Bergoglio e l’educazione sessuale
Segnalazione del Centro Studi Federici
Sole e acciaio: il valore eterno del testamento di Yukio Mishima
Roma, 25 nov – Era il 25 novembre 1970 quando lo scrittore giapponese Yukio Mishima occupava il palazzo del ministero della difesa di Tokyo e dal balcone arringava con un proclama i militari riunitisi lì fuori. Protestava contro la la smilitarizzazione del paese per mano americana e la distruzione dello spirito dei samurai dell’eterno Giappone che stava seguendo invece l’infatuazione per la prosperità economica a discapito dei valori incarnati nella figura dell’Imperatore, figlio della dea del sole. Rientrato nel palazzo, compì il suicidio rituale del seppuku squarciandosi il ventre con la sua katana e venendo decapitato da uno dei quattro uomini che lo avevano accompagnato, membri del gruppo paramilitare creato due anni prima come comunità eroica nella solidarietà estrema della morte.
Il suo fu un gesto studiato negli ultimi dieci anni di vita che va inteso come rigetto della mera vita biologica nell’abnegazione guerriera e che va contestualizzato. Per questo è importante leggere il suo testamento spirituale Sole e acciaio, scritto nel 1968 come “forma intermedia tra la confessione e la critica”, dove viene messa a nudo quell’anima purissima che incontrò la spada nell’alchimia di arte, letteratura, culturismo e Tradizione quale principio imperituro al divenire.
Mishima nella notte del pensiero tra Oriente e Occidente
La notte della riflessione è il momento per comprendere di dover scolpire il suo corpo sulla bellezza ideale del pensiero. Un forte estetismo il suo, che manifesterà dopo aver “rincontrato” il sole.
Il sole quale principio superiore
Il sole per Mishima era sempre stato legato alla disfatta giapponese del 1945, avendo “brillato sul sangue che sgorgava incessantemente dalle carni” dei giovani soldati morti. È nel 1952, in occasione del suo primo viaggio all’estero, che riuscì a cogliere “il principio che avrebbe voluto seguire sopra ogni altro”, quel sole che abbronzandogli la pelle gli “impresse il marchio di appartenere a un’altra razza” e che lo stimolava a “trascinare il pensiero fuori dalla notte delle sensazioni viscerali, fino al rigonfiamento dei muscoli fasciati da una pelle luminosa”. Quello che farà con l’acciaio del bilanciere e dei pesi. Le pagine di questo piccolo libro sono pregne di bellezza nella loro capacità di fornire all’indole intellettuale lo stimolo per diventare ardita, facendola godere della crescita dei muscoli nel gusto per il dolore dello sforzo atletico.
L’unione della letteratura e dell’arte marziale
Nell’epoca in cui erano crollati tutti i valori Mishima sentiva necessario “far rivivere antiche virtù come «l’unione della letteratura e dell’arte marziale»”. Fece coesistere in se stesso questi due poli opposti, nel conflitto perpetuo tra equilibrio e contraddizione. Se le arti marziali del kendo e del pugilato si risolvevano nel desiderio della morte la letteratura gli permetteva di controllarla usandola “segretamente come forza motrice da utilizzare in false costruzioni” miscelandovi opportunamente la vita: “L’arte «marziale» è morire insieme ai fiori, la «letteratura» è coltivare fiori imperituri. E i fiori che non appassiscono mai sono fiori artificiali”.
L’onore della morte eroica di Mishima
Mishima volle superare queste due logiche della letteratura e dell’azione, viste entrambe come “un effimero tentativo per opporsi alla morte e all’oblio”. Fu così che ragionò sul concetto di onore, considerando la morte come “qualcosa che viene guardato” con la sua estetica e tragicità, dunque richiedendo un fisico adatto. È solo l’azione suprema che consente all’uomo “l’oggettivazione di se stesso”, cosa che la modernità gli impedisce nella sua visione massificante della società. Di qui la bellezza “spirituale ma anche altamente erotica” della «squadra speciale d’attacco» dei kamikaze giapponesi, il vento divino, in quella ricerca della morte vista come la più alta ricompensa che gli dei possano concedere. È la concezione del mondo che si può ritrovare similmente anche tra gli antichi greci.
Il serpente che vince ogni polarità
Fu nel giorno in cui Mishima prese quota con l’aereo F-104 che si diresse con il corpo verso il “territorio dello spirito”. Questa esperienza lo portò alla visione della verità: un enorme serpente che circonda la terra e vince ogni polarità continuando a inghiottirsi la coda. È un’esperienza affine a quella di Icaro, cui è dedicato il componimento finale, che scelse di volare assetato di conoscenza con ali di cera che si fusero in prossimità del sole.
Come si può intendere, bisogna saper cogliere il bello che trasuda dalla vita Mishima sapendogli riconoscere anche il narcisismo eroico e il gusto per l’azione clamorosa. A ciò si aggiunge una non ben chiarita omosessualità di stampo cameratesco, sullo stile di quella che taluni trovano in Achille e Patroclo, alla luce del suo matrimonio. Non sono questi gli aspetti che devono stimolarci quanto invece l’ordine interiore e i valori del Giappone tradizionale che Mishima seppe incarnare con un’anima delicata come il fiore del ciliegio. Per elevarsi come Icaro oltre il grigiore conformistico del mondo moderno ed immergersi nell’azzurro del cielo.
Filippo Mercuri
DA
Sei fascista se…
USA 2020, ci tocca dare ragione a Stalin: «non conta chi vota, ma chi conta i voti…» (di Becchi e Palma su Libero)
Articolo a firma di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero di ieri, 21 novembre 2020:
Ad oggi Joe Biden ha 306 grandi elettori, Donald Trump 232. Ma la vittoria del candidato Dem deve ancora essere dichiarata ufficialmente da alcuni Stati. Gli avvocati del Presidente in carica stanno raccogliendo le prove di frodi elettorali e irregolarità, dopo di che chiederanno alla Corte Suprema di pronunciarsi.
Gli Stati dove sarebbero avvenuti i presunti brogli sono quelli in cui è stato utilizzato per il conteggio delle schede il sistema operativo “Dominion” (di cui, guarda caso, è un importante dirigente il capo dello staff di Nancy Pelosi). “Dominion voting system democracy suite” è un software ritenuto da alcuni inaffidabile perché non è al sicuro da attività fraudolente e da manipolazioni. Questa è la ragione per cui il Texas per ben tre volte si è rifiutato di utilizzarlo. Ora, Wisconsin, Michigan, Arizona, Nevada, Georgia e Pennsylvania hanno tutti utilizzato proprio “Dominion”. E tutti questi Stati sono andati a Biden, nonostante fino al primo pomeriggio del 4 novembre Trump fosse avanti in almeno 4 su 6.
Nel caso in cui le prove dei brogli fossero confermate, la Corte suprema ha due strade: la prima è quella di consentire un riconteggio manuale delle schede (pronunciandosi anche sul voto postale giunto oltre una certa data), la seconda quella di invalidare il responso elettorale negli Stati interessati o in alcuni di essi. La strada per un eventuale riconteggio delle schede, seppur non sia da escludere, è stretta, infatti dopo l’8 dicembre le assemblee legislative di ciascuno Stato devono confermare ufficialmente la nomina dei grandi elettori, chiamati il 14 dicembre ad eleggere il 46° Presidente degli Stati Uniti. La Corte Suprema potrebbe in alternativa invalidare il voto per frode elettorale, in tutti o in alcuni dei sei Stati citati e in tal caso Biden potrebbe scendere sotto i 270 grandi elettori.
In questo caso troverebbe applicazione il Dodicesimo Emendamento della Costituzione americana, che prevede l’elezione del Presidente da parte della Camera dei rappresentanti. Beninteso, non da parte dei deputati ma dei delegati statali nella misura di un delegato per ciascuno Stato. E se si arrivasse a questo punto, Trump potrebbe farcela. Un’ipotesi plausibile? Vi sono due precedenti, l’uno diverso dall’altro ma che potrebbero offrire una chiave di lettura interessante.
Nel 1824 nessuno dei quattro candidati alla presidenza ottenne il “magic number” dei grandi elettori, quindi la Camera dei rappresentanti elesse il candidato democratico-repubblicano John Quincy Adams, nonostante fosse arrivato secondo sia nel voto popolare che in quello dei grandi elettori. Tutto legale. Un secondo precedente è ancora più interessante. Nel 1876 il candidato democratico Samuel Tilden ottenne 184 grandi elettori, uno in meno del “magic number” di allora, conquistando anche più voti popolari dello sfidante repubblicano Rutherford Hayes, che si fermò a 165 grandi elettori. Ben 4 Stati federati del Sud, che contavano complessivamente 20 grandi elettori, non ufficializzarono però l’assegnazione dei risultati elettorali e dei grandi elettori. Ed è proprio quello che potrebbe accadere adesso dopo la produzione delle prove dei brogli e un intervento invalidante della Corte suprema.
All’epoca la querelle fu risolta con un accordo tra i due partiti: una transazione informale che prese il nome di “Compromesso del 1877” (il ritiro definitivo delle truppe federali dagli Stati meridionali), per cui la commissione elettorale assegnò tutti e 20 i grandi elettori rimasti al candidato repubblicano Hayes, che divenne Presidente per il rotto della cuffia.
La soluzione di un accordo tra democratici e repubblicani è oggi impercorribile, ma resta possibile una pronuncia della Corte che invalidi il voto negli Stati contesi in cui si è utilizzato per conteggiare i voti il sistema informatico “Dominion”. Così Biden scenderebbe sotto il “magic number” e la palla passerebbe alla Camera, cioè ai delegati statali. Probabilmente è questo che Trump ha in mente, soprattutto se fosse impedito un riconteggio manuale delle schede ovvero ciò si rivelasse non sufficiente a fare chiarezza. Del resto il Presidente in carica può contare sulla maggioranza dei giudici nella Corte suprema.
Per una volta diamo ragione a Stalin, che di queste cose se ne intendeva: «non conta chi vota, ma chi conta i voti e come vengono contati». Certo, si tratterebbe della più grande frode elettorale di tutti i tempi, ma Trump sa il fatto suo e non ha alcuna intenzione di mollare.
di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 21 novembre 2020.
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Consigli letterari:
di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni, aprile 2020.
Qui i link per l’acquisto:
- http://www.historicaedizioni.com/libri/democrazia-in-quarantena/
- https://www.ibs.it/democrazia-in-quarantena-come-virus-libro-paolo-becchi-giuseppe-palma/e/9788833371535
- https://www.mondadoristore.it/Democrazia-quarantena-Come-Giuseppe-Palma-Paolo-Becchi/eai978883337153/
- https://www.libreriauniversitaria.it/democrazia-quarantena-virus-ha-travolto/libro/9788833371535
da
https://scenarieconomici.it/%F0%9F%87%BA%F0%9F%87%B2usa-2020-ci-tocca-dare-ragione-a-stalin-non-conta-chi-vota-ma-chi-conta-i-voti-di-becchi-e-palma-su-libero/
Il “Grande Reset” è realtà, non negazionismo
di Matteo Castagna su Informazione Cattolica di oggi
In questi ultimi mesi si sente molto parlare di “Grande Reset” mondiale, per cui una gestione sconsiderata dell’emergenza Covid-19 sarebbe sostanzialmente speculare ad un’agevolazione della realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale, che le élites politico-economiche vorrebbero imporci, mentre siamo tutti annichiliti dal terrore della malattia.
Gli scritti, più che autorevoli, di Mons. Carlo Maria Viganò, su questo argomento, la decisa presa di posizione di p. Livio Fanzaga su Radio Maria ed altre provenienti da esponenti di punta del mondo conservatore, aggiungono pepe a quanto, finora, era relegato nel campo dei cosiddetti tradizionalisti, perché coinvolgono, in modo piuttosto esplicito molte attuali autorità ecclesiastiche, come parti attive ed integranti del lungo percorso verso l’instaurazione dell'”uomo nuovo”, plasmato in funzione del NWO.
“Così si governano gli stupidi. Avete visto come la gallina mi seguiva nonostante tutto il dolore che le ho procurato. La maggior parte dei popoli sono così. Continuano a seguire i loro governanti nonostante tutto il dolore che gli provocano con il solo scopo di ricevere un regalo da niente o semplicemente un po’ di cibo per qualche giorno” – avrebbe detto Stalin, commentando il suo governo della Russia comunista. Così, su questa linea di pensiero, va l’alleanza socialista con il liberismo, ovvero il globalismo del terzo millennio: mano libera al mercato, espulsione dallo stesso dei meno competitivi e sopravvivenza garantita a questi ultimi con le famose mancette di “dignità”.
Ora vogliono traslare questa trovata su vasta scala. Quanta più gente sarà intruppata nelle file dei “sussidiati minimi”, tanto più aumenterà il numero dei neo-proletari inoffensivi. Non già condannati a un destino da fame, foriero di spinte di ribellione, ma tenuti semmai sulla corda di un caritatevole obolo, da meritare strada facendo cambiando “abitudini” e rispettando le “regole”. Il famoso “reddito di cittadinanza” è stato l’antipasto di chi ci preparava a questi scenari.
Per parte sua, la “Matrice Mondialista” offrirà a questi individui “nudi” (anzi, “spennati”), oltre alla pagnotta, un altro genere di cibo: la garanzia della salvezza (non della salute, badate bene) da questo virus, e da tutti quelli a venire. Ecco la nuova mappa del mondo cui accennavamo poc’anzi: una griglia di interpretazione e lettura della realtà dove ciò che conta è essere “immuni” da un agente patogeno: oggi il Covid, domani chissà.
E in nome di questo privilegio, anzi in cambio di esso, gli atterriti abitanti del pianeta accetteranno qualsiasi collaterale misura: preventiva, contenitiva o punitiva. Anzi, saranno persino riconoscenti per essere stati spiumati a dovere, nonché giulivi per aver sofferto abbastanza, ma non troppo. E le sparute minoranze che si rifiutano di “adattarsi”? Se non si organizzeranno per tempo, in una massa critica, faranno la fine dei “cretini” della famosa canzone di Lucio Dalla. Insomma: “Senza grandi disturbi qualcuno sparirà” e altri saranno ridotti all’irrilevanza. Queste sono parole poco rassicuranti, ma plausibili, che vengono dedotte da fonti ben chiare ed esplicite da parte di Francesco Carraro di Byoblu – il blog di Messora – quali il Forum economico mondiale (“Il grande ripristino: costruire la futura resilienza ai rischi globali“) in cui, il 17 novembre, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti John Kerry ha affermato che gli Stati Uniti torneranno all’accordo di Parigi. Ha anche chiarito di essere un sostenitore del “Great Reset”. Alla tavola rotonda ha preso parte anche la leader dell’UE Ursula von der Leyen, completamente allineata al progetto. Il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha recentemente affermato che la quarta rivoluzione industriale nell’ambito del “Great Reset” avrebbe “portato a una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica”. Per il 2021 è stato annunciato un “vertice gemello” di incontri personali e virtuali all’insegna del motto “The Great Reset” .
All’interno di queste trasformazioni, di quella che a marzo chiamavo “rimodulazione della globalizzazione” tutto ciò che è identitario, tradizionale, sovranista è destinato a scomparire perché considerato come antitetico al programma del “Grande Reset”. Ci si può chiedere come mai il New York Times ed i media mainstream di tutto il mondo si ostinino a far passare come “complottismo” quello che i grandi leader internazionali ammettono o scrivono apertamente. Ed è evidente a chi si occupa di informazione che essa si può fare per comunicare i fatti o per manipolarli. Ebbene, oggi sembrerebbe che i grandi media abbiano il compito di indorare la pillola e di farla digerire alle masse acritiche che se la bevono, attribuendo alle invenzioni dei “cattivi” patrioti e identitari quello che, in realtà, i globalisti, loro padroni, partoriscono nelle stanze del potere. Dobbiamo dimenticare ogni personalismo ed unire la “minoranza creativa” rimasta sincera e pronta a difendersi sotto le insegne della tradizione e dell’identità europea classico-cristiana.
In questo contesto sarebbe davvero miope non capire che al Sistema occorrano capi di provata fede, ovvero globalisti certi. Per questo motivo, gente come Donald Trump è vista come un ostacolo da eliminare con ogni mezzo, all’apparenza democratico, ma verrà anche il momento di Putin, se non saprà dare sufficienti garanzie di allineamento. Merkel e Macron sono già da tempo pedine allineate. Conte pure. Berlusconi ha più interessi nella galassia global che in quella local. Orban, in Ungheria, sembra resistere ed ha pure messo l’unicità del matrimonio tra uomo e donna nella Costituzione, cosa che cozza tremendamente con il modello di società fluida che le élites mondiali hanno in mente per noi. Il leader dell’opposizione italiana, nonché del partito di maggioranza relativa Matteo Salvini ha bisogno di aiuto da parte di tutti coloro che hanno capito il giochetto euro-mondialista, perché da solo non può alzare il muro della resistenza che ci aspetteremmo.
Infine, i veri cattolici devono svegliarsi dal torpore in cui vivono da oltre 50 anni e riconoscere la voce del Pastore nel Vangelo, cogliendo “i segni dei tempi”. Si può citare l’enciclica “Mirari vos” (15 agosto 1832) di Gregorio XVI, il quale leggeva la storia contemporanea sotto il segno di una “congiura dei malvagi” che non permetteva indulgenza e benignità alcuna da parte della Chiesa e imponeva piuttosto di “reprimere con il bastone” i vari errori. Questo giudizio globalmente negativo sulla storia e sulla società occidentale, soprattutto sulle società democratiche, non fu soltanto ripreso nel magistero di Pio IX (basti citare il “Sillabo”), ma codificato solennemente nel proemio che apre la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I sulla fede cattolica: la storia moderna, dopo il Concilio di Trento, viene descritta come la progressiva corruzione dell’uomo, provocata dalla negazione protestante del principio di autorità. Se partiamo da questa visione antropologica, che porta al nichilismo attuale del “Grande Reset” troviamo la visione dell’uomo che si fa Dio per dominare l’universo, nel disprezzo del Dio che si fa Uomo per la nostra salvezza. Che pretendete che faccia Dio, vedendovi adorare il Vitello d’Oro, inseguendo le mode del mondo, nonché le follie socialiste e liberali? Nulla. E’ il Suo silenzio a dover preoccupare più del virus, almeno tutti coloro che conoscono le Sacre Scritture. Non possiamo vivere, subendo la “Grande Apostasia”, ma testimoniando la Verità, anche se siamo rimasti un piccolo gregge. Dalla nostra reazione concreta di Fede autentica e non adulterata scaturiranno i segni che cerchiamo. Non praevalebunt!
La gnosi omosessualista si avvale di quale scaletta
La gnosi omosessualista di quale scaletta si avvale?Intanto cerca di condizionare uno dei fondamenti della vita: la maternità. Un bambino lo si vuole fare diventare “un diritto“, e lo si fabbrica a piacere. Così si tenta di influenzare in vario modo la partoriente, si tenta di promuovere a livello mondiale l’utero in affitto (o la fecondazione in vitro).Naturalmente, avendo le parole un loro peso, si agisce anche sul versante del linguaggio. Così si pubblicizzano i nomi neutri e tanti effettivamente li impongono ai loro bambini, alcuni anche per lasciarli indeterminati nel sesso (identità liquida).Si agisce poi per la distruzione degli stereotipi maschili/femminili, incentivando a fare il rovescio. Man mano che il bambino cresce si deve poi lavorare per dare la prevalenza al desiderio, al sentirsi ammirato piuttosto che a rispettare la propria natura e il proprio corpo.In aiuto a questo tutte le esperienze erotiche precoci sono ben accette. L’imperativo è quello della esplorazione del corpo, del sesso ludico, dei contatti plurimi. Conoscere la fisiologia degli organi di riproduzione (magari attraverso una certa educazione sessuale nelle scuole, orientata ideologicamente) diventa la premessa per poi far conoscere la contraccezione e le varie pratiche abortive.Una volta inculcato che la sessualità è una scelta, che può anche cambiare nel tempo, si punta a far vivere il sesso solo come fonte di piacere, necessario per vivere soddisfatti e felici. Inoltre si ritiene opportuno favorire incontri sessuali a tutti i livelli, nella piena libertà di scelta del partner. Sotto altri punti di vista, quanto agli omosessuali, si tenta di fare dei gay, delle lesbiche, dei trans gender e di altre improbabili sigle le vittime della discriminazione ingiusta e retrograda. La parola d’ordine è quella di invocare il “rispetto della persona“ e di “accettare la diversità“. Passo successivo è il fare outing, cioè il manifestare la propria omosessualità senza vergogna o inibizioni.Cosa aiuta sui media questo? Intanto conquistare i giornali importanti e indurre un linguaggio corretto e favorevole.Così si riescono ad esaltare i presunti lati positivi dell’omosessualità praticata: il piacere, la soddisfazione, l’amore libero, l’amicizia, la libertà.Naturalmente i media devono tacere i lati negativi della pratica omosessuale (lesioni anali, infezioni, aids, sifilide, condizioni igieniche precarie) e quelli psicologici derivanti, a volte, dalla pratica omosessuale (disperazione, suicidi ecc.). E se qualcuno riesce, specialmente attraverso i social, a superare la censura omosessualista, allora bisogna accusarlo di omofobia e, se possibile, portarlo dinnanzi ai tribunali.I critici della pratica omosessuale devo essere piegati, infatti, in tutti i modi.La gnosi omosessualista cerca anche di epurare i testi di scuola “da ogni traccia di discriminazione“. Così deve avvenire per trasmissioni televisive e qualsiasi altro mezzo di trasmissione di immagini e parole.Si deve, insomma, arrivare a negare la natura per esaltare la “cultura“ della scelta. Per far questo occorre anche mutare il concetto di famiglia e di matrimonio. Per “educare“ le nuove generazioni, come se non bastassero già i mass media “omosessualizzati“, si cerca di introdurre l’ideologia gender nelle scuole. E, dal punto di vista legislativo, si segue sempre lo stesso schema nei vari paesi del mondo: leggi favorevoli ai gay, poi legge per ottenere il riconoscimento delle cosiddette “unioni“ gay, norme per l’introduzione del cosiddetto “matrimonio omosessuale” e, infine, leggi (spesso introdotte o sospinte dal potere giudiziario) per affidare i bambini in adozione alle coppie gay.
Leonardo Motta
Disponibili nuovi opuscoli e libricini. Laicismo d’oggi
Ossequi, Carlo Di Pietro.
Il soldato di Cristo
Segnalazione del Centro Studi Federici














