Sapevate che esiste un Circolo PD di Washington? Ebbene non solo esiste ma prende iniziative importanti, come stilare report a uso dei circoli italiani e dar vita a una Task force anti-populismo e proposte concrete per “portare il Partito Democratico a più stretto contatto con i cittadini”. Una novità non da poco.
Al tempo del PCI erano Comitato Centrale e Segreteria a dare la linea, che giù per li rami delle federazioni arrivava ai circoli territoriali sparsi sul territorio. Col PD il percorso è diventato più vago, i circoli meno attivi, fino alla loro recente quasi-dismissione con la segreteria di Matteo Renzi, poco sensibile alla partecipazione dal basso – e forse anche dall’alto. Che farsene dei circoli (e degli iscritti) se tutto viene deciso al vertice, anzi, nel ‘cerchio magico’, e le primarie sono aperte a chiunque, di destra, sinistra o centro?
Adesso, con l’incalzare dei ‘populismi’, sembra che qualcosa stia cambiando, a giudicare dalla lunga mail in arrivo dai Circoli agli iscritti e ai simpatizzanti /elettori delle primarie. Uno di loro ce l’ha girata, sorpreso dai contenuti, ma prima di tutto dalla novità di cui sopra. Ovvero dal ruolo inedito del fantomatico Circolo di Washington D.C. di cui nulla peraltro si dice nella mail. Chi lo ha costituito, e quando? Chi rappresenta? Chi ne fa parte? Mistero. Continua a leggere
Le violente opposizioni alla decisione di alcuni governi di costruire dei muri per difendersi dall’immigrazione clandestina, svaniscono quando si tratta dello stato israeliano. Infatti, sono poche le voci di condanna alla costruzione del muro israeliano che, come illustra l’articolo che segue (dell’anno scorso), danneggia gravemente – insieme a tutto il popolo palestinese – le comunità cattoliche della Terra Santa. Della serie: i muri degli invasi contro gli invasori sono inaccettabili, quelli degli invasori contro gli invasi invece vanno benissimo.
La speranza è finita a Cremisan (2/2/2016)
La notizia era attesa, ma una se pur debole speranza ancora aleggiava tra le viti e gli ulivi della piana di Cremisan. Una battaglia giuridica che durava da quasi dieci anni – da quando nel 2006 era comparso il progetto della costruzione di un Muro di separazione fra i territori d’Israele, la cittadina di Gilo, e quelli palestinesi con l’insediamento di Beit Jala – si è conclusa con la sentenza definitiva dell’Alta Corte che ha respinto tutti i ricorsi contro la determinazione del governo ad andare avanti con i lavori, ricorsi che avevano ottenuto il pieno sostegno del patriarcato latino di Gerusalemme attraverso la Society of St. Yves, organismo impegnato nella difesa dei diritti umani.
Nel mese di luglio erano già in azione i bulldozer per abbattere le prime piante lungo il tracciato del percorso del Muro, fermamente voluto dai generali dell’esercito israeliano “a scopo di sicurezza”, mentre i ricorsi giacevano ancora sui tavoli della Corte.
Beit Jala si trova a poca distanza da Betlemme, ma gli sforzi per un percorso alternativo non riguardavano solo la vicinanza ad un luogo simbolo di Terra Santa: sono 58 le famiglie palestinesi, di religione cristiana, che saranno private di una fonte di reddito agricola (circa 300 ettari di coltivazioni) e messe nell’impossibilità di far frequentare l’attigua scuola salesiana ai loro figli, dal momento che verranno a trovarsi da una parte e dall’altra del Muro.
Sono più di 450 i ragazzi cristiani (e musulmani) ospiti della scuola cattolica – sorta nel 1960 e che comprende scuola dell’infanzia ed elementare cui vanno ad aggiungersi attività pomeridiane ed estive e sostegno ai bisogni educativi speciali – che si è vista confiscare una buona parte dell’area circostante (all’interno dei confini di Gerusalemme e quindi per il diritto internazionale, territori occupati, zona C della Cisgiordania). Il Muro comporterebbe la drastica riduzione del terreno delle suore, bloccando di fatto ogni possibilità di ampliamento della scuola o la realizzazione di attività didattiche all’aperto e lascerebbe gli edifici salesiani quasi completamente privi della vista anche del cielo … (…)
Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha definito le attività della Fondazione di Soros nel Paese “altamente antidemocratiche”, dal momento che il magnate americano finanzia organizzazioni per scopi politici.
“Sappiamo che in Ungheria George Soros finanzia molte organizzazioni. Le sue intenzioni sono evidenti, dal momento che ha dichiarato apertamente di voler vedere deligittimato e sconfitto l’attuale governo, perché non approva la sua condotta politica”, — ha affermato in un’intervista con RT Péter Szijjártó.
“Tuttavia che tipo di governo e quale linea serva all’Ungheria non dovrebbe essere deciso da Soros, ma dal popolo ungherese. Pertanto riteniamo che i tentativi dall’estero di dare indicazioni agli elettori ungheresi per chi votare siano altamente antidemocratici”, — ha sottolineato Szijjártó, aggiungendo che “se nel Paese lavorano delle organizzazioni che ricevono soldi da cittadini o governi stranieri, l’opinione pubblica necessita di saperlo.” Continua a leggere
Ogni giorno la fedeltà alla vita consacrata viene messa a dura prova dalle sfide del mondo. Per superarle occorrono una solida vocazione e una formazione continua. Lo ribadisce l’arcivescovo José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, in un’intervista all’Osservatore Romano all’indomani della plenaria del dicastero, in cui si è discusso l’allarme sull’autentica “emorragia” in corso tra frati e suore denunciata dal Papa.
Trump “ha tutte le intenzioni di riconoscere Gerusalemme come capitale indivisa dello Stato ebraico, spostando lì l’ambasciata Usa, ora Tel Aviv”. Intende anche “stracciare il trattato con l’Iran” che (colpa di Obama) ha sollevato Teheran dalle sanzioni, e punire questo paese “che è il più grande sponsor del terrorismo al mondo”. Questo, cinque giorni fa. Un giorno dopo Walid Phares, un notevole analista e studioso politico (cristiano maronita libanese) che viene indicato come “importante consigliere in politica estera di Trump”, assicura alla BBC che Trump riconoscerà Gerusalemme capitale ma lo farà “per consenso”; e non “straccerà” il trattato con l’Iran, ma “lo rinegozierà”. Qualche ora dopo, tale David Friedman, indicato come “uno dei consiglieri di Trump per Israele e Medio Oriente, confermava che Donald “avrebbe adempiuto la sua promessa” di spostare l’ambasciata a Gerusalemme.
Temo che dovremo abituarci a questo tipo di procedimenti decisionali. Quel che Trump ha detto all’AIPAC a marzo per strappare i voti ebraici, è stato tale da far sembrare Netanyahu un moderato, Paul Wolfowitz un timido nell’amore a Sion. Egli dice quel che il pubblico del momento vuol sentirsi dire? O né già in mano ai neocon, come temono per esempio Ron Paul (“Occhio al governo-ombra”, lo ha esortato) e Paul Craigs Robert?
Propongo umilmente una terza ipotesi. Le idee di Trump su Israele e gli ebrei gli vengono dalla figlia Ivanka, indicata (anch’essa) come “ascoltatissima consigliera di papà”; e Ivanka prende le idee dal marito, l’aitante ebreo Jared Kushner, a cui ha dato tre figli.
Quindi è istruttivo sviscerare la personalità di Jared. Da dove viene? Come nasce? Egli è proprietario della ditta di famiglia, la Kushner Properties, si occupa di “real estate owning and development”, insomma prende gli affitti delle migliaia di appartamenti che la famiglia possiede a New York, e con quel che lucra, compra grattacieli per uffici a Manhattan: è questo il suo lavoro. Diciamo, un palazzinaro, anche se nelle misure titaniche dei palazzinari a New York; un collega di Donald, in qualche modo. Possiede anche il New York Observer, un settimanale che ha comprato con 10 milioni spiccioli.
Figli di papà da generazioni
Il bel Jared ( Getty Images)
Non è il classico imprenditore che si è fatto da solo, il bel Jared. E’ subentrato nell’impero immobiliare al papà, Charles Kushner. Notevole figura di “filantropo” (ossia donatore ad organizzazioni ebraiche), 61 anni, nemmeno papà Charles si è fatto da solo. E’ entrato in affari nel 1984 subentrando a suo padre Joseph, indicato come “un sopravvissuto all’Olocausto di origine polacca” (torna sempre utile) nella gestione dei 4 mila appartamenti che il Sopravvissuto aveva messo insieme nel New Jersey. Jared dunque è figlio-di-papà di un figlio di papà; figli di papà da generazioni. Dati gli affitti alle stelle a New York, si intuisce che quando si gestiscono migliaia di appartamenti, i soldi arrivano tanti e sicuri: non occorre nemmeno sviluppare uno spiccato senso degli affari.
Né ci si aspetta da un mega-palazzinaro che nutra profonde riflessioni in politica estera e filosofia politica, o che si doti di una cultura superiore. Vero è che Jared ha frequentato Harvard: vi è stato ammesso dopo che suo padre ha fatto alla prestigiosa università una donazione di 2,8 milioni di dollari. E dopo, il bel Jared ha preferito spostarsi alla New York University dove ha preso un dottorato (MBA), previa donazione paterna di altri 3 milioni di dollari.
Insomma, c’è motivo di ritenere che Jared non tenga sul comodino “La democrazia in America” di Alexis de Tocqueville, né abbia mai desiderato scambiare riflessioni geopolitiche con Henry Kissinger o Zbig Brzezinsky (il che può essere un bene), né abbia conoscenza alcuna del guru dei neocon, Leo Strauss. Si è fatto ebreo nella setta degli ortodossi riformati; Ivanka nata Trump si è “convertita” a quella setta, prendendo dei corsi di ebraismo da un rabbino riformato; Continua a leggere
Fraternità San Pio X, riconciliazione sempre più vicina
Il segretario di Ecclesia Dei Pozzo: «Stiamo lavorando per il perfezionamento della forma giuridica»
di ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
«In questo momento si sta lavorando per il perfezionamento di alcuni aspetti della figura canonica, che sarà la Prelatura personale». L’arcivescovo Guido Pozzo, segretario della commissione «Ecclesia Dei» incaricata del dialogo con la Fraternità San Pio X, conferma a Vatican Insider che la tappa della piena comunione con i lefebvriani si avvicina. Il traguardo dell’accordo è ormai in vista, anche se sarà necessario ancora del tempo.
Il cammino di riavvicinamento, dopo il mini-scisma provocato dalle quattro ordinazioni episcopali illegittime celebrate da monsignor Marcel Lefebvre nel 1988, ha avuto inizio nell’anno 2000, quando i lefebvriani vennero in pellegrinaggio a Roma per il Giubileo. Giovanni Paolo II diede il suo assenso all’inizio di nuovi colloqui. I contatti si sono intensificati con Benedetto XVI, anche con l’esame delle questioni dottrinali aperte. Papa Ratzinger aveva prima liberalizzato l’uso del messale preconciliare e poi tolto le scomuniche ai quattro vescovi della Fraternità. Con Francesco, oltre al proseguimento dei contatti, c’è stato anche il passo di concedere ai preti lefebvriani di confessare non solo validamente ma anche lecitamente i fedeli durante il Giubileo della misericordia. Una concessione poi estesa senza più limiti temporali nella lettera «Misericordia et misera».
Per quanto riguarda i problemi dottrinali, l’essenziale sembra superato in vista dell’accordo. Ai membri della Fraternità San Pio X sarebbe richiesto ciò che è necessario per essere cattolici, vale a dire la «professio fidei», il credere nella validità dei sacramenti celebrati con il Novus Ordo (la liturgia scaturita dalla riforma post-conciliare), l’obbedienza al Pontefice. C’è stato un dialogo e un confronto sul rapporto tra magistero e tradizione, mentre restano oggetto di approfondimento – e anche di un disaccordo che potrebbe continuare – temi legati all’ecumenismo, alla libertà religiosa e al rapporto Chiesa-mondo.
Chiediamo ai deputati di respingere il disegno di legge sulle DAT che introduce l’eutanasia!All’Assemblea della Camera dei deputati inizierà presto la discussione sul ddl in materia di DAT (Disposizioni anticipate di trattamento). Il testo base adottato prevede che il medico sia vincolato dalle dichiarazioni anticipate (magari rese molto tempo prima) di un paziente (o di un suo “fiduciario”) anche quando in queste c’è la richiesta di sospensione della nutrizione e dell’idratazione. In altre parole, si può obbligare il medico a uccidere il malato di fame e di sete. Il testo introduce a tutti gli effetti l’eutanasia passiva.
In virtù di un mal compreso “diritto all’autodeterminazione”, si permettono atti che invece di realizzare l’autodeterminazione piuttosto la distruggono: non c’èlibertà senza vita. In nome di un assurdo “diritto a morire” si introduce il conseguente “obbligo di uccidere”. Atti giustamente puniti dal codice penale come “l’omicidio del consenziente” vengono mutati in atti pietosi e dovuti. Il malato si trasforma in peso sociale, titolare di un diritto alla vita non più indisponibile. Il medico si trasforma in boia.
I malati hanno bisogno di accompagnamento e – quando le circostanze lo richiedano – di cure palliative per il controllo del dolore. La loro eventuale disperata richiesta di morte è una pressante richiesta di aiuto e di accompagnamento. La loro dignità di persone vieterà sempre di considerare la loro vita come inutile e distruttibile.
Dietro l’eutanasia non vi è compassione perché la vera compassione rendesolidali con il dolore altrui e non sopprime colui la cui sofferenza non si riesce ad accettare. Al contrario, dietro all’eutanasia vi è tanto egoismo, rilevantiprofitti e una mentalità eugenetica per cui chi non produce o è di peso, va eliminato. La legalizzazione dell’eutanasia offende nel profondo la dignità di chi lotta con coraggio contro i mali incurabili e le disabilità.
Con questa petizionechiediamo ai deputati di respingere il testo sulleDATche, introducendo l’eutanasia, mette in discussione il diritto alla vita delle persone malate; violenta la coscienza del medico; trasforma in atti potenzialmente illeciti gli atti di sostegno vitale dovuti a tutti: il dar da mangiare e da bere. Infine, infrange il principio su cui si regge il convivere civile e pacifico di tutti i popoli: “Non uccidere”.
Per un giorno, i media hanno parlato della ricerca di ’Oxfam Internationalda cui risulta che la ricchezza degli 8 principali miliardari supera quella della metà povera della popolazione mondiale, 3,6 miliardi. Gli otto sono
Bill Gates con 75 $ miliardi
Amancio Ortega – $ 67 mdi
Warren Buffett – 60,8 $ mdi
Carlos Slim Helu – 50 $ mdi
Jeff Bezos – 45,2 $ mdi
Mark Zuckerberg – 44,6 $ mdi
Larry Ellison – 43,6 $ mdi
Michael Bloomberg – 40 $ mdi
Addizionate insieme, le loro ricchezze valgono 426, 2 miliardi di dollari.
Questa disparità estrema, ha concluso Oxfam, “invoca un cambiamento fondamentale nel modo in cui gestiamo le nostre economie, perché funzionino per tutti, non solo per alcuni”.
Nel novero dei primi otto non appare il nome Rotschild. Per varie ragioni: qui non abbiamo a che fare con persone fisiche, ma con una dinastia, i cui membri presiedono a fiduciarie private a capitale fisso – niente società per azioni (scalabili), ma solo aziende familiari, accuratamente sottratte ai mercati finanziari goym, e partecipazioni incrociate. Continua a leggere
I cristiani della Chiesa ortodossa russa plaudono al nuovo presidente Donald Trump per la stretta contro gli immigrati islamici. I patriarchi sperano che il presidente americano contribuisca per fermare il genocidio dei cristiani in medio oriente.
MOSCA – La Chiesa russa ortodossa plaude alla stretta di Donald Trump sull’immigrazione, affermando che la ”cessazione del genocidio dei cristiani in Medio Oriente”, dipenderebbe ”dai cambiamenti nelle politiche degli Stati Uniti sotto il nuovo presidente Usa”.
Il metropolita di Volokolamsk Hillarion, capo del dipartimento di relazioni esterne del Patriarcato, ha dichiarato che ”se ora Trump dice che l’America
deve difendere i suoi confini, non quelli degli altri, si tratta di un messaggio del tutto cosciente e ben ponderato”.
L’ordine esecutivo, firmato venerdì scorso dal nuovo inquilino della Casa Bianca per la ”protezione della nazione contro l’ingresso di terroristi stranieri”, ha chiuso le porte degli Usa, tradizionalmente terra di immigrazione, a sette Paesi musulmani: Siria, Iraq, Iran, Yemen, Somalia, Sudan e Libia. Lo stesso ordine è stato accolto con favore ma qualche critica metodologia dall’Accademia delle Scienze di Mosca. ”Il meccanismo non è stato sufficientemente pensato”, ha dichiarato il direttore dell’Istituto di studi su Stati Uniti e Canada Valery Garbuzov. Continua a leggere
Dalla fogna del modernismo l’ennesimo scandalo che umilia la Chiesa e conferma i peccatori nel vizio.
Il delegato del vescovo al funerale di Franco: “La Chiesa dovrebbe chiedervi scusa”
Il discorso di don Carrega: «Con coraggio ci avete mostrato il bisogno di una Chiesa più grande». E nasce l’idea di una fondazione per le coppie di anziani omosessuali
TORINO – «Hai visto Franco, oggi ho messo lo stesso abito del nostro matrimonio». Gianni Reinetti ha salutato per l’ultima volta suo marito, e per la prima volta in chiesa, nella parrocchia di Santa Rita colma di amici dell’anziana coppia che ad agosto ha inaugurato le unioni civili a Torino, è stata pronunciata ad un funerale questa parola, riferita a due coniugi omosessuali. Franco Perrello, 83 anni, mancato giovedì dopo una lunga malattia, e Gianni Reinetti, 79, si sono «sposati» cinque mesi fa, dopo l’approvazione della legge Cirinnà. A celebrare il rito civile, la sindaca Chiara Appendino.