L’Ue al voto tra sovranismo ed europeismo

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Quattrocento milioni di cittadini per decidere il futuro del Vecchio Continente. Le elezioni europee che si terranno tra il 23 e il 26 maggio (in Italia si vota solo questo giorno, domenica) sono le più importanti della storia dell’Unione europea. Il vento del sovranismo e del nazionalismo soffia forte in parecchi Paesi membri: uno, il Regno Unito, sta per lasciare la compagnia ed è il più grande colpo che Bruxelles abbia ricevuto nella sua storia decennale. Ma le forze tradizionalmente legate all’Unione non vogliono che il sogno costruito sulle ceneri e le macerie della Seconda guerra mondiale vada in pezzi.

La Lega può diventare il maggiore partito euroscettico dell’Europarlamento

Se negli anni ’90 l’allora ‘Lega Nord’ era il partito ‘secessionista’ per eccellenza, oggi sotto la guida di Matteo Salvini lo spirito nazionale e per certi versi internazionale del Carroccio è ai suoi massimi. I sondaggi danno la Lega in testa (32,2%, con circa 10 punti di vantaggio sulle altre due forze principali, M5s e Pd) e il 26 maggio in sostanza si giocherà per il secondo posto. Certo, resta da capire quanto sarà larga la vittoria di Salvini. Per almeno due motivi. Continua a leggere

Le tendine AntiCristo e il Dio antifascista

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Non mi sono ancora ripreso dal video di Alessandra Moretti, esponente telegenica del Pd, che giustifica la decisione del sindaco del Pd di Pieve di Cento, Sergio Maccagnani, di coprire con le tendine i simboli cristiani che appaiono in cimitero per non turbare la sensibilità di chi non è credente. Il progetto, spiega il sindaco, “prevede di montare un sistema di oscuramento motorizzato con teli di tessuto che consentiranno di coprir temporaneamente le immagini sacre e le tombe di famiglia, così da permettere la celebrazione di riti laici”. Pensavo fosse una fake, una gag, una caricatura fatta ai danni del pd, della sinistra e dei laici. Invece, l’esponente nazionale del Pd la riprende sul serio e con favore, nel programma televisivo di Paolo Del Debbio, sottolineando che si tratta di tendini “amovibili”. Non ci posso credere.

Temo che una tendina inamovibile, dura come una cataratta di demenza, sia scesa a oscurare quelle menti. Proviamo a ragionare seppur in presenza di sragione. Una civiltà che da secoli, da millenni, segue dei riti religiosi, adotta i simboli religiosi, vive tra segni della cristianità in ogni luogo (chiese, piazze, ospedali, scuole, palazzi civici, cimiteri comunali, ecc.), a un certo punto dovrebbe occultare i suoi simboli per non recare turbamento a chi non crede. Premesso che ciascuno è libero di credere o no, ma che fastidio, che turbamento, che problema può dare un simbolo cristiano a chi cristiano non è? Se non annette alcun significato a quei simboli, se li declassa a puro arredo funebre, che tormento o affronto subisce? Che sofferenza può avere se è nato e cresciuto in un paese, in una civiltà, in una storia, in cui quei simboli sono e restano prevalenti nei secoli? Capisco che a Notre-Dame il prode Micron, cognome più realista di Macron, dimentichi la “ragione sociale” della cattedrale e la tratti come un monumento laico, statale e repubblicano. Capisco che i cristiani per Obama e per la Clinton siano ridotti a una setta primitiva di “adoratori della Pasqua”. Ma con le tendine AntiCristo abbiamo raggiunto l’Idiozia Perfetta, inarrivabile, che ce la invidieranno i laici e gli anticristiani di tutto il mondo, dallo Sri Lanka al Canada, per toccare tutti i gradi dell’arcobaleno. Continua a leggere

Addio a Giancarlo Cioffi, l’eroe della carica di Isbuscenskij

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Si è spento a 98 anni uno dei reducit dell’ultima carica di cavalleria del Regio Esercito sulle rive del Don, nella disastrosa campagna di Russia

Sciabola al vento contro i mitragliatori sovietici: è così che Giancarlo Cioffi ha impresso sulla storia il suo nome, insieme a quelli dei commilitoni che hanno dato vita all’ultima carica di cavalleria della storia.

Quella che è passata nei libri come la carica di Isbuscenskij.

Nato a Milano nel 1921, c’era anche lui tra gli eroi che diedero vita a quella eroica e drammatica carica nella steppa russa, nel pieno della campagna di Russia. A quel tempo era sottufficiale di cavalleria: dopo, al ritorno dalla disfatta dell’Armir sul dorso del suo fedelissimo cavallo, Violetto, divenne architetto. La sciabola rimase riposta nella guaina, ma la sua figura no, diventata presto leggenda fra i reparti dell’esercito che ieri hanno accolto la notizia della sua morte, a 98 anni, con onore e rispetto, consapevoli che i simboli sono destinati a rimanere immortali.

Perché quella carica è stata veramente leggenda. Spada contro mitra, cavalli contro artiglieria, spade sguainate con il volto rivolto al sole e la consapevolezza di andare incontro a una morte praticamente certa. Eppure gli italiani dell’Armir non si fermarono: confermando il valore dei nostri uomini in una campagna disastrosa come quella di Russia. In quell’ultimo eroico assalto di cavalleria lui c’era. E c’era non solo nella carica col suono delle trombe che copriva le sventagliate dei mitra sovietici, ma anche dopo, quando il comandante fece scendere dalla sella i soldati rimasti per coprire i cavalieri ancora lanciati verso il nemico. Era una calda giornata delle afose estati sulle rive del Don. Il reggimento Savoia cavalleria, 700 uomini (fra cui oltre Cioffi, Alessandro Bettoni Cazzago, Giancarlo Conforti, Luigi Gianoli, Silvano Abba) erano fermi protetti dalla Voloire. All’alba, riprendendo la marcia, una pattuglia in avanscoperta si accorse che l’812esimo Reggimento siberiano li aveva circondati: era la fine. I russi iniziarono a sparare, poi, dopo una rapida riflessione da parte del comandante Bettoni Cazzago, appena sfiorato da un proiettile, la scelta, l’unica, quella disperata: carica. Il Secondo squadrone parte a sciabole sguainate e lanciando bombe a mano. Una scena rimasta immortale in una cartolina in bianco e nero che narra quella carica. Poi iniziano gli altri. Alle 9:40 del mattino, la battaglia era finita. Sul campo, rimasero 34 soldati italiani e cento cavalli, 150 le vittime fra i sovietici che dovettero anche ritirarsi.

Cioffi, come racconta Il Giorno, non ha mai fatto mistero di essere rimasto un sergente di cavalleria anche dopo, quando la guerra è finita. Anche nell’ultimo documentario su Isbuscenskij, il sergente amava raccontare la sua storia: “Indossai la prima uniforme da bambino nel 1928 e da allora non me la sono mai levata. Quando scoppiò la guerra pensai che anch’ io dovevo fare ciò che potevo e quindi mi arruolai nel Quarto squadrone del Reggimento del Savoia cavalleria (ora incardinato nella Brigata paracadutisti Folgore ndr) che aveva sede a Milano“. Il colonnello Ermanno Lustrino, attuale comandante del Savoia, ha ricordato così il sergente Cioffi: “Siamo tristi per averlo perso, ma felici che Dio ce lo abbia conservato così a lungo: non ho mai conosciuto nessuno che con uno sguardo soltanto riuscisse a trasmettere tanta forza“. E non poteva essere altrimenti.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/cronache/addio-giancarlo-cioffi-leroe-carica-isbuscenskij-1687585.html?mobile_detect=false

Orban porta Salvini al confine ungherese: ​”Così ci difendiamo dai migranti”

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Il faccia a faccia per tessere una nuova alleanza in Europa. Orban porta Salvini a Roeszke: “Ecco come difendiamo i confini dai migranti”

Un Partito popolare europeo che distolga lo sguardo da sinistra, stracciando l’alleanza degli ultimi anni con i socialisti e che si rivolga invece verso destra, verso il nuovo gruppo sovranista a cui sta lavorando Salvini. A quella che sembra una missione impossibile, visti gli orientamenti attuali a Strasburgo e Bruxelles della dirigenza del Ppe, mirano il leader del Carroccio e un peso “massimo” dei futuri equilibri europei come Orban, recentemente sospeso dal Ppe proprio per le sue posizioni estremiste. Oggi Salvini è appunto in visita istituzionale a Budapest e, in qualità di ministro dell’Interno, avrà un bilaterale con l’omologo Pinter. Ma non è un mistero che il vero motivo del viaggio è mettere sul tavolo del leader di Fidesz le future alleanze in vista del voto del 26 maggio.

Ieri, nel corso di un comizio elettorale a Tivoli, Salvini ha spiegato che la visita da Orban servirà “a costruire un’Europa diversa che protegga i confini e la nostra cultura”. “Dipende dagli elettori, dipende da come voteranno i cittadini italiani – ha continuato il vice premier – se scelgono la Lega, quello che stiamo facendo in Italia lo faremo in Europa ovviamente alleandoci con tutti tranne che con la sinistra”. L’ultimo incontro ufficiale tra i con il premier ungherese risale allo scorso agosto, a Milano, nella sede della prefettura. “Salvini ha un ruolo politico importante, noi abbiamo interesse a consolidare con lui un buon rapporto – ha spiegato ieri Orban in una intervista alla Stampa – la gente qui lo vede come un compagno della stessa sorte, subiamo entrambi attacchi, ma lui è l’eroe che ha fermato per primo le migrazioni dal mare, noi sulla terra”.

Con Salvini Orban non ha parlato “solo di temi bilaterali”, ma “anche di affari di partito”. E per questo lo ha portato a Roeszke, al confine con la Serbia, dove gli ha fatto vedere come gli ungheresi difendono la frontiera. E anche su queste tematiche (il controllo dell’immigrazione di massa e la difesa dei confini) che dovrebbe stringersi la nuova alleanza tra Lega e Fidesz, portando così il primo partito di Budapest fuori dall’alveo del Partito popolare europeo. “Il Ppe – ha accusato Orban – si sta preparando a compiere un suicidio, vuole legarsi alla sinistra e così andare insieme a fondo. La verità è che non abbiamo successo, abbiamo sempre meno primi ministri del Ppe e avremo anche meno seggi”.

fonte – http://m.ilgiornale.it/news/2019/05/02/orban-porta-salvini-al-confine-ungherese-cosi-ci-difendiamo-dai-migran/1687579/

Alabama abortion bill: House passes ban including incest, rape

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Protesters outside the State House in Montgomery, Ala., demonstrate against legislation that would criminalize most abortions in Alabama on Wednesday, April 17, 2019, in Montgomery, Ala. (John Sharp/jsharp@al.com).A bill making it a crime for a doctor to perform an abortion passed in the Alabama House of Representatives Tuesday 74 to 3.

Rep. Terri Collins, R-Decatur said the goal of the bill is to bring the legislation to the U.S. Supreme Court in order to overturn Roe V. Wade and change the country’s abortion laws. Sixty-six of 104 House members signed on as co-sponsors for the bill.

 

The bill would make it a Class A felony for a doctor to perform an abortion and a Class C felony for attempting to perform an abortion unless there is a serious health risk to the mother.

HB314 does not include any exceptions for instances of rape or incest, which has garnered criticism from both pro- and anti-abortion groups.

Rep. Anthony Daniels, D- Huntsville, asked Collins to amend the bill to make exceptions for rape and incest. Collins said she would not take any amendments to the bill because she wants the focus of the bill to be on overturning Roe. The amendment was tabled on a 72-26 vote.

Merika Coleman, the Assistant Minority Leader, suggested an amendment that would make legislators who vote for the bill pay for the the ultimate legal challengers the bill would incur with their own salaries. The amendment was tabled with a vote of 61-27.

“I don’t know why you are standing there with that smirk on your face, [Rep. Teri Collins] when you are destroying so many ladies in this country,” Rep. Mary Moore, D-Birmingham said.

The bill was hotly debated for almost two hours before the final vote. Continua a leggere

Banca Nuova – BPVi: «Una loggia occulta contro lo Stato»

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È l’allarme lanciato da Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare antimafia dopo le rivelazioni di Report sull’affaire Montante“

La politica tutta dovrebbe avere un sussulto e far sentire la propria voce davanti al dipanarsi di una e propria vera loggia che agisce contro lo Stato. Farò quanto in mio potere per andare fino in fondo».

 

È un grido d’allarme senza precedenti e che evoca lo spettro della P2 quello affidato il 30 aprile alle colonne del quotidiano Il Sicilia dal senatore del M5S Nicola Morra, il presidente della commissione parlamentare antimafia. Un grido d’allarme che irrompe sulla scena dopo le clamorose rivelazioni mandate in onda non più tardi del 29 aprile su Rai tre da Report.

L’ANTEFATTO

Lunedì era stata la popolare trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci a parlare di una serie di trame occulte, avvenimenti scabrosi, tentativi di omicidio, ricatti, dossieraggi illegali, interessi inconfessabili, di rapporti con la mafia, con pezzi delle istituzioni, della politica, delle forze dell’ordine, dei servizi segreti italiani, americani e israeliani. Questo giallo a tinte fosche nasce nel solco della inchiesta, che è poi sfociata in un processo senza precedenti al tribunale di Caltanissetta, che vede tra i principali imputati Antonello Montante, già numero due di Confindustria nazionale. Continua a leggere

Rabbini Israele: “Siamo razzisti. Crediamo nel razzismo. Gli ebrei sono la razza migliore!”

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Segnalazione di Federico Prati

Rabbini Israele: “Siamo razzisti. Crediamo nel razzismo. Gli ebrei sono la razza migliore”  
Il rabbino Eliezer Kashtiel, della scuola militare di Eli (Cisgiordania): “Noi siamo razzisti. Crediamo nel razzismo. Gli ebrei sono la razza di maggiore successo”.       
di Davide Falcioni
Due rabbini israeliani che insegnano in un’accademia religiosa di preparazione al servizio militare sono stati accusati di razzismo e hanno suscitato molta indignazione nell’opinione pubblica internazionale. La scorsa notte l’emittente televisiva commerciale Canale 13 ha pubblicato spezzoni di loro lezioni in cui uno di essi si è dichiarato convinto che gli ebrei siano geneticamente superiori agli arabi mentre l’altro ha trovato razionalità in Adolf Hitler ed ha offerto un’analisi problematica della Shoah. “Siamo circondati da popoli con problemi genetici”, ha affermato il rabbino Eliezer Kashtiel, della scuola militare di Eli (Cisgiordania). “Noi siamo razzisti. Crediamo nel razzismo. Gli ebrei sono la razza di maggiore successo”, ha insistito. Secondo il rabbino Giora Redler, Hitler aveva una sua razionalità: “Era una persona corretta, ma dalla parte sbagliata”. “Il vero Olocausto non è che abbiano massacrato gli ebrei”, ha aggiunto. “La cultura laica è il vero Olocausto”.
Al di là delle dichiarazioni decisamente discutibili dei due rabbini le politiche adottate da Israele nei confronti dei palestinesi sono da anni giudicate razziste da ampi settori della comunità internazionale. Il governo di Tel Aviv, in particolare, è accusato di praticare apatheid nei confronti delle minoranze arabe: uno degli ultimi episodi che più hanno fatto discutere suscitando un animato dibattito è un documento diffuso dal comune di Gerusalemme in tutti gli asili pubblici. In una sezione intitolata “Ingresso dei visitatori”, il documento recita: “Non consentite l’ingresso di stranieri negli spazi dell’asilo – come norma l’ingresso non è permesso alle minoranze, in questi casi dovete comunicarlo al responsabile della sicurezza dell’area”.  Minoranze è un eufemismo semi-ufficiale e universalmente inteso nell’uso ebraico del termine in Israele per arabi.
fonte – https://www.fanpage.it/rabbini-israele-siamo-razzisti-crediamo-nel-razzismo-gli-ebrei-sono-la-razza-migliore/

Fenomenologia dell’anti radical chic

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di Mario Bozzi Sentieri 

Fonte: Mario Bozzi Sentieri

Del  radicalismo chic conosciamo moltissimo e non solo per il sempre verde libro che è alla base di questa efficace definizione (“Lo chic radicale” di Tom Wolfe), sintesi dell’innamoramento dei Mondani  (ricchi borghesi) per i propri Nemici (Pantere Nere, attivisti sindacali, terzomondisti, eccetera). Frutto dell’età dell’inconsistenza e della banalità – per usare l’immagine di Christopher Lasch (“La cultura del narcisismo”)  – i radical chic hanno finito per scaldarsi alla luce dei propri idoli, venendone assimilati. “L’élite c’est moi”: Bernard-Henri Lévy si incarna sulla copertina del rotocalco patinato, mentre la vulgata radical chic impazza sui mass media, nei salotti televisivi, sulle prime pagine dei quotidiani, segno di rassicurante conformismo e di quieto vivere.

Ma gli altri ? Dei no-radical chic che cosa se ne sa ? Brutti, sporchi e cattivi – secondo la vulgata corrente. Ovviamente incolti, intolleranti, timorosi delle differenze …  In realtà – a ben guardare – i no-radical chic incarnano un’idea, certamente “altra”, ma complessa del mondo, con cui la cultura dominante (ed i mezzi d’informazione ad essa assimilata) prima o poi dovranno iniziare a fare i conti.

I no-radical chic rifiutano il quieto conformismo e l’omologazione corrente. Delle vecchie ideologie non sanno che cosa farsene, usando come metro il buon senso popolare, quella  capacità di giudicare con equilibrio e ragionevolezza la realtà, comprendendone  le necessità pratiche, di cui si era – per decenni – perso traccia. I no-radical chic sono orgogliosi della propria individualità, ma ripudiano l’individualismo borghese, neo ideologia di un uomo e di una donna “liberati” dai legami tradizionali (familiari, comunitari, nazionali, religiosi) e sempre più prigionieri delle frustrazioni/depressioni contemporanee. Continua a leggere

Vandali delle chiese e loro mandanti

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VANDALI DELLE CHIESE. E LORO MANDANTI

“In Francia, due chiese vengono profanate ogni giorno in media. Secondo  PI-News , un sito di notizie tedesco, 1.063 attacchi a chiese o simboli cristiani (crocifissi, icone, statue) sono stati registrati in Francia nel 2018. Questo rappresenta un aumento del 17% rispetto all’anno precedente (2017), quando 878 attacchi sono stati  registrati – il che significa che tali attacchi vanno solo di male in peggio”. Riporto …

Leggi tutto.

fonte – https://www.maurizioblondet.it/?email_id=2789&user_id=13803&urlpassed=aHR0cHM6Ly93d3cubWF1cml6aW9ibG9uZGV0Lml0L3ZhbmRhbGktZGVsbGUtY2hpZXNlLWUtbG9yby1tYW5kYW50aS8&controller=stats&action=analyse&wysija-page=1&wysijap=subscriptions

Primo maggio, la faccia tosta di Mattarella: “L’Europa tutela il lavoro”

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“I diritti del lavoro, sorti nella contrattazione, sono divenuti diritti universali e hanno plasmato un modello di Stato sociale che, via via, ha rafforzato le misure generali per l’assistenza, il bisogno, la malattia, la vecchiaia. Questo sistema di diritti, che mette al centro la persona, si chiama Europa.” La faccia tosta del presidente della Repubblica Mattarella, non ha proprio fine, anche il Primo maggio.

Così il capo dello Stato si è espresso in occasione del discorso per le celebrazioni della festa dei lavoratori. Evidentemente Mattarella ha dimenticato i livelli di disoccupazione galoppante in cui è sprofondata non solo l’Italia, ma gran parte dell’Europa da quando l’Unione Europea ha iniziato ad esistere come realtà economica consolidata. Ha dimenticato il precariato, divenuto ormai una costante di una società come la nostra che trent’anni fa, pur in modo imperfetto, tutelava la sicurezza del lavoro come pochi altri in Occidente.

Proseguendo, Mattarella ha sostenuto che “se l’Unione è stata formata dagli Stati nazionali, adesso solo la forza unitaria del continente può assicurare la difesa di quei principi”. Per ora – e “per ora” si intende da vent’anni a questa parte – il “continente unito” non ha fatto altro che schiacciarli, qui principi, caro presidente.

E, sempre “per ora”, lo Stato sociale da lei citato è stato distrutto, caro presidente.

VIDEO

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/05/01/primo-maggio-la-faccia-tosta-di-mattarella-leuropa-tutela-il-lavoro/

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