La Nato ha trovato la sua arma di distruzione di massa: arriva Scilipoti

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scilipotiSCILIPOTI

Dal Corriere della Sera

Lunga vita al senatore Domenico Scilipoti: l’esponente di Forza Italia, divenuto un fan berlusconiano dopo la fuoriuscita dall’Italia dei Valori assieme al collega Antonio Razzi, ha aggiunto un nuovo incarico al suo cursus honorum politico.

È stato infatti nominato vicepresidente della commissione scienze, tecnologia e sicurezza della Nato; è stato inserito anche nella commissione, sempre in seno alla Nato che dovrà occuparsi dei rapporti con l’Ucraina.

SCILIPOTI ALLA NATOSCILIPOTI ALLA NATO

«Sono orgoglioso di rappresentare l’Italia in un così prestigioso palcoscenico istituzionale – sono state le parole di Scilipoti a commento della nomina – La responsabilità di un incarico internazionale in un momento così delicato per gli equilibri geopolitici mi motiva molto e rende il mio impegno politico ancora più appassionato.

RAZZI SCILIPOTIRAZZI SCILIPOTI

Il nostro Paese ha già fatto tanto ma deve poter fare ancora di più nella lotta al terrorismo, portando anzi i valori cristiani a fondamento del dialogo con tutte le parti interessate. Porterò con me gli insegnamenti del popolo siciliano che ha fatto dell’accoglienza e dell’incontro tra culture, una ricetta vincente nella storia passata».

DOMENICO SCILIPOTI AL CORSO DI FORMAZIONE POLITICA DA LUI ORGANIZZATODOMENICO SCILIPOTI AL CORSO DI FORMAZIONE POLITICA DA LUI ORGANIZZATO

Il senatore di Forza Italia è stato eletto anche vicepresidente della commissione scienza, tecnologia e sicurezza sempre in seno all’Alleanza Atlantica

TOMMASI SCILIPOTITOMMASI SCILIPOTI

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Dio salvi il web. Non è post-verità, ma contro-verità

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di Fabio Torriero

Dio salvi il web. Non è post-verità, ma contro-verità

Fonte: Intelligo news

Il meccanismo è il solito. Collaudato, furbo, giacobino. Si parte da un pretesto condivisibile e si arriva ad imporre l’opposto. Il male, del resto, non è il contrario del bene, ma un bene rovesciato, deviato.

Un po’ come il gender (l’alterazione dell’umanità, della natura, qualsiasi desiderio che deve diventare un diritto), visione “altra” che si fa passare nelle scuole con la vasellina della “tolleranza”, della democrazia: il rispetto per ogni identità di genere, la lotta al cyberbullismo etc. E si mettono sulla ghigliottina i cosiddetti “omofobi”, quelli che non accettano lo schema.
La domanda è semplice: si può garantire il pluralismo con un atto di censura? E’ il rischio che si corre da quando il Palazzo (il politicamente e culturalmente corretto) si è posto il problema della “post-verità”. Cioè, del web. La molla, abbiamo detto, è oggettiva: evitare gli eccessi, la pancia, il nero della rete, le offese, la violenza verbale, corroborati da ignoranza (tutti parlano di tutto senza la minima cognizione di causa), coperti per altro dall’anonimato, dall’impunità. Ma lo scopo è un altro.
Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno, è stato esplicito: “Evitare il diffondersi dell’odio e della violenza che si propagano nella società, intossicandola e che rischiano di essere moltiplicati da un pur utile strumento come Internet”. Paolo Gentiloni, capo del Governo, nella conferenza stampa di saluto ai giornalisti, si è posto sulla medesima linea: “La post-verità è il male della politica”. Il numero uno dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella ha proposto: “Ci vuole un soggetto terzo e autonomo dalla politica”. Beppe Grillo si è indignato: “Volete l’Inquisizione”.
In Germania, infatti, è pronto un progetto di legge per limitare la libertà di stampa via web. Segni inquietanti.
EDITORIALE: Dio salvi il web. Non è post-verità, ma contro-verità

Cosa bolle in pentola? Grillo ha ragione: il ministero della Verità, che poi tradotto in soldoni, è l’ultimo, estremo, tentativo di incollare alla società civile un pensiero unico (il laicismo, la narrazione globalista etc) che fa acqua da tutte le parti.

Ecco la vera ragione.
1) Il cartaceo è finito. In Italia solo 4 milioni di cittadini all’anno leggono giornali stampati. Giornali espressione delle caste economiche, culturali e politiche. Insomma, non fanno più opinione. Non formano più le coscienze. Invece, i giornali on line, i siti web, i blog, raggiungono complessivamente quota 19 milioni di accessi. Una bella differenza. Attraverso la rete circolano contro-verità, opinioni alternative. E’ qui che vengono smascherate le vere bufale: quelle del “regime”. E’ evidente che la rete dia fastidio e sia una pericolosa bomba atomica da controllare;
2) La vittoria della Brexit in Inghilterra, di Trump in America, gran parte del no in Italia a Renzi, sono stati il prodotto della rete. E proprio in queste occasioni si è constatato quanto le caste (politiche, giornalistiche, finanziarie) non contino più nulla in termini di consenso. Se la suonano e se la cantano tra loro. Politici, osservatori, esperti, giornalisti, sondaggisti, opinionisti blasonati e intellettuali, sono andati tutti a farfalle. E ora disperatamente e pateticamente, stanno tentando di analizzare ciò che non capiscono con le stesse categorie che hanno impedito loro di comprendere la realtà;
3) Perché non capiscono la realtà? Perché ormai da tempo le dicotomie destra-sinistra, liberali-socialisti, liberisti-statalisti, guerra fredda, sono tutte morte; e da tempo si stanno affacciando al cospetto della storia due nuove categorie: alto-basso (popoli contro caste) e valori antropologici. Questa è la nuova chiave di lettura per decodificare il presente. Questo è ciò che non vogliono capire le caste. Questo è ciò che passa per la rete. Ed è il motivo per il quale si auspica un ministero della Verità (della caste) per uccidere la rete.

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Della Post verita’ ed altri deliri

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di Antonio Terrenzio

Della Post verita’ ed altri deliri

Fonte: Conflitti e strategie

La sinistra mondialista, benpensante e demenzialmente corretta, ne ha inventata un’altra.
“Post-verita’” e’ la nuova parola per bollare il pensiero non conforme al politicamente corretto e restringere la liberta’ di espressione nei blog di libera informazione.
Il pretesto e’ quello della “diffusione dell’odio” e di fake news, che come recita il Presidente dell’Antitrust Pitruzzella, “favorirebbero l’ascesa del populismo e rappresenterebbero un pericolo per la democrazia”.

Il neologismo e’ gia’ presente sui quotidiani internazionali, come Guardian, Washington post, Times e sui giornaloni della semicultura italiana, Internazionale e Repubblica.
Il termine starebbe a significare: “bufala”, balla, bugia. Cosi’ il mondo radical chic, vuole censurare chi non si adegua al conformismo ideologico imposto dai media di regime. Continua a leggere

Siamo come in “1984” di Orwell

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di Vladimiro Giacché

Siamo come in “1984” di Orwell

Fonte: Il Fatto quotidiano

Vladimiro Giacché – economista, filosofo e firma del Fatto – ha scritto nel 2008 La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea: il libro ha avuto due successive edizioni, l’ultima ad aprile di quest’anno, ma come spiega l’autore, “l’ho solo aggiornato, non ho dovuto cambiare la struttura. Le cose così stanno: c’è un tentativo di far passare pseudo verità come fatti oggettivi”.

Cosa pensa dell’agenzia statale invocata dal presidente dell’Antitrust Pitruzzella?

Non è una proposta nuova: in 1984 di Orwell c’è il ministero della Verità, che si prefiggeva per l’appunto di avere il monopolio sulla verità nel dibattito pubblico e purtroppo serviva a propagandare bugie. Dovremmo tenere ben presente questo scenario perché è il primo rischio di un’operazione di questo tipo, dove qualcuno pretende di avere il monopolio della verità.

Rendere “governativo” il controllo sulle notizie crea un cortocircuito: un fisiologico rapporto tra i poteri prevede che l’informazione vigili su chi detiene il potere.

La gran parte dei media ha mancato l’obiettivo del controllo sulle notizie. Esempi? Sappiamo, da studi successivi, che la guerra in Iraq si basò su 935 menzogne dette da Bush jr e dal suo entourage all’opinione pubblica (Charles Lewis, 935 Lies: The Future of Truth and the Decline of America’s Moral Integrity, 2014). Più di recente, una porzione considerevole della nostra stampa ha ignorato che gran parte dei ribelli siriani non erano civili inermi, ma terroristi: ora che Aleppo è stata liberata si scopre che ci sono armi statunitensi, bulgare, tedesche, francesi…

L’informazione, dicevano i liberali, dovrebbe essere il cane da guardia del potere perché è da lì che arrivano le bugie pericolose.

Invece si è appiattita sulle posizioni dominanti. Al di là di come valutiamo il voto sulla Brexit, è ovvio che quel risultato manifesta un’enorme sofferenza sociale rispetto all’appartenenza all’Ue e a quella che genericamente chiameremo “globalizzazione”: non solo questa sofferenza non è stata compresa, ma quando si è espressa è stata demonizzata. Avrebbero votato leave i disadattati, i vecchi rimbambiti, gli ignoranti. Invece di interrogarsi sul perché questi segnali non erano stati intercettati si è preferito insultare gli elettori. Stessa cosa è accaduta per le elezioni Usa e il nostro referendum. Ma sarebbe preferibile evitare queste scorciatoie, in cui io vedo derive autoritarie: sono pericolose, anche per chi le invoca.

Lei ha scritto: “La menzogna è il grande protagonista del discorso pubblico contemporaneo”.

Quel che non si vuol capire è che la verità ha la testa più dura. Serve a poco propagandare numeri mirabolanti sull’occupazione: le persone sanno se lavorano o no. Kennedy diceva: puoi ingannare qualcuno per sempre e tutti per un po’, ma non puoi ingannare tutti per sempre.

Ha letto la risoluzione del Parlamento europeo per contrastare la propaganda contro la medesima Ue?

Sì, è un caso di umorismo involontario. Siamo di fronte a una élite europea del tutto sorda rispetto al giudizio dei cittadini e arroccata sulle proprie posizioni in modo non diverso da quello dei nobili dell’Ancien régime francese. Il discorso pubblico è stato ingessato su presunte verità che sono oggettivamente insostenibili: pensiamo al dibattito sull’euro. Il muro di menzogne sta crollando ed è proprio per questo che ci s’inventa un “ministero della Verità”. Ma attenzione, la bugia ha un valore diagnostico e rivelatore: una bugia scoperta ci dice sul suo autore molte cose. Chi mente ha sempre buoni motivi per farlo. Allo stesso modo, queste proposte rivelano molto su paure e debolezze di chi le porta avanti. E anche un’insofferenza al dibattito democratico che è tipica delle ideologie autoritarie.

Chi dovrebbe decidere che una news è fake?

L’unico capo di questa ipotetica Agenzia potrebbe essere Dio. Ma ovviamente agenzie del genere finiscono per avere un obiettivo molto più terra terra: vietare ciò che è sgradito al potere, nascondere i problemi sotto il tappeto.

Fonte: intervista realizzata da Silvia Truzzi per il Fatto quotidiano

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EUTANASIA: casi di consenso al suicidio e di omicidio del consenziente

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

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(Tommaso Scandroglio) Walter Piludu, ex presidente della provincia di Cagliari, è morto per un atto eutanasico  per ordine del giudice tutelare Maria Luisa Delitala. Piludu era affetto da tempo da sclerosi laterale amiotrofica ed aveva espresso più volte la volontà di morire. Il giudice ha ordinato all’Asl la sedazione e quindi lo stacco del ventilatore. L’ordinanza afferma che è «un diritto rifiutare le cure e andarsene senza soffrire: sedati per non sentire ansia o dolore». La decisione del giudice è illegittima.

Vediamone i motivi. Per il nostro ordinamento giuridico la vita è un bene indisponibile. Noi possiamo predicare un diritto alla vita, ma non un diritto sulla vita. Le norme che ci portano a questa conclusione sono le seguenti. Di rango costituzionale ricordiamo l’art. 2 che concerne i diritti inviolabili dell’uomo, tra cui non si può non menzionare la vita. Continua a leggere

IL DANNO DEL DENARO CREATO DALLE BANCHE

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Risultati immagini per il danno del denaro creato dalle banchedi Luigi Copertino

IL DANNO DEL DENARO CREATO DALLE BANCHE – di Luciano Gallino

L’ARTICOLO di Martin Wolf uscito pochi giorni fa sul “Financial Times” (il 24 aprile) è a dir poco sensazionale. Gli si desse retta, il solo titolo — “Spogliare le banche private del potere di creare denaro” — basterebbe per mandare in soffitta le teorie, le istituzioni e le politiche economiche che prima hanno causato la crisi, poi l’hanno aggravata con le politiche di austerità. Continua a leggere

Facebook vi protegge dalle notizie dannose. E Mentana, da Grillo

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di Maurizio Blondet

Abbiamo  individuato che questo link: “maurizioblondet.it/accelera la dittatura delle tecnocrazie inette” potrebbe essere dannoso. Per proteggere il tuo account e dispositivo, segui  solo link affidabili”.img_20170103_201346

Decine di lettori mi hanno avvisato che,  nel cercare di condividere il mio articolo, hanno ricevuto da Facebook questo messaggio. Che dire? Mi pare impagabile l’umorismo involontario: apprendere che le  tecnocrazie  non-votate sono inette e girano le viti dell’oppressione, “potrebbe essere dannoso”.  A  loro, beninteso, ma soprattutto a voi: avete bisogno di  essere protetti dalle idee dannose di maurizioblondet.it .  Impagabile anche la minaccia sottintesa: “Per proteggere il tuo account [che ti possiamo azzerare, espellendoti dalla ‘comunità”], e il tuo dispositivo [ti ci mettiamo un virus distruttivo, tanto poi diciamo che sono stati gli hacker russi], segui solo link affidabili”: che, immagino,  sono quelli approvati da Paolo Attivissimo. Uno di quelli che ancora sostengono che l’11 Settembre l’ha fatto Bin Laden, e per  questo piace a Boldrini & Mogherini. Continua a leggere

Da Babilonia a Gerusalemme

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download-2Segnalazione di Federico Prati

http://www.quieuropa.it/da-babilonia-a-gerusalemme-qual-e-la-divinita-dellebraismo-e-della-cabala-1/

http://www.quieuropa.it/da-babilonia-a-gerusalemme-cabala-ebraica-culla-di-gnosticismo-sincretismo-darwinismo-marxismo-2/

http://www.quieuropa.it/da-babilonia-a-gerusalemme-cabala-ebraica-spiritismo-paganesimo-e-panteismo-anti-cristiano-3/ Continua a leggere

OLTRAGGIO A CROCIFISSO: UDIENZA A VENEZIA 12-1-17

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Giovedì 12-1-17 , alle ore 12 , si terrà presso il Tribunale di Venezia , sito nella “Cittadella della Giustizia” , Santa Croce 430 , Piazzale Roma , Edificio 1 , l’udienza per il procedimento penale incardinato nei confronti del regista Ulrich Seidl e dell’attrice Maria Hofstatter in conseguenza della denuncia depositata dal sottoscritto a seguito della proiezione, avvenuta nell’agosto 2012 , alla Mostra del Cinema di Venezia del film “Paradise Faith“ , nel corso del quale l’attrice ha oltraggiato il crocifisso , tra l’altro , masturbandosi con esso in una scena per nulla breve. (All’epoca, anche noi di “Christus Rex” ci unimmo alla protesta, N.d.R.)

Il Gip ha fissato questa udienza a seguito della mia opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero. Continua a leggere

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