Il Caso di Avola, tra commissione antimafia e processo eclipse
IN ESCLUSIVA per AGERECONTRA
Iniziamo oggi a fare un po’ di chiarezza, come da nostra abitudine, su alcuni pettegolezzi e fatti di cronaca che interessano la città di Avola e non solo.IN ESCLUSIVA per AGERECONTRA
Iniziamo oggi a fare un po’ di chiarezza, come da nostra abitudine, su alcuni pettegolezzi e fatti di cronaca che interessano la città di Avola e non solo.
Accade nel 2019 in Camerun: qui politica ed affari sono gestiti dalla massoneria. In modo occulto. È questo quanto denunciato in un pubblico appello, firmato dalla locale Conferenza episcopale e, in primis, dal suo presidente, mons. Abraham Kome Bouallo. Appello, in cui si chiede espressamente di fermare grembiulini, Rosacroce e stregoni: «In questo momento, in alcune parrocchie della nostra Diocesi, nei loro consigli parrocchiali e persino in alcuni organismi diocesani, siedono sempre più – e con incarichi di crescente responsabilità – persone appartenenti alla massoneria, ai Rosacroce o dedite alla stregoneria. Una simile situazione esige un chiarimento», scrivono i Vescovi in questa loro lettera pastorale, in cui spiegano di voler non solo «richiamare le linee fondamentali del Magistero» in merito a tali gruppi più o meno occulti, bensì anche di voler «dare precise direttive pastorali, al fine di chiarire e sostenere la fede in Gesù Cristo morto e risorto». Si noti come solo lo scorso 5 luglio, con tanto di lettera su carta intestata, la Gran Loggia Unita del Camerun avesse inviato al primo ministro la proposta di piazzare un proprio affiliato, Désiré Mama Ndjikam, al posto di coordinatore dell’Unità Operativa di Gestione dell’importante progetto «Lago Monoun». Al proprio attivo, oggi, Ndjikam vanta già rilevanti incarichi come capo dei progetti presso il Conaroute-Consiglio Nazionale della Strada e come coordinatore del Segretariato tecnico dei punti focali di tale organismo. Si evincono da qui con chiarezza le ragioni della preoccupazione espressa dai Vescovi circa le mire sempre più pretenziose della Loggia camerunense.
A fronte di tutto questo, i Vescovi camerunensi ricordano come «la religione cristiana non sia una nostra invenzione, bensì una religione rivelata da Dio stesso a Mosé e portata a pieno compimento da Gesù Cristo. La nostra fede riposa su un insieme di verità rivelate dal Signore. Queste verità vengono chiamate dogmi. Nessun cattolico le può contestare, senza rinnegare la propria fede: si tratta dei dogmi della Santissima Trinità, dell’Incarnazione, della Resurrezione, dell’Ascensione, dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione della Vergine Maria». I prelati ricordano anche come l’adesione dei cattolici ai Rosacroce e ad altri gruppi, la cui Dottrina sia contraria alle verità evangeliche su cui poggia il Magistero universale della Chiesa, sia severamente vietata. E ciò in quanto, spiegano i Vescovi, i Rosacrociani non considerano Dio come Persona, bensì come una sorta di energia spirituale, fonte ultima di tutte le vibrazioni materiali e non, scivolando così in una sorta di panteismo dichiarato. La lettera pastorale raccomanda, pertanto, di intensificare l’insegnamento solido e privo d’ambiguità della Dottrina cattolica, in quanto l’ignoranza resta uno dei fattori determinanti circa l’adesione alle sette ed ai raggruppamenti gnostici. Da qui il richiamo, rivolto ai fedeli cattolici, a riaffermare perennemente ed incessantemente la propria fede in Gesù Cristo morto e risorto. Un richiamo chiaro, senza cedimenti, senza compromessi, purtroppo però anche con pochi eguali nell’episcopato europeo, da troppo tempo silente su questi importantissimi temi, benché la cronaca suggerisca ben altra condotta.
Salvini deve gestire un partito sempre più complesso. Lo sostiene l’analista Stefano Graziosi, esperto di Stati Uniti, che ha risposto alle domande di Sputnik Italia sulle vicende “Russiagate” negli Stati Uniti e in Italia.
Stefano Graziosi si occupa di Stati Uniti, collaborando con varie testate, tra cui La Verità e Panorama. Un abile analista, nel 2018 ha pubblicato il libro “Apocalypse Trump. Un presidente americano tra Mao e Andreotti” (Edizioni Ares). Ha risposto alle domande di Sputnik Italia sulle vicende “Russiagate” negli Stati Uniti e in Italia.
– Ieri negli USA Mueller ha parlato di Russiagate e Giuseppe Conte ha riferito in Senato su presunti “soldi russi alla Lega”. Trova casuali queste due coincidenze? Ci sono affinità tra il caso americano e quello italiano?
– Credo che la tempistica degli avvenimenti sia casuale, sebbene si tratti di due fenomeni che – pur nel rispetto delle dovute proporzioni – presentino delle affinità nelle cause che li hanno prodotti. Al di là dell’eventuale risvolto penale di entrambe le faccende, alla base sono ravvisabili delle dinamiche di carattere politico abbastanza definite. Negli Stati Uniti, l’inchiesta del procuratore speciale, Robert Mueller, è stata assai spesso brandita da quei settori dell’establishment americano che non hanno mai digerito la linea di distensione, avanzata da Donald Trump, nei confronti della Russia. Il Russiagate, in altre parole, si è spesso rivelata un’autentica spada di Damocle sul capo del presidente, per coartarne la politica estera. Dai tempi della campagna elettorale del 2016, Trump propone un approccio improntato alla Realpolitik, che consenta agli Stati Uniti una parziale riduzione del suo impegno internazionale, appoggiandosi in tal senso ad alleati vecchi e nuovi.
Ora, agli occhi di Trump, la distensione verso il Cremlino rientra in questo tipo di logica: diminuire le tensioni geopolitiche, cercando al contempo di portare una maggiore stabilizzazione in alcune aree particolarmente problematiche (soprattutto in Medio Oriente). Senza poi dimenticare che, nell’ottica del presidente americano, una sponda russa offrirebbe anche un risvolto anti-cinese: soprattutto oggi, con Washington che si trova in piena guerra tariffaria con Pechino. Questo poi non significa una sorta di pacifismo scriteriato. Come insegna Richard Nixon, la distensione è un processo pragmatico, basato sul rispetto del reciproco interesse e su quello dell’altrui sovranità: un processo che, pur creando occasioni di collaborazione, non elimina ovviamente differenze di varia natura tra i “contraenti”. Si tratta del resto di un approccio che già aveva tentato parzialmente Obama con il cosiddetto reset russo, un approccio dettato – in buona sostanza – dalle richieste dello stesso elettorato americano che, nel 2016, ha appoggiato il messaggio di Trump di porre termine alle guerre senza fine che gli Stati Uniti conducono in giro per il mondo. Mueller e l’intelligence americana hanno riscontrato evidenze di interferenza russa nel processo elettorale americano del 2016: un’accusa che Vladimir Putin ha smentito.
Come che sia, derubricare la vittoria di Trump e la sua attuale politica estera a una mera faccenda di fake news significa non comprendere (o fingere di non comprendere) le cause strutturali (politiche, sociali ed economiche) che hanno condotto agli stravolgimenti del 2016. La cosa scioccante è che, come ha ravvisato l’ex analista della CIA George Beebe, oggi la nuova Guerra Fredda viaggi fondamentalmente sui social network.
– E l’Italia?
– Come dicevo, si riscontrano dinamiche simili. Al di là di eventuali questioni penali, i principali attacchi che la Lega sta subendo sulla faccenda risultano spesso di natura politica. Quello che le viene contestato è principalmente il tentativo di attuare una linea di maggiore vicinanza alla Russia. Cosa che porta spesso vari commentatori e analisti a parlare di una sorta di schizofrenia di Matteo Salvini, contraddittoriamente oscillante tra Trump e Putin. In realtà, questa interpretazione risulta fondamentalmente ancorata a una logica che rischia di rivelarsi superata. Quello a cui punta Salvini (e in definitiva il governo Conte) è infatti la possibilità della realizzazione di una distensione tra Stati Uniti e Russia. Il leader della Lega ha sempre mostrato palesemente ammirazione sia per Trump che per Putin. E, in un’ottica economica, ritiene che un eventuale disgelo possa rivelarsi vantaggioso per il sistema produttivo italiano. D’altronde, al di là di rapporti e ammirazioni personali, questa linea è in buona sostanza dettata anche da un fattore per così dire strutturale: sia la Lega che il Movimento 5 Stelle risultano storicamente caratterizzati da una profonda ostilità nei confronti dell’asse franco-tedesco. In questo senso, cercano entrambi di trovare sponde internazionali in grado opporsi a Emmanuel Macron e Angela Merkel. Si tratta di una linea che ha innegabilmente i suoi rischi, perché comporta la possibilità di un isolamento interno all’Unione Europea con eventuali conseguenze dannose sotto il profilo politico ed economico. Ciononostante il governo Conte è nato con l’obiettivo di mutare paradigma: tanto dal punto di vista economico che geopolitico. E su questa scommessa si gioca il suo futuro.
– Può questo caso far cadere il governo italiano? E quale probabilità c’è che il governo resti per un altro anno o fino a fine legislatura?
– Esattamente come il Russiagate americano, non credo che quello italiano sposti granché in termini di consenso elettorale. Inoltre non penso che il caso in sé si riveli rischioso per la tenuta del governo (a meno che non lo si voglia usare per giustificare strappi interni dettati da cause tuttavia differenti). Più in generale, almeno sino ad oggi, la sopravvivenza dell’attuale maggioranza appare sempre appesa a un filo ma – alla fine – il governo continua a restare in piedi.
Il punto è che, sinora, alternative a questa maggioranza all’orizzonte non se ne vedono. Visto che elezioni anticipate sarebbero poco probabili, l’unico altro sbocco si rivelerebbe un governissimo magari guidato da un tecnico: una soluzione che, con ogni probabilità, risulterebbe impopolare e trascinerebbe nel baratro politico i partiti che decidessero di appoggiarla. Al momento, le opposizioni sono debolissime e pressoché incapaci di prendere qualsiasi iniziativa. I 5 Stelle sono preda dei propri problemi interni (basti pensare alla questione TAV), mentre la Lega si espande, assumendo sempre più i connotati di una sorta di nuova Democrazia Cristiana: una forza di maggioranza, articolata al suo interno in varie sensibilità, che riesce al momento a raccogliere galassie elettorali molto diverse tra loro (dalle aree geografiche ai ceti sociali). Salvini dovrà quindi riuscire a gestire un partito che si avvia a diventare sempre più complesso.
fonte – https://it.sputniknews.com/opinioni/201907257918292-russiagate-il-comune-destino-di-trump-e-salvini/
Il ricorso in Cassazione contro la scarcerazione. La Procura: senza fondamento, letture sbagliate
La scarcerazione di Carola Rackete? Un errore madornale. L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Alessandra Vella, che ha trasformato la capitana della Sea Watch 3 in eroina dei due mondi? Senza fondamento giuridico e basata su interpretazioni o letture sbagliate di sentenze oltre che sulle dichiarazioni della stessa capitana, indagata, prese per oro colato.

Il ricorso in Cassazione della procura di Agrigento demolisce l’ordinanza del 2 luglio, che ha rimesso in libertà la capitana permettendole di tornare in Germania. E chiede alla Suprema corte di annullarla perché risulta «viziata per violazione di legge». Oltre a non avere «provveduto correttamente a valutare gli elementi di fatto e di diritto». E ancora: «L’impostazione offerta dal Gip sembra banalizzare gli interessi giuridici coinvolti nella vicenda e non appare condivisibile la valutazione semplicistica».
Una pietra tombale di 16 pagine, che non servirà a nulla. Il ricorso è apparso ieri su un sito giuridico, una settimana dopo l’invio in Cassazione. Scelta di basso profilo opposta all’exploit mediatico dell’ordinanza considerata totalmente infondata.
A pagina 3 il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio e il sostituto Gloria Andreoli, partono all’attacco: «Si ritiene che (…) il Gip nel pronunciarsi sulla legittimità dell’arresto di Carola abbia travalicato i limiti di approfondimento attenenti a tale fase procedendo a un’autonoma valutazione dei dati in suo possesso e pervenendo a un giudizio sostanziale della gravità indiziaria». Un giudizio che travalica le competenze del giudice ed è comunque sballato. A cominciare dal non avere considerato «nave da guerra», la motovedetta della Guardia di finanza schiacciata dalla capitana contro la banchina per sbarcare i migranti. «È di tutta evidenza – scrive la procura di Agrigento – che l’affermazione del Gip sia stato frutto di autonoma interpretazione che non trova alcun appiglio nella sentenza della Corte costituzionale» citata da Vella. «Al contrario si precisa che la giurisprudenza in più casi ha qualificato le motovedette della Guardia di finanza come navi da guerra» si legge nel ricorso.
Dalla pagina 8 in poi viene smontata, pezzo per pezzo, la tesi del Gip sul «dovere di soccorso e assistenza ai naufraghi», che permetteva a Carola di fare quello che voleva forzando il blocco del Viminale. Innanzitutto «il Gip ha affrontato tutta una serie di valutazioni in ordine alla condotta di Rackete fondando per buona parte le proprie argomentazioni sulle dichiarazioni dell’indagata». Il ricorso sottolinea che il governo stava per risolvere il caso a livello europeo, ma la capitana ha compiuto l’atto di forza senza tenerne conto. I procuratori si chiedono, inoltre, come sia possibile che la Gip si aggrappi alla giustificazione di un «soccorso in mare avvenuto 15 giorni prima dell’arresto». E ribadiscono che davanti a Lampedusa «i migranti non erano più esposti a un pericolo imminente per la loro vita e incolumità». Una serie di «mazzate», che spiegano come «non poteva ragionevolmente ritenersi giustificata l’azione di forza della Rackete, che per attuare nella maniera ottimale un dovere, esponeva con la propria manovra di schiacciamento della motovedetta V.808 verso la banchina, a concreto pericolo sia i migranti, che l’equipaggio della motovedetta».
In definitiva «la conclusione a cui è pervenuto il Gip si ritiene contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata», ma ha comunque trasformato Carola in eroina con un’aureola innocentista in nome di un superiore diritto umanitario deciso dai talebani dell’accoglienza. «Diritto» sancito di fatto dall’ordinanza, che ha avuto un enorme clamore mediatico. A differenza dal ricorso che la fa a pezzi passato sotto silenzio
FONTE – http://m.ilgiornale.it/news/2019/07/24/la-liberazione-di-carola-un-errore-madornale-la-gip-smentita-dai-capi/1731097/
Inchiesta sulla nuova criminalità, violenta e pericolosa, che sfrutta i migranti arrivati sui barconi
Il «culto», o, per capirci, la cosca emergente sono i Black Cats: i Gatti neri. Hanno tatuato il felino su una spalla e le profonde cicatrici sull’addome sono il risultato del rituale di affiliazione. Sono l’evoluzione della mafia nigeriana, una delle «più pericolose, aggressive e pervasive tra le mafie transnazionali» come l’ha definita l’ex procuratore antimafia Franco Roberti. I Gatti neri, che vestono di giallo e di verde, sulla dorsale adriatica hanno in mano lo spaccio di droga, la prostituzione soprattutto minorile e la tratta delle bianche: italiane tossicodipendenti adescate con le dosi e poi segregate negli appartamenti. Ne affittano a centinaia, ora li comprano anche, soprattutto nelle zone terremotate, investono in attività commerciali e prestano a usura.
I Black Cats sono una derivazione «colta» dei Black Axe, la più aggressiva tra le mafie nere e hanno la loro cattedrale in Campania sulla costa domiziana a Castelvolturno: 20 mila italiani e 25 mila clandestini africani in un labirinto dove c’è una sola legge, la violenza.
I Black Cats hanno la loro centrale operativa a Padova e lì, a Cadoneghe, il 22 novembre scorso la Squadra mobile ha arrestato il capo dei capi, Fred Iyamu. Lo chiamano «Gran Ibaka». Ci sono arrivati con un’inchiesta partita a Cagliari dove hanno arrestato altri 15 nigeriani. La sua storia è comune a molti mafiosi neri. È arrivato nel 2006 col barcone. Si è sposato a Cadoneghe con una ragazza pugliese, ha ottenuto il permesso e ha sostituito al vertice della mafia il capo dei capi in Italia Osahenagharu Uwagboe, detto Sixco, arrestato nel 2016 a Zivio vicino a Verona. E, ancora, nella città del Santo nel corso dell’operazione che ha acceso la polemica tra l’allora procuratore di Torino Antonio Spataro e Matteo Salvini, accusato dal magistrato di aver favorito i nigeriani annunciando prematuramente l’arresto di 15 pericolosissimi componenti dei Black Axe il 5 dicembre del 2018, sono state messe le manette a Edoseghe Terry, un don (cioè un capo), a Ezuma Christian Onya e a una maman, che gestisce le prostitute, Franca Udeh.
Segnalazione di www.unavox.it
Il 17 giugno 2019 è stato pubblicato un documento inquietante “Instrumentum Laboris” per il Sinodo amazzonico. Il documento ha tre parti.
La prima parte è intitolata: “La voce dell’Amazzonia”.
Con la condanna del colonialismo allo stesso tempo si condanna l’opera apostolica dei missionari, i loro sacrifici e il loro martirio. Il testo eretico e gnostico contraddice fondamentalmente alla fede cattolica. L’uomo è inteso come parte integrante della natura. Questa è l’eresia del panteismo. La creazione è indicata come “Madre Terra”. Questo termine è comunemente usato dal movimento New Age. L’animismo, che offre sacrifici ai demoni, qui è elogiato come autentico valore spirituale. Come tale, secondo il documento, esso dovrebbe diventare una nuova lingua della Chiesa. La Sacra Scrittura, tuttavia, avverte con forza: “Le cose che i pagani sacrificano, sacrificano ai demoni e non a Dio” (1 Cor. 10, 20).
La seconda parte del documento è intitolata: “Ecologia integrale” (l’attività della Chiesa nella lotta contro la crisi socio-ambientale).
Oggi l’ecologia, insieme all’ideologia di genere, ai vaccini nocivi, ai narcotici e all’eutanasia è integrata nel programma di riduzione dell’umanità.
Quando Francesco sostiene l’islamizzazione dell’Europa, asserisce che combatte per i cosiddetti diritti dei rifugiati. Allo stesso modo, si sforza di diffondere il paganesimo in America meridionale e manipola l’opinione dicendo che combatte per i diritti degli indigeni.
La terza parte del documento è intitolata: “Chiesa profetica in Amazzonia: sfide e speranze”.
Si tratta di una falsa profezia. Bergoglio si occupa principalmente della promozione dell’ordinazione delle donne come sacerdotesse. I pagani hanno le loro sacerdotesse che offrono sacrifici ai demoni. Tali rituali sono collegati con l’immoralità. Bergoglio, inoltre, si sforza di introdurre elementi pagani e spirito pagano nella Liturgia.
Il Sinodo dell’Amazzonia che si svolgerà dal 6 al 27 ottobre 2019, è il prossimo della serie di programmi di azione veemente e volutamente promossi dallo pseudo Papa Bergoglio. Bergoglio distrugge gli ultimi principi dottrinali e morali. Egli abusa della suprema autorità nella Chiesa contro Dio e contro i credenti cercando così di distruggere l’istituzione stessa del papato. Invece del vero pentimento, guida i cattolici su un largo cammino verso la perdizione eterna.
In precedenza, Bergoglio ha delineato il programma dell’eretica Amoris Laetitia. Essa nega le norme morali oggettive e abolisce il carattere vincolante della Legge di Dio.
I suoi documenti eretici distruggono l’essenza del cristianesimo. Egli non solo scrive i documenti, ma crea letteralmente condizioni pratiche per la distruzione del cristianesimo.
Va in linea con l’attuale programma di devastazione delle Nazioni Unite. Sostiene la immoralità nei bambini approvando la cosiddetta educazione sessuale. Questo è il crimine non solo contro bambini e genitori, ma anche contro l’umanità. Di fatto questa è la satanizzazione dei bambini.
La vicenda di Bibbiano (nella quale – ricordiamo – i bambini venivano sottratti alle proprie famiglie per essere dati a coppie omosessuali) nasce dall’ideologia corrente. Mi riferisco a quella progressista, secondo la quale il vero titolare dell’educazione del bambino non è la famiglia, bensì lo Stato. Solo quest’ultimo e i servizi sociali, infatti, sarebbero in grado di capire se un bambino sta bene o male e dove è meglio collocarlo.
Ps. Guarda anche la Zuppa di Porro in cui denunciamo il silenzio assordante su questa vicenda o il post di Alessandro Meluzzi sulle complicità ideologiche e gli affari
fonte – https://www.nicolaporro.it/dietro-bibbiano-ce-lideologia-progressista/
Sergio De Vita è stato deferito al proprio Ordine di competenza, quello degli Psicologi, per aver sostenuto – peraltro da privato cittadino e senza coinvolgimenti riconducibili alla professione – posizioni refrattarie al “pensiero unico” in materia di gender studies. Abbiamo intervistato uno dei suoi legali, l’avvocato Monica Boccardi.
In un comunicato stampa di qualche giorno fa (18 luglio 2019) il Segretario dei Giuristi per la Vita, l’avvocato Filippo Martini, ha dato notizia del felice esito della causa mossa dal presidente dell’Arcigay di Rimini al dott. Sergio De Vita, causa che si è conclusa con l’archiviazione, ossia con il più pieno proscioglimento dalle accuse.
I Giuristi per la Vita hanno ottenuto dal Consiglio dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna il riconoscimento del diritto, tutelato costituzionalmente, ad esprimere le proprie opinioni, per uno psicologo iscritto al suddetto ordine, il Dott. Sergio De Vita.
Il professionista era stato segnalato più volte dal presidente dell’Arcigay riminese Marco Tonti, tra l’altro, per numerosi post pubblicati sui social, nei quali esprimeva a titolo personale, senza mai aver indicato la propria qualità professionale, il suo pensiero, anche politico e di credente cattolico, sul “gender”, sulla violenza di genere, sull’omofobia, sull’educazione alla affettività/sessualità e sulla famiglia.
Sottoposto a procedimento disciplinare con l’accusa di aver violato l’art. 38 del codice deontologico, cioè i principi del decoro e della dignità professionale, è stato pienamente “assolto” dalle accuse, con il riconoscimento esplicito e testuale che “i post pubblicati – esaminati nel loro contesto – non paiono apertamente offensivi o polemici e quanto ivi contenuto rappresenta espressione della libertà di pensiero costituzionalmente garantita”.
Il procedimento è stato quindi archiviato.
L’associazione, insieme al Dott. De Vita, esprime il proprio compiacimento per la correttezza giuridica e morale della decisione, presa a stragrande maggioranza dei consiglieri.
Un grazie sentito ai nostri soci, avvocati Monica Boccardi di Rimini e Francesco Farolfi di Forlì che hanno ottimamente coadiuvato il professionista.
La giunta di Bibbiano, dopo l’arresto del sindaco del Pd Andrea Carletti, difende il primo cittadino e gli esprime vicinanza e solidarietà: “Abbiamo assoluta certezza – affermano i componenti la giunta – che Andrea abbia sempre operato nel rispetto delle norme. La nostra fiducia incondizionata va al lavoro della Magistratura, che ci auguriamo faccia luce sui fatti al più presto. Prima che come sindaco, conosciamo Andrea come uomo e siamo assolutamente convinti della sua estraneità ai fatti”.
Secondo gli investigatori però il sindaco di Bibbiano e delegato dell’Unione dei Comuni di Val d’Enza alle politiche sociali Andrea Carletti sapeva tutto del business sui minori. Per il gip di Reggio Emilia in costante raccordo con un’altra indagata, Carletti era “pienamente consapevole della totale illiceità del sistema descritto e della assenza di qualunque forma di procedura ad evidenza pubblica volta all’affidamento del servizio pubblico di psicoterapia a soggetti privati”. Tanto che, si legge nell’ordinanza, lo stesso sindaco “disponeva lo stabile insediamento di tre terapeuti”, della Onlus coinvolta “al fine dello svolgimento, a titolo oneroso ed in assenza di qualunque titolo, della attività di piscoterapia con minori in carico ai Servizi Sociali”.
Il vicepremier Luigi Di Maio scrive al ministro della Famiglia Fontana invocando una verifica su tutto il sistema nazionale degli affidi e poi non fa sconti al Pd: “Quello che viene spacciato per un modello nazionale a cui ispirarsi sul tema della tutela dei minori abusati, il modello ‘Emilia’ proposto dal Pd, si rivela oggi come un sistema da incubo”. Nicola Zingaretti non ci sta e replica: “Patetici i tentativi di strumentalizzare politicamente questo dramma…”.
Nessun prodotto nel carrello.
Il tuo account verrà chiuso e tutti i dati verranno eliminati in modo permanente e non potranno essere recuperati. Sei sicuro?