Arena di Verona, i giochi di potere attorno all’assurda copertura

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arena905In nostro Responsabile Matteo Castagna ne aveva scritto già il 2/08/2016 sul quotidiano Vvox.it

Anche il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi ne ha detto peste e corna con termini alquanto coloriti…Ma pure l’ex sovrintendente ha preso posizione contraria alla copertura.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/02/arena-di-verona-i-giochi-di-potere-attorno-allassurda-copertura/3362977/

del Prof. Sergio Noto

Oramai c’è sempre un po’ di ritrosia nell’occuparsi della disgrazia quotidiana, con i gravi problemi che ci tiriamo dietro da tempo e non si risolvono (tanto per dare un’idea di grandezza, la disoccupazione giovanile che è tornata a superare il 40%). Sembra in questo modo di disperdere le proprie forze, indirettamente di contribuire alla persistenza di criticità, apparentemente insolubili, legate invece, quasi esclusivamente, alla pochezza della nostra classe dirigente. Così anche una storia da bassissimo impero come la vicenda del sindaco di Verona, che a tutti i costi vuole mettere un coperchio sull’Anfiteatro romano meglio conservato al mondo, per stare in tema, è degna forse più del Seneca satirico della «Zucchificazione dell’imperatore Claudio», che non dello scrittore moralista delle «Lettere a Lucilio». Insomma ci sarebbe da ridere e da girarsi dall’altra parte, se non fosse che spesso in Italia la farsa finisce in tragedia e l’una e l’altra costituiscono gran parte dell’esistenza degli italiani.

Breve riassunto delle precedenti puntate ad uso e consumo dei molti (giustamente) non al corrente delle recenti iniziative del sindaco di Verona, Flavio Tosi. A un anno circa dalla scadenza del proprio mandato, il sindaco di Verona – votatissimo alla prima tornata, un po’ meno alla seconda – in contrasto con le belle parole che al solito avevano ornato il suo programma elettorale, con l’evidente fine di mettere una bella pietra tombale sul passivo (oltre 30 milioni) originato dalla gestione degli uomini da lui messi alla guida dell’Arena, decide repentinamente di liquidare la Fondazione Arena (circa 300 dipendenti stabili) e consegnare le lucrosissime attività liriche estive a un gruppetto di privati. Continua a leggere

La DIGOS sulle tracce di Pasquino. Ricercato per psico-reato

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di Maurizio Blondet

ITALIOTI,

Per  qualche ora la nostra amata Eurasia  è  stata  in pericolo: sono apparsi per la Kapitale  dei manifesti,  che si facevano beffe del   Ministro dell’Amore – tanto da noi sudditi  venerato –  mettendone in dubbio la sua infinita   Misericordia.  Orrore!  Sdegno!  Per proteggere i compagni  cittadini da quella vista dannosa alla  loro salute  ideologica,  sempre allo stadio infantile e bisognosa di difesa,  attacchini sono stati svegliati all’alba   (e  l’Ente Supremo Non-Kattoliko sa con quali sforzi, il sabato, nel Komune più fankazzista d’Eurasia) perché coprissero  subito quegli orrendi psico-reati.  Essi hanno operato con un’alacrità lavorativa  tanto più lodevole, quanto generalmente insolita:  bravi compagni! Li  segnaliamo volentieri al Partito Interno per le possibili  onorificenze e aumento-premio delle razioni di gin sintetico.

Ma ovviamente non basta coprire il reato  e scongiurare il pericolo immediato di infezione politicamente scorretta;  è necessario  rintracciare i Colpevoli  del Crimine;   allo scopo è stata  sguinzagliata la Polizia Politica (DIGOS in Itaglia):  la quale ha subito diretto le indagini, dicono i giornali, verso “Il sottobosco dell’estrema destra”, ben noto strato di sottoproletariato  dove pullulano i delinquenti anti-Partito.

Ma giustamente padre Spadaro,  custode della Verità  come direktore di  Kiviltà  Kattolika,   ha invitato gli inquisitori ad alzare la mira dell’indagine: a   commettere delitti così intollerabili non possono essere stati da soli i “prolet”; ed ha additato la Cospirazione mondiale in atto contro il Grande Fratello.  Non ci inventiamo niente, riportiamo le sue sacrosante parole:

Il gesuita Spadaro: “L’ignoranza è forza!”

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Lo smemorato del Colle

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Risultati immagini per Mattarelladi Marcello Veneziani

Non c’è giorno della Memoria, disgrazia dei migranti o ricorrenza della Resistenza che Mattarella – o le sue controfigure istituzionali, Grasso e la Boldrini – abbia mai bucato. La sua presenza è assicurata, i suoi accorati discorsi, il suo cordoglio istituzionale portato di persona, non vengono mai a mancare.

Per carità, ci mancherebbe. Quando si tratta di esibire Dolore di Stato sono lì pronti, impeccabili, come le antiche prefiche sicule chiamate a piangere il morto per dare solennità all’evento.

Poi in un giorno di febbraio cade – è il caso di dire – la Giornata del Ricordo, cioè il giorno in cui si commemora per legge del Parlamento l’immane tragedia delle Foibe e dell’Esodo; e il Presidente della Repubblica, per impegni internazionali, se ne va in Spagna e diserta la rievocazione ufficiale a Basovizza.

Hanno ragione Storace e Menia, Gasparri, Giovanardi e i Fratelli d’Italia a denunciare la latitanza di Mattarella, l’emiparesi della memoria, il ricordo a intermittenza. Continua a leggere

FSSPX buttati nel Pozzo del Concilio, ma così come sei…

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L’arcivescovo Guido Pozzo è il Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, incaricata di negoziare il ritorno alla comunione della Fraternità San Pio X. Un dialogo che egli vede come una opportunità per tutti i cattolici: “Può aiutare a precisare e a chiarire la corretta interpretazione, per evitare equivoci, errori o ambiguità su alcuni insegnamenti conciliari”.

Giornalista: La FSSPX ha aperto un nuovo seminario in Virginia e dimostra una grande vitalità. Roma vede questo come qualcosa di positivo?

Mons. Pozzo: L’incremento delle vocazioni al sacerdozio in questo e negli altri seminari della FSSPX è un segno di una vitalità consolidata. Anche negli Istituti Ecclesia Dei, che seguono le tradizioni disciplinari e liturgiche antiche, si registra ogni anno un costante aumento delle vocazioni. E’ una benedizione per tutta la Chiesa, quantunque, nel caso della FSSPX, il non aver raggiunto la piena comunione è una ferita che aspetta di essere sanata. Il riconoscimento canonico di un istituto clericale non è un atto notarile, né puramente formale, ma un elemento costitutivo intrinseco della sua ecclesialità.

Giornalista: Fellay dice che l’accordo per una prelatura personale è “quasi pronto”

Mons. Pozzo: E’ in atto un profondo esame di alcuni aspetti del testo della figura giuridica della prelatura personale. Una volta ultimato, si presenterà al Santo Padre una bozza delle costituzioni. Ciò nonostante, la condizione necessaria per il riconoscimento canonico è l’adesione ai contenuti della Dichiarazione Dottrinale che la Santa Sede ha presentato alla FSSPX.

Giornalista: Che si può dire sull’interpretazione del Concilio?

Mons. Pozzo: Gli incontri di questi anni hanno portato ad un chiarimento decisivo: il Vaticano II dev’essere compreso e letto nel contesto della tradizione della Chiesa e del suo costante magistero. Non si tratta di un “meta-concilio” né di un “superdogma”, ma di un momento nella storia della fede. L’autorità magisteriale della Chiesa non può fermarsi al 1962. Né il magistero sta al di sopra della Parola, scritta o trasmessa, né il progresso, nella migliore comprensione dei misteri della fede, deve avvenire sempre “nella stessa dottrina, nello stesso senso e nella stessa interpretazione” degli insegnamenti della Chiesa trasmessi dalla tradizione perenne, secondo quanto definito dal Vaticano I e ripreso nella Dei Verbum del Vaticano II.
Accettato dalla FSSPX, questo è il punto centrale della discussione. Gli insegnamenti del Concilio hanno un diverso grado di autorità, a cui corrisponde un diverso grado di adesione. Dopo la piena riconciliazione, potranno essere oggetto di esame le riserve sulle questioni che non sono proprie della materia di fede, ma attengono ai temi che si riferiscono all’applicazione pastorale degli orientamenti e degli insegnamenti conciliari, come la relazione fra la Chiesa e lo Stato, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso o alcuni aspetti della riforma liturgica e della sua applicazione.
A reggere il tutto dev’essere il criterio espresso da Benedetto XVI nel suo discorso alla Curia del 2005, secondo il quale bisogna distinguere le principali dottrine insegnate dal magistero costante della Chiesa (permanenti e irrevocabili) dalle loro applicazioni storiche, che dipendono in gran parte dalle contingenze dei tempi.
Una discussione più approfondita di questi temi potrà essere utile per una maggiore precisione e chiarezza, per evitare malintesi o ambiguità che, disgraziatamente, sono abbastanza diffuse.
Faccio notare quanto detto da Bernard Fellay: “Per la FSSPX, in certi documenti conciliari ci sono alcuni punti ambigui. Possiamo esporre i problemi, ma non siamo quelli che devono chiarirli. E’ Roma che ha l’autorità”. E’ importante, da un lato evitare di essere rigidi e mantenere posizioni di massima, e dall’altro conservare l’apertura e la disponibilità alla discussione.
Giornalista: L’accettazione del Concilio è una condizione essenziale?

Mons. Pozzo: E’ un falso problema chiedersi se un cattolico possa accettare o no il Concilio. Un buon cattolico non può rifiutarlo, trattandosi di un’assemblea universale dei vescovi riuniti intorno al Papa. Il vero problema è l’interpretazione dei documenti conciliari. Come ha detto Benedetto XVI, vi sono due ermeneutiche del Vaticano II, una nella linea del rinnovamento nella continuità con la tradizione e un’altra nella linea della rottura con la tradizione. L’interpretazione corretta è la prima, ma esiste un problema nell’interpretazione di certe formulazioni. Un dialogo con la FSSPX può aiutare a precisare una volta meglio la corretta interpretazione, per evitare equivoci, errori o ambiguità che sono presenti in un certo modo di comprendere e di interpretare alcuni insegnamenti conciliari. Questo, Benedetto XVI lo definì come il “concilio virtuale”, creato dal potere mediatico e dalla teologia neo-modernista. La distinzione tra “Concilio reale” e “Concilio virtuale” è fondamentale.
Magistero costante

Giornalista: Che requisiti sono, in definitiva, i fondamentali?

Mons. Pozzo: Come per qualunque altro cattolico, l’adesione alla professione di fede, il vincolo dei sacramenti e la comunione gerarchica col Papa. Un punto specifico si dovrebbe vedere, come dico, nella corretta relazione tra la tradizione e il magistero della Chiesa e il fatto che il Concilio debba essere letto alla luce della tradizione perenne e del magistero costante della Chiesa.

Giornalista: Esiste una tabella di marcia?

Mons. Pozzo: Non ci sono scadenze. Come in un percorso ciclistico, vi sono tappe prima della meta. Anche qui vi sono tappe e non si devono anticipare le ultime. Abbiamo già compiuto passi notevoli, contribuendo a creare un clima favorevole nelle relazioni umane ed ecclesiali. Stiamo procedendo con pazienza e gradualità nella buona direzione.

Giornalista: Che influenza ha avuto l’incontro tra Fellay e il Papa in aprile?

Mons. Pozzo: E’ stato utile per creare un clima più familiare e superare atteggiamenti di sfiducia che talvolta hanno prevalso nel passato, senza nascondere le differenti posizioni rispetto a certe questioni. L’accoglienza dell’altro ha la sua influenza nel momento di affrontare con serenità problemi di ordine dottrinale.

Giornalista: E’ d’aiuto la decisione del Papa che i fedeli possono confessarsi con i loro sacerdoti?

Mons. Pozzo: E’ così. La decisione di prolungare questa facoltà più in là del giubileo e un gesto di benevolenza, uno stimolo perché la FSSPX riconosca che solo nella piena comunione potrà trovare la sua collocazione ecclesiale.

Giornalista: Come sono questi incontri?

Mons. Pozzo: Molto sereni e cordiali. Adesso sono anche in un tono meno formale. Nella prima parte dei dialoghi, tra il 2009 e il 2011, i colloqui si svolgevano nella Congregazione per la Dottrina della Fede e risultavano più formali. Vi era un ordine del giorno preciso su temi di carattere dottrinale. Ora si è inteso ampliare la discussione e comunicare reciprocamente le impressioni che ognuno ha sulla vita della Chiesa.

Giornalista: E’ ottimista?

Mons. Pozzo: Ho fiducia. Non sono ottimista, né pessimista, ma realista. Per come procediamo ho fiducia, stiamo andando nella direzione giusta. Sono sempre stato un tomista, e credo nella capacità della ragione illuminata dalla fede di giungere alla verità oggettiva delle cose. Non sono un soggettivista. Per me la cosa più importante è l’oggettività.

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Mons. Fellay a un passo dal timbro modernista

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Otto anni dopo che Benedetto XVI ha rimesso la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e che la prelatura personale sotto l’autorità del Papa sembra possa essere la soluzione, un accordo tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e Roma appare sfuggente.

In questa intervista in esclusiva con Vida Nueva, Bernard Fellay, suo attale Superiore, riconosce che il cammino sta quasi per concludersi. Ma, a sua volta, dice chiaramente che “non cederemo” su quello che per loro sono le “linee rosse”, l’applicazione del Concilio Vaticano II nel dialogo ecumenico e interreligioso, nella relazione Chiesa-Stato o nella celebrazione della liturgia.

A che punto sono le conversazioni sulla comunione con Roma di un movimento presente in 72 paesi, con cinque seminari e due noviziati dove si formano 206 futuri sacerdoti, e con 191 centri per un totale di 613 sacerdoti, 116 fratelli laici, religiosi e 80 religiose?
Se c’è qualcuno che può saperlo bene è Bernard Fellay, Superiore generale della FSSPX e principale interlocutore con la Santa Sede in questi otto anni di dialogo.

In questa intervista in esclusiva con Vida Nueva. Fellay riconosce che “ non c’è più alcun ostacolo insormontabile per un riconoscimento canonico della Fraternità” e che vede più che fattibile lo sbocco della prelatura personale. E così, nonostante sottolinei che Francesco è stato colui che ha dato l’impulso definitivo al procedimento e ammetta che ha incontrato in lui “un papa comprensivo e benevolo”, Fellay afferma chiaramente che vi sono delle “linee rosse sulle quali non cederemo”:
“La condizione è che Roma ci accetti così come siamo”. (L’UNITA’ NELLA DIVERSITA’ VIENE QUINDI ACCETTATA PIENAMENTE! N.D.R.)

Giornalista: La Fraternità Sacerdotale San Pio X sta vivendo una primavera vocazionale, come dimostra il suo nuovo seminario in Virginia, negli Stati Uniti. Cos’ha il suo carisma per attrarre nuovi giovani al sacerdozio?
Mons. Fellay: In realtà, non possiamo parlare di “primavera vocazionale” nella Fraternità. Il numero di vocazioni è stato costante nel corso di questi ultimi decenni. Crediamo che l’elemento fondamentale che garantisce il rinnovo delle vocazioni è precisamente l’aspetto “tradizionale” della nostra congregazione. Fino agli anni 60, la Chiesa aveva una determinata disciplina, certi usi e costumi e, soprattutto, uno spirito sacerdotale chiaramente definito. Ma poi è cambiato tutto col Concilio Vaticano II, in particolare la concezione del sacerdozio.
La cosa più specifica della nostra congregazione è lo spirito del Sacrificio della Croce, del Sacrificio dell’Altare, che il sacerdote rinnova in intima unione con Nostro Signore e con cui deve identificarsi.

Giornalista: Quando uno naviga su Internet per cercare della documentazione sulla FSSPX, incontra due aggettivi che sogliono caratterizzare negaticamente  la ricerca: “ultraconservatori” e “settari”. Che direbbe a coloro che vi classificano in questo modo?

Mons. Fellay: Se si vuole squalificare la Fraternità come “ultraconservatrice” e “settaria”, allora bisogna condannare tutta la Chiesa cattolica, per tutta la sua storia. Noi semplicemente seguiamo e applichiamo ciò che fu praticato dalla Chiesa in tutto il mondo nel corso dei secoli.
Ora, negli anni cinquanta e dopo col Concilio si è voluta cambiare la Chiesa. Ma noi non abbandoniamo il ricco patrimonio della nostra Santa Madre Chiesa, e questo semplice fatto basta per conferirci un aspetto conservatore.
Quando, per certe attitudini o posizioni, ci si etichetta come “settari”, si interpretano malamente le nostre reazioni per difenderci e proteggerci dagli attacchi che ingiustamente abbiamo sofferto fin dagli anni ’70.

Formula adeguata

Giornalista: Proprio in Virginia, Lei assicurò che la nuova prelatura personale sarebbe “quasi pronta”. Considera la forma della prelatura la più adeguata?

Mons. Fellay: Crediamo che le autorità romane ritengano che la prelatura personale sia la struttura canonica che meglio rifletta la nostra situazione reale. E anche noi pensiamo che la prelatura personale sia il regime più adeguato alla Fraternità nelle attuali circostanze.

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Verona, il Prefetto, il Sindaco di colore

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https://www.liberevisioni.com/single-post/2017/02/05/Verona-il-Prefetto-il-Sindaco-di-colore

di Paolo Padovani

Uno schiaffo a Verona e ai veronesi.

Questo sembra rappresentare la decisione del Prefetto che, forse nel momento di massima protesta anche dei sindaci della Provincia, colloca nuovi profughi non in un luogo a caso ma a pochi metri dalla Basilica di Verona (forse perché il Vescovo era “moro” anche lui?) ed attiguo alla “sala giochi” dei profughi stessi, quei Bastioni dove giornalmente vanno a spacciare droga ai nostri figli.

La reazione della politica? Tiepida, troppo. Ma perché?

La risposta è abbastanza semplice; siamo in aperta campagna elettorale e tutti i partiti (fa eccezione un tardivo banchetto della Lega sul tema) sono afflitti dalla stessa malattia, virale: “il democristianesimo” che, tra i terribili sintomi, ha quello di non dover offendere la sensibilità di nessuno, nemmeno quella di qualche buonista “centroqualcosa” che potrebbe essere fonte anche di un solo voto.

Non si spiegherebbebe altrimenti il perché l’unico movimento attivo sul territorio nella battaglia anti invasione è quella “Verona ai Veronesi” che non ha fini elettorali e quindi può, non guardando in faccia a nessuno, rompere gli equilibri e schierarsi per i veri interessi del popolo e dei cittadini, cosa che un bravo politico non può fare. Continua a leggere

Pure Gheddafi aveva previsto la cecità dell’Occidente

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di Massimo Fini – 05/02/2017

Pure Gheddafi aveva previsto la cecità dell'Occidente

Fonte: Massimo Fini

Martedì sera su Rai Storia nell’ambito della sezione Grandi discorsi della storia curata da Aldo Cazzullo, sono stati esaminati i discorsi di alcuni importanti leader contemporanei da Georges W. Bush a Hollande a Khomeini ad Al Baghdadi ad Arafat. A commentarli Domenico Quirico, Fausto Biloslavo, Gad Lerner e io stesso. Per esaminarne il linguaggio e la gestualità c’era la linguista ed esperta di comunicazione Flavia Trupia.

Una gran bella trasmissione, come del resto è nella tradizione di Rai Storia. Peccato che, suppongo per motivi di spazio, sia rimasto fuori un discorso che Muammar Gheddafi tenne all’Assemblea delle Nazioni Unite il 23 settembre 2009. Un discorso estremamente interessante. Innanzitutto perché, a differenza di quelli di Al Baghdadi e, parzialmente, di Khomeini, è un discorso assolutamente laico espresso con linguaggio laico come farebbe un qualsiasi leader occidentale. Poi per i contenuti. Gheddafi parte dal fatto che nonostante le solenni premesse della Carta dell’ONU gli Stati non sono affatto uguali. “Il Preambolo della Carta afferma che tutte le nazioni, piccole o grandi, sono uguali. Sono uguali quando si tratta di seggi permanenti? No, non sono uguali. Abbiamo il diritto di veto, siamo uguali? I seggi permanenti contraddicono la Carta”. Il leader libico poi fa notare come i seggi permanenti nel Consiglio di Sicurezza appartengano a Paesi “che sono stati scelti perché hanno armi nucleari, grandi economie o tecnologie avanzate. Non possiamo permettere che il Consiglio di Sicurezza sia guidato da superpotenze, quello è terrorismo in sé e per sé…Il terrorismo non è solo Al Qaeda ma può assumere anche altre forme”. Gheddafi fa quindi notare come l’ONU non solo non sia riuscita a evitare le guerre di aggressione ma le sue risoluzioni siano state rispettate o non rispettate a seconda delle convenienze delle grandi potenze. E fa alcuni esempi. “Noi eravamo contro l’invasione del Kuwait, e i Paesi arabi hanno combattuto contro l’Iraq a fianco dei Paesi stranieri in nome della Carta delle Nazioni Unite. In un primo momento la Carta è stata rispettata. La seconda volta quando abbiamo deciso di utilizzare la Carta per fermare la guerra contro l’Iraq del 2003, nessuno l’ha usata e il documento è stato ignorato”. E così continua: “Se un Paese, la Libia per esempio, decidesse di aggredire la Francia, allora l’intera Organizzazione risponderebbe perché la Francia è uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite e noi tutti condividiamo la responsabilità collettiva di proteggere la sovranità di tutte le nazioni. Tuttavia 65 guerre di aggressione hanno avuto luogo (contro Stati sovrani, ndr) senza che le Nazioni Unite facessero nulla per prevenirle. Altre otto enormi e feroci guerre, le cui vittime ammontano a circa 2 milioni, sono state intraprese dagli Stati membri che godono di poteri di veto”.

Un passaggio particolarmente interessante è quello che il leader libico riserva all’Afghanistan: “Per quanto riguarda la guerra in Afghanistan, anche qui bisogna indagare. Perché siamo contro i Talebani? Perché siamo contro l’Afghanistan? Chi sono i Talebani? Se i Talebani vogliono uno Stato religioso, va bene…Se i Talebani vogliono creare un emirato islamico, chi dice che questo li rende un nemico? C’è qualcuno che sostiene che Bin Laden fa parte dei Talebani o che lui è afgano? Bin Laden è uno dei Talebani? No, non è dei Talebani e non è neppure afgano. I terroristi che hanno colpito New York City erano dei Talebani? Erano dell’Afghanistan? Non erano né Talebani né afgani. Allora qual era la ragione per la guerra all’Afghanistan?”.

Gheddafi poi, pensando all’Iraq e allo scontro fra sciiti e sunniti e forse premonendo qualcosa di simile per se stesso, contesta l’intromissione di potenze straniere nelle guerre civili altrui. “L’America ha avuto la sua guerra civile e nessuno ha interferito. Ci sono state guerre civili in Spagna, in Cina e nei Paesi di tutto il mondo. Lasciate che ci sia una guerra civile in Iraq. Se gli iracheni vogliono avere una guerra civile e lottare fra loro, va bene”.

Gheddafi non poteva avere in mente la guerra civile siriana che è cominciata nel 2011, ma se gli occidentali non fossero intervenuti in Iraq non si sarebbe creato l’Isis, se non fossero intervenuti in Siria, consentendo tra l’altro alla Russia di fare lo stesso, non avremmo avuto il macello di Aleppo.

Credo che a Muammar Gheddafi questo coraggioso, lucido e ineccepibile discorso sia costata la pelle. Nel 2011 francesi e americani si intromisero nella appena iniziata guerra civile in Libia, Gheddafi fu linciato in un modo inguardabile degno dell’Isis, e si è creato lo sconquasso che tutti oggi abbiamo sotto gli occhi.

Gli occidentali dovrebbero smetterla con la loro politica di potenza e prepotenza, non solo perché è sommamente ingiusta come notava il leader libico, ma finisce regolarmente per rivolgersi contro i nostri stessi interessi. Come è stato in Serbia, come è stato in Iraq, come è stato in Libia.

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Kiev all’attacco in Donbass. Complici, McCain e i “fake media”

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di Maurizio Blondet

Kiev all'attacco in Donbass. Complici, McCain e i "fake media"

Fonte: Maurizio Blondet

Le truppe di Kiev da giorni hanno compiono bombardamenti d’artiglierie contro il Donbass separatista – uccidendo volontariamente gran numero di civili (qualcosa che hanno imparato dalla Cia?).  Durante le ultime 24 ore, le truppaglie della giunta hanno sparato 3016  volte contro il territorio separatista, di cui 490 volte con razzi multipli Katiusha,  e 939  volte con artiglieria pesante (122 e  152 mm).  Così’  hanno  ucciso due persone (una anziana di Avdeyevka), colpito un’ambulanza  ferendone gli occupanti,   distrutto 51 edifici civili, fra cui  un piccolo parco-giochi per bambini a Makeyevka, ma soprattutto  danneggiato la stazione di filtraggio acqua di Donetsk, privando la capitale, e  Yasinovataya e Avdeyevka, dell’acqua corrente. Ciò ricorda molto da vicino ciò che è avvenuto in Siria a  metà, dopo la liberazione di Aleppo,  quando ignoti terroristi hanno, con un attentato mirato, privato di acqua potabile Damasco  che ha 5 milioni di abitanti (decisamente, firma  Cia).

Il cadavere di Katia Volkova, 60 anni, pianta dalla figlia e dalla nuora.  Uccisa da  un mortaio mentre entrava  in  una bottega. 

Che sia una provocazione della giunta, non è dubbio.   Persino gli osservatori tedeschi  lo ammettono:  “Dietro,   si sospettava nel governo tedesco,  ci potrebbe anche essere il calcolo di aggravare la situazione in modo che i piani del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per alleviare le sanzioni possano essere fermati. Poroshenko tenterà qualsiasi cosa per evitare la fine delle sanzioni contro la Russia.

http://www.sueddeutsche.de/politik/ostukraine-kiews-kalkuel-1.3356319

Anche gli osservatori OSCE, che dovrebbero controllare   il cessate il fuoco di Minsk 2  e di solito danno la colpa ai separatisti, stavolta ammettono – implicitamente – che sono stati i nazistoidi di Kiev. Infatti è  a  loro che  Alexander Hug, uno dei capo missione, ha chiesto di smettere di sparare sul twitter ufficiale dell’OSCE. Continua a leggere

Il mondo post-globale, il populismo e la confederazione europea

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di Giulio Tremonti – 02/02/2017

Il mondo post-globale, il populismo e la confederazione europea

Fonte: Barbadillo

1.La giovane talpa “populista” ha scavato in profondità sotto il terreno su cui è stata costruita la cattedrale della globalizzazione. Uno scavo che ora sta venendo in superficie con i nuovi cicli elettorali che percorrono l’occidente annunciando la fine, od il principio della fine del nucleo essenziale della globalizzazione: la sua centrale politica.

2. Berlino, 17 novembre: il Presidente Obama, parlando delle elezioni americane, ha saggiamente detto: “non è la fine del mondo”. E’ vero, ma se non è la fine del mondo, è però la fine od il principio della fine di “un” mondo.

3. Come è stata l’America che più o meno un quarto di secolo fa ha determinato l’avvio della “globalizzazzione“, così è ancora dall’America che ricomincia la storia superando un pur recentissimo passato ed irradiando nel mondo un nuovo (o vecchissimo) modello politico: il “mercantilismo“.

Ed è per questo che è insieme sbagliato e illusorio tentare di ridurre e demonizzare tutto quanto sta succedendo parlando solo di “protezionismo“.

E ciò perché quella del “mercantilismo” è una realtà politica diversa e molto più complessa. Una formula che combina insieme sovranità nazionale e forza politica, Stato e mercato, e tutti questi elementi non isolati ma all’opposto proiettati dall’interno verso l’esterno. Continua a leggere

Terrorismo di Stato: False Bandiere e uniformità sessuale

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di Enrica Perucchietti

Terrorismo di Stato: False Bandiere e uniformità sessuale

Fonte: Italia Sociale

Federico Dal Cortivo intervista  scrittrice, editrice e giornalista controcorrente

D: Dott.ssa Perucchietti nel ricco panorama dei sui libri vorrei soffermarmi su due titoli a mio avviso particolarmente indicativi dei tempi in cui viviamo, “False Flag-Sotto Falsa Bandiera- Strategia della tensione e Terrorismo di Stato” e “UNISEX”, ovvero come si può creare un falso nemico come nel prima caso o un falso problema nel secondo, da cui alla fine qualcuno ne trarrò un vantaggio, un sottile filo conduttore tra i due titoli non le pare? Sì, giusta osservazione. In entrambi i casi si deve osservare alla base una sofisticata strategia della manipolazione. Nel caso delle false flag il metodo è bellico e la conseguente manipolazione è sociale, mediatica e storica: si creano i presupposti con l’inganno per poter legittimare guerre, sanzioni, colpi di Stato, misure draconiane di restrizione della privacy, ecc. Si tratta cioè di creare i presupposti per poi poter raccogliere e sfruttare delle opportunità calcolate con cura. In alcuni casi di lasciare che gli eventi “avvengano” per poi strumentalizzare l’accaduto, anche qualora si tratti di tragedie e di perdita di vite umane. Altre volte si stratta di pianificare attacchi sotto falsa bandiera per poter conseguire un determinato obiettivo, dopo aver manipolato degli “utili idioti” che poi divengono capri espiatori e cooptato talpe, spie, dirigenti, informatori. Ciò avviene sempre, però, in base a obiettivi precisi, strategie studiate a tavolino e interessi personali. Continua a leggere

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