I medici migliori e il governo peggiore del mondo

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Un articolo da conservare… utile per ricostruire tutte le follie, le contraddizioni, le menzogne, le incertezze, gli errori e la mancanza di accortezza che hanno causato il “disastro Italia”

La pandemia del Covid-19 ha dimostrato che in Italia abbiamo i medici migliori del mondo e il governo peggiore. Non è una affermazione politica, né una battuta per accattivarsi simpatie, è la semplice e tragica constatazione della realtà, dinanzi a decreti, circolari, documenti e proclami, di Conte e dei suoi ministri. che hanno ostacolato se non criminalizzato in ogni modo l’attività dei nostri medici impegnati a curare gli italiani.

Il tragico caso delle Circolari di Speranza

Il 22 gennaio il ministero della Salute, Roberto Speranza, emette la sua prima Circolare (“Polmonite da nuovo coronavirus, 2019 nCov, in Cina”) diretta a tutti gli assessorati regionali alla Sanità, con la quale definisce i criteri per considerare un paziente “caso sospetto”. La circolare stabilisce che può essere sottoposto a tampone: oltre a chi è stato in Cina, anche qualsiasi persona «che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato, senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio».

Insomma, una circolare che consente un’ampia indagine. Fin qui tutto bene. Infatti, se questa circolare fossa stata in vigore anche a febbraio, non ci sarebbe stato alcun problema e sarebbero stati sottoposti subito al tampone sia a Codogno il paziente 1, Mattia, sia a Vò Adriano Trevisan, colui che purtroppo sarà la prima vittima del virus. Per cui le loro positività al coronavirus sarebbero emerse ben prima del 21 febbraio, data ufficiale di inizio del contagio italiano.

Invece il governo cosa fa?
Soltanto cinque giorni dopo, ovvero il 27 gennaio, il Ministero cambia idea, e diffonde una seconda Circolare, di senso opposto alla prima, nella quale autorizza il test solo su pazienti che, oltre ad avere importanti sintomi, hanno avuto “contatti stretti con un infetto” o hanno “visitato o lavorato in un mercato di animali vivi a Wuhan”, “frequentato un reparto Covid”. In sintesi: tamponi solo a chi proviene dalla Cina o a chi è stato a stretto contatto con una persona rientrata.

L’anestesista disobbediente che trova il primo paziente

Così, quando Mattia e Adriano arrivano al pronto soccorso di Codogno e di Vò non vengono sottoposti al tampone e inizia un tragico balletto che favorisce la diffusione del contagio, con Mattia che torna a casa e, poi, di nuovo in ospedale. Dopo il secondo ricovero, visto che non risponde alle cure, l’anestesista Annalisa Malara, 38 anni, decide di violare quanto previsto dalla Circolare ministeriale e lo sottopone a tampone perché intuisce che può trattarsi di un caso di coronavirus.

La dottoressa spiega: «Quando un malato non risponde alle cure normali, all’Università mi hanno insegnato a non ignorare l’ipotesi peggiore. Mattia si è presentato con una polmonite leggera, ma resistente a ogni terapia nota. Ho pensato che anch’io, per aiutarlo, dovevo cercare qualcosa di impossibile e rimaneva solo da verificare il coronavirus».

Così possono, finalmente, scattare tutte le misure del caso e si inizia a fronteggiare il contagio che, intanto, però si era diffuso. Ma se la dottoressa Malara avesse rispettato la circolare probabilmente avremmo aspettato ancora settimane prima di individuare il paziente numero 1 “con contatti diretti con la Cina”, con una diffusione dei contagi ancora maggiore di quella che si è verificata.

Il sacrificio di medici costretti a lavorare senza dpi

Il 20 gennaio il governo chiede al Comitato Scientifico di elaborare i possibili scenari che potrebbero verificarsi in Italia. Il 27 gennaio il presidente Conte dichiara in tv dalla Gruber: «Siamo prontissimi con un misure all’avanguardia». Il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara l’emergenza. Il 31 gennaio il governo Conte dichiara lo stato di emergenza, ma non mette in campo nessuna misura per approvvigionarsi di mascherine, tute e guanti. Il 12 febbraio il Comitato Scientifico consegna al governo il documento con gli scenari possibili (anche catastrofici) ma il governo ancora non provvede a fare provviste dei dispositivi di protezione.

Il risultato è che quando, a fine febbraio, scoppia l’epidemia, medici e operatori sanitari si trovano a lavorare spesso senza le adeguate protezioni per cui gli Ospedali (e, successivamente, anche le Rsa) si trasformano in luoghi di diffusione del virus.

Nonostante ciò i medici, sia ospedalieri sia di famiglia, non si fermano, pagando un altissimo prezzo all’irresponsabilità e ai colpevoli ritardi del governo che, non contento, favorisce la diffusione esponenziale dei contagi tranquillizzando la popolazione (il 25-26 febbraio) avallando le scellerate iniziative dei sindaci di Milano, Bergamo e Brescia che promuovono cene, incontri e aperitivi ai quali partecipa anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti (che, infatti, viene contagiato).

Il tragico bilancio di questa impreparazione, per medici e operatori sanitari, supera i 10 mila contagiati con più di 200 morti.

Coraggio e sacrificio in corsia, arroganza e presunzione in tv

Anche nel cercare in ogni modo la cura giusta per guarire i malati e limitare le morti, i medici italiani dimostrano di essere tra i migliori del mondo pur trovandosi a lavorare in condizioni difficili. Oltre ai dispositivi di protezione, mancavano anche i respiratori (il governo contatta per la prima volta una ditta che li produce solo il 6 marzo).

In assenza di qualsiasi protocollo o di indicazioni terapeutiche provenienti dalla Cina, i nostri medici provato (primi al mondo) altre soluzioni. Vengono fatti test utilizzando farmaci contro l’artrite reumatoide, antimalarici, anche l’ozonoterapia, fino alla sperimentazione con il plasma iperimmune ricavato dai malati guariti.

Tutte cure sperimentali, ostacolate se non irrise dai “professoroni” che, intanto, se vanno a straparlare in tv ma non frequentano le corsie degli ospedali e quindi ignorano la realtà di cure che si rivelano funzionali e ottengono i risultati, proprio perché i clinici italiani sanno svolgere la loro professione, fedeli al giuramento di Ippocrate e lontani dalle ribalte televisive.

Dalle autopsie “vietate” i patologi individuano una cura 

Il caso più eclatante è quello delle autopsie necessarie e fondamentali al fine di fornire ai clinici le reali cause dei decessi dei malati con coronavirus. Lo scrivono nero su bianco gli immuno-patologi in un documento di marzo, contro il quale si scaglia il governo che, ad aprile e a maggio, con due distinte Circolari, stabiliscono che «per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19…».

Il governo non vuole le autopsie, ma alcuni patologi procedono egualmente, sia all’ospedale Sacco di Milano, sia al Papa Giovanni di Bergamo, dove verificano che spesso la morte è causata da microtrombosi che possono essere curate con l’eparina e un mix fi farmaci anti-infiammatori e anticoagulanti.

Uno studio serio che sarà pubblicato su una delle più note riviste internazionali di medicina e che ha salvato decine di vite. A conferma ulteriore che i medici italiani sono i migliori al mondo, mentre questo governo è il peggiore…  responsabile per migliaia di morti e ora anche per la paralisi economica e sociale che ci sta rovinando.

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https://www.orwell.live/2020/05/15/i-medici-migliori-e-il-governo-peggiore-del-mondo/

Obamagate, una vendetta politica contro Trump

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Negli Usa esplode lo scandalo Obamagate. Il senatore Lindsey Graham, a capo del Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti e molto vicino al presidente Donald Trump, ha messo in dubbio l’operato dei funzionari dell’amministrazione Obama coinvolti nell’unmasking dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Michael Flynn, affermando che tale azione dovrebbe essere fatta solo per chiari motivi di sicurezza nazionale. “Ecco la preoccupazione: se non hai un motivo di sicurezza nazionale, stai fondamentalmente spiando un avversario politico”, ha detto il repubblicano della Carolina del Sud a Fox & Friends.

“Qual è il motivo della sicurezza nazionale per procedere con l’unmasking di Flynn? Non riesco a pensare a uno. Ma, credo, dato il loro comportamento, stessero cercando di sbarazzarsi di Flynn, e se hanno usato il nostro apparato di intelligence per agire fondamentalmente con una vendetta politica, questo è agghiacciante”.

Le dichiarazioni di Graham sull’Obamagate

Le dichiarazioni di Graham giungono dopo che sono stati rivelati i funzionari dell’amministrazione Obama che chiesero di “smascherare” l’identità di Flynn durante il periodo di transizione presidenziale.  L’elenco è stato declassificato nei giorni scorsi dal direttore dell’intelligence nazionale Richard Grenell e quindi inviato ai senatori repubblicani  Chuck Grassley e Ron Johnson, che hanno reso pubblici i documenti. L’elenco presenta figure di alto livello tra cui l’allora vicepresidente Joe Biden, oltre all’ex direttore dell’FBI James Comey, l’allora direttore della CIA John Brennan, l’ex direttore dell’intelligence nazionale James Clapper e l’allora capo dello staff di Obama Denis McDonough. Graham sostenne che i principali funzionari dell’amministrazione Obama “odiavano” Flynn e volevano impedirgli di assumere l’incarico di consigliere per la sicurezza nazionale di Trump.

Trump e l’ “Obamagate”: il presidente “festeggia” sui social

Donald Trump è un istintivo, sarà per questo che sembra quasi “celebrare” la sua vittoria contro il vecchio Deep State sui social network. Un Obamagate al giorno, o quasi, dal momento che il Tycoon da giorni non fa altro che ricordare il possibile coinvolgimento dell’ex-presidente addirittura nella montatura dello scandalo del Russiagate, allo scopo di emarginarlo, insieme a Michael Flynn, portando entrambi fuori dai giochi. Comincia da pochi giorni fa il “narcisismo trionfalistico” di  Trump su twitter, a urlare al coinvolgimento di Obama nel complotto contro di lui:

Decadono le accuse contro Flynn

Sono decadute ufficialmente tutte le accuse contro il tenente generale Michael T. Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump dal 20 gennaio al 13 febbraio 2017, tra le prime “vittime” dell’inchiesta sul Russiagate. Secondo quanto riportato dall’Associated Press, il Dipartimento di Giustizia ha confermato poco fa che farà decadere tutte le accuse contro il primo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Donald Trump. Nei documenti giudiziari depositati stamani, il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che sta abbandonando il procedimento giudiziario “dopo un’analisi ponderata di tutti i fatti e le circostanze del caso, comprese le informazioni recentemente scoperte e divulgate”.

Come riporta l’Adnkronos, il dipartimento di Giustizia ha detto di non credere più di avere le prove a sostegno di accuse contro il generale. “Il governo non è persuaso che l’interrogatorio del 24 gennaio 2017 fu condotto su basi investigative legittime e quindi non crede che le dichiarazioni di Flynn possano costituire una prova anche se fossero non vere – si legge nella mozione -inoltre non crediamo che il governo possa neanche provare oltre ogni ragionevole dubbio che vi siano state dichiarazioni false”. Poco prima della presentazione di questa mozione uno dei principali procuratori del caso, Brandon Van Grack, che era stato uno dei collaboratori di Mueller, ha lasciato all’improvviso e senza spiegazioni l’incarico.

 

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https://oltrelalinea.news/2020/05/14/obamagate-lindsey-graham-una-vendetta-politica-contro-trump/

Tra pegni e usurai: ecco come ci hanno ridotto

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Il governo da 2 mesi promette aiuti che non arrivano, l’UE vuole solo spingerci verso il MES e, intanto, sempre più italiani non ce la fanno più e sono costretti a umiliarsi per tirare avanti

«Sono più di 20 anni che lavoro al Banco dei Pegni, ma scene come quelle che ho vissuto in questo ultimo mese non le avevo mai viste e non le dimenticherò mai». Mario (lo chiameremo così per rispettare la sua volontà di anonimato), lavora come impiegato al Monte dei Pegni di una media città italiana. Qui vengono le persone per avere un aiuto economico lasciando “in pegno” qualche oggetto personale di valore. Una soluzione estrema per “fare cassa” quando ormai si è sull’orlo della disperazione.

In questi giorni, davanti ai Monti di Pietà di tutta Italia si sono riviste code che di persone che non si vedevano dai tempi della guerra.

«Quando fai il mio lavoro – ci racconta Mario- si è abituati ad impattarsi con la povertà e le sue sfumature. Molti si ingegnano a creare storie veramente al limite del credibile per cercare di strapparti qualche euro in più. L’esperienza maturata negli anni, ti aiuta a distinguere con un’alta percentuale di certezza, coloro che mentono da chi ti racconta una storia vera. Negli ultimi giorni, purtroppo, secondo la mia esperienza (ma anche quella dei colleghi con cui ho condiviso certe esperienze), il numero dei “fantasiosi” creatori di storie pietose, è crollato drasticamente».

La realtà, vissuta da molti italiani, è molto più dura di quanto si pensi e certo di quanto NON immagina il governo. Da una parte abbiamo una situazione di emergenza con le attività commerciali, imprenditoriali e professionali chiuse, ma con affitti e bollette da pagare, oltre a spese familiari e di vitto da dover affrontare. Dall’altra, c’è la “potenza di fuoco” delle false promesse governative: aiuti attesi e mai ricevuti. A molti anche i 600 euro non sono mai arrivati, la cassa integrazione non si sa quando verrà accreditata, le banche non concedono “l’atto d’amore” richiesto da Conte e la solita burocrazia ingolfa i passaggi più semplici.

«In fila fin dalle prime ore del mattino, davanti al Monte di Pietà dove lavoro – prosegue il sig. Mario – c’è uno spaccato molto vario della società, con diverse persone che non avresti mai pensato di vedere. Oltre ai precari, disoccupati e ai pensionati presenti anche in tempi ordinari, ora ci sono anche i professionisti, gli artigiani e i commercianti. Tutti a cercare un po’ di denaro liquido per andare avanti ancora qualche settimana. Alcuni di loro mi confidano di avere i risparmi “bloccati”, perché investiti in maniera che, svincolarli adesso, significherebbe accettare forti perdite. Però, di là di quelli che hanno qualcosa da parte, la povertà si è manifestata come non mai e sotto diversi aspetti. In alcuni casi ho l’impressione che il mio lavoro dia una mano concreta, in altri… soffro a dire dolorose verità».

I dati ufficiali, in Italia, parlano di un aumento superiore al 30% di coloro che sono ricorsi ai servizi del Monte dei Pegni in quest’ultimo mese. In genere, ogni anno, sono circa 300 mila gli italiani che usufruiscono del servizio, generando un giro di denaro che supera gli 800 mila euro con un “prestito medio” a riscatto di circa 1.000 euro. Il 95% di coloro che porta un bene, riesce anche a riscattarlo al termine del periodo concordato, mentre il 5% dei beni finisce alle aste.

«Solo l’esperienza acquisita nel tempo – spiega ancora Mario – mi aiuta a trovare le parole quando arrivano anziani, vedove o precari con prole e mi portano cose, per loro, preziosissime: magari piccoli monili che, però, di prezioso hanno solo il valore affettivo. Dirglielo è una pugnalata micidiale. Perché alla delusione del mancato introito per andare avanti, si somma la delusione di essere stati illusi. Ho visto migliaia e migliaia di occhi lucidi implorare una pietà che ogni volta mi dilania il cuore. Vedere gli anziani soli piangere è straziante».

In questi giorni ci sono file continue di persone fuori del MdP e tanti si vergognano anche solo a farsi vedere. Alcuni cercano di non farsi riconoscere e il loro imbarazzo ad essere lì, in attesa di entrare, è manifesto. L’imbarazzo fa crescere la frustrazione e il nervosismo e, in alcuni casi, necessita l’intervento delle Forze dell’ordine per regolare l’afflusso.

«Arrivano con gli oggetti in tasca o in mano – continua Mario – altri con lo zaino pieno dell’argenteria di famiglia. Si distaccano da pezzi della loro storia, da oggetti vissuti che incorporano in sé tanti ricordi, giornate più serene e gioiose di queste, i volti delle persone a cui si è voluto bene e non ci sono più. Sono lacerazioni dell’anima con un senso di umiliazione che gli leggi negli occhi».

Almeno fin qui siamo nella legalità, i beni lasciati in pegno sono valutati equamente e le cifre erogate possono essere restituite a un tasso d’interesse relativamente contenuto. Poi, però, c’è un altro tipo di “servizio” cui si ricorre per trovare liquidità quando si è disperati, questo completamente illegale. Parliamo degli usurai, o “strozzini” o “cravattari”, che prestano soldi a tassi altissimi, persino giornalieri. Qui è la malavita, in ogni suo aspetto, a farla da padrona e, anche qui, purtroppo, sono aumentate esponenzialmente le richieste di denaro, da parte di persone che, forse, non si rendono conto dei rischi enormi a cui vanno incontro.

«Cerco sempre di dissuadere le persone – ci spiega Mario – che mi manifestano l’idea di ricorrere a certi personaggi. Prospetto loro i grandi rischi di finire in mano agli usurai».

Però i problemi economici, i pagamenti in scadenza, le bollette, alcune spese completamente impreviste (non ultimo il funerale di qualche congiunto morto di coronavirus) e, infine, anche i bisogni alimentari della famiglia incombono… Dopo 2 o 3 mesi che non si incassa neanche un euro.

E bisogna davvero ringraziare Dio (non certo il governo) se per le necessità alimentari esistono le mense cattoliche o associazioni come Banco alimentare. Non dimentichiamo, poi, che una consistente parte di italiani ha rinunciato anche a curarsi. Sempre più persone non vanno più a fare analisi o dal dentista per mancanza di soldi e rinunciano ai farmaci non gratuiti.

«La situazione è molto più dura di ciò che ci vogliono far credere – conclude Mario – e credo che i mezzi di informazione siano orientati da chi non vuole che certi campanelli d’allarme siano ascoltati o visti. I mezzi di informazione mirano a un controllo sociale, dicendo e non dicendo, stemperando e tranquillizzando… ma le bugie hanno le gambe corte, la verità emerge sempre».

Prima o poi i nodi verranno al pettine. Questo governo di incapaci ha sulla coscienza miglia di morti che potevano essere evitate. Ora con i suoi ritardi, le bugie, l’inettitudine e l’asservimento a una Europa sorda e matrigna, ci sta anche rovinando… Possiamo concludere solo ripetendo: #celapagherete

DA

https://www.orwell.live/2020/05/11/tra-pegni-e-usurai-ecco-come-ci-hanno-ridotto/

“La pandemia ha messo fine alla globalizzazione”: parola di Trump

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Roma, 15 mag – Mondo da unipolare e multipolare, avanzata di nuove potenze, Unione Europea che scricchiola, nuovi scenari da mettere in conto nello scacchiare globale. Tutto evidente, in parte auspicabile e già messo in conto da tempo, ma nessun leader politico americano aveva mai messo in discussione l’apparentemente ineluttabile globalizzazione. A farlo ci ha pensato ora addirittura l’attuale presidente degli Stati Uniti, affermando che la pandemia di coronavirus ha posto fine al fenomeno che ha generato una rapida intensificazione di scambi e investimenti internazionali. Donald Trump, in un’intervista rilasciata a Fox Business, lo ha detto senza mezzi termini: la globalizzazione è finita.

Aggiungendo poi che non ha intenzione di rinegoziare l’accordo commerciale con la Cina che tanto ha fatto discutere, e continua a farlo, gli analisti. Il presidente statunitense ha rilanciato così la sua politica di “America first”. Anzi, a ben vedere è andato ben oltre: “E’ un grande momento per avere un dollaro forte”, ha dichiarato Trump dopo che il capo della Federal Reserve, Jerome Powell, ha rigettato la proposta di tassi di interesse negativi. “È un ottimo momento per avere un dollaro forte…Tutti vogliono essere nel dollaro perché l’abbiamo mantenuto forte. L’ho mantenuto forte”, ha specificato Trump con la consueta modestia.

Le previsioni di Trump

Quello del tycoon è senza dubbio un azzardo previsionale, ma questa non è certo una novità. Non è infatti la prima volta che il presidente Usa si lascia andare a toni infuocati e conclusioni lapidarie, senza per questo sbagliare sempre come ritengono i suoi più accaniti detrattori. E’ indubbio che Trump scivoli spesso in uscite fuori luogo e prenda altrettanto di frequente grossi granchi, ma è questo il caso? E soprattutto, quanto rischiamo noi dal rafforzamento del dollaro? Il leader della Casa Bianca sostiene che il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti non scenderà sotto il 10% prima di settembre e ritiene adesso che l’economia nazionale dovrà sostenere un periodo di “transizione” nel terzo trimestre dell’anno in corso. Dopodiché perògli Usa “saranno di nuovo forti” a partire dal prossimo anno.

Eugenio Palazzini

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/pandemia-messo-fine-globalizzazione-parola-trump-156433/

Anche la ministra Pisano non è Immuni dalle bugie

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Emergono sempre più forti e condivisi i dubbi sulla App di tracciamento e contollo che il governo vorrebbe imporre ai cittadini con la scusa del Covid-19

Ci voleva l’ultima puntata di Report (Rai2), andata in onda lo scorso 11 maggio, per far emergere quello che noi denunciamo da settimane, ovvero le incoerenze e i punti oscuri che circondano l’App Immuni. Un servizio accurato, che è divenuto in breve virale, come l’hashtag #abbiamogiarisposto con cui il Ministero dell’Innovazione ha riassunto – grossolanamente – le proprie repliche ai dubbi mossi sull’App di tracciamento e controllo.

«Il codice sorgente sarà rilasciato su github come tutti i nostri progetti, sarà scaricabile dopo i test come in ogni progetto di questo tipo», ha twittato il Ministero. E basterebbe questo per “sbugiardare” il governo, dato che il codice sorgente, in versione open source (dunque controllabile e verificabile da tutti) avrebbe dovuto essere disponibile “prima” dell’adozione dell’App e dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, non “dopo”.

Ma andiamo con ordine. Leggendo sul sito di Report le domande fatte dalla trasmissione al Ministero, le contraddizioni tornano ad esplodere. «Come mai – chiede Report – nonostante la relazione finale sul contact tracing prodotta dal sottogruppo di lavoro 6 in seno alla task force ritenesse opportuno il test in parallelo di due soluzioni tecnologiche individuate, nella nota del 10 aprile viene trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei ministri la decisione di indicare la scelta dell’App Immuni per la realizzazione del sistema nazionale di contact tracing?»
Risponde il Ministero «Perché, come scritto nella relazione del gruppo 6, Immuni mostrava “maggiori garanzie di interoperabilità e anonimizzazione dei dati personali. Tale soluzione, inoltre, risulta essere ad uno stadio di sviluppo più avanzato della soluzione CovidApp».

Meno male che Immuni si trova a uno “stadio più avanzato”. Siamo a metà maggio, la Fase 2 sta per finire ovunque, lasciando spazio a una Fase 3 di riaperture, i contagi sono in costante calo e dell’App ancora non v’è traccia. A che servirà quando arriverà?

La stessa task force, poi, ha formulato il seguente giudizio conclusivo: «La soluzione Immuni utilizza la tecnologia sviluppata dal Consorzio Progetto Europeo PEPP-PT, promettendo quindi maggiori garanzie di interoperabilità e anonimizzazione dei dati personali».

Ma come? Non era stata scelta perché rispettosa della privacy? Il modello PEPP-PT, come si sa e come noi stessi abbiamo da tempo ribadito, è un modello “centralizzato”, dove tutti i dati (la lista di tutti i codici identificativi degli smartphone delle persone con cui un utente è venuto in contatto) vengono immagazzinati sul server. Gli stessi identificativi vengono generati e controllati dal server (quindi possono essere manipolati e controllati)…

Si aggiunge inoltre, con riferimento al decreto-legge 30 aprile 2020, n. 29, art. 6che:

  1. “Il trattamento effettuato per allertare i contatti riguarderà solo i dati di prossimità dei dispositivi, resi anonimi oppure pseudonimizzati”. Che cosa significa “pseudonimizzati”? Che non saranno pienamente anonimi, come invece strombazzato ai quattro venti?
  2. “I programmi informatici di titolarità pubblica sviluppati per la realizzazione della piattaforma e l’utilizzo dell’applicazione di tracciamento saranno resi disponibili e rilasciati sotto licenza aperta e verificabile da chiunque”. Qui torna la domanda: quando? E perché si approva un’App prima che ne sia rilasciato pubblicamente il codice sorgente per sapere a cosa si sta andando incontro?
  3. Viene fissata “l’interruzione dell’utilizzo della piattaforma e del trattamento dei dati personali alla data di cessazione dello stato di emergenza disposto con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020”. E di qui ad allora quanti sterminati usi impropri dei nostri dati potranno essere fatti?
  4. “Entro la medesima data tutti i dati personali trattati dovranno essere cancellati o resi definitivamente anonimi”. E anche qui ci chiediamo: allora non saranno sul momento “definitivamente anonimi”?

Non è tutto. Il Ministero afferma che la Bending Spoons (società privata che ha sviluppato la App) era stata scelta perché avente il know-how e il codice derivanti dal lavoro del consorzio PEPP-PT che, all’epoca, riuniva i maggiori centri di ricerca europei, con competenze epidemiologiche, di cybersecurity e informatiche.
Non si sa se ridere o piangere dinanzi al candore di questa dichiarazione perché, invece, la ministra aveva affermato che si era deciso di adottare un diverso protocollo, il DP-3T. «Su tale soluzione è poi ricaduta la nostra scelta, infatti oggi Immuni utilizza il framework di Apple e Google Exposure Notification ovvero un sistema cosiddetto decentralizzato».

Anche i tempi di questa ridicola storia rispettano quelli biblici dei decreti di Conte… «Apple e Google rilasceranno la versione del sistema operativo con il framework di Exposure Notification intorno al 15 maggio p.v. L’obiettivo è rilasciare l’App intorno alla fine di maggio e al momento stiamo rispettando la tabella di marcia che ci siamo dati per essere pronti non appena la versione del sistema operativo sarà rilasciata dalle due società».
Come dicevamo prima, a che servirà una App di tracciamento dei contagi così tardi? Immuni non era stata scelta perché più avanti rispetto ai competitors?

Ricordiamo che solo qualche giorno fa vi abbiamo parlato di Protetti, una tecnologia open source già pronta e utilizzabile per il contact tracing che, però, non ha avuto il benestare da parte del Governo.

Dove però la ministra Paolo Pisano si guadagna il nostro Pinocchio è per la risposta alla domanda: «Siete al corrente che tra i soci finanziatori della società Bending Spoons, oltre a una partecipazione della StarTip di Gianni Tamburi e H14 dei Berlusconi, c’è anche un fondo con capitale asiatico?»

Come i lettori ricorderanno noi avevamo già svelato i nomi dei veri proprietari della Bending Spoons (figli di Berlusconi, amici di Renzi e sodali di Sala). Ma la ministra, come Alice nel Paese delle meraviglie risponde: «per verificare i soci finanziatori di Bending Spoons è sufficiente una semplice visura camerale, dalla quale si evince che i soci fondatori, poco più che trentenni, detengono l’80% delle quote e il 90% di quelle con diritto di voto, che permettono loro di eleggere il consiglio di amministrazione nella sua interezza».

Il naso cresce alla luce, invece, del coinvolgimento di società come Jakala e Geouniq che hanno centrato il proprio business proprio sul data analytics. Un coinvolgimento che, seppur negato dalla Pisano, getta una luce inquietante sulla vera natura dell’App Immuni e sul suo scopo.
Come se non bastasse, spunta un nuovo nome accanto a Bending Spoons, la Arago di Hans-Christian Boos, noto per il suo sostegno a un modello centralizzato e a un totale controllo dei dati.

In questa sacra alleanza tra potere statale, potentati economici e società di marketing tecnologico gli unici a essere vittime siamo noi. Immuni non va scaricata.

DA

https://www.orwell.live/2020/05/14/anche-la-ministra-pisano-non-e-immuni-dalle-bugie/

Con la crisi 20mila italiani pronti a lavorare nei campi. La fine del mito sui «lavori che non vogliamo più fare»

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Roma, 11 mag– I famosi «lavori che gli italiani non vogliono più fare», in realtà i nostri connazionali li vogliono svolgere, eccome. Soprattutto ora, in piena crisi occupazionale causata da due mesi di chiusura delle attività commerciali e produttive. Camerieri, studenti, partite iva, commessi, o semplicemente disoccupati da prima del lockdown; sempre più italiani si vedono costretti a reinventarsi come braccianti – e nei campi c’è posto per tutti. 

Del resto lo aveva detto la Bellanova: quest’anno mancano 200mila braccianti, in gran parte stranieri, impossibilitati a tornare in Italia. Detto, fatto: un esercito di nostri connazionali – ventimila persone accorse a smentire il luogo comune di cui sopra – si è registrato sulle banche dati delle principali organizzazioni agricole. Un’adunata inaspettata che ha costretto le stesse organizzazioni a creare piattaforme per fare incontrare domande e offerte. Un po’ di numeri: dal 7 aprile, in poco più di un mese sulla piattaforma Agrijob di Confagricoltura sono arrivate 17 mila domande – 12 mila circa di italiani. Il 18 aprile anche Coldiretti ha lanciato Jobincountry, a cui si sono iscritti in 10mila circa – di questi, quasi 9 mila italiani. Il 24 aprile è stato il turno di Lavora con agricoltori italiani: in due settimane 2.500 iscritti, italiani: circa 2mila.

Tra riconvertiti all’agricoltura troviamo anche cinque salentini, in precedenza camerieri impiegati presso l’agriturismo Tenuta Monacelli, alle porte di Lecce: «Fino a tre anni fa — spiega il proprietario Giuseppe Piccinni — l’attività agricola, con i nostri 340 ettari, era prevalente. Poi con il boom del turismo c’è stato il sorpasso. Adesso stiamo tornando alle origini: fino a luglio, almeno, staremo fermi sul fronte turistico e allora ho chiesto ai miei collaboratori più stabili di preparare i terreniper impiantare nuovi ulivi al posto di quelli colpiti dalla Xylella: hanno accettato, ben felici di poter lavorare».

La situazione non cambia nemmeno spostandosi verso il Settentrione: «Ci arrivano diverse richieste dalla costa ligure — racconta Domenico Paschetta, della cooperativa cuneese Agrifrutta — da 30-40enni che lavoravano nel turismo.Abbiamo bisogno, tra raccolta e confezionamento, di 500 persone. Negli scorsi anni erano al 90% stranieri. Ma adesso, con la difficoltà a muoversi da Albania, Romania e Polonia, stiamo cercando gente locale senza problemi di alloggio: in passato i Comuni si erano organizzati con strutture di accoglienza, quest’anno con il distanziamento sarà più difficile».

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/crisi-20mila-italiani-lavorare-campi-156103/

Oms, chi comanda davvero: i 194 stati, Bill Gates o la Cina?

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Quando si chiuderà questa drammatica pandemia, l’Organizzazione mondiale della sanità dovrà rispondere del ritardo con cui è stata comunicata. Solo un’inchiesta internazionale indipendente potrà chiarire se davvero l’organizzazione, istituita dall’Onu nel 1948 con funzione di vigilanza sanitaria mondiale, ha commesso errori. Oggi sta anche supervisionando più di 35 operazioni di emergenza (dal focolaio di morbillo in Congo a quello di colera nello Yemen) e coordinando gli interventi contro tubercolosi, diabete, poliomielite e malattie tropicali.

È finanziata dai 194 Paesi membri con contributi fissi in base al Pil, sostanzialmente congelati dal 1987, e da contributi volontari (qui tutta la lista).Questi ultimi, che rappresentano la parte più consistente, provengono anche da una moltitudine di soggetti privati: parliamo di 4,6 miliardi di dollari su un budget complessivo di 5,6. Il primo contribuente sono gli Stati Uniti che versano in totale 893 milioni di dollari. Al secondo posto troviamo Bill e Melinda Gates con oltre 600 milioni, al terzo il Regno Unito con quasi 400, al quarto Gavi Alliance (di Bill Gates) con 370, poi il Rotary Club, il National Philantropic Trust e la Cina è al 14esimo posto con 85,8 milioni.

Di fatto l’Oms gestisce il 20% del suo budget, perché il resto sono progetti specifici decisi dai privati, e non tutti trasparenti. Un’organizzazione quindi indebolita dalla mancanza di soldi, e di personale con grande esperienza, liquidato per assumere giovani a contratto.

Le accuse al direttore generale

Chi comanda e decide è il direttore generale, che da statuto «non deve domandare né ricevere istruzioni da nessun governo od autorità straniera». Nel 2017, per la prima volta nella storia dell’Oms, a scegliere non è un gruppo ristretto di 34 membri, ma i rappresentanti di tutti i 194 Paesi, e per la prima volta votano un africano: Tedros Adhanom Ghebreyesus, ex ministro della sanità e degli esteri dell’Etiopia. Accusato da quasi tutti i Paesi e organi di stampa di essere venuto meno al suo dovere primario: la tempestività nell’informare il mondo sulla pandemia in arrivo. Ecco com’è andata.

Gli elogi alla Cina

Il primo ricovero all’ospedale di Wuhan di un malato di Covid-19 è dell’8 dicembre 2019, ma i funzionari cinesi riferiscono agli uffici Oms di Pechino dell’esistenza di casi atipici di polmonite il 31 dicembre (già con Sars la Cina aveva occultato i dati). L’Oms, da Ginevra, informa il mondo con un tweet il 4 gennaio, e solo il 30 gennaio, quando i contagi ufficiali sono già 7.836 e 18 i paesi coinvolti, il direttore generale dichiara Pheic, «un’emergenza sanitaria internazionale». Nella stessa conferenza stampa si sente in dovere di elogiare la Cina: «La velocità con cui ha rilevato l’epidemia, isolato il virus, sequenziato il genoma e condiviso con l’Oms e il mondo è molto impressionante e oltre le parole. La Cina sta definendo un nuovo standard per la risposta alle epidemie. Non è un’esagerazione». In realtà il ritardo nella comunicazione della Cina stava andando di pari passo con la sottostima dei contagi e il ridimensionamento della portata dell’allarme. Secondo Lancet, al 20 febbraio sarebbero stati 232 mila i contagiati in Cina, contro i 55.508 segnalati. E solo il primo aprile la Cina riconosce il ruolo degli asintomatici. Ancora il 26 febbraio l’Oms è prudente: «L’incremento dei casi fuori la Cina ha portato alcuni media e politici e spingere per la dichiarazione di uno stato di pandemia. Noi non dovremmo essere troppo impazienti, senza un’attenta analisi dei fatti». E sconsiglia restrizioni al traffico aereo verso la Cina. Solo l’11 Marzo, quando il numero dei contagi si era allargato a 114 Paesi, l’Europa in ginocchio, e 4.291 persone che hanno perso la vita, arriva l’annuncio: «Abbiamo valutato che Covid-19 può essere definito come pandemia».

Come avviene la trasmissione

L’Oms conferma la trasmissione interumana il 21 gennaio, e solo il 27 febbraio viene definito che avviene mediante droplets, mentre gli Ecdc europei lo avevano già dimostrato il 2 febbraio. Il ritardo si ripercuote sulle misure di protezione: sull’uso delle mascherine nella popolazione generale, Tedros ne sconsiglia l’utilizzo. Ancora il 6 aprile, quando ormai le evidenze scientifiche mostrano l’efficacia dell’uso di mascherine chirurgiche, dichiara che dovrebbero essere riservate ai lavoratori della sanità, e consiglia ai decisori politici di applicare un approccio basato sul rischio di esposizione al Covid-19 in base alla densità della popolazione. La prima indicazione chiara su cosa fare arriva il 16 marzo: «Testare ogni caso sospetto, se positivo isolarlo, tracciare i contatti nei due giorni precedenti ai sintomi e testare anche loro». Una strada già indicata dalla Corea del Sud: a metà febbraio aveva avviato una tempestiva campagna di test e tracciamenti di massa per bloccare i focolai, portando in un mese i contagi quasi a zero. Ma quale interesse aveva Tedros a tentennare, in un momento in cui l’Oms ha bisogno disperato di fondi?

Chi è Tedros

È stato un eccellente Ministro della sanità in Etiopia, e le sue riforme hanno diminuito la mortalità infantile. Tuttavia sul suo mandato grava l’accusa, sempre respinta, di aver insabbiato 3 epidemie di colera (2006, 2009, 2011), declassandole a diarrea. Dal 2012 al 2016, mentre è Ministro degli affari esteri, gli investimenti della Cina in Etiopia accelerano. A fine mandato si candida alla guida dell’Oms, e l’attività di lobby cinese in suo sostegno dura due anni. Il suo discorso prima del voto è stato chiaro: «Nella battaglia sanitaria voglio stare al fronte». Uno dei primi atti di Tedros da Direttore Generale è stato quello di nominare ambasciatore di buona volontà Mugabe, 93 anni, ex dittatore dello Zimbawe, alleato storico della Cina. Nei suoi 37 anni di malgoverno il paese è diventato un caso di disperata corruzione, miseria diffusa e violazione dei diritti umani su larga scala. Solo la levata di scudi interna ha costretto Tedros a ritirare la nomina.

I rapporti Cina-Etiopia

La Cina è il più grande partner commerciale dell’Etiopia: finanzia infrastrutture ferroviarie, di telecomunicazioni, autostrade, centrali idroelettriche. La precondizione è l’affido esclusivo di appalti ad aziende cinesi. Nel 2016 inaugura il gigantesco parco industriale di Hawassa, dove disloca la sua manifattura (costa meno che in Bangladesh). Sempre nel 2016 sono stati registrati dalla commissione etiope per gli investimenti più di 1.000 progetti cinesi: industria, costruzioni, immobiliare. Ad oggi gli investimenti ammontano a 24,5 miliardi dollari (fonte Aei). La Cina è anche il primo fornitore di armi all’esercito etiope. E l’Etiopia è il suo hub per la strategia di lungo periodo nell’approvvigionamento delle materie prime che stanno nel resto del continente africano, perché è nella capitale Addis Abeba che si incontrano i governi.

C’è la sede dell’Unione Africana: un palazzo di 20 piani donato dalla Cina nel 2012. C’è la sede della Commissione Economica per l’Africa dell’Onu, e hanno base le più importanti organizzazioni non governative. In sostanza fa quello che l’Europa ha fatto per 200 anni, senza però rompere le scatole sui diritti umani. E l’Etiopia ricambia: è stato il primo paese africano ad opporsi alla proposta Onu di sanzioni alla Cina per la violazione dei diritti umani in Tibet.

Dal 5G ai farmaci contraffatti

Ogni Paese gioca la propria partita. Oggi altre quattro importanti agenzie Onu sono a guida cinese: la Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, l’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale, l’Unione internazionale per le telecomunicazioni, che definisce gli standard mondiali nell’uso delle onde radio. Mentre sul tavolo dell’Oms ci sono le questioni del secolo: la valutazione sulla sicurezza del 5G, e i rapporti con Impact, la task force che lotta contro la contraffazione dei farmaci (il 7% del totale), molto avversata dai Paesi asiatici. Metà della contraffazione è cinese, e decine di medicinali a larghissima diffusione contengono impurità potenzialmente cancerogene. La stima del valore globale sfiora nel 2020 i 1.000 miliardi di dollari. Poi c’è la questione del vaccino contro il Covid-19. Quando finalmente lo avremo, l’Oms dovrebbe avere voce in capitolo per renderlo accessibile a tutti. Ci sarà da lottare. E proprio nel mezzo della pandemia il Presidente Trump, che dal 2017 non ha nemmeno nominato il membro Usa nell’executive board, decide di sospendere i finanziamenti all’Oms, e lavora alla costruzione di organizzazioni alternative. Quindi della prossima epidemia se ne occuperanno i marines? O Bill Gates? Nulla è più geopolitico della salute.

La fabbrica del mondo a basso costo

Stati Uniti, Europa e Giappone si sono da tempo allontanati dai principi che hanno ispirato la cooperazione tra i popoli, trovando maggiori benefici nei trattati dell’Organizzazione mondiale del commercio. Alle agenzie Onu è stato impedito di mettere becco. La globalizzazione ha prodotto enormi ricchezze per pochi, ed ha regole cogenti: se violo una postilla del Wto pago penali miliardarie, se me ne vado dall’accordo di Parigi sul clima non succede nulla. Abbiamo voluto che la Cina diventasse la fabbrica del mondo a basso costo, poi esplode un virus a Wuhan, centinaia di migliaia di persone si ammalano a Milano o a New York, e non hanno la mascherina, i camici, i presidi sanitari, perché li fabbricano a Wuhan. Il virus ha svelato l’effetto di una interconnessione inestricabile. Vanno rimesse in discussione le cause. Per far fronte alle minacce che incombono sulle nostre vite, dalla rottura dell’ecosistema al debito dei paesi depredati, ad altre pandemie che arriveranno, occorre rafforzare quell’Organizzazione nata da lacrime e sangue, costruendo però un nuovo multilateralismo insieme ai 5 continenti per uno sviluppo sostenibile. E l’unico modo per mettersi d’accordo è la sopravvivenza dell’umanità.

DA

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/oms-coronavirus-bill-gates-cina-stati-uniti-europa-comanda-davvero-covid-pandemia-5g-etiopia/8ca94b96-92dc-11ea-88e1-10b8fb89502c-va.shtml

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