Il formidabile (e censurato) discorso di Trump all’Onu

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di Giovanni Sallusti

Scusate, ma mentre nell’Italietta il partito scomparso dalle urne festeggia la vittoria elettorale e i leader dell’opposizione si rinfacciano le rispettive candidature sbagliate, fuori da qui è avvenuto qualcosina. Per esempio, un discorso alle Nazioni Unite del presidente della più grande democrazia globale, Donald Trump. Un discorso epocale, perché forse mai così esaustivamente quello che i media liberal ci presentano come un improvvisato col parrucchino aveva spiegato la sua visione dell’America, dunque del mondo. E lanciato le sue sfide geopolitiche, che non sono fumosa dottrina, ma urgenze dirimenti, chiariranno se vivremo liberi o a rischio internamento nei laogai cinesi, tanto per dire. Un discorso che i giornaloni hanno nascosto a pagina 23 e i tiggì accennato prima della pubblicità, pare che sia più importante per i nostri destini la probabile depressione di Michelle Obama.

Il doppiopesismo su Trump

Ebbene, proviamo a rimediare noi, che abbiamo molti difetti ma certo non la sudditanza alla narrazione modaiola, quella che vuole Trump come un restauratore del Ku Klux Klan. “75 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, siamo ancora una volta impegnati in una grande lotta globale”, debutta secco il Potus. Infatti, e qui Trump persevera in un suo vizio politicamente scorretto, quello di dare alle cose il loro nome, “siamo impegnati in una feroce battaglia contro il nemico invisibile, il virus cinese”.

Insiste, l’ostinato populista, anzi rilancia. Non solo da mesi chiama un agente patogeno che è deflagrato ovunque partendo da Wuhan “cinese”, ma ora lo fa nel tempio dell’ipocrisia internazionale, l’Onu. A scanso di equivoci: “Dobbiamo ritenere responsabile la nazione che ha scatenato questa piaga nel mondo: la Cina”. Nessun complottismo, bastano le omissioni e le menzogne iniziali, bastano gli arresti di medici e infermieri, basta il tentativo, chiaro fin da subito, di volgere l’epidemia sanitaria in pandemia economica a proprio vantaggio. “Nei primi giorni del virus, la Cina ha bloccato i viaggi a livello nazionale, consentendo però ai voli di lasciare la Cina e infettare il mondo”. Perché questo doppiopesismo, se non per una perversa politica “virale” di potenza? Un’ovvietà che nessuno aveva mai sbattuto in faccia al Dragone, tantomeno alle Nazioni Unite. Del resto, “il governo cinese e l’Organizzazione mondiale della Sanità- che è virtualmente controllata dalla Cina- hanno dichiarato falsamente che non c’erano prove di trasmissione da uomo a uomo”. Stanate infine dall’evidenza, “successivamente hanno falsamente detto che le persone senza sintomi non avrebbero diffuso la malattia”. Continua a leggere

Le due vere sfide della coalizione

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Che il Pd sia il primo partito e che abbia vinto le elezioni è chiaramente una bufala colossale

di Marco Gervasoni

Che il Pd sia il primo partito e che abbia vinto le elezioni è chiaramente una bufala colossale: ha mantenuto tre Regioni (di cui una storicamente «sua», la Toscana), ne ha persa una storica, le Marche, e ne conserva solo una quarta, rossissima, l’Emilia-Romagna.

Chiarito questo, il pareggio del centrodestra, sulla base delle aspettative di elettori e di militanti, lo possiamo comunque definire una battuta d’arresto o almeno un segnale d’allarme? Nulla di preoccupante, anzi, come scriveva il teologo seicentesco Fénelon, «spesso è una grande vittoria saper perdere al momento giusto». Cioè, fuor di metafora, il centrodestra può profittare di questa frenata per rivedere due elementi che, secondo l’antico pensiero strategico cinese, sono fondamentali: il proprio nemico e se stessi, perché solo conoscendo entrambi la vittoria futura sarà assicurata. Il proprio nemico: i rossogialli, Pd e 5 stelle. Fino a lunedì il centrodestra ha vissuto del mito della spallata. All’indomani della nascita del governo Conte II, l’opposizione ha creduto (e pure noi, a dire il vero) che l’esperimento raccogliticcio e anche un po’ meschino sarebbe presto stato spazzato via dalle proprie divisioni e dal suo essere minoranza del Paese. E che quindi tutte le tornate elettorali si sarebbero tramutate in una grandiosa cavalcata sull’onda del sentimento popolare della gran maggioranza degli italiani. Ebbene, non è così: complice certamente l’emergenza della pandemia, ma non solo. Il centrodestra è probabilmente ancora maggioranza nel Paese, ma non è un’invincibile armada e l’Italia è spaccata, divisa, disillusa, impaurita e anche un po’ annoiata. Se l’alleanza Pd 5 stelle si fosse tramutata in un accordo elettorale, ad esempio, al Sud i risultati sarebbero stati ancora migliori per i candidati governativi e la vittoria dell’opposizione meno scontata nelle Marche. Riconoscere la forza del nemico non è segno di debolezza, anzi. È semplicemente cambiato il Paese da quando, dopo il 2016, è partita l’avventura di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni. L’Italia uscita dalle urne del 2018 (in cui pure a vincere veramente furono i 5 stelle) e del 2019 in qualche misura non esiste più. Se il centrodestra, e soprattutto Lega e Fratelli d’Italia, erano stati eccellenti nel cogliere la fase precedente, è venuto il momento ora di capire meglio quale sia il profilo del Paese. Al Sud, ad esempio, non è vero che gli italiani sono contro il governo: come dimostra anche il voto per i sindaci di città capoluogo, lo seguono perché questi promette loro risorse (da non sottovalutare la forza «convincitiva» del reddito di cittadinanza) e ancor più ne elargirà con il Recovery fund. Conoscere il proprio nemico ma conoscere anche se stessi. Capire che la sfida richiede un’identità parzialmente nuova, aggiornata, più radicale su alcuni tratti ma più da «forza tranquilla» su altri. In modo da preparare le due grandi sfide che attendono il centrodestra, il voto amministrativo di Roma e di Milano il prossimo anno e la madre di tutte le battaglie: l’elezione del presidente della Repubblica.

Fonte: https://m.ilgiornale.it/news/politica/due-vere-sfide-coalizione-1891932.html

Quei finanziamenti del PD ad un certo mondo “cattolico”

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                                                                                                                                         Mezzetti – Zuppi -Mazza – Bonaccini

 

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

“Tres organizaciones caritativas de la Compañía de Jesús (jesuitas) han recibido en los últimos años más de un millón y medio de Open Society Foundations, la fundación del magnate pro aborto George Soros”.

La notizia viene data dalla Aci Press di ETWN, che è il maggior circuito internazionale di informazione del mondo cattolico ufficiale.

Pertanto appare difficile poterla annoverare come fake new oppure come la sparata dei soliti complottisti. Ulteriore notizia è che il circuito in italiano non ha ripreso la cosa, che, evidentemente risulta almeno imbarazzante.
AciPrensa riassume: «Tre organizzazioni caritative della Compagnia di Gesù negli ultimi anni hanno ricevuto oltre un milione e mezzo (di dollari) dalla Open Society Foundations, la fondazione del magnate abortista George Soros».
Inoltre, nel sito web della Jesuit Worldwide Learning Higher Education at the Margins «riconosce la Open Society come uno dei suoi soci».
L’agenzia di stampa si dilunga poi sui finanziamenti di Soros alle organizzazioni abortiste e genderiste nel mondo (ad es. i 12 milioni di dollari donati alla International Planned Parenthood), aspetti che per i cattolici italiani sono abbastanza noti grazie al lavoro di agenzie di stampa cattoliche e indipendenti. Quel che ACI – e molti altri – ignora è che persone di Soros sono entrate nei gangli del sistema di potere italiano, quali le giunte regionali a guida Partito Democratico.
Una per tutte, Elly Schlein (vedi qui), attuale vice presidente della “Regione rossa” e collegata alla Open Society di Soros quando era eurodeputata (vedi qui).

Sono altresì poco noti i finanziamenti dati dal Partito Democratico ad alcune componenti del mondo cattolico ufficiale.

Basti, come esempio, il milione e mezzo di Euro donati ai dossettiani, portati alla luce dal coraggioso consigliere regionale Daniele Marchetti della Lega (vedi qui). Continua a leggere

La difesa di Roma del 20 settembre: i caduti pontifici

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Per gentile concessione dell’Autore pubblichiamo l’elenco dei soldati pontifici morti nella difesa di Roma del 20 settembre 1870, tratto dal libro di Francesco Maurizio di Giovane, Gli Zuavi Pontifici e i loro nemici, Solfanelli Editore, 2020.
http://www.edizionisolfanelli.it/glizuavipontifici.htm

Con questo comunicato intendiamo ricordare tutti i valorosi soldati della causa papale accorsi da ogni angolo della Cristianità per difendere la sacra persona di Pio IX e la Chiesa Romana dall’assalto empio della setta massonica. Viva il Papa Re!

DECEDUTI

BOS Cornelio, nato in Olanda il 4 agosto 1848. Z. P. matr. 5291, 14 agosto 1869. Mortalmente ferito all’assedio di Roma il 20 settembre 1870, morì all’ospedale militare di Roma in seguito alle ferite, nell’ottobre del 1870.

BUREL Andrea, nato a Maussanne (Bouches-du Rhone) il 4 gennaio 1841. Z. P. 18 gennaio 1861; liberato dal servizio 18 gennaio 1862; Reingaggiato, matr. 3390, 1 gennaio 1867: liberato dal servizio 21 luglio 1867; reingaggiato, matr. 4283, 9 ottobre 1867, libera-to dal servizio 12 ottobre 1868; reingaggiato, matr. 10810, 21 luglio 1870. Morto il 28 settembre 1870 in seguito alle ferite ricevute durante la difesa di Roma del 20 settembre 1870.

DEBAST Gérard, nato a Wamel (Olanda), il 25 novembre 1838, Z. P. 17 novembre 1867, matr. 5160. Liberato dal servizio 18 novembre 1869; Reingaggiato matr. 10293 il 16 ugno 1870. Morto nell’assedio del 20 settembre per lo scoppio di un obice.

de L’ESTOUBILLON Luigi, nato a Croisic (Loira Inferiore, Francia). Z. P., matr. 9870, il 10 febbraio 1870. Muore durante l’assedio di Roma, colpito dal nemico da un proiettile in fronte a villa Bonaparte il 20 settembre 1870.

DUCHER Emilio, nato a Felletin (Francia), il 7 dicembre 1845. Z. P., matr. 8065, il 10 ottobre 1868. Fu ferito gravemente all’assedio di Roma il 20 settembre 1870, per arma da fuoco al ginocchio sinistro con frattura della rotula e penetrazione nella sierosa articolare. Muore in seguito alla gravità delle ferite all’ospedale militare di Roma il 1° ottobre 1870.

HOUBEN Alfonso, nato a Thorn (Olanda) 1 novembre 1845. Z. P. matr. 8998 il 19 agosto 1869; Mortalmente ferito all’assedio di Roma il XX settembre 1870, morì all’ospedale militare di Roma in seguito alle ferite, nell’ottobre del 1870.

JORG Giovanni, nato a Thorn (Olanda) il 16 agosto 1851. Z. P. matr. 8999, Mortalmente ferito all’assedio di Roma il XX settembre 1870, alla gamba destra e alla tibia, morì all’ospedale militare di Roma in seguito alle ferite, nel settembre del 1870.

LASSERRE Gustavo, nato a Saint-Sardos (Tarn-et-Garonne) il 15 ottobre 1845. Z. P., matr. 8083, il 17 ottobre 1868; caporale il 16 dicembre 1869. Mortalmente ferito all’assedio di Roma, a porta Pia fu colpito al ginocchio destra che fu perforato da una pallottola. Morì all’ospedale militare di Roma il 5 ottobre 1870.

SOENENS Arrigo, nato a Moorslède (Belgio) il 2 ottobre 1836; Franco Belga matricola 654, 28 dicembre 1860; Z. P. 1 gennaio 1861; Liberato dal servizio 5 luglio 1863; Reingaggiato, matr. 1431, 10 febbraio 1864; liberato dal servizio 31 marzo 1867; reingaggiato, matr. giugno 1S67; liberato dal servizio, 23 dicembre 1869; reingaggiato matr. 10678, IS za-osto 1S70. Ferito gravemente nella difesa di porta Salaria, il XX settembre 1870, muore all’ospedale di Roma il 2 ottobre 1870 in seguito alle ferite riportate.

WOLFF Enrico, nato a Nymégue (Olanda), il 3 maggio 1840. Z. P., matr. 9510 1′ di-cembre 1869. All’assedio di Roma fu ferito mortalmente. Morì all’ospedale militare di Roma per le sue ferite nell’ottobre del 1870.

http://www.centrostudifederici.org/la-difesa-roma-del-20-settembre-caduti-pontifici/

Dieci esempi concreti di gnosi omosessualista tra i “modernisti cattolici”

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Il “Gesù pro Lgbt” propagandato nei giorni scorsi dalla Chiesa Nazionale Islandese (di matrice Luterana) ci porta a non stupirci più di tanto perché i casi di gnosi omosessualista all’interno della Chiesa Cattolica di matrice modernista sono numerosi. Non ci credete? Vi ricordo dieci esempi che fanno comprendere come una certa gnosi omosessualista si è introdotta ai vertici delle gerarchia ecclesiastica e, ancor di più, nel clero.

Incontrando dei religiosi latinoamericani, il 6 giugno 2013, Jorge Bergoglio aveva affermato che nella Chiesa c’è una “lobby gay”, ed aveva aggiunto: “dobbiamo vedere cosa possiamo fare”.

Questa lobby, purtroppo, negli ultimi anni ha alzato notevolmente la cresta e sta tentando di cambiare anche la dottrina della Chiesa. Il che non significa che chi sposa queste posizioni abbia necessariamente tendenze omosessuali. Molto semplicemente diversi sostenitori di questa pericolosissima gnosi sono diventati semplicemente dei sudditi del pensiero oggi dominante e, da sudditi del mondo e non di Cristo, cercano di trovare un compromesso tra la gnosi omosessualista e l’insostituibile dottrina della Chiesa.

Facciamo solo qualche esempio recente.

Il “cardinale” americano Joseph Tobin (che dovrebbe guidare a Cristo 1,5 milioni di cattolici di Newark, New Jersey) il 17 aprile 2019, durante un’intervista con Anne Thompson della NBC sul “Today Show” (https://www.today.com/video/how-cardinal-joseph-tobin-found-his-calling-in-the-catholic-church-1496688707952), ha sostenuto che il Catechismo della Chiesa cattolica avrebbe usato “un linguaggio molto sfortunato” sugli omosessuali. Purtroppo il cardinale ha “confuso” ciò che dice il Catechismo sull’inclinazione omosessuale (gli atti omosessuali sono, infatti, definiti “intrinsecamente disordinati”) con quello che realmente dice sulle persone omosessuali. Tobin è lo stesso personaggio che nel 2017 ha promosso il libro “Building a Bridge” del discusso gesuita padre James Martin, un gesuita che pontifica sull’omosessualità attraverso il suo profilo Twitter (https://mobile.twitter.com/JamesMartinSJ). In quel libro si sostiene che la Chiesa deve modificare il linguaggio con cui parla di omosessualità. Tobin aveva detto del libro che “in troppe parti della nostra Chiesa ufficiale le persone LGBT sono state fatte sentire sgradite, escluse e persino piene di vergogna. Il nuovo libro di Padre Martin, coraggioso, profetico e ispiratore, segna un passo essenziale per invitare i dirigenti della Chiesa a svolgere il ministero con più compassione, e per ricordare ai cattolici Lgbt che essi sono parte della nostra Chiesa ufficiale come qualsiasi altro cattolico” (https://www.catholicnewsagency.com/news/cardinal-tobin-catechism-language-very-unfortunate-on-homosexuality-45966). Continua a leggere

Alice nel paese delle mascherine

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di Livio Cadè 

Fonte: Ereticamente

«Chi vuole ingannare gli uomini, deve prima di ogni altra cosa rendere plausibile l’assurdo».
(Johann Wolfgang Goethe)

Alice si presentò alla festa della sua amica Titti con una bellissima maschera da gatto. Il suo amico Tommy indossava una maschera da topo e Alice si mise a inseguirlo fingendo di volerlo afferrare. Titti, mascherata da cane mastino, li rincorse abbaiando. Corsero a perdifiato finché Alice, esausta, si levò la maschera che le toglieva il respiro e si lasciò cadere sulla grande poltrona del salotto. “Alice, sei una bambina sciocca!” si rimproverò da sola “non dovevi mangiare tre fette di torta!”. Così, mentre si riposava vide passare un buffo ometto. Portava una maschera da coniglio e ripeteva “È terribile, è terribile!”.

“Scusate signore” chiese educatamente Alice “che cosa è terribile?”

“Non ho alcun sintomo. Neanche uno! È terribile! Il Re mi chiuderà in gabbia. O mi farà mozzare la testa!”

“Neppure io ho sintomi, signore, e non mi pare così terribile” disse Alice cercando di rassicurare il coniglio, visibilmente angosciato.

“Dovevi dire ‘nemmeno io’ e ‘non mi sembra’! Non ti hanno insegnato il risfetto degli altri?” “Cosa vuol dire risfetto?” chiese Alice, ma quello corse via ripetendo “è terribile, terribile!”.

Alice, incuriosita, decise di seguirlo. “Aspetti!” gridò. I muri risposero “asfetti… asfetti”. “Che strana eco! Ha un difetto di pronuncia”. Come Titti, che diceva ‘cavamella’ e ‘fiovellino’. Rincorrendo il coniglio, che si infilava ora in una porta ora in un’altra, Alice si perse in un dedalo di corridoi sconosciuti. “E ora come farò a tornare a casa?” pensò. “Dovrei chiedere consiglio a qualcuno ma non c’è anima viva!” Vide una porta su cui stava scritto ‘residenza del consiglio’. “È proprio quello che cercavo!” si disse. Bussò, ma nessuno le aprì. Così si fece coraggio ed entrò. “Forse ho sbagliato a leggere” pensò “forse c’era scritto residenza del coniglio”. Si ritrovò in un salone pieno di persone mascherate sedute a un lungo tavolo che discutevano animatamente. Nessuno sembrò accorgersi di lei. Alice diede due piccoli colpi di tosse. Nessuno la sentì. Provò allora a tossire un po’ più forte. Tutti si girarono verso di lei. Continua a leggere

Migrante al posto di Gesù: la Pietà sfregiata dai bergogliani

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L’ala sinistra della Chiesa (ufficiale, n.d.r.)  ne ha combinata un’altra, dopo l’introduzione dei termini “gender” nel proprio vocabolario. Stavolta la Pontificia Accademia per la Vita, creata da Giovanni Paolo II con ben altri scopi, sotto la guida di Bergoglio si è sentita libera perfino di “sfregiare” una delle opere d’arte più care ai cattolici di tutto il mondo. La Pietà di Michelangelo, ospitata nella Basilica di San Pietro, e trasformata, in un tweet provocatorio, nell’immagine della Madonna che sorregge un migrante di colore morente.

La Pietà per impietosire gli immigrazionisti

La provocazione, secondo la Pontificia Accademia, sarebbe destinata ad alimentare la lotta al razzismo ma il fotomontaggio ha scatenato, sui social, le proteste di centinaia di migliaia di utenti cattolici.
Il titolo della foto modificata è semplice: “Un’immagine che vale un discorso”. Ma i commenti che sono arrivati sono tutt’altro che sereni, Da Da ‘Novus Ordo Watch‘ a ‘Church militant’ sono diversi i siti cattolici conservatori, soprattutto americani, che hanno criticato l’iniziativa, accostandola al movimento ‘black lives matter’, ma i commenti più duri arrivano in calce allo stesso tweet.

“Non toccate Michelangelo”, “Vade Retro”, sono alcuni dei lapidari commenti, per lo più anonimi all’iniziativa dell’Accademia presieduta da Monsignor Paglia. Nel segno della cultura religiosa di sinistra portata avanti, negli ultimi anni, da Papa Francesco. Paglia, vescovo di Terni, è il consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio. Nel 2007 si rese protagonista di un’analoga iniziativa: far dipingere nel duomo di Terni l’affresco di un giudizio universale riveduto e corretto, con vasta iconografia gay oltre a due transessuali e una coppia di omosessuali.

Oggi il bis, con la benedizione di Bergoglio, nel segno dell’accoglienza senza limiti e sena regole, secondo i dettami della sinistra.

Fonte: https://www.secoloditalia.it/2020/09/la-pieta-di-michelangelo-sfregiata-dai-bergogliani-migrante-nero-al-posto-di-gesu/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=nl

BAGNAI. CADE L’ULTIMA BALLA DELL’EURO FORTE CHE CI PROTEGGE

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Oggi cadono le ultime balle. Lorenzo Bini Smaghi è stato costretto a confessare la verità: un euro eccessivamente forte metterà in crisi la ripresa nell’euro. Anche lui, economista abituato a mentire di mestiere, è stato costretto ad ammettere che, ahimè, i prezzi contano. I prezzi guidano la domanda e l’offerta, sono quelli che definiscono le scelte economiche, quindi quando l’euro ha tolto un importante elemento della flessibilità dei prezzi, cioè la possibilità di svalutare o rivalutare il cambio, ma questi “Economisti per ogni stagione”per anni hanno raccontato che erano altri gli elementi importanti, come, ad esempio, la “modernità”, “L’efficienza”, il fatto di essere nordici, etc.

Ora anche questi si rendono conto che, con un euro al di sopra 1,2 dollari, forse non ci sarà crescita. Allora il cambio è importante, allora il cambio ha un valore, allora sarebbe meglio avere il nostro cambio flessibile…

Ecco , finite il discorso.

Ringraziamo Inriverente.

 

Fonte. https://scenarieconomici.it/bagnai-cade-lultima-balla-delleuro-forte-che-ci-protegge/

“La Chiesa ama i vostri figli Lgbt così come sono”. Adesso Bergoglio apre anche ai gay

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di Cristina Gauri

Prosegue senza sosta il percorso di costruzione di una Chiesa «inclusiva» – ovvero sempre più attenta a qualunque caratterizzazione della modernità e del relativismo – e sempre più dimentica della propria dottrina, spianato dal papato di Bergoglio. Questa volta è il turno dei genitori delle persone Lgbt, raccolte nell’associazione cattolica Tenda di Gionata.

E così il Pontefice, rivolto a una quarantina tra madri e padri di omosessuali ricevuti in udienza, ha dichiarato senza mezzi termini che «il Papa ama i vostri figli così come sono, perché sono figli di Dio». Al termine della udienza papale, la vicepresidente di Tenda di Gionata, Mara Grassi, accompagnata dal marito Agostino Usai, ha fatto dono al Pontefice del volumetto Genitori fortunati, tradotto specificamente in spagnolo per la visita in Vaticano: il libro racchiude e narra le vicende ecclesiali e di fede di queste famiglie. «La nostra associazione vuole far dialogare la Chiesa e le famiglie con figli Lgbt. Prendendo spunto dal titolo del libro che gli abbiamo presentato, ho spiegato che noi ci consideriamo fortunati perché siamo stati costretti a cambiare lo sguardo con cui abbiamo guardato sempre i nostri figli – ha dichiarato la Grassi – Quello che abbiamo ora è uno sguardo nuovo che ci ha permesso di vedere in loro la bellezza e l’amore di Dio. Vogliamo creare un ponte con la Chiesa perché anche la Chiesa possa cambiare lo sguardo verso i nostri figli, non escludendoli più ma accogliendoli pienamente».

Proprio a queste parole è seguita la confortante – per loro – presa di posizione papale. Francesco li ha infatti rassicurati, spiegando che il Papa li ama perché i loro figli sono figli di Dio. Tanto impegno «inclusivo» è stato premiato dal dono di una maglietta recante i colori dell’arcobaleno Lgbt e la scritta «nell’amore non c’è timore». Soddisfatta la Grassi che riporta di un generoso sorriso del Pontefice, descritto come un momento di profonda sintonia. Continua a leggere

Pro Vita e Famiglia: “La Rai produce film sull’utero in affitto a spese dei contribuenti”

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«Un film-propaganda all’utero in affitto prodotto da Rai Cinema con i soldi di tutti noi contribuenti. Le prime a indignarsi sono state le femministe, basta dire questo per comprendere la gravità della scelta vergognosa di “mamma degenerata Rai”», hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus parlando del film Tuttinsieme di Marco Simon Puccioni.

«In barba al fatto che in Italia l’utero in affitto è un reato punito anche con il carcere come cita l’articolo 12 della legge 40 e che recenti sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione a Sezioni Unite hanno fermamente ribadito e confermato, Puccioni vuole raccontare l’esperienza genitoriale sua e del suo compagno senza considerare minimamente la sofferenza delle donne schiave che prestano i loro uteri e che vivono in povertà nei Paesi del terzo mondo, non dice che si toglie la possibilità a questi bambini-merce di avere una mamma, non denuncia lo squallido business di ovuli e ventri che c’è dietro», hanno continuato Brandi e Coghe.

«Gentile Puccioni, perché nel film non fa vedere i figli dell’utero in affitto “parcheggiati” in un hotel in Ucraina durante l’emergenza Covid? È normale accettare che esistano ‘consegne umane’ sospese? Se vuole raccontare gli orrori della gestazione per altri, come vi piace chiamarla perché non parte da qui?», hanno concluso Brandi e Coghe.

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Pro Vita e Famiglia: “La Rai produce film sull’utero in affitto a spese dei contribuenti”

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