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Bergoglio avrebbe tumore al cervello, Vaticano smentisce

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Pope's General Audience

(ANSA) – ROMA, 21 OTT – Papa Francesco avrebbe una piccola macchia scura al cervello, un tumore curabile: lo scrive oggi Qn. Smentita di padre Lombardi: “Il papa sta svolgendo come sempre la sua attività intensissima. La diffusione di notizie infondate è gravemente irresponsabile non degna d’attenzione”.
Ma il direttore del quotidiano conferma: “Non abbiamo alcun dubbio sulla fondatezza della notizia”. Qn spiega che, secondo la clinica vicino Pisa che ha visitato Bergoglio, non ci sarebbe bisogno di un intervento.

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Putin a caccia di terroristi Isis: ”Voglio la testa di Jihadi John”

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Segnalazione Quelsi

by Redazione

 Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico The Sun, che cita un ufficiale americano,Vladimir Putin avrebbe ordinato alle forze speciali russe di mettersi alla ricerca di Jihadi John, il boia dell’Isis, con un unico obiettivo: ammazzarlo.

La fonte americana citata dal The Sun ritiene che il leader russo abbia dato ordine agliSpecnaz di colpire obiettivi importanti dello Stato islamico, come Jihadi John e Al Baghdadi. Il motivo? Colpire (positivamente) l’opinione pubblica occidentale. Secondo quanto riporta l’ufficiale Usa, infatti, un simile colpo da parte di Putin sarebbe devastante per l’immagine dell’America. Pochi giorni fa, inoltre, un’agenzia di stampa iraniana, aveva diffuso la notizia che Putin avrebbe dato l’ordine di portare Al Baghdadi a Mosca. Vivo o morto.

[Fonte: Il Giornale]
Redazione | ottobre 19, 2015 alle 8:01 pm | Etichette: isis, Jhiadi John, putin, russia, Sun | Categorie: Mondo | URL: http://wp.me/p3RTK9-9Y3

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Ma quale lotta al gioco d’azzardo? Dal governo via libera a 22mila nuove sale giochi

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Risultati immagini per gioco d'azzardoGioco d’azzardo, dal governo via libera a 22mila nuove sale giochi: “Inaccettabile”

Piccoli scommettitori crescono: l’Italia sembra diventare sempre più il paradiso del gioco d’azzardo, alla faccia di tutte le associazioni che si battono contro la ludopatia. Quindici anni fa, nel 2000, gli italiani giocavano 4 miliardi. Lo scorso anno ne hanno giocati legalmente 84,5. Senza contare tutto il “nero”, in mano spesso alla criminalità organizzata, come hanno fatto emergere alcune recenti inchieste.

Ma la notizia del giorno è che il governo ha inserito il bando per altre 22 mila sale giochi nella nuova legge di Stabilità. Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera racconta tutto. Fa discutere questa messa a bando, con l’obiettivo peraltro comprensibile di rastrellare soldi, di altri 22 mila “punti azzardo”: si tratta in pratica di sale giochi o spazi dedicati nei locali pubblici.

Associazioni come Libera di Don Ciotti da tempo protestano e fanno di tutto per portare alla luce un problema che sembra essere sottovalutato: “È inaccettabile che di qua si denunci la crescita delle ludopatie e di là si continui a spingere il gioco. È una ipocrisia. E lo sanno”. Stella sul Corriere della Sera mette in evidenza la discrepanza secondo gli esperti di ludopatie tra ciò che molti politici annunciano (lotta al gioco d’azzardo, ecc.) e le decisioni che poi vengono prese, spesso nel disinteresse generale. Continua a leggere

Ta Pum – Sulle orme della Grande Guerra

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Risultati immagini per Ta Pum – Sulle orme della Grande GuerraSegnalazione e invito di Andrea Giovanazzi

Nell’augurare un buon inizio di settimana, colgo l’occasione per inviare l’invito ad un importante evento che si terrà a Volano (TN) il prossimo sabato 24 ottobre, dal titolo

Ta Pum – Sulle orme della Grande Guerra

Ripercorreremo assieme, il “Cammino della Memoria” della Grande Guerra grazie al grande lavoro svolto dall’associazione “L’Uomo Libero” e dall’associazione “Ta Pum“.
Il progetto Ta Pum è un intreccio di storia, cultura e alpinismo!

Ta Pum è un cammino di oltre 1.800 km, suddiviso in due percorsi, uno alpinistico suddiviso in 53 tappe e uno escursionistico suddiviso in 35 tappe, che collega i luoghi la cui storia è legata ai momenti più significativi della prima Guerra Mondiale.

Per maggiori informazioni
 
L’evento su Facebook!
Organizzato da
Associazione Culturale “La Torre” http://www.associazionelatorre.com
Associazione “Uomo Libero” http://www.luomolibero.it
In collaborazione con
Croce Nera
Consiglio Nazionale della Ricerche – Ufficio Stampa
Schuetzen Kompanie Roveredo
Gruppo Alpini Nikolajewka
Con il patrocinio di
Cassa Rurale Alta Vallagarina

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Interdetto su Genova del 1912 fulminato da San Pio X

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Risultati immagini per San Pio Xdi Raimondo Gatto

L’INTERDETTO SU GENOVA DEL 1912: una pagina pressoché sconosciuta di fedeltà e tradimenti

Questo breve studio si basa principalmente su ricerche svolte negli anni ‘80 da chi scrive; e poi dalle testimonianze e conversazioni raccolte dall’autore a colloquio con l’indimenticato Monsignor Francesco Repetto, Segretario del Cardinale Pietro Boetto. Utili alla conoscenza dei fatti, si sono rivelati altresì molti incontri avuti dallo scrivente con Monsignor Alberto Boldorini, ex barnabita e già direttore della rivista Renovatio, nonché uno dei postulatori della causa di beatificazione di Padre Semeria, oltre che collaboratore del Cardinale Siri.

Il 29 novembre 1912, un avvenimento di gravità inaudita veniva adottato dal Papa San Pio X; l’Arcidiocesi  di Genova veniva colpita dall’interdetto papale, che comportava il divieto di ogni funzione pontificale,  la sospensione nell’amministrazione  delle Cresime e delle ordinazioni.

Ricapitoliamo la successione degli eventi.

Modernismo e anti-modernismo a Genova

Con l’Enciclica Pascendi del 1907, San Pio X metteva fine ad una disputa che aveva lacerato il clero, dichiarando che le tesi di Loisy, Tyrrell, Bonaiuti ecc. erano contrarie alla dottrina della Chiesa, in particolare la pretesa che le Sacre Scritture dovessero essere rilette in senso naturalista, minimizzando o addirittura negando gli elementi soprannaturali (Resurrezione e miracoli).

Purtroppo l’errore modernista era dilagato, sicché l’Enciclica giungeva tardi; esso contava tra i suoi sostenitori già un discreto numero di Vescovi, nonché alcuni influenti Cardinali, sia in Italia, che all’estero.

L’Arcidiocesi di Genova, assai importante nella storia della Chiesa, non era stata risparmiata dal contagio progressista, e contava personalità di spicco del modernismo come il Padre barnabita Giovanni Semeria, molto vicino a Casa Savoia. Continua a leggere

Bergoglio demolisce ulteriormente il Papato in senso sinodalista e consegna a ciascuna conferenza “episcopale” di farsi la propria dottrina

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Risultati immagini per bergoglio distrugge la chiesaSegnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Zenit – 17 ottobre 2015

“Il Papa non sta, da solo, sopra la Chiesa; ma dentro come battezzato tra i battezzati”

Nella cerimonia per il 50° della istituzione [del Sinodo], Francesco spiega il senso del Sinodo: una Chiesa che cammina insieme e che ascolta il “fiuto” del Gregge

di Salvatore Cernuzio

Città del Vaticano, 17 ottobre 2015 (ZENIT.org)

“Sinodo”. La parola in sé chiarisce ciò che Dio richiede all’assise in corso in Vaticano: “Camminare insieme, laici, pastori, Vescovo di Roma”. Un concetto “facile da esprimere, a parole, ma non così facile da mettere in pratica”, osserva Francesco nel lungo e corposo discorso pronunciato oggi nella cerimonia in Aula Paolo VI per il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo.

Per Bergoglio – quarto Pontefice ad utilizzare questa “preziosa eredità” del Vaticano II voluta da Paolo VI – proprio il cammino della sinodalità è ciò “che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”. Perché “il mondo in cui viviamo, e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione”. E, inoltre, “anche il Gregge possiede un proprio ‘fiuto’ per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa”. [giacobinismo e teologia della liberazione: popolo sovrano] Continua a leggere

Il preternaturale in miniera

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Risultati immagini per L’òm dè la LÖMSegnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

L’òm dè la LÖM (Pezzaze, Bs)

“Avevo uno zio che era di Bagolino, ma da anni lavorava a Pezzaze presso la miniera Stese, di proprietà della società Marzoli, il quale spesso ci raccontava delle apparizioni nelle gallerie di quella miniera di un omino dalla lunga barba e dal lungo tabarro (mantello), che si poteva intravedere nei cunicoli.

Non era possibile vederlo con chiarezza, ma se ne intuiva l’ombra fugace creata dalla fioca luce della lanterna che portava con sé, celandola sotto il mantello; pare che lo si potesse individuare con certezza solamente quando la lanterna (la löm) si spegneva per qualche ragione e l’omino era costretto a tirarla fuori da sotto il mantello per poterla riaccendere”.

I minatori vivevano nel timore che restando soli, potessero imbattersi in lui, in quanto era considerato un cattivo presagio.

Questa testimonianza raccolta a Pezzaze la dice lunga su come l’economia mineraria, il mondo delle miniere e le tradizioni, o superstizioni ad esso connesse, abbiano rappresentato una parte consistente non solamente nell’economia dell’alta valle ma anche nel folklore.

Il tentativo di dare una spiegazione fantastica a fenomeni che sembravano di origine soprannaturale, ma che avevano un’origine scientifica ben precisa, sconosciuta ai minatori, ha da sempre generato una serie di personaggi che da secoli hanno popolato il sottosuolo non solo della Valle Trompia, ma di tutto il mondo. Continua a leggere

Sinodo, inizia la settimana decisiva. Si va verso una maggioranza di “centrosinistra”

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PAPAdi Pietro Schiavazzi

Schönborn in tedesco vuol dire “nato bello”. Sono teologiche ma suonano etimologiche le ragioni per cui Francesco ha ieri delegato al cardinale austriaco Christoph Schönborn, intellettuale di punta del sacro collegio, aristocratico discendente della nobiltà mitteleuropea e democratico esponente dei progressismo moderato, l’incarico di commemorare il cinquantesimo anniversario del Sinodo: un istituto che “nato bene”, appunto, il 15 settembre 1965, per prolungare il respiro e lo spirito di squadra del Concilio, è tuttavia invecchiato male, perdendo gradualmente fiato e fascino, ingrigendosi e omologandosi al destino dei parlamenti mondani, fino a scivolare in un presente di sospetti e dispute, tra colpi di scena e atmosfere da talk-show. Netta in proposito la stroncatura dell’ultimo sinodo di Ratzinger, del 2012, “dove ci sono stati molti interventi interessanti. Ma pochissimi hanno dato testimonianza… Noi restiamo troppo spesso nelle teorie, quasi mai parliamo in maniera personale delle nostre esperienze”, ha sentenziato lapidario il presule.

Schönborn, fermo nelle sue critiche all’evoluzionismo darwiniano ma rapido a congratularsi con la drag queen e connazionale Conchita Wurst per la vittoria nell’Eurofestival, incarna perfettamente la Chiesa “poliedrica” di Francesco ed esprime il potenziale di una maggioranza di “centrosinistra”, che potrebbe prendere corpo da qui a sabato: emarginando ai due estremi le posizioni più radicali, di Walter Kasper e di George Pell, o del partenopeo Bruno Forte e del felsineo Carlo Caffarra, e operando una saldatura con i centristi guidati dall’arcivescovo di Washington Donald Wuerl, membro della commissione che ha il compito di redigere il testo conclusivo, e dal collega Rino Fisichella, organizzatore del Giubileo e Presidente del Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Un’ampia basi di consensi, che affrancherebbe il Pontefice dal soccorso interessato dei trasformisti, ossia di quei conservatori solerti a conservare il posto anziché la dottrina, e dei loro omologhi progressisti, attenti a progredire in carriera piuttosto che nel pensiero: “L’esito infine, così speriamo, non è un compromesso politico su un minimo comune denominatore, bensì questo valore-aggiunto, che dona lo Spirito Santo, così da poter dire, a conclusione: Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi”. Continua a leggere

XIV Convegno di Studi Albertariani

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Madonna-guercinoSegnalazione del Centro Studi Federici

Milano, sabato 14 novembre 2015 alle ore 15 presso Andreola Central Hotel in via Domenico Scarlatti 24 (zona Stazione Centrale):
IPSA CONTERET “ELLA TI SCHIACCERÀ IL CAPO” (GN 3, 15). IL RUOLO DI MARIA SANTISSIMA NELLA DIFESA DELLA FEDE.
Interventi di Don Francesco Ricossa.
Primo intervento: Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers).
Secondo intervento: La Mater Boni Consilii: l’ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell’Istituto.

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Verminaio dell’antimafia e l’incredibile corruzione di magistrati e affiliati attorno ai beni sequestrati

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Risultati immagini per guardia di finanzaSegnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/15/beni-sequestrati-a-mafia-saguto-aveva-un-debito-da-18mila-euro-in-un-supermarket-confiscato/2132387/Il Fatto Quotidiano – 15 ottobre 2015

Beni sequestrati a mafia, “Saguto aveva un debito da 18mila euro in un supermarket confiscato

Mafie

La Guardia di Finanza, come spiega il Giornale di Sicilia, ha prelevato alcuni documenti nel supermarket Sgroi di via Autonomia Siciliana, confiscato a un imprenditore considerato vicino ai boss Lo Piccolo nel 2011. Tra le carte anche il conto non pagato dall’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale – indagata per corruzione, induzione e abuso d’ufficio – da 18.451 euro, saldato solo in parte (un bonifico da diecimila euro) e negli ultimi giorni dal marito, Lorenzo Caramma, anche lui indagato nell’inchiesta

Per tre anni si è rifornita nel supermercato confiscato a Cosa nostra, pagando raramente il conto, e lasciando un debito sospeso pari a 18.451 euro. A Palermo il confine tra mafia e antimafia subisce un ulteriore colpo dagli ultimi atti acquisiti nell’inchiesta su Silvana Sagutol’ex Presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale, indagata per corruzione, induzione eabuso d’ufficio. La Guardia di Finanza, come spiega il Giornale di Sicilia, ha sequestrato alcuni documenti nel supermercato Sgroi di via Autonomia Siciliana, confiscato ad un imprenditore considerato vicino ai boss Lo Piccolo nel 2011. Tra quella documentazione anche il conto non pagato della Saguto, che ammonta, appunto, a 18.451 euro, saldato solo in parte (un bonifico da diecimila euro) e negli ultimi giorni dal marito del giudice, Lorenzo Caramma, anche lui indagato nell’inchiesta. “Mi sono sempre rifornita in quel supermercato e pagavo le spese mensilmente: in ogni caso non mi sono mai occupata di quella misura di prevenzione”, si è difesa Saguto. Continua a leggere

Iniziata la grande offensiva siriana su Aleppo. Terroristi fuggono travestiti da donna

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Come preannunciato, è iniziata oggi la grande offensiva dell’ Esercito Siriano sulla zona di  Aleppo. Terroristi takfiri  fuggono travestiti da donne per sottrarsi alla resa dei conti.

Questa mattina, sulle alture di Azzan,nella zona sud di Aleppo, si è sviluppata la grande offensiva dell’Esercito siriano con l’appoggio dei combattenti Hezbollah, dei reparti iraniani delle Guardie della Rivoluzione e di volontari delle milizie sciite irachene.

Secondo le fonti militari, le forze siriane/iraniane hanno preso il controllo delle zone di Ebtin, Hadadin al-Garbiyeh, di al-Kassarat e al- Madajen, dopo aver inflitto dure perdite ai gruppi terroristi takfiri che occupavano la zona.
L’aviazione russa e siriana ha completato il lavoro bombardando le colonne in fuga dei terroristi e mitragliandole con elicotteri Mi-24.

Contemporaneamente un’altra brigata dell’esercito siriano è’ avanzata verso Daraa (sud est del paese), prendendo il controllo di buona parte della zona e sbaragliando il gruppo terrorista di Al-Nusra, un gruppo armato e protetto da americani, israeliani e sauditi, che ha lasciato un grosso numero di miliziani uccisi sul terreno che non hanno fatto in tempo a fuggire.

Carro armato siriano

Il comando siriano ha comunicato che sono stati uccisi anche alcuni ufficiali sauditi e 3 elementi turchi, appartenenti ai servizi segreti di Ankara, che erano infiltrati tra i terroristi. Fra questi l’ufficiale saudita Saijr al-Salmi, il cui decesso è’ stato confermato anche dalle autorità’ saudite che hanno ammesso per la prima volta la presenza di militari sauditi fra i gruppi terroristi. In passato Rijad negava la presenza di propri ufficiali nei gruppi terroristi.

Una discreto numero di terroristi, alcune migliaia,  risulta che, presi dal panico,  hanno  disertato, abbandonato le armi ed hanno tentato la fuga verso il confine con la Turchia prima che questo venga chiuso per l’avanzata delle forze siriane.  Si sa che questi terroristi cercheranno di infiltrarsi fra le migliaia di profughi in fuga verso l’Europa.  Alcuni dei terroristi, di nazionalità’ saudita, turca, libica ed egiziana sono stati catturati mentre si erano travestiti  da donna , dopo aver raso la barba, nascondendosi sotto lunghe vesti femminili. Catturati e fotografati dall’Esercito siriano. Continua a leggere

Quando Renzi diceva:”Il problema non è l’Imu sulla prima casa”

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Segnalazione Quelsi

by Redazione

renzi-promesse«Tralascio le polemicucce: ridurre le tasse sulla prima casa è ridare fiducia agli italiani. Con molta franchezza dico che nella tassazione sulla prima casa non c’è nulla di male, in altri Paesi c’è. Ma per come stanno cose in Italia vuol dire immettere un elemento fiducia e ha un valore simbolico, evocativo. Per noi l’unico modo per sostenere la ripartenza è dare shock fiscali e quello più forte è togliere l’Imu e la Tasi dalla prima casa». Firmato Matteo Renzi.

Il premier oggi, durante la conferenza stampa al termine del varo della legge di stabilità da parte del Cdm, è stato chiaro. Per il governo e per il Pd, il partito del quale è tutt’ora segretario, la priorità è l’abolizione della tassa sulla prima casa. Eppure una volta a Largo del Nazareno non la pensavano proprio così. Quando Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale del 2013 propose l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, introdotta dal governo Monti, nel Pd parlarono di demagogia, di promessa dannosa, di priorità sbagliata, di errore nel volerla abolire, di progressività.

Ora, qualcuno potrebbe far notare che quello non era il Pd di Renzi, che era un altro partito, un’altra storia. Non è così. «Per creare lavoro dobbiamo dare una visione per i prossimi 20 anni, il problema non è l’Imu». A dirlo non fu Pier Luigi Bersani, ma proprio Matteo Renzi, il 21 maggio 2013. Il futuro premier nell’ottobre di quell’anno rincarò la dose e nella sua e-news, il 31 ottobre, scrisse:«Il Pdl sul fisco ci ha inchiodato per mesi su Imu e Iva. E abbiamo visto i risultati». Come a dire che la strategia di Letta era sbagliata.

Come lui la pensavano anche molti altri esponenti dell’attuale governo e della segreteria Pd. Pier Carlo Padoan è l’esempio più clamoroso. Quando era vice segretario dell’Ocse disse che «le tasse che danneggiano di meno la crescita sono quelle sulla proprietà, come l’Imu, mentre le tasse che, se abbassate, favoriscono di più la ripresa e l’occupazione sono quelle sul lavoro». Cosa gli ha fatto cambiare idea? Mistero. Anche Graziano Delrio, renzianissimo della prima ora e fedele ministro delle Infrastrutture, parlando dell’abolizione dell’odiata tassa sulla prima casa tuonò contro l’idea di Berlusconi:«Sull’Imu non dobbiamo fare pasticci. Non possiamo permetterci di non fare pagare chi ha una prima casa di lusso». Cosa che, invece, con la manovra di Renzi accadrà (la denuncia, di qualche giorno fa, è arrivata addirittura da Repubblica, ndr).

E che dire di Debora Serracchiani? La vicesegretaria Pd il 13 agosto 2013 scrisse:«L’Imu non è la priorità, il tema dei temi è la rivisitazione del patto di stabilità per rimettere in circolo risorse e rilanciare l’economia». L’elenco di chi si è rimangiato la parola è lungo. Vale la pena chiuderlo con la dichiarazione di un ultrarenziano di ferro, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, sempre pronto a fare le pulci agli avversi politici. Il 30 agosto 2013 si lamentò dell’azione del governo Letta, ritenuto troppo prono ai voleri berlusconiani. «Sbagliato fare dell’Imu la madre di tutte le battaglie. Ci vuole una riforma complessiva del fisco, prima liberiamo il lavoro». Chissà cosa avrà da dire adesso.

Redazione | ottobre 15, 2015 alle 4:48 pm | Etichette: berlusconidelriogovernoimuiva,lettaNardellaPadoanrenziserracchiani | Categorie: Politica ed Economia | URL:http://wp.me/p3RTK9-9XF

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Il premier spagnolo Rajoy fa il pro-life in casa e l’abortista nel mondo

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

leader Rajoydi Mauro Faverzani

È passato circa un mese da quando il Partito Popolare spagnolo in Senato ha fatto passare una deludente mini-riforma della legge Aído sull’aborto: un’operazione dal sapore spiccatamente elettorale, per cercar di recuperare, senza riuscirvi, quel contatto con la gente perso, dopo aver tradito le promesse scritte nel programma prima delle urne.

All’epoca il leader Rajoy si impegnò a cancellare la normativa voluta dal suo predecessore Zapatero, che prevedeva un «diritto» all’aborto «su richiesta» sino alla quattordicesima settimana. Poi però non se ne fece niente, vinte le elezioni Rajoy ripose il progetto di legge pro-life nel cassetto, spingendo alle dimissioni il suo autore, l’allora ministro di Giustizia Alberto Ruiz Gallardón, sentitosi preso in giro. Questo tradimento della sua base elettorale, al premier, non fu mai perdonato.

Ora la mini-riforma non ha ancora neppure completato il proprio iter parlamentare, che già si profila un nuovo dietrofront: Rajoy, dalla sua poltrona strategica nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, si trova nell’imbarazzante situazione di dover fare il pro-life in casa propria ed, allo stesso tempo, di dover estendere ovunque nel mondo aborto ed anti-natalismo. Potrebbe opporsi, certo. Ma non lo farà. Ecco perché.

Lui, quel posto di membro non permanente per il biennio 2015-2016 se l’è conquistato sgomitando, un anno fa, per sedere a fianco di Angola, Malesia, Nuova Zelanda e Venezuela. A differenza di questi, però, non l’ha conquistato alla prima, bensì alla terza votazione, dopo un combattuto testa a testa con la Turchia di Erdogan. Ed, una volta spuntata la vittoria, non ha esitato a far conoscere la propria soddisfazione, definendo tale risultato il frutto della fiducia riposta dalla comunità internazionale nella Spagna. Fiducia, che ora, lui, non può o non vuole evidentemente tradire. Anzi, pare deciso a pagarne fino in fondo il prezzo.

Tant’è vero che Rajoy, oltre che primo ministro anche presidente del Partito Popolare iberico, ha annunciato di sostenere apertamente col suo governo l’agenda Onu 2030 con tutti i suoi Obiettivi per uno sviluppo sostenibile. Obiettivi, tra i quali figura specificamente il conseguimento entro i prossimi 15 anni dell’eguaglianza «di genere», nonché l’estensione della pratica abortiva e contraccettiva ovunque, in particolar modo nei Paesi cosiddetti “in via di sviluppo”, dove finora non ha attecchito. È ciò che maldestramente si cela nell’antilingua dietro termini melliflui come «salute sessuale» e «diritti riproduttivi», proponendosi d’introdurli già nelle scuole, per diffondere una mentalità contraria alla vita e contraria alla famiglia presso le giovani generazioni, cancellandone l’innocenza, la purezza e l’anima.

Il tentativo, dunque, di rifarsi una credibilità politica si conferma per quel ch’è parso sin dall’inizio ovvero una squallida operazione di facciata, peraltro mal riuscita. E nient’altro. Val la pena ricordare cosa preveda a pag. 108 il programma elettorale con cui il Partito Popolare vinse le elezioni del 2011: «La maternità dev’essere protetta e sostenuta. Promuoveremo una legge che la tuteli con adeguati mezzi, specie a favore delle donne in condizioni di difficoltà. Daremo impulso ad una rete d’appoggio. Cambieremo l’attuale legge sull’aborto, per rafforzare la tutela del diritto alla vita». Rileggere oggi queste parole ha l’amaro sapore, a dir poco, della beffa. Di fronte alla quale val la pena ricordare come «non dire falsa testimonianza» sia uno dei dieci Comandamenti…

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Come i Cristiani hanno perso occasioni preziose per fare leggi giuste

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Segnalazione di BastaBugie

L’errore sta nel ritenere che radicalità e gradualità siano contrapposte, quando invece è la prima che giustifica la seconda
di Massimo Micaletti

Assistiamo periodicamente – flussi e riflussi – alla tentazione delle “battaglie possibili”, ai richiami alla gravità del momento ed all’esiguità delle forze in campo. Ciò comporterebbe una sorta di sana serena sentita assoluzione per il silenzio sugli aspetti fondanti delle questioni antropologiche e giuridiche che ci portano in campo. Ne è riprova la voga di opporsi all’utero in affitto senza ridiscutere le premesse antropologiche e giuridiche della Legge 40 ed in generale della fecondazione artificiale: o, per fare un altro esempio, il tentativo di difendere la famiglia senza una chiara opposizione (non al divorzio ma) alla legge sul divorzio; o ancora, di parlare di paternità e maternità senza tener conto del dato oggettivo ed empirico che la paternità e la maternità di un genitore divorziato sono cosa affatto differente di quella di due genitori uniti in matrimonio.
Riscontro, nel mio povero e certamente erroneo giudizio, almeno due errori di fondo in questa impostazione.

1) EQUIVOCO SUL PIANO STRATEGICO
Il primo errore è l’equivoco sul piano strategico che l’istanza massimalista precluda o quantomeno comprometta quella gradualista: se faccio guerra alla Legge 40 non posso poi contemporaneamente oppormi alla maternità surrogata perché non mi darebbe retta nessuno, sarei troppo radicale. L’errore qui sta nel ritenere che radicalità e gradualità siano contrapposte, quando invece è la prima che giustifica la seconda: la differenza tra gradualità e compromesso sta infatti nella chiarezza degli obiettivi, che devono essere comunque dichiarati, e dichiarati come obiettivi veri e non meri desiderata. Non si può dire “vorrei abolire la 194 ma, siccome non ho la bacchetta magica, lavoro sulla cultura”, perché invero l’una cosa non esclude l’altra: la battaglia culturale, anzi, diviene più viva e vera se vissuta in funzione dell’obiettivo integrale; se all’opposto ci si concentra sul fine parziale e, per strategia, si tace sull’istanza radicale (sempre ammesso che la si voglia perseguire) si fa l’ennesima battaglia di retroguardia. In Bioetica siamo nel capo dei principi non negoziabili, ed i principi valgono nella cultura come in politica ed in diritto, non possono declinarsi in maniera talmente differente in questi tre ambiti da far venire meno la loro natura di non negoziabilità: prova ne sia che, puntualmente, l’ottenimento di vittorie parziali fondate su istanze di compromesso è stato sempre il prodromo per sconfitte integrali e definitive, che hanno avuto buon gioco a gettare la pietra tombale sulle questioni fondanti, lasciate intonse anche da color che avevano combattuto e con le migliori intenzioni. La legge sul divorzio, la legge 194, la legge 40, l’abbaglio – per ora sventato, ma c’è da temere ci si torni presto – per le dichiarazioni anticipate di trattamento (presentate come alternativa eticamente sostenibile al testamento biologico, del quale invece erano e sono un subdolo epigono sotto mentite spoglie) dovrebbero aver insegnato qualcosa: furono salutate all’epoca della loro promulgazione come un salutare compromesso, mentre oggi la loro azione devastante è sotto gli occhi di tutti.

2) ERRORE DI APPROCCIO
Il secondo errore è di approccio, e si fonda sulla convinzione che il piano giuridico-legislativo possa restare intonso ed impregiudicato mentre si conduce la lotta sul piano culturale. Può aiutare in questo senso riflettere sul fatto oggettivo che la 194 o anche la legge 40 non si limitano a legalizzare l’aborto o la fecondazione extracorporea, ma le sovvenzionano e le erogano in strutture pubbliche, così come un domani l’eutanasia sarà garantita coi soldi di tutti noi: ciò significa che in questi processi di soppressione di vite umane o Stato non è un semplice spettatore, ma un attore necessario. Finché le norme che dispongono tali processi restano intonse, la battaglia culturale sarà sempre monca perché contraddittoria in nuce e fondata su una inesistente dicotomia tra scelta del singolo e liceità normativa. Questa dicotomia non esiste: non è pensabile eliminare il fenomeno dell’aborto legale se ci si limita a lavorare sui singoli lasciando la legge dov’è e com’è. E così come l’istanza massimalista non preclude quella gradualista, la battaglia culturale non preclude quella sul piano legislativo e giuridico.
Abbiamo visto, in questi anni, dove portano i tentativi di potare la mala pianta dei suoi rami più sporgenti anziché attaccarne direttamente il tronco: una pianta potata si rafforza, giammai perisce. E questo è l’effetto che abbiamo constatato: solo per fare un esempio, certi Giudici non avrebbero mai potuto creare dal nulla la Legge 40, gli è stata servita su un piatto d’argento e ci hanno pensato loro, assieme a certi politici, a farne quel che oggi è.

L’ALTERNATIVA?
L’alternativa è forse (ripeto, forse) la sconfitta nel breve periodo, ma nel lungo termine le istanze integrali pagano, ne è un esempio quel che sta accadendo negli Stati uniti o che è accaduto in Polonia in tema di legislazioni abortive. Perché, in effetti, parliamoci chiaro, vogliamo sperare di vincere qui ora tutte e subito queste battaglie, che i nemici della vita e della famiglia preparano da decenni? No, non ci riusciremo, non ci sono le premesse: nelle università, nell’informazione, in politica, in Parlamento, nei Tribunali ci sono persone che in gran parte non hanno certo a cuore il valore della Vita. Ma questa è una guerra, non una battaglia: perdere adesso restando nella verità significa creare le condizioni per la vittoria di domani. Restare nella verità comporta un lavoro di lungo periodo, che non si fonda su aggregazioni spontanee di persone di buona volontà che dopo un anno non esistono più o si perdono nei rivoli della politica o dell’associazionismo; comporta perseveranza più ancora che determinazione, dedizione più ancora che sacrificio, fiducia più ancora che entusiasmo, serenità più ancora che coraggio, amore profondo per la vita di ogni essere umano ed odio profondo per ogni attentato che le viene arrecato.
Reggendoci su quest’odio e su quest’amore, potremo portare lotta senza quartiere non solo al divorzio, all’aborto, alla fecondazione extracorporea, all’eutanasia, ma anche, e senza timore, alle leggi che li permettono e sovvenzionano. Solo così cadrà la mala pianta.

Titolo originale: La mala pianta e i potatori
Fonte: Radio Spada, 09/03/2015

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I Governi europei perdono i loro elettori e allora si creano un nuovo elettorato con gli immigrati

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Segnalazione di Redazione BastaBugie
In Francia, ma non solo, ci sono città intere trasformate, gli abitanti originali spariti e sostituiti (in meno di una generazione)
di Francesco Borgonovo

Non è facile acchiappare Renaud Camus. E non solo perché vive appartato in un castello nei Pirenei. È sfuggente, Camus, ma non perché si sottragga al dibattito, anzi. Semplicemente, è difficile appiccicargli un’ etichetta o tirarlo per la giubba da una parte e dall’ altra.
Tuttavia la potenza delle sue idee abbatte qualunque barriera, naturale o edificata dall’ uomo. L’ unico libro tradotto in italiano di questo affilatissimo intellettuale francese è Tricks, pubblicato anni fa dal piccolo editore Textus su impulso di Walter Siti. Quel volume era aperto da una prefazione di Roland Barthes, e costituiva una sorta di feticcio per il mondo omosessuale. Non sono tradotti, invece, gli scritti di Camus sul fenomeno che lui chiama Le Grand Remplacement, cioè la Grande Sostituzione. E si capisce il motivo: sono troppo scorretti.
Spiegano perché e soprattutto come si sta compiendo una sostituzione di popoli ai danni degli europei. Sono ferocemente critici dell’immigrazione incontrollata, mettono in guardia sull’ influenza islamica, combattono l’ Invasione. E qui da noi teorie di questo tipo non sono molto gradite. Per questo abbiamo chiesto al gentilissimo Camus di spiegarle nel dettaglio ai lettori italiani. Continua a leggere

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