Italia in ginocchio e i giallorossi pensano all’omofobia

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Mentre gli italiani vivono la situazione sanitaria, per colpa del governo, in un mix di confusione e terrorismo sanitario che li rende insicuri e senza più fiducia nel futuro, oggi l’Aula di Montecitorio in un’atmosfera a dir poco surreale discuteva e poi ha approvato la legge Zan. Un risultato scontato vista la furia ideologica che anima la sinistra e che è culminata in un giorno che non è esagerato definire di lutto per la libertà di espressione nel nostro Paese.

Quando la legge andrà in vigore non ci saranno, come è normale che sia in uno stato liberale, opinioni contrastanti che si confrontano nell’agone politico e civile, ma una opinione (quella per esempio di chi crede che un rapporto fra due persone che non siano un uomo e una donna non  può essere un matrimonio) che verrà considerata un arcaico residuo del passato con chi la professa che sarà sempre a rischio di essere denunciato grazie all’introduzione del più assurdo dei reati: quello di omotransfobia.

A parte la stonatura etica direi, prima che politica, che si crea, da una parte, fra un popolo che si avvia alla fame con un governo incapace di governare e, dall’altra, un’aula che discute di un provvedimento che riguarda pochissimi italiani non eterosessuali già ampiamente tutelati dalle leggi vigenti, quello che fa paura è l’introduzione nelle scuole, previsto dalla legge, dello studio dell’ideologia gender. Cioè un vero e proprio indottrinamento. Chi scrive non crede ai complotti e né alle grandi regie, ma tanti episodi messi insieme delineano una strategia che magari inintenzionalmente va realizzandosi.

Se da un lato, l’ala più dura del governo predica la chiusura delle attività commerciali, stroncano ogni spirito vitale e rendendo di fatto i cittadini tutti dipendenti dallo Stato che può o non concederti, a sua discrezione e arbitrio, la paghetta “di cittadinanza” per campare; dall’altro, questo Stato ti dice come, per motivi “etici” e per il tuo stesso bene, tu debba pensare in un solo ed unico modo che ha definito per te. Se non è Orwell questo!

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Italia in ginocchio e i giallorossi pensano all’omofobia

La Card di Pietrangelo Buttafuoco Popolo sotto élite

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Certo, popolo contro élite. Questo è il senso del risultato americano ma alla fine, grazie al voto postale, la sfangherà Joe Biden. I democratici trovano sempre il modo di governare senza l’incomodo di vincerle le elezioni e se un paragone può essere utile, eccolo: sarà come in Italia nel 2006 quando Silvio Berlusconi arriva primo ma, oplà, il conteggio dei voti degli italiani all’estero – trasparentissimo, manco a dirlo – consegna il governo a Romano Prodi. Come sempre: popolo sotto élite.

 

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La Card di Pietrangelo Buttafuoco Popolo sotto élite

APPELLO DI MONS. VIGANÒ AGLI AMERICANI, CATTOLICI E NON

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Marco Tosatti

Carissimi amici e nemici di Stilum Curiae, abbiamo ricevuto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò questo messaggio rivolto ai cattolici american, e ai cittadini americani di buona volontà, che ben volentieri rilanciamo. Buona lettura. 

§§§

MESSAGGIO

DELL’ARCIVESCOVO CARLO MARIA VIGANÒ

AI CATTOLICI AMERICANI

E A TUTTI GLI AMERICANI DI BUONA VOLONTÀ

 

Carissimi Fratelli e Sorelle,

come devoti Cristiani e fedeli cittadini degli Stati Uniti d’America, avete intensamente a cuore le sorti della vostra amata Patria, mentre sono ancora incerti i risultati delle elezioni presidenziali.

Notizie di brogli elettorali vanno moltiplicandosi, nonostante i vergognosi tentativi dei media mainstream di censurare la verità dei fatti, a vantaggio del loro candidato. Vi sono Stati in cui il numero dei voti è superiore a quello dei votanti; altri in cui il voto per corrispondenza pare esclusivamente a favore di Joe Biden; altri in cui lo spoglio delle schede viene sospeso senza motivo o dove sono scoperte clamorose manomissioni: sempre e solo contro il Presidente Donald J. Trump, e sempre e solo a vantaggio di Biden.

Da mesi, in verità, assistiamo ad un continuo stillicidio di notizie sfalsate, di informazioni manipolate o censurate, di crimini taciuti o nascosti dinanzi a prove eclatanti e a testimonianze inoppugnabili. Abbiamo visto il deep state organizzarsi, con largo anticipo, per portare a termine la più colossale frode elettorale, per fare in modo che venisse sconfitto colui che negli Stati Uniti d’America si oppone strenuamente all’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale voluto dai figli delle tenebre. In questa battaglia voi non avete rinunciato, com’è vostro sacro dovere, a dare il vostro contributo schierandovi dalla parte del Bene. Altri, schiavi dei vizi o accecati dall’odio infernale contro Nostro Signore, si sono schierati dalla parte del Male.

Non pensate che i figli delle tenebre agiscano con onestà, e non scandalizzatevi se operano con l’inganno. Credete forse che i seguaci di Satana siano onesti, sinceri e leali? Il Signore ci ha messi in guardia contro il diavolo: «Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Gv 8, 44).

In queste ore, mentre le porte degli Inferi sembrano prevalere, permettetemi di rivolgermi a voi con un appello, al quale confido vorrete rispondere prontamente e con generosità. Vi chiedo un atto di fiducia in Dio, un gesto di umiltà e di filiale devozione al Signore degli eserciti. Recitate tutti, se possibile in famiglia o con i vostri cari, i vostri amici, i vostri confratelli, i vostri colleghi, i vostri commilitoni, il Santo Rosario. Pregate con l’abbandono dei figli, che sanno ricorrere alla loro Santissima Madre per implorarLa di intercedere presso il trono della Maestà divina. Pregate con l’animo sincero, con il cuore puro, nella certezza di essere ascoltati ed esauditi. Chiedete al Lei, Auxilium Christianorum, di sbaragliare le forze del Nemico; a Lei, terribile come un esercito schierato in battaglia, di concedere la vittoria alle forze del Bene e di infliggere un’umiliante sconfitta alle forze del Male.

Fate pregare i fanciulli, con le parole sante che avete loro insegnato: quelle preghiere fiduciose saliranno a Dio e non rimarranno inascoltate. Fate pregare gli anziani e i malati, perché offrano le loro sofferenze in unione con i patimenti che Nostro Signore soffrì sulla Croce, quando versò il Suo prezioso Sangue per la nostra Redenzione. Fate pregare le ragazze e le donne, affinché si rivolgano a Colei che è loro modello di purezza e di maternità. Pregate anche voi, uomini: il vostro coraggio, il vostro onore, la vostra fierezza ne sarà rinfrancata e fortificata. Impugnate tutti quest’arma spirituale, dinanzi alla quale Satana e i suoi satelliti si ritirano furiosi, perché temono più la Vergine Santissima, l’Onnipotente per Grazia, dello stesso Iddio Onnipotente.

 

Non lasciatevi scoraggiare dagli inganni del Nemico, a maggior ragione in quest’ora terribile, mentre la sfrontatezza della menzogna e della frode osa sfidare il Cielo. I nostri avversari hanno le ore contate, se pregherete, se pregheremo tutti con Fede e con vero ardore di Carità. Volesse il Signore che una sola voce devota e fiduciosa si levasse dalle vostre case, dalle vostre chiese, dalle vostre strade! Quella voce non rimarrà inascoltata, perché sarà la voce di un popolo che grida, nel momento della tempesta, «Salvaci, Signore: siamo perduti!» (Mt 8, 25).

I giorni che ci attendono sono un’occasione preziosa per tutti voi, e per quanti si uniscono spiritualmente a voi da ogni parte del mondo. Voi avete l’onore e il previlegio di poter partecipare alla vittoria di questa battaglia spirituale, di impugnare l’arma potente del Santo Rosario, come i nostri padri fecero a Lepanto per respingere le armate nemiche.

Pregate con la certezza della promessa di Nostro Signore: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11, 9). Il Re dei re, al quale chiedete la salvezza della Nazione, ricompenserà la vostra Fede. La vostra testimonianza, ricordatelo, toccherà il Cuore di Nostro Signore, moltiplicando le Grazie celesti quantomai indispensabili per conseguire la vittoria.

 

Possa questo mio appello, che rivolgo a voi e a tutte le persone che riconoscono la Signoria di Dio, trovarvi generosi apostoli e coraggiosi testimoni della rinascita spirituale del vostro amato Paese e con esso del mondo intero. Non praevalebunt.

 

God bless and protect the United States of America!

 

Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

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APPELLO DI MONS. VIGANÒ AGLI AMERICANI, CATTOLICI E NON.

Elezioni Usa: i sondaggisti fanno la fine dei virologi

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Solo la faccia di Mentana valeva il prezzo del biglietto: pareva invecchiato di 600 anni, lui addirittura voleva Bernie Sanders, è un ragazzo che notoriamente ha sempre frequentato ambienti della sinistra proletaria e sul suo sito di informazioni è riuscito a scrivere che il Covid avanzava negli stati che votano Trump.

Con lui una pletora di analisti poco isti, gente che garantiva Sleepy Joe Biden al mille percento e adesso, come l’Oliver Hardy della divulgazione esotica, Alan Friedman, americano che l’America l’ha trovata solo qua, si arrampicano sui vetri con le dita ingrassate: “Ma… allora… possiamo dire che i sondaggi avevano sbagliato tutto?”. “Guooda in che guaio guaione ti sei cacciooto”, verrebbe da rispondergli.

Come 4 anni fa

Possiamo dire anche altre cose, ma risparmiamoci, non è elegante infierire sulla mediocrità consacrata. Come quattro anni fa, peggio di quattro anni fa. Chi ipotizzava Donaldone coperto di compatimento, disprezzo, irriso, ah, poveri scemi, ma non capite che siete fatti, che Biden ha già vinto senza elezioni, fosse stato per loro le elezioni si potevano anche eliminare, un fastidio, una perdita di tempo, il senso della storia aveva parlato. Vada come vada, ma è certo che, come ha scritto Marco Gervasoni, Trump ha già vinto: nella misura in cui i sondaggiari hanno perso. Ma che cosa è questa epoca che ha inventato strumenti perfetti, spaventosi, per anticipare il futuro ma che non aiutano nel presente, risultano fuorvianti come navigatori che invece del percorso più breve ti fanno finire in un fosso, in un baratro?

Non me azzeccano una

Sondaggisti, virologi: non ne azzeccano una e il cerchio si chiude mirabilmente quando le due categorie, o sette, o cosche, si fondono: grossi scienziati che imputano l’epidemia non alla Cina ma all’America, a Trump, discettano di faccende che non maneggiano, si coprono di ridicolo ma insistono. Sondaggisti, virologi, oroscopisti, aruspici. Non più attendibili di quelli che interrogavano le viscere, che gettavano i sassolini e poi decidevano le guerre. Macchine onnipotenti in mano a uomini mediocri: sì, l’ennesima disfatta di chi pretende di spiegare l’avvenire, piegandolo al proprio tornaconto, dischiude chiavi di lettura allarmanti, inquietanti.

Del Covid non si sa ancora niente, quel poco che è certo viene rimosso, viene stravolto: un virus cinese, creato in laboratori cinesi, che ha finito per dissestare l’Occidente e per rilanciare l’economia della dittatura cinese, la pandemia, non si è ancora capito quanto reale e quanto esasperata, che nel suo momento drammatico, con la chiusura degli stati nazione ormai diluiti nell’Europa inutile e complice, sembra scatenare attentati, stragi a macchia di leopardo a poche ore dalla verifica sul presidente americano: quanto è casuale, quanto è collegato da invisibili fili? E perché niente e nessuno riesce ad avanzare una previsione attendibile, ragionevole sul domani di un mondo contorto?

Governa la palude

Perché, di là dai complottismi e dalle dietrologie, il mondo non è retto da un Gran Vecchio onnipotente ma da una palude di potentati, di forze che convergono e si combattono, il gran casino della terra non lo domi e non lo domini, alla fine va dove vuole, il senso della storia è insondabile, la sua potenza matta e lunatica, capita sempre l’imprevisto, il cigno nero, il fremito del caos che rimette tutto in discussione.

Ma anche perché gli scienziati, siano sociali o medici, addetti ai numeri o ai microbi, sembrano piegati alle logiche della politica, del potere facile che li innalza sopra le masse degli uguali. Se c’è una cosa che il dannatissimo Covid ha dimostrato, è la pochezza degli addetti ai lavori, gente regolarmente coinvolta con la politica o che con tutta evidenza smania per farsene coinvolgere; così i sondaggisti, che sembrano sempre più usare i numeri non per capire ma per non far capire, in ragion di militanza, di tornaconto, il mondo, il futuro non per quello che è ma per come si vorrebbe che fosse.

Una mediocrità che non è più solo dell’Italia che non ha mai avuto una tradizione di grande amministrazione, per cui la burocrazia più è alta e più lavora poco e male ed è scelta non su basi meritocratiche ma partitiche: la degenerazione si è fatta globale, pandemica, scienziati di tutte le risme che agiscono su mandato di questo e quel centro di potere, pensando alla carriera. Da cui i ritardi, le défaillance colossali, i decreti presidenziali a raffica che non decidono niente, le task force sterili, i comitati tecnico scientifici deliranti, le mancanze di protocolli, di strategie, di decisioni che inghiottono le settimane e i mesi. Un processo che l’appartenenza all’Unione Europea che non c’è sembra avere conclamato, cronicizzato: ormai non si decide più niente, su nessun aspetto, perché “ci deve pensare l’Europa, ci penserà l’Europa”.

Ma l’Europa non ci pensa. Siano migrazioni bibliche di clandestini, profilassi contro le pandemie, sicurezza contro i terrorismi. Un ragazzino di vent’anni può decapitarne tre in una chiesa, farne fuori altri in un locale e, immancabile, il resoconto postumo: la polizia sapeva chi era, lo conosceva per elemento pericoloso, ma lo ha mandato libero, lo ha lasciato in condizione di sterminare, per ragioni misteriose che forse così misteriose non sono. L’Europa delle cattedrali essendo diventata quella dei gessetti, delle cantilene, impone a modo suo una agenda del non fare, del subire che infetta tutte le nazioni. Quello della strage di Vienna era un poco più che adolescente dedito allo spaccio di droga e alla militanza lgbt, un influencer del gender, ma il Saviano di turno non vede e insiste con ottusità catafratta: colpa della mancata integrazione, della povertà, delle periferie, e va già bene che non ci ha messo il riscaldamento globale, il solito armamentario delirante che ribalta i termini di ogni questione.

Qui resta da trattare un ultimo aspetto, forse ancora più preoccupante: quello dell’informazione che non informa, non vede o, anch’essa, vede quel che non c’è, che vorrebbe che ci fosse e perde di vista quello che effettivamente c’è. Come mai ogni pandemia, crisi sistemica, tracollo finanziario, insorgenza terroristica vengono spiegate sempre il giorno dopo e mai quello prima? Come mai non si fanno più inchieste sui grandi patrimoni, sulle colossali multinazionali, sui percorsi micidiali dello stragismo? Come mai dei laboratori cinesi, esattamente come per i giovani macellai islamisti, si viene a sapere tutto o almeno abbastanza, le loro falle, le loro mancanze di sicurezza, i loro esperimenti da Stranamore virali, quando il virus è sfuggito e incontrollabile?

Perché l’informazione è nelle mani della politica e della pubblicità e la pubblicità decide: soffoca e dilata, impone agende pazzesche, un paese europeo, occidentale, che si appresta al lockdown pandemico può essere sconvolto da 7 attentati contemporanei ma l’attenzione dura un attimo, torna a focalizzarsi sulle escandescenze di una disperata che gira con un vibratore tra le natiche e uno in fama di giornalista glielo aziona “da remoto”.

Stando così le cose, non è tanto un candidato americano ad avere vinto ma il mondo che ha perso. Perché si è perso. Con tutti i suoi strumenti di controllo, di spionaggio, di analisi, di profilazioni, di raccolta dati in tempo reale, di riconoscimenti facciali, di telecamere onnipresenti, di lettura del pensiero, di social che squadernano tutto ad uso dei regimi, di trasmissioni telematiche, di 5 o 50 G, di vita remota, non è in grado di prevedere niente, di capire niente. Perché non può e perché non vuole.

Max Del Papa, 4 novembre 2020

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Elezioni Usa: i sondaggisti fanno la fine dei virologi

“Se passa la legge Zan la persecuzione delle idee sarà assicurata”

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L’Italia non attende e non attendeva una legge contro l’omotransfobia, tantomeno ora che sta vivendo l’emergenza Covid e una crisi economica senza precedenti. In un momento in cui molti padri di famiglia non possono neanche lavorare, il governo giallo-rosso adora il lusso e si batte per il superfluo, anzi l’inutile, perchè una legge contro la violenza già c’è e tutela tutti. È il segno dei tempi nefasti che stiamo vivendo” ha dichiarato Toni Brandi, Presidente di Pro Vita e Famiglia onlus.

“Uno degli orrori della proposta in discussione alla Camera è la previsione di una Giornata nazionale contro l’omotransfobia dove gli studenti saranno indottrinati senza possibilità di opporsi alla teoria gender. I genitori non potranno più invocare la loro libertà educativa perché gli insegnamenti saranno “legittimati” dalla nuova normativa. I loro figli saranno così “catechizzati” dalle associazioni LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuale, transessuale, transgender, queer, intersessuale, asessuale) su argomenti intimi e che non attengono l’educazione scolastica. Giù le mani dai bambini! Lotteremo per la libertà senza sosta e anche nelle scuole se ci sarà bisogno” ha aggiunto Jacopo Coghe, vice presidente della Onlus.

“Zan poi – ha aggiunto Coghe – non ripeta la bugia che sono fatte salve la libertà di espressione o di opinioni, tra l’altro contenute nell’art. 3 approvato l’altro giorno alla Camera, perché se considerate idonee dalla discrezionalità di un giudice o della polizia a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti, anche la prigione può essere dietro alla nostra porta”.

“Negli Uk nel 2008 veniva approvato il Criminal Justice and Immigration Act che rendeva penalmente perseguibile l’istigazione all’odio omofobico pur specificando, a garanzia della libertà di espressione, che l’odio sulla base dell’orientamento sessuale non poteva essere configurato dalla formulazione di opinioni critiche su determinate condotte o pratiche sessuali. Beh, ciò non ha evitato processi e arresti di numerosi pastori e sacerdoti come Mike Overd e Michael Stockwell, il Rev. Josh Williamson, il cristiano evangelico Tony Miano, il predicatore Robbie Hughes. Se la clausola di salvaguardia nel Regno Unito, formulata molto meglio che nella pdl Zan, non ha evitato la repressione delle idee, tanto più sarà repressa la libertà di opinione in Italia, considerato che la clausola è scritta con i piedi? Lasciare alle autorità giudiziarie e di polizia un ampio margine di interpretazione su come applicare la legge non è affatto una garanzia di non punibilità” ha concluso Brandi.

 

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“Se passa la legge Zan la persecuzione delle idee sarà assicurata”

E negli Usa c’è aria di guerra civile

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Mai come in questa battaglia elettorale per la Casa Bianca è stato agitato da entrambe le parti lo spettro della Guerra Civile americana. Due mondi si sono contrapposti, anche nella società e nella vita privata, come mai era successo. Nessuna elezione presidenziale, nemmeno quella di Richard Nixon, insanguinata dall’assassinio di Bob Kennedy, aveva richiamato alla memoria collettiva la spaccatura più drammatica nella storia degli Stati Uniti, tra unionisti e confederali. Quella che divise nord e sud e restò come una ferita sanguinante anche negli anni a seguire.

A 150 dalla sua morte, avvenuta nell’autunno del 1870, un libro ricorda l’eroe principale dalla parte dei vinti, il leggendario generale Lee.

Il libro è scritto da una sua discendente, seppur acquisita, Blanche Lee Childe, ed è stato tradotto e ampiamente introdotto da Gaetano Marabello (Il generale Lee, L’Arco e la Corte, Bari, pp.141, 17 euro) che paragona Lee a Leonida, re di Sparta ed eroe delle Termopili. È la storia vista dalla parte dei perdenti, a cui arride “il bianco sole dei vinti”, per dirla con Dominique Venner.

Robert Edward Lee, nativo della Virginia come il fondatore dell’indipendenza americana, George Washington, guidò l’esercito confederale del sud in una serie di epiche battaglie fino alla capitolazione finale, con l’onore delle armi da parte del generale Grant. E a guerra finita non espresse rancore verso i vincitori, fu “esempio di moderazione e carità cristiana” scrive l’autrice e “incoraggiò i suoi compatrioti a sopportare virilmente la sorte”. L’esercito del sud era più povero, meno equipaggiato, in forte inferiorità numerica.

Una grossolana semplificazione manichea vede i nordisti come i combattenti nel nome del progresso, della modernità, della democrazia e i sudisti come i razzisti, reazionari, schiavisti terrieri. Per l’immaginario collettivo solo un film di successo come Via col vento, riuscì a perforare quel rigido schematismo, antefatto del politically correct, dimostrando l’umanità di quel mondo del sud, il rispetto delle tradizioni, l’intima consonanza di vita e di destino che accomunava bianchi e neri, padroni e servi, nel profondo sud confederale. Lo schiavismo era un lascito anacronistico e inaccettabile. Ma il nord degli yankee aveva colpe, chiusure, intolleranze non certo minori del sud (a parte il genocidio dei nativi americani, più cruento a nord, che perdurò anche dopo la guerra di secessione).

Il quadro era molto più complesso, la società del sud aveva un suo equilibrio e la piaga della schiavitù sarebbe stata assorbita e superata con gli anni, si sarebbe raggiunto un accordo, sostiene l’autrice, senza arrivare alla guerra civile. Ma la matrice vera del conflitto non era lo schiavismo bensì la divergenza tra federalismo e centralismo; e sul fondo la divergenza profonda tra una società fondata sulla terra, la famiglia e i legami di sangue e una più individualista imperniata sul rampante capitalismo, anche finanziario, in cui le forme arcaiche di schiavitù cedevano il passo a forme di sfruttamento più moderne, meno brutali ma più alienanti. Fu un conflitto tra la borsa e la vita: “Per il gentiluomo dei climi caldi nulla valeva quanto una spensierata esistenza all’aria aperta… anche i meridionali più poveri preferivano una vita relativamente “oziosa” a quella del banchiere e del businessman rinserrati in quattro mura a far la guerra ai concorrenti”. Nell’immagine un po’ oleografica di quel mondo e di quella contrapposizione c’è però un nucleo di verità.

Sullo sfondo c’è una duplice epopea: quella dei vinti, i vinti di tutti i tempi, e quella del sud, di tutti i sud del mondo. Ma c’è un nesso vivente tra i sud dei due mondi, quello statunitense e quello nostrano. È un nesso di cui questo libro non parla, è noto solo a ristretti ambienti di nostalgici borbonici. È la storia di quei soldati borbonici che dopo aver perso la loro guerra in Italia contro i piemontesi, andarono a combattere con i confederali contro i nordisti, a fianco del generale Lee, e un italiano fu sepolto accanto a lui a Lexington (si trattava di un ligure dal cognome speciale, Giovan Battista Garibaldi). I soldati borbonici, circa 1800, partirono da Napoli con il consenso di Garibaldi che si voleva disfare di sbandati e prigionieri, e dettero vita al Battaglione Dragoni di Borbone. Nella battaglia di Appomatox dei Mille del generale Lee si salvarono solo in 18, tra cui il siciliano Salvatore Ferri. Fu un eroe dei due mondi a rovescio, partì dal sud d’Italia dove militava nel regio esercito borbonico per andare a combattere per un altro sud in Louisiana. Veniva da Licata e partecipò con i suoi “conterronei” alla vittoriosa battaglia di Winchester in Virginia, col mitico generale Jackson. Poi la confederazione sudista cedette all’unione nordista. E come lui tanti altri, i fratelli Russo per esempio, tanti altri militari borbonici.

Ah, se ci fosse un Via col vento terrone che raccontasse l’epica eroica e romantica di quei militi borbonici che sconfitti in Italia, per non subire la deportazione nei lager di Fenestrelle e altre umiliazioni, s’imbarcarono sulla nave Elisabeth o su altre navi, sbarcarono a New Orleans e si arruolarono nell’esercito sudista come VI reggimento; italian guards, combattendo valorosamente. Militi ignoti, eroi sconosciuti, scrivevo in Ritorno a sud, di quella duplice epopea sepolta due volte, negli States e nell’Italia sabauda. Furono tra i primi emigrati partiti dal sud a unità d’Italia appena realizzata che andarono a difendere un altro sud. Non cercarono fortuna ma onore. Passarono da una causa perdente a un’altra. Ma ai vincitori si addice il sorriso della storia, ai vinti la carezza degli dei. Sapremo chi dei due tra Trump e Biden sarà il generale Grant. Più difficile sarà ritrovare nel vinto qualcosa del generale Lee.

MV, La Verità 4 novembre 2020

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E negli Usa c’è aria di guerra civile

Guardate gli zombi che ci “proteggono” dal virus

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Abituati come siamo a vivere la normalità impossibile, ci siamo abituati agli zombi che comandano. Ci pare logico perdere la libertà per mano di Di Maio, ex bibitaro oggi blindato e scortato, di Zingaretti, odontotecnico consacrato alla politica, di uno sconosciuto avvocato, creato in laboratorio da una società di profilazione dati, che fino a ieri viveva fra tribunale e bar del notabilato di paese. Ma metteteli in fila, uno per uno, ma guardateli.

Guardate il ministro della Salute, il suo grigiore sovietico e malatischio, uno che ha fatto un libro per dire che guariremo dal morbo e il giorno stesso che uscito l’ha fatto ritirare perché doveva dire che la pandemia è inarrestabile, che bisogna chiudere tutto. Guardate l’avvocatino del popolo, un vanesio clamoroso, bugiardo patologico, uno che va al festival dell’Ottimismo a dire che la situazione sta precipitando, che finirà malissimo. Guardate Gualtieri, il chitarrista di Bella Ciao, messo a far girare l’economia che è una ruota sgonfia e adesso che l’Europa non scuce un ghello non sa come fare.

Guardate il prode Mattarella, al quale del popolo italiano non può fregar di meno, che va a una delle mille commemorazioni a dire che basta egoismi, ciascuno deve fare la sua parte e intende: tasse, patrimoniale. In un momento di carestia, di attività che muoiono di Covid ma senza vaccini, il capo dello Stato legittima nuovi prelievi. Ma guardateli i virologi alla vaccinara, uno più narciso e più imbarazzante dell’altro, ossessionati dal sesso, dal controllo, gente chiaramente disturbata, facce da chi al liceo faceva tappezzeria e adesso ha l’occasione di farla pagare al mondo, da un anno parlano di vaccino e il vaccino è come i soldi della UE: a babbo morto.

Guardatelo il supermanager Arcuri, uno che in qualsiasi angolo di mondo l’avrebbero cacciato a pedate per l’immane fallimento ma lui catafratto all’imbarazzo insiste, si piace e si compiace. La Lamorgese, che solo il dio ebbro della politica ha potuto mettere dove sta, una che del macellaio di Francia ovviamente passato per Lampedusa, dice: ma la Tunisia non ci aveva detto niente. In compenso annuncia repressioni preventive ai pericolosi criminali della movida.

Poi ci sono quelli che misteriosamente scompaiono, si inabissano come creature dei fondali come la agricola Bellanova che dopo la sua devastante sanatoria nessuno l’ha più vista. E che dire di Azzolina, autonominatasi preside, una dalla testa rotante come i banchi.

Non che le opposizioni brillino meglio, ma qui si apre un altro tasto dolente se non tragico. Li guardi, tutti, e non sai se ridere o piangere e alla fine ridi piangendo come chi sopporta l’impossibile vivere a metà tra i nuovi mostri e il ritorno dei morti viventi. I morti siamo noi, e viventi neanche poi tanto.

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Guardate gli zombi che ci “proteggono” dal virus

BORGHI: TUTTI I DIRITTI COSTITUZIONALI SONO IMPORTANTI, IL LAVORO PRIMA DI TUTTO

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Il presidente del Consiglio parla di “Diritto costituzionale alla salute”. Però questo non è il solo diritto costituzionale, ce ne sono ben altri, come il diritto al lavoro, che è fondante nella costituzione “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”, come il diritto alla democrazia “La sovranità appartiene al popolo”.

Se il presidente del Consiglio vuole concertarsi e confrontarsi con le opposizioni non c’è altro luogo che il parlamento: prima il CTS informa le commissioni sanità  dei risultati, quindi il parlamento vota una mozione di indirizzo, quindi il governo agisce per Decreto legge, non per DPCM, rispondendo quindi alla camere per la sia approvazione. Perchè è ora di finirla con le stranezze giuridiche, con gli stati d’emergenza che non esistono, ma deve iniziare a rispettare Costituzione e democrazia.

Ringraziamo Inriverente per l’appoggio tecnico

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