Il cosmopolitismo massonico & il subalterno delirio cattolico

Condividi su:

hegel

Segnalazione di Federico Prati

 di Piero Vassallo

Parodia dell’autentico ecumenismo, il cosmopolitismo è generato dall’illuminato rifiuto (cartesiano, spinosiano, kantiano, hegeliano, heideggeriano, rahneriano) della verità di ragione e dalla massonica utopia intorno a una pace universale, che si potrebbe ottenere magicamente dalla festosa ma innaturale fusione di etnie guidate da pensieri religiosi e sentimenti tra di loro irriducibili.

L’armonioso progetto (o sogno o incubo) contempla – in una nuvola esoterica – etnie animate dal risentimento nutrito dalla memoria di presunti crediti storici, da riscuotere nei paesi ospitanti, ad esempio la cacciata dei mori dalla Spagna e la bruciante umiliazione dei turchi a Lepanto, Il qualunque uditore della sacra ma non santa musica cosmopolita – cioè iniziatica – potrebbe facilmente capire che il babelico trasferimento di popoli appartenenti a culture irriducibili quando non strutturalmente conflittuali, in un unico territorio può produrre soltanto due incresciosi risultati: o la tirannia del popolo migrante sul popolo ospitante, o una strisciante guerra di civiltà e/o di religione.

Continua a leggere

Bergoglio alla Casa Bianca, Obama invita trans, blogger gay ed una suora pro-aborto

Condividi su:

Obama

 

Durante il prossimo viaggio di Papa Francesco negli Stati Uniti ci sarà un incontro con il presidente Obama alla Casa Bianca. È stata resa nota la lista degli invitati che parteciperanno all’evento. C’è Mateo Williamson, biologicamente donna, ma che sostiene di essere uomo, ex co-presidente del “Transgender Caucus for Dignity USA”, come pure Vivian Taylor, direttore esecutivo di un gruppo di LGBT Episcopaliani; ci sarà anche il vescovo episcopale in pensione Gene Robinson, membro del Center for American Progress. Robinson, già sposato con una donna per quattordici anni, si separò dalla moglie per unirsi in unione civile con un uomo, dal quale ha poi divorziato lo scorso anno. Robinson è un attivo frequentatore di eventi organizzati dall’amministrazione Obama.

Continua a leggere

Che fine ha fatto la riforma della Giustizia?

Condividi su:

toga

Segnalazione Quelsi

by Andrea Asole

La riforma della Giustizia: è stata il cavallo di battaglia del centrodestra per anni: oggi è finita nel dimenticatoio, soppiantata da riforme del Senato e da leggi elettorali.

Nel frattempo nel Paese capitano storie come questa: un uomo di 46 anni sta passando nove anni della sua vita in carcere per via di una condanna per abusi sessuali sui figli. Peccato che l’uomo non abbia fatto nulla di tutto ciò: i figli avevano dichiarato il falso spinti dalla madre che voleva ottenere l’affidamento esclusivo dei figli nell’ambito della separazione e il tribunale di Brescia ha condannato l’uomo solo sulla base di queste dichiarazioni e nonostante il fatto che i periti da questo nominati non abbiano confermato gli abusi; inoltre contro l’uomo non vi era nessun altro tipo di prova se non le dichiarazioni dei figli. Il figlio maggiore, oggi ventiquattrenne, ha lasciato un memoriale, acquisito dall’avvocato del padre, in cui afferma che le dichiarazioni rilasciate furono indotte dalla madre. Ricapitolando: un uomo si è fatto nove anni di prigione sulla base di dichiarazioni senza alcun riscontro effettivo e senza che a nessuno sia venuto il sospetto di qualche manipolazione della madre (strano che in tribunale non ci abbia pensato nessuno, visto che il 94,2% delle denunce di abusi sui figli a carico del padre durante la fase di divorzio di solito è falso).

Continua a leggere

La lotta armata in Irlanda del Nord

Condividi su:

Belfast – Targa in memoria di un volontario dell’IRA morto nel 1992 -Photo credits Fabio Polese

Sono passati più di 17 anni dal «Good Friday Agreement», gli accordi di pace firmati nell’aprile del 1998 dal governo britannico ed irlandese e dieci da quando l’«Irish Republican Army» (IRA) ha annunciato l’inizio della distruzione degli armamenti. Ma proprio in questi giorni il gruppo paramilitare irlandese è tornato a far parlare di se e ha messo in crisi il governo.

Giovedì scorso, Peter Robinson – leader del Partito unionista democratico (DUP) – si è dimesso dalla carica di primo ministro a seguito del mancato accordo sulla «crisi paramilitare» in atto. Tutto è iniziato con il fermo di tre esponenti di spicco dello Sinn Fèin – il partito storico dei nazionalisti repubblicani, diventato ora la seconda forza politica del Nord Irlanda – per l’omicidio di Kevin McGuigan, un ex militante dell’IRA, avvenuto il 12 agosto scorso. Secondo il DUP, la Provisional IRA – un’organizzazione paramilitare nata dalla scissione dell’IRA e legata negli anni passati allo SF -, in violazione degli accordi di pace firmati, avrebbe ancora strutture armate e operative.

Continua a leggere

Ora l’Europa chiude i confini. Ma noi restiamo un colabrodo

Condividi su:

strip_profughi_masini

Ora l’Europa chiude i confini Ma noi restiamo un colabrodo

Austria, Olanda e Slovacchia seguono l’esempio della Germania, che presa d’assalto dai profughi ripristina i controlli. La Francia pronta a imitarle

Sognava un «asilo senza limiti», ma fa i conti con un’Europa a pezzi. E con una Germania che le si rivolta contro. Il catastrofico fallimento di Angela Merkel tracima da tutte le sbrindellate frontiere di un Vecchio Continente travolto dallo tsunami umano che lei stessa ha evocato. Frontiere dove tutti si vanno adeguando alla decisione tedesca di ripristinare i controlli, con la notevole eccezzione dell’Italia. I primi a farlo sono gli austriaci, seguiti a ruota da slovacchi e olandesi e, nella serata di ieri, anche dai francesi: al valico del Brennero ieri mattina le guardie di confine di Vienna hanno fermato e rimandato in territorio italiano 60 migranti, nelle stesse ore in cui altri 80 raggiungevano la stazione di Bolzano diretti a nord; e il ministro degli Interni di Parigi Bernard Cazeneuve annunciava ieri sera l’intenzione di riprendere i controlli alle frontiere con l’Italia.

Se il generalizzato addio a Schengen è il segno più evidente dell’insuccesso della Merkel la crepe più pericolose per il suo futuro politico emergono dalla stessa Germania. Una Germania improvvisamente terrorizzata davanti ad una marea umana difficilmente quantificabile. Un terrore sintetizzato dal vice cancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel che annuncia, nonostante la sua matrice di sinistra, l’avanzata di «oltre un milione di profughi». Un’implicita sottolineatura degli errori di una Cancelliera convinta fin qui di cavarsela con un massimo di 800mila accoglienze entro la fine del 2016. Ancor più significativo è l’altolà di Horst Seehofer, leader della Csu, la formazione bavarese «sorella» della Cdu della Merkel. Non pago di aver liquidato il via libera ai profughi come «un errore destinato a venir scontato a lungo» Seehofer annuncia un incontro con Viktor Orbàn, il premier ungherese incarnazione di tutte le politiche migratorie antitetiche a quelle della Cancelliera.

Ma se la Germania di Angela trema, l’Europa già affonda. L’immagine più eloquente del disastro sono i giardini pubblici di Bruxelles. Lì – intorno al palazzo Justus Lipsius, dove i ministri europei cercavano ieri un accordo sull’immigrazione – bivaccano da sabato un migliaio di rifugiati. La falda freatica pronta a sbriciolare l’Europa s’allunga però dai confini di Austria e Ungheria. Qui l’annuncio, domenica sera, dell’inattesa ripresa dei controlli alla frontiera innesca – per l’inevitabile regola dei vasi comunicanti – lo spostamento di migliaia di rifugiati verso l’Austria. Domenica alle frontiere di Vienna se ne ammassano 14mila, arrivati dall’Ungheria e colti di sorpresa dalla decisione tedesca. E a quei 14mila se ne aggiungono, ieri, altri 7mila. Un’invasione che spinge il cancelliere Werner Faymann a mobilitare l’esercito per controllare i confini. L’epicentro del terremoto resta invece l’Ungheria. La nazione magiara, solcata dall’inizio dell’anno da oltre 190mila rifugiati, è lo snodo cruciale della rotta turco-greco-balcanica. Ma è anche l’icona dell’Europa contraria ai diktat umanitari di Berlino e Bruxelles. Un’Ungheria decisa a sostenere l’inviolabilità delle frontiere e i principi, improvvisamente desueti, dell’identità e della sovranità nazionale. Non a caso Budapest introdurrà oggi misure d’emergenza basate sull’internamento dei profughi pronti a farsi registrare, sul respingimento di chi non l’accetta e sull’arresto e l’incarcerazione di quanti varcheranno illegalmente le frontiere. Proprio in vista di ciò Budapest ha accelerato sabato la partenza dei treni di migranti diretti in Austria e Germania innescando il caos che ha spinto Berlino e Vienna a riattivare i controlli.

In tutto questo la vera goccia capace di far traboccare il vaso è la notizia del completamento, entro oggi, della barriera di filo spinato che sigillerà il valico con i territori di Belgrado. Proprio quella goccia spinge, in queste ore, migliaia di rifugiati arrivati in Serbia a tentare il tutto per tutto per non ritrovarsi tagliati fuori dalla lunga marcia. E dal già infranto sogno tedesco.

Continua a leggere

Nasce il “Consulente Comico del papa”, e non è uno scherzo…

Condividi su:

Volete far ridere il papa? No, seriamente

Joke With the Pope lancia un’iniziativa per sottolineare la gioia e l’umorismo

popefrancis laughing

Papa Francesco potrebbe farsi una bella risata se guardasse un nuovo sito web intitolato Joke with the Pope, lanciato di recente in vista della sua visita negli Stati Uniti a fine settembre.

L’allegra iniziativa mira ad aiutare a diffondere “lo spirito gioioso di papa Francesco”, ha detto padre Andrew Small a The Catholic Register. Padre Small è il direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, lo sponsor di Joke with the Pope, che lavora per diffondere la fede cattolica ovunque, soprattutto nelle zone più povere e remote.

“In questa gioia, siamo capaci di sollevare i nostri cuori e di raggiungerci l’un l’altro”, ha detto il sacerdote. “Anche se questo è tutto ciò che possiamo condividere – un sorriso, una risata o, come il papa, una specie di tocco di compassione –, penso che ci aiuti a cambiare il mondo una risata per volta”.

Da ora fino al 2 ottobre, cattolici e non cattolici sono invitati a sottoporre una barzelletta sul papa o sulla Chiesa – per iscritto o via video – a jokewiththepope.org.

Ogni partecipante potrà scegliere una di tre cause caritative da sostenere se il suo contributo risulterà vincitore: ospitare i senzatetto in Etiopia, nutrire gli affamati in Kenya o aiutare i bambini bisognosi in Argentina.

Se volete inviare la vostra migliore barzelletta su “papa, rabbino e Dalai Lama”, però, siete avvertiti: il vostro giudice sa qualcosa dell’umorismo. L’attore Bill Murray, cattolico, sarà infatti “Consulente Onorario della Comicità Pontificia” e aiuterà a scegliere il vincitore, che verrà annunciato il 5 ottobre.

Il premio, oltre ad aver fatto ridere Bill Murray – e magari il papa stesso –, sarà il titolo di “Consulente Comico Onorario del papa”, e le Pontificie Opere Missionarie doneranno 10.000 dollari alla causa scelta dal vincitore.

La campagna digitale Joke With the Pope mira anche a diffondere la nuova app di Missio, un sito aggregatore di notizie aggiornato che collega gli utenti a centinaia di progetti in tutto il mondo.

Continua a leggere

Putin ha di nuovo sorpreso i nostri stolidi ottusi dittatori?

Condividi su:

ZAR PUTIN

Anzitutto vorrei mostrare come la vera dittatura totale e stolida, sotto cui soffochiamo, sia l’Ottusità.

Cominciamo con la Cancelliera.

L’ultima notizia: “Berlino minaccia di tagliare i fondi UE ai paesi che si oppongono alle quote di rifugiati”.

Ora, se questa frase vi sembra sensata, significa che anche voi siete sotto il tallone della peggiore dittatura: quella dell’idiozia. Prima osservazione: come mai “Berlino” (nel caso, il ministro tedesco dell’Interno Thomas de Maizère) si arroga il potere di disporre dei fondi europei? Tali fondi, detti “strutturali”, non sono pagati dai contribuenti tedeschi, ma da tutti gli europei. “Berlino” ha il diritto di negarli, in modo unilaterale e senza consultare gli altri stati-contribuenti? E’ questo unilateralismo coerente con i famosi principii e i famosi valori europei, per non dire gli statuti e i trattati?

Continua a leggere

Ebrei

Condividi su:

GIUDEA

Segnalazione di Federico Prati

Un ebreo che vive in Italia è un italiano di religione ebraica oppure un israeliano che abita in Italia e magari si fa passare per italiano?

Il problema è nato con la prossima nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatore israeliano in Italia

di Maurizio Molinari per “la Stampa”

Ripensate la nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatrice d’Israele in Italia:

a recapitare questo messaggio al presidente Reuven Rivlin è stato il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, durante un incontro privato a cui erano presenti il presidente delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, e il presidente della Comunità di Roma, Ruth Dureghello.

A rivelare i contenuti del colloquio è il quotidiano «Haaretz» con un racconto dettagliato firmato da Barak Ravid, commentatore politico, citando fonti israeliane testimoni di quanto avvenuto. Il colloquio si è svolto nella sala privata della Sinagoga di Roma, a margine del discorso pubblico rivolto da Rivlin alla comunità locale. In quella sede, a porte chiuse, Di Segni ha fatto presenti due obiezioni che «Haaretz» riassume così. Primo: «Grande preoccupazione per l’impatto negativo per la Comunità ebraica e le relazioni fra Israele e Italia» per la sovrapposizione fra le due identità di Nirenstein. Secondo: «Nirenstein è quasi del tutto identificata con la destra in Italia e ciò può avere conseguenze negative perché il governo è di sinistra».

Continua a leggere

L’intervento russo in Siria: i dettagli

Condividi su:

putin-assad

Segnalazione di Federico Prati

settembre 13, 2015

Ziad Fadil, Syrian Perspective

12 settembre 2015

Il mondo diplomatico è in fermento parlando dell’audace colpo di Vladimir Putin in Crimea, Ucraina e ora in Siria. Nonostante le chiacchiere anti-russe della stampa occidentale, un’istituzione sempre più ignorata e disprezzata dalla gente comune, i passi russi sono prevedibili e coerenti con l’insistenza palesemente giustificata della Russia a un mondo senza il monopolio unipolare degli Stati Uniti. Dall’inizio della guerra siriana, pianificata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia come rivelano Wikileaks e l’ex-ministro degli Esteri francese, e finanziata principalmente dalle kakocrazie saudita e qatariota, e supportata dal turco megalomane neottomano Recep Tayyip Erdoghan, la Russia impone con forza il principio di non intervento negli affari interni di altri Paesi, posizione storicamente snobbata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito. La Russia rifornisce la Siria di armamenti, senza violare una qualche risoluzione dell’UNSC, né rifornisce l’esercito siriano gratuitamente. I giorni i cui l’Unione Sovietica scaricava enormi quantità di armi agli alleati sono finiti. Oggi Mosca si aspetta che i suoi prodotti siano pagati, e oggi la Siria (che non aveva debiti nel marzo 2011) ha ipotecato la base navale di Tartus, accettando crediti da Mosca, e dipende dal suo più stretto alleato, l’Iran, per ulteriori aiuti. Sfruttando con intelligenza tutto questo il governo siriano può sopportare i crimini di guerra commessi dai sociopatici di Washington. La Siria è solida e la sua economia migliora nonostante la devastazione delle infrastrutture da parte dei terroristi stranieri e di certi traditori siriani il cui destino è segnato dal sangue siriano. Consiglieri russi rientrano nel rapporto tra la Siria e il gigantesco alleato a nord. Nuovi sistemi di armamenti vengono assorbiti senza inviare il personale tanto necessario in Russia per addestrarlo. La Russia invia semplicemente le armi via mare per lo più, assieme agli esperti per l’addestramento che arrivano in genere nella base aerea di Maza presso Damasco. Per un certo periodo, la Russia ha anche fornito consigli tattici all’alto comando siriano, basati sull’esperienza della Russia nella lotta al terrorismo in Afghanistan e Cecenia. Tale rapporto è stato interrotto per un breve periodo di tempo, quando il governo siriano sperimentò le nuove strategie del generale iraniano Qasim Sulaymani che non hanno prodotto i risultati attesi. Oggi la Russia è tornata. Perché?

Continua a leggere

Migranti ospitati a Buchenwald, critiche in Israele

Condividi su:

buchenwald-300x238

Ventuno persone in attesa di asilo vivono da gennaio in casette costruite negli anni 50 sul luogo dove sorgevano baracche di temporaneo trasferimento per gli internati destinati al campo. I sopravvissuti alla Shoah: “Quel luogo va preservato per la memoria, non può servire da alloggio”

BERLINO – Polemica e stupore in Israele per il rilancio della notizia che un gruppo di migranti è da mesi alloggiato in Germania, sia pure in via temporanea, in una struttura vicina all’ex campo di concentramento di Buchenwald. Si tratta di 21 migranti in attesa di sapere se la loro domanda di asilo sarà accettata e che ricevono vitto, alloggio e una modesta cifra quotidiana per provvedere alle necessità immediate.

  Continua a leggere

Gerusalemme, scontri sulla Spianata delle Moschee:110 palestinesi feriti o intossicati

Condividi su:

spianate-delle-moschee-300x300

Segnalazione di Federico Prati

FONTE TG5

14:56 – Sono 110 i palestinesi rimasti feriti o intossicati negli scontri avvenuti contro la polizia israeliana nella mattina di domenica sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. A riportarlo è l’agenzia palestinese Maan. Secondo il presidente dell’associazione Mezzaluna Rossa, la maggior parte sono “casi di soffocamento” per i lacrimogeni, mentre venti tra i feriti sono stati trasferiti in ospedale.

I media palestinesi rivelano che tra i feriti, tre hanno riportato lesioni al petto e uno alla testa. Nella ricostruzione degli incidenti apparsa sull’agenzia Maan si riferisce che gli scontri sono avvenuti tra le forze israeliane e i giovani palestinesi, dopo “la chiusura delle mosche da parte dell’occupazione e l’imposizione di restrizioni per garantire le incursioni dei coloni per celebrare il Capodanno ebraico”.

Continua a leggere

Rifugiati in massa. Un Dramma o un Programma?

Condividi su:

RIFUGIATI

Segnalazione di Federico Prati

di JESÚS CALABUIG

Prospettare le cause del dramma a cui assistiamo dell’arrivo in massa di migranti /rifugiati in Europa non è un compito facile in una società che, intontita dalla televisione e dai media, accetta senza capacità di critica e di opinione sulle risposte che vengono dispensate dalle oligarchie europee.

Da alcuni giorni il possente apparato dei media occidentali sta promuovendo una corrente di sensibilizzazione e di accettazione delle idee pro- immigrazione, nello stesso modo in cui una volta si erano promosse l’affinità e la simpatia verso quei movimenti di protesta presumibilmente spontanei che furono pubblicizzati con il nome di “Primavere Arabe” che si affermava che avrebbero condotto verso la democratizzazione dei paesi del Medio Oriente, ma che, nonostante questo, hanno avuto il risultato di portare alla guerra, la distruzione, la morte e l’esilio di centinaia di migliaia di persone.

Continua a leggere

Il ricordo di don Titus Zeman, vittima del comunismo

Condividi su:

titus-zeman-nestandard1

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ricordo di Don Titus Zeman nel centenario della nascita (1915-2015)

La sua storia è un ottimo esempio di fedeltà alla causa di Don Bosco, in particolare attraverso lo zelo e l’amore per salvare la vocazione dei giovani salesiani con l’avvento e sotto il regime comunista.

Don Titus Zeman, salesiano slovacco, nacque da una famiglia cristiana il 4 gennaio 1915 a Vajnory, presso Bratislava. Desiderava diventare sacerdote sin dall’età di 10 anni, e compì gli studi ginnasiali e liceali nelle case salesiane di Šaštín, Hronský Svätý Benedikt e a Frištak u Holešova; nel 1931 intraprese il noviziato ed il 7 marzo 1938 emise la Professione Perpetua al Sacro Cuore di Roma.

Continua a leggere

La beffa di Oslo

Condividi su:

OSLO

Segnalazione Quelsi

by Giuseppe Mele

Fra pochissimo, il 15 ed il 16 settembre  p.v. si terranno a Lysaker (Oslo) sotto l’egida della Ricerca norvegese, i workshop riuniti dell’EqUIP. Sembrerebbe ippica, ed invece è la Piattaforma euroindiana per le scienze socioumanistiche, un progetto da 1,5 milioni che l’Europa finanzia dal 2010 sotto il coordinamento inglese, i network di ricerca scandinavi ed i report finali dell’austriaca ZSI. 50 agenzie governative o semi tali (come la nostra Apre)  assieme a sponsor e multinazionalisi interrogheranno  sullo scambio di esperienze comuni tra i due versanti del supercontinente Eurasiatico. Ospiti di tutto rispetto, tre centri di ricerca indiani storicofilosofici  (ICHR, ICPR e UGC) e con loro una pletora di ong, onlus e no profit indù. Ci saranno momenti alti di brainstorming politico, ispirati da metodologie quali i Giochi di Carte, il Disney Method ed il World Cafè Method. Dal Gioco a somma zero della Beautiful Mind al subbuteo dei Riotta, Capuzzo e Severgnini, dramma a quanto pare non solo nazionale.

Continua a leggere

Varsavia, Praga e Bratislava: nazionalisti in piazza contro i migranti

Condividi su:

 

ore 20 del 12 settembre 2015

Mentre in tutta Europa si sono svolte manifestazioni a favore dei profughi , diverse migliaia di nazionalisti anti-migranti si sono riuniti nelle piazze di Varsavia, capitale della Polonia, sventolando bandiere con la scritta: “L’islam è la morte dell’Europa”. Altre manifestazioni dello stesso tenore, con diverse centinaia di partecipanti, si sono svolte anche a Praga, capitale delle Repubblica Ceca, e a Bratislava, capitale slovacca. La Polonia, paese membro dell’Ue con 38 milioni di abitanti, non ha visto passare neppure un migrante sul suo territorio dall’inizio della crisi. Il governo di Varsavia si oppone fermamente al sistema delle quote obbligatorie

Continua a leggere

1 633 634 635 636 637 638 639 863