Il vaccino SputnikV per la collaborazione globale contro la pandemia

Condividi su:
Questo articolo di opinione racconta la storia dietro la creazione del vaccino russo contro il COVID-19 e sottolinea la volontà della Russia di cooperare con la comunità internazionale

tratto da Sputnik News

Il «momento Sputnik» è arrivato. Il vaccino russo «Sputnik V» è stato lanciato diventando il primo vaccino COVID-19 registrato al mondo e rievocando i ricordi del lancio shock nel 1957 del satellite sovietico, che aprì lo Spazio all’esplorazione umana. Quella nuova portò non solo alla competizione ma anche a molti sforzi di collaborazione, inclusa la missione congiunta Apollo-Soyuz degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica.

Un vaccino COVID-19 è la priorità numero uno al mondo in questo momento e molti paesi, organizzazioni e aziende, affermano di essere vicine a svilupparne uno. Entro la fine di quest’anno alcuni altri paesi potrebbero avere i propri vaccini. È importante che le barriere politiche non impediscano che le migliori tecnologie disponibili vengano utilizzate a beneficio di tutte le persone di fronte alla sfida più grave cui l’umanità si trova a dover affrontare da decenni.

Sfortunatamente, invece di esaminare la scienza dietro la collaudata piattaforma di vaccini basata sui vettori adenovirali (virus a DNA) che la Russia ha sviluppato, alcuni politici e media internazionali hanno scelto di concentrarsi sulla politica e sui tentativi di minare la credibilità del vaccino russo. Crediamo che un tale approccio sia controproducente e chiediamo un ‘cessate il fuoco’ politico sui vaccini di fronte alla pandemia COVID-19. CONTINUA SU:  https://www.diariodelweb.it/esteri/articolo/?nid=20200811-547136

Vaticano verso un settembre molto “caldo”?

Condividi su:

Insolitamente, nelle stanze vaticane si parla di “successione”, si fanno strani discorsi, congetture, pare di essere arrivati ad un capolinea. Qualcuno, tra coloro che mormorano ai e tra i potenti prevede un mese di settembre molto caldo Oltretevere, e forse ne avvertiamo le avvisaglie…(n.d.r.)

di Francesco Boezi

In Vaticano ragionano sul futuro della Chiesa. Già da adesso può iniziare la partita per il dopo Bergoglio

Parlare del prossimo Papa con Jorge Mario Bergoglio ancora regnante può essere percepito come un esercizio privo di senso, ma di questi tempi alcune case editrici stanno pubblicando alcuni libri che trattano proprio del “Next Pope”, del consacrato che sarà chiamato a regnare sul soglio di Pietro.

“Perché?”, ci si potrebbe chiedere. Le ragioni possono essere soprattutto due: c’è chi evidenzia che i cardinali non si conoscano tra di loro e quindi abbiano bisogno in anticipo dei profili degli altri porporati per scegliere in futuro, ma c’è anche chi pensa che papa Francesco possa persino dimettersi. Joseph Ratzinger ha aperto una breccia nella storia.

Benedetto XVI ha creato una figura nuova, il pontefice emerito. E nessuno, a ben vedere, può dare per scontato che Joseph Ratzinger rimanga l’unico papa ad optare per quella scelta dopo la rinuncia del 2013.

Quando abbiamo intervistato il vaticanista del National Catholic Register per Inside Over, Edward Pentin ci ha detto che la scelta di lavorare alla sua ultima fatica, “The Next Pope” appunto, è dipesa pure dal fatto che “Ii un conclave, di solito, non è solo il pubblico ad avere poca o nessuna conoscenza del futuro Papa. Forse, sorprendentemente, nemmeno i cardinali che stanno votando per lui. Nell’ultimo conclave del 2013, un cardinale ha dichiarato in modo memorabile di aver trovato confuse le informazioni ricevute e altri si sono lamentati della mancanza di informazioni su chi votavano”. Questa è una delle spiegazioni che riguardano la ratio di una delle pubblicazioni comparse sul prossimo vescovo di Roma. Continua a leggere

Manifesto dei Migranti Interni

Condividi su:

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Questo appello è rivolto a quanti sono nauseati dalla dominazione politica e governativa, intellettuale e ideologica, sanitaria e giudiziaria del nostro Paese e vogliono marinare il regime, come un tempo si diceva marinare la scuola.

É un manifesto dedicato a quanti sono insofferenti del potere vigente e dei palloni gonfiati che lo occupano e al loro abuso dell’emergenza; disgustati dalla mafia governativa, giudiziaria e ideologica che ci sovrasta e dall’omertà delle massime istituzioni; soffocati dall’asfissiante cappa di conformismo politically correct e dalla demagogia umanitaria, in aperto dissenso con le leggi che stabiliscono reati d’opinione a tutela di alcune categorie privilegiate; ma al tempo stesso l’appello è rivolto a quanti sono insoddisfatti dall’evanescente pochezza delle opposizioni e dalla loro inefficacia. Come sfuggire alla morsa velenosa del regime di sorveglianza in cui stiamo scivolando?

Nell’attesa sfiduciosa di una svolta, di un salutare cambiamento, ecco una exit strategy, una via di fuga da perseguire seduta stante, senza mobilitazione di piazza né movimenti politici: la chiamiamo migrazione interna o interiore, emigrazione mentale e sentimentale. Scelta singola, individuale o di gruppo, anche se può diventare una tendenza diffusa. Migrare stando a casa o nei paraggi o in un luogo del cuore a cui siamo legati. Ovvero, il contrario dei flussi migratori che hanno perso l’aspetto storico dell’emigrazione e somigliano all’esodo biblico delle migrazioni di popoli.

La migrazione interna non è una fuga dalla terra natia ma all’opposto, il rifugio nei luoghi natii per ripararsi dalla dominazione presente. Nessun barcone, nessun viaggio clandestino, nessuna Ong e nessuna richiesta di asilo ma lo sdegnoso rifiuto della dominazione sotto cui viviamo, per ripararsi ai margini della città e dello Stato; in campagna, in fattoria, nel paesino d’origine o d’elezione, nelle località di mare o di montagna. Scottati e incoraggiati dal lungo lockdown dei mesi scorsi, desiderosi di sottrarsi a nuovi arresti domiciliari in città, ventilati dall’emergenza, impossibilitati dalle proibizioni sanitarie a partire per mete lontane o destinazioni esotiche, l’unica soluzione è la migrazione interna, restando a casa o nella seconda casa, o trasferendosi nel casale abbandonato, dove siano più lontani i clamori molesti del giorno. È il modo per sfuggire al dispotismo dell’emergenza come alla globalizzazione onnipervasiva. Continua a leggere

L’Italia amplia la legislazione pro-aborto. Morgante: così incatenate le donne con una falsa libertà

Condividi su:

La decisione del ministro della Salute Speranza di permettere l’uso della pillola  abortiva RU486 (mifepristone) per interrompere la gravidanza fino alla nona settimana, senza ricovero ospedaliero, l’Italia amplia ulteriormente la legislazione sull’aborto. Pare che dietro la scelta ministeriale ci sia un parere del Consiglio Superiore di Sanità di cui però non si trova documentazione. I precedenti pareri del massimo organo in materia di salute erano stati contrari al prolungamento alla nona settimana che invece adesso è permesso.

Finora, dopo che nel 2009 in seguito ad una lunga battaglia dei radicali, l’aborto fai-da-te era consentito fino alla settima settimana, ora si arriva ai due mesi. Grande soddisfazione da parte della sinistra, che legge questa decisione come un allineamento alla legislazione degli altri paesi europei. La sen. De Petris parla di “un passo avanti fondamentale sulla strada della civiltà“. Laura Boldrini, Pd, ringrazia Speranza a nome delle “deputate dell’intergruppo per le donne

Preoccupazioni e critiche invece dai cattolici e da destra. 

Per Giorgia Meloni si tratta “di un balzo indietro per le donne e non un passo in avanti verso una maggiore libera autodeterminazione femminile come vuol far credere la sinistra. Non calcolare il rischio potenziale che questa scelta comporta è da irresponsabili. Così si contravviene a quanto contenuto nella legge 194/78, sulle condizioni di sicurezza richieste per l’interruzione volontaria della gravidanza“.

Reazioni anche a Verona. Maddalena Morgante, candidata di Fratelli d’Italia alle regionali, dichiara che “ampliare le possibilità di utilizzo della pillola abortiva #Ru486 non vuol dire aumentare la libertà delle donne e la loro tutela sanitaria. È un provvedimento maschilista -continua- che incatena le donne con una falsa libertà. Per questo dico no oggi, e dirò sempre no e combatterò questa vergogna, questo sfruttamento, questi omicidi derubricati a malesseri passeggeri. La #vita inizia dal concepimento e non ce se ne sbarazza come fosse un mal di testa. No a questa politica pro-morte.

Fonte. https://www.giornaleadige.it/litalia-amplia-la-legislazione-pro-aborto-morgante-cosi-incatenate-le-donne-con-una-falsa-liberta/

Conte ha mentito pure al Parlamento, altro che Cts: il premier ha segregato in casa gli italiani

Condividi su:

di Riccardo Mazzoni

La situazione era già grave anche prima della desecretazione parziale dei documenti del Comitato tecnico scientifico, visto che il governo aveva limitato molte libertà costituzionali sulla base di atti amministrativi del presidente del consiglio sanati solo ex post da decreti legge passati dal Parlamento. La riforma dei servizi segreti inserita di soppiatto nel decreto di proroga dello stato d’emergenza sembrava poi aver raggiunto il culmine della spregiudicatezza di un governo che può contare su una maggioranza parlamentare ma che è, fin dalla sua costituzione, minoranza nel Paese.

Al peggio però non c’è mai fine, e lo si è scoperto ieri, quando Conte – dopo una strenua resistenza – ha deciso di desecretare i documenti del Cts non di propria volontà, ma per l’intervento del Copasir e per la certezza che il Consiglio di Stato gli avrebbe dato torto. Quei documenti hanno dimostrato che il lockdown totale non era stato deciso dai tecnici, che avevano dato indicazione del tutto diversa, limitandosi a suggerire le zone rosse solo nelle regioni del nord più a rischio, ma esclusivamente dal governo. Una decisione tutta politica, dunque, dopo che per settimane si era fatto credere agli italiani che il potere esecutivo fosse stato eterodiretto da un’oligarchia di esperti, e che non avesse toccato foglia che il Comitato non volesse. Tutto falso, o quasi: la responsabilità di aver condannato alla chiusura milioni di imprese, molte delle quali non riapriranno mai più i battenti anche e soprattutto nel centro-sud, con un principio di precauzione applicato quindi molto oltre le indicazioni della scienza, va attribuita solo e soltanto alla sindrome da onnipotenza che ha colto il premier, i suoi più stretti collaboratori e alcuni ministri di fronte alla pandemia. Continua a leggere

Sondaggio, Luca Zaia scrive la storia del Veneto: “Per lui percentuali alla Putin”, dove porta la Lega

Condividi su:

di Alessandro Gonzato

Finisse così, Luca Zaia scriverebbe la storia, la Sinistra subirebbe una sconfitta senza precedenti e il Movimento Cinque Stelle, nell’ex Serenissima, sparirebbe. Il sondaggio di Fabbrica Politica, realizzato tra il 3 e il 5 agosto in vista delle elezioni regionali in Veneto (20-21 settembre), riporta numeri impressionanti. E la sensazione, annusando l’aria che tira a Nordest, è che non siano così azzardati, tutt’ altro. Il centrodestra, guidato dal governatore leghista, è dato all’80,7%. Il centrosinistra, il cui candidato è il vicesindaco di Padova Arturo Lorenzoni, al 12,7. I grillini, capitanati da Enrico Cappelletti, agonizzanti all’1,9, il che significherebbe non piazzare nemmeno un consigliere nell’assemblea veneta. Italia Viva non supererebbe lo 0,5, un’umiliazione devastante per Renzi che fino a un mese fa, proprio per evitare un risultato simile, era molto indeciso se presentarsi staccato dalla coalizione.

Che il Pd fosse destinato a non toccare palla era scontato, d’altronde in Veneto non l’ha mai fatto e l’emergenza Covid ha moltiplicato i consensi di cui gode il “doge” Zaia. E però, come sottolinea il fondatore di Fabbrica Politica, Matteo Spigolon, «il governatore va verso percentuali alla Putin». «In alcuni comuni del Trevigiano», fa presente, «Zaia supera il 90%». La vera sfida è tutta interna, tra la Lista Zaia (rilevata al 36,8) e quella della Lega (31,4). Potrebbe essercene anche un’altra, formata dagli amministratori locali, ma ancora non è certa. Cinque anni fa la lista del presidente prese il 23 e quella del Carroccio il 18. La grande novità della tornata elettorale, al di là del margine d’errore dei sondaggi, sarà Fratelli d’Italia: la Meloni è data al 9,7 a fronte del 2,6% ottenuto nel 2015. Forza Italia passerebbe dal 6 al 2,8. Il Pd, con Alessandra Moretti portabandiera, prese il 16,6% e ottenere meno di “Ladylike” – come si soprannominò con conseguenze nefaste l’europarlamentare – sembrava missione per pochi. Oggi il sondaggio dà i Dem al 9,2 e dunque anche Lorenzoni, la cui lista personale è valutata all’1,2, a suo modo scriverebbe una pagina indelebile.

I pentastellati, poi, farebbero un triplo carpiato all’indietro rischiando di rimanerci secchi: dal 12% del 2015 quando per una manciata di voti superarono l’allora sindaco di Verona Flavio Tosi fresco di uscita dalla Lega, a nemmeno il 2. Il Partito dei Veneti, gli indipendentisti, è al 3,8. «Le percentuali», aggiunge Spigolon, «potranno oscillare di qualche punto non appena verranno ufficializzati i nomi presenti nelle liste. È comunque inverosimile che in un mese e mezzo cambino in modo significativo, a meno di fatti clamorosi. Zaia fa da traino a tutta la coalizione: c’è una bella differenza se all’intervistato chiedi se voterà un “partito x” o se voterà il “partito x” che corre a sostegno del governatore». Il Veneto è sempre più Zaiastan.

Fonte: https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/24139123/sondaggio-fabbrica-politica-luca-zaia-veneto-regionali-lega-percentuali-vladimir-putin.html

 

 

 

Vedo nero. E anche noi…

Condividi su:

di Alfio Krancic

Missile o non missile, nave russa/moldava carica di nitrato di ammonio, bomba tattica nucleare, deposito di armi di Hezbollah…Chissà qual’è la verità. Una cosa è certa: il FMI e Macron sono corsi in Libano a promettere aiuti (11 miliardi di $), e Dio solo sa quanto ne abbia bisogno il Paese dei Cedri, visto che ora è anche senza le riserve di grano distrutte nei silos dall’esplosione e soprattutto è senza il porto, attraverso il quale arrivava tutto quanto serviva alla sua sopravvivenza. FMI e Macron, dicevo, promettono aiuti a determinate condizioni (come il MES): il governo deve escludere il Partito di Dio, regolarmente eletto da parte del popolo libanese, dalla coalizione di governo. Insomma questo 2020 ci sta promettendo nei prossimi mesi fuochi d’artificio in quantità. Intanto ci ha regalato il Covid, che ha semidistrutto le economie occidentali; poi i soliti “esperti” ci hanno “garantito” una 2a Ondata, che non promette niente di buono; infine ci saranno le devastanti ricadute sociali una volta finite le ultime vacanze: fallimenti, disoccupazione e fame. I “migranti” continuano allegramente ad arrivare con grande gioia di Bergoglio, Boldrini e Bellanova. Addirittura i piddini chiedono l’approvazione dello Ius Soli che dovrebbe, nelle loro intenzioni, rallegrare lo stato d’animo dei cassintegrati e dei licenziati.
Last but not least c’è il quadro internazionale: Trump, che pareva essere un baluardo contro il Deep State e le derive anarco-libertarie, è sotto assedio. Negli USA gli antifa e i BLM continuano simpaticamente a protestare, distruggere e saccheggiare. La celebre maggioranza silenziosa e armata (130 milioni di armi in giro negli USA) , se ne sta rincantucciata in casa e non mette becco nella situazione. Trump è circondato e a Novembre rischia, anche grazie ai brogli elettronici, di perdere le elezioni. Coloro che si aspettavano arresti in massa di pedo-politici, rappresentati dello star-system, dei media etc. temo rimarranno con una canna in mano. Vedo nero. (E pure noi, n.d.r.)

I see black.
August 7, 2020 8:24 am 

Missile or not, Russian / Moldovan
ship loaded with ammonium nitrate, 
tactical nuclear bomb, Hezbollah 
weapons depot ... Who knows what 
the truth is. One thing is certain: 
the IMF and Macron have rushed to 
Lebanon to promise aid ($ 11 billion), 
and God knows how much the Land of the 
Cedars needs it, since it is now also 
without the grain reserves destroyed in 
silos by the explosion and above all it 
is without the port, through which 
everything necessary for its survival 
has arrived. IMF and Macron, I said, 
promise aid under certain conditions 
(such as the ESM): the government must 
exclude the Party of God, duly elected 
by the Lebanese people, and present in 
the ruling coalition. In short, this 2020 
promises us many "fireworks" in the 
coming months. In the meantime, this 
year has given us the Corona-virus 
which has partially destroyed the 
Western economies; then the usual 
"experts" have "guaranteed" us a second 
wave, which does not bode well; at the 
end there will be the devastating social 
repercussions once the last holidays 
are over: bankruptcies, unemployment 
and hunger. The "migrants" continue 
to arrive happy with the great joy of 
Bergoglio, Boldrini and Bellanova. Even 
the ex-communists are asking for the 
approval of the Ius Soli which should, 
in their intentions, cheer the mood
of the sacked and sacked.
Last but not least is the international 
scenario: Trump, who appeared to be a 
bulwark against the Deep State and 
anarcho-libertarian drifts, is under 
siege. In the United States the antifa 
and the BLM happily continue to protest, 
destroy and loot. The famous silent and 
armed majority (130 million guns and 
rifles around the United States) are 
huddled in their homes and do not show 
themselves. Trump is surrounded and 
risks losing the elections in November, 
also thanks to electronic fraud. Those 
who expected mass arrests of pedophile 
politicians, representatives of the 
star system, the media, etc. I'm afraid 
they will be left with a fistful of 
flies in hand. I see black.

Fonte: https://alfiokrancic.com/2020/08/07/vedo-nero/

Da Spadaro ai gesuiti: perché Bergoglio tifa Draghi

Condividi su:

di Gianfranco Amato

Che cosa lega il peronista Bergoglio al mondialista Mario Draghi, tanto da nominarlo alla Pontifica Accademia delle Scienze Sociali? Le simpatie di Spadaro e della rivista dei gesuiti che gli ha riservato elogi sperticati. Fino ad auspicare per lui un impegno in politica

Cosa può legare il peronista (di simpatie giovanili) Jorge Mario Bergoglio con il mondialista Mario Draghi? Cosa possono avere in comune il campione argentino degli ultimi, degli oppressi, dei poveri con il rappresentante italiano dei poteri forti, dell’oligarchia finaziaria, della plutocrazia globalista? Cosa ha da spartire il Pontefice dei poveri con uno che si è reso responsabile della macelleria socio-economica europea, cosa c’entra il Vicario di Cristo con un esponente di rilievo del Pensiero Unico, dell’ideologia del politicamente corretto, del nuovo umanesimo europeo?

La domanda è più che lecita visto che il Papa in persona ha voluto nominare Draghi membro della Pontifica Accademia delle Scienze Sociali, e visto che lo ha incontrato solo un paio di volte in vita sua.

La prima occasione è stata il 19 ottobre 2013, durante un’udienza personale concessa a Mario Draghi e famiglia, mentre la seconda si è presentata il 6 maggio 2016, quando il Papa ricevette il prestigioso internazionale Premio Carlo Magno – il massimo riconoscimento europeo – nella Sala Regia del Palazzo Apostolico. In quel caso Mario Draghi era seduto tra i massivi livelli politici ed economici dell’Unione, insieme ad Angela Merkel, Jean Claude Junker, Martin Schultz e Donald Tusk. Fu proprio in quell’occasione che Bergoglio, nel discorso di ringraziamento per il premio ricevuto, disse espressamente di «sognare un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare». Chi scrisse il discorso al Papa si dimenticò di citare Gesù Cristo, ma sono molti, ormai, nei Sacri Palazzi a ritenere che il nuovo concetto di “umanesimo” possa anche prescindere dalla figura del Figlio di Dio. Continua a leggere

La raccolta firme contro Soros: ecco come vogliono cacciarlo

Condividi su:

Il Conservative Brazil Movement (Mbc) ha già raccolto più di 25mila firme che saranno consegnate al Congresso. L’obiettivo è quello di istituire una giornata mondiale contro l’influenza del magnate e della sua rete. Manifesti affissi a Brasilia

di Roberto Vivaldelli

In Brasile, un movimento conservatore ha da poco promosso una petizione contro l’influenza nel Paese del finanziere George Soros e della sua rete “filantropica”.

La campagna promossa dal Conservative Brazil Movement (Mbc) conta già il supporto di oltre 25mila firme, che verranno ufficialmente consegnate al Congresso Nazionale, il 13 agosto. Come spiegano i promotori, l’iniziativa mira a frenare l’attività e l’influenza di George Soros, fondatore della Open Society Foundations (Osf), uno dei “principali finanziatori di cliniche abortive nel mondo“.

La mobilitazione, sottolineano i referenti del Conservative Brazil Movement, ha l’obiettivo di diventare una campagna globale al fine di istituire il 12 agosto come la Giornata internazionale contro l’influenza ingombrante del magnate liberal, uno dei più importanti sponsor del Partito democratico Usa e di molte Ong progressiste in tutto il mondo. Per il movimento conservatore brasiliano, “Soros è il piú grande finanziatore della sinistra nel mondo, risponsabile di far cadere governi e rendere le nazioni instabili, con proposte che vanno dalla distruzione della cultura giudaico-cristiana, la legalizzazione dell’aborto, la teoria del gender, fino alla censura di Internet. É arrivato il momento di lottare uniti contro la personificazione del globalismo” sottolineano i promotori. Il titolo della campagna è “Non lasciare che George Soros pensi al posto tuo“. Secondo il movimento conservatore brasiliano, Soros finanzia movimenti come Black Lives Matter, alimentando le divisioni razziali. “Secondo un’analisi del Washington Times, l’Open Society Foundations ha stanziato al movimento almeno 33 milioni di dollari in un anno“. Recentemente, un gruppo di giovani del Conservative Brazil Movement si è incontrato a Brasilia per pubblicizzare la campagna con una serie di manifesti affissi in alcuni punti strategici della capitale. Continua a leggere

Se dici Europa a cosa pensi?

Condividi su:

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Dici Europa e cosa ti viene in mente? Contabilità, solo contabilità. Dare soldi, avere soldi. Pagare debiti, avere crediti. Vedi ventisette figure che un tempo si sarebbero chiamati statisti, che in un padiglione asettico e ovattato, fuori della vita reale, stanno lì giorni e giorni a tirare sul prezzo. Con loro ci sono alti funzionari, macro-dirigenti, eurocrati. L’unione, come la divisione, è sempre sui soldi. Dici migranti e l’Europa non sa cosa rispondere, ognuno balbetta per sé. Dici crisi libica, egemonia turca, invasione cinese, repressione di Hong Kong e mille altre cose che riguardano il mondo, e l’Europa non dice, non fa, non ha mai un pensiero unitario ma solo sottopensieri subnazionali, o meglio subdolo nazionali. Dici 5G, commercio con l’est asiatico, veti americani, pandemia e ancora l’Europa non parla, ciascuno farfuglia a livello locale.
Dici famiglia e non solo coppie omo, trans e lesbiche, o dici natura, difesa della natura e non solo dell’ambiente, e l’Europa si assenta, non dice, sono fatti vostri. E peggio succede se il discorso prende una piega più alta, diciamo storica, religiosa, culturale e civile. Se dici civiltà europea ti guardano interdetti e traducono che vuoi difendere l’uomo bianco, sei suprematista, razzista, negriero. E peggiora se precisi che civiltà europea vuol dire civiltà cristiana, greca e romana. La civiltà europea è solo l’antiquariato della civiltà occidentale, ma subito devi dissociarti dalle sue nefandezze, il colonialismo e la colonizzazione culturale, l’egemonia dei suoi valori nel mondo, le crociate e le scoperte. Dunque civiltà occidentale si traduce in senso di colpa e l’Europa è l’archeologia della colpa.
Chi traduce civiltà europea con civiltà cristiana aggrava le cose, dà un tono fanatico, confessionale, da crociata e da inquisizione; molla subito la presa, se non vuoi finire impallinato. La cristianità è ammessa solo come fatto intimo, privato, o social; cristianità puoi tradurla nella Ong di Bergoglio, mica in principi, fede, simboli e tradizione cristiana, cattolica, protestante, ortodossa. Greca non vuol dir nulla ormai, i greci avevano paura dell’infinito, erano local, hanno filosofie, miti e belle statuine, non sono mica un esempio per l’oggi. Romanità peggio mi sento: lo Stato, le quadrate legioni, la civiltà romana, la lex e l’imperium. Esiste però una sottoversione, sottotitolata per i dementi, che racconta la fiaba di Roma pro-migranti: Roma apriva le porte a tutti, dicono i menatori di torrone, dava cittadinanza a chiunque arrivasse, era molto più avanti di noi. Dimenticano che la storia di Roma si è snodata in più di mille anni e con varie fasi e la cittadinanza la davano in loco, non venendo a Roma in massa; e comunque Roma colonizzava il mondo con le armi, sottometteva i popoli con la forza o distruggeva le città che vi si opponevano (tipo Cartagine). E la gente che arrivava a Roma non erano flussi massicci di clandestini ma singoli ingegni, élite locali e poi in catene gli schiavi; poi col tempo, grazie ai loro padroni, potevano anche essere liberati dalle catene. L’Impero romano non è un modello liberal e accogliente; è il solito becero tentativo di vedere il passato con gli occhi del presente e rendere la storia funzionale agli abusi del momento.

Ma torniamo all’oggi. Se Europa non vuol dire unità strategica e politica, non vuol dire sovranità popolare europea che elegge un governo europeo, se non vuol dire affrontare uniti le crisi internazionali, fronteggiare insieme flussi di uomini e merci che vengono da fuori, dotarsi di un esercito e di una diplomazia comuni o quantomeno coordinati, di una sorveglianza comune alle frontiere, Europa non vuol dire niente. È solo la prosecuzione della banca centrale europea con altri mezzi.
Pensate che un’Europa del genere possa trovare una linea comune, una passione comune, una matrice comune, simboli comuni? No, può solo accordarsi sul prezzo, raggiungere un punto d’incontro provvisorio sul dare e l’avere, che poi non è capace di tradurre in linea politica, e nemmeno in comune politica economica, in linea sociale e civile. Ma poi, avessimo davvero raggiunto l’unità economica europea, sarebbe già un risultato. E invece ci sono due grandi paradossi: il primo è che il cuore finanziario dell’Europa è fuori dall’area Euro. È nelle banche svizzere e nella city londinese, cioè fuori dalla UE. Il secondo è che hai voglia a stabilire un paradigma economico a cui tutti gli stati europei devono conformarsi ma se hai sistemi fiscali così diversi che vanno da un prelievo minimo del 7 o del 10 % a un prelievo massimo del 45 o 55% (caso italiano), di che unità economica e finanziaria stiamo parlando? Come potete pretendere dagli italiani di saldare i debiti con l’estero se devono già versare metà delle loro entrare al loro stato, ovvero cominciano a lavorare per loro solo dal mese di luglio perché da gennaio a giugno hanno lavorato per lo Stato? E a questa gente vuoi imporre pure la patrimoniale o punizioni simili?
Insomma, se dici Europa non ti viene niente e nessuno, se non la faccia della Merkel (o di Macron) che non sono l’Europa semmai l’egemonia tedesca (o franco-tedesca) sull’UE. E se cerchi il simbolo dell’Europa e non ti accontenti di quella triste bandiera con tante stelline intorno a un buco, cioè a un vuoto, allora l’unica bandiera che resta è la mesta banconota dell’Euro che sventola sul Debito. Altro che uscire dall’Europa, ci piacerebbe tanto entrare in Europa, ma quella vera.

 

1 213 214 215 216 217 218 219 1.214