L’ONU promuove il matrimonio omosessuale tra i suoi dipendenti

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

SEGRETARIO ONULe “Nazioni Unite” estendono il riconoscimento del matrimonio omosessuale per i propri dipendenti. Fino ad oggi lo status di “sposato” era legato alla legislazione del proprio paese d’origine, quindi, per il personale omosessuale facevano fede unicamente le unioni legalmente contratte all’interno del proprio paese nativo.

Ora lo status di coniugato, con tutti le particolari agevolazioni e benefici che ne derivano, si allarga di parecchio, andando a includere anche tutti coloro che, impossibilitati a sposarsi nel proprio paese di cittadinanza per mancanza di leggi, si sono recati appositamente in uno qualsiasi dei paesi esteri dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso è già riconosciuto per legge.
Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha annunciato tale “innovazione” dichiarando soddisfatto: “i diritti umani sono al centro della missione delle Nazioni Unite, sono orgoglioso di affermare una maggiore uguaglianza per tutto il personale, e rivolgo un appello a tutti i membri della nostra famiglia delle Nazioni Unite di rifiutare l’omofobia come una discriminazione che non può mai essere tollerata nel nostro posto di lavoro”. Nonostante alcune agenzie ONU, come l’”UNESCO” e il “World Food Program”, abbiano già introdotto politiche analoghe, la nuova misura, per il momento, è riservata unicamente al personale del Segretariato delle Nazioni Unite e non si applica a tutte le, quasi 50, organizzazioni delle Nazioni Unite. Tuttavia, l’ideologica decisione di Ban Ki-moon indica, chiaramente, la strada da percorrere in tema di diritti omosessuali e c’è da scommettere che presto anche le altre agenzie ONU ne seguiranno l’esempio. (L.G.) Continua a leggere

Quel che non ci dicono della foto dei due “padri” sodomiti

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 L’immagine dovrebbe emozionare e dimostrare che una coppia omosessuale può avere un figlio… in realtà dimostra che non lo può avere e che due papà non fanno una mamma

di Eugenia Roccella

BIMBO IMPAURITOLa sequenza fotografica in cui due uomini – una coppia gay canadese – abbracciano, commossi, un neonato ancora sporco di liquido amniotico, ha fatto il giro del mondo, pubblicata sui giornali con titoli che si appellano esplicitamente all’emozione del lettore (la foto in pagina è tratta dalla pagina Fb del fotografo, ndr). L’emozione c’è, ma non è empatica. È piuttosto un indefinibile turbamento che coglie qualunque donna osservi le foto dei due, che, a torso nudo, tengono il piccolo pelle contro pelle. In una sola inquadratura, ai margini, si intravede il profilo di una donna dall’espressione smarrita e sofferente; è la donna che ha tenuto quel bimbo nel suo grembo per nove mesi, che lo ha appena partorito, e deve subito consegnarlo ad altri, come da contratto.

È stata pagata per questo, ha fatto il suo lavoro. Nelle foto successive scompare. Non è una madre, è solo una prestatrice d’opera, come l’altra, la sconosciuta che ha fornito a pagamento gli ovociti; perché chi ordina un bambino come un oggetto da confezionare, non vuole che sia legato biologicamente a una sola donna, e preferisce che ci siano due madri, una genetica (quella da cui sono prelevati gli ovociti) e una gestazionale (quella che presta l’utero). Poi naturalmente queste madri spariranno, e non ci sarà più nessuna madre. Le lacrime dell’uomo che ha finalmente il bimbo in braccio sono comprensibili, ma anche terribili. Non è l’emozione di un papà che ha assistito al parto, che ha tenuto la mano della compagna, che ha vissuto con lei la gravidanza. Qui non c’è un padre, perché non c’è più una madre. La donna è esclusa, negata, a malapena appare nell’angolo di un’unica immagine, ma deve essere cancellata perché si costruisca la Grande Finzione, quella di una genitorialità senza corpo, senza sesso e senza relazioni naturali. Quel bimbo non potrà riascoltare, nelle braccia della mamma, vicino al suo cuore, il battito cardiaco che l’ha accompagnato nell’utero, un suono per lui confortante e abituale. Continua a leggere

Scandalo e inutilità dei fondi europei di formazione lavoro, occasione parassitaria per molti, specie piddini. E, a dirlo, è Repubblica!

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 Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

 Repubblica – 7 luglio 2014

OCCUPAZIONELo scandalo dei fondi europei 500 mila progetti di formazione non sono serviti a creare lavoro

L’Italia ha speso 7 miliardi e mezzo in corsi di cui non si conoscono né costi, né benefici Inclusione sociale, solo 233 nuovi impieghi contro i 30-50 mila di Germania e Francia.

ROMA – Una montagna di miliardi, sfuggita di mano. Ogni anno l’Italia spende cifre impressionanti in progetti finanziati con fondi strutturali europei, eppure nessuno è in grado di valutarne gli effetti. Se ad esempio favoriscono davvero l’inclusione sociale, se creano nuova occupazione e se questa è strutturale e come viene retribuita. Anzi, va persino peggio. Non solo non conosciamo l’efficacia della spesa, ma ogni euro di fondi ricevuti ce ne costa due in tasse: uno da versare all’Europa come membri dell’Unione e un altro come cofinanziamento, obbligatorio per utilizzare quei fondi. Eppure, nonostante il clamoroso black-out informativo, in cinque anni sono stati messi in campo ben 504 mila progetti di formazione, per una spesa di quasi 7 miliardi e mezzo.

Con quali benefici? La risposta dello studio curato dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi e pubblicato sul sito lavoce.info è una sola: i benefici sono ignoti.
«Nessuno riesce a districarsi tra piani europei, nazionali e regionali», osserva Perotti, docente alla Bocconi e in passato consigliere economico di Renzi. «Centinaia di documenti stilati per fissare obiettivi che nessuno rispetta. E i soldi diventano una mangiatoia pazzesca per sindacati, assessorati regionali e provinciali». La soluzione per Perotti è una sola: «Non diamo più soldi a Bruxelles, così non rischiamo di vederli finire nelle mani dei maestri dello spreco, in un sottobosco politico parassitario». La tesi è ardita, ma suffragata dai numeri dello studio dal titolo “Il disastro dei fondi strutturali europei”. Continua a leggere

San Luigi Bertran e gli angeli

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 di don Marcello Stanzione

MUSICHE ANGELICHE ALLA MORTE DI SAN LUIGI BERTRAN

SAN LUIGI BERTRANI più straordinari interventi musicali degli angeli sono incontestabilmente quelli che segnalarono la morte di San Luigi Bertran (1526-1581). Questo domenicano spagnolo, contemporaneo di Santa Teresa d’Avila che lo stimava molto, fu l’apostolo di Valencia. Una musica celeste fu sentita nella chiesa appena il santo frate morì. Frate Antonio Ballester, portinaio della chiesa, ebbe il privilegio di sentire per primo quella divina melodia. Molto devoto al santo, egli rimase nell’infermeria, la mattina della sua morte, per quanto gli fosse permesso dalla sua carica. Egli aveva un vivo desiderio di essere presente nel momento supremo. Quella consolazione gli fu rifiutata. Ma, nel momento stesso in cui il santo trapassò, egli intese nella chiesa, dove si trovava, una musica incantatrice ed un’infinita dolcezza.

Meravigliato, egli pensò dapprima che dei musicisti erano nascosti nell’edificio; ma si rese ben presto conto che i suoni non venivano da un posto fisso, ma parevano fluttuare nell’aria, sia avvicinandosi all’altare maggiore, sia riempiendo la cappella del Santo Rosario, talvolta ancora sembravano giungere dal chiostro. L’anima del Frate fu colma di una gioia indicibile, e convinta che Dio aveva lasciato risuonare fino a lui qualche eco dei canti celesti che avevano salutato l’anima di un santo alla sua partenza da questo mondo.

Il prodigio si prolungò e si intensificò: La sera dello stesso giorno, quando il santo corpo fu esposto nella chiesa, l’indomani, durante il servizio funebre, molte persone sentirono anch’esse quella musica celeste. Alcune provarono un primo movimento di sorpresa: quella musica, in una circostanza tanto triste, li scandalizzava; ma esse compresero che i Padri non c’entravano per nulla e che Dio ne pagava solo il prezzo. Scrupolose informazioni scartarono ogni idea d’una causa naturale; inoltre, il carattere particolare di quella musica meravigliosamente dolce, la sua instabilità – pareva spostarsi e fluttuare nell’aria -, infine, la gioia spirituale con cui inebriava le anime, tutto denotava la sua origine soprannaturale. Continua a leggere

PETIZIONE: La RAI presenta il “Gesù gay”!

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 Segnalazione di Antonio Brandi

CENSURATOSul nostro sito abbiamo raccontato come il 30 maggio 2014 nel corso della trasmissione “LOL” in onda su Rai2, dopo il telegiornale delle 20.30, veniva presentato uno sketch “comico” il quale mostrava Gesù Cristo, gli apostoli ed una donna allegramente riuniti nel contesto dell’Ultima Cena.

Le note della celebre aria di Mendelssohn trasmesse in sottofondo alludevano evidentemente ad una scena di matrimonio, e parevano riferirsi alle nozze tra Gesù e la donna che gli sedeva accanto. L’equivoco veniva subito chiarito quando nella scena lo stesso Gesù bacia sulla bocca uno degli apostoli, verosimilmente Simon Pietro, con evidente e chiara allusione al matrimonio omosessuale.

Vista la gravità dell’insulto alla fede di milioni di italiani, e non potendo accettare una tale strumentalizzazione blasfema dell’immagine di Gesù in favore della propaganda omosessualista, ProVita onlus e Giuristi per la Vita hanno deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica contro questa rappresentazione blasfema che offende il sentimento religioso, particolarmente inaccettabile in quanto trasmessa su Rai2, televisione di Stato. Continua a leggere

L’importanza di chiamarsi Mohamed

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 Segnalazione Quelsi

Abhijat KrishmamunthyAbhijat Krishmamunthy è un giovane indiano arrivato in Italia da tre mesi.
Anche Mohamed Abu Aziz è arrivato dal maghreb, Huxian Zhou Guo invece ha lasciato la Cina da sei mesi.
Grazie a un bando regionale per attività commerciali riservato a stranieri
Abhjiat ha aperto un negozio, imparando il mestiere di fruttivendolo grazie ad un Ente di Formazione vicino alla CGIL che, utilizzando fondi europei, ha avviato corsi per mestieri diversi. Mohamad ad esempio ha aperto un negozio di kebab. Huxian un bar, anche grazie alla liquidità garantitagli dalla madre Patria.

Mario Rossi invece è un giovane italiano che non trovando lavoro da nessuna parte ha aperto un negozio di abbigliamento, investendo i risparmi di famiglia. Lo Stato non ha stanziato nulla in favore degli italiani e quindi…
Passano gli anni e Abhijat ha spedito in India i risparmi del proprio lavoro, utilizzando e spendendo in Italia il meno possibile, come Mohamed e Huxian. Qualche anno di duro sacrificio, risparmiando su tutto. Sul cibo, sul divertimento, sui vestiti…
Non sulla scuola perché, avendo una famiglia numerosa e monoreddito, paga lo Stato Italiano; la casa è stata data a due di loro dal Comune; per la sanità si va al pronto soccorso e il ticket lo si lascia da pagare.
Mario no. Non avendo un’altra Patria e un’altra casa, quel che aveva lo ha speso qui. L’affitto per il negozio e la sua casa lo deve pagare lui. D’altronde come la scuola dei figli e pure le spese mediche. Rientra in una fascia ISEE troppo alta per avere le esenzioni.
Neanche il contributo sociale gli può essere dato, perchè il 60% è destinato a famiglie di extracomunitari. Continua a leggere

Gli smemorati di Berlino (tutti i debiti che la Germania non ha mai pagato)

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ECONOMIA TEDESCALa Germania, che fa tanto la moralizzatrice con gli altri Paesi europei, è andata in default due volte in un secolo e le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per consentirle di riprendersi. Fra i Paesi che le hanno condonato i debiti, la Grecia, prima di tutto, che pure era molto povera, e l’Italia. 

Dopo la Grande Guerra, John Maynard Keynes sostenne che il conto salato chiesto dai Paesi vincitori agli sconfitti avrebbe reso impossibile alla Germania di avviare la rinascita. L’ammontare del debito di guerra equivaleva, in effetti, al 100% del Pil tedesco. Fatalmemte, nel 1923 si arrivò al grande default tedesco, con l’iperinflazione che distrusse la repubblica di Weimar. Adolf Hitler si rifiutò di onorare i debiti, i marchi risparmiati furono investiti per la rinascita economica e il riarmo, concluso, come si sa, con una seconda guerra, ben peggiore, in seguito alla quale a Berlino si richiese un secondo, enorme quantitativo di denaro da parte di numerosi Paesi. L’ammontare complessivo aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora!)

La Germania sconfitta non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre, peraltro da essa stessa provocate.

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Risposta a Feltri su “Le nozze gay non tolgono nulla agli etero”

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del Prof. Franco Damiani

SODOMITI JUST MARRIED“Signor Feltri, ‘le nozze gay non tolgono nulla agli etero’? E secondo lei la parificazione del sacramento del matrimonio a un’unione contro natura non toglie nulla alla prima?  Sono sconcertato dalla banalità e dalla pochezza degli argomenti che lei adduce, il più importante dei quali è di natura… elettorale (strappare voti a Renzi inseguendolo sul terreno della sinistra)! Non le basta che la sodomia sia in odio a Dio, che sia un peccato che grida vendetta al Suo cospetto, che il padre Dante la collochi nell’Inferno? Perché, secondo lei, l’intero Occidente per quasi duemila anni ha severamente perseguito questo peccato, potenzialmente oltretutto distruttore della civiltà perché impedisce la generazione e quindi la continuità della specie? Tutti scemi fino a che non siete arrivati Berlusconi e Lei? Comunque, guardi, se questa è la sua idea di destra, se la tenga pure: i nostri voti, che forse in passato qualche volta per ragioni tattiche avete avuto, non li avrete più, guadagnerete quelli dei “ricchioni” ma perderete i nostri!

 http://www.ilgiornale.it/news/interni/nozze-gay-non-tolgono-nulla-agli-etero-1034928.html

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Consigli per gli acquisti: “il profumo della fede” e “il gelato del papa”

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Segnalazione di Gianni Toffali

 

BERGOGLIO GELATAROSe Bergoglio è ormai amato globalmente come e più di una star del cinema, l’ultimo comparso nelle bancherelle all’ombra di San Pietro è senza dubbio il cimelio più esclusivo che i suoi fan possano acquistare a buon mercato. Ecco «il profumo della fede», recita il cartello appiccicato dal venditore sotto a una fila di tubetti spray con tanto di cupolone. E’ Francisco, l’ultimo ritrovato tra i souvenir papali, e costa 6,90 euro, prezzo pubblicizzato come “offerta speciale”.

Dall’avvento del nuovo Papa molti si sono scatenati ad omaggiare Papa Francesco in Italia e all’Estero, dando il suo nome a varie specialità.

In Italia proprio al Gelato Festival di Torino a giugno 2013 ha esordito il gusto “Gelato del Papa”, composto da:crema chantilly, variegato con “dulce de leche” e coperto di gianduia.

 

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