Il principio di autorità: davvero chi non è in comunione con Bergoglio è fuori dalla Chiesa?

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Pubblichiamo questo articolo di don Francesco Ricossa perché riteniamo che quanto scrive possa essere un’utile, esaustiva risposta a tutti coloro che, in buona o in cattiva fede, accusano chi non è in comunione coi “papi conciliari” di essere fuori dalla Chiesa. L’ironia e la sagacia sono particolarmente apprezzati. (N.d.R.)

Fonte: https://www.aldomariavalli.it/2022/01/08/il-principio-di-autorita-la-botte-piena-e-la-moglie-ubriaca-una-risposta-di-don-ricossa/

Cari amici di Duc in altum, ieri ho pubblicato la lettera di un lettore che mi critica perché ho ospitato nel blog un intervento di don Francesco Ricossa, superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii. Poiché l’Istituto – questa la tesi del lettore – non riconosce Francesco come papa, esso si pone fuori dalla Chiesa cattolica e, di conseguenza, non può intervenire su questioni cattoliche. Al lettore ho risposto che non guardo alle etichette appiccicate sopra le persone, ma alle idee sostenute e all’amore nella ricerca della verità. E oggi, con un efficace ricorso all’ironia, risponde lo stesso don Ricossa.  

***

di don Francesco Ricossa

Caro Valli,

come lei sa, mi aveva chiesto un commento all’articolo di The Wanderer (La confessione di Pietro e un “dubium” teologico), commento che lei ha gentilmente pubblicato sul suo blog con il titolo A quali condizioni Pietro è veramente roccia. Ora vedo la sua risposta alla lettera di un suo lettore, che critica la pubblicazione del mio intervento in quanto lei avrebbe affidato il commento al dubbio di The Wanderer a una persona che “si pone al di fuori della Chiesa cattolica”.

Il suo lettore, per la verità, non entra e si rifiuta di entrare nel merito della questione (“non entro nel merito del contenuto dell’articolo”); infatti egli non solo rifiuta di esaminare quanto da me sostenuto, ma persino quanto scritto da The Wanderer (che giunge al punto di dubitare che J. M. Bergoglio creda alla divinità di Cristo): un “non cattolico”, quale sarei io, non avrebbe diritto di trattare di questioni interne alla Chiesa cattolica e “non ha alcun senso dibattere con lui e chiedere il suo parere circa un problema che riguarda specificamente la teologia cattolica”.

In proposito le invio queste poche righe, evitando di trattare degli altri argomenti sollevati dal suo interlocutore, che non mi concernono.

Per quel che mi riguarda, mi preme rendere qui testimonianza della mia Fede cattolica e del mio amore per la Chiesa, nella quale sono nato, vivo e intendo morire. Nel ricevere gli ordini sacri, ho prestato come prescritto il giuramento antimodernista, e professato solennemente la professione di Fede del Concilio di Trento e del Concilio Vaticano che la Chiesa richiede agli ordinandi. Credo e professo ogni singolo articolo di questa professione di Fede, aborrisco ogni errore ad essa contrario, e se avessi errato in qualunque mio scritto o affermazione contro l’insegnamento della Chiesa ritratto fin d’ora qualunque proposizione contraria a questo insegnamento.

Poiché suppongo che questa mia professione di fede non convincerà il suo lettore, mi voglio porre tuttavia dal suo punto di vista, dal punto di vista cioè di colui che riconosce J. M. Bergoglio come il legittimo Pontefice della Chiesa cattolica, Vicario di Cristo e Successore di Pietro. È questo infatti il motivo per cui il suo interlocutore non mi considera cattolico – pur esponendo in maniera confusa se non errata il mio pensiero (“il soglio di Pietro sarebbe, secondo i sedeprivazionisti, occupato formalmente ma non sostanzialmente, il che vuol dire che di fatto Papa Francesco non sarebbe Papa”; non conosco i sedeprivazionisti e, quanto a padre Guérard des Lauriers o.p., la sua tesi teologica sostiene che Paolo VI e successori occupano materialmente ma non formalmente la Sede di Pietro).

Mettendomi, come detto, nei panni del suo interlocutore, nei panni cioè di coloro che riconoscono senza difficoltà alcuna in J. M. Bergoglio la roccia su cui è edificata la Chiesa di Cristo, mi permetto di far notare quanto segue.

Sono entrato nella Chiesa cattolica il giorno dopo la mia nascita, con il Santo Battesimo (era il 1958). Da allora, come detto, non ho mai dubitato o negato alcuna verità rivelata e che la Santa Chiesa propone a credere (il suo lettore non ne cita neppure una, d’altronde), né ho aderito ad altra confessione religiosa, né sono incorso in alcuna censura di scomunica che avrebbe potuto separarmi dalla Chiesa. Il suo lettore obietterà che sono incorso in una scomunica latae sententiae o ipso facto per non essere in comunione con Papa Francesco, ma a questo proposito non c’è stata finora alcuna sentenza di condanna o anche solo di notificazione dell’essere incorso in detta censura. Se anche essa fosse in futuro comminata, ci sarebbe da chiedersi quale ne sarebbe il valore, provenendo da una autorità che è sospettata persino di non credere pubblicamente nella divinità di Cristo (non sono io che lo affermo, ma l’articolo di The Wanderer, che non ha suscitato nel suo lettore una reazione ostile).

Mettiamo comunque che il suo lettore abbia ragione e che, per motivo di scisma (non essendo in comunione con “Papa Francesco”), mi sarei escluso dalla Chiesa cattolica. In questo caso (dato e non concesso), sarei, secondo il Sacrosanto Concilio Vaticano II, costituzione dogmatica Lumen Gentium, in comunione imperfetta con la Chiesa cattolica, in virtù del valido battesimo, e ancor più della valida celebrazione della Eucarestia (o il suo interlocutore non riconosce il Vaticano II?). A questi “fratelli separati”, in comunione imperfetta con la Chiesa cattolica, il suo interlocutore proibisce di poter intervenire su questioni riguardanti la teologia cattolica, e a lei di ospitare i loro scritti (senza necessariamente condividerli, d’altronde, visto che molti autori da lei pubblicati difendono altre opinioni). L’opinione del suo lettore mi sembra legata a una disciplina preconciliare, in opposizione al magistero e alla disciplina della Chiesa conciliare (o forse il lettore rigetta l’uno e l’altra?). Mi limiterò ad alcuni esempi.

Durante il Concilio Vaticano II numerosi teologi, questi sì certamente acattolici, furono invitati ufficialmente a partecipare come osservatori all’assise conciliare. È vero che non avevano diritto di parola e di voto, ma è anche vero che collaborarono attivamente all’elaborazione degli schemi conciliari poi votati dai Padri, soprattutto in tema di ecumenismo e libertà religiosa. In materia di dialogo interreligioso (dichiarazione Nostra aetate) la collaborazione con il segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani istituito nel 1960 da San Giovanni XXIII e allora presieduto dal cardinal Bea si estese anche ai non cristiani, in primis lo storico Jules Marx Isaac, appartenente ai B’nai B’rith, che per primo richiese la stesura di un tale documento. La Curia romana comprende attualmente un Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (erede del segretariato di cui sopra), un Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso (ex segretariato per i non cristiani) e un Pontificio consiglio per la cultura, erede del Pontificio consiglio per il dialogo con i non credenti (istituito da san Paolo VI nel 1965). Il suo interlocutore sembra legato a forme ormai superate dalle decisioni conciliari, come i metodi del Sant’Uffizio, soppresso da san Paolo VI nel 1965 e sostituito dalla Congregazione per la dottrina della fede. La stagione ecumenica e interreligiosa ha portato a una intensa collaborazione dottrinale con i non cattolici, i non cristiani e i non credenti, con risultati concreti come i documenti congiunti sottoscritti da cattolici e non cattolici: mi limiterò a citare la dichiarazione congiunta cattolico-luterana sulla giustificazione, oppure la cosiddetta dichiarazione di Abu Dhabi sottoscritta da Sua Santità Papa Francesco e dal Gran Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb nel 2019.

Se anche fossi non cattolico, non sono stato solennemente anatemizzato da Papa Leone X e dal Concilio di Trento come lo fu Martin Lutero; eppure Sua Santità Papa Francesco ha accolto ben due volte i pellegrini luterani in Vaticano, affiancato da una statua dell’eresiarca sassone, e la seconda volta anche tenendo sullo sfondo i ritratti congiunti di Sua Santità e di Lutero, incoraggiato in questo gesto innovativo dalle dichiarazioni dei suoi Santi predecessori: “Oggi vengo io a voi, all’eredità spirituale di Martin Lutero; vengo da pellegrino” (discorso di Giovanni Paolo II al Consiglio della Chiesa evangelica di Germania, Magonza, 17 novembre 1980). “Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica” (discorso di Benedetto XVI al Consiglio della Chiesa evangelica di Germania, Erfurt, 23 settembre 2011). Se “Papa Francesco” ha affiancato il proprio ritratto a quello di Lutero, non vedo perché, caro Valli, lei non potrebbe pubblicare una letterina di don Ricossa (senza sua fotografia).

Lo stesso rito della Messa (unica espressione del rito romano come rammentato nel motu proprio Traditionis custodes), promulgato da san Paolo VI nel 1969, fu il frutto di una attiva collaborazione ecumenica tra liturgisti cattolici e protestanti, e quindi non cattolici; mi spiace al proposito che la ferrea fedeltà del suo lettore al Santo Padre sia incrinata dal suo suggerimento di criticare detto motu proprio. Terminerò infine (giacché promisi brevità) con una citazione dell’enciclica Ut unum sint di san Giovanni Paolo II, nella quale il santo pontefice richiedeva il contributo dei non cattolici per rivedere in senso ecumenico il concetto del primato petrino.

Di fronte a così tante, autorevoli e persino sante autorità, come può il suo lettore restare ancorato a una visione integralista e sorpassata dei rapporti tra cattolici e non cattolici? Non si può volere “la botte piena e la moglie ubriaca” (per far uso di un volgare proverbio popolare): riconoscere cioè l’autorità dei “Papi conciliari” per accreditarsi come cattolici, senza accettarne il magistero: si tratterebbe di un riconoscimento fittizio e punto sincero, come rammenta proprio J. M. Bergoglio in Traditionis custodes.

Naturalmente, caro Valli, ho fatto uso dell’ironia (non vorrei che qualcuno mi attribuisse un’adesione al pensiero conciliare da Paolo Vi a oggi!); non me ne voglia neppure il lettore che ha obiettato alla pubblicazione della mia letterina precedente. Se gli farà leggere queste mie righe, sappia che comprendo il suo attaccamento al principio di autorità, come comprendo che la situazione attuale generi tanta confusione in chi desidera conservare la Fede.

 

Mattarella ribadisce: niente bis. E se proprio Draghi gli chiedesse di restare?

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di Adolfo Spezzaferro

Roma, 1 gen – Mattarella nel discorso di fine anno ribadisce che non vuole fare il bis, come un Napolitano qualsiasi, ma attenersi alle regole. “Ho sempre vissuto questo tradizionale appuntamento di fine anno con molto coinvolgimento e anche con un po’ di emozione. Oggi questi sentimenti sono accresciuti dal fatto che, tra pochi giorni, come dispone la Costituzione, si concluderà il mio ruolo di Presidente“. E’ l’esordio del discorso del capo dello Stato, in piedi, con le bandiere sullo sfondo, in una scenografia da congedo imminente.

Mattarella ribadisce: niente bis. E attacca un’ultima volta i non vaccinati

Nel suo discorso (qui il testo integrale), breve e programmatico per chi verrà dopo di lui, il presidente della Repubblica si è dilungato sulla pandemia e i vaccini salvifici, attaccando un’ultima volta i cosiddetti no vax. “Sprecare i vaccini è un’offesa a chi non li ha avuti“, è il monito del Presidente. “Anche nei momenti più bui, non mi sono mai sentito solo e ho cercato di trasmettere un sentimento di fiducia e di gratitudine a chi era in prima linea. Ai sindaci e alle loro comunità. Ai presidenti di Regione, a quanti hanno incessantemente lavorato nei territori, accanto alle persone”, dice poi sulla gestione della pandemia.

Ecco l’identikit del suo successore

Dopodiché traccia le linee programmatiche del dopo Mattarella, in un certo senso. “Il volto reale di una Repubblica unita e solidale. È il patriottismo concretamente espresso nella vita della Repubblica. La Costituzione affida al Capo dello Stato il compito di rappresentare l’unità nazionale. Questo compito – che ho cercato di assolvere con impegno – è stato facilitato dalla coscienza del legame, essenziale in democrazia, che esiste tra istituzioni e società; e che la nostra Costituzione disegna in modo così puntuale. Questo legame va continuamente rinsaldato dall’azione responsabile, dalla lealtà di chi si trova a svolgere pro-tempore un incarico pubblico, a tutti i livelli. Ma non potrebbe resistere senza il sostegno proveniente dai cittadini”, chiarisce Mattarella.

Il lascito dell’ex diccì a chi verrà dopo di lui

Ancora, per l’ex diccì, “unità istituzionale e unità morale sono le due espressioni di quel che ci tiene insieme. Di ciò su cui si fonda la Repubblica. Credo che ciascun Presidente della Repubblica, all’atto della sua elezione, avverta due esigenze di fondo: spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell’interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore e che – esercitandoli pienamente fino all’ultimo giorno del suo mandato – deve trasmettere integri al suo successore“. E’ questo il lascito a chi verrà dopo di lui, insomma.

Se Mattarella va via il rischio che crolli tutto è concreto

All’indomani del suo discorso, gli scenaristi ribadiscono che nelle parole del Presidente è ribadito forte e chiaro che non è disponibile a un irrituale bis, che vuole concludere il suo settennato. Lasciando nei guai Draghi, perché di questo stiamo parlando. Senza Mattarella al Colle viene meno quel dream ticket – chiamiamolo così – che ha gestito la vaccinazione di massa e garantito l’unità nazionale con una maggioranza ampissima. Ma anche tenuta insieme dell’emergenza e che senza i presupposti e i paletti giusti cadrebbe in un batter di ciglia. Ma al di là di Letta che siccome non dà le carte per la battaglia del Quirinale minaccia la crisi di governo, il rischio che crolli tutto è concreto.

I paletti di Draghi nel caso andasse lui al Colle

Draghi va tenuto a Palazzo Chigi, dicono i partiti della maggioranza (e The Economist). Il premier dal canto suo, si è detto disponibile a tutto, come “nonno al servizio delle istituzioni”. Ma ha messo dei paletti: la maggioranza deve restare ampissima e il governo non deve cadere, chiunque sarà il premier. In sostanza, Draghi dice ai partiti: se vado al Colle piazzo un premier di mia strettissima fiducia e voi continuate a fare quello che dico io. Il problema è che quando i partiti potranno eleggere il nuovo capo dello Stato, potranno farlo finalmente in autonomia. Al di là del monito di Draghi di non eleggere un Presidente di parte. Nel senso insomma che seppure l’attuale premier avesse un disegno per andare al Colle e mettere – tanto per fare un esempio – l’attuale titolare del Mef a Palazzo Chigi – al momento del voto in Aula potrà succedere di tutto.

Ma i partiti in Aula votano chi vogliono

Renzi è stato il primo a ricordare che lui fece eleggere Mattarella con una maggioranza diversa dalla maggioranza di governo. E che si può fare. In ballo c’è la candidatura di Berlusconi e il fatto che i centristi, Italia Viva compresa, potrebbero votarlo. Stavolta il pallino infatti è in mano al centrodestra. Per non parlare dei cosiddetti franchi tiratori. Insomma, dalla quarta votazione in poi, quando basta la maggioranza assoluta (la metà più uno dei votanti), può accadere di tutto.

E se Draghi provasse a convincere Mattarella a restare?

Ecco perché non possiamo escludere che Draghi in persona provi a convincere Mattarella a restare, per il bene supremo della nazione. Così l’ex numero uno della Bce resterebbe dove sta, a gestire i soldi del Pnrr, come chiedono Ue, Usa, Nato ecc. ecc. E il Presidente continuerebbe a fare il garante di tutti e della Costituzione. Squadra che vince non si cambia, no? E chi a quel punto proverebbe a far cadere il governo Draghi, accollandosi la responsabilità di gettare l’Italia nel caos in un momento così delicato?

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/politica/mattarella-ribadisce-niente-bis-e-se-proprio-draghi-gli-chiedesse-di-restare-219314/

Intervista a don Francesco Ricossa

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di Redazione

Sul sito www.sodalitium.biz è possibile trovare questa interessante e istruttiva intervista a don Francesco Ricossa, Superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii di Verrua Savoia (TO). Pur non riconoscendoci nella Tesi di Cassiciacum, da cattolici sedevacantisti simpliciter come Circolo Christus Rex-Traditio ci affidiamo ai Sacramenti ed alla cura animarum dell’apostolato dell’I.M.B.C.

VIDEO: https://youtu.be/z5sHcTCf_ic

L’anno del vaccino che non ci salvò

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di Marcello Veneziani

Potrei sbagliarmi perché non ho la prova inversa, ma ora si può dirlo a ragion veduta: la vaccinazione di massa è stata un mezzo fallimento. Non è servita a debellare il virus né a garantire incolumità e immunità e nemmeno a evitare ulteriori restrizioni, anche se quasi i nove decimi della popolazione si sono vaccinati. Siamo in regime d’emergenza e si minacciano ulteriori chiusure, nonostante tutti i vaccini, la cui efficacia ha durata sempre più vaga e breve. È aumentata l’incertezza, la diffidenza, la paura, perché restiamo sempre in balia delle incognite, a rischio contagi, non c’è dose o precauzione che ci blindi. Stiamo entrando nel terzo anno infestato dalla pandemia e vorrei tentare a fine anno un bilancio, senza tesi precostituite. Ho il dubbio che puntare tutto sui vaccini e i protocolli, anziché sulle cure sia stato un errore. E resta irrisolto il nesso tra vaccini e varianti.

Con tutte le diffidenze del caso, mi vaccinai perché reputai tutto sommato minori i rischi di vaccinarsi rispetto al non vaccinarsi, anche se tutt’altro che immaginari; lo feci pure per essere solidale nella sorte con gli altri. E per un motivo pratico, per evitare la segregazione sociale. Se fossi stato giovane avrei cercato di evitarlo, e se avessi dei bambini avrei cercato di risparmiarli. I dubbi, i sospetti, le notizie frammentarie ma inquietanti di reazioni o conseguenze avverse, restano tutti, così come le incongruenze, le omissioni e le contraddizioni del sistema che induce a vaccinarsi. A ciò si aggiunge il rigetto verso ogni passivo conformarsi ai diktat del Comando Centrale ripetuti dalle sue diramazioni. Non c’è stata nessuna immunità di gregge, in compenso è scattato il conformismo di gregge.

Però la posizione di chi dubita e non ritiene di avere nessuna verità in tasca è scomoda, assai difficile, perché infastidiscono pure i detentori delle verità opposte; quelli che sanno tutto, hanno capito tutto, pensano a tutti e non agli sporchi profitti né si lasciano intimidire dalle minacce. E ti compiangono perché ti sei vaccinato, come se fossi morto o malato in via di sviluppo. Rispetto le scelte opposte e mi batto contro la loro discriminazione. Ma non credo che qualcuno sia detentore per autocertificazione o autoproclamazione di una superiore sapienza o di una superiore capacità di comprendere come stanno davvero le cose, fino a conoscere i piani segreti che guidano il mondo. Ogni volta che sento qualcuno svelare con certezza la verità nascosta dietro tutto questo, ho l’impulso a dirgli: ma tu come lo sai, perché tu lo sai e gli altri no, cosa ti dà questa capacità di sapere, di capire la verità, di detenere una superiore moralità e un superiore coraggio e di tutelare il bene comune rispetto al resto dell’umanità?

Non faccio in tempo a prendere le distanze da costoro che sento dall’altra parte dichiarazioni perentorie come “Io credo nella scienza” e mi allontano pure da loro: il verbo credere non si addice alla scienza, applicare la fede alla scienza è follia, perché la scienza è ricerca, è dubbio, è verità per gradi e approssimazioni, anche per falsificazioni successive, per dirla con Popper. E la scienza anche in questo caso ha mostrato tutta la sua fallibilità, procede per tentativi, senza considerare l’eventuale malafede. La scienza, poi, non è compatta, la comunità medica e scientifica è divisa almeno in tre fasce, anche se non palesate allo stesso modo: i Convinti che quella intrapresa sia effettivamente l’unica strada giusta; i Dubbiosi che magari abbozzano in apparenza ma si aprono anche ad altre ipotesi; e gli Scettici che non condividono le certezze vaccinali anche se gran parte di loro tendono a tacere per non subire ritorsioni. Ma la comunità scientifica non è compatta.

Stiamo sperimentando, non ci sono certezze, dico ad ambedue i versanti. Non mi piace stare nel mezzo, fare l’asino di Buridano, non amo il motto in medio stat virtus: la virtù non sta nel mezzo ma nei pressi del vero, del giusto, del bene e del bello. Però non ho verità precostituite o confermate dalla realtà. E’ una sconfitta per tutti, e va riconosciuta con onestà. So di non sapere, come diceva Socrate. Non riesco a risolvere il dubbio e col passare dei giorni, dei mesi, non faccio progressi. Anzi, a me sembra che progressi non ne faccia la situazione generale, e la profilassi adottata. Non solo in Italia.

Non inseguo i complotti mondiali, non mi imbarco nella dietrologia e tantomeno credo ai piani di sterminio planetario programmato. Noto piuttosto una convergenza oggettiva d’interessi fra alcuni settori cruciali: la finanza, la sanità, l’industria farmaceutica, i colossi del web e le governance. Convergenza tra chi ha tratto giovamento dalla pandemia. Li vedo uniti nel loro comune interesse, senza bisogno di ordire complotti malefici.

Resta poi incomprensibile che la pandemia globale con tutte le restrizioni eccezionali delle libertà dei cittadini si fermi davanti a Big Pharma: perché non liberalizzare i brevetti vaccinali e far valere la priorità del bene pubblico rispetto ai profitti privati delle industrie farmaceutiche? Davanti a uno stato d’emergenza per pandemia mondiale, perché non sospendere le logiche aziendali nei settori che si occupano di salute dei cittadini e controllare la produzione di farmaci in nome del supremo interesse pubblico? Mi preoccupa, infine, che il piano sanitario e restrittivo possa essere trasferito in campo socio-politico fino a diventare il modello per un regime di sorveglianza.

Finisce piuttosto male l’anno del vaccino, che non ci liberò dal virus e ci lascia ancora contagi, varianti, emergenza e green pass per l’avvenire.

MV, Panorama (n.1)

Dall’archivio: il Natale di Don Bosco e dei Socques valdostani

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Il panettone di Don Bosco
 
Natale 1853: l’insorgenza dei Socques

L’incredibile profezia di Mill: “L’Europa diventerà un’altra Cina”

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QUINTA COLONNA
L’EUROPA HA PREFERITO L’OMOLOGAZIONE ALLA DIVERSITÀ DELLE CULTURE. E DIVENTERÀ COME LA CINA

di Corrado Ocone

Oggi contestare il mantra del federalismo europeo significa essere accusati come minimo di immoralità. Il più delle volte invece di essere reazionari, sovranisti, fascisti. La “guerra delle idee” l’hanno purtroppo vinta socialisti e azionisti come gli estensori del cosiddetto “Manifesto di Ventotene”, tanto citato quanto poco letto, e non i più ferventi spiriti liberali. I quali tutto erano fuorché antieuropeisti, ma avevano individuato proprio nella diversità e ricchezza delle culture e dei costumi dei popoli e delle nazioni europee la forza politica e morale del nostro continente. E il terreno più adatto allo sviluppo della democrazia.

In un passo quasi dimenticato del suo saggio Sulla libertà (1859), che è tutto un inno alle differenze e al non conformismo, il grande filosofo inglese Stuart Mill individuava proprio nell’omologazione e nel conformismo, soprattutto delle idee, il pericolo più grosso che avrebbero potuto correre le società occidentali, che di fatto si sarebbero potuto avviare verso un destino “cinese”. Ciò a causa del moderno dominio della pubblica opinione e di quella che egli, sulle orme di Alexis de Tocqueville (di cui era amico e corrispondente), chiamava la “tirannia della maggioranza”. Egli vedeva il germe del pericolo nei “filantropi moralisti”, a quei ricchi borghesi che al suo tempo non si limitavano a fare la carità ma volevano imporre a tutte le loro idee di bene e virtù. In sostanza, coloro che oggi definiremmo come i “buonisti” o i “seguaci del politically correct. I quali dimenticano, dice il filosofo inglese, che l’uomo non funziona come una macchina ma solo sperimentando e corregendosi, quindi anche sbagliano e peccando.

“La pubblica opinione – scrive Stuart Mill – è, in forma disorganizzata, ciò che il sistema educativo e politico cinese è in forma organizzata; e se l’individualità non riuscirà a farsi valere contro questo giogo, l’Europa, nonostante il suo nobile passato e il suo proclamato Cristianesimo, tenderà a diventare un’altra Cina. Che cosa ha finora risparmiato all’Europa questa sorte? Che cosa ha reso le nazioni europee un settore dell’umanità che si evolve e non resta statico? Nessuna loro intrinseca superiorità – che, quando esiste, è un effetto e non una causa , ma piuttosto la notevole diversità di caratteri e culture.

Individui, classi e nazioni sono stati estremamente diversi gli uni dagli altri: hanno tracciato una gran quantità di vie, che portavano tutte a qualcosa di valido; e anche se in ogni epoca chi percorreva vie diverse non tollerava gli altri, e avrebbe giudicato ottima cosa costringerli tutti a seguire la sua strada, i tentativi reciproci di impedire il progresso altrui hanno raramente avuto un successo definitivo, e a lungo andare tutti hanno avuto la possibilità di recepire i risultati positivi altrui. A mio giudizio, l’Europa deve a questa pluralità di percorsi tutto il suo sviluppo progressivo e multiforme; ma è una dote che si sta già riducendo in misura considerevole. L’Europa sta decisamente avanzando verso l’ideale cinese di rendere tutti gli uomini uguali”.

Meditate gente, meditate!

Corrado Ocone, 30 dicembre 2021

 

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Obbligo, la data cerchiata in rosso: cosa può cambiare il 5 gennaio

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Nel Consiglio dei ministri del 5 gennaio nuove misure sul tavolo: spunta l’ipotesi dell’estensione del Super green pass per accedere al lavoro. Ma si valuta anche l’obbligo vaccinale: sale il pressing dei partiti

di Luca Sablone

Tempo qualche giorno e il governo prepara già la nuova stretta. Dopo aver approvato il nuovo decreto che di fatto mette spalle al muro i no-vax, nei primi giorni di gennaio il Consiglio dei ministri potrebbe tornare a riunirsi per varare un’ulteriore giro di vite per spingere sempre più verso la somministrazione del vaccino.

La data cerchiata in rosso è quella di mercoledì 5 gennaio, quando sul tavolo del Cdm potrebbe approdare una svolta nella lotta alla pandemia: l’obbligo di super green pass per i lavoratori. Di fatto sarebbe una sorta di obbligo di vaccinazione per accedere al lavoro, visto che il certificato verde rafforzato si ottiene solo con la somministrazione del siero o con la guarigione dal Covid-19. Ma si valuterà anche l’obbligo vaccinale, per cui sale il pressing dei partiti.

Cosa cambia al lavoro

Fonti governative fanno sapere che un secondo blocco di misure per il contenimento del Coronavirus potrebbe essere adottato appunto nei prossimi giorni. Viene da chiedersi quali potrebbero essere le nuove mosse dell’esecutivo e la risposta va trovata nello scontro che si è consumato ieri in Consiglio dei ministri: da una parte Forza Italia e Partito democratico favorevoli al super green pass per i lavoratori; dall’altra i dubbi di Lega e Movimento 5 Stelle che fanno saltare il provvedimento.

Ma l’asse gialloverde è destinato ad avere vita breve, visto che la nuova stretta potrebbe andare proprio in questa direzione: come riportato da La Repubblica, il prossimo passo potrebbe essere quello di estendere il super green pass a tutti i lavoratori, del settore pubblico e privato. Un punto su cui il premier Mario Draghi conta di ottenere il via libera in tempi brevi, sperando di risolvere le divisioni nella maggioranza.

Una conferma in tal senso è arrivata da Renato Brunetta, che ieri aveva messo sul tavolo la proposta che in sostanza impone a tutti i lavoratori di sottoporsi alla vaccinazione: il ministro della Pubblica amministrazione ha sottolineato l’importanza per l’Italia di non perdere la posizione di vantaggio rispetto agli altri Paesi, dicendosi ottimista sulla nuova misura più stringente che potrebbe vedere luce nel prossimo Cdm.

Pressing per l’obbligo

Nel frattempo aumenta il pressing per l’obbligo di vaccinazione, che finirà sul tavolo del Consiglio dei ministri di inizio gennaio. Un’ipotesi che valuta il premier Draghi e che dovrà essere attenzionato anche da tutti i partiti che sostengono il governo: conviene optare per il super green pass per i lavoratori o procedere direttamente con l’obbligo vaccinale per quasi tutti gli italiani?

Nel corso del Cdm di ieri i ministri di Forza Italia si sono espressi in modo favorevole all’obbligo vaccinale. Sulla stessa linea Enrico Letta, segretario del Partito democratico, secondo cui ora “bisogna prepararsi al passo successivo, cioè l’obbligo vaccinale e il ritorno allo smart working“. Parere favorevole lo ha dato anche Italia Viva, con il ministro Elena Bonetti che non si è messo di traverso: “L’obbligo vaccinale è la direzione giusta per sconfiggere la pandemia“.

Meno convinta la Lega, che però non chiude del tutto e chiede allo Stato di assumersi la responsabilità per eventuali conseguenze da vaccino e prevedere un elenco di “fragili” da esentare dall’obbligo. Un atteggiamento di apertura si è registrato pure tra le fila del Movimento 5 Stelle in occasione del dibattito sul super green pass per i lavoratori: il ministro Stefano Patuanelli ha sottolineato che fino a questo momento si è sempre ragionato per funzioni (forze dell’ordine, docenti, sanitari, lavori a contatto con le persone) e si è chiesto dunque quale sarebbe stata la ratio di distinguere tra lavoratori e disoccupati. “A questo punto conviene ragionare sull’obbligo di vaccinazione“, sarebbe stato in sostanza il ragionamento del M5S.

L’Europa festeggia la bandiera…quella LGBT

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): sui documenti scrivi l’età che ti senti, finanziato il cambio-sesso con 15 milioni di euro, il Ddl Zan europeo e la Teoria della dittatura
di Manuela Antonacci

Pochi sanno che la bandiera europea ha qualcosa di “mariano”, infatti il significato della bandiera riprende un’immagine della devozione alla Madonna, propria del dodicesimo capitolo dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. Anche Wikipedia, versione inglese, riporta questa origine. Eppure l’Unione Europea, come al solito, sembra voler cancellare ogni traccia delle sue radici cristiane, persino nel rimuovere il vero significato dei simboli della sua bandiera.
La pagina facebook del Consiglio dell’Unione Europea, infatti, nel celebrare il sessantaseiesimo anniversario della scelta della bandiera come simbolo dell’UE, viene linkato il significato di ciò che simboleggerebbe. Così cliccando sul link leggiamo che il cerchio con le dodici stelle rappresenterebbe la solidarietà e l’armonia tra gli europei e il numero dodici sarebbe collegato ad una non ben precisata idea di perfezione e “interezza”.
Insomma, una spiegazione non chiarissima e se vogliamo anche un po’ raffazzonata e forzata, così come è davvero forzato l’accostamento della bandiera dell’Unione Europea a quella arcobaleno, in una delle immagini riportate dal post celebrativo. Ci si chiede infatti, come mai i riferimenti alla religione cristiana (che è la religione della maggioranza degli stati europei) sono proibiti e censurati e l’esaltazione dell’ideologia LGBT che appartiene ad una minoranza, anche nei suoi simboli, debba essere ostentata.
Per cui, ormai, si crede poco alla favola dell’esclusione dei simboli religiosi (il riferimento più recente è ovviamente alle contestatissime – e poi ritirate – linee guida della Commissione europea, per la “comunicazione inclusiva” che disponevano di non citare il Natale nei documenti istituzionali) in nome di un non ben inteso concetto di “inclusività”, se poi lo stesso non vale per altri “dogmi”.
Non solo, tutto ciò suona ancora più ridicolo se si pensa che il cristianesimo permea le radici culturali dell’Europa stessa. Un’identità iscritta nel DNA europeo con cui volenti o nolenti ci si troverà sempre a fare i conti.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul “gaio” mondo gay… sempre meno gaio.

SUI DOCUMENTI SCRIVI L’ETÀ CHE TI SENTI
Se conta solo quello che uno “si sente” (maschio, femmina o altro), perché non deve contare se mi sento vecchio o giovane, al di là della mia età anagrafica?
E infatti, la Corte Suprema messicana ha affermato il diritto di cambiare il certificato di nascita per riflettere l'”identità” dell’età che uno si sente.
Rientra nel “diritto fondamentale all’identità personale”, poiché l’identità è composta da qualcosa di più della semplice “verità biologica”.
L’unico limite è che le modifiche non siano poste in essere “per creare, modificare o estinguere diritti o obbligazioni in danno di terzi”.  Nel 2018, un tribunale olandese aveva respinto la richiesta analoga avanzata da Emile Ratelband.
Chissà se la giurisprudenza messicana farà scuola….
(Provita & Famiglia, 10 dicembre 2021)

FINANZIATO IL CAMBIO-SESSO CON 15 MILIONI DI EURO
«Siamo sconcertati dall’emendamento con cui la Senatrice Papatheu di Forza Italia intende finanziare con 15 milioni di euro dei cittadini italiani gli interventi chirurgici per il cambio di sesso per i prossimi tre anni. Ci chiediamo perché tali operazioni debbano gravare sulle spalle di lavoratori, famiglie e pensionati, in un momento di gravissima crisi sanitaria in cui sono a stento garantiti i livelli minimi di assistenza per malati oncologici e per altre categorie a rischio di vita», è la denuncia di Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia.
«Nel mare magnum di migliaia di emendamenti – conclude Coghe – si vuole far passare surrettiziamente la cultura gender e incentivare una sessualità fluida e incerta. Allarma che l’emendamento sia stato presentato da Forza Italia, una forza politica che si è più volte opposta al progressismo ‘politicamente corretto’ promosso dalla Sinistra».
(Provita & Famiglia, 2 dicembre 2021)

IL DDL ZAN EUROPEO E LA TEORIA DELLA DITTATURA
La notizia ormai non fa più quasi notizia. La Commissione europea sta lavorando ad un documento che intende estendere i crimini d’odio ad alcune condotte che fino a ieri erano legittime. Giustamente vengono annoverati tra i crimini la violenza domestica, il razzismo, le discriminazioni religiose, però ecco che compare anche la cosiddetta omofobia. Da sanzionare anche gli hate speech, ossia i discorsi d’odio.
L’obiezione usuale a tali tipi di reati è intuibile: quali criteri oggettivi adottare per distinguere i discorsi d’odio dalla libera espressione del proprio pensiero? Se uno psicoterapeuta afferma che un bambino per crescere sano ha bisogno di un papà e di una mamma, questa affermazione può essere intesa come discriminatoria delle coppie omosessuali e quindi come affermazione che fomenta l’odio? In breve, tale norma difetterebbe di tassatività che è quel principio che impone al legislatore di determinare con precisione le condotte illecite distinguendole da quelle lecite. L’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, ha dichiarato: “La Commissione europea ha posto le fondamenta per la realizzazione di un mega Ddl Zan in salsa europea”.
Questo nuovo documento programmatico, che attualmente non ha ancora visto la luce, è – nella sua ratio – simile a moltissimi altri che riguardano temi sensibili come la vita, la famiglia, l’educazione, la libertà di educazione et similia. Il documento, al pari di altri, è infettato da alcuni virus tipici del clima da totalitarismo di velluto che stiamo vivendo negli ultimi anni, un totalitarismo che è tale perché ha preso possesso direttamente delle coscienze personali e quindi della coscienza collettiva di intere nazioni senza uso di carri armati, torture, sequestri e prigioni, ma soggiogando le menti con la persuasione, l’omologazione informativa e la paura. Tali virus sono ben descritti da Michel Onfray, filosofo di estrazione levantina e autore del recente Teoria della dittatura, nel quale il saggista, rileggendo 1984 di Orwell, individua sette fasi della dittatura. Le elenchiamo qui brevemente perché ben presenti nel documento targato UE appena citato.
LA PRIMA FASE: DISTRUGGERE LA LIBERTÀ
Scrive Onfray: “La libertà si rimpicciolisce come una pelle zigrinata. Siamo una società sottoposta a controlli di ogni tipo, una società in cui la parola, la presenza, l’espressione, il pensiero, le idee e gli spostamenti sono tutti tracciati e tracciabili”. La parola è quindi controllata e verificata non alla luce dell’oggettiva dignità umana, bensì alla luce dell’ideologia del mainstream attuale che, relativamente al documento UE, si sostanzia nella teoria del gender.
SECONDA FASE: IMPOVERIRE LA LINGUA
“Attacco alla lingua. La politicizzazione della lingua arriva persino a proibizioni sul maschile e femminile. Ci sono vademecum da rispettare per i giornali. Ma impoverire la lingua con stereotipi, conformismi e slogan è la tomba del pensiero”. È noto che chiamare un uomo che si sente donna con sostantivi, pronomi e aggettivi maschili può essere definito un atteggiamento discriminatorio. Onfray parla dell’impoverimento della lingua, ma vi sono altre dinamiche linguistiche che interessano il processo rivoluzionario. Ad esempio la cancellazione di alcuni termini (ad esempio padre e madre), i neologismi (omofobia, cisgender, etc.), lo svuotamento di significato e la sua sostituzione con un altro significato (ad esempio il termine natura non ha più una connotazione metafisica ma solo empirica: la natura è sinonimo solo di ambiente).
TERZA FASE: ABOLIRE LA VERITÀ
“Si stabilisce come nuova e insormontabile verità il fatto che non esistono più verità ma solo prospettive. E guai a chi rifiuta la nuova verità sull’inesistenza delle verità!… Questo nichilismo della verità consente di fare tabula rasa di qualsiasi certezza… Se non esiste più una verità ma soltanto delle prospettive, allora tutto diventa possibile… la menzogna ha a propria disposizione un viale intero”. Questa fase indicata da Onfray crediamo che sia ormai superata. Non viviamo più in un mondo relativista dove, ad esempio, il giudizio positivo e negativo sull’omosessualità possono coesistere perché hanno pari dignità. Ormai il nostro mondo ha sposato solo alcune verità, è ormai ostaggio di un pensiero che non è più pluralista scadendo nel relativismo, ma è un pensiero unico che scade nel dispotismo. L’unico pensiero accettato, e ci rifacciamo all’esempio di prima, è che l’omosessualità è una condizione moralmente buona perché variante naturale dell’attrazione sessuale. Affermare l’opposto è tanto errato da meritare una sanzione di carattere giuridico e non più solo una censura di natura culturale. Questo ci sta dicendo il documento UE di cui sopra.
QUARTA FASE: SOPPRIMERE LA STORIA
È il famigerato fenomeno denominato cancel culture. Un esempio per tutti: la non menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea. Anche a causa di ciò poi un documento come quello che sta partorendo la Commissione europea potrà essere varato.
QUINTA FASE: NEGARE LA NATURA
“La cancellazione della natura, con la teoria dei generi, che postula che noi non nasciamo né di sesso maschile né di sesso femminile, ma neutri e che diventiamo ragazzi o ragazze solo per questioni di cultura, di civiltà, di società e d’indottrinamento, attraverso stereotipi che andrebbero decostruiti fin dalla scuola”.
SESTA FASE: PROPAGARE L’ODIO
“L’incoraggiamento dell’odio. Nell’ambito della cultura postmoderna, l’odio viene riservato a chi non si inginocchia davanti alle verità rivelate della religione che si autoproclama progressista. L’odio è contro tutto ciò che è sovranista, ed è un odio senza limiti”. La Commissione europea vuole combattere l’odio sociale, ma in realtà lo alimenta perché bolla i dissenzienti come soggetti pericolosi, privi di moralità, nemici della pace sociale che occorre individuare e neutralizzare grazie anche all’opera di delazione da parte dei cittadini.
SETTIMA FASE: ASPIRARE ALL’IMPERO
“L’Impero è in marcia. Ma quale Impero? La fine delle nazioni è stata voluta dagli attori dell’Europa di Maastricht. In un mondo in cui i progressisti hanno cancellato la verità, il progresso significa sostenere il catechismo dei dominatori e ingoiare tutti i princìpi della loro ideologia, significa non rimettere mai niente in questione e prendere per oro colato tutte le cose che si raccontano a scuola, sui giornali, in televisione o su Internet”. Sempre più spesso la sovranità nazionale viene esautorata dall’Unione europea che si propone e s’impone dunque non come un organismo internazionale, bensì come un sovrastato composto da più Stati a lui vassalli. Un impero, dunque, per dirla con Onfray.
(Tommaso Scandroglio, La Nuova Bussola Quotidiana, 17 dicembre 2021)

Titolo originale: L’Europa festeggia la bandiera… con quella Lgbt
Fonte: Provita & Famiglia, 10 dicembre 2021

IL REGALO DI NATALE DI BIDEN: PIU’ ABORTI X TUTTI

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

L’ONU nomina direttore esecutivo dell’Unicef un’assistente super abortista del presidente Biden, mentre il presidente Giammattei trasforma il Guatemala nel cuore pulsante dei pro life dell’America latina
di Luca Volontè

Biden ‘nomina’ superabortisti e liberalizza le kill pills. Avete letto bene. Proprio lo scorso 9 dicembre, il presidente degli Stati Uniti ha nominato Geeta Rao Gupta a capo dell’importante Ufficio per le questioni femminili globali presso il Dipartimento di Stato. La Gupta, come ha dichiarato la Presidente di Planned Parenthood, Alexis McGill Johnson, “giocherà un ruolo chiave” nel promuovere “la salute e i diritti sessuali e riproduttivi nelle politiche estere degli Stati Uniti”.
Il giorno seguente, il 10 dicembre, le Nazioni Unite hanno invece annunciato la nomina di Catherine Russell, un’assistente (super abortista) del Presidente americano Joe Biden, come prossimo direttore esecutivo dell’agenzia per l’infanzia Unicef. Un’abortista incallita all’Unicef per aiutare i bambini a non morire di fame o stenti?
La furia abortista della nuova amministrazione Usa non si è però placata ma anzi, la FDA (agenzia che autorizza la vendita di farmaci), ha recentemente deliberato l’autorizzazione della distribuzione su tutto il territorio federale delle pillole abortive (le kill pills), un tentativo nemmeno troppo mascherato di bypassare le nuove leggi che in alcuni stati stanno limitando l’aborto.
La F.D.A. permetterà dunque di vendere e ricevere le pillole abortive (RU-486 o Mifeprex) per posta. La decisione amplierà l’accesso all’aborto farmacologico, metodo sempre più comune autorizzato negli Stati Uniti per gravidanze fino a 10 settimane di gestazione, che diventerà quindi più disponibile per le donne. Con ciò si permette alle donne di avere un appuntamento di telemedicina con una delle tante multinazionali dell’aborto che potranno prescrivere le pillole e inviarle per posta. A queste decisioni incredibili hanno reagito con una serie di dure dichiarazioni moltissimi leader delle organizzazioni pro life americane e la stessa Conferenza Episcopale Cattolica degli USA.
Tra gli altri, Nicole Hudgens, della ‘Family Policy Alliance’, ha detto che è l’industria dell’aborto da miliardi di dollari che beneficia della nuova decisione, non le donne. Parlando con Fox News, Kristan Hawkins, presidente di ‘Students for Life’, ha definito l’amministrazione Biden “sconsiderata” e “folle” nel suo disinteresse per la sicurezza delle donne e dei bambini. Il regalo di ‘buon Natale’ di Biden è dunque un gran dono per le industrie abortiste e a pagarlo saranno i bambini e le donne americane.

Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell’articolo seguente dal titolo “Guatemala, un presidente cattolico che protegge la vita” parla del presidente del Guatemala che ha dichiarato il suo Paese diventerà la capitale pro-vita dell’America Latina sin dall’inizio del prossimo anno 2022.
Ecco l’articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 dicembre 2021:

Il presidente del Guatemala ha dichiarato il suo Paese diventerà la capitale pro-vita dell’America Latina sin dall’inizio del prossimo anno 2022, mentre Biden nomina abortisti in ruoli nevralgici della sua Amministrazione e nell’Unicef. C’è modo e modo di essere cattolici in politica.
La notizia ha fatto il giro del mondo, grazie alla stampa cattolica e delle diverse denominazioni cristiane, il Presidente Alejandro Giammattei ha annunciato la sua intenzione di fare del Guatemala la capitale della vita dell’America Latina durante un discorso tenuto al Willard Hotel di Washington, D.C., lo scorso 6 dicembre. Giammattei ha pronunciato il suo discorso come ospite d’onore in un evento ospitato dall’Institute for Women’s Health, un’organizzazione pro-vita fondata dall’un ex dirigente del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani dell’amministrazione Trump, Valerie Huber e dall’International Human Rights Group (altro istituto americano che promuove i diritti umani a partire dal quelli del bimbo concepito). Come notato in una dichiarazione dell’Institute for Women’s Health, Giammattei non è stato invitato al ‘Democracy Summit’ organizzato dal presidente Joe Biden, dove si sono riuniti diversi leader delle democrazie del mondo (alcune dei quali erano tiranni tagliagole).
Il Guatemala non è stato invitato a partecipare al vertice, forse le differenze sul diritto alla vita sono state la ragione fondamentale per l’omissione del paese. Nel suo discorso all’evento Giammattei aveva ampiamente presentato la sua passione e condivisione convinta per le iniziative e le sfide che i sostenitori della vita stanno affrontando e aveva annunciato che il Guatemala diventerà la capitale della vita dell’Ibero-America il 9 marzo 2022: “Ogni persona merita di avere la propria vita protetta, dal concepimento alla morte naturale. (…) È totalmente falso che l’aborto sia un diritto umano. Qualsiasi sforzo per cercare di imporre l’aborto in un Paese è un’interferenza indebita negli affari internazionali”. L’Associazione per la Famiglia’ del Guatemala (AFI) ha accolto con favore il recente annuncio del presidente Alejandro Giammattei e, in una dichiarazione, ribadito che “è il risultato di anni di lavoro, sia da parte della società civile e delle organizzazioni che lavorano attivamente per sostenere la vita, la famiglia e la libertà, così come di funzionari di diverse amministrazioni pubbliche”.
Gli ha fatto eco uno dei leader evangelici Aàron Lara che ha aggiunto come l’intenzione di Giammattei sia stata ufficialmente dichiarata dinnanzi al Congresso Intermericano per la Vita, all’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) e davanti a funzionari del governo degli Stati Uniti, e che si inaugurerà “un monumento per la vita come di questo evento nella storia” del Paese. Non è la prima volta che il Presidente del Guatemala dimostra la il suo impegno sui temi della vita, come della famiglia naturale. Giammattei aveva firmato per il suo Paese, lo scorso 12 ottobre, la ‘Dichiarazione di Consenso di Ginevra’, promossa da Trump e rinnegata da Biden, in cui si dichiara che “non esiste un diritto internazionale all’aborto”. L’imminente riconoscimento del Guatemala come capitale pro-vita dell’America Latina è l’ennesimo esito di un buon governo attento alla vita, educazione infantile, tutela delle donne e della famiglie nel Paese, che durante l’estate, ha approvato un piano ventennale (2021-2032) di politica pubblica interministeriale per la protezione della vita e della famiglia.
Eletto l’11 agosto del 2019, come avevamo profeticamente descritto, sino al 2024 il Presidente Giammatei ha tutto il tempo necessario per fare del proprio Paese il vero cuore pulsante dei pro life dell’America latina. Il Paese è con lui ed anche le proteste della scorsa estate, tutt’altro che spontanee, sono di fatto svanite nel nulla, davanti alla ‘carovana’ popolare per la famiglia che si conclusa proprio nella piazza della capitale l’8 agosto. Le potentissime lobbies LGBTI e le multinazionali abortiste, messe fuorilegge in Guatemala, hanno mostrato la loro sete di vendetta ed il loro enorme potere, con l’eliminare il Guatemala dalle lista, come peraltro l’Ungheria, dalla lista dei ‘paesi democratici’ dell’Amministrazione Biden. Sì, proprio il ‘cattolico devoto’ che siede alla Casa Bianca, non solo ha evitato il confronto sulla democrazia con Giammattei, ma ha fatto di più e di peggio. Negli stessi giorni, il 9 dicembre, Biden ha nominato Geeta Rao Gupta a capo dell’importante Ufficio per le questioni femminili globali presso il Dipartimento di Stato. La Gupta, come ha dichiarato la Presidente di Planned Parenthood, Alexis McGill Johnson, “giocherà un ruolo chiave” nel promuovere “la salute e i diritti sessuali e riproduttivi nelle politiche estere degli Stati Uniti”.
Biden non si è fermato qui: il 10 dicembre le Nazioni Unite hanno annunciato la nomina di Catherine Russell, un’assistente (super abortista) del presidente americano Joe Biden, come prossimo direttore esecutivo dell’agenzia per l’infanzia Unicef. Ci pensate? Un’abortista incallita all’Unicef per aiutare i bambini. C’è cattolico e cattolico in politica, ma c’è anche una democrazia che preserva la vita e un’altra che colonizza il mondo con omicidi e ideologie tiranniche.

Titolo originale: Il regalo di Natale di Joe Biden. Più aborti per tutti
Fonte: Provita & Famiglia, 23 dicembre 2021

La morte dell’Europa

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di Rahim Volkov

Fonte: Come Don Chisciotte

La morte dell’Europa non è solo una metafora, ma è la cruda realtà: l’Europa ha scelto questa strada cento anni fa e ora è l’inizio della fine. Gli europei devono rendersi conto di questo fatto amaro e temere per la loro identità decadente. All’inizio del XX secolo, il famoso storico Oswald Spengler se ne rese conto quando disse:

“State morendo. Vedo in voi tutto il caratteristico stigma della decadenza. Posso provarvi che la vostra grande ricchezza e la vostra grande povertà, il vostro capitalismo e il vostro socialismo, le vostre guerre e le vostre rivoluzioni, il vostro ateismo e il vostro pessimismo e il vostro cinismo, la vostra immoralità, i vostri matrimoni falliti, il vostro controllo delle nascite, che vi stanno dissanguando dal basso e uccidendovi in alto nel cervello – posso provarvi che quelli erano i segni caratteristici delle età morenti degli antichi Stati – Alessandria e Grecia e Roma nevrotica.”

Ora, la domanda è come salvare l’Europa da questi epici declino e decadenza nelle sfere della cultura e della civiltà.

Secondo il famoso filosofo russo Alexandr Dugin, la Russia deve assumere la missione di salvare l’Europa perché la Russia è l’unica potenza culturale, nel grande spazio eurasiatico, che ha conservato il suo carattere asiatico ed europeo come entità di civiltà nel corso di un secolo. Gli eurasiatici credono che l’attuale Europa sotto forma di Unione Europea stia attraversando una metamorfosi, che descrive il grave declino attraverso gli spazi culturali, sociali e politici. Quindi, per difendere e riaffermare il suo antico patrimonio culturale e di civiltà, l’Europa ha bisogno di ridefinirsi attraverso le linee culturali.

A questo proposito, gli eurasiatici mantengono una posizione ferma contro il capitalismo liberale perché gli eurasiatici affermano che l’origine ontologica ed etimologica del capitalismo può essere fatta risalire alla tradizione anglosassone, i principali atlantisti. Quindi, l’eurasiatismo come ideologia sta tentando di proteggere il comune patrimonio culturale e di civiltà dell’Europa dal caos e dalla confusione. Questo decadimento della civiltà europea era già stato predetto dal famoso filosofo della Storia Oswald Spengler nel suo capolavoro “Il declino dell’Occidente”.

Se valutiamo le dinamiche dell’attuale società europea, allora diventa chiaro che l’Europa nella sua attuale fase di civiltà assomiglia alla “morte del popolo” – il fallimento finale della civiltà occidentale. Quindi, l’attuale fase di decadenza della civiltà europea può essere compresa in tre domini principali. Primo, lo sconvolgimento culturale e di civiltà dovuto all’abbraccio dell’ideologia liberale nella sua forma estremamente distorta. Sfortunatamente, era l’alba del ventesimo secolo, l’Europa iniziò lentamente a perdere la sua antica essenza culturale e di civiltà per diventare nel corso del secolo un “Grande Punto Interrogativo”.

In secondo luogo, la tecnologia ha superato il regno umano – la superficialità ha superato la profondità – nelle principali sfere socio-politiche e culturali europee. Tuttavia, la tecnologia ha causato un enorme sconvolgimento socio-politico e culturale spingendo la realtà virtuale a superare la realtà naturale. Di conseguenza, questa asimmetrica ascesa tecnologica ha segnato un declino spartano dei valori morali, culturali e sociali dell’Europa tradizionale. All’inizio degli anni ’80, il famoso filosofo francese Jean Baudrillard ha messo in guardia l’Occidente sull’ascesa dell’iperrealtà virtuale nel suo famoso capolavoro “Simulazione e simulacri”.

Secondo Baudrillard, l’improvvisa ascesa della realtà virtuale causerà una massiccia simulazione negli spazi sociali riferendosi all’ascesa dell’astrattismo senza vera essenza. Come diceva Baudrillard: “La simulazione non è più quella del territorio, essere o sostanza referenziale. È la generazione per modelli di un reale senza origine né realtà: una iperrealtà”. Quindi, se configuriamo i modelli esistenti della società occidentale nel 21° secolo, la simulazione è un fatto grossolano e le società non hanno più un’essenza di civiltà.

Terzo, un altro fattore importante che può causare la morte dell’Europa è l’aumento della volgarità liberale postmoderna.

L’iperindividualismo nella società occidentale ha già portato alla rottura dei valori familiari e in generale della struttura familiare. Allo stesso modo, l’interruzione di genere con l’aumento dei gruppi LGBT, LGBTQ e LGBTI segnala chiaramente la mercificazione del genere stesso. Le stesse preoccupazioni sono state condivise dal famoso eurasiatico Alexy Komov durante il suo discorso alla discussione eurasiatica anti-Davos tenutosi in Moldova nel 2018. Alexy Komov ha dichiarato: “Penso che oggi in Occidente ci sia una situazione molto pericolosa, dove stiamo assistendo alla distruzione di tutte le nostre identità collettive: identità nazionale, identità religiosa, identità di genere. Questa è la lotta in cui ci troviamo in questo momento e in futuro penso che assisteremo alla distruzione dell’identità umana”. Le parole di Komov non sono solo una profezia, forse queste sono la rudimentale realtà del nostro tempo perché l’ultimo obiettivo del tecnocapitalismo liberale è cancellare l’identità umana: il transumanesimo è solo un’anteprima.

Come oggetto di dibattito, non si può negare il fatto che l’espansione asimmetrica della tecnologia e dell’iperrealtà segnerà presto la fine dell’Europa nelle sfere culturali e di civiltà. Famoso filosofo e teorico politico russo, Alexander Dugin ha riassunto la decadenza in corso del liberalismo che ha inquinato l’Europa con queste parole “Dopo aver liberato l’individuo dalla nazione, sarà poi il turno del genere. Il genere è il passo successivo. Perché una volta che siamo liberi dalle nazioni, l’unica cosa da cui liberarci è il nostro sesso. Il tuo sesso diventa quindi facoltativo, una questione di scelta. Dopo ci sarà la dissoluzione dell’umanità da parte delle creature post-umane, un mix di uomo e post-uomo sarà l’ultima fase dell’applicazione coerente del liberalismo”. Quindi, questa calma prima della più grande tempesta non deve essere ignorata perché l’Europa è diventata senz’anima e sta morendo inghiottendo la propria anima.

Solo la rivoluzione conservatrice a livello europeo può salvare l’Europa da questa decadenza postmoderna.

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Link fonte originale: https://www.geopolitica.ru/en/article/death-europe

Traduzione di Costantino Ceoldo per ComeDonChisciotte.org

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