Iran e Siria. Come prima, peggio di prima con Trump

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di Maurizio Blondet

“Arriva lo scontro on  l’Iran”, commenta Pat Buchanan, grande firma del giornalismo politico, paleo-coservatore, galantuomo. Lo  scrive costernato, perché  è un sostenitore   sincero di Donald Trump.  Lasciamo dire a lui  l’evento.  Il generale Flynn ha  annunciato un “ultimatum virtuale” all’Iran. Con le seguenti motivazioni:  “I ribelli Houti   sostenuti dall’Iran hanno attaccato una nave da guerra saudita, Teheran  ha testato un missile balistico, e ciò “indebolisce la sicurezza , prosperità, stabilità, di tutto il Medio Oriente” – e non solo: “Pone a rischio vite di americani”.

Netanyahu, trionfante: “L’aggressione iraniana  non resterà senza risposta”.  Il  presidente della Commissione Esteri Bob Corker: “L’Iran  non riceverà  più da noi un ‘passi’ per le sue ripetute violazioni sui missili balistici, il continuo sostegno  al terrorismo, gli abusi dei diritti umani e altre attività ostili che minacciano la pace e la sicurezza internazionale”.

Di  colpo, il  vecchio Buchanan si dev’esser  sentito riportato al passato buio:  la minaccia di Obama alla Siria per le (false) bombe chimiche, il tempo  di Bush, anzi quello del Golfo del Tonkino, dei false flag e delle guerre  americane sotto falsi pretesti.

Rivolto al  presidente, cerca di farlo ragionare: scusa, “i sauditi bombardano i ribelli Houti da due anni  e devastano il loro paese: i sauditi hanno diritto a restare immuni da rappresaglie   nelle guerre che loro hanno scatenato? Il generale Flynn  si è coordinato con gli alleati? La NATO è  obbligata a unirsi a  noi in ogni azione che possiamo prendere?”. Continua a leggere

L’equivoco lefebvriano

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ratzinger_fellayPubblichiamo questo commento, che troviamo completo, chiaro, sagace e giusto. Seppur non riportando la frase completa, noi siamo stati tra quelli che hanno fatto notare la prima parte della frase di Mons. Fellay relativa alla normalizzazione da anni dei rapporti coi modernisti:

Segnalazione del Centro Studi Federici

“La fine di un equivoco”: Mons. Fellay conferma
 
Domenica 28 gennaio 2017, Mons. Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (alias Fraternità degli apostoli di Gesù e di Maria), ha concesso un’intervista a TVLibertés (TVL), un’emittente privata francese; si può trovare il testo integrale dell’intervista tradotta in italiano a cura della medesima Fraternità (con accluso il video in lingua originale francese) al seguente indirizzo: http://www.sanpiox.it/attualita/1910-intervista-a-sua-eccellenza-mons-bernard-fellay
 
Le parole che hanno maggiormente colpito l’opinione pubblica, specialmente tra i cosiddetti “cattolici tradizionalisti”, sono state quelle un po’ pittoresche con le quali il Superiore della Fraternità ha descritto lo stato delle trattative per giungere al famigerato “accordo” con i modernisti: a quest’accordo mancherebbe solo più “il timbro”. Entusiasmo tra i favorevoli, lutto, sconcerto e costernazione tra gli oppositori all’accordo in questione! (con la sorpresa di trovare tra questi ultimi anche persone che non troppo tempo fa la pensavano diversamente e magari ancor oggi, la domenica, assistono tranquillamente alla ‘messa’ di un ‘sacerdote’ che celebra in virtù del m.p. Summorum Pontificum o che dipende dall’Ecclesia Dei, e che pertanto nell’ “accordo” ci vive tranquillamente ogni giorno).

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E’ disponibile il numero 46 di Sursum Corda (5 febbraio 2017)

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Dio sia lodato!

Sul sito è disponibile il numero 46 (del giorno 5 febbraio 2017) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati. Si può anche acquistare nel MiniShop in cartaceo oppure in PDF per finanziare l’Associazione.

Da “La religione è doverosa e necessaria a tutti?“: Sappiamo bene che oggi si fa appello alle mutate condizioni dei tempi ed ai nuovi orientamenti pastorali. Ma noi vorremmo chiedere se le mutate condizioni dei tempi, in seguito ai progressi scientifico- economico-sociali degli ultimi secoli, hanno potuto mutare anche la dipendenza che l’uomo ha da Dio, tanto nella sua vita privata come nella sua vita pubblica. Questi nuovi orientamenti sono voluti dall’opera di scristianizzazione delle sette e dei nuovi governi, che vogliono ad ogni costo strappare la fede dal cuore dei popoli onde allontanarli dalla Chiesa, dall’ordine e dalla ragione […]

Ultimi articoli leggibili gratuitamente sul sito:

– Comunicato numero 46. La religione è doverosa e necessaria a tutti?;

– Lamentabili Sane Exitu di san Pio X, n° LI, LII, LIII, LIV e LV;

– Vita e detti dei Padri del deserto: Padre Agatone, parte 1;

– Il Sillabario del Cristianesimo. La devozione alla Vergine Maria ed il soprannaturale;

– Il Sillabario del Cristianesimo. Riepilogo sulla Vergine Maria; Continua a leggere

CHIESA VIVA E LE FRECCE APOSTATICHE DEL 3º SEGRETO DI FATIMA

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imageL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Il Cristianesimo, dopo la sua domenica delle Palme, di durata millenaria, passò al suo millennio di passione, in cui la Chiesa dovette vigilare sempre più affinché gli avversari di Gesù Cristo non intorpidissero con manovre di falsa conciliazione il suo clero, portandolo alla gogna dell’apostasia.

Nella Fede, si distinsero dall’inizio, quelli pronti a convertire il mondo e quelli propensi a convertirsi ai nuovi tempi. I primi, coscienti che la persecuzione alla Chiesa di Cristo è conseguente alla via tracciata dal suo Capo morto in croce, combattono la doppia battaglia, contro la decadenza propria e del mondo. I secondi, ritenendo irreversibile la scalata mondana, cercarono alleanze per convivere «cattolicamente» col mondo anticristiano.

In tal senso è sorta nei tempi moderni la politica delle grandi conciliazioni estesa al campo religioso; una politica dimentica del fatto che non ci sono articoli di scambio nel campo della verità. Trattare con quanto avversa la fede per avere pace svela avvilente ritorno alla miseria manicheista per cui diverse verità possono e devono convivere come il bene col male. E tale politica entrò poco a poco nella mentalità degli uomini di una Chiesa diplomatica. Continua a leggere

I populisti sono una minaccia solo per l’establishment

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Segnalazione Arianna Editrice

di Marco Tarchi 

I populisti sono una minaccia solo per l’establishment

Fonte: Il Giornale

“​Oggi i temi su cui l’opinione pubblica si divide sono altre: l’immigrazione, le nuove povertà, l’allargamento della sfera dei cosiddetti diritti civili, la possibilità o meno della coesistenza di stili di vita molto diversi sullo stesso suolo.

E i populisti sono i soli ad averlo capito”. Così il politologo Marco Tarchi spiega a ilgiornale.it il successo dei movimenti anti-sistema e di leader come il presidente americano Donald Trump che “è certamente un populista: nella mentalità, nello stile, negli obiettivi che si propone”.

Trump, quindi, non è semplicemente un esponente della destra repubblicana più conservatrice?

Se un certo numero di sue affermazioni e di suoi comportamenti può rientrare in una visione del mondo conservatrice, alcuni aspetti della sua critica all’establishment lo differenziano piuttosto nettamente da quel contesto, il che spiega perché, stando ad alcuni dati di sondaggio, un 30% di coloro che avevano votato per il “populista socialista” Bernie Sanders nelle primarie democratiche lo abbiano preferito a Hillary Clinton al momento della scelta decisiva.

Crede che la sua politica di chiusura delle frontiere possa essergli controproducente in termini di politica estera e di consenso elettorale interno?

Occorre distinguere tra i due versanti. Sul piano internazionale, la decisione non potrà che causargli una serie di grattacapi, anche gravi, che d’altronde si sono già manifestati: organizzazioni sovranazionali e Stati non possono che reagire negativamente a una simile politica. Tutt’altro discorso si può fare sul piano interno, perché sicuramente molti di coloro che hanno votato Trump – probabilmente tutti – si aspettavano da lui che mantenesse le promesse fatte, e sapevano che questo irrigidimento era nelle previsioni.

Il suo ‘modello protezionista’ anche in economia può portare alla rottura dell’economia globalizzata così come l’abbiamo conosciuta finora?

Quantomeno può crearle delle forti incrinature, di cui non è facile prevedere le conseguenze. Va detto che, da questo punto di vista, la logica dell’America first rischia di dispiacere, in futuro, agli attuali estimatori di Trump collocati nelle file populiste, perché, soprattutto sul piano economico, non è affatto detto che quel che può giovare al popolo statunitense gioverà agli interessi dei popoli dei vari paesi europei. Ci si può quindi aspettare, fra qualche mese o anno, una frattura dell’odierno fronte dei sostenitori del trumpismo nel Vecchio Continente.

L’amicizia tra Trump e Putin come cambierà lo scenario internazionale della lotta al terrorismo?

Potrebbe favorire alcune sinergie importanti, soprattutto sul versante dell’impegno diretto sul terreno contro l’Isis. Resta da vedere però come reagiranno ad un eventuale cambiamento di rotta i vertici del Pentagono, che si sono dimostrati sinora molto restii ad impegnare le truppe Usa in uno scontro frontale con le forze del califfato. Ad ogni modo, anche una semplice maggiore cooperazione sul piano dell’intelligence – ferme restando le ovvie diffidenze reciproche, che senza dubbio non si appianeranno – potrebbe avere esiti importanti.

Cambiando continente e, passando all’Europa, cosa pensa delle destre europee che si sono recentemente riunite a Coblenza? Hanno delle reali possibilità di vincere e le capacità per governare Paesi come Italia, Francia e, chissà, Germania?

Nell’immediato, considero improbabile una loro piena affermazione elettorale. E la ritengo ancor più difficoltosa se dovessero insistere nel considerarsi destre, piuttosto che partiti populisti, perché in ognuno dei paesi citati – e soprattutto in Francia e in Germania – le destre vere (Cdu-Csu e Les Républicains) non sono loro potenziali alleati ma principali avversari, con cui intese post-elettorali saranno impossibili per le evidenti incompatibilità di visioni e programmi. Il successo dei populisti dipende dalla loro capacità di superare, agli occhi degli elettori, il discrimine sinistra/destra e di proporre più attuali spartiacque che lo sostituiscano.

Perché l’elettorato mondiale è affascinato da questi movimenti anti-sistema e a cosa è dovuta la crisi dei partiti tradizionali di tutto il mondo, soprattutto quelli di sinistra come il Pd italiano, i democratici americani e socialisti europei?

Ad un esaurimento della capacità di attrazione delle fratture sociali e culturali da cui quei partiti avevano tratto la loro forza. Talune di quelle linee di conflitto – centro/periferia, scontro di classe, laicismo/credenze religiose – non sono state cancellate, ma il loro modo di manifestarsi è molto cambiato e i partiti tradizionali non se ne sono accorti o hanno preferito far finta di niente.

Questi movimenti populisti sono realmente una minaccia? E, se sì, per chi? Per il mondo o per la grande finanza?

Sono una minaccia per coloro che fanno parte dell’establishment da loro preso a bersaglio e/o che sostengono sui temi che ho appena citato posizioni opposte: i seguaci della globalizzazione neoliberista, i partigiani del cosmopolitismo del “senza frontiere” e della commistione etnica e culturale, i detrattori degli schemi di organizzazione sociale e familiare tradizionale e così via.

La loro avanzata può decretare seriamente la fine dell’Ue e dell’euro?

Se dovessero riuscire a conquistare da soli il governo di qualche paese importante d’Europa, l’euro potrebbe subire contraccolpi importanti ed essere rimesso in discussione. Per quanto riguarda l’Unione europea, contrariamente a quanto sostiene la vulgata massmediale, nessuno di questi partiti ne auspica l’estinzione; se potessero, la riformerebbero radicalmente e di sicuro ne ridurrebbero molto i poteri di ingerenza sulle legislazioni nazionali, ma dovrebbero comunque porsi il problema di mantenere stretti rapporti fra gli Stati che oggi ne fanno parte.

Per quanto riguarda l’Italia un governo Cinquestelle può destabilizzare il sistema politico italiano oppure, come pare, verrà “inglobato”, “normalizzato” dal sistema stesso e dalle vecchie logiche di partito?

Se ciò avvenisse, riterrei più probabile una terza ipotesi: né normalizzazione completa – che ne segnerebbe l’immediata crisi e un drastico ridimensionamento elettorale nel giro di pochi anni – né destabilizzazione del sistema politico. Immagino piuttosto un cambiamento piuttosto marcato di alcuni aspetti della prassi che si è andata consolidando nei decenni: meno mediazioni e compromessi, più decisionismo, meno peso dei partiti e più consultazione diretta degli umori popolari. Con quali esiti, non so: fare previsioni non è il mestiere di chi studia scientificamente la politica, ma delle chiromanti.

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Verona: la battaglia delle otto armate

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hobbit-battaglia-cinque-armate-banner-1030x515di Alessio Mannino, Direttore del quotidiano on-line www.vvox.it 

La politica in riva all’Adige è un’incognita quotidiana: guida per capirci qualcosa dopo il voto sul bilancio (che ha tenuto in vita Tosi)

Flavio Tosi è riuscito a superare indenne le forche caudine del voto sul bilancio, nel consiglio comunale di martedì sera 31 gennaio. Tecnicamente, grazie ad una contestata norma-ghigliottina del regolamento, che ha fatto chiudere entro l’orario di legge “bruciando” i sub-emendamenti delle opposizioni. Numericamente, perché ha ottenuto 19 voti a favore contro 13 contrari (con una astensione, dell’Udc). Politicamente, perchè è stato salvato dal gruppo “Verona Domani”, il gruppo che fa capo all’ex tosiano Stefano Casali (che correrà come candidato sindaco in primavera) dalla sorella ex leghista Barbara Tosi e dal fido Cristiano Maccagnani.

La sorpresa è che a garantire, in gran parte, la maggioranza alla maggioranza sono stati i tre casaleros (Andrea Sardelli, Filippo Rando e Rosario Russo), cioè dei casaliani che avevano invece affondato il testo in tutte le circoscrizioni. Ufficialmente, per senso di responsabilità civica per la città: non si poteva perdere il treno del project financing dell’Arsenale (quasi 15 milioni tolti ad altre opere, strade, impianti sportivi, marciapiedi, su un totale di 45 milioni, cosa che ha fatto infuriare le minoranze). In realtà, perchè a tutti fa comodo che Tosi resti in piedi fino a scadenza naturale di mandato. Perchè ancora grande è la confusione sotto il cielo. Nonostante manchino appena quattro mesi alle urne.

Avevamo lasciato Forza Italia che cercava abboccamenti con l’anti-berlusconiano Tosi, dopo averne detto peste e corna per anni. La Lega si è tenuta finora alla finestra, preannunciando che farà il nome del suo candidato sindaco il giorno di San Valentino (si parla del segretario cittadino e senatore Paolo Tosati). Dopo che è tornato il sereno fra i due partiti – suggellato in Veneto dall’espulsione di due consiglieri comunali padovani che hanno fatto cadere Bitonci – la tradizionale alleanza forzaleghista pare avviarsi alla conferma. Così almeno dalle dichiarazioni di oggi sull’Arena del plenipotenziario di Salvini sull’Adige, Lorenzo Fontana. Ma c’è un ma: ancora non si è deciso se ci sarà e chi sarà il candidato unico della coalizione. Che perciò potrebbe anche non essere unico. Tra gli azzurri ed i leghisti parrebbe non esservi colui che possa garantire il profilo più adeguato all’elettorato scaligero, da garantire se non la vittoria, almeno l’approdo al ballottaggio, e con un netto margine di vantaggio. Lo stallo, però, potrebbe anche favorire lo stesso Tosi, che rumors di palazzo dicono aver trovato un personaggio che potrebbe sbaragliare tutti e sparigliare le carte.CONTINUA SU http://www.vvox.it/2017/02/02/verona-la-battaglia-delle-otto-armate/ Continua a leggere

La spietata misericordia di “El General”

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Risultati immagini per padre ManelliAl netto del sedeplenismo dell’articolo e della scelta mancata, almeno finora, di Padre Manelli, di constatare la vacanza della Sede Apostolica e  di trarne tutte le dolorose ma necessarie conseguenze, sul piano meramente umano e cristiano, ci chiediamo se chi ciancia di misericordia e carità sappia davvero di cosa parla. O si tratta solo degli slogan da imbonitore del terzo millennio, per rincitrullire le masse?  (N.d.R.)

di Maurizio Blondet

Da quel 13 marzo 2013 è cominciata un’era di spietata misericordia…

Forse è finito davvero l’Anno straordinario della Misericordia, o forse non è mai cominciato, certo è che per Padre Stefano Manelli è cominciato un incubo, il suo Purgatorio in terra. Quel fulmine dell’11 febbraio 2013, che simbolicamente spaccava la Cupola di San Pietro in due, da qualche parte doveva pur cadere perché, quel parafulmine stava comunicando al mondo la sua Rinuncia, e qualcuno doveva pagare.

Così il nuovo papa, Francesco — che sta governando la Chiesa non come un pastore, ma come un generale gesuita sudamericano –, solo dopo appena quattro mesi dal suo insediamento, fa scattare senza alcuna motivazione, un commissariamento che da allora rinchiude Padre Stefano Manelli – Fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata (FFI) – all’interno di inspiegabili “arresti domiciliari”. Continua a leggere

In ricordo di Pietro Golia

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Segnalato e scritto da Pietro Ferrari

Pietro Golia, editore e uomo libero

“Appartengo alla Francia e alla Spagna … i veri nemici del meridione non sono quelli della Lega… non dobbiamo credere a tutto quello che dicono contro i nostri nemici, io credo solo a Dio”, così mi disse un giorno mentre parlavamo di politica e di storia, mentre con il dottor Bruno Tarquini stava definendo i dettagli della stesura di un libro sulla moneta. Ho conosciuto Pietro Golia a L’Aquila grazie a Don Bruno Lima che mi aiutò a cercare un editore per il mio primo ed acerbo libro “Le schegge invisibili” che fu dopo una media gestazione pubblicato proprio da Controcorrente nel 2002.

Pietro Golia a Napoli davanti ad una pizza da Michele, eccezionale luogo gastronomico, mi diceva che un libro non basta che sia scritto ma va “vissuto”, va promosso, presentato, vanno tappezzate le città della sua copertina, vanno inviate copie urbi et orbi per cercare convergenti o divergenti considerazioni. Perché un libro o è come una pietra lanciata nello stagno dell’indifferenza o non è proprio nulla. Scrivere è militanza perché prendere una penna può essere come prendere una spada.

Di libri nella storica libreria napoletana Pietro Golia ne sfornava e ne diffondeva a iosa, portandoli nelle varie Gaeta e Civitella, quasi con una bulimica ed esplosiva testimonianza che dà voce agli sconfitti della pagina meridionalista, sconfitti ma non perdenti. Una produzione encomiabile che ha rimesso i puntini sulle ‘i’ soprattutto nella storiografìa che riguarda il Regno delle Due Sicile e il cosiddetto “risorgimento”. CONTINUA SU: http://www.barbadillo.it/62798-il-ricordo-quando-pietro-golia-ci-insegnava-che-i-libri-vanno-vissuti-come-milizia/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=email_this&utm_source=email  Continua a leggere

Una «talpa» in Vaticano che fa la fronda per Donald Trump?

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trumpC’è una «talpa» in Vaticano che fa la fronda per Donald

Per contrastare l’azione del Papa prelati ribelli cercano sponda nel magnate. Passando informazioni segrete

di Fabio Marchese Ragona

Una telefonata top secret, in piena notte. Da un lato del telefono un alto prelato, da quasi dieci anni residente in Vaticano, dall’altro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Uno scambio di opinioni, ma soprattutto di informazioni che il tycoon aveva chiesto per capire il pensiero di Francesco in modo da difendersi da chi lo accusa di essere un nemico del Papa. Ma allo stesso tempo il tentativo di far crescere e potenziare all’interno della Santa Sede la fronda anti Francesco.

Sembra quasi la trama di una spy story, che ci porta indietro di trent’anni, quando l’intelligence americana contava sull’aiuto di diversi ecclesiastici in Vaticano per avere informazioni e spiegazioni sulle attività di Giovanni Paolo II per contrastare il comunismo. I tempi sono cambiati e con un Papa che alza il telefono e chiama direttamente capi di Stato e di governo, anche il presidente Usa, alza la cornetta per sentire direttamente il parere e ottenere informazioni da autorevoli prelati che lavorano con Bergoglio. Al centro del lungo colloquio telefonico che sarebbe avvenuto alcuni giorni fa tra il presidente e l’ecclesiastico, infatti, ci sarebbe stata un’analisi critica del pensiero di Francesco, spesso in contrasto con le idee del tycoon americano, soprattutto sul tema dell’immigrazione. E non è un caso che proprio ieri sia intervenuto il numero tre del Vaticano, Monsignor Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato che parlando a Tg2000 del muro che intende innalzare Trump al confine con il Messico ha detto: «C’è preoccupazione perché noi siamo messaggeri di un’altra cultura, quella dell’apertura; Papa Francesco insiste anche sulla capacità di integrare coloro che arrivano nella nostra società». Continua a leggere

UN COMMISSARIO DELLA POLIZIA DI STATO E UN GENERALE DEI CARABINIERI “QUALCOSA NON TORNA”

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Untitled-1di Maurizio Blondet

Redazione SUPU | gennaio 31, 2017

Generale, qualcosa non  torna. Donald Trump giura il 20 gennaio 2017  fedeltà alla Costituzione e diventa il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. E il 30 gennaio, appena dieci giorni dopo avviene la strage in un moschea di Quebec City, in Canada, dove vengono uccisi sei islamici in preghiera.

“Commissario, ha ragione lei: qualcosa non torna per alcune stranezze, che la stampa e le TV italiane, vendute a questo regime politico di abusivi e alle Multinazionali dell’odio e dello scontro fra religioni e razze, non fanno emergere”.

“Generale, sono davvero stranezze: un tale Alexandre Bissonette, canadese dalla settima generazione, che nel suo profilo Facebook apprezza Trump, Marine Le Pen e le forze israeliane, specializzato in terrorismo jihadista, si unisce nella strage a Mohamed Khadir, di origini marocchine, che subito dopo l’orrendo crimine telefona alla polizia canadese, dichiarandosi pentito e si costituisce. Una bella sceneggiata!”.

“Commissario, una vera sceneggiata organizzata da taluni poteri forti, economico-finanziari, per distruggere in poco tempo il nascente astro nella politica mondiale Trump, che non si collega ad alcun partito tradizionale, nemmeno ai repubblicani. E per questo il potere mondiale trema”. Continua a leggere

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