Catechismo Antiprotestantico. Risposte per le rime ai sedicenti “cristiani”
SI RIMANDA AD ARTICOLO DI:
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91 D. Qual mistero si onora dalla Chiesa nella solennità di Pentecoste?
R. Nella solennità di Pentecoste si onora il mistero della venuta dello Spirito Santo.
92 D. Perché la festa della venuta dello Spirito Santo si chiama Pentecoste?
R. La festa della venuta dello Spirito Santo si chiama Pentecoste, vale a dire cinquantesimo giorno, perché la venuta dello Spirito Santo accadde cinquanta giorni dopo la risurrezione di Gesù Cristo.
93 D. La Pentecoste non era anche una festa dell’antica legge?
R. La Pentecoste era anche una festa solennissima appresso gli ebrei, ed era figura di quella che si celebra dai cristiani.
94 D. La Pentecoste degli ebrei per qual fine fu istituita?
R. La Pentecoste degli ebrei fu istituita in memoria della legge data loro da Dio sul monte Sinai fra tuoni e lampi, scritta su due tavole di pietra, cinquanta giorni dopo la prima Pasqua, cioè dopo la loro liberazione dalla schiavitù di Faraone.
95 D. In qual maniera si è adempiuto nella Pentecoste de’ cristiani ciò che era figurato in quella degli ebrei?
R. Ciò che era figurato nella Pentecoste degli ebrei si é adempiuto in quella dei cristiani, per questo che lo Spirito Santo discese sopra gli Apostoli e gli altri discepoli di Gesù Cristo, radunati con Maria Vergine in un medesimo luogo, e impresse nei loro cuori la nuova legge per mezzo del suo divino amore.
96 D. Che cosa avvenne nella discesa dello Spirito Santo?
R. Nella discesa dello Spirito Santo venne ad un tratto un suono dal cielo, come di vento gagliardo, ed apparvero delle lingue spartite, come di fuoco, e si posarono sopra ciascuno dei congregati.
97 D. Quali effetti produsse negli Apostoli la discesa dello Spirito Santo?
R. Lo Spirito Santo, discendendo sopra gli Apostoli, li riempì di sapienza, di forza, di carità e dell’abbondanza di tutti i suoi doni.
98 D. Che cosa si ebbe ad ammirare negli Apostoli, dopo che furono ripieni di Spirito Santo?
R. Gli Apostoli, dopo che furono ripieni di Spirito Santo, d’ignoranti divennero intelligenti de’ più profondi misteri e delle sacre Scritture; di timidi divennero coraggiosi per predicare la Fede di Gesù Cristo; parlarono diversi linguaggi, e operarono grandi miracoli.
99 D. Qual fu il primo frutto della predicazione degli Apostoli dopo la discesa dello Spirito Santo?
R. Il primo frutto della predicazione degli Apostoli dopo la discesa dello Spirito Santo fu la conversione di tremila persone nella predica fatta da S. Pietro nel medesimo giorno della Pentecoste, che fu poi seguita da moltissime altre.
100 D. Lo Spirito Santo è stato mandato ai soli Apostoli?
R. Lo Spirito Santo non è stato mandato ai soli Apostoli, ma anche alla Chiesa ed a tutti i fedeli.
101 D. Che cosa opera la Spirito Santo nella Chiesa?
R. Lo Spirito Santo vivifica la Chiesa, e con perpetua assistenza la regge; e di qui viene la forza invincibile che ha nelle persecuzioni; là vittoria sui nemici; la purità della dottrina e lo spirito di santità che vi dimora in mezzo alla corruzione del secolo.
102 D. Quando è che i fedeli ricevono lo Spirito Santo?
R. I fedeli ricevono lo Spirito Santo in tutti i sacramenti, e specialmente nella Cresima e nell’Ordine Sacro.
103 D. Che cosa dobbiamo noi fare nella festa della Pentecoste?
R. Nella festa della Pentecoste dobbiamo fare quattro cose:
1. adorare lo Spirito Santo;
2. pregarlo a venire in noi e comunicarci i suoi doni;
3. accostarci degnamente ai santi Sacramenti;
4. ringraziare il divin Salvatore di aver mandato lo Spirito Santo, secondo le sue promesse, e di avere così compito tutti i misteri e la grande opera dello stabilimento della Chiesa.
DA
Matteo Orlando
La Commissione alla Camera è forse l’unico posto dove, finchè ci sarà Borghi, si riesce a fare un po’ di vera informazione economica in Italia, dove ormai le TV sono diventate una specie di “Pravda” di epoca sovietica, senza il contraltare però del New York Times o del Thames.
In questo caso si parla di cancellazione del debito da parte della banca centrale, tema che sembrava tabù totale fino ad un anno fa, ma che ora però è diventato qualcosa di possibile e realistico a fronte della crisi attuale. Quindi Borghi chiede cosa ne pensi Cottarelli, e cosa ne pensi della sentenza della Corte Costituzione di Karlsruhe, che, potenzialmente, può bloccare l’azione della BuBa e metterci di fronte al bivio fra Default alla greca ed uscita dall’Euro.
Cottarelli risponde con due luoghi comuni. Il primo è il timore dell’inflazione fantasma che non si vede da trent’anni e che, sinceramente, non è neppure all’orizzonte in questa crisi economica. Il suo timore è che, di fronte ad una spinta inflattiva, la Banca Centrale debba vendere i titoli di stato italiani che, secondo lui, sul mercato non reggerebbero. La cura la trova perfino lui: la reintroduzione eventuale della riserva obbligatoria nel settore creditizio che, nel caso di aumento inflattivo, ridurrebbe la massa di denaro in circolazione.
IN quanto al default il problema è il tasso di crescita del debito PIL come scarso tasso di crescita. Cottarelli chiama il Signor De La Palisse a rinforzo, affermando che se il debito (da leggersi debito/PIL) calasse del 3% all’anno per la crescita economica, allora le possibilità di una crisi si dimezzerebbero. Bella forza!! Che crisi può esserci con una crescita del 3%? Naturalmente questo miracolo economico è da raggiungere con le “Riforme”, queste stimmate miracolose dell’economia offertista. Peccato che tutte quelle che abbiamo fatto abbiano avuto l’effetto opposto….
DA
Mi hanno girato questa locandina di una veglia di preghiera contro “l’omofobia e la transfobia” organizzata nell’Arcidiocesi di Bologna, con una Croce stagliata su sfondo arcobaleno.
Da cattolico sono contentissimo che nelle Diocesi si organizzino momenti di preghiera e comunione per riaffermare un contenuto molto importante e chiaro del Catechismo della Chiesa Cattolica, che, cioè, le persone con tendenze omosessuali sono pienamente parte delle nostre comunità, partecipano come tutti noi della “chiamata a realizzare la volontà di Dio nella loro vita” e perciò “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza” e “a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (CCC 2358). Benissimo! Io stesso parteciperei con entusiasmo se fosse organizzato nella mia Parrocchia e, anzi, dico che eventi del genere, per approfondire e ribadire quei contenuti del Catechismo, andrebbero moltiplicati e, questi sì, insegnati nelle scuole per creare una cultura di rispetto e civiltà.
Quello che contesto in modo netto e radicale è l’organizzazione di questi eventi con l’uso di simbologia “arcobaleno” e terminologia ideologica che NON rappresenta realmente questi nostri fratelli ma costituisce invece l’armamentario POLITICO di una fazione che combatte la Chiesa e promuove un’agenda culturale e sociale orgogliosamente e dichiaratamente volta a distruggere la famiglia, mercificare i bambini, espropriare i genitori della loro libertà educativa e punire il libero pensiero sulla sessuale morale e sui temi conseguenti.
La Chiesa Cattolica ha il suo Catechismo, non ha alcun bisogno di parlare di “omofobia” o “transfobia”, termini ormai comunemente usati per attaccare anche chi è contro l’utero in affitto o la somministrazione di triptorelina ai minori per bloccargli lo sviluppo puberale e fargli decidere, quando sarà troppo tardi per tornare indietro, a quale sesso vogliono appartenere. La Chiesa ha tutte le carte in regola per difendere strenuamente la dignità di qualsiasi persona, specialmente le più attaccate ed emarginate, SENZA dover usare gli elementi ideologici della cultura contemporanea che – peraltro – vengono usati per delegittimare e silenziare la Chiesa stessa.
È proprio qui che sta la forza della Chiesa: fare davvero ciò che altri fanno a chiacchiere e per interessi ben diversi dall’autentica promozione della dignità umana. Liberare le persone da etichette e simboli politici e commerciali che, in fin dei conti, le degradano. Spero che su questo le Diocesi facciano un serio discernimento, per capire cosa permettere e cosa no. Per amor proprio e per amore all’altro.
DA
Fanno bene nel resto d’Italia a non volere i milanesi se è questo l’uomo che li rappresenta…
Prima puntata –
Pare non esserci limite alle figure indecenti di Giuseppe Sala, detto Beppe, sindaco dei ricchi… quando Milano era ancora ricca. L’ultima è la guerra mediatica scatenata contro il presidente della Regione Sardegna sui limiti che potrebbero essere imposti per i viaggi estivi dei milanesi. Sala finge di ignorare che la colpa è del governo da cui stanno partendo messaggi, come sempre, ambigui e contradditori che, poi, molti governatori interpretano cercando di fare il bene del loro territorio. In assenza di un “bene nazionale”, sconosciuto a Conte e compagni.
Il problema di Sala è che lui deve fare il suo “video-massaggio” quotidiano, quota minima stabilità negli accordi con l’Istituto Luce di corso Sempione, ovvero la redazione di Rai3 Lombardia. Così “qualche” scemenza deve pur dirla… Un’arte – quella di dire scemenze – in cui Beppe Sala è maestro.
Vediamo insieme perché queste quotidiane esternazioni – rigidamente in maniche di camicia, con sfondo di bandiere e quadro… per dar l’idea di essere sempre, alacremente al lavoro – sono diventate il tormento degli ascoltatori del Tg3.
Tutto nasce con il coronavirus che “esplode” in Lombardia anche grazie allo scandaloso comportamento proprio di Beppe Sala… Dovremmo tutti ricordare quel 26 febbraio in cui Sala a Milano, Gori a Bergamo, Del Bono a Brescia invitarono i loro concittadini a uscire di casa, a non avere paura del contagio facendosi riprendere al bar, al ristorante, alle feste… Non è, purtroppo un caso che proprio queste tre siano state le città e le province dove il contagio sì è maggiormente diffuso.
Però le responsabilità maggiori sono proprio di Sala… sia perché è stato lui a lanciare la moda dell’hastag #milanononsifera; sia perché, sempre lui, ha invitato il presidente del Pd a compiere un giro di aperitivi nella (oggi) tanto deprecata movida dei Navigli, sia perché erano già settimane che si impegnava strenuamente sul fronte dei “negazionisti” della pandemia.
Appena esploso il contagio in Cina, infatti, Sala si è ferocemente battuto contro tutti quelli che volevano “isolare” i cinesi o mettere in quarantena chi tornava dal paradiso comunista. Così, ancora l’8 febbraio scendeva in campo contro “la psicosi da coronavirus”, parlando alla comunità cinese e auspicando una rapida riapertura dei voli con Pechino. Questo nei giorni in cui Zaia e altri governatori leghisti avevano chiesto misure di quarantena almeno nelle suole…
Davvero un “vecchio amore” quello tra Sala e la comunità cinese, che risale ancora ai tempi delle primarie del Pd del 2016, quando lui (uomo che veniva dalla corte di Letizia Moratti…) venne candidato da Renzi alla carica di sindaco contro esponenti storici della sinistra, come le Balzano e Majorino.
Allora – si ricorderà – furono in centinaia i cinesi mobilitati per votare Sala (pur non essendo, in gran parte, neppure cittadini italiani) su ordine degli “anziani” della comunità e ciò in base ad accordi molto precisi. Un patto (già avviato ai tempi della Moratti) che Sala ha, poi, rispettato da sindaco Pd, trasformando via Paolo Sarpi in un’oasi turistica per negozi e ristoranti cinesi e offrendo nuove aree per i magazzini all’ingrosso della comunità.
Una volta al governo della città, Beppe Sala ha chiarito subito i ruoli lasciando la politica, le polemiche, l’ordinaria amministrazione al suo vice Majorino (almeno finché questi non si è fatto eleggere in Europa) e occupandosi solo e soltanto del business. Nasce così l’appellativo di “sindaco dei ricchi”, perché da quel momento diventa il portavoce di holding, banche, gruppi affaristici, assicurazioni, multinazionali, fondi d’investimento equivoci, immobiliaristi rampanti, architetti di “grido”, speculatori e “investitori” che, da tutto il mondo, si fiondano sulla nuova isola felice: la “Milano da sniffare” di Beppe Sala.
Così, mentre si moltiplicano le aree urbane affidate ai “soliti noti” per essere “riqualificate” con progetti edilizi avveniristici, nelle periferie completamente abbandonate in mano agli extracomunitari, il degrado cresce in maniera proporzionale.
Basti per tutti l’esempio della recente aggressione all’inviato di Striscia la notizia,Vittorio Brumotti.
Questo spiega perché tanta disperazione all’idea del lockdown, perché tanto accanimento nel non voler “fermare Milano”. C’era in ballo la Fashion week e, ancora di più, il Salone del Mobile, un giro di affari di centinaia di milioni di euro che garantisce al Comune (e al suo sindaco) entrate da capogiro.
Vedremo domani cosa ha portato la pandemia al ricco Sala e a quale strenua battaglia mediatica lo abbia costretto.
(1 – continua)
DA
Sul numero in edicola di CulturaIdentità Anna Valerio indaga sulla strage di Porzûs(resa celebre dall’omonimo film di Renzo Martinelli), quando partigiani italiani filo titini assassinarono altri partigiani italiani e cattolici: “A rimetterci la pelle è anche il fratello minore di Pasolini, Guido. Una macelleria.Finisce la guerra, o meglio, si fanno i supplementari in tribunale. Tra molti imbarazzi e scandalose rimozioni e distorsioni della realtà, il PCI tenta in tutti i modi di far passare i compagni della Osoppo come venduti al nazifascismo […]. Nel 2012, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano andò a Porzûs a scoprire una targa in memoria dei partigiani uccisi. Era imbarazzato. Visibilmente. Sono quei posti dove non vai volentieri e dove ti viene da girarti di scatto alla prima ombra che passa
DA
Ora che è infangato (“Come il tonno”, disse Cossiga) piange: “Vedere pubblicati momenti intimi fa male”. È accaduto a innocenti per colpa sua e dei suoi colleghi. Ma queste chat finalmente dissacrano la magistratura
Luca Palamara che fu il magistrato più potente di Italia, cui doveva rivolgere supplica qualsiasi suo collega desideroso di fare carriera, oggi è finito nella polvere, prima indagato ed ora rovinato dalla pubblicazione di tutte le sue chat e sms con magistrati, politici e giornalisti. Ieri come un bambino che non conosce prudenza e silenzio, ha twittato: «Assistere alla pubblicazione dei momenti più intimi della propria vita privata che coinvolgono estranei fa sempre male. Oggi sono dall’altra parte e accetto tutto questo perché non ho nulla da nascondere. Sono storture però sulle quali occorre nuovamente riflettere». Ed è stato ovviamente seppellito da una valanga di contumelie, perché i social non sono terreno su cui può misurarsi chi si trova nelle sue condizioni. Il povero Palamara è bersaglio fisso di chiunque ora che non conta più un fico secco, dileggiato ancora peggio di come fece Francesco Cossiga in quel celebre video del 2008 nella trasmissione di Maria Latella : «Palamara come il tonno. Lei ha una faccia da tonno…».
Mi spiace per come viene trattata la persona, anche se negli anni della sua onnipotenza ha goduto di favori, benessere e riverenza che prima o poi nella vita presentano il conto. E fa quasi tenerezza vedere accusare il colpo della pubblicazione di quei discorsi privati poco commendevoli chi o direttamente o attraverso la cerchia dei colleghi della sua stessa potentissima corrente ha fatto pubblicare centinaia di pagine di intercettazioni altrui. Ma non mi scandalizza quel che ho letto nelle sue conversazioni: ne avrei lette di identiche nella maggiore parte delle chat di uomini e donne che siano stati potenti in questi anni. Il potere a Roma si costruisce in quel modo, e Palamara il suo l’ha fondato sulla rete di favori, sulle mille discussioni per equilibrare consensi e decisioni, cercando di evitare nemici acerrimi che prima o poi te la fanno pagare, magari vantandosi pure di qualche fanfaronata del tutto inventata che poteva accrescere nella sua cerchia l’ammirazione e il rispetto.
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