Nuova guerra fredda con la Russia? È colpa nostra. Di Putin non abbiamo capito nulla

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di Sergio Romano

Nuova guerra fredda con la Russia? È colpa nostra. Di Putin non abbiamo capito nulla

Fonte: linkiesta

«Non è la Russia che ha paura di una guerra con l’Occidente. Semmai è il contrario: siamo noi ad avere una paura irrazionale della Russia». Sergio Romano non usa mezzi termini nel leggere le crescenti tensioni tra l’Occidente e Mosca, che hanno spinto molti commentatori a parlare di nuova guerra fredda. Secondo l’ex ambasciatore italiano in Unione Sovietica e alla Nato, le vicende degli ultimi mesi partono da molto lontano: dall’allargamento della Nato ai Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia, alla strategia di difesa missilistica attuata da George W. Bush, alle cosiddette rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina, sino alla guerra in Siria. Una storia, questa, in cui si legge in filigrana la «russofobia che è insita nella nostra cultura». Una russofobia attraverso cui «vediamo solo la pagliuzza negli occhi di Putin, mentre continuiamo a non vedere la trave in quella dell’Occidente».

Lei dice che bisogna partire da lontano, ambasciatore…
La storia comincia parecchi anni fa. E per comprenderla fino in fondo bisogna provare a mettersi nei panni altrui e rendersi conto dello stato d’animo e della psicologia dell’avversario.

A cosa si riferisce?
A tante cose. Ad esempio non dovremmo dimenticare come la Russia abbia vissuto l’allargamento della Nato ai paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e addirittura alle repubbliche baltiche che facevano parte dell’ex Unione Sovietica.

Come l’ha vissuto?
Come un atto ostile, una potenziale minaccia. Del resto, aprendo la Nato a a questi Paesi, che hanno vissuto con l’Armata Rossa in casa e che di Mosca hanno paura, ci siamo portati in casa la maggiore lobby antirussa. Peraltro, chi entra nella Nato, non entra in una qualsiasi alleanza. Entra in un alleanza fatta per combattere, con basi permanenti, un quartier generale, un comandante in capo, un presunto potenziale nemico, Un’organizzazione che ha minuziosamente predisposto un sistema di assistenza reciproca che gli Stati devono darsi. Difficile leggere questo allargamento in un’ottica che non sia ostile alla Russia.

Che il Cremlino lo pensi ci sta. Ma era davvero così?
In parte. Alla base ci sono anche ragioni economiche. Consideri che chi entra nella Nato diventa automaticamente un cliente dell’industria bellica americana. Tuttavia concorrono a rafforzare questo timore anche altri eventi che non è facile interpretare altrimenti.

Ad esempio?
Quando Bush denunciò l’accordo del 1972 sulle basi anti-missilistiche.

Si spieghi…
Durante la Guerra Fredda, Usa e Urss si accordarono per non avere più di una base anti-missilistica sui loro rispettivi territori. Questo voleva dire che dopo il primo attacco, entrambi i Paesi sarebbero stati vulnerabili e la vulnerabilità era una garanzia di pace. Bush lo denunciò nell’anno della sua scadenza e diciharò di non poterlo rinnovare perche gli Stati Uniti dovevano difendersi dagli stati canaglia mediorientali. Il problema è che le nuove basi anti-missilistiche americane, dalla Polonia alla Repubblica Ceca e alla Romania, avrebbero circondato la Russia, non l’Iran o l’Iraq. Se lei fosse stato russo come avrebbe interpretato questa strategia “difensiva”?

In chiave anti-russa?
Mi pare evidente. Così com’è evidente che le rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina siano siate viste con simpatia e favore dall’Occidente. Quando nel 2008 il governo georgiano decise di invadere l’Ossezia del sud, c’era sul territorio georgiano un contingente americano di 800 addestratori. Non credo che i soldati americani ignorassero quello che stava per accadere.

Sta dicendo che anche Obama, quindi, ha mantenuto la strategia anti-russa del suo predecessore…
Obama dette prova di una certa sensibilità. Nel 2009, a Ginevra, Hillary Clinton, allora segretario di Stato americano donò al ministro degli esteri russo Sergei Lavrov un pulsante rosso con la scritta reset. Il messaggio era chiaro: c’era la volontà americana di rendere la situazione meno tesa, di ricercare un dialogo. Obama, ad esempio, modificò la strategia di Bush accontentandosi di basi di missili intermedi.

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Le ‘sanzioni economiche’ o la guerra dei colletti bianchi

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di Thierry Meyssan

Le 'sanzioni economiche' o la guerra dei colletti bianchi

Fonte: Megachip

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno lanciato una guerra che non osa dire il suo nome contro la Siria, l’Iran e la Russia, quella delle “sanzioni economiche”. Questa formidabile tattica ha ucciso più di un milione di iracheni negli anni ’90, senza destare i sospetti delle opinioni pubbliche occidentali. Oggi viene pazientemente messa in campo contro gli Stati che si rifiutano di essere dominati dall’Ordine mondiale unipolare.
Nel passato, la strategia delle guerre convenzionali comprendeva l’assedio di una città o di uno Stato. Si trattava di isolare il nemico, di impedirgli che utilizzasse le proprie risorse, di sottoporlo alla carestia, e, infine, di sconfiggerlo. In Europa, la Chiesa cattolica ha fermamente condannato questa tattica considerandola criminale in quanto uccide innanzitutto i civili, e solo in seconda battuta i belligeranti.
Oggi, le guerre convenzionali includono le “sanzioni economiche”, che mirano agli stessi obiettivi. Dal 1990 al 2003, le sanzioni decretate contro l’Iraq da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite hanno ucciso più di un milione di civili. Di fatto, era proprio una guerra condotta da banchieri nel nome dell’istituzione responsabile della promozione della pace.
È probabile che diversi Stati che votarono per queste sanzioni non ne avessero percepito né la portata né le conseguenze. Certo è che quando alcuni membri del Consiglio di sicurezza chiesero che fossero tolte, gli Stati Uniti e il Regno Unito vi si opposero, portando in questo la responsabilità di un milione di civili morti.
Dopo che molti alti funzionari internazionali sono stati licenziati per il loro coinvolgimento nel massacro di un milione di civili iracheni, le Nazioni Unite hanno riflettuto su come rendere le sanzioni più efficaci contro gli obiettivi annunciati. Ossia, su come garantire che esse riguardassero solo i leader politici e militari e non i civili. Si è parlato dunque di “sanzioni mirate”. Tuttavia, nonostante gran parte delle ricerche in materia, non sono mai state praticate sanzioni contro uno Stato che toccassero soltanto i suoi dirigenti, risparmiando la sua popolazione.

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L’immigrazionismo di George Soros

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di Giacomo Gabellini

L’immigrazionismo di George Soros

Fonte: l’indro

Giorni fa, il magnate e re della speculazione George Soros ha firmato una lettera sul ‘Wall Street Journal’ che si configura fin dalle prime righe come una vera e propria apologia dell’immigrazione di massa, e finisce per rappresentare un appello ai governi europei a favorire questo processo in base ai presunti vantaggi economici, politici e sociali che assicurerebbe.
Soros esordisce scrivendo che «il mondo è investito da un’ondata di migrazioni forzate. Decine di milioni di persone sono in movimento, fuggendo molto spesso dai Paesi d’origine per ricercare una vita migliore all’estero. Alcuni scappano da una guerra civile o dalla tirannia di regimi oppressivi; altri dalla povertà estrema, attirati dalla prospettiva di guadagnare qualcosa di più per se stessi e  per le proprie famiglie. Il nostro fallimento nello sviluppare e implementare politiche efficaci per gestire l’aumento dei flussi migratori ha contribuito notevolmente a diffondere miseria umana ed instabilità politica, sia nei Paesi da cui le persone scappano che nelle nazioni che li ospitano più o meno di buon grado. I migranti sono spesso costretti ad una vita di disperazione e di inattività, mentre gli Stati ospitanti non sono capaci di trarre i benefici che potrebbe assicurare l’integrazione di queste persone […]. I governi devono svolgere un ruolo di primo piano nell’affrontare questa crisi creando e sostenendo una adeguata infrastruttura fisica e sociale per migranti e rifugiati. Ma è essenziale usare anche tutta la forza del settore privato. Riconoscendo queste parole, l’amministrazione Obama ha recentemente lanciato una ‘chiamata alle armi’, per chiedere alle imprese Usa di svolgere un ruolo più incisivo nel far fronte alle sfide messe in atto dalla migrazione forzata. Oggi, i leader del settore privato si stanno coordinando alle Nazioni Unite ad assumere impegni concreti ed aiutare a risolvere il problema». Continua a leggere

Il sostegno delle Confraternite ai romani durante l’invasione napoleonica

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pinelliSegnalazione del Centro Studi Federici

Sul finire del ‘700 spoliazioni, anticlericalismo e malgoverno da parte dei francesi esasperarono il popolo, che trovò conforto spirituale e materiale presso queste associazioni
In oltre settecento anni di storia, dal 1260 ad oggi, le Confraternite hanno lasciato a Roma segni indelebili della loro esistenza ed attività in campo religioso, sociale, economico e culturale. Sono numerosi gli edifici del centro storico – veri e propri gioielli artistici – eretti dalle Confraternite per l’esercizio di opere di culto, carità ed assistenza, spirituale e materiale. (…)
Furono gli anni, infatti, dell’invasione delle truppe agli ordini del generale Napoleone che, su impeto della Rivoluzione Francese del 1789, ebbe la presunzione di voler imporre gli “immortali principi” anche al di là delle Alpi.
Calati giù per lo Stivale come moderni barbari, ostili alla fede cattolica, i soldati francesi bussarono fragorosamente alle porte dei territori della Chiesa. Nel 1796 inflissero alla Santa Sede un umiliante armistizio – firmato a Bologna il 23 giugno – che stabiliva il pagamento entro tre mesi di un tributo esorbitante (il cui pagamento esaurì le casse statali) e la consegna di cento opere d’arte e di cinquecento manoscritti.
Vilipesa ed economicamente depredata, la Santa Sede provò la strada delle trattative di pace con Parigi, che fu però vana, costringendo Papa Pio VI a rompere l’armistizio. Napoleone dichiarò allora guerra, penetrò nello Stato Pontificio e il culmine della sua aggressione si consumò a Loreto, dove fu saccheggiato il Santuario.
Sul finire del 1797 gruppi di fiancheggiatori dell’occupante straniero si erano organizzati in associazioni segrete anche a Roma, con l’intento di sobillare le masse soffiando sul fuoco del diffuso malcontento delle classi meno agiate (dovuto alla crisi economica seguita all’imposizione francese) e delle minoranze religiose.

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Se non c’è Eucarestia, non c’è Messa. Non c’è Papa, c’è “Contro-Chiesa”

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imagesdi Matteo Castagna

La presenza di Cristo nell’Eucaristia, per noi Cattolici, non è simbolica ma reale. Sempre più fedeli della Chiesa ufficiale, però, ignorano i fondamenti di fede e in una parrocchia romana queste lacune sono emerse quando l’ostia è caduta a terra ad una ragazza.

E’ il caso dell’episodio avvenuto la scorsa settimana nella chiesa di Santa Francesca Cabrini, a Roma, cui dà notevole spazio e fa osservazioni intelligenti e pertinenti un pubblicista a-cattolico de “L’intellettuale dissidente”.  Questo dovrebbe dire molto, almeno sulla preparazione religiosa, che pare maggiore tra alcuni atei rispetto alla massa del cosiddetto “popolo di Dio” (termine declinato dai conciliari verso tutti, in nome di un malcelato sacerdozio universale, dal tanfo di protestantesimo, così caro a Bergoglio).

Nella parrocchia capitolina, quartiere Nomentano, al momento della distribuzione delle ostie, ad una ragazza le cade di mano. Incerta sul da farsi, la ragazza decide di raccoglierla ed infilarla nella sua borsetta. La scena, però, non sfugge all’occhio vigile di una fedele che si precipita al banco della ragazza e le intima di restituire la particola. Ne nasce un diverbio, poi sfociato in lite, tra i familiari della ragazza e l’attenta parrocchiana. I parenti, seccati per quella che ritengono un’invasione di campo inopportuna e, molto probabilmente, impreparati di fronte alla sollecitudine della fedele rimproverante, non ci stanno ad incassare la correzione e trincerano la figlia dietro ad un non richiesto giustificazionismo. Poi, sentendosi accusati, si trasformano in accusatori lamentando la reazione esagerata della donna per quello che ritengono essere un futile motivo. Nel suo piccolo, questa vicenda racconta di come il virus relativista da un lato e la desacralizzazione della Santa Messa, divenuta con il Novus Ordo Missae di Montini e le successive revisioni un “pranzo sociale”, abbiano contaminato la maggioranza dei battezzati italiani, negandogli la capacità di percepire l’esistenza di una distinzione tra bene e male oggettivi. Nel caso specifico, non ci risultano prese di posizione specifiche del “Presidente dell’Assemblea” (come oggi si usa chiamare il celebrante delle funzioni figlie della riforma liturgica post-conciliare). Continua a leggere

Ok alla fusione di Banco Popolare e BPM

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Oltre a Vvox (quotidiano veneto di informazione on-line www.vvox.it), inizia la collaborazione del nostro Responsabile Matteo Castagna anche con il quotidiano on-line della sua città “Verona News” (www.veronanews.net). Il 2016 si sta per chiudere sempre con maggiori Grazie e opportunità per lui e anche per “Christus Rex-Traditio”. Ringraziamo la Santa Vergine Maria, nel corso di questo mese dedicato al Santo Rosario. Riprendiamo qui un articolo di cronaca, importante per l’economia della città, scritto da un collega, peraltro del PD.

http://www.veronanews.net/ok-alla-fusione-banco-popolare-bpm/

In foto Giuseppe Castagna, a.d di Banca Popolare di Milano, con Pier Francesco Saviotti, a.d del Banco Popolare, Milano, 24 marzo 2016. ANSA / MATTEO BAZZI

di Lorenzo Dalai

Oggi a Milano si è tenuta l’Assemblea dei Soci che doveva approvare la fusione del Banco Popolare con la Banca Popolare di Milano. L’esito, apparentemente scontato, è stato positivo, ma con un congruo numero di contrari, 2.781 per l’esattezza, alcuni astenuti, 142, e 7.314 favorevoli.

L’operazione di fusione potrà quindi proseguire speditamente, ora che tutti gli ostacoli sono stati superati. Si darà vita così al terzo gruppo italiano alle spalle di Intesa Sanpaolo e Unicredit, con 4 milioni di clienti, 2.467 sportelli e una quota di mercato dell’8,2%. Si tratta della prima aggregazione scaturita dalla legge che ha imposto la trasformazione delle popolari in società per azioni. Il processo che ha portato alla nascita di Banco Bpm – questo il nome del nuovo istituto – è stato costellato dalle rigorose richieste della Bce, alle prese con l’esame della sua prima fusione dopo l’avvio dell’Unione Bancaria. La vigilanza europea ha imposto al Banco un aumento da 1 miliardo, allo scopo di alzare le coperture sul corposo stock di crediti deteriorati, mentre ha ridimensionato le richieste della Bpm su governance e autonomia della sua banca, che dopo un triennio dovrà essere incorporata nella capogruppo. Continua a leggere

Già 8 miliardi di mance. In cambio basta un Sì

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Già 8 miliardi di mance. In cambio basta un Sì

 

 

di Redazione

 

 

E’ CHIARO CHE AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE SI DOVRA’ ANDARE A VOTARE PERCHE’ NON C’E’ IL QUORUM OSSIA NON CONTA STARE A CASA. CONTA SOLO CHI VOTA E COSA VOTA. VOTARE NO E’ UN DOVERE MORALE CONTRO UNA RIFORMA COSTITUZIONALE PASTICCIATA, CHE INCORONEREBBE RENZI “IMPERATORE” DELL’ITALIETTA CATTO-COMUNISTA E AVREBBE RIPERCUSSIONI ANCOR PIU’ NEGATIVE ANCHE SULLA POLITICA NAZIONALE E LOCALE. CHI NON CAPISCE QUESTO, DI FATTO STA CON RENZI E CON LA SUA MAGGIORANZA.

INOLTRE BISOGNERA’ VIGILARE MOLTO, PERCHE’ A NOSTRO AVVISO, IL RISCHIO BROGLI E’ MOLTO ELEVATO…

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IL FATTO QUOTIDIANO:

Ancora non ci sono tabelle e testi ufficiali. Unica certezza: le misure per avere consenso subito in vista del voto

di Stefano Feltri

Matteo Renzi chiede un atto di fede sulla legge di Bilancio 2017: “A chi dice che ‘sono solo promesse’, ricordo che stiamo parlando di un disegno di legge che ha tutte le coperture”. Ma le uniche tracce concrete della manovra approvata venerdì dal Consiglio dei ministri sono un comunicato e le slide sul sito del […]

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Rissa e blocco stradale: arrestati dieci migranti a Sassari

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downloadSegnalazione di Raimondo Gatto

Nel centro di accoglienza sardo di Li Lioni la situazione è esplosiva: migranti nigeriani e somali si fronteggiano quasi ogni giorno, a volte anche in modo viole
Dieci persone sono state arrestate ieri dopo la maxi rissa fra migranti che ha bloccato fra l’altro la ex strada 131 in provincia di Sassari nei pressi di Porto Torres.

Verso l’ora di pranzo, racconta La Nuova Sardegna, all’interno del centro di accoglienza di Li Lioni è scoppiata una zuffa furibonda fra profughi somali e nigeriani. A sentire il responsabile del centro i somali avrebbero protestato perché non volevano mangiare le stesse pietanze servite ai nigeriani.

Dopo che la situazione è degenerata rapidamente, il responsabile ha subito chiamato i carabinieri, intervenuti con una pattuglia insieme alla polizia di Stato e alla polizia locale. La situazione è però tornata a scaldarsi dopo che i militari hanno individuato gli istigatori della rivolta conducendoli in caserma. Gli immigrati rimasti nel centro hanno subito dato vita ad una protesta bloccando due corsie della vicina strada ex 131. Continua a leggere

TRUMP VINCE. ECCO PERCHE’ SARA’ GUERRA

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di Maurizio Blondet

In modo sempre più incalzante, Donald Trump concentra la sua oratoria sul tema: le elezioni saranno truccate (rigged).

Una parte notevole dell’opinione pubblica  americana ormai sa – dai blog alternativi – che Smartmatic, la ditta che fornisce le macchine per votare  a 16 stati della federazione, è posseduta da un agente operativo di Soros, il britannico  (e Lord)  Mark Malloch-Brown.

https://www.linkedin.com/pulse/smartmatic-sgo-malloch-brown-soros-operative-buys-election-cj-wilson

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Elezioni truccate, ma non basterà

Un sondaggio di  Politico/Morning Consult Poll   ha confermato che il 41 per cento dei cittadini che si sono registrati per votare dichiara che le elezioni possono essere “rubate”. Fra i cittadini repubblicani, la percentuale sale al 73%.

Ma una cosa importante è accaduta: Donald Trump,  in quest’accusa, non può essere più dipinto come un isolato folle che vede fantasmi .   Pezzi molto grossi del partito repubblicano – un partito che per la sua campagna  non ha stanziato nemmeno un dollaro, in una ostentata manifestazione di ostilità – hanno denunciato i brogli e le distorsioni mediatiche della campagna. Continua a leggere

18/10: San Luca Evangelista

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http://www.sodalitium.biz/san-luca-evangelista/

18 ottobre, San Luca Evangelista.

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Glorioso San Luca che, per estendere a tutto il mondo sino alla fine dei secoli, la scienza divina della salute, registraste in apposito libro non solo gli insegnamenti e le gesta del nostro Signore Gesù Cristo, ma ancora i fatti più meravigliosi dei suoi Apostoli per la fondazione della Chiesa; ottenete a noi tutti la grazia di conformare sempre la nostra vita a quei santissimi documenti che per impulso particolare dello Spirito Santo, e sotto la sua asistenza, avete dato a tutti i popoli nei vostri libri divini. Così sia.

 

 

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Berlino discrimina i cittadini UE (e tutti zitti)

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di Maurizio Blondet

Berlino discrimina i cittadini UE (e tutti zitti)

Fonte: Maurizio Blondet

Grida, sdegni, alti lai dei media italioti per  la supposta intenzione del governo britannico,  dopo il Brexit,  di “schedare”  i lavoratori stranieri, di  “ridurne il numero”, di “togliere agli studenti esteri le borse di studio” (tutte cose smentite  da Londra), insomma di mancare di senso di solidarietà  europea, di voltare le spalle alla civiltà.    Un  mese prima, nobile rabbia, collera  civilissima, alto sdegno per il referendum del Canton Ticino “per fermare i frontalieri”. Il ministro Gentiloni è arrivato a minacciare sanzioni ‘europee’ contro la  Federazione Elvetica: “Nessuna discriminazione o salta l’intesa con la UE”.   Repubblica: “Monito anche  da Bruxelles (e ti pareva..): “La libera circolazione  dei lavoratori è  principio fondamentale”. Repubblica, ha allestito un servizio su “dieci anni di campagne anti-italiani in Ticino”.

Ora, non si vorrebbe disturbare i media, i giornalisti, l’opinione pubblica pronta alla  nobile indignazione , il ministro Gentiloni. Solo, avvertirli che Berlino si prepara a  fare esattamente la stessa cosa: discriminare i cittadini UE. Non gli extracomunitari, si badi, proprio i comunitari.

Una nuova legge, avanzata dalla ministra del lavoro, la socialdemocratica Andrea Nahles, decreta che “gli immigrati UE che vengono in Germania senza avere un impiego non avranno i benefici sociali (di disoccupazione, e Hartz IV) per cinque anni”.   La ministra non si è risparmiata nemmeno una battuta che, se fosse stata pronunciata da Teresa May (o da Salvini) avrebbe suscitato convulsioni di indignazione: “Non vogliamo  incoraggiare certe forme  di turismo sociale”.

La ministra NahlesLa ministra Nahles

Negare   le provvidenze ai cittadini UE è illegale e lo è sempre stato,  come hanno confermato innumerevoli sentenze della corte  europea di ‘giustizia’in Lussemburgo. . Ma dobbiamo dire: “era” , perché la Germania ha chiesto un cambiamento, e la suddetta corte di “giustizia”  ha subito obbedito, rovesciando le sentenze  precedenti: sì, ha  decretato, i cittadini UE che vanno in Germania non hanno immediatamente diritto alle previdenze sociali tedesche.  Pochi mesi dopo, al ministra Nahles ha presentato la sua proposta. Perfetta sincronizzazione,  si direbbe.

La Merkel, il 19 settembre, aveva riconosciuto di “aver commesso errori”  nella sua politica di accoglienza degli immigrati; un occhio ai sondaggi, ha visto che doveva fare  qualcosa contro gli stranieri, per far contenta la  CSU bavarese e  i cittadini tentati di votare AfD:  ha escogitato questo attacco ai cittadini UE.  Ha riscosso immediatamente il favore dei comuni ( sui quali grava questo tipo di welfare, che loro valutano in 800 milioni di euro). Ha funzionato: nel ‘barometro ARD’ pubblicato il  6 ottobre la cancelliera è risaluta di 9 punti, diconsi nove, e adesso è al 54%.

Uno potrebbe credere che maree di europei si siano dirette in Germania per godere delle ricche previdenze sociali senza far nulla: polacchi e bulgari, greci e romeni e italiani…ora, secondo il ministero federale del lavoro  i cittadini UE che vivono in Germania sono 4  milioni (4.013.179),  di questi, che ricevono un aiuto sociale a spese dei tedeschi sono 34 mila, ossia lo 0,85% del totale. Continua a leggere

L’Amministrazione Comunale veronese non è “capace e virtuosa” come vorrebbe Renzi…

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Segnalazione di Verona Pulita

"Legramandi e il curriculum
taroccato"

“Legramandi e il curriculum taroccato”

Il Corriere del Veneto/Verona ha ripreso il nostro video in cui dimostriamo il falso nel curriculum di #Legramandi, che parla di “errore di trascrizione”

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"L'inchiesta di Verona Pulita" - Stefano
Legramandi

“L’inchiesta di Verona Pulita” – Stefano Legramandi

L’uomo è stato presidente di Amia Verona Spa e oggi è il vice di Andrea Miglioranzi: Stefano #Legramandi nel giro di una settimana è passato da un curriculum “liceale” ad uno “medio”. Un errore o qualcosa di più? Guardate cosa abbiamo scoperto…

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Fermiamo la privatizzazione della Fondazione
Arena

Fermiamo la privatizzazione della Fondazione Arena

Al fondo manca ancora qualche centimetro, fermiamoli prima che chiudano la #FondazioneArena con l’obiettivo di privatizzarla.

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"Arena declassata per demeriti artistici
grazie ai due Premi Nobel"

“Arena declassata per demeriti artistici grazie ai due Premi Nobel”

Michele Croce, candidato sindaco della lista civica “Verona Pulita”, commenta l’ennesimo taglio del Fondo unico per lo spettacolo ai danni della Fondazione Arena Verona – 8 ottobre 2016 – “La migliore analisi del taglio ai contributi alla Fondazione Arena l’ha fornita l’illustre soprano Cecilia Gasdia: prima commissariata per demeriti economici, ora declassata per demeriti artistici. Il più importante e nobile teatro …

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Viaggio nel paradiso degli econazisti

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Il movimento degli artamani, i “protettori della zolla”, nacque nel 1926. Si isolavano nelle campagne per costituire un’élite ultranazionalista e antisemita. Dagli anni Novanta sono tornati. Nell’indifferenza della società e della politica

Fonte: http://www.repubblica.it/venerdi/reportage/2016/10/13/news/educazione_hitleriana_viaggio_nel_paradiso_degli_econazi-149673676/

REPORTAGE

Ai bambini è vietato usare parole inglesi. I genitori praticano il ritorno alla terra e l’odio xenofobo. In Germania sono tornati i “protettori della zolla” che tirarono la volata al Führer. Siamo andati a vedere

dalla nostra inviata Tonia Mastrobuoni

KOPPELOW (Germania). Nessuno è benvenuto, nel regno degli econazisti. Dimenticate gli skinhead col bomber o gli hooligan con le svastiche tatuate sul petto. Siamo a Koppelow, nell’idilliaca “Svizzera del Meclemburgo”, nel laboratorio di un esperimento che fa paura. Qui i nazisti fondarono nel 1926 il movimento degli artamani, dei “protettori della zolla”. L’obiettivo era creare un’élite in piena campagna, isolarsi dalla liberale Repubblica di Weimar rendendosi autosufficienti, costruire un’élite völkisch, germanica e antisemita, cacciare i lavoratori polacchi. Prepararsi al Terzo Reich. Ne facevano parte gerarchi delle SS del calibro di Heinrich Himmler o il futuro comandante di Auschwitz Rudolf Höss.

Vent’anni fa, gli artamani sono tornati. Con ambizioni simili. Allora Huwald Fröhlich, tagliaboschi e produttore bio, scrisse varie lettere su riviste di estrema destra come Opposition für Deutschland, invitando i camerati a raggiungerlo nel luogo simbolo dell’avanguardia bruna. Con lui arrivarono il fabbro Jan Krauter, che vende coltelli e rune di ferro, e la rilegatrice Irmgard, sul cui sito web campeggia il Signore degli anelli di Tolkien, mito intramontabile dell’estrema destra. Continua a leggere

I Tragediatori – La fine dell’antimafia e il crollo dei suoi miti

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Segnalazione del Prof. Enzo Guidotto

http://www.tp24.it/immagini_articoli/13-10-2016/1476317635-0-i-tragediatori-la-fine-dell-antimafia-e-il-crollo-dei-suoi-miti.jpg

 I Tragediatori – La fine dell’antimafia e il crollo dei suoi miti di Francesco Forgione. “Un libro che farà discutere. E anche arrabbiare. Per cosa c’’è scritto e per chi l’’ha scritto. Si parla solo e soltanto di antimafia, di quella fasulla e dell’’altra che è stata comprata o addomesticata.”

L’Antimafia dei tragediatori è scoperta. È finita. Chi sono, da dove vengono e perché stanno crollando le icone e i «miti» dell’Antimafia. Imprenditori, giornalisti, magistrati, associazioni sono travolti da inchieste giudiziarie e dalla questione morale. Hanno costruito carriere, accu- mulato potere, fatto affari. Nei salotti televisivi e sui giornali erano i nuovi eroi. Sempre pronti a dividere il mondo tra buoni e cattivi, puliti e collusi. Per anni sono stati intoccabili: o con loro o con la mafia. Una trasfigurazione della realtà nella quale si perde il confine tra mafia e antimafia. È una storia che viene da lontano con risvolti politici e sociali e per la prima vol- ta è raccontata da un protagonista in maniera diretta, senza ipocrisia e omertà.

Francesco Forgione, giornalista, già deputato siciliano e nazionale, è stato Presidente della Commissione parlamentare antimafia nella XV legislatura. Ha insegnato Sociologia delle organizzazioni criminali all’Università dell’Aquila. Nel 2016 ha coordinato il laboratorio «Le mafie negate, le mafie svelate» all’Università La Sapienza di Roma.

Leggi la recensione di Attilio Bolzoni su Il Venerdi di Repubblica 

Fonte: http://www.tp24.it/notizie-inchieste-eventi-a-trapani/i-tragediatori-la-fine-dell-antimafia-e-il-crollo-dei-suoi-miti/103846 Continua a leggere

Il Csm promuove Fanfani Ha difeso Boschi ed Etruria

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L’ex sindaco di Arezzo a capo della prima commissione: quella che non rimosse il pm Rossi, titolare dell’inchiesta

di Fabrizio Boschi

Ci sono cognomi talmente roboanti che, o di riffa o di raffa, riescono sempre a sfangarla. Uno di questi è Fanfani, che riecheggia nella storia repubblicana da circa settant’anni.

 Tanto che anche oggi si parla ancora di loro.

Al Consiglio superiore della magistratura è in atto un animato valzer di poltrone, condito dai soliti veleni. Ad accendere le polemiche è la prima commissione (che è stata completamente azzerata), quella che decide sulle incompatibilità ambientali dei magistrati. A presiederla sarà, da lunedì, appunto, il grande avvocato penalista, Giuseppe Fanfani, nipote di Amintore, anzi «Nipotissimo» (come dicono ad Arezzo). Non solo lui è stato il difensore «politico» di Banca Etruria, ma anche quello legale. Da sempre lo studio Fanfani è lo studio di riferimento dell’istituto aretino (e della famiglia Boschi). Il figlio Luca, tanto per dirne una, oggi difende Davide Canestri, direttore centrale e responsabile del risk management, indagato per ostacolo alla Vigilanza. Continua a leggere

La differenza radicale fra Cristianesimo e Islam

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remi-brague-benedetto-xvi-ansadi Maurizio Blondet

“L’idea di misericordia, e   dunque di perdono, è una delle tante nozioni che, dietro la stessa parola, non hanno lo stesso significato.

Dio, come lo vedono i cristiani, detesta il peccato che sfigura la Sua creatura, ma ama i peccatori che Egli vuol liberare dai loro peccati: “Cristo è morto per noi quando eravamo ancora peccatori” (Romani, 5,8).

Il Dio del Corano ama quelli che sottomettono e odia quelli che non credono in Lui (Corano, XL, 10).

Prima di parlare di misericordia, domandiamoci verso chi Dio ne dà  prova. Non facciamo confusione tra i Dio”.

Rémi Brague – docente emerito di filosofia medievale araba ed ebraica alla Sorbona, cattolico praticante. (conciliare, ratzingeriano, n.d.r.)

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/la-differenza-radicale-fra-cristianesimo-islam/ Continua a leggere

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