Nella Chiesa modernista incoerenza tra testi che cercano di frenare l’omosessualismo e quanto invece si vive!
Continuando nelle nostre riflessioni sull’omosessualità e l’omosessualismo penetrati nella Chiesa modernista, una cosa evidente è l’incoerenza che si registra tra i documenti (che cercano di ostacolare l’espansione dell’omosessualismo tra i chierici) e quanto fanno in pratica o dicono in pubblico certi ministri ordinati.
L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, che mira “a promuovere un’adeguata formazione integrale dei futuri sacerdoti”, ricorda a proposito dell’ammissione o meno al Seminario e agli Ordini sacri dei candidati che hanno tendenze omosessuali profondamente radicate che “dal Concilio Vaticano II ad oggi, diversi documenti del Magistero – e specialmente il Catechismo del 1992 (nn. 2357-2358) – hanno confermato l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità”.
Infatti, il Catechismo “distingue fra gli atti omosessuali e le tendenze omosessuali. Riguardo agli atti, insegna che, nella Sacra Scrittura, essi vengono presentati come peccati gravi. La Tradizione li ha costantemente considerati come intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale. Essi, di conseguenza, non possono essere approvati in nessun caso”.
Per quanto riguarda le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, “sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova. Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare. Alla luce di tale insegnamento […] la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale”.
Monsignor Nicola Bux ha definito l’inclinazione omosessuale “un’espressione della lobby omosessuale e non della morale cattolica” ed ha aggiunto che “l’orientamento sessuale non esiste” perché “Dio ha creato l’uomo e la donna. O Dio è il fondatore supremo dell’ordine nella creazione, mentre il peccato dell’uomo crea disordine, oppure l’ordine oggettivo non esiste e tutti sono liberi di interpretarlo come meglio credono. Se nella Chiesa, l’insegnamento che Dio ha creato una natura chiaramente definita, fatta del maschile e del femminile, dovesse essere abbandonato, e se si riducesse a parlare di ‘orientamento’, un principio fondamentale della verità cattolica verrebbe meno”.
E sullo all’inclinazione omosessuale il n. 3 della Lettera Homosexualitatis problema ha affermato che anche “la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé un peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata”.
Parole chiarissime che, evidentemente, a volte (o spesso?) non sono state tenute in grandissima considerazione, considerando i casi di alcuni sacerdoti che, in varie zone del mondo, hanno sbandierato la loro omosessualità nel corso del loro ministero sacerdotale, con grave scandalo dei fedeli.
L’elenco è lungo e basta consultare i risultati di Google sull’argomento per accorgersene!
Vi segnaliamo, per esempio, il caso di padre Pierre Valkering che ha pubblicamente ammesso di avere relazioni omosessuali, di consumare materiale pornografico e di visitare luoghi di incontro per omosessuali (come saune gay e dark room). Nel 2016, Valkering ha donato a Papa Francesco uno dei suoi libri contenenti omelie funebri sul tema dell’omosessualità e desiderava partecipare al Gay Pride di Amsterdam con un carro che avrebbe dovuto rappresentare la parrocchia (vedi https://www.lifesitenews.com/blogs/flagrant-pro-lgbt-priest-suspended-only-after-publicly-boasting-about-homosexual-exploits). Alcuni giorni prima di quella parata omosessuale del 2016, Valkering aveva fissato un’immagine del suo incontro con papa Francesco e l’arcobaleno visibile sulla copertina del libro, sopra l’ingresso principale della sua chiesa parrocchiale, la Vredeskerk di Amsterdam, con parole di “benvenuto” per i visitatori Lgbt. Mentre lo stendardo era attaccato, curiosamente nel mese di novembre 2016, alcune parti del tetto della torre della chiesa si schiantarono a terra durante una tempesta e l’edificio fu temporaneamente chiuso (vedi https://www.lifesitenews.com/news/gay-priest-says-hes-on-a-mission-from-pope-francis-to-reach-out-to-homosexuals?utm_content=buffer795d6&utm_medium=CRC%2B%20Buffer&utm_source=facebook&utm_campaign=CRC). Inutile sottolineare che Valkering, in un’intervista dell’agosto 2018, ha criticato le dichiarazioni del cardinale Raymond Burke sul legame tra omosessualità e abusi sessuali nella Chiesa e aveva denigrato lo stile di Papa Benedetto dicendo che era tempo di un nuovo Papa che avrebbe permesso alle persone di “raccontarsi a vicenda del modo in cui vivono, sia all’interno della Chiesa che all’esterno”.
L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica che abbiamo visto stabilisce che “la chiamata agli Ordini è responsabilità personale del Vescovo o del Superiore Maggiore. Tenendo presente il parere di coloro ai quali hanno affidato la responsabilità della formazione, il Vescovo o il Superiore Maggiore, prima di ammettere all’Ordinazione il candidato, devono pervenire ad un giudizio moralmente certo sulle sue qualità. Nel caso di un dubbio serio al riguardo, non devono ammetterlo all’Ordinazione”.
Evidentemente questo controllo in diversi casi è mancato, è stato superficiale o, peggio ancora, è stato superato con l’inganno, vale a dire la persona che mirava al sacerdozio ha occultato la sua condizione.
“Il discernimento della vocazione e della maturità del candidato è anche un grave compito del rettore e degli altri formatori del Seminario”, aggiunge il documento. “Prima di ogni Ordinazione, il rettore deve esprimere un suo giudizio sulle qualità del candidato richieste dalla Chiesa. […] Nei colloqui con il candidato, il direttore spirituale deve segnatamente ricordare le esigenze della Chiesa circa la castità sacerdotale e la maturità affettiva specifica del sacerdote, nonché aiutarlo a discernere se abbia le qualità necessarie. Egli ha l’obbligo di valutare tutte le qualità della personalità ed accertarsi che il candidato non presenti disturbi sessuali incompatibili col sacerdozio. Se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’Ordinazione”.
Come mai, in certe situazioni, questo non è successo?
Perché certi candidati, considerando che sono i primi responsabili della loro formazione, non si sono offerti “con fiducia al discernimento della Chiesa, del Vescovo che chiama agli Ordini, del rettore del Seminario, del direttore spirituale e degli altri educatori del Seminario ai quali il Vescovo o il Superiore Maggiore hanno affidato il compito di formare i futuri sacerdoti”, mostrandosi così gravemente disonesti, avendo occultato la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione?
Perché hanno mostrato un atteggiamento così inautentico che “non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale”?
Se da un lato gli stessi candidati al sacerdozio hanno mentito sulle loro reali intenzioni, è anche vero che “i Vescovi, i Superiori Maggiori e tutti i responsabili interessati” forse non hanno compiuto “un attento discernimento circa l’idoneità dei candidati agli Ordini sacri, dall’ammissione nel Seminario fino all’Ordinazione”, forse non hanno vigilato perché le norme di questa Istruzione fossero osservate “fedelmente per il bene dei candidati stessi e per garantire sempre alla Chiesa dei sacerdoti idonei, veri pastori secondo il cuore di Cristo”.
Forse, ed è un fatto estremamente grave, alcuni vescovi hanno volontariamente promosso la concezione orizzontale e mondana del sacerdozio, hanno rinunciato alla centralità di Dio, hanno messo la fede in secondo piano, rendendola inutilizzabile, sostituendo il primato di una vita per e secondo Dio con i “dogmi” dell’apertura al mondo, del relativismo e del soggettivismo.
Molti vescovi hanno dimenticato di applicare il Diritto Canonico, quelle norme che mirano a proteggere l’obiettività della nostra relazione con Dio. La legge protegge la fede e i vescovi hanno il dovere e l’obbligo di difendere il deposito della fede cattolica.
La gnosi omosessualista che si sta diffondendo nella Chiesa è dovuta, tra i vari motivi, anche ad una crisi di autorità nella Chiesa.
Quei pastori che rifiutano di punire i teologi e i chierici eretici, cioè quelli che insegnano dottrine contrarie alla oggettività della fede o che si rifiutano di punire i chierici colpevoli di pratiche contrarie alla castità, sono prigionieri di una forma distorta di “garantismo”, e finiscono così per assecondare l’ideologia del soggettivismo (l’idolatria del soggetto), del soddisfare ogni desiderio, ogni intenzioni soggettive, ogni circostanza, arrivando così ad aumentare il potere dei carnefici!
Quei vescovi, o sacerdoti, che in molte nostre diocesi e parrocchie, giocano con la fede dei fedeli, o con la loro vita morale, contando sull’impunità, esprimono il vero clericalismo, quello del rifiuto della punizione, quello della negazione dell’oggettività della fede e della morale.
A causa della mancanza di una sana e solida educazione in certi educatori si è arrivati anche a paradossi davvero incredibili. È il caso di quegli eterosessuali che sono stati espulsi dai seminari da certi formatori, più o meno gay, che proteggevano seminaristi palesemente gay!
Per non parlare di alcuni seminaristi omosessuali, come ha spiegato don Ariel S. Levi di Gualdo in “E Satana si fece Trino. Relativismo, individualismo, disubbidienza: analisi sulla Chiesa del terzo millennio” (Bonanno Editore, Roma 2011, p. 195 e p. 216), “che negli anni Settanta e Ottanta capeggiavano all’interno dei seminari la pia confraternita, oggi sono vescovi, ed appena divenuti tali, per prima cosa si sono circondati di soggetti affini, piazzati sempre e di rigore in tutti i posti chiave delle diocesi, seminari inclusi, proteggendosi e riproducendosi tra di loro […] estetizzando vuotamente la fede e omosessualizzando la Chiesa”.
Leonardo Motta
I partigiani non vogliono il parco in memoria di Norma Cossetto, violentata e poi uccisa nelle Foibe
“Per l’Anpi intitolare un parco alla Medaglia d’Oro Norma Cossetto, violentata e infoibata dai partigiani di Tito perché italiana, è bullismo”. Roberto Menia, responsabile dei dipartimenti italiani all’estero di Fratelli d’Italia, denuncia così su Twitter il post pubblicato dalla pagina dell’Anpi Pescara.
“L’intitolazione dei giardini di piazza Italia a Norma Cossetto – si legge sulla pagina sul post dei Partigiani pescaresi – rappresenta l’ennesimo atto di “bullismo politico” dell’amministrazione comunale di Pescara, che si inserisce nella strada già tracciata da altre discutibili “iniziative culturali” tese a riabilitare un passato di cui c’è poco da gloriarsi”.
da
Istruzioni per fidanzate – Uniformità alla volontà di Dio
Segnalazione di Carlo Maria Di Pietro
Sul sito abbiamo pubblicato altri due libri di buona stampa.
Per consultarli cliccare qui.
La fabbrica del consenso economico
di Thomas Fazi
Fonte: Thomas Fazi
Per capire come la teoria economica mainstream, costruita e riprodotta nei circoli intellettuali e accademici, viene veicolata, mediaticamente, nella cultura di massa, dobbiamo prima fare una breve premessa su come funziona la propaganda nei moderni regimi occidentali cosiddetti liberal-democratici (cioè nei regimi in cui, per intenderci, vigono elezioni a suffragio universale, libertà di associazione e libertà di stampa).
In questi paesi la propaganda assume forme ben diverse da quelle che solitamente assume nei regimi non democratici – cioè in cui non vigono le condizioni di cui sopra –, dove tendenzialmente esiste un controllo top-down diretto e pressoché assoluto del flusso di informazioni che arriva ai cittadini, tanto tramite i media ufficiali (che perlopiù sono direttamente sotto il controllo del governo) quanto, oggi sempre di più, tramite i social network e persino i sistemi di chat. Pensiamo per esempio alla Cina.
Ora, un tale livello di controllo – ma soprattutto un controllo così esplicito dell’informazione – sarebbe ovviamente considerato inaccettabile nei paesi occidentali (almeno per ora). Dunque in Occidente, in particolare in seguito all’ascesa della comunicazione di massa nel secondo dopoguerra – e quindi al progressivo proliferare delle fonti di informazione “indipendenti” (cioè non soggette a controllo governativo, diversamente dalla televisione pubblica, per esempio), che oggi con internet tendono praticamente all’infinito –, le élite politico-economiche occidentali sono dovute ricorrere a strategie alternative per assicurarsi un controllo sulla narrazione pubblica (controllo che – attenzione – è ancora più fondamentale nei regimi democratici, proprio perché in essi esiste effettivamente il rischio che possa essere eletto un governo ostile agli interessi delle élite).
Ora, ovviamente il modo più semplice per fare ciò è assicurarsi la proprietà, da parte dei principali gruppi di potere economici, dei principali mezzi di informazione – formalmente “liberi” e “indipendenti”. L’Italia da questo punto di vista è una caso da manuale. Non c’è solo l’esempio di Berlusconi-Mediaset, che conosciamo tutti. Se guardiamo alla carta stampata, vediamo che tutti i principali giornali sono essenzialmente controllati da un manipolo di potentati economici:
– (1) la famiglia Agnelli, che tramite una holding finanziaria olandese (Exor) possiede la Repubblica, L’Espresso, HuffPost, La Stampa, Il Secolo XIX, Limes, MicroMega ecc.;
– (2) il Gruppo Rizzoli (controllato per la maggior parte da Urbano Cairo), che possiede il Corriere della Sera);
– (3) i Caltagirone, la famiglia di costruttori romani, che possiedono Il Messaggero, Il Mattino, Leggo e il Gazzettino;
– e (4) Confindustria, che possiede il Sole 24 Ore.
In breve, un mezza dozzina di famiglie – una parte importante di quella che potremmo a tutti gli effetti definire l’oligarchia italiana – controlla quasi tutta l’informazione “ufficiale” – e, lo ribadiamo, formalmente “libera” e “indipendente” – del nostro paese. Ora, che la proprietà di questi organi di informazione non abbia una finalità prettamente economica (anzi, sappiamo che l’informazione cartacea rende sempre meno), ma piuttosto una finalità politica mi pare lapalissiano. Continua a leggere
L’ipocondria di Stato
QUINTA COLONNA (grassetti nostri. Articolo che il “Circolo Christus Rex- Traditio” condivide in pieno)
di Marcello Veneziani
Fonte: Marcello Veneziani
Il virus c’è e nessuno ce lo può togliere di mezzo, né i medici né i politici né i negazionisti.
Il contagio sale, come era del resto previsto, e nessun può negarlo. Però accanto alla realtà c’è la sua interpretazione, c’è la politica fondata sul virus, la politica che campa sul virus e spera nel virus. Potremmo chiamarla politicovid, ed è adottata da governi, media, campagne elettorali. Oltre la realtà della pandemia c’è l’iperrealtà del suo uso politico.
Di che si tratta? Di una partita doppia, anzi cornuta: da una parte siamo alla somministrazione controllata dell’Ipocondria di Stato e dall’altra siamo all’uso iettatorio della malattia, come anatema politico-sanitario, giustizialismo del malaugurio, malocchio, ordalia o giudizio divino del nemico odiato.
Spieghiamoci meglio. I contagi sono in crescita, non solo da noi, e già si sapeva che sarebbe successo in autunno. Non sono nostradamus ma le prime pagine di questi giorni me le aspettavo da mesi. L’uso politico del contagio precede e amplifica il contagio stesso.
I numeri servono per giustificare un lockdown strisciante, una psico-quarantena permanente e per imbavagliarci in tutti i i luoghi a tutte le ore, per farci vivere sotto schiaffo della calamità permanente e dunque con la paura e il bisogno dello Stato salvatore. I numeri e i casi servono a giustificare il protrarsi di uno stato d’emergenza che altri paesi anche più inguaiati del nostro non sentono la necessità di proclamare. Se c’è da prendere le misure si prendono, basta essere pronti e preparati; non c’è bisogno di stabilire per legge i pieni poteri speciali al governo per uno stato d’emergenza che così protratto e accompagnato da campagne terroristiche, va ben oltre i limiti temporali e sostanziali dello stato d’eccezione.
È grottesco che si diffonda il panico gridando ai megafoni di mantenere la calma. Pericolo pericolo!, i letti negli ospedali si esauriranno, il morbo dilaga, focolai dappertutto, attenzione, timore e terrore, isolamento. Però, vi raccomando, mantenete la calma. Ormai abbiamo capito come tradurre quel mantenete la calma: tutti col guinzaglio e la museruola, mantenete lo status quo, non pensate a destabilizzare, tenetevi stretti il governo in carica, ubbidite al potere politico-sanitario, senza obiezioni; anche voi medici, guai se con seri argomenti osate dubitare per esempio degli obblighi vaccinali: sarete rimossi, denigrati, cancellati.
Il risultato complessivo è quel che dicevo: l’ipocondria di Stato, una specie di patofobia di cittadinanza, somministrata agli italiani da istituzioni e media. Intendiamoci, nessun uomo di senno può sognarsi di negare la realtà dei contagi; si può perfino pensare che non sia frutto del caso e della scalogna ma vi sia qualche responsabilità perfino qualche volontà. Qui come in Cina. Si può arrivare a pensare – ma non a sostenere se non hai prove fondate – che questi guai vengono per metà dalla (s)fortuna e per metà da fattori umani, parafrasando Machiavelli. Ma negare l’esistenza del covid e rifiutare ogni misura precauzionale è andare contro la realtà e l’evidenza.
Però l’amplificazione ossessiva, il pestaggio mentale che subiamo da più di sette mesi sta avvelenando la nostra vita, mettendola sotto scorta e in naftalina, negandoci a ogni socialità, ogni evento, ogni viaggio. La realtà c’è ma la sua interpretazione ingigantita ci sta rendendo ipocondriaci.
Qui scatta l’uso etico-politico della malattia: vedete Johnson, Bolsonaro, Trump o Briatore e Berlusconi? Erano quelli che sottovalutavano il morbo e la profilassi, o peggio, accusati di negazionismo, erano quelli dell’immunità di gregge, ecco gli sciagurati, se la sono cercata. Non capisco perché a questo proposito si cita Johnson e non si cita il governo progressista della Svezia sulla stessa linea dei britannici, anzi hanno proseguito ad oltranza, con risultati non tragici ma nella media europea. Ma Boris è conservatore, dunque è irresponsabile…
Si usa politicamente la malattia per biasimare Trump e i sovranisti, ma si accusano gli stessi di uso politico quando osano accennare alle responsabilità cinesi nei ritardi, le omissioni, la propagazione e poi lo sfruttamento del virus. Si può associare il covid ai sovranisti ma guai ad associarlo al regime comunista cinese, dal cui paese pure è partito.
Ogni notizia di sovranisti “positivi” è accompagnata da una ola di euforia e un commento implicito o a volte esplicito: se la sono cercata, l’hanno meritata, “ben li sta”. Ai negazionisti si oppongono i punizionisti: è il Signore, è l’Angelo sterminatore, è la provvidenza che punisce i colpevoli. Ecco i riti wodoo degli intellettuali e delle megere nigeriane o il sorrisino compiaciuto di chi gode per la punizione degli atei o scettici di dio covid. Ben gli sta. Ma ecco soprattutto la speranza: ciò che non fanno i popoli, ciò che non è riuscita a fare la magistratura, ora lo può fare il virus. Togliere di mezzo i sovranisti. Benedetta malattia, il covid sia lodato. Sarebbe facile dimostrare che gli atteggiamenti spavaldi di Trump risalgono a prima che l’onda investisse gli Stati Uniti; dunque nonostante usi da tempo le precauzioni, si è beccato solo ora il covid, non allora. Ed è azzoppato in campagna elettorale. Biden è una mezza sega, non regge il confronto; ci vuole qualcosa di più strong, magari un bel virus, visto che non bastano le inchieste giudiziarie, sessuali, finanziarie.
Ai tempi del comunismo l’avversario veniva eliminato fisicamente. Ai tempi del postcomunismo l’avversario veniva eliminato per via giudiziaria. Oggi l’eliminazione del nemico avviene per via sanitaria, per una malattia di cui è accusato lo stesso malato. Ecco l’uso politico del covid: da una parte per tenere i popoli sotto ipocondria e dall’altro per tenere i nemici sotto malattia.
È falso negare i rischi del contagio ma è altrettanto falso negarne l’uso politico.
Nei paesi delle “marocchinate” la gente diceva: “Erano meglio i tedeschi”
Segnalazione del Centro Studi Federici
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Covid, De Luca continua lo show. Ma gli ospedali campani sono quasi al collasso
Segnalazione di Antonio Amorosi
Coronavirus. I nodi del sistema sanitario campano. Medici, dirigenti e infermieri ci spiegano perché sono sempre in emergenza. Un problema strutturale…
di Antonio Amorosi
Il nodo segreto del sistema sanitario campano, la regione attualmente con maggiori contagi da Coronavirus. Ne abbiamo parlato con alcuni dirigenti sanitari: medici, dirigenti e infermieri locali. Ci hanno raccontato perché accade quanto stiamo vedendo nelle tv nazionali. Perché le ore di fila per poter fare un test o i tamponi a Napoli, i cittadini in attesa per giorni (molte volte ammalati), strutture intasate e al collasso.
Il Coronavirus ha messo alla prova il sistema sanitario nazionale, le strutture ospedaliere di molte regioni, la classe dirigente sanitaria, figuriamoci quelle più fragili, come la Campania dove tutti i nodi vengono al pettine.
In queste ore la reazione del governatore “sceriffo” Vincenzo De Luca è stata vietare ai medici pubblici di parlare con i giornalisti, per raccontare l’andamento della pandemia. Un argine fragile ad una sanitaria debole che sembra avere regole particolari.
I cittadini chiedono allo Stato e ai governatori di agire razionalmente, anticipando quanto si sa possa accadere con l’avanzare dell’inverno. Ma è difficile succeda in Campania dove si vive in continua emergenza. Ecco perché. Continua a leggere
Monsignor Carlo Maria Viganò Ecco errori ed equivoci di “Fratelli tutti”
(di Aldo Maria Valli)
Cari amici di Duc in altum, a integrazione di quanto già scritto a caldo, su sollecitazione di LifeSiteNews monsignor Carlo Maria Viganò critica in modo molto chiaro alcune affermazioni dell’enciclica Fratelli tutti che sembrano promuovere l’indifferentismo religioso e, di conseguenza, rendere inutile l’opera di evangelizzazione.
Il documento, sottolinea l’arcivescovo, è intessuto di dichiarazioni equivoche e segnato da una mancanza di chiarezza che ancora una volta non può che confondere i fedeli.
Di seguito le parti dell’enciclica che LifeSiteNews ha posto all’attenzione dell’arcivescovo e i commenti di monsignor Viganò.
274. A partire dalla nostra esperienza di fede e dalla sapienza che si è andata accumulando nel corso dei secoli, imparando anche da molte nostre debolezze e cadute, come credenti delle diverse religioni sappiamo che rendere presente Dio è un bene per le nostre società.
La proposizione «Come credenti delle diverse religioni sappiamo che rendere presente Dio è un bene per le nostre società» è volutamente equivoca: «rendere presente Dio» non significa nulla in senso stretto (Dio è presente di per Sé). In senso lato, se si intende «rendere presente Dio tramite la presenza di una o più religioni» in antitesi all’«allontanamento dai valori religiosi» di cui al punto 275 come pare suggerire il testo, la proposizione è erronea ed eretica, perché pone sullo stesso piano la divina Rivelazione del Dio vivo e vero con le “prostituzioni”, come la Sacra Scrittura chiama le false religioni. Sostenere che la presenza delle false religioni sia «un bene per le nostre società» è altrettanto eretico, perché non solo offende la Maestà di Dio, ma giunge a legittimare l’azione dei dissidenti, attribuendole un merito anziché la responsabilità nella dannazione delle anime e per le guerre di religione mosse contro la Chiesa di Cristo da eretici, maomettani e idolatri. Questo passo è inoltre offensivo perché implica surrettiziamente che questo «bene per le nostre società» sia stato genericamente acquisito «imparando anche da molte nostre debolezze e cadute», mentre in realtà le «debolezze e cadute» sono attribuibili alle sette e solo indirettamente e per accidens agli uomini di Chiesa.
Faccio infine notare che l’indifferentismo implicitamente promosso nel testo di Fratelli tutti, nel quale si definisce «un bene per le nostre società» la presenza di qualsiasi religione e non «la libertà e l’esaltazione di Santa Madre Chiesa», nega di fatto i diritti sovrani di Gesù Cristo, Re e Signore dei singoli, delle società e delle nazioni. Pio XI, nell’immortale Enciclica Quas primas, proclama: «Non può dunque sorprenderci se Colui che è detto da Giovanni “Principe dei Re della terra” (Ap 1, 5), porti, come apparve all’Apostolo nella visione apocalittica “scritto sulla sua veste e sopra il suo fianco: Re dei re e Signore dei dominanti” (Ap 19, 16). Da quando l’eterno Padre costituì Cristo erede universale (Eb 1, 1), è necessario che Egli regni finché riduca, alla fine dei secoli, ai piedi del trono di Dio tutti i suoi nemici (1Cor 15, 25)»[1]. E poiché i nemici di Dio non possono essere nostri amici, la fratellanza dei popoli contro Dio è non solo ontologicamente impossibile, ma teologicamente blasfema.
277. La Chiesa apprezza l’azione di Dio nelle altre religioni, e «nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che […] non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini». (Dich. Nostra aetate, 2)
Il riferimento al documento conciliare Nostra aetate è la conferma del nesso ideologico del pensiero ereticale bergogliano con le premesse poste dal Vaticano II. Nelle false religioni non vi è nulla di vero e santo “ex se”, dal momento che gli eventuali elementi di verità che esse possono conservare sono comunque usurpati, e utilizzati per celare l’errore e renderlo più dannoso. Nessun rispetto può esser accordato alle false religioni, i cui precetti e le cui dottrine vanno rigettati e respinti integralmente. Se poi tra questi elementi di verità e santità Bergoglio vuole includere ad esempio il concetto di un Dio unico che dovrebbe avvicinare i Cattolici a quanti professano una religione monoteistica, andrebbe chiarito che vi è una differenza sostanziale ed ineludibile tra il vero Dio Uno e Trino e il dio misericordioso dei Maomettani.
277. Altri bevono ad altre fonti. Per noi, questa sorgente di dignità umana e di fraternità sta nel Vangelo di Gesù Cristo.
L’unica fonte cui sia possibile abbeverarsi è Nostro Signore Gesù Cristo, per il tramite dell’unica Chiesa che Egli ha istituito per la salvezza delle anime. Chi cerca di dissetarsi ad altre fonti, non placa la propria sete e quasi certamente si avvelena. È inoltre discutibile che il concetto eterodosso di dignità umana e di fraternità di cui parla “Fratelli Tutti” possa esser trovato nel Vangelo, che anzi contraddice palesemente questa visione orizzontale, immanentista e indifferentista teorizzata da Bergoglio. Infine, la precisazione «per noi» è fuorviante, perché relativizza ad un personale modo di vedere le cose l’oggettività del messaggio evangelico e conseguentemente lo destituisce della sua autorità, che nasce dall’origine divina e soprannaturale della Sacra Scrittura.
279. […] C’è un diritto umano fondamentale che non va dimenticato nel cammino della fraternità e della pace: è la libertà religiosa per i credenti di tutte le religioni.
La libertà religiosa per i credenti di tutte le religioni non è un diritto umano, ma un abuso privo di qualsiasi fondamento teologico ed ancor prima filosofico e logico. Questo concetto di libertà religiosa – che sostituisce la libertà dell’unica Religione, la “libertà della Religione Cattolica all’esercizio della propria missione” e la “libertà del fedele di aderire alla Chiesa Cattolica senza impedimenti dallo Stato” con la licenza di aderire a qualsiasi credo, a prescindere dalla sua credibilità e credendità (che si deve credere) – è eretico ed inconciliabile con la dottrina immutabile della Chiesa. L’essere umano non ha alcun diritto all’errore: la libertà dalla coercizione magistralmente spiegata da Leone XIII nell’Enciclica Libertas praestantissimum non fa venir meno l’obbligo morale di aderire liberamente solo al bene, poiché dalla libertà di questo atto dipende la sua moralità, ossia la sua capacità di meritare il premio o il castigo. Lo Stato può tollerare l’errore, in determinate situazioni, ma non potrà mai legittimamente porre l’errore sullo stesso piano della verità, né considerare equivalenti o ininfluenti tutte le religioni: l’indifferentismo religioso è condannato dal Magistero, così come il relativismo religioso. La Chiesa ha la missione di convertire le anime alla vera Fede, strappandole dalle tenebre dell’errore e del vizio. Teorizzare un presunto diritto all’errore e alla sua diffusione è inoltre un’offesa a Dio e un tradimento dell’autorità vicaria dei Sacri Pastori, che questa devono esercitare per lo scopo per il quale essa è stata istituita, e non per diffondere l’errore e screditare la Chiesa di Cristo. È inaudito che il Vicario di Cristo (dimenticavo: Bergoglio ha rinunciato a questo titolo!) possa riconoscere alle false religioni un qualche diritto, dal momento che la Chiesa è Sposa dell’Agnello, e sarebbe blasfemo solo pensare che Nostro Signore possa avere più spose.
281. «Dio non guarda con gli occhi, Dio guarda con il cuore. E l’amore di Dio è lo stesso per ogni persona, di qualunque religione sia. E se è ateo, è lo stesso amore. Quando arriverà l’ultimo giorno e ci sarà sulla terra la luce sufficiente per poter vedere le cose come sono, avremo parecchie sorprese!» (Dal film Papa Francesco. Un uomo di parola. La speranza è un messaggio universale, di Wim Wenders, 2018)
L’uso di espressioni ad effetto prive di chiarezza di significato è uno dei modi cui ricorrono i Novatori per insinuare errori senza formularli chiaramente. La proposizione «Dio non guarda con gli occhi, Dio guarda con il cuore» può essere tutt’al più una espressione commovente, ma priva di un qualche valore dottrinale. Induce anzi a credere che in Dio conoscenza e amore siano dissociati, che l’amore di Dio sia cieco e che di conseguenza l’orientamento delle nostre azioni non abbia alcun valore ai Suoi occhi.
La proposizione «l’amore di Dio è lo stesso per ogni persona, di qualunque religione sia» è gravemente equivoca ed ingannevole, più insidiosa di un’eresia palese. Essa induce a credere che la libera risposta e l’adesione dell’uomo all’amore di Dio sia irrilevante rispetto al suo destino eterno.
Nell’ordine naturale, Dio crea ogni persona con un atto di amore gratuito: l’amore di Dio si estende a tutte le sue creature. Ma ogni persona umana è creata in vista dell’adozione filiale e della gloria eterna. Dio concede ad ogni persona le grazie soprannaturali necessarie perché possa conoscerLo, amarLo, servirLo, obbedire alla Sua legge inscritta nel suo cuore e giungere ad abbracciare la Fede.
Nell’ordine soprannaturale, l’amore di Dio nei confronti di una persona è proporzionale al suo stato di Grazia, ossia alla misura in cui quest’anima corrisponde al Dono di Dio mediante la Fede e le opere, meritando il premio eterno. Nei piani della Provvidenza l’amore verso il peccatore – ivi compreso l’eretico, il pagano e l’ateo – può concretizzarsi nella concessione di maggiori grazie che tocchino il suo cuore e lo portino al pentimento e all’adesione alla vera Fede.
«Quando arriverà l’ultimo giorno e ci sarà sulla terra la luce sufficiente per poter vedere le cose come sono, avremo parecchie sorprese»: questa proposizione insinua che quello che la Chiesa insegna possa in qualche modo esser smentito nel giorno del Giudizio Universale. Tra coloro che avranno «parecchie sorprese» ci saranno in realtà quanti credono di poter adulterare la Fede e la Morale con i farneticamenti dei Modernisti e l’adesione alle ideologie perverse del secolo, e si vedrà che quello che la Chiesa ha sempre predicato e che l’anti-chiesa ostinatamente nega corrisponde esattamente a quanto Nostro Signore ha insegnato agli Apostoli.
+ Carlo Maria Viganò
DA
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MACRON VIETERA’ DAL 2021 HOME SCHOOLING E SCUOLE PARENTALI
I genitori in Francia saranno obbligati a mandare i figli a scuola dai tre anni poiché lo Stato deve inculcare i valori della Repubblica, non quelli di una religione
Macron è il Presidente più illiberale della storia di Francia e tra qualche mese vieterà l’home schooling (scuole parentali) in tutto il paese, altro che leader dei valori europei! I segnali c’erano già tutti, dopo la legge “contro i discorsi d’odio su internet”, una vera e e propria legge bavaglio approvata nel giugno scorso, l’illiberale Macron ha annunciato che vieterà tutte le scuole parentali o l’home schooling su tutto il territorio di Francia, con la scusa di combattere il ‘separatismo’ (islamico).
Nel suo discorso alla Francia di venerdì 2 ottobre, il galletto francese, vezzeggiato da tutta Europa, se da un lato ha riaffermato la “la neutralità dello Stato e in nessun caso la cancellazione delle religioni nello spazio pubblico” ed evidenziato che il problema è “il separatismo islamista e la sua ideologia”, dall’altro ha annunciato la approvazione, il prossimo 9 dicembre, di nuove norme che imporranno “dall’inizio dell’anno scolastico 2021 la scolarizzazione obbligatoria per tutti a partire dai tre anni. L’istruzione domestica sarà strettamente limitata ai requisiti sanitari…Poiché la scuola deve prima inculcare i valori della Repubblica, non quelli di una religione”. La Repubblica dunque è l’unica religione ammessa, di fatto, nelle scuole di Francia. Né più né meno di un ritorno alle nefaste celebrazioni rivoluzionarie già introdotte da Robespierre per promuovere un nuovo futuro di pace e gioia. Non solo, Macron nell’estremo tentativo di “non discriminare” i musulmani francesi nel loro insieme e preso atto della incapacità di combattere l’islamismo, introduce una legge liberticida dei diritti tutti.
Che dire della libertà di istruzione che riconosce ai genitori la libertà di scegliere la modalità educative che desiderano per il proprio figlio: in un istituto pubblico, privato in convenzione, privato fuori convenzione o a casa, come prevede la legislazione attuale? Una libertà di educazione esercitata da più di 2 milioni di studenti nella scuola privata, di cui 73.000 senza convenzione pubblica. E sono 50.000 i bambini francesi che ad oggi conducono i loro studi con un’istruzione parentale o ‘home schooling’.
Nella decisione sulla legge Guermeur del 25 novembre 1977, il Consiglio Costituzionale considerava la libertà di istruzione uno dei principi fondamentali della Repubblica, ora Macron abolirà anche la magistratura Costituzionale? Abolirà le Sentenze Costituzionali o la stessa Corte, pur di imporre il suo nuovo regime illiberale?
Macron vuole inoltre maggiori controlli per le scuole indipendenti o non convenzionate che saranno “ulteriormente vigililate”, in particolare attraverso un “percorso formativo per il personale”, il “contenuto didattico dei corsi” e “l’origine del finanziamento”. Intervistata da Aleteia, Anne Coffinier, Presidente dell’associazione “Créer son école”, ha ammesso lo sconcerto per le parole di Macron e per la violazione della libertà fondamentale che è la scelta, per tutti i genitori, del tipo di educazione del proprio figlio. “La scuola dell’obbligo dall’età di 3 anni non è per tutti i bambini, alcuni non sono pronti”. Secondo lei, questo cambio di paradigma, da un diritto concesso a tutti a un diritto che dovrà essere giustificato, è una grave violazione dei diritti fondamentali. Secondo la “Fondation pour l’Ecole”, federazione di 1500 scuole indipendenti (non convenzionate) francesi, “è chiaramente stabilito da diverse sentenze che non un solo autore di attacchi terroristici in Francia proveniva da scuole indipendenti, non c’è dunque ragione di attentare alla libertà di genitori e scuole. Si controllino piuttosto le scuole pubbliche”.
L’esperta di Scienze Umane Bernadette Nozarian, intervistata da La Vie Journal, quotidiano cristiano d’informazione, ha dichiarato tutte la sua contrarietà: “Il governo ha sbagliato obiettivo e, lungi dal risolvere il problema, rischia di creare di più! Questa nuova legge completerebbe l’inversione del codice educativo e priverebbe i genitori della scelta fondamentale. Sarebbe soprattutto in contraddizione con i testi internazionali: Dichiarazione dei diritti dell’uomo e Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che menzionano la libertà dei genitori di scegliere la modalità di istruzione del proprio figlio…Associazioni, collettivi, famiglie si stanno già mobilitando…È già online una petizione contro questo provvedimento liberticida. Se questa legge verrà approvata, ciò dirà molto sulla capacità della Francia di rivendicare ancora di essere la patria dei diritti umani”.
Siamo certi che il popolo francese non lascerà mettere le mani dello Stato sui propri figli né concederà a Macron di privarli della libertà. In passato Mitterand ed i suoi governi ci avevano provato agli inizi degli anni ’80 con la proposta della “una creazione di un grande servizio pubblico unificato, obbligatorio e laico per l’istruzione nazionale” o Proposta di Legge Savary. Milioni di francesi erano allora scesi in piazza in tutta la Francia, nella sola Parigi furono 2 milioni il 24 giugno del 1984, costringendo lo stesso MItterand ad annunciare il seguente 14 luglio il ritiro della proposta Savary.
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