti ad una vita di disperazione e di inattività, mentre i paesi ospitanti non sono capaci di trarre i benefici che potrebbe portare l’ integrazione di questi migranti “.

Migrants from the Middle East and Asia walk on their way to Hungary in Belgrade, Serbia, July 22, 2016. © Marko Djurica

Non una cura ma un veleno”:  Il  PM ungherese dice che il suo paese non ha bisogno di nessun immigrato.

Ho già accennato a qualcuna delle peculiarità psicologiche di Soros; come i suoi modi narcisisti quando sembra assumere un tono regale e dice “noi”.  Atteggiamento che stabilisce bene le distanze quando parla de “Il nostro fallimento collettivo nello sviluppare e attuare politiche efficaci”. Se vuol farci credere che parla come governo, dobbiamo ricordarci che Soros non è mai stato eletto in nessuna nazione.

Ma questo non gli impedisce, tuttavia, di immischiarsi nei nostri affari interni e dare il proprio sostegno a insurrezioni, come le cosiddette rivoluzioni colorate,  in Georgia e Ucraina, o alimentare il caos con il  BLM negli Stati Uniti.

Come si sa ha anche attaccato la sterlina inglese, guadagnandoci un miliardo di dollari.

Soros vuole far sentire il lettore dalla sua parte usando il  “noi”. Ma NOI non siamo inclusi (nel suo mondo);stiamo semplicemente ascoltando quello che ci dice dovrà succedere.

Poi scrive dei “benefici provati  che potrebbe portare una maggior integrazione”. Questo è quasi un enigma di retorica; lui ed i suoi avvocati si aspettano – non senza ragione – che la maggior parte dei lettori interpreteranno, secondo le proprie ragioni, quello che viene scritto. Parla di prova, ma non dà nessuna prova di quello che dice – e questa è una grave omissione,  visto che ci si aspetta che tutto il nostro futuro culturale ed economico si basi sulle sue sole affermazioni.

Molti paesi, tra cui il Giappone, la Cina, UAE, Israele e Singapore, sono estremamente attenti nel concedere la cittadinanza. Se i benefici di cui parla Soros fossero “provati”, sicuramente, anche questi paesi sarebbero dalla sua parte.

Per continuare: “I governi devono svolgere un ruolo di primo piano nell’affrontare questa crisi creando e sostenendo una adeguata infrastruttura fisica e sociale per migranti e rifugiati. Ma è essenziale usare anchetutta la forza del settore privato.

Riconoscendo queste parole, l’amministrazione Obama ha recentemente lanciato una “call to action”, per chiedere alle imprese USA di svolgere un ruolo maggiore nel far fronte alle sfide messe in atto dalla migrazione forzata. Oggi, i leader del settore privato si stanno coordinando alle Nazioni Unite ad assumereimpegni concreti ed aiutare a risolvere il problema “.

Soros, naturalmente, non diventa rosso nemmeno quando ci viene a dire “cosa devono fare” i nostri governi.

Il termine“migrazione forzata” è un gancio mentale molto intelligente. Possiamo essere certi che qualcuno ci ha lavorato per ore e ore, scartando tante alternative, meno valide. La forza di queste parole sta nel fatto che esprimono sia l’impotenza di fronte ad una forza esterna inarrestabile, sia le sue inevitabili conseguenze – mentre allo stesso tempo trascurano le cause.

Se qualcuno volesse ricordare le cause sono : gli attacchi USA e Nato contro paesi che non hanno fatto loro nessun male; l’invito esplicito di Angela Merkel fatto al terzo mondo per trasferirsi in Europa; tutto il materiale e il supporto informativo diffuso delle organizzazioni finanziate da Soros.

Soros continua: “”In risposta, ho deciso di stanziare 500 milioni di dollari per investimenti che si rivolgono specificamente alle esigenze dei migranti, dei rifugiati e delle comunità ospitanti. Investirò in start-up, in società consolidate, in iniziative ad impatto-sociale e in imprese fondate dagli stessi migranti e rifugiati. Anche se la mia preoccupazione principale è dare aiuto a migranti e rifugiati che arrivano in Europa, cercherò buone idee di investimento che porteranno benefici ai migranti in tutto il mondo. “

Ecco la traduzione:  “Ora che l’afflusso continua di immigrati è una cosa sicura, ho intenzione di investire 500 milioni dei miei dollari per rendere questo processo inarrestabile, senza fine e per fare in modo che si auto-finanzi, in modo che io ci possa fare anche un sacco di soldi. E dato che le parole che uso sono piene di pietà, nessuno potrà nemmeno avere da ridire su quello che faccio”.

Per tornare alla lettera di Soros: “ Questo mio impegno di equità  voluto nell’investimento andrà ad integrare i contributi filantropici che le mie fondazioni hanno già  dedicato alla migrazione forzata, un problema sul quale abbiamo lavorato a livello mondiale per decenni e al quale abbiamo dedicato notevoli risorse finanziarie”

Basta togliere dal contesto la parola “filantropia ‘(cosa che non significa – a livello di élite – la stessa cosa che voi pensate che dovrebbe significare) per rendersi conto che dedicare significa  rendere più facile  per Soros, e solo così si capirà correttamente il significato di questa frase; questa è una attenta dichiarazione politica preparata con cura artigianale.

Continua : “Cercheremo di fare investimenti in una vari settori, tra cui nella tecnologia digitale, che sembra un campo molto promettente per trovare soluzioni ai problemi specifici che spesso devono affrontare le persone che ricominciano una vita altrove. Migliorie in questo settore possono aiutare  le persone ad accedere in modo più efficiente ai servizi governativi,  legali, finanziari e di salute. Imprese private stanno già investendo miliardi di dollari per sviluppare nuovi servizi per le comunità non-migranti.

Questo è il motivo per cui il denaro adesso passa  istantaneamente da un portafoglio-mobile ad un altro, come succede con i tassisti che trovano clienti solo con un cellulare o con un medico in Nord America,  che può visitare un paziente in Africa in tempo reale. Personalizzare ed estendere queste innovazioni per servire i migranti contribuirà a migliorare la qualità della vita di milioni  di persone in tutto il mondo. 

Tutti gli investimenti che facciamo saranno di proprietà delle mie organizzazioni senza scopo di lucro e questi investimenti sono destinati ad avere successo, perché così io voglio dimostrare come il capitale privato può svolgere un ruolo costruttivo nell’aiutare i migranti e tutti gli utili  ricavati da queste operazioni, andranno a finanziare i programmi delle Open Society Foundations,  compresi gli utili dei programmi di cui beneficieranno migranti e rifugiati “.

Così, chi vuole, potrà collegarsi al sistema che voi e le vostre famiglie pagherete per tutta la vita e potrà accedere ai più importanti canali programmati d Soros, senza niente più di un telefono cellulare. Nel frattempo, Soros continuerà a riempirsi le tasche di tutti quei soldi che potranno rastrellare le sue stesse organizzazioni che faranno anche in modo che il flusso di migranti non si fermerà mai.

Soros continua a vantarsi: “Da campioni da sempre della società civile, noi continueremo a concentrarci e fare in modo che i nostri investimenti portino veramente a prodotti e servizi di cui potranno beneficiare i migranti e le comunità di accoglienza”

Non so cosa voglia dire Soros quando parla di  ‘società civile’, ma io vorrei focalizzarmi sul a suo uso del termine ‘beneficio’ : beneficio per chi? Secondo il metro di George Soros ? – di un uomo che usa destabilizzare Stati sovrani come parte del suo modus operandi?

Soros conclude:  “Lavoreremo a stretto contatto con organizzazioni quali l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’International Rescue Committee,  per stabilire le linee guida che seguiranno i nostri investimenti. Il nostro obiettivo è quello di sfruttare, per il bene pubblico, tutte le innovazioni che solo il settore privato può fornire.

Spero che il mio impegno ispirerà altri investitori a perseguire la stessa missione. “

Per dirla in parole più chiare: “Quello che volevo fare io l’ho già fatto, e adesso tutti voi – pesci piccoli sempre più in basso nella catena alimentare – vi potete ancora  guadagnare  qualche bel dollarone, se raccoglierete le briciole di quello che resterà dopo la svendita dei vostri paesi, perché se quest’affare non fosse una cosa sicura per me, io certamente non mi ci sarei mai messo. “

Questa è pulizia culturale-e-etnica in salsa-business; è l’usurpazione de facto dello Stato-nazione come costrutto sociale dei popoli europei,  come atto di una guerra a tutto campo – una guerra progettata per distruggere gli stati ricchi di petrolio e tutti gli stati che non hanno una banca centrale e, allo stesso tempo, per far collassare gli Stati sovrani.

Comunque, il motivo di questo articolo non era parlare di immigrazione di massa – anche se con l’inevitabile  e probabile annientamento della classe media nei “paesi ospitanti” scelti da Soros ‘non ci sarà più nessun posto dove potranno andare i veri rifugiati; il fatto è che abbiamo tante di quelle tasse che resteremo senza nemmeno una foglia di fico per coprirci,  fino  quando uomini come Soros possono apertamente inventare e dettare la politica (ai governanti).

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Da Saddam alla Siria: le missioni del Bene poi finiscono male

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us-flag-bombsdi Massimo Fini

In una conferenza all’Umanitaria di qualche giorno fa l’ex ambasciatore Sergio Romano ha dichiarato: “Forse ciò che l’Occidente dovrebbe fare rispetto al Medio Oriente è semplicemente voltarsi dall’altra parte. Lasciare che risolvano i loro problemi da soli. Ma non possiamo. Perché abbiamo educato le nostre opinioni pubbliche a pensare che noi siamo i buoni e che le democrazie hanno il diritto-dovere di esportare se stesse. Non è così”. Siamo lieti che un commentatore così autorevole come Sergio Romano sia giunto, sia pur un po’ faticosamente, alle conclusioni che io avevo tratto già nel 2002 con la pubblicazione de Il vizio oscuro dell’Occidente. Il ‘vizio’ dell’Occidente, quando in buonafede, è quello di credersi il Bene assoluto, di essere una ‘cultura superiore’, e di avere quindi come dice Romano, il “diritto-dovere” di intromettersi in culture diverse dalle nostre portandovi le buone maniere, i nostri valori, le nostre istituzioni. E ciò non vale solo per il Medio Oriente ma per l’intero orbe terracqueo dove siamo presenti, a volte solo con la nostra economia assassina, altre in armi.

Tutti gli interventi occidentali, ma soprattutto americani (e in parte francesi) dell’ultimo quarto di secolo si sono risolti in un massacro delle popolazioni che dicevamo di voler aiutare, senza con ciò risolvere i loro problemi ma anzi aggravandoli. Inoltre si sono rivelati un boomerang.

1. Prima guerra del Golfo del 1990. Il pretesto era l’aggressione di Saddam Hussein al Kuwait, Stato peraltro farlocco inventato nel 1960 ad uso degli interessi petroliferi americani. Risultato: circa 158.000 civili iracheni morti sotto le ‘bombe intelligenti’ e i ‘missili chirurgici’ degli Usa senza con questo togliere di mezzo il dittatore lasciato in sella in funzione antiraniana e anticurda.

2. Aggressione alla Serbia paracomunista ma ortodossa di Slobodan Milosevic per il Kosovo (5.500 morti di cui una parte kosovari). Risultato: aver favorito la componente islamica dei Balcani dove ora sono incistate cellule dell’Isis a due passi da noi. Continua a leggere

C.S. Federici: conferenza di Modena, pellegrinaggi, ordinazione sacerdotale di don Charbel Madi

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OLYMPUS DIGITAL CAMERASegnalazioni del Centro Studi Federici

15/10/2016, giornata per la regalità sociale di Cristo a Modena (si invita gli interessati al pranzo di iscriversi al più presto, grazie):
 
22/10/2016, pellegrinaggio al Sacro Monte di Oropa (BI):
 
22/10/2016, pellegrinaggio al santuario di San Luca (BO):
 
Foto dell’ordinazione di don Charbel Madi a Verrua Savoia (TO):

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