Cent’anni di Fascismo
Cent’anni fa un’idea. Rivoluzionaria e reazionaria allo stesso tempo, nuova e dirompente come la guerra che l’aveva preceduta. Un’idea, né di destra né di sinistra, tanto nuova quanto legata alle radici della Tradizione stessa. Un’idea ardita, violenta ed esplosiva che rompeva letteralmente con il presente. I suoi alfieri erano quasi tutti ex combattenti, uomini tempratisi nelle trincee della grande guerra, nel bagno di sangue dell’Apocalisse della modernità. E proprio l’aver combattuto con anima e corpo, sacrificando sé stessi prima di tutto, rese i portatori di questa nuova idea così temerari e decisi. Le cose dovevano cambiare, e ci avrebbero pensato loro.
Come scriveva Mussolini dalle pagine del Popolo d’Italia “[…] Noi non abbiamo bisogno di attendere la rivoluzione, come fa il gregge tesserato: né la parola ci sgomenta, come succede al mediocre pauroso che è rimasto col cervello al 1914. Noi abbiamo già fatto la rivoluzione. Nel maggio del 1915. Quello fu il primo episodio della rivoluzione. Fu l’inizio. La rivoluzione è continuata sotto il nome di guerra per quaranta mesi. NON È FINITA[1]”.
Il 23 marzo 1919 nascevano, in piazza San Sepolcro a Milano, i “Fasci da combattimento”.


La madre di Melantone – quest’ultimo fu uno tra i più famosi discepoli del dannato Lutero – era stata trascinata dal figlio nella pretesa Riforma luterana. Giunta all’estremo dei suoi giorni, fece chiamare il preteso riformatore, e in quel momento supremo lo interrogò solennemente: «Figlio mio, da te consigliata, ho abbandonato la Chiesa cattolica per abbracciare la nuova religione. Ora, che sto per comparire al Tribunale di Dio, dimmi schiettamente in quale fede io debbo morire». Melantone abbassò il capo, dopo silenzio, e disse: «Madre mia, la dottrina protestante è più facile, ma la cattolica è più sicura».
Roma, 22 mar – “Il 26 maggio scrivi la storia, fai l’Europa”. E’ lo slogan scelto dal partito di Emma Bonino per le elezioni europee. Dev’essere piaciuto in modo particolare allo speculatore ungherese George Soros e alla moglie Tamiko Bolton, che in preda a uno slancio di generosità hanno deciso di donare 200mila euro a +Europa, come riportato da Wall Street Italia. Un bel po’ di soldi che sicuramente potrebbero tornare utili per la campagna elettorale.
Tutti prosciolti per non aver commesso il fatto. È la sentenza emessa oggi dal Gup di
Il partito guidato da Emma Bonino ha ricevuto quasi 200mila euro di finanziamenti dal fondatore di Open Society e da sua moglie.
Femministe sul piede di guerra, dichiarazioni d’odio e disprezzo verso le famiglie anzi verso Dio, patria e famiglia, campagne d’odio contro carabinieri e poliziotti, lotte per l’aborto, il sesso libero e la droga legalizzata, rivolte planetarie contro i potenti della terra, contro il modello di sviluppo e scoperta dell’ecologia e dell’ambiente devastato, campagne contro le discriminazioni omosessuali e razziali, dichiarazioni d’amore per il terzo mondo, i neri, i “dannati della terra”, porte aperte a tutti, società sconfinata, abbasso i muri e i freni, indulgenti con i trasgressori, intolleranti coi conservatori, accuse di fascismo a chiunque non sia dalla loro parte, anzi, elevazione del fascismo a categoria metastorica, pacifismo libertario, ma a chi non concorda tappiamogli la bocca…
Una delle ragioni della visita di Xi Jinping in Italia “è il Vaticano”. Steve Bannon punta il dito contro Pechino e Papa Francesco che, sostiene, “ha firmato un accordo segreto con il governo più odioso del mondo” e consegnato a Pechino “il potere di scegliere i vescovi della chiesa cattolica cinese”.
Il Veneto è stato travolto da diverse inchieste giudiziarie, che hanno portato alla scoperta di un radicato sistema mafioso nel tessuto economico della regione. Una presenza, quella di Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta ormai diffusa in tutta Italia e in Europa. Ma nulla avviene per caso. Le mafie mandano i propri giovani a studiare i territori in cui espandere il loro dominio. Lo racconta uno dei primi pentiti di ndrangheta, Luigi Bonaventura, al microfono di Alfredo Di Giovampaolo. Nato in una famiglia mafiosa, fu inviato da giovanissimo in Veneto per scoprire i punti deboli del tessuto economico locale, con lo scopo di infiltrarsi nel sistema imprenditoriale e reinvestire ingenti capitali. Oggi Bonaventura è uscito dal programma di protezione dei collaboratori di giustizia, dopo aver denunciato i limiti del sistema di tutela da parte dello Stato. Per questo non si mostra più a volto scoperto e ha voluto incontrarci in una località segreta.