Usa, gaffe in tv: la stella di Davide è quella nazista

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ore 19 del 23 settembre 2015

I dettagli, spesso, contano più del contenuto di un servizio. Se ne sono accorti – a loro spese – i giornalisti dell’emittente WGN-TV che, durante il lancio di un servizio sulla festività ebraica dello Yom Kippur, hanno utilizzato nella grafica del teleschermo la stella di Davide con la scritta ‘Jude’, per di più su uno sfondo a righe che ricordava la divisa indossata nei campi di concentramento. Il simbolo giallo con la scritta usato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale per identificare i cittadini di origine ebraiche, è stato confuso con la tradizionale stella di Davide. L’errore ha suscitato immediate reazioni sui social network, dove è stata aspramente criticata la scelta iconografica frutto, probabilmente, di una svista. Il canale televisivo si è subito scusato con gli spettatori con un tweet

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Norvegia, la Polizia: “Abbiamo perso il controllo di Oslo”

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bandiera norvegia

Le sacche di immigrati che non vogliono integrarsi nella società europea sono una realtà in molti paesi del vecchio continente e in Norvegia, dove l’immigrazione ha cambiato il tessuto sociale della nazione, la Polizia ammette di “…aver perso il controllo sulla capitale Oslo…”

Il quartiere centralissimo di Gronland, a due passi dal parlamento norvegese, è un luogo che sembra più Karachi o Bassora: qui i criminali vendono droga a scena aperta. Secondo molti nel paese questa porzione della città non è più Europa.

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Putin parla a Netanyahu: sarcasmo contro chutzpah

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PUTIN + GIUDEO

Netanyahu s’è precipitato a Mosca, ha voluto assolutamente parlare con Putin, ed è stato accontentato. Si è lamentato perché il nuovo armamento russo fornito alla Siria è una minaccia esistenziale per Israele, povera angelica nazione sempre in pericolo. Secondo Bibi, Siria e Iran stanno fornendo queste armi ai “terroristi”, ossia ad Hezbollah, per “creare un secondo fronte terrorista sulle alture del Golan” (che fra parentesi Israele occupa illegalmente dal ’67).

La risposta di Putin è stata: tranquillo, in questo momento la Siria ha altre preoccupazioni, deve difendere la sua sovranità.

Ecco, letteralmente: “Per quanto riguarda la Siria, noi sappiamo e comprendiamo che lo stato siriano attuale non si può permettere di consacrare tempo all’apertura di un secondo fronte, sta cercando di preservare la propria sovranità”.

Putin ha però avuto molta comprensione per gli usuali, forse un tantino più insistiti piagnucolamenti del premier di Sion sul pericolo mortale che i razzetti di Hamas fanno sovrastare sul popolo ebraico. Ha accettato di “condannare” ufficialmente questi lanci. Con la seguente frase:

“Condanniamo i tiri di razzi contro gli israeliani. Per quanto ne so, tali tiri partono da installazioni artigianali”.

Installazioni artigianali.

Netanyahu se n’è tornato con le pive nel sacco. Aveva preteso di chiedere a Mosca di rinunciare nientemeno che alla sua strategia medio-orientale, il mantenimento dello sbocco nel Mediterraneo e dello sbocco in Europa, strategia che Putin ha dichiarato vitale per l’interesse nazionale russo. E cosa offriva in cambio? Nulla. Netanyahu era venuto a dare ordini, com’è abituato a fare in Occcidente.

Come abbiamo già raccontato sulla scorta di Debka File, Putin aveva offerto mesi fa a Bibi un’alleanza con Gazprom per lo sfruttamento congiunto del giacimento Leviathan, davanti al mare siriano-libanese. Probabilmente si aspettava dal sionista una risposta. Netanyahu è giunto a mani vuote, a dar ordini, senza contropartita. E’ stato mandato a casa. Sarcasmo contro Chutzpah.

La rottura strategica provocata dai russi con il loro dispiegamento a fianco dellla Siria sta producendo risultati, non del tutto comprensibili. Uno:

Si dimette a sorpresa il capo Usa della “coalizione anti IS”, quella finta

John Allen, generale, era stato incaricato da Obama di gestire come suprvisore la “coalizione anti-IS”; ossia la finta guerra contro lo stato islamico cui partecipano Giordania, sauditi, francesi, inglesi – insomma quelli che aiutano lo Stato Islamico. Allen è stato comandante supremo delle forze alleate in Afghanistan. Nessuna spiegazione è stata data del ritiro.

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Gender, truffa psicologica: il prof. psichiatra Meluzzi sbugiarda il ministro Giannini

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ministro

Il ministro Giannini ha parlato di “truffa culturale”, il nostro direttore ha risposto con “la vera truffa culturale”, ma noi con lei vorremmo capire se sul gender c’è o no anche una truffa psicologica. Confusione, uso dei termini, mancanza di distinzioni: il parlare ad esempio di identità di genere e non di sesso cosa comporta? «Ormai è in corso una grande operazione culturale che io chiamerei l’operazione culturale dell’indistinto che ha delle radici, delle origini molto forti. Si cerca cioè nel nome di una male indirizzata teoria della giustizia e dell’uguaglianza un uniformarsi sulle diversità. Una delle prime manifestazioni è stata l’eliminazione dell’idea di debolezza. Essere vecchio, soffrire di una malattia cronica è un segnale di debolezza. Però noi abbiamo sostituito le parole vecchio, sordo, cieco con degli eufemismi: la terza età, il diversamente giovane, il diversamente abile. Sull’onda di questo tentativo generoso si è arrivati alla fine delle altre distinzioni».

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ULTIM’ORA SIRIA, 28 caccia russi pronti a colpire l’Isis. E primi droni in volo

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La Russia ha dispiegato 28 aerei da combattimento in Siria. Lo sostengono fonti dell’amministrazione americana secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg. La conferma a France Press da funzionari statunitensi. «Ci sono 28 aerei russi da combattimento e d’attacco al suolo» schierati sulla pista di un aeroporto militare nella provincia di Latakia, roccaforte alawita del regime del presidente Bashar al Assad nella parte Nord-occidentale del Paese, hanno riferito i funzionari Usa parlando in condizioni di anonimato. Una svolta che confermerebbe la volontà di Mosca di creare una base militare per aiutare le truppe del regime di Damasco.

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Migrazioni di massa come arma geopolitica

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INVASIONE 2

Segnalazione di Federico Prati

di Luciano Lago

“Annegheremo l’Europa con una marea di migranti”, questa era stata la minaccia chiara e concisa che aveva lanciato alcuni mesi fa lo Stato Islamico. Una affermazione che non si è saputa o non si è mai voluta prendere sul serio ma che disgraziatamente sembra divenire realtà.

I media europei hanno battezzato questa come la più grande “crisi migratoria”

cui abbiamo assistito dalla Seconda Guerra mondiale, una tragedia umanitaria che avuto la sua origine immediata nell’arrivo massiccio in Europa di popolazioni provenienti da diversi paesi e diverse aree geografiche (Africa, Medio Oriente e Asia centrale), per la maggior parte di osservanza mussulmana sunnita con una diversa estrazione secondo i paesi di provenienza.

In realtà dietro questa “crisi migratoria” sembra esserci molto di più: una strategia pianificata di destabilizzazione di alcuni paesi europei con l’utilizzo dell’arma delle migrazioni di massa. Alcuni lo avevano previsto ma erano rimasti inascoltati. Vedi: Immigrazione di massa come arma letale del mondialismo.

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ISRAELE, I CURDI E LA DISSOLUZIONE DEL VICINO ORIENTE

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 BANIDERA CURDA

di Aldo Braccio

Sia la stampa inglese (in particolare quella finanziaria: Financial Times) che quella turca (per esempio Hürriyet del 25 agosto, che in effetti riprende la notizia citando come fonte il quotidiano inglese) hanno sottolineato gli ingenti approvvigionamenti petroliferi assicurati a Israele dal governo territoriale autonomo nordiracheno.

Le autorità curde fornirebbero attualmente a Tel Aviv più dei tre quarti (il 77 % per l’esattezza) del fabbisogno petrolifero. Da maggio all’11 agosto 2015 sono stati consegnati dal governo autonomo curdo a Israele 19 milioni di barili di petrolio, per un controvalore di circa un miliardo di dollari: si tratta indiscutibilmente di un grosso bottino realizzato attraverso il piano di smembramento del Vicino Oriente, cui accennavamo in un precedente articolo.

I pagamenti del greggio avverrebbero in anticipo sulla consegna, attraverso l’intermediazione di grandi compagnie mondiali che provvedono alla commercializzazione e alla consegna dell’oro nero; in particolare attraverso la Trafigura (coinvolta in scandali petroliferi in diversi Paesi, dal Sudafrica alla Costa d’Avorio e allo stesso Iraq) e attraverso la Vitol, due colossi dello stoccaggio e della successiva rivendita del petrolio.(1)

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Ecco le quattro grandi banche di Wall Street e le 8 famiglie collegate che dominano la finanza mondiale

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WALL STREET

Segnalazione di Federico Prati

di Luciano Lago

(controinformazione.info) – I media russi che trasmettono informazioni in forma alternativa (rispetto ai media occidentali) si sono presi la briga di sviscerare e segnalare in modo specifico quali siano gli oligopoli finanziari anglosassoni – le quattro mega banche – che hanno il controllo della finanza mondiale, come è venuto alla luce dai risultati inquietanti di una ricerca fatta da “Russia Today”: queste sono BlackRock, State Street Corp, FMR/Fidelity, Vanguard Group.

 È risultato fra l’altro che, anche che la “privatizzazione globale dell’acqua”

viene attuata dalle stesse megabanche di Wall Street, in concomitanza con la Banca Mondiale, fatto questo che arreca benefici nel suo insieme al nepotismo dinastico della famiglia Bush (grande famiglia di petrolieri), i cui componenti stanno cercando anche di prendere il controllo delle fonti d’acqua dell’Acuífero Guaranì in Sud America, una delle maggiori riserve d’acqua dolce del pianeta.

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Più di 1991 bambini palestinesi uccisi dai sionisti dal 2000 ad oggi

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BIMBO PALESTINESE

Segnalazione di Federico Prati

19/9/2015

Betlemme-Ma’an. Secondo i dati pubblicati giovedì 17 settembre da un’organizzazione internazionale in difesa dei diritti umani, dal 2000 sono stati uccisi dalle forze armate israeliane e dagli estremisti più di 1991 bambini palestinesi.

Una ricerca condotta dalla Defense for Children International – Palestina (DCIP) ha riferito che la continua costruzione di insediamenti a Gerusalemme Est e in Cisgiordania sta portando i minorenni palestinesi e le loro famiglie contro “le comunità coloniali israeliane, spesso violente, che si stanno espandendo”.

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La vigna e il cinghiale

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LEONE X

Segnalazione di Federico Prati

Perché hai abbattuto la sua cinta […]? La devasta il cinghiale del bosco (Sal 80 [79], 13-14).

Quando papa Leone X, nel 1520, applicò la metafora salmica al rivoluzionario di Wittenberg, la cinta della vigna diletta era ancora saldamente in piedi.

Certo, buona parte del Popolo di Dio – clero, religiosi e laici – aveva bisogno di un’urgente riforma, che alcuni illuminati vescovi e fondatori avevano già avviato; ma la devastazione provocata dal cinghiale fu allora efficacemente arginata da un Concilio ecumenico e dalle eroiche imprese apostoliche di nuovi ordini religiosi, come i Gesuiti e i Cappuccini, che riconquistarono alla Chiesa Cattolica ampie regioni d’Europa. D’altronde il ribelle, che morirà suicida dopo l’ennesima crapula, aveva avuto successo unicamente per ragioni politiche, grazie all’appoggio di principi altrettanto ribelli all’autorità costituita dell’Imperatore romano-germanico. L’Europa si spaccò in due e fu sconvolta da quasi un secolo e mezzo di guerre spaventose; ma la Chiesa Cattolica rimase cattolica.

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20 settembre 1870 ­ 2015: viva il Papa-Re!

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EVVIA IL PAPA RE

Segnalazione del Centro Studi Federici

 

20 settembre 1870 – 2015: viva il Papa-Re!

 

1) I caduti papalini del 20 settembre 1870

Nella battaglia del 20 settembre 1870, l’esercito italiano ebbe 4 morti e 9 feriti tra gli ufficiali, 45 morti e 132 feriti tra la truppa. I pontifici, invece, registrarono solamente 19 morti, deceduti il 20 settembre 1870 e nei giorni successivi in seguito alle ferite, e 68 feriti. Ecco l’elenco dei caduti pontifici:

Zuavi:

Sergente Duchet Emilio, francese, di anni 24, deceduto il 1 ottobre.

Sergente Lasserre Gustavo, francese, di anni 25, deceduto il 5 ottobre.

Soldato de l’Estourbeillon, di anni 28, deceduto il 23 settembre.

Soldato Iorand Giovanni Battista, deceduto il 20 settembre.

Soldato Burel Andrea, francese di Marsiglia, di anni 25, deceduto il deceduto il 27 settembre.

Soldato Soenens Enrico, belga, di anni 34, deceduto il 2 ottobre.

Soldato Yorg Giovanni, olandese, di anni 18, deceduto il 27 settembre.

Soldato De Giry (non si hanno altri dati).

altri tre soldati non identificati, deceduti il 20 settembre.

Carabinieri:

Soldato Natele Giovanni, svizzero, di anni 30, deceduto il 15 ottobre.

Soldato Wolf Giorgio, bavarese, di anni 27, deceduto il 28 ottobre.

Dragoni:

Tenente Piccadori Alessandro, di Rieti, di anni 23, deceduto il 20 ottobre.

Artiglieria:

Maresciallo Caporilli Enrico, italiano, deceduto il 20 ottobre.

Soldato Betti, italiano, deceduto il 20 settembre.

Soldato Curtini Nazzareno, italiano, deceduto il 20 settembre.

Soldato Taliani Mariano, di Cingoli, di anni 29, deceduto il 20 settembre.

Soldato Valenti Giuseppe, di Ferentino, di anni 22, deceduto il 3 ottobre.

(Attilio Vigevano, La fine dell’esercito pontificio, ristampa anastatica, Albertelli Editore, Parma 1994, pagg. 672-673; nel testo del Vigevano i nomi di battesimo sono stati italianizzati).

2) Esercito pontificio: paesi d’origine degli ufficiali e della truppa nel primo semestre del 1870

… Metà all’incirca di questa forza era italiana, l’altra metà era formata da individui di diverse nazionalità: la Francia vi figurava con circa 3000 uomini, il Belgio con 700 uomini, l’Olanda con circa 900, la Germania e l’Austria con 1200, la Svizzera con 1000, il Canada con 300; vi erano poi inglesi, russi, spagnoli, portoghesi, americani del nord; si aggiunsero infine le così dette rarità rappresentate da 3 turchi, 4 tunisini, 3 siriaci, un marocchino, 2 brasiliani, un peruviano, un messicano; l’estremo artico della terra v’era raffigurato da 2 svedesi del capo nord e l’estremo sud da un nativo della Nuova Zelanda (tutti di fede cattolica).

(A. Vigevano, op.cit., pag, 123)

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L’allarme dei media tedeschi: “Se la Russia ci attaccasse, non potremmo fare nulla”

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I carri armati tedeschi non sono in grado di fronteggiare i T-90 russi. Cresce la tensione in Europa

La Germania impotente davanti all’avanzata dei carri armati russi. È questo lo scenari ipotizzato dai media tedeschi e raccolto da difesaonline.it: “Nonostante nella Bundeswehr siano in servizio alcuni dei migliori carri armati al mondo, nulla potrebbero contro i nuovi tank russi. Le munizioni dei carri armati tedeschi, non sarebbero in grado di produrre abbastanza energia cinetica per mettere fuori uso l’ultima versione dei T-90 e dei T-80“.

Un fiasco totale, insomma. Le armi e la corazza del T-90 russo “sono state aggiornate rendendo la piattaforma ben diversa da quella entrata in servizio nel 1990. E nel 2017, entrerà in servizio il tank-killer: l’Armata“.

Inoltre, il governo tedesco ha realizzato imponenti tagli alla Difesa, portando così il numero dei Leopard-2 a 225 (come nota difesaonline, “durante la Guerra Fredda, i tedeschi avevano in inventario poco meno di 2400 Leopard di tutte le versioni“).

La crisi ucraina, però, ha destato parecchie preoccupazioni nel governo tedesco, che ha così deciso di ordinare altri 100 Leopard-2. Come nota difesaonline, però, il problema di questi mezzi sta “nel loro sistema di combattimento“. Come notano i media tedeschi, infatti, “per essere efficaci, i proiettili dei Leopard dovrebbero essere di uranio impoverito. Tuttavia, dal punto di vista politico questo è ormai inaccettabile“.

Foto tratta da Wikipedia

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Docenti a scuola di teorie pro-gender. Ed è bufera

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NO GENDER - Copia

In una scuola di Roma corso per “educare alle differenze”. Con il patrocinio del Comune. I genitori protestano

Roma – Nella fucina degli insegnanti pro-gender: a Roma la due giorni per «educare alle differenze». A fianco della cartina d’Italia, sul muro, alcune locandine colorate con diverse famiglie. Un bimbo, due bimbi, due mamme, due papà.

Non è la scuola del futuro, a Roma è già realtà. Sabato e domenica alla scuola Cattaneo, in pieno Testaccio, è andata in scena la due giorni di «Educare alla differenze» – appuntamento irrinunciabile per chi vuole introdurre nelle scuole italiane «un altro genere di informazione»: decisamente gay-friendly e, come va di moda ripetere, «libero da pregiudizi». È la fucina degli insegnanti «pro-gender» (o pro-studi di genere che dir si voglia). Ad organizzare tutto sono tre associazioni vicinissime alla galassia Lgbt, con tanto di patrocinio del Comune di Roma.

Docenti e genitori imparano come combattere il bullismo, ma anche come insegnare ai bimbi a liberarsi dagli «stereotipi di genere»: per la fascia d’età 0-6 anni, le insegnanti ricompongono in modo non convenzionale le fiabe ritagliate su fogli di carta: la principessa libera il principe, mentre la nonna va al ballo con il rospo. Biancaneve ingenua e bellissima – ça va sans dire – è un modello nefasto e superato. Altrove si utilizzano giochi da tavolo per riscrivere il vocabolario. Sulle carte del Memory, un maschio e una femmina costruiscono una casa: per distinguere le carte i bimbi sono costretti a dire «il muratore» e «la muratrice». C’è la teoria del genderbread, per cui l’identità sessuale non è mai definita ma sempre in divenire, mentre a proporre un «laboratorio sull’identità sessuale degli adolescenti» è il centro lgbt bolognese «Cassero», noto per aver organizzato una festa in cui uomini travestiti da Gesù mimavano atti sessuali con una grossa croce. Nell’aula a fianco, il tavolo «fuori programma» ospita «De-generiamo», un laboratorio di «quasi-danza» che vuole riflettere su «identità e stereotipi» esplorando «autoerotismo, post-pornografia, dominazione e sottomissione, bondage e burlesque». Il tutto nella cornice di un evento organizzato da associazioni che si propongono come interlocutrici del Miur al tavolo che dovrà discutere le linee guida per attuare la riforma della Buona scuola laddove (comma 16 legge 107/2015) parla di «educare alla parità tra i sessi, prevenire violenza di genere e discriminazione, informare e sensibilizzare studenti, docenti e genitori».

Il ministro – pardon, ministra – Giannini ha annunciato querele contro chi insinui che la riforma contenga riferimenti al gender. Come regolarsi con queste associazioni: ammetterle o no al tavolo del Miur, farle entrare o no in classe? Le associazioni dei genitori già sono sul piede di guerra e promettono battaglia.

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Santa Bernadetta, zuava del Papa

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SANTA BENEDETTA

Segnalazione del Centro Studi Federici

In occasione del 20 settembre ricordiamo l’eroismo dell’esercito pontificio con una lettera di santa Bernadetta Soubirous a Pio IX, in cui si definiva “zuava” del papa. La nota di mons. Trouchu, a margine della lettera, fa comprendere la forte ammirazione che i cattolici dell’epoca avevano per i soldati di Pio IX, in particolare per gli Zuavi. Ieri come oggi è importante imitare questi eroi nella difesa della causa cattolica, contro i nemici interni ed esterni della Chiesa e della regalità sociale di Cristo.

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India. Estremisti indù: «O la vita o Cristo»

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settembre 17, 2015Leone Grotti

Molti cristiani del villaggio Hututag, stato di Jharkhand, sono finiti all’ospedale. Il pastore della Comunità: «Dicono che ci bruceranno vivi»

 

«O rinunciate alle vostre vite o rinunciate a Cristo: scegliete». Sono queste le due possibilità che un gruppo di estremisti indù ha dato a una congregazione cristiana del villaggio di Hututag, nello stato di Jharkhand, India. I cristiani si sono rifiutati di abiurare e per questo sono stati minacciati, picchiati e derubati.

«NON SMETTEREMO». Circa 30 cristiani si erano riuniti venerdì in una casa insieme al pastore della comunità, Sarvajit Bharti, per pregare. Nel mezzo della preghiera delle donne hanno fatto irruzione in casa, insultandoli. Poi due uomini hanno portato fuori a forza un aiutante del pastore, picchiandolo e intimandogli di smettere di pregare. «Non ci fermeremo», gli ha risposto secondo quanto riportato da Morning Star News. «Non stiamo facendo niente di male».

ASCE, VANGHE E BASTONI. A quel punto 15 estremisti indù armati di pistole, asce, vanghe e bastoni hanno fatto irruzione nella casa, picchiando senza pietà i cristiani presenti. A una donna di 60 anni sono state fratturate entrambe le mani, un’altra di 30 anni è stata lasciata per terra in stato di incoscienza, altri ancora sono stati portati in ospedale in condizioni gravi.

«DICONO CHE CI BRUCERANNO VIVI». «È da aprile che continuano a metterci pressione, dicendo di scegliere tra la vita e Cristo, ci minacciano costantemente di cacciarci via dal villaggio se non torniamo a venerare gli idoli indù», spiega il pastore Bharti. «Hanno anche detto che ci bruceranno vivi. La situazione è difficile soprattutto per i bambini, che soffrono la sete, visto che nel villaggio impediscono ai cristiani di accedere ai pozzi».

CRESCE L’INTOLLERANZA. L’intolleranza nei confronti dei cristiani continua a crescere in India. Il mese scorso si è celebrato il settimo anniversario della strage di Orissa, nella quale circa 100 cristiani sono stati massacrati dagli estremisti indù, 56 mila cristiani sono rimasti senza casa, 6.500 case sono state rase al suolo e 350 chiese e luoghi di culto bruciati.

«AUMENTA LA NOSTRA FEDE». L’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, monsignor John Barwa, ha però dichiarato a Fides che la fede degli indiani non diminuisce, nonostante le persecuzioni: «La fede dei cristiani diventa sempre più forte davanti alle persecuzioni. Abbiamo anche deciso di istituire una “Giornata dei martiri” per ricordare le vittime di Orissa. Intendiamo dare così alle famiglie delle vittime profonda consolazione, perpetuando la memoria dei loro cari e riconoscendoli come martiri: sono morti infatti per la loro fede cristiana e la testimonianza di Cristo».

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Vicenza, proteste e preghiere “riparatrici” per pièce teatrale

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VICENZA – Non poteva essere più turbolento il debutto della “Prima lettera di San Paoli ai Corinzi”, della catalana Angelica Liddell, opera che mescola sesso e religione. Preghiere, crocifissi, manifesti del sindaco Variati e del vicesindaco Bulgarini d’Elci imbrattati con vernice marrone, cori di protesta. Questo lo show fuori dal teatro Olimpico di Vicenza, mentre andava in scena lo spettacolo, in cui i protagonisti si mostrano nudi davanti al crocifisso.

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