FLASH – J.K. Rowling critica la polizia scozzese per aver registrato come donne degli stupratori trans

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Segnalazione ProVita 

J.K. Rowling, la nota scrittrice della saga di Harry Potter, è ormai da anni sotto attacco da parte degli attivisti transgender per il semplice fatto di aver difeso il sesso biologico. Nonostante gli insulti e le minacce di morte, la scrittrice ha deciso di rimanere coerente con le sue giuste convinzioni, denunciando le ingiustizie causate dall’applicazione dei principi dell’ideologia transgender.

“La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. L’individuo dotato di pene che ti ha violentato è una donna”, ha twittato sardonicamente la Rowling il 12 dicembre scorso. Il suo tweet era accompagnato da un link a un articolo del Times, che osservava che la polizia scozzese “è stata criticata per aver affermato che registrerà stupri da parte di delinquenti con genitali maschili come commessi da una donna se l’aggressore “si identifica come una donna”.

Nel Regno Unito, solo la penetrazione con i genitali soddisfa la definizione legale di stupro, mentre la penetrazione con oggetti o parti del corpo diverse dai genitali è perseguita come “aggressione sessuale per penetrazione”. Ciò significava tradizionalmente che solo gli uomini potevano essere perseguiti e condannati per stupro nel Regno Unito.

Gli attivisti per i diritti delle donne hanno a lungo sottolineato che i cambiamenti nella definizione legale di chi può essere considerata una donna hanno avuto un impatto significativo sui dati sulla criminalità nel Regno Unito, con “436 stupratori maschi dichiarati donne […] tra il 2012 e il 2018”. Ciò indicherebbe che 436 stupratori maschi che dichiarano un’identità femminile sono stati registrati come donne in quel periodo.

Naturalmente anche questo tweet ha creato un’ondata d’indignazione nella community trans, con molti che prendono posizione per gli stupratori accusando l’autrice di “transfobia”.

FonteWomen are Human

https://www.provitaefamiglia.it/blog/flash-jk-rowling-critica-la-polizia-scozzese-per-aver-registrato-come-donne-degli-stupratori-trans

Distruzione immobiliare: la UE fa parziale marcia indietro e scarica la patata bollente agli stati

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L’Unione Europea ha fatto una parziale retromarcia sulla casa: il divieto di vendita e di locazione degli immobili non in classe A o B scatterà dal 2030, ma solo per gli immobili nuovi, secondo le bozze della proposta che sarà presentata dalla commissione solo oggi.

Un  bel passo indietro rispetto alle prime proposte, volute dai verdi, che parlavano di un divieto esteso a tutti gli immobili civili, e che avrebbe messo praticamente fuori legge nove milioni d’immobili italiani, o 80% del nostro patrimonio immobiliare. Pare che si parli di un fondo ad hoc da 150 miliardi, per tutta la UE per facilitare la ristrutturazione degli immobili, ma non facciamoci troppe illusioni: a noi ne spetterà una parte secondaria e, comunque, sono sempre soldi nostri che provengono dalle nostre tasche.

Intanto comunque c’è un fortissimo incentivo, pagato dalle nostre tasche, alla ristrutturazione immobiliare con finalità energetica: gli enormi prezzi del gas naturale da riscaldamento che si portano dietro enormi costi di elettricità,

Una crescita del prezzo di ben oltre sette volte rispetto allo scorso gennaio. Non si tratta di un evento causale, ma provocato e voluto, e per capirlo basta confrontare i prezzi USA

La crisi energetica europea è provocata da:

  • mancati investimenti nelle fonti fossili tradizioni,
  • il forzato accelerato spostamento dal carbone, senza avere un’alternativa adeguata;
  • l’utilizzo di fonti “Green”, eolico etc, senza un’adeguata infrastruttura di accumulo, che mette il prezzo dell’energia nelle mani del vento, letteralmente;
  • lo scontro con la Russia e la mancata omologazione del Nord Stream 2, che lascia il prezzo del gas in balia delle notizie quotidiane di politica estera.

Quindi state già tutti pagando una pesante tassa europea sull’immobile, mascherata da bolletta della luce e del gas. Il governo fornisce solo dei pannicelli caldi, perché il sistema di  calcolo dei prezzi dell’elettricità, basato sul gas naturale, non può essere modificato per non infastidire la Germania.

Per questo motivo potete si ora festeggiare, ma non troppo. State già pagando la vostra patrimoniale.

Fonte: https://scenarieconomici.it/distruzione-immobiliare-la-ue-fa-parziale-marcia-indietro-e-scarica-la-patata-bollente-agli-stati/

Antidoti contro la transizione ideologica

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI per InFormazione Cattolica https://www.informazionecattolica.it/2021/12/20/antidoti-contro-la-transizione-ideologica/

di Matteo Castagna

Viviamo i tempi dell’ apostasia di massa, pertanto la conseguenza diretta è il caos. La pandemia ha il merito di aver portato alla luce buona parte del sommerso, non solo sul piano religioso, ma anche politico, sociale, economico. Tutto diviene un’opinione, quindi tutto diventa relativo, fino a far morire addirittura il buon senso comune. Si sente tanto parlare di “transizione ecologica”, sebbene pochi sappiano cosa significhi nella pratica, a parte i rincari sulle bollette e sui carburanti.
Sembrerebbe di esser di fronte ad una transizione ideologica, per cui, ucciso Dio, la religione dell’uomo è il nichilismo, mentre il contorno si chiama tecnologia, green, uguaglianza assoluta, compressione fino alla distruzione del diritto naturale, vita artificiale. Lo smarrimento e la confusione generati raccolgono, in proporzione, una minoranza di persone perché il Sistema sovversivo globale, iniziato con la Riforma luterana, è stato progressivo nel corso dei secoli, per abituare lentamente i popoli a farla finita con la Chiesa e con la filosofia, accettando implicitamente di smetterla di pensare. Obiettivo? Adeguarsi all’iniquità fino a renderla normale quotidianità senza accorgersi che si tratta di gravi iniquità. E’ il colpo da maestro del Principe di questo mondo, che, nel tempo, è riuscito pure a far chiamare bene il male e viceversa. La “nuova normalità” sarà, o forse già è, l’adattamento acritico al paradigma invertito della normalità “bene/male”: si dovrà credere che 2+2 molte volte farà 5, perché allo “Stato servile” – per dirla con Hilaire Belloc (1870 – 1953) – occorre che sia così per realizzare gli interessi della globalizzazione 2.0. E le amebe staranno mute, seguendo come pecore, ogni cattivo pastore, perché crederanno che egli agisca per il loro bene. Una moltitudine di elettroencelfalogrammi piatti non si pone più alcun interrogativo.
Gli inguaribili tomisti, che, coi liberi e seri pensatori costituiranno la minoranza di pecore nere che non si rassegneranno ad annullare il cervello o a mettere la Fede in naftalina, ricorderanno che S. Tommaso d’Aquino è un maestro per tutti, anche e, forse, soprattutto per chi non crede. La sua ventunesima Tesi aiuta a restare o a diventare Uomini. Oltre ad essere costituiti d’anima e corpo, tutti noi, in diversa e differente misura, siamo dotati di intelletto e volontà. “La volontà segue l’intelletto e non lo precede. Inoltre essa desidera necessariamente ciò che le viene presentato come il Bene assoluto. tuttavia riguardo ai beni particolari essa è libera. Perciò la scelta libera segue l’ultimo giudizio pratico, ma è la volontà che rende ultimo quel dato giudizio” (S.Th., I, q. 82-83; De Veritate, q. 22, a.5; De malo, q. 11; Summa contra Gentiles, lib. II, cap. 72). La volontà è un appetito razionale che segue la conoscenza intellettuale. La natura tende al bene, per cui l’oggetto della volontà deve rimanere il bene, anche se solo apparente, perché il male in se stesso è contro-natura. Probabilmente è per questo che la Sovversione ribalta il paradigma bene/male inscritto nell’anima umana. Intelletto e volontà devono collaborare intimamente per non cedere.  “L’intelletto sa che la volontà vuole e la volontà vuole che l’intelletto conosca” (S. Th., I, q. 82, a. 4, ad 1). San Tommaso ci insegna che il bene viene scelto dalla volontà, solo dopo che la libertà di scelta è stata stimolata dall’intelletto. Quest’ultimo offre alla volontà i principi o le conoscenze (l’esempio o il modello) per poter tendere verso qualcosa, le presenta l’essere conosciuto come buono, ma tale presentazione è solo “conditio sine qua non” affinché il bene possa attrarre la volontà. Perciò, possiamo dire, con l’Aquinate, che la volontà realizza l’uomo interamente, offrendogli il suo fine, che è il bene e la felicità. La volontà, tenderà, per questo, all’atto finale dell’intelletto, che è la beatitudine (S. Th., I-II, q.4, a.4, ad 2).
La scelta deliberata e consapevole costituisce l’atto libero con cui l’uomo accetta o respinge un determinato bene. Infine, non dimentichiamo che l’uomo che conosce, vuole e agisce deve saper educare la sensibilità e le passioni ad obbedire alla volontà, e questa all’intelletto. Cioè esattamente quello che la transizione ideologica verso il nichilismo vuole compromettere in maniera definitiva. Il diritto naturale è il primo bene da preservare, conservare e ristabilire. Chi ha già la Fede può ben comprendere le parole di Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange (1877 – 1964), che scrisse ne “La sintesi tomistica” (Brescia, Queriniana, 1953, pag. 203): “se nego il valore dell’intelligenza retta, comprometto la bontà dell’azione libera e volontaria. La volontà deve essere educata, illuminata e rettificata dalla sana e retta intelligenza e dal giudizio speculativo vero circa il Fine ultimo. Non si può amare Dio, Sommo Bene e Vero, senza la retta conoscenza della realtà. Tuttavia, l’intelletto pratico, che sceglie i mezzi, dipende dalla buona volontà. Ognuno giudica praticamente secondo la propria tendenza: se l’inclinazione del proprio appetito sensibile o razionale è cattiva (l’ambizioso). il giudizio pratico non è retto (per me qui e adesso è bene rubare). La verità del giudizio dell’intelletto pratico dipende dalla buona volontà”. In quest’epoca in cui ci si riempie la bocca della parola “libertà”, fossilizzandosi maniacalmente sulla questione sanitaria, quasi facendola diventare parte dell’essenziale, i buoni cattolici scrivano su ogni pagina della loro agenda questa frase, sempre buona e giusta, di Cornelio Fabro (1911-1995): “L’unica libertà è la vittoria sul peccato” (Vangeli delle Domeniche, II Ed. Segni, pag. 273).

Pnrr: per Draghi è un’occasione storica, ma cosa sappiamo del Piano nazionale di ripresa e resilienza?

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DI FERDINANDO BERGAMASCHI

Pnrr: il premier Mario Draghi ha ribadito ieri che si tratta di “un’occasione storica” per il nostro Paese. “Per rendere l’industria e l’economia più innovative e sostenibili”. Sottolineando che il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta “un’opportunità straordinaria per ridurre le disuguaglianze di reddito, di genere e di generazione”; poi ha annunciato anche che nel Pnrr saranno assegnati 6 miliardi di euro per le persone con disabilità; perché in Italia sono più di tre milioni coloro che versano in queste condizioni e necessitano di un sostegno specifico. 

Draghi ha ricordato a tutti come sia necessario procedere in modo coerente ed ordinato, collaborando e programmando. Vale per Governo, enti territoriali e privati.

Vediamo allora che cosa prevede complessivamente questo enorme piano di investimenti da oltre 200 miliardi di euro. Prendendo spunto anche da un approfondimento del Corriere della Sera a cura di Paola Pica dove si ripercorrono quelle che sono le “missioni” del Pnrr e si analizzano le loro caratteristiche. Queste missioni sono 6:

  1. digitalizzazione e innovazione;
  2. rivoluzione verde e transizione ecologica;
  3. infrastrutture sostenibili;
  4. istruzione e ricerca;
  5. inclusione e coesione;
  6. salute.  

La condizione per attuare il Pnrr e quindi queste 6 missioni è che l’Italia avvii 48 riforme: alcune sono già sulla buona strada, altre fanno più fatica a costruire il consenso politico necessario per vararle. Consideriamo ora più nel dettaglio quali sono le caratteristiche di queste 6 missioni. 

Digitalizzazione e innovazione 

Per la digitalizzazione del sistema produttivo e la competitività delle imprese il Pnrr ha stanziato 24 miliardi (30 miliardi con le risorse aggiuntive). Si tratta per lo più di misure di incentivazione fiscale (crediti d’imposta) finalizzate alla promozione della trasformazione digitale dei processi produttivi e all’investimento in beni immateriali. Tra questi rientrano ricerca, sviluppo e innovazione e attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze. In definitiva si tratta della misura principale del Piano e si pone l’obiettivo di rafforzare il tasso di digitalizzazione, innovazione tecnologica e di internazionalizzazione delle imprese italiane. 

Rivoluzione verde e transizione ecologica

È altamente significativo che per questa missione sia impegnato il maggior numero di risorse finanziarie: ben 59,47 miliardi di euro, pari al 31% delle risorse dell’intero piano. Ecco perché è ineccepibile affermare che l’attenzione alla crisi climatica, ai modi di affrontarla, ma anche all’opportunità di trasformare il Paese in questa direzione, è prioritaria. Mettere il tema dell’ambiente al centro è questione di vitale importanza. Alla transizione ecologica è dedicata appunto la Missione numero 2 del Pnrr, rivolta a incentivare la sostenibilità sociale ed economica con interventi che coinvolgono innanzitutto aree come l’agricoltura, la gestione dei rifiuti, l’utilizzo di fonti rinnovabili e la difesa della biodiversità del territorioQuesta missione del Pnrr prevede quattro ambiti prioritari: economia circolare e agricoltura sostenibile; energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile; efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; tutela del territorio e della risorsa idrica. 

Infrastrutture sostenibili

Sono 41,8 i miliardi assegnati al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims) per rendere entro il 2026 il sistema infrastrutturale più moderno, digitale e sostenibile. Che significa incremento della mobilità collettiva, in particolare su rotaia, compreso lo spostamento del trasporto merci da gomma a ferro. Oltre la metà delle risorse è destinata al Mezzogiorno. Quella delle infrastrutture in Italia è una vera sfida. La rete italiana infatti vede ancora aree interne completamente isolate, forti divari tra Nord e Sud, tra aree urbane e rurali e il 90% del traffico passeggeri ancora su strada, contro il 6% sulle ferrovie (in Europa la media è del 7,9%). L’obiettivo è quindi quello di rendere più moderno, accessibile a tutti ed ecologicamente sostenibile il trasporto in Italia.  

Istruzione e Ricerca

Alla quarta missione del Pnrr sono destinati 30,88 miliardi di euro dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (pari al 16,13% del totale dei fondi) e un miliardo dal Piano complementare. L’obiettivo alla base di ogni mossa è uno e fondamentale: rendere sempre più stretta la relazione tra la formazione e il mondo del lavoro. Il metodo del Pnrr per compiere la missione “Istruzione e ricerca” si regge su due componenti. La prima, che impiega 19,44 miliardi di euro, è il potenziamento dell’offerta dei servizi, dagli asili nido fino alle università. La seconda componente adopera risorse per 11,44 miliardi di euro e consiste nel passaggio dalla ricerca all’impresa. I suoi obiettivi prevedono di rafforzare la collaborazione tra università, enti di ricerca e aziende. 

Inclusione e coesione 

La quinta Missione del Pnrr dedicata a “Inclusione e Coesione” può contare complessivamente su uno stanziamento di 22,4 miliardi: in particolare si tratta di 19,8 miliardi derivanti dal dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, risorse a cui si aggiungono ulteriori 2,6 miliardi garantiti dal Fondo complementare. Tra le riforme previste il piano punta su un articolato intervento dedicato all’occupazione femminile, che verrà potenziata attraverso lo sviluppo dei centri per l’impiego, gli incentivi all’imprenditorialità femminile, un nuovo sistema di certificazione della parità di genere. A rimarcare l’importanza della Missione 5 del Pnrr è stato più volte anche il premier, Mario Draghi. Il Presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di avviare “investimenti in attività di formazione e riqualificazione dei lavoratori e l’introduzione di una riforma organica e integrata in materia di politiche attive e formazione, nonché di misure specifiche per favorire l’occupazione giovanile”. 

Salute

Infine, nel Pnrr non poteva mancare il capitolo salute. In fondo, se il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato concepito è proprio a causa della pandemia. Infatti, prima di ogni altra cosa, il Covid ha dimostrato quanto sia fondamentale il servizio sanitario nazionale per la sopravvivenza di tutti noi e la tenuta della società. Il Pnrr italiano prevede investimenti nella sanità per 15,63. Il primo dei due obiettivi di fondo indicati per questa missione è il miglioramento delle infrastrutture ospedaliere, adeguandole contro gli eventi sismici (interessa 116 ospedali), e rendendo l’assistenza di prossimità più diffusa su tutto il territorio per garantire cure primarie e intermedie, soprattutto alle categorie più fragili; Il secondo è l’aggiornamento tecnologico e digitale per rafforzare gli strumenti di raccolta, elaborazione e analisi dei dati. Per garantire, tra l’altro, la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico (Fse) ed erogare livelli essenziali di assistenza (Lea) in tutto il Paese. 

DA

https://www.ilmiogiornale.net/pnrr-per-draghi-e-unoccasione-storica-ma-cosa-sappiamo-del-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/

Covid, il dott. Paolo Gulisano: “curo in scienza e coscienza chi mi chiede aiuto”

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Di Gian Piero Bonfanti

LA “MEDICINA DEI PROTOCOLLI” NON DEVE PRENDERE IL SOPRAVVENTO SULLA MEDICINA DELLA CURA, DELLA VISITA, DELLA DIAGNOSI E DELLA TERAPIA MIRATA E PIÙ ADEGUATA

Oggi pubblichiamo un’intervista che ci è stata rilasciata dal professor Paolo Gulisano, medico epidemiologo e già docente della storia della medicina all’Università Statale di Milano. Il prof. Gulisano è stato per sedici anni presidente del Centro Aiuto alla Vita di Lecco ed inoltre collabora con diverse testate giornalistiche, oltre ad essere uno stimato scrittore e saggista.

Il covid-19 è considerata come pandemia, ma secondo i numeri e la diffusione di questo virus si può realmente considerare così?

A due anni dai suoi esordi, possiamo definire l’epidemia di Covid 19 come una pandemia, ossia una epidemia che si caratterizza per un’ampia diffusione territoriale. E’ una pandemia di tipo geriatrico, visto che l’età media delle persone decedute è di oltre 80 anni, e il numero dei casi tra le persone al di sotto dei 20 anni è basso e si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di asintomatici o paucisintomatici. Una pandemia, sì, ma con caratteristiche abbastanza peculiari che la rendono diversa da altre situazioni di diffusione di malattie infettive.

Come sappiamo, lei si è speso molto nella cura di persone affette da covid-19. Abbiamo assistito ad una campagna mediatica e ad azioni in netto contrasto alle cure domiciliari sin dal principio. Ora però sembra che qualcosa stia cambiando e che ci sia maggior sensibilità in merito alla cura del paziente. Ci può spiegare quali sono per lei i motivi che hanno rivoluzionato i protocolli e la visione del mondo della medicina, e perché ora si sta lentamente tornando alla cura della persona?

Fin dall’inizio della pandemia è apparso chiaro che curare era possibile, che c’erano farmaci in grado di contrastare efficacemente l’azione patogenetica del virus. Basti ricordare le cure praticate a Piacenza dal professor Cavanna. Poi un altro illustre ricercatore come il professor Remuzzi dell’Istituto Mario Negri ebbe a dimostrare l’efficacia delle terapie con farmaci antiinfiammatori, ma il Governo non ha mai fatto nulla per promuovere la medicina territoriale e le cure domiciliari, che oltre a salvare migliaia di vite umane avrebbero evitato il sovraffollamento degli ospedali, causa a sua volta di altri gravi problemi. Poi si sono aggiunte associazioni di medici che praticano le cure domiciliari, che tuttavia anziché essere sostenute sono state ostacolate in vari modi. Personalmente non faccio parte di nessuna associazione, ma curo in scienza e coscienza chi mi chiede aiuto, utilizzando tutte le conoscenze di cui disponiamo. Non si tratta infatti di avere dei “protocolli”, ma – all’interno certamente di alcune linee guida di base – di curare le persone nel modo migliore tenendo conto della loro anamnesi, della loro storia sanitaria. La “medicina dei protocolli” non deve prendere il sopravvento sulla Medicina della cura, della visita, della diagnosi e della terapia mirata e più adeguata. Io tuttavia devo constatare che persiste ancora una certa mancanza di attenzione alle cure.

Ci può spiegare se allo stato attuale siamo rimasti al protocollo “tachipirina e vigile attesa”, oppure ci sono stati degli sviluppi in merito al primo soccorso?

Purtroppo questa malapratica è ancora molto diffusa. E’ incredibile che a quasi due anni dagli inizi del Covid 19 ci siano ancora dei medici che pensino che una polmonite si possa curare solo con un antipiretico. Le polmoniti sono state sempre curate con farmaci ben più importanti, come antibiotici o cortisonici. Gli sviluppi che possiamo avere in questo ambito sono relativi alle scelte personali di medici che decidono di curare in scienza e coscienza. Ma troppe volte si deve prendere atto di questa forma di assenteismo terapeutico eticamente e professionalmente gravissima.

Per lei il green pass è uno strumento utile per limitare la diffusione della pandemia oppure questo dispositivo potrebbe avere un’altra finalità?

Green pass? Cos’è? Questo termine gergale designa la cosiddetta “Certificazione verde”, un documento che non serve a contenere la diffusione del virus, anzi. I portatori di questo tipo di lasciapassare non sono certi della loro immunità, a parte le persone che si sono ammalate e sono guarite. Molti dei portatori di certificato si ammalano di Covid. Il fatto di aver fatto delle dosi di vaccino, due o anche tre, non è garanzia di immunità. Alcuni Paesi hanno riconosciuto questo dato di fatto scientifico, e hanno abbandonato (è il caso della Spagna) la politica delle certificazioni “verdi”. Un colore, questo, che in Medicina è sempre segno di mancanza di salute, di malattia. La scelta di questo colore per il certificato è stata davvero infelice, anche se è chiaro che i suoi inventori pensavano ad altri simbolismi: quello del semaforo, che se è verde ti consente di passare, oppure all’ecologismo che di questi tempi è di gran moda, e la cosiddetta emergenza ecologica è strettamente coniugata a quella sanitaria. Il certificato non è dunque uno strumento di prevenzione, ma semplicemente è una sorta di tessera sociale che serve ad esercitare un controllo capillare e coercitivo sulle persone. Uno strumento che – temo – andrà ben oltre l’epidemia da Covid.

I vaccini che sono stati utilizzati hanno fatto nascere grandi dubbi e divisione tra le persone, ci può spiegare il motivo?

Credo che molte persone siano state sorprese e allarmate dalla rapidità con cui alcuni vaccini sono stati approvati. In particolare i vaccini a mRNA che sono stati realizzati con nuove tecnologie sperimentali. Normalmente la realizzazione di un vaccino richiede 5 anni di lavoro, non 5 mesi. Questo, insieme alle notizie di molte reazione avverse, ha suscitato dubbi e preoccupazione. Per altri si è aggiunta una perplessità di tipo etico, visto l’utilizzo di cellule provenienti da bambini abortiti per la preparazione di questi vaccini. A ciò si è aggiunto il fatto che è mancata una serena discussione sui vaccini, sui rischi e sui benefici, a cui si è preferita la via dell’imposizione di fatto, della coercitività, ed infine dell’odio settario nei confronti delle persone non vaccinate, odio e intolleranza che stanno raggiungendo livelli molto preoccupanti, spaccando la società in due parti contrapposte. Un odio contro il quale dovrebbero alzarsi voci di condanna, per lo meno da agenzie morali, o dalla Chiesa stessa che spesso si è spesa in difesa di categorie come i migranti, gli omosessuali e così via, e che nei confronti delle persone non vaccinate minacciate, offese, discriminate, non spende una sola parola.

Se fosse stato al posto del ministro della salute, quale misure avrebbe attivato per contrastare la pandemia?

Avrei guardato a modelli di Paesi come la Svezia o il Giappone o la Corea del Sud che hanno contenuto efficacemente l’epidemia senza ricorrere a strumenti repressivi, ai lockdown estenuanti che hanno provocato gravi danni economici e psicologici. Il “modello italiano” ha fatto sì che il nostro Paese avesse un tasso di mortalità tra i più alti al mondo, anche se i media ufficiali lo tengono ben nascosto. Una realtà su cui riflettere .

DA

https://www.informazionecattolica.it/2021/12/14/covid-il-dott-paolo-gulisano-curo-in-scienza-e-coscienza-chi-mi-chiede-aiuto/

Povia, il Covid e Cartabellotta: quando i dottori fanno oh

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Generalmente non abbiamo molto in comune con Gramellini. Però quanto scrive sulla sua rubrica “Il Caffè” di oggi, sul Corriere della Sera, ci sembra pienamente condivisibile e, quindi, lo riproponiamo ai nostri lettori

Mai nella vita avrei immaginato di poter prendere le difese di Giuseppe Povia, il cantante ostile ai vaccini che si è ammalato di covid, fortunatamente in forma lieve. Ma non avrei mai nemmeno immaginato che un uomo di scienza come Nino Cartabellotta, autorità assoluta in materia di dati sulla pandemia, arrivasse a sbeffeggiare un malato in pubblico. Invece lo ha fatto, indirizzando a Povia la versione strafottente della sua famosa «Quando i bambini fanno oh», trasformata per l’occasione in «Finché i cretini fanno boom». Cartabellotta è il presidente della fondazione Gimbe, «Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze», ed è di tutta evidenza che credeva di essere spiritoso. Ma la questione è: si può dare del cretino a uno che sta male, anche se sta male per qualcosa di cui nega l’esistenza? Sarebbe come sbeffeggiare un pedone appena finito sotto un’automobile perché aveva sempre sostenuto che le automobili in realtà fossero delle farfalle metallizzate.

Esistono codici di opportunità che chi occupa certi ruoli dovrebbe osservare più di ogni altro e che servono a preservare la civiltà dalla rissa e a distinguere un salotto da un saloon. Non sarà un caso che lo sfottò del chirurgo abbia provocato la reazione piccata di tanti no vax, alcuni dei quali sono arrivati ad augurargli la morte. Per cui, dopo quelle di Povia spernacchiato da Cartabellotta, adesso ci tocca pure prendere le difese di Cartabellotta minacciato dai no vax. Capirete che è una vitaccia.

 

DA

https://www.corriere.it/caffe-gramellini/21_dicembre_14/quando-dottori-fanno-oh-66450b4a-5c50-11ec-bffd-a5b591fe54d1.shtml

Diventeremo tutti Homeless. E’ Greta che ce lo chiede

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DI ALFIO KRANCIC

Dunque, come noi terrapiattisti andiamo dicendo da tempo, non appena l’effetto della Pandemiah comincerà a diminuire e a passare in secondo piano, le oligarchie ci faranno entrare nella terribile emergenza climatica. I segnali già si intravedono. Una direttiva UE prevede che per il 2050 le abitazioni dovranno essere ad emissione zero. Che poi cosa significhi emissione zero solo loro lo sanno. Forse intendono dire che le case sui tetti dovranno essere munite pale eoliche oltre che dai canonici impianti fotovoltaici? Dovremo impiantare mini mulini ecologici che si metteranno in funzione quando l’acqua piovana scenderà dalle grondaie? Dovremo dotarci di cyclette-dinamo che a turno un paio di condomini per volta pedaleranno per produrre energia elettrica a costo zero e ad emissioni zero. Aldilà delle battute e dell’ironia, chi non potrà sostenere le spese per la riqualificazione energetica, secondo la direttiva UE, non potrà né vendere né affittare l’abitazione. Uno potrebbe dire: ” echisenefrega!” Eh, no! Se non potrai vendere o affittare, la tua abitazione significa che essa varrà sul mercato immobiliare ZERO! Sarai proprietario di nulla. Ma non temete, ci sarà qualche gruppo affaristico-filantropico che, in caso di bisogno, vi anticiperà due spicci in cambio della casa. Capito cosa ci/vi aspetta?! Hanno iniziato a rinchiudervi e a terrorizzarvi con la pandemiah. Hanno sequestrato il vostro corpo e quello dei vostri figli. Ora si preparano a portarvi via l’unico bene che vi è rimasto: la casa!

Correte pecore. Correte a farvi la 3a dose. Fra poco ve ne accorgerete che scherzetto le oligarchie vi stanno preparando. Ma vi sta bene. Ricordatevi cosa hanno detto i big di Davos “Non possederete niente e sarete felici!”

DA

https://alfiokrancic.com/2021/12/13/diventeremo-tutti-homeless-e-greta-che-ce-lo-chiede/

Saviano, ko in tribunale per i plagi di “Gomorra”: “Somma da rideterminare”, deve pagare di più

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Quando si dice vedere la pagliuzza dell’ideologia in un occhio e non accorgersi della travona del plagio nell’altro. C’è qualcosa di spiazzante nello zelo con cui Roberto Saviano -giusto per attizzare gratuitamente un po’ di livore verso Giorgia Meloni- insiste nel ritenere il personaggio di Atreju «meticcio e di sinistra» mentre dimentica bellamente di commentare la nuova tombale sentenza della Cassazione che lo definisce scopiazzatore di articoli altrui e che gli intima di pagare in modo congruo i colleghi plagiati. La notizia è che la Suprema Corte ha infatti annullato la sentenza con la quale la Corte di Appello di Napoli, nel 2016, aveva ridotto il risarcimento dovuto da Saviano e dal suo editore Mondadori alla Libra Editrice, che edita i quotidiani Cronache di Napoli e Cronache di Caserta. Il risarcimento era per il plagio degli articoli illecitamente riprodotti nel romanzo Gomorra, da 60mila a soli 6mila euro, con spese compensate.

CACCIA I SOLDI
Ora la Corte di Appello di Napoli dovrà «rideterminare la somma dovuta a titolo di risarcimento tenendo conto anche dei “benefici realizzati illegalmente dall’autore della violazione”». Cioè: Robbè, caccia fuori i soldi. La faccenda risale è lunga e assai tediosa, se non fosse che coinvolge uno dei nostri scrittori più famosi ancorchè più affamati di giustizia. Ricapitoliamo. Nel 2013 lo scrittore viene condannato per plagio di articoli di altri (tra cui il giornalista campano Ugo Clemente) a pagare 60mila euro più 20mila di spese legali. Nel 2015 Saviano ricorre in Cassazione che ribadisce il plagio ma rinvia alla Corte d’Appello di Napoli per la riqualificazione del danno.

La Corte d’Appello riduce di un 1/10 la cifra iniziale: da 60mila a 6mila, con compensazione delle spese legali per tutti i gradi di giudizio. Nel 2017 contro la suddetta sentenza i plagiati ricorrono ancora in Cassazione la quale stabilisce che la somma di 6mila euro «non è congrua». Oggi la Suprema Corte si pronuncia ancora contro la sentenza delle Corte d’Appello di Napoli e rinvia il giudizio della nuova quantificazione del danno alla stessa Corte d’Appello ricomposta. Lo so, è un casino. E il nuovo giudizio deve tenere conto dell’«equo apprezzamento delle circostanze del caso», «anche tenuto conto degli utili realizzati in violazione del diritto», «per adottare il criterio del prezzo del consenso». Ossia: entra in gioco il criterio della “giusta royalty” o “royalty virtuale”. Cioè: Robbè, con il tuo libro hai guadagnato un fracco di quattrini, quindi le briciole ai plagiati non bastano: non fare il braccino e sforzati un po’ di più. Ora, naturalmente, non è importante, ai fini della trama giudiziaria, quale cifra Roberto Saviano debba risarcire.

PUNTO D’ONORE
Il punto d’onore sta, semmai, nel fatto che Saviano abbia plagiato, foss’ anche «lo 0,6% del libro» come dice, senza citare le sue fonti. E questo prescinde dall’opinione che Saviano stesso abbia dei giornalisti di Cronache di Napoli e Cronache di Caserta (che mi pare abbia in passato vezzosamente indicato, tout court, in prima serata da Fabio Faziocome portavoce dei clan camorristi). Il problema resta la correttezza e l’aura del cavaliere senza macchia che sta perdendo il suo allure di infallibilità. Saviano, intediamoci rimane il talentuoso reportagista che estrae le viscere del reale e le rende materia letteraria: Gomorra -a cui l’om- bra del plagio non ha tolto allure- rimane un ca- polavoro. Ma diciamo che se uno fa il Torque- mada e poi fa una cazzata deve aspettarsi che altri -oltre a lui- invochino il rogo…

DA

https://www.liberoquotidiano.it/news/giustizia/29784130/roberto-saviano-gomorra-plagio-annullata-sentenza-somma-rideterminare.html

Ci vogliono servi? Rispondiamo da Cattolici!

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L’EDITORIALE DEL LUNEDÌ
per InFormazione Cattolica

di Matteo Castagna

IL LIBERAL-CAPITALISMO CHE SI SERVE DELLA PANDEMIA PER RIMODULARE SE STESSO HA FALLITO

Più passa il tempo, e mi accorgo che, ormai, sono passati ben due anni dall’inizio dello stato di emergenza e della sospensione di quella vita normale che tutti rimpiangono.

Ci viene detto che quello stile di vita non tornerà più. Dovremo abituarci ad una “nuova normalità”, fatta di identità digitali, serrati controlli, cittadini virtuosi e non, secondo i paradigmi del liberal-capitalismo, che si serve della pandemia per rimodulare se stesso, in quanto ha fallito.

Ritengo sbagliato l’approccio di chi teme la “nuova normalità” perché partire in difesa crea posizioni irragionevoli, alle volte schizofreniche, certamente prive di quel realismo tomista che dovrebbe guidarci, come cattolici e come cittadini. Il Sistema l’ha già prevista, pertanto ogni tentativo, seppur mosso da buona fede, è destinato a non essere realizzabile. Al contrario, sarà nella “nuova normalità” che la tradizione dovrà trovare il suo spazio. C’è stato un pensatore cattolico che aveva previsto, un secolo fa, questa deriva.

E’ Hilaire Belloc (1870-1953), nel suo libro “Lo Stato servile” del 1912.

L’avvento del cristianesimo ha coinciso con un graduale dissolvimento della schiavitù, ma nuove forme di schiavitù si sono affacciate con l’avvento dell’età moderna. Caratteristica di una societas cristiana, è l’attenuazione delle diseguaglianze (che esistono come dato della natura) per mezzo di una società gerarchica e corporata, dove la garanzia dei rispettivi interessi non deve essere disgiunta dal bene comune.

Papa Leone XIII, eletto al Soglio Pontificio nel 1878, vide che la vita di milioni di persone veniva sconvolta dalla rivoluzione industriale e dallo sviluppo tecnologico, che produsse drammatici scompensi economici e materiali e un profondo disagio morale tra le masse operaie e contadine.

Di fronte alle sfide dello stato liberale e alla minaccia socialista, Leone XIII propose il “cattolicesimo sociale”. Volle la presenza dei cattolici dentro la società, da protagonisti, non la loro esclusione o auto-esclusione sfiduciata e rinunciataria, quindi funzionale a ogni modello anticristiano, cui viene lasciato tutto il campo libero di agire. Delineò, altresì, una concezione cristiana dello Stato e della libertà, che trovano nell’Enciclica Rerum Novarum i punti cardine di un sempre attuale appello ai cristiani, nel rapporto con la politica ed il lavoro.

Belloc individua nel distributismo – cioè quella riforma dell’economia che punta ad incentivare la redistribuzione della proprietà secondo i dettami della dottrina sociale della Chiesa – una valida e umana alternativa al capitalismo e al comunismo. Peraltro, il modello economico distributista, era già ampiamente diffuso in epoca medievale: Belloc spiega come questo sistema inizia a dissolversi quando, con l’avvento della rivoluzione industriale, “al posto di una società nella quale un numero preponderante di famiglie era detentore di terra e capitale, la produzione veniva gestita da corporazioni autonome di piccoli proprietari e la miseria e l’indigenza del proletariato erano sconosciute, subentrò la spaventosa anarchia contro la quale oggi è diretto ogni impegno morale e che va sotto il nome di capitalismo”.

Sempre Belloc scrive un meraviglioso passaggio: “Man mano che la civiltà medievale si sviluppava, che la ricchezza aumentava e le arti fiorivano, progressivamente il carattere di libertà si faceva più marcato”, alla faccia dei soliti detrattori mainstream della più bella epoca che fu il Medioevo, culla di civiltà e espressione di magnificenza culturale, artistica, politica e sociale.

Successivamente, il modello capitalistico, che all’epoca peraltro era ancora agli albori, ebbe il demerito di reintrodurre la schiavitù sotto mentite spoglie. Ed è in questa precisa fase che Belloc abbozza il ritorno della società a quella condizione che definisce “Stato servile”, ovvero “l’ordinamento di una società nella quale il numero di famiglie e di individui costretti dalla legge a lavorare a beneficio di altre famiglie e altri individui è tanto grande da far sì che questo lavoro si imprima sull’intera comunità come un marchio”.

Belloc, individuava il ritorno dello “Stato servile”, sia in Inghilterra come in altre nazioni, nel distacco forzato di un numero crescente di persone dalla loro proprietà, un processo avviato con la Riforma protestante, allorché i Tudor e i loro alleati aristocratici espropriarono, non solo i beni dei monasteri, ma anche le proprietà di decine di migliaia di piccoli agricoltori, lasciandoli così bisognosi da renderli inevitabilmente destinatari e vittime del suo crescente dispotismo.

Oggi, sembrerebbe che un’altra rivoluzione industriale, quella della “tecnocrazia globalista”, parallelamente al mondialismo schiaccia popoli ed al keynesianesimo estremo (nella foto sopra John Maynard Keynes, economista britannico, padre della macroeconomia, considerato il più influente tra gli economisti del XX secolo) stessero prendendo piede, in una parvenza di democrazia, attraverso la malcelata volontà di una progressiva limitazione della proprietà (che inizia con l’imposizione delle patrimoniali) e la schiavitù dell’individuo verso le macchine e la scienza, divinizzata dalla televirologia e dalle istituzioni, nessuna esclusa, nell’ateismo di Stato, spacciato per laicità. Ai nuovi poveri (compresi i furbetti) vittime dell’ ultraliberismo contemporaneo si dà il “reddito di cittadinanza”, ovvero forme assistenzialiste, per mantenere il popolo in difficoltà e nel “debito di sudditanza”, più o meno permanente, verso lo “Stato servile”.

Ai tempi di Belloc, “i risultati furono le masse senza proprietà dei mezzi di produzione che divennero sempre più numerose in età moderna, fino ad essere un elemento centrale dell’odierna stagione ultraliberista. Gli individui sono sempre più soli di fronte allo Stato, privati di dignità ma anche di libertà personale, poiché un individuo privato della proprietà, soprattutto dei mezzi di produzione, è un individuo meno libero”.

Per Belloc, la soluzione non può essere la Stato comunista o socialista poiché fermamente convinto del valore della proprietà, la quale, nell’ottica distributista, serve a garantire non solo l’autosufficienza di ogni uomo, ma anche la capacità di difendersi contro gli sforzi dei governi di limitare la libertà con l’approvazione di leggi coercitive in nome della sicurezza sociale. Stando così le cose, si può ben dire con lo scrittore cattolico che “non esiste una società solida, libera ed equilibrata senza una proprietà diffusa, protetta, responsabile, dei mezzi di produzione” (in L’Occidentale, “il ritorno allo Stato servile” di Vittorio Leo, 21/11/2020).

In definitiva, si ritiene come il progressivo allontanamento dai principi cristiani e dal modello economico che quei principi avevano generato, ha prodotto non solo il ritorno alle vecchie schiavitù ma ne ha prodotte di nuove. Non resta che concludere, con il messaggio di speranza lasciato da Belloc nelle parole conclusive del suo libro: “tutto sommato, sono ottimista sul fatto che la fede tornerà a occupare il suo ruolo di intima guida nel cuore dell’Europa, così credo che questa regressione al nostro paganesimo originario (perché la tendenza allo Stato servile non è altro) sarà fermata ed invertita. Videat Deus”.

A noi la continua battaglia per il mantenimento della fiaccola viva della tradizione e dell’identità, a Dio la vittoria! Come scrisse Belloc ne “L’anima cattolica dell’Europa”: «L’Europa tornerà alla Fede o perirà. Perché la Fede è l’Europa e l’Europa è la Fede».

DA

Ci vogliono schiavi? Rispondiamo da Cattolici!

L’UE STA CONDUCENDO UNA GUERRA CULTURALE CONTRO L’EUROPA

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Segnalazione di Federico Prati

In atto la “colonizzazione ideologica” dell’Europa

di Frank Furedi

Sta diventando sempre più chiaro che l’ Unione Europea sta lottando per imporre la sua ideologia di sveglia ai suoi stati membri.

Ad esempio, alla fine di ottobre, il Consiglio d’Europa ha lanciato una campagna per promuovere il rispetto per le donne musulmane che scelgono di indossare il velo. I poster mostravano una donna che indossava un velo accanto alla didascalia: “La bellezza è nella diversità come la libertà è nell’hijab”.

I politici francesi si sono affrettati a contestare, il che non è certo una sorpresa, dato che la Francia ha vietato l’uso del velo islamico integrale nei luoghi pubblici nel 2011. Una settimana dopo il lancio della campagna, il ministro della gioventù francese Sarah El Haïry si è lamentato del fatto che la pro- La campagna del velo era contraria ai valori laici della Francia. Molti commentatori conservatori hanno visto nel poster anche un tentativo di svalutare i valori tradizionali europei e cristiani.

Tale era la protesta che la campagna è stata rapidamente ritirata. Non che il Consiglio d’Europa pensasse che la campagna fosse sbagliata. Per come l’ha vista il consiglio, è stato un momento sbagliato. Ha promesso di “riflettere su una migliore presentazione di questo progetto”.

Ancora più sorprendente è stata la guida di 30 pagine della Commissione europea per il personale sulla “comunicazione inclusiva”, pubblicata all’incirca nello stesso periodo della campagna per l’hijab.

Questa guida ha effettivamente esortato il personale dell’UE a dissociare l’Europa dalla sua tradizione cristiana. ‘Non tutti celebrano le feste cristiane’, si legge, ‘e non tutti i cristiani le celebrano nelle stesse date’. Ha pertanto consigliato ai dipendenti dell’UE di sostituire i riferimenti a “periodo di Natale” con “periodo delle ferie” e di evitare la frase “nome cristiano” a favore di “nome” o “attribuzione”. C’erano molte altre raccomandazioni scristianizzanti da dove provenivano.

Natale e cristianesimo non sono stati gli unici bersagli di questo sfacciato tentativo di reinventare linguaggio e valori. Il personale dell’UE è stato inoltre esortato a evitare pronomi e parole di genere, nonché frasi come “presidente”, “signore e signore” o “creato dall’uomo”. La guida ha anche fatto di tutto per promuovere un’etichetta di genere sveglia, suggerendo ai funzionari di chiedere alle persone quali sono i loro pronomi e di fare attenzione a usare termini come “gay”, “lesbica” e “trans” come nomi.

Il tono arrogante e imperioso della guida alla comunicazione dell’Ue ha suscitato una reazione anche da parte di coloro che abitualmente acconsentono ai diktat di Bruxelles sulla diversità. Tra questi c’era Papa Francesco, che era così indignato da paragonare l’UE a una “dittatura” per il suo tentativo di vietare la parola “Natale” e ha avvertito Bruxelles di non seguire la strada della “colonizzazione ideologica”.

Questo ultimo tentativo di colonizzazione ideologica è stato eccessivo anche per alcuni dei sostenitori più entusiasti dell’UE. La scorsa settimana un funzionario dell’UE, che ha voluto rimanere anonimo, ha denunciato Helena Dalli , la commissaria per la parità responsabile delle linee guida. ‘La commissaria Dalli compensa la sua totale mancanza di peso nel Collegio [dei Commissari] tirando fuori dal cilindro “linee guida inclusive” che decostruiscono le regole più elementari’.

Proprio come il Consiglio d’Europa ha dovuto ritirare la sua campagna per il velo, la Commissione è stata costretta a fare marcia indietro. Definendo le linee guida un “lavoro in corso”, Dalli ha twittato la scorsa settimana che la Commissione, dopo aver ascoltato le preoccupazioni sollevate, stava ora lavorando a una “versione aggiornata delle linee guida”.

In entrambi i casi, tuttavia, l’UE e il Consiglio d’Europa non vedono alcun problema con il contenuto o il messaggio dei progetti in questione, sia che si tratti di incoraggiare l’uso di un linguaggio inclusivo o di sostenere l’uso del velo. Vedono solo un problema con la presentazione e la tempistica. In altre parole, sia le linee guida che la campagna a favore dell’hijab torneranno probabilmente, solo in forme diverse.

In effetti, la guida linguistica inclusiva dell’UE è parte integrante dei piani del presidente della Commissione Ursula von der Leyen di attuare un ‘”Unione dell’uguaglianza” . Questa unione è progettata per garantire che “ognuno sia apprezzato e riconosciuto in tutto il nostro materiale, indipendentemente dal genere, dalla razza o dall’origine etnica, dalla religione o dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall’età o dall’orientamento sessuale”.

No al Gender manifestazione

L’obiettivo della Commissione è istituzionalizzare la politica dell’identità in tutta l’Unione europea. Il primo passo di questo progetto è cambiare la lingua usata dalle persone. Il secondo passo è disaccoppiare la società dalla sua eredità culturale e storica. Ecco perché i funzionari sono incoraggiati a smettere di usare nomi “cristiani” e ad adottare l’uso di pronomi di genere neutro.

In effetti l’UE sta conducendo una guerra culturale contro i cittadini europei . In tal modo, sta copiando gli attivisti risvegliati negli Stati Uniti, che sono stati in grado di portare avanti i loro progetti di riprogettazione sociale all’interno e attraverso le istituzioni di istruzione superiore e cultura.

Per fortuna, le cose sono più complicate in Europa. Nonostante i migliori sforzi dell’UE, il continente è ancora un’Europa di nazioni. La maggior parte delle nazioni europee possiede ancora un forte senso delle proprie tradizioni nazionali e culturali. Detto questo, è improbabile che la tattica e la strategia che hanno funzionato all’interno delle istituzioni culturali anglo-americane abbiano successo.

Tuttavia, l’UE tornerà più e più volte con nuovi argomenti per cambiare lingua e comportamento. Si tratta, come afferma la Commissione, di un “work in progress”. Dobbiamo garantire che i tentativi dell’UE di colonizzazione ideologica siano più che accompagnati da una ferma opposizione contro coloro che vogliono decostruire l’eredità della civiltà europea.

Fonte: Spiked

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/lue-sta-conducendo-una-guerra-culturale-contro-leuropa/#comments 

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