Scuola, Salvini annuncia mozione di sfiducia per ministro Azzolina

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Alla riapertura dei lavori la Lega presenterà una mozione di sfiducia per il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Lo annuncia il leader del Carroccio.

La Lega è intenzionata a “bocciare” Lucia Azzolina, il ministro dell’Istruzione che ha gestito la fase covid nelle scuole, definita più volte “incapace” da Matteo Salvini, che annuncia l’intenzione dei presentare una mozione di sfiducia “a nome di 8 milioni di studenti e famiglie”, riferisce Affaritaliani.it.

Salvini ha esposto in breve il piano della Lega per far ripartire la scuola, basato su assunzioni, collaborazione con il privato e prevenzione. Un piano che non prevede l’obbligo di mascherine.

“Assumere le migliaia di insegnanti precari che, da anni, già lavorano nelle scuole coi nostri figli. Stabilizzare almeno 20.000 insegnanti di sostegno per non lasciare indietro i bimbi disabili. Collaborare con le scuole pubbliche-paritarie per trovare le 10.000 aule mancanti. Dotare tutte le scuole di termoscanner, per misurare la febbre ai bimbi all’ingresso. Dimenticare la mascherina obbligatoria per i bimbi in classe, una inutile e pericolosa follia. Smetterla di giocare coi banchi con le rotelle, di litigare con sindacati, presidi, insegnanti, governatori e famiglie. Queste le proposte della Lega”, spiega Salvini.

Poi l’affondo:

“Il ministro è in grado di attuarle? No. Alla riapertura dei lavori, presenteremo una mozione di sfiducia a nome di 8 milioni di studenti e famiglie, di un milione di insegnanti, dei presidi e del personale scolastico tutto. La Scuola Italiana merita di meglio. Azzolina bocciata!”, annuncia il leader leghista.

Da

https://it.sputniknews.com/politica/202008279463696-scuola-salvini-annuncia-mozione-di-sfiducia-per-ministro-azzolina/?utm_source=push&utm_medium=browser_notification&utm_campaign=sputnik_it

Silvi, Arcigay Teramo contro presenza Sindaco a convegno su “Proposta di Legge Zan e libertà educativa della famiglia”

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SILVI – Apprendiamo con sconcerto l’adesione del Comune di Silvi e la presenza del Sindaco di Silvi Andrea Scordella ad un evento che si terrà venerdì 28 agosto sulla “Proposta di Legge Zan e libertà educativa della famiglia”. Il nostro
sconcerto è correlato al fatto che l’evento, il quale si svolgerà all’interno di una chiesa di Silvi Marina, mirerà a parlare della legge attualmente in discussione in parlamento “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere” descrivendola come una legge inutile e liberticida.
Lo stesso ospite che presenzierà all’evento definisce la legge inutile e non necessaria nel momento storico in cui viviamo, ritenendo che in Italia non ci sia alcun pericolo di discriminazione. Crediamo che un Comune e nello
specifico un Sindaco, debba tutelare in toto la comunità che rappresenta, in questo caso tutta la comunità di Silvi, garantendo la libertà ed il pluralismo di idee di ogni cittadina e cittadino.
Rimaniamo sconcertate e sconcertati di come un Comune possa aderire ad un evento che mira a nascondere l’emergenza omolesbobitransfobica in Italia associandola ad una presunta demolizione della libertà individuale.
Basti pensare come al 17 Maggio 2020 il dato sulle violenze e gli abusi di stampo omolesbobitransfobico fosse aumentato del 9% secondo i dati della Gay Help Line e come solo in un anno gli episodi di violenza siano più di
138. Una legge è necessaria, sono anni che la aspettiamo.
Nell’ottica di un Comune che rappresenti tutta la comunità e non solo una parte di questa contraria ai diritti per tutti e tutte, richiediamo l’esposizione della bandiera arcobaleno dal palazzo del Comune di Silvi per tutta la settimana dal 24 Agosto al 30 Agosto e l’adesione e il patrocinio del Comune di Silvi all’Abruzzo Pride.
Il Comune di Silvi si dimostri attento a tutta la sua comunità, alleato nella lotta all’ omolesbobitransfobia e garantisca il pluralismo delle idee.

Da

Silvi, Arcigay Teramo contro presenza Sindaco a convegno su “Proposta di Legge Zan e libertà educativa della famiglia”

Lotta alla ‘ndrangheta, a Gratteri il premio Pisacane

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Il procuratore di Catanzaro riceverà il riconoscimento a Sapri il prossimo 30 agosto. Prevista una sua lectio magistralis

Liliana Segre, Antono Mattone, Nicola Gratteri, Angelo Vassallo (alla memoria): sono i vincitori della venticinquesima edizione del Premio internazionale Carlo Pisacane; la manifestazione si svolgerà domenica prossima, 30 agosto, alle 21.30 a Sapri (Salerno), in località Santa Croce. Ne dà notizia un comunicato.

Dopo gli interventi dei fondatori dell’iniziativa i presidi Cesare Pifano e Corrado Limongi, ci sarà il saluto del sindaco Antonio Gentile che, con il patrocinio del Comune, «rinnova il sostegno alle attività del Centro Studi Carlo Pisacane da qualche mese presieduto da Alfonso Andria», si afferma.

Il riconoscimento alla senatrice a vita verrà consegnato prossimamente a Roma; il premio alla memoria di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, a dieci anni dall’assassinio, verrà ritirato dalla moglie, Angelina. Il Premio Pisacane sezione speciale è assegnato quest’anno a Antonio Mattone, editorialista de “Il Mattino”, portavoce della Comunità di Sant’Egidio della Campania, «impegnato da oltre 15 anni nell’attività di volontariato in difficili realtà del mondo carcerario come Poggioreale e Secondigliano». La sua testimonianza avrà per titolo: “Il carcere e la sfida del cambiamento “.

A ricevere il Premio Internazionale Carlo Pisacane 2020 sarà poi il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, da anni impegnato nella lotta al crimine organizzato. Il magistrato terrà una lectio dal titolo “Storia segreta della ‘ndrangheta”

La giornalista Antonella Grippo e lo stesso Alfonso Andria per il Centro Studi Pisacane si alterneranno introducendo i vari momenti della manifestazione, durante la quale sono previsti interventi di Rocco Cantisani attore-dicitore; di Ciriaco Lombardi e Carmen Fusi che animeranno alcune scene da “La Spigolatrice di Sapri”. Infine, un recital di Piera Lombardi, interprete di canti popolari, voce del Cilento.

da

https://www.lacnews24.it/cronaca/lotta-ndrangheta-a-gratteri-premio-pisacane_122682/

Berizzi tocca il fondo con gli insulti ai veronesi

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Se un cronista di Libero o della Verità di fronte a un cataclisma contro Bologna, Firenze, Modena, Reggio Emilia, insomma le classiche città comuniste, avesse scritto che se lo sono meritate, sarebbe scoppiato il finimondo e il giornalista sarebbe stato radiato dall’Ordine, non prima di essere stato crocifisso in sala mensa da Beppe Giulietti.

A Paolo Berizzi, che ha gioito del karma su Verona ferita per colpa dei “fascisti” che a suo dire la popolerebbero, nulla. Anzi, grandi consensi e pure qualche chiagne e fotti per gli insulti attiratisi, scambiati per aggressioni squadriste – speriamo che almeno non gli rafforzino la scorta, ché si sa che i cani da tastiera, di estrema sinistra ma anche di estrema destra, raramente mordono.

Il caso Berizzi rappresenta l’ennesimo esempio del grave declino intellettuale, etico, politico ma soprattutto giornalistico in cui è irrimediabilmente caduto il giornalismo italiano mainstream, destinato a una lenta morìa (e alla sparizione dalle edicole). Da cronista che in passato si era occupato di vari temi, anche con reportage interessanti, da quando ci sono Giorgia Meloni ma soprattuto Matteo Salvini,  si è trasformato nel più autorevole fascist bustier italiano, quello che dà la caccia ai fascisti: e pure ha creato una rubrica sul suo giornale La Repubblica, che ricorda un po’ quelle del quotidiano Lottacontinua, senza per fortuna  gli indirizzi di casa dei “fascisti”, come invece nel giornale maestro fondato da Sofri.

Ora mentre i cacciatori di fantasmi possiedono una loro dignità e tradizione, e poi nulla ci assicura che gli spettri non siano tra noi, i cacciatori di fascisti come Berizzi sono destinati ad un più tristo e ripetitivo lavoro, soprattutto perché se i fantasmi forse non esistono, di certo i fascisti non più. Cosi il nostro povero cronista si deve costruire un proprio mondo immaginario in cui quattro lunatici, al limite tra il folclore e il nerdismo di provincia, sono sempre descritti come novelli Mussolini, Bottai, Balbo, e i loro ideologi meglio di un Gentile. Cosi il divertissement triste e sfigato di certa provincia italiana, anche con contorni inquietanti ma nulla di che, si trasforma nella prosa ansiogena del Berizzi in una specie di perenne assedio alla Costituzione, alla Repubblica e naturalmente al totem più alto, l’Antifascismo, che non si sa bene cosa sia. E che è tenuto in vita solo dal suo contrario, il Fascismo, cioè poche decine di sprovveduti che giocano nulla sapendo e nulla avendo letto.

Come nulla o poco sembra sapere il Berizzi. I suoi libri si presentano come inchiesta sull’estrema destra ma l’autore mostra di non aver letto quasi nulla dei classici della storiografia del fascismo ma anche della copiosa produzione scientifica sulla “destra radicale” contemporanea. Che il giornalista non debba leggere di storia e di scienze sociali ma solo descrivere in maniera impressionista, slegata tra loro, scenette della vita dissociata, lo si può tollerare solo in un giornalismo asfittico e provinciale: niente di questo finirebbe suLe Monde , sul Guardian, sul New York times e cito testate progressiste a giusto titolo.

Ovviamente tutto questo povero genere che nulla aggiunge alla conoscenza della Italia concreta, della sua storia e men che meno della sua attualità, non avrebbe avuto il ruolo abnorme che gli è stato affidato se il giornalismo italiano mainstream non si fosse trasformato in un’arma di pura e sola propaganda politica contro l’avversario. Salvini e Meloni, che sempre starebbero dietro a tutto, grandi vecchi loro malgrado che sono pure giovani. E qui le responsabilità non sono del Berizzi in sé ma di  chi gli ha concesso tanto spazio.

Da

Berizzi tocca il fondo con gli insulti ai veronesi

Il nubifragio di Verona? Karma contro i razzisti. Il tweet choc del giornalista Paolo Berizzi fa indignare tutti

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  1. Il nubifragio che ha colpito Verona? Frutto del karma che finalmente ha punito chi fomenta odio e razzismo. A sostenerlo in un tweet  che ha scatenato le proteste di tantissimi veneti e non solo è Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica, noto soprattutto per le sue inchieste sul neofascismo.

Il post ha la forma della finta solidarietà: “Sono vicino a Verona e ai veronesi per il nubifragio che ha messo in ginocchio la città. I loro concittadini nazifascisti e razzisti che da anni fomentano odio contro i più deboli e augurano disgrazie a stranieri, negri, gay, ebrei, terroni, riflettano sul significato del karma”, scrive Berizzi che da un anno vive sotto scorta dopo l eminacce subite per le inchieste sull’estrema destra. Come a dire: è colpa di una parte politica se a Verona le strade sono diventate fiumi di acqua e grandine come documentato dai video che stanno facendo il girodei social da ieri pomeriggio. L’equazione (presunto) odio uguale punizione divina fa indignare tutti, anche quelli di sinistra. “Una vaccata peggiore non la potevi scrivere te lo dico da convinta elettrice di sinistra. Ti dovresti profondamente vergognare. Solidarietà ai cittadini veronesi”, scrive un’utente.

“Che dolore sentirmi apostrofata così, io che sono tutt’altro!  Fare di tutta l’erba un fascio e comunque, indice di grande superficialità. Mi sento ferita”; “Questo è proprio un brutto tweet. E non c’entrano parti politiche, è brutto comunque. Spero che ci rifletterà”; “Anche insultando tradisce notevoli limiti intellettuali. Il karma poi, glielo devo dire, è roba da dodicenni scemi di tv”, sono alcuni dei messaggi piovuti sul profilo Twitter del giornalista e scrittore.

“Lei è di uno squallore impressionante la sua finta solidarietà fa venire il voltastomaco, solo per dare dei nazifascisti e razzisti ha persone che hanno subito una catastrofe naturale allora anche i terremotati del centro Italia che voi compagni avete lasciato soli sono razzisti”, scrive un utente sottolineando la debolezza del Berizzi-pensiero.

Da

https://www.iltempo.it/attualita/2020/08/24/news/verona-karma-tweet-paolo-berizzi-giornalista-repubblica-fascisti-razzismo-veneto-odio-24287843/

‘Ndrangheta, Gratteri nel Vibonese: «Mi odiano? Significa che stiamo facendo bene»

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VIDEO | Il procuratore di Catanzaro a San Nicola da Crissa: «Stanno cadendo templi massonici, c’è nuova fiducia nelle istituzioni». Il correntismo in magistratura? «Mai aderito». L’antropologo Teti: «Mitologia mafiosa può essere sostituita»

di Agostino Pantano

Torna nella provincia delle operazioni Rinascita Scott e Imponimento, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, e lo fa per partecipare ad una conversazione su “Immagini, Mitologie e Realtà” organizzata dal Comune di San Nicola Da Crissa.

Nel paese del Vibonese di cui è originario l’antropologo Vito Teti, è stato proprio il docente a instradare i temi culturali di un confronto che ha impegnato anche il giornalista Michele Albanese, cronista calabrese che vive sotto scorta da 6 anni.

«I templi massonici»

Non è stata nominata la madre di tutte le indagini, quella che nei prossimi giorni culminerà con l’udienza preliminare a Roma per 456 inquisiti, ma tutta la riflessione nella piazza gremita si è incentrata sul suo esito definito rivoluzionario.

«Diversi templi massonici stanno cominciando a cadere», ha detto il capo della Procura di Catanzaro, con Albanese che – per allargare il raggio – ha sottolineato come «questa nuova fiducia verso le istituzioni deve essere accompagnata da una robusta presa di coscienza culturale e sociale».

Dopo i saluti del sindaco Giuseppe Condello, che ha ricordato anche gli altri due eventi antimafia che si susseguiranno a partire da stasera, Teti ha rilanciato il concetto di una «mitologia ‘ndranghetista che il calabrese può sostituire con il richiamo ad un bisogno di legalità che mai come oggi è realtà».

Una piazza molto gremita, tra gli altri nel pubblico si sono notati i vertici provinciali delle forze dell’ordine e il sindaco del capoluogo, Maria Limardo, ha ascoltato parole precise anche rispetto alle critiche da rivolgere ai Palazzi.

«Stiamo facendo bene»

«Alle parole di odio – si è sfogato Gratteri – sono abituato e le interpreto come il segno che stiamo facendo bene. Ho spalle abbastanza larghe e non cadrò mai in un fallo di reazione». Rispondendo alle domande del nostro network, il magistrato inoltre si è detto convinto «che il tempo dirà se meritiamo il consenso anche delle altre istituzioni e del sistema dei partiti, visto che l’appoggio dei cittadini c’è e ci dà fiducia».

Parole che lasciano intendere l’avvio di un percorso col quale Gratteri vuole abbassare al massimo il rischio di un isolamento – «abbiamo impiegato 2 anni per derattizzare gli uffici», ha detto – in un uno con le sue dichiarazioni finali che si riferiscono al contesto nazionale quando, rispondendo alle domande del cronista, ha dichiarato «non ho mai avuto bisogno di aderire ad alcuna corrente interna alla magistratura», concludendo: «Rimarrò in Calabria per il tempo necessario».

Fonte: https://www.lacnews24.it/cultura/ndrangheta-gratteri-nel-vibonese-mi-odiano-significa-che-stiamo-facendo-bene_122421/

Cristianofobia: chiese sotto attacco in tutto il mondo

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Cristianofobia: si moltiplicano profanazioni, attentati ed atti vandalici ai danni delle chiese cattoliche in tutto il mondo. Compreso l’Occidente cristiano.

Negli Stati Uniti il senatore della Louisiana John Neely Kennedy, repubblicano, ha inviato lo scorso 11 agosto una lettera al procuratore generale William Barr, lettera in cui chiede di intensificare gli sforzi, per contrastare questa esplosione di violenza, scatenata da maggio contro edifici sacri, proprietà, strutture, parrocchie, cimiteri e persino contro numerose statue raffiguranti Santi, imbrattate, sradicate ed abbattute.

«I cattolici sono sotto attacco negli Usa», ha dichiarato il sen. Kennedy. In luglio la chiesa di Ocala, in Florida, è stata data alle fiamme, mentre all’interno i fedeli si stavano preparando per la S. Messa del mattino. Doloso è stato anche l’incendio appiccato ad una missione californiana, fondata da San Junipero Serra, mentre in una parrocchia di Chattanooga, nel Tennessee, una statua della Vergine Maria è stata decapitata, un’altra a Boston è stata data alle fiamme, una terza a Brooklyn è stata imbrattata con la scritta «Idolo», impressa con vernice spray nera. Atti analoghi sono stati registrati anche nel Colorado e nel Missouri. In alcuni casi gli autori sono stati identificati, in altri non ancora: sul banco degli imputati finiscono tanto singoli esagitati quanto gruppi organizzati e con finalità politiche.

«I cristiani sono stati e restano purtroppo uno dei gruppi religiosi storicamente più perseguitati al mondo – ha ricordato il sen. Kennedy – Per sfuggire alla persecuzione religiosa, gruppi di rifugiati hanno compiuto un insidioso viaggio attraverso l’Atlantico verso l’America», salvo poi ritrovarsi anche qui facili obiettivi nel mirino di bande di facinorosi.

Per questo, il senatore ha chiesto al procuratore generale Barr di agire in fretta, per perseguire i responsabili degli atti criminali compiuti ed anche per prevenire ulteriori atti di intolleranza e persecuzione religiosa. Continua a leggere

Pillola abortiva RU486: Il “passo avanti importante” di una presunta civiltà

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di Valentina Bennati*

Fonte: Comedonchisciotte

In un post del 8 agosto sulla sua pagina facebook il Ministro Speranza presenta come “un passo avanti importante” l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital fino alla nona settimana. Sottolinea che ciò avviene “nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà del nostro Paese”.
Ma quando, anni fa, hanno approvato la legge sull’aborto non l’avevano spacciata per una legge che evitava alle donne di abortire in casa perché rischiavano di morire?
Dunque queste nuove linee guida aggiornate sulla somministrazione della pillola RU486 senza ricovero ospedaliero obbligatorio, più che un passo avanti, mi sembrano in realtà un balzo indietro per le donne.

La RU486, sia chiaro, non è amica delle donne ma di chi preferisce che le donne facciano in fretta, pesando meno sui costi del sistema sanitario nazionale e correndo più rischi.
Il ‘New England Journal of Medicine’ del primo dicembre 2005, una delle più importanti riviste mediche mondiali, ha dedicato l’apertura e un articolo interno proprio all’aborto farmacologico, mettendone pesantemente in discussione la presunta sicurezza. Nell’editoriale firmato da Michael Greene, professore alla Harvard Medical School, si specificava testualmente che, con i dati disponibili fino a quel momento, la morte per aborto con il metodo chimico (un caso su centomila) era dieci volte superiore a quella per aborto chirurgico. QUI è possibile leggere l’articolo de ‘Il Foglio’ che ne parla.
E merita lettura anche un articolo recente de ‘Il Giornale’ con l’intervista al Prof. Giuseppe Noia, ginecologo e docente di Medicina prenatale al Policlinico Gemelli di Roma che conferma come l’interruzione della gravidanza con la RU486 non sia né indolore né semplice né sicura. Continua a leggere

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