Per la Messa romana, contro il Novus ordo

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 36/19 del 6 maggio 2019, San Giovanni a Porta Latina

 Per la Messa romana, contro il Novus ordo

“Chi si accontenta del M.P. Summorum Pontificum, che dichiara al contrario che il messale riformato da Paolo VI è il rito ordinario della Chiesa cattolica, e che ne difende a priori l’ortodossia dottrinale, ha già disertato la battaglia iniziata, 40 anni fa, dal Breve esame critico del Novus Ordo Missæ”.

Prefazione alla ristampa del Breve esame critico del Novus ordo Missæ

Il 30 novembre 1969, prima domenica d’Avvento e quindi inizio del nuovo anno liturgico, doveva entrare in vigore in tutte le chiese cattoliche un nuovo “Ordo Missae”, un nuovo messale (promulgato con la costituzione apostolica Missale Romanum del 3 aprile 1969) in applicazione, si diceva, della costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosantum Concilium (4 dicembre 1963). Nelle intenzioni di Paolo VI, chiaramente manifestate nel concistoro ai cardinali del 24 maggio 1976, il messale riformato doveva prendere – definitivamente – il posto dell’antico: “L’adozione del nuovo Ordo Missae non è certamente lasciato alla libera decisione del sacerdote o dei fedeli. L’istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto che la celebrazione della messa secondo l’antico rito sarebbe permessa, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo ai sacerdoti anziani o malati che celebrano senza assistenza. Il nuovo Ordo è stato promulgato per prendere il posto dell’antico, dopo matura riflessione, al fine di mettere in pratica le norme previste dal concilio Vaticano II”.

Sono passati trent’anni ormai (oggi 50, ndr) da quel celebre discorso, e l’antico messale non è scomparso, come invece si voleva e si pensava. E questo non solo perché viene ancora di fatto celebrato in ogni parte del mondo cattolico, ma anche perché dei provvedimenti emanati dai successori di Paolo VI hanno autorizzato in modo sempre più ampio la celebrazione dell’antico messale; ultimo in ordine di tempo il Motu Proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio 2007.

(cfr: https://www.sodalitium.biz/comunicato-riflessioni-sul-motu-summorum-pontificum-2/)

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Communicatio in sacris

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Tratto da Enciclopedia Cattolica, Vol. IV, Coll. 117-119, Imprimatur 8 ottobre 1950. Per comunicazione nelle cose sacre o communicatio in sacris si intende la partecipazione dei cattolici alle cerimonie sacre (preghiere, funzioni, pre­diche, riti) compiuti dagli acattolici (eretici, scisma­tici, infedeli) dentro o fuori della loro chiese o templi. Questa partecipazione può essere: attiva, quando, cioè, si prende parte al culto religioso positivamente, compiendo qualche atto, che con esso abbia relazione; passiva, quando vi si prende parte solo negativamente, astenendosi da ogni azione, che dica relazione con la cerimonia religiosa; formale, quando vi sia l’ade­sione della mente e del cuore; materiale, quando quest’adesione manca e tutto si riduce ad un atto di presenza esteriore e fisica. La comunicazione nelle cose sacre si suole designare con il nome di comunicazione in divinis, per di­stinguerla dalla comunicazione in profanis cioè nelle relazioni pri­vate e pubbliche che riguardano la vita domestica e civile, e dalla comunicazione in rebus mixtis, cioè nelle rela­zioni, le quali importano atti che si possono conside­rare o hanno un lato anche religioso, come i matri­moni, i funerali e cerimonie simili. La condotta dei cattolici a questo riguardo è re­golata in linea di massima dal CIC (Codex Iuris Canonici del 1917), e nelle varie sue applicazioni dalle norme emanate dalle Sacre Con­gregazioni romane.

La comunicazione in profanis. – Secondo il diritto canonico vigente, è lecita, quando non vi sia pericolo di danno spirituale; illecita, quando questo pericolo vi sia. Per­ciò si devono evitare anche quelle azioni, le quali, mas­sime in alcune determinate circostanze, possono signifi­care o importare una familiarità o confidenza o dimesti­chezza eccessive, e per conseguenza pericolose, con gli acattolici, specialmente per le persone «semplici e de­boli nella fede» (cf. Sum. Theol., 2a-aae, q. 10, a. 9). Le relazioni con gli scomunicati vitandi sono regolate da norme particolari (CIC, can. 2267).

La comunicazione in divinis. Non è mai lecito ai fe­deli di assistere attivamente o prendere parte, in qualsiasi modo, ai riti sacri degli acattolici (CIC, can. 1258 § 1). Ciò vale non soltanto quando si tratta di riti falsi o empi in se stessi, ma anche quando si tratta di quei riti che sono propri di questa o quella setta o gruppo eretico, scismatico, pagano. Perché simile partecipazione equivale alla profes­sione di una falsa religione e per conseguenza al rin­negamento della fede cattolica. E anche nel caso che ogni idea di rinnegamento potesse escludersi, rimangono sempre tre danni assai gravi: 1) il peri­colo di perversione nel cattolico che vi partecipa; 2) lo scandalo, sia dei fedeli, che prendono motivo di giudicar male della persona che tratta con gli av­versari della fede e forse anche di dubitare della verità di essa, sia degli acattolici stessi, che così si confermano nel loro errore; 3) l’indifferentismo in materia di religione, cioè l’approvazione esteriore di credenze erronee e l’idea che l’espressione esterna della propria fede sia una cosa trascurabile. Continua a leggere

Satana? Preferisco il paradiso!

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di Emilio Giuliana

Christian Bale, l’attore che ha interpretato il ruolo di Batman, al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, dove si è svolta la cerimonia di premiazione dei Golden Globes, ritirato il suo premio ha ringraziato satana per averlo ispirato.

La soubrette Virginia Raffaele sul palco dell’Ariston durante il festival di Sanremo ha cantato una parodia della canzone <<Mamma>> di Beniamino Gigli, il nastro si «ferma» e lei finge di inceppare sulle parole, come un grammofono rotto. Le parole pronunciate hanno avuto un suono distinto: «satana, satana, satana», per cinque volte.

Come per la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Londra del 2012 anche nel caso della cerimonia di apertura del tunnel alla base del San Gottardo in Svizzera è stato messo in scena uno spettacolo satanico.

Il sindaco di Vergato (BO) ha inaugurato una imponente statua di Satana

Emma Bonino in una sua raffigurazione pubblicitaria elettorale ha scelto come soggetto un drago.

Com’è noto il drago simboleggia satana; Michele Arcangelo è raffigurato con la spada che infilza il drago, san Giorgio identicamente a san Michele è raffigurato con la spada infilza il drago.

Il regista Stanley Kubrick nel suo ultimo film “Eyes Wide Shut”, racconta la storia di una cena satanica tenutasi Château de Ferrières da Marie-Hélène de Rothschild.

George Soros è un picciotto dei Rothschild, a sua volta la Bonino è alle dipendenze di Soros. L’attore americano James Woods ha dichiarato esplicitamente che Soros è satanista. Dunque, non è utopico pensare che ognuno di questi “personaggini”, proporzionatamente al potere che esercitano nella società portano benzina alla fornace di Satana.

Nella realtà i soloni della società dei diritti a tutti e della religione oppio dei popoli insegnano che satana non esiste, tant’è che chi crede alla sua esistenza è bollato come retrogrado, bigotto, ignorante, stupido.  Sono un retrogrado, bigotto, ignorate e quanto voi volete, ma che simpatici sono tutti questi personaggi, non ci credono ma lo esaltano e lo rappresentano ogni volta, ci prendono in giro o sono matti? O più semplicemente loro credono nel male e lo osannano?

Io non lo so, sono bigotto e stupido, per questo amo DIO

 

Emilio Giuliana

FONTE – http://www.emiliogiuliana.com/2-uncategorised/52-satana-preferisco-il-paradiso.html

Ius Soli e Porti aperti: la ricetta-suicidio del Pd di Zingaretti

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Il Pd di Nicola Zingaretti non è nulla di nuovo. La “sinistra”, infatti, non ha imparato assolutamente nulla dalle ultime batoste elettorali in tutta Europa e si appresta a perdere anche le prossime elezioni europee. Come nota Libero, a Piazza Pulita era ospite proprio il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, che ha ribadito la linea “Open borders” della sinistra rispetto all’immigrazione.

A pesare sulla linea del Pd, infatti, sono le migliaia di cooperative che in questi anni si sono arricchite grazie all’arrivo dei migranti nel nostro Paese – quasi 700 mila dal 2014 al 2017 – e che rappresentano un bacino di voti eccezionale per il partito. Senza contare il fatto che il Pd, come fece il Partito democratico negli Stati Uniti, punta ad ottenere il voto degli immigrati residenti in Italia anche nel prossimo futuro.

Ebbene Nicola Zingaretti ha ribadito a Piazza Pulita che bisogna avere il “coraggio di dire porti aperti”. E ancora, il segretario del Pd aggiunge: “Avrò il coraggio di dare all’Italia una legge che regoli l’immigrazione, abolendo la Bossi-Fini“.

Sempre a La7, il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti si è impegnato a lottare per l’introduzione del diritto di cittadinanza automatico per gli immigrati di seconda generazione: “Ho l’ambizione di fare diventare una forza le nostre differenze sull’immigrazione, siamo alla vigilia di una guerra in Libia”.

Secondo gli ultimi sondaggi, l’effetto Zingaretti è morto sul nascere. Il Pd è già calato al 20 per cento in uno scenario in cui anche la Lega scende al 31,9 per cento mentre il M5s recupera qualcosina e sale al 21,4.

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/04/19/ius-soli-e-porti-aperti-la-ricetta-suicidio-del-pd-di-zingaretti/

La storia della massoneria a L’Aquila

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Artemia Nova Editrice annuncia la presentazione del libro Storia della Massoneria in Abruzzo di Serpentini e Di Giovanni. L’evento si terrà venerdì 3 maggio alle ore 18.00 nella libreria Mondadori Book Store di Piazza Duomo.

Una corposa opera di 308 pagine in cui i due autori ripercorrono le vicende della Libera Muratoria abruzzese dagli albori, quando alla notevole ripresa culturale della Napoli settecentesca, che, insieme con l’incremento degli scambi economici e culturali con altri paesi, portò al cosiddetto “illuminismo napoletano”, diede grande impulso il fenomeno massonico, fino alla ricostituzione delle Logge abruzzesi nel dopoguerra.

Il libro ricostruisce lo sviluppo di queste idee e la storia delle prime Logge, da quelle dei protagonisti della “Rinascenza teramana” di fine Settecento alle Logge castrensi del periodo napoleonico. Seguono una dettagliata ricostruzione della diffusione in Abruzzo della Carboneria e un’analisi dei suoi rapporti con la Massoneria nel primo Ottocento, la descrizione della ripresa dell’attività massonica dopo l’Unità d’Italia e delle vicende relative al complesso quadro della Massoneria abruzzese del secondo Ottocento e dei primi anni del Novecento.
Viene poi tratteggiato il dualismo tra il Grande Oriente d’Italia e la nuova Obbedienza di Piazza del Gesù, sorta con lo scisma ferano del 1908, per poi passare al dibattito tra neutralismo ed interventismo alla vigilia della Grande Guerra e ai rapporti con il Fascismo, fino alle elezioni del 1924.

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fonte – https://www.ilcapoluogo.it/2019/05/03/la-storia-della-massoneria-a-laquila/

“Relazioni gay lecite se fedeli”. ​Così la “Contro-Chiesa” vuole sdoganare l’omosessualità

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A Torino i conciliari rifanno il Catechismo. E passano dall’astensione dal peccare alla “fedeltà” sodomitica…

La diocesi di Torino “riscrive” il Catechismo aprendo all’amore fra le persone dello stesso sesso

«Arrivano i piemontesi»: a quasi 150 anni dalla conquista militare di Roma, un altro assalto parte simbolicamente da Torino alla conquista del cuore della cattolicità.

Si tratta della piena legittimazione nella Chiesa delle relazioni omosessuali, un cambiamento del Catechismo che estende i suoi effetti ben oltre la sfera sessuale.

Alla fine di aprile la diocesi di Torino ha organizzato un ritiro in convento per persone omosessuali. L’obiettivo? Dare lezioni di fedeltà. Potrebbe sembrare una cosa positiva dal punto di vista della morale cattolica, in realtà è esplosiva. «L’esperienza dell’amore fedele di Dio è un modo per mettere ordine nelle relazioni disordinate, omosessuali o eterosessuali che siano», ha spiegato il gesuita padre Pino Piva, uno dei relatori del ritiro. È la negazione di quanto affermato dal catechismo della Chiesa per cui sono proprio «gli atti omosessuali» ad essere «intrinsecamente disordinati». La fedeltà non può far diventare buono uno stile di vita intrinsecamente disordinato. In gioco non c’è il giudizio morale su certi comportamenti, ma la dottrina della Creazione e l’esistenza di un ordine naturale stabilito da Dio. Uno dei pilastri della fede.

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Lettera a un ragazzo della classe Duemila

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QUINTA COLONNA

di  Marcello Veneziani

Caro Ragazzo nato nel Duemila, pensavo a te nel Novecento come a una figura mitologica, una specie di marziano che avrebbe abitato altri mondi, si sarebbe alimentato in altri modi, avrebbe viaggiato per altre galassie. Era questa la promessa euforica che circolava negli anni sessanta del secolo scorso, a cavallo delle conquiste spaziali e non solo. Era il sogno di fuggire dal Novecento ideologico e bellicoso per entrare in un millennio né rosso né nero, ma latteo come la via omonima, e vitreo, come si addice al video trasparente.

Padre di due figli nati nel millennio scorso, sognavo di avere un terzo figlio nel terzo millennio e per scherzare con l’immortalità, promettevo anche un quarto figlio nel quarto millennio… Ma poi la vita ha preso un’altra piega.

Ora ti incontro in giro, ti sfioro per strada, ti incrocio mentre esci da scuola o vai all’università, e ti vedo fin troppo uguale a me, a noi, brontosauri del millennio passato. Ma sotto la buccia di una somiglianza, se poi mi affaccio nella tua vita, nel tuo lessico, nel tuo immaginario, nel tuo sapere, trovo un abisso di differenze. Alcune sono decisamente a tuo vantaggio: la capacità di abitare la tecnica e il globo, con una padronanza che noi non avevamo, la capacità di navigare nell’universo matematico, la tua refrattarietà ai sogni collettivi, salvo fiammate ambientaliste nel nome di Gretology, la nuova setta planetaria. Ma la sensazione che poi mi coglie è esattamente rovesciata rispetto a quella che ti fanno percepire media, scuola & agenzie globali: ti hanno fatto credere di avere una visuale più lunga, più larga, globale, rispetto alle generazioni precedenti. Continua a leggere

«Persecuzione dei cristiani? Ormai siamo a un passo dal genocidio»

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È questa la conclusione del rapporto indipendente commissionato dal ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt. Abbiamo chiuso gli occhi fino ad ora per colpa del politicamente corretto

«Il livello e la natura della persecuzione dei cristiani è ormai vicina a rientrare nei parametri internazionali adottati dall’Onu per la definizione di genocidio». È quanto si trova scritto, nero su bianco, nel rapporto indipendente sulla persecuzione dei cristiani commissionato nel dicembre 2018 dal ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, e pubblicato giovedì. Si tratta di una prima versione provvisoria, quella definitiva uscirà invece in estate.

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FONTE – https://www.tempi.it/persecuzione-dei-cristiani-ormai-siamo-a-un-passo-dal-genocidio/

Germania, rivolta anti immigrati a Chemnitz: “Fuori dalle nostre città”

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Berlino, 28 ago -Ennesimo flop per la Germania multiculturale ed accogliente targata Merkel. A Chemnitz, cittadina della Sassonia, sono giorni di passione (e di rivolta). Dopo l’accoltellamento (con conseguente decesso) di un 35enne tedesco, reo di difendere la moglie da molestie, la cittadinanza è in piena rivolta dalla scorsa domenica. Più di mille manifestanti sono scesi in piazza con lo slogan “fuori gli stranieri“: difatti gli indagati sono un immigrato iracheno ed uno siriano. Promotori dell’iniziativa, Pegida (acronimo di “Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”) congiuntamente a AfD (Alternativa per la Germania): partito politico sovranista, fondato nel 2013 da Bernd Lucke.

Grande l’imbarazzo di Merkel e colleghi: la situazione fuori controllo è sotto gli occhi di tutti. E non solo degli esasperati tedeschi. Ciononostante, il portavoce della cancelliera Steffen Seibert, così commenta l’accaduto: “È importante per il governo, per tutti gli eletti democratici e, penso, per una vasta maggioranza di popolazione, dire chiaramente che questi raggruppamenti illegali e questa caccia collettiva a persone di apparenza o origine diversa, o ancora i tentativi di seminare l’odio nelle strade, non hanno posto in Germania”. Negare l’evidenza, evidentemente, è sport in cui eccelle non solo la sinistra italiana.

VIDEO

fonte – https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/germania-rivolta-anti-immigrati-a-chemnitz-fuori-dalle-nostre-citta-91975/

L’eutanasia di Alessandra in Svizzera, una vicenda dai contorni oscuri

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Una storia agghiacciante, quella che raccontiamo oggi, dai contorni foschi e non ancora ben definiti, sulla quale la procura di Catania ha aperto un’inchiesta per «istigazione al suicidio». È la storia di Alessandra Giordano di Paternò, morta il 27 marzo scorso, in una villetta della zona industriale di Pfäffikon, vicino Zurigo. Si tratta della clinica svizzera Dignitas, dove viene praticata da molti anni l’eutanasia e che ha visto anche il passaggio di Dj Fabo, arrivato lì e mai più tornato.

Alessandra, tuttavia, non aveva una sofferenza insostenibile dovuta a qualche terribile malattia: era depressa e da qualche tempo soffriva di una nevralgia cronica: la sindrome di Eagle. Potrebbe essere bastato questo per indurla a fuggire dalla sua terra, senza nemmeno avvisare i suoi familiari e avviarsi in totale solitudine a intraprendere una scelta così drammatica e definitiva per la sua vita? È ciò su cui sta indagando la procura di Catania, come rivela il quotidiano La Verità, perché il sospetto che qualcuno possa aver infierito sulla sua coscienza alterata è davvero forte. Suo fratello parla di lei su La Verità descrivendola come «una donna forte, determinata, sicura di sé, intraprendente, solare. Lavorava nella scuola primaria. È andata regolarmente in classe fino a due anni fa. Amava il suo lavoro. Gli alunni e i nipoti erano la sua vita. E anche lei sognava una famiglia e dei figli».

Tuttavia l’inizio del suo declino psicologico inizia nel 2008, dopo la morte del padre, evento che la fa sprofondare nella depressione tanto da farle abbandonare il suo lavoro di insegnante, limitandosi a passare le giornate a letto. Con questo stato d’animo non certo “lucido” comincia ad accarezzare il pensiero della morte assistita. Un’idea impensabile per i suoi familiari con cui ne parla. Finché il 25 marzo scorso un conoscente incontra, per caso, Alessandra all’aeroporto di Catania e avvisa la famiglia. I familiari dopo numerose telefonate a vuoto capiscono che è volata in Svizzera e tentano di riportarla a casa. Viene allertato il ministero degli Esteri, suo fratello Massimiliano manda una diffida alla Dignitas, allegando l’ultimo certificato medico: «Mia sorella non si trova nelle facoltà mentali, allo stato attuale, per prendere una simile decisione. Ci riserviamo, qualora doveste procedere, di adire a vie legali» ma non riceve nessuna risposta. Allora si reca personalmente in Svizzera.

All’aeroporto di Zurigo, su suggerimento della Farnesina, si rivolge alla Polizia locale che promette di contattare la Dignitas, ma ciò non avviene. Un’ultima telefonata di Alessandra ai suoi conferma l’inesorabilità della sua decisione: persino il conto della clinica, di circa 10.000 euro, è già stato saldato. Il suo passaggio dalla vita e alla morte viene “pianificato” in soli 3 giorni: arrivo lunedì 25 marzo, sistemazione in albergo il martedì, mercoledì incontro col dottore e giovedì arrivo nella clinica della morte per non tornare mai più. Sconcertante il modo in cui vengono “avvisati” i parenti, dopo aver fatto tutto il possibile per salvarla: alla famiglia infatti verranno recapitate le sue ceneri con un biglietto d’addio. Continua a leggere

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