I sacerdoti omosessuali sovvertono le norme della morale sessuale cattolica

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di Leonardo Motta

I sacerdoti omosessuali potrebbero diventare, nel corso degli anni, suscettibili di sovvertire le norme della morale sessuale cattolica, vale a dire diventare strumenti della gnosi omosessualista nella Chiesa.

Così la pensa lo psicoterapeuta Gerard van den Aardweg.

Ascoltando quanto hanno dichiarato alcuni chierici che praticano l’omosessualità in giro per il mondo, abbiamo notato che possiamo suddividerli, generalmente, in due categorie:

– i chierici omo-attivi apertamente “progressisti”;

– i chierici omo-attivi che si manifestano “tradizionalisti”.

I chierici omo-attivi apertamente “progressisti” sono coloro che, oltre a trasgredire il fondamentale impegno di vivere in castità (peraltro praticando, come abbiamo visto sopra, una forma di sessualità da tutti i punti di vista – psicologico, fisico, sociale, teologico ecc. – dannosa) cercano e sfruttano tutte le occasioni propizie per diffondere la gnosi omosessualista nella Chiesa, di cui si dichiarano servitori (esercitando peraltro un servizio, nel migliore dei casi, da assistenti sociali o funzionari di una Ong, e non certo un ministero sacerdotale cattolico).

A volte, disgraziatamente, usano anche il confessionale per diffondere la loro omo-eresia gnosticheggiante, specialmente quanto si presentano, per ricevere il perdono dei peccati o per chiedere consigli spirituali, giovanissimi e giovani che esprimono la loro attrazione verso persone dello stesso sesso.

Questi sacerdoti “progressisti” omosessuali tentano in ogni modo di anestetizzare le coscienze. Rendono realtà, purtroppo, quanto profetizzato da un grande principe della Chiesa Cattolica, un cardinale italiano del secolo scorso, Giuseppe Siri.

L’alto prelato, sulla Rivista Diocesana Genovese, nel mese di gennaio del 1975 scriveva che “per vincere battaglie civili (e non solo queste) si coniano parole e detti icastici, riassuntivi (slogans). […] Per anestetizzare cittadini e fedeli si coniano parole. Ciò che stupisce è il fatto per il quale gli uomini, invece di lasciarsi abbattere da autentiche spade, si lascino abbattere da sole parole. Perciò i termini, gli slogans, le classifiche di moda vanno vagliati, capiti, eventualmente smascherati”.

Per evitare una sorte ingloriosa, il cadere nel progressismo, aggravato dalla pratica omosessuale aggiungiamo oggi noi, il cardinale elencava argutamente i casi più frequenti nei quali già allora, e a maggior ragione oggi, si usava il termine “progressista”:

– “essere indipendenti dalla logica teologica”;

– “fare l’occhiolino al sociologismo”;

– proporre una “nuova storiografia”;

– interpretare la Sacra Scrittura “solo e liberamente dai biblisti” (mettendo in dubbio o un testo qualunque o il significato che la Chiesa, attraverso il Magistero, gli ha sempre attribuito, o mettendo in dubbio la storicità dei Vangeli, della Resurrezione di Cristo, dei miracoli, degli esorcismi ecc.);

– costruire una teologia per ogni cosa (del lavoro, dell’uomo, della tecnica, delle comunicazioni sociali, della comunità, della morte di Dio, della speranza, della liberazione sessuale, della rivoluzione ecc.);

– accogliere ed imparentarsi quanto è possibile con tutte le varie filosofie (accogliendo tutto il pensiero via via fluente, cercando di adeguare a quello il messaggio cristiano e, se occorre, fare secondo quello, via via, una reinterpretazione della rivelazione divina);

– rifiutare le premesse della Fede (apologetica) e accettare il relativismo (“Citare, sì; ragionare, no! Perché la ragione e il suo valore non può venire accolta dal modernista”);

– riabilitare gli eretici (“i colpiti dagli anatemi del passato riscuotono una notevole simpatia ed hanno molti avvocati difensori”);

– fare a gara, tra i teologi, a chi le spara sempre più grosse, in opposizione al testo Sacro, alla tradizione bi-millenaria della Chiesa, al Magistero;

– citare abitualmente gli scritti di autori protestanti in luogo di quelli di sant’Agostino e di san Tommaso d’Aquino.

– innalzare le presunte vittime del magistero ecclesiastico, per colpire il magistero.

– magnificare i distruttori della disciplina ecclesiastica “per umiliare quella Gerarchia, che tutela la stessa disciplina”;

– affermare, difendere, divulgare molti errori, “non tanto per se stessi, ma solo per far dispetto a qualcuno”;

– indicare i Santi come il “passato” e gli eretici come il “futuro”;

– rifiutare le leggi. “Non tutti hanno il coraggio di dire che ogni legge dovrebbe essere abolita, ma moltissimi lo pensano e non vogliono rendersi conto che la legge è l’unico strumento per tenere in ordine e col minimo loro danno degli uomini liberi. L’affermazione sta proprio all’estremo confine della ragionevolezza”. Non si vuole la legge? Si sceglie la violenza?

– arrivare a svuotare la Teologia, dileggiare il vecchio catechismo dalle idee chiare e precise, esaltare la “divina” libertà dell’uomo, o meglio della “persona umana”;

– lanciare la crociata “antitrionfalistica”, cioè far scomparire i segni esterni dell’autorità, “perché muoia essa stessa di esaurimento”. Se l’autorità ha bisogno di segni visibili, “dato che il valore morale per il quale ordina e comanda non lo si vede e non lo si tocca”, si cerca invece di farla passare per “trionfalismo”. Secondo questi progressisti far emergere “la grandezza delle cose divine, la maestà di Dio, la infinita importanza del santo sacrificio ed in genere del culto divino”è “trionfalismo”. Tuttavia “se si rivela la voglia di ballare a suon di ritmo durante le azioni liturgiche, non si ha trionfalismo e tutto si può fare”;

– umiliare, avvilire, possibilmente deturpare e lordare. Tutto questo è la vera Fede vissuta secondo i progressisti;

– seguire non le leggi liturgiche emesse dalla legittima Autorità ma le mode introdotte col criterio del “pugno in faccia”;

– superare o occultare la verità sulla Santissima Eucarestia;

– declassare o denigrare la Santissima Vergine Maria e i santi;

– invitare nelle loro parrocchie persone discusse, che esprimono ed hanno dubbi su Fede e orrore per la disciplina, è diventato un metodo consolidato per “acquisire il sorriso compiacente di quanti amano classificarsi progressisti”.

– operare per attuare la “indisciplina endemica”. C’è una logica nella successione degli atti o manifestazioni di questa indisciplina che bisogna pensare ad un disegno preciso ed intelligente, diabolicamente congegnato. Il cardinale Siri spiegava che “dopo aver gettato la confusione nella Fede, fondamento di tutto, si è aggredita la morale, per rendere nulla la norma e lasciare libertà di espressione ad ogni atto umano. A questo punto si sono attaccati gli elementi esterni che ‘tenevano insieme la compagine ecclesiastica del clero’: abito, seminari, studi, con una confusione estrosissima di iniziative culturali innumerevoli. Poi si è immessa la idea sociologistica del paradiso in terra al posto del Cielo, della rivoluzione permanente invece della pace e si è dato un valore simbolico agli atti di culto verso un Signore ormai confinato nelle nebbie. Si è discusso del celibato sacerdotale, anche da maestri, ignorando che la Chiesa non era stata più in grado — almeno questo! — di migliorare e fare avanzare i popoli dove il celibato era abolito. Ultimo e permanente ritrovato: discutere su cose certe, come se non lo fossero, e non lo fossero da Gesù Cristo. Non tutti sono arrivati in fondo, molti sono arroccati senza aver una idea delle conseguenze sugli stati intermedi, altri hanno di pari passo saltato tutto e tutti. Al di sotto resta ancora il popolo, che è buono e al quale pensa Dio evidentemente. Si moltiplicano gli slogans, non si insegna il catechismo; si parla di pastorale e si disertano gradatamente tutti i ministeri; si parla della Parola di Dio e si insegna tranquillamente che è quasi tutta una fiaba, si disserta della vicinanza con Dio e si irride o la si tratta come se fosse risibile la santissima Eucarestia. Almeno in pratica. Tutto questo è progresso!”.

– usare un “modo di agire” più “pop”. “In tale codazzo stanno tutti coloro che leggono a vanvera o credono di capire o non hanno senso critico per giudicare. Va da sé che la maggior parte delle cose pubblicate in campo cattolico cercano di tingersi secondo quello che piace al ‘progressismo’”.

– omettere qualsiasi riflessione sulla purezza e sulla modestia.

Tutte queste azioni, messe in atto anche dai preti omo-attivi di “fede progressista”, rispetto agli anni del cardinale si sono certamente aggravate.

Se, “il popolo ha ancora la Fede nel fondo del suo cuore e la rinverdisce ad ogni spinta”, un grande “livore anticlericale e massonico” si è impadronito “di quasi tutti i mezzi di espressione” e agisce in odio alla Chiesa, favorendo il vizio e colpendo i peccatori.

Ecco perché, come già spiegava il cardinale Siri, “amare la promiscuità, tinteggiarsi di mondanità, discutere la legittima Autorità e Cristo che l’ha costituita, costituisce benemerenza progressista”.

“Animare gruppi detti magari ‘di spiritualità’”, aveva acutamente osservato il cardinale Siri,”nei quali ci si infischia soprattutto del parroco e del Vescovo e del Papa, costituisce una delle più soddisfacenti esercitazioni del progressismo”.

Come è facile comprendere, questo progressismo cammina a grandi passi verso la eresia, lo scisma, l’apostasia, la scollatura di tutto ed offre “una accolta di perversioni, di errori e di viltà”.

Questi sacerdoti “progressisti omosessuali” tentano, come detto, in ogni modo di anestetizzare le coscienze.

I chierici omo-attivi che si manifestano “tradizionalisti”, continuano a parlare di santità, di ascetica, di mortificazione, di dedizioni, di devozioni, di grandi principi cristiani.

Spesso si sentono dei “bravi preti”, credono di aver dedicato la vita a fare cose “costruttive” per il cattolicesimo, si sentono “ammirati” dai parrocchiani.

Non attaccano i dogmi, non sminuiscono la Santissima Eucarestia, non dileggiano la Santissima Madre del Signore e nostra, tengono ancora in considerazione gli esempi dei santi.

Tuttavia, durante le confessioni, gli omo-attivi “tradizionali” o solidarizzano con chi confessa di sentirsi omosessuale o, per assicurarsi di non essere smascherati, cercano di ricordare l’insegnamento della Chiesa in materia ma, ad un orecchio attento, non dicendo tutto o estendendo la misericordia di Dio impropriamente, presentandolo come uno che ci ama immensamente e che sa accogliere tutti e tutte le condizioni.

Questi omo-attivi, solitamente, non cercano applausi e, soprattutto, non ostentano la loro tendenza omosessuale. Anzi fanno di tutto affinché i parrocchiani non sappiano. Questi omo-attivi hanno paura di essere scoperti, hanno sensi di colpa e, in molti casi, provano vergogna per avere rotto il loro patto di celibato.

Questi omo-attivi, vivendo in grandissima contrapposizione alla fede che almeno esteriormente professano, cercano di favorire generalmente la loro omosessualità praticandola con uomini consenzienti, con altri chierici o persone esterne al clero, talvolta favorendo questi incontri attraverso il web o partecipando a dei veri e propri festini o ad incontri omosessuali nei locali gay di tutto il mondo.

Oltre ai locali, altri luoghi principali scelti per consumare i loro rapporti omosessuali sono principalmente gli hotel e i motel, le case private e, raramente, la canonica.

A tal proposito Sodoma di Martel ricorda il caso del napoletano Francesco Mangiacapra, autore del libro Numero Uno. Confessioni di un Marchettaro, dove racconta dettagliatamente la sua vita da escort. Mangiacapra ha scritto un dossier su tutti i preti gay che conosceva, specificando le loro preferenze e passioni sessuali, conservando anche gli screenshot di tutte le conversazioni che ha avuto con i preti omo-attivi su Grindr, Facebook, Whatsapp ecc.

In alcuni casi, invece, le attenzioni di questi omo-attivi “tradizionalisti”, sono rivolte ai ragazzi che frequentano le parrocchie e sovente si tratta di ephebofilia, cioè di un’attrazione malsana verso i giovani che hanno raggiunto la pubertà o l’hanno superata. Tuttavia ci sono stati anche dei casi che hanno coinvolto bambini in età pre-puberale. Bambini o giovanissimi adescati durante attività in parrocchia, come per esempio il servizio liturgico o la partecipazione alle classi di Catechismo, alle prove dei cori, alle attività organizzate dai gruppi parrocchiali.

Per i omo-attivi “tradizionalisti” essere omosessuali è “contro natura”, ma si cede alla tendenza, facendola diventare pratica perché è “facile”, “ordinario” farlo, tuttavia “è proibito parlarne, darne visibilità”.

Alcuni di loro confermano, come peraltro ha scritto Martel, che il sacerdozio è stato considerato, dopo il Concilio Vaticano II e fino ad un decennio fa, la via di fuga ideale per certi giovani omosessuali:

– per gli omo-attivi progressisti per “coltivare” la loro condizione senza sostanziali limiti ed ottenendo anche un sostentamento economico stabile;

– per gli omo-attivi “tradizionalisti” diventare sacerdoti è stato considerato una eccellente forma di protezione della loro omosessualità e, allo stesso tempo, “una delle chiavi della loro vocazione”.

Alcuni, indecisi sulle proprie inclinazioni, hanno visto positivamente, almeno all’inizio, la vita sacerdotale. Ma in seguito non hanno più rispettato lo stato celibatario e hanno ceduto alle loro inclinazione, favorita dalla frequentazione di luoghi che vedevano la partecipazione di tanti ragazzi. Alcuni giovani seminaristi, poi sacerdoti, che hanno studiato in certi seminari collocati lontani dalle loro zone e famiglie d’origine, in ambienti sostanzialmente frequentati solo da maschi, hanno via via assecondato la loro inclinazione omosessuale, quella stessa inclinazione che, se fosse stata dichiarata ai formatori prima di entrare in seminario, secondo le norme vigenti (come abbiamo visto) non avrebbe sicuramente permesso un loro ingresso nei luoghi deputati a formare dei buoni sacerdoti di Cristo.

L’omosessuale Martel ha spiegato che presso la stazione Termini, un luogo di Roma che, a quanto pare, sarebbe legato alla prostituzione omosessuale, i rapporti omosessuali a pagamento dei preti italiani con escort in prevalenza stranieri, sarebbe un fenomeno noto, con costi che andrebbero dai 50 ai 200 euro.

I prostituti sarebbe specialmente immigrati di fede islamica perché, a quanto pare, la forte contrarietà all’omosessuale che l’Islam sostiene renderebbe un giovane musulmano gay arrivato in Italia più propenso ad esprimere la sua inclinazione, specialmente con alcuni preti frustrati sessualmente che, a detta di Martel, a volte arrivano a mettere in pratica anche casi di revenge porn omosessuale.

Leonardo Motta

La fratellanza secondo i massoni e la fratellanza secondo Bergoglio. Nessuna differenza. Parola di Grande Oriente

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Cari amici di Duc in altum, riprendo dal sito del Grande Oriente d’Italia questo articolo che sottolinea l’identità di vedute tra la massoneria e il papa, evidenziata con compiacimento dagli stessi massoni. Notare la visione distorta circa san Francesco (pure questa in comune con Bergoglio) e il richiamo all’eretica Dichiarazione di Abu Dhabi.

Mi sono permesso di correggere alcune sgrammaticature e qualche uso improprio della punteggiatura. Le frasi in neretto sono state evidenziate da me.

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Nella sua ultima enciclica Frates omnes Papa Bergoglio affronta il tema della Fratellanza e dell’amicizia sociale in una nuova e inedita dimensione e non sono poche le analogie con i principi e la visione massonica.

Nella sua ultima enciclica Fratelli tutti, pubblicata il 3 ottobre, Papa Francesco ha espresso apertis verbis, in chiave assolutamente inedita, un’idea di fratellanza universale come legame che unisce tutti gli esseri umani, al di là della loro fede, ideologia, colore della pelle, estrazione sociale, lingua, cultura e nazione. Si tratta di un pensiero che è vicino agli ideali che costituiscono fin dalle origini le fondamenta stesse della Massoneria.

Da oltre trecento anni il principio di Fratellanza è scritto in maniera indelebile nel trinomio massonico posto all’Oriente nei templi insieme a quelli di Libertà e Uguaglianza. E la realizzazione di una Fratellanza universale è, fin dalle origini, la grande missione e il grande sogno della Libera Muratoria.

Lo hanno sottolineato nei loro commenti alcuni filosofi, giornalisti e anche qualche alto prelato di Santa Roma Chiesa, esprimendosi senza riserve nei confronti del messaggio venuto fuori dall’enciclica bergogliana.

Apertura all’Islam

Un limite teologico che evidentemente il Papa ha ritenuto di superare, scegliendo ancora una volta di ispirarsi a san Francesco d’Assisi, che “si sentiva fratello del sole, del mare e del vento”, “sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne”, “dappertutto seminò pace” e “camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi”. Del santo poverello il Papa tiene anche a ricordare un episodio della vita “che ci mostra – spiega – il suo cuore senza confini, capace di andare al di là delle distanze dovute all’origine, alla nazionalità, al colore o alla religione”: la sua visita al sultano Malik-al-Kamil in Egitto. E non è tutto. Bergoglio nell’enciclica non esita a riconoscere di essersi sentito stimolato in modo speciale nelle sue riflessioni dal Grande Imam della Moschea di Al Azhar Ahmad Al-Tayyeb, insieme al quale nel 2019 ad Abu Dhabi firmò  il Documento sulla Fratellanza Universale in cui si premetteva – tiene a ricordare – che Dio “ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace”.

Le parole del Gran Maestro

“Nasciamo e siamo liberi e uguali ma allo stesso tempo restiamo anche diversi. Siamo diversi l’uno dall’altro per cultura, carattere, ingegno, predisposizioni ed attitudini.  Sono queste differenze l’espressione più chiara della nostra uguaglianza che vive e si fortifica nelle diversità. Pertanto, nell’Uguaglianza dobbiamo andare alla ricerca di tutti i valori, non solo di quelli condivisi, ma anche trovare la saggia e fertile convivenza con quelli che ci permettono di stare insieme con tutte le nostre reciproche e molteplici diversità. Siamo uguali perché diversi e possiamo e dobbiamo restare uniti per dare il meglio di noi e contribuire a una società e un mondo migliore. Bisogna essere consapevoli che serve nutrirsi nell’altrui diversità, per creare una vicendevole ricchezza che può abbattere le diseguaglianze e costruire ponti di coesione per camminarvi sopra insieme pacificamente. Siamo tutti fratelli, siamo tutti sotto lo stesso cielo”.

“Tutti fratelli”, parole a sua volta pronunciate dal Gran Maestro Stefano Bisi nell’allocuzione tenuta l’11 settembre scorso a Rimini durante la Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.

Le parole del Papa

E queste sono anche le parole che ha profferito il Papa nell’enciclica, dove, dopo aver premesso che nasciamo e siamo tutti uguali dinanzi a Dio, si è soffermato sul valore delle diversità: “C’è un modello di globalizzazione che mira consapevolmente a un’uniformità unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una superficiale ricerca di unità. […] Se una globalizzazione pretende di rendere tutti uguali, come se fosse una sfera, questa globalizzazione distrugge la peculiarità di ciascuna persona e di ciascun popolo. Questo falso sogno universalistico finisce per privare il mondo della varietà dei suoi colori, della sua bellezza e in definitiva della sua umanità. Perché ‘il futuro non è monocromatico, ma, se ne abbiamo il coraggio, è possibile guardarlo nella varietà e nella diversità degli apporti che ciascuno può dare. Quanto ha bisogno la nostra famiglia umana di imparare a vivere insieme in armonia e pace senza che dobbiamo essere tutti uguali!”.  E ancora: “Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. Tra tutti. Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme.  Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”.

Il trinomio massonico

Il Gran Maestro nel suo intervento spiegava che la fratellanza è presupposto di libertà e uguaglianza: “Al di là della famiglia di appartenenza, al di là dell’etnia, della religione, degli orientamenti sessuali e del ceto sociale, siamo tutti uguali con pari dignità e pari opportunità. Senza distinzioni. E a tutti vanno date le stesse possibilità. L’uguaglianza non guarda al colore della pelle o degli occhi. La razza umana è una soltanto. Noi del Grande Oriente d’Italia da qualche anno abbiamo tolto dalla nostra Costituzione la parola razza, aspettiamo che l’Italia e tutti lo facciano. Sono questi i principi che la Libera Muratoria persegue e custodisce da sempre per l’elevazione dell’Umanità. Uguaglianza, libertà, sono come parole d’ordine, sono inviti a lavorare per raggiungere questi obiettivi ma è possibile farlo se c’è la fratellanza. E’ questa che fa sentire gli esseri umani parte di una comunità che vuole, appunto, libertà e uguaglianza”.

Il trinomio di Bergoglio

Bergoglio nella sua enciclica ha osservato: “La Fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza. Che cosa accade senza la fraternità consapevolmente coltivata, senza una volontà politica di fraternità, tradotta in un’educazione alla fraternità, al dialogo, alla scoperta della reciprocità e del mutuo arricchimento come valori? Succede che la libertà si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere. Questo non esaurisce affatto la ricchezza della libertà, che è orientata soprattutto all’amore”.

Le paure dei nostri tempi

Il Papa  si è soffermato anche sulle paure dei nostri tempi, sulla necessità di “recuperare la passione condivisa per una comunità di appartenenza e di solidarietà”; sul mondo digitale, il cui funzionamento favorisce circuiti chiusi di persone che la pensano allo stesso modo e facilita la diffusione di notizie false che incoraggiano pregiudizi e odi; sui fanatismi che allignano anche tra i cristiani e in ambienti cattolici; si scaglia poi contro la pena di morte e contro l’ergastolo, che definisce una “pena di morte nascosta”. Ha affrontato inoltre la questione degli immigrati, definendola “una benedizione, una ricchezza e un nuovo dono che invita una società a crescere” e la questione della diversità come valore. Temi tutti che sono argomento quotidiano di riflessione per i fratelli del Grande Oriente d’Italia, tra le colonne del tempio e fuori. Per realizzare il grande sogno di una vera Fratellanza globale.

Fonte: grandeoriente.it

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La fratellanza secondo i massoni e la fratellanza secondo Bergoglio. Nessuna differenza. Parola di Grande Oriente

Dopo Nizza islamici scendono in piazza a Berlino e gridano “Allah Akbar” (Video)

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Berlino, 30 ott – Con l’Europa ancora scossa per la strage islamista di Nizza, non hanno perso tempo i musulmani di Berlino a scendere in strada per urlare il loro caratteristico «Allah Akbar». Come riporta il Tagesspiegel, il fatto è avvenuto ieri sera a Neukölln, il quartiere multietnico della capitale tedesca. Secondo i dati resi noti dalla polizia, circa 150 manifestanti si sono riversati in piazza, e più precisamente a Hermannplatz, per dar vita a un sit-in durante il quale ha avuto luogo un comizio e sono stati scanditi cori contro la Francia «islamofoba»

Contro l’«islamofobia» della Francia

Stando sempre alle forze dell’ordine, i manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro le vignette di Charlie Hebdo che avevano ridicolizzato Erdogan. In seguito il presidente turco aveva fortemente criticato Emmanuel Macron, invitando i suoi connazionali a boicottare i prodotti francesi, parlando della presunta «islamofobia» della Francia, e arrivando addirittura ad affermare che gli «islamici in Europa sono come gli ebrei durante il nazismo». In questo modo Erdogan ha aizzato gli animi dei musulmani residenti nel Vecchio continente, e non è escluso che l’attentato del killer islamista di Nizza sia un effetto di questa escalation.

Islamisti in piazza dopo la strage di Nizza

Ad ogni modo, la polizia berlinese ha affermato che alla manifestazione di Neukölln hanno partecipato anche noti affiliati alle frange islamiste presenti in Germania. I manifestanti, come detto, hanno protestato contro Macron e la sua presunta islamofobia, nonché contro le vignette di Charlie Hebdo: «Con queste caricature la Francia ha ferito profondamente il nostro islam», ha affermato un oratore durante il comizio. Alcuni dei presenti impugnavano dei cartelli con l’immagine del profeta Maometto e tutta la piazza ha scandito in coro «Allah Akbar». Le forze dell’ordine hanno parlato di una manifestazione che non è sfociata in violenze, ma che è comunque stata caratterizzata da toni molti accesi di intensità crescente. Resta significativo che la protesta sia avvenuta dopo la strage di Nizza.

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https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/dopo-nizza-islamici-piazza-berlino-gridano-allah-akbar-video-172484/

Lettera aperta di monsignor Viganò al presidente degli Stati Uniti d’America Trump

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Cari amici di Duc in altum, vi propongo, in italiano e inglese, la lettera aperta che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha inviato al presidente degli Stat Uniti Donald Trump.

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Lettera aperta al presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump

Signor Presidente, mi consenta di rivolgermi a Lei, in quest’ora in cui le sorti del mondo intero sono minacciate da una cospirazione globale contro Dio e contro l’umanità. Le scrivo come Arcivescovo, come Successore degli Apostoli, come ex-Nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. Le scrivo nel silenzio delle autorità civili e religiose: voglia accogliere queste mie parole come la «voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1, 23).

Come ho avuto modo di scriverLe nella mia Lettera dello scorso giugno, questo momento storico vede schierate le forze del Male in una battaglia senza quartiere contro le forze del Bene; forze del Male che sembrano potenti e organizzate dinanzi ai figli della Luce, disorientati e disorganizzati, abbandonati dai loro capi temporali e spirituali.

Sentiamo moltiplicarsi gli attacchi di chi vuole demolire le basi stesse della società: la famiglia naturale, il rispetto per la vita umana, l’amore per la Patria, la libertà di educazione e di impresa. Vediamo i capi delle Nazioni e i leader religiosi assecondare questo suicidio della cultura occidentale e della sua anima cristiana, mentre ai cittadini e ai credenti sono negati i diritti fondamentali, in nome di un’emergenza sanitaria che sempre più si rivela come strumentale all’instaurazione di una disumana tirannide senza volto.

Un piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli. In alcune nazioni questo progetto è già stato approvato e finanziato; in altre è ancora in uno stadio iniziale. Dietro i leader mondiali, complici ed esecutori di questo progetto infernale, si celano personaggi senza scrupoli che finanziano il World Economic Forum e l’Event 201, promuovendone l’agenda

Scopo del Great Reset è l’imposizione di una dittatura sanitaria finalizzata all’imposizione di misure liberticide, nascoste dietro allettanti promesse di assicurare un reddito universale e di cancellare il debito dei singoli. Prezzo di queste concessioni del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe essere la rinuncia alla proprietà privata e l’adesione ad un programma di vaccinazione Covid-19 e Covid-21 promosso da Bill Gates con la collaborazione dei principali gruppi farmaceutici. Aldilà degli enormi interessi economici che muovono i promotori del Great Reset, l’imposizione della vaccinazione si accompagnerà all’obbligo di un passaporto sanitario e di un ID digitale, con il conseguente tracciamento dei contatti di tutta la popolazione mondiale. Chi non accetterà di sottoporsi a queste misure verrà confinato in campi di detenzione o agli arresti domiciliari, e gli verranno confiscati tutti i beni.

Signor Presidente, immagino che questa notizia Le sia già nota: in alcuni Paesi il Great Reset dovrebbe essere attivato tra la fine di quest’anno e il primo trimestre del 2021. A tal scopo, sono previsti ulteriori lockdown, ufficialmente giustificati da una presunta seconda e terza ondata della pandemia. Ella sa bene quali mezzi siano stati dispiegati per seminare il panico e legittimare draconiane limitazioni delle libertà individuali, provocando ad arte una crisi economica mondiale. Questa crisi serve per rendere irreversibile, nelle intenzioni dei suoi artefici, il ricorso degli Stati al Great Reset, dando il colpo di grazia a un mondo di cui si vuole cancellare completamente l’esistenza e lo stesso ricordo. Ma questo mondo, Signor Presidente, porta con sé persone, affetti, istituzioni, fede, cultura, tradizioni, ideali: persone e valori che non agiscono come automi, che non obbediscono come macchine, perché dotate di un’anima e di un cuore, perché legate tra loro da un vincolo spirituale che trae la propria forza dall’alto, da quel Dio che i nostri avversari vogliono sfidare, come all’inizio dei tempi fece Lucifero con il suo «non serviam».

Molti – lo sappiamo bene – considerano con fastidio questo richiamo allo scontro tra Bene e Male, l’uso di toni “apocalittici”, che secondo loro esasperano gli animi e acuiscono le divisioni. Non c’è da stupirsi che il nemico si senta scoperto proprio quando crede di aver raggiunto indisturbato la cittadella da espugnare. C’è da stupirsi invece che non vi sia nessuno a lanciare l’allarme. La reazione del deep state a chi denuncia il suo piano è scomposta e incoerente, ma comprensibile. Proprio quando la complicità dei media mainstream era riuscita a rendere quasi indolore e inosservato il passaggio al Nuovo Ordine Mondiale, vengono alla luce inganni, scandali e crimini.

Fino a qualche mese fa, sminuire come «complottisti» coloro che denunciavano quei piani terribili, che ora vediamo compiersi fin nei minimi dettagli, era cosa facile. Nessuno, fino allo scorso febbraio, avrebbe mai pensato che si sarebbe giunti, in tutte le nostre città, ad arrestare i cittadini per il solo fatto di voler camminare per strada, di respirare, di voler tenere aperto il proprio negozio, di andare a Messa la domenica. Eppure avviene in tutto il mondo, anche in quell’Italia da cartolina che molti Americani considerano come un piccolo paese incantato, con i suoi antichi monumenti, le sue chiese, le sue incantevoli città, i suoi caratteristici villaggi. E mentre i politici se ne stanno asserragliati nei loro palazzi a promulgare decreti come dei satrapi persiani, le attività falliscono, chiudono i negozi, si impedisce alla popolazione di vivere, di muoversi, di lavorare, di pregare. Le disastrose conseguenze psicologiche di questa operazione si stanno già vedendo, ad iniziare dai suicidi di imprenditori disperati, e dai nostri figli, segregati dagli amici e dai compagni per seguire le lezioni davanti a un computer.

Nella Sacra Scrittura, San Paolo ci parla di «colui che si oppone» alla manifestazione del mistero dell’iniquità, il kathèkon (2Tess 2, 6-7). In ambito religioso, questo ostacolo è la Chiesa e in particolare il Papato; in ambito politico, è chi impedisce l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Come ormai è evidente, colui che occupa la Sede di Pietro fin dall’inizio ha tradito il proprio ruolo, per difendere e promuovere l’ideologia globalista, assecondando l’agenda della deep church, che lo ha scelto dal suo gremio.

Signor Presidente, Ella ha chiaramente affermato di voler difendere la Nazione, One Nation under God, le libertà fondamentali, i valori non negoziabili oggi negati e combattuti. È Lei, Caro Presidente, «colui che si oppone» al deep state, all’assalto finale dei figli delle tenebre.

Per questo occorre che tutte le persone di buona volontà si persuadano dell’importanza epocale delle imminenti elezioni: non tanto per questo o quel punto del programma politico, quanto piuttosto perché è l’ispirazione generale della Sua azione che meglio incarna – in questo particolare contesto storico – quel mondo, quel nostro mondo, che si vorrebbe cancellare a colpi di lockdown. Il Suo avversario è anche il nostro: è il Nemico del genere umano, colui che è «omicida sin dal principio» (Gv 8, 44).

Attorno a Lei si riuniscono con fiducia e coraggio coloro che La considerano l’ultimo presidio contro la dittatura mondiale. L’alternativa è votare un personaggio manovrato dal deep state, gravemente compromesso in scandali e corruzione, che farà agli Stati Uniti ciò che Jorge Mario Bergoglio sta facendo alla Chiesa, il Primo Ministro Conte all’Italia, il Presidente Macron alla Francia, il Primo Ministro Sanchez alla Spagna, e via dicendo. La ricattabilità di Joe Biden – al pari di quella dei Prelati del “cerchio magico” vaticano – consentirà di usarlo spregiudicatamente, consentendo a poteri illegittimi di interferire nella politica interna e negli equilibri internazionali. È evidente che chi lo manovra ha già pronto uno peggiore di lui con cui sostituirlo non appena se ne presenterà l’occasione.

Eppure, in questo quadro desolante, in questa avanzata apparentemente inesorabile del «Nemico invisibile», emerge un elemento di speranza. L’avversario non sa amare, e non comprende che non basta assicurare un reddito universale o cancellare i mutui per soggiogare le masse e convincerle a farsi marchiare come capi di bestiame. Questo popolo, che per troppo tempo ha sopportato i soprusi di un potere odioso e tirannico, sta riscoprendo di avere un’anima; sta comprendendo di non esser disposto a barattare la propria libertà con l’omologazione e la cancellazione della propria identità; sta iniziando a capire il valore dei legami familiari e sociali, dei vincoli di fede e di cultura che uniscono le persone oneste. Questo Great Reset è destinato a fallire perché chi lo ha pianificato non capisce che ci sono persone ancora disposte a scendere nelle strade per difendere i propri diritti, per proteggere i propri cari, per dare un futuro ai propri figli. L’inumanità livellatrice del progetto mondialista si infrangerà miseramente dinanzi all’opposizione ferma e coraggiosa dei figli della Luce. Il nemico ha dalla sua parte Satana, che non sa che odiare. Noi abbiamo dalla nostra parte il Signore Onnipotente, il Dio degli eserciti schierati in battaglia, e la Santissima Vergine, che schiaccerà il capo dell’antico Serpente. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31).

Signor Presidente, Ella sa bene quanto gli Stati Uniti d’America, in quest’ora cruciale, siano considerati l’antemurale contro cui si è scatenata la guerra dichiarata dai fautori del globalismo. Riponga la Sua fiducia nel Signore, forte delle parole dell’Apostolo: «Posso tutto in Colui che mi dà forza» (Fil 4, 13). Essere strumento della divina Provvidenza è una grande responsabilità, alla quale corrisponderanno certamente le grazie di stato necessarie, ardentemente implorate dai tanti che La sostengono con le loro preghiere.

Con questo celeste auspicio e l’assicurazione della mia preghiera per Lei, per la First Lady, e per i Suoi collaboratori, di tutto cuore Le giunga la mia Benedizione.

God bless the United States of America!

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo Titolare di Ulpiana

già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

Domenica 25 ottobre 2020

Solennità di Cristo Re

***

Open Letter  to the President of the United States of America Donald J. Trump

Sunday, October 25, 2020

Solemnity of Christ the King

Mister President,

Allow me to address you at this hour in which the fate of the whole world is being threatened by a global conspiracy against God and humanity. I write to you as an Archbishop, as a Successor of the Apostles, as the former Apostolic Nuncio to the United States of America. I am writing to you in the midst of the silence of both civil and religious authorities. May you accept these words of mine as the “voice of one crying out in the desert” (Jn 1:23).

As I said when I wrote my letter to you in June, this historical moment sees the forces of Evil aligned in a battle without quarter against the forces of Good; forces of Evil that appear powerful and organized as they oppose the children of Light, who are disoriented and disorganized, abandoned by their temporal and spiritual leaders.

Daily we sense the attacks multiplying of those who want to destroy the very basis of society: the natural family, respect for human life, love of country, freedom of education and business. We see heads of nations and religious leaders pandering to this suicide of Western culture and its Christian soul, while the fundamental rights of citizens and believers are denied in the name of a health emergency that is revealing itself more and more fully as instrumental to the establishment of an inhuman faceless tyranny.

A global plan called the Great Reset is underway. Its architect is a global élite that wants to subdue all of humanity, imposing coercive measures with which to drastically limit individual freedoms and those of entire populations. In several nations this plan has already been approved and financed; in others it is still in an early stage. Behind the world leaders who are the accomplices and executors of this infernal project, there are unscrupulous characters who finance the World Economic Forum and Event 201, promoting their agenda.

The purpose of the Great Reset is the imposition of a health dictatorship aiming at the imposition of liberticidal measures, hidden behind tempting promises of ensuring a universal income and cancelling individual debt. The price of these concessions from the International Monetary Fund will be the renunciation of private property and adherence to a program of vaccination against Covid-19 and Covid-21 promoted by Bill Gates with the collaboration of the main pharmaceutical groups. Beyond the enormous economic interests that motivate the promoters of the Great Reset, the imposition of the vaccination will be accompanied by the requirement of a health passport and a digital ID, with the consequent contact tracing of the population of the entire world. Those who do not accept these measures will be confined in detention camps or placed under house arrest, and all their assets will be confiscated.

Mr. President, I imagine that you are already aware that in some countries the Great Reset will be activated between the end of this year and the first trimester of 2021. For this purpose, further lockdowns are planned, which will be officially justified by a supposed second and third wave of the pandemic. You are well aware of the means that have been deployed to sow panic and legitimize draconian limitations on individual liberties, artfully provoking a world-wide economic crisis. In the intentions of its architects, this crisis will serve to make the recourse of nations to the Great Reset irreversible, thereby giving the final blow to a world whose existence and very memory they want to completely cancel. But this world, Mr. President, includes people, affections, institutions, faith, culture, traditions, and ideals: people and values that do not act like automatons, who do not obey like machines, because they are endowed with a soul and a heart, because they are tied together by a spiritual bond that draws its strength from above, from that God that our adversaries want to challenge, just as Lucifer did at the beginning of time with his “non serviam.”

Many people – as we well know – are annoyed by this reference to the clash between Good and Evil and the use of “apocalyptic” overtones, which according to them exasperates spirits and sharpens divisions. It is not surprising that the enemy is angered at being discovered just when he believes he has reached the citadel he seeks to conquer undisturbed. What is surprising, however, is that there is no one to sound the alarm. The reaction of the deep state to those who denounce its plan is broken and incoherent, but understandable. Just when the complicity of the mainstream media had succeeded in making the transition to the New World Order almost painless and unnoticed, all sorts of deceptions, scandals and crimes are coming to light.

Until a few months ago, it was easy to smear as “conspiracy theorists” those who denounced these terrible plans, which we now see being carried out down to the smallest detail. No one, up until last February, would ever have thought that, in all of our cities, citizens would be arrested simply for wanting to walk down the street, to breathe, to want to keep their business open, to want to go to church on Sunday. Yet now it is happening all over the world, even in picture-postcard Italy that many Americans consider to be a small enchanted country, with its ancient monuments, its churches, its charming cities, its characteristic villages. And while the politicians are barricaded inside their palaces promulgating decrees like Persian satraps, businesses are failing, shops are closing, and people are prevented from living, traveling, working, and praying. The disastrous psychological consequences of this operation are already being seen, beginning with the suicides of desperate entrepreneurs and of our children, segregated from friends and classmates, told to follow their classes while sitting at home alone in front of a computer.

In Sacred Scripture, Saint Paul speaks to us of “the one who opposes” the manifestation of the mystery of iniquity, the kathèkon (2 Thess 2:6-7). In the religious sphere, this obstacle to evil is the Church, and in particular the papacy; in the political sphere, it is those who impede the establishment of the New World Order.

As is now clear, the one who occupies the Chair of Peter has betrayed his role from the very beginning in order to defend and promote the globalist ideology, supporting the agenda of the deep church, who chose him from its ranks.

Mr. President, you have clearly stated that you want to defend the nation – One Nation under God, fundamental liberties, and non-negotiable values that are denied and fought against today. It is you, dear President, who are “the one who opposes” the deep state, the final assault of the children of darkness.

For this reason, it is necessary that all people of good will be persuaded of the epochal importance of the imminent election: not so much for the sake of this or that political program, but because of the general inspiration of your action that best embodies – in this particular historical context – that world, our world, which they want to cancel by means of the lockdown. Your adversary is also our adversary: it is the Enemy of the human race, He who is “a murderer from the beginning” (Jn 8:44).

Around you are gathered with faith and courage those who consider you the final garrison against the world dictatorship. The alternative is to vote for a person who is manipulated by the deep state, gravely compromised by scandals and corruption, who will do to the United States what Jorge Mario Bergoglio is doing to the Church, Prime Minister Conte to Italy, President Macron to France, Prime Minster Sanchez to Spain, and so on. The blackmailable nature of Joe Biden – just like that of the prelates of the Vatican’s “magic circle” – will expose him to be used unscrupulously, allowing illegitimate powers to interfere in both domestic politics as well as international balances. It is obvious that those who manipulate him already have someone worse than him ready, with whom they will replace him as soon as the opportunity arises.

And yet, in the midst of this bleak picture, this apparently unstoppable advance of the “Invisible Enemy,” an element of hope emerges. The adversary does not know how to love, and it does not understand that it is not enough to assure a universal income or to cancel mortgages in order to subjugate the masses and convince them to be branded like cattle. This people, which for too long has endured the abuses of a hateful and tyrannical power, is rediscovering that it has a soul; it is understanding that it is not willing to exchange its freedom for the homogenization and cancellation of its identity; it is beginning to understand the value of familial and social ties, of the bonds of faith and culture that unite honest people. This Great Reset is destined to fail because those who planned it do not understand that there are still people ready to take to the streets to defend their rights, to protect their loved ones, to give a future to their children and grandchildren. The leveling inhumanity of the globalist project will shatter miserably in the face of the firm and courageous opposition of the children of Light. The enemy has Satan on its side, He who only knows how to hate. But on our side, we have the Lord Almighty, the God of armies arrayed for battle, and the Most Holy Virgin, who will crush the head of the ancient Serpent. “If God is for us, who can be against us?” (Rom 8:31).

Mr. President, you are well aware that, in this crucial hour, the United States of America is considered the defending wall against which the war declared by the advocates of globalism has been unleashed. Place your trust in the Lord, strengthened by the words of the Apostle Paul: “I can do all things in Him who strengthens me” (Phil 4:13). To be an instrument of Divine Providence is a great responsibility, for which you will certainly receive all the graces of state that you need, since they are being fervently implored for you by the many people who support you with their prayers.

With this heavenly hope and the assurance of my prayer for you, for the First Lady, and for your collaborators, with all my heart I send you my blessing.

God bless the United States of America!

+ Carlo Maria Viganò

Tit. Archbishop of Ulpiana

Former Apostolic Nuncio to the United States of America

DA

Lettera aperta di monsignor Viganò al presidente degli Stati Uniti d’America Trump

Indifesi, in balia del virus e della miseria

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Fateci capire. Quando la pandemia era ai minimi livelli avevate voluto prolungare l’emergenza e dunque dotarvi di poteri speciali per fronteggiare il covid. A noi sembrava assurdo, in estate, nessun altro paese lo faceva, bastano i poteri ordinari per fronteggiare le eventuali necessità insorgenti; ma voi lasciavate capire che disponevate di rilevazioni, di dati, di proiezioni preoccupanti che vi inducevano all’emergenza. Poi avete ripetuto per tutta l’estate di non abbassare la guardia e che il covid ci aspettava di ritorno dalle ferie, in autunno.

Ma i primi ad abbassare la guardia, i primi a non crederci al ritorno del virus, eravate voi. Perché non si può spiegare altrimenti l’impreparazione totale davanti al ritorno del virus, sul piano strutturale, sul piano sanitario, sul piano della prevenzione. Stiamo ancora a parlare di mascherine e chiusure e a raccomandare di comportarci bene. È qui che la colpa di non aver fatto nulla si aggrava e diventa qualcosa di più di un semplice errore: la malafede di aver usato l’emergenza e il virus per inchiodarvi al potere e disporre di decretazioni rapide che allargavano smisuratamente i vostri poteri, ma senza avere un piano per fronteggiare il virus. Avete usato la paura per restare al potere ma non avete usato la paura per allestire, nei trasporti, nelle scuole, negli ospedali, nel territorio, nei protocolli da consigliare ai cittadini, un programma di prevenzione. Solo prediche, moniti, retorica travestita da etica.

La percezione del cittadino è quello di essere indifeso, totalmente indifeso, rispetto alla sorte, alla malattia e alle misure adottate per arginarla. Indifeso. In balia del Caso o del Destino, affidato alla Provvidenza o alla Fortuna, confidando solo nella salute personale e dei congiunti. Non si fida più, e a ragion veduta, nemmeno dei virologi o dei video-scienziati, li vede discordi, balbettanti, catastrofisti o rincuoristi ma privi d’indicazioni utili, di consigli pratici da adottare, oltre quelli primordiali di nascondersi, in casa e nelle maschere. Ma nascondetevi voi, coi vostri inconcludenti sermoni.

Ci sentiamo indifesi perché abbiamo la netta sensazione che ogni decreto non serva a nulla, non argini l’escalation ma sia solo un percorso, un gioco dell’oca per arrivare al punto finale: lockdown generale. Quando non sai che fare, chiudi tutto e barrichi tutti. Nascondetevi. Mi sembra di essere tornati a Ben Hur, al tempo in cui i lebbrosi finivano semplicemente segregati. Stavolta in quanto potenziale lebbroso, viene segregato un intero popolo di sani.

Il vostro alibi ora è la Francia, che è nei guai come e peggio di noi, ha perso il controllo; e dico la Francia per indicare mezza Europa alle prese con la recrudescenza del virus. L’alibi francese con le sue misure restrittive. I soldi non arrivano dall’Europa, e nemmeno utili modelli per fronteggiare efficacemente il virus; ma la clausura universale sì.

A rendere insopportabile tutto questo è il protagonismo tornante di Giuseppe Conte, il suo straparlare, strapredicare, strapromettere, parlare sempre e solo con le perifrastiche – stiamo per fare, stiamo lavorando – riceverete, avrete. Le tragedie tornanti non rendono più sobrio il suo vanesio egocentrismo. Almeno gli altri, i Roberti, cioè i Gualtieri e soprattutto gli Speranza, che pure ha le sue responsabilità per questa denuncia del pericolo costante senza aver adottato però alcun programma in chiave sanitaria. Ma loro almeno non fanno gli show, hanno la cresta basta, mantengono un profilo di sobrietà, capiscono che non possono farsi belli sul disastro. Conte no, insiste, e fingendo di rassicurarci ci fa sentire ancora più indifesi, in balia della chiacchiera, dei birignao istituzionali, delle favolette per pupi, della vanità di governo, in tutti i sensi.

La protesta sociale è comprensibile, sacrosanta, e non si può adottare una specie di sineddoche ideologica per delegittimarla: prendere la parte per il tutto e ridurre un vero, diffuso malessere di lavoratori e datori di lavoro alle frange estremiste di ogni colore e di ogni curva. Chi soffia sul fuoco non è responsabile dell’incendio: perché le fiamme divampano dalla disperazione sociale, dai sacrifici di questi mesi, dalle misure osservate, dai materiali acquistati per fronteggiare il virus e poi ritrovarsi chiusi o semichiusi, al punto di prima, il più basso, quello che precede la chiusura finale. A tutto questo non si risponde solo coi bonus, le mance, le stecche di cioccolata dei soldati americani. Ci vogliono piani, strategie.

Ma il rimedio qual è? Mi accorgo che anche tra gli europeisti a oltranza non c’è nessuno che implori adesso un commissariamento europeo dell’Italia, una bella troika per fronteggiare l’emergenza: sanno che l’Europa sa dare ordini, sa chiedere soldi, interviene quando sei sul lastrico finanziario per ridurti in servitù, come fu in Grecia, o magari promette soldi in forma di debiti, a fronte di forti condizionamenti ma in caso di difficoltà ti abbandona: lo fece con i flussi migratori, lo fece con le crisi mediorientali, lo fece con l’invasione commerciale cinese, e lo fa col virus. L’Europa non esiste, è divisa in nazioni inguaiate ciascuna per conto suo.

E allora la domanda resta: cosa si può fare? Dovrei dire un governo di emergenza nazionale con personalità di prestigio al di sopra delle parti (a trovarle). O un autorevole commissariamento del governo in carica, con una ristretta regia di persone, una troika, un triumvirato – uno dedicato a fronteggiare l’emergenza sanitaria, l’altro l’emergenza socio-economica che ne deriva e il terzo a trovare la sintesi politica e la strategia di uscita. Una cabina di regia che risponda al Capo dello Stato e al Parlamento, ma agisca in autonomia. Insomma un nucleo ristretto che sappia prendere in mano la situazione e azzardare una linea di programmazione. A trovarli, per giunta col treno del virus in corsa.

MV, La Verità 29 ottobre 2020

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Indifesi, in balia del virus e della miseria

Il vaccino contro l’omotransfobia

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Nei giorni terribili del ritorno della pandemia, nell’autunno della sua recrudescenza, nell’anno peggiore della nostra vita pubblica, sanitaria, economica e sociale, in piena disperazione sociale per le chiusure e la crisi economica, il parlamento italiano con disgraziato tempismo approva la legge Zan sull’omotransofobia.

La legge prevede “la punibilità per atti discriminatori sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”; punisce “l’odio omotransfobico”, inclusa la misoginia e istituisce un’ennesima giornata nazionale dedicata a gay, trans, lesbiche. La legge contro l’omotransfobia prevede la punizione, anche con la reclusione, di chi istiga o commette non solo violenza ma anche genericamente “discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”. Non abbiamo il vaccino anti-covid né alcuna protezione dal virus, in compenso siamo vaccinati e protetti dall’omotransfobia…

Una legge del genere può essere usata per condannare chiunque abbia un’idea diversa e magari tradizionale e naturale, sui rapporti tra persone, sulla famiglia, sui sessi e sulle identità. Capite che qualunque omo o trans che verrà bocciato in una selezione potrà appellarsi alla legge e sostenere che è stato discriminato per il suo orientamento sessuale, magari adducendo a motivo il fatto che chi lo ha discriminato ha “simpatie di destra o salviniane”?

Il fondamento della Legge e di ogni Costituzione è l’universalità della norma, ossia l’applicabilità della legge nei confronti di ogni cittadino; mentre questa legge, come alcune sue precedenti, stabilisce una tutela speciale per alcune minoranze o categorie. In uno stato di diritto chiunque offenda chiunque, lo mortifichi, lo minacci e lo aggredisca, è passibile di condanna commisurata al reato compiuto. Non se esprime opinioni critiche ma se diffama, calunnia, insulta e aggredisce. Ci possono essere aggravanti o attenuanti specifiche, stabilite dal giudice, ma è una mostruosità giuridica stabilire che la violenza o l’insulto a un gay, a un trans, a una donna, a un nero, a un islamico sia “più reato” dello stesso insulto o violenza a un bambino, a un vecchio, a un genitore, a un cristiano, a un italiano, a una persona qualunque.

Nessuna legge speciale tutela invece la famiglia, la maternità, la procreazione, gli eterosessuali né in generale né in particolare. La legge sull’omotransofobia avrebbe un tenue appiglio in un paese in cui fossero discriminati omosessuali e affini; ma da noi, ogni giorno, si palesa la presenza pervasiva di lobby gay al potere, al governo, in Rai, nell’informazione; intere reti tv condotte da militanti della gayezza. Vagoni di film, di fiction, presentano come ingrediente d’obbligo la presenza, sempre positiva, del gay come del nero e del migrante. Quindi stiamo parlando di una legge a tutela di una minoranza al potere, non emarginata o perseguitata…

E invece siamo arrivati alla zeta, l’ultima lettera politically correct del nostro alfabeto giuridico e demenziale. Il segno di Zan.

MV, 29 ottobre 2020

DA

Il vaccino contro l’omotransfobia

Christus Rex Traditio: Rosario di riparazione per le blasfemie della notte di Halloween

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A cura del Circolo Christus Rex Traditio

Come ogni anno, il Circolo Christus Rex Traditio si riunisce in preghiera per riparare a tutte le offese, blasfemie, le bestemmie, le Messe nere, agli atti dissacranti, agli inni alle Tenebre ed al mondo dell’occulto che si svolgeranno stanotte.

Dopo aver letto l’Atto di riparazione al Sacro Cuore di Gesù, composto da S.S. Pio XI, reciteremo il Santo Rosario di riparazione alla S. Vergine Maria, perché abbia pietà degli inconsapevoli e per riparare alle denigrazioni che Lei e il Suo Divin Figlio subiranno dagli adoratori del Male e del Diavolo.

Alle 20.30 sul nostro canale Skype saremo presenti da tutta Italia.

Italia in ginocchio, Mattarella che fa?

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SERGIO MATTARELLA

 

Evviva il nostro presidente, che non vede e manco ci sente. Costituzione licenziata, azzerata, annichilita e il “notaio” non fiata, non fa una piega, c’è di peggio cui pensare, c’è il cuoco positivo asintomatico, santi numi. Oddio, una cosa Mattarella l’ha pur detta: il Covid non aggravi le differenze sociali. Che è per l’appunto quanto sta accadendo coi decreti contiferi che del Parlamento e del Colle se ne impipano nel tacere o impotente o consenziente del suo inquilino, un silenzio siciliano, democristiano. Ha anche aggiunto una illuminazione sconvolgente: la pandemia la sconfiggerà la ricerca. Sì, di solito succede così. Sì, ma quando? Perché nella salute, a maggior ragione che nell’economia, nel lungo periodo saremo tutti morti, insegna Keynes.

Intanto che ci affida alla Recherche, il governo perde tempo; ma il nostro presidente non si stanca di ricordarci che bisogna collaborare, le istituzioni debbono andar d’accordo, i cittadini hanno da essere individualmente responsabili. Also sprach Mattarella. Solo che a noi la canzone suona tanto ma tanto dissonante: se Palazzo Chigi non ne imbrocca una, fa poco e niente e quel poco sarebbe meglio non lo facesse, e, in definitiva, smantella il paese, la colpa è di: Lombardia, Sicilia, Piemonte, Marche, Campania, Trentino… E, naturalmente, del popolo bovino.

Quo Vadis, Sergio? E dove andiamo noi? Come arginare le diseguaglianze acuite dal virus, posto che qui un governo sull’orlo della crisi di nervi tutto chiude e tutto fa franare? Novene? Danza della pioggia? Silenzio operoso? Rivoluzione su Twitter? No, quella no, appena cinguetti ti spengono, la democrazia social funziona così e non è molto diversa da quella politica: il popolo è libero di essere d’accordo, se no lo imbavagliamo. Filtrofiore Mattarella: la calma dopo la quiete, una parola è troppa e due sono impossibili. Tu chiamala, se vuoi, moral suasion: come suasion, non c’è dubbio, praticamente un narcotico. Datemi un Mattarella, che cosa ne vuoi fare, lo voglio dare in testa a chi non riposa. Come soffre, poveretto: almeno così si immagina, visto che non arriva eco di segnale.

Mai visto un “notaio” così defilato, va bene la discrezione, va bene non darci di piccone come Cossiga, ma qui manco il piumino da cipria s’intravvede. Chissà cosa sarà il discorso di fine anno: dieci minuti di silenzio totale, granitico, circolare. E intanto i negozi chiudono, le palestre sbaraccano, le aziende falliscono, le imprese si sfaldano, i lavori appassiscono, le prospettive spirano, la gente non dorme più, accumula strani sintomi somatici, macchie sulla pelle, ascessi, ulcere. Però bisogna che il Covid non aggravi le differenze sociali. Evviva il nostro presidente, senza cuoco e ancor più silente, hip hip urrà!

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Italia in ginocchio, Mattarella che fa?

L’ENCICLICA, CONTRIBUTO ALLA RELIGIONE DEI “FRATELLI” MURATORI. : STILUM CURIAE

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 JORGE MARIO BERGOGLIO

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Agostino Nobile ha voluto commentare per noi la recente enciclica di papa Bergoglio, Fratelli tutti. A latere vogliamo ricordare gli elogi che il documento ha avuto sia dal Grande Oriente d’Italia che dai Fratelli spagnoli. E ci sembra interessante ricordare anche quanto sia amato il Pontefice regnante dalla massoneria in generale, cosa mai accaduta con i papi che lo hanno preceduto. Buona lettura.

§§§

 Fratelli tutti? Un contributo alla “religione” dei fratelli Muratori

 

Come previsto l’enciclica Fratelli tutti ha ricevuto elogi, critiche e, a qualcuno come a chi scrive, un certo imbarazzo. Rileggendola mi sono reso conto che per confutare molti passi sarebbe necessaria una contro-enciclica. Invito chi è più qualificato del sottoscritto a farci un pensierino.

Innanzitutto su quali basi dovremmo essere tutti Fratelli se non c’è un Padre comune? Tranne nel cristianesimo, nessuna religione crede in un creatore padre, ed è ovvio che mettendo Gesù Cristo sullo stesso piano dei fondatori delle altre religioni e, addirittura, a Pachamama, si rinuncia al Padre. L’enciclica, come vedremo, dovremmo leggerla come una summa di impronta massonica.

Prendendo qui e là, senza seguire la sequenza dell’enciclica, vediamo alcuni esempi.

 

  1. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!

 

Dunque, non figli di Dio ma figli della stessa terra. Già basterebbe questo per lasciar perdere l’enciclica e andare a farsi una bella passeggiata. Ma andiamo avanti.

I massoni tra loro si definiscono fratelli. Il cardinale Ravasi nell’invito al dialogo lanciato il 14 febbraio 2016 sul quotidiano Il Sole 24Ore, intitola l’articolo “Cari fratelli massoni”. Abbiamo anche i Fratelli musulmani, quelli che mettendo in atto il Corano hanno massacrato e massacrano migliaia di cristiani. Ma anche i massoni non scherzano. Alla faccia della fratellanza e della libertà dalla Rivoluzione francese ad oggi, passando dalle due dittature del ‘900 figlie dei rivoluzionari, hanno fatto più morti ammazzati degli ultimi duemila anni.

Tutti dovrebbero sapere che nell’islam lo schiavismo fa parte della dottrina coranica e la donna non ha i diritti riservati all’uomo. Nell’induismo abbiamo le caste, dai bramini ai dalit. Quest’ultimi  fanno talmente ribrezzo che li definiscono intoccabili. Nel buddismo, come nell’induismo, si crede al ciclo delle reincarnazioni, dove i poveri, i dementi e gli sciancati sono tali perché nella vita precedente si sono comportati male. E dato che con la loro disgrazia stanno ripagando gli errori della vita precedente, è vivamente sconsigliato prendersi cura di loro. Gli induisti radicali periodicamente massacrano indù convertiti al cristianesimo, perché ogni dalit convertito a Cristo significa uno schiavo in meno. Ecco perché la frase di Bergoglio ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli! è un paradosso.

 

La colonna portante dell’enciclica bergogliana la troviamo nelle “Costituzioni di Anderson” del 1723, redatte da James Anderson, ministro di culto della chiesa presbiteriana scozzese, considerato il padre della massoneria moderna. Nel paragrafo Concernente Dio e la religione, leggiamo:

«Un Massone è tenuto, per la sua condizione a obbedire alla legge morale; e se egli intende

rettamente l’Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese a essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi si reputa più conveniente obbligarli (obbligarli!) soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando a essi le loro particolari opinioni; ossia, essere uomini buoni e leali e uomini di onore e di onestà, quali che siano le denominazioni o confessioni che servono a distinguerli; per cui la Massoneria diviene il Centro di Unione e il mezzo per annodare una sincera amicizia tra persone che sarebbero rimaste in perpetuo estranee.»

 

Bergoglio, dunque, non ha inventato nulla. Si, certo, Anderson afferma che per obbedire alla legge morale non si può essere ateo stupido. Ma dal settecento ad oggi la legge morale massonica si è persa per strada. Sono convinto che se i massoni del ‘700 vedessero cosa stanno facendo i loro nipotini del XX e XXI secolo, resterebbero come minimo basiti.

Non entriamo nel concetto di morale sennò facciamo notte, ma sintetizzando possiamo dire che è un complesso dei principi, dei precetti che regolano il comportamento personale e collettivo, in rapporto a un determinato pensiero religioso, filosofico, culturale, politico.

La storia insegna che la morale cristiana ha portato sviluppo in tutti i campi, mentre la morale codificata dall’uomo ha sempre portato sciagure. Basti ricordare le filosofie anticristiane e le maggiori religioni.

 

Cosa sono il bene e il male, che i massoni considerano concetti assoluti? Perdonate una battutaccia. Per le pie musulmane è bene coprirsi dalla testa ai piedi, per le giovani occidentali è normale andare in giro con minigonne che fanno intravedere le natiche. Appartengono a due culture, la prima dettata da Allah, la seconda dalla stilista Mary Quant.

Dopo aver convinto milioni di donne occidentali a fare sesso a volontà e, nel caso capitasse un incidente di percorso, a uccidere i propri figli, i maestri di morale hanno deciso di legalizzare l’eutanasia, gli uteri in affitto e i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Cose impensabili in tutte le culture di sempre fino a pochi anni fa. Questa non è morale, si chiama corruzione delle coscienze.

 

Di questo passo, quando un certo numero di giudici pedofili raggiungeranno gli alti scranni della giustizia e della politica, la pedofilia sarà legalizzata. Qualcuno penserà che stia esagerando. Ma sappiamo tutti che da decine di anni alcune creme di bellezza e vaccini vengono prodotti con feti umani abortiti. Cosa considerata moralmente lecita, tanto che non vediamo in giro lobbies, politici, religiosi o semplici cittadini che si oppongono a tale mostruosità.

Domani potranno legalizzare il cannibalismo, non per propiziarsi gli dei come facevano i fratelli Aztechi e sottoculture simili, ma perché il sangue umano, specialmente dei bambini, rigenera le cellule degli umani. E dato che l’aborto è pubblicizzato e sovvenzionato dai fondi statali (ovvero i nostri soldi) pubblicizzeranno anche il sangue umano in tv. Grottesco? Anche una madre che uccide la creatura che porta in grembo è grottesco. Ma gran parte delle persone per bene lo considerano cosa normale.

La morale, dunque, gira come girano le lobbies interessate, e chi ne paga le conseguenze, spesso atroci, sono sempre i deboli.

 

Leggiamo altri passi dell’enciclica.

  1. “Aprirsi al mondo” è un’espressione che oggi è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri o alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi. (…) Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli.

 

In realtà il Vaticano intrattiene rapporti privilegiati con i grandi nomi della finanza internazionale quali George Soros e figure di primo piano della JP Morgan e Goldman Sachs. Non solo per motivi economici, ma soprattutto per affinità liberal-massoniche.

 

  1. A volte mi rattrista il fatto che, pur dotata di tali motivazioni, la Chiesa ha avuto bisogno di tanto tempo per condannare con forza la schiavitù e diverse forme di violenza.

 

Se non è in malafede, Bergoglio dimostra per l’ennesima volta la sua crassa ignoranza e l’odio ormai connaturato che nutre per la Chiesa. In realtà nell’Europa cristiana i peggiori schiavisti erano massoni, mentre la Chiesa ha combattuto contro ogni forma di schiavismo. Ma poi. Perché, invece di puntare il dito contro la Chiesa, non dice chiaro e tondo che i musulmani, seguendo alla lettera il Corano, per quattordici secoli hanno fatto dello schiavismo la colonna portante della loro economia? Oltre cento milioni tra deportati e massacrati, africani, europei e asiatici. Invitiamo Bergoglio e accoliti a farsi un viaggetto sulle coste del sud Italia, dove troverà monumenti che ricordano le carneficine operate dai musulmani che nei secoli hanno schiavizzato e stuprato donne uomini e bambini. Gli assicuriamo altresì che non troverà nessun monumento analogo in terra musulmana che ricordi le violenze e lo schiavismo operato dai cristiani. Semplicemente perché i cristiani sono andati solo in Terra santa, per liberarla. Come ha cercato di liberarla quel san Francesco che, attraverso bufale colossali, Bergoglio rappresenta campione della fratellanza tra le religioni. Aggiungiamo che lo schiavismo non è stato abolito dai musulmani, dai cinesi o da altre culture, ma dai cristiani. Senza il Vangelo oggi avremmo ancora lo schiavismo legalizzato in tutto il mondo. E questo dovrebbe far capire che senza Gesù Cristo l’umanità intera perde il loro migliore alleato.

 

  1. Il problema è che, espressamente, Gesù mette in risalto che l’uomo ferito era un giudeo – abitante della Giudea – mentre colui che si fermò e lo aiutò era un samaritano – abitante della Samaria –. Questo particolare ha una grandissima importanza per riflettere su un amore che si apre a tutti. I samaritani abitavano una regione che era stata contaminata da riti pagani, e per i giudei ciò li rendeva impuri, detestabili, pericolosi. Difatti, un antico testo ebraico che menziona nazioni degne di disprezzo si riferisce a Samaria affermando per di più che «non è neppure un popolo» (Sir 50,25), e aggiunge che è «il popolo stolto che abita a Sichem.»

 

Con la parabola del buon samaritano si cerca di dimostrare che non importa essere cristiani o ebrei per essere degni di Dio. Basta, come dice Anderson nella sua costituzione massonica, essere buoni.

Anche qui, dato che stiamo parlando di morale, la confusione impera. Cosa significa essere buoni?

Chiunque abbia vissuto nelle culture non cristiane e non occidentalizzate, può rendersi conto come il concetto del bene e del male, del bello e del brutto, sono codificati dalla religione o dalla credenza della comunità.  Il missionario padre Clemente Vismara racconta che, all’inizio del secolo scorso, arrivando in un villaggio della Birmania constatò che i mariti mangiavano da soli, mentre le mogli e i figli per nutrirsi dovevano sperare che l’uomo lasciasse qualche resto. Quando padre Vismara fece notare a una donna l’ingiustizia, lei ne fu sorpresa. Questo comportamento in tutto il villaggio era ritenuto naturale.

 

Tornando alla parabola del buon samaritano, non trovo niente che possa far pensare i pagani come un popolo di buoni e gli ebrei tutti cattivi. Questo lo può pensare solo una persona incapace di leggere nell’animo umano. I buoni e i cattivi (secondo i nostri canoni) li troviamo in tutte le culture, società e famiglie. Anche tra i boia c’è quello che si preoccupa di far soffrire il meno possibile e quello che se ne frega se la lama della scure taglia in malo modo il collo del condannato. Dunque, pensare che tutti i credenti sono buoni e gli atei tutti cattivi, e viceversa, è pura idiozia. I buoni e i cattivi non hanno patria, colore di pelle, sesso e religione.

Per la società e per l’individuo la religione rappresenta il binario della vita, non le tendenze caratteriali dei singoli. Dato che le mele marce si trovano in ogni angolo della terra, attraverso la dottrina cristiana si indica la strada migliore per non deragliare.

 

Per il vero cristiano una società che non rispetta i deboli non è degna di essere definita civile. Checché ne dicano i neo-comunisti e masso-laicisti bergogliani, con dati storici alla mano possiamo affermare che in duemila anni il cattolicesimo, a differenza delle altre dottrine e delle ideologie, ha prodotto molte più luci che ombre. I diritti umani emanati nel 1948 non esisterebbero senza la dottrina cristiana.

 

Bergoglio non parla di ateismo, ma mettere Gesù Cristo allo stesso livello di Pachamama e di altre religioni significa azzerare, oltre al messaggio più a misura d’uomo, l’aspetto salvifico del Figlio di Dio. Quindi, escludendo le poche verità, le mezze verità, le menzogne, le inconsistenze e tutti i girigogoli che escono dalla penna e dalla bocca del vescovo di Roma, dobbiamo dedurre che in Vaticano comanda un ateo. Se così non fosse, chiediamo venia. Ma umilmente da Bergoglio  vorremmo che commentasse urbi et orbi almeno i seguenti passi evangelici: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” – “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.”

 

  1. Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali.

 

Gli italiani e gli europei sono esasperati non perché nazionalisti e razzisti, ma perché sono sempre più poveri e i propri governi privilegiano gli immigrati irregolari, sostenendoli economicamente con i soldi dei cittadini autoctoni. Chiediamo a Bergoglio coerenza: butti giù le Mura leonine e accolga in Vaticano tanti immigrati irregolari da gettare nella disperazione i religiosi e i laici che vi lavorano.

 

In questo periodo storico di immensi sconvolgimenti sociali, morali e economici abbiamo bisogno di una papa illuminato da Dio. Bergoglio non parla mai di salvezza dell’anima, e non ha mai (per quanto mi risulta) ricordato la prima lettera ai Corinzi: “Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede”. Negare la divinità di Cristo non tradisce solo i cristiani, ma tutti i popoli del mondo. Senza il messaggio evangelico miliardi di persone di tutte le culture e classi sociali sono condannati alla barbarie.

 

I non cristiani non conoscono il vero messaggio di Cristo, perché vengono ingannati dai propri religiosi e governi. Chiunque lo abbia conosciuto e meditato si è convertito a Cristo, musulmani, indù, confuciani, ecc. Il mondo ha fame di Vangelo, e se Bergoglio rifiuta di annunciarlo significa che lo considera dannoso. Una bestemmia imperdonabile che dovrebbe spingere alla ribellione i fedeli cristiani di tutte le chiese.

Agostino Nobile

DA

L’ENCICLICA, CONTRIBUTO ALLA RELIGIONE DEI “FRATELLI” MURATORI.

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