“Tagliati 30 milioni di fondi alle famiglie. La Bonetti deve dimettersi”

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La denuncia di Family Day: il ministro non dice la verità

“Nello stesso giorno in cui il ministro Elena Bonetti dichiara al New York Times che le sue richieste per la famiglia sono rimaste totalmente inascoltate dal Governo, si scopre che il fondo per le famiglie è stato decurtato di 30 milioni, come si evince da un documento sul sito della Camera dei Deputati”, afferma il portavoce dell’Associazione Family Day, Massimo Gandolfini.
“Le famiglie sono allo stremo, in particolare quelle numerose, visto che non c’è alcun aiuto che si riferisce al numero dei figli carico e al numero di componenti del nucleo familiare. Ricordiamo a tutti che il 17% della famiglie con più quattro figli sono sotto la soglia di povertà. Genitori titolari di imprese o lavoratori a Partita Iva rischiano poi di cadere nella povertà assoluta. Il peggioramento delle condizioni economiche è aggravato dall’impegno nella formazione dei propri figli, totalmente demandata alla buona volontà di mamme e papà che, mentre cercano disperatamente di tornare a lavoro, continuano a fare da docenti, tecnici informatici e animatori delle giornate dei loro figli”, prosegue Gandolfini.
“Ma la cosa più vergognosa è che non solo non viene dato un euro in più alle necessità delle famiglie ma ne vengono sottratti ben 30 milioni ad un fondo che era già di per sé insufficiente. Chiediamo quindi le dimissioni del Ministro Elena Bonetti, in coerenza con le dichiarazioni rilasciate alla stampa. Questo governo ha già dimostrato troppe volte di essere nemico della famiglia”, conclude Gandolfini.

Pronta la replica del ministro: “Non c’è alcun taglio al fondo famiglia già approvato con la legge di bilancio a dicembre 2019, le sue risorse sono state tutte destinate alle politiche familiari, insieme ai 600 milioni aggiuntivi che la legge di bilancio di quest’anno ha destinato alle famiglie. Queste risorse sono già allocate nel bonus bebè, nel bonus nido e nei congedi per i padri estesi a 7 giorni. Sono dati pubblici e verificabili”, dice la Bonetti in risposta Salvini che aveva rilanciato la denuncia di Family Day.

 

da

https://www.iltempo.it/home/2020/05/08/news/tagliati-30-milioni-di-fondi-alle-famiglie-la-bonetti-deve-dimettersi-1323818/

Il presidente-cacciatore dell’Uruguay vuole scoraggiare gli aborti

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L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

Il presidente dell’Uruguay, Luis Lacalle Pou, sollecitato dalla domanda di un giornalista, Victor Hugo Acosta, della stazione radio Felicidad de Paysandú, che si è presentato non come “comunicatore ma come cristiano” (sarebbe da chiedere al giornalista il perché non da comunicatore: i giornalisti non posso fare domande sugli aborti?) è ritornato a parlare di aborto ed ha spiegato la sua politica in materia.

In varie precedenti dichiarazioni Lacalle si era espresso sul diritto alla vita. Stavolta la risposta del presidente uruguaiano è stata particolarmente completa. Continua a leggere

Il progetto politico globale imposto in occasione del COVID-19

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ARLINGTON, VA – DECEMBER 15: (L-R) US Secretary of Defense Donald Rumsfeld, US President George W. Bush and US Vice President Dick Cheney attend the Armed Forces Farewell Tribute to Rumsfeld at the Pentagon December 15, 2006 in Arlington, Virginia. Praise was heaped on the outgoing secretary by Bush and Cheney and Rumsfeld used his farewell speech to call for an increase in military spending. (Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)

Il progetto politico globale imposto in occasione del COVID-19

Le inette reazioni dei governi europei al COVID-19 sono state dettate da ex consiglieri di Donald Rumsfeld e George W. Bush. Contrariamente a quanto afferma la retorica istituzionale, le misure adottate non hanno fondamento sanitario. Lungi dall’essere una risposta all’epidemia, esse mirano a trasformare le società europee, per integrarle nel progetto politico-finanziario del gruppo.

Sia che abbia origine naturale o artificiale, l’epidemia di COVID-19 offre l’occasione a un gruppo transnazionale d’imporre, all’improvviso, il proprio progetto politico, senza necessità di esporne, tantomeno di discuterne, il contenuto.

In poche settimane abbiamo visto Stati che si proclamano democratici sospendere le libertà fondamentali: vietare, sotto pena di ammenda o di reclusione, di uscire di casa, di partecipare a riunioni, di manifestare. L’obbligo scolastico per i minori di 16 anni è stato provvisoriamente abolito. A milioni di lavoratori è stato tolto l’impiego e imposta d’ufficio la disoccupazione. Centinaia di migliaia d’imprese sono state autoritariamente costrette a chiudere e non saranno più in grado di riaprire.

I governi hanno incoraggiato le aziende al telelavoro senza esservi preparate: il sistema Echelon ne ha immediatamente registrato le comunicazioni via internet. Il che significa che i “Cinque Occhi” (Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti) hanno in archivio i mezzi per violare i segreti di pressoché tutte le imprese europee. È già troppo tardi per porvi rimedio.

Nessuna delle trasformazioni imposte alle società ha giustificazione sanitaria. Nessuno studio epidemiologico al mondo ha mai discusso, men che meno raccomandato, l’isolamento generalizzato obbligatorio per combattere un’epidemia.

I dirigenti politici degli Stati dell’Unione Europea, dapprima paralizzati da proiezioni matematiche deliranti di ecatombi nei loro Paesi [1], sono stati poi rassicurati da soluzioni già confezionate da un potente gruppo di pressione, i cui membri avevano incontrato al Forum economico di Davos e alle Conferenze di Monaco sulla Sicurezza [2].

L’isolamento generalizzato obbligatorio è stato concepito 15 anni fa all’interno dell’amministrazione Bush, non come strumento di tutela della salute pubblica, bensì di militarizzazione della società statunitense in caso di attacco terroristico. È il progetto che viene messo in atto oggi in Europa.

Il piano iniziale, concepito oltre vent’anni fa attorno al proprietario del laboratorio farmaceutico Gilead Science, Donald Rumsfeld, prevedeva di adattare gli Stati Uniti alla finanziarizzazione globale dell’economia: il pianeta andava riorganizzato dividendo geograficamente i compiti di ciascuno. Le zone non ancora integrate nell’economia globale avrebbero dovuto essere private delle strutture statali per diventare semplici riserve di materie prime; le zone sviluppate (fra cui Unione Europea, Russia e Cina) avrebbero avuto la responsabilità della produzione; gli Stati Uniti, e soltanto loro, avrebbero dovuto assicurare l’industria degli armamenti e della polizia mondiale.

A questo scopo fu creato, in seno a un think-tank, l’American Enterprise Institute, il “Progetto per un nuovo secolo americano”. Soltanto una parte del programma fu crudamente annunciata: quella necessaria per convincere grandi donatori a sostenere la campagna elettorale di George W. Bush. L’11 settembre 2001, dopo che alle 10 del mattino due aerei di linea colpirono il World Trade Center di New York, venne dichiarato il programma di Continuità del Governo (CoG), nonostante la situazione non fosse affatto prevista nei testi. Il presidente Bush fu portato in una base militare; i membri del Congresso e i loro collaboratori furono immediatamente trasferiti in un immenso bunker, a 40 chilometri da Washington. E il segretissimo Governo di Continuità, di cui Rumsfeld era membro, assunse il potere fino alla fine della giornata.

Approfittando dello shock emozionale di quel giorno, il gruppo fece adottare un poderoso Codice Antiterrorismo – redatto molto tempo prima – l’USA Patriot Act; creò un vasto sistema di sorveglianza interna, il Dipartimento per la Sicurezza della Patria (Homeland Security); reindirizzò la missione delle forze armate in funzione della divisione globale del lavoro (dottrina Cebrowski); ebbe così inizio la “Guerra senza fine”. Da due decenni viviamo, come in un incubo, nel mondo da loro forgiato.

Se non stiamo attenti, il gruppo attuale – di cui il dottor Richard Hatchett è l’elemento visibile – trasporrà il programma per gli Stati Uniti all’Unione Europea. Imporrà alla telefonia mobile un’applicazione di tracciamento, ossia di sorveglianza dei nostri contatti; rovinerà alcune economie per trasferirne la forza produttiva all’industria degli armamenti; infine ci convincerà che la Cina è responsabile dell’epidemia e deve perciò essere arginata (Containment).

Se non stiamo attenti, la NATO, che abbiamo creduto in stato di morte cerebrale, si riorganizzerà e si estenderà, con l’adesione iniziale dell’Australia, al Pacifico [3].

Se non stiamo attenti la scuola sarà sostituita dall’insegnamento a domicilio. I nostri figli diventeranno pappagalli privi di spirito critico, che tutto sanno ma che nulla conoscono.

Nel nuovo mondo che si sta preparando per gli europei della UE, i grandi media non saranno più finanziati dall’industria petrolifera, ma da Big Pharma. Ci convinceranno che le misure prese erano le uniche efficaci. I motori di ricerca valuteranno la credibilità dei media non allineati basandosi sulla nomea dei firmatari degli articoli, non sulla qualità dei ragionamenti.

Siamo ancora in tempo per reagire.

Da

https://www.voltairenet.org/article209810.html

Trovato l’accordo sulle Messe: ecco come e quando si tornerà in chiesa

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Questa mattina, a Palazzo Chigi è stato firmato il protocollo che permette le celebrazioni coi fedeli a partire dal 18 maggio: “Nel testo previste misure di sicurezza”

Dal 18 maggio, i fedeli portanno tornare a seguire le messe in chiesa. Questa mattina, a Palazzo Chigi è stato firmato il protocollo che permetterà la ripresa delle celebrazioni.

Il testo giunge a conclusione di un percorso che ha visto la collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana, il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno e il Comitato Tecnico-Scientifico“, ha spiegato la Cei, assicurando che le messe verranno riprese in sicurezza. Nel protocollo, infatti, vengono indicate una serie di “misure da ottemperare con cura, concernenti l’accesso ai luoghi di culto in occasione di celebrazioni liturgiche“. La Cei rivela che, dal 18 maggio, per poter svolgere le celebrazioni è prevista “l’igienizzazione dei luoghi e degli oggetti“. Inoltre, secondo quanto riporta AdnKronos, sono previsti “gel igienizzanti all’ingresso, mascherine e ostia senza contatto“, mentre per le chiese piccole viene chiesto di pensare a celebrazioni all’aperto. Per evitare assembramenti, sarà utile anche aumentare il numero delle messe, per “spalmare” i fedeli su più orari e per gli anziani e i malati sarà bene favorire lo streaming. Nelle chiese, infine, verranno impiegati “volontari per contingentare gli ingressi”, che dovranno essere “muniti di tutte le precauzioni del caso“. I fedeli dovranno indossare mascherine e non potranno entrare in chiesa “in caso di sintomi influenzali/respiratori o in presenza di temperatura corporea pari o superiore ai 37,5 gradi. I luoghi di culto andranno igienizzati al termine di ogni celebrazione e dovrà essere favorito il “ricambio dell’aria”. Il protocollo prevede anche la pulizia dei “vasi sacri, le ampolline e altri oggetti utilizzati, come gli stessi microfoni“. Mascherine e guanti sono previste per fedeli e sacerdote che, al momento della comunione, si igienizzerà le mani per consegnare l’ostia, senza toccare le mani dei fedeli. Bandito anche lo scambio della pace.

Il protocollo è stato firmato dal presidente della Cei, Cardinale Gualtiero Bassetti, dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese ed entrerà in vigore lunedì 18 maggio. “Nel predisporre il testo si è puntato a tenere unite le esigenze di tutela della salute pubblica con indicazioni accessibili e fruibili da ogni comunità ecclesiale”, ha sottolineato la Cei.

“Le misure di sicurezza previste nel testo – ha sottolineato il premier Giuseppe Conteesprimono i contenuti e le modalità più idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo avvenga nella maniera più sicura. Ringrazio la Cei per il sostegno morale e materiale che sta dando all’intera collettività nazionale in questo momento difficile per il Paese“. Anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha commentato la firma del protocollo: “Fin dall’inizio abbiamo lavorato per giungere a questo Protocollo: il lavoro fatto insieme ha dato un ottimo risultato. Analogo impegno abbiamo assunto anche con le altre Confessioni religiose”.

Da

https://m.ilgiornale.it/news/cronache/disinfettante-e-mascherine-cos-ripartono-messe-coi-fedeli-1861104.html

Chiese chiuse e tabacchi aperti

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Non era mai accaduto, nemmeno in tempo di guerra e sotto il peggior regime totalitario che tutti i cittadini di un paese fossero privati delle libertà primarie, dei diritti più elementari, diritti umani prima che costituzionali: uscire di casa, camminare, lavorare, viaggiare. E non era mai successo, neanche sotto le peggiori pestilenze, che la religione e la Chiesa fossero cancellate dalla vita sociale. Anzi, proprio nei momenti di maggiore sofferenza e rischio per la vita delle persone, il conforto della religione, la preghiera in chiesa, era essenziale. Non discuto la profilassi; sarebbe stato incauto consentire le messe e le cerimonie, anche se impressiona la religione subordinata alla scienza, la priorità della salute sulla salvezza. E la religione ridotta a fatto intimo, privato, al più televisivo.

Chiese chiuse e tabacchi aperti. La rappresentazione di questa scomparsa è stata la video-messa del Papa che predica nel deserto di piazza San Pietro. E la più sintesi più efficace l’invito di Fiorello a pregare in bagno, come se equivalesse a defecare o masturbarsi. Per Michele Serra l’esigenza di andare alla messa pasquale era una pretesa da “scemi”. Finché si difendono le misure sanitarie nulla da dire. Ma lui ha paragonato, con volgare scemenza, la riapertura delle chiese “alle riaperture delle bocciofile e dei tornei di scopa d’assi”, confondendo religione con ricreazione. E dopo aver sproloquiato sul fascismo che non c’entra nulla con le messe pasquali, si è chiesto: “Perché mai gli scemi di destra pretendono che la fede debba avere la forma di un’adunata?” Forse Serra e tutto l’episcopato laico non sanno che la religione cristiana si organizza da duemila anni su comunità di credenti che si chiamano chiese (da ekklesia, comunità, assemblea, adunata) e vanno a messa; se la fede ne facesse a meno sarebbe faidate, come il bricolage o i vizi solitari. Renderebbe superflua la religione come la Chiesa e i sacerdoti. È una proposta da idioti, nel senso etimologico della parola, perché riduce la fede e la religione a fatto privato (idiotes). Alla fine se n’è accorto pure Bergoglio che ha notato con preoccupazione la riduzione clandestina della fede e la scomparsa della Chiesa nel nome della salute. (Salvo poi rimangiarselo e allinearsi al governo).

Il nodo non può essere risolto con boutade o gesti televisivi, come recitare l’eterno riposo in un programma televisivo o esortare alla messa pasquale nonostante il divieto. Ma qui si corona, è il caso di dirlo, una tendenza latente e diffusa delle nostre società a ridurre la religione a fatto privato, coscienza dei singoli. La parabola della nostra società scristianizzata inverte i poli su cui si è formata la nostra società: la sfera sessuale appartiene all’intimità, la sfera religiosa appartiene alla libera manifestazione della fede. Invece, da tempo, e a prescindere dal contagio, si è invertita la polarità: è lecito esibire le proprie preferenze sessuali, la propria pratica e i propri orientamenti, anzi può essere ostentata con orgoglio (i famosi pride); mentre la fede devi tenertela per te, devi nasconderla, perché lo spazio pubblico è laico e ciò che è religioso è solo intimo. Questa, nella migliore delle ipotesi, è la riforma protestante applicata alla religione cattolica; nella peggiore è la riduzione della fede a un bisogno intruso e scorretto, che puoi tener vivo solo nella mente e nel cuore, non per strada. Certo, le nostre vie, le nostre piazze, persino i nostri ospedali sono costellati di chiese, edicole votive, simboli religiosi, richiami ai santi. Ma vanno intesi come musei di un’epoca superstiziosa, ruderi del passato con residuo valore turistico o artistico.

Sparisce quel che un secolo fa Carl Scmhitt chiamava “la visibilità della Chiesa” in quell’intreccio di visibile e invisibile che è la rappresentazione di una spiritualità che si incarna e si fa vita e storia. Oltre la fede scompare la “comunità vivente” – vale anche nella scuola e nell’università- è puro solipsismo o può esistere come corso per corrispondenza. È la morte di una civiltà, di una visione della vita, al di là delle stesse confessioni religiose. È la solitudine globale. Uniti solo dal mercato e dalla tecnologia, separati da tutto il resto.

Walter Benjamin pose il problema dell’arte che perde l’aura nell’epoca della sua riproducibilità tecnica; a maggior ragione si dovrà prima o poi affrontare il tema del sacro che perde la sua aura nell’epoca della sua riproducibilità televisiva. La fede non va in onda come un serial; ma è mistero della fede che s’incarna in una comunità vivente, nella sua prossimità.

MV, Identità e cultura (maggio 2020)

Da

Chiese chiuse e tabacchi aperti

Si sveglia anche il Washington Times: il Covid-19 è una mega truffa

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Le cose si stanno muovendo o qualcuno corre ai ripari…
Il 28 aprile il “New York Times” se ne esce con un lungo reportage sul caso della Svezia.
Il paese scandinavo infatti dopo essere stato criticato per oltre un mese si prende la sua rivincita.
Numeri alla mano il governo svedese è quello che ha avuto ragione in Europa. A Stoccolma, con il doppio della densità di Roma, era tutto aperto: cinema, ristoranti, barbieri, scuole, palestre.
Gli svedesi insomma hanno continuato a vivere normalmente.

Il medesimo giorno il “Washington Times” pubblica addirittura un paio di articoli incredibili sul coronavirus. In pratica il Covid-19 sarebbe una delle più grandi truffe della storia: una truffa perpetrata dai media!
Ecco i titoli originali: “Coronavirus hype biggest political hoax in history” e “COVID-19 turning out to be huge hoax perpetrated by media”. In pratica “Il coronavirus promuove la più grande bufala politica della storia” e “COVID-19 che si rivela essere una grande bufala perpetrata dai media”.

Uno degli articoli inizia dicendo che il SARS-CoV-2, causa del COVID-19, ha ucciso 56.749 americani a partire da martedì e questa non è certo una cosa positiva, ma dati alla mano, è sempre meno della stagione influenzale 2017-2018 nella quale sono morte oltre 80.000 americani.
Gli esperti con i loro modelli computerizzati avevano previsto la morte di 1,7 milioni di americani, poi hanno dovuto rifare i modelli riducendo il numero tra i 100.000 e i 240.000 morti.
Ora, l’ennesimo modello richiesto dalla Task Force sul coronavirus della Casa Bianca prevede circa 70.000 morti entro la fine di agosto
I modelli come sempre fanno acqua da tutte le parti, ma passare da 1 milione e 700 mila morti a 70 mila, fa pensare ad una vera e propria strategia corrotta. Forse qualcuno desiderava una ecatombe?

Tasso di mortalità
Un recente studio della Stanford University ha stimato che il tasso di mortalità del virus probabilmente viaggia dallo 0,1% allo 0,2%, mentre ricordiamo che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aveva stimato un tasso di mortalità superiore di 20 o 30 volte.
Secondo voi i media mainstream su quali dati hanno basato i loro servizi terroristici?
A New York City, epicentro statunitense della pandemia, il tasso di mortalità per le persone dai 18 ai 45 anni è dello 0,01%, ovvero del 10 per 100.000 nella popolazione.
Le persone di età pari o superiore a 75 anni, tuttavia, hanno un tasso di mortalità 80 volte superiore. Per i minori di 18 anni, il tasso di mortalità è zero per 100.000, che equivale a zero.

Salute ed età
Sempre il Washington Times afferma che più della metà dei decessi COVID-19 in Europa sono avvenuti in strutture di assistenza a lungo termine o in case di cura, mentre negli States solo un quinto delle morti registrate.
Quasi tutti i pazienti ricoverati in ospedale per il coronavirus a New York City avevano condizioni di salute precarie.

Fox News citando uno studio pubblicato dal JAMA, il giornale dell’associazione dei medici americani (Journal of American Medical Association), ha riferito che il 94% dei pazienti interessati aveva più di una malattia pregressa: il 42% era in sovrappeso e il 53% aveva ipertensione, mentre gli altri soffrivano di una varietà di disturbi.
Esattamente quello che è avvenuto anche da noi in Italia.

Conclusione
Per quale motivo hanno permesso a due tra i più importanti e letti quotidiani del mondo (New York Times e Washington Times) di pubblicare simili notizie? Non si può certo pensare ad una svista dell’editore e ovviamente neppure all’intraprendenza e al coraggio di un paio di giornalisti.
Se viene mandato in stampa il permesso dall’alto per farlo c’è sempre!
Quindi? Forse qualcuno in alto, ben sapendo che la Verità è figlia del tempo, sta in qualche maniera correndo ai ripari, parandosi il didietro? Della serie: “noi ve l’avevamo detto”.
Anche noi allora lo diciamo chiaramente e una volta per tutte: i servili media maistream sono una delle principali cause di questo disastro, perché hanno appositamente distorto, amplificato e scientemente veicolato il peggiore dei virus: la paura!

https://www.washingtontimes.com/news/2020/apr/28/coronavirus-hype-biggest-political-hoax-in-history/?fbclid=IwAR1mhLl1WOZ7kbXcxhds2cWhaSk6Cu1yeB330nHlIvc-SU7a2IehthLYf3s

https://www.washingtontimes.com/news/2020/apr/28/covid-19-turning-out-to-be-huge-hoax-perpetrated-b/

Da

https://telegra.ph/Si-sveglia-anche-il-Washington-Times-il-Covid-19-è-una-mega-truffa-05-03

Omaggio a San Pio V

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaRRL_image_190927
Comunicato n. 44/20 del 5 maggio 2020, San Pio VOmaggio a San Pio V

INNO A SAN PIO V

Testo di don Francesco Berrone, musica di don Angelo Fasciolo.

Di Bosco Marengo sei nobile e vanto,
segnacol di speme, di fè, di vittoria.
O presule eccelso, Pontefice Santo
un inno s’elevi, ch’esalti Tua gloria.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

Del Turco furente nemico di Cristo
un popol crociato per Te trionfò.
Il gaudio comune fu allora frammisto
al giubil d’un Papa che volle e pregò.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

Del Santo Rosario la Vergine Regina
Tu sempre esaltasti, ne avesti il favor.
da Lei impetrasti la grazia divina
per cui fu sconfitto dell’empio il furor.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

L’infame eresia che fede dissolve
invitto pugnasti con vigile amore
di Cristo i nemici fiutaron la polve
tuoi figli serbaron di fè lo splendore.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

A Te con fiducia ricorron le genti
nell’aspra tenzone col serpe maligno
e Tu le proteggi nell’ardui cimenti
sovr’esse il Tuo manto stendendo benigno.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

Del culto d’Iddio lo zelo fervente
l’amor pei fratelli le fede sincera
Tu infondi San Pio nell’animo ardente
del popol che T’ama Ti segue in Te spera

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

Dei casti pensieri di nobili affetti
ai giovani accendi la brama nei cuori
Tu fuga e tien lungi dai teneri petti
la perfida insidia di vizi ed errori.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

San Pio t’invocan tuoi figli gementi
deh! Tu li consola pietoso e fedel
sii guida al cammino sii luce alle menti
li addici a la gloria perenne del Ciel.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

L’EMPIETA’ DELUSA

Giovanni Antonio Costa, Oratorio in due parti per soli e orchestra su libretto di Carlo Giuseppe Cornacchia.

Tra la grandezza de Miracoli, che fanno luminoso corteggio alla Santità del gran Pontefice PIO QUINTO, fulgidissima Stella del Ciel Gusmano, sempre degno d’ammirazione si è quello, con cui l’Eterno Iddio lo preservò dal barbaro tradimento, orditole dall’EMPIETÀ sua nemica.

Questa odiando a morte la PIETÀ dell’innocente Pastore, non temè di avvelenare nella sua domestica Cappelletta i piedi sacrosanti d’un Crocefisso, acciò da què due fonti succhiasse col bacio il veleno e la morte.

Ma restò ben schermita la perfida, allora quando il devoto Pontefice volendo adorare, e pietosamente baciare, come soleva, l’amate piante del Redentore, questi prodigiosamente schiodolle, ritirandole da i labbri genuflessi del Santo.

Così rimase con questo solo Miracolo
CHRISTO trionfante,
PIO illeso
e l’EMPIETÀ DELUSA.

https://www.linelab.eu/spiov/_pages/progetti/s_musiche_empietadelusa.php

DA

https://www.google.com/url?q=http://www.centrostudifederici.org/omaggio-san-pio-v/&source=gmail&ust=1588761221352000&usg=AFQjCNEX_f1E3hloRVxw0eVTut_-r84MBg

La truffa dei sondaggi: ecco cosa dicono davvero i numeri su Conte e i partiti di governo

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Roma, 5 mag – Da un paio di giorni i sondaggi, veri o falsi non importa, mandano in visibilio la sinistra. C’è forse una crescita del Pd? Un rialzo delle quotazioni per il resto delle “frattaglie” tipo Sinistra, Articolo 1 etc? No, niente di niente. Le rilevazioni confermano sostanzialmente il trend in discesa per Matteo Salvini e tanto basta a stappare lo champagne. Da domenica sera era circolato un sondaggio fasullo su Twitter dove il carroccio veniva dato addirittura al 20%, in caduta libera e sorpassato da un Pd redivivo. La realtà è ben diversa: nelle rilevazioni Swg pubblicate ieri dal Tg La7 di Mentana, la Lega cala di uno 0,9% e si attesta al 27,3% contro il 28,2 del 27 aprile.

Ora sarebbe bene ricordare un dato: le rilevazioni dei sondaggisti si basano su campioni limitati. Per capirci di solito Swg intervista 1200 soggetti maggiorenni. Tradotto in numeri significa che una variazione dell’1% equivale a 12 persone che rispondono in maniera diversa su 1200. Ergo per calare dello 0,9% basta che 10-11 persone rispondano in maniera differente. Il che non significa che le rilevazioni non abbiano una loro scientificità e una loro attendibilità parziale, ma fare come Next che titola “la Lega crolla ancora” perché dieci persone su 60 milioni hanno risposto in maniera differente ad un sondaggio sembra un tantino forzato.

I partiti di centrodestra hanno più consenso di quelli di governo

Fatta la dovuta precisazione numerica il sondaggio dimostra la costante crescita di Fratelli d’Italia che passa dal 13,8% al 14,9%, con una crescita di 1,1 punti che ricordano tanto quelli persi dalla Lega (il che dovrebbe indurre i compagni a riflettere prima di festeggiare). Anche Forza Italia cala di uno 0,8% attestandosi al 5,3 per cento delle preferenze, ma il dato complessivo del centrodestra resta solido: insieme Lega, FdI e FI raccolgono il 47,5% dei consensi. Non è la maggioranza assoluta d’accordo ma nemmeno bruscolini. Soprattutto se il dato viene confrontato con quello dei partiti di governo, che stando alla vulgata di Repubblica e compagnia godrebbe di una fiducia praticamente bulgara da parte degli italiani. Il Pd resta inchiodato al 20% (20,2 per l’esattezza contro il 20,3 di una settimana fa). I 5 Stelle crescono di uno 0,8% e arrivano così al 16,2%, tenendo a poco più du un punto di distanza il partito della Meloni. Magra consolazione per la principale forza parlamentare, capace di dimezzare i consensi in due anni. Immobili poi i dati dell’agglomerato di sinistra fermo al 3,3%, di Italia Viva di Renzi che ora scende al 3%, mentre Calenda con la sua “Azione” si colloca al 2,5%.

Il dato fasullo sulla fiducia nel governo 

Insomma al netto della peggiore emergenza dal dopoguerra ad oggi lo scenario politico in termini di preferenze resta in realtà incredibilmente stabile, nonostante la narrazione che vorrebbe un Conte investito di un consenso larghissimo. Almeno questo è quello che ci racconta Repubblica: la rilevazione di Demos fatta su commissione del quotidiano fondato da Eugenio Sclafari è stata rilanciata un po’ da tutti con questo titolo: “Il 63% degli italiani ha fiducia nel governo“. Eppure basta andare sul sito del ministero dell’Interno dove vengono pubblicati tutti i sondaggi politico-elettorali per scoprire che la domanda posta a 1000 italiani (quelli intervistati da Demos) era un tantinello diversa: “Su una scala da 1 a 10 che voto darebbe in questo momento al governo Conte 2 nel suo insieme?

Lo screenshot della domanda posta da Demos

Non è stato chiesto “lei ha fiducia nel governo sì o no?”, ma è stato chiesto di dare un voto. A questo punto su mille persone intervistate 630 hanno dato un voto pari a 6 o superiore. E’ corretto convertire questa notizia in “il 63% ha fiducia in Conte”? A nostro modo di vedere no, la domanda era diversa e il fatto che Repubblica, Il Fatto Quotidiano e Fanpage abbiano aperto con questa notizia è una mezza truffa.

Solo il 31% degli italiani ha fiducia nel governo?

Anche perché esiste un’altra rilevazione, realizzata da Tecnè per l’agenzia Dire (non certo di sinistra, parliamo di una agenzia fondata dall’addetto stampa di Berlinguer…) che non ha riscosso una grande attenzione mediatica, nonostante numeri in controtendenza con quelli sbattuti in prima pagina: il 65% degli italiani non ha fiducia nel governo. Cioè questa rilevazione, basata sul medesimo campione numerico (circa 1000 persone intervistate) ma con una domanda probabilmente più precisa, chiedendo agli intervistati se avessero o meno fiducia nel governo. Vediamo che al 30 aprile solo il 31,3% degli italiani dichiara di avere fiducia nel governo.

Dunque se io prendessi questi dati potrei titolare l’opposto di Repubblica e compagnia. Insomma come al solito i sondaggi vanno presi con le pinze, ma soprattutto è necessario indagare. Per capire cosa si nasconde dietro i titoloni dei giornali che tirano la volata a Giuseppi e soci.

Davide Di Stefano

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/politica/truffa-sondaggi-cosa-dicono-numeri-su-conte-governo-155386/

Scienziati italiani bocciati: “Crisi in mano ai più scarsi del mondo”

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La coincidenza curiosa è che tra quelli meno quotati ci siano diversi virologi tra i più presenti in televisione. Il database di ricerca scientifica Scopus, fondato nel 2004 dalla casa editrice Elsevier di Amsterdam, ha valutato attraverso il punteggio denominato H-Index il prestigio e l’autorevolezza degli scienziati coinvolti nell’emergenza coronavirus. Una valutazione che tiene conto dei titoli, delle pubblicazioni, del numero di citazioni che queste pubblicazioni hanno ottenuto nel tempo, come scrive Franco Bechis su Il Tempo. E per quello che riguarda gli esperti italiani spiccano due aspetti: i professori più presenti nei media raramente hanno un punteggio alto; quelli più in alto nella classifica non sono consulenti del governo e sono poco presenti in televisione. 

Scopus è costantemente aggiornato e offre oltre 25.000 articoli provenienti da più di 5.000 editori internazionali e oltre 400 milioni di pagine web a carattere scientifico. Il suo sistema di valutazione contempla una mediocrità che si assesta sui 50 punti e un’autorevolezza solida sopra gli 80. I primi italiani sono: Alberto Mantovani dell’Humanitas con 167 punti, Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri a quota 158, Luciano Gattinoni dell’Università di Gottingen a 84. Tutti e tre compaiono poco (o comunque molto meno di altri) in televisione e non sono consulenti del governo. Mantovani arriva a sfiorare l’eccellenza assoluta, che nella lista è rappresentata da Anthony Fauci, 174 punti. Lo scienziato italo-americano è il consulente della Casa Bianca. Fauci si è spesso scontrato con il presidente Donald Trump che ha spesso sottovalutato la pandemia fino ad affermare la probabile utilità di iniezioni di disinfettante per sconfiggere il virus.

A seguire, tra gli italiani, l’oncologo dell’Istituto Pascale di Napoli Paolo Ascierto (63 punti) che con la sua equipe ha sperimentato il farmaco anti-artrite tocilizumab ed è stato nominato coordinatore del gruppo di ricerca della Regione Campania. E poi il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito (61), Giovanni Rezza (59) dell’Iss e Massimo Galli (51) primario infettivologo del Sacco di Milano. Sfiorano la sufficienza Andrea Crisanti (49) virologo consulente della Regione Veneto e Ilaria Capua (48) direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida.

Molto al di sotto della sufficienza i vari Walter Ricciardi (39) consulente del ministero della Salute; Pier Luigi Lopalco (33) ordinario di Igiene all’Università di Pisa e coordinatore delle emergenze epidemiologiche della Regione Puglia; Roberto Burioni (26) virologo del San Raffaele di Milano e ospite fisso della trasmissione di Fabio Fazio Che Tempo Che Fa; Maria Rita Gismondo (22) virologa del Sacco di Milano. Ancora più in basso nella classifica il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Comitato Scientifico Silvio Brusaferro (21) e Fabrizio Pregliasco (14) virologo dell’Università degli Studi di Milano. In fondo alla lista Giulio Tarro (10), ex primario del Cotugno di Napoli, secondo molti suoi sostenitori candidato al Nobel, che ha ingaggiato recentemente un duello sull’autorevolezza a colpi di tweet con Burioni. Una sfida da bassa classifica, secondo Scopus.

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Scienziati italiani bocciati: “Crisi in mano ai più scarsi del mondo”

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