SCISMA NELL’EBRAISMO MONDIALE

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Note sulla nuova destra sionista israeliana

Il 19 luglio 2018, giorno in cui la Knesset approva pur con stretta maggioranza la legge che definisce Israele “Stato nazionale del popolo ebraico”, rappresenta certamente una sorprendente rottura di paradigma nella storia israeliana. Identità ebraica e democrazia rappresentativa inclusiva erano i due cardini su cui si reggeva il sionismo storico, di radice laicista e illuminista.

Per quanto la legge venga emendata delle parti più controverse dopo l’intervento del presidente Reuven Rivlin (Likud), è di certo una vittoria storica della destra nazionale religiosa israeliana sulla sinistra internazionalista sionista e globalista, di quella stessa destra nazionale israeliana rappresentata, nello scorso secolo, da frazioni ultraconservatrici che andavano dal Partito revisionista di Ze’ev Jabotinsky al Brit Ha’Birionim (Alleanza degli uomini leali) di Abba Achimeir, Uri Greenberg e Joshua Yeivin, sino al cananismo social-nazionale di Ratosh.
Bentzion Netanyahu, padre dell’attuale premier e insigne rappresentante della destra radicale israeliana, considerava oggettivo nemico politico non tanto il nazionalismo palestinese o panarabista  ma soprattutto quel tradizionale ed egemonico sionismo di sinistra, molto più potente del revisionismo israeliano di destra tra le elite globaliste occidentali e, almeno sino al 1952, anche di quelle sovietiche, rappresentato da Chaim Weizman, David Ben Gurion, Golda Meir.

La legge del 2018 è, anche, una vittoria storica della destra israeliana più intransigente contro la stessa frazione Sharon, laica centrista e liberale, che aveva anche questa ottime entrature nell’elitismo globalista di sinistra dell’ebraismo internazionale e dell’intero Occidente. Durante il passaggio della legge, la frazione di Benjamin Netanyahu (Likud), attuale premier, ha rigettato lo stesso testo predisposto in senso correttivo da Benny Begin, figlio del premier ed ideologo nazionalista conservatore Menachem Begin, il primo, nella storia israeliana, a esautorare dal potere la sinistra socialista o socialdemocratica di Tel Aviv(1977). Benny Begin, in seguito al rigetto della sua proposta da parte della direzione del Likud, ha sostenuto che il nazionalismo israeliano dell’attuale destra avrebbe aperto una nuova fase storica e culturale rispetto al tradizionale sionismo, la cui eredità sarebbe stata cancellata e liquidata dalla frazione Netanyahu.

Vi è, effettivamente, a nostro avviso, una netta rottura e inversione di tendenza sul piano dei principi base. Per la sinistra israeliana e per l’ebraismo mondiale progressista, laico o Reform, Israele sarebbe una conquista storica e politica in quanto Stato secolarizzato quale espressione della storica e originaria essenza socialista e di sinistra del sionismo. Questa tendenza incarna, pur con le varie differenze e sfumature, il concetto di “Medinat Yisra’el”. Viceversa, la frazione nazionalista del Likud si fa promotrice del concetto religioso e atemporale di “Eretz Ysra’el” il quale è stato da Avi Dichter, promotore della legge, sintetizzato nell’immagine di Terra israeliana come fondamento identitario sacrale e originario dello Stato (Medinat), che ne sarebbe parziale contenitore di successiva istanza.

Come la sinistra laburista e globalista è frammentata, così lo è anche la destra nazionalconservatrice. Abbiamo infatti la Nuova Destra israeliana di Bennet e di  Ayelet Shaked, ex ministra della giustizia, i cui spot elettorali rimandano esplicitamente al profumo di fascismo che si leverebbe dalla Tel Aviv sovranista e antiglobalista e alla democrazia nazionalista autoritaria, sostenitrice critica del Likud, abbiamo poi la frazione “russa” di Avigdor Lieberman, linea nazionalista e militaristica ma non religiosa con ottime entrature nell’esercito e nell’intelligence, abbiamo infine il neosionismo messianico di “Lehava”, i seguaci di Benzi Gopstein, un discepolo del noto rabbino Mehir Kahane, movimento molto radicato nel fronte dei coloni, che divenne noto alle cronache quando, nel 2010, intimò alla top model israeliana Bar Refaeli di interrompere seduta stante la promiscua relazione con il “cattolico romano” Di Caprio. “Lehava” contesta da destra, con posizioni ultrascioviniste e razziste, la frazione Netanyahu e in più casi il presidente israeliano Rivlin (Likud) ha definito il movimento d’estrema destra una seria minaccia per il “governo democratico” di Tel Aviv. Sempre alla destra del Likud, abbiamo una circonferenza di movimenti settari messianici nazional-religiosi particolarmente rappresentati nel mondo dei coloni. Il sionismo messianico, a differenza di quello antisionista dei “Guardiani della città” (Neturei Karta), ha paradossalmente democraticizzato la metafisica escatologica ebraica, pur da posizioni politiche e sociali di destra ultraconservatrice: l’inclusione potrebbe inverarsi sul piano nazionale-religioso, evento questo inconcepibile per la rigorosissima ortodossia rituale e religiosa dei “Guardiani della città”, che è viceversa su posizioni politiche genericamente di sinistra e antimperialiste.

L’osservatore politico che voglia essere disincantato deve trarre alcuni elementi per ora definitivi dalla questione israeliana. Sul piano internazionale, l’ascesa della frazione Netanyahu ha voluto dire, per la prima volta nella storia israeliana, il predominio di un Israele a trazione antioccidentale.

Durante la presidenza statunitense di Obama, Putin e Netanyahu, i principali antagonisti mondiali del globalismo obamiano, in più casi marciarono assieme per disarcionare il piano strategico mediorientale della Casa Bianca. Potremmo addirittura affermare, con la prudenza del caso, che il premier israeliano e Erdogan sono sul piano globale i due statisti più “sovversivi” e con il più notevole intuito tattico da statista.

Inoltre, vi è in ballo, nella odierna lotta di frazione dell’ebraismo mondiale, l’egemonia culturale, che significa l’avanzata di una nuova identità ebraica e l’annientamento dell’altra. Edward Luttwak, analista statunitense di origine ebraica, legato alla vecchia frazione Kissinger e neocon, che in Israele voleva dire Ehud Barak-Ariel Sharon, sconfitta su tutta la linea dalla Nuova Destra sionista israeliana di Netanyahu, ha scritto in un interessante articolo che la Silicon Valley è in un certo senso la concretizzazione di una utopia ultraprogressistica e tecnico-scientifica ebraica. A questa utopia ebraica, globalista, progressista e di sinistra liberale, si sta opponendo da anni con fermezza assoluta la contro-utopia neo-israeliana della nuova destra sionista, nazionale e religiosa di Partito-stato di Bibi Netanyahu.

Lo scontro non è economico, non può essere etnico evidentemente. E’ perciò di visione del mondo.

DA

SCISMA NELL’EBRAISMO MONDIALE di F.f.

Sudafrica, migliaia di bikers in corteo: “Stop alle violenze contro gli agricoltori bianchi” (Video)

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Roma, 31 ago – Un lunghissimo corteo di moto ha attraverso due giorni fa le strade di Pretoria, capitale amministrativa del Sudafrica, nei dintorni degli Union Buildings (sede degli uffici presidenziali e del governo). Circa 5mila bikers hanno dato vita così a una protesta silenziosa, fatta eccezione ovviamente per il rombo dei motori, contro i continui attacchi alle fattorie e alle violenze nei confronti dei proprietari delle aziende agricole della nazione africana. Una manifestazione contro il razzismo nei confronti dei bianchi ma più in generale contro le violenze subite dai farmer. Protesta che in questo caso “curiosamente” non rimbalza però su tutti i media internazionali. Eppure quanto accade ogni anno in Sudafrica dovrebbe far drizzare le antenne. Dozzine di agricoltori prevalentemente bianchi vengono uccisi: stando alle statistiche della polizia, soltanto nei dodici mesi prima dello scorso aprile, gli omicidi sono stati 49.

Le richieste dei manifestanti

Come si nota nel video che pubblichiamo, i motociclisti hanno mostrato cartelli – alcuni dei quali attaccati direttamente alle proprie moto – con vari slogan e frasi piuttosto emblematiche. “Se non ci sarà giustizia per gli agricoltori, non ci sarà pace per il governo”, si legge in uno di essi. Tra i bikers c’erano oltretutto molti proprietari di fattorie, che quindi in prima persona subiscono o rischiano di subire le violenze. Scesi dalle moto, i manifestanti hanno alzato le braccia incrociandole per formare una X, simbolo della loro richiesta di porre fine agli attacchi. Gli agricoltori chiedono che la polizia garantisca più sicurezza e che vengono inasprite le pene previste per i crimini legati agli assalti alle aziende agricole. Secondo AfriForum, un’organizzazione non governativa sudadfricana, quest’anno sono stati registrati 216 attacchi alle fattorie e 26 omicidi. Assalti non solo contro bianchi, ma anche nei confronti di lavoratori neri e indiani.

 

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/sudafrica-migliaia-bikers-stop-violenze-contro-agricoltori-bianchi-video-166506/

“Il silenzio di Conte fa paura”: Lampedusa entra in sciopero

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A Lampedusa la situazione è critica: sono oltre 1500 i migranti sull’isola e i cittadini sono allo stremo. Il sindaco pronto a dichiarare lo sciopero generale immediato

La pazienza di Lampedusa è arrivata al limite. Lo sbarco di ieri notte sull’isola ha fatto salire la tensione dei lampedusani, che si sono riversati sul molo per una protesta spontanea. In 370, non 450, sono arrivati ieri a bordo di un peschereccio, che si è palesato improvvisamente a 4 miglia dalle coste di Lampedusa.

Sono state le motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza a intercettarlo e a scortarlo in porto, dove sono poi stati fatti sbarcare. Tutto questo mentre le due navi a pieno carico della ONG Sea Watch stanno facendo rotta verso le coste siciliane per chiedere un porto sicuro. “Il silenzio di Conte fa paura“, ha dichiarato il sindaco lampedusano Martello.

Lampedusa è una polveriera pronta a esplodere e ora se ne rende conto anche il sindacoTotò Martello, che dopo la rivolta pacifica dei suoi cittadini al porto ha alzato ulteriormente i toni contro il governo. Adesso l’isola minaccia lo sciopero generale ed è lo stesso Totò Martello a dichiararlo. “Domattina convocherò i rappresentanti delle associazioni di categoria dell’isola, dichiariamo lo sciopero generale: abbassiamo le saracinesche, il governo nazionale continua ad mantenere un silenzio che fa paura. Qualcuno può ricordare a #Conte che Lampedusa è italiana?“, dice il sindaco, supportato in questo dai suoi cittadini. “Lampedusa sta morendo, Lampedusa dice basta“, urlavano gli uomini e le donne al porto ieri sera mentre chiedevano l’immediato intervento del ministro Lamorgese.

L’hotspot dell’isola ospita 1100 migranti e ne potrebbe avere solo 200, tanto che gli ultimi arrivati sono stati trasferiti in una struttura a gestione ecclesiastica. La rabbia dei cittadini è tutta lì, nella preoccupazione di popolo che si sente abbandonato dal suo Stato distratto, che vive in un’isola troppo lontana da un governo centrale perché questo possa davvero capire il dramma che si sta consumando in questo fazzoletto d’Italia proteso verso l’Africa. “Posso capire che non si vedono arrivare i barchini. ma se un peschereccio di queste dimensioni con centinaia di persone arriva fin qui e nessuno se ne accorge, vuol dire che non c’è alcun controllo nel Mediterraneo“, aggiunge giustamente Totò Martello, che non si dà pace per l’arrivo fantasma di un’imbarcazione da oltre 100 tonnellate. Possibile che nessuno lo abbia avvistato prima? “Ma che fanno le navi militari? Mica siamo in guerra, perché non le impiegano per interventi di sicurezza in mare, e per trasferire i migranti?“, continua il sindaco di Lampedusa.

Lampedusa, sit-in di protesta contro lo sbarco di 450 migranti. Bloccati pulmini diretti verso l’hotspot. Tensione con la polizia nella notte

Pubblicato da Local Team su Sabato 29 agosto 2020

La preoccupazione dell’isola, tra le altre cose, è legata al mancato rispetto delle normative anti-Covid da parte dei migranti in quarantena, che come testimoniato da più parti escono dall’hotspot e circolano liberamente nel paese, entrano nel supermercato e negli esercizi commerciali. Lampedusa è allo stremo ed è pronta ad azioni eclatanti: “Domani ci riuniamo con gli imprenditori locali dichiariamo lo sciopero sull’isola, questa situazione non ha precedenti. La gente in pericolo va aiutata, ma l’accoglienza umanitaria ha bisogno di regole perché qui adesso ad essere in pericolo siamo noi“.

Dopo la protesta del porto, questa mattina le stesse scene si sono viste davanti al municipio di Lampedusa, dove un gruppo di cittadini si è riunito spontaneamente per chiedere la chiusura del’hotspot. I lampedusani hanno sempre dimostrato grande spirito d’accoglienza e sono noti per questo, ma adesso c’è in gioco la sicurezza e la salute di una comunità. Proprio questa mattina un migrante è stato portato all’ospedale con diverse fratture, causate da una caduta da oltre 4 metri nel tentativo di fuggire dal centro di accoglienza. “L’hotspot va chiuso, perché abbiamo oltrepassato ogni limite“, dicono a gran voce gli isolani. Adesso sull’isola sono oltre 1500 i migranti e oggi non è previsto nessun traferimento, a causa delle cattive condizioni meteo che non permettono alle navi quarantena di avvicinarsi all’isola.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/esplode-rabbia-lampedusa-siamo-pericolo-dichiariamo-sciopero-1886466.html

Hanno avuto sei mesi e non hanno fatto nulla. Ecco il disastro Azzolina

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La scuola sta per riaprire ma fa già acqua da tutte le parti. Gli attacchi vengono da Andrea Delmastro di Fratelli d’Italia che ricorda come anche il Pd ha criticato la gestione della ministra Azzolina. E si va verso la mozione di sfiducia al ministro.

Delmastro di Fratelli d’Italia va all’attacco: “Le prime critiche vengono proprio dal capogruppo del Pd Marcuzzi che ha definito inadeguata la ministra Azzolina e insufficiente il suo operato. Per i banchi non c’è stato un bando tempestivo e non sappiamo se arriveranno in tempo per le lezioni. Sul trasporto pubblico, poi, hanno definito i compagni di classe “congiunti”. Ci sono clamorose manchevolezze per la ministra Azzolina. Hanno avuto 6 mesi per fare un bando per i nuovi banchi. Infine l’organico nelle scuole che è stato clamorosamente sottovalutato e non è corrispondente al fabbisogno delle regioni. Come se non bastasse non è stato affrontato il problema del pre-scuola e post-scuola. Insomma è un disastro su tutti i fronti”.

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/08/29/news/andrea-del-mastro-attacca-lucia-azzolina-ministro-scuola-bando-banchi-scaricata-pd-24347656/

BAGNAI: ITALIA DEFRAUDATA PER SALVARE TEDESCHI E FRANCESI. Sapete che il M5s ha già votato SI al MES?

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Interessante intervento di un lungo intervento di Alberto Bagnai (che potete leggere per intero a questo link di Inriverente) nel quale ci si ricorda la truffa delle leggi bancarie europee, disegnate  per defraudare i risparmiatori italiani, e nel quale si pone anche in evidenza un aspetto interessante, ma poco conosciuto,  legato al MES.

Per quanto riguarda le banche come sono stati fregati, e continueranno  ad esserlo, gli italiani? Prima della crisi del debito del 2011/12 le banche tedesche e francesi erano state salvate da potenti iniezioni di capitali pubblici. Fu salvato tutto il sistema delle Sparkasse tedesche, oltre a 3 su 4 delle maggiori banche olandesi. Allora , dopo, , su protesta dei cittadini, si decise che le banche dovevano salvarsi coi soldi dei risparmiatori, come se cittadini e risparmiatori fossero due categorie separate e distinte. Bisognava fare un esperimento di questo straordinario modello di incapacità progettuale e chi ne ha fatto le spese? I risparmiatori di Etruria, Banca Marche e delle popolari venete che sono stati azzerati. Ora, visto l’esperimento, allora si pensa di tornare indietro, magari per salvare ancora le banche tedesche.

Tra l’altro dall’intervista veniamo a sapere una cosa interessante: con la risoluzione 100 del 29 luglio il Movimento 5 stelle, autorizzando ad utilizzare “Tutti gli strumenti già a disposizione dalla comunitù europea”, non solo ha autorizzato il SURE e la BEI, ma anche il MES, alla faccia di tutte le promesse fatte in passato.

Quale sarà il risultato di tutto questo? Che noi saremo bloccati dal SURE e  dal MES, mentre gli altri monetizzeranno i fondi del Recovery Fund. Buon ascolto !

Da

BAGNAI: ITALIA DEFRAUDATA PER SALVARE TEDESCHI E FRANCESI. Sapete che il M5s ha già votato SI al MES?

L’insegnamento di Agostino d’Ippona

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Oggi 28 agosto la Chiesa festeggia Sant’Agostino d’Ippona.

Io mi sono imbattuto in questo gigante del cristianesimo a sedici anni, quando nella calda estate del 1977 mi regalarono un libro su di lui. Da allora non me ne sono più staccato.

Le opere di Agostino, in realtà, continuano ad essere un’inesauribile miniera di saggezza e dottrina, cui oggi, peraltro, si può accedere anche attraverso un prezioso strumento: il sito web Augustinus.it.

Del grande vescovo africano quello che continua a stupire è l’incredibile attualità. La visione profetica e geniale del suo pensiero riesce ad illuminare anche la complessa realtà che oggi tocca vivere a noi contemporanei. Le opere di Agostino hanno qualcosa da dirci su tutto, dalla vita alla morte, dall’ambiente alla giustizia, dall’economia all’arte, dalla politica all’educazione, dalla cultura all’amicizia. Dopo millesettecento anni le sue parole mantengono una freschezza, una lucidità, una chiarezza e un’intelligenza difficilmente rinvenibili in altri pensatori lungo tutta la storia dell’umanità. Oggi davvero ci manca la luce di una simile mente.

Se fosse vivo a nostri giorni, Sant’Agostino potrebbe ricordarci evidenze oggettive che l’attuale società del pensiero debole non riesce più a cogliere, proprio perché – come lui stesso aveva profeticamente ammonito nelle Confessioni (III, 8, 16) – una società che abbandona l’«unus et verus creator et rector universitatis», ossia Dio fonte della vita, è destinata a smarrirsi completamente nell’illusione di una «falsa libertas», in cui, alla fine, non può che prevalere l’interesse particolare («amplius bonum proprium») sull’interesse universale («bonum omnium»).

Oggi il Santo Vescovo d’Ippona potrebbe ricordarci cose un tempo ovvie ed ora messe incredibilmente in discussione, come, ad esempio, il fatto che la famiglia sia una «particula civitatis», ovvero «la cellula della società e il suo principio» (De Civitate Dei, XIX 16). Potrebbe ricordarci che «prima itaque naturalis humanae societatis copula vir et uxor est», ovvero che «il primo naturale legame della società è quello tra uomo e donna (De bono coniugali, I, 1), e che «il matrimonio si chiamò così dalla radice etimologica mater»(Contra Faustum manichaeum, XIX 26). In tempi di grande confusione e ambiguità, Agostino oggi potrebbe ricordarci che «qui bene eruditi sunt in fide catholica», ossia quelli che sono bene eruditi nella fede cattolica sanno che «il matrimonio è da Dio, mentre il divorzio è dal diavolo» (In Evangelium Ioannis tractatus, IX, 2). Sempre e comunque.

Oggi Agostino, dall’alto della sua autorevole e indiscussa intelligenza, non avrebbe certo timore a proclamare la Verità per paura del giudizio umano. Sarebbe un esempio per tutti quei timidi chierici che balbettano o peggio tacciono per paura delle ritorsioni minacciate dai censori della dittatura del Pensiero Unico e dai sacerdoti pagani del Politically Correct.

No, oggi, tanto per fare un esempio, Sant’Agostino non avrebbe alcun timore a ripetere che «flagitia sodomitorum, quae sunt contra naturam, ubique ac semper detestanda atque punienda sunt», ovvero che «i vizi dei sodomiti, che sono contro natura, si devono detestare e punire dappertutto e sempre», e che «se pure tutti i popoli della terra li praticassero, la legge divina li coinvolgerebbe in una medesima condanna per il loro misfatto, poiché Dio non ha creato gli uomini per un tale uso di se stessi» (Confessiones III, 8, 15). E, in ogni caso, non si può mai mettere a rischio la società naturale attraverso la legge, «per la brama capricciosa del singolo, cittadino o straniero che sia». Anche in questo caso, non può prevalere l’interesse particolare (amplius bonum proprium) sull’interesse universale («bonum omnium»).

Oggi Sant’Agostino ci spronerebbe a lottare per la Verità contro la Menzogna, a non arrenderci di fronte al Male, a non cadere nella trappola degli angeli delle tenebre, a non scendere a compromessi col demonio, a non fare armistizi con Satana, a non cedere all’inganno di un “dialogo costruttivo” con Lucifero, e ci esorterebbe a fare tutto questo attraverso le riflessioni contenute in quel suo capolavoro intitolato Il combattimento cristiano. Ci ricorderebbe, infatti, che «corona victoriae non promittitur nisi certantibus», «la corona della vittoria non si promette se non a coloro che combattono», e alle anime belle che intendono “costruire ponti” con chicchessia, Agostino spiegherebbe che dobbiamo innanzitutto «conoscere quale sia questo avversario, vinto il quale, saremo incoronati» (De Agone Christiano, 1, 1). E ci metterebbe in guardia dal non abboccare all’amo del nemico, ammonendoci che «piscis gaudet quando hamum non videns, escam devorat», anche «il pesce è contento, quando, non vedendo l’amo, divora l’esca» (De Agone Christiano, 7, 8). Cominciamo, quindi, a chiamare le cose con il loro nome e a distinguere il bene dal male, la luce dalle tenebre, il dolce dall’amaro.

Solo riconoscendo il Nemico possiamo combatterlo.

Gianfranco Amato

Da

L’insegnamento di Agostino d’Ippona

L’avv. Amato: “L’Unione Europea delle consorterie massoniche è nemica dei popoli”

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“L’Unione Europea si è ormai ridotta a finanza e burocrazia. I vescovi dovrebbero sapere bene che l’Europa dei poteri forti e delle consorterie massoniche, l’Europa della lobby multinazionali, l’Europa della perniciosa ideologia del politically correct, l’Europa delle lobby omosessualiste, l’Europa del laicismo anticristiano, l’Europa del multiculturalismo scriteriato, l’Europa del ‘neutralismo valoriale’, è un’Europa nemica dei popoli”.

Lo dice in questa intervista Gianfranco Amato. Nativo di Varese, laureato in giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Amato esercita la professione di avvocato dal 1988, ed opera attivamente nel campo della bioetica. Editorialista di Avvenire, collabora con Studia Moralia (rivista scientifica dell’Istituto Superiore di Teologia morale “Accademia Alfonsiana” incorporato nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense), e con la rivista “Orientamenti Pastorali” del COP Centro Orientamenti Pastorali. Collabora, altresì, con il quotidiano “La Croce”, con CulturaCattolica.it, con “La Nuova Bussola Quotidiana”, con la rivista “Il Timone”, ed altre testate giornalistiche cattoliche.

L’avvocato Gianfranco Amato è il presidente nazionale dell’organizzazione Giuristi per la Vita ed è stato uno degli organizzatori del Family Day. Componente del Comitato d’Indirizzo della Fondazione Novae Terrae, l’avvocato Amato è Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e Delegato della Delegazione di Grosseto dello stesso Ordine.

In ambito internazionale l’avv. Amato, rappresentante per l’Italia dell’organizzazione internazionale Advocates International, è membro e consulente legale dell’organizzazione britannica CORE Comment on Reproductive Ethics, con sede a Londra, per conto della quale coopera in diverse azioni legali intentante su tematiche bioetiche. Sempre a livello internazionale, collabora, come allied attorney, con l’organizzazione statunitense A.D.F. Alliance Defending Freedom, composta da avvocati che si occupano di temi inerenti alla libertà religiosa ed alla bioetica.

Avvocato Amato, parliamo di pandemia del coronavirus. Che idea si è fatto dal punto di vista sociale-sanitario?

“Non dovevamo certo aspettare il coronavirus e l’emergenza pandemica Covid-19 per capire quanto fosse precaria la vita su questa terra. Non occorreva, infatti, questo flagello planetario per farci comprendere che l’esistenza dell’uomo non è altro che un battito di ciglia rispetto all’eternità. Questo lo sapevamo già. Ciò che, semmai, il coronavirus ha messo in evidenza è la precarietà di tutta la struttura sociale, politica, economica che l’uomo moderno ha costruito. Pochi immaginavano che potesse davvero rivelarsi così caduca, fragile e transitoria la società liberale, la società cosiddetta del futuro, la società della tecnica e della scienza, la società dell’istinto dominatore dell’uomo. È stata sufficiente un’entità microscopica come questo virus per mostrare che la dimensione della precarietà non appartiene solo all’esistenza individuale di ciascun uomo ma che è una caratteristica ineludibile dell’intera umanità, con tutte le sue istituzioni politiche, economiche, sociali, militari. L’uomo moderno si è trovato all’improvviso difronte ad una verità che ha sempre voluto censurare a se stesso e agli altri. Il potere, la politica, l’economia, il business, la finanza, le facili distrazioni mediatiche, sono maschere che non riescono più a nascondere un’evidenza oggettiva: la condizione di tutta l’umanità è dettata da una precarietà assoluta. Troppi ancora oggi, difronte al senso collettivo di precarietà e di morte che il coronavirus sta disseminando a livello planetario, tentano di rifugiarsi nel proprio particolare, nei propri interessi, nei propri affari, nei propri affetti cercando in essi una stabilità che non gli potranno mai dare. Tutto è precario. Tutto passa. Mai come nelle circostanze imposte dall’attuale pandemia ci appare vero che l’unica e autentica stabilità è quella fondata su Gesù Cristo e la sua Croce. Mai come in questo tempo appare vero l’antico motto dei Certosini: «Stat Crux, dum voltitur orbis». Solo la croce resta stabile nel vorticoso turbinio della precarietà del mondo”.

Le ripercussioni del coronavirus dal punto di vista spirituale? È veramente una punizione di Dio come sostiene qualcuno?

“Io non so se il coronavirus sia o meno un castigo di Dio. Da cristiano so che potrebbe esserlo, ma so anche che questo rientrerebbe nei disegni imperscrutabili di Dio, in quella zona oscura del mistero dove la ragione può solo apporre l’antica dicitura geografica “hic sunt leones”. E difronte a quel mistero si gioca la libertà dell’uomo. Se non è un castigo – e questo solo Dio può saperlo –, è comunque un severo monito. È come se il Padreterno avesse voluto richiamare l’uomo dicendogli: «Fermati. Smetti di fare quello che stai facendo. Smetti di distrarti. Esci dal gorgo della frenesia. Chiuditi in casa. Guarda dalla finestra le strade deserte. Ascolta il silenzio surreale che avvolge la città. E rifletti, pensa, medita sul senso della vita e della morte». Di fronte a questo avvertimento divino c’è chi stramaledice tutto e tutti, e c’è, invece, chi comincia seriamente a farsi domande che non si è mai posto. È il mistero della libertà dell’uomo”.

Dal punto di vista legale come giudica l’azione di Conte in materia di Coronavirus?

“Come è stato denunciato da più giuristi, la nostra Carta costituzionale non prevede l’emergenza quale presupposto per derogare allo Stato di diritto e per restringere diritti soggettivi perfetti come quelli di circolazione, di riunione, di associazione, di culto. Nel nostro ordinamento giuridico la libertà individuale gode di una protezione totale stante la riserva assoluta di legge, ossia il fatto che solo una legge statale può limitare tale fondamentale libertà, e non certo una fonte secondaria governativa, e addirittura monocratica, quale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Gli italiani, infatti, hanno imparato a conoscere anche questo provvedimento, il D.P.C.M., non molto noto prima della pandemia. I due decreti legge adottati dal Governo, infatti, hanno solo genericamente descritto i casi di possibile restrizione delle libertà civili, delegando ad un componente del Potere esecutivo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, la titolarità di scelta sia del tipo di misura da adottare (i “casi”) sia del grado di intensità (i “modi”). E questo non mi pare possa considerarsi costituzionale. Tra l’altro, l’estrema genericità dei decreti legge contrasta poi con la Legge n. 400/1988, che richiede, per il rispetto dell’art. 77 Cost., l’emanazione di misure di immediata applicazione, con contenuto specifico ed omogeneo. Chiunque comprende che un decreto legge che ha bisogno di un ulteriore provvedimento (nel caso un D.P.C.M.) per la sua attuazione, difficilmente può dirsi fondato su presupposti di straordinaria necessità e urgenza. Lo stesso tempo necessario all’elaborazione della fonte secondaria smentisce all’origine l’indifferibilità della misura. Quello che non si può ritenere ammissibile è che il governo Conte abbia adottato pesantissime restrizioni a libertà costituzionali di fondamentale importanza come la libertà di circolazione, di riunione, di associazione, e di culto, attraverso atti amministrativi (decreti ed ordinanze), in assenza di una puntuale disciplina legislativa e violando il principio di diversificazione delle competenze amministrative. Non dobbiamo neppure dimenticare, tra l’altro, che solo le leggi (ed atti equiparati ad esse) e non gli atti amministrativi (quali sono i decreti e le ordinanze) sono sottoponibili a giudizio di costituzionalità di fronte alla Corte Costituzionale, unico organo competente a controllare la conformità alle norme e ai principi costituzionali degli atti legislativi, anche sotto il profilo della loro proporzionalità ed adeguatezza. Quindi non si ha neppure la possibilità di sottoporre a controllo e verifica di costituzionalità i provvedimenti amministrativi con cui sono state limitate alcune fondamentali libertà degli italiani. Tutte le restrizioni che ciascuno di noi sta pesantemente subendo sono state assunte sulla base di atti amministrativi, sottratti ad ogni forma di controllo preventivo e successivo, ed adottati dal Potere esecutivo (Presidente del Consiglio, Presidenti delle Regioni, Sindaci) in piena autonomia e senza una verifica da parte del Parlamento né un controllo del Presidente della Repubblica. Mi pare che tutto questo generi, dal punto di vista legale e non solo, più di una perplessità”.

Lei ha scritto che i vescovi idolatrano l’UE e dimenticato Cristo. Perché?

“Mi ha colpito la dichiarazione congiunta emanata dal cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea (Comece), insieme al presidente della Conferenza delle Chiese europee (Cec), Christian Krieger, proprio a proposito della pandemia Covid-19. La dichiarazione ha un titolo singolare: Restiamo uniti – Questo è il momento per dimostrare il nostro impegno verso i valori Europei. Sarebbe interessante chiedere agli eminenti prelati firmatari del comunicato quali siano questi valori Europei con la “E” maiuscola. Certo non si tratta delle famose radici cristiane il cui riferimento nella bozza della costituzione europea fu sdegnosamente rifiutato dall’allora presidente della Convenzione incaricata di redigere quell’atto, il laicissimo francese Valerie Giscard d’Estaing. Nel citato documento, poi, si legge che i vescovi esortano i Paesi membri ad agire «in maniera determinata, trasparente, empatica e democratica». Davvero singolare è anche il fatto che in tutto il lungo testo della dichiarazione dei vescovi della Comece non si trovi citata neppure una volta la parola ‘Cristo’ o ‘Dio’. In compenso si parla di «determinazione», «trasparenza», «empatia», «democrazia», «solidarietà», «progetto Europeo» (sempre con la “E” maiuscola). Un simile documento l’avrebbe potuto tranquillamente redigere uno qualunque dei partiti politici appartenenti al gruppo del PPE. Pare che la Chiesa non abbia nulla di diverso da dire rispetto ad essi. Quello che dimenticano i vescovi della COMECE è che il «progetto Europeo» da loro tanto decantato è, in realtà, nato dall’idea di sostituire Dio con Mammona, con il Vitello d’Oro, con quell’idolo chiamato Euro. L’Unione Europea si è ormai ridotta a finanza e burocrazia. I vescovi dovrebbero sapere bene che l’Europa dei poteri forti e delle consorterie massoniche, l’Europa della lobby multinazionali, l’Europa della perniciosa ideologia del politically correct, l’Europa delle lobby omosessualiste, l’Europa del laicismo anticristiano, l’Europa del multiculturalismo scriteriato, l’Europa del “neutralismo valoriale”, è un’Europa nemica dei popoli. E i popoli quando ne hanno la possibilità escono da una simile istituzione artificiale dominata solo dall’avidità plutocratica. Brexit docet!”.

Come giudica tutte le restrizioni per le funzioni religiose?

“Resteranno nella memoria di tutti le immagini delle forze dell’ordine che fanno irruzione in chiese per interrompere le celebrazioni eucaristiche tenute da qualche coraggioso sacerdote alla presenza di uno sparuto numero di fedeli con tanto di mascherina e a debita distanza l’uno dall’altro. Quelle immagini resteranno come indelebile marchio d’infamia a perenne ricordo della pandemia Covid-19. Sono scene che oggi si possono vedere solo nei regimi comunisti come quello cinese o nordcoreano. Semplicemente una vergogna. Semmai è impressionante come le gerarchie ecclesiastiche non abbiano preteso che le messe potessero essere celebrate alle stesse condizioni di sicurezza adottate nei supermercati o nelle tabaccherie”.

Lei è stato uno dei principali protagonisti del Family Day. Come continua la sua battaglia pro Life in queste settimane?

“Io non ho mai smesso, ovviamente, di combattere. Ho semplicemente dovuto adattare l’azione alle contingenze cui ci ha costretto l’epidemia, ovvero quelle di combattere “intra moenia”, chiusi dentro le mura di casa. Mi spiace, peraltro, che il periodo di questa dannata epidemia ha coinciso con appuntamenti cui tenevo particolarmente. Mi riferisco, ad esempio, alla conferenza che avrei dovuto tenere a Malta il 15 marzo, o al Congresso Internazionale sul “Virus delle ideologie” organizzato dall’Università Cattolica Lumen Gentium di Città del Messico previsto dal 24 al 26 marzo, o al mio intervento al prestigioso 102° Congresso Nazionale dell’Unión de Padres de Familia, la più antica associazione pro-family messicana, fondata nel 1917. In realtà mi sarei dovuto trattenere in Messico dal 18 marzo al 1° aprile per una serie di attività che avrei dovuto svolgere sempre in ambito pro-life e pro-family. Spero solo che la pandemia non pregiudichi anche l’appuntamento del Global 2033: Asian Leaders Forum che si dovrebbe svolgere in Malesia dal 28 al 31 maggio prossimi, e in cui dovrei tenere tre conferenze. Comunque sia, ho trascorso le settimane di lockdown studiando, leggendo, scrivendo, partecipando a trasmissioni radiofoniche e televisive, e rilasciando interviste, come questa. Ma soprattutto ho pregato molto”.

MATTEO ORLANDO

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L’avv. Amato: “L’Unione Europea delle consorterie massoniche è nemica dei popoli”

I diari segreti di Andreotti

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Politica “alta”, internazionale e nazionale, insieme ad un caleidoscopio di personaggi e personalità leggendari: Gorbaciov, Madre Teresa, Reagan, Arafat ma anche un vero giallo, per le fotografie rubate nella piscina di Castel Gandolfo di Papa Wojtyla che strizza il costume dopo una nuotata. Questo e tanto altro ancora ti fa immergere nella storia, come in una avvincente serie televisiva che si vorrebbe non finisse mai. Sono I diari segreti di Giulio Andreotti del periodo 1979-1989, curati con rigore assoluto dai figli Serena e Stefano. La raccolta sarà in libreria a partire dal 27 agosto (Solferino Editore). Qualche anno dopo la scomparsa di Andreotti i diari sono stati ritrovati quasi per caso, migliaia di appunti annotati giorno per giorno su agende o fogli sparsi, seguendo un saggio consiglio di Leo Longanesi che poi è stato utilissimo al sette volte Presidente del Consiglio per smontare la fantacronaca del processo di Palermo, un lavoro certosino di catalogazione cronologica che solo l’infinita dedizione filiale poteva sostenere.

Ma partiamo dal giallo che irrompe con una telefonata il 13 agosto 1980 appena il Divo arriva a Merano per pochi giorni di vacanza. “La cerca urgentemente il Segretario di Stato Casaroli”. E la mattina seguente piomba in albergo, alle 8 del mattino, il sostituto Martinez Somalo perché i telefoni, allora come oggi evidentemente, non si potevano utilizzare. Foto abusivamente scattate nella piscina di Castel Gandolfo. Il cardinal Höffner ha avuto la notizia da una rivista tedesca, per un’esclusiva da 300 milioni. Il Papa era all’oscuro di tutto ma in Vaticano pensano che Andreotti, in quel momento senza incarichi di governo, fosse l’unico che potesse sistemare la questione. E fino al 23 agosto un giro di contatti con Bild, Rusconi e Rizzoli per risolvere l’affaire e organizzare una più attenta vigilanza attorno al Pontefice.

Quello che sorprende in questi diari è la capacità di Andreotti di non dare mai giudizi sulle persone anche perché, come diceva lui stesso, “non credo si possano distinguere gli esseri umani in due categorie, angeli e diavoli, siamo tutti dei medi peccatori”. E sono pagine sempre piene di ironia, come quando ricorda lo stupore di Reagan che vede ogni anno Premier italiani che poi diventano ministri e viceversa. Ed aggiunge anche una nota spiritosa: “In America quando si lascia un posto nel governo si può acquistare la poltrona governativa come souvenir, rimborsando il costo della sostituzione. Se vigesse lo stesso sistema in Italia sarebbe la pacchia per i falegnami e io avrei di che ammobiliare una sala per conferenze”.

Migliaia di incontri dai quali emerge la grande tela di rapporti internazionali che lo hanno visto in posizioni apparentemente contrapposte ma con un filo logico sempre originale e vincente. Convintamente filo-Atlantico, ma il primo ad aprire a Russia e Cina, legatissimo ad Israele ma apristrada a dar credito ad Arafat così come alla perestrojka di Gorbaciov, o aiutando Solidarność in Polonia o creando un grande rapporto con Fidel Castro. Senza mai dimenticare il suo immenso serbatoio elettorale che lo spingeva a dei tour de force in Ciociaria e a tener aperte le porte del suo studio anche al sindaco del più piccolo paese che magari incrociava nel corridoio Agnelli che gli portava Henry Kissinger. I diari sono anche zeppi di politica nazionale con mille retroscena gustosi sui Congressi della DC, con le trame casarecce di Fanfani e De Mita e sui rapporti da avversari, ma mai da nemici, con molti esponenti del Pci, da Ossicini a Macaluso passando per Enrico Berlinguer.

Ed anche, annota nel diario il 31 dicembre del 1983, un riconoscimento per Craxi: “ho conosciuto da vicino il personaggio, apprezzandone doti politiche non comuni, con una caratteristica opposta alla mia. Egli si affida all’intuizione dei problemi e devo dire che nei contatti internazionali suscita ottima impressione anche senza leggersi prima faticose documentazioni”. E si scopre che a farlo familiarizzare con Craxi, in una colazione il 12 luglio del 1983, fu il sempre dialogante Gianni Letta, protagonista della prima seconda e certamente terza Repubblica, nella sua casa alla Camilluccia. E anche nel mondo dei media televisivi osservazioni valide ancora oggi, come quando consiglia ad Arrigo Levi, morto lunedì scorso, di circoscrivere l’argomento di ogni puntata e limitare il numero degli interlocutori. “Siamo in sette per parlare della ‘crisi del sindacato’, non so se alla fine l’ascoltatore abbia le idee più chiare”.

Scorrendo i diari è proprio forse la semplicità e l’essere rimasto con piedi per terra la chiave del successo del Divo. “Giuseppi” Conte farebbe bene a leggerli per rendersi conto che mai, anche in frangenti epocali, Andreotti sentì di fare qualcosa di storico, come invece usa dire il nostro Premier anche quando magari sorseggia solo un caffè con la Merkel siglando accordi che Casalino vende come intese memorabili ma che vengono puntualmente disattese.

Luigi Bisignani, Il Tempo 26 agosto 2020

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I diari segreti di Andreotti

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