Pera: “L’UE? Una banca, una impresa di assicurazioni e un istituto dove prendere soldi ma nessuna identità”

Condividi su:

Da più di due mesi siamo tutti coinvolti in una crisi che da sanitaria si è fatta vieppiù sistemica e capace di dissolvere molte decennali illusioni e rivelare la malattia spirituale che corrode sin nel midollo realtà dall’apparenza solida: l’UE, la statualità e la democrazia italiana, la nostra civiltà (che fu cristiana) nella sua cultura di massa e nella sua ideologia di fondo, la stessa Chiesa Cattolica.

In questa Italia in quarantena nuove illusioni sono sorte a riempire lo spazio lasciato dalle vecchie dissolte … illusioni però effimere destinate probabilmente a dissolversi appena la crisi economica che seguirà quella sanitaria farà sentire la sua morsa.

Si tratta allora di capire la crisi, culturale-spirituale di una civiltà prima che sanitaria e socio-economica, per poter ragionevolmente pensare al dopo-crisi, a come uscirne e a come e cosa ricostruire.

È l’interesse del nostro Osservatorio che ha avviato, a partire dal documento dell’arcivescovo Crepaldi, un Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus per pensare cattolicamente una risposta alla crisi partendo dal patrimonio filosofico/teologico della Dottrina sociale della Chiesa.

Ne abbiamo parlato con il professor Marcello Pera, illustre filosofo, già ordinario di Filosofia della scienza all’Università di Pisa, uno dei pensatori più autorevoli del conservatorismo liberale italiano, senatore della Repubblica per quattro legislature, Presidente del Senato dal 2001 al 2006, intellettuale laico dei più sensibili alla Tradizione Cattolica, capace di intessere con papa Benedetto XVI un dialogo filosofico approdato a pubblicazioni e che dura tuttora.

Presidente, l’arcivescovo Crepaldi ha parlato di una UE “morta per coronavirus”, Ella ha invece retrodatato il decesso considerando il virus solo come ciò che tale (già avvenuta) morte ha manifestato. Chi ha ucciso l’UE? Di cosa e quando è morta?

Credo che nella sostanza siamo d’accordo. Senza il coronavirus non ci sarebbe stato il certificato di decesso dell’Unione Europea. Lì si è visto che l’Unione non è uno Stato federale né confederale, come è noto, ma neppure una comunità, perché non si fa carico delle difficoltà che colpiscono i suoi membri e alcuni in modo particolare. Piuttosto, è emersa la volontà egemonica di alcuni Stati di dettare le regole agli altri. Esattamente come accadde con la Grecia, solo che stavolta l’evento è stato meno cruento. Osservo poi che sono stati proprio gli europeisti, quelli che si portano sempre al petto la medaglia d’onore e si danno pacche sulle spalle di autocompiacimento, a rompere il giocattolo. Nel migliore dei casi, hanno trasformato l’Unione in una banca, un’impresa di assicurazione, un istituto che presta soldi e che ciascuno poi si strozzi quando deve restituirli. Non avendo mai messo in gioco la sua identità e il suo destino, l’Europa alla prima prova seria e drammatica si è sciolta. Un’accozzaglia di Stati che stanno insieme se fa comodo, che si osteggiano per lo più, sul coronavirus oggi, come ieri sull’islam e l’immigrazione.

Il problema è dunque l’identità stessa dell’Europa (prima ancora che dell’UE), il suo riconoscersi o meno nella Civiltà Cristiana e dunque la sua capacità di alterità rispetto alla Umma islamica e alle civiltà orientali. Ma l’Europa (prima ancora che l’UE) è ancora Civiltà Cristiana? L’Europa odierna, almeno nell’autocoscienza che ne ha la cultura prevalente, non si pensa proprio come emancipazione dal Cristianesimo, come liberazione dall’identità storica cristiana verso un universalismo tendenzialmente astorico, apolide e areligioso?

No, l’Europa non è più cristiana, o lo è sempre meno, non pensa di essere stata battezzata anche dal cristianesimo, e considera la religione cristiana un ostacolo al progresso. Dice di credere nei “diritti”, ma, primo, non sa spiegarsi da dove sono scesi, secondo, quando scopre che alcuni diritti non sono comodi o urtano altri diritti, semplicemente li ignora. Il diritto alla vita? Non vale per l’aborto. Il diritto alla famiglia e a far nascere figli? Non vale per le coppie omosessuali. Il diritto alla dignità? Non vale per l’eutanasia. Eccetera. Siamo al supermercato, dove ognuno sceglie ciò che gli piace, e guarda all’etichetta di provenienza. Se per caso trova che un prodotto è “made in Christendom”, lo scarta: non ha il marchio di garanzia.

Ritiene corretto affermare che l’UE, più che un tradimento artificiale dell’Europa, sia piuttosto la coerente ed estrema espressione istituzionale dell’Europa così come pensata dalla cultura post-cristiana? Allora la crisi dell’UE è in verità crisi dell’Europa come post-Cristianità?

Sì, è così. Non c’è un disegno deliberato, piuttosto uno sviluppo quasi automatico, inerziale. A partire dal Seicento e ancor più dal Settecento, l’epoca dei Lumi, l’Europa si è confrontata con la grande scissione, fra il sapere e la fede, la scienza, la morale, la politica e la religione. Questo evento, a mio avviso anche più traumatico della riforma protestante, non è mai stato assorbito. Nel migliore dei casi, sapere e fede sono andate su due binari paralleli, ignorandosi, nel peggiore si sono osteggiate. “Post-cristiana” vuol dire che la nostra cultura prescinde dal cristianesimo; anche quando non lo nega, ne nega la funzione morale, politica, culturale, oltre che salvifica. Questo dice il secolarismo di oggi. E poiché il secolarismo è la cultura ufficiale dell’Unione Europea, l’Unione Europea secolarizzata disconosce le sue radici.

Se la crisi è spirituale la risposta non potrà che collocarsi a quell’altezza. Dunque la morte dell’UE e la patologia dell’Europa che risposta debbono trovare? Dobbiamo arrenderci ad un inevitabile lutto oppure è ancora ragionevole lavorare per la Civiltà Cristiana d’Europa? 

Se la crisi è spirituale, e lo è, allora le istituzioni non bastano a risolverla. Occorre una nuova cultura. E qui vorrei ridire ciò che ho detto tante volte. Il cristianesimo non è solo la fede nel Dio incarnato, crocifisso e risorto, è anche la cultura della centralità della persona, in cui si rivela la sua natura creaturale. È vero che l’una cosa è congiunta all’altra, ma sono distinte. Perciò, se si fa questa distinzione, è possibile che anche il laico, colui che, sul piano della fede, non ritiene di appartenere alla ecclesia di Dio, diventi un alleato per l’affermazione del cristianesimo, sul piano della cultura.

Questa pandemia ha visto anche l’eclissarsi della presenza pubblica della Chiesa. Per la prima volta in duemila anni si è celebrata la Pasqua senza il popolo, le Sante Messe da due mesi sono interdette ai fedeli, non si celebrano matrimoni, prime Comunioni, battesimi e cresime. Persino i defunti sono sepolti senza esequie. E tutto nel silenzio … abbiamo rinunciato a tutto, persino ai funerali per i nostri morti, senza alzare la voce, senza lamento. Come legge questa afonia della Chiesa?

Amaramente. La leggo come l’effetto della secolarizzazione della Chiesa. Se questa guarda solo alla propria dimensione storica, temporale, allora chiudere una chiesa è come chiudere un teatro, riunirsi in una chiesa è come assembrarsi in un cinema, andare ad una Messa è come partecipare ad un comizio. Si perde la dimensione spirituale, il Corpo di Cristo. I fedeli a Messa o al battesimo o ad un funerale sanno che esiste un rischio di contagio, ma sanno anche come calcolarlo, ridurlo, evitarlo. Se, per il loro “bene”, affidano allo Stato le decisioni nella sfera ecclesiale, allora lo Stato riduce la Chiesa solo alla sua dimensione istituzionale pubblica, e la Chiesa si adatta a questa rappresentazione. Sono rimasto colpito da tanto silenzio e amareggiato da tanto zelo di assecondare le misure di sicurezza e precauzione fissate dal governo. Purtroppo, l’esempio è venuto dall’alto. Il presidente Conte deve essersi molto stupito: credeva di essere autorizzato a trattare la Chiesa come un qualunque altro organismo secolare, e poi s’è trovato ad essere contraddetto e fortemente criticato. “Ma come?! — immagino che abbia detto ai suoi alti referenti vaticani — non eravamo d’accordo?”. Effettivamente, lo erano, ma poi i referenti, spinti dai credenti, hanno corretto l’errore. O così almeno spero.

La teologia della storia è inscritta nella stessa Divina Rivelazione, antico e neo testamentaria. Si pensi solamente al poderoso affresco universale che costituisce, nell’Apocalisse giovannea, lo sguardo di Dio sulla storia del mondo ricompresa nell’esito escatologico. Allo sfaldarsi dell’impero romano la Chiesa rispose con il De civitate Dei di Agostino. E poi lungo i secoli sempre storia e metastoria, tempo ed escaton costituirono felice dialettica per una lettura degli eventi alla luce della Rivelazione. Oggi la Chiesa, i suoi Pastori rivelano quasi un imbarazzo a leggere ciò che ci accade trascendendo l’ordine intramondano, illuminando gli eventi con la luce della Divina Rivelazione, portando l’ermeneutica dei fatti sul terreno teologico. Così facendo, cioè autocensurandosi nella funzione teofora di rendere presente nel mondo Dio e il Suo sguardo sulle cose, la Sua voce, la Chiesa non si condanna forse all’inutilità? Non sarebbe proprio questo lo specifico contributo della Chiesa al bene comune: manifestare Dio nel mondo?

Temo che sia accaduto qualcosa di irreparabile nel breve tempo. La Chiesa è andata incontro alla modernità, ha civettato con lo spirito dei tempi e si è auto-rappresentata come moderna. L’evento è traumatico, perché significa passare dalla dimensione della salvezza, l’escatologia, a quella della libertà, l’ideologia. Una Chiesa ideologizzata, che si occupa della giustizia sociale, dei diritti dell’uomo, del progresso civile, che cosa ha più da dire? Diventa una voce secolare fra altre voci secolari. E va a rimorchio del secolarismo. L’esempio più emblematico è l’ecologia: salvare il pianeta, o magari l’Amazzonia, non è come salvare l’anima. E per di più cercare di salvare il pianeta insistendo sulla intrinseca bontà della natura o sull’equilibrio turbato dall’uomo, equivale a professare un’ideologia. Per di più falsa dal punto di vista cristiano: nella teologia cristiana, non solo l’uomo, anche la terra è caduta, non è più l’eden, non dà più solo buoni frutti, somministra anche veleni, come il coronavirus. La terra caduta è tanto amica quanto nemica dell’uomo. Mitizzarla come madre buona che nutre i suoi figli è una forma di paganesimo.

La crisi più dura, lo abbiamo detto, sarà quella socio-economica con le inevitabili ricadute politico-istituzionali. Ma anche su questo terreno la vera questione è prima di tutto culturale-spirituale-ideologica: l’idea di uomo e di società, di res publica e di diritto, di lavoro e di relazioni sociali. Abbiamo visto, ad esempio, farsi strada ammirazione (e anche una certa emulazione, almeno in intenzione) per il modello cinese. Un totalitarismo che si avvale delle nuove tecnologie (intelligenza artificiale in primis) per un controllo capillare della popolazione e per una gestione centralizzata e statale della vita sociale ed economica. Tutto ciò non è inquietante? Come leggere questa convergenza tra un certo radical-progressismo occidentale (anche cattolico purtroppo) e il socialismo cinese? 

Sì, il fenomeno è inquietante. La Cina, grazie ad una combinazione di potere tecnologico e dittatura politica, è proiettata alla conquista del mondo, sicuramente all’egemonia anche sull’America. Finirà male, io temo, questa storia, perché finirà con una guerra, che coinvolgerà anche l’Europa, anche se all’inizio preferirà giocare la parte del solo spettatore neutrale. Ma, timori di guerra a parte, a me pare che ci sia un errore politico grave del nostro, soprattutto italiano, atteggiamento verso la Cina. Si scambia un rapporto amichevole con un’alleanza. Non puoi dire che, siccome Trump non mi piace o non mi aiuta come vorrei, allora io cambio la mia posizione geopolitica. Il mondo occidentale è una civiltà, la Cina è un’altra. A meno che non si faccia una scelta ideologica di parte, il comunismo contro la democrazia, non si può trattare l’America come un soggetto fungibile. Anche noi siamo l’America.

Abbiamo anche visto, in Italia specialmente, una tendenza della politica ad abdicare le responsabilità delle scelte ai così detti esperti, in questo caso i virologi. Uno strabordare mediatico ma, anche direttivo e decisionale, di tecnici in nome “della scienza” sulla autorità politica (Parlamento in primis). Siamo poi arrivati anche alla creazione di organismi tecnico-governativi per il controllo dell’informazione (con il pretesto delle fake news) sempre in nome “della scienza”. Come è possibile un simile regresso nella cultura politica italiana? Come è possibile una simile rozzezza nell’idea di scienza?

Sugli esperti, sarei meno severo. Quando lo sono davvero e c’è bisogno del loro parere sono utili, purché si sappia come interrogarli, cioè non alla maniera “E voi che ne pensate?”, e purché l’ultima parola, quella della decisione, spetti a chi ha responsabilità politica. Non sono sicuro che questo sia sempre stato il modo dell’impiego degli esperti da parte del presidente Conte. Il suo ultimo decreto sa di gioco a nascondino. Peggio è l’organismo contro le fake news. Un istituto di controllo contro le fake news gestito dal governo è esso stesso un generatore di fake news. Ed ha una filosofia tra assolutista e paternalista: il governo, non la pubblica opinione, decide la verità e la somministra al popolo che non saprebbe scoprirla da sé. Spesso mi domando quale sia la cultura di Conte. Di un po’ liberale vedo ben poco.

Per ricostruire l’Italia e l’Europa dopo questa crisi epocale si dovrà prima pensare a cosa e come si vuole ricostruire. Il rischio è quello di ritrovarci tutti in una Europa modello cinese? Non con il partito unico al potere magari, ma con una presenza ipertrofica dello Stato nella vita socio-economica, con un controllo tecnologico esercitato sui cittadini (spostamenti, operazioni bancarie, acquisti, opinioni espresse sul web tutto tracciato), con libertà limitate e la realizzazione di quello Stato-Provvidenza tanto caro alla vecchia socialdemocrazia ma sempre condannato dal Magistero sociale?

Quello è lo Stato di Orwell. Dobbiamo scongiurarlo. Però, che, senza neppure saper bene che cosa sia, la maggioranza degli italiani sia favorevole alla app che li rintraccia e li avverte, non mi pare che prometta bene. Sembra che siano disposti a sacrificare tanto alla paura dei rischi della salute e della sicurezza. Il clima adatto per scivolare nello Stato assolutista o totalitario.

Il contributo della Dottrina sociale della Chiesa è tutto, invece, nella direzione opposta: natura spirituale della persona umana (dunque libera e razionale), carattere organico della vita associata dell’uomo (famiglia, corpi intermedi, comunità politica), attività economica rimessa alla libera iniziativa d’impresa, welfare rimesso alla socialità libera dei corpi intermedi, educazione come dovere/diritto dei genitori, concezione sussidiaria dello Stato, riconoscimento di un ordine giuridico naturale vincolante anche per lo Stato, valore spirituale del lavoro umano, proprietà privata come diritto naturale, ruolo pubblico della religione, etc… Cosa si oppone ad una ricostruzione d’Italia e d’Europa secondo i principi della DSC? Quali invece le forze che potrebbero giovarsi della DSC per la loro azione politico-culturale?

Guardi, alla fin fine sono e resto un laico, non mi faccia fondare lo Stato su una dottrina specifica, specie se è così dettagliata come la DSC. Il cristianesimo è importante nella mia vita per alcuni princìpi di salvezza e credo che lo impoverirei se lo riducessi ad alcune formule politiche che pure in gran parte apprezzo. È per questo che dissento dalla Chiesa sulla questione dei diritti fondamentali dell’uomo: tutta quella massa di diritti che oggi abbiamo non può essere fondata solo sul Vangelo, spesso è politica contingente. Pensi solo al diritto alla democrazia! Ho letto di teologi che sostengono che può esistere una dottrina morale della Chiesa, ma sono in dubbio che ne esista una politica. Sul tema sono debitore del mio vecchio e caro Agostino, così diffidente e anche ostile all’idea che la politica abbia funzione pedagogica e ancor meno salvifica. Uno stesso principio cristiano in tempi diversi può fondare istituti diversi. Meglio non fare della casistica.

Grazie!

DA

https://loccidentale.it/pera-lue-una-banca-una-impresa-di-assicurazioni-e-un-istituto-dove-prendere-soldi-ma-nessuna-identita/

Gli impresari del terrore

Condividi su:

C’è qualcuno che vorrebbe prolungare all’infinito l’emergenza, la chiusura del paese, spostando la liberazione di data in data, di fase in fase. C’è qualcuno che ci guazza in questa quarantena, ne approfitta, si avvantaggia, su piani diversi. C’è qualcuno che in questa paralisi si sente importante, decisivo, determinante, esercita il potere allo stato puro, in grande o in piccolo, e riduce i cittadini a bambini, malati e delinquenti, tutti con l’obbligo di stare dentro.

C’è qualcuno che gode il quarto d’anno di celebrità, si arroga il diritto di decidere nel nome della vita e della morte, ti consente o meno di respirare, a sua discrezione, ti toglie la libertà senza darti in cambio la sicurezza; ma accolla quest’ultima solo sulle tue spalle, dipende solo da te, se ti barrichi in casa, stai buono e ti separi da tutti. Il nuovo Hobbes decreta: Homo homini virus. E su quella paura fonda il suo strapotere.

C’è qualcuno che vede in questa situazione la realizzazione della propria utopia, tutti irretiti, cioè presi per la rete, attaccati a una piattaforma, senza più differenze, tutti uguali, magari con uno stesso reddito universale di miseria, controllati e cinesizzati come il Grande Impostore vuole. Se ci fosse qualcuno in grado di parlare oggi nel nome della fede direbbe che tutto ciò è diabolico, perché diavolo significa separare, dividere.

C’è qualcuno che teme di tornare alla vita normale perché sa che l’incantesimo si spezzerebbe, il consenso di gregge, automatico e impaurito, verrebbe meno, la vita tornerebbe aperta. C’è qualcuno che ritarda sine die la prigionia universale perché sa che tragedie ci aspettano per il lavoro, la società, le famiglie, l’economia e non è stato predisposto nulla di concreto e di adeguato. C’è qualcuno che prolunga questa condizione per stremare i cittadini, devitalizzarli e abituarli e intubarli, e farli appena uscire ma con la minaccia che se non fate i bravi tornate in castigo. Terrorismo mediatico e sanitario.

“Impresari della paura”, vi ricordate? Ogni giorno e ogni giornalone rovesciavano su Salvini e sulla destra nostrana e internazionale, accuse di fondare il loro consenso sulla paura. Paura degli sbarchi, dei migranti, dei rom; impresari della paura. Come definire ora il governo in carica, le sue task force e tutto il carrozzone di esperti e comunicatori, se non grandi fabbriche della paura? Incutere terrore nella gente per tenerla prigioniera in casa, privarla delle libertà più innocue e più elementari, fare un lavaggio del cervello in massa per spaventarli sui rischi che si corrono solo ad allentare la sorveglianza da regime poliziesco che stiamo vivendo. Con divieti insensati su chi incontrare e chi no, sui luoghi, le case, dove la cautela non c’entra ma è solo coazione, Comandamento. Impresari del terrore.

Mai viste tante auto di polizia e carabinieri in giro, sono spariti i problemi di mezzi, personale, carburanti… Agli angoli delle strade vedi soldati coi mitra che sorvegliano sul pericoloso popolo italiano, come se ci fosse da abbattere pericolosi terroristi in vena d’uscire di casa.

Ti barrichi in casa per il terzo mese consecutivo e devi subire l’aggressione del video con quell’indegno volantinaggio di propaganda e terrore dei tg: “non abbassare la guardia”, “mantenere alta la tensione”, non è finita la galera; se allentiamo appena, arriva sicura come la morte una tempesta di contagi. E via di questo passo, ogni servizio, ogni intervista, ogni passaggio in studio ti vomita un solo, ossessivo messaggio. Anche dall’estero le notizie e le immagini sono filtrate per ammaestrarci.

Vedi comitati tecnico-scientifici che non sono stati capaci di prevedere un beneamato tubo, neanche le previsioni più ravvicinate, non sono stati in grado di dare indicazioni di alcun genere e ora ci prospettano ben 92 scenari: ma tra tutti, i tg, i governi, gli esperti compiacenti, ci sparano solo i più agghiaccianti per spaventarci e costringerci in casa.

Tutto come prima, e se non vi comportate bene, peggio di prima. Bande di virologi che in due mesi di vetrina quotidiana non hanno concordato su nessuna profilassi e non hanno saputo dire altro che ripetere il rimedio primitivo del duemila avanti Cristo: state a casa, lontani dal prossimo, lavatevi le mani. Grazie, non c’era bisogno di loro per sentirci dire quello che una qualunque nonna analfabeta era in grado di dire. Dalle istituzioni, dagli organismi “preposti”, nessuna terapia o prevenzione socio-sanitaria, in più di due mesi. Solo un incubo militante, state a casa, vi spariamo a vista, vi facciamo tornare a casa carichi di meraviglie, vi sorvegliamo coi droni e gli elicotteri tipo Apocalypse now e noi i vietcong. In casa fate onanismo sul virus, per distrarvi sparatevi un bel filmone sul contagio: vi racconta ciò che state vivendo. Siete già nella leggenda, nella fiction… Rallegramenti.

Intendiamoci. Non tutti coloro che ci prescrivono e osservano queste norme sono in mala fede, c’è chi ne è davvero convinto e argomenta bene. Né è in discussione la necessità delle precauzioni, ma quelle necessarie, ragionevoli, come distanziarsi e mascherarsi, andare il meno possibile e più coperti possibile nei luoghi pubblici, magari controllare le condizioni di salute (ciò che nessuno ci ha mai fatto). Ma star da soli all’aria aperta, passare isolati da una casa all’altra non provenendo da nessuna zona di rischio, uscire, bagnarsi o saltellare per conto proprio in luoghi appartati, vedere una persona anche se non è congiunto, riprendere con tutte le precauzioni le attività lavorative, sono rischi calcolati, che si devono correre se non vogliamo che i danni per la prevenzione diventino superiori ai danni sanitari. Un manifesto firmato da tanti, in primis da Vittorio Sgarbi, ha denunciato questo regime liberticida; un flash-mob di cittadini contro le violazioni della Costituzione è stato fatto ieri mattina a Bologna. Ma vige la legge marziale. Filate a casa, da soli, coda tra le gambe.

MV, La Verità 3 maggio 2020

DA

Gli impresari del terrore

Ucciso perché “continuava a predicare il Vangelo di Gesù Cristo” ai rapitori islamici

Condividi su:

 

Mustapha Mohammed, 26 anni, leader di una banda di 45 membri criminali islamici, attualmente in prigione nella città nigeriana di Abuja, ha rilasciato all’inizio di maggio un’intervista telefonica al quotidiano nigeriano Daily Sun confessando di aver ucciso il seminarista diciottenne Michael Nnadi perché “ha continuato a predicare il Vangelo di Gesù Cristo” ai suoi rapitori islamici.

Secondo il quotidiano nigeriano, Mustapha ha elogiato lo “straordinario coraggio” del seminarista Nnadi, osservando che il giovane cattolico gli ha detto di lasciare la via del male o che sarebbe morto eternamente.

Il diciottenne studente di teologia Nnadi era stato rapito da uomini armati nel Seminario del Buon Pastore a Kaduna, l’8 gennaio di quest’anno, insieme ad altri 3 seminaristi. Il seminario, che ospita circa 270 seminaristi, si trova vicino alla superstrada Abuja-Kaduna-Zaria. Secondo l’agenzia AFP, l’area è “nota per le bande criminali che rapiscono i viaggiatori per chiedere poi dei riscatti”.

La notte del rapimento, gli uomini armati, vestiti da militari, fecero irruzione nel seminario e aprirono il fuoco, rubando computer portatili e telefoni prima di rapire i 4 seminaristi.

Dieci giorni dopo il rapimento, uno dei 4 seminaristi fu lasciato per strada, vivo ma gravemente ferito. Il 31 gennaio, al Good Shepherd Seminary, avevano annunciato che altri 2 seminaristi erano stati rilasciati, ma di Nnadi non si sapeva ancora nulla. Il successivo 1° febbraio, la diocesi di Sokoto (Nigeria), ha annunciato che Nnadi era stato assassinato e, ora, tre mesi dopo si viene a sapere la fine da martire del giovane seminarista. Dal primo giorno in cui Nnadi è stato rapito, insieme ad altri 3 compagni, “non ha permesso al leader del gruppo criminale Mustapha di avere pace”, ha scritto il giornale nigeriano, perché il seminarista insisteva nel “predicargli il Vangelo”. 

L’omicidio di Nnadi fa parte di una serie di attacchi contro i cristiani nel paese negli ultimi mesi. L’arcivescovo di Abuja, mons. Ignatius Kaigama, ha chiesto al presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, di affrontare violenze e rapimenti contro i cristiani nel paese. “Dobbiamo lavorare insieme per sradicare la povertà, gli omicidi, il cattivo governo e tutti i tipi di sfide che affrontiamo come nazione”, ha affermato mons. Kaigama.

Recentemente Augustine Obiora Akubeze, arcivescovo del Benin, ha chiesto ai cattolici di vestirsi di nero in solidarietà con le vittime e di pregare, in risposta alle “ripetute” esecuzioni di cristiani da parte del gruppo terroristico islamico Boko Haram.

Diverse città cristiane sono state attaccate dagli islamisti, molte fattorie sono state bruciate e diversi uomini e donne sono stati rapiti e uccisi. In particolare, molte donne sono state prese come schiave sessuali e torturate. 

Secondo l’ambasciatore generale degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale, Sam Brownback, la condizione dei cristiani in Nigeria sta peggiorando. “Molte cristiani sono uccisi in Nigeria e temiamo che questi assassinii si diffonderanno in diverse zone del paese africano”, ha detto Brownback.

Brownback ha osservato che il governo nigeriano potrebbe “fare di più” e “non sembra avere l’urgenza di agire”.

 

MATTEO ORLANDO

Perchè i DPCM che limitano la libertà personale sono uno schiaffo alla Costituzione?

Condividi su:

 

Mi sono già espresso sul punto, e forse sono stato tra i primi a farlo già il 22 marzo con una intervista a ByoBlu24, due giorni dopo su questo blog e pochi giorni fa su Libero. Ieri ho anche argomentato la questione in un articolo – sempre su questo blog – in risposta a Zagrebelsky: https://www.google.com/amp/s/scenarieconomici.it/lerrore-in-punto-di-diritto-di-zagrebelsky-di-giuseppe-palma/amp/

Ma, vista la confusione che c’è in giro, mi rendo conto che il punto merita un ulteriore approfondimento da parte mia:

La tipizzazione dei casi in cui limitare la libertà personale è coperta da “riserva di legge assoluta” prevista dall’art. 13 della Costituzione. Ciò vuol dire che per limitare la libertà personale, al di fuori delle ipotesi già previste dall’art. 13 della Costituzione (e dalle leggi vigenti), occorre una legge ordinaria ovvero un atto avente forza di legge (decreto-legge o decreto legislativo) previsto dall’art. 77 della Costituzione.

In entrambi i casi, cioè sia la legge ordinaria che gli atti aventi forza di legge, sono fonti primarie del diritto che – nella scala gerarchica delle fonti – si collocano due gradini al di sotto della Costituzione, un gradino al di sotto delle leggi costituzionali (e di revisione costituzionale) e un gradino al di sopra degli atti amministrativi del governo (regolamenti, Dpcm etc).

Cosa vuol dire, praticamente? Vuol dire che i casi in cui limitare la libertà personale possono essere indicati – TASSATIVAMENTE – solo dalla legge o dagli atti aventi forza di legge. Mai, e dico mai, da un atto del governo di fonte secondaria (regolamenti, Dpcm etc).

Fatta eccezione per la legge delega di cui al primo comma dell’art. 77 della Costituzione (alla quale segue l’adozione del decreto legislativo), né la legge ordinaria né il decreto-legge possono “delegare” al governo la tipizzazione dei casi in cui limitare la libertà personale.In nessun caso.
Il motivo è semplice: la tipizzazione dei nuovi casi in cui poter limitare la libertà personale da parte del governo avverrebbe – come di fatto è avvenuto – con atti amministrativi dell’esecutivo (fonte secondaria del diritto), come possono essere ad esempio i Dpcm o i regolamenti, in PALESE VIOLAZIONE della “RISERVA DI LEGGE ASSOLUTA” prevista dalla Costituzione.

Siamo nelle mani di gente al governo che, tra gli altri limiti, è anche priva di qualsiasi cultura giuridica e costituzionale.

Avv. Giuseppe PALMA

***

Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni, QUI per l’acquisto: http://www.historicaedizioni.com/libri/democrazia-in-quarantena/

DA

Perchè i DPCM che limitano la libertà personale sono uno schiaffo alla Costituzione? (di Giuseppe PALMA)

Ecco i nuovi nomi per il dopo Conte

Condividi su:

 

Dal lockdown al knockdown. E a bordo ring eminenti costituzionalisti stimati da Mattarella per il colpo finale a Conte. Al Quirinale, intanto, come da prassi consolidata in periodi turbolenti, si analizzano profili per un possibile successore del capo dell’Esecutivo dopo il no secco di Draghi. L’orientamento è solo verso figure politiche, avendo già scartato ipotesi di novelli “para guru” alla Vittorio Colao, dal quale ci si aspettava molto di più, o di esponenti delle istituzioni, come la presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia. I nomi al momento sotto osservazione per un eventuale governo di larghissime intese auspicato pure da Bergoglio sono tre: il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ed i ministri Pd Dario Franceschini, a cui proprio Zingaretti ha delegato i rapporti con il Movimento Cinque Stelle, e Lorenzo Guerini, che alla Difesa ha acquisito una buona dimestichezza con gli interlocutori internazionali, USA in testa, oltre ad essere apprezzato dal mondo industriale. Forse, con un coup de théâtre, potrebbe anche spuntare, Pier Ferdinando Casini, già presidente della Camera dei deputati, con in dote un network europeo di prim’ordine.

Sullo sfondo, i grillini disposti a tutto pur di non andare alle elezioni, Berlusconi che muore dalla voglia di tornare a contare un po’, Salvini che vuole riappropriarsi di un ruolo, Renzi che sogna la Farnesina e la Meloni che difficilmente potrebbe dire no alla Difesa di fronte ad un Paese in drammatica recessione, con la Caritas che non riesce più a sfamare le famiglie senza cibo. Ma quale potrebbe essere il grimaldello che permetterà a Mattarella, a fine estate, di sfrattare da Palazzo Chigi Conte, che continua a disattendere sistematicamente ogni suo suggerimento? Due sono le strade per accelerare, nei prossimi mesi, la formazione di un governo-lampo di “sanità pubblica” che dovrà affrontare una catastrofica crisi economica con 13 milioni di disoccupati e un Pil a meno dodici.

La prima, già in movimento, è la più delicata e potenzialmente esplosiva, che può sintetizzarsi in “chi di Dpcm ferisce, di Dpcm perisce”: da Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale intervistato da QuaranTalks, l’appuntamento organizzato dalla Bologna Business School, che ha ripetuto chiaro e tondo che i Dpcm di Conte sono illegittimi e, come tali, potenzialmente perseguibili. Cassese, peraltro, non solo è uno dei consiglieri più ascoltati da Mattarella, anche per i comuni trascorsi alla Consulta, ma è pure il mentore riconosciuto dell’attuale presidente Cartabia, altrettanto critica verso quello strumento amministrativo ripetutamente adottato. A questo si aggiunga che un altro ex presidente della Corte, Giovanni Maria Flick, aveva iniziato a raccogliere commenti critici da altri giudici costituzionali, iniziativa al momento sopita solo per carità di patria.

Ma a Palazzo Chigi si teme che proprio l’incostituzionalità dei Dpcm possa arricchire la già corposa denuncia, attualmente al vaglio della Procura di Roma, portata avanti dal professor Carlo Taormina che, tra l’altro, sta anche raccogliendo migliaia di firme per una class action. Il combinato disposto tra il parere di autorevoli giuristi e un’iniziativa giudiziaria suggerirebbe di accelerare un’uscita di scena di Conte, il quale si è opposto anche alla consegna, come gli era stato chiesto dall’opposizione, dei documenti stilati dalle mille task force dedicate al Covid-19, com’è prassi consolidata in altri Paesi.

La seconda strada, più elegante, prevede l’uso del fioretto al posto della spada e viene, come al solito, dall’Europa: a parte i pelosi profili giuridici, al Quirinale sono preoccupati per gli sconfortanti giudizi su Conte dalle principali cancellerie europee. A Berlino come a Parigi, a Madrid come a L’Aja, i leader europei si vanno convincendo che le sortite del premier italiano sui risultati nei vertici internazionali e sui negoziati in corso siano meramente strumentali alla sua permanenza a Palazzo Chigi.

È quindi immaginabile che proprio da Bruxelles venga vista favorevolmente la possibilità di un cambio di guardia in Italia, magari con la contropromessa che non ci sarà alcuna tempesta sui mercati. Un nuovo governo con una maggioranza più allargata piace molto a Mattarella, anche perché pure lui, come tutti i presidenti, punta alla riconferma. Tutto il mondo è paese.

 

DA

Ecco i nuovi nomi per il dopo Conte

Bill I, re del mondo, imperatore dell’OMS

Condividi su:

Non vi è nulla di più monarchico del denaro. Permette di comprare sudditi, gratifica i più fedeli di privilegi e titoli nobiliari, permette di guardare tutti dall’alto e può essere trasmesso agli eredi. Ci sono molti principi dell’oro: alcune dinastie sono al potere – riservatamente, discretamente, eppure in maniera ferrea – da alcuni secoli. Parliamo dei Rothschild, dei Warburg, dei Rockefeller e di pochi altri. Alcuni siedono direttamente sul trono, non soltanto in Arabia e nei sultanati del petrolio. Le famiglie reali d’Olanda e d’Inghilterra sono tra i super ricchi del pianeta. Alcuni nuovi ricchi – Zuckerberg, Jeff Bezos – hanno presto imparato la lezione e usano spregiudicatamente il potere monarchico conferito dal denaro.

Qualcun altro, come GeogeSoros, ritaglia per sé il ruolo di Grande Vecchio, burattinaio globale della Società Aperta, attraverso le sue ONG volte al mondialismo, all’immigrazione, alla legalizzazione della droga. Ma il re del mondo, lo abbiamo imparato in questi mesi, è William Henry Gates III, il fondatore di Microsoft, inventore del sistema Windows attraverso cui operano un miliardo e mezzo di computer sull’intero pianeta, meglio conosciuto come Bill Gates, nato a Seattle il 28 ottobre 1955, “imprenditore, programmatore, informatico e filantropo statunitense”, secondo Wikipedia, l’enciclopedia globale, digitale e politicamente corretta.

Premesso che chi scrive ribolle di collera alla parola “filantropo”, Gates è davvero re del mondo e imperatore della sanità. È Bill I, il Fondatore, poco importa se è l’uomo più ricco del mondo o se fa soltanto parte della crème dei super ricchi, dall’alto di un patrimonio di almeno 50 miliardi di dollari, spicciolo più, spicciolo meno. A proposito: lorsignori, in questi mesi di crisi sanitaria, economica e finanziaria, sono diventati ancora più ricchi. Nelle ultime settimane, secondo il prestigioso Institute for Policy Studies, tre sole persone, Jeff Bezos di Amazon, Warren Buffett lo speculatore e Bill Gates hanno raggiunto il ragguardevole primato di possedere la stessa ricchezza della metà più povera delle famiglie americane.

Leggeremo poco di questi fatti sulla stampa ed ancor meno ascolteremo notizie sulle grandi catene televisive. Bezos, tra le altre cose, è proprietario del Washington Post, mentre Bill I è un generoso “donatore” – philantropie, come noblesse, oblige –  di organi mainstream come l’inglese Guardian, a cui, secondo il sito MintPress, ha graziosamente offerto più di 9 milioni di dollari. Altri 3 sono andati alla catena televisiva NBCUniversal, 4,5 a NPR, National Public Radio, una rete di novecento emittenti radiofoniche americane qualificate “indipendenti”. Un milioncino è toccato agli arabi di Al Jazeera; astronomica la somma dispensata al programma finanziario della BBC Media Action: 49 milioni. Il re del mondo ci tiene a che si parli bene di lui: perciò non bada a spese, approfittando del fatto che i titoli informatici e quelli legati al mondo dei vaccini sono in impetuoso rialzo.

Sono le attività riunte nella sua augusta persona. Il caso più eclatante è quello di Novavax, un piccolo laboratorio del Michigan specializzato in vaccini che ha annunciato il tentativo di sviluppare un vaccino contro il Covid19. In due giorni, la sua capitalizzazione ha raggiunto 600 milioni di dollari. L’azienda americana è uno dei vassalli dell’Impero di Bill I, che vi ha generosamente investito denaro della fondazione intitolata a se stesso e alla regina moglie, Melinda Gates. Pare davvero che il Re sia ossessionato dalla salute dei suoi sudditi, che vuole proteggere attraverso vasti programmi di vaccinazione collettiva ed obbligatoria, accompagnati dalla “tracciatura” delle masse umane sulle quali regna.

Per farcela, si è innanzitutto assicurato il controllo di una delle più influenti istituzioni mondialiste, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Pochi sanno che l’OMS, diretta da un politico africano marxista di lungo corso, implicato in massacri e guerre civili, Tedros Adhanom Gebreyesus, scelto soprattutto per il colore della pelle, è sostanzialmente una proprietà privata di Bill Gates. Egli, attraverso la Fondazione e la sua ONG Gavi, è il primo contribuente al bilancio totale. Le donazioni volontarie, informa il British Medical Journal, tra le quali prevalgono quelle del Re del Mondo, costituiscono l’87 per cento del bilancio dell’Oms, e sono in larga misura vincolate a programmi di vaccinazione. Inutile ricordare che chi paga i suonatori decide la musica; superfluo altresì rammentare che non pochi vaccini imposti dall’OMS per volontà di Bill I hanno prodotto gravi problemi, tanto che le sue fondazioni sono sotto inchiesta in India. Gli esperimenti avvengono in corpore vili, nei paesi più poveri del mondo.

Di recente, Bill Gates ha annunciato di volersi impegnare ancor più nella ricerca su ben sette vaccini.  Il Coronavirus è un gran bell’affare. Il principio è la strategia dello choc enunciata da Naomi Klein: paura generalizzata, crollo delle piccole e medie imprese, confinamento. Risultato: una immensa recessione mondiale unita alla paura fisica. Fertile terreno per gli interessi dell’uomo che controlla i nostri computer. Quello che interessa i mondialisti è l’omogeneizzazione dei comportamenti, ovvero la loro militarizzazione, “la capacità di far agire una folla come un sol uomo, il vertice dell’arte politica, attraverso metodi di condizionamento, cioè di addestramento comportamentale, tipo cane di Pavlov “. (<strategika.fr>)

Bill Gates è diventato uno dei massimi leader d’opinione mondiali. Il suo pensiero è stato diffuso il 19 marzo scorso sul suo blog. Quattro erano le affermazioni esposte: la soluzione al virus passa necessariamente per un vaccino; quel vaccino dovrà essere accoppiato a un certificato digitale attestante chi è vaccinato e chi non lo è; in attesa di trovare il Santo Graal, bisogna restare a casa e mantenere il distanziamento sociale; tale attitudine non può e non deve essere estesa ai comportamenti politici degli Stati. Secondo l’imperatore, la risposta deve essere infatti più globalismo, più governo mondiale, più “società aperta”. A vantaggio di chi, ce lo raccontano ogni giorno i bollettini di Borsa. Dall’alto del suo potere, ottenuto dispensando denaro, Bill I finge di commettere un errore logico, per instillare nell’opinione pubblica – manipolata e terrorizzata – il convincimento che la pandemia è la conseguenza di un deficit di mondializzazione. Sconcertante.

Detto e fatto: Ursula Von der Leyen, la sturmtruppen tedesca della Commissione Ue, si è affrettata a dichiarare che “il ritorno alle frontiere nazionali costituisce una minaccia per la vita e la salute dei cittadini dell’Unione, poiché verrebbe perturbata la catena di approvvigionamento. Il mercato deve rimanere fluido”. Tutti a casa, insomma, fuorché le loro maestà, le merci e i capitali. Lo sbocco della crisi è quello che interessa il Re: vaccinazione di massa e sorveglianza elettronica. Nulla importa che in varie parti del mondo stiano emergendo terapie di varia natura a costi più bassi e, ovviamente, senza l’invasività vaccinale. Bill I, il pompiere piromane, ha deciso diversamente. Chi ha in mano il sistema, crea un problema o permette che si aggravi, per imporre la sua soluzione. Nel mondo dell’informatica, non è un segreto che virus e antivirus siano concepiti dagli stessi gruppi di ricerca.

Il biopotere, di cui Bill Gates è maestro, ha bisogno di uno stato di alterazione temporanea del giudizio, di una suggestione indotta e moltiplicata dalla paura e dalla stessa cattività imposta. È l’istinto del gregge. Il biopotere vuole il Grande Confinamento.  Per questo ha predisposto, attraverso la tecnologia informatica e di sorveglianza, una grande prigione a cielo aperto. Miliardi di individui isolati, tutti sotto l’occhio del potere e della sua tecnologia di controllo. Verifichiamo, da parte del biopotere, la destabilizzazione dei ritmi biologici e delle costanti antropologiche, con l’obiettivo di cambiare profondamente il destino della nostra specie. Giocano con i nostri nervi e la nostra salute.

Nel caso di Bill Gates poco importa indagare se nelle sue azioni abbia un ruolo il delirio di onnipotenza o il desiderio patologico di passare alla storia; non si deve neppure immaginare una soluzione al Covid-19 diversa dalla vaccinazione universale. Sbaglieremmo se pensassimo che il movente sia il denaro. È già sin troppo ricco, e l’alleanza con i vertici della finanza creatori del denaro fa sì che il denaro sia non un dettaglio, ma solo uno strumento. Importa il dominio, il potere. Un mezzo privilegiato è la vaccinazione obbligatoria di massa, magari unita alla soppressione del denaro “fisico”, accusato di essere un veicolo di trasmissione di virus. Infine, il colpo da maestro, il delitto perfetto: l’introduzione nel corpo umano di componenti chimici ed elettronici che permettono la tracciabilità e l’identificazione numerica degli individui, come e meglio dell’allevamento animale.

Probabilmente, non si tratterà, a lungo termine, della “pulce” a radiofrequenza RFID, ma di oggetti ancora più minuscoli e di “tatuaggi” a punti quantici. Per questo parliamo di una monarchia tirannica il cui simbolo è Bill Gates, geniale tecnologo che conosce meglio di ogni altro le possibilità dell’informatica, unita alla cibernetica e alla chimica. Bill I è ai vertici di un programma di identificazione numerica generalizzata, il cui nome è ID2020. La crisi presente si sviluppa nell’ambito di un confronto sempre più aspro tra Cina e Usa per la supremazia elettronica. Il governo cinese sta cercando di sostituire Windows, la creatura di Microsoft, con un sistema proprio. Se l’operazione riuscisse, vista la potenza crescente del Dragone, Microsoft sarebbe morta, i sistemi occidentali non potrebbero più spiare il mondo. In Asia non sono certo migliori: la sorveglianza elettronica di massa è già una realtà, ad esempio con il sistema di credito sociale a riconoscimento facciale.

Nessuna “diceria dell’untore”: il Rubicone digitale è stato oltrepassato e il programma vaccinale di Bill Gates è una delle tappe fondamentali. Bill I ha parlato chiaro: non ci saranno più raduni di massa senza un vaccino mondiale. Parole di Re o di tiranno. ID2020 annuncia il progetto di “esplorazione di molteplici tecnologie biometriche d’identificazione dei neonati”, basata sulla vaccinazione e sull’“esclusivo utilizzo dei mezzi più efficaci”. Il mezzo essenziale è un tatuaggio di alta tecnologia, realizzato con il MIT di Boston, in grado di immagazzinare dati in un colorante invisibile sottocutaneo. È la realizzazione del marchio della Bestia di cui parla l’Apocalisse, amministrato da Gavi, la ONG “sanitaria” di Bill Gates. La rivista scientifica del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ne ha così spiegato il funzionamento: “I ricercatori hanno dimostrato che il nuovo colorante, composto da nanocristalli chiamati punti quantici, emette una luce simile agli infrarossi che può essere rilevata da uno smartphone specificamente equipaggiato”.

Una delle prime utilizzazioni su grande scala potrebbe portare essere l’abolizione del denaro contante. Per paura del coronavirus, stiamo imparando a usare e gettare una serie di prodotti monouso: perché non abbandonare l’abitudine a banconote e monete? Per alcuni analisti geopolitici, la crisi del Coronavirus e la conseguente depressione economica è utilizzata come copertura per l’avvento di un nuovo sistema finanziario digitale, con la messa in opera di una “nanopulce” obbligatoria unita a un vaccino che crea un’identità numerica completa e individualizzata. Deliri? Temiamo di no. Non crediamo ai filantropi, tanto meno quando sono animati, come Bill Gates, da un inquietante messianismo. L’esito, al di là della terapia antivirus, potrebbe essere il collegamento all’intelligenza artificiale, con un’umanità sorvegliata a tempo pieno. Una distopia destinata ad avverarsi.

Nell’intervista dianzi citata, Bill I ha francamente ammesso (o disposto?) che le attività indispensabili, come la scuola, possono essere organizzate “da remoto”, mentre quelle che richiedono riunioni di massa “possono essere, in un certo senso, opzionali. Dunque, sinché non sarete vaccinati, potrebbero non ritornare affatto.” Padrone, oltreché del sistema operativo che usiamo e dell’OMS, anche del nostro corpo, sino a decidere gli spostamenti e le attività consentite e proibite. Carota e bastone, come molti tiranni: il re del mondo dice chiaramente che certi “raduni di massa” saranno considerati atti di disobbedienza civile, beninteso, se non accettassimo la vaccinazione.

La “riunione di massa” è una costante della vita degli uomini, tanto più nelle società contemporanee, un bisogno della nostra specie. Nessuno vorrà privarsi dell’intrattenimento, dello sport e dello spettacolo, dunque faremo la coda – disciplinati e mansueti come pecore matte – per ottenere da Microsoft il “tatuaggio quantico”, un nome gradevole, tecnologico e progressista. Ci marchieranno con un identificante invisibile mentre ci vaccineranno contro qualcosa, qualunque cosa faccia abbastanza paura.

Intanto, nonostante i significativi successi di diverse terapie alternative, Bill Gates, Big Pharma e il potentissimo apparato tecnoindustriale indicano come unica rotta planetaria, la corsa verso un vaccino anti Covid 19 realizzato e prodotto in gran fretta, di cui non si conoscono gli effetti collaterali, la vera composizione e che farà da battistrada alle nanotecnologie di identificazione. Non aspettiamoci che i ricchi si mettano in coda per essere i primi a beneficiarne. La statistica di una rivista medica statunitense, l’American Journal of Public Health, in California, epicentro della ricerca biometrica e sede dei giganti di Silicon Valley, ha constatato che le richieste di esenzione dalle vaccinazioni è doppia nelle scuole private delle classi superiori. Pare che valvassori e valvassini del re del mondo preferiscano lasciare a noi, popolo e plebe, il vaccino “identitario” che unirà tutte le razze e le istituzioni sotto lo stesso tetto mondialista. Loro continueranno a vivere in quartieri esclusivi, chiusi in un confinamento di filo spinato, guardie armate e distanziamento sociale dalla massa.

Bill Gates – questa è un’altra pessima notizia – ha avuto un lungo colloquio con Giuseppe Conte, dunque l’Italia fa parte dei suoi progetti e del suo impero. Chiunque può informarsi e rendersi conto che il catalogo è questo, il menu unico e obbligatorio preparato dal potere e diretto – niente affatto segretamente – da Bill I Re del mondo e da una formidabile struttura tecnoscientifica e finanziaria dotata di mezzi immensi. Se ci piace, accomodiamoci pure. Altrimenti, almeno non voltiamoci dall’altra parte, non ci balocchiamo in dispute anacronistiche tra guelfi e ghibellini, non fingiamo di non sapere.

DA

Bill I, re del mondo, imperatore dell’OMS

Fase 2… ecco l’uomo del Caos

Condividi su:

 

Intervenga Mattarella oppure un buon dottore (non un virologo…) perché la “decretomania” e il narcisismo di Conte ci stanno portando nel baratro

Si apre… non si apre. Si esce… No, non si esce. C’è chi apre il 4 maggio o forse il 18, magari l’11. I più “sfigati” l’1 giugno, ma non è detto, magari prima. Oppure dopo, dipende. Si possono andare a trovare i congiunti, ma fino a che grado e fino a quanti chilometri di distanza? La fidanza è “congiunta”? Solo se “continuativa”… Ci vuole l’anello.
Gli over 60 devono stare a casa o possono uscire? Con la App, con il braccialetto elettronico o con il collare identificativo?

Così, contro l’indecisionismo del governo, partono le Ordinanze regionali che dicono tutt’altro… Allora, per non essere da meno, i Comuni fanno le loro Ordinanze contro quelle delle Regioni… I ministri straparlano e si contraddicono a vicenda, Conte si pavoneggia, l’opposizione sbraita… L’unico che fino a oggi ha taciuto è proprio l’unico che dovrebbe intervenire mandando a casa il governo: Mattarella.

In  occasione del 1° maggio, finalmente anche lui “esterna”: «Sono necessarie indicazioni – ragionevoli e chiare – da parte delle istituzioni di governo ma, oltre al loro rispetto, è soprattutto decisiva la spontanea capacità di adottare comportamenti coerenti nella comune responsabilità di sicurezza per la salute».

Come dire, un colpo al cerchio e uno alla botte (che siamo noi). Pero, in tutto questo Caos, i cittadini a chi devono dare retta? Perché non è finita qui: con i tamponi come siamo messi? A chi saranno fatti e a chi no?… E i test sierologici? Le mascherine saranno obbligatorie o no, solo in luoghi chiusi o anche all’aperto? Dove le trovo a 0,50 euro come insiste Arcuri, dal momento che farmacie e supermercati non le vendono più perché non vogliono perderci? E i guanti? Bisogna mettere anche quelli? Anche per fare jogging? Ah… la febbre… Bisogna misurarla a tutti i clienti: prima, durante o dopo l’acquisto?

Per le seconde case che si fa? L’ennesimo modello di autocertificazione, ma solo per fare riparazioni, mica per riposarsi un po’. Poi solo se sono nella stessa regione. I milanesi che hanno la casa in Liguria si attaccano…

C’è, infine, lo psico-dramma dei mezzi pubblici… Il governo pretende che si stia “distanziati” e i Tg asserviti al regime si sforzano di mostrare i cartellini sui sedili con il divieto di sedersi… Ma come? se prima manco si riusciva a salire sui treni pendolari, sui vagoni della metropolitana e sui bus al mattino… adesso bisognerebbe stare distanziati? Ma nemmeno se quintuplicassero la frequenza. In auto, poi, si potrà andare in tre o forse in quattro (non è chiaro) però solo appartenendo allo stesso nucleo familiare. Non posso portare un amico o un collega evitando così un po’ di caos dei trasporti?

Siamo in mano ai pazzi

16 Task Force… 447 esperti; un capo della Protezione civile, più un responsabile dell’emergenza, più un super esperto per la Fase 2 (Colao) che però se ne sta in Inghilterra. Un presidente del Consiglio ormai fuori controllo, 21 ministri, 42 sottosegretari… Per partorire questo c…aos?

Conte ha sbagliato tutto prima (affrontando con gravi e colpevoli ritardi l’emergenza sanitaria) sta sbagliando tutto adesso… Prima ha sottovalutato il rischio, adesso spara cifre allucinati parlando del pericolo di avere 150 mila persone in terapia intensiva, quando al massimo della crisi ne abbiamo avute 4.000.

Gli italiani sono meglio di lui (ci vuol poco). Tutti sanno della necessità delle misure di distanziamento sociale (niente strette di mano, niente baci e abbracci) e di quelle igieniche (lavarsi frequentemente le mani, coprirsi la bocca e il naso). Ma tutti abbiamo anche bisogno di vivere, di ricostruire i rapporti sociali e, soprattutto, di lavorare.

La vera emergenza è economica

Infatti, dopo l’emergenza sanitaria (che, in fondo, sarà durata 7, 8 settimane), ciò che preoccupa è l’emergenza economica e sociale che rischia di durare 7, 8 mesi se non di più.
Anche qui, finora, il governo non è riuscito a dare risposte concrete. Solo parole. Ci sono milioni di famiglie che da 2 (anche 3 mesi) non vedono una lira. I 600 euro non sono arrivati a tutti, la cassa integrazione tarda. Ci sono fabbriche ma, soprattutto, negozi, piccole imprese, start up… che non riapriranno né il 4 né mai.

Tutto perché quel vanesio di Conte pensa che sia sufficiente annunciare un decreto perché tutto si risolva… Lui pensa a pavoneggiarsi in Tv «tutto il mondo mi apprezza… mi chiedono gli autografi… si congratulano con me… io passerò alla storia».

I decreti annunciati, poi, impiegano settimane a trasformarsi in leggi che, comunque, non si applicano… come per i prestiti bancari.
«Chiedo alle banche un atto d’amore» ha detto lo gigolò pugliese sbattendo gli occhioni. Perché banca è al femminile e forse lui pensa che siano tutte femmine innamorate di lui. S’è mai vista una banca compiere “un gesto d’amore”? No. E, infatti, nessuna azienda ha ancora visto un euro.

Questa è la situazione che ci attende da lunedì 4 maggio.
Usciamo, quindi, con tutte le dovute precauzioni e cerchiamo di rimediare noi agli errori di questi inetti. Soprattutto, però, ricordiamoci che dovranno rendere conto dei lutti causati e, ora, anche di questo disastro: #celapagherete

DA

Fase 2… ecco l’uomo del Caos

Coronavirus, patto europeo per il vaccino. Lunedì sottoscrizione da 7,5 miliardi. Il documento dei leader Ue

Condividi su:

Siamo decisi a collaborare con tutti coloro che condividono il nostro impegno a favore della cooperazione internazionale. Siamo pronti a guidare e a sostenere la risposta globale.

Il nostro obiettivo è semplice: il 4 maggio, in occasione di una conferenza dei donatori online, puntiamo a raccogliere una somma iniziale di 7,5 miliardi di euro (8 miliardi di dollari) per sopperire alla carenza globale di finanziamenti che emerge dalle stime del Global preparedness monitoring board (GPMB) e di altri.

Tutti noi metteremo i nostri impegni sul tavolo e siamo lieti che i nostri partner di tutto il mondo faranno altrettanto. I fondi che raccoglieremo avvieranno una cooperazione globale senza precedenti che coinvolgerà scienziati e autorità di normazione, industria e governi, organizzazioni internazionali, fondazioni e operatori sanitari. Sosteniamo l’Organizzazione mondiale della sanità e siamo lieti di unire le forze con organizzazioni esperte come la fondazione Bill e Melinda Gates e il Wellcome Trust.

 

Lettera firmata da Conte, Macron, Merkel, Michel e von der Leyen. Una risposta globale: lavorare insieme per contribuire a guarire il mondo

Il “Mondo contro il Covid-19”. Su iniziativa della Commissione europea, i capi di stato e di governo di Italia, Francia, Germania e Norvegia, insieme col numero uno del Consiglio Ue, annunciano un piano di cooperazione globale per la ricerca di un vaccino che azzeri il coronavirus, una mossa che coinvolgerà scienziati e autorità di normazione, industria e governi, organizzazioni internazionali, fondazioni e operatori sanitari. L’iniziativa, definita in un lettera che la Stampa pubblica in esclusiva per l’Italia, culminerà lunedì (4 maggio) in una conferenza di donatori con cui si punta a mettere insieme almeno 7,5 miliardi di euro. Il testo è firmato da Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana; Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese; Angela Merkel, Cancelliera federale della Repubblica Federale di Germania; Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo; Erna Solberg, Primo ministro del Regno di Norvegia; Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea.  “È questo il dovere della nostra generazione – assicurano – e sappiamo di potercela fare: sostenendo insieme la scienza e la solidarietà oggi, getteremo le basi per una maggiore unità domani”.

“Il caso aiuta la mente preparata”, diceva Louis Pasteur, uno dei più grandi scienziati di sempre, padre dei vaccini e di scoperte che negli ultimi tre secoli hanno salvato milioni di vite.

Oggi, proprio come allora, il mondo sta combattendo contro un virus dilagante che ha travolto paesi e continenti, insinuandosi nelle nostre case e nei nostri cuori. Un virus che ha portato caos e sofferenza in tutto il mondo, privandoci dei gesti d’affetto dei nostri cari, dei piccoli piaceri quotidiani, della vista dei luoghi che amiamo.

Questi sacrifici, insieme agli sforzi eroici del personale medico e sanitario, ci hanno aiutato ad appiattire la curva in molte parti del mondo. Mentre alcuni di noi riemergono con cautela dal confinamento, altri sono ancora in isolamento e devono fare i conti con rigorose restrizioni della loro vita sociale e lavorativa. Le conseguenze potrebbero essere particolarmente drammatiche in Africa e nel Sud del mondo.

Quello che ci accomuna è l’impossibilità di guardare avanti e fare progetti, perché nessuno sa con certezza come si evolverà la pandemia.

La posta in gioco è alta per tutti: nessuno è immune, nessuno può sconfiggere il virus da solo e nessuno sarà davvero al sicuro finché non lo saremo tutti, in ogni quartiere, in ogni città, in ogni regione, in ogni paese del mondo. In questo mondo così interconnesso, la forza del sistema sanitario globale è pari a quella del suo anello più debole. Per proteggere ciascuno di noi, dobbiamo proteggerci a vicenda.

Questa situazione pone una sfida globale senza precedenti e ci impone di fare tutto quanto in nostro potere per metterci nelle condizioni di uscirne vincitori. Ciò vuol dire riunire le menti più brillanti e più preparate del mondo per trovare i vaccini e le terapie necessari per rimettere in salute il pianeta, rafforzando al contempo i sistemi sanitari che dovranno renderli accessibili a tutti, in particolare in Africa.

Stiamo concretizzando l’impegno dei leader del G20 a fornire una risposta coordinata al virus su larga scala. Sosteniamo l’appello all’azione dell’Organizzazione mondiale della sanità e di altri soggetti operanti nel campo della sanità a livello mondiale. In quest’ottica abbiamo inaugurato di recente l’acceleratore ACT (Access to Covid-19 Tools), una piattaforma di cooperazione globale che intende dare impulso e potenziare la ricerca, lo sviluppo, l’accesso e la distribuzione equa del vaccino e di altri strumenti diagnostici e terapeutici in grado di salvare vite. Questo ha gettato le basi di una vera alleanza internazionale contro il Covid-19.

Ogni singolo euro o dollaro raccolto sarà convogliato principalmente tramite organizzazioni sanitarie mondiali riconosciute come CEPI, Gavi, l’Alleanza per il vaccino, e tramite il Fondo mondiale e Unitaid, per sviluppare e distribuireil più rapidamente possibile e a più persone possibili gli strumenti diagnostici, le terapie e i vaccini che aiuteranno il mondo a superare la pandemia. Se riusciamo a sviluppare un vaccino prodotto dal mondo per il mondo, questo vaccino sarà un bene pubblico globale unico del 21º secolo. Insieme ai nostri partner, ci impegniamo a renderlo disponibile e accessibile a tutti.

È questo il dovere della nostra generazione e sappiamo di potercela fare. Tecnologie sanitarie di elevata qualità e a basso costo non sono un sogno ad occhi aperti. Negli ultimi vent’anni abbiamo visto come i partenariati pubblico-privato siano riusciti a mettere a disposizione dei più poveri in tutto il mondo numerosi vaccini salvavita.

Sappiamo che la corsa sarà lunga. A partire da oggi facciamo uno sprint verso il primo obiettivo, ma ci prepariamo a una maratona. L’obiettivo iniziale coprirà solo le prime necessitò: la produzione e la distribuzione di medicinali su scala globale richiederanno risorse ben al di sopra di questo obiettivo.

Insieme, dobbiamo garantire che le risorse continuino a essere mobilitate e che si continuino a compiere progressi per ottenere un accesso universale ai vaccini, alle terapie e ai test.

Questo momento è topico per la comunità mondiale. Sostenendo insieme la scienza e la solidarietà oggi, getteremo le basi per una maggiore unità domani. Ispirandoci agli obiettivi di sviluppo sostenibile, possiamo ridefinire il potere delle comunità, della società e della collaborazione globale, per far sì che nessuno sia lasciato indietro.

Il World against Covid-19 è questo. Insieme vinceremo.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana
Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese
Angela Merkel, Cancelliera federale della Repubblica Federale di Germania

Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo
Erna Solberg, Primo ministro del Regno di Norvegia
Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea

 

DA

https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2020/05/01/news/coronavirus-patto-europeo-per-il-vaccino-lunedi-sottoscrizione-da-7-5-miliardi-il-documento-dei-leader-ue-1.38793862

1° maggio: 75 anni di violenza ai diritti dei lavoratori con la complicità dei sindacati

Condividi su:

 

Oggi più che mai la retorica della festa dei lavoratori del 1° maggio ha raggiunto il punto più basso dal giorno della sua calendarizzazione. Di fatto, inesorabilmente, un’abrogazione di diritti sul lavoro dopo l’altro, da festa dei lavoratori si è trasformata alla “festa ai lavoratori” (vedasi la situazione venutasi a creare dopo i provvedimenti anti coronavirus, trasformatisi in provvedimenti affossa lavoro e lavoratori).

Dall’unità d’Italia, fino all’avvento del governo monarchico fascista, le condizioni dei lavoratori erano disumane, i pochi provvedimenti in termini di diritti migliorativi si dimostravano gravemente inadeguati e non per tutti.

È storicamente e documentalmente dimostrato, che la dignità che spettava ai lavoratori, viene ad essi consegnata dai provvedimenti introdotti dal governo monarchico fascista, così come onestamente aveva asserito la comunista Margherita Hack.

Quello che ha ottenuto il fascismo in campo sociale oggi ce lo sogniamo. Non si trattava solo dei treni in orario. Assegni familiari per i figli a carico, borse di studio per dare opportunità anche ai meno abbienti, bonifiche dei territori, edilizia sociale. Questo perché solo dieci anni prima Mussolini era in realtà un Socialista marxista e massimalista che si portò con sé il senso del sociale, del popolo”.

Le dirò –prosegue la Hack– il fascismo modernizzò il paese. Resta una dittatura, ma anche espressione d’italianità. Bisognerebbe fare un’analisi meno ideologica su questo” (Marzo 2013 Barricate).

Anche da oltre Oceano giunsero segni di apprezzamento per l’opera messa in atto dall’Italia del Ventennio. John Patrick Diggins, autore del libro “L’America, Mussolini e il Fascismo”, a pag. 45, ha scritto: “Negli anni Trenta lo Stato corporativo sembrò una fucina di fumanti industrie. Mentre l’America annaspava, il progresso dell’Italia nella navigazione, nell’aviazione, nelle costruzioni idroelettriche e nei lavori pubblici, offriva un allettante esempio di azione diretta di pianificazione nazionale. In confronto all’inettitudine con cui il Presidente Hoover affronto la crisi economica, il dittatore italiano appariva un modello di attività (…)”. 

Il comunista Renzo De Felice: “La liberale e antifascista ‘Nation’ arrivava ad auspicare un Mussolini anche per gli Stati Uniti”.

L’inglese Michael Shanks, economista di vasta esperienza internazionale, già direttore della Commissione Europea degli Affari Sociali, nonché Presidente del Consiglio dei Consumi, indica nel suo libro “What’s wrong with the modern world?” lo Stato Corporativo di Mussolini come l’unico metodo per uscire dalli crisi.

Il Regime fascista nel suo “programma politico e sociale per l’ammodernamento e l’industrializzazione del Paese”, come osservato anche dal politologo e storico statunitense James Gregor, non poteva eludere una globale politica previdenziale. La competenza dell’INPS andava dall’invalidità e vecchiaia alla disoccupazione, dalla maternità alle malattie.

Altre assicurazioni coprivano, praticamente, la totalità dei prestatori d’opera, garantendo così all’Italia un altro primato mondiale. Sulla scia dell’INPS sorsero, sempre negli anni ’30, l’INAM, l’EMPAS, l’INADEL, l’ENPDEP, tutti enti che permetteranno poi, anche se fra scandali, ruberie e arroccamenti di potere politico, all’Italia post-fascista di tutelare i lavoratori.

Frank Delano Roosevelt aveva impostato la campagna elettorale all’insegna del New Deal, ossia ad un vasto intervento statale in campo economico, ossia proponendo un’alternativa al liberismo capitalista. Una volta eletto Roosevelt inviò, nel 1934, in Italia Rexford Tugwell e Raymond Moley, due fra i suoi più preparati uomini del Brain Trust per studiare il miracolo italiano.

Nel 1933 Roosevelt firmò il First New Deal, e il Second New Deal venne firmato nel 1934-1936. Quindi Franklin D. Roosevelt ad istituire il Social Security Act, una legge che introduceva, nell’ambito del New Deal, indennità di disoccupazione, di malattia e di vecchiaia.

Contemporaneamente nacque anche il programma Aid to Family with Dependent Children (aiuto alle famiglie con figli a carico), tutti provvedimenti che avevano già visto la luce in Italia nel Ventennio fascista. Incredibilmente, gli Stati Uniti d’America, la casa della democrazia accettò, mutuò ed applicò i concetti degli Stati totalitari per uscire dalla grande crisi. Purtroppo, per gli USA, la Corte Costituzionale americana, decretò l’incostituzionalità di alcuni provvedimenti.

Quel che segue è un elenco frammentario ed incompleto, ma significativo, di alcune leggi, riforme a favore del lavoratore realizzate dal Fascismo, che cambiarono il volto della società italiana.

Assicurazione Invalidità e Vecchiaia (R.D. 3184 – 30/12/1923); Riduzione dell’orario di lavoro a 8 ore giornaliere (R.D. 1955 – 10/9/1923); Tutela lavoro donne e fanciulli (R.D. 653 – 26/4/1923); Assistenza ospedaliera per i poveri (R.D. 2841 30/12/1923); Assicurazione contro la disoccupazione (R. D. 3158 – 30/12/1923); Maternità e infanzia (R.D. 2277 – 10/12/1925); Assicurazione contro la TBC (R.D.2055 -27/10/1927); Esenzioni tributarie famiglie numerose (R.D.1312 – 14/6/1928); Opera nazionale orfani di guerra (R.D. 1397 – 26/7/1929); Istituzione libretto di lavoro (R.D. 112 – 10/1/1935); INPS (R.D.1827 – 4/10/1935); Riduzione settimana lavorativa a 40 ore (R.D. 1768 – 29/5/1937); ECA (R.D. 847 – 3/6/1937); Assegni familiari (R.D. 1048 – 17/6/1937); Casse rurali e artigiane (R.D.1706 – 26/8/1937); INAM (R.D. 318 – 11/1/1943); Legge sull’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali e legge istitutiva dell’INAIL (R.D. 928 – 13/5/1929 e R.D. 264 – 23/3/1933)

Il capolavoro per eccellenza fu la socializzazione delle imprese.

<< Chi dice lavoro dice borghesia produttiva e classi lavoratrici delle città e dei campi. Non privilegi alla prima, non privilegi alle ultime, ma tutela di tutti gli interessi che si armonizzano con quelli della produzione e della Nazione>>. (BENITO MUSSOLINI, Il primo discorso presidenziale alla Camera dei deputati, in Opera Omnia, XIX, pp. 21-22)

Storicamente nel periodo compreso tra il 1919 (Conferenza di Pace di Parigi) e il 1939 si consuma la chiusura dei conti del Capitalismo Finanziario con i due “indisciplinati” Paesi europei, Germania e Italia. Il progressivo deterioramento dei rapporti tra il Fascismo e le democrazie occidentali, è dovuto principalmente alle decisioni adottate da Mussolini nell’interesse del popolo italiano, che determinarono sostanziali cambiamenti nella vita economica e sociale del nostro Paese.

Vedi la progressiva costituzione dello Stato Corporativo. Il 18 agosto 1926, nel discorso che tenne a Pesaro, Mussolini manifestò la propria intenzione di rivalutare la lira, stabilendo la cosiddetta “Quota Novanta”, cioè il limite massimo del cambio della nostra moneta (lire 92,46) per una sterlina inglese (e di 19 lire per un dollaro degli Stati Uniti).

La rivalutazione della lira era dunque il primo passo del percorso, tracciato da Mussolini, verso la prevista socializzazione delle imprese, enunciata poi, in ben altre, difficili, circostanze nel 1944, come parte fondamentale dei 18 punti del Manifesto di Verona.

Queste le parole di Mussolini “La socializzazione altro non è se non la realizzazione italiana, umana, nostra, effettuabile del socialismo. Dico nostra in quanto fa del lavoro il soggetto unico dell’economia, ma respinge le meccaniche livellazioni inesistenti nella natura impossibili nella storia”.

Tappa decisiva di questo processo furono i principi dell’ordinamento corporativo, espressi nella Carta del Lavoro che vide la luce nell’aprile del 1927. La “Carta del Lavoro” attribuiva ai lavoratori quei diritti che per la prima volta permettevano loro di stabilire nuovi e ordinati rapporti con i detentori del capitale.

Nell’assegno in bianco – conosciuto come Armistizio Lungo – accettato firmato il 29 settembre del 1943 dal maresciallo Badoglio per il Regno d’Italia, Art. 33 è il più significativo, perché di fatto pretende l’abrogazione della legge sulla socializzazione delle imprese. ”Il Governo italiano adempirà le istruzioni che le Nazioni Unite potranno impartire riguardo alla restituzione, consegna, servizi o pagamenti quale indennizzo (payments by reparation of war) e pagamento delle spese di occupazione”.

Finita la guerra, i comunisti che controllavano il C.L.N.A.I., come primo atto ufficiale, firmato da Mario Berlinguer (padre di Enrico), addirittura il 25 aprile, abolirono la legge sulla socializzazione. Era il dovuto riconoscimento da parte dei comunisti verso il grande capitale, per l’aiuto economico elargito da quest’ultimo al movimento partigiano dominato al novanta per cento dai comunisti.

Con l’introduzione della Repubblica – dopo un referendum Monarchia / Repubblica discutibilissimo – le tutele dei lavoratori sono in settantacinque anni stuprati, violentati, abortiti. La legge Biagi, che ha reso il lavoro precario, abrogata e sostituita con una legge ancor più disarmante, il Jobs act, l’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, il recepimento della direttiva Bolkestein, la legge Fornero….

In un Paese, l’Italia, che il 25 aprile festeggia un’OCCUPAZIONE militare (sul territorio italiano 59 basi ed installazioni militari con personale statunitensi con circa 13.000 militari) spacciata per liberazione (stratificata sindrome di Stoccolma), non stupisce che si festeggino i lavoratori quanto in realtà, come già anticipato sopra, è da tempo che hanno fatto la FESTA ai lavoratori con la complicità dei sindacati. 

Ps. «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Non è una barzelletta che non fa ridere, è il primo articolo della Costituzione della Repubblica Italiana.

Il contributo per La Voce del Trentino è di Emilio Giuliana, Progetto Nazionale.

C’è un giudice a La Coruña!

Condividi su:

 

di Matteo Orlando

Un tribunale di La Coruña (Spagna) ha assolto un uomo che era stato multato per essere andato in chiesa.
Il Tribunale penale numero 1 di La Coruña ha assolto giovedì 30 aprile un cittadino di Carballo che era stato fermato da agenti il ​​12 aprile nelle vicinanze di una chiesa e poi multato.
L’uomo stava andando in chiesa per fare adorazione, e ai poliziotti aveva detto che questa pratica “non è espressamente vietata”.
Dopo alcuni minuti, i funzionari lo avevano localizzato vicino al Parco di San Martiño e, quando gli è stato chiesto della sua presenza sulle strade pubbliche, aveva detto che, dopo la Chiesa, stava andando al supermercato.
Nella sentenza, il giudice ha assolto l’imputato per il “crimine di disobbedienza” sottolineando che frequentare i luoghi di culto “non è espressamente vietato dal decreto che stabilisce lo stato di allarme”.
“La formulazione dell’articolo 7 può essere dubbia, in termini di limitazione dei diritti, e di più quando si tratta di diritti fondamentali. Dobbiamo considerare che ciò che non è espressamente vietato è consentito”, ha sottolineato il magistrato.
La chiesa era aperta per la preghiera dei fedeli e “il fatto che pochi minuti dopo” uscendo dalla Chiesa, l’uomo aveva detto alle forze dell’ordine che andava ad acquistare cibo “non costituisce una condotta punibile, in quanto è espressamente consentito dal decreto reale”.
“Non è stato dimostrato che non è andato in un supermercato”, ha stabilito il giudice, “anche se ha camminato nella direzione opposta a casa sua”, ha sottolineato il capo del Tribunale penale numero 1 di La Coruña, che ha ricordato che il decreto di allarme “non obbliga a comprare nel supermercato più vicino”.
L’imputato era già stato condannato a pagare una multa di 360 euro dopo aver ammesso di essere sceso in strada senza giustificazione l’8 aprile.
Quel giorno era stato intercettato tre volte dagli agenti, tra le 8.15 e le 9.50, in diverse strade di Carballo.
A quanto pare ci sono ancora giudici di buon senso in Spagna, ma anche continue, e striscianti, persecuzioni alla fede cattolica.

MATTEO ORLANDO

1 235 236 237 238 239 240 241 1.214