Segnalazione Arianna Editrice
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Segnalazione Arianna Editrice
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Segnalazione di don Anthony Cekada
by Fr. H.J. Coleridge, SJ
(1878, 401 pages)
From the Preface;
“It occurred to me that some of the miracles of our Lord might be usefully applied in illustration of the doctrine of Purgatory…
“The Holy Souls are sufferers to a degree and in a manner which are but faintly pictured in the bodily maladies which our Lord so lovingly relieved, and they are sufferers whose case He has left very much to the charity of the children of the Militant Church.”
This book is excellent reading anytime, but especially during November, the Month of the Holy Souls.
We are offering it for a $30 donation to support our apostolate.

Come si chiama la piattaforma digitale del Movimento Cinque Stelle? Rousseau. E quale mito il filosofo svizzero-francese è riuscito a radicare nella mente porosa degli europei moderni? Il buon selvaggio.
Quindi Incontri coi selvaggi di Jean Talon (Quodlibet, pagg. 204, euro 15) non è solo una piacevole lettura, è anche un libro involontariamente politico. L’autore (bolognese, a dispetto del nome) fa parte del giro Celati-Cavazzoni e racconta secoli di contatti fra l’uomo bianco e gli indigeni con lo svagato distacco tipico di quell’ambiente letterario, senza prendere posizione, senza tesi da dimostrare. Eppure dopo pochi capitoli diventa inevitabile tifare per l’esploratore, che magari è un pazzo, un uomo animato da manie di grandezza, da sogni insensati, ma che immancabilmente si imbatte in un soggetto peggiore di lui: il Cattivo Selvaggio.
AVVENTURE O DISAVVENTURE?
Ovvio che le avventure siano quasi sempre disavventure. Nelle prime pagine, dedicate allo spagnolo del sedicesimo secolo Cabeza de Vaca, nome da protagonista di film di Herzog, troviamo aztechi che compiono sacrifici umani, indiani dei Caraibi che dopo aver catturato i bianchi li affogano in mare, indiani del Nordamerica che dopo aver catturato i bianchi li riducono in schiavitù trasformandoli in bestie da soma… Continua a leggere
Segnalazione di Redazione BastaBugie
“In una delle sue ultime colonne, Dennis Prager ha un’acuta osservazione: “La stragrande maggioranza degli intellettuali conservatori ha una visione della vita laica. Essi non si rendono conto del disastro a cui l’ateismo ha portato in Occidente”.
Questi conservatori a-religiosi credono che “l’America può sopravvivere alla morte di Dio e della religione”, ma – dice Prager – sbagliano. La religione di un popolo, la sua fede, crea la sua cultura, e la sua cultura crea la sua civiltà. E quando una fede muore, muore la cultura, muore la civiltà – e anche quel popolo comincia a morire.
Non è questa la storia attuale dell’Occidente? Oggi nessuna grande nazione dell’Occidente ha una natalità capace di scongiurare l’estinzione dei suoi nativi. Per la fine del secolo, altri popoli ed altre culture avranno in gran parte ripopolato il Vecchio Continente. L’Uomo Europeo pare destinato a finire come le 10 tribù perdute di Israele: superate in numero, assimilate e scomparse. E mentre i popoli europei, Russi, Tedeschi, Britannici, Baltici, calano in numero, la popolazione dell’Africa, stima l’ONU, raddoppierà in 34 anni, giungendo a due miliardi. Continua a leggere
Segnalazione di Redazione BastaBugie
Nella nostra società, nella quale i valori cristiani sono sempre meno condivisi, sta emergendo un problema educativo che non è stato previsto. Come è possibile dare ai figli un’educazione fondata sui valori spirituali, sulla modestia, sulla castità in un mondo nel quale l’imperativo è il godimento, l’imbarbarimento la norma, la bruttezza, la sciatteria e la provocazione dei valori?
Quando il modello adolescenziale (con l’adolescenza protratta oltre i trent’anni) impone il tatuaggio, il piercing in luoghi più o meno visibili, i «party» più strani e trasgressivi, la musica più tribale e triviale, ha senso resistere, opporsi? Non si rischia di far sentire il proprio figlio «strano» una mosca bianca, un disadattato (mai parola indica più chiaramente il ribaltamento valoriale al quale stiamo assistendo)?
PARTIAMO DA ALCUNI PUNTI FERMI
Innanzitutto, il compito educativo spetta ai genitori. Non alla scuola, non allo Stato, non agli esperti: ai genitori. La responsabilità educativa dei figli spetta a loro. Sono quindi loro che devono scegliere il tipo di educazione da impartire ai bambini anche se il modello educativo che scelgono è discordante con (o in opposizione a) quello proposto dalla società.
Secondariamente, il tipo di educazione proposto dalla nostra società è assolutamente deprecabile sotto molti punti di vista. Continua a leggere
ProPublica ha lanciato un tool che permette di sapere cosa Facebook sa di noi: genere, età, passioni, persino carta di credito. Quello che sconvolge, però, è la reazione degli utentiQuando uno vuole fare il giornalista anglosassone serio, quello che vigila sul Potere e ne svela i meccanismi, segue il flusso dei soldi, illumina i punti oscuri, setaccia le conseguenze sui singoli e la società, uno dei pochi esempi rimasti a cui guardare è ProPublica.
ProPublica è una redazione no profit statunitense che produce inchieste formidabili e vince Pulitzer senza scomporsi. I suoi giornalisti sono un dream team di talenti: gente che ci crede, guadagna così così e può parlare di accuratezza e ruolo dei media per la difesa della democrazia senza rischiare accuse di incoerenza.
Era solo questione di tempo prima che puntasse a un Potere così pervasivo nelle nostre vite da essere diventato invisibile: l’Algoritmo. Dopo una inchiesta spietata su Amazon, ora ProPublica ha lanciato Breaking the Black Box, un’inchiesta in quattro puntate sul potere degli algoritmi (di Julia Angwin, Terry Parris jr e Surya Mattu)
Prima tappa, What Facebook Knows About You, in cui il YOU del titolo è uno qualsiasi dei quasi due miliardi di utenti Facebook convinti di godere di una vetrina gratis, come se gratis fosse sinonimo di senza costi.
What Facebook knows about You è un’extension di Chrome che consente a tutti di vedere il nostro profilo da consumatore su Facebook, l’identità che appare gli investitori pubblicitari.
Genere, età, luogo di residenza, lavoro, ma anche passioni, preferenze, hobbies: un profilo approfondito. E poi anche le inferred preferences: quello che Facebook, sulla base di quello che sa di noi, pensa ci possa interessare.
Ora, una vaga percezione del fatto che Facebook non ci chiede soldi ma ne fa vendendo ai pubblicitari (e chissà a chi altri) dati sui nostri comportamenti, sulle nostre preferenze e sulle nostre abitudini dovrebbe essere entrata nel sentire comune.
Ma l’inchiesta di ProPublica va piú a fondo, e ci conferma che Facebook compra dati da altri fornitori: per esempio sulle nostre carte di credito o sul nostro mutuo. È cioè il più grande e completo database di consumatori al mondo.
La concentrazione di potere di Facebook deve essere regolata in qualche modo, per esempo pubblicandone l’algoritmo, invece al momento nessuno è riuscito a mettere il naso nella scatola nera
I giornalisti di ProPublica pensano tre cose:
1- che il giornalismo si ancora un pilastro della democrazia
2- che, Facebook sia anche una multinazionale dei media, malgrado Mark Zuckerberg continui a dire che è solo una compagnia tecnologica
3- che una concentrazione di potere come quella di Facebook (o di Google o di molte altri piattaforme) debba essere regolata in qualche modo, per esempio pubblicandone l’algoritmo, e invece non c’è regolatore al mondo che sia mai riuscito a mettere il naso nella scatola nera
Per questo l’esperimento di ProPublica ha bisogno di partecipazione.
Vuole che scarichiamo il tool, ci facciamo un giro e raccontiamo ai giornalisti titolari dell’inchiesta cosa abbiamo scoperto. Vuole, in sintesi, che giocando con la nostra immagine di consumatori allo specchio ci poniamo delle domande. Lo fa per due ragioni: la prima è che non ha accesso alla scatola nera, e quindi deve farsi un’idea più precisa di quello che Facebook sa di noi attraverso il feedback dei lettori.
La seconda è che vuole scandagliare la reazione degli utenti, perché è il loro comportamento il cuore della storia.
Il progetto è ancora all’inizio, ma Julia Angwin, intervistata da WNYC’s Note to Self (che del progetto è partner), può già tracciare i primi bilanci.
“I profili sono o spaventosamente accurati o spaventosamente inaccurati. E la gente impazzisce. Se il risultato è lontano dalla realtà, si sente tradita come un innamorato incompreso. Non mi conosci. Non mi ami davvero.
Se è accurato, si sente inscatolato in categorie fisse, come in una relazione sbagliata. A volte il collegamento è chiaro: Facebook pensa, magari sbagliando, che siamo ebrei perché abbiamo un link a un sito di cultura ebraica. Ma se si va più a fondo, specie esplorando le inferred preferences, possiamo scoprirci associati a temi o comunità lontanissimi da noi e non sappiamo perché”.
E invece sarebbe utile sapere come funziona un Potere Transnazionale senza controlli esterni e dal sorriso gentile.
ProPublica solleva il problema. Cominciano a farlo in tanti nell’industria dei media, perché Facebook la sta divorando. Ma i commenti al sito di What Facebook Knows About You sono un misto di menefreghismo, cinismo e naivete. C’è l’anima bella, che scrive: Facebook è il male, uscitene e non rompete i coglioni. Io ve l’avevo detto. Quello che dice: lo so che sto dando tutte le mie informazioni in cambio dell’accesso gratis a un servizio comodo, ma qual è il problema? Il complottista: fate un’inchiesta sul lato oscuro di Facebook e imponete un tool di Google?
E quindi resta il dubbio che il Grande Fratello 2.0 ce lo meritiamo.
“IL SITO CHIESAEPOSTCONCILIO AZZECCA MOLTO BENE L’ANALISI SULL’ARTICOLO DE LA STAMPA CONTRO L’OPPOSIZIONE A BERGOGLIO. MA VA SOTTOLINEATO, ANCORA UNA VOLTA E ANCOR DI PIU’, LO STORICO SDOGANAMENTO IN UNA TESTATA NAZIONALE DEL SEDEVACANTISMO, CHE ASSUME UN “RUOLO-GUIDA” DI FRONTE ALLO SCRICCHIOLARE DELLA NOMENKLATURA MODERNISTA CHE OCCUPA I SACRI PALAZZI…”(Il Circolo Christus Rex)
«Il nemico ti ascolta»
Il re è nervoso
Evviva! Finalmente il muro di silenzio comincia a cedere. Per la prima volta, le voci del dissenso cattolico sono state prese in considerazione come un insieme, implicitamente riconosciute quali espressione di un vasto movimento di pensiero che, per quanto articolato e diversificato, contesta gli attuali orientamenti prevalenti della gerarchia. La tattica finora adottata dal sistema – quella di ignorare sistematicamente ogni voce fuori dal coro – si sta infatti rivelando inefficace, se non addirittura controproducente: i portavoce della protesta continuano a moltiplicarsi, a mettersi in contatto e ad organizzarsi. Evidentemente il dittatore comincia a innervosirsi e i suoi consiglieri han dato incarico ai pappagalli di regime di passare al contrattacco: neutralizzate gli avversari bollandoli nientemeno che di ultratradizionalisti! (in foto, articolo de L’Arena di Verona, in cui il Sistema fibrilla perché il Circolo “Christus Rex – Traditio” ha la sua nuova sede in Via Albere 43, di proprietà del Comune, ma in quanto Socio del Gruppo Sportivi Veterani Veronesi, che ce l’ha in locazione. Ovviamo siamo definiti “ultra-tradizionalisti”, che per qualcuno dovremmo essere cacciati… n.d.r.)
Ovviamente non sanno un accidente delle esperienze dalle quali proveniamo né delle conversioni che molti di noi hanno vissuto; non ammetteranno mai che ad accusarli siano proprio alcune di quelle pecorelle perdute che il Buon Pastore ha preso sulle spalle per misericordia (quella vera che trasforma i peccatori anziché camuffarli), tanto meno potranno mai capire che abbiamo riscoperto la Tradizione proprio perché traditi e disgustati dalla loro Chiesa “rinnovata”… Molti di noi sono un’incarnazione di ciò che di buono essi dicono e al contempo una smentita vivente della diabolica distorsione del vero da loro operata. Continua a leggere
PAUPERISMO BLASFEMO (N.d.r.)

Oggi, 19 ottobre, durante l’udienza del mercoledì, verrà presentato a papa Francesco il «Pastorale della Misericordia», realizzato con le lamiere della baraccopoli di Kibera, a Nairobi, in Kenya, lo slum più grande dell’Africa subsahariana. Tale pastorale – che culmina con un ostensorio – viaggerà, in una sorta di staffetta spirituale, nelle diocesi di Italia e del mondo, manifestando in tal modo la presenza viva e autentica di Cristo, che diventa «leggibile» proprio attraverso il materiale con cui è costruito: ferraglia povera, di scarto, che simboleggia l’amore di Gesù tra i poveri e per i poveri. Nell’occasione, al Papa verrà donato un tabernacolo, costruito con le stesse lamiere. L’iniziativa è della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti che ha già presentato nei mesi scorsi a papa Francesco altri due suoi progetti: la «Croce di Lampedusa», costruita con i legni delle barche dei migranti; le «ostie della Misericordia», prodotte nel carcere di Opera dal laboratorio «Il senso del pane».
A oggi, oltre un miliardo di persone, in tutto il mondo, vive nelle baraccopoli – un terzo di queste proprio negli slum dell’Africa subsahariana – e si prevede che, nel 2020, il numero di abitanti sarà circa di un miliardo e mezzo. Soltanto negli slum di Nairobi, abitano 2 milioni di persone che non hanno energia elettrica, né rete fognaria e acqua potabile; appena il 5% dei bambini va a scuola. «Se Gesù nascesse oggi», commenta Arnoldo Mosca Mondadori, che ha ideato il progetto insieme all’artista Giovanni Manfredini, «forse nascerebbe in una baraccopoli. Vorremmo che questo pastorale girasse il mondo, come testimonianza nei confronti di questo dramma della nostra contemporaneità».
In ogni «tappa» del viaggio del pastorale, la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti donerà un tabernacolo, realizzato con le lamiere delle baraccopoli di tutto il mondo. Il significato del pastorale è stato espresso da monsignor Pierangelo Sequeri, teologo e attuale preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II. «È umile, questo Pastorale del Cristo povero, nomade e migrante fin dalla sua tenera infanzia. In effetti, fu ricavato dalle modeste lamiere dei luoghi dell’accoglienza e dell’abbandono che infinitamente si ripetono, anche ora. Poiché porta il Pane del cielo, però, è diventato puro e splendente come neppure l’argento migliore potrebbe esserlo. Quando impugneremo questo Pastorale, dovremo ricordarcelo: non saremo mai all’altezza di questa purezza e di questa bellezza. Questo Pastorale è per chi è capace di commuoversi per il popolo che deve esserne guidato e consolato, spronato e guarito».
Segnalazione del Centro Studi Federici
Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero
La decisione della Suprema Corte: il “contratto di convivenza” va tenuto in considerazione in caso di espulsione per un extracomunitario condannato
di Chiara Sarra
Le unioni civili? Creano una “scorciatoia” per i clandestini. Soprattutto dopo la sentenza della Cassazione che ha accolto il ricorso di un extracomunitario senza permesso di soggiorno che non potrà essere espluso proprio grazie al “contratto di convivenza” previsto dalla nuova legge.

La prima sezione penale della Suprema Corte ha infatti annullato con rinvio un’ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza di Torino aveva confermato l’espulsione dall’Italia di un extracomunitario. Un’espulsione “obbligatoria”, secondo il giudice torinese, “quale misura sostitutiva da applicarsi nell’ultimo biennio di pena ai condannati privi di titolo di soggiorno”. L’immigrato irregolare, nel suo ricorso in Cassazione, aveva invece rilevato di “aver pienamente e compiutamente documentato di vivere da tempo in Italia con il suo nucleo familiare originario” e, in particolare, di “convivere more uxorio con una cittadina italiana”.
La Cassazione, con una sentenza depositata oggi, ha accolto il ricorso dell’uomo perché “l’applicazione normativa non può ignorare” la legge sulle unioni civili (legge n.76/2016) “giustamente accolta dall’opinione pubblica, dagli operatori e dai teorici del diritto come disciplina epocale, con la quale sono state riconosciute dall’ordinamento statuale e disciplinate positivamente, le unioni tra persone dello stesso sesso e, con esse, anche quelle di fatto tra eterosessuali“. Secondo la Cassazione, infatti, il legislatore voleva “parificare” la nozione di “coniuge” con quella di “persona unita civilmente” attraverso l’introduzione, a fianco del matrimonio, del “contratto di convivenza“. Continua a leggere
di Maurizio Blondet
Sì, si dovrebbe parlare di cose più gravi e urgenti, come le 140 tonnellate di oro di Gheddafi che la Clinton ha fatto sparire per comprare armi ai terroristi siriani (rivelazione di Wikileaks), o il riaccendersi delle provocazioni di Kiev contro i separatisti, o la ‘liberazione’ di Mossul…ma questa è troppo bella. Guardate le pagine di Libération. Il giornale della gauche (e dei Rotschild) impegnato a fondo nella satanizzazione di Vladimir Putin. Lo stesso spartito suonato in Italia da La Stampa e da Repubblica
“Vladimir Putin – Come fermarlo? Indifferente alle pressioni e alle messe in guardia, bombarda Aleppo massicciamente. Quale minacce agitare?”
“L’occidente di fronte alla Corazzata Putin”
La cattedrale ortodossa appena finita a Parigi ha una storia sospetta. Anzi decisamente sporca.

di Thierry Meyssan

Fonte: Megachip
di Matteo Carnieletto

Fonte: Gli occhi della guerra
Nello scontro tra America e Russia i Balcani e l’Europa orientale hanno un ruolo centrale. I fatti di cronaca degli ultimi anni (la rivolta in Ucraina, per esempio) e la sempre maggior attenzione nei confronti dei Paesi baltici (è di oggi l’annuncio del segretario della Nato Jens Stoltenberg che i soldati italiani si affiancheranno a quelli canadesi in una missione a ridosso dei confini russi) stanno lì a dimostrarlo.
Il motivo di questo scontro è stato enunciato con chiarezza da Zbigniew Brzezinski ne La grande scacchiera . Innanzitutto l’allargamento della Nato e dell’Unione europea e poi un sempre maggior interessamento della Nato nei confronti dei Paesi baltici (pp. 82 – 84). Esattamente quello che è successo nel corso di questi anni. Non a caso, Fulvio Scaglione ha detto che, in seguito alla guerra in Ucraina, si stanno realizzando i piani di Brzezinski. Dell’Ucraina, il politologo scriveva: “Il Paese più importante resta l’Ucraina. E, con la progressiva espansione dell’Unione Europea e della Nato, essa dovrà scegliere infine se entrare a far parte di entrambe queste organizzazioni (…). Ma, anche se ciò richiederà del tempo, è bene che già fin d’ora, l’Occidente – mentre intensifica i suoi rapporti economici e la sua collaborazione con Kiev nel campo della sicurezza – cominci a prefigurare una progressivaintegrazione dell’Ucraina, in tempi ragionevoli, tra il 2005 e il 2015, riducendo così il rischio che essa cominci a nutrire il timore che l’espansione dell’Europa, si arresti alla frontiera con la Polonia”.
Ed è proprio alla luce di questi spunti che le elezioni inMontenegro assumono una nuova luce. Nella Nato sì o nella Nato no? È utile andare a istigare ancora Vladimir Putin? Un osservatore acuto come Sergio Romano ha notato che l’espansione della Nato è stata vista da Mosca “come un atto ostile, una potenziale minaccia. Del resto, aprendo la Nato a questi Paesi, che hanno vissuto con l’Armata Rossa in casa e che di Mosca hanno paura, ci siamo portati in casa la maggiore lobby antirussa. Peraltro, chi entra nella Nato, non entra in una qualsiasi alleanza. Entra in un alleanza fatta per combattere, con basi permanenti, un quartier generale, un comandante in capo, un presunto potenziale nemico. Un’organizzazione che ha minuziosamente predisposto un sistema di assistenza reciproca che gli Stati devono darsi. Difficile leggere questo allargamento in un’ottica che non sia ostile alla Russia”. Continua a leggere
di Diego Fusaro

Fonte: Il Fatto Quotidiano
L’aspetto che più sorprende della campagna elettorale statunitense è che palesemente la Clinton e i suoi sostenitori non sembrano avere sostanziali argomentazioni se non quella che fa leva sul fatto che non deve vincere Trump. Come se, appunto, la sola ragione del programma della Clinton fosse quella secondo cui scaturirebbero disastri dall’eventuale vittoria del suo rivale.
Intanto, però, i disastri veri li abbiamo visti, a oggi, combinati dalla Clinton e non da Trump, che non ha ancora governato in alcun modo. Chi scrive non è affatto un sostenitore di Trump. E come si potrebbe, d’altro canto, essere sostenitori di un simile personaggio, con tutti i limiti e le contraddizioni che il sistema mediatico non ha mancato di mettere in rilievo?
Non di meno, chi scrive è anche pronto ad avventurarsi a sostenere che peggio di Trump potrebbe esservi solo la Clinton. La quale – lo sappiamo – è aperta sostenitrice dell’ultraliberismo imposto da quei trattati di “libero scambio” che vanno palesemente a nocumento dell’Europa e segnatamente dell’Italia e della sua rete di microimprese destinate a essere letteralmente schiacciate dalle multinazionali. Continua a leggere
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