Gualtieri ha firmato il MES con la “sorveglianza economica e fiscale”. Mezza troika in casa

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L’Eurogruppo di oggi, venerdì 8 maggio, si è concluso con un accordo sul MES. Per l’Italia ha partecipato il ministro dell’economia Roberto Gualtieri(PD). Ciascuno Stato potrà accedervi nella misura del 2% del PIL (con uso limitato alle sole spese sanitarie dirette e indirette), per l’Italia circa 36 miliardi di euro, da restituire in dieci anni al tasso di interesse dello 0,1%.

Le condizioni sono sostanzialmente elencate al punto 7) delle conclusioni di cui al documento sottoscritto dai ministri delle finanze degli Stati dell’area euro. 👇

https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2020/05/08/eurogroup-statement-on-the-pandemic-crisis-support/

Ci siamo tirati in casa “la sorveglianza economica e fiscale“, altro che assenza di condizioni!

Successivamente, gli Stati membri dell’area dell’euro rimarrebbero impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e SORVEGLIANZA ECONOMICA e FISCALE dell’UE, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell’UE“.

Insomma, saremo sottoposti alla “sorveglianza economica e fiscale” da parte delle Istituzioni della Ue. Mezza troika in casa! La finalità indicata è quella di ridurre il debito, alias consolidamento fiscale e tagli selvaggi alla spesa pubblica.

Il presidente del consiglio Conte aveva detto “eurobond sì, MES no“. Ci ritroviamo invece il MES, solo il MES. Di Recovery Fund, campa cavallo che l’erba cresce…

Giuseppe PALMA

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni.

Qui i link per l’aquisto:

http://www.historicaedizioni.com/libri/democrazia-in-quarantena/

https://www.ibs.it/democrazia-in-quarantena-come-virus-libro-paolo-becchi-giuseppe-palma/e/9788833371535

https://www.mondadoristore.it/Democrazia-quarantena-Come-Giuseppe-Palma-Paolo-Becchi/eai978883337153/

https://www.libreriauniversitaria.it/democrazia-quarantena-virus-ha-travolto/libro/9788833371535

DA

Gualtieri ha firmato il MES con la “sorveglianza economica e fiscale”. Mezza troika in casa (di G. Palma)

Esclusivo. Scuola, Nordio: “il bimbo al centro è Nuovo Umanesimo, cancella Dio e la Verità”

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“Mettere al centro il bambino soddisfa pienamente i criteri del Nuovo Umanesimo cancellando Dio e la Verità”. Ne è convinta Maria Chiara Nordio, trevigiana, insegnante di scuola primaria e certificata presso la Krasnoyarsk University in percezione sensoriale nello Spettro Autistico, l’istituto diretto dalla dottoressa Olga Bogdashina, presidente della Autism Society dell’Ucraina.

La Nordio, sposata con il giornalista Nicola Pasqualato e madre di due figli (di cui uno nato con Disordine della Spettro Autistico) si è laureata in Scienze dell’Educazione all’Università degli Studi di Padova ed è autrice del saggio Benedetta Scuola, sulla povertà educativa dell’offerta formativa pubblica della scuola di oggi. Ha scritto anche le favole “Mamma e papà, il segreto della felicità” e “Bentornato piccolo mio” e il romanzo “Il Papa Muto”.

La Nordio, attraverso l’aiuto dell’avvocato Gianfranco Amato, uno degli organizzatori del Family Day, del giornalista Matteo Castagna e di altri supporter, ha lanciato la Scuola San Benedetto, una scuola fisica a tutti gli effetti (solo ora in situazione di emergenza si configura come homeschooling), con un insegnante e con un massimo di 10 bambini. Al suo interno trovano posto tutti i bambini, unico discrimine: essere cattolici.

Informazione Cattolica l’ha intervistata.

Dottoressa Nordio lei ha fondato una scuola parentale molto particolare. C’è ne può parlare?

“Anzitutto il motivo per cui nasce è dovuto alla povertà educativa della scuola di oggi e per rispondere ai genitori che chiedono un ricco programma cattolico, legato alla storia ed alle radici della nostra terra. La tipologia di scuola parentale che propongo non è una scuola a distanza, ove la maestra si collega on line con gli alunni, bensì consiste nella trasmissione della didattica quotidiana ai genitori/maestri. Sono loro che, avvalendosi dell’istituto giuridico della Scuola Parentale, le impartiscono direttamente ai propri figli. La scuola fisica, invece, nascerà non appena dei genitori determinati ad applicare la mia didattica si aggregheranno e la adotteranno. Le classi prevedono un massimo di dieci alunni, considerata l’eventuale presenza di un bambino disabile, e sono dirette da un insegnante debitamente formato. La scuola inizia ad ottobre e termina a maggio. La frequenza è di cinque giorni la settimana. Non sono previsti compiti per casa. Le lezioni iniziano sempre con il catechismo. L’insegnamento della seconda lingua (dialetto o lingua locale) è introdotto dalla classe prima. L’insegnamento della lingua latina in classe quinta”.

Perché così pochi alunni?

“L’esiguo numero di alunni per classe favorisce, da parte dell’insegnante, un miglior monitoraggio della docenza ma soprattutto una miglior cura che sostanzia l’intera opera scolastica. Da parte dei fanciulli una minore concentrazione numerica in classe favorisce un apprendimento più efficace mentre nelle relazioni sociali aiuta a creare ed a mantenere relazioni amicali vere e profonde. Un altro vantaggio di questa scuola, è che rispetta il bambino in tutte le fasi cognitive e fisiche. Il maestro spiega ciò che è realmente comprensibile ed adatto all’età, e per farlo appoggia e basa la sua didattica sugli unici testi che difendevano questa impostazione, mi riferisco ai libri scolastici degli anni ‘50. Lo scolaro, dal canto suo, avrà il minimo necessario come materiale scolastico: libro di lettura, sussidiario e… cari vecchi ‘quadernetti’”.

Immagino l’avranno accusata di desiderare una scuola vecchia?

“Non è una scuola vecchia, e non è nemmeno una scuola che guarda al passato. E’ piuttosto una scuola che recepisce la didattica dalle radici e poi la attualizza, laddove necessario, senza modificarne però la bontà pedagogica. Essa si inserisce altresì nel progetto dell’ormai famosa ‘Opzione Benedetto’. Proporre dunque fin dai primi cicli scolastici la ‘Regola’ benedettina,  ci può già far immaginare una società diversa che riconosce Dio al centro della vita umana e Gesù come unico maestro. Perché scegliere questa scuola. Ci sono motivi religiosi primariamente, ma anche educativi, sociali, identitari”.

Quali sono, in sintesi, i capisaldi della sua offerta formativa?

“Sostanzialmente tre. Innanzitutto ripristinare la Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo: primo Maestro. Infatti, ora come allora, il maestro, con il proprio comportamento, il linguaggio, lo stile di vita e la fede nel Padre, è esempio per i suoi alunni. In secondo luogo la necessità di non sopprimere la trasmissione storica, culturale, linguistica, valoriale e patriottica. L’insegnamento della seconda lingua, che nella scuola San Benedetto, è il dialetto o lingua locale ne conferma l’intenzione. Infine il ripristino del patrimonio cristiano cattolico attraverso l’insegnamento della lingua latina nella classe quinta”.

Come giudica l’offerta formativa delle scuole pubbliche?

“L’offerta formativa delle scuola pubblica di oggi, e qui mi riferisco alle Indicazioni Nazionali ed ai libri di testo in circolazione, non già ai singoli docenti, è, a mio avviso, davvero povera. Essa trae origine dall’ideologia del ‘bambino competente’, concetto elaborato da Maria Montessori e sviluppato nell’altro concetto di ‘Il cento c’è’ da Loris Malaguzzi. Questo approccio ha riportato la scuola ad una “concezione tolemaica” rifiutando la rivoluzione copernicana che poneva correttamente al centro il sole, cioè Dio nel nostro caso. In concreto, mettere al centro il bambino soddisfa pienamente i criteri del Nuovo Umanesimo cancellando Dio e la Verità”.

In che senso?

“La presunta competenza di cui sarebbe portatore il bambino si pone in contrasto con il ruolo del maestro, favorendo quindi didattiche non più trasmissive della conoscenza bensì variabili, instabili, autocefale ed in continuo divenire. Aggiungo che oggi il bambino è esclusivamente oggetto di diritti e non più soggetto a doveri, al punto tale che la promozione è sempre garantita mentre la bocciatura non viene più contemplata. Per tentare di sanare questa evidente contraddizione, il sistema ha persino introdotto la completa autodeterminazione dell’alunno attraverso l’autoeducazione (flipped classroom o cooperative learning) e dell’autovalutazione, già a partire dalle prime classi della scuola dell’Infanzia. Mi chiedo quale sia la funzione della scuola e del maestro. Di conseguenza anche i libri di testo sono perfettamente allineati a questa nuova ideologia: letture diseducative, assenza di stimoli al pensiero critico, esercizi sotto forma di test o quiz, promozione alla trasgressione delle regole, demolizione degli archetipi necessari alla stabilità psicologica dei fanciulli, alterazioni ed omissioni storiche, propaganda della moda dei tempi, scientismo e sincretismo religioso. Per instillare nelle menti dei bambini la confusione al posto della verità, il vecchio libro di lettura ed il sussidiario sono stati rimpiazzati da testi superficiali e dannosi. In nessun caso si scende sotto i 7  libri per classe, arrivando fino anche a 10. Ma questo numero risulta ancora insufficiente se l’insegnante deve ricorrere quotidianamente alla distribuzione di fotocopie da colorare, ritagliare ed incollare in sostituzione della spiegazione del maestro alla lavagna, ricopiata sul quaderno dall’alunno. Mi chiedo come possa raggiungere l’autonomia, la competenza e la conoscenza un bambino privato della spiegazione del maestro e la trascrizione di quanto appreso sul quaderno”. 

Come si può fare scuola ai tempi del coronavirus?

“La chiusura degli edifici scolastici e l’avvio della scuola a distanza ha coinvolto nelle didattiche inevitabilmente l’intera famiglia. Questa situazione ha stimolato alcuni genitori a ridiscutere il ruolo del maestro e decidere di impegnarsi in prima persona come maestri, consapevoli tuttavia di non possederne le conoscenze. E qui entro in gioco io, preparando settimanalmente le lezioni quotidiane che i genitori devono svolgere ogni giorno con i loro figli. Il tutto è supportato da materiale da stampare, video tutorial esplicativi ed un webinar in diretta per rispondere a tutte le domande”.

Dottoressa come valuta i giovani di oggi dal punto di vista valoriale?

“I frutti si valutano da come sono gli alberi. I giovani adottano i valori impartiti dai genitori, pertanto se dilagano violenza minorile, bullismo, divertimenti diseducativi, disinteresse alla partecipazione della vita politica, possiamo azzardare delle ipotesi: – i principi trasmessi dalla famiglia non erano propriamente educativi; – nonostante il grande impegno e la grande fatica spesa dai genitori, i giovani hanno poi proseguito imboccando strade sbagliate; – la diffusa devianza giovanile è riuscita in modo subdolo a traviare anche le anime più pure. Ritengo che attualmente la nostra popolazione giovanile rientri in ognuna delle tre sfortunate categorie. Noi, mi permetto di dire, dovremmo innanzitutto lavorare sulla prima ipotesi, ristabilendo nelle famiglie, i veri valori cristiano-cattolici, perché solo così avverrà una trasmissione sana degli stessi. Immediatamente dopo che i genitori hanno dimostrato la bontà dei valori impartiti alla loro prole, solo allora potremo avere fiducia anche sui ragazzi e potremo essere al loro fianco. In tal modo inizierà a formarsi una comunità di giovani sempre più salda e forte, come baluardo, da possibili insidie”.

Chi supporterà i genitori in questo delicato lavoro? 

“Cento anni fa, avremmo detto la Chiesa e la scuola, oggi vacillano entrambe, e la famiglia si ritrova sola, con figli allevati da mamma tv, zio Youtube ed i cugini social. Il pericolo insidioso in cui quotidianamente incorrono i nostri giovani è inimmaginabile ed incommensurabile e noi, intrappolati nel conformismo, non troviamo la forza di allontanarli”.

Dov’è finita l’autorità degli adulti? E’ questione di ignavia o di incapacità?

“Messi di fronte ai pericoli che derivano dalle nuove tecnologie, spesso i genitori sembrano non accorgersi dei messaggi gravemente diseducativi che assorbono i giovani, e volgono lo sguardo salvo poi rimanere sconcertati di fronte all’ultimo video-bullo dove i protagonisti sono proprio i loro figli. Sappiano, questi genitori che in ognuno di questi casi essi contribuiscono dolosamente alla diseducazione dei loro ragazzi. Ed ora, a costo di sembrare anacronistica o nostalgica, le dirò che a cappello di tutto quanto suddetto, è indispensabile il rigore. E quando dico rigore lo estendo ad ogni ambito. Se lo intendiamo come “forma mentis” che progressivamente orienta anche il comportamento, il rigore sarà parte di noi, come modo di pensare e di agire. Dunque nessuna limitazione di libertà, se qualcuno si fosse già allarmato”.

Qualche spiraglio di ottimismo?

“Sì, certamente, ritrovare la centralità di nostro Signore Gesù Cristo ed operare secondo la Sua volontà con la fede dei figli. Pensare di essere al centro dell’universo, assecondando l’ideologia del Nuovo Umanesimo, ci distanzierà dalla Verità, conducendoci ad una situazione di continua incertezza, insoddisfazione, depressione, infelicità, paura, superficialità, ….che poi, a ben guardare, non sono altro che lo specchio dell’odierna situazione giovanile”.

Parlando della pratica religiosa di bimbi e giovani, che idea si è fatta?

“Se la pratica religiosa avesse seguito pedissequamente il catechismo di San Pio X, sicuramente non saremmo arrivati a questo punto. Si tratta di precetti semplici, comprensibili e facilmente attuabili, anche in un mondo che ha perduto il contatto con la realtà. L’obiettivo è sempre quello di iniziare quando i bambini sono piccoli perché con la loro semplicità e gioia sappiano contagiare chi non ha né fede né valori e vive al centro di un relativismo senza uscita”.

Come vive quotidianamente la sua fede?

“Con serenità e pratica. La fede in Dio indirizza le azioni della mia giornata, e l’amore incondizionato per la Sua volontà orienta il mio pensiero che rimane gioioso e spensierato dal mattino alla sera. Tutto ciò ha ovviamente delle ricadute positive su tutta la famiglia che a sua volta impara la bontà del catechismo e lo applica alla sua vita, nonostante la nostra sia una famiglia con autismo, cioè con un bambino autistico grave. I buoni precetti della religione cattolica costituiscono per lui un fattore di coesione e relazione abilitante, dunque si crea una sorta di circolo pedagogico familiare che si autoalimenta nella Grazia e nell’amore di Dio. La preghiera cadenzata durante la giornata e la settimana con tutta la famiglia, corrobora a saldare fermamente i principi cattolici. Ancora, riconosco il grande supporto che ci viene offerto di poter assistere ad approfondimenti di catechesi via Skype in questo periodo, ma in presenza in condizioni di normalità. Non ultimo cerco, con umiltà, di praticare le virtù che i precetti ci insegnano”.

MATTEO ORLANDO

DA

Esclusivo. Scuola, Nordio: “il bimbo al centro è Nuovo Umanesimo, cancella Dio e la Verità”

“Tagliati 30 milioni di fondi alle famiglie. La Bonetti deve dimettersi”

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La denuncia di Family Day: il ministro non dice la verità

“Nello stesso giorno in cui il ministro Elena Bonetti dichiara al New York Times che le sue richieste per la famiglia sono rimaste totalmente inascoltate dal Governo, si scopre che il fondo per le famiglie è stato decurtato di 30 milioni, come si evince da un documento sul sito della Camera dei Deputati”, afferma il portavoce dell’Associazione Family Day, Massimo Gandolfini.
“Le famiglie sono allo stremo, in particolare quelle numerose, visto che non c’è alcun aiuto che si riferisce al numero dei figli carico e al numero di componenti del nucleo familiare. Ricordiamo a tutti che il 17% della famiglie con più quattro figli sono sotto la soglia di povertà. Genitori titolari di imprese o lavoratori a Partita Iva rischiano poi di cadere nella povertà assoluta. Il peggioramento delle condizioni economiche è aggravato dall’impegno nella formazione dei propri figli, totalmente demandata alla buona volontà di mamme e papà che, mentre cercano disperatamente di tornare a lavoro, continuano a fare da docenti, tecnici informatici e animatori delle giornate dei loro figli”, prosegue Gandolfini.
“Ma la cosa più vergognosa è che non solo non viene dato un euro in più alle necessità delle famiglie ma ne vengono sottratti ben 30 milioni ad un fondo che era già di per sé insufficiente. Chiediamo quindi le dimissioni del Ministro Elena Bonetti, in coerenza con le dichiarazioni rilasciate alla stampa. Questo governo ha già dimostrato troppe volte di essere nemico della famiglia”, conclude Gandolfini.

Pronta la replica del ministro: “Non c’è alcun taglio al fondo famiglia già approvato con la legge di bilancio a dicembre 2019, le sue risorse sono state tutte destinate alle politiche familiari, insieme ai 600 milioni aggiuntivi che la legge di bilancio di quest’anno ha destinato alle famiglie. Queste risorse sono già allocate nel bonus bebè, nel bonus nido e nei congedi per i padri estesi a 7 giorni. Sono dati pubblici e verificabili”, dice la Bonetti in risposta Salvini che aveva rilanciato la denuncia di Family Day.

 

da

https://www.iltempo.it/home/2020/05/08/news/tagliati-30-milioni-di-fondi-alle-famiglie-la-bonetti-deve-dimettersi-1323818/

Il presidente-cacciatore dell’Uruguay vuole scoraggiare gli aborti

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L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

Il presidente dell’Uruguay, Luis Lacalle Pou, sollecitato dalla domanda di un giornalista, Victor Hugo Acosta, della stazione radio Felicidad de Paysandú, che si è presentato non come “comunicatore ma come cristiano” (sarebbe da chiedere al giornalista il perché non da comunicatore: i giornalisti non posso fare domande sugli aborti?) è ritornato a parlare di aborto ed ha spiegato la sua politica in materia.

In varie precedenti dichiarazioni Lacalle si era espresso sul diritto alla vita. Stavolta la risposta del presidente uruguaiano è stata particolarmente completa. Continua a leggere

Il progetto politico globale imposto in occasione del COVID-19

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ARLINGTON, VA – DECEMBER 15: (L-R) US Secretary of Defense Donald Rumsfeld, US President George W. Bush and US Vice President Dick Cheney attend the Armed Forces Farewell Tribute to Rumsfeld at the Pentagon December 15, 2006 in Arlington, Virginia. Praise was heaped on the outgoing secretary by Bush and Cheney and Rumsfeld used his farewell speech to call for an increase in military spending. (Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)

Il progetto politico globale imposto in occasione del COVID-19

Le inette reazioni dei governi europei al COVID-19 sono state dettate da ex consiglieri di Donald Rumsfeld e George W. Bush. Contrariamente a quanto afferma la retorica istituzionale, le misure adottate non hanno fondamento sanitario. Lungi dall’essere una risposta all’epidemia, esse mirano a trasformare le società europee, per integrarle nel progetto politico-finanziario del gruppo.

Sia che abbia origine naturale o artificiale, l’epidemia di COVID-19 offre l’occasione a un gruppo transnazionale d’imporre, all’improvviso, il proprio progetto politico, senza necessità di esporne, tantomeno di discuterne, il contenuto.

In poche settimane abbiamo visto Stati che si proclamano democratici sospendere le libertà fondamentali: vietare, sotto pena di ammenda o di reclusione, di uscire di casa, di partecipare a riunioni, di manifestare. L’obbligo scolastico per i minori di 16 anni è stato provvisoriamente abolito. A milioni di lavoratori è stato tolto l’impiego e imposta d’ufficio la disoccupazione. Centinaia di migliaia d’imprese sono state autoritariamente costrette a chiudere e non saranno più in grado di riaprire.

I governi hanno incoraggiato le aziende al telelavoro senza esservi preparate: il sistema Echelon ne ha immediatamente registrato le comunicazioni via internet. Il che significa che i “Cinque Occhi” (Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti) hanno in archivio i mezzi per violare i segreti di pressoché tutte le imprese europee. È già troppo tardi per porvi rimedio.

Nessuna delle trasformazioni imposte alle società ha giustificazione sanitaria. Nessuno studio epidemiologico al mondo ha mai discusso, men che meno raccomandato, l’isolamento generalizzato obbligatorio per combattere un’epidemia.

I dirigenti politici degli Stati dell’Unione Europea, dapprima paralizzati da proiezioni matematiche deliranti di ecatombi nei loro Paesi [1], sono stati poi rassicurati da soluzioni già confezionate da un potente gruppo di pressione, i cui membri avevano incontrato al Forum economico di Davos e alle Conferenze di Monaco sulla Sicurezza [2].

L’isolamento generalizzato obbligatorio è stato concepito 15 anni fa all’interno dell’amministrazione Bush, non come strumento di tutela della salute pubblica, bensì di militarizzazione della società statunitense in caso di attacco terroristico. È il progetto che viene messo in atto oggi in Europa.

Il piano iniziale, concepito oltre vent’anni fa attorno al proprietario del laboratorio farmaceutico Gilead Science, Donald Rumsfeld, prevedeva di adattare gli Stati Uniti alla finanziarizzazione globale dell’economia: il pianeta andava riorganizzato dividendo geograficamente i compiti di ciascuno. Le zone non ancora integrate nell’economia globale avrebbero dovuto essere private delle strutture statali per diventare semplici riserve di materie prime; le zone sviluppate (fra cui Unione Europea, Russia e Cina) avrebbero avuto la responsabilità della produzione; gli Stati Uniti, e soltanto loro, avrebbero dovuto assicurare l’industria degli armamenti e della polizia mondiale.

A questo scopo fu creato, in seno a un think-tank, l’American Enterprise Institute, il “Progetto per un nuovo secolo americano”. Soltanto una parte del programma fu crudamente annunciata: quella necessaria per convincere grandi donatori a sostenere la campagna elettorale di George W. Bush. L’11 settembre 2001, dopo che alle 10 del mattino due aerei di linea colpirono il World Trade Center di New York, venne dichiarato il programma di Continuità del Governo (CoG), nonostante la situazione non fosse affatto prevista nei testi. Il presidente Bush fu portato in una base militare; i membri del Congresso e i loro collaboratori furono immediatamente trasferiti in un immenso bunker, a 40 chilometri da Washington. E il segretissimo Governo di Continuità, di cui Rumsfeld era membro, assunse il potere fino alla fine della giornata.

Approfittando dello shock emozionale di quel giorno, il gruppo fece adottare un poderoso Codice Antiterrorismo – redatto molto tempo prima – l’USA Patriot Act; creò un vasto sistema di sorveglianza interna, il Dipartimento per la Sicurezza della Patria (Homeland Security); reindirizzò la missione delle forze armate in funzione della divisione globale del lavoro (dottrina Cebrowski); ebbe così inizio la “Guerra senza fine”. Da due decenni viviamo, come in un incubo, nel mondo da loro forgiato.

Se non stiamo attenti, il gruppo attuale – di cui il dottor Richard Hatchett è l’elemento visibile – trasporrà il programma per gli Stati Uniti all’Unione Europea. Imporrà alla telefonia mobile un’applicazione di tracciamento, ossia di sorveglianza dei nostri contatti; rovinerà alcune economie per trasferirne la forza produttiva all’industria degli armamenti; infine ci convincerà che la Cina è responsabile dell’epidemia e deve perciò essere arginata (Containment).

Se non stiamo attenti, la NATO, che abbiamo creduto in stato di morte cerebrale, si riorganizzerà e si estenderà, con l’adesione iniziale dell’Australia, al Pacifico [3].

Se non stiamo attenti la scuola sarà sostituita dall’insegnamento a domicilio. I nostri figli diventeranno pappagalli privi di spirito critico, che tutto sanno ma che nulla conoscono.

Nel nuovo mondo che si sta preparando per gli europei della UE, i grandi media non saranno più finanziati dall’industria petrolifera, ma da Big Pharma. Ci convinceranno che le misure prese erano le uniche efficaci. I motori di ricerca valuteranno la credibilità dei media non allineati basandosi sulla nomea dei firmatari degli articoli, non sulla qualità dei ragionamenti.

Siamo ancora in tempo per reagire.

Da

https://www.voltairenet.org/article209810.html

Trovato l’accordo sulle Messe: ecco come e quando si tornerà in chiesa

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Questa mattina, a Palazzo Chigi è stato firmato il protocollo che permette le celebrazioni coi fedeli a partire dal 18 maggio: “Nel testo previste misure di sicurezza”

Dal 18 maggio, i fedeli portanno tornare a seguire le messe in chiesa. Questa mattina, a Palazzo Chigi è stato firmato il protocollo che permetterà la ripresa delle celebrazioni.

Il testo giunge a conclusione di un percorso che ha visto la collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana, il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno e il Comitato Tecnico-Scientifico“, ha spiegato la Cei, assicurando che le messe verranno riprese in sicurezza. Nel protocollo, infatti, vengono indicate una serie di “misure da ottemperare con cura, concernenti l’accesso ai luoghi di culto in occasione di celebrazioni liturgiche“. La Cei rivela che, dal 18 maggio, per poter svolgere le celebrazioni è prevista “l’igienizzazione dei luoghi e degli oggetti“. Inoltre, secondo quanto riporta AdnKronos, sono previsti “gel igienizzanti all’ingresso, mascherine e ostia senza contatto“, mentre per le chiese piccole viene chiesto di pensare a celebrazioni all’aperto. Per evitare assembramenti, sarà utile anche aumentare il numero delle messe, per “spalmare” i fedeli su più orari e per gli anziani e i malati sarà bene favorire lo streaming. Nelle chiese, infine, verranno impiegati “volontari per contingentare gli ingressi”, che dovranno essere “muniti di tutte le precauzioni del caso“. I fedeli dovranno indossare mascherine e non potranno entrare in chiesa “in caso di sintomi influenzali/respiratori o in presenza di temperatura corporea pari o superiore ai 37,5 gradi. I luoghi di culto andranno igienizzati al termine di ogni celebrazione e dovrà essere favorito il “ricambio dell’aria”. Il protocollo prevede anche la pulizia dei “vasi sacri, le ampolline e altri oggetti utilizzati, come gli stessi microfoni“. Mascherine e guanti sono previste per fedeli e sacerdote che, al momento della comunione, si igienizzerà le mani per consegnare l’ostia, senza toccare le mani dei fedeli. Bandito anche lo scambio della pace.

Il protocollo è stato firmato dal presidente della Cei, Cardinale Gualtiero Bassetti, dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese ed entrerà in vigore lunedì 18 maggio. “Nel predisporre il testo si è puntato a tenere unite le esigenze di tutela della salute pubblica con indicazioni accessibili e fruibili da ogni comunità ecclesiale”, ha sottolineato la Cei.

“Le misure di sicurezza previste nel testo – ha sottolineato il premier Giuseppe Conteesprimono i contenuti e le modalità più idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo avvenga nella maniera più sicura. Ringrazio la Cei per il sostegno morale e materiale che sta dando all’intera collettività nazionale in questo momento difficile per il Paese“. Anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha commentato la firma del protocollo: “Fin dall’inizio abbiamo lavorato per giungere a questo Protocollo: il lavoro fatto insieme ha dato un ottimo risultato. Analogo impegno abbiamo assunto anche con le altre Confessioni religiose”.

Da

https://m.ilgiornale.it/news/cronache/disinfettante-e-mascherine-cos-ripartono-messe-coi-fedeli-1861104.html

Chiese chiuse e tabacchi aperti

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Non era mai accaduto, nemmeno in tempo di guerra e sotto il peggior regime totalitario che tutti i cittadini di un paese fossero privati delle libertà primarie, dei diritti più elementari, diritti umani prima che costituzionali: uscire di casa, camminare, lavorare, viaggiare. E non era mai successo, neanche sotto le peggiori pestilenze, che la religione e la Chiesa fossero cancellate dalla vita sociale. Anzi, proprio nei momenti di maggiore sofferenza e rischio per la vita delle persone, il conforto della religione, la preghiera in chiesa, era essenziale. Non discuto la profilassi; sarebbe stato incauto consentire le messe e le cerimonie, anche se impressiona la religione subordinata alla scienza, la priorità della salute sulla salvezza. E la religione ridotta a fatto intimo, privato, al più televisivo.

Chiese chiuse e tabacchi aperti. La rappresentazione di questa scomparsa è stata la video-messa del Papa che predica nel deserto di piazza San Pietro. E la più sintesi più efficace l’invito di Fiorello a pregare in bagno, come se equivalesse a defecare o masturbarsi. Per Michele Serra l’esigenza di andare alla messa pasquale era una pretesa da “scemi”. Finché si difendono le misure sanitarie nulla da dire. Ma lui ha paragonato, con volgare scemenza, la riapertura delle chiese “alle riaperture delle bocciofile e dei tornei di scopa d’assi”, confondendo religione con ricreazione. E dopo aver sproloquiato sul fascismo che non c’entra nulla con le messe pasquali, si è chiesto: “Perché mai gli scemi di destra pretendono che la fede debba avere la forma di un’adunata?” Forse Serra e tutto l’episcopato laico non sanno che la religione cristiana si organizza da duemila anni su comunità di credenti che si chiamano chiese (da ekklesia, comunità, assemblea, adunata) e vanno a messa; se la fede ne facesse a meno sarebbe faidate, come il bricolage o i vizi solitari. Renderebbe superflua la religione come la Chiesa e i sacerdoti. È una proposta da idioti, nel senso etimologico della parola, perché riduce la fede e la religione a fatto privato (idiotes). Alla fine se n’è accorto pure Bergoglio che ha notato con preoccupazione la riduzione clandestina della fede e la scomparsa della Chiesa nel nome della salute. (Salvo poi rimangiarselo e allinearsi al governo).

Il nodo non può essere risolto con boutade o gesti televisivi, come recitare l’eterno riposo in un programma televisivo o esortare alla messa pasquale nonostante il divieto. Ma qui si corona, è il caso di dirlo, una tendenza latente e diffusa delle nostre società a ridurre la religione a fatto privato, coscienza dei singoli. La parabola della nostra società scristianizzata inverte i poli su cui si è formata la nostra società: la sfera sessuale appartiene all’intimità, la sfera religiosa appartiene alla libera manifestazione della fede. Invece, da tempo, e a prescindere dal contagio, si è invertita la polarità: è lecito esibire le proprie preferenze sessuali, la propria pratica e i propri orientamenti, anzi può essere ostentata con orgoglio (i famosi pride); mentre la fede devi tenertela per te, devi nasconderla, perché lo spazio pubblico è laico e ciò che è religioso è solo intimo. Questa, nella migliore delle ipotesi, è la riforma protestante applicata alla religione cattolica; nella peggiore è la riduzione della fede a un bisogno intruso e scorretto, che puoi tener vivo solo nella mente e nel cuore, non per strada. Certo, le nostre vie, le nostre piazze, persino i nostri ospedali sono costellati di chiese, edicole votive, simboli religiosi, richiami ai santi. Ma vanno intesi come musei di un’epoca superstiziosa, ruderi del passato con residuo valore turistico o artistico.

Sparisce quel che un secolo fa Carl Scmhitt chiamava “la visibilità della Chiesa” in quell’intreccio di visibile e invisibile che è la rappresentazione di una spiritualità che si incarna e si fa vita e storia. Oltre la fede scompare la “comunità vivente” – vale anche nella scuola e nell’università- è puro solipsismo o può esistere come corso per corrispondenza. È la morte di una civiltà, di una visione della vita, al di là delle stesse confessioni religiose. È la solitudine globale. Uniti solo dal mercato e dalla tecnologia, separati da tutto il resto.

Walter Benjamin pose il problema dell’arte che perde l’aura nell’epoca della sua riproducibilità tecnica; a maggior ragione si dovrà prima o poi affrontare il tema del sacro che perde la sua aura nell’epoca della sua riproducibilità televisiva. La fede non va in onda come un serial; ma è mistero della fede che s’incarna in una comunità vivente, nella sua prossimità.

MV, Identità e cultura (maggio 2020)

Da

Chiese chiuse e tabacchi aperti

Si sveglia anche il Washington Times: il Covid-19 è una mega truffa

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Le cose si stanno muovendo o qualcuno corre ai ripari…
Il 28 aprile il “New York Times” se ne esce con un lungo reportage sul caso della Svezia.
Il paese scandinavo infatti dopo essere stato criticato per oltre un mese si prende la sua rivincita.
Numeri alla mano il governo svedese è quello che ha avuto ragione in Europa. A Stoccolma, con il doppio della densità di Roma, era tutto aperto: cinema, ristoranti, barbieri, scuole, palestre.
Gli svedesi insomma hanno continuato a vivere normalmente.

Il medesimo giorno il “Washington Times” pubblica addirittura un paio di articoli incredibili sul coronavirus. In pratica il Covid-19 sarebbe una delle più grandi truffe della storia: una truffa perpetrata dai media!
Ecco i titoli originali: “Coronavirus hype biggest political hoax in history” e “COVID-19 turning out to be huge hoax perpetrated by media”. In pratica “Il coronavirus promuove la più grande bufala politica della storia” e “COVID-19 che si rivela essere una grande bufala perpetrata dai media”.

Uno degli articoli inizia dicendo che il SARS-CoV-2, causa del COVID-19, ha ucciso 56.749 americani a partire da martedì e questa non è certo una cosa positiva, ma dati alla mano, è sempre meno della stagione influenzale 2017-2018 nella quale sono morte oltre 80.000 americani.
Gli esperti con i loro modelli computerizzati avevano previsto la morte di 1,7 milioni di americani, poi hanno dovuto rifare i modelli riducendo il numero tra i 100.000 e i 240.000 morti.
Ora, l’ennesimo modello richiesto dalla Task Force sul coronavirus della Casa Bianca prevede circa 70.000 morti entro la fine di agosto
I modelli come sempre fanno acqua da tutte le parti, ma passare da 1 milione e 700 mila morti a 70 mila, fa pensare ad una vera e propria strategia corrotta. Forse qualcuno desiderava una ecatombe?

Tasso di mortalità
Un recente studio della Stanford University ha stimato che il tasso di mortalità del virus probabilmente viaggia dallo 0,1% allo 0,2%, mentre ricordiamo che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aveva stimato un tasso di mortalità superiore di 20 o 30 volte.
Secondo voi i media mainstream su quali dati hanno basato i loro servizi terroristici?
A New York City, epicentro statunitense della pandemia, il tasso di mortalità per le persone dai 18 ai 45 anni è dello 0,01%, ovvero del 10 per 100.000 nella popolazione.
Le persone di età pari o superiore a 75 anni, tuttavia, hanno un tasso di mortalità 80 volte superiore. Per i minori di 18 anni, il tasso di mortalità è zero per 100.000, che equivale a zero.

Salute ed età
Sempre il Washington Times afferma che più della metà dei decessi COVID-19 in Europa sono avvenuti in strutture di assistenza a lungo termine o in case di cura, mentre negli States solo un quinto delle morti registrate.
Quasi tutti i pazienti ricoverati in ospedale per il coronavirus a New York City avevano condizioni di salute precarie.

Fox News citando uno studio pubblicato dal JAMA, il giornale dell’associazione dei medici americani (Journal of American Medical Association), ha riferito che il 94% dei pazienti interessati aveva più di una malattia pregressa: il 42% era in sovrappeso e il 53% aveva ipertensione, mentre gli altri soffrivano di una varietà di disturbi.
Esattamente quello che è avvenuto anche da noi in Italia.

Conclusione
Per quale motivo hanno permesso a due tra i più importanti e letti quotidiani del mondo (New York Times e Washington Times) di pubblicare simili notizie? Non si può certo pensare ad una svista dell’editore e ovviamente neppure all’intraprendenza e al coraggio di un paio di giornalisti.
Se viene mandato in stampa il permesso dall’alto per farlo c’è sempre!
Quindi? Forse qualcuno in alto, ben sapendo che la Verità è figlia del tempo, sta in qualche maniera correndo ai ripari, parandosi il didietro? Della serie: “noi ve l’avevamo detto”.
Anche noi allora lo diciamo chiaramente e una volta per tutte: i servili media maistream sono una delle principali cause di questo disastro, perché hanno appositamente distorto, amplificato e scientemente veicolato il peggiore dei virus: la paura!

https://www.washingtontimes.com/news/2020/apr/28/coronavirus-hype-biggest-political-hoax-in-history/?fbclid=IwAR1mhLl1WOZ7kbXcxhds2cWhaSk6Cu1yeB330nHlIvc-SU7a2IehthLYf3s

https://www.washingtontimes.com/news/2020/apr/28/covid-19-turning-out-to-be-huge-hoax-perpetrated-b/

Da

https://telegra.ph/Si-sveglia-anche-il-Washington-Times-il-Covid-19-è-una-mega-truffa-05-03

Omaggio a San Pio V

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaRRL_image_190927
Comunicato n. 44/20 del 5 maggio 2020, San Pio VOmaggio a San Pio V

INNO A SAN PIO V

Testo di don Francesco Berrone, musica di don Angelo Fasciolo.

Di Bosco Marengo sei nobile e vanto,
segnacol di speme, di fè, di vittoria.
O presule eccelso, Pontefice Santo
un inno s’elevi, ch’esalti Tua gloria.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

Del Turco furente nemico di Cristo
un popol crociato per Te trionfò.
Il gaudio comune fu allora frammisto
al giubil d’un Papa che volle e pregò.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

Del Santo Rosario la Vergine Regina
Tu sempre esaltasti, ne avesti il favor.
da Lei impetrasti la grazia divina
per cui fu sconfitto dell’empio il furor.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

L’infame eresia che fede dissolve
invitto pugnasti con vigile amore
di Cristo i nemici fiutaron la polve
tuoi figli serbaron di fè lo splendore.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

A Te con fiducia ricorron le genti
nell’aspra tenzone col serpe maligno
e Tu le proteggi nell’ardui cimenti
sovr’esse il Tuo manto stendendo benigno.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

Del culto d’Iddio lo zelo fervente
l’amor pei fratelli le fede sincera
Tu infondi San Pio nell’animo ardente
del popol che T’ama Ti segue in Te spera

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

Dei casti pensieri di nobili affetti
ai giovani accendi la brama nei cuori
Tu fuga e tien lungi dai teneri petti
la perfida insidia di vizi ed errori.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

San Pio t’invocan tuoi figli gementi
deh! Tu li consola pietoso e fedel
sii guida al cammino sii luce alle menti
li addici a la gloria perenne del Ciel.

Potente San Pio, deh! prega per noi,
proteggici sempre noi siam figli tuoi.

L’EMPIETA’ DELUSA

Giovanni Antonio Costa, Oratorio in due parti per soli e orchestra su libretto di Carlo Giuseppe Cornacchia.

Tra la grandezza de Miracoli, che fanno luminoso corteggio alla Santità del gran Pontefice PIO QUINTO, fulgidissima Stella del Ciel Gusmano, sempre degno d’ammirazione si è quello, con cui l’Eterno Iddio lo preservò dal barbaro tradimento, orditole dall’EMPIETÀ sua nemica.

Questa odiando a morte la PIETÀ dell’innocente Pastore, non temè di avvelenare nella sua domestica Cappelletta i piedi sacrosanti d’un Crocefisso, acciò da què due fonti succhiasse col bacio il veleno e la morte.

Ma restò ben schermita la perfida, allora quando il devoto Pontefice volendo adorare, e pietosamente baciare, come soleva, l’amate piante del Redentore, questi prodigiosamente schiodolle, ritirandole da i labbri genuflessi del Santo.

Così rimase con questo solo Miracolo
CHRISTO trionfante,
PIO illeso
e l’EMPIETÀ DELUSA.

https://www.linelab.eu/spiov/_pages/progetti/s_musiche_empietadelusa.php

DA

https://www.google.com/url?q=http://www.centrostudifederici.org/omaggio-san-pio-v/&source=gmail&ust=1588761221352000&usg=AFQjCNEX_f1E3hloRVxw0eVTut_-r84MBg

La truffa dei sondaggi: ecco cosa dicono davvero i numeri su Conte e i partiti di governo

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Roma, 5 mag – Da un paio di giorni i sondaggi, veri o falsi non importa, mandano in visibilio la sinistra. C’è forse una crescita del Pd? Un rialzo delle quotazioni per il resto delle “frattaglie” tipo Sinistra, Articolo 1 etc? No, niente di niente. Le rilevazioni confermano sostanzialmente il trend in discesa per Matteo Salvini e tanto basta a stappare lo champagne. Da domenica sera era circolato un sondaggio fasullo su Twitter dove il carroccio veniva dato addirittura al 20%, in caduta libera e sorpassato da un Pd redivivo. La realtà è ben diversa: nelle rilevazioni Swg pubblicate ieri dal Tg La7 di Mentana, la Lega cala di uno 0,9% e si attesta al 27,3% contro il 28,2 del 27 aprile.

Ora sarebbe bene ricordare un dato: le rilevazioni dei sondaggisti si basano su campioni limitati. Per capirci di solito Swg intervista 1200 soggetti maggiorenni. Tradotto in numeri significa che una variazione dell’1% equivale a 12 persone che rispondono in maniera diversa su 1200. Ergo per calare dello 0,9% basta che 10-11 persone rispondano in maniera differente. Il che non significa che le rilevazioni non abbiano una loro scientificità e una loro attendibilità parziale, ma fare come Next che titola “la Lega crolla ancora” perché dieci persone su 60 milioni hanno risposto in maniera differente ad un sondaggio sembra un tantino forzato.

I partiti di centrodestra hanno più consenso di quelli di governo

Fatta la dovuta precisazione numerica il sondaggio dimostra la costante crescita di Fratelli d’Italia che passa dal 13,8% al 14,9%, con una crescita di 1,1 punti che ricordano tanto quelli persi dalla Lega (il che dovrebbe indurre i compagni a riflettere prima di festeggiare). Anche Forza Italia cala di uno 0,8% attestandosi al 5,3 per cento delle preferenze, ma il dato complessivo del centrodestra resta solido: insieme Lega, FdI e FI raccolgono il 47,5% dei consensi. Non è la maggioranza assoluta d’accordo ma nemmeno bruscolini. Soprattutto se il dato viene confrontato con quello dei partiti di governo, che stando alla vulgata di Repubblica e compagnia godrebbe di una fiducia praticamente bulgara da parte degli italiani. Il Pd resta inchiodato al 20% (20,2 per l’esattezza contro il 20,3 di una settimana fa). I 5 Stelle crescono di uno 0,8% e arrivano così al 16,2%, tenendo a poco più du un punto di distanza il partito della Meloni. Magra consolazione per la principale forza parlamentare, capace di dimezzare i consensi in due anni. Immobili poi i dati dell’agglomerato di sinistra fermo al 3,3%, di Italia Viva di Renzi che ora scende al 3%, mentre Calenda con la sua “Azione” si colloca al 2,5%.

Il dato fasullo sulla fiducia nel governo 

Insomma al netto della peggiore emergenza dal dopoguerra ad oggi lo scenario politico in termini di preferenze resta in realtà incredibilmente stabile, nonostante la narrazione che vorrebbe un Conte investito di un consenso larghissimo. Almeno questo è quello che ci racconta Repubblica: la rilevazione di Demos fatta su commissione del quotidiano fondato da Eugenio Sclafari è stata rilanciata un po’ da tutti con questo titolo: “Il 63% degli italiani ha fiducia nel governo“. Eppure basta andare sul sito del ministero dell’Interno dove vengono pubblicati tutti i sondaggi politico-elettorali per scoprire che la domanda posta a 1000 italiani (quelli intervistati da Demos) era un tantinello diversa: “Su una scala da 1 a 10 che voto darebbe in questo momento al governo Conte 2 nel suo insieme?

Lo screenshot della domanda posta da Demos

Non è stato chiesto “lei ha fiducia nel governo sì o no?”, ma è stato chiesto di dare un voto. A questo punto su mille persone intervistate 630 hanno dato un voto pari a 6 o superiore. E’ corretto convertire questa notizia in “il 63% ha fiducia in Conte”? A nostro modo di vedere no, la domanda era diversa e il fatto che Repubblica, Il Fatto Quotidiano e Fanpage abbiano aperto con questa notizia è una mezza truffa.

Solo il 31% degli italiani ha fiducia nel governo?

Anche perché esiste un’altra rilevazione, realizzata da Tecnè per l’agenzia Dire (non certo di sinistra, parliamo di una agenzia fondata dall’addetto stampa di Berlinguer…) che non ha riscosso una grande attenzione mediatica, nonostante numeri in controtendenza con quelli sbattuti in prima pagina: il 65% degli italiani non ha fiducia nel governo. Cioè questa rilevazione, basata sul medesimo campione numerico (circa 1000 persone intervistate) ma con una domanda probabilmente più precisa, chiedendo agli intervistati se avessero o meno fiducia nel governo. Vediamo che al 30 aprile solo il 31,3% degli italiani dichiara di avere fiducia nel governo.

Dunque se io prendessi questi dati potrei titolare l’opposto di Repubblica e compagnia. Insomma come al solito i sondaggi vanno presi con le pinze, ma soprattutto è necessario indagare. Per capire cosa si nasconde dietro i titoloni dei giornali che tirano la volata a Giuseppi e soci.

Davide Di Stefano

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/politica/truffa-sondaggi-cosa-dicono-numeri-su-conte-governo-155386/

Scienziati italiani bocciati: “Crisi in mano ai più scarsi del mondo”

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La coincidenza curiosa è che tra quelli meno quotati ci siano diversi virologi tra i più presenti in televisione. Il database di ricerca scientifica Scopus, fondato nel 2004 dalla casa editrice Elsevier di Amsterdam, ha valutato attraverso il punteggio denominato H-Index il prestigio e l’autorevolezza degli scienziati coinvolti nell’emergenza coronavirus. Una valutazione che tiene conto dei titoli, delle pubblicazioni, del numero di citazioni che queste pubblicazioni hanno ottenuto nel tempo, come scrive Franco Bechis su Il Tempo. E per quello che riguarda gli esperti italiani spiccano due aspetti: i professori più presenti nei media raramente hanno un punteggio alto; quelli più in alto nella classifica non sono consulenti del governo e sono poco presenti in televisione. 

Scopus è costantemente aggiornato e offre oltre 25.000 articoli provenienti da più di 5.000 editori internazionali e oltre 400 milioni di pagine web a carattere scientifico. Il suo sistema di valutazione contempla una mediocrità che si assesta sui 50 punti e un’autorevolezza solida sopra gli 80. I primi italiani sono: Alberto Mantovani dell’Humanitas con 167 punti, Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri a quota 158, Luciano Gattinoni dell’Università di Gottingen a 84. Tutti e tre compaiono poco (o comunque molto meno di altri) in televisione e non sono consulenti del governo. Mantovani arriva a sfiorare l’eccellenza assoluta, che nella lista è rappresentata da Anthony Fauci, 174 punti. Lo scienziato italo-americano è il consulente della Casa Bianca. Fauci si è spesso scontrato con il presidente Donald Trump che ha spesso sottovalutato la pandemia fino ad affermare la probabile utilità di iniezioni di disinfettante per sconfiggere il virus.

A seguire, tra gli italiani, l’oncologo dell’Istituto Pascale di Napoli Paolo Ascierto (63 punti) che con la sua equipe ha sperimentato il farmaco anti-artrite tocilizumab ed è stato nominato coordinatore del gruppo di ricerca della Regione Campania. E poi il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito (61), Giovanni Rezza (59) dell’Iss e Massimo Galli (51) primario infettivologo del Sacco di Milano. Sfiorano la sufficienza Andrea Crisanti (49) virologo consulente della Regione Veneto e Ilaria Capua (48) direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida.

Molto al di sotto della sufficienza i vari Walter Ricciardi (39) consulente del ministero della Salute; Pier Luigi Lopalco (33) ordinario di Igiene all’Università di Pisa e coordinatore delle emergenze epidemiologiche della Regione Puglia; Roberto Burioni (26) virologo del San Raffaele di Milano e ospite fisso della trasmissione di Fabio Fazio Che Tempo Che Fa; Maria Rita Gismondo (22) virologa del Sacco di Milano. Ancora più in basso nella classifica il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Comitato Scientifico Silvio Brusaferro (21) e Fabrizio Pregliasco (14) virologo dell’Università degli Studi di Milano. In fondo alla lista Giulio Tarro (10), ex primario del Cotugno di Napoli, secondo molti suoi sostenitori candidato al Nobel, che ha ingaggiato recentemente un duello sull’autorevolezza a colpi di tweet con Burioni. Una sfida da bassa classifica, secondo Scopus.

DA

Scienziati italiani bocciati: “Crisi in mano ai più scarsi del mondo”

Pera: “L’UE? Una banca, una impresa di assicurazioni e un istituto dove prendere soldi ma nessuna identità”

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Da più di due mesi siamo tutti coinvolti in una crisi che da sanitaria si è fatta vieppiù sistemica e capace di dissolvere molte decennali illusioni e rivelare la malattia spirituale che corrode sin nel midollo realtà dall’apparenza solida: l’UE, la statualità e la democrazia italiana, la nostra civiltà (che fu cristiana) nella sua cultura di massa e nella sua ideologia di fondo, la stessa Chiesa Cattolica.

In questa Italia in quarantena nuove illusioni sono sorte a riempire lo spazio lasciato dalle vecchie dissolte … illusioni però effimere destinate probabilmente a dissolversi appena la crisi economica che seguirà quella sanitaria farà sentire la sua morsa.

Si tratta allora di capire la crisi, culturale-spirituale di una civiltà prima che sanitaria e socio-economica, per poter ragionevolmente pensare al dopo-crisi, a come uscirne e a come e cosa ricostruire.

È l’interesse del nostro Osservatorio che ha avviato, a partire dal documento dell’arcivescovo Crepaldi, un Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus per pensare cattolicamente una risposta alla crisi partendo dal patrimonio filosofico/teologico della Dottrina sociale della Chiesa.

Ne abbiamo parlato con il professor Marcello Pera, illustre filosofo, già ordinario di Filosofia della scienza all’Università di Pisa, uno dei pensatori più autorevoli del conservatorismo liberale italiano, senatore della Repubblica per quattro legislature, Presidente del Senato dal 2001 al 2006, intellettuale laico dei più sensibili alla Tradizione Cattolica, capace di intessere con papa Benedetto XVI un dialogo filosofico approdato a pubblicazioni e che dura tuttora.

Presidente, l’arcivescovo Crepaldi ha parlato di una UE “morta per coronavirus”, Ella ha invece retrodatato il decesso considerando il virus solo come ciò che tale (già avvenuta) morte ha manifestato. Chi ha ucciso l’UE? Di cosa e quando è morta?

Credo che nella sostanza siamo d’accordo. Senza il coronavirus non ci sarebbe stato il certificato di decesso dell’Unione Europea. Lì si è visto che l’Unione non è uno Stato federale né confederale, come è noto, ma neppure una comunità, perché non si fa carico delle difficoltà che colpiscono i suoi membri e alcuni in modo particolare. Piuttosto, è emersa la volontà egemonica di alcuni Stati di dettare le regole agli altri. Esattamente come accadde con la Grecia, solo che stavolta l’evento è stato meno cruento. Osservo poi che sono stati proprio gli europeisti, quelli che si portano sempre al petto la medaglia d’onore e si danno pacche sulle spalle di autocompiacimento, a rompere il giocattolo. Nel migliore dei casi, hanno trasformato l’Unione in una banca, un’impresa di assicurazione, un istituto che presta soldi e che ciascuno poi si strozzi quando deve restituirli. Non avendo mai messo in gioco la sua identità e il suo destino, l’Europa alla prima prova seria e drammatica si è sciolta. Un’accozzaglia di Stati che stanno insieme se fa comodo, che si osteggiano per lo più, sul coronavirus oggi, come ieri sull’islam e l’immigrazione.

Il problema è dunque l’identità stessa dell’Europa (prima ancora che dell’UE), il suo riconoscersi o meno nella Civiltà Cristiana e dunque la sua capacità di alterità rispetto alla Umma islamica e alle civiltà orientali. Ma l’Europa (prima ancora che l’UE) è ancora Civiltà Cristiana? L’Europa odierna, almeno nell’autocoscienza che ne ha la cultura prevalente, non si pensa proprio come emancipazione dal Cristianesimo, come liberazione dall’identità storica cristiana verso un universalismo tendenzialmente astorico, apolide e areligioso?

No, l’Europa non è più cristiana, o lo è sempre meno, non pensa di essere stata battezzata anche dal cristianesimo, e considera la religione cristiana un ostacolo al progresso. Dice di credere nei “diritti”, ma, primo, non sa spiegarsi da dove sono scesi, secondo, quando scopre che alcuni diritti non sono comodi o urtano altri diritti, semplicemente li ignora. Il diritto alla vita? Non vale per l’aborto. Il diritto alla famiglia e a far nascere figli? Non vale per le coppie omosessuali. Il diritto alla dignità? Non vale per l’eutanasia. Eccetera. Siamo al supermercato, dove ognuno sceglie ciò che gli piace, e guarda all’etichetta di provenienza. Se per caso trova che un prodotto è “made in Christendom”, lo scarta: non ha il marchio di garanzia.

Ritiene corretto affermare che l’UE, più che un tradimento artificiale dell’Europa, sia piuttosto la coerente ed estrema espressione istituzionale dell’Europa così come pensata dalla cultura post-cristiana? Allora la crisi dell’UE è in verità crisi dell’Europa come post-Cristianità?

Sì, è così. Non c’è un disegno deliberato, piuttosto uno sviluppo quasi automatico, inerziale. A partire dal Seicento e ancor più dal Settecento, l’epoca dei Lumi, l’Europa si è confrontata con la grande scissione, fra il sapere e la fede, la scienza, la morale, la politica e la religione. Questo evento, a mio avviso anche più traumatico della riforma protestante, non è mai stato assorbito. Nel migliore dei casi, sapere e fede sono andate su due binari paralleli, ignorandosi, nel peggiore si sono osteggiate. “Post-cristiana” vuol dire che la nostra cultura prescinde dal cristianesimo; anche quando non lo nega, ne nega la funzione morale, politica, culturale, oltre che salvifica. Questo dice il secolarismo di oggi. E poiché il secolarismo è la cultura ufficiale dell’Unione Europea, l’Unione Europea secolarizzata disconosce le sue radici.

Se la crisi è spirituale la risposta non potrà che collocarsi a quell’altezza. Dunque la morte dell’UE e la patologia dell’Europa che risposta debbono trovare? Dobbiamo arrenderci ad un inevitabile lutto oppure è ancora ragionevole lavorare per la Civiltà Cristiana d’Europa? 

Se la crisi è spirituale, e lo è, allora le istituzioni non bastano a risolverla. Occorre una nuova cultura. E qui vorrei ridire ciò che ho detto tante volte. Il cristianesimo non è solo la fede nel Dio incarnato, crocifisso e risorto, è anche la cultura della centralità della persona, in cui si rivela la sua natura creaturale. È vero che l’una cosa è congiunta all’altra, ma sono distinte. Perciò, se si fa questa distinzione, è possibile che anche il laico, colui che, sul piano della fede, non ritiene di appartenere alla ecclesia di Dio, diventi un alleato per l’affermazione del cristianesimo, sul piano della cultura.

Questa pandemia ha visto anche l’eclissarsi della presenza pubblica della Chiesa. Per la prima volta in duemila anni si è celebrata la Pasqua senza il popolo, le Sante Messe da due mesi sono interdette ai fedeli, non si celebrano matrimoni, prime Comunioni, battesimi e cresime. Persino i defunti sono sepolti senza esequie. E tutto nel silenzio … abbiamo rinunciato a tutto, persino ai funerali per i nostri morti, senza alzare la voce, senza lamento. Come legge questa afonia della Chiesa?

Amaramente. La leggo come l’effetto della secolarizzazione della Chiesa. Se questa guarda solo alla propria dimensione storica, temporale, allora chiudere una chiesa è come chiudere un teatro, riunirsi in una chiesa è come assembrarsi in un cinema, andare ad una Messa è come partecipare ad un comizio. Si perde la dimensione spirituale, il Corpo di Cristo. I fedeli a Messa o al battesimo o ad un funerale sanno che esiste un rischio di contagio, ma sanno anche come calcolarlo, ridurlo, evitarlo. Se, per il loro “bene”, affidano allo Stato le decisioni nella sfera ecclesiale, allora lo Stato riduce la Chiesa solo alla sua dimensione istituzionale pubblica, e la Chiesa si adatta a questa rappresentazione. Sono rimasto colpito da tanto silenzio e amareggiato da tanto zelo di assecondare le misure di sicurezza e precauzione fissate dal governo. Purtroppo, l’esempio è venuto dall’alto. Il presidente Conte deve essersi molto stupito: credeva di essere autorizzato a trattare la Chiesa come un qualunque altro organismo secolare, e poi s’è trovato ad essere contraddetto e fortemente criticato. “Ma come?! — immagino che abbia detto ai suoi alti referenti vaticani — non eravamo d’accordo?”. Effettivamente, lo erano, ma poi i referenti, spinti dai credenti, hanno corretto l’errore. O così almeno spero.

La teologia della storia è inscritta nella stessa Divina Rivelazione, antico e neo testamentaria. Si pensi solamente al poderoso affresco universale che costituisce, nell’Apocalisse giovannea, lo sguardo di Dio sulla storia del mondo ricompresa nell’esito escatologico. Allo sfaldarsi dell’impero romano la Chiesa rispose con il De civitate Dei di Agostino. E poi lungo i secoli sempre storia e metastoria, tempo ed escaton costituirono felice dialettica per una lettura degli eventi alla luce della Rivelazione. Oggi la Chiesa, i suoi Pastori rivelano quasi un imbarazzo a leggere ciò che ci accade trascendendo l’ordine intramondano, illuminando gli eventi con la luce della Divina Rivelazione, portando l’ermeneutica dei fatti sul terreno teologico. Così facendo, cioè autocensurandosi nella funzione teofora di rendere presente nel mondo Dio e il Suo sguardo sulle cose, la Sua voce, la Chiesa non si condanna forse all’inutilità? Non sarebbe proprio questo lo specifico contributo della Chiesa al bene comune: manifestare Dio nel mondo?

Temo che sia accaduto qualcosa di irreparabile nel breve tempo. La Chiesa è andata incontro alla modernità, ha civettato con lo spirito dei tempi e si è auto-rappresentata come moderna. L’evento è traumatico, perché significa passare dalla dimensione della salvezza, l’escatologia, a quella della libertà, l’ideologia. Una Chiesa ideologizzata, che si occupa della giustizia sociale, dei diritti dell’uomo, del progresso civile, che cosa ha più da dire? Diventa una voce secolare fra altre voci secolari. E va a rimorchio del secolarismo. L’esempio più emblematico è l’ecologia: salvare il pianeta, o magari l’Amazzonia, non è come salvare l’anima. E per di più cercare di salvare il pianeta insistendo sulla intrinseca bontà della natura o sull’equilibrio turbato dall’uomo, equivale a professare un’ideologia. Per di più falsa dal punto di vista cristiano: nella teologia cristiana, non solo l’uomo, anche la terra è caduta, non è più l’eden, non dà più solo buoni frutti, somministra anche veleni, come il coronavirus. La terra caduta è tanto amica quanto nemica dell’uomo. Mitizzarla come madre buona che nutre i suoi figli è una forma di paganesimo.

La crisi più dura, lo abbiamo detto, sarà quella socio-economica con le inevitabili ricadute politico-istituzionali. Ma anche su questo terreno la vera questione è prima di tutto culturale-spirituale-ideologica: l’idea di uomo e di società, di res publica e di diritto, di lavoro e di relazioni sociali. Abbiamo visto, ad esempio, farsi strada ammirazione (e anche una certa emulazione, almeno in intenzione) per il modello cinese. Un totalitarismo che si avvale delle nuove tecnologie (intelligenza artificiale in primis) per un controllo capillare della popolazione e per una gestione centralizzata e statale della vita sociale ed economica. Tutto ciò non è inquietante? Come leggere questa convergenza tra un certo radical-progressismo occidentale (anche cattolico purtroppo) e il socialismo cinese? 

Sì, il fenomeno è inquietante. La Cina, grazie ad una combinazione di potere tecnologico e dittatura politica, è proiettata alla conquista del mondo, sicuramente all’egemonia anche sull’America. Finirà male, io temo, questa storia, perché finirà con una guerra, che coinvolgerà anche l’Europa, anche se all’inizio preferirà giocare la parte del solo spettatore neutrale. Ma, timori di guerra a parte, a me pare che ci sia un errore politico grave del nostro, soprattutto italiano, atteggiamento verso la Cina. Si scambia un rapporto amichevole con un’alleanza. Non puoi dire che, siccome Trump non mi piace o non mi aiuta come vorrei, allora io cambio la mia posizione geopolitica. Il mondo occidentale è una civiltà, la Cina è un’altra. A meno che non si faccia una scelta ideologica di parte, il comunismo contro la democrazia, non si può trattare l’America come un soggetto fungibile. Anche noi siamo l’America.

Abbiamo anche visto, in Italia specialmente, una tendenza della politica ad abdicare le responsabilità delle scelte ai così detti esperti, in questo caso i virologi. Uno strabordare mediatico ma, anche direttivo e decisionale, di tecnici in nome “della scienza” sulla autorità politica (Parlamento in primis). Siamo poi arrivati anche alla creazione di organismi tecnico-governativi per il controllo dell’informazione (con il pretesto delle fake news) sempre in nome “della scienza”. Come è possibile un simile regresso nella cultura politica italiana? Come è possibile una simile rozzezza nell’idea di scienza?

Sugli esperti, sarei meno severo. Quando lo sono davvero e c’è bisogno del loro parere sono utili, purché si sappia come interrogarli, cioè non alla maniera “E voi che ne pensate?”, e purché l’ultima parola, quella della decisione, spetti a chi ha responsabilità politica. Non sono sicuro che questo sia sempre stato il modo dell’impiego degli esperti da parte del presidente Conte. Il suo ultimo decreto sa di gioco a nascondino. Peggio è l’organismo contro le fake news. Un istituto di controllo contro le fake news gestito dal governo è esso stesso un generatore di fake news. Ed ha una filosofia tra assolutista e paternalista: il governo, non la pubblica opinione, decide la verità e la somministra al popolo che non saprebbe scoprirla da sé. Spesso mi domando quale sia la cultura di Conte. Di un po’ liberale vedo ben poco.

Per ricostruire l’Italia e l’Europa dopo questa crisi epocale si dovrà prima pensare a cosa e come si vuole ricostruire. Il rischio è quello di ritrovarci tutti in una Europa modello cinese? Non con il partito unico al potere magari, ma con una presenza ipertrofica dello Stato nella vita socio-economica, con un controllo tecnologico esercitato sui cittadini (spostamenti, operazioni bancarie, acquisti, opinioni espresse sul web tutto tracciato), con libertà limitate e la realizzazione di quello Stato-Provvidenza tanto caro alla vecchia socialdemocrazia ma sempre condannato dal Magistero sociale?

Quello è lo Stato di Orwell. Dobbiamo scongiurarlo. Però, che, senza neppure saper bene che cosa sia, la maggioranza degli italiani sia favorevole alla app che li rintraccia e li avverte, non mi pare che prometta bene. Sembra che siano disposti a sacrificare tanto alla paura dei rischi della salute e della sicurezza. Il clima adatto per scivolare nello Stato assolutista o totalitario.

Il contributo della Dottrina sociale della Chiesa è tutto, invece, nella direzione opposta: natura spirituale della persona umana (dunque libera e razionale), carattere organico della vita associata dell’uomo (famiglia, corpi intermedi, comunità politica), attività economica rimessa alla libera iniziativa d’impresa, welfare rimesso alla socialità libera dei corpi intermedi, educazione come dovere/diritto dei genitori, concezione sussidiaria dello Stato, riconoscimento di un ordine giuridico naturale vincolante anche per lo Stato, valore spirituale del lavoro umano, proprietà privata come diritto naturale, ruolo pubblico della religione, etc… Cosa si oppone ad una ricostruzione d’Italia e d’Europa secondo i principi della DSC? Quali invece le forze che potrebbero giovarsi della DSC per la loro azione politico-culturale?

Guardi, alla fin fine sono e resto un laico, non mi faccia fondare lo Stato su una dottrina specifica, specie se è così dettagliata come la DSC. Il cristianesimo è importante nella mia vita per alcuni princìpi di salvezza e credo che lo impoverirei se lo riducessi ad alcune formule politiche che pure in gran parte apprezzo. È per questo che dissento dalla Chiesa sulla questione dei diritti fondamentali dell’uomo: tutta quella massa di diritti che oggi abbiamo non può essere fondata solo sul Vangelo, spesso è politica contingente. Pensi solo al diritto alla democrazia! Ho letto di teologi che sostengono che può esistere una dottrina morale della Chiesa, ma sono in dubbio che ne esista una politica. Sul tema sono debitore del mio vecchio e caro Agostino, così diffidente e anche ostile all’idea che la politica abbia funzione pedagogica e ancor meno salvifica. Uno stesso principio cristiano in tempi diversi può fondare istituti diversi. Meglio non fare della casistica.

Grazie!

DA

https://loccidentale.it/pera-lue-una-banca-una-impresa-di-assicurazioni-e-un-istituto-dove-prendere-soldi-ma-nessuna-identita/

Gli impresari del terrore

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C’è qualcuno che vorrebbe prolungare all’infinito l’emergenza, la chiusura del paese, spostando la liberazione di data in data, di fase in fase. C’è qualcuno che ci guazza in questa quarantena, ne approfitta, si avvantaggia, su piani diversi. C’è qualcuno che in questa paralisi si sente importante, decisivo, determinante, esercita il potere allo stato puro, in grande o in piccolo, e riduce i cittadini a bambini, malati e delinquenti, tutti con l’obbligo di stare dentro.

C’è qualcuno che gode il quarto d’anno di celebrità, si arroga il diritto di decidere nel nome della vita e della morte, ti consente o meno di respirare, a sua discrezione, ti toglie la libertà senza darti in cambio la sicurezza; ma accolla quest’ultima solo sulle tue spalle, dipende solo da te, se ti barrichi in casa, stai buono e ti separi da tutti. Il nuovo Hobbes decreta: Homo homini virus. E su quella paura fonda il suo strapotere.

C’è qualcuno che vede in questa situazione la realizzazione della propria utopia, tutti irretiti, cioè presi per la rete, attaccati a una piattaforma, senza più differenze, tutti uguali, magari con uno stesso reddito universale di miseria, controllati e cinesizzati come il Grande Impostore vuole. Se ci fosse qualcuno in grado di parlare oggi nel nome della fede direbbe che tutto ciò è diabolico, perché diavolo significa separare, dividere.

C’è qualcuno che teme di tornare alla vita normale perché sa che l’incantesimo si spezzerebbe, il consenso di gregge, automatico e impaurito, verrebbe meno, la vita tornerebbe aperta. C’è qualcuno che ritarda sine die la prigionia universale perché sa che tragedie ci aspettano per il lavoro, la società, le famiglie, l’economia e non è stato predisposto nulla di concreto e di adeguato. C’è qualcuno che prolunga questa condizione per stremare i cittadini, devitalizzarli e abituarli e intubarli, e farli appena uscire ma con la minaccia che se non fate i bravi tornate in castigo. Terrorismo mediatico e sanitario.

“Impresari della paura”, vi ricordate? Ogni giorno e ogni giornalone rovesciavano su Salvini e sulla destra nostrana e internazionale, accuse di fondare il loro consenso sulla paura. Paura degli sbarchi, dei migranti, dei rom; impresari della paura. Come definire ora il governo in carica, le sue task force e tutto il carrozzone di esperti e comunicatori, se non grandi fabbriche della paura? Incutere terrore nella gente per tenerla prigioniera in casa, privarla delle libertà più innocue e più elementari, fare un lavaggio del cervello in massa per spaventarli sui rischi che si corrono solo ad allentare la sorveglianza da regime poliziesco che stiamo vivendo. Con divieti insensati su chi incontrare e chi no, sui luoghi, le case, dove la cautela non c’entra ma è solo coazione, Comandamento. Impresari del terrore.

Mai viste tante auto di polizia e carabinieri in giro, sono spariti i problemi di mezzi, personale, carburanti… Agli angoli delle strade vedi soldati coi mitra che sorvegliano sul pericoloso popolo italiano, come se ci fosse da abbattere pericolosi terroristi in vena d’uscire di casa.

Ti barrichi in casa per il terzo mese consecutivo e devi subire l’aggressione del video con quell’indegno volantinaggio di propaganda e terrore dei tg: “non abbassare la guardia”, “mantenere alta la tensione”, non è finita la galera; se allentiamo appena, arriva sicura come la morte una tempesta di contagi. E via di questo passo, ogni servizio, ogni intervista, ogni passaggio in studio ti vomita un solo, ossessivo messaggio. Anche dall’estero le notizie e le immagini sono filtrate per ammaestrarci.

Vedi comitati tecnico-scientifici che non sono stati capaci di prevedere un beneamato tubo, neanche le previsioni più ravvicinate, non sono stati in grado di dare indicazioni di alcun genere e ora ci prospettano ben 92 scenari: ma tra tutti, i tg, i governi, gli esperti compiacenti, ci sparano solo i più agghiaccianti per spaventarci e costringerci in casa.

Tutto come prima, e se non vi comportate bene, peggio di prima. Bande di virologi che in due mesi di vetrina quotidiana non hanno concordato su nessuna profilassi e non hanno saputo dire altro che ripetere il rimedio primitivo del duemila avanti Cristo: state a casa, lontani dal prossimo, lavatevi le mani. Grazie, non c’era bisogno di loro per sentirci dire quello che una qualunque nonna analfabeta era in grado di dire. Dalle istituzioni, dagli organismi “preposti”, nessuna terapia o prevenzione socio-sanitaria, in più di due mesi. Solo un incubo militante, state a casa, vi spariamo a vista, vi facciamo tornare a casa carichi di meraviglie, vi sorvegliamo coi droni e gli elicotteri tipo Apocalypse now e noi i vietcong. In casa fate onanismo sul virus, per distrarvi sparatevi un bel filmone sul contagio: vi racconta ciò che state vivendo. Siete già nella leggenda, nella fiction… Rallegramenti.

Intendiamoci. Non tutti coloro che ci prescrivono e osservano queste norme sono in mala fede, c’è chi ne è davvero convinto e argomenta bene. Né è in discussione la necessità delle precauzioni, ma quelle necessarie, ragionevoli, come distanziarsi e mascherarsi, andare il meno possibile e più coperti possibile nei luoghi pubblici, magari controllare le condizioni di salute (ciò che nessuno ci ha mai fatto). Ma star da soli all’aria aperta, passare isolati da una casa all’altra non provenendo da nessuna zona di rischio, uscire, bagnarsi o saltellare per conto proprio in luoghi appartati, vedere una persona anche se non è congiunto, riprendere con tutte le precauzioni le attività lavorative, sono rischi calcolati, che si devono correre se non vogliamo che i danni per la prevenzione diventino superiori ai danni sanitari. Un manifesto firmato da tanti, in primis da Vittorio Sgarbi, ha denunciato questo regime liberticida; un flash-mob di cittadini contro le violazioni della Costituzione è stato fatto ieri mattina a Bologna. Ma vige la legge marziale. Filate a casa, da soli, coda tra le gambe.

MV, La Verità 3 maggio 2020

DA

Gli impresari del terrore

Ucciso perché “continuava a predicare il Vangelo di Gesù Cristo” ai rapitori islamici

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Mustapha Mohammed, 26 anni, leader di una banda di 45 membri criminali islamici, attualmente in prigione nella città nigeriana di Abuja, ha rilasciato all’inizio di maggio un’intervista telefonica al quotidiano nigeriano Daily Sun confessando di aver ucciso il seminarista diciottenne Michael Nnadi perché “ha continuato a predicare il Vangelo di Gesù Cristo” ai suoi rapitori islamici.

Secondo il quotidiano nigeriano, Mustapha ha elogiato lo “straordinario coraggio” del seminarista Nnadi, osservando che il giovane cattolico gli ha detto di lasciare la via del male o che sarebbe morto eternamente.

Il diciottenne studente di teologia Nnadi era stato rapito da uomini armati nel Seminario del Buon Pastore a Kaduna, l’8 gennaio di quest’anno, insieme ad altri 3 seminaristi. Il seminario, che ospita circa 270 seminaristi, si trova vicino alla superstrada Abuja-Kaduna-Zaria. Secondo l’agenzia AFP, l’area è “nota per le bande criminali che rapiscono i viaggiatori per chiedere poi dei riscatti”.

La notte del rapimento, gli uomini armati, vestiti da militari, fecero irruzione nel seminario e aprirono il fuoco, rubando computer portatili e telefoni prima di rapire i 4 seminaristi.

Dieci giorni dopo il rapimento, uno dei 4 seminaristi fu lasciato per strada, vivo ma gravemente ferito. Il 31 gennaio, al Good Shepherd Seminary, avevano annunciato che altri 2 seminaristi erano stati rilasciati, ma di Nnadi non si sapeva ancora nulla. Il successivo 1° febbraio, la diocesi di Sokoto (Nigeria), ha annunciato che Nnadi era stato assassinato e, ora, tre mesi dopo si viene a sapere la fine da martire del giovane seminarista. Dal primo giorno in cui Nnadi è stato rapito, insieme ad altri 3 compagni, “non ha permesso al leader del gruppo criminale Mustapha di avere pace”, ha scritto il giornale nigeriano, perché il seminarista insisteva nel “predicargli il Vangelo”. 

L’omicidio di Nnadi fa parte di una serie di attacchi contro i cristiani nel paese negli ultimi mesi. L’arcivescovo di Abuja, mons. Ignatius Kaigama, ha chiesto al presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, di affrontare violenze e rapimenti contro i cristiani nel paese. “Dobbiamo lavorare insieme per sradicare la povertà, gli omicidi, il cattivo governo e tutti i tipi di sfide che affrontiamo come nazione”, ha affermato mons. Kaigama.

Recentemente Augustine Obiora Akubeze, arcivescovo del Benin, ha chiesto ai cattolici di vestirsi di nero in solidarietà con le vittime e di pregare, in risposta alle “ripetute” esecuzioni di cristiani da parte del gruppo terroristico islamico Boko Haram.

Diverse città cristiane sono state attaccate dagli islamisti, molte fattorie sono state bruciate e diversi uomini e donne sono stati rapiti e uccisi. In particolare, molte donne sono state prese come schiave sessuali e torturate. 

Secondo l’ambasciatore generale degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale, Sam Brownback, la condizione dei cristiani in Nigeria sta peggiorando. “Molte cristiani sono uccisi in Nigeria e temiamo che questi assassinii si diffonderanno in diverse zone del paese africano”, ha detto Brownback.

Brownback ha osservato che il governo nigeriano potrebbe “fare di più” e “non sembra avere l’urgenza di agire”.

 

MATTEO ORLANDO

Perchè i DPCM che limitano la libertà personale sono uno schiaffo alla Costituzione?

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Mi sono già espresso sul punto, e forse sono stato tra i primi a farlo già il 22 marzo con una intervista a ByoBlu24, due giorni dopo su questo blog e pochi giorni fa su Libero. Ieri ho anche argomentato la questione in un articolo – sempre su questo blog – in risposta a Zagrebelsky: https://www.google.com/amp/s/scenarieconomici.it/lerrore-in-punto-di-diritto-di-zagrebelsky-di-giuseppe-palma/amp/

Ma, vista la confusione che c’è in giro, mi rendo conto che il punto merita un ulteriore approfondimento da parte mia:

La tipizzazione dei casi in cui limitare la libertà personale è coperta da “riserva di legge assoluta” prevista dall’art. 13 della Costituzione. Ciò vuol dire che per limitare la libertà personale, al di fuori delle ipotesi già previste dall’art. 13 della Costituzione (e dalle leggi vigenti), occorre una legge ordinaria ovvero un atto avente forza di legge (decreto-legge o decreto legislativo) previsto dall’art. 77 della Costituzione.

In entrambi i casi, cioè sia la legge ordinaria che gli atti aventi forza di legge, sono fonti primarie del diritto che – nella scala gerarchica delle fonti – si collocano due gradini al di sotto della Costituzione, un gradino al di sotto delle leggi costituzionali (e di revisione costituzionale) e un gradino al di sopra degli atti amministrativi del governo (regolamenti, Dpcm etc).

Cosa vuol dire, praticamente? Vuol dire che i casi in cui limitare la libertà personale possono essere indicati – TASSATIVAMENTE – solo dalla legge o dagli atti aventi forza di legge. Mai, e dico mai, da un atto del governo di fonte secondaria (regolamenti, Dpcm etc).

Fatta eccezione per la legge delega di cui al primo comma dell’art. 77 della Costituzione (alla quale segue l’adozione del decreto legislativo), né la legge ordinaria né il decreto-legge possono “delegare” al governo la tipizzazione dei casi in cui limitare la libertà personale.In nessun caso.
Il motivo è semplice: la tipizzazione dei nuovi casi in cui poter limitare la libertà personale da parte del governo avverrebbe – come di fatto è avvenuto – con atti amministrativi dell’esecutivo (fonte secondaria del diritto), come possono essere ad esempio i Dpcm o i regolamenti, in PALESE VIOLAZIONE della “RISERVA DI LEGGE ASSOLUTA” prevista dalla Costituzione.

Siamo nelle mani di gente al governo che, tra gli altri limiti, è anche priva di qualsiasi cultura giuridica e costituzionale.

Avv. Giuseppe PALMA

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni, QUI per l’acquisto: http://www.historicaedizioni.com/libri/democrazia-in-quarantena/

DA

Perchè i DPCM che limitano la libertà personale sono uno schiaffo alla Costituzione? (di Giuseppe PALMA)

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