Il dossier Spygate potrebbe essere la polizza di assicurazione che permette a Conte di tenere buono Renzi

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“La mossa del cavallo”
è il titolo dell’ultimo libro di Matteo Renzi, che dovrebbe uscire a giugno. In copertina, lo splendido gruppo scultoreo del Bernini che ritrae Enea mentre porta in salvo il vecchio padre Anchise. Non si capisce bene quale sia il messaggio, se Renzi ci viene suggerito nei panni di Enea o di Anchise (o forse del piccolo Ascanio?). Comunque sia, la “mossa” dell’ex premier che presumibilmente verrà spiegata nel libro è quella che ha dato vita, nell’agosto scorso, al secondo governo Conte, scongiurando i “pieni poteri” a Matteo Salvini. Posso immaginare cosa state pensando: sì, in effetti, c’è dell’ironia in politica come nella vita, i “pieni poteri” Renzi li ha consegnati a Conte, che se li è presi ben volentieri. Ma non ci riferiamo solo alla gestione dell’emergenza coronavirus.

Il fatto è che in molti, compreso chi scrive, pensavamo che con la sua spregiudicata mossa l’ex premier, tornato al centro della scena, avrebbe tenuto sotto scacco l’Esecutivo, diventando ben presto il dominus della maggioranza. Ebbene, il tentativo è senz’altro questo, ma l’esito ben lontano.

Renzi ha ottenuto conferme importanti di suoi uomini ai vertici delle aziende di stato, come in questi giorni qualche “segnale” sulle policy, ma ha dovuto ingoiare la riforma, o meglio cancellazione della prescrizione (il “fine processo mai”) ed è ancora sottorappresentato nella compagine governativa.

Ma quel che è peggio, ai suoi penultimatum fingono di credere soltanto i giornali per vendere qualche copia in più. Come spiega Davide Rossi nel suo articolo di oggi, alle sue minacce, così come alle promesse, non crede più nessuno. Per un fatto evidentemente politico: non può permettersi, facendo cadere questo governo, di rischiare il ritorno alle urne. Ma dev’esserci qualcos’altro, se nonostante lo scenario del voto anticipato sia al momento precluso dall’emergenza coronavirus, Renzi non stacca la spina – e nemmeno osa avvicinarsi.

Intervendo ieri mattina al Senato in dichiarazione di voto sulle mozioni di sfiducia contro il ministro Bonafede, Renzi ha riconosciuto al centrodestra e alla senatrice Bonino di aver posto dei “temi veri”, ma ha spiegato di non poter votare la sfiducia per “motivi politici”, ovvero perché Conte ha lasciato intendere che una sfiducia a Bonafede avrebbe messo fine al governo da lui presieduto.

“Il presidente del Consiglio dei ministri ha detto con chiarezza che, ove vi fosse stato un voto, di una parte della maggioranza, contrario all’operato del ministro o favorevole alla mozione di sfiducia, egli ne avrebbe tratto le conseguenze politiche. Quando parla il presidente del Consiglio, si rispetta istituzionalmente e si ascolta politicamente”.

Queste le parole di Renzi. Ancora più esplicito Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva al Senato: è stato “un voto sulla prosecuzione del governo, se avessimo votato solo sul ministro avremmo fatto scelte diverse”.

Una possibile spiegazione è che non sia riuscito all’ex premier di tenere in scacco l’Esecutivo con i suoi voti in Senato. Certo, per quieto vivere nella maggioranza qualche contentino gli si concede, ma il punto è che nessuno sembra credere che il leader di Italia Viva abbia intenzione di tirare troppo la corda. E se fosse Conte a “tenere per le palle” Renzi?

Ieri Repubblica riportava che i renziani, “secondo Palazzo Chigi”, avrebbero richiesto per Ettore Rosato il posto da sottosegretario con delega ai servizi. Delega che però il premier non ha alcuna intenzione di cedere. Ha già resistito alle polemiche seguite alla visita di Barr e Durham lo scorso autunno e alle pressioni del Pd, figurarsi se accetterebbe di regalarla a Renzi… “Soprattutto con la tempesta atlantica in arrivo”, ha osservato su Twitter Maria Antonietta Calabrò, la quale per Huffington Post, tra le sfide del nuovo direttore dell’Aise Caravelli ne ha citata anche una “politica”, l’accelerazione dello Spygate, che “potrebbe coinvolgere alcuni esponenti politici italiani”.

Proprio la collaborazione sullo Spygate chiesta l’estate scorsa dall’amministrazione Usa potrebbe essersi rivelata un insperato colpo di fortuna per il premier Conte, che della gestione di un dossier così scottante avrebbe fatto una polizza di assicurazione contro le manovre di Renzi, dal quale ieri in Senato ha incassato una sorta di giuramento di lealtà istituzionale, un serrate i ranghi da ex premier a premier: “Chi di noi si ritiene un patriota istituzionale, chi di noi crede alla ragion di Stato, rispetta ciò che dice il presidente del Consiglio”.

Stiamo entrando in un’estate calda, anzi rovente, a Washington per quanto riguarda l’indagine del procuratore Durham sulle origini del Russiagate, su quello “schema di eventi” per sabotare prima il candidato, poi il presidente Trump. Ed è chiaro che se un coinvolgimento italiano dovesse essere provato, questo chiamerebbe in causa i governi italiani dell’epoca, Renzi e Gentiloni. Un’allusione al ruolo del nostro Paese è stata fatta anche dal presidente Trump e abbiamo trattato diffusamente il tema nel nostro speciale: tutte le strade del Russiagate sembrano portare a Roma, tutti i principali filoni – l’incontro Mifsud-Papadopoulos, il dossier Steele, il caso EyePyramid – partono dao passano per Roma.

Ricordiamo gli incontri con i vertici dei nostri servizi dell’Attorney General William Barr il 15 agosto scorso, e di Barr e Durham il 29 settembre. Poi, a inizio ottobre, la visita del direttore della Cia Gina Haspel. Non sappiamo con precisione quale siano state esattamente le richieste americane e quale il livello di collaborazione accordato dal premier e dalla nostra intelligence. Poco o nulla, a sentire Conte e fonti dei servizi.

Fatto sta che pochi giorni dopo apprendevamo dai media Usa che l’indagine di Durham era stata ampliata per uomini, mezzi e arco temporale sotto esame, ma soprattutto era diventata ufficialmente un’inchiesta penale, proprio sulla base degli elementi raccolti a Roma.

Il procuratore generale Barr ha più volte affermato che il lavoro di Durham si sta concentrando su “potenziali crimini” e che se il Dipartimento di Giustizia riterrà di poterli provare, i responsabili saranno perseguiti. Non è chiaro se il lavoro di Durham terminerà con un rapporto come quello del procuratore speciale Mueller, ma la natura penale dell’inchiesta e le dichiarazioni molto impegnative di Barr fanno supporre che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi potrebbero arrivare citazioni di testimoni e incriminazioni.

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Il dossier Spygate potrebbe essere la polizza di assicurazione che permette a Conte di tenere buono Renzi

L’offensiva di Soros e dell’Onu contro la famiglia

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Sulle pagine social delle Nazioni Unite si invita ad abbandonare termini come “marito” e “moglie” e a sposare il nuovo vocabolario politicamente corretto. Mentre sul sito sponsorizzato da Soros e Rockfeller appaiono editoriali contro la famiglia

Prosegue l’offensiva contro la famiglia “tradizionale” portata avanti dalle grandi organizzazioni internazionali e dai magnati della finanza. Il politicamente corretto, l’ideologia che lega la sinistra progressista mondiale basata sul multiculturalismo e sull’immigrazione senza confini, passa anche da un nuovo vocabolario, come si evince da un post pubblicato sui social network delle Nazioni Unite (Onu).

Una sorta di neolingua studiata a tavolino per accontentare tutte le minoranze (etniche, sessuali) possibili. Chi sgarra viene sistematicamente etichettato come omofobo, razzista o maschilista. “Quello che dici conta! Unisciti a UN Women per aiutare a creare un mondo più equo usando un linguaggio neutro rispetto al genere se non sei sicuro del sesso di qualcuno o ti riferisci a un grupposi legge nel post che accompagna una piccola tabella riassuntiva dei termini “neutro” da impiegare. Non più “genere umano” ma “umanità“, così come è meglio impiegare un generico “partner” al posto del potenzialmente offensivo “fidanzato” o “fidanzata“. Banditi anche termini vetusti e arcaici – sempre secondo i progressisti – come “marito” e “moglie” da sostituire con “coniuge“.

L’Onu e la neolingua politicamente corretta

Il tutto pubblicato sulla pagina delle Nazioni Unite e promosso da Un Women, l’agenzia delle Nazioni Unite (Onu) per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne. “L’Onu sceglie una politica divisiva e discriminatoria arrivando a proporre una ricetta che farebbe ridere se non ci fosse da piangere: l’abolizione dei termini marito e moglie in favore del neutro spos*. Il tutto messo nero su bianco pubblicamente, via Twitter” sottolineanno Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia Onlus. “Per le istituzioni nazionali e internazionali, neanche in tempo di emergenza coronavirus la famiglia ritorna al centro di politiche e investimenti. Per la Festa della Famiglia il nostro Presidente Sergio Mattarella e il Premier Giuseppe Conte non hanno speso neanche una parola di sostegno sapendo che milioni di famiglie sono a rischio povertà e fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, questo mentre per la Giornata Mondiale contro l’Omofobia si sono battuti ed espressi per un non reato da normare e senza essere nemmeno comprovato dai dati. Ci mancava l’Onu con la sua priorità, quella di abolire marito e moglie” hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe.

Articoli contro la famiglia sul sito sponsorizzato da Soros e Rockfeller

Ma l’offensiva contro la famiglia passa anche da una campagna mirata, finanziata da magnati ultramilionari desiderosi di imporre la loro visione del mondo e la loro agenda globale. “Purtroppo non è l’unica iniziativa che contribuisce a distruggere la famiglia” osservano Brandi e Coghe. “Sul portale di informazione globale Open Democracy.net, finanziato dal multimiliardario George Soros, sono apparsi diversi articoli che mirano all’abolizione della famiglia” hanno continuato. Come vi abbiamo raccontato qui, di recente, il già menzionato Open Democracyfinanziato da enti come la Ford Foundation, la Atlantic Philanthropies, la Rockefeller Brothers Fund e la Open Society Foundations di George Soros – ha pubblicato diversi editoriali contro la famiglia. La femminista radicale Sophie Lewis, per esempio, ha pubblicato un articolo intitolato “La crisi del coronavirus dimostra che è tempo di abolire la famiglia“.

Nell’editoriale pubblicato su OpenDemocracy, Lewis fa intendere che lo slogan “Restate a casa” rappresenta – secondo la sua visione – un problema. Le famiglie nucleari, scrive, “rappresentano il luogo dove ci si aspetta che ci ritiriamo tutti intuitivamente per prevenire la malattia. ‘Restare a casa’ è ciò che in qualche modo dovrebbe evidentemente mantenerci sani. Ma ci sono diversi problemi con questo approccio” spiega. E quali? “Le persone queer – osserva –specialmente quelle molto vecchie e molto giovani, non sono sicuramente al sicuro lì [casa e in famiglia]“. Ora il sito finanziato dai milionari globalisti pubblica un altro articolo, altrettanto feroce, sempre contro la famiglia. L’autrice è Sophie Silverstein, studiosa di questioni di genere. A suo dire, la crisi del coronavirus mostra quanto sia necessario ripensare “le strutture famigliari obsolete e inadeguate“, procedendo alla “abolizione della famiglia“. Questo per testimoniare dove può arrivare l’ossessione politically correct.

Peraltro, se parliamo di Soros, è nota la vicinanza del fondatore dell’Open Society alla galassia femminista, statunitense in particolare. Il tutto con uno scopo politico ben preciso, naturalmente. Basti ricordare che le oltre di 50 associazioni che hanno organizzato e aderito alla Women’s March svoltasi a Washington D.C il 21 gennaio 2017 e in molte città del mondo contro Trump, furomo finanziate dalla Open Society Foundations. A svelarlo non fu una testata conservatrice statunitense o qualche tesi “complottista”, bensì la giornalista Asra Q. Nomani sul New York Times. Femministe che si preparano, nel 2020, a scendere di nuovo in piazza, sempre contro Donald Trump e con il generoso sostegno del finanziere.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/loffensiva-soros-e-dellonu-contro-famiglia-1864411.html

Ecco cosa ha dato Conte a Renzi per salvare il governo

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Subito nuove aperture e piano per i cantieri

Il governo Conte traballa sotto le pressioni di Italia Viva. Sembra di essere tornati a tre mesi fa, quando Matteo Renzi criticava l’esecutivo ogni giorno minacciando di togliere il sostegno (decisivo) del suo partito. All’epoca l’ex segretario del Pd tuonava contro le tasse sulle bibite gassate, la riforma della prescrizione disegnata dal ministro Alfonso Bonafede e la revoca delle concessioni ad Autostrade. La quarantena ha sospeso gli scontri e imposto una condivisione (almeno apparente) della lotta al Coronavirus. Ma con la fase 2 sono ricominciate le prese di distanza e gli annunci di dimissioni da parte della compagine renziana. Oggi pomeriggio il confronto tra il premier Conte e gli esponenti di Iv. A tentare di trovare un’intesa ci sono i due capigruppo Boschi e Faraone e il coordinatore nazionale Rosato. Il presidente del Consiglio vuole evitare scintille e ha già preparato un piano per convincere i “ribelli” a tornare sui loro passi.

Primo punto: l’anticipo delle riaperture previste per il 18 maggio e il 1° giugno. Italia viva pone da giorni la necessità di un approccio meno prudente, per evitare di far pagare alle piccole imprese una crisi che si annuncia lunga e complicata. Per questo il premier offrirà una revisione del piano già stabilito, consentendo ai renziani di intestarsi il risultato. Il premier sposerà anche il “piano shock” messo a punto già da mesi dagli esponenti di Iv: «Lo chiamassero pure piano De Micheli o come vogliono, purché parta e cominci a dare lavoro» dicono i renziani. Un grande cantiere Italia, insomma, che consenta di dare spinta agli investimenti pubblici. Poi c’è anche la questione delle scuole paritarie, a cui i renziani chiedono di dare una mano, e gli emendamenti presentati al dl Liquidità, su cui il premier è pronto a fare la sua parte.

Resta sullo sfondo la battaglia sulle regolarizzazioni portata avanti dalla ministra Teresa Bellanova che, come era prevedibile, ha escluso l’eventualità di dimettersi. Ieri sera non si era trovato l’accordo. La mediazione sulla durata dei permessi di soggiorno (3 mesi, rispetto ai 6 di partenza) avanzata da Iv si è scontrata con un nuovo no della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S).

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https://www.iltempo.it/politica/2020/05/07/news/ecco-cosa-ha-dato-conte-a-renzi-per-salvare-il-governo-1323543/

Palamara: “Salvini, anche se ha ragione sui migranti va attaccato”

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L’intercettazione tra il boss di Unicost e il capo della Procura di Viterbo Auriemma (non indagato)

Caso Palamara: “Salvini, anche se ha ragione sui migranti va attaccato”

Il caso Palamara si tinge sempre più di giallo, stando alle intercettazione agli atti del processo che lo vede il magistrato sospeso dal Csm indagato per corruzione. Spunta una nuova conversazione Whatsapp – secondo quanto riporta La Verità – relativa ad agosto 2018, che riguarda la questione migranti e la presa di posizione di Salvini. Il capo della Procura di Viterbo Paolo Auriemma (non indagato) dice a Palamara: “Salvini indagato per i migranti? Siamo indifendibili”. Ma Palamara replica: “No hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo”.

Da altre intercettazioni con la sua famiglia – riporta La Verità – risultano continui incroci tra Palamara e il leader della Lega, ma il magistrato fa di tutto per non farsi notare: “E’ davanti a me nei controlli in aeroporto”, “E’ sul mio stesso aereo nei posti in mezzo”. Al presidente dell’Anm Francesco Minisci: “C’è anche quella merda di Salvini, ma io mi sono nascosto”, e anche con il consigliere del Csm Nicola Clivio: “Cazzo, ho Salvini davanti”.

DA

https://www.affaritaliani.it/cronache/caso-palamara-salvini-anche-se-ha-ragione-sui-migranti-va-attaccato-673722.html

C’era una volta un ministro…

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A Bari la Fondazione Tatarella ha ricordato Araldo di Crollalanzanell’anniversario della sua nascita, col suo biografo Domenico Crocco. Quando ero ragazzo, in Puglia e non solo, non c’era persona, di qualunque estrazione sociale e politica, che non si togliesse il cappello al nome di don Araldo. Oggi temo che tocchi spiegare chi era Araldo di Crollalanza e poi vi dirò perché lo faccio. Dunque, partiamo dalla fine. Crollalanza è l’unico ministro fascista, podestà e poi senatore missino a cui Bari, col voto unanime di destra e sinistra, il sostegno dell’Istituto Gramsci e del suo direttore Beppe Vacca, dedicò un busto nel 2001.

Crollalanza è stato il Ministro dei Lavori pubblici più fattivo della storia d’Italia. Nato a Bari da famiglia valtellinese, combattente nella Grande Guerra, giornalista, fascista della prim’ora, dai tempi dei Fasci d’azione rivoluzionaria del 1915 e poi in Piazza San Sepolcro nel 1919, in giovane età vedovo con sei figli, Crollalanza va ricordato per le grandi opere pubbliche che realizzò, la ricostruzione rapida ed efficace dopo il terremoto che lacerò il cuore del sud nel 1930; la bonifica dell’agro pontino e la malaria debellata, il rilancio dell’agricoltura a partire dal Tavoliere, la trasformazione di Bari con la nascita della Fiera del Levante, dell’Università di Bari, lo Stadio, il Lungomare coi suoi imponenti edifici pubblici, il Policlinico, il grande porto. E poi ancora la direttissima Firenze-Bologna, l’istituzione dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, la nascita e lo sviluppo delle città di fondazione, come Littoria, Aprilia e Pomezia, acquedotti, strade e ponti che ancora resistono, e molte altre cose.

È memorabile quel che fece da Ministro dopo il terremoto in Irpinia e nel Vulture, novant’anni fa. C’erano stati 4mila morti e decine di migliaia senzatetto. Crollalanza si accampò nelle zone terremotate e vi restò fino al compimento dell’opera, nell’arco di tre mesi; rifiutò soluzioni d’emergenza o tendopoli e in poco tempo ricostruì diecimila case definitive, in muratura. Restituì alla fine quel che era riuscito a risparmiare nella ricostruzione… Ebbe l’encomio delle Nazioni Unite e non ci fu l’ombra di nessun Irpiniagate come poi nel terremoto irpino di cinquant’anni dopo e nei i seguenti. Poi passò a presiedere l’opera nazionale combattenti.

Pur provenendo dal fascismo social-rivoluzionario e mazziniano, Crollalanza rappresentava l’ala pragmatica del regime, amava la concretezza delle realizzazioni, con vero senso dello stato e amore del popolo, ripudiando ogni violenza e fanatismo ma anche ogni vetrina. Pragmatico ma non cinico, di alta dirittura morale; anche nello scegliere collaboratori e dirigenti puntò ai più bravi, anche non fascisti.

Diffidente verso Hitler e la Germania nazista, Crollalanza aderì alla Rsi ma non accettò alcun ministero. Nel dopoguerra fu arrestato ma ogni accusa nei suoi confronti decadde, il ministro dell’interno Romita parlò in suo favore e la commissione d’epurazione non trovò addebiti, né illeciti arricchimenti; Crollalanza non possedeva una casa, terreni né conti in banca. Fu scarcerato e assolto, e riprese dalla gavetta, come giornalista. Aderì sin dalla fondazione al Msi, di cui fu senatore rieletto per ben sette volte consecutive. A Bari per anni si praticò il voto disgiunto: alla Camera la gente votava il partito ideologico o clientelare – la Dc, il Psi o il Pci – ma al Senato votavano per don Araldo. I suoi voti arrivavano a quadruplicare quelli raccolti dal suo partito. Si ricorda solo un episodio sgradevole al Senato: nel 1979, nella seduta d’apertura del Senato toccava presiedere al più anziano ma era Crollalanza. Pur di impedire che un ex fascista anche solo per un giorno presiedesse Palazzo Madama, trasportarono quasi moribondo il più vecchio Pietro Nenni, che di lì a poco morì. Quasi a riparare quel torto, due anni dopo Fanfani conferì a don Araldo la medaglia d’oro del senato per i suoi 90 anni. A proposito di Nenni, Crollalanza una volta raccontò a Beppe Niccolai che l’ultima volta che vide Mussolini sul Garda gli chiese cosa avrebbero dovuto fare dopo la guerra; e Mussolini gli suggerì di guardare al suo ex-compagno Nenni…

Francesco Compagna, anch’egli ministro dei Lavori pubblici, lo indicò come campione di onestà e competenza. Una volta intervistai don Araldo, parlava con un’inflessione barese acuta, come il prof. Aristogitone di Renzo Arbore e si rivolgeva a me chiamandomi “giovanotto”.

Alla sua morte, nel 1986, Indro Montanelli elogiò la sua cristallina onestà ed efficacia, ricordò le numerose sue opere, aggiungendo: “Crollalanza non fece mai mostra di sé, mai partecipò a spedizione punitive, mai si fece un partito o una clientela personale, mai brigò per carriere politiche. Di lui si parlava pochissimo. Non apparteneva alla Nomenclatura del regime e non fece mai nulla per entrarci”. Poi a Montanelli sfuggì un clamoroso lapsus: “Una volta Di Vittorio mi disse: «Senza Crollalanza io non esisterei perché i miei genitori non avrebbero nemmeno avuto la forza di procrearmi». Impossibile confessione, perché Peppino Di Vittorio era coetaneo di Crollalanza, classe 1892, ambedue interventisti e combattenti nella Prima guerra mondiale. E l’opera di Crollalanza nel Tavoliere è a cavallo degli anni Trenta. Svista o testo alterato nella versione digitale? Vero è che il leader sindacale comunista e l’ex ministro fascista continuarono a stimarsi a distanza.

Perché vi ho raccontato tutto questo? Perché Crollalanza fu l’esempio di una persona seria, onesta e competente al governo, che fronteggiò l’emergenza e realizzò molto apparendo poco. Non fu una banderuola, non cambiò mai casacca e non si sporcò mai di odio o intolleranza. E Crollalanza era pugliese, come Conte, Casalino e il ministro Boccia…

MV, La Verità 19 maggio 2020

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C’era una volta un ministro…

Ungheria vieta cambio di sesso sui documenti

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Protesta della comunità Lgbt, ‘legge odiosa’

(ANSA) – BUDAPEST, 19 MAG – L’Ungheria ha vietato la registrazione del cambiamento di sesso nello stato civile e il riconoscimento giuridico dell’identità di genere delle persone transgender. Un emendamento legislativo, che definisce il genere per “sesso biologico basato sulla nascita e sul genoma”, è stato approvato dal parlamento, che per due terzi è controllato dal leader sovranista, Viktor Orban.
D’ora in avanti in Ungheria i transgender e i intersessuali non potranno modificare i documenti di identità cambiando nome e la propria identità di genere.
“È scandaloso che il Parlamento abbia deciso di adottare questa odiosa legge in contrasto con le preoccupazioni sollevate da decine di organizzazioni della società civile e organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio d’Europa, il Parlamento europeo e vari organi Onu, ha affermato Tamas Dombos, membro del Consiglio di amministrazione dell’Alleanza ungherese Lgbt: “Utilizzeremo ogni via legali e per contestare questa legge nei tribunali ungheresi e internazionali”.

DA

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/05/19/ungheria-vieta-cambio-sesso-su-documenti_39b6ede2-501d-41fc-9a89-5cf3a7992ed2.html

OBAMAGATE: JOSEPH MIFSUD E LE RETI DI POTERE DEM

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Il 18 luglio 2018 Simona Mangiante – moglie di George Papadopoulos – viene interrogata presso l’Intelligence Committee della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, per il c.d. “russiagate” (quando i dem credevano ancora di usarlo per colpire Trump, lo scandalo veniva definito così sui media mainstream…).

https://intelligence.house.gov/russiainvestigation/

A S.Mangiante vennero poste molte domande su Joseph Mifsud, soprattutto per i noti contatti con il marito. D’altra parte, anche se non parleremo di questo, risulta che Mangiante conoscesse Mifsud da molto prima del 2016, come dichiarato nello stesso interrogatorio.

Ricapitoliamo brevemente quanto accaduto a Papadopoulos, poi torneremo sui verbali della testimonianza di Mangiante.

GLI ANTEFATTI

Mifsud e Papadopoulos si incontrano quattro volte in tutto, tra il marzo e l’aprile 2016, a Roma ed a Londra. Mifsud vanta frequentazioni di alto rango in Russia, così Papadopoulos, sapendo dell’intenzione di Trump di ricucire con Putin, si convince che i contatti del Prof. possano aiutarlo ad organizzare un incontro tra i due leader. In realtà, viene indotto a crederci: dopo aver “agganciato” Papadopoulos a Roma, Mifsud arriva al secondo incontro, tenuto il 24 marzo a Londra, accompagnato da una attraente ragazza russa, Olga Polonskaya, che viene presentata come nipote di Putin (in realtà non lo è!). Papadopoulos è convinto di aver trovato “l’uomo giusto”. Il 26 aprile, sempre a Londra, Mifsud gli confida di aver incontrato a Mosca “esponenti di alto livello del governo russo” che gli hanno fatto sapere di avere “roba sporca” sulla Clinton: migliaia delle sue email hackerate.

Papadopoulos dichiarerà, davanti al Congresso Usa:

– che fu invitato alla conferenza del 14 marzo 2016 alla Link Campus a Roma, dalla London Centre for International Law Practice, per la quale lavorava ed alla quale aveva appena comunicato che di lì a poco sarebbe partito per gli USA, al fine di unirsi alla Campagna Trump;

– che a Londra fu “una donna legata all’FBI nel Regno Unito”, ad incoraggiarlo ad incontrare Mifsud a Roma a marzo 2016.

Papadopoulos viene avvicinato a Londra anche il 5 maggio 2016, dal diplomatico australiano Alexander Downer, a cui imprudentemente confida delle email compromettenti di Hillary, di cui gli aveva parlato Mifsud. Downer, noto per i buoni rapporti con i Clinton, informa l’intelligence del suo Paese. A giugno WikiLeaks diffonde le email (si supponeva) hackerate del Comitato Nazionale Democratico; verso fine luglio l’ambasciatore australiano negli Usa Joe Hockey inoltra l’informazione di Downer all’FBI, che fa scattare l’indagine denominata “Crossfire Hurricane”.

L’aspetto più interessante dell’interrogatorio di Mangiante del 2018 è che ella dichiara che Mifsud era membro della Clinton Foundation. La dichiarazione non è stata smentita da alcuno, è stata resa sotto giuramento, non risultano indagini o sanzioni per false dichiarazioni a carico di Mangiante, dunque possiamo ritenerla affidabile. Anche perché… Mifsud, intervistato da Repubblica, dichiarò la stessa cosa nel 2017, affermando di avere idee “di sinistra”.

Avrete notato come tutte le volte che sui media mainstream si parla di Mifsud….le informazioni sui legami del personaggio con i Clinton vengono omesse. Ciò serve ad evitare “macchie” sulla narrazione con cui il pubblico viene controllato, in cui l’élite globalista apolide, di cui i Clinton&Obama sono uno dei perni politici, viene descritta come “illuminata”, dedita a “risolvere problemi globali comuni”…pensate a cosa sarebbe successo se negli ultimi anni un personaggio controverso – per non dire oscuro – come Mifsud, fosse stato accostato, come era doveroso, al nome dei Clinton&Obama…

L’UCRAINA, I DEM E MIFSUD

Ricordate l’impeachment a Trump, miseramente fallito, basato sulla famosa telefonata al neo eletto presidente ucraino Zalensky? Secondo molti repubblicani, l’impeachment doveva servire, prima che ad abbattere Trump, al fine di coprire mediaticamente numerosi legami inconfessabili dei democratici, proprio con l’Ucraina.

Lo deduciamo anche dalla trascrizione della telefonata, in cui Trump si lamenta del fatto che Biden è riuscito a bloccare ogni indagine che riguarda il figlio, auspicando che Zalensky ne favorisca la ripresa.

Che i problemi legali dei democratici USA con l’ Ucraina siano tutt’altro che finiti, lo dimostra l’apertura di indagini proprio in questi giorni, presso Camera e Senato USA.

https://thehill.com/homenews/senate/497676-gop-senators-hit-the-gas-on-obama-era-probes

L’8 novembre 2019, il quotidiano La Verità pubblica uno scoop, scrivendo che a maggio 2018 la Link Campus University, avrebbe dovuto ricevere un bonifico da 9 milioni di Euro, provenienti dall’Ucraina. Si noti che secondo molti Mifsud deterrebbe importanti quote della società che gestisce l’ateneo privato.

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ora-siamo-piu-tranquilli-39-39-milioni-link-venivano-218542.htm

L’avvocato di Mifsud, Claus Roth, dichiara: «Scotti (Vincenzo, ex ministro, fondatore e presidente della Link, ndr) disse che i soldi attesi provenivano da fonti ucraine. Lo stesso è stato confermato dalla mia fonte dentro alla Link. Scotti è parte del patto con Suite Finance, conosce perfettamente lo scenario».

Roth evidenzia che anche Mifsud, con cui ha ottima familiarità, aveva portato a casa con successo finanziamenti a favore della Link, come quello da parte della famiglia saudita Obaid. «Mifsud è più legato all’ Ucraina che alla Russia… la stampa ha riferito che ha una compagna e un bambino in Ucraina e che è andato spesso lì. Mifsud ha negato di avere un bambino, ma ha confermato che stava viaggiando in Ucraina e stava aiutando la Link a trovare finanziamenti, essendo stato direttore internazionale della Link nel 2016-2017».

Risultano, da parte di Scotti, minacce di querele per tutte le  testate che parlassero “in termini diffamatori” dell’Università Link Campus, sia varie querele della Link Campus al Foglio, per la pubblicazione di un’inchiesta sul c.d. russiagate. Scotti ha smentito anche ogni transazione finanziaria dall’Ucraina verso l’Università Link Campus. Lungi dallo scrivente effettuare qualsivoglia insinuazione e diffamazione, si riportano appunto fedelmente e pedissequamente, con la massima fermezza possibile, le smentite di Scotti in merito al versamento di fondi di provenienza Ucraina verso la Link Campus (…).

Comunque, non risultano querele o smentite relative alle affermazioni di Claus Roth su Mifsud, per quanto riguarda i suoi legami con l’Ucraina.

L’Ucraina deve essere un paese davvero interessante, se ben 3 figli di notabili del partito democratico USA (Biden, Pelosi, Kerry) ed 1 figlio di notabile del partito repubblicano (Romney… in realtà un RINO …republican in name only), siedono in consigli di amministrazione di aziende energetiche ucraine. D’altra parte, in Ucraina transita almeno il 30% del gas russo che giunge nella UE. Se poi un membro della Clinton Foundation come Mifsud, di nuovo risulta fortemente legato a quel paese, porsi delle domande è d’obbligo, o no? Per la verità, dalla lettura della documentazione pubblica sull’obamagate, si possono compiere altre deduzioni in merito a quanto successe in Ucraina, ma non è ancora possibile parlarne, purtroppo…

LE RETI DI CONOSCENZE DI MIFSUD

Mifsud ha stretti legami anche con il Regno Unito, dove dal 2013 al 2016 ha diretto la London Academy of Diplomacy. Sembra che conosca personalmente anche Boris Johnson. E’ stato anche alto funzionario del ministero degli Affari esteri di Malta, negoziandone l’adesione alla UE.

https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joseph-mifsud.html

Startmag riporta che l’avvocato di Mifsud, Roth, sostiene esplicitamente che Mifsud era legato anche all’MI6 inglese:

“L’avvocato svizzero [Roth] cita esplicitamente l’MI6 britannico, al quale Mifsud era direttamente legato, afferma, attraverso il London Centre of International Law Practice (LCILP), un centro che sembra essere “semplicemente una copertura per operazioni di intelligence” e i cui direttori lavoravano con il Dipartimento di Stato Usa ed esortarono Papadopoulos a recarsi a Roma per incontrare il professore maltese.”

Dunque, per sintetizzare:

  • La campagna di Trump è stata incastrata dall’FBI nella primavera 2016, ben prima dell’operazione FBI Crossfire Hurricane, che partirà a luglio;
  • L’operazione ha coinvolto sicuramente Italia e Regno Unito, come si deduce dalla storia di Papadopoulos, che ormai si può considerare come verosimile essendo egli passato indenne dalle inchieste. In entrambi i paesi Mifsud, un dem con idee di sinistra, coltivava relazioni ad altissimo livello.

Che Mifsud sia un “peso massimo”, lo conferma anche una notizia recente. Da più parti si sta puntando l’attenzione sul fatto che nel rapporto conclusivo del procuratore speciale Mueller, sulle indagini relative alle presunte collusioni di Trump con la Russia, consegnato nel 2017 senza capi d’accusa contro Trump, stranamente fu omessa una notevole mole di informazioni e circostanze riguardanti proprio Mifsud…

https://justthenews.com/government/courts-law/declassified-fbi-memos-undercut-mueller-team-claims-papadopoulos-hindered

Mifsud, insomma, è un soggetto talmente importante da ricevere uno speciale trattamento nientemeno che in un report dell’FBI, sulle indagini relative ad un presidente USA in carica.

Resta da capire se Mifsud in Italia è un “battitore libero”, oppure è parte di reti di relazioni ad alto livello…

Simona Mangiante, che lo conosce da ben prima dello scandalo tramite Gianni Pittella (pag. 20 del resoconto), nell’interrogatorio presso la Camera USA sostiene che Mifsud aveva diffuse relazioni con il governo italiano. Chi scrive crede che si faccia riferimento almeno ai ministeri.

Tuttavia è abbastanza facile, cercando in rete, imbattersi in un convegno tenutosi al Senato nel 2015…Mifsud era in compagnia di quella che sembra essere l’élite dell’intelligence e della cyber securityitaliana nell’era di Renzi, cioè di fondamentali architravi dello Stato Italiano…proprio questo forse è il livello di potere a cui Mifsud appartiene, che in Italia si è messo a disposizione degli Obama&Clinton, contro Trump (ovviamente lo scrivente non ha alcun elemento e non intende presentare alcun fatto specifico relativo ai partecipanti al convegno menzionato, ci mancherebbe…). Tutti sanno che ai convegni, oltre che per esporre le proprie idee, si partecipa per coltivare relazioni.

DALL’INTELLIGENCE INTERNA USA, INFORMAZIONI INATTESE

Alcune informazioni trapelate di recente, forniscono altre indicazioni estremamente precise sull’elevato livello del potere coinvolto nell’Obamagate in Italia. Il Direttore dell’Intelligence Interna degli USA Grenell, pochi giorni fa ha inviato al Congresso la lista degli alti funzionari dell’amministrazione Obama che, tra l’8 novembre 2016 e il 31 gennaio 2017, ricevettero il c.d. ’“unmasking” del generale Mike Flynn; in pratica, ricevettero memo di intelligence ed intercettazioni della NSA, con l’identità “in chiaro” del cittadino americano Flynn, che interagiva con l’agente straniero sorvegliato (nel caso specifico si trattava dell’ambasciatore russo a Washington, Kislyak).

Nella lista figurano due nomi che paiono a dir poco fuori posto: l’ambasciatore Usa in Italia e San Marino John R. Phillips, e la diplomatica Kelly C. Degnan, che all’epoca era vice capo missione in Italia ed a San Marino. Cosa c’entrava l’ambasciata italiana degli USA con Flynn? Non è facile per ora rispondere a questa domanda, tuttavia è chiaro che in ambasciata doveva essere necessariamente attivo personale che aveva la necessità di conoscere a fondo ogni dettaglio dell’operazione contro Flynn (leggi contro Trump); in ogni caso, sicuramente Phillips era un sostenitore di Renzi, senza riserve.

https://formiche.net/2016/09/ambasciatore-usa-phillips-renzi-referendum-costituzione/

Forse è possibile che nei viaggi a Roma il Procuratore Durham, che indaga sull’Obamagate, abbia posto domande sulle istituzioni che coltivano relazioni con l’ambasciata USA: Palazzo Chigi, i servizi, la Procura, le istituzioni culturali…forse anche il Centro Studi Americani?

Pepito Sbazzeguti

DA

OBAMAGATE: JOSEPH MIFSUD E LE RETI DI POTERE DEM

Zaia boccia il governo: “L’epidemia? Chissà cosa sarebbe successo se l’avesse gestita solo Roma”

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Roma, 19 mag – La fase 2 è ufficialmente partita ieri e uno scalpitante Zaia – il primo, nelle scorse settimane, a battere i piedi per la riapertura presentando linee guida e provvedimenti poi seguiti dallo stesso governo – non le manda di certo a dire nei confronti dell’esecutivo accusandolo di scarsa chiarezza e nullo coordinamento. 

In un’intervista rilasciata stamattina al Corriere, il governatore del Veneto, tra le varie cose, rimarca come l’accordo definitivo sia arrivato solo nella fonda tra sabato e domenica e, cosa più grave, a pochissime ore di distanza dalla riapertura materiale delle attività: «La vicenda è semplice. Venerdì le Regioni avevano chiuso un accordo con il premier Conte. Poi, sabato sera abbiamo detto di no, visto che il ruolo delle Regioni era una cosa tra le mille». L’accusa di avere cambiato le carte in tavola marginalizzando il ruolo delle Regioni è chiara. «Abbiamo dunque chiesto un incontro urgente che si è concretizzato all’una del mattino. Poi, pochi minuti prima delle 3.30 di domenica, abbiamo chiuso nuovamente l’accordo con il fatto che le linee guida delle Regioni fossero un allegato del Dpcm. Peraltro, non nego sia stato un calvario avere il testo del Dpcm…», spiega.

Alla faccia della «collaborazione istituzionale» tanto sbandierata dal premier, Zaia fa rilevare come solo dopo una serrata trattativa last minute e dopo l’immancabile diretta Facebook del presidente del Consiglio si sia arrivati a inserire le linee guida come allegato del Dpcm: «Ma sì, è il solito format Conte: diretta Facebook al sabato sera, le carte il giorno successivo inoltrato. Noi, il testo lo abbiamo avuto soltanto alle 17.30 di domenica. Io, comunque, avevo già distribuito le linee guida al sabato mattina. Per dire in che modo si sarebbe aperto».

Durissimo poi l’atto d’accusa che Zaia rivolge al governo e a certe tentazioni di ricentralizzazione della sanità: «Pensi che cosa sarebbe stata questa epidemia se tutto fosse stato gestito da Roma. E qualcuno dice che la sanità va riaccentrata. Chi lo dice non ha capito nulla e dovrebbe ricominciare a fare il consigliere comunale: io lo renderei obbligatorio». Il governatore rivendica con decisione l’assunzione di responsabilità che lo ha portato ad adottare provvedimenti spesso in contrasto con quelli del governo: «Sono mancate le indicazioni basilari. Abbiamo sentito che le mascherine ai non malati non servivano, ne abbiamo sentite tante. Qui, tutto è accaduto su scelte nostre, a partire dalla chiusura di Vò Euganeo e dai tamponi che abbiamo fatto subito alla popolazione di quel comune e poi ad allargare il cerchio». Zaia rimarca la scelta, rivelatasi poi estremamente efficace, di eseguire tamponi a tappeto: «Mi dicevano che sprecavo soldi. A proposito, e i tamponi? Noi li abbiamo fatti con il sistema veneto, ma non è che qualcuno si fosse dotato di magazzini di tamponi…».

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/politica/zaia-boccia-governo-epidemia-gestita-solo-roma-156911/

La dottoressa “anti-Salvini” indagata per i morti col virus

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La procura di Vercelli, nell’ambito di un’inchiesta sulle Rsa, ha indagato tre medici dell’ospedale di Vercelli che si rifiutarono di ricoverare tre anziani affetti di Covid-19. Tra i medici c’è anche Roberta Petrino, responsabile del Dea, nota per le sue posizioni anti-Lega

Non solo Milano e la Lombardia. Le procure di tutta Italia indagano sulla gestione dei malati di Covid-19 all’interno delle Rsa e da ultima c’è quella di Vercelli che ha focalizzato la sua attenzione su una struttura del capoluogo piemontese dove sono deceduti 44 anziani.

Tra gli indagati, oltre al direttore e alla direttrice sanitaria della Rsa, ora si aggiungono tre medici accusati di omicidio colposo plurimo dopo essersi rifiutati di ricovevare all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli cinque anziani che presentavano sintomi da coronavirus. I dottori non vollero ricoverare gli anziani, che poi morirono tutti nel giro di una settimana, perché nell’ospedale c’era un solo posto libero ed era “meglio tenerlo per una persona giovane”. La procura intende appurare se effettivamente nell’ospedale vi fosse un solo posto libero e come si si giunti a una tale scelta che è costata la vita a cinque persone. Tra i medici, come riporta un articolo uscito oggi sulle pagine locali de La Stampa, c’è anche Roberta Petrino, primario del pronto soccorso del nosocomio di Vercelli, nota alle cronache non solo per essere sopravvissuta al coronavirus, ma anche per i suoi ripetuti attacchi nei confronti della Lega.

Lo scorso 22 febbraio, infatti, la Petrino rilanciò sul suo profilo Twitter un post del docente Matteo Flora che, a poche ore dalla scoperta dei primi casi accertati di coronavirus, scrisse: “C’è qualcosa di sottilmente ironico nel fatto che, mentre si vomitava bile sulle malattie portate dallo sporco povero, il gretto migrante, il barcone affollato, il #coronavirus viaggiava in business con i manager padani. Se Dio esiste ha un fine senso dell’umorismo”. La Petrino, già candidata alle elezioni comunali in una lista civica ostile alla Lega, non è però nuova a queste invettive contro il Carroccio. L’8 maggio dello scorso anno, quando infiammava la polemica sull’eventuale partecipazione della casa editrice Altaforte (legata a CasaPound) al Salone del Libro di Torino, scrisse: “A questo punto dubbi non ce ne sono più. Chi voterà Lega saprà che voterà per il fascismo”.

Paolo Tiramani, sindaco leghista della provincia di Vercelli, stigmatizzò immediatamente tale affermazione e annunciò l’avvio di un’azione legale nei confronti della direttrice del Dea: “Scrivere pubblicamente che chi darà il proprio voto alla Lega voterà il fascismo è davvero troppo. Non escludiamo che valuteremo l’ipotesi di procede per vie legali nei suoi confronti a causa di questo increscioso fatto”. E aggiunse: “Alla Petrino, inoltre, vorrei consigliare di dedicarsi esclusivamente alla salute dei cittadini e, in qualità di primario del pronto soccorso di Vercelli, di puntare esclusivamente alla crescita ed alla gestione delle emergenze affinché il punto ospedaliero diventi sempre più un centro d’avanguardia”.

Oggi Tiramani, rintracciato telefonicamente da ilGiornale.it, preferisce non commentare: “Al momento come Lega preferiamo non dichiarare nulla. I fatti parlano già da sé”. In nome del garantismo è bene non entrare nel merito dell’indagine che è ancora agli albori, ma è bene evidenziare come la Petrino non abbia mai smesso di puntare il dito contro la Lega e i sovranismi. Al di là dei post a sostegno del governo non mancano quelli esultanti nei confronti di Silvia Romano e quelli contro l’ospedale della Fiera di Milano voluto dal presidente Attilio Fontana e dall’assessore al Welfare Guida Gallera.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/politica/indagata-direttrice-pronto-soccorso-che-tuonava-contro-lega-1863419.html

Il Grande Fratello Gov

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Trasmesso a reti unificate, il Grande Fratello Gov è un format televisivo con una potenza di fuoco talmente poderosa da essere riuscito a cambiare la vita praticamente a tutti diventando, in breve tempo, un caso di studio ovunque nel mondo. Per meglio comprenderne il fenomeno, vediamo insieme come funziona.

La selezione dei concorrenti

Trattandosi di un esperimento sociale sono stati presi i due partiti politicamente più distanti tra loro, quelli i cui rappresentanti, per intenderci, si scambiavano accuse e insulti talmente pesanti da arrivare, in alcuni casi, perfino in Tribunale. Da questi due soggetti politici, M5S e PD (acronimo, secondo Di Maio, di Partito Dibibbiano), sono stati selezionati 21 ministri, guidati dallo stesso presidente del consiglio che fino a qualche giorno prima era al governo insieme alla parte politica opposta al PD ovvero la Lega.

Una volta entrati a Palazzo Chigi, ministri e presidente sono stati lasciati liberi di governare l’Italia anche dopo l’arrivo del Coronavirus, che hanno dimostrato di saper gestire potendo far conto di dosi massicce di incompetenza, insicurezza e incoerenza, qualità imprescindibili per chiunque si assuma l’onere di guidare una nazione come la nostra.

Il regolamento

La finalità del gioco è quella di ridurre l’Italia nelle condizioni peggiori possibili, motivo per cui ognuno dei concorrenti è tenuto a dare il peggio di sé in qualsiasi ambito: dall’economia, al turismo, alla scuola, alla sanità per arrivare alle libertà individuali e collettive. Più danni si fanno e più aumenteranno le possibilità di rimanere a Palazzo Chigi.

Il tutor del presidente

Come si legge nel regolamento stilato da Beppe Grillo e approvato all’unanimità da lui medesimo, Giuseppe Conte sarà affiancato da un tutor che avrà il compito di supportarlo al fine di consentirgli di prendere le decisioni peggiori, soprattutto in termini di comunicazione. Scelta ricaduta su Rocco Casalino che, come vediamo da questo video, gode della fiducia incondizionata del fedele alleato di governo Matteo Renzi:

Il confessionale

Ogni volta che Rocco Casalino e Giuseppe Conte ne avranno voglia, quest’ultimo potrà recarsi al confessionale di Palazzo Chigi da cui, rigorosamente all’ora di cena, potrà rivolgersi agli italiani per fare promesse, annunci e proclami, anch’essi rigorosamente ad minchiam come tutto il resto dell’attività di non-governo.

Le prove

Tutti i concorrenti dovranno cimentarsi in prove molto impegnative, studiate appositamente per mettere a frutto le loro incompetenze: scrivere un decreto nella maniera più incomprensibile possibile, comunicarne le disposizioni in tempi e modi rigorosamente sbagliati, gettare il paese nel caos e affossarne l’economia sono soltanto alcuni esempi. C’è da dire che fino ad ora tutte le prove sono state superate brillantemente, compresa quella, oggettivamente difficile, di trasformare l’Italia in una sorta di regime autoritario in cui siamo indotti a sentirci dei ladri se ci sediamo su una panchina a leggere un libro e dove è vietato manifestare ed esprimere dissenso.

Supercalifragilistichespiralidoso

Dopo poderoso non potrà che essere questo l’aggettivo con cui identificare l’operato dei concorrenti di questa prima edizione del Grande Fratello Gov, poiché ne inquadra perfettamente la leggerezza con cui, provvedimento dopo provvedimento, stanno riuscendo nell’intento di risucchiarci tutti per strapparci dalla dimensione reale e risputarci nel loro mondo ideale: l’enorme set di un Grande Fratello globale, con 60 milioni di concorrenti rinchiusi in casa, guardati, ascoltati e giudicati. 24 ore su 24, senza nemmeno lo straccio di un televoto.

DA

https://www.orwell.live/2020/05/17/il-grande-fratello-gov/

Ecco come la massoneria italiana plaude alla “fratellanza” interreligiosa

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Il Grande Oriente d’Italia ha dedicato un articolo sull’organo di informazione massonico “Nuovo Hiram” per lodare l’iniziativa di “fratellanza tra religioni”, in coincidenza con la giornata interreligiosa di digiuno e preghiera contro il coronavirus svoltasi recentemente.

Nel saggio in esame, Pierluigi Cascioli si concentra sul documento di Abu Dhabi, da cui è nato l’Alto Comitato che ha richiesto la giornata del digiuno e della preghiera dello scorso 14 maggio.

QUI è possibile trovare l’intero testo del saggio pubblicato sulla rivista massonica Nuovo Hiram, da pagina 44 a pagina 50.

DA

https://www.informazionecattolica.it/2020/05/17/ecco-come-la-massoneria-italiana-plaude-alla-fratellanza-interreligiosa/

Un Paese in libertà provvisoria

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Dopo due mesi di cattività, con una barba bianca fluente da ostaggio, nonno Antonio veniva restituito dai sequestratori, i terroristi dell’emergenza, ai suoi tre nipotini. Prima del sequestro, i tre bambini, Marco Edoardo e Sofia, in sigla MES, vivevano praticamente dai nonni perché i genitori erano al lavoro. Erano tutti e tre al balcone, in attesa di rivedere i nonni liberati. Il più grande di 5 anni, trova anche le parole per fare la cronaca euforica del loro arrivo; gli altri due gemelli di due anni, incollati alle ringhiere, osservano rapiti e salutano con la manina i nonni sotto casa. Di scene come questa l’Italia ne ha vissute tante la settimana scorsa. A volte in un goffo remake i tg replicavano gli abbracci e la commozione per le telecamere. Si capiva che quelli veri erano stati altri, anche se qualcuno piangeva pure nella replica-fiction per la tv.

Il paese ha avuto le sue giornate di riconciliazione e per un momento ha sospeso l’angoscia. Ma la percezione istillata nella gente è che si tratta di una libertà provvisoria, limitata, facile a essere revocata e in ogni caso sempre una libertà condizionata che dipende da come ci comportiamo. Elargita con un catalogo di minacce e raccomandazioni: fate i bravi sennò torna il carcere domestico, anche più virulento di prima, ci ripetono virologi, protettori civili, commissari, premier, ministri, “sindache” svampite, mezzibusti televisivi e pappagalli mediatico-politici. Il sottinteso è che non siamo liberi, e comunque la libertà non è un diritto ma una graziosa concessione del potere e dei sanitari; e se sgarriamo ricadiamo subito in punizione e in ogni caso in autunno avremo il girone di ritorno. Lasciate ogni speranza o voi che uscite. Nell’attesa, museruola per tutti, alla larga da tutti, mani pulite, “non abbassare la guardia”. Una campagna intimidatoria, terroristica, che aggrava i già seri problemi che pone il contagio. E che solleva da ogni responsabilità i governi locali e nazionali, le strategie sanitarie; dipende solo dei cittadini. Niente tamponi e test di massa, ancora nulla per le mascherine “di stato”, niente terapie efficaci, non prese in considerazione neanche quelle che si sono dimostrate efficaci (a Mantova e Pavia, per esempio, iniettando il sangue di ex-contagiati); tutto è affidato al nostro restare “reclusi dentro”, come condizione mentale; e appesi alla lavagnetta che ci divide in buoni e cattivi. E un domani chissà il vaccino… Un quadro deprimente.

Ha alleviato la pena e lo spavento di queste settimane il tam tam dei social sulle grottesche corbellerie delle prescrizioni, le scemenze repressive delle svariate certificazioni, i limiti esilaranti posti a congiunti, affetti stabili, trasporti, auto, funerali, scuole, seconde case. Un paternalismo da stato para-etico o da Grande Fratello Idiota affondava nel ridicolo di alcuni divieti e alcuni paradossali distinguo. Facile l’esercizio ludico dello sberleffo di massa, la caricatura dei decreti o la loro applicazione letterale con le relative, ridicole conseguenze. Per non dire gli sviluppi surreali immaginati nei social: come il permesso di sposarsi consentito solo uno alla volta; sposarsi in due è un rischio che non possiamo permetterci. In compenso i matrimoni single registrerebbero meno divorzi… O l’obbligo di camminare a una gamba sola, per non sentirsi a piede libero, fare spostamenti brevi e contaminarsi meno col suolo. Ma oltre le caricature, i distinguo tra correre e camminare, fare sport o passeggiare hanno raggiunto livelli inverosimili di demenza istituzionale. Le barzellette sui carabinieri possono spostarsi ora su governanti, amministratori e task force.

A questo si sono aggiunti i racconti della cattività, spesso gustosi. Ognuno ha fatto esperienze particolari. Io, per esempio, ho convissuto per due mesi con la voce senza volto di una vicina che faceva lunghi monologhi coi suoi famigliari, che parevano inesistenti, sottomessi o ammutoliti; poi si accaniva con un cane, cacciato, bullizzato e offeso di continuo, senza che il cane mai abbaiasse o reagisse. Un cane espiatorio, che poteva essere anche virtuale. A questi deliri e a questi pettegolezzi di ballatoio conduce la cattività…

Tornando seri, dobbiamo chiederci se e come ci ha cambiati la quarantena. Al di là degli stucchevoli pistolotti moralisti, la lunga cattività non ci ha resi migliori né peggiori e nemmeno gli stessi; siamo cambiati, non sappiamo se per sempre o per una fase. Comunque ci ha depressi e impoveriti. È falso elogiare il senso civico degli italiani o viceversa deplorarne le trasgressioni: gli italiani hanno ubbidito non per senso civico ma per paura, spaventati dalla pandemia e soprattutto dalla campagna ossessiva sui media. La stessa paura ha spinto gli italiani a stringersi intorno al premier, che ha mostrato di anteporre la sua vanità e il suo profitto politico all’emergenza e ai rimedi. Nella sua vanesia inconcludenza Conte si è arrogato poteri mai concessi a nessun presidente del consiglio; il meno legittimato dei premier ha così abusato più di ogni altro della Costituzione. Senza contrasti, anzi Mattarella gli ha rinnovato la polizza dicendo che se cade lui si vota (il voto è il virus più temuto da tre quarti del parlamento).

Resta l’immagine commovente di un popolo che cerca di rialzarsi e di riaprire, che riprende a vivere tra tanti timori, e ritrova gli affetti sequestrati dal periodo più balordo della nostra storia repubblicana.

P.S. Il Nonno con la barba bianca, atteso dai tre nipotini sarebbe un parto perfetto di fantasia se non fosse in realtà mio fratello maggiore.

MV, Panorama n.22 (2020)

DA

Un Paese in libertà provvisoria

Il culto della “Santa Muerte” si diffonde anche in Cile

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DI MATTEO ORLANDO

La procura di San Antonio (Valparaíso, Cile) indaga su una sinistra scoperta fatta all’interno di una capanna abbandonata nella Quebrada Las Petras de Algarrobo, dove è stato rivelato un culto che esegue riti estremi.

Il colonnello Lincoyán Valenzuela, prefetto dei Carabineros di San Antonio, ha spiegato che  “quando sono arrivati ​​(i poliziotti) hanno trovato elementi che indirizzano a rituali satanici: teschi, una testa di ariete, un calice, tavole ouijas e altri elementi  che di solito sono usati in questi rituali”. Sono state trovate anche preghiere legate al culto della cosiddetta “Santa Muerte”, una divinità messicana di origini pre-colombiane, il cui culto coinvolge almeno tra i 10 e i 12 milioni di messicani e, a quanto pare, anche altre popolazioni dell’America Latina. Derivante dalla dea azteca della morte Mictecacihuatl, abbigliata nello stile delle donne dell’Europa medievale, le statue della Santa Muerte sono venerate attraverso riti e incantesimi, in maniera esoterico-magico-satanica. Proprio per questo motivo cattolici, battisti, presbiteriani, metodisti, e altre fedi, respingono e condannano la venerazione della Santa Muerte, considerandola diabolica.

Per quanto riguarda le ossa trovate sul sito cileno, il prefetto ha spiegato che si tratta di “teschi umani”. Al momento non ci sono stati arresti ma le indagini cercheranno di stabilire se le ossa trovate siano state rubate da qualche cimitero della zona.

Nel frattempo, i resti scheletrici sono stati inviati al medico legale che eseguirà degli esami per determinare il sesso, l’età e la data della morte delle persone a cui appartenevano.

Il procuratore capo di San Antonio, Osvaldo Ossandón, ha sottolineato che l’obiettivo dell’indagine sarà quella di “vedere se questi resti sono appartenuti a una o più persone e determinare le modalità della morte per sapere di quale periodo storico stiamo parlando”.

Il commissario Robinson Alarcón, capo della squadra omicidi di San Antonio, ha dichiarato che “le indagini mirano a determinare in quali circostanze questi resti sono arrivati ​al sito scoperto e per quale scopo sono stati trasferiti, nonché a determinare il luogo esatto da dove provengono quei resti”.

Il funzionario della pubblica sicurezza del comune di Algarrobo, Verónica Cueto, ha dichiarato che è stata la prima volta che nella zona sia accaduta una cosa del genere. Ciò che ha attirato molto l’attenzione degli inquierenti è stato il ritrovamento di libri satanici con cui si eseguono rituali legati alla “Santa Muerte”, una idolatria praticata per fare del male o per chiedere benefici.

Il parroco di San Antonio, Vicente Véliz, ha spiegato che “le immagini trovate sono una chiara prova del culto della morte. Questa è una convinzione profondamente radicata in Messico e Guatemala. Hanno un carattere  esoterico e rituale”. I portatori dell’amuleto della “Santa Muerte” credono di essere invulnerabili alle maledizioni e alle sventure e che l’amuleto attiri amore e buona fortuna. Non è un caso che lo utilizzino moltissimo i criminali centroamericani legati ai cartelli dei narcos. La credenza si basa sul chiedere al “santo” protezione in cambio di offerte, che possono essere caramelle, whisky, sigarette o fiori.

Ma ciò che differenzia il culto idolatrico-satanico alla “Santa Muerte” dal resto del culto cattolico ai santi è che alla “Santa Muerte” si possa chiedere di fare del male alle persone o alle cose, o attirare amore, lavoro e buona fortuna con pratiche magico-esoteriche.

I santuari della “Santa Muerte”, molto diffusi – come detto – in Messico e Guatemala, sembra che abbondino anche in Paraguay, nel sud del Brasile, nelle province argentine di Corrientes, Chaco e Misiones e, adesso, in Cile.

MATTEO ORLANDO

I medici migliori e il governo peggiore del mondo

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Un articolo da conservare… utile per ricostruire tutte le follie, le contraddizioni, le menzogne, le incertezze, gli errori e la mancanza di accortezza che hanno causato il “disastro Italia”

La pandemia del Covid-19 ha dimostrato che in Italia abbiamo i medici migliori del mondo e il governo peggiore. Non è una affermazione politica, né una battuta per accattivarsi simpatie, è la semplice e tragica constatazione della realtà, dinanzi a decreti, circolari, documenti e proclami, di Conte e dei suoi ministri. che hanno ostacolato se non criminalizzato in ogni modo l’attività dei nostri medici impegnati a curare gli italiani.

Il tragico caso delle Circolari di Speranza

Il 22 gennaio il ministero della Salute, Roberto Speranza, emette la sua prima Circolare (“Polmonite da nuovo coronavirus, 2019 nCov, in Cina”) diretta a tutti gli assessorati regionali alla Sanità, con la quale definisce i criteri per considerare un paziente “caso sospetto”. La circolare stabilisce che può essere sottoposto a tampone: oltre a chi è stato in Cina, anche qualsiasi persona «che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato, senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio».

Insomma, una circolare che consente un’ampia indagine. Fin qui tutto bene. Infatti, se questa circolare fossa stata in vigore anche a febbraio, non ci sarebbe stato alcun problema e sarebbero stati sottoposti subito al tampone sia a Codogno il paziente 1, Mattia, sia a Vò Adriano Trevisan, colui che purtroppo sarà la prima vittima del virus. Per cui le loro positività al coronavirus sarebbero emerse ben prima del 21 febbraio, data ufficiale di inizio del contagio italiano.

Invece il governo cosa fa?
Soltanto cinque giorni dopo, ovvero il 27 gennaio, il Ministero cambia idea, e diffonde una seconda Circolare, di senso opposto alla prima, nella quale autorizza il test solo su pazienti che, oltre ad avere importanti sintomi, hanno avuto “contatti stretti con un infetto” o hanno “visitato o lavorato in un mercato di animali vivi a Wuhan”, “frequentato un reparto Covid”. In sintesi: tamponi solo a chi proviene dalla Cina o a chi è stato a stretto contatto con una persona rientrata.

L’anestesista disobbediente che trova il primo paziente

Così, quando Mattia e Adriano arrivano al pronto soccorso di Codogno e di Vò non vengono sottoposti al tampone e inizia un tragico balletto che favorisce la diffusione del contagio, con Mattia che torna a casa e, poi, di nuovo in ospedale. Dopo il secondo ricovero, visto che non risponde alle cure, l’anestesista Annalisa Malara, 38 anni, decide di violare quanto previsto dalla Circolare ministeriale e lo sottopone a tampone perché intuisce che può trattarsi di un caso di coronavirus.

La dottoressa spiega: «Quando un malato non risponde alle cure normali, all’Università mi hanno insegnato a non ignorare l’ipotesi peggiore. Mattia si è presentato con una polmonite leggera, ma resistente a ogni terapia nota. Ho pensato che anch’io, per aiutarlo, dovevo cercare qualcosa di impossibile e rimaneva solo da verificare il coronavirus».

Così possono, finalmente, scattare tutte le misure del caso e si inizia a fronteggiare il contagio che, intanto, però si era diffuso. Ma se la dottoressa Malara avesse rispettato la circolare probabilmente avremmo aspettato ancora settimane prima di individuare il paziente numero 1 “con contatti diretti con la Cina”, con una diffusione dei contagi ancora maggiore di quella che si è verificata.

Il sacrificio di medici costretti a lavorare senza dpi

Il 20 gennaio il governo chiede al Comitato Scientifico di elaborare i possibili scenari che potrebbero verificarsi in Italia. Il 27 gennaio il presidente Conte dichiara in tv dalla Gruber: «Siamo prontissimi con un misure all’avanguardia». Il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara l’emergenza. Il 31 gennaio il governo Conte dichiara lo stato di emergenza, ma non mette in campo nessuna misura per approvvigionarsi di mascherine, tute e guanti. Il 12 febbraio il Comitato Scientifico consegna al governo il documento con gli scenari possibili (anche catastrofici) ma il governo ancora non provvede a fare provviste dei dispositivi di protezione.

Il risultato è che quando, a fine febbraio, scoppia l’epidemia, medici e operatori sanitari si trovano a lavorare spesso senza le adeguate protezioni per cui gli Ospedali (e, successivamente, anche le Rsa) si trasformano in luoghi di diffusione del virus.

Nonostante ciò i medici, sia ospedalieri sia di famiglia, non si fermano, pagando un altissimo prezzo all’irresponsabilità e ai colpevoli ritardi del governo che, non contento, favorisce la diffusione esponenziale dei contagi tranquillizzando la popolazione (il 25-26 febbraio) avallando le scellerate iniziative dei sindaci di Milano, Bergamo e Brescia che promuovono cene, incontri e aperitivi ai quali partecipa anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti (che, infatti, viene contagiato).

Il tragico bilancio di questa impreparazione, per medici e operatori sanitari, supera i 10 mila contagiati con più di 200 morti.

Coraggio e sacrificio in corsia, arroganza e presunzione in tv

Anche nel cercare in ogni modo la cura giusta per guarire i malati e limitare le morti, i medici italiani dimostrano di essere tra i migliori del mondo pur trovandosi a lavorare in condizioni difficili. Oltre ai dispositivi di protezione, mancavano anche i respiratori (il governo contatta per la prima volta una ditta che li produce solo il 6 marzo).

In assenza di qualsiasi protocollo o di indicazioni terapeutiche provenienti dalla Cina, i nostri medici provato (primi al mondo) altre soluzioni. Vengono fatti test utilizzando farmaci contro l’artrite reumatoide, antimalarici, anche l’ozonoterapia, fino alla sperimentazione con il plasma iperimmune ricavato dai malati guariti.

Tutte cure sperimentali, ostacolate se non irrise dai “professoroni” che, intanto, se vanno a straparlare in tv ma non frequentano le corsie degli ospedali e quindi ignorano la realtà di cure che si rivelano funzionali e ottengono i risultati, proprio perché i clinici italiani sanno svolgere la loro professione, fedeli al giuramento di Ippocrate e lontani dalle ribalte televisive.

Dalle autopsie “vietate” i patologi individuano una cura 

Il caso più eclatante è quello delle autopsie necessarie e fondamentali al fine di fornire ai clinici le reali cause dei decessi dei malati con coronavirus. Lo scrivono nero su bianco gli immuno-patologi in un documento di marzo, contro il quale si scaglia il governo che, ad aprile e a maggio, con due distinte Circolari, stabiliscono che «per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19…».

Il governo non vuole le autopsie, ma alcuni patologi procedono egualmente, sia all’ospedale Sacco di Milano, sia al Papa Giovanni di Bergamo, dove verificano che spesso la morte è causata da microtrombosi che possono essere curate con l’eparina e un mix fi farmaci anti-infiammatori e anticoagulanti.

Uno studio serio che sarà pubblicato su una delle più note riviste internazionali di medicina e che ha salvato decine di vite. A conferma ulteriore che i medici italiani sono i migliori al mondo, mentre questo governo è il peggiore…  responsabile per migliaia di morti e ora anche per la paralisi economica e sociale che ci sta rovinando.

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https://www.orwell.live/2020/05/15/i-medici-migliori-e-il-governo-peggiore-del-mondo/

Obamagate, una vendetta politica contro Trump

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Negli Usa esplode lo scandalo Obamagate. Il senatore Lindsey Graham, a capo del Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti e molto vicino al presidente Donald Trump, ha messo in dubbio l’operato dei funzionari dell’amministrazione Obama coinvolti nell’unmasking dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Michael Flynn, affermando che tale azione dovrebbe essere fatta solo per chiari motivi di sicurezza nazionale. “Ecco la preoccupazione: se non hai un motivo di sicurezza nazionale, stai fondamentalmente spiando un avversario politico”, ha detto il repubblicano della Carolina del Sud a Fox & Friends.

“Qual è il motivo della sicurezza nazionale per procedere con l’unmasking di Flynn? Non riesco a pensare a uno. Ma, credo, dato il loro comportamento, stessero cercando di sbarazzarsi di Flynn, e se hanno usato il nostro apparato di intelligence per agire fondamentalmente con una vendetta politica, questo è agghiacciante”.

Le dichiarazioni di Graham sull’Obamagate

Le dichiarazioni di Graham giungono dopo che sono stati rivelati i funzionari dell’amministrazione Obama che chiesero di “smascherare” l’identità di Flynn durante il periodo di transizione presidenziale.  L’elenco è stato declassificato nei giorni scorsi dal direttore dell’intelligence nazionale Richard Grenell e quindi inviato ai senatori repubblicani  Chuck Grassley e Ron Johnson, che hanno reso pubblici i documenti. L’elenco presenta figure di alto livello tra cui l’allora vicepresidente Joe Biden, oltre all’ex direttore dell’FBI James Comey, l’allora direttore della CIA John Brennan, l’ex direttore dell’intelligence nazionale James Clapper e l’allora capo dello staff di Obama Denis McDonough. Graham sostenne che i principali funzionari dell’amministrazione Obama “odiavano” Flynn e volevano impedirgli di assumere l’incarico di consigliere per la sicurezza nazionale di Trump.

Trump e l’ “Obamagate”: il presidente “festeggia” sui social

Donald Trump è un istintivo, sarà per questo che sembra quasi “celebrare” la sua vittoria contro il vecchio Deep State sui social network. Un Obamagate al giorno, o quasi, dal momento che il Tycoon da giorni non fa altro che ricordare il possibile coinvolgimento dell’ex-presidente addirittura nella montatura dello scandalo del Russiagate, allo scopo di emarginarlo, insieme a Michael Flynn, portando entrambi fuori dai giochi. Comincia da pochi giorni fa il “narcisismo trionfalistico” di  Trump su twitter, a urlare al coinvolgimento di Obama nel complotto contro di lui:

Decadono le accuse contro Flynn

Sono decadute ufficialmente tutte le accuse contro il tenente generale Michael T. Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump dal 20 gennaio al 13 febbraio 2017, tra le prime “vittime” dell’inchiesta sul Russiagate. Secondo quanto riportato dall’Associated Press, il Dipartimento di Giustizia ha confermato poco fa che farà decadere tutte le accuse contro il primo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Donald Trump. Nei documenti giudiziari depositati stamani, il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che sta abbandonando il procedimento giudiziario “dopo un’analisi ponderata di tutti i fatti e le circostanze del caso, comprese le informazioni recentemente scoperte e divulgate”.

Come riporta l’Adnkronos, il dipartimento di Giustizia ha detto di non credere più di avere le prove a sostegno di accuse contro il generale. “Il governo non è persuaso che l’interrogatorio del 24 gennaio 2017 fu condotto su basi investigative legittime e quindi non crede che le dichiarazioni di Flynn possano costituire una prova anche se fossero non vere – si legge nella mozione -inoltre non crediamo che il governo possa neanche provare oltre ogni ragionevole dubbio che vi siano state dichiarazioni false”. Poco prima della presentazione di questa mozione uno dei principali procuratori del caso, Brandon Van Grack, che era stato uno dei collaboratori di Mueller, ha lasciato all’improvviso e senza spiegazioni l’incarico.

 

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