Carola Rackete ora riceve pure “l’applauso” della Cassazione: “Da parte sua adempimento del dovere”

Condividi su:

La Cassazione scrive un’altra pagina nel processo di beatificazione di Carola Rackete. I supremi giudici infatti hanno ritenuto “corretta” la decisione del Gip di Agrigento di non convalidare l’arresto della comandante della Sea Watch 3 perché – si evince leggendo le motivazioni della sentenza del 17 gennaio, pubblicate oggi – lei ha fatto solo il suo dovere. Anche speronando la nave della Guardia di Finanza.

Le “prodezze” di Carola Rackete

Com’è noto, la comandante della Sea Watch 3, dopo aver forzato il blocco che le impediva di portare la nave con 42 migranti all’interno delle acque territoriali italiani, decise anche sarebbe approdata a Lampedusa a ogni costo. Così, nell’eseguire quella manovra proibita, finì anche per speronare la nave della Guardia di Finanza che le impediva il passaggio. Per questo fu posta agli arresti, salvo poi essere scarcerata per decisione del Gip.

Per la Cassazione ha fatto solo il suo dovere

Ora i giudici di piazza Cavour, che con la loro decisione di gennaio hanno respinto il ricorso della Procura contro la scarcerazione, ci fanno sapere attraverso le motivazioni che agì “in adempimento del dovere di soccorso in mare”. “L’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma – scrivono – comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro“. Dunque, anche per loro, come per la gip di Agrigento Alessandra Vella, Rackete, non ha commesso il reato di resistenza e violenza a nave da guerra. Anche perché, scrivono gli ermellini, “le navi della Guardia di finanza sono certamente navi militari, ma non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra”.

Un “invito” a fare dell’Italia il campo profughi d’Europa

«La Corte Suprema italiana ha confermato oggi che non avrei dovuto essere arrestata per aver salvato delle vite», twittò dopo la sentenza Rackete. «Questo – aggiunse – è un verdetto importante per tutti gli attivisti di salvataggio in mare! Nessuno dovrebbe essere perseguito per aiutare le persone bisognose». L’indirizzo, dunque, è chiarissimo: chiunque può decidere di fare del nostro Paese il “campo profughi d’Europa”, speronando anche una nave militare in servizio, e farla franca. Anzi, ricevendone anche un plauso per il proprio senso del dovere. Non a caso la stessa Rackete si è già detta disponibile a reiterare.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/02/carola-rackete-ora-riceve-pure-lapplauso-della-cassazione-da-parte-sua-adempimento-del-dovere/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Germania, i reati sessuali dei ‘migranti’ raddoppiano dopo un anno

Condividi su:


La settimana scorsa, ad Amburgo, il tribunale ha decretato che unimmigrato 29enne iracheno, Ali D., non può essere ritenuto colpevole dell’accusa di violenza sessuale su minore (l’uomo ha abusato di una ragazzina di tredici anni) perché non poteva sapere che avesse meno di 14 anni (in Germania gli under 14 vengono considerati dei bambini). La corte gli ha allora mostrato clemenza non solo perché l’uomo ha confessato il reato, ma perché, avendo commesso la violenza da ubriaco, aveva una “responsabilità ridotta” (verminderte Schuldfähigkeit). A Berlino un tribunale ha invece assolto un 23enne turco accusato di stupro perché la sua vittima non ha potuto dimostrare di non essere consenziente. La corte, nell’ascoltare la deposizione in cui la donna raccontava di essere stata spinta tra le sbarre d’acciaio della testata del letto, ripetutamente violentata per oltre quattro ore, di aver gridato e pregato l’uomo di fermarsi, finché, esanime, non ha ceduto, la corte, dicevamo, le ha chiesto: “E’ probabile, allora, che in quel momento l’uomo abbia pensato che lei fosse d’accordo?”. E’ così che i giudici hanno stabilito che risultava loro impossibile determinare se si trattasse di uno stupro o semplicemente di “sesso selvaggio”, secondo la cultura turca.

In Austria la Corte Suprema ha ridotto la pena da sette a quattro anni ad un certo Amir A., 21enne iracheno accusato di aver violentato un ragazzino di 10 anni in una piscina pubblica a Vienna. Durante il processo, lo stupratore ha confessato di aver violentato il ragazzo, ma solo perché si trovava in “emergenza sessuale“, era, infatti, in “astinenza” da quattro mesi. E ancora, due agenti di polizia sono stati licenziati quando, dopo mesi, è stata decretata l’assoluta incapacità di intervenire, per non parlare di vera e propria inerzia (secondo quanto riportato dai media locali), alle richieste di aiuto di un ragazzo che non sapeva come reagire mentre la sua fidanzata veniva violentata da un branco di immigrati nella riserva naturale di Siegaue (in provincia di Bonn).

Potremmo continuare con questa cronaca dell’orrore dalla Germania e dintorni ma sono due gli elementi che ricorrono con un’inerzia disarmante: la solita corona di locuzioni per descrivere i criminali in ossequio al politicamente corretto (“dalla pelle scura”; “individuo dall’aspetto straniero”; “una persona del sud”, “un uomo che parla male il tedesco”), e i tremendi alibi presi per buoni, “ero ubriaco” o “non sapevo che la violenza sessuale qui fosse un crimine” con cui si fanno scudo i colpevoli. Purtroppo la deliberata e incessante mancanza di attenzione da parte delle autorità per l’emergenza stupri in Germania risalta ancora maggiormente se guardiamo ai numeri drammatici dei rapporti pubblicati dalla polizia. Il 27 aprile la BKA, la polizia federale criminale, ha infatti mandato in stampa un rapporto sulla “Criminalità nel contesto della migrazione” (Kriminalität im Kontext von Zuwanderung), in cui si registra un incremento di quasi il 500% di crimini sessuali commessi da immigrati (aggressioni sessuali, stupri e abusi sessuali sui minori) nel corso degli ultimi quattro anni.

Dal rapporto viene fuori che gli Zuwanderer (categoria che in tedesco indica i richiedenti asilo, i rifugiati e gli immigrati illegali) sono risultati i colpevoli di 3.404 reati sessuali nel 2016, circa nove al giorno. Il 102% in più rispetto al 2015 quando di simili reati imputabili agli immigrati ne erano stati contati 1,683 – circa cinque al giorno. Nel 2014, invece, erano circa tre al giorno – 949 crimini sessuali all’anno. Nel 2013 circa due al giorno – 599 crimini sessuali all’anno. Numeri che a quanto pare di anno in anno peggiorano. Il rapporto disegna anche una chiara cartina geografica del flusso di immigrati in Germania: la maggior parte dei colpevoli dei reati commessi nel 2016 venivano dalla Siria (aumentati del 318,7% dal 2015), dall’Afghanistan (aumentati del 259,3%), dall’Iraq (aumentati del 222,7%), dal Pakistan (aumentati del 70,3%), dall’Iran (aumentati del 329,7%), dall’Algeria (aumentati del 100%), e dal Marocco (aumentati del 115,7%).

Qualcuno obietterà che i reati di tipo sessuale in Europa non sono una novità, ma è semplicemente un modo per coprire non solo la gravità di questi dati, bensì il silenzio omertoso che circonda questa emergenza. Qualcuno sostiene invece che è razzista sottolineare e valutare in maniera differente un reato solo perché a compierlo è un immigrato clandestino (parola, guarda caso, scomparsa dai dizionari occidentali). Può darsi che giuridicamente abbiano ragione, ma davvero tutto può svolgersi nel perimetro del diritto? Davvero non possiamo porci domande di natura sociale, culturale, e soprattutto etica, davanti alla realtà che stiamo raccontando? Senza scomodare, per questo, puritani e sanculotti.

Qualcun altro, poi, vuole che la nostra sia una perversa “ossessione”. Da tempo, ormai, si è smesso di parlare di “integrazione“, ma solo di “accoglienza” protetta dalla mano lunga del multiculturalismo. Un comodo sofisma, elaborato perché ribaltare la prospettiva vorrebbe dire imporre rispetto “al padrone di casa”: integrazione richiede prima di tutto di essere accettati dalla società. Invece nell’ideologia multikulti accoglienza è sinonimo di lasciare pieno diritto a occupare un territorio senza il “futile” intralcio di adattare il proprio comportamento.

E’ così che l’Europa ha smesso di essere la culla della civiltà per trovarsi a rappresentare il primo prototipo di assembramento di individui atomizzati in una comunità ri-tribalizzata. A tenere insieme gli occidentali non è più un comune sentire, né una cultura che ha partorito quel che il mondo ci invidia e copia, né quella bussola attraverso cui si è orientato (e ancora lo fa) il mondo orientale, né, tantomeno, un vincolo di sangue, ma la mera forza di uno Stato da cui sempre in meno si sentono rappresentati. Il risultato sono tutti gli stati fragili che hanno già perso il controllo delle varie Molenbeek d’Europa e che sono destinati a sgretolarsi.

Da https://loccidentale.it/germania-i-reati-sessuali-dei-migranti-raddoppiano-dopo-un-anno/

IL CASINO DELLE DONNE

Condividi su:


Evidentemente il Pd è un partito di comici. Il capo compagnia è naturalmente Nicola Zingaretti che purtroppo non fa solo il politico (in quel mondo non mancano i clown), ma anche l’amministratore essendo part time anche governatore della Regione Lazio. Ieri vi abbiamo raccontato l’ultima idea tragicomica del capo della sinistra italiana: dare un contributo pubblico annuo di 700 mila euro alla Casa delle donne, occupata abusivamente da anni e gestita dalla associazione Lucha y Siesta presieduta dall’ex parlamentare comunista Maura Cossutta. Non ce lo eravamo sognati noi quel discutibilissimo contributo pubblico: l’aveva annunciato in un tweet alle 11 e 27 del mattino proprio Zingaretti, sia pure in un italiano stentato (o se vogliamo in romanesco). Eccolo qui: «Non potevamo permette che la Casa delle donne chiudesse (…) La Regione Lazio interviene con 700 mila euro l’anno per salvarla: crediamo in città fatte di comunità, non di soli palazzi e strade».
L’annuncio di quell’uso di soldi pubblici ha naturalmente scatenato mille polemiche, a cui però il segretario del Pd non ha ritenuto di replicare. Poi ieri mattina la Cossutta visto Il Tempo ha fatto un comunicato per dire che erano state pubblicate «fake news» e che quel contributo da 700 mila euro della Regione Lazio era «una cosa che non esiste e che non è mai esistita».
Ohibò, mi sono detto, avrò avuto le traveggole il giorno prima? Sono andato a ricercare il tweet di Zingaretti. C’era, ma non c’era più il riferimento ai 700 mila euro l’anno. Solo una solidarietà gratuita. Il segretario del partito dei comici si deve essere spaventato nottetempo, innestando una robusta retromarcia. Anche perché la Regione ha pochi soldi avendo vissuto da anni in commissariamento, e più che distribuire mance ad associazioni amiche del Pd dovrebbe fare il proprio dovere che spesso non fa. Come nel caso dei pazienti psichiatrici cui dovrebbe pagare cure che invece ha fatto pesare ingiustamente sulle loro tasche in modo illegale come ha stabilito in ultima istanza il Consiglio di Stato. Pensava però di cavarsela sbianchettando la sciocchezza annunciata: chissà, forse non se ne sarebbe accorto nessuno.
L’operazione maldestra è però saltata all’occhio e ieri pomeriggio per la comica finale il suo ufficio stampa ha dovuto fare un comunicato così: «Le notizie che circolano in queste ore sul finanziamento da parte della Regione Lazio di 700mila euro a favore della Casa Internazionale delle Donne di Trastevere sono frutto di un errore della nostra comunicazione». Insomma Zingaretti aveva annunciato di regalare soldi alla associazione amica a sua insaputa. In realtà la gaffe nasconde un piano svelato troppo presto: la Regione Lazio sta infatti preparando un provvedimento quadro per dare linfa in abbondanza con risorse pubbliche non solo alla associazione della Cossutta, ma anche ad altre di amichetti e amichette del partito delle comiche. E lì per i contribuenti ci sarà davvero da piangere.
La notizia dei 700 mila euro l’anno è semplicemente uscita troppo in anticipo rischiando di compromettere un piano assai più generoso con cui fare ridere tutta la compagnia.
E a proposito di comiche, ieri proprio a fianco di Zingaretti, ci ha fatto divertire molto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che dovendo fare un comizio in un piccolissimo teatro del centro per la sua campagna elettorale (lo hanno candidato nel primo collegio di Roma nella speranza di dargli lo scranno che fu di Paolo Gentiloni), se ne è uscito con un’altra barzelletta: «L’Italia», ha detto, «come paese europeo non è in grado di esercitare il proprio ruolo se non ha una Capitale all’altezza. E Roma oggi è sotto finanziata». Vero, Gualtieri: diamo un po’ una strigliata al governo in carica guidato da Giuseppe Conte che non la finanzia e soprattutto al suo ministro dell’Economia che non apre i cordoni della borsa. Come si chiama già? Gualtieri? Proprio simpaticoni questi del Pd.
Da https://www.iltempo.it/roma-capitale/2020/02/20/news/nicola-zingaretti-pd-da-soldi-alla-casa-delle-donne-roma-poi-marcia-indietro-scandalo-regione-lazio-1283145/

LA VERITA’ SCOMODA SU COVID-19 di Adriano Màdaro

Condividi su:


SOLLEVAZIONE, malgrado il distinguo della redazione, è stato probabilmente il primo media on-line a smascherare il Corona-Virus come atto di guerra ibrida dell’anglosassone MI6.

A differenza dei complottisti, io ho parlato e continuo a parlare di Guerra Politica non ortodossa attivata dall’elite globale anglosassone-sionista. Di contro a certi teorici complottisti, non sparo a vanvera nel mucchio, citando alla rinfusa Mossad e Cia; ho indicato nel reparto politico e geopolitico di elite operativa dell’MI6 l’avanguardia operativa di una simile azione.

La storia di intelligence rimanda quasi sempre a russi e inglesi, israeliani e americani sono scolari e seconde linee. Se i reparti patriottici cinesi avessero ad esempio condiviso con controparti russe news strategiche non sarebbero andate incontro a tale debacle, in cui quasi sicuramente un ruolo è stato giocato da una fazione,  del Partito comunista cinese, filoccidentale e filobritannica.

Per l’azione di guerra ibrida Corona-Virus ho rimandato all’utilizzo di nanodroni e alla tentata riprogrammazione del DNA virus, dal punto di vista politico abbiamo presunto di indicare, come ipotesi di lavoro, il fine in una nuova Yalta mondiale con Xi Jinping che faccia lo Stalin della situazione. Ove Xi Jinping cedesse su tale linea, il Sionismo mondiale e MI6 interromperebbero azioni di propaganda e di guerra anticinesi e si andrebbe verso una nuova era mondiale storica anglocinese con il popolo russo e il grande territorio della Russia quale legna da ardere.

Sul fuoco della spartizione planetaria se Xi Jinping non cede e resiste, sono sempre più probabili le possibilità che gli anglosassoni saranno finalmente estromessi dal dominio globale e si andrà verso un multipolarismo globale. Qualsiasi altra interpretazione, economicistica, complottistica, neo-malthusiana, non basata insomma sul principio della Guerra Politica non ortodossa non coglie a nostro avviso nel segno e rischia di essere anzi portatrice di ulteriore confusione.

Infine, a differenza di sovranisti, complottisti e patrioti vari, per noi non esistono angloamericani buoni (Brexit, Trump, liberatori del ’45 o dell’Afghanistan ecc).  Il saggio di Adriano Màdaro sul Corona-Virus è quanto di più equilibrato ed anticomplottista sia stato pubblicato negli ultimi giorni. Merita di essere letto. Unica precisazione: i brevetti di cui parla sono probabilmente inglesi, non statunitensi.  Chiunque voglia comprendere taluni meccanismi operativi dell’elite globale occidentale dovrebbe prima leggere con grande modestia e attenzione i testi della scienziata Rosalie Bertell. Poi giudicare i fatti contemporanei.

Dopo il mio ritorno dalla Cina giusto un mese fa, ho sostenuto nei miei post che l’eccessivo clamore dei media copre la verità sul coronavirus. Per me che sono un giornalista è inammissibile che giornali, telegiornali e programmi di approfondimento non abbiano indagato su alcuni dati oggettivi che se non svelano tutto ciò che vi è sotto questa storia, quantomeno ne autorizzano i dubbi.

Il coronavirus incubato ed esploso a Wuhan ha una sua storia precisa e impressionante, ma non divulgata. Non voglio fare commenti, ma soltanto esporre alcuni fatti documentati e documentabili, per i quali però è necessario avere la mente libera da condizionamenti ideologici o da partigianerie politiche. La Cina è sotto attacco, forse l’obiettivo finale potrebbe essere una guerra, guerra vera, con le armi. Vediamo perché.

Il problema non è solo sanitario né solo cinese. Le implicazioni geopolitiche sono molto chiare per chi le vuol capire. Il quadro che ne esce è molto diverso da quello rappresentato in coro dai media nazionali e internazionali. La sequenza di fatti che sto per elencare è a dir poco shoccante, e questo è il mio unico giudizio.

2014. La prestigiosa rivista scientifica inglese “Nature” annuncia la costruzione eccezionale a Wuhan di un bio-laboratorio comune sino-francese per lo studio dei virus infettivi letali sull’uomo. Al suo interno viene creato un laboratorio di “livello 4” nel quale opera attivamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità, istituzione strettamente collegata con il mondo esterno, Il che significa che il controllo non è tutto cinese, e il sito diventa di forte interesse per i servizi segreti.

2015. Negli Stati Uniti viene registrato un brevetto per una specie di “coronavirus attenuato”, cioè a bassa percentuale di mortalità rispetto ai numero di infettati, sull’ordine del 2-3 per cento, proprio come il virus di Wuhan. Questo brevetto sarebbe stato disponibile a partire dal 2018. A registrarlo è  una “Agenzia” inglese, “The Pirbright Institute” di Londra, con capitale maggioritario del Governo britannico, tra i maggiori sponsor l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Commissione Europea, e l’americana Bill & Melinda Gates Foundation.

2019. A marzo, da un Laboratorio di Microbiologia canadese pare “esca”, in circostanze abbastanza misteriose, un pacchetto di virus letali con destinazione, per quanto fu sospettato, il  laboratorio di Wuhan. Si tratterebbe di un’operazione che fu coperta dal massimo segreto, effettuata da una virologa di origini cinesi che da molti anni  vive e lavora in Canada. Episodio questo assai misterioso e sul quale sono in corso indagini sia da parte delle autorità accademiche e giudiziarie  canadesi che cinesi. Alle proteste  per aver tenuto la notizia segreta venne risposto che l’operazione faceva parte di uno speciale progetto di ricerca nell’ambito della salute pubblica mondiale.

18 ottobre 2019. Come ho già pubblicato qualche settimana fa il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e con la Bill & Melinda Gates Foundation, organizza a New York un incontro durato una intera mattinata con 15 leaders di “affari di governo e sanità pubblica” per simulare uno scenario di pandemia da coronavirus planetario (denominato “Event 201”) con 60 milioni di morti. La fiction ipotizzava l’esplosione del virus in Brasile. Da sottolineare che la Fondazione Bill & Melinda Gates da tempo finanzia generosamente la ricerca sui vaccini pandemici.

19 ottobre 2019 (14 giorni prima che si manifesti il primo caso di coronavirus a Wuhan il 2 novembre, giusto il periodo di incubazione) iniziano proprio a Wuhan i “Military World Games Wuhan-19”, i Giochi sportivi militari ai quali partecipano oltre diecimila atleti selezionati negli eserciti del mondo intero. La folta squadra americana, arrivata il 15 ottobre, consta di 182 elementi e si classificherà al 35° posto, con solo otto medaglie, 3 d’argento e 5 di bronzo. Davvero tutti atleti quei militari a stelle e strisce dal risultato sportivo così umiliante, che vede in testa Cina, Russia, Brasile e perfino l’Italia venticinquesima? Questa serie di eventi sorprende soprattutto per la straordinaria coincidenza con l’esplosione del “coronavirus” a Wuhan, in un periodo di gravi tensioni tra la Cina e gli Stati Uniti

Wuhan è al centro della Cina, nodo ferroviario strategico per tutte le direzioni, porto fluviale per navi passeggeri dirette a Chongqing e Shanghai con scalo a Nanchino, aeroporto internazionale tra i più frequentati. E poi il periodo, così a ridosso del Capodanno lunare, la grande festa che muove centinaia e centinaia di milioni di Cinesi per un totale di oltre tre miliardi di biglietti ferroviari. Wuhan e il Capodanno, proprio il luogo giusto e il momento giusto per un virus “intelligente” che avesse progettato di assestare un duro colpo alla Cina, seminando il terrorismo batteriologico e attentando in maniera criminale all’avanzata economica di un Paese che ha appena portato fuori dalla povertà 700 milioni  di persone, con dieci anni  di anticipo sull’Agenda delle Nazioni Unite.

Coronavirus in Italia

Condividi su:

di Matteo Orlando

 

Il Coronavirus è esploso in Italia, tanto che nel momento in cui scriviamo ci sono già 4 morti (i primi nativi europei uccisi dal virus) e più di 150 infettati.

Adesso l’epidemia minaccia l’Europa. In molti pensano che è questione di giorni e si registreranno focolai, più o meno estesi, anche in tutta l’Europa occidentale.

Le autorità italiane (nazionali, regionali e locali), per contenere i focolai più grande scoppiati fuori dall’Asia, hanno chiuso diverse città e paesi dopo che sono stati confermati i casi del micidiale virus e si attendono misure sempre più drastiche (o “draconiane” come le definiscono i sofisticati…).

Le città, tutte nel nord del nostro paese, sono tagliate fuori dal resto dell’Italia. In alcune regioni del nord Italia (scelta giusta) sono state chiuse le scuole fino al primo marzo e il primo ministro Giuseppe Conte ha annunciato che tutti i viaggi scolastici in Italia e fuori dall’Italia saranno sospesi (finalmente, dovrebbero essere vietati sempre…).

In quasi tutto il Nord Italia sono saltate diverse gare sportive di tutti gli sport, comprese alcune partite di calcio di Serie A (e chi se ne frega, verrebbe da dire!).

Giorgio Armani ha tenuto a porte chiuse la presentazione della sua collezione a Milano e gli studi televisivi di alcune tv, nazionali e regionali, sono rimasti senza pubblico (e chi se ne frega bis…).

Il Carnevale di Venezia è stato sospeso (e chi se ne frega ter… ogni Carnevale è un oltraggio alla decenza e una festa dei vizi, perché mai dovrebbe svolgersi?).

Con una scelta molto discutibile, invece, accettata supinamente dalle autorità ecclesiastiche, anche le varie liturgie sono state bloccate, molte chiese sono state chiuse (mentre le “cattedrali” del dio quattrino, i centri commerciali, rimangono aperte!) e chiunque sfidi le restrizioni rischia tre mesi di prigione e una multa di 250 euro.

Il primo ministro Conte ha affermato che la situazione è “fluida” e verrà valutata in base alla situazione. Un linguaggio politico, post moderno e post cristiano, che tradotto in soldoni vuol dire “non sappiamo che pesci pigliare”, un modo di fare che ha ulteriormente diffuso il panico, con una paranoia che si sta diffondendo più velocemente del virus.

Mentre c’è ancora chi pensa al disastro logistico ed economico (perché la loro vita è regolata solo sui soldi) nessuno ancora è riuscito a dire una parole chiara, “scientifica”, sulla rapida diffusione della malattia e sul come è arrivata in Italia…

La situazione è particolarmente preoccupante ma noi non vogliamo alimentare il panico. Questo perché confidiamo pienamente in Dio.

Per questo motivo vi invitiamo a pregare.

San Pio X, al secolo Giuseppe Melchiorre Sarto, 257º Papa della Chiesa cattolica (e proclamato santo nel 1954), attraverso uno degli ultimi Rescritti del suo Pontificato, emesso il 12 agosto 1914, volle concedere 300 giorni di Indulgenza, in perpetuo, applicabile anche alle anime purganti, a tutti coloro che, con devozione, recitassero le “Orazioni giaculatorie per allontanare i divini flagelli”, scritte da un altro grande santo, San Francesco Saverio Bianchi (1743-1815).

Ecco il testo per la nostra preghiera:

– Misericordia del mio Dio abbracciateci e liberateci da qualunque flagello. Gloria Patri…

– Eterno Padre, segnateci col sangue dell’Agnello Immacolato come segnate le case del Vostro Popolo. Gloria Patri…

– Sangue Preziosissimo di Gesù, nostro amore, gridate al Divin Padre misericordia per noi e liberateci. Gloria Patri…

– Piaghe del mio Gesù, bocche di amore e di Misericordia, parlate propizie per noi al Celeste Padre, nascondeteci in Voi e liberateci. Gloria Patri…

– Eterno Padre, Gesù è nostro e pur nostro è il Sangue ed i suoi meriti infiniti; noi a Voi offriamo tutto e poiché Vi è carissima questa offerta, liberateci, come sicuramente speriamo. Gloria Patri…

– Eterno Padre, Voi non amate la morte del peccatore, ma che si converta e viva; fate per Misericordia che noi viviamo e siamo vostri. Gloria Patri…

– Salva nos, Christe Salvator, per virtute sanctae Crucis; qui salvasti Petrum in mari, miserere nobis.

– Maria, Madre di Misericordia, pregate per noi e saremo liberi.

– Maria, nostra Avvocata, parlate per noi e saremo salvi.

– Il Signore giustamente ci flagella per i nostri peccati; ma Voi, o Maria, scusateci perché nostra Madre pietosissima.

– Maria, nel Vostro Gesù ed in Voi abbiamo poste le nostre speranze; non fate che restiamo confusi.

Salve Regina…

Matteo Orlando

“Spin Parental” in Spagna

Condividi su:


di Matteo Orlando

 

In Spagna da qualche mese si parla del “pin parental”, una modalità che dovrebbe dare la possibilità ai genitori di ritirare i loro figli da corsi scolastici che vanno contro i loro principi morali, per esempio quelli improntati all’ideologia gender. Si vorrebbe dare la possibilità ai genitori, attraverso l’uso di un documento, di dare il consenso esplicito alla partecipazione dei propri figli e delle proprie figlie alle attività complementari delle scuole, nel caso in cui il loro contenuto riguardi questioni morali socialmente controverse o la sessualità, o comunque vada contro i principi morali che i genitori desiderano trasmettere ai figli, perché invasive per la coscienza e l’intimità.

La proposta, nata anche a seguito dell’opposizione di alcuni gruppi come il Forum della famiglia alle attività organizzate in alcune scuole con il sostegno delle associazioni Lgbtqi+, è stata avanzata dal partito di destra Vox, guidato da Santiago Abascal, ed ha trovato l’appoggio anche del Partito Popolare di Pablo Casado.

Il pin parental, invece, è aspramente criticato dal governo delle sinistre, guidato da Pedro Sanchez, che sta orientando il paese iberico verso posizioni sempre più iper-progressiste. In particolare hanno preso posizione contro la ragionevole iniziativa le ministre della Pubblica Istruzione e dell’Uguaglianza.

Il pin parental era stato inserito nel programma di Vox e il partito ha cominciato a mettere in pratica questa promessa nella comunità autonoma di Murcia. Lo scorso agosto, il Ministero regionale della Pubblica Istruzione aveva inviato ad ogni scuola, dall’asilo al liceo, l’indicazione di richiedere il consenso della famiglia per le attività complementari. Inutile sottolineare che varie lobby si sono mosse per contrastare l’iniziativa. Così sindacati, opposizione e vari movimenti hanno fatto ricorsi anche perché in Spagna le attività complementari si svolgono durante l’orario scolastico e sono obbligatorie.

Vox ha poi ottenuto l’inserimento del pin parental nella legge di bilancio per il 2020, aprendo la strada a una modifica dei decreti che rendono obbligatorie le attività complementari.

Il dibattito, però, è subito uscito dalla comunità di Murcia, perché Vox sta cercando di ottenere l’approvazione dello stesso tipo di provvedimento anche nei comuni e nelle regioni dove è riuscito ad ottenere una buona porzione di voti.

Nelle ultime settimane ha preso posizione anche il nuovo governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez, leader del Partito Socialista (PSOE): ha promesso di fermare il pin parental.

La ministra della Pubblica Istruzione, Isabel Celáa ha chiesto ufficialmente al parlamento della Murcia di eliminare il pin parental e la ministra per l’Uguaglianza, Irene Montero, ha parlato di censura educativa.

Il 20 febbraio 2020 l’Associazione spagnola degli avvocati cristiani ha presentato una denuncia alla Camera penale della Corte suprema contro María Isabel Celaá, ministro dell’istruzione e della formazione professionale e portavoce del governo, per la violazione dei diritti individuali dei genitori in base all’articolo 542 del codice penale spagnolo.

L’organizzazione dei giuristi cristiani ritiene che la posizione della Celaá in merito al Pin parentale violi l’articolo 27.3 della Costituzione in cui si afferma che “le autorità pubbliche devono garantire il diritto dei genitori a far ricevere ai loro figli una formazione religiosa e morale che concorda con le proprie convinzioni”, l’articolo 16.1 che stabilisce “il diritto alla libertà ideologica, religiosa e religiosa”, l’articolo 39.3  che stabilisce “il dovere dei genitori di fornire assistenza ai propri figli in tutto”.

Gli avvocati cristiani hanno affermato anche che il capo della Pubblica Istruzione, con la sua posizione contro il Pin parentale, sta agendo contro la Convenzione europea dei diritti dell’uomo che stabilisce che “lo Stato, nell’esercizio delle funzioni assunte nel campo della educazione all’educazione, deve rispettare il diritto dei genitori a garantire questa educazione e questo insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”.

Il presidente degli avvocati cristiani, Polonia Castellanos, ha spiegato che non è ammissibile che un ministro vieti una misura, come il Pin parentale, che vuole rispettare i diritti di tutti i genitori.

Nomura: Italia in recessione. E l’Europa ci isola di nuovo

Condividi su:

Per la banca d’affari il Pil del 2020 cala a -0,1% Gualtieri a Bruxelles ignorato su conti, bilancio e Mes

Si allarga il fronte degli osservatori che prevedono il peggio. Secondo Nomura, l’Italia entrerà in recessione nel 2020.

Alla frenata di fine 2019 e alle incertezze del quadro internazionale si è aggiunta la crisi da coronavirus. Il risultato, alla fine dell’anno dovrebbe essere un Pil a -0,1%, contro un’indicazione ufficiale del governo italiana per ora ferma a più 0,6% e a quella più recente della Commissione europea dello 0,3%.

Meno tre punti base rispetto alla previsione della stessa banca d’affari giapponese, che aveva precedentemente previsto una crescita dello 0,2% per l’Italia. In un report diffuso ieri Nomura ha anche analizzato le ragioni della probabile recessione. La Penisola sarà colpita sul turismo: è infatti il Paese dell’Eurozona più esposto ai visitatori provenienti dalla Cina (il 5% del totale), ma peserà anche il calo delle importazioni.

Per il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è ancora presto per valutare l’impatto sull’economia. «Attendiamo di monitorare gli sviluppi dell’economia cinese, stiamo monitorando gli effetti economici sui vari settori per individuare eventualmente misure specifiche di sostegno a singoli ambiti».

Comunque le nuove stime sono una notizia pessima visto che il calendario impone al governo di avviare la definizione del Def e quindi della prossima legge di Bilancio. A ricordarlo ieri all’esecutivo sono stati i sindacati. Il governo ha avviato i tavoli, ma «non abbiamo avuto nessuna risposta. Intanto la situazione del Paese si va incancrenendo a causa delle crisi aziendali», ha protestato il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo al termine delle segreterie unitarie con Cgil e Cisl.

Nella migliore delle ipotesi, spiegavano a mezza voce ieri esponenti del mondo delle imprese, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è in standby per via delle elezioni supplettive di Roma. Tesi condivisa da Renato Brunetta di Forza Italia. Nella peggiore, gli spazi di manovra sono ridotti a zero proprio a causa della bassa crescita.

Ieri al vertice di maggioranza sulle pensioni è rispuntata l’idea di Italia viva di chiudere in anticipo Quota 100, interrompendo la sperimentazione alla fine dell’anno.

Il governo è al lavoro per rilanciare gli investimenti, ma serve un sostegno dall’Europa che stenta ad arrivare. Ieri si è tenuto l’Eurogruppo, oggi l’Ecofin in vista del Consiglio europeo di giovedì.

In agenda la riforma della governance economica. L’Italia vorrebbe scorporare le spese per investimenti pro ambiente dal computo del deficit. Ma ha già incassato un no corale dagli altri Paesi dell’area euro e dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Altro tema caldo dei vertici di questi due giorni, la riforma del bilancio europeo per gli anni 2021 e 2027. Lo scontro in Europa è tra chi vorrebbe riservare a Bruxelles l’1% del Pil e chi vorrebbe di più. Il presidente del Consiglio Ue Charles Michel ha prestato una proposta di sintesi (1,074%) che l’Italia ritiene insufficiente. Il rischio denunciato dal ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola è che vengano tagliati fondi importanti per l’Italia.

Poi c’è la riforma del Mes, il meccanismo di stabilità. I documenti dei vertici confermano che la frenata chiesta dall’Italia non è passata. A marzo, insomma, potremmo essere costretti ad accettare una riforma contro i nostri interessi.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/nomura-italia-recessione-e-leuropa-ci-isola-nuovo-1828171.html

Cittadinanza, ong e sanzioni: È un ritorno al passato

Condividi su:

Gli irregolari riceveranno l’iscrizione all’anagrafe senza diritto. Più facile anche ottenere il passaporto italiano

Più che un ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sembra il Commissario della Restaurazione. Con la scusa di applicare le modifiche ai decreti sicurezza suggerite a suo tempo dal Quirinale punta a riportarci ai tempi dei governi Renzi e Gentiloni restituendo totale libertà d’azione alle Ong e a chi sbarca sulle nostre coste.

La cosiddetta «protezione speciale» e le norme per una più rapida concessione della cittadinanza sono, però i punti più controversi del ritorno al passato contenuto nel piano presentato ieri al Consiglio dei Ministri. Anche perché sono totalmente estranei alle eccezioni espresse a suo tempo dal Capo dello Stato.

1. Protezione speciale

Cambia il nome, ma non la sostanza. Dietro la «protezione speciale» proposta dal ministro Lamorgese si nasconde il ritorno a quell’istituto della «protezione umanitaria», sconosciuto nel resto d’Europa che consentiva di regolarizzare i migranti anche in assenza delle condizioni previste dalla Convenzione di Ginevra. L’istituto giuridico, assai caro alle organizzazioni umanitarie, nel 2018, ultimo anno di vigenza prima dell’abolizione voluta da Salvini, garantì 31.995 regolarizzazioni ovvero la grande maggioranza (67%) fra quanti si videro riconosciuta una forma di protezione. Solo il 15 % (7.315 casi) ottenne lo status di rifugiato e il 18% (8570 casi) la protezione sussidiaria. La nuova protezione speciale, voluta dalla Lamorgese si applicherà a casi di disagio psichico, vittime di tratta, grave vulnerabilità, nuclei familiari. Insomma tornerà a garantire l’accoglienza a chiunque sbarchi.

2. Cittadinanza

La modifica, non richiesta da Mattarella, è un contentino a tutta quella sinistra delusa per la mancata approvazione dello «ius soli» e dello «ius culturae». Reintroduce le vecchie norme basate sul silenzio assenso che imponevano di concedere la cittadinanza 24 mesi dopo l’espletazione degli adempimenti formali in assenza di espressa contrarietà da parte dell’autorità statale.

3. Sanzioni alle Ong

Il Quirinale sottolineò a suo tempo come l’imposizione di multe fino a un milione di euro alle navi delle Ong sorprese a violare le acque territoriali italiane fosse sproporzionata. In verità il governo spagnolo del socialista Pedro Sanchez ha approvato norme che prevedono sanzioni non molto diverse per arginare i salvataggi di migranti. Grazie alla Lamorgese l’Italia tornerà ad applicare multe dai 10mila ai 50mila euro. Un deterrente assolutamente inadeguato se rapportato agli ingenti costi di navigazione sostenuti dalle Ong.

4. Confisca delle navi

I decreti sicurezza di Salvini prevedono l’immediata confisca delle navi delle Ong sorprese a violare il divieto d’ingresso nelle acque territoriali. Sull’argomento Mattarella non eccepì nulla di specifico limitandosi a ricordare la necessità di distinguere fra diversi tipi di natanti e a citare la Convenzione di Montego Bay sull’obbligo di «prestar soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizione di pericolo». Grazie alle modifiche della Lamorgese la confisca scatterà invece solo in caso di reiterazione della violazione. Carola Rackete insomma fa giurisprudenza.

5. Oltraggio a pubblico ufficiale

Per difendere l’operato delle forze dell’ordine i decreti sicurezza di Matteo Salvini introdussero l’obbligo di perseguire penalmente qualsiasi forma di oltraggio a pubblico ufficiale. Il Quirinale osservò che la norma non distingueva tra chi viene oltraggiato mentre veste la divisa ed è impegnato a garantire l’ordine pubblico e forme più lievi d’insulto a pubblici ufficiali. La Lamorgese reintroduce la non punibilità per la «particolare tenuità del fatto» prevista dal Codice penale senza però introdurre tutele suppletive per le forze dell’ordine.

6. Anagrafe per i richiedenti asilo

Prima dei decreti sicurezza di Salvini bastava far richiesta di asilo per ottenere il diritto a venir iscritti all’anagrafe, ottenere un codice fiscale e aver accesso al servizio sanitario nazionale. Grazie a queste norme il migrante irregolare otteneva un effettivo permesso di soggiorno anche senza aver diritto all’accoglienza. Grazie al piano della Lamorgese tutto tornerà come prima.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/cittadinanza-ong-e-sanzioni-ritorno-passato-1828165.html

Coronavirus, la Russia di Putin vieta l’ingresso ai cinesi

Condividi su:

Mosca è il primo paese al mondo ad intraprendere una iniziativa del genere che rischia, almeno potenzialmente, di mettere a dura prova le relazioni ufficiali con la Cina di Xi Jinping

La Russia di Putin teme il coronavirus e per questo motivo vieterà a tutti i cittadini cinesi di entrare nel paese da giovedì 20 febbraio.

Mosca è il primo paese al mondo ad intraprendere una iniziativa del genere che rischia, almeno potenzialmente, di mettere a dura prova le relazioni ufficiali con la Cina di Xi Jinping, uno stretto alleato dei russi.

Nella serata di martedì 18 febbraio il primo ministro Mikhail Mishustin ha firmato il decreto che vieta temporaneamente a tutti i cittadini cinesi di entrare in Russia per motivi di turismo, studio o lavoro. La notizia è poi stata riferita ai media dal ​​vice primo ministro Tatiana Golikova.

Mosca ha preso la decisione “in relazione al peggioramento della situazione epidemologica in Cina e alla continua presenza di cittadini cinesi sul territorio russo”, ha riferito l’Interfax.

Secondo le statistiche del ministero degli interni, la Russia lo scorso anno ha rilasciato oltre 2,3 milioni di visti ai cittadini cinesi, la maggior parte dei quali erano sul suolo dell’enorme paese per motivi turistici. Oggi l’epidemia di coronavirus in corso rischia di danneggiare i fiorenti legami di Mosca con Pechino. Solo nel 2019 il commercio tra i due paesi ha raggiunto, secondo il Financial Times, i 110 miliardi di dollari.

A mezzanotte di martedì 18 febbraio la Russia, quindi, smetterà di accettare, elaborare e rilasciare domande di visto per cittadini cinesi. La decisione non riguarderà i passeggeri in transito a Mosca, che è diventato un centro popolare per i turisti cinesi che visitano l’Europa. L’anno scorso, per esempio, 1,26 milioni di passeggeri cinesi in transito hanno attraversato l’aeroporto Sheremetyevo, il più grande di Mosca.

Dal ministero degli esteri russo hanno dichiarato di aver interrotto il rilascio di visti elettronici ai cittadini cinesi, sospendendo un permesso speciale che offre ai turisti un accesso a breve termine a San Pietroburgo, all’enclave del Mar Baltico di Kaliningrade a parti dell’estremo oriente del paese.

Lo scorso gennaio la Russia aveva chiuso il suo confine terrestre di 4 mila chilometricon la Cina, aveva vietato l’ingresso senza visto per i gruppi di turisti cinesi e sospeso tutti i voli tra i due paesi, eccetto quelli gestiti dai vettori statali Aeroflot e Air China. In seguito la Russia aveva iniziato a evacuare alcuni dei 300 russi che vivono a Wuhan, l’epicentro dell’epidemia, e altri 341 da altri luoghi nella provincia di Hubei.

Fino ad ora in Russia sono stati segnalati solo due casi di coronavirus, entrambi riguardanti cittadini cinesi in Siberia, nonché una donna russa a cui è stato diagnosticato il virus a bordo della nave da crociera Diamond Princess in quarantena in Giappone.

Da https://www.ilgiornale.it/news/mondo/coronavirus-russia-putin-vieta-lingresso-ai-cinesi-1828761.html

XVII pellegrinaggio a piedi Osimo – Loreto

Condividi su:

Prepariamoci al pellegrinaggio del mese di Maggio, mese mariano. Iscrivetevi direttamente alla mail indicata alla fine delle indicazioni:

XVII pellegrinaggio a piedi Osimo – Loreto

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Sabato 16 maggio e domenica 17 maggio 2020: XVII pellegrinaggio Osimo – Loreto
 
Sabato 16 maggio 2020
ore 14,00 – appuntamento a Osimo,
al parcheggio della chiesa San Carlo, in Via Molino Mensa, 1 (dal centro storico: direzione Macerata); sistemazione dei bagagli e inquadramento dei pellegrini. Si raccomanda la massima puntualità.
ore 15,00 – partenza a piedi;
– a Osimo venerazione del corpo di San Giuseppe da Copertino; sosta al santuario della B. V. Addolorata di Campocavallo;
– arrivo a Castelfidardo, distribuzione dei bagagli, sistemazione nelle camere, cena e pernottamento.
 
Domenica 17 maggio 2020
ore 7,45 – S. Messa.
ore 9,00 – colazione; sistemazione dei bagagli.
ore 9,45 – partenza;
– sosta al sacrario delle Crocette a Castelfidardo;
– arrivo a Loreto e pranzo al sacco.
ore 14,30 – processione alla basilica e preghiera nella Santa Casa di Loreto.
ore 16,00 – partenza del pullman per riportare i pellegrini a Osimo.
ore 16,30  – arrivo a Osimo e fine del pellegrinaggio.
 
Come raggiungere Osimo
– Per chi viaggia sull’autostrada A 14: uscire al casello di Ancona Sud-Osimo.
– Per chi viaggia in treno: scendere alla stazione ferroviaria di Osimo. In questo caso comunicare l’orario d’arrivo all’organizzazione, che provvederà a venire a prendere i pellegrini alla stazione. Per il viaggio di ritorno si invita a prendere il treno alla stazione di Loreto.
 
Modalità del pellegrinaggio
I pellegrini percorrono a piedi l’intero itinerario del pellegrinaggio (22 km), lasciando il sabato pomeriggio le automobili al parcheggio del San Carlo a Osimo.
La domenica pomeriggio da Loreto un pullman ricondurrà i pellegrini alle automobili.
Prima dell’inizio del pellegrinaggio i bagagli personali saranno caricati su un furgone che li trasporterà direttamente a Castelfidardo, nel luogo del pernottamento.
Durante il percorso i pellegrini in difficoltà potranno usufruire del servizio di alcuni pulmini.
Lungo il cammino i sacerdoti assicurano l’assistenza spirituale (recita del S. Rosario, canti, meditazioni, confessioni). Si raccomanda di non usare i telefonini durante la marcia.
 
I pasti
Cena di sabato sera: in una trattoria.
Colazione di domenica mattina: all’Hotel Parco a Castelfidardo.
Pranzo di domenica: pranzo al sacco alle porte di Loreto. Ogni pellegrino deve arrivare al pellegrinaggio con il necessario (cibo, bevande, posate, ecc.), l’organizzazione fornisce del pane fresco e dell’acqua.
Si consigliano inoltre bevande e alimenti energetici per la marcia e per le pause.
 
Attrezzatura e abbigliamento
I pellegrini devono portare:
– un bagaglio con gli effetti personali per pernottamento: si consiglia di mettere un’etichetta col proprio nome sui bagagli per facilitare lo smistamento;
– un bagaglio con il cibo e le bevande per il pranzo al sacco della Domenica.
Si consiglia di portare una borraccia e uno zainetto per la marcia, contenente il necessario in caso di pioggia, gli effetti personali, gli energetici, ecc.
Si consigliano delle scarpe comode e un copricapo per proteggersi dal sole.
Si invitano gli uomini ad evitare l’uso delle bermuda; si suggerisce alle signore e alle signorine l’uso delle gonne sotto le ginocchia e un velo o copricapo per le preghiere nelle chiese e per l’assistenza alla Santa Messa.
 
Pernottamento
I pellegrini pernottano in alcune strutture alberghiere a Castelfidardo. Sono disponibili camere da due o tre posti, divise per le donne e per gli uomini.
I partecipanti devono quindi adattarsi a dormine con altri pellegrini.
Ovviamente i nuclei familiari utilizzano la stessa camera.
I posti-letti sono limitati, quindi “chi primo arriva, bene alloggia”.
Per i ragazzi è possibile una sistemazione più economica.
Per mantenere lo spirito del pellegrinaggio e non disturbare gli altri partecipanti, i pellegrini sono invitati a rientrare nelle camere entro la mezzanotte.
 
Quota di partecipazione
La quota comprende: la camera d’albergo, la cena del sabato sera, la colazione della domenica mattina, l’uso della sala per il pranzo al sacco di domenica, il viaggio in pullman Loreto – Osimo al termine del pellegrinaggio.
Per gli adulti: 70,00 euro.
Per i bambini sino a 14 anni: 50,00 euro.
 
Chi avesse delle difficoltà economiche (studenti, famiglie numerose, ecc.)
non rinunci al pellegrinaggio: l’organizzazione potrà facilitare l’iscrizione.
Chi fosse impossibilitato a partecipare può inviare un’offerta
per contribuire alle spese organizzative e per favorire l’iscrizione delle persone più bisognose.
N.B. Le iscrizioni sono relative alle singole persone e non alle associazioni, si prega pertanto di non partecipare al pellegrinaggio con bandiere o magliette relative a gruppi particolari.
 
Versamento delle quote
– Prima del pellegrinaggio: versamento sul c.c. postale n. 51 17 99 27 intestato a:
Ass. Mater Boni Consilii Onlus – Casa San Pio X specificando: “Pellegrinaggio a Loreto”
(si prega di inviare per posta o per email la copia del versamento);
– oppure direttamente a Osimo mettendo la quota in una busta col nominativo del/i pellegrino/i da consegnare al sacerdote responsabile.
– Agli iscritti impossibilitati a partecipare verrà trattenuta una quota di 30,00.euro.
 
Le iscrizioni si devono effettuare UNICAMENTE alla Casa San Pio X ENTRO venerdì 8 maggio 2019:
Casa San Pio X – Via Sarzana n. 86 – 47822 San Martino dei Mulini (RN)
Tel.: 0541.758961
Posta elettronica: info.casasanpiox@gmail.com

Da http://www.centrostudifederici.org/xvii-pellegrinaggio-piedi-osimo-loreto/

1 257 258 259 260 261 262 263 1.214