Buttafuoco: Pd e 5 Stelle sono il nuovo establishment

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Pietrangelo Buttafuoco (Catania, 2 settembre 1963) è un giornalista e scrittore italianoopinionista e conduttore di programmi di successo.

Dal febbraio 2015 scrive per il Fatto Quotidiano e a partire dal 2019 inizia anche a collaborare con Il Quotidiano del Sud . Nello stesso anno è nominato presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo.


  • Buttafuoco, quali sono i rapporti di forza all’interno dell’attuale maggioranza?

Dopo la dabbenaggine di quello sciagurato agosto, quando Salvini ha fatto saltare tutto riconsegnando le chiavi della città al sistema, i cosiddetti antisistema, cioè il M5S, si sono ritrovati nella condizione di essere gratificati e accolti in società.

Improvvisamente sono stati dimenticati i congiuntivi sbagliati.

E lo stesso Giuseppe Conte, che veniva additato dalla stampa nazionale e internazionale come il rappresentante dell’anonimo “pescato dal caso”, diventava uno statista. Tutti dimenticavano come venisse spernacchiato per essere l’omino nella mani di Rocco Casalino. Hanno vissuto l’ebrezza di essere finalmente accettati in società.

Quell’esperienza del Governo Giallo Verde dove si univano i due antagonismi, in contrapposizione allo status quo e al sistema, si è ribaltata nell’esatto contrario.

Dobbiamo inoltre ricordare che per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana, il SUD aveva votato per l’antisistema. Quel territorio che era sempre stato considerato un bagaglio elettorale a disposizione dei vecchi partiti (DC, PSI e PCI), aveva scelto l’esatto contrario.

  • Cosa successe allora?

Salvini aveva calcolato male.  Si era fatto forte di un 40 % che oggi è completamente inutilizzato e il vantaggio che gli altri si sono presi, è inaudito. Quelli non fanno prigionieri!

  • Dunque oggi, chi tira le fila?

Abbiamo, in questo momento, la peggiore delle condizioni.

Si ritrovano a comandare senza l’incomodo di vincere le elezioni. Hanno probabilmente anche lasciato in difficoltà quanti, all’interno del movimento, avrebbero preferito sicuramente stare al governo con la Lega piuttosto che con il PD.

Conte è espressione della palude del sistema di potere romano e lì l’errore fondamentale è stato nominarlo Premier per ben due volte. Sarebbe stato molto meglio scegliere Di Maio. Sarebbe stata una scelta politica.

I rapporti di forza all’ interno della maggioranza ovviamente sono tutti del PD. Il Movimento cinque stelle ringrazia per il miracolo ricevuto.

  • Ma in tutto questo, il centro destra in Italia esiste ancora?

Non credo.

Il centro destra era legato alla figura di Berlusconi. Anche lui oggi ha attraversato una mutazione. Di sé stesso, del suo mondo e di quella che era l’alchimia del centro destra.

Averlo visto da Fabio Fazio accolto e acclamato, ha completato un circuito di trasformazione perché lui ha veramente diviso l’Italia in due. C’era quella parte che lo amava e un’altra che lo odiava. Ora quell’Italia che lo odiava ne ha quasi tenerezza, lo rimpiange. Lo accoglie. Mi ha fatto riflettere vederlo omaggiato e santificato da Fazio.

Perché, ancora una volta, la vecchia talpa della storia simpaticamente scava nel terreno del paradosso. E non c’era manco bisogno di litigare con Indro Montanelli perché si è ritrovato nella stessa condizione. Applaudito alla Festà dell’Unità televisiva.

Non ci sono le condizioni di immaginare dunque un centro destra.

  • In che senso?

Allo stato attuale siamo nella condizione di immaginare una risposta alternativa all’attuale sistema di potere e ad una minoranza egemone, che comanda in Italia da molto e troppo tempo. Noi dobbiamo fare i conti con il PD che somma due soggetti apparentemente contrapposti il PCI e DC. Il PD è questo. La sintesi di un qualcosa che arriva da lontano. Dalla prima repubblica. E’ caduto il muro di Berlino ma con questo il comunismo non è stato cancellato. Tanto è vero che oggi, nello scacchiere internazionale, la prima potenza globale al mondo è guidata dal Partito Comunista e sto parlando della Cina, che ha un potere molto più forte di quanto possano avere persino gli Stati Uniti d’America.

Il PD è espressione di un potere che oramai ha esaurito la sua capacità di progettare e costruire il futuro. Quindi non è una questione di fare destra o sinistra è di capire se questa struttura di sistema è in grado di reggere la crisi o transizione che sia che stiamo vivendo.

  • Pandemia e Covid. Cosa ci sta insegnando questa situazione?

Noi dell’attuale pandemia abbiamo studiato, verificato, analizzato tutta una serie di conseguenze che sono quelle delle ricerca medica, organizzazione sanitaria e del minimo di struttura che si deve dare alla società. Ma non abbiamo considerato un altro aspetto che è totalmente politico e geopolitico. Non abbiamo considerato il POLEMOS di guerra in atto. Quando dobbiamo immaginare una guerra, vediamo stazioni e aeroporti bombardati affinché non arrivino e decollino mezzi. Immaginiamo ospedali bombardati affinché non siano fruibili da chi ne ha bisogno. Stessa cosa quando ci troviamo davanti a scuole.

Non c’è bisogno di bombardare Gorla, come avvenne in passato. Adesso è sufficiente immaginarla nel caos attuale per evitare che ci vadano i bambini. Allo stesso modo non abbiamo modo di rivedere una guerra con i proiettili e con il rumore e la distruzione quando tutte queste strutture sono già state rese immobili.

  • Scenario politico post pandemia?

Ieri era l’anniversario del crollo del Muro di Berlino. Con quel simbolo, crollava il comunismo e perché invece la muraglia Cinese è rimasta integra e potente nel gioco del mondo? Dobbiamo fare i conti con questo.

  • Cosa intende dire?

Vede, DC e PCI una volta erano cane e gatto, mentre oggi sono un unico riferimento per un sistema che secondo me sta dando solamente colpi di coda. Basta vedere come hanno reagito con l’elezione di Biden. Ovviamente Trump è quanto di peggio si possa immaginare. Mike Pompeo, Dio ce ne scampi!

Ma sono degli elementi di sovversione e di aggregazione di una società. Ma con Biden torna invece prepotente un sistema di potere che, da quello che posso vedere, è nei suoi colpi di coda più pericolosi. Basti ricordare il caos che hanno generato in Medio Oriente. Basta vedere che cosa è stata quella dottrina dell’esportazione della democrazia con la distruzione di realtà statuarie e di sovranità.

  • Cosa si può fare? Cosa devono fare la politica e l’Italia per uscire da questa situazione?

La politica deve superare questa fase provinciale e restituirsi alla sua vocazione universale e immaginare uno scenario ulteriore. Il centro sinistra è il riferimento per un sistema di potere che abbiamo sotto gli occhi. Da quell’agosto in poi, non c’è angolo di Italia che non sia lottizzato da questo sistema di potere.

  • Caso Open? Che idea si è fatto?

Mi sottraggo al rituale italiano di dire “ho fiducia nella magistratura”. So perfettamente che nel vuoto di potere l’unico soggetto decisore politico forte in Italia sono le procure.

  • Mi spiega perché il governo ha deciso di chiudere cinema e teatri?

Perché immagino che il ministro sia ipocondriaco.

Secondo me è semplice il meccanismo mentale per il quale hanno preso questa decisione. Intanto vivono la gestione di tutta l’attività culturale e artistica come una dimensione di nicchia. E quindi pensano che solo una nicchia possa protestare perché si basano solo sui sondaggi e non tanto le relazione tecniche. Fanno dunque una valutazione approssimativa. “Ne accontentiamo 100 ne scontentiamo 3”.

A loro basta la complicità oscena di molti vip, che fanno collegamenti Skype su Rai Uno, fanno la loro comparsata,  il loro sermoncino e su quello accontentano il governo.

Noi in Italia siamo un’eccezione rispetto a quello che da sempre è stato l’andazzo creativo spirituale potentissimo dell’arte, che ha fabbricato sempre negli artisti un elemento di sovversione, eversione di delinquente allegria. Mentre noi abbiamo artisti che sono tutti più o meno gendarmi del pensiero unico , sceriffi a disposizione dello status quo, moralisti insopportabili.

Caravaggio? Oggi sarebbe censurato.  Fazio non lo inviterebbe mai nelle sue trasmissioni.

Se dobbiamo credere a quello che ci raccontano stiamo  vivendo adesso la stagione migliore in assoluto. Andrà tutto bene, diventeremo migliori. Quello è.

DA

Buttafuoco: Pd e 5 Stelle sono il nuovo establishment

Elezioni Usa, Trump ora può contare su tre novità importanti

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La Pennsylvania è ancora in bilico: Trump è convinto che le elezioni non siano finite. Intanto dagli States arrivano altre due notizie rilevanti

Donald Trump è convinto di poter dire ancora la sua: lo spoglio delle schede è ancora in corso e tra ricorsi e controricorsi è possibile che qualcosa, da qui alla prossima settimana, possa cambiare.

Difficile che il risultato venga ribaltato, ma il tycoon continua ad ostentare ottimismo a mezzo social, sostenendo che alla fine vincerà la sua battaglia, ossia le elezioni presidenziali. La novità principale riguarda il possibile rimescolamento dei risultati negli Stati chiave: secondo quanto riportato pure da Dagospia, il sito Real Clear Politics, che non è vicino a Donald Trump, avrebbe evitato di assegnare la Pennsylvania a Joe Biden. Quel risultato era stato invece utilizzato dalla Cnn per “chiamare” – così si dice in gergo – la vittoria del candidato degli asinelli.

Per quel che riguarda questo Stato, che è governato da un Democratico, Trump segnala soprattuto come agli osservatori repubblicani non sia stato consentito di assistere allo spoglio. C’è un atto giuridico che riguarda questo tema che ha iniziato il suo iter. Al fine di raggiungere 270 grandi elettori – così come previsto dal sistema elettorale americano – è necessario per Joe Biden strappare la maggioranza dei voti in quello Stato. Altrimenti gli servirebbero altri incastri, che non possono essere dati per scontati in partenza, considerando che in Nevada ed Arizona gli scrutatori stanno ancora lavorando. E Trump, nei suoi interventi social, ha annunciato che qualcosa dovrebbe cambiare all’inizio della prossima settimana.

I riconteggi, per legge, dovrebbero invece avvenire in Michigan, in Wisconsin ed in Georgia, dove il distacco tra i due contendenti è davvero risicato. Il presidente degli Stati Uniti in carica, al netto di quanto scritto da molti commentatori italiani in questi giorni, non sembra affatto persuaso della vittoria del rivale. Melania ed Ivanka Trump, nel frattempo, hanno preso la medesima posizione: bisogna contare i voti legali, hanno fatto sapere entrambe. Anche il Gop, con il vicepresidente Mike Pence in testa, è convinto dello stesso principio. E i leader della maggioranza in Senato e della minoranza al Congresso non si sono affatto discostati dalla linea trumpiana. Chi la pensa diversamente è Mitt Romney, che ha sostanzialmente chiesto a Trump di riconoscere la vittoria di Biden. Una considerazione condivisa anche da George W.Bush. Ma questi due esponenti fanno parte della vecchia gestione del Partito Repubblicano.

Intanto The Donald ha lanciato anche un Super Pac destinato a raccogliere fondi per le sue future attività politiche. Il 2024 non è poi così lontano, e Trump avrebbe persino manifestato l’intenzione di candidarsi alle presidenziali che si terrano tra quattro anni. Al momento, però, Trump sembra ancora convinto di poter trionfare in questo appuntamento elettorale, sul quale non è ancora arrivata ufficialmente la parola “fine”. Tra accuse di brogli e presunti errori dei software, il tycoon conta di presentare un numero di questioni sufficientemente corposo, per poter magari giungere dinanzi al giudizio della Corte Suprema. Ma la strada per questo obiettivo non è proprio semplice. A ben vedere, la strategia di Trump potrebbe anche essere legata alle tempistiche: più tempo passa, più il Gop potrebbe avere difficoltà a sganciarsi, in caso, dalla sua figura.

Joe Biden ed il suo team intanto stanno valutando a loro volta se presentare azioni nei confronti di Trump. Il presidente eletto è già attivo nel campo della pandemia, per cui ha sostanzialmente già disposto la sua task force, ma non può dirsi in carica. Per l’ufficializzazione e l’insediamento, se tutto dovesse andare come previsto, bisognerà aspettare il prossimo 20 gennaio. Ma Trump pare avere intenzione di complicare non poco le cose per Biden. Proprio in queste ore, l’ex vicepresidente di Barack Obama starebbe valutando addirittura una serie di azioni da presentare nei confronti della amministrazione guidata da Trump.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/elezioni-usa-trump-ora-pu-contare-su-tre-novit-importanti-1902479.html

Studi antimassonici: rigore e verità!

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaAlbert_Pike_portrait
Comunicato n. 95/20 del 10 novembre 2020, Sant’Andrea Avellino

Studi antimassonici: rigore e verità! 

Segnaliamo un articolo della rivista francese “Héritage”, tradotto e pubblicato dalla rivista “Sodalitium” (nn.70-71, settembre 2020), sui problemi di documentazione di alcuni studi anti-massonici.

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Presentiamo ai nostri lettori un articolo tratto dalla rivista francese “Héritage” (n. 12, pp. 26-28). La nostra rivista si è sempre schierata contro la massoneria, e nel contempo ha sempre pensato che una seria battaglia antimassonica debba poggiare su una solida e seria documentazione, evitando pertanto argomenti poco credibili che invece di suffragare la nostra lotta finiscono con lo screditarla. L’articolo che state per leggere è un buon esempio di quello che intendiamo, e chiarisce le idee sul preteso carteggio tra Pike e Mazzini al quale spesso fa riferimento – con poca acribia – una certa stampa antimassonica, sia di lingua italiana che di lingua francese.

PROBLEMI DI DOCUMENTAZIONE IN ALCUNI LIBRI ANTI-MASSONICI.
I casi di Pio XII e di Albert Pike. A proposito di una citazione di Pio XII

Un lettore, Joseph R., ci scrive:

“Grazie per aver pubblicato questo elenco di condanne papali verso la frammassoneria. (1) Troppi cattolici ignorano o vogliono ignorare questa incompatibilità radicale, letteralmente “martellata” dai Sommi Pontefici nel corso dei secoli. (…) Tuttavia ho notato una diversità fra la vostra versione della citazione di Pio XII del 1958 (2) e quella che ho trovato qua e là su internet: “Le radici dell’apostasia moderna sono: l’ateismo scientifico, il materialismo dialettico, il razionalismo, il laicismo e la loro madre comune: la Massoneria (…)”.

Ecco la risposta di Frédéric Chermont, del Centre d’études sur la francmaconnerie, che collabora a L’Héritage.

La citazione che lei ricorda era troppo bella, fin troppo “enorme”. Essa è falsa e quella che noi abbiamo pubblicato è l’esatta versione: “La rottura dell’unità cristiana in Europa, l’ateismo Il libro di Massimo Firpo e Germano Maifreda sul cardinale Morone scientifico, il razionalismo, l’illuminismo, il laicismo, il materialismo dialettico, la massoneria sono alcune delle cause di questo lento processo di sviamento intellettuale e morale di cui vediamo oggi le ultime conseguenze”. Prima di pubblicarla, dato che ne circolano parecchie versioni, siamo andati a consultare un esemplare de la Documentation Catholiquedel 1958 (vedi fotografia) (3), che ognuno può verificare per conto suo in qualche biblioteca francese. Dispiace che in diversi libri di critica dedicati alla massoneria, la versione falsa sia quella più diffusa!

È un vero peccato…

La maggior parte del tempo gli autori antimassonici si servono di quello che è stato scritto prima di essi (il che può essere veramente utile): ma ahimè spesso sembra che riprendano ciò che i loro predecessori hanno scritto senza nessun lavoro di verifica né di ricerca. Così un errore instillato da decenni si ritrova in numerose opere nel corso delle generazioni…

Ora, la critica di questa organizzazione occulta e potente, che si serve di confusione e menzogna, deve essere fatta in modo molto rigoroso, col rischio di essere screditata e quindi perfettamente inutile.

Albert Pike e la “dottrina luciferina”

A questo proposito si può ricordare il caso del famoso scritto di Albert Pike su “la purezza della dottrina luciferina”.

L’influente Albert Pike (1809–1891), cittadino degli Stati Uniti d’America, fu un dignitario massonico ad altissimo livello, in particolare “Gran Comandante” della “Giurisdizione Sud” del “Rito scozzese antico e accettato” per trentadue anni (4).

In diverse opere o studi antimassonici, si fa spesso riferimento a delle “Istruzioni del Supremo Consiglio di Charleston ai 23 supremi Consigli Confederati”, redatte da Albert Pike (mettiamo in neretto il passo più importante): “(…) Quello che dobbiamo dire alla gente, è: Noi adoriamo un Dio, ma è il Dio che si adora senza superstizione.

A voi, Sovrani Grandi Ispettori Generali, Noi diciamo, perché voi lo ripetiate ai fratelli del 32°, 31° e 30° grado: – La religione massonica deve essere, per tutti noi, iniziati degli alti gradi, mantenuta nella purezza della dottrina luciferina.

(…) Se Lucifero non era affatto Dio, Adonai, di cui tutti gli atti attestano la crudeltà, la perfidia, l’odio dell’uomo, Albert Pike La documentation Catholique del 1958 la barbarie, la repulsione per la scienza, se Lucifero non era affatto Dio, Adonai e i suoi preti lo calunnierebbero? (…) Sì, Lucifero è Dio, e disgraziatamente Adonai lo è anche lui. (…) Dunque, la dottrina del Satanismo è un’eresia: e la vera e pura religione filosofica, è il credo in Lucifero, eguale ad Adonai, ma Lucifero Dio di Luce e Dio del Bene, che lotta contro Adonai Dio delle Tenebre e Dio del Male.”

Anche lì, “è troppo bello”, la citazione è troppo sensazionale, troppo shoccante, troppo comoda per certi antimassoni che vi si sono gettati sopra, riprendendola nel corso delle pubblicazioni, senza alcuna verifica.

La maggior parte degli autori che la riprendono, dal 1967 fino ad oggi, dicono che è stata pronunciata il 14 luglio 1889 e danno come fonte il giornale The Freemason (settimanale pubblicato a Londra) del 19 gennaio 1935.

Ora noi abbiamo verificato: nessuna citazione del genere compare in quel numero di The Freemason(5)!

Incredibile!

Altre opere antimassoniche, generalmente più vecchie, danno come fonte di questa citazione su “la purezza della dottrina luciferina” il libro di Abel Clarin de la Rive (1855–1914) La Donna e il Bambino nella Massoneria Universale(6).

In realtà, sembra (7) che l’insegnamento di Pike sia stato menzionato per la prima volta da Gabriel Jogand-Pagès, meglio conosciuto con lo pseudonimo di… Leo Taxil [la cui personalità è controversa anche negli ambienti antimassonici (8)] nella sua opera Vi sono donne nella massoneria? (9) Vi si trova solo qualche estratto di quest’affermazione relativa alle donne, ma non il testo intero. Il passaggio sulla “purezza della dottrina luciferiana” non esiste.

Il testo è stato, poi, interamente pubblicato da Adolphe Ricoux nella sua opera francese l’Esistenza delle logge femminili(10), con il titolo “Istruzioni del Gran Consiglio di Charleston ai 23 Consigli Supremi confederati”.Si tratta della prima circostanza nota di questo proposito diabolico attribuito a Pike. Ora, Adolphe Ricoux è uno pseudonimo di… Leo Taxil.

In conclusione, lungi dall’essere, come si crede generalmente, un argomento schiacciante, l’istruzione “luciferiana” di Albert Pike dev’essere considerata – fino a nuovo ordine – di dubbio valore.

La lettera di Albert Pike a Mazzini e le tre guerre mondiali

Nello stesso ordine di idee, non si può non soffermarsi sulla famosa lettera di Albert Pike al rivoluzionario italiano Giuseppe Mazzini, in cui annunciava nel 1871 tre guerre mondiali e i loro scopi segreti.

A tal riguardo, la fonte maggiormente conosciuta è il libro del canadese William Guy Carr (1895–1959): Pedine sulla scacchiera(11). Innanzitutto, Carr parla del contenuto della lettera, senza citarla direttamente (e non usa virgolette): “Il piano di Pike era semplice e si rivelò essere efficace. Bastava che il comunismo, il nazismo, il sionismo politico e gli altri movimenti internazionali fossero organizzati e usati per fomentare le tre guerre generali e le tre grandi rivoluzioni.

La Prima Guerra Mondiale doveva permettere agli Illuminati di destituire il potere degli zar in Russia e di trasformare questo paese grazie al dominio del Comunismo ateo. Le divergenze “naturali”, attizzate dagli Agenti degli Illuminati tra La testata della rivista su cui si troverebbe l’istruzione luciferina di Pike gli Imperi britannico e tedesco dovevano servire a fomentare queste guerre. Una volta terminato il conflitto, il Comunismo avrebbe dovuto essersi creato ed essere usato per distruggere gli altri governi e indebolire le religioni.

La Seconda Guerra Mondiale doveva essere fomentata giocando sulle divergenze tra fascisti e sionisti politici. Questa guerra doveva portare alla distruzione del Nazismo e aumentare la potenza del Sionismo Politico in modo che lo stato sovrano d’Israele potesse affermarsi in Palestina. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la potenza del Comunismo Internazionale doveva raggiungere lo stesso livello di quella dell’intera Cristianità. Arrivati a questo punto, doveva essere messo da parte fino al suo utilizzo per l’ultimo cataclisma sociale.

Qualsiasi persona informata può forse negare che Roosevelt e Churchill abbiano messo in atto questa politica?

La Terza Guerra Mondiale dev’essere fomentata dalle divergenze che gli agenti degli Illuminati istigheranno tra i Sionisti Politici e i capi del mondo musulmano. Bisogna portare avanti la guerra in modo da arrivare alla distruzione dell’Islam (compreso il Mondo Arabo, la religione di Maometto) e del Sionismo Politico (che comprende lo Stato d’Israele). Allo stesso tempo, le altre nazioni sempre più divise tra loro a tal riguardo, saranno costrette a scontrarsi fino ad uno stato di distruzione completa sia fisica, mentale, spirituale che economica” (Chiamiamo questo estratto “prima parte”).

Poi Carr cita direttamente questa lettera: “Ci sganceremo dai Nichilisti e dagli Atei e provocheremo un formidabile cataclisma sociale che mostrerà alle nazioni, in tutto il suo orrore, l’effetto dell’ateismo assoluto, che è all’origine della ferocia più cruenta e dello sconvolgimento totale. Così, obbligati a difendersi ovunque dalla minoranza dei rivoluzionari, i cittadini stermineranno questi distruttori della civiltà. La folla, riempita di disillusioni nei confronti del Cristiane33 simo i cui adoratori saranno in questo momento disorientati e alla ricerca di un ideale, senza sapere verso dove dirigere la loro adorazione, riceverà la vera illuminazione dalla manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero. Verrà finalmente rivelata al popolo; questa manifestazione deriverà dal movimento reazionario generale che segue da vicino la distruzione del Cristianesimo e dall’Ateismo, conquistati e distrutti entrambi nello stesso momento” (seconda parte).

Carr presenta questa lettera estremamente compromettente come “repertoriata nella Biblioteca del British Museum di Londra”, ma non ve ne è alcuna traccia in questa biblioteca. “W. G. Carr, forse, ha potuto accedervi prima che il museo la sopprimesse?”, potremmo ribattere. Sarebbe comunque una fonte fragile per delle affermazioni così gravi…(12).

In compenso, in questo suddetto museo, è stato repertoriato un libro famoso ai suoi tempi, intitolato Il Diavolonel XIX secolo, scritto dal dottor Bataille. Vi viene evocata la lettera di cui stiamo Un libro che ha segnato un’epoca parlando (ma senza il passaggio sulle tre guerre mondiali): si tratta della fonte originale, o almeno della prima evocazione nota ad oggi. Ora, dottor Bataille è uno pseudonimo collettivo dietro cui troviamo, ancora una volta, … Leo Taxil.

Inoltre, nel suo libro, Satana, Principe di questo mondo(13), Carr lascia intendere di non aver consultato egli stesso la lettera!

Nella nota 9 a piè di pagina, scrive in effetti: “Il guardiano dei manoscritti ha recentemente informato l’autore che questa lettera NON è catalogata nella biblioteca del British Museum. Sembra strano che un uomo colto come il Cardinal Rodriguez abbia detto che ci fosse nel 1925”.

Fa riferimento al libro del cardinale cileno Rodriguez (1866-1958), arcivescovo di Santiago del Cile Il mistero svelato della massoneria(14), che, in effetti, parla del British Museum negli stessi termini di Carr ne Le pedine sulla scacchiera, ma dice innanzitutto che questa lettera viene svelata ne… Il diavolo nel XIX secolo.

Sottolineiamo che il cardinal Rodriguez cita solo la seconda parte della lettera e, come d’altronde il “dottor Bataille” non dice nulla della prima.

Riassumiamo: la prima parte della lettera di Pike (che parla delle tre guerre mondiali) si trova solo ne Le pedine sulla scacchiera, unica fonte in cui vengono citate; inoltre, Carr fa intendere in un libro successivo di non averla letta personalmente. La seconda parte si trova per la prima volta ne Il diavolo nel XIX secolo ed è solo un estratto di un testo molto più lungo. Il riferimento a questa lettera, quindi, non potrà essere molto convincente per uno studioso rigoroso… Ecco, quindi, che bisognerebbe innanzitutto riaprire il “dossier Leo Taxil” (almeno per la seconda parte della lettera e per le istruzionisulla “purezza della dottrina luciferiana”) e dimostrare che non sia stato quell’impostore che tutti dipingono quasi all’unanimità.

Se i nostri lettori avessero altre informazioni o annotazioni a tal proposito, saremo molto felici di esserne messi al corrente! Rigore e verità!

Frédéric Chermont

Note

1) Vedi L’Heritage n. 11, pagg. 18-29.

2) “Lettera che Pio XII fece pervenire a Mons. Montini, arcivescovo di Milano da parte di S. E. Mons. Dall’Acqua, sostituto della Segreteria di Stato in occasione dell’VIII settimana di adattazione pastorale che si tenne in quella città nel settembre” 1958.

3) La Doc. cath. ha tradotto “il testo italiano de L’Osservatore romano del 29 giugno 1958”.

4) E persino, secondo alcuni, “capo supremo dell’alta-massoneria”.

5) Disponibile alla BNF. Gli abbonati de L’Héritage possono domandare alla rivista una copia per controllare. 6

6) In “Delhomme e Briguet”, 1894, pag. 588, l’autore si riferisce a Diana Vaughan, senza fornire maggiori informazioni. Si è verosimilmente ispirato a libri evocati poco dopo.

7) Secondo il sito http://onvousment.fr/antimacons.htm che ha eseguito un vero lavoro di ricerca.

8) Possiamo essere certi che la maggior parte degli autori che riprendono le sue asserzioni, si rifiuterebbero di essere paragonati a lui.

9 Cfr. H. NOIROT, 1891, pagg. 357-359.

10) In Téqui, 1891, pagg. 67 a 95.

11 Edizioni Gadsby-Leek Co., Ontario, Canada, 1955.

12) Ci si potrebbe anche stupire che termini come “nazismo” o “fascismo” siano impiegati nel 1871! Ma alcuni potrebbero sostenere che, poiché queste due correnti sono state “create dagli Illuminati”, non è improbabile che un Albert Pike (che si trovava in cima alla piramide) ne fosse a conoscenza. Questo non ci sembra molto convincente, ma andiamo oltre.

13) Pubblicato dopo la sua morte, con prefazione del figlio maggiore, da Omni Publications, Palmade, California, 1966.

14) El misterio de la Masoneria, Editorial Difusion, Buenos Aires, Argentina, 1925. Libro non tradotto in francese.

Fonte: https://www.sodalitium.biz/sodalitium_pdf/70-71.pdf pagg. 30-34

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Studi antimassonici: rigore e verità!

Il ddl Zan punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia”…

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Di Matteo Castagna 

Angelo Amato (61 anni) e Andrea Gardoni (25 anni) sono una coppia omosessuale convivente a Stallavena, frazione di Grezzana, in provincia di Verona.

Due anni fa, a seguito degli strascichi polemici sul Congresso Mondiale delle Famiglie, svoltosi con gran clamore e successo alla Gran Guardia della città di Romeo e Giulietta, i due vennero sbeffeggiati da un gruppetto di giovani perché passeggiavano, mano nella mano, proprio nei pressi di Piazza Bra. Il giovane ricevette anche una sberla. Era l’11 agosto 2018.

Si gonfiò la grancassa mediatica e le sinistre gridarono alla vile aggressione omofoba da parte di un branco di estremisti di destra. Ah, se ci fosse stata in vigore la legge Zan! Per quei fascistacci si sarebbero aperte le porte del carcere e l’aggressione avrebbe avuto l’aggravante dell’odio di genere.

La coppia, vicina al Circolo omosessualista Pink di Verona, denunciò, poi, scritte calunniose vicino a casa e un attentato con benzina, tanto da issare una protezione attorno all’abitazione, a tutela dell’incolumità messa a dura prova, in quella città nera, ebbra della discriminazione fomentata da anni di Rosari riparatori, da parte dei cattolici tradizionalisti.

A due anni di distanza, la procura scaligera ha indagato i due omosex per il reato di simulazione, sostenendo che le scritte se le sarebbero fatte da soli. Le indagini hanno provato che il gruppetto di giovani era totalmente estraneo a qualsiasi gruppo politico, ma che aveva bevuto qualche bottiglia di Montenegro. L’aggressore se l’è cavata con 400 euro di multa per la sberla.

Per la presunta aggressione con taniche di benzina le indagini non sono concluse ma il “mucchio selvaggio” è stato escluso da responsabilità dagli investigatori.

Il Comune di Grezzana, dopo più inviti a rimuovere le recinzioni abusive caduti nel vuoto, ha provveduto alla rimozione d’ufficio, coi suoi operai. Perché, pare che non esistano categorie protette dal reato di abuso edilizio, sempre che, al Senato, qualcuno non ne chiederà l’inclusione all’interno del ddl Zan.

A molti veronesi è tornato in mente il caso di Luis Marsiglia, di origini ebraiche, che negli anni 90′ finse un’aggressione da parte dei naziskin, che, invece, si era procurato da solo per continuare a fare il professore di religione senza averne i titoli.

Ad altri sono venute in mente le tante mistificazioni e accuse infondate che la splendida Verona riceve da troppo tempo, da parte di giornalisti e magistrati buontemponi, tutti ideologicamente schierati da una certa parte politica, che oggi festeggia per la presunta elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti.

Altri veronesi si interrogano già sugli effetti incredibili e devastanti che il ddl Zan, che punisce l’omotransfobia, potrebbe creare a degli innocenti, lasciati in balia di certa magistratura. Altri, i più peperoni, chiedono al Pd e al M5S di accogliere una ulteriore modifica al ddl, che punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia” per tutelare anche le specie umane non particolarmente protette da leggi ad hoc, che si sentono fragili, a causa di alcuni comportamenti d’odio ideologico arcobaleno che potrebbero rovinare loro la vita, senza alcun motivo.

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Il ddl Zan punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia”…

Che sollievo, finirà la caccia a Trump

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L’unico lato positivo della controversa sconfitta di Donald Trump è che finalmente non sentiremo più ululare cassandre e iettatori, sciacalli e malpancisti su quanto è orrenda l’America dominata dal Maligno col ciuffo biondo. Finalmente cesserà questo coro assordante di gufi e di cornacchie, non svolazzeranno più gli avvoltoi mediatici sul corpo lacerato degli States, tutto sembrerà ridente; compresa la crisi, la disoccupazione e gli uragani. Sarà bello pure il covid dopo la sconfitta di Trump.

Non sentiremo più in video il solito, quotidiano fervorino di cantanti, attori, intellettuali contro la Casa Bianca, e la temeraria sfida di tutti contro uno, per giunta in favore di telecamere, in mondovisione. Che coraggio, tutti contro Trump. Non vedremo più mobilitarsi gli antifà, i neri in assetto di guerra, i cortei e gli assalti ai poliziotti, ci risparmieremo di vedere gli inginocchiati e i loro piagnistei planetari. Non vedremo più il sorriso cattivo di Fauci, la jena personale di Trump.

Sarà davvero una liberazione. Non da Trump ma dall’antitrumpismo ringhioso e lagnoso in servizio permanente.

Il mondo tirerà un sospiro di sollievo, tutto andrà meglio nella narrazione dei media. L’umanità sarà più gioconda senza il padre di tutti i razzisti-sovranisti, di tutti i torvi populisti, di tutti i fake-cazzari. Il potere globale avrà la faccia buona di Xiaoping e della sua mansueta dittatura cinese che ha il primato mondiale nell’inventare virus da esportazione e nell’infliggere pene capitali e carcere ai dissidenti. Evviva la Cina che sforna covid come involtini primavera. L’America potrà riprendere persino a far le guerre in santa pace, guerre umanitarie perché fatte da pacifisti, senza quel disturbatore panciuto che le aveva fermate, quel guerrafondaio contro le guerre.

Certo l’America sarà ancora divisa, spaccata, tra i due odii; ma quello dei trumpiani o trumpati coverà sotto la cenere, scorrerà sotto traccia, non disporrà di quel permanente vivavoce planetario di cui ha disposto l’opinione pubblica antitrumpiana in questi quattro anni. Non ne sentiremo parlare.

Dalla Casa Bianca uscirà Trump e non entrerà nessuno. Quel nessuno prenderà il nome e la sembianza di un vecchietto, di quelli che fanno le pubblicità alle dentiere e alle pasticche per la prostata infiammata. Si chiama Biden, eletto solo in sfregio e in odio a Trump; non un leader, ma un trumpifugo, un antibiotico, un vaccino contro l’ingombrante Trump Macigno. Il Bene è ineffabile, può anche non avere un volto, basta che cancelli quello Maligno con le sue fattezze.

In realtà, come cambierà il mondo senza Trump? Non cambierà poi tanto perché Trump non ha voluto essere una leader globale ma è rimasto saldamente ancorato alla sua America. America first. America alone. Non ha invaso i mercati, non ha colonizzato il pianeta ma ha protetto i prodotti americani, è rimasto sulla difensiva. Non ha dato vita a nessuna internazionale sovranista, ha mantenuto un rapporto ambiguo con Putin; in Europa abbiamo avvertito solo i suoi dazi, non altro. Non ha conteso alla Cina il controllo dell’Africa, ha avuto con l’Asia solo rapporti di concorrenza. Ma soprattutto non ha inteso esportare il modello americano nel mondo, si è limitato a proteggere dal mondo gli Stati Uniti. Per la prima volta l’America non si è identificata con la globalizzazione ma con la difesa dalla globalizzazione.

Per queste ragioni la caduta di Trump non avrà ripercussioni sui nostri scenari se non simboliche. Il tifo per Trump di Salvini e della Meloni non è stato ricambiato da attestazioni e sostegni. Abbiamo sentito l’effetto Trump solo sul piano commerciale, nell’import/export. L’unica vistosa ingerenza che Trump ha compiuto sull’Italia è stato il tweet d’incoraggiamento a “Giuseppi” mentre formava il secondo governo. Non avrà capito bene di cosa si trattava, magari gli piaceva la pochette nel taschino e l’abitino da Caraceni del gagà, se lo ricordava scodinzolante e un po’ lecchino con lui, lo riteneva un outsider come lui, un corpo estraneo alla politica… È stata l’unica influenza di Trump sull’Italia, in favore del presente governo. Confermando di non capire molto di politica estera e di non volersi intromettere negli affari altrui.

Ma se non è stato Biden, chi ha sconfitto Trump? Dovrei dire l’Apparato, l’Establishment, insomma quel blocco globale che lo ha avversato su ogni terreno, per mesi, per anni. Con ogni mezzo. Ma Trump alla fine li avrebbe sconfitti. Lo ha sconfitto invece il covid, che ha vanificato o fatto dimenticare il grande balzo in avanti che Trump aveva fatto fare agli Usa. E che lui ha fronteggiato in modo spavaldo ma non altrettanto efficace, in una prima fase sottovalutandolo. E i brogli? Può essere, ma una cosa è certa: la culla della democrazia ha una chiavica di sistema elettorale; aspettano ancora le diligenze postali come nel far west…

Sarebbe facile dire che con lui c’era il popolo, con Biden c’erano le élite. Ma è vero fino a un certo punto: diciamo che gli Usa, come quasi tutto l’occidente, è spaccato in due parti più o meno equivalenti. E sarei cauto a rovesciare il razzismo progressista e presentare il popolo di Trump come la parte sana e migliore dell’America. C’è anche tanta marmaglia, come sempre succede quando i numeri sono grossi. Con questi onesti distinguo possiamo però dire che Trump e il suo popolo, alla fine, con tutti i loro difetti, erano preferibili ai loro tanti nemici. Infine, la vergogna della censura di tv e social a Trump; avevano tutto il diritto di commentare dopo con asprezza il discorso di Trump ma censurare mentre parla il presidente ancora in carica, è un’intolleranza e una violenza istituzionale che lascerà conseguenze. Il fatto è che da quando fu eletto lo considerate un intruso. Poi vi lamentate se lui ora disconosce il verdetto.

MV, La Verità 8 novembre 2020

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Che sollievo, finirà la caccia a Trump

Con lo pseudo cattolico Biden sarà considerato “buono” ciò che è global, liberal e arcobaleno

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Di Matteo Castagna

Con l’elezione di Biden a presidente degli Stati Uniti ci aspettano anni molto difficili, in cui il contesto politico occidentale è nemico di ogni principio identitario e comunitario.

Sarà considerato come “buono” solo ciò che è global, liberal e arcobaleno.

Noi saremo bollati come retrogradi, reazionari, fascisti e omofobi.

Dovremo andarne fieri! Faranno leggi speciali per farci tacere.

Dio ci sta mettendo alla prova, ma sappiamo che non vi è prova che non possiamo sopportare.

Dovremo scegliere tra lo stendardo della tradizione e quello della sovversione.

Quindi sarà occasione per fare pulizia, in primis, tra le nostre fila perché solo chi sa cosa siano le nostre radici classico-cristiane potrà difenderle.

Non potranno farlo i liberali perché le hanno sempre rifiutate, nascoste, derise.

Usciranno allo scoperto i veri cattolici coraggiosi e i patrioti che, pur senza la fede, sanno di non poter non dirsi cristiani.

Grazie a questi uomini, per grazia di Dio, ci salveremo.

DA

Con lo pseudo cattolico Biden sarà considerato “buono” ciò che è global, liberal e arcobaleno

IL SOVRANISMO DEMOCRATICO E’ FINITO: E’ IL TEMPO DELLA LOTTA

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All’indomani degli accordi di Monaco, la decisione di francesi e inglesi di cedere alle pretese di Hitler fu commentata profeticamente da Churchill con una dichiarazione che passerà alla storia: “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.
E’ ripensando a quanto disse Churchill che la mente va ai lettori cosiddetti moderati che in questi anni ho perso per strada. Uno di questi qualche tempo fa mi disse in privato che non riconosceva più in me la persona moderata e pacata di un tempo. La cosa interessante è che la persona in questione non appartiene nè al PD nè a Forza Italia ma alla Lega.
E la cosa può avere delle spiegazioni.
La prima è che, essendo cambiata la mia vita, sono cambiato io. Gli ultimi cinque anni sono passati come un tornado nella mia vita, portando qualche cosa bella ma anche tante cose brutte. Rispetto al 2015, che è stato il vero crocevia della mia vita, ho una figlia in più e un padre in meno. Mi sono così misurato con la realtà non solo di non avere più le spalle coperte ma anche di mandare avanti una bambina che, come è ovvio che sia, in quanto tale dipende in tutto da me. Sono responsabile della sua sorte. Se cresce bene, io sono un buon padre. Se le faccio mancare qualcosa, dopo un po’ arrivano i servizi sociali e me la portano via.
La seconda è che c’è stata un’indubbia recrudescenza di tutti i veleni della classe politica attuale che è poi confluita nella fantomatica emergenza covid. Così, da una parte mi sento in pericolo io, dall’altra sono diventati pericolosi gli avversari.
Una situazione come la mia insegna che non si ha più tempo per le chiacchiere. Se una classe politica non è più in grado di assicurarti vitto e magari minaccia di prendersi pure l’alloggio, ci sono due strade. O si sostiene un partito che mostra di avere i mezzi per rovesciare la situazione o l’alternativa è che i cittadini stessi si facciano partito e, forti di una strategia, rovescino il potere.

Questo è un ragionamento che i miei tanti amici leghisti non sembrano voler accogliere.
Così da molto tempo, chiunque frequenti Twitter, può vedere Borghi e Bagnai che blastano allegramente tutti quegli elettori che li rinfacciano di non fare abbastanza per cambiare le cose.
Ora, che Borghi e Bagnai possano essere in malafede ed essere semplici tribuni della plebe specializzati nel contenimento del malcontento è possibile almeno quanto l’opposto e cioè che siano persone in buonafede ma che, una volta scesi in campo, abbiano capito di giocare ad un gioco troppo più grande del loro. O che peggio ancora siano stati fisicamente minacciati loro e i propri familiari. Prospettiva di fronte alla quale qualsiasi cuor di leone potrebbe sviluppare esitazioni di sorta.
Se questo fosse il caso, a Borghi e Bagnai vanno i miei trenta secondi di solidarietà. Ma personalmente, non essendo nè miei parenti nè miei amici, non mi interessa nulla. Come non interessa nulla ai cittadini i quali vedendosi privi di prospettive con un futuro nero davanti, cercano soltanto il capitano che li salvi dalla tempesta e li porti a riva. E ai quali le scuse non interessano.
Questo mi fu chiaro quando, molti anni fa – era da poco finita l’esperienza del governo Monti – un lettore della mia pagina, esodato, mi tolse dalle sue amicizie perchè dissi che Berlusconi era stato costretto col ricatto a votare Monti. La sua risposta fu palese. “Non me ne frega niente degli affari di Berlusconi, io quello che so è che adesso sono col culo per terra, con una famiglia a carico e senza soldi per colpa di un governo da lui votato. Con me ha chiuso”.
Di fronte ad una situazione del genere, qualsiasi motivazione adducano i due maggiorenti della Lega si scontra con la realtà di un malcontento sempre più crescente, fatto di gente che non ha più prospettive e di cui le rivolte di queste settimane sono soltanto la spia.
Così la domanda ricorrente che va di moda oggi è “E’ meglio essere pragmatici o rivoluzionari?”. L’unica risposta da dare è che oggi come oggi le due cose vanno di pari passo.
Oggi è chiaro a tutti che la partita è truccata e che siamo in un regime. Quando il presidente uscente della prima potenza mondiale, conosciuta per essere – non so quanto a ragione, visti i fatti – il baluardo della democrazia, dice che i risultati delle elezioni sono truccati – e almeno qualcosa di vero c’è – di fatto sta accusando l’opposizione di aver provocato un colpo di stato. Di aver giocato contro le regole. Di aver imbrogliato, insomma.
Sarà vero? Sarà falso? Chi lo sa. Ma di fronte ad una realtà di questo tipo, salta ogni regola.
Salta la regola che il camionista che si ritrova con i ladri in casa non debba augurare alla Lucarelli di essere violentata da un rumeno – è accaduto qualche giorno fa su Radio Capital – solo perchè costei parla male di Salvini. Quel camionista sarà stato anche sessista, ma è un signore che si è visto venire meno quelle istituzioni che dovrebbero difenderlo. Andate a dirgli che non si può insultare una giornalista.
Salta la regola che si debba rispettare l’avversario, dal momento che questi non rispetta te e lo dimostra palesemente.
Salta la regola che si debbano rispettare le sentenze di una giustizia corrotta. Di fronte alla realtà che la magistratura, pur riconoscendo le ragioni di Salvini, dice che va attaccato, la persona pragmatica capisce che non siamo più in un paese democratico e si prepara alla lotta. Quella che invece ancora traccheggia, accusando i suoi lettori i “fatequalcosismo” o “tuttosubitismo” (due neologismi nati su Twitter non appena Borghi e Bagnai si sono resi conto che la protesta montava anche presso di loro) non è pragmatica: sta solo organizzando il suo funerale.
La cosa divertente è che di fronte all’elezione di Biden, Letta dice che “l’onda sovranista sta arretrando”. E dimentica che quando un’onda arretra, questo significa che sta per arrivare uno tsunami.
Non è più epoca di moderatismi. In atto c’è una guerra tra due mondi antropologici opposti e che anzi nascono proprio l’uno in funzione di distruggere l’altro. E se la Lega, di fronte a Berlusconi che si spella le mani per l’elezione di Biden, continua a ritenersi parte di questo centrodestra, non si rende conto che si sta scavando da sola la fossa con le mani.
I partiti che oggi ambiscono a rappresentare il sovranismo, devono rendersi conto che non è possibile vincere una partita dove le regole sono fatte per distruggere proprio le aspirazioni sovranstiche e sono dunque scritte dal nemico che per giunta ha anche comprato l’arbitro. In una situazione come questa, il capo di un partito che voglia ridare al suo paese la sovranità raduna a sè il suo popolo e organizza una rivoluzione seria.
Qualcuno obietterà che questa potrebbe essere vista come un’istigazione a delinquere e che io rischio moltissimo nel dire cose di questo tipo. Che io rischi moltissimo, è possibile. Che però questa sia un’istigazione a delinquere sono punti di vista. A me sembra l’unica soluzione se noi vogliamo avere ancora una nazione.
L’alternativa è che a gestire questo passo non siano i leader del sovranismo istituzionale di oggi ma quelli del sovranismo eversivo di domani.
E se domani salta fuori un leader che organizza una rivoluzione di quelle serie – non le rivolte farlocche di questi giorni – ma una cosa di quelle ben organizzate, con un pensiero, che abbia le giuste qualità del leader e decidesse di assaltare i palazzi del potere, forte di una copertura di qualche alleato e di un piano per la ricostruzione dello stato, troverebbe MILIONI di persone a seguirlo.
Non si illudano i leader dell’opposizione. Le teste che salteranno saranno anche le loro. Il moderatismo è finito. Il sovranismo istituzionalista, moderato, trattativista, che si atteggia a pragmatico e si rimangia le promesse una volta entrato nelle aule, E’ FINITO PER SEMPRE.
Ora tocca lottare per riprenderci il paese. Come direbbe Churchill, abbiamo due strade, scegliere il disonore o la guerra. Se scegliamo il disonore come abbiamo fatto finora, avremo la guerra.

FRANCO MARINO

DA

IL SOVRANISMO DEMOCRATICO E’ FINITO: E’ IL TEMPO DELLA LOTTA. (di Franco Marino)

 

Quei talebani dell’accoglienza che tifano per foibe e migranti

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Cibo e messaggi sulle rotte italo-slovene ed esaltazione dei massacri istriani

A Trieste un manipolo di pro migranti, pro foibe e nemici della polizia è venuto a dare man forte ai talebani dell’accoglienza locale.

La missione della «campagna solidale per la libertà di movimento» ha lasciato acqua, scatolette e biscotti lungo i sentieri dei clandestini in arrivo dalla Slovenia, lungo la rotta balcanica. Il pacchetto di viveri è accompagnato da un cartello in inglese «Benvenuti in Italia» con la faccina sorridente e scritto in rosso «fuck police». Il tutto immortalato sulla pagina facebook della campagna Lesvos calling assieme ad un’altra foto di uno slogan incredibile su un rudere del Carso triestino, dove passano i migranti illegali. Le parole in inglese color rosso fuoco «fascisti tornate a casa (o in foiba) – rifugiati benvenuti!» suonano come un oltraggio. Sull’altopiano carsico la foiba di Basovizza, monumento nazionale, è uno dei buchi neri dove i partigiani di Tito hanno scaraventato migliaia di italiani a guerra finita.

Altre immagini mostrano in primo piano gli indumenti abbandonati dai migranti giunti dalla Slovenia, nonostante il lockdown, con sullo sfondo Trieste. Le foto, dei viveri e dell’invito ad infoibare, sono state postate il 31 ottobre e accompagnate da un testo che non lascia dubbi. «Questa mattina, insieme alle compagne e ai compagni di Trieste, abbiamo simbolicamente varcato il confine Italo sloveno, chiuso da una settimana (per il virus nda), dimostrando la porosità di muri e barriere della Fortezza Europa» scrivono i militanti pro migranti e pro foibe. «È stata anche l’occasione per lasciare, in alcuni punti nevralgici, acqua e generi alimentari per chi attraversa il Carso» aggiungono come se fosse normale.

I militanti della campagna pro migranti fanno spallucce e sotto la foto dello slogan pro foibe, Maurizio Martinelli scrive: «State facendo la necessaria rivoluzione morale. () Siete (non siate) benedetti». I «santi» dei clandestini sono i gruppi come Bozen solidale, «associazione no profit attiva in accoglienza e integrazione nella provincia di Bolzano. Antifascista, antirazzista, antisessista». Oppure il Centro sociale Rivolta di Marghera composto da estremisti di sinistra e ambientalisti violenti. Alla campagna, che ha organizzato la missione «solidale» a Trieste, aderiscono anche altri gruppi simili di Padova, Trento, Treviso, Venezia e Vicenza.

I militanti sono venuti a dare a man forte alle associazioni locali Linea d’Ombra ODV e Strada Si.Cura, al fianco dei migranti della rotta balcanica appena arrivati a Trieste. Durante i tre giorni nel capoluogo giuliano il manipolo pro foibe si è recato il primo novembre, davanti alla stazione ferroviaria, punto d’incontro dei clandestini. «Da qui la Rotta balcanica () diventa Rotta europea – si legge nel post che commenta le foto – Vogliamo (.) contribuire () organizzando dai nostri territori delle staffette che sappiano sostenere in modo concreto questo fondamentale presidio sociale e politico di cura e denuncia». Magari lasciando stare le foibe.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/politica/cos-ong-aiutano-i-clandestini-dei-balcani-e-inneggiano-1901641.html

L’omosessualismo si è diffuso grazie alle sinistre (tedesca, francese e nord-americana). Kamala Harris è sulla stessa linea!

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Giulio Meotti, classe 1980, laureato in Filosofia presso l’Università di Firenze (con un Dottorato su George Steiner), è un giornalista che scrive principalmente su questioni mediorientali ed è noto per essere molto critico nei confronti dell’Islam, del multiculturalismo e della correttezza politica.

Qualche tempo fa ha scritto un illuminante articolo dal titolo “Il ’68 dei pedofili”.

Meotti spiegava bene come all’interno della sinistra tedesca, francese e nord-americana, e all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale, ci fu l’exploit della richiesta per i bambini del loro “diritto” a una loro liberazione sessuale, ricordando anche Alfred Kinsey, il “padre della rivoluzione sessuale occidentale”, l’omosessuale che aprì le porte del mondo occidentale al movimento gay.

All’inizio del suo articolo Meotti ricordava, citando il settimanale Der Spiegel, che in Germania, negli anni Ottanta, “numerose associazioni di sinistra, e di intellettuali, che lottavano per i diritti degli omosessuali, formarono una sorta di alleanza con i militanti della pedofilia”.

L’articolista italiano ricordava che nel mese di luglio del 1981 la rivista gay “Rosa Flieder” intervistò Olaf Stüben, “ai tempi molto noto per il suo sostegno dichiarato alla pedofilia”. In quell’intervista, Stüben rivendicava apertamente il diritto a riconoscere la pedofilia come “qualcosa di sano e moralmente accettabile”. Stüben, politicamente schierato a sinistra, affermava che “l’innocenza adolescenziale che dovrebbe difendere i ragazzini dal sesso è solo ‘una invenzione dei borghesi del primo capitalismo’”.

Le scandalose affermazioni di Stüben non furono un caso isolato. Negli anni Settanta e Ottanta, scriveva Meotti, “molte riviste di sinistra sostenevano e promuovevano il sesso con i bambini”. Così, per esempio, il magazine “Don” pubblicò “cinque report simpatetici con il sesso con i bambini, sotto la dicitura ‘Non siamo stupratori di bambini’”. Nel mese di marzo del 1985 anche la Die Grünen (I Verdi), persa tre anni prima la componente più moderata che diede vita al Partito Ecologico-Democratico (ÖDP), oggi presente quasi unicamente in Baviera, si radicalizzo sempre più, impegnando a favore dei diritti degli omosessuali, per forme meno autoritarie d’insegnamento e, nel marzo 1985, approvarono un documento che chiedeva la legalizzazione del “sesso non violento” fra adulti e minori. E addirittura, scriveva Meotti, “inserirono nel programma la liberalizzazione dei rapporti sessuali con i bambini, clausola che sparì dal programma soltanto nel 1993”. 

Il leader sessantottino Daniel Cohn-Bendit pubblicava allora un giornale progressista, “Pflasterstrand”, che giustificaò il sesso con i bambini. Volker Beck (classe 1960), rappresentante di Alleanza ’90/I Verdi nel parlamento tedesco e dichiaratamente omosessuale, negli anni Ottanta contribuì con un saggio al libro “Il complesso pedosessuale”, in cui sosteneva la depenalizzazione del sesso con i bambini. 

Anche la liberale Dagmar Döring, come ricordava Meotti, scrisse nel 1980 un saggio intitolato “Pedofilia oggi”, per sostenere la richiesta di legalizzazione dei rapporti tra adulti e minori. Lo scandalo investì anche istituti educativi di sinistra come il Rote Freiheit (letteralmente “libertà rossa”, che fu sostenuto anche dallo Psychology Institute della Free University di Berlino), il cui scopo era plasmare “personalità socialiste”. 

Meotti spiegava che il programma prevedeva, oltre alle sessioni critiche sull’imperialismo, anche “sessioni sessuali”, con lo “svestimento di gruppo” e la lettura di riviste porno. “Molti furono gli abusi sui minori”.

La liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, tra i più accesi critici della Chiesa cattolica in tema di abusi, dallo scorso gennaio 2019 membro della Bayerischen Verfassungsgerichtshofes (la Corte Costituzionale bavarese), come scrisse Meotti, faceva parte del direttivo della Humanistische Union quando “questa organizzazione progressista si batteva per liberalizzare tutti gli atti sessuali ‘consensuali’”, inclusi i minorenni. 

“Uno dei bestseller di quella stagione, ‘La rivoluzione dell’educazione’ del 1971”, scriveva Meotti, difendeva la seguente teoria: “La diserotizzazione della vita di famiglia, dalla proibizione della vita sessuale tra bambini al tabù dell’incesto è funzionale all’atteggiamento ostile del piacere sessuale nelle scuole e alla successiva sottomissione e disumanizzazione della vita lavorativa”. 

Il giornalista italiano ricordava che “furono aperti asili in cui si sosteneva che i bambini avessero diritto a vivere una sessualità”. 

Hans Magnus Enzensberger, classe 1929, poeta, scrittore, editore, da direttore lasciò pubblicare sulla rivista “Kursbuch” (numero 17, 1969) un articolo dal titolo “Educare i bambini nella comune”. “Il riferimento è alla comune socialista di Giesebrechtstrasse, a Berlino, in cui erano andati a vivere tre donne, quattro uomini e due bambini. Oltre ai conti in banca comuni e alla mancanza di porte nei bagni, per favorire la ‘comunione’, la casa prevedeva esperienze sessuali con i bambini. Una foto della rivista diretta da Enzensberger, dal titolo ‘Amore nella stanza dei bambini’, mostra Nessim e Grischa, la bambina, nudi sul letto. Andreas Baader, il capo storico del terrorismo rosso tedesco, lasciò la figlia in una di queste comuni”, ha scritto Meotti. 

Sophie Dannenberg, nel libro “Das bleiche Herz der Revolution”, un esame del ‘68 dal punto di vista dei figli, ha spiegato che da bambina fu mandata in uno di questi istituti anti autoritari, ed ha raccontato le esperienze pedofile in questi centri simbolo della sinistra. “Anche in una prestigiosa scuola legata all’Unesco ci furono abusi sessuali tra gli anni Settanta e Ottanta. Si tratta della Odenwald di Heppenheim, nota per il suo metodo pedagogico basato sul ‘libero sviluppo di ogni allievo’”, ha scritto Meotti. “L’istituto annoverava tra i suoi allievi proprio Cohn-Bendit, che lo frequentò tra il 1958 e il 1965, uno dei figli dell’ex presidente della Repubblica federale tedesca Richard von Weizsäcker, Andreas, il figlio di Thomas Mann, Klaus, e Wolfgang Porsche, oggi al vertice della casa automobilistica di famiglia. Cohn-Bendit pubblicherà ‘Gran Bazar’, saggio dedicato alla sua esperienza nella scuola materna. In linea con alcune idee promosse nell’ambito dei movimenti di contestazione degli anni Sessanta e Settanta, alcuni passaggi del libro teorizzano ‘il risveglio della sessualità dei bambini’ da uno a sei anni e assumono la possibilità di rapporti fisici ambigui. Cohn-Bendit si è sempre difeso dicendo che le sue affermazioni erano una ‘provocazione intollerabile’, ma che vanno considerate nel contesto degli anni Settanta ed erano mirate a ‘scioccare i borghesi’. Si trattava del liceo delle élite sessantottine, quello in cui si teorizzava che ‘insegnare è sbagliato’ e che ‘non c’è differenza tra adulti e bambini’. Un istituto nel quale si sono verificati ‘almeno dal 1971’ abusi ‘che superano la nostra capacità di immaginazione”.

Il fondatore, Paul Geheeb, ricordò Meotti, “decise di abolire il concetto stesso di educazione: ‘Preferisco non usare le parole educazione e educare – diceva – preferisco parlare di sviluppo umano’. Gli insegnanti non devono essere educatori ma ‘amici’ dei bambini. Così il convitto di Odenwald divenne la culla delle idee radicali di inizio Novecento, facendo scalpore per la promiscuità tra alunni maschi e femmine (si trattava di una rivoluzione, per l’epoca). E per l’educazione fisica praticata insieme, nudi, da bimbi e bimbe”. 

Quello che accadeva in Germania, che è stato denunciato recentemente dal Papa emerito Benedetto XVI, come vedremo di seguito, non furono fatti isolati nella storia della sinistra europea.

“Era il 26 gennaio 1977 quando, in nome della ‘liberazione sessuale dei bambini’, il quotidiano francese ‘Le Monde’, faro della gauche, pubblicò una petizione per abbassare la maggiore età sessuale ai dodicenni, una sorta di legittimazione ideologica alla pedofilia adolescenziale. Fra i firmatari il poeta Louis Aragon, l’illustre semiologo Roland Barthes, il filosofo marxista più in voga allora Louis Althusser, gli psicoanalisti profeti degli autonomi Gilles Deleuze e Félix Guattari, la pioniera della psicologia infantile Françoise Dolto (‘la Montessori d’oltralpe’), il fondatore di Medici senza frontiere Bernard Kouchner, il futuro ministro della cultura e icona socialista Jack Lang, il vate dell’esistenzialismo Jean-Paul Sartre e la sua compagna femminista Simone de Beauvoir, nonché l’enfant terrible della letteratura francese, Philippe Sollers”, ha scritto Meotti. 

Si tratta, come è facile constatare dai nomi elencati, dell’intero pantheon della cultura parigina della seconda metà del ventesimo secolo.

Come ha scritto Jean-Claude Guillebaud, giornalista del “Nouvel Observateur”, sugli anni Settanta e la pedofilia: “Questi idioti esaltavano il permissivismo e l’avventura pedofila”. 

Nel 1979 “Libération”, un altro quotidiano simbolo della sinistra francese, definiva la pedofilia “una cultura volta a spezzare la tirannia borghese che fa dell’amante dei bambini un mostro da leggenda”. 

Sempre in quell’anno “Libération”, lodò Jacques Dugué, pedofilo condannato, “per la sua franchezza in merito alla sodomia”. Dugué che aveva sostenuto che “un bambino che ama un adulto sa benissimo che non può ancora dare, e capisce e accetta di ricevere. È un atto d’amore. È uno dei suoi modi d’amare e di provarlo”.

Ancora “Libération”, come ricordava Meotti, il 20 giugno 1981 pubblicava un articolo intitolato “Câlins enfantins” (coccole infantili), in cui si presentava in una maniera compiacente la testimonianza d’un pedofilo sui rapporti sessuali con un bambino di cinque anni. 

Anche Paul-Michel Foucault (morto nel 1984), filosofo, sociologo, storico della filosofia e della scienza, accademico e saggista, personalità di spicco della corrente filosofico-antropologica strutturalista e post-strutturalista tra gli anni sessanta ed i primissimi anni ottanta (assieme a pensatori del calibro di Claude Lévi-Strauss, Jacques Lacan, Louis Althusser, Roland Barthes, Pierre Klossowski e Gilles Deleuze) ha sostenuto che il bambino è “un seduttore” che cerca il rapporto sessuale con l’adulto. 

Non abbiamo il coraggio di riportare le scandalose parole di Michel Foucault riportate in un’intervista rilasciata a “Change” nel 1977. Rinviamo all’articolo integrale di Meotti.

Giornalista che nel suo prezioso articolo ha ricordato che anche la storica Anne-Claude Ambroise-Rendu trovò i sostenitori della folle idea che “i bambini hanno diritto alla sessualità” gravitare “all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale”. 

In Francia ci fu anche il caso di Tony Duvert (morto nel 2008). Questo autore controverso per i suoi romanzi dedicati al tema della omosessualità e delle pederastia, esordì nel 1967 col romanzo “Recidiva” dove ha narrato dell’immaginario erotico di un adolescente omosessuale.

Sostenuto dalla stima di Roland Barthes, Tony Duvert nel 1973 ricevette il Prix Médicis per il romanzo “Paesaggi di fantasia”, nel quale narrava dei giochi di fantasia tra un adulto e un bambino.

L’anno successivo, stabilitosi in Marocco, a Marrakesh, pubblicò “Il buon sesso illustrato”, manifesto che reclamava il diritto per i bambini di poter beneficiare della liberazione sessuale.

In conclusione del suo articolo Meotti ha ricordato Alfred Kinsey, il “padre della rivoluzione sessuale occidentale”, “le cui ricerche contribuirono a cambiare il costume e l’istituto famigliare della società moderna, il moralista che insegnò agli americani a parlare di sesso e a praticarlo apertamente, spalancando le porte al movimento gay. Pioniere entomologo, il dottor Kinsey non esitò a legittimare la pedofilia. Nel suo secondo ‘Rapporto’ c’è un paragrafo intitolato ‘Contatti nell’età prepubere con maschi adulti’, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti”.

Sarebbe emerso in seguito, come spiegava Meotti, che lo stesso “Rapporto Kinsey”, il più famoso studio sul comportamento sessuale umano, era basato sulle memorie di un pedofilo.

Meotti concludeva il suo articolo ricordando che con Kinsey eravamo “alle origini dell’ipocrisia di una cultura e della sua classe dirigente che avrebbe posto sotto inquisizione la Chiesa cattolica per gli abusi sessuali (veri o presunti), ma che è stata essa stessa all’origine di quella che Roger Scruton avrebbe definito la ‘pedofilia vicaria’ in vigore nelle democrazie occidentali. Una vicenda simbolizzata dalla rivista ‘Konkret’, la più influente tra gli ambienti intellettuali di sinistra in Germania, che in più occasioni ha pubblicato negli anni Settanta e Ottanta immagini di bambine nude con riferimenti espliciti alla possibilità del sesso. Direttore della rivista era Klaus Rainer Röhl, un nome illustre dell’editoria nonché compagno di Ulrike Meinhof, la celebre walkiria della sanguinosa sfida terrorista portata contro la Germania del dopoguerra. Sarebbe stata la stessa figlia della coppia, Anja Röhl, a scrivere in una autobiografia: ‘Uno dei nomi più illustri che apertamente diffusero la pedofilia fu Klaus Rainer Röhl, mio padre’. Ulrike la spietata terrorista, il marito triste ideologo della pedofilia e la figlia vittima degli abusi orditi dai genitori: è anche qui la cultura di idealismo fanatizzato e crudeltà che avrebbe partorito il Sessantotto”.

 

Leonardo Motta

Negli Usa anche i morti hanno votato per Biden. L’ombra dei brogli sulle elezioni presidenziali

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Roma, 5 nov – Negli Stati Uniti è ora guerra sui famigerati voti postali, la modalità di voto che ha determinato il sorpasso all’ultimo minuto del candidato democratico Biden alle elezioni presidenziali 2020. Un po’ perché gli elettori dem – che temono maggiormente il coronavirus rispetto ai conservatori – hanno optato in massa il voto per corrispondenza. Risultato? Quasi 102 milioni di americani hanno votato prima dell’election day del 3 novembre, proprio per evitare l’assembramento ai seggi. Un voto di massa, forse un po’ troppo in massa. Sì perché – come denunciano media indipendenti e non – ora si viene a sapere che tramite absentee ballot hanno votato persino i morti.

Come evidenziato dal commentatore indipendente Fleccas, nella contea di Mason, Michigan, votano attempate signore di 119 anni, o di 120 se si passa nella contea di Jackson, stesso Stato. Esempi di questo tipo pullulano ormai sui social e stanno diventando virali nelle ultime ore.

Compilare la scheda elettorale di una persona deceduta per influenzare il risultato elettorale è, ovviamente, una frode. Ma il Michigan non è l’unico Stato a ritrovarsi piagato dal ritorno del morti viventi. Per chi non volesse fidarsi dei media indipendenti, lo stesso New York Post denuncia che nelle schede elettorali inviate al consiglio elettorale di New York City figurano parecchi votanti deceduti.  I registri mostrano che il consiglio elettorale ha ricevuto un voto postale da Frances Reckhow di Staten Island, democratica. Frances Reckhow, ra nata il 6 luglio 1915 e oggi avrebbe 105 anni, è morta nel 2012, secondo un necrologio depositato presso lo Staten Island Advance. Un altro voto è stato spedito anche da Gertrude Nizzere, anch’ella democratica registrata, che era nata il 7 febbraio 1919. Avrebbe 101 anni oggi. Avrebbe, perché la cara Gertrude è passata a miglior vita.

«Credo che questa sia solo la punta dell’iceberg», ha dichiarato Landry, presidente del GOP di Staten Island Brendan Lantry.. «Chiediamo al NYPD e all’ufficio del procuratore distrettuale di Staten Island di indagare». Di quei milioni di voti andati improvvisamente a Biden, quanti sono irregolari?  Nel frattempo gli avvocati di Trump hanno dato il via alla guerra legale. In Pennsylvania chiedono di bloccare il conteggio «per mancanza di trasparenza». In Michigan domandano al tribunale statale di avere accesso a «diversi seggi per poter verificare le schede già aperte e catalogate». Al contempo Bill Stepien, responsabile della campagna elettorale del presidente, ha fatto sapere che verranno intraprese «azioni legali» anche in Wisconsin, «dove si sono registrate irregolarità in diverse contee».

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/usa-morti-hanno-votato-biden-lombra-brogli-elezioni-presidenziali-173048/

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