PERCHE’ CERTA INFORMAZIONE STA DALLA PARTE DELL’IMMIGRAZIONISMO?

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di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di ieri)

Molte persone in buona fede credono che l’informazione sia libera e che i telegiornali raccontino la realtà. E’ piuttosto comune sentir rispondere alla domanda dove l’hai sentito con un netto: “l’ha detto il TG”. Una sorta di involontario ipse dixit che non prende in considerazione il pensiero critico. Del resto, è più facile non fare la fatica di ragionare e bersi ogni cosa provenga dal digitale, dalla comodità di un divano. Vi è, inoltre, ancora piuttosto diffusa la percezione che chi è ospite dei salotti televisivi sia persona competente ed allo stesso tempo autorevole, solo per il fatto di sedere in trasmissione. Ciò diviene, spesso, motivo di vanagloria anche per chi sta dall’altra parte della telecamera a poter dire ciò che vuole. Dà un certo senso si potere sapere di poter raggiungere le masse e condizionarle con le proprie opinioni, consapevoli dell’assoluto approccio acritico o apatico ma recettivo di troppi.

Prendiamo, ad esempio, il tema molto discusso dell’immigrazione. Quasi tutti i media mainstream sono schierati a favore di politiche buoniste, di accoglienza indiscriminata, in nome di un umanitarismo filantropico che vuole far sentire in colpa tutti coloro che, invece, non vorrebbero una società multietnica, osservando, tra l’altro, il suo inesorabile sgretolamento nella società statunitense. Ogni etichetta negativa viene affibbiata a chi non è mondialista e globalista. Viene sistematicamente riesumata una retorica del passato remoto, come se nel terzo millennio esistesse il Fascismo e, quindi, una resistenza. Questa dialettica farebbe ridere in altri Paesi sviluppati, invece nel nostro è d’utilizzo quotidiano. La domanda che sorge spontanea è: cui prodest? Perché certi editori pretendono certa faziosità, come libertà di pensarla solo come dicono loro, soprattutto sull’accettazione tout-court delle dinamiche immigrazioniste?

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L’alleanza Trump-Viganò può liberare l’Italia dalla dittatura globalista e fermare il nuovo ordine mondiale?

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di Cesare Sacchetti

Il filo del dialogo non si è interrotto.

La lettera inviata da monsignor Viganò al presidente americano Donald Trump non è caduta nel vuoto.

Trump si è detto onorato di aver ricevuto l’appello così potente ed evocativo del prelato italiano.

Viganò è stato in grado di spiegare chiaramente a Trump come in gioco non ci sia soltanto uno scontro tra forze di opposto segno politico. C’è molto di più. C’è in atto una vera e propria battaglia spirituale.

E la battaglia dei figli della luce contro quelli delle tenebre che trascende il piano politico per approdare verso quello più propriamente di natura escatologica.

Non si può spiegare il mondialismo soltanto con le anguste e parziali categorie dell’economia o della geopolitica.

La volontà di erigere una sorta di supergoverno mondiale è qualcosa di strettamente legato ad una religione che nulla ha a che vedere con il cristianesimo.

Al contrario, la religione di questo pensiero, noto negli ambienti mondialisti con il famigerato nome di “nuovo ordine mondiale” è l’esatta negazione della Verità rivelata da Cristo.

I riferimenti di carattere satanista ed esoterico della religione globalista dalla violenta carica anticristica sono del tutto evidenti, per chi ha la volontà di vederli.

L’abominevole pratica della pedofilia, un tempo bandita nell’Occidente cristiano, inizia ad essere sdoganata sempre più apertamente. Continua a leggere

I veri cattolici voteranno Trump

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Con la ripresa delle attività del gruppo dopo la pausa estiva, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere Leonardo Motta, che vive in Sudamerica e che scriverà un Editoriale in esclusiva per noi, a partire da oggi , ogni lunedì. Si tratterà di argomenti piccati e interessanti, provocatori e di riflessione, di formazione e informazione.

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Il prossimo tre novembre i cattolici statunitensi non potranno votare che per Donald Trump.

Non stiamo parlando dei “cattolici” tra virgolette, cioè gli atei che vanno in Chiesa e sono favorevoli ad aborto, eutanasia, nozze gay ecc.

Stiamo parlando di coloro che professano la fede in Gesù Cristo, nella Chiesa Cattolica voluta dal Divino Maestro, nella fedeltà alla bimillenaria tradizione ecclesiale.

Utilizzando fenomeni incontrollabili (la cosiddetta pandemia da Covid-19) e controllabili (e fomentati) come le proteste razziali di stampo anarco-socialista (con venature anticristiane) e i media di regime, i Democratici hanno fatto e stanno facendo di tutto per screditare Donald Trump ed hanno persino candidato un falso cattolico (Joe Biden) per abbattere il miliardario newyorkese.

Ma Trump, impegnato in una corsa contro il tempo, senza aver recuperato terreno nei sondaggi (che non valgono poi così tanto, visto cosa è accaduto 4 anni fa per la prima elezione del Presidentissimo del Make America Great Again) e per molti osservatori nordamericani (quelli europei hanno i paraocchi, come 4 anni fa) dovrebbe spuntarla.

Il blocco dei gruppi evangelici che lo ha molto sostenuto si è ricompattato. E stavolta si uniranno anche i veri cattolici, cioè quelli fedeli alla tradizione, che certo non voteranno un abortista, garante delle lobby (come Planned Parenthood e le multinazionali del farmaco) e chi più ne ha più ne metta, come Biden.

I veri cattolici, unitamente agli evangelici e agli ebrei ortodossi, non permetteranno la vittoria di Biden e la conseguente scristianizzazione degli Stati Uniti. Continua a leggere

Blitz sugli 007. L’ultimo colpetto di Stato del monarca Conte

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Quando a luglio si polemizzò sulla intenzione del governo di prorogare lo stato di emergenza come poi è stato fatto fino al 15 ottobre, il premier Giuseppe Conte spiegò di non volere restringere gli spazi di democrazia e il ruolo del Parlamento che la rappresenta. Anzi, disse: «La proroga dello stato di emergenza  non incide sul potere di emanare decreti da parte del presidente del Consiglio. È, di fatto, un presupposto necessario, ma non sufficiente. Serve una fonte di rango primario, ovvero un decreto legge, che prevede un coinvolgimento del Consiglio dei Ministri e poi del Parlamento. Il decreto legge c’è stato ed è stato approvato dai ministri di Conte.

Poi il testo è arrivato in Parlamento. Hanno iniziato a discuterlo in dodici deputati lunedì, e ieri – martedì – il governo attraverso il ministro dei rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, ha posto la questione di fiducia sull’intero testo, che quindi è da prendere o lasciare senza un solo barlume di autonomia del Parlamento. Sì, in teoria quella fiducia può anche essere negata. Ma siamo uomini di mondo: con quel voto Conte chiedere a centinaia di deputati di maggioranza e non solo se preferiscono andare avanti a prendersi la loro indennità e i rimborsi spese che valgono poco meno di 15 mila euro al mese o se invece preferiscono tornare al lavoro che quasi tutti non avevano prima di essere eletti. Perché è chiaro a tutti che se cadesse così un governo non se ne potrebbe fare un altro e anche Sergio Mattarella sarebbe costretto a sciogliere anticipatamente la legislatura.

Dunque si è trattato di una recita di altri tempi, di pure scenette di propaganda cui ci ha abituato questo presidente del Consiglio che è un attore nato anche se purtroppo nei copioni che diligentemente impara non c’è mai un pizzico di verità nemmeno per errore. Il Parlamento non conta nulla, Conte ormai si è abituato in questi mesi a regnare più che a governare, e la scenetta di ieri né è amara testimonianza.
In realtà qualche atto in più alla commedia avrebbe potuto aggiungerlo il premier, anche per rendere un pizzico più credibile la sua vocazione democratica (che è pura fiction). Solo che nell’esercizio dei suoi superpoteri aveva lasciato andare un po’ troppo la mano, e in quel decreto legge sullo stato di emergenza sul Covid aveva inserito una norma adattissima ai suoi superpoteri ma assai estranea da quella materia. Un codicillo che gli permetteva di prolungare di altri quattro annetti per l’emergenza le nomine dei capi dei servizi segreti con cui si trovava in sintonia (è lui a guidarli). Intendiamoci, degnissime persone che farebbero bene il loro mestiere per anni. Ma quella «prorogatio» in beffa perfino a qualsiasi successore che non avrebbe avuto la libertà di scegliersi gli uomini più di fiducia per compiti tanto delicati, era un po’ troppo. Perfino dentro il gruppo di maggioranza che sostiene il governo, quei M5s che tanto hanno dimenticato delle loro origini, del loro credo e delle loro bandiere cedendo alla realpolitik, ma ogni tanto hanno un sussulto di dignità e se le ricordano.

Così una assai tenace come la giovane calabrese Federica Dieni, che siede nel Copasir e maneggia la materia, non ha voluto adeguarsi ai comodi di Conte. Ha presentato un bell’emendamento soppressivo di quel passaggio del decreto Covid, e trovato altri 50 che la pensavano come lei pronti ad aggiungere la loro firma. La questione è divenuta grossa, secondo il tam tam dei parlamentari dietro a quella scelta ci sarebbe stato addirittura il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha negato sdegnato in un comunicato. Ora sono convinto che se fosse libero Di Maio farebbe non uno sgambetto, ma assai di più a quel Conte da cui è stato tradito fino a dovere cedere la guida del movimento politico in cui è nato. Ma non è così sprovveduto da compiere un passo falso così clamoroso, di cui subirebbe conseguenze assai peggiori. Semplicemente quella prepotenza legislativa di Conte non andava giù nemmeno a gran parte della sua maggioranza. Ed essendo lui un vero democratico, ha risolto la questione in modo assai semplice: ha tolto loro la voce. Amen. Già che c’era ha pensato di farlo anche su un altro testo che doveva essere esaminato dal Parlamento: il decreto semplificazioni. Anche lì fiducia: o fanno come vuole lui perfino sulle virgole, o tutti a casa senza i 15 mila euro al mese. Non si può dire che Conte non sappia difendere il suo potere con le unghie e con i denti, ma è anche colpa della debolezza altrui.

Ecco, queste scenette bisognerebbe ricordarsele quando si discute del prossimo referendum sul taglio dei parlamentari come fosse una questione decisiva per il nostro sistema politico. No, non lo è. Gli eletti non contano un fico secco e al massimo rappresentano il leader che gli ha regalato quella poltrona. Il loro ruolo è nullo. Dieci, cento, mille non fa alcuna differenza, né la loro presenza aumenta o diminuisce il tasso di democrazia. Quella non c’è, e nel regno che siamo diventati vale solo chi porta la corona sul capo.

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/09/02/news/dl-covid-colpetto-stato-premier-giuseppe-conte-fiducia-nomine-servizi-segreti-m5s-pd-governo-24385266/

La Lega assedia Palazzo Chigi: “Vergogna, Conte ora scappa”

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Una delegazione del Carroccio attende il presidente del Consiglio alle porte della sede del governo: “Scappa e si chiude nel suo palazzo, anzichè venire a parlare coi rappresentanti del popolo”

La Lega scende in piazza e organizza una protesta chiedendo a Giuseppe Conte di uscire da Palazzo Chigi per dare delle urgenti risposte al Paese sulla questione immigrazione clandestina e gestione dell’emergenza Coronavirus, oltre che per supportare l’operato del presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci con cui il premier ha in programma un incontro quest’oggi.

La delegazione del Carroccio, guidata dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, è partita da Montecitorio intorno alle ore 14:30, radunandosi poi in piazza Colonna.“Processate anche me – Io sto con Salvini”, si legge nelle t-shirt bianche indossate dai rappresentanti della Lega, che espongono anche dei cartelli rossi con la scritta “Stop invasione”. Un flash mob organizzato a sostegno del governatore Musumeci, così come “dei tanti amministratori locali alle prese con un’emergenza generata da un governo che non sa gestirla”, spiega Romeo alla testa della delegazione come riportato da “AdnKronos”.

Scappa e si chiude nel suo palazzo, anzichè venire a parlare coi rappresentanti del popolo”, dice il capogruppo del Carroccio riferendosi al presidente del Consiglio dinanzi agli agenti che gli sbarrano la strada proprio all’ingresso di Palazzo Chigi. “Questo è un problema serio. Abbiamo la necessità di parlare direttamente con lui. Che almeno abbia il coraggio di venire giù, almeno questo”.

I rappresentanti delle forze dell’ordine cercano di fare da pacieri e si assumono l’incarico di riferire direttamente il messaggio al sedicente avvocato del popolo, arroccato nella sua torre d’avorio. “Prima dobbiamo aspettare la risposta di Conte”, replica uno degli uomini all’ingresso. “Noi siamo qua”, risponde Romeo. “Non è che pensiamo di voler entrare tutti nel suo ufficio”, rassicura, prima che venga richiesto da un agente di sgomberare l’ingresso al palazzo. “Due o tre metri dietro si può stare?”. “Due metri indietro, dai”, dice il capogruppo leghista al Senato al resto dei manifestanti accalcato alle sue spalle, nell’attesa che il messaggio venga inoltrato il prima possibile a Giuseppe Conte.

Già in mattinata il leader del Carroccio Matteo Salvini aveva postato un tweet polemico sulla gestione del problema migranti e dell’emergenza sanitaria in atto, ritenuta deficitaria ed insufficiente a garantire la sicurezza pubblica. “Centinaia di sbarchi con Forze dell’Ordine allo stremo e Lampedusa sempre più nel caos”, aveva scritto l’ex vicepremier. “Denunciamo questo governo incapace e pericoloso per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e perché mette a rischio la salute dei cittadini e delle donne e uomini in divisa”.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/politica/flash-mob-lega-favore-musumeci-conte-scappa-1887203.html

Viganò sconfessa il Concilio e i falsi Pastori

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Cari amici di Duc in altum, vi propongo questo contributo che monsignor Carlo Maria Viganò mi ha fatto pervenire. Si tratta di una risposta al giornalista Stephen Kokx e non esito a definirla determinante, decisiva.

A.M.V.

***

Caro dottor Kokx, ho letto con vivo interesse un suo articolo dal titolo Domande per Viganò: sua eccellenza ha ragione sul Vaticano II, ma cosa pensa che dovrebbero fare i cattolici ora?, apparso su Catholic Family News lo scorso 22 agosto (qui). Trattandosi di questioni molto importanti per i fedeli, rispondo volentieri alle sue domande.

Ella mi chiede: «Cosa significa “separarsi” dalla chiesa conciliare secondo l’Arcivescovo Viganò?». Le rispondo a mia volta con una domanda: «Cosa significa separarsi dalla Chiesa cattolica secondo i fautori del Concilio?» Pur essendo evidente che non è possibile alcuna commistione con coloro che propongono dottrine adulterate del manifesto ideologico conciliare, occorre precisare che il semplice fatto di essere battezzati e membra vive della Chiesa di Cristo non implica l’adesione alla compagine conciliare; questo vale anzitutto per i semplici fedeli e per i chierici secolari e regolari che, per varie ragioni, si considerano sinceramente cattolici e che riconoscono la Gerarchia.

Andrebbe invece chiarita la posizione di quanti, dichiarandosi cattolici, abbracciano le dottrine eterodosse che si sono diffuse in questi decenni, con la consapevolezza che esse rappresentano una rottura con il Magistero precedente. In questo caso è lecito mettere in dubbio la loro reale appartenenza alla Chiesa cattolica, nella quale tuttavia essi ricoprono ruoli ufficiali che conferiscono loro autorità. Un’autorità esercitata illecitamente, se lo scopo che si prefigge è di obbligare i fedeli ad accettare la rivoluzione imposta da dopo il Concilio.

Una volta chiarito questo punto, risulta evidente che non sono i fedeli tradizionalisti – ossia i cattolici veri, secondo le parole di san Pio X – che devono abbandonare la Chiesa nella quale hanno pieno diritto di rimanere e dalla quale sarebbe sciagurato separarsi; ma i modernisti, i quali usurpano il nome cattolico proprio perché esso è l’unico burocratico elemento che consente loro di non essere considerati al pari di qualsiasi setta eretica. Questa loro pretesa serve infatti ad evitare di finire tra le centinaia di movimenti ereticali che nel corso dei secoli hanno creduto di poter riformare la Chiesa a proprio piacimento, anteponendo il proprio orgoglio all’umile custodia dell’insegnamento di Nostro Signore. Ma come non è possibile rivendicare la cittadinanza di una Patria di cui non si condivide la lingua, il diritto, la fede e la tradizione; così è impossibile che chi non condivide la fede, la morale, la liturgia e la disciplina della Chiesa cattolica possa arrogarsi il diritto di rimanere al suo interno e addirittura di ascendere i gradi della Gerarchia.

Non cediamo quindi alla tentazione di abbandonare – pur con giustificato sdegno – la Chiesa cattolica, col pretesto che essa è invasa da eretici e fornicatori: sono costoro che vanno cacciati dal sacro recinto, in un’opera di purificazione e di penitenza che deve partire da ciascuno di noi.

È altresì evidente che vi sono casi molto diffusi in cui il fedele incontra gravi problemi nel frequentare la parrocchia, così come sono ancora poco numerose le chiese in cui si celebra la Santa Messa nel rito cattolico. Gli orrori che dilagano da decenni in molte nostre parrocchie e santuari rendono impossibile anche solo assistere ad una «eucarestia» senza essere turbati e mettere a rischio la propria fede. Così come è molto difficile assicurare a sé e ai propri figli un’istruzione cattolica, sacramenti celebrati degnamente e una guida spirituale solida. In questi casi i fedeli laici hanno il diritto e il dovere di cercare sacerdoti, comunità e istituti che siano fedeli al Magistero di sempre. E che alla lodevole celebrazione della liturgia in rito antico sappiano accompagnare la fedele adesione alla dottrina e alla morale, senza alcun cedimento sul fronte del Concilio.

La situazione è certamente più complessa per i chierici, che dipendono gerarchicamente dal proprio vescovo o dal superiore religioso, ma che allo stesso tempo hanno il diritto sacrosanto di rimanere cattolici e di poter celebrare secondo il rito cattolico. Se da un lato i laici hanno più libertà di movimento nello scegliere la comunità alla quale rivolgersi per la Messa, i sacramenti e l’istruzione religiosa, ma meno autonomia per il fatto di dover comunque dipendere da un sacerdote; dall’altro lato i chierici hanno meno libertà di movimento, essendo incardinati nella diocesi o nell’ordine e sottoposti all’autorità ecclesiastica, ma più autonomia per il fatto di poter legittimamente decidere di celebrare la Messa e amministrare i sacramenti nel Rito Tridentino e di predicare conformemente alla sana dottrina. Il motu proprio Summorum Pontificum ha ribadito che fedeli e sacerdoti hanno il diritto inalienabile – che non può essere loro negato – di avvalersi della liturgia che più perfettamente esprime la nostra fede. Ma questo diritto va oggi usato non solo e non tanto per conservare la forma straordinaria del rito, ma per testimoniare l’adesione a quel depositum fidei che solo nel rito antico trova perfetta corrispondenza.

Ricevo quotidianamente lettere accorate di sacerdoti e di religiosi che vengono emarginati o trasferiti o ostracizzati a causa della loro fedeltà alla Chiesa: la tentazione di trovare un ubi consistam lontano dallo strepito dei novatori è forte, ma dobbiamo trarre esempio dalle persecuzioni che subirono molti santi, tra i quali sant’Atanasio, che ci offrono un modello di come comportarci dinanzi all’eresia dilagante e alla furia persecutoria. Come ha ricordato più volte il mio venerato confratello, monsignor  Athanasius Schneider, l’arianesimo che afflisse la Chiesa all’epoca del Santo Dottore di Alessandria d’Egitto era talmente diffuso tra i vescovi, da lasciar quasi credere che l’ortodossia cattolica fosse completamente scomparsa. Ma fu grazie alla fedeltà e all’eroica testimonianza dei pochi vescovi rimasti fedeli, che la Chiesa seppe risollevarsi. Senza quella testimonianza, l’arianesimo non sarebbe stato sconfitto: senza la nostra testimonianza odierna, non verrà sconfitto il modernismo e l’apostasia globalista di questo pontificato.

Non è quindi questione di lavorare dall’interno o dall’esterno: i vignaioli sono chiamati a lavorare nella Vigna del Signore, ed è che devono rimanere anche a costo della vita; i pastori sono chiamati a pascere il Gregge del Signore, a tenere lontani i lupi rapaci e a scacciare i mercenari che non si preoccupano per la salvezza delle pecore e degli agnelli.

Quest’opera spesso silenziosa e nascosta è stata compiuta dalla Fraternità San Pio X, alla quale va riconosciuto il merito di non aver lasciato spegnere la fiamma della Tradizione, in un momento in cui celebrare la Messa antica era considerato sovversivo e motivo di scomunica. I suoi sacerdoti sono stati una salutare spina nel fianco nel corpo ecclesiale, considerati come un insopportabile termine di paragone per i fedeli, un rimprovero costante al tradimento compiuto ai danni del popolo di Dio, un’alternativa inammissibile al nuovo corso conciliare. E se la loro fedeltà ha reso inevitabile la disobbedienza al Papa con le consacrazioni episcopali, grazie a esse la Fraternità ha potuto proteggersi dall’attacco furioso dei novatori e ha permesso, con la sua stessa esistenza, di rendere possibile la liberalizzazione del Rito Antico, fino ad allora proibito. Così come ha consentito di far emergere le contraddizioni e gli errori della setta conciliare, sempre ammiccante nei confronti degli eretici e degli idolatri, ma implacabilmente rigida e intollerante nei confronti della Verità cattolica.

Considero monsignor Lefebvre un esemplare Confessore della Fede e penso sia ormai evidente quanto la sua denuncia del Concilio e dell’apostasia modernista sia fondata e quanto mai attuale. Non va dimenticato che la persecuzione di cui monsignor Lefebvre è stato oggetto da parte della Santa Sede e dell’episcopato mondiale è servita anzitutto come deterrente per i cattolici refrattari alla rivoluzione conciliare.

Concordo parimenti con quanto osservato da sua eccellenza monsignor Bernard Tissier de Mallerais, circa la compresenza di due entità in Roma: la Chiesa di Cristo è occupata ed eclissata dalla compagine modernista conciliare, la quale si è imposta nella stessa gerarchia ed usa l’autorità dei suoi ministri per prevalere sulla Sposa di Cristo e Madre nostra.

La Chiesa di Cristo – che non solo sussiste nella Chiesa cattolica, ma è a titolo esclusivo la Chiesa cattolica – è solo oscurata, eclissata da una strana chiesa, stravagante insediatasi in Roma, secondo la visione della beata Anna Katharina Emmerick. Essa convive, come il grano con la zizzania, nella curia romana, nelle diocesi, nelle parrocchie. Non possiamo giudicare i nostri pastori per le loro intenzioni, né supporre che tutti siano corrotti nella fede e nella morale; al contrario, possiamo sperare che molti di loro, finora rimasti intimiditi e silenti, comprendano, col dilagare della confusione e dell’apostasia, l’inganno di cui sono stati oggetto e si scuotano finalmente dal loro torpore. Numerosi sono i laici che stanno alzando la loro voce; altri seguiranno necessariamente, assieme a buoni sacerdoti, certamente presenti in ogni diocesi. Questo risveglio della Chiesa militante – oserei chiamarla quasi una resurrezione – è necessario, improrogabile e inevitabile: nessun figlio tollera che la propria madre sia oltraggiata dai servitori, né che il padre sia tiranneggiato dagli amministratori dei suoi beni. Il Signore ci offre, in questi dolorosi frangenti, la possibilità di essere suoi alleati e di combattere questa santa battaglia sotto il suo vessillo: il Re vincitore dell’errore e della morte ci permette di condividere l’onore della vittoria trionfale e il premio eterno che ne deriva, dopo avere con Lui sopportato e sofferto.

Ma per meritare la gloria immortale del Cielo siamo chiamati a riscoprire – in un’epoca svirilizzata e priva di valori quali l’onore, la fedeltà alla parola data, l’eroismo – un aspetto fondamentale per ogni battezzato: la vita cristiana è una militia, e con il sacramento della Confermazione siamo chiamati ad essere soldati di Cristo, sotto le cui insegne dobbiamo combattere. Certo, nella maggior parte dei casi si tratta di un combattimento essenzialmente spirituale; ma nel corso della Storia abbiamo visto quanto spesso, dinanzi alla violazione dei diritti sovrani di Dio e delle libertà della Chiesa, sia stato necessario anche prendere le armi: ce lo insegna la strenua resistenza per respingere le invasioni islamiche a Lepanto e alle porte di Vienna, la persecuzione dei Cristeros in Messico, dei cattolici in Spagna, ed ancor oggi la guerra crudele ai cristiani di tutto il mondo. Mai come oggi possiamo comprendere l’odio teologico dei nemici di Dio, ispirati da Satana: l’attacco a tutto ciò che ricorda la Croce di Cristo – la Virtù, il Bene e il Bello, la purezza – ci deve spronare ad alzarci, in un sussulto di fierezza, per rivendicare il nostro diritto non solo a non esser perseguitati dai nemici esterni, ma anche e soprattutto ad avere dei pastori forti e coraggiosi, santi e timorati di Dio, che facciano esattamente quello che i loro predecessori hanno fatto per secoli: predicare il Vangelo di Cristo, convertire i singoli e le nazioni, espandere in tutto il mondo il Regno del Dio Vivo e Vero.

Siamo tutti chiamati a compiere un gesto di Fortezza – virtù cardinale dimenticata, che non a caso in greco richiama la forza virile, ἀνδρεία – nel saper resistere ai Modernisti: una resistenza che si radica nella Carità e nella Verità, attributi di Dio.

Se celebrate solo la Messa tridentina e predicate la sana dottrina senza menzionare il Concilio, cosa potranno mai farvi? Cacciarvi dalle vostre chiese, forse, e poi? Nessuno potrà mai impedirvi di rinnovare il Santo Sacrificio anche su un altare di fortuna in una cantina o in una soffitta, come i preti refrattari durante la Rivoluzione francese, o come ancor oggi avviene in Cina. E se proveranno ad allontanarvi, resistete: la legge canonica serve per garantire il governo della Chiesa nel perseguimento delle sue finalità principali, non per demolirla. Smettiamola di temere che la colpa dello scisma sia di chi lo denuncia, e non di chi lo compie: sono scismatici ed eretici coloro che feriscono e crocifiggono il Corpo Mistico di Cristo, non coloro che lo difendono denunciando i carnefici!

I laici possono pretendere dai loro ministri di comportarsi come tali, preferendo quanti danno prova di non esser contaminati dagli errori presenti. Se una Messa diventa un’occasione di tortura per il fedele, se egli è costretto ad assistere a sacrilegi o a sopportare eresie e farneticamente indegni della Casa del Signore, è mille volte preferibile recarsi in una chiesa in cui il sacerdote celebri degnamente il Santo Sacrificio, nel rito che la Tradizione ci ha consegnato, e predichi conformemente alla sana dottrina. Quando i parroci e i vescovi si accorgeranno, che il popolo cristiano pretende il pane della fede e non le pietre o gli scorpioni della neo-chiesa, metteranno da parte le proprie paure e asseconderanno le legittime richieste dei fedeli; gli altri, veri mercenari, si mostreranno per quello che sono e sapranno raccogliere intorno a sé solo quanti condividono i loro errori e perversioni. Si estingueranno da soli: il Signore secca la palude e rende arida la terra su cui crescono i rovi; spegne le vocazioni nei seminari corrotti e nei conventi ribelli alla Regola.

I fedeli laici hanno oggi un compito sacro: confortare i buoni sacerdoti e i buoni vescovi, stringendosi attorno a loro come le pecore al loro pastore. Ospitarli, aiutarli, consolarli nelle tribolazioni. Creare comunità in cui non domini la mormorazione e la divisione, ma la Carità fraterna nel vincolo della fede. E poiché nell’ordine stabilito da Dio – κόσμος – i sudditi devono obbedienza all’autorità e non possono far altro che resisterle quando abusa del proprio potere, nessuna colpa sarà ad essi imputata per l’infedeltà dei suoi capi, sui quali invece pesa la responsabilità gravissima del modo in cui esercitano il potere vicario che è stato loro dato. Non dobbiamo ribellarci, ma opporci; non dobbiamo compiacerci degli errori dei nostri pastori, ma pregare per loro e ammonirli con rispetto; non dobbiamo mettere in discussione la loro autorità, ma il modo in cui essi la usano.

Sono certo, di una certezza che mi viene dalla Fede, che il Signore non mancherà di ricompensare la nostra fedeltà, dopo averci punito per le colpe degli uomini di Chiesa, concedendoci santi sacerdoti, santi vescovi, santi cardinali e soprattutto un santo Papa. Ma questi santi sorgeranno dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità, dalle nostre chiese: famiglie, comunità e chiese in cui la Grazia di Dio dev’esser coltivata con la preghiera costante, con la frequenza della Santa Messa e dei sacramenti, con l’offerta di sacrifici e penitenze che la comunione dei santi ci permette di offrire alla divina maestà per espiare i nostri peccati e quelli dei nostri fratelli, anche di quelli costituiti in autorità. I laici hanno in questo un ruolo fondamentale: custodire la Fede all’interno della famiglia, in modo che i giovani che sono educati nell’amore e nel timore di Dio possano un giorno esser padri e madri responsabili, ma anche degni ministri del Signore, suoi araldi negli ordini religiosi maschili e femminili, suoi apostoli nella società civile.

La cura contro la ribellione è l’obbedienza. La cura contro l’eresia è la fedeltà all’insegnamento della Tradizione. La cura contro lo scisma è la filiale devozione per i sacri pastori. La cura contro l’apostasia è l’amore di Dio e della sua Santissima Madre. La cura contro il vizio è la pratica umile della virtù. La cura contro la corruttela dei costumi è vivere costantemente alla presenza di Dio. Ma l’obbedienza non può pervertirsi in servilismo stolido; il rispetto dell’autorità non può pervertirsi in cortigianeria. E non dimentichiamo che se è dovere dei laici obbedire ai loro pastori, è ancor più grave dovere dei Pastori obbedire a Dio, usque ad effusionem sanguinis.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

DA

https://www.aldomariavalli.it/2020/09/02/non-cediamo-alla-tentazione-di-abbandonare-la-chiesa-perche-invasa-da-eretici-e-fornicatori-sono-loro-che-vanno-cacciati/amp/

Gentiloni ci vieta di abbassare le tasse

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Il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, dice che i soldi del Recovery Fund non devono essere usati per abbassare le tasse. Ma perché? E se ci fosse un buon progetto per lasciare più soldi nelle tasche degli italiani, così da poter rilanciare l’economia? Purtroppo, gli aiuti dell’Ue, di questo passo, serviranno solo a due cose: perpetuare il sistema dei bonus e mantenere un insano dirigismo economico. Malissimo.

Giancristiano Desiderio, 1° settembre 2020

DA

Gentiloni ci vieta di abbassare le tasse

L’ERESIARCA BERGOGLIO

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A sinistra, Bergoglio. A destra, San Carlo che comunica gli appestati, raffigurato da Tanzio da Varallo. La differenza tra i due è decisiva. Il secondo sta accanto ai sofferenti, come Cristo. È tra loro e non cessa di portare loro il messaggio di speranza. Bergoglio, invece, ha messo da parte la fede in Cristo per aderire alla fede nella scienza e nella nuova religione terapeutica: distanziamento sociale, acquasantiere di gel e – questo il punto – abbandono dei sofferenti al loro destino. Dei due soli, di cui scriveva il padre Dante, uno si è oggi oscurato, piegandosi all’altro: la Chiesa si è piegata al potere temporale. Quando durante il lockdown i preti volevano seguitare nelle funzioni religiose, Bergoglio si oppose: bisogna obbedire al governo, disse. Che è, appunto, riconoscere che il potere spirituale è stato scardinato da quello temporale.

Da post di Diego Fusaro

BAGNAI vs GENTILONI IN COMMISSIONE PARLAMENTARE. A domanda l’imputato non rispose…

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Vi presentiamo un estratto dell’Audizione del ̶s̶o̶t̶t̶o̶s̶e̶g̶r̶e̶t̶a̶r̶i̶o̶ ̶d̶i̶ ̶D̶o̶m̶b̶r̶o̶v̶s̶k̶i̶s̶  Commissario Europeo al Bilancio Gentiloni davanti alla V Commissione Bilancio presieduta da Marattin (che riprende Bagnai per essersi temporaneamente tolto la maschera…). Bagnai fa cinque domande precise:

  • Esistono delle stime dell’impatto macro del recovery fund. Commentatori parlano di un impatto dell’1% del PIL a fronte di un calo a livello europeo del 8%;
  • “Ora abbiamo le risorse” ha detto Gentiloni, che poi sono prestiti. La Commissione ha valutato l’impatto sui mercati dei bond nazionali diq euste emissioni, perchè oggi  anche il Sole 24 Ore ha parlato di un possibile penalizzazione dei tassi dei mercati nazionali;
  • Ci sono studi sul pricing di titoli italiani di seniority, cioè privilegio, pari a quello dei titoli europei, e sulla base di quale norma la seniority dei titoli europei è superiore a quella dei titoli nazionali;
  • Se uno stato non restituisce i fondi, chi paga? Chi tappa il buco;
  • Il SURE è stato chiesto da 17 paesi, ma non da Francia e Germania. Il MES è stato chiesto solo da Cipro, che è molto diverso dal nostro?

Gentiloni parla di domande “Molto numerose”… sono cinque.

Risposte:

  • L’impatto dovrebbe essere del 1,8% nel 2021-22 e del 2,2 nel 2014.. (no , nel 2024… gaffe di Gentiloni) . Gentiloni, bontà sua, afferma che l’impatto sui paesi più indebitati dovrebbero essere maggiori… Però le risorse sono “Strategiche” perchè è “Debito comune per obiettivi comuni”. Il che è bello, ma potrebbe anche non interessare;
  • La Commissioni avrà condizioni favorevoli… ed dovrebbe diventare n”Un asset sicuro molto ricercato”, ma, così dicendo, viene a confermare il fatto che i debiti di stato saranno colpiti, anche se Gentiloni auspica che questo effetto non vi sia;
  • il tema della Seniority è astratto e, secondo Gentiloni, è discutibile che il debito della Commissione sia Senior. Per Gentiloni non esiste la possibilità di ristrutturazione dei debiti nazionali. Si diceva lo stesso delle obbligazioni bancarie. Comunque la base di seniority del Recovery è tutta da capire;
  • perchè funziona il SURE e il MES no? Perchè chi ha usato il MES non lo vuole più !!!!! resta il report sull’uso (ed in realtà, come ha chiarito la Corte dei conti, anche sulla capacità di Rimborso dei prestiti e sulla coerenza dei comportamenti verso le indicazioni della Commissione, ma Gentiloni se l’è dimenticato)…

le risposte non sono complete: l’effetto sui tassi dei debiti, che è molto generico, e cosa succede se qualcuno non paga. Anche lo studio macroeconomico è poco chiaro, dato che, ad esempio, non si è calcolato un  effetto specifico per l’Italia, ma un effetto medio, molto basso, con l’auspicio che qualcuno ne dovrebbe risentire di più. A furia di auspici però si muore…

DA

BAGNAI vs GENTILONI IN COMMISSIONE PARLAMENTARE. A domanda l’imputato non rispose…

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