Quando la scuola iniziava il 1° ottobre

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Fino al 1976 le scuole iniziavano il 1° ottobre, festa di san Remigio, e in onore del santo i bimbi di prima elementare venivano chiamati remigini. In questi tempi cupi, per sdrammatizzare un po’ il clima pesante che si respira, pubblichiamo un racconto di Giovannino Guareschi che descrive il figlio alle prese con un termometro (“il quale segnava effettivamente 42°”), l’attuale incubo di tanti e tante presidi, maestre e genitori (“e se si trattasse di un sintomo infettivo?”). 
La foto scelta per il comunicato è un modello di aula scolastica più simpatico di quello concepito dal Comitato degli esperti e scienziati del governo Conte bis.
 
ACCADDE UNA NOTTE
 
Alle ore ventitré io stavo lavorando alla macchina da scrivere, quando Margherita apparve sulla porta della cucina con aria stravolta.
 
« Quarantadue! », disse con voce d’angoscia.
 
« Non so », risposi. « Bisogna vedere cosa hai sognato ».
 
« Quarantadue la febbre di Albertino! », esclamò Margherita. 
 
Mi porse il termometro, il quale segnava effettivamente 42°. Allora io andai a provare la febbre ad Albertino e il termometro segnò 35 e 8.
 
« È una cosa stranissima », balbettò Margherita.
 
« Non troppo : tutto il segreto sta nello scuotere il termometro prima di usarlo. Cioè di far discendere il mercurio anziché farlo salire. È un accorgimento utile che giova molto alla salute dei figli ».
 
« Questa tua ironia offende i miei sentimenti di madre », affermò Margherita riempiendo unta pentola d’acqua, mettendola sul gas e cominciando a sbucciare una patata. « Tu sei uno spietato materialista, che non sa spingere la sua indagine oltre la crosta più superficiale delle cose. Ora faresti bene a lasciarmi libera la tavola se vuoi fare ‘colazione sono già le undici e venti ».
 
« Di notte però », le feci osservare.

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Vuoi cambiare sesso? Da oggi paga lo Stato

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Farmaci e terapie ai trans. Per i minori serve il consenso dei genitori. Esultano le associazioni gay. I ProVita: “Vergogna di Stato”

di Ettore Maria Colombo

Lo Stato passerà gratuitamente le cure ormonali ai trans. E così, se vuoi cambiare sesso, nessun problema: paga lo Stato. La notizia è clamorosa e ha un che di ‘rivoluzionario’. Volendo usare un freddo linguaggio tecnico-scientifico, si può dire che, a partire da oggi, i medicinali usati nella terapia ormonale per la virilizzazione di donne transgender o la femminilizzazione di uomini transgender saranno a totale carico del Servizio sanitario nazionale.

La decisione viene da due ‘determine’ (’determina’ vuol dire, in burocratese, atto amministrativo di tipo programmatico) dell’Aifa (Agenzia italiana del Farmaco, ente di diritto pubblico che opera sotto la stretta vigilanza del ministero della Salute e del Mef) pubblicate ieri in Gazzetta Ufficiale.

La prima ‘determina’ riguarda i farmaci “usati nel processo di virilizzazione di uomini transgender, previa diagnosi di disforia di genereincongruenza di genere formulata da una équipe multidisciplinare e specialistica dedicata”. Traduzione: l’accesso alla terapia per i farmaci usati per il passaggio da donna a uomo (testosterone e suoi derivati) sarà gratuita, ma potrà avvenire solo dopo una “diagnosi di disforia di genere”, termine scientifico che indica il malessere percepito da un individuo che non si riconosce nel proprio sesso o nel genere assegnatogli alla nascita.

CONTINUA SU: https://www.quotidiano.net/cronaca/vuoi-cambiare-sesso-da-oggi-paga-lo-stato-1.5565279 Continua a leggere

“Marionetta della sinistra radicale”, “Clown”. Trump-Biden, 90 minuti di insulti in tv

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Cleveland, 30 set – “Tutti sanno che sei un bugiardo e un clown. Sei il cagnolino di Putin. Sei stato il peggiore presidente della storia”. “Sei una marionetta in mano alla sinistra radicale. Non c’è niente di intelligente in te, Joe”. Ieri il presidente Usa Donald Trump, 74 anni, e il rivale democratico Joe Biden, 77 anni, si sono insultati per oltre novanta minuti in quello che è considerato “il peggior dibattito presidenziale in tv della storia”.

Un duello senza esclusione di colpi

Ieri sera alla Case Western Reserve University di Cleveland, in Ohio, nel Midwest, uno degli stati in bilico, è andato in scena il primo dei tre dibattiti televisivi per le presidenziali del 3 novembre. Il moderatore Chris Wallace di Fox News ha avuto grosse difficoltà a condurre il dibattito interrotto continuamente, all’insegna delle offese reciproche. Dal canto suo Trump si è vantato dei primati della sua presidenza, dell’economia e della gestione del Covid-19, che senza di lui, ha detto, avrebbe fatto ancora più morti. “Se non avessi chiuso i confini alla peste cinese adesso avremmo due milioni di morti“. Pesante la replica di Biden: ”Sei il presidente che ha lavorato di meno. La gente moriva e tu andavi sui campi da golf. Non sei riuscito a fare un piano contro il coronavirus“. Il risultato per il rivale dem sono i 7 milioni di malati e gli oltre 200 mila morti e milioni di persone che hanno perso il lavoro: “Una volta a proposito della pandemia Trump ha detto ‘è quello che è’”, ricorda Biden. E poi la bordata: ”Il coronavirus è quello che è perché tu sei quello che sei”.

Trump più a suo agio davanti alle telecamere

Tuttavia, nel complesso il presidente Usa è apparso più a suo agio davanti alle telecamere. Biden, sebbene sia un politico ultra navigato, è stato continuamente sovrastato dal tycoon ed è apparso palesemente più debole nei toni e nella comunicazione. “Se non volete ascoltare bugie per altri quattro anni. Andate a votare”, si è limitato a dire, nell’appello agli elettori. I 90 minuti del duello tv (poi sforati) sono stati suddivisi in 6 segmenti di 15 minuti monotematici: la nomina alla Corte suprema, l’emergenza sanitaria del coronavirus, la crisi economica generata dalla pandemia, le proteste razziali e le violenze nelle città, le tasse e le carriere politiche dei candidati, la regolarità delle elezioni del 3 novembre. Nelle intenzioni del conduttore, ai due candidati erano concessi due minuti di tempo a testa per rispondere alla domanda del moderatore con i successivi dieci per il dibattito. Invece è stato il caos più totale, con poche argomentazioni e continui litigi sui 6 temi scelti. I commentatori bollano il dibattito come uno spettacolo poco degno per le presidenziali che peraltro non è mai decollato sul piano dei contenuti. “Un dibattito davvero terribile“, lo boccia la Cnn. Continua a leggere

BELT AND ROAD E DOMINIO CINESE DOPO IL COVID-19. La scelta fra scontro e perdite finanziarie

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La Belt and Road Initiative, (BRI); l’iniziativa di espansione economica e politica della Cina verso i paesi in via di sviluppo che si è sviluppato attraverso un insieme di investimenti finanziati  o cofinanziati da governo cinese viene a richiamare una serie di grossi problemi legati sia ai rapporti internazionali, sia allo sviluppo delle industrie interne.

La Cina a partire dal 2015, come indicato in un discorso ufficiale dallo stesso Xi Jinping, si è trovata nella necessità di affrontare una “Supply Side Structural Reform” (SSSR), cioè la necessità di riformare il proprio sistema produttivo per renderlo più efficiente ed orientato al mercato, perchè non era possibile supportare una crescita a colpi di aumento del debito interno del 10% all’anno. Le finalità  principali dell’SSSR sarebbero  migliorare la qualità e l’efficienza dell’approvvigionamento; promuovere adeguamenti strutturali; correggere la distorsione dell’allocazione dei fattori di produzione; migliorare l’adattabilità e la flessibilità della struttura dell’offerta ai cambiamenti della domanda; e migliorare la produttività totale dei fattori (People’s Daily, 4 gennaio 2016). Praticamente un programma che appare scritto da Mario Monti.  Più concretamente, l’SSSR comprende cinque obiettivi strategici fondamentali:

1) ridurre la capacità industriale in eccesso;

2) ridurre la leva finanziaria nel settore aziendale;

3) riduzione delle proprietà immobiliari inutilizzate;

4) riduzione dei costi per le imprese e

5) affrontare gli “anelli deboli” dell’economia (un eufemismo per la riduzione della povertà). Continua a leggere

Xochi Mochi: trans satanico insegna ai bimbi che la perversione è normale

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La vergogna di normalizzare l’ideologia Lgbt non ha limiti, e negli Usa assume caratteri fortemente inquietanti, come nel caso del travestito Xochi Mochi.

Il travestito Xochi Mochi è un clown satanico con delle inquietanti corna rosse da demone. Non bastasse, però, l’uomo va in tour negli asili per diffondere la cultura dei drag queen, cercando in manipolare i bimbi affermando qualcosa come “demoniaco è bello”.

L’inquietante vicenda del clown demoniaco Xochi Mochi

Una vicenda inquietante che ci mostra in che mondo siamo finiti e perché c’è davvero grande bisogno di lottare e di pregare per la salvezza dell’umanità e soprattutto per quella dei nostri figli. Le foto che sono circolate di queste “lezioni”, che si sono svolte nella biblioteca pubblica “Michelle Obama”, in California, hanno suscitato un grandissimo scandalo.

Sono state ribattezzate nientemeno che Drag Queen Story Hour, l’ora della storia della drag queen. Di questo passo il rischio è che, con il Ddl Zan Scalfarotto, vergogne di questo genere presto potrebbero diventare realtà anche in Italia.

Xochi Mochi e la lezione nelle scuole pubbliche sulla perversione

“La Drag Queen Story Hour cattura l’immaginazione e l’attenzione della variabilità gender dell’infanzia, dando ai bambini modelli gay affascinanti, positivi e sfacciati da seguire”, è quanto si afferma apertamente sul sito della Drag Queen Xochi Mochi.

“I bambini possono vedere persone che sfidano le rigide restrizioni di genere e immaginano un mondo nella quale le persone possono presentarsi come desiderano e nel quale il travestirsi è reale”, riporta il blog di Annalisa Colzi.

Una moda perversa e inquietante del mondo Lgbt

La vicenda è quindi estremamente allarmante, e si tratterebbe di una moda che giorno dopo giorno tutto il mondo che sponsorizza l’ideologia Lgbt, con pesanti appoggi ovviamente dai piani alti dei potentati internazionali, cerca di inculcare in particolare nelle menti dei più giovani attraverso una propaganda intensa e orchestrata ad ampio raggio.

Personaggi di questo genere ne sono con tutta evidenza un braccio armato molto aggressivo. Ma la realtà è che ormai gran parte del sistema pubblico si trova ad essere in mano a personaggi di questo genere, e a sponsor di questo tipo di messaggi che soltanto pochi anni fa tutti avrebbero definito aberranti.

Xochi Mochi, un progetto che gode di ampi sponsor pubblici

A dimostrazione del fatto che quando si vuole fare passare un messaggio basta martellarvi in maniera continua e pian piano questo diventerà realtà, come nelle peggiori storie di orwelliana memoria.

Infatti Drag Queen Story Hour è un progetto che gode nientemeno che della collaborazione di biblioteche sovvenzionate con fondi pubblici situate in tutto il territorio statunitense. In questo caso, la vergognosa e pericolosa performance di Xochi Mochi che si è svolta all’interno della biblioteca pubblica “Michelle Obama” a Long Beach è stata organizzata con il supporto del LGBTQ Center di Long Beach, del Genders And Sexualities Alliance Network e del LGBTQ Imperial Court di Long Beach.

Le vergognose parole della direttrice della biblioteca pubblica

La direttrice della Biblioteca Pubblica Brooklyn, Judy Zuckerman, ha spiegato candidamente che lo spettacolo della drag queen demoniaca punta a convincere i bambini che tutto ciò sia nient’altro che una “normalità”. Si tratterebbe cioè per Zuckerman di un “importante programma che celebra la diversità in modo tale che i bambini possano vestirsi e agire”.

Uno show che a suo avviso “incoraggia i bambini a guardare oltre gli stereotipi di genere e abbracciare l’illimitata esplorazione di sé”. L’idea però che con i soldi dei contribuenti si promuovano eventi di questo genere, in cui bambini dell’asilo sono invitati ad “abbracciare l’illimitata esplorazione di sé”, qualunque cosa voglia dire, fa accapponare la pelle.

Il seminario all’asilo sulla cronologia storica LGBTQ

Non bastasse, il “festeggiamento del LGBTQ History Month” è continuato, tra le varie attività, con “l’ora d’arte” e “un seminario sulla cronologia storica LGBTQ”. Purtroppo, se non si tiene massima attenzione su questi temi presto anche in Italia, nelle scuole, potrebbero avere luogo eventi di questo genere.

In risposta, la drag queen ha apertamente ammesso che l’obiettivo delle sue performance, come anche dell’attivismo omosessuale in genere, è quello di “normalizzare ogni forma di perversione e deviazione sessuale“, riporta Annalisa Colzi. Per cui “è così importante avere una rappresentazione e normalizzare tutte le lettere di LGBTQIA+ nella vita quotidiana”, scrive il travestito da clown demoniaco, che sul suo sito si definisce un “clown assassino proveniente dallo spazio, stabilitosi qui sulla Terra”. E spiega di “vivere con l’Hiv” e che la sua “mente tossica non funziona così bene”.

Le parole del clown satanico Xochi Mochi

Non bastasse, il clown ha concluso spiegando che “l’eccitazione negli occhi dei bambini è stato tutto”. Per fortuna, però, una parte della società americana non è stata in silenzio di fronte a questo scempio, ne ha sentito il bisogno di appoggiare simili manifestazioni perverse ai danni dei più piccoli, ignari di quanto stava accadendo sotto i loro occhi.

Il Repubblicano Omar Navarro, in corsa per il seggio al Congresso nel distretto della California, si è detto indignato e ha domandato, con un tweet: “cosa stiamo insegnando a scuola ai bambini? Insegnamenti di vita demoniaca a Long Beach. Sono indignato che lo permettano”.

L’indignazione e la rabbia dei cittadini americani

Così post di indignazione e profonda rabbia hanno cominciato a susseguirsi uno dietro l’altro. “DQSH è un ripugnante lavaggio del cervello dei bambini. I bambini esposti a questo genere di robaccia finiscono per pervertirsi mentalmente”, ha affermato un utente. “Qual è lo scopo educativo dell’esporre i bambini a questo? A parte il lavaggio del cervello nell’indurli a pensare che questo sia normale”, ha scritto un secondo.

“Interessante quel che la Nuova Sinistra vuole normalizzare. Umanizzare i mostri. Credo sia definito ‘adescamento’”, è la chiosa definitiva di un altro utente. Che tuttavia ha trovato una replica, che non è altro che la conferma della pericolosità di ciò che vediamo sotto i nostri occhi e del mondo che élite illuminate e pericolosi vorrebbero propinarci.

Preghiamo il Signore perché neutralizzi questo scempio

Si tratta della risposta della Chiesa di Satana, che ha commentato con un tweet più che esplicativo. “Ave satana!”. Preghiamo affinché il Signore Gesù ci difenda da questo tipo di aberrazioni, allontani il male dalla nostra vita ma anche dalla nostra società, affinché i nostri figli non debbano essere mai e poi mai sottoposti a certe manifestazioni demoniache e vomitevoli.

Che il Signore risparmi la purezza e l’innocenza dei più piccoli e getti per sempre satana tra le fiamme dell’infermo, neutralizzando i suoi sporchi piani di morte e distruzione.

Giovanni Bernardi

da

Xochi Mochi: trans satanico insegna ai bimbi che la perversione è normale

Recovery fund, Speranza: “Necessaria coraggiosa riforma del Servizio sanitario nazionale”

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Le dichiarazioni del ministro della Salute in audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato.

«Penso che di una coraggiosa riforma del Servizio sanitario nazionale ci sia profondamente bisogno, per superare limiti e difficoltà della sanità italiana, che ha comunque superato in maniera positiva l’emergenza covid». Così ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza, in audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato, a proposito delle risorse del Recovery fund.

«La pandemia ha evidenziato problemi strutturali che vanno affrontati. Questo è il momento opportuno per mettere mano a queste criticità», ha proseguito il ministro, parlando non di un piano per l’emergenza ma di un vero e proprio progetto di riforma e investimenti per la sanità per il prossimo decennio.

Il ministro Speranza ha posto l’accento sulla necessità di un ampio coinvolgimento non solo di Parlamento e Regioni, ma anche di chi opera e lavora nel settore, con gli ordini professionali, i sindacati, le imprese e le rappresentanze. L’auspicio è quello di coinvolgere tutti i mondi che operano nel settore della salute.

1000 miliardi di investimenti delle aziende farmaceutiche

Le indicazioni della cabina di regia  – ha sottolineato Speranza – mostrano già «la volontà delle istituzioni del Paese di investire in modo prioritario sulla salute». Al di là dell’emergenza, dunque, l’obiettivo è quello di attrarre una parte degli investimenti delle aziende farmaceutiche a livello mondiale: «Nei prossimi anni ci sarà qualcosa intorno ai 1000 miliardi di investimenti privati delle aziende farmaceutiche sulla ricerca e sullo sviluppo. E allora, credo che un Paese come il nostro, per le potenzialità che ha, deve porsi il tema di essere attrattivo. E questo lo possiamo fare con una serie di strumenti che stiamo provando ad individuare».

Green e tecnologia

Le Linee guida generali del Recovery Fund – ha sottolineato Speranza –  segnalano l’importanza della politica green e «la ricostruzione della rete italiana si può fare anche in una logica green. Una svolta che deve seguire anche l’attenzione nei confronti di una politica della salute unica uomo-ambiente».

Inoltre, ha precisato il ministro, grande attenzione sarà rivolta alla telemedicina e alla teleassistenza per garantire assistenza ai pazienti fragili e a chi risiede in zone disagiate, quali ad esempio le aree montane o quelle interne:  «In un mondo che cambia velocemente, nell’era dei big data, dell’intelligenza artificiale è un imperativo pubblico ripensare alla sanità pubblica alla luce di questi straordinari cambiamenti. Tutti i progetti che presenteremo saranno caratterizzati da un elevato livello di innovazione tecnologica e digitale per curare meglio i pazienti in presenza o a distanza».

Assistenza domiciliare

Infine, la proposta di un piano integrato di rilancio per la sanità che parte dal territorio e che valorizza la casa come primo luogo di cura. «Vorrei che la casa diventasse il primo luogo per l’assistenza domiciliare agli anziani», ha detto il ministro che ha aggiunto: « Dobbiamo seguire questa idea di fondo: negli ospedali le situazioni gravi e la cura e l’assistenza domiciliare sul territorio con una sanità circolare e con strutture ospedaliere che ruotano attorno al paziente.»

Fulcro importante della riforma, dunque,  è quello di superare le diseguaglianze, dal momento che il diritto alla salute dovrebbe essere garantito al di là d’ogni condizione di reddito sociale, territoriale e anagrafica.

Da

Recovery fund, Speranza: “Necessaria coraggiosa riforma del Servizio sanitario nazionale”

Rastrellamenti, lager, cavie umane: le vittime italiane di Churchill

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Segnalazione del Centro Studi Federici
A partire dall’unità d’Italia, migliaia di famiglie della Penisola dovettero cercare un lavoro (non un soggiorno a carico del paese ospitante) all’estero con la speranza di vivere decorosamente. Molti di coloro che si trovavano nel Regno Unito all’inizio della seconda guerra, furono vittime dei rastrellamenti ordinati da Churchill, destinati ai lager nelle isole britanniche o usati come cavie nei lager in Australia; 450 di questi prigionieri morirono nell’affondamento della nave “Arandora Star”.
A differenza di altri casi simili (rastrellamenti, lager, cavie umane) queste vittime delle atrocità belliche non hanno ottenuto una memoria storica per essere adeguatamente commemorati. Il 60° anniversario dell’affondamento della nave ha permesso di ricordare questa pagina criminale della storia britannica.
 
“Tutti i maschi tra i 17 e i 70 anni, per ordine di Churchill, devono finire dietro al filo spinato dei campi di concentramento. Li rastrellano nelle case, nei negozi, nei ristoranti dive lavorano. Ne prendono a migliaia, a Londra, in Galles, in Scozia, che già allora erano le comunità più numerose. Li conoscevano, sanno dove stanno, sono cresciuti con gli inglesi. Spesso ad arrestarli sono poliziotti amici, che a volte piangono, portandoli via. Sono andati nelle stesse scuole, frequentato le stesse chiese” (La Stampa del 2 luglio 2020)
Gli ottocento italiani deportati da Churchill 
Il premier inglese caricò su una nave centinaia di nostri connazionali innocenti sospettati di essere spie del Duce. I tedeschi silurarono il vascello diretto in Canada e morirono in 450. Gli altri usati come cavie
Fu la prima grande strage di italiani dall’inizio del conflitto e uno dei maggiori eccidi di civili del nostro Paese in tutta la guerra. Eppure è rimasta a lungo relegata nel silenzio, inabissata nei fondali dell’oblio, oltreché in quelli del mare, dove si compié il massacro. Chi oggi sentisse parlare di “tragedia dell’Arandora Star” farebbe una faccia perplessa chiedendosi di cosa si tratti. A rimediare a questa rimozione giunge il docufilm di Pietro Suber «Lili Marlene – La guerra degli italiana». Il giornalista e regista, a 80 anni dall’ingresso dell’Italia nella guerra, racconta il periodo bellico attraverso un quadruplice approccio: raccoglie le voci e i volti di cittadini comuni, testimoni diretti o parenti di quanti hanno sperimentato sulla propria pelle le brutalità del conflitto; fa emergere i ricordi di personaggi della politica e dello spettacolo, da Napolitano a Gianni Letta, da Baudo ad Avati, da Arbore alle gemelle Kessler, che narrano aneddoti in cui sono stati coinvolti in quegli anni. Ancora, documenta, con onestà intellettuale, le ragioni di tutti, vincitori e vinti, illustrando errori e responsabilità individuali sull’uno come sull’altro fronte. Da ultimo, recupera, con un preziosissimo lavoro di scavo, vicende poco note al grande pubblico, volutamente rimosse o colpevolmente trascurate. Tra queste spicca la storia dell’Arandora Star. Il nostro Paese è da poco entrato nel conflitto, quando Churchill inizia a dare la caccia agli italiani trasferitisi in Gran Bretagna, al suon di «Acciuffateli tutti». Per il primo ministro britannico i nostri compatrioti che vivono Oltremanica sono tutti potenziali spie, fascisti occulti. In realtà, a parte le dovute eccezioni, moltissimi di loro sono ebrei e antifascisti. Ma Churchill preferisce fare di tutta l’erba un fascio: gli italiani, in quanto tali, rappresentano minacce per il regno di Sua Maestà. E, come tali, vanno arrestati e internati.
PRIGIONIERI
Già nei primi giorni dopo il 10 giugno 4.000 nostri connazionali vengono privati della libertà. Il 1° luglio è la svolta: oltre 1.500 persone, di cui 815 italiani, vengono caricate a bordo della Arandora Star, un’ex nave da crociera trasformata in vascello per il trasporto prigionieri. L’imbarcazione si muove da Liverpool in direzione decampo di internamento per gli “stranieri nemici”. Il giorno seguente tuttavia, quando è allargo delle coste irlandesi, la nave viene intercettata da un sottomarino tedesco che sferra un siluro in sua direzione. È la tragedia: vengono centrati a pieno i motori e la Arandora cola a picco. Riesce a salvarsi solo la metà delle persone, dato che la nave dispone di appena 14 lance di salvataggio. Moriranno in quasi 800, di cui 446 italiani. I sopravvissuti verranno trasferiti in Scozia e poi di lì, in buona parte, in Australia, dove saranno internati e usati come cavie per testare farmaci contro la malaria.
L’INGIUSTO OBLIO
Quell’orrore a lungo è rimasto sepolto come strage indicibile: non conveniva renderla pubblica alla Gran Bretagna, che avrebbe gettato un’ombra sulla propria fama di Paese della libertà e del rispetto dei diritti civili; né conveniva raccontarla all’Italia fascista, che a meno di un mese dall’entrata nel conflitto avrebbe incrinato il mito di un regime invincibile. Anche nel Dopoguerra la tragedia è stata sottaciuta, evidentemente perché i Vincitori la ritennero storia scomoda, e come tale da rimuovere. Fortuna che, a ridarle vita, nel lavoro di Suber, ci sono le parole dei parenti delle persone coinvolte: ad esempio quelle di Graziella Feraboli, figlia di Ettore, deportato a bordo dell’Arandora dove avrebbe trovato la morte. Colpiscono le frasi secche, di sferzante verità, che lei pronunciò allora, bambina, e ripete oggi che è un’anziana signora. Appena saputo che il papà figura tra i “dispersi presunti annegati”, grida il suo dolore davanti ai funzionari del War Office britannico: «Mi state dicendo che l’avete ammazzato?». E anche adesso riconosce: «Penso che il governo inglese si sia comportato in modo indegno». Così come colpiscono le parole di Giuseppe Conti, nipote di Guido, anche lui vittima, e originario di Bardi, un paesino in provincia di Parma da cui provenivano ben 48 delle persone uccise nella strage dell’Arandora. È proprio lì che ogni anno il 2 luglio si commemorano i martiri dell’eccidio. (…)

Gianfranco Amato: tour nel Nord Est sul DDL Zan – ricadute sulle libertà fondamentali

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di Redazione 

Prosegue da tutta l’estate, da Sud a Nord, l’instancabile Avv. Gianfranco Amato, che, dopo l’audizione in Parlamento del 29 Maggio viene invitato a spiegare i motivi della contrarietà ad una proposta di legge che ha pesanti ricadute sul piano delle libertà fondamentali. Presidente dei Giuristi per la Vita, di Nova Civilitas, amico e stretto collaboratore di Matteo Castagna e del Circolo Christus Rex-Traditio, l’avv. Amato ha raggiunto grandi traguardi, non solo come pubblicista sul quotidiano La Verità, ma anche come opinionista su Radio Padania Libera nella trasmissione domenicale di Roberto Maggi e come conferenziere di fama internazionale, soprattutto in America Latina (Messico) ma anche in Spagna. La sua dedizione alla causa lo porta ovunque lo invitino a parlare di Dio, della legge naturale, della necessità dell’impegno di noi cattolici per una Politica che aspiri al Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, attraverso un’azione diretta ed indiretta, coi mezzi che la Provvidenza intende metter di fronte. Un grande impegno militante di un conferenziere di prim’ordine, per preparazione e passione. Un oratore che si fa portavoce, dappertutto, incessantemente, dell’etica cattolica tradizionale, anche con il nostro supporto, contro l’ideologia del pensiero unico del mondo liberal.

Il problema delle imprese zombie nel post Covid

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Fonte: Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Dopo la Grande Crisi del 2008 il fenomeno delle cosiddette imprese zombie è cresciuto enormemente a livello mondiale. Sono così chiamate quelle imprese che, pur non essendo capaci di gestire bene le proprie attività e di realizzare un profitto minimo per svariati anni, restano sul mercato invece di essere dichiarate fallite o di essere acquisite da un’altra società.

E’ fisiologico che alcune imprese, per svariate cause, non siano in grado di continuare le proprie attività. E’ importante, però, che la loro percentuale sia contenuta e che le chiusure siano sostituite da nuove attività produttive. E’ il normale dinamismo dell’imprenditoria privata.

Quando, invece, le imprese zombie “galleggiano” per parecchi anni, esse finiscono col determinare pesanti e pericolosi squilibri nel mercato, generano una concorrenza eccessiva influendo negativamente anche sulla crescita delle imprese sane.

Nell’ultimo decennio ciò è stato reso possibile soprattutto dall’abbassamento, vicino allo zero, del tasso d’interesse da parte delle banche centrali e dalla conseguente propensione all’“azzardo morale” di accrescere il debito d’impresa. I prestiti a basso tasso d’interesse hanno aiutato l’economia nei passati momenti più difficili, ma allo stesso tempo hanno anche mantenuto in vita aziende “decotte” che rischiano di essere una vera zavorra per la crescita economica.

Uno studio su “Corporate zombie”, appena pubblicato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) di Basilea, lo dice a chiare lettere. Sono stati analizzati i dati, dal 1980 in poi, relativi a 32.000 imprese quotate in borsa di 14 Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Secondo tale ricerca si tratta in maggior parte di medie imprese. Continua a leggere

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