Non lo nego: 2+2 fa 5

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Quando eravamo piccoli e gli adulti ci propinavano la minestra, quella cattiva, o la zuppa, quella cattivissima, non c’era verso di farli ragionare. Perché non c’era verso di controbattere alla loro insuperabile obiezione: lo facevano per il nostro bene. E se lo facevano per il nostro bene, la minestra doveva diventare buona e la zuppa buonissima.

E se non riuscivamo ad ammetterlo – come invece riesce benissimo a recitare che 2 + 2 fa 5 il protagonista di 1984 di Orwell – allora dovevamo pensare ai “bambini che morivano di fame in Africa”. A noi sembrava irrazionale la cosa: non coglievamo il nesso tra la sbobba schifosa e le tragedie di un altro continente. Tra l’altro, sarebbe stato più logico spedirla a chi moriva di fame anziché imporla a chi di fame non ne aveva affatto, la fottuta pappetta.

Ma la manipolazione dei cervelli se ne frega della ragione. Prendete il Coronavirus e tutte le volte in cui gli “adulti e vaccinati” (si fa per dire) sono stati trattati da bimbi rincoglioniti. Promemoria senza pretesa di esaustività: hanno contato nei morti per Covid anche quelli deceduti per incidente stradale; hanno contato come morti per Covid anche persone che non sono morte di Covid; hanno sconsigliato di fare le autopsie che avrebbero permesso di individuare l’origine della malattia; hanno imposto di bruciare i morti per bruciare le prove (sulla vera causa dei decessi); Continua a leggere

SCANDALO BANCHI SCOLASTICI “SEGRETI”: come Arcuri farà scivolare tutto a trattativa privata

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Ora che la Nexus Srl di Ostia, la misteriosa mini azienda con 400 mila euro di fatturato che ha vinto un appalto da 45 milioni fcendo altro, è stata cancellata da Arcuri si intravede l’astuta, si fa per dire, tattica dell’Iper-burocrate della protezione civile e delle forniture. L’uomo per tutte le stagioni, quando c’è da fare dei pasticci.

Nexus s.r.l aveva anche inviato dei campioni ad  Invitalia, la società dello stato che controlla gli appalti, e questi  non erano risultati idonei. Il che non  stupisce, visto che l’azienda fa allestimenti elettrici, anche se informarsi sugli standard di un  prodotto semplice come i banchi non doveva essere un  enorme problema. Ora però mancano all’appello 180 mila banchi dei 2 milioni ordinati. Chi li produrrà? E se qualche altro campione delle aziende vincitrici risultasse inidoneo? La sensazione netta è che l’appalto sia destinato ad un  clamoroso, totale flop, come fa notare oggi La Verità, un fallimento che appare oggettivamente costruito a tavolino, o al banco scolastico. Cosa succederebbe in questo caso? Che , come sempre in Italia, avremmo un’emergenza, e su questa si costruirebbe una bella trattativa privata fra Arcuri ed un po’ di ditte, selezionate da lui, per la fornitura rapida degli arredi. Geniale non è vero? Siamo riusciti a far diventare banchi e sedie scolastiche un’emergenza nazionale. Nessuno nel mondo occidentale c’è riuscito.

In realtà era facile pensare che la richiesta di due milioni di banchi in una nazione dove se ne producono 200 mila al’anno sarebbe stata non soddisfatta, soprattutto nei tempi richiesti, e gli industriali fin da luglio lo avevano detto. Del resto perfino a Cuba han  risolto il distanziamento “Cum Grano  Salis”

Invece in Italia si è creata un’emergenza . Come mai? perchè l’emergenza permette la nascita dei migliori affari per tutti. Potremmo ricordare le “Unità  abitative” dell’area del sisma, costate al metro quanto una villa di lusso, ma di qualità molto inferiore ed ora oggetto di un’inchiesta. Uno stato, un ente pubblico, dovrebbero evitare le emergenze, non crearle ad hoc…

Intanto , mentre mancano i banchi. 60 mila cattedre sono ancora vuote…..

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SCANDALO BANCHI SCOLASTICI “SEGRETI”: come Arcuri farà scivolare tutto a trattativa privata

Ecco il porto franco delle ong: da qui parte l’assalto all’Italia

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La base operativa delle principali Ong è a Burriana. Un permesso speciale permette loro di non pagare le commissioni. Da qui organizzano le missioni per portare i migranti in Italia

Svernano tutte a Burriana. Le quattro navi umanitarie Alan Kurdi, Open Arms, Sea Wacht 4 e Louise Michel hanno scelto come base operativa la cittadina a 60 chilometri di Valencia, ormai diventata il porto delle ong.

Favorite dal permesso speciale concesso da Mónica Oltra, vicepresidente della Generalitat Valenciana, possono attraccare senza pagare le commissioni. Ma non senza problemi e lamentele da parte dei portuali, come riportato dal sito Castellón Information: “Non rispettano i protocolli di sicurezza, attracco e consumo. I membri degli equipaggi non indossano le mascherine, non mantengono le distanze di sicurezza, accumulano immondizia sul molo e consumano acqua ed elettricità”.

Di solito sono ormeggiate al molo di Nord Est, vicine al bacino di carenaggio della Varaderos Y Talleres del Mediterraneo, occupando una posizione strategica per le operazioni di manutenzione. Tutto gratis. E non sborserebbero un euro nemmeno per il consumo di acqua e luce. Secondo fonti dell’ambiente portuale, sentite dal sito di informazione spagnolo, sono legalmente collegati a un punto di raccolta dell’acqua, per il quale dovrebbero pagare la spesa e il più delle volte si agganciano anche alla luce del porto senza pagare. Non solo. Dato che il consumo di elettricità aumenta quando si effettuano lavori di riparazione di macchinari elettrici, spesso hanno causato interruzioni della fornitura di energia elettrica in tutto il resto del porto. Un altro problema, denunciato anche dagli utenti del porto, è il degrado in cui versa il molo dove sacchi di immondizia si alternano a barbecue, attrezzi, scarti di legno, taniche di vernice e solventi infiammabili. Con problemi di sicurezza non indifferenti data la presenza di macchinari in grado di farli deflagrare. Non mancano anche tavoli e sedie accumulati alla rinfusa e usati all’occorrenza nel tempo libero.

Ma la permanenza delle navi delle ong nel porto di Burriana potrebbe causare anche altri problemi di sicurezza. Essendo barche di grandi dimensioni necessitano di competenze professionali specifiche per le manovre. Non sempre però, durante lo svernamento, hanno il loro equipaggio professionale fisso a bordo che spesso viene sosotituito da personale volontario privo di formazione. Con il rischio che in caso di incendio o forte tempesta non ci sarebbe nessuno in grado di spostarle o fissarle agli ormeggi.

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https://www.ilgiornale.it/news/mondo/burriana-porto-dove-ong-non-rispettano-regole-1888160.html

Un Tg1 grillizzato in salsa Pd

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Paghereste per essere ogni giorno vilipesi, insultati, sputacchiati ridicolizzati? Oppure immaginate se foste obbligati, pena sanzioni pesanti, a comprare ogni giorno il Fatto quotidiano e magari pure a leggerlo? Se le due ipotesi vi fanno orrore e vi sembrano lontane, siete degli illusi: è quello che tocca agli italiani che non hanno ammassato il cervello negli slum giallorossi, visto che la Rai la paghiamo tutti con il canone. E il confronto con il Fatto Quotidiano è calzante se guardiamo, turandoci potentemente il naso, il Tg1, cioè l’organo di informazione pubblica più seguito dagli italiani, trasformato in un cinegiornale di regime, a metà tra il venezuelano e il rumeno, con vaghi tocchi bielorussi.

Il Tg1 è sempre stato governativo da quando i partiti negli anni Settanta si spartirono la Rai – il gioco di parole è voluto. E tuttavia ebbe direttori di grande rilievo che lo mantenere in una sua dignità, pur nella missione di rispettare l’editore di riferimento, per dirla con Bruno Vespa che lo diresse: la Dc nella prima Repubblica, a fasi alterne Forza Italia e Pds nella Seconda. Anche nei momenti della direzione Gad Lerner e Gianni Riotta, per dire, il Tg1 non si trasformò in un organo del regimetto di sinistra come invece è ora.

Non bisogna pensare che i giornalisti che vi lavorano siano dei convinti militanti di sinistra; il Tg1 non è il Tg3 o Rai news 24. Il corpaccione di quel Tg è costituito da gente che, nella seconda repubblica, si è barcamenata con l’alternanza, saltando sul carro del probabile vincitore giusto in tempo: per cui la massa si muoveva verso il Pds o comunque la sinistra verso la fine dei governi Berlusconi e viceversa verso Forza Italia negli ultimi mesi del governo della sinistra.

Con la Terza Repubblica tutto si è confuso e il giornalista del Tg1 Rai ha dovuto cercare una  scialuppa a cui aggrapparsi venute meno le certezze sia pure alternanti dell’alternanza; e questa scialuppa sono i 5 stelle, il partito del Nulla, a cui puoi aderire pur non avendo alcuna idea politica definita, anzi se è cosi è meglio. E soprattutto partito trasformista per eccellenza, capace di governare prima con la destra, la Lega, poi con la sinistra, senza colpo ferire. E chi dice che un domani non torni con la destra? Una specie di Mastellismo ma con maggiori consensi e più cool perché spacciato come “anti sistema” e “rivoluzionario”, mentre il povero Mastella solo la pagnotta voleva portare a casa.

Così ecco che il Tg1 si è completamento grillizzato, Ma essendo il grillismo appunto il nulla, esso è stato riempito dalla ideologia di sinistra e del Pd; quindi immigrazinismo, gretinismo, socialismo straccione, dirittismo, lgbitismo, cattolicesimo bersagliano,  il tutto fatto trangugiare allo spettatore con massiccia dosi di notizie distorte, manipolate, presentate a metà. Sulla politica estera peggio mi sento: eurismo da pezzenti, sogno europeo ovunque, e dalli all’America e a Trump, con Beppe Severgnini sempre presente: quello che in Italia si spaccia per esperto degli Usa e negli Usa per esperto dell’Italia non essendolo né degli uni né dell’altra.

Il peggio però il Tg1 l’ha toccato con la pandemia. Dagli ascolti incerti e dalla linea fluttuante fino a febbraio, con il Covid si è trasformato nella vera Agenzia Stefani del governo Conte: prima con un’isterica campagna dello stiamo a casa, del divieto di uscire, con Conte salvatore in tutte le salse, oggi invece terroristico propalatore di scenari di morte, quando il numero di persone ricoverate è molto basso, con notizie risibili sulla diffusione del virus  (un giorno ho sentito un servizio che ipotizzava la trasmissione a tre metri di distanza) con le intervista a tutto campo ai Ricciardi e ai Crisanti, i Robespierre della rivoluzione covidista, con il dagli ai critici o semplicemente agli scettici definiti negazionismi

In tanti anni di propaganda ehm… pardon giornalismo televisivo, non credo di aver mai visto niente di più ributtante o di qualcosa che assomigli di più alle tv comuniste, dell’Europa dell’est fino al 1989, e oggi di Cuba e del Venezuela. Che fare? Il mio programma ideale prevede la privatizzazione della Rai. Magari se la comprerà un Tycoon che fa programmi di sinistra; ma almeno non saremmo noi a pagarli. Più facile che, di fronte a una vittoria del centro- destra, il corpaccione del Tg1 si sposti just in time verso Lega e Fratelli d’Italia. Ma avere un domani un tg in cui Salvini e Meloni, che pur amiamo tanto, spadroneggiano, e in cui all’ora di cena viene propinato il Gervasoni, o il Maglie o il Capezzone pensiero, alla fine a me non è che piacerebbe poi tanto.

Marco Gervasoni, 4 settembre 2020

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Un Tg1 grillizzato in salsa Pd

Durissima lettera di Salvini sui silenzi del governo in emergenza Covid

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Prende carta e penna, Matteo Salvini, e scrive una lettera al Corriere della Sera, pubblicata in prima pagina sull’edizione di domenica 6 settembre: “Caro direttore, le scrivo dopo aver atteso – invano – risposte dal governo a proposito dello studio segreto sugli effetti del Covid in Italia. Uno studio confermato pubblicamente da un dirigente del ministero della Salute il 21 aprile scorso e che risale alle prime settimane del 2020, mentre altri verbali desecretati fanno emergere ulteriori dettagli inquietanti sulla gestione dell’emergenza“, premette il leader della Lega. Insomma, vuole chiarezza sulle scelte di Giuseppe Conte. Scelte che sembrano essere state quelle sbagliate.

“A Palazzo Chigi avevano elementi allarmanti sulle conseguenze del Covid nel nostro Paese, ma il presidente del Consiglio si è preso l’enorme responsabilità di non condividere ufficialmente le informazioni nemmeno con i presidenti di Regione“, sottolinea Salvini. “Sappiamo com’ è finita: drammatiche carenze di guanti, camici, mascherine e respiratori che in fase di emergenza era compito del governo centrale reperire, non delle singole Regioni”. Il leghista ricorda poi come il governo “non abbia proferito parola sullo studio segreto, non una giustificazione, una replica”.

“Gli ultimi verbali desecretati svelano una serie di errori e raccontano i furibondi litigi tra gli esperti e il commissario Domenico Arcuri, che nonostante i troppi ritardi e svarioni è stato scelto per affrontare il tema della riapertura delle scuole affiancando un ministro palesemente inadeguato come Lucia Azzolina. Il governo non può più tacere: chiederemo di riferire in Parlamento”, intima Salvini. E ancora: “Visto che l’esecutivo aveva uno studio riservato sugli effetti del virus, perché non ha condiviso l’informazione con altri interlocutori istituzionali? Perché non ha reperito subito mascherine, camici e respiratori, ma anzi ne ha spedite tonnellate in Cina? Perché ha ignorato i suggerimenti del Cts sulle zone rosse? Perché, il 21 febbraio, il premier dichiarava è tutto sotto controllo?“. Domande pesantissime, che ad ora non hanno risposta.

Salvini conclude ricordando come “c’è anche una richiesta di verità e trasparenza che ha bisogno di risposte. Il governo e la maggioranza, invece, sono preoccupati dalla legge elettorale e sono terrorizzati dal risultato delle elezioni regionali”. “Il governo deve spiegare, davanti al Parlamento e a tutto il Paese, perché ha taciuto i rischi del virus e ha affrontato l’emergenza con drammatica superficialità. Lo deve agli italiani, a chi ha sofferto, a chi non c’è più, alle loro famiglie”.

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https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/24436256/coronavirus-matteo-salvini-lettera-corriere-della-sera-studio-segreto-domande-governo-deve-rispondere.html

Ma Andreotti non svelò mai un segreto

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Per decenni, stavo scrivendo per secoli, alla parola segreto era associato il volto reticente di Giulio Andreotti. Dicevi segreto e ti appariva davanti la sfinge andreottiana, i suoi occhi ridotti a una feritoia impenetrabile, dilatata e schermata dalle lenti; la sua bocca a forma di fessura, priva di labbra, appena sussurrante; le orecchie estroverse come protese a captare il minimo fruscio; la testa direttamente montata sulle spalle, per evitare ogni mobilità.

Era l’icona del silenzio, dell’omertà, degli arcana imperii o aracna imperi per alludere alla sua natura di ragno; o se preferite era l’immagine della riservatezza, della prudenza, della ragion di Stato. I segreti di Fatima impallidivano rispetto ai molteplici segreti serbati da Andreotti nel caveau della sua gibbosità, che era un po’ la sua scatola nera…

Vedere ora uscire un libro col titolo Diari segreti di Andreotti (ed. Solferino, a cura dei suoi figli) è come trovarsi di fronte a un ossimoro o a una brillante burla nei confronti del lettore, sapendo che la promessa del titolo non sarà certamente mantenuta. Ancora più beffarda è la periodizzazione del Diario, tra il 1979 e il 1989: se ci sono due periodi particolarmente intriganti e zeppi di misteri, che investono Andreotti, sono prima e dopo quel decennio. Vale a dire l’affaire Moro del ’78 e tutte le convulsioni del mondo politico e delle istituzioni in quella fase rimasta ancora indecifrata. E poi le turbolenze seguite alla caduta del Muro di Berlino nel 1989, tra giudici ammazzati, Mani pulite, lotta senza quartiere per il Quirinale, crollo della prima repubblica.

Già in passato ci era capitato di leggere i ritratti di Andreotti in Visti da vicino: chissà quante storie avrebbe potuto raccontare Andreotti di quei protagonisti della scena nazionale e mondiale. E invece quei ritratti erano poveri di fatti, evasivi e minimalisti, scialbi e anche un po’ sciatti nella prosa, neanche narrati in modo brillante, smentendo la fama ironica e spiritosa di Andreotti. Insomma non c’era il tragico, non c’era lo storico, non c’era neanche il grottesco di quei personaggi. La stessa cosa vale per questo Diario, dove ben pochi sono gli episodi e i retroscena raccontati. Eppure Andreotti è stato per decenni un crocevia importante, testimone e protagonista di primo piano su tre versanti: nazionale, internazionale e vaticano. E su tre terreni minati: la mafia, il terrorismo, i servizi deviati… Per non parlare dei servizi segreti internazionali, le pressioni americane, i rapporti col mondo sovietico, i golpe e le rivolte. Per uno come Andreotti che è stato più volte presidente del consiglio e ministro degli esteri, che è stato il ponte privilegiato con la curia romana, lui che aveva le chiavi del deep state, è davvero beffardo parlare ora di segreti svelati…

Così come è leggendaria la storia che sarebbe stato Leo Longanesi, quando Andreotti non era ancora Andreotti, a suggerirgli di scrivere un diario. Conoscendo Andreotti e sapendo quanto abbiano contato i suoi archivi, non aveva certo bisogno del consiglio di Longanesi di tenere un diario; e lo stesso Longanesi magari non dava uno spassionato suggerimento a un nuovo politico, ma chiedeva di annotare notizie utili da passargli sottobanco…

La sua dimestichezza col segreto ha da un verso alimentato le leggende nere e diaboliche più contorte e fantasiose, fino a fare di lui il Capo Segreto della Cupola mafiosa. E dall’altro verso ha generato la fama della sua invincibile immortalità, della sua indistruttibile corazza politica. In ogni caso, si riconosceva ad Andreotti la statura del grande politico, dell’uomo di stato. Privo di sentimenti, pulsioni sessuali, emozioni private. Nessuno più di lui ha rappresentato nell’immaginario collettivo il potere, il suo cinismo inespugnabile. E più gigantesca appare oggi la sua ombra curva che si allunga nel paragone con la classe politica e governativa attuale.

Il mistero di Andreotti resta irrisolto, ma il giudizio politico e storico sul suo ruolo e la sua incidenza forse possiamo darlo: Andreotti governò l’Italia come se fosse lo Stato Pontificio, tenendola al riparo da ogni cambiamento storico, da ogni disegno ideale, da ogni progetto, ambizione e aspirazione alla grandezza. Fu il leader della manutenzione, per dirla ancora con Longanesi, o delle vacanze dalla storia, per citare Giano Accame. Fu lo statista dello status quo perpetuo, portatore di un conservatorismo mimetico, duttile, avvolgente che si nega pure come conservatore. Fu clericale più che cattolico, e cattolico più che cristiano. Fu cardinalizio prima che papalino, curiale più che credente, figlio di Santa Romanesca Chiesa, come la definiva il cardinale Ottaviani. Andreotti fu lo spirito pratico della Democrazia Cristiana, ben oltre le velleità dei professorini, i Dossetti, i Fanfani e i Moro, che invece coltivavano una certa idea della politica o dell’Italia. Non c’era in lui nemmeno lo Statista delle grandi opere, come De Gasperi, semmai lo statista della Lunga Conservazione.

Per restare al potere bisogna coltivare tre virtù: l’attenzione ai minimi dettagli, con la relativa cura nel somministrare notizie, archivi e rapporti; la disponibilità al compromesso, senza mai stravincere ma concedere qualcosa all’avversario; e la potenza del non-detto, la capacità di sapere senza mai dire tutto, magari a volte anche bluffando. Andreotti in quest’arte una e trina fu mago eccelso. Ma come ogni vero alchimista, il segreto era la premessa fondamentale. I veri segreti Andreotti se li è portati nella tomba. Onorò i sacramenti, eccetto la confessione.

MV, Panorama n.37 (2020)

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Ma Andreotti non svelò mai un segreto

I 5 strafalcioni del Cts

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La lettura dei verbali del comitato tecnico scientificofinalmente resi pubblici lascia veramente sconcertati. Qualcuno parla di dubbi e capriole, ma a me pare che dubbi e capriole siano davvero poco per definire la sconcertante lettura dei verbali del comitato che ha dettato la via per 60 milioni di persone in questi mesi e che ancora lo sta facendo con efficacia per lo meno dubbia.
La prima notazione di metodo è il motivo della secretazione incredibilmente auspicata dal comitato stesso in più di un’occasione. Ma chi siamo noi cittadini e contribuenti o sudditi ignoranti a cui vengono “donati” i banchi a rotelle (pagati con le nostre tasse)? Beceri trasgressori di norme a volte ridicole non in grado di capire i rischi e bambini spaventati per le previsioni che non possiamo capire? Io sono onestamente indignato da una casta di veri o presunti espertiche emettono regole, le cambiano, si contraddicono (tamponi si o no, asintomatici da tamponare o no, distanze ecc ecc), ci fanno prediche esortative negano le nostre libertà, senza alcun tipo di confronto pubblico. Ma da quando siamo troppo stupidì per capire ma abbastanza in gamba per pagare le tasse che sottendono a tutto questo circo barnum di esperti?

Poi – e veniamo agli altri quattro punti – ci sono elementi di sostanza agghiaccianti. Chi sottoporre a tampone? Almeno 3 versioni nel tempo. Le mascherine? 3 o 4 versioni diverse. I viaggi? Ricordiamo tutti la chiusura alla Cina (voli diretti) ma nessun controllo per chi proveniva dalla Cina via Francoforte o Parigi. Semplicemente ridicolo. Le terapie intensive? 151.000 casi previsti per l’8 giugno… applicando i parametri del Cts. Parametri palesemente sballati perché oggi con 120 persone in terapia intensiva a valle di circa 1300 casi al giorno nelle ultime 2 settimane avremmo dovuto avere 1,3 milioni di casi al giorno… ridicolo.
E nonostante questo nei verbali manca ogni e qualsiasi oggettivo riferimento numerico che dovrebbe essere fondamentale nel metodo scientifico per testare ipotesi, numeri e verificare gli andamenti della malattia. Quali sono i numeri chiave su cui ancora oggi si dovrebbe fare pubblicamente chiarezza?

1. I contagiati. Sappiamo da tempo che il numero di contagiati rilevati dipende dal numero di tamponi effettuati, numero che è limitato dalla capacità esistente, da chi si decide di tamponare e chi no e dai tamponi doppi o tripli per negativiXX are. Quindi il numero di casi è un indicatore che è sicuramente sempre sbagliato. Non è dato sapere di quanto è sbagliato purtroppo. A marzo l’errore di sottostima era di 10 20 o 50 volte. Adesso probabilmente molto meno ma 2 o 3 o 5 volte è un errore enorme e soprattutto incerto. Per stimare con un minimo di buon senso i contagiati i 2 indicatori possibili sono la % di tamponi positivi o più probabilmente il rapporto tra decessi (questi sono quasi certi, vedi sotto) e il tasso di fatalità che a 7 mesi dall’inizio della pandemia è più facile stimare.

2. I decessi. Ogni giorno vengono comunicati. Sarebbe utile sapere se sono decessi a causa Covid o diversamente deceduti per altre cause che sono con Covid. La differenza è abissale e il dubbio lecito. Se in ospedale arrivo per una dolorosissima colica renale e come da prassi faccio il tampone e sono asintomatico positivo, vengo contato nei ricoverati Covid o no? Io penso di sì ed è fuorviante. Vorrei sapere quale è la prassi. Lo stesso vale se arriva in ospedale un paziente morente dopo un incidente stradale o per un attacco cardiaco. Tampone positivo. Purtroppo sopravviene il decesso. Morto Covid? Si può sapere quale è il criterio di classificazione? Personalmente ho sempre considerato l’unico dato concreto la differenza tra la mortalità media negli ultimi 5 anni in ogni territorio e la mortalità effettiva nel 2020 come l’unico indicatore reale dei decessi a causa Covid. La logica è ovvia.

Nel 2020 l’unico sostanziale elemento differenziale per la mortalità è il Covid, come apparso evidente a marzo e aprile. Applicando questa logica i decessi Covid sono stati in Italia (sembra perché incredibilmente le informazioni sono ancora oggi frammentarie) circa 50.000 tra marzo e aprile e poi pressoché zero dopo il 15 maggio. Su questo dato vale la pena di riflettere. Il 4 maggio si sono aperte le fabbriche prevedendo l’ecatombe. Non è successo nulla. Il 18 i ristoranti.stessa previsione stesso risultato cioè nulla, le spiagge, discoteche e vacanza hanno prodotto incremento dei casi e sostanzialmente nessun incremento dei decessi. Speriamo non succeda nulla nei prossimi giorni, ma il tempo medio tra malattia e eventuale decesso è circa 10/12 giorni (dato ricavato da studi esteri perché in Italia non è noto) e quindi i dati di adesso sono ormai al termine delle vacanze.

Quindi parrebbe di potere concludere che al di là della capacità di scovare i casi specie asintomatici che è in forte aumento, la mortalità e quindi la numerosità effettiva dei casi non è stata influenzata da elementi che il Cts aveva pronosticato come potenzialmente critici. Vedremo adesso le scuole su cui vale la pena di approfondire poi. Di fatto però al di là delle feroci critiche al prof. Zangrillo, ma anche al prof Remuzzi e tanti altri che hanno fatto notare come il virus sia clinicamente molto meno “letale”, è evidente che da 4 mesi la mortalità da Covid è prossima allo zero. Questo peraltro è vero in tutta Europa come testimoniato dai dati euromomo (www. Euromomo.eu) che invito a consultare.

Giovanni Cagnoli, 5 settembre 2020

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I 5 strafalcioni del Cts

Trump: «Se vinco altri quattro anni per combattere l’aborto»

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Il presidente Donald Trump giovedì ha rilasciato una lettera indirizzata a “leader e attivisti pro-vita” in cui indicava la sua intenzione di promuovere le priorità legislative e amministrative contro l’aborto se fosse eletto per un secondo mandato. «Mentre cerco la rielezione a novembre, ho bisogno del tuo aiuto per opporre la mia coraggiosa leadership pro-vita all’estremismo abortivo di Joe Biden», scrive nella lettera.

«Il Partito Democratico sostiene senza ombra di dubbio l’aborto su richiesta, fino al momento della nascita, e persino l’infanticidio, lasciando i bambini a morire dopo un aborto fallito. L’abbraccio di Joe Biden a questa posizione estrema è maggiormente evidenziato dal fatto che richiede finanziamenti per aborto su richiesta da parte dei contribuenti. Costringere i contribuenti a pagare per l’aborto è una posizione ripugnante che deve essere sconfitta alle urne», ha aggiunto il presidente.

La lettera del presidente è arrivata mentre la sua campagna continua a corteggiare gli elettori pro-vita, visti come un blocco elettorale cruciale per la sua rielezione. Alla Convention Nazionale Repubblicana, diversi oratori hanno sottolineato l’opposizione di Trump all’aborto, tra cui suor Dede Byrne, chirurgo e colonnello dell’esercito in pensione, che ha definito Trump il “presidente più pro-vita” nella storia degli Stati Uniti.

All’inizio di questa settimana, la campagna di Trump ha aggiunto i punti riguardanti l’aborto e la libertà religiosa alla sua lista di priorità del secondo mandato. Un elenco di 50 punti di “priorità fondamentali” era già stato pubblicato il 23 agosto, ma aveva ricevuto molte critiche dai sostenitori della vita per aver omesso la menzione dell’aborto e della libertà religiosa. Nella sua lettera del 3 settembre, Trump ha scritto che in caso di vittoria, «avremo altri quattro anni per combattere nelle trincee per i bambini non nati».

Il presidente ha aggiunto che avrebbe «lavorato per nominare giudici che rispetteranno la Costituzionee non legifereranno un «programma di aborto da banco» [promuovendo ulteriormente l’uso dell’Ru486, ndr] e «per la fine dei finanziamenti per la grande industria dell’aborto, come per Planned Parenthood attualmente finanziata anche delle nostre tasse». La lettera di Trump sottolinea l’avvenuta nomina di diversi giudici contrari all’aborto durante il suo primo mandato, il suo aver impedito il finanziamento federale degli aborti paesi stranieri [quelli più poveri, ndr] e il suo sostegno alla Marcia per la Vita.

Il presidente ha anche detto di aver iniziato ad adempiere alla promessa di eliminare i finanziamenti per Planned Parenthood.

Il mese scorso, l’attivista pro-vita Lila Rose ha invitato il presidente a interrompere immediatamente i finanziamenti al colosso abortista americano. «Il presidente Trump può farlo per ordine esecutivo. È giunto il momento di smettere di versare milioni di dollari dei contribuenti in una società che massacra 900 bambini ogni giorno. Sconfiggi queste atrocità», ha twittato Rose il 26 agosto. (Fonte)

Lettera originale del presidente Trump

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Trump: «Se vinco altri quattro anni per combattere l’aborto»

Il luposordo, la gattamorta e i tartari

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Da varie settimane, col favore delle ferie, le massime cariche dello stato sono passate alla semi-clandestinità. Pur conservando una parvenza di impegno, sono rimasti defilati dalla scena pubblica, hanno detto poco, annunciato meno, usando pantofole felpate per non far sentire i loro passi. Dopo tanto protagonismo, dopo un programma televisivo a puntate, One-man-Show di svariati mesi, in cui il presidente-presentatore Giuseppe Conte scopriva un talento al giorno (sempre se stesso) e si premiava, il Premier della Supercazzola ha pensato di sparire e manovrare sotto traccia. Ha scelto la strada di Mattarella, il ghosting o arte di dileguarsi. I due hanno composto una vecchia coppia antropologica assai nota al sud, di cui i due sono figli: il Luposordo e la Gattamorta. A Conte il ruolo di Luposordo, a Mattarella quello di Gattamorta. Al sud dicesi lupo sordo (lup surd nel lessico pugliese) una persona grigia e appartata che fa le cose a latere. L’uso della mascherina rende ancora più sordido il premier, che almeno per un breve periodo ha pensato di non figurare nel suo abituale ruolo di istrione, leader accentratore, egoarca. Giuseppe III dopo Silvio I e Matteo II. Il lupo sordo, nonostante il nome, non ha problemi uditivi, non azzanna le pecore benché feroce, è la contrazione di sordido; è uno che zitto zitto, sotto sotto, solo solo, e come diceva Totò, tomo tomo cacchio cacchio si fa gli affari suoi.

Rappresentazione speculare del luposordo a sud è la gattamorta, che ne ricalca i tratti in versione felina, a volte figura femminile, ma non solo. La gattamorta, anche lei sotto sotto, mansueta e sorridente, mosciarella mosciarella, sotto la parvenza di cerimoniose fusa e di compunta presenza in salotto, cerca di perseguire i suoi piani che solitamente sono strettamente personali e non dichiarati. La gattamorta di solito nasconde dietro l’alone cortese desideri o ambizioni indecenti. Così viviamo da giorni tra toni bassi, stile catatonico, sguardo tendente verso il pavimento, grigiore come messaggio cromatico-politico, sobrietà fino alla trasparenza e alla narcosi. Devono essere da sala di rianimazione i colloqui tra i due presidenti in questa fase. Lunghi silenzi, timidi sguardi, velate minacce, tacite intese. Occhi di luposordo che incrociano smorfie di gattamorta.

La ripartizione dei ruoli e l’analogia degli stili sarebbe una pura annotazione di costume se non fossimo alla vigilia di una situazione speciale che per taluni sarà una vera e propria catastrofe: come sarà la ripresa in un Paese che ha rimandato tutto al domani, salvo pannicelli caldi, raccomandazioni sanitarie e svagate promesse di ricostruzione. Tutto traballa e vive in apnea, tutto è sospeso e congelato, per rinviare lo show-down: la sanità e la scuola, le elezioni e le coalizioni, i flussi migratori e gli scambi con gli altri paesi, i trasporti pubblici e la ripresa della produzione, i chiarimenti tra gli alleati, le strategie, i conflitti di potere e di egemonia; e poi la tentazione di ripristinare il regime sanitario, di rimettere sotto sorveglianza il paese, in una specie di totalitarismo della salute.

Tutto balla e tutto può succedere: potremmo entrare in settembre in un modo e uscirne traumaticamente in altro modo. Stiamo tutti sulle mura della Fortezza Bastiani, a scrutare il deserto dei tartari, come il tenente Drogo del romanzo di Dino Buzzati. Ma non sappiamo bene da che parte arriveranno i tartari, con che sembianze, chi di preciso saranno. Se saranno agenti patogeni, folle rabbiose, portatori di virus, latori o vittime di sciagure, orde di fanatici o nemici venuti da lontano. Sappiamo solo che il presente governo nacque sulla paura del voto e resse sulla paura del virus. Ha campato sulla malattia e la sua profilassi, o meglio sulle restrizioni e i terrori che la malattia ha innescato nel paese. Nei libri di storia il premier resterà come Giuseppe Contagio; è la pandemia che gli ha dato i poteri e i consensi che gli mancavano in partenza, eccetto il voto parlamentare di autoconservazione. Deve accendere un cero al covid, miracolato dal virus.

Ma la gravità della situazione è al quadrato: ci troviamo al cospetto di una gigantesca transizione in cui il governo, i suoi leader, la sua alleanza sono vistosamente inadeguati e navigano a vista, senza alcun disegno se non quello di sopravvivenza personale. Ma per la stessa gravità della situazione è temerario pensare che qualcuno voglia prenderne il posto in questo momento e tirare le castagne dal fuoco, ormai carbonizzate.

Chi se la prende la croce di gestire le mancate promesse e l’assenza di piani dell’attuale governo? Chi se la prende la responsabilità di rispondere alle infinite aspettative, pubbliche e private, generali e personali, che il governo in questo sciagurato semestre ha alimentato spostando i fallimenti presenti sulle radiose speranze future? E chi sosterrebbe oggi un governo di autorevole transizione, quello che di solito si evoca col nome salvifico di Mago Draghi, facendo saltare il governo presente? Ci potrebbe mai stare una figura come lui, in un sistema così fragile, volubile e perverso di alleanze a geometria variabile e psicopatia diffusa, sapendo l’alto rischio di bruciarsi come le castagne sul fuoco? Certo, sarebbe più ragionevole il voto, ma siamo sicuri che sia proprio quello che in questo momento vogliono gli stessi possibili vincitori dell’eventuale consultazione politica? In realtà tutti aspettano la vendemmia di settembre per vedere di nascosto l’effetto che fa. Ho l’impressione che di lupisordi e gattemorte sia nutrito il panorama, non solo interno.

L’unica ardente speranza è che i lupisordi e le gattemorte presenti e future consegnino il paziente ancora vivo a coloro che verranno dopo, magari con piena e regolare legittimazione popolare.

MV, La Verità 2 settembre 2020

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Il luposordo, la gattamorta e i tartari

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