È arrivata la tassa occulta: siamo nei guai

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SALE L’ALLARME SUL BOOM DEI PREZZI, IL MINISTRO GIORGETTI ANNUNCIA IL RISCHIO BLACKOUT EUROPEO

di Nicola Porro

Adesso non lo nega più nessuno: i prezzi stanno aumentando. Per mesi si è fatto finta di nulla. E tra poco capiremo perché. Ma insomma l’inflazione al 3,8 per cento in Italia, quasi al 5 per cento in Germania, sopra al 6 negli Stati Uniti, è un elefante nella cristalleria. E di quelli che rischiano di fare un bel casotto. L’inflazione non è un banale aumento dei prezzi. Esso deve essere generalizzato e duraturo. Nel mercato libero, il prezzo di un prodotto e di un servizio fluttua liberamente, è nelle cose. Ma se il livello della marea si alza per tutti e non mostra di scendere, beh allora sono guai.

Negli Stati Uniti si sono accorti che qualcosa non andasse per il verso giusto prima dell’estate, e per questo ne scrivemmo proprio su questo giornale, di quei tempi. Succedeva che il prezzo delle auto usate a maggio aveva fatto un balzo cospicuo. I prezzi erano ancora sotto controllo, ma l’usato andava a ruba e l’offerta non teneva il passo con la domanda. Furono i primi ad accorgersi di una strozzatura nel mercato dei microchip. A ciò si aggiungeva l’aumento dei prezzi dell’energia e di alcune materie prime alimentari. La Banca centrale americana continuava a stampare moneta e dunque inondava il mercato di carta e teneva i tassi vicini a zero: c’erano in circolazione un mucchio di banconote e credito facile che rincorrevano prodotti sempre più scarsi. Micidiale. In mancanza di altro questa gigantesca liquidità ha continuato a gonfiare i valori delle Borse e alimentato acquisti originali: pensate alle opere d’arte digitali. Vabbè, l’ondata è arrivata anche da noi, in Europa. Con un aggravante: la nostra Banca centrale ha una politica monetaria ancora più rilassata di quella americana.

In molti sostengono che un po’ di inflazione sia utile. Forse. Ma se questa montagna di liquidità aumenta il livello dei prezzi e gonfia i mercati finanziari, il rischio che deflagri è elevatissimo. È come un fiume in piena, che la diga degli acquisti sulle attività finanziarie può fermare, ma non per sempre. E quando cede, cede di brutto.

Ma dicevamo, c’è anche un motivo «politico» per cui si finge che questo aumento generalizzato dei prezzi non sia così preoccupante. Dipende da chi guadagna davvero dall’inflazione: i debitori. Chi ha un debito di duemila miliardi a tasso fisso del due per cento, fa i salti di gioia se il capitale che deve restituire perde valore. Insomma, in genere la politica che ha fatto spesa pubblica e accumulato debito ha una comoda via d’uscita alla sua scelleratezza finanziaria. Si possono promettere programmi di spesa a tutti, tanto si sa che il mercato e la Bce finanzia a tassi bassissimi e che al momento della restituzione si conferirà un capitale il cui potere di acquisto non era quello di quando si è contratto il debito.

C’è però chi ci perde. Soprattutto di questi tempi, in cui ci siamo disabituati all’inflazione. Oltre ai creditori, ovviamente. E cioè i percettori di reddito fisso, gli stipendiati, quella classe media che non può scaricare sul consumatore l’aumento dei costi e quella grande impresa che subisce la concorrenza di Paesi più virtuosi. Tutti a rischio. L’inflazione mangia il loro reddito e prima che possa adeguarlo al maggior costo della vita, hanno perso un bel po’ di terreno finanziario. È il gioco dell’inflazione.

Seguite il debito e non i soldi, per trovare il colpevole. Se l’inflazione sale, i debitori godono. I politici di mezzo mondo hanno speso vagonate di risorse che non avevano durante la pandemia, e le banche centrali li hanno finanziati a tassi mai così bassi, e ora devono rimediare.

L’inflazione non è altro che una tassa occulta. Non c’è un decreto o una legge che la introduca, eppure ci impoverisce allo stesso modo. Non c’è un politico che la vota e se ne assuma la responsabilità. Anzi il medesimo politico cercherà di mitigare l’effetto dell’aumento dei prezzi per una particolare categoria di cittadini che gli sta a cuore (oggi le imprese energivore, domani i dipendenti pubblici e così via). E così l’economia si avvita in un circolo vizioso. Ci auguriamo non sia questo il caso. Tocca che l’informazione non si faccia «somministrare» troppe favole su questi prezzi che ballano.

Nicola Porro, Il Giornale 1° dicembre 2021

L’ultima idea: vogliono eleggere il Quirinale con un conclave

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LA PROPOSTA DELLO STORICO RAFFAELE ROMANELLI: ELETTORI CHIUSI DENTRO, SENZA CELLULARI E SCHEDE BRUCIATE

Difficile dire se si tratti di una boutade (si spera). Ma l’ultima idea in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica è questa: eleggere il capo dello Stato al Quirinale con un conclave. Segreto, segretissimo. Senza tutto il circo politico-mediatico già partito due mesi prima del voto. A mettere nero su bianco la proposta (o lo scherzo?) è lo storico Raffaele Romanelli sul Domani. Tutto nasce dalla convinzione che chiedere a Sergio Mattarella il bis, anche solo per un paio di anni, sarebbe un sacrificio alla “dignità dei politici” e a quella “dell’ordinamento costituzionale”. Un “presidente toppa”, un rimedio per la manifesta incapacità dei partiti di trovare un’alternativa, sarebbe una brutta figura. Come evitarlo, dunque?

Per il Quirinale Romanelli propone di rifarsi al conclave, ovvero alle modalità di elezione del Papa dal qualche secolo a questa parte. In fondo, fa notare lo storico, “fino al 1870 l’elezione avveniva nel palazzo del Quirinale”, un tempo di proprietà dello Stato Pontificio. “Di recente – continua – è stabilito che lo scrutinio debba essere segreto, con schede poi abbruciate (con fumata bianca o nera) perché si eviti poi di calcolare, soppesare, attribuire”. Ovviamente, il tutto chiusi sotto chiave, con il cibo fornito dall’esterno e senza poter parlare o interagire col mondo circostante. Dunque, dice Romanelli, “si faccia tesoro delle regole del conclave, che sono ben rodate“. Anche per eleggere il successore di Mattarella, i grandi elettori vengano “chiusi dentro, via i cellulari, nessun rapporto con l’esterno”. Decidano “e non si sappia mai chi ha votato per chi: si brucino le schede, si cancellino i file. Senza fretta, semmai dopo un po’ si taglino i viveri”.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/lultima-idea-vogliono-eleggere-il-quirinale-con-un-conclave/

 

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Lgbt senza più freni, “arruolato” anche Babbo Natale

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di Mauro Faverzani

Niente da fare, l’ideologia gender è ormai eretta a sistema mondiale e da ogni fessura entra nelle nostre case, con la pretesa d’imporsi ovunque. Non v’è bocciatura politica che tenga: ddl Zan o meno, par rientrare dalla finestra quanto uscito dalla porta. A volte complice proprio la politica, com’è accaduto in Nuova Zelanda, dove, dopo il via libera giunto dalla Commissione parlamentare speciale sulla governance e sull’amministrazione, è giunto ad approvazione un disegno di legge, per rendere “neutra” o, per meglio dire, per cancellare di fatto l’indicazione del sesso dai certificati di nascita oppure per consentire di cambiarla anche ripetutamente, una volta raggiunta la maggiore età. Tutto questo, come dichiara la Commissione speciale, per far capire come «il genere possa essere fluido». L’importante, quando si cambi sesso, è non pretendere poi di tornare indietro, poiché tale scelta potrebbe sembrare cisgender, propria cioè di coloro per i quali identità e sesso biologico coincidano, il che rappresenterebbe un dietrofront assolutamente intollerabile, politicamente scorrettissimo, quindi controproducente per la galassia Lgbt. Il provvedimento del governo neozelandese coltiva l’ambiziosa illusione, invece, di cancellare la realtà, senza speranze, in concreto, di riuscirvi.

Sulla stessa falsariga anche le nuove linee-guida assunte dal Comitato Olimpico Internazionale, per consentire la partecipazione senza vincoli degli atleti transgender alle competizioni femminili. Abolite tutte le regole sui livelli ormonali, perché giudicate «medicalmente inutili», la decisione prevede dunque zero restrizioni, imponendo un’evidente discriminazione nei confronti delle donne, che difficilmente potranno raggiungere le stesse prestazioni sportive dei loro colleghi uomini, trans o meno che siano. Ma l’entusiasmo sopra le righe, con cui media e sigle Lgbt hanno accolto il provvedimento, toglie ogni dubbio circa la matrice ideologica dell’intera faccenda.

A proposito di media¸ è giunta in questi giorni in tutte le case norvegesi l’improponibile, vergognosa pubblicità di Posten, il servizio postale nazionale, che non ha trovato di meglio, per promuovere i propri servizi, d’inventarsi uno spot con un Babbo Natale Lgbt, propostosi quale dono al suo partner, aitante cinquantenne di nome Harry. Il video si conclude con un appassionato bacio tra i due, dinanzi all’albero addobbato. Immediate le proteste su web e social per l’icona natalizia ideologizzata tanto maldestramente, da lasciare tutti senza parole, bimbi compresi. Ma in questo messaggio v’è di più e v’è di peggio: nell’immaginario collettivo di ogni angolo del pianeta, qualsiasi versione del tradizionale “Babbo Natale” fa riferimento, in realtà, ad un personaggio storico, san Nicola, ch’era vescovo, vescovo di Myra per la precisione, oggi Demre, in Turchia. Fu considerato protettore dei bambini, in quanto, secondo la tradizione, ritrovò e riportò in vita tre fanciulli, ch’erano stati rapiti e uccisi da un oste. Lo stesso nome Santa Claus deriva da Sinterklaas, versione olandese di san Nicola. Imporre il marchio Lgbt, quindi, su di una figura così, ben sapendo come la pratica omosessuale sia assolutamente vietata dalla Dottrina della Chiesa, significa voler attaccare direttamente la fede cattolica e ferire la sensibilità di milioni di fedeli. Peccato che nessuno, questo, lo abbia fatto notare.

In questo arcipelago di pessime notizie, l’unica buona giunge, una volta tanto, dalla Francia: il tribunale di Parigi ha assolto Jean-Pierre Maugendre, caporedattore di Renaissance catholique,dall’accusa di incitamento alla discriminazione, formulata dall’associazione «Stop all’omofobia»,per aver pubblicato nel giugno 2019 un articolo contrario alle unioni Lgbt, articolo firmato dai cardinali Raymond Leo Burke e Janis Pujats, nonché dagli arcivescovi Tomash Peta, Jan Pawel e dal vescovo Athanasius Schneider. Il passo incriminato altro non era che un commento al pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede, risalente al 3 giugno 2003 sull’insegnamento della Chiesa cattolica a proposito del riconoscimento civile delle coppie omosessuali. In particolare, nel mirino degli attivisti Lgbt, era finito il seguente passaggio: «Le autorità non devono legalizzare tra persone dello stesso sesso le unioni civili, che imitino apertamente il patto nuziale, poiché, quand’anche non si chiamino matrimonio, fomentano in loro il peccato grave e provocano tra gli altri grave scandalo».

Secondo quanto riportato dalla rivista cattolica Famille chrétienne, il tribunale parigino ha chiarito come l’insegnamento della Chiesa non sia illegale – contrariamente a quanto ritenuto dai querelanti, che speravano proprio per questo in una condanna, che facesse scuola – ed ha anzi precisato come sia compito precipuo di vescovi e cardinali ribadire la Dottrina tradizionale: ciò non rappresenta un’incitazione a chicchessia, rientra anzi nella tutela della libertà di parola e d’espressione. Checché ne pensino i querelanti. Da qui, l’assoluzione di Maugendre.

L’ideologia gender,insomma, imperversa con ogni mezzo ed in ogni modo, indipendentemente dal fatto che il sistema politico la segua o meno. Ma il caso di Renaissance catholique mostra che la partita è ancora aperta, laddove vi siano persone disposte a combattere per le proprie idee e per i propri ideali.

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Telenuovo: Matteo Castagna a RossoeNero

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di Redazione

Su invito della redazione della trasmissione “Rosso&Nero” condotta da Mario Zwirner, domani, giovedì 2 dicembre 2021 dalle 12.45 alle 14.45 il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna sarà in diretta Skype dal suo studio a casa per commentare l’attualità assieme ad altri ospiti.

La registrazione della puntata sarà prossimamente visibile sul sito internet di Telenuovo

Liberalismo e secolarizzazione vogliono renderci indifferenti all’Incarnazione

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI per https://www.informazionecattolica.it/2021/11/29/liberalismo-e-secolarizzazione-vogliono-renderci-indifferenti-allincarnazione/

di Matteo Castagna

DISTRARRE SUL FINE DELLA VITA E, PER PRESUPPOSTO, VIVERE COME SE DIO NON ESISTESSE E FOSSE PRIVO DI DIRITTI, NELLA SUA QUALITÀ DI CREATORE, PORTA ALLA SUPERFICIALITÀ E ALLE IDEOLOGIE EFFIMERE

Il mondo scristianizzato prevede che il fine dell’uomo sia la felicità in questo mondo, che finisce con la morte. Si vive, perciò, assolutamente distratti dal vero fine della vita ossia il godimento di Dio nel Paradiso, per l’eternità, avendolo meritato attraverso la fermezza della fede e la costanza delle opere da essa derivanti. Distrarre sul fine della vita e, per presupposto, vivere come se Dio non esistesse e fosse privo di diritti, nella Sua qualità di Creatore, porta alla superficialità e alle ideologie effimere, che sono tutte finite.

Sopravvive il liberalismo, ovvero il più subdolo tra le invenzioni umane per evitare il rapporto con l’Aldilà, che non per forza nega Dio, ma crea una libertà di coscienza sul credere o meno, elevandola a valore assoluto. In tal modo, esisterebbe chi è legittimato dallo Stato a non credere e chi a credere, a seconda della sensibilità personale, perché la misericordia di Dio sarebbe così universale da non far distinzione tra colpa e merito così da garantire a tutti la salvezza eterna.

Noi che vogliamo, invece, rimanere cattolici, apostolici, romani, desideriamo sganciarci dalle distrazioni del mondo per meditare e lodare quanto ha fatto Cristo per noi e considerare quanto noi dobbiamo a Lui, per poter andare a goderLo per sempre.

Siamo entrati nel periodo di Avvento, che prepara il Natale del Messia, del Figlio del Dio vivente, ma proprio il liberalismo e la secolarizzazione contemporanei ci vogliono rendere indifferenti di fronte all’importanza di questo momento. Dobbiamo, dunque, dare due risposte ad altrettanti interrogativi: l’Incarnazione del Verbo è stata necessaria oppure solo conveniente? Se Adamo non avesse peccato, ci sarebbe stata ugualmente?

E’ teologicamente certo che la necessità dell’Incarnazione non è stata assoluta, anche supposta la volontà divina di riparare il genere umano. dopo il peccato originale, Dio avrebbe potuto distruggere il genere umano o ridurlo all’ordine naturale. Avrebbe potuto condonare la colpa o esigere una riparazione imperfetta da ciascun uomo o mandare un uomo con speciali grazie a riparare per tutti.

La Scrittura fa vedere sempre l’Incarnazione come un dono gratuito di Dio, non come una necessità.Così Dio ha amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito” (Gv. 3,16). “Giustificati gratis per la grazia di Lui, per la Redenzione che è in Cristo Gesù (Rom. 3,34)”. “Dio, che è ricco nella misericordia, per la sua immensa carità con cui ci ha amato, ci ha vivificato nel Cristo” (Ef. 2,4).

Sant’Atanasio (Orazione 2 contro Ario) dice: “Avrebbe potuto, anche se non fosse venuto mai il Cristo, soltanto parlare Dio, e sciogliere la maledizione. Sant’Epifanio, in una sua opera contro le eresie, dice che il Verbo si è incarnato: “per l’abbondante amore verso gli uomini spinto non da necessità ma da volontario disegno“. Sant’Agostino (De Agone Christiano 11,12) dopo aver posto la domanda di alcuni, che definisce stolti, se Dio non poteva liberare gli uomini, se non incarnandosi, risponde: “Lo avrebbe potuto assolutamente“.

E’ sentenza più probabile e più comune che dopo il peccato originale, posto che Dio esigesse una soddisfazione equivalente, era necessaria l’Incarnazione di una Persona divina. San Leone Magno, nel sermone della Natività (1,2) afferma: “Se non fosse vero Dio, non porterebbe il rimedio” al peccato originale.

Come spiega Giuseppe Casali nella sua Somma di Teologia Dogmatica (Ed. Regnum Christi, Lucca 1964) i Tomisti sostengono che l’offesa fatta a Dio col peccato è enorme ed infinita, perciò la riparazione la può dare solo una Persona infinita. Quindi, tutti i Teologi concordano sul fatto che “Dio ha decretato l’Incarnazione liberissimamente. Con essa ha voluto manifestare le sue perfezioni, ossia la sua gloria eterna. Dio avrebbe potuto volere l’Incarnazione anche indipendentemente dal peccato o da qualsiasi ipotesi”. I Tomisti sostengono che nella presente economia divina l’Incarnazione è talmente ordinata alla redenzione degli uomini, che se Adamo non avesse peccato, l’Incarnazione non ci sarebbe stata. Il nome Gesù, del resto, significa “Dio salva” e parliamo di redenzione in quanto Gesù, vero Dio e vero Uomo, ci ha riscattato, a prezzo del suo sangue, dalla schiavitù di Satana, in cui eravamo caduti per il peccato.

Raccoglierci in preghiera e prepararci al Natale con dei sacrifici volontari, in segno di espiazione dei peccati, con la meditazione di questi santi misteri è assai più consigliabile rispetto alla continua, sterile, maniacale polemica, ormai divenuta compulsiva, sulla nuova religione del mondo, con le sue più che evidenti iniquità.

 

 

L’Europa vuole “cancellare” il Natale, ma poi ci ripensa. Ma la figuraccia resta…

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IL POLITICAMENTE CORRETTO ALL’ENNESIMA POTENZA

Il documento intendeva insegnare ai funzionari Ue la neolingua inclusiva e non discriminatoria. Non senza scivoloni come “non offendere i marziani”.

Ci siamo, il politicamente corretto investe (e obbliga a una revisione sostanziale) anche il Natale. A stilare un dossier finalizzato all’inclusività, schivando le possibili offese alle minoranze, è la Commissione europea. Che poi fa marcia indietro. Ma la figuraccia resta (e con lei le polemiche).

“Guidelines for Inclusive Communication” è un documento che intende insegnare ai funzionari Ue la neolingua inclusiva e non discriminatoria. In queste pagine di suggerimenti si raccomanda, per esempio, di non offendere i non cristiani che non fanno il presepe, gli anziani che non si sentono vecchi, gli europei che vivono ai confini dell’Europa, e via discorrendo. Con un occhio di riguardo anche… per i marziani

No al “Buon Natale”, meglio “Buone feste”

Partendo dall’assunto che non tutti gli europei sono cristiani si chiede di avere rispetto per le minoranze che non riconoscono al Natale alcuna accezione di sacralità. La commissaria maltese per l’Uguaglianza, Helena Dalli, per esempio, sostiene che chi va a sciare, d’ora in poi può augurare “Buone feste” e non “Buon Natale”. Nel rispetto di chi non celebra questa festività.

Com’è uscita la circolare della Commissione di Ursula von der Leyen, che doveva rimanere riservata, Bruxelles ha precisato di volere solo invitare chi lavora nell’Ue a un linguaggio più consapevole. Bisogna evitare di considerare che chiunque sia cristiano, perché serve “essere sensibili al fatto che le persone abbiano differenti tradizioni religiose”.

“Dobbiamo sempre offrire una comunicazione inclusiva, garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti indipendentemente dal sesso, dalla religione o dall’origine etnica”.

Una deriva demenziale

Intento nobilissimo, peccato che abbia assunto, nella pratica, una deriva quasi demenziale.

Qualche esempio? No a “colonizzare Marte” avverte l’Ue, perché potrebbe essere un’offesa ai potenziali abitanti del pianeta rosso; no “malati di Aids” perché malato è un termine discriminatorio; ma anche non utilizzare nomi “troppo “cristiani –  tipo “Maria e Giuseppe” – per non indicare genericamente delle coppie: potrebbe far sentire escluso chi non li ha. Niente più “signore e signori”, basta un “cari colleghi”. E quando si parla di Europa non fare riferimento solo alle città più note… Si potrà quindi azzardare un “Cork val bene una messa”?

Come dimostrano gli esempi non si tratta di un “accanimento” esclusivamente verso le tradizioni religiose e natalizie – su cui alcune accese polemiche hanno posto l’accento – ma (e qui non si sa se sia più consolante o inquietante) la scure del politicamente corretto si è abbattuta su tutto, marziani compresi.

Il dietrofront

Una volta uscito il documento, è arrivato lesto lesto il dietrofront della stessa proponente:

“La mia iniziativa di elaborare linee guida come documento interno per la comunicazione da parte del personale della Commissione nelle loro funzioni, mirava a raggiungere un obiettivo importante per illustrare la diversità della cultura europea e mostrare la natura inclusiva della Commissione europea verso tutti i ceti sociali e le credenze dei cittadini europei. Tuttavia, la versione delle linee guida pubblicata non serve adeguatamente a questo scopo. Non è un documento maturo e non soddisfa tutti gli standard di qualità della Commissione. Le linee guida richiedono chiaramente un lavoro maggiore. Pertanto le ritiro e lavorerò ulteriormente su questo documento”.

Insomma, tutto cancellato. O quasi…

https://newsprima.it/attualita/leuropa-vuole-cancellare-il-natale-ma-poi-ci-ripensa-ma-la-figuraccia-resta/

Sempre la stessa minestra in tutte le salse

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di Marcello Veneziani

Vai al cinema e trovi la solita storia a sfondo lesbico, con un richiamo storico al Male Assoluto e un’occhiatina complice ai migranti, meglio se neri, più una tiratina di erbe ecocompatibili. Peggio ti senti se vai a teatro, dove adattano a quel presente corretto e a quel presepe ogm anche autori antichi, drammi e opere del passato, travestiti e parlanti con le solite menate di oggi. Poi ascolti la musica somministrata dai media e vedi e senti gruppi di musicanti ossessivi, di quelli che rompono i timpani e non solo, coi loro rumori e le loro grida bestiali di dannati in preda ad allucinazioni, osannati ogni giorno dai media, che lanciano il solito messaggio sui diritti gay e dintorni. Che grandi, si preoccupano dell’Umanità e dei Diritti… Vai in libreria e trovi un nugolo di libri dei più vari autori che dicono tutti la stessa cosa: basta con le identità, accogliamo il diverso, ripudiamo tutto quel che sa di tradizioni, radici, civiltà, famiglie, salviamo il pianeta in pericolo, attenti al nazi che rialza la testa, apriamoci al mondo entrando però tutti dalla stessa parte, percorrendo tutti lo stesso cammino di progresso ed emancipazione. Ridicolo questo elogio del diverso nella ripetizione dell’Uguale. Ti rifugi in chiesa e senti il Principale ripetere le password dell’epoca: accoglienza, poi la solita invettiva contro i muri e i confini, lo stesso pacchetto di precetti e condanne. La Chiesa smette di essere la Casa del Signore e diventa un gommone per trasportare migranti nell’odiato occidente.

Torni a casa nauseato e in tv il tg di Stato è il riassunto in cronaca e pedagogia di massa di quel rosario anzidetto, sbriciolato in una marea di episodi e servizi, intervistine da passeggio, anniversari e predicozzi per ammaestrarci. Non sono organi d’informazione ma fogli d’istruzione per conformarsi alle regole impartite. I talk show sono poi la messa cantata di quei pregiudizi e ogni sera si chiamano quattro esorcisti (tre più il conduttore) contro un diavolo per affermare la santa fede. Gli influencer sui social e nei video, ripassati a uncinetto coi loro tatuaggi e ridotti a tappezzeria vivente, veicolano il Non-Pensiero Unico e Conforme e fingono di farlo da spregiudicati anticonformisti, ribelli che sfidano il potere e rischiano grosso: ma la loro predica è del tutto conforme a quel minestrone, è solo un Marchettone alla medesima ideologia al potere, con ricco rimborso a piè di lista. La Monoidea coi suoi corollari passa col conforto della fede e il beneplacito delle istituzioni nei sermoni dei Massimi Rappresentanti interni e internazionali del Mondo Migliore.

Per una volta, anziché reagire, inveire o salvaguardare la tua incolumità mentale sottraendoti al tam tam, ti metti nei panni di costoro – il regista, l’attore, il cantante o il suo gruppo, l’intellettuale, lo scrittore, lo storico, la ballerina, il papa, il Presidente (uno a caso), il giornalista, il conduttore, l’influencer – e chiedi: ma non provate un po’ di vergogna e noia col vostro copia e incolla permanente? Non vi sentite un po’ macchiette e macchinette, pappagalli del mainstream, soldatini di piombo e pupazzi allineati come al calcio-balilla, ripetitori automatici dell’Unica Opinione Ammessa e Protetta? Non vi crea nessun disagio ripetere in massa sempre la stessa cosa, dire sempre le stesse otto tesi d’obbligo, fino all’ennesima dose, e fingere che siano pensate, sofferte e originali mentre sono prefabbricate, anzi premasticate e predigerite? Non vi sentite un po’ miserabili, con le vostre banalità seriali, non vi sentite delle nullità con un cervello-adesivo che non pensa ma si appiccica alle pareti del Palazzo e si uniforma al mainstream? Dov’è la vostra intelligenza, la vostra libertà, la vostra dignità, il vostro coraggio civile, nel ripetere sempre in coro quel rosario di precetti partoriti dallo Spirito del Tempo?

Agli altri invece cresce sempre di più la tentazione opposta: ma a che serve leggere, vedere un film, un’opera teatrale, ascoltare un gruppo musicale, seguire i tg, la tv e i media in generale, ascoltare un’opinione, sentire cosa dicono i Massimi Capi e Presidenti, se ci devono dire tutti le stesse cose del giorno prima, dell’anno prima; le medesime cose che ci ripetono a ogni grado e livello, con sfumature leggermente diverse, magari derivate dal timbro di voce e dall’inflessione? È un’istigazione a farsi selvatici, a ignorare tutto e tutti, a non vedere, non leggere, non sentire quello che si ricava da questo Rimbombo Infinito. Certo, con qualche fatica, cognizione e intelligenza, si può trovare anche qualcosa di diverso; basta cercare. Però gli ipermercati dell’Ovvio offrono con enorme visibilità quei prodotti uniformi con l’istigazione a conformarsi a loro. Non li ho citati per nome perché hanno smesso di essere persone e di esprimere messaggi personali; sono prototipi, moduli, si presentano come pale eoliche, tutti uguali, fissi, mossi dallo stesso vento; e citandone uno farei torto a tutti gli altri. Comunque ciascuno può facilmente risalire, dar loro un nome e una faccia. Ogni riferimento non è affatto casuale.

Si può fare qualcosa? Sì, usare il cervello e l’intelligenza critica, non farsi intimidire, non farsi isolare né addormentare; cercare alternative, denunciare le censure, portare allo scoperto i tanti che non la pensano così. Però una cosa va fatta prima di tutte: non lasciate il mondo in mano a loro, non sentitevi intrusi, non professatevi estranei, non chiamatevi fuori, perché il mondo non è loro, è anche vostro. Bucate quei palloni gonfiati.

MV, Panorama (n.48)

La setta divina: parlano le vittime dei Focolari

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Abbiamo già avuto modo di presentare, qui sul nostro sito, il libro di Ferruccio Pinotti “La setta divina”, che critica fortemente il movimento dei focolarini. Ci siamo riproposti di presentarlo a Verona e, speriamo che le condizioni ce lo permettano. Nel frattempo, ci sembra interessante segnalare questa recensione:

di Stefano Mazzola

Milano 27 Novembre 2021

Mettere sotto inchiesta il mondo, finora inesplorato, dei Focolari, il movimento ecclesiale fondato dalla maestra trentina Chiara Lubich nel 1943 che oggi conta 2 milioni di aderenti in 182 paesi. Lo ha fatto Ferruccio Pinotti, giornalista de Il Corriere della Sera, in La setta divinail Movimento dei Focolari fra misticismo abusi e potere, edito da Piemme, in libreria da pochi giorni. Incentrato sulle testimonianze di un gruppo di ex adepti, l’indagine svela l’universo di contraddizioni di un movimento cattolico che si caratterizza per essere l’unico ad avere avuto una leadership femminile, quella della carismatica e discussa Lubich (1920-2008) oggi sulla via della beatificazione.

Una foto giovanile di Chiara Lubich. Nata a Trento nel 1920, maestra, fu l’ispiratrice e fondatrice del Movimento dei Focolari alle fine della Seconda Guerra Mondiale. Il Movimento si sviluppò in seguito in molti Paesi; oggi conta 2 milioni di aderenti

Se il Movimento si dipinge come la realizzazione terrena del Vangelo, i suoi fuoriusciti ne denunciano la manipolazione psicologica fino all’annientamento della personalità. Nel febbraio 2021, i Focolari sono stati messi sotto accusa da Papa Francesco, che ha intimato al Movimento «di evitare il ripiegamento su se stesso, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso». L’indagine affronta i nodi cruciali del Movimento dalla fondazione ad oggi. Tra questi, gli abusi sessuali, in particolare in Francia e in Italia, e i tentativi sistematici di insabbiarli. Pinotti approfondisce a fondo il caso di Rino Foradori, l’ex-direttore di Città Nuova, la rivista del Movimento, arrestato nel 2000 in quanto membro di una rete online di utenti che si scambiavano materiali pedo-pornografici. Nonostante le accuse gravissime, da vent’anni Foradori vive in Argentina, dove lavora per la versione locale della rivista. Sulla volontà dei Focolari di non perseguire, semmai proteggere, gli autori di atti simili, è illuminante la vicenda raccontata da Christophe Renaudin, vittima di abusi sessuali da parte di Jean Michel Merlin, membro consacrato del Movimento dei Focolari francese. Sebbene Merlin sia stato condannato a risarcire la sua vittima nel 1998, il Movimento lo ha allontanato solo vent’anni dopo, a seguito dell’azione di denuncia di Renaudin.

Il primo Focolare, creato da Chiara Lubich a Trento nel 1944 in Piazza Cappuccini

Dalle testimonianze emergono le storture dei Focolari: dalle manipolazioni psicologiche alla richiesta di donazione totale del proprio tempo e denaro. L’esaltazione del collettivo e della figura della leader si traducono il più delle volte nell’annientamento del singolo, fenomeno che ha portato anche a suicidi. Le esperienze dirette degli ex, che emergono come vittime di un movimento a deriva settaria (così lo definisce nella prefazione il sacerdote e canonista francese Pierre Vignon), fanno scoprire anche la natura “imprenditoriale” dei Focolari. A quasi settant’anni dalla fondazione, il Movimento è oggi una “multinazionale della fede”, business che tra donazioni, versamenti obbligati, manodopera non pagata e proprietà immobiliari sparse per il mondo, mette insieme un capitale tra i 5 e i 7 miliardi di euro. L’inchiesta si conclude con le interviste a Margaret Karram e Jesús Morán Cepedano, rispettivamente presidente e co-presidente del Movimento dall’inizio del 2021. L’elezione di Karram, arabo-israeliana con un passato di studi in California, è considerata un punto di svolta per i Focolari, in linea con la necessità di un rinnovamento. Sul tema degli abusi, Karram, nell’intervista concessa a Pinotti, chiede perdono a tutte le vittime, sposando la politica della “tolleranza zero” espressa da Papa Francesco.

Chiara Lubich ad un incontro con i Focolari il 10 settembre del 2004. Nel 1996 le fu conferito dall’Unesco il Premio per l’educazione alla pace

In un comunicato stampa ufficiale, apparso il giorno dopo l’uscita in libreria di La Setta Divina, il Movimento dei Focolari afferma: «È questo un tempo che, lungo la storia della Chiesa, ha spesso messo a dura prova ordini religiosi, movimenti e comunità, nati da una ispirazione carismatica. Il libro di Ferruccio Pinotti intende dimostrare che, anche nel Movimento dei Focolari, lo zelo iniziale ha portato talvolta ad interpretazioni errate del carisma di Chiara Lubich e/o ad azioni fuorvianti. Da documenti che Pinotti ha reperito e pubblicato nel libro relativamente ad alcuni dibattiti interni al Movimento dei Focolari, emerge, tuttavia, la sempre maggior consapevolezza nei membri di queste ed altre deviazioni nella sua storia e la necessità di porvi rimedio».

La nuova Presidente dei Focolari Margaret Karram. Araba, cristiana-cattolica, nata ad Haifa 58 anni fa, si è laureata in Ebraismo all’Università ebraica di Los Angeles, negli Stati Uniti. Diversi gli incarichi ricoperti per i Focolari a Los Angeles e a Gerusalemme (foto: Famiglia Cristiana)

Per questo, il Movimento «ribadisce l’impegno a combattere ogni forma di abuso, a continuare percorsi di prevenzione e di formazione dei membri e dei responsabili e ripete l’invito a tutte le persone che hanno da segnalare fatti o storie di abusi, di rivolgersi alla Commissione per il Benessere e la Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili (CO.BE.TU.) oppure ai rispettivi organi ecclesiali. Nonostante la lettura parziale, unilaterale, a volte inesatta o riduttiva della storia, della spiritualità e dell’attività del Movimento, guardiamo a questo libro come ad una ulteriore spinta nella prosecuzione dei processi di conversione e rinnovamento in atto, in fedeltà al carisma di fondazione e nello sviluppo di un confronto aperto, libero e critico all’interno del Movimento e con chiunque desideri comprendere appieno la sua realtà e collaborare con esso».
Speriamo che sia tutto vero…..

°l’autore dell’articolo ha coadiuvato Ferruccio Pinotti nella realizzazione dell’inchiesta

Immagine di apertura: Cristiana Capotondi in una scena del film Chiara Lubich – l’amore vince tutto, regia di Giacomo Campiotti, trasmesso su Rai1 a gennaio di quest’anno (foto di Federica Di Benedetto)

Fonte: https://ilbuongiorno.com/la-setta-divina-parlano-le-vittime-dei-focolari/

Vestiti da donna a scuola? Ha ragione il Prof. Martino Mora

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QUINTA COLONNA

di Matteo Castagna

Conosco da tanti anni il Prof. Martino Mora. E’ persona colta e distinta, elegante e molto determinata nell’argomentare ciò che ritiene giusto. Abbiamo opinioni differenti su alcune cose e che c’è di male? Non siamo tutti uguali (per Grazia di Dio!). Ho sempre avuto il piacere di un confronto schietto con lui, negli ultimi anni solo epistolare, ovvero social. E’ un cattolico sempre alla ricerca della verità, con passione e tenacia, è un ottimo insegnante (così mi dicono amici milanesi, ma io non ne dubito, perché è molto preparato e persona mite ed affabile). Abbiamo sempre avuto simili simpatie politiche, con quella capacità critica e vis polemica che ci rende antipatici agli “yes men”, ai disonesti, ai carrieristi ed ai paraculi, che non hanno, per forza, un colore politico. Anche in politica non la pensiamo sempre allo stesso modo; lui fervido autonomista, convinto legittimista e controrivoluzionario, io, certamente autonomista e controrivoluzionario, ma con modelli più vicini alla storia politica della destra italiana. Siamo sempre stati dalla stessa parte della barricata nel difendere etica e morale, intese sia come diritto naturale che come diritto divino. Oggi, si potrebbe dire che difendiamo, ciascuno con i suoi mezzi, la società naturale e, con essa, per forza, siamo dalla parte del decoro e del buon senso. Ciò che gli è capitato non può avermi stupito, altrimenti dimostrerei di vivere su Marte. Ma mi ha sconvolto perché egli è stato cacciato da scuola per non aver accettato, in classe, tre alunni travestiti da donna. Ai miei tempi (anni ’80) non solo nessun ragazzo sarebbe riuscito a uscire di casa con la gonna, ma se anche fosse accaduto, il mio direttore didattico o preside l’avrebbe subito mandato a casa a cambiarsi con una nota sul libretto personale. E, a casa, mamma e papà avrebbero proseguito col resto…

Perciò, nell’abbracciarlo, gli rivolgo la piena solidarietà mia e di tutto il Circolo “Christus Rex-Traditio” che rappresento, con una promessa: se avrai ripercussioni lavorative e se non ti arrecheremo ulteriori problemi, verremo noi a renderti il merito che, fino a qualche anno fa era la normalità per un insegnante. Nicola Porro e il Prof. Mora spiegano bene le motivazioni nell’articolo che segue, che non sono né bigotte né reazionarie…

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TRE RAGAZZI IN AULA VESTITI IN GONNA. IL PROF LI FA USCIRE. E FINISCE NEI GUAI

Qualche tempo fa, non ci saremmo neppure posti il problema. A scuola si va per imparare a far di conto, a leggere e a scrivere. Non per combattere battaglie per questo o per quel motivo. Il luogo merita il giusto contegno, anche nel vestirsi. Sarà per questo che un professore del liceo scientifico “Bottoni” di Milano s’è rifiutato di fare lezione a tre studenti vestiti “in modo inappropriato”. Cioè con la gonna.

Il “sit-in” è stato messo in atto in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, lo scorso 25 novembre. I maschietti si sono vestiti con la gonna perché – dicono – “troppo spesso” viene usata come “scusante di molestie, discriminazioni, stupri”. Il prof di storia e filosofia, però, appena li ha visti agghindati da signorine (uno con gonna lunga, il secondo con un tutu, il terzo con le unghie dipinte di rosso) li ha cacciati dall’aula per vestiario “inappropriato”.

Il caso è esploso – manco a dirlo – sui social network. E tanto tuonò che alla fine piovve. Gli altri studenti si stanno ribellando alla scelta del prof Martino Mora, uscendo dall’aula non appena il malcapitato tenta di fargli entrare in testa qualcosa sulla Critica della ragion pura di Kant. Non solo. Gli alunni si sono pure rivolti alla preside, Giovanna Mezzatesta, che ha preso in mano la questione. “Sto redigendo la relazione con i fatti accaduti – dice a La Stampa – che sono due: il fatto che Mora non abbia assolto al compito di vigilanza poiché ha cacciato dalla classe tre alunni e, poi, che si sia rifiutato di fare lezione. Aggiungerò anche le varie schifezze che ha scritto su Facebook contro di me e contro la scuola. E appena sarà pronta la consegnerò all’ufficio scolastico provinciale, che prenderà provvedimenti nei suoi confronti”. Per il prof appare scontata ormai la sospensione, che potrebbe arrivare già prima di Natale.

Il diretto interessato dal canto suo, resta fermo sulle sue posizioni. “Quel vestiario era inaccettabile, totalmente inadeguato al contesto. E avrei avuto la stessa reazione se fossero venuti vestiti da clown o da Babbo Natale“. Il bello è che dopo essersi rivolti alla preside, i tre giovani sono riusciti ad ottenere che il professore venisse “cacciato” dalla scuola. “La dottoressa Mezzatesta ha dato un ordine che non poteva dare – ribadisce il Mora – quello di allontanarmi da scuola, sono quindi io la parte lesa”. Anche perché, dice con qualche ragione il professore, “per solidarizzare con le donne non c’è bisogno di vestirsi da donne“. Si possono fare cortei, dichiarazioni sui social, iniziative varie: ma tra i banchi ci si presenta ben abbigliati. “Io a scuola – conclude il prof – vado in giacca e cravatta non perché voglio fare l’elegantone ma perché considero la scuola un santuario di coltura e educazione che merita un vestiario adeguato. E voglio che gli alunni facciano lo stesso: non siamo al Carnevale di Viareggio”. Come dargli torto?

Fonte: https://www.nicolaporro.it/gonnelle-a-scuola-ha-ragione-il-prof-di-milano/ 

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