Che sollievo, finirà la caccia a Trump

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L’unico lato positivo della controversa sconfitta di Donald Trump è che finalmente non sentiremo più ululare cassandre e iettatori, sciacalli e malpancisti su quanto è orrenda l’America dominata dal Maligno col ciuffo biondo. Finalmente cesserà questo coro assordante di gufi e di cornacchie, non svolazzeranno più gli avvoltoi mediatici sul corpo lacerato degli States, tutto sembrerà ridente; compresa la crisi, la disoccupazione e gli uragani. Sarà bello pure il covid dopo la sconfitta di Trump.

Non sentiremo più in video il solito, quotidiano fervorino di cantanti, attori, intellettuali contro la Casa Bianca, e la temeraria sfida di tutti contro uno, per giunta in favore di telecamere, in mondovisione. Che coraggio, tutti contro Trump. Non vedremo più mobilitarsi gli antifà, i neri in assetto di guerra, i cortei e gli assalti ai poliziotti, ci risparmieremo di vedere gli inginocchiati e i loro piagnistei planetari. Non vedremo più il sorriso cattivo di Fauci, la jena personale di Trump.

Sarà davvero una liberazione. Non da Trump ma dall’antitrumpismo ringhioso e lagnoso in servizio permanente.

Il mondo tirerà un sospiro di sollievo, tutto andrà meglio nella narrazione dei media. L’umanità sarà più gioconda senza il padre di tutti i razzisti-sovranisti, di tutti i torvi populisti, di tutti i fake-cazzari. Il potere globale avrà la faccia buona di Xiaoping e della sua mansueta dittatura cinese che ha il primato mondiale nell’inventare virus da esportazione e nell’infliggere pene capitali e carcere ai dissidenti. Evviva la Cina che sforna covid come involtini primavera. L’America potrà riprendere persino a far le guerre in santa pace, guerre umanitarie perché fatte da pacifisti, senza quel disturbatore panciuto che le aveva fermate, quel guerrafondaio contro le guerre.

Certo l’America sarà ancora divisa, spaccata, tra i due odii; ma quello dei trumpiani o trumpati coverà sotto la cenere, scorrerà sotto traccia, non disporrà di quel permanente vivavoce planetario di cui ha disposto l’opinione pubblica antitrumpiana in questi quattro anni. Non ne sentiremo parlare.

Dalla Casa Bianca uscirà Trump e non entrerà nessuno. Quel nessuno prenderà il nome e la sembianza di un vecchietto, di quelli che fanno le pubblicità alle dentiere e alle pasticche per la prostata infiammata. Si chiama Biden, eletto solo in sfregio e in odio a Trump; non un leader, ma un trumpifugo, un antibiotico, un vaccino contro l’ingombrante Trump Macigno. Il Bene è ineffabile, può anche non avere un volto, basta che cancelli quello Maligno con le sue fattezze.

In realtà, come cambierà il mondo senza Trump? Non cambierà poi tanto perché Trump non ha voluto essere una leader globale ma è rimasto saldamente ancorato alla sua America. America first. America alone. Non ha invaso i mercati, non ha colonizzato il pianeta ma ha protetto i prodotti americani, è rimasto sulla difensiva. Non ha dato vita a nessuna internazionale sovranista, ha mantenuto un rapporto ambiguo con Putin; in Europa abbiamo avvertito solo i suoi dazi, non altro. Non ha conteso alla Cina il controllo dell’Africa, ha avuto con l’Asia solo rapporti di concorrenza. Ma soprattutto non ha inteso esportare il modello americano nel mondo, si è limitato a proteggere dal mondo gli Stati Uniti. Per la prima volta l’America non si è identificata con la globalizzazione ma con la difesa dalla globalizzazione.

Per queste ragioni la caduta di Trump non avrà ripercussioni sui nostri scenari se non simboliche. Il tifo per Trump di Salvini e della Meloni non è stato ricambiato da attestazioni e sostegni. Abbiamo sentito l’effetto Trump solo sul piano commerciale, nell’import/export. L’unica vistosa ingerenza che Trump ha compiuto sull’Italia è stato il tweet d’incoraggiamento a “Giuseppi” mentre formava il secondo governo. Non avrà capito bene di cosa si trattava, magari gli piaceva la pochette nel taschino e l’abitino da Caraceni del gagà, se lo ricordava scodinzolante e un po’ lecchino con lui, lo riteneva un outsider come lui, un corpo estraneo alla politica… È stata l’unica influenza di Trump sull’Italia, in favore del presente governo. Confermando di non capire molto di politica estera e di non volersi intromettere negli affari altrui.

Ma se non è stato Biden, chi ha sconfitto Trump? Dovrei dire l’Apparato, l’Establishment, insomma quel blocco globale che lo ha avversato su ogni terreno, per mesi, per anni. Con ogni mezzo. Ma Trump alla fine li avrebbe sconfitti. Lo ha sconfitto invece il covid, che ha vanificato o fatto dimenticare il grande balzo in avanti che Trump aveva fatto fare agli Usa. E che lui ha fronteggiato in modo spavaldo ma non altrettanto efficace, in una prima fase sottovalutandolo. E i brogli? Può essere, ma una cosa è certa: la culla della democrazia ha una chiavica di sistema elettorale; aspettano ancora le diligenze postali come nel far west…

Sarebbe facile dire che con lui c’era il popolo, con Biden c’erano le élite. Ma è vero fino a un certo punto: diciamo che gli Usa, come quasi tutto l’occidente, è spaccato in due parti più o meno equivalenti. E sarei cauto a rovesciare il razzismo progressista e presentare il popolo di Trump come la parte sana e migliore dell’America. C’è anche tanta marmaglia, come sempre succede quando i numeri sono grossi. Con questi onesti distinguo possiamo però dire che Trump e il suo popolo, alla fine, con tutti i loro difetti, erano preferibili ai loro tanti nemici. Infine, la vergogna della censura di tv e social a Trump; avevano tutto il diritto di commentare dopo con asprezza il discorso di Trump ma censurare mentre parla il presidente ancora in carica, è un’intolleranza e una violenza istituzionale che lascerà conseguenze. Il fatto è che da quando fu eletto lo considerate un intruso. Poi vi lamentate se lui ora disconosce il verdetto.

MV, La Verità 8 novembre 2020

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Che sollievo, finirà la caccia a Trump

Con lo pseudo cattolico Biden sarà considerato “buono” ciò che è global, liberal e arcobaleno

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Di Matteo Castagna

Con l’elezione di Biden a presidente degli Stati Uniti ci aspettano anni molto difficili, in cui il contesto politico occidentale è nemico di ogni principio identitario e comunitario.

Sarà considerato come “buono” solo ciò che è global, liberal e arcobaleno.

Noi saremo bollati come retrogradi, reazionari, fascisti e omofobi.

Dovremo andarne fieri! Faranno leggi speciali per farci tacere.

Dio ci sta mettendo alla prova, ma sappiamo che non vi è prova che non possiamo sopportare.

Dovremo scegliere tra lo stendardo della tradizione e quello della sovversione.

Quindi sarà occasione per fare pulizia, in primis, tra le nostre fila perché solo chi sa cosa siano le nostre radici classico-cristiane potrà difenderle.

Non potranno farlo i liberali perché le hanno sempre rifiutate, nascoste, derise.

Usciranno allo scoperto i veri cattolici coraggiosi e i patrioti che, pur senza la fede, sanno di non poter non dirsi cristiani.

Grazie a questi uomini, per grazia di Dio, ci salveremo.

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Con lo pseudo cattolico Biden sarà considerato “buono” ciò che è global, liberal e arcobaleno

IL SOVRANISMO DEMOCRATICO E’ FINITO: E’ IL TEMPO DELLA LOTTA

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All’indomani degli accordi di Monaco, la decisione di francesi e inglesi di cedere alle pretese di Hitler fu commentata profeticamente da Churchill con una dichiarazione che passerà alla storia: “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.
E’ ripensando a quanto disse Churchill che la mente va ai lettori cosiddetti moderati che in questi anni ho perso per strada. Uno di questi qualche tempo fa mi disse in privato che non riconosceva più in me la persona moderata e pacata di un tempo. La cosa interessante è che la persona in questione non appartiene nè al PD nè a Forza Italia ma alla Lega.
E la cosa può avere delle spiegazioni.
La prima è che, essendo cambiata la mia vita, sono cambiato io. Gli ultimi cinque anni sono passati come un tornado nella mia vita, portando qualche cosa bella ma anche tante cose brutte. Rispetto al 2015, che è stato il vero crocevia della mia vita, ho una figlia in più e un padre in meno. Mi sono così misurato con la realtà non solo di non avere più le spalle coperte ma anche di mandare avanti una bambina che, come è ovvio che sia, in quanto tale dipende in tutto da me. Sono responsabile della sua sorte. Se cresce bene, io sono un buon padre. Se le faccio mancare qualcosa, dopo un po’ arrivano i servizi sociali e me la portano via.
La seconda è che c’è stata un’indubbia recrudescenza di tutti i veleni della classe politica attuale che è poi confluita nella fantomatica emergenza covid. Così, da una parte mi sento in pericolo io, dall’altra sono diventati pericolosi gli avversari.
Una situazione come la mia insegna che non si ha più tempo per le chiacchiere. Se una classe politica non è più in grado di assicurarti vitto e magari minaccia di prendersi pure l’alloggio, ci sono due strade. O si sostiene un partito che mostra di avere i mezzi per rovesciare la situazione o l’alternativa è che i cittadini stessi si facciano partito e, forti di una strategia, rovescino il potere.

Questo è un ragionamento che i miei tanti amici leghisti non sembrano voler accogliere.
Così da molto tempo, chiunque frequenti Twitter, può vedere Borghi e Bagnai che blastano allegramente tutti quegli elettori che li rinfacciano di non fare abbastanza per cambiare le cose.
Ora, che Borghi e Bagnai possano essere in malafede ed essere semplici tribuni della plebe specializzati nel contenimento del malcontento è possibile almeno quanto l’opposto e cioè che siano persone in buonafede ma che, una volta scesi in campo, abbiano capito di giocare ad un gioco troppo più grande del loro. O che peggio ancora siano stati fisicamente minacciati loro e i propri familiari. Prospettiva di fronte alla quale qualsiasi cuor di leone potrebbe sviluppare esitazioni di sorta.
Se questo fosse il caso, a Borghi e Bagnai vanno i miei trenta secondi di solidarietà. Ma personalmente, non essendo nè miei parenti nè miei amici, non mi interessa nulla. Come non interessa nulla ai cittadini i quali vedendosi privi di prospettive con un futuro nero davanti, cercano soltanto il capitano che li salvi dalla tempesta e li porti a riva. E ai quali le scuse non interessano.
Questo mi fu chiaro quando, molti anni fa – era da poco finita l’esperienza del governo Monti – un lettore della mia pagina, esodato, mi tolse dalle sue amicizie perchè dissi che Berlusconi era stato costretto col ricatto a votare Monti. La sua risposta fu palese. “Non me ne frega niente degli affari di Berlusconi, io quello che so è che adesso sono col culo per terra, con una famiglia a carico e senza soldi per colpa di un governo da lui votato. Con me ha chiuso”.
Di fronte ad una situazione del genere, qualsiasi motivazione adducano i due maggiorenti della Lega si scontra con la realtà di un malcontento sempre più crescente, fatto di gente che non ha più prospettive e di cui le rivolte di queste settimane sono soltanto la spia.
Così la domanda ricorrente che va di moda oggi è “E’ meglio essere pragmatici o rivoluzionari?”. L’unica risposta da dare è che oggi come oggi le due cose vanno di pari passo.
Oggi è chiaro a tutti che la partita è truccata e che siamo in un regime. Quando il presidente uscente della prima potenza mondiale, conosciuta per essere – non so quanto a ragione, visti i fatti – il baluardo della democrazia, dice che i risultati delle elezioni sono truccati – e almeno qualcosa di vero c’è – di fatto sta accusando l’opposizione di aver provocato un colpo di stato. Di aver giocato contro le regole. Di aver imbrogliato, insomma.
Sarà vero? Sarà falso? Chi lo sa. Ma di fronte ad una realtà di questo tipo, salta ogni regola.
Salta la regola che il camionista che si ritrova con i ladri in casa non debba augurare alla Lucarelli di essere violentata da un rumeno – è accaduto qualche giorno fa su Radio Capital – solo perchè costei parla male di Salvini. Quel camionista sarà stato anche sessista, ma è un signore che si è visto venire meno quelle istituzioni che dovrebbero difenderlo. Andate a dirgli che non si può insultare una giornalista.
Salta la regola che si debba rispettare l’avversario, dal momento che questi non rispetta te e lo dimostra palesemente.
Salta la regola che si debbano rispettare le sentenze di una giustizia corrotta. Di fronte alla realtà che la magistratura, pur riconoscendo le ragioni di Salvini, dice che va attaccato, la persona pragmatica capisce che non siamo più in un paese democratico e si prepara alla lotta. Quella che invece ancora traccheggia, accusando i suoi lettori i “fatequalcosismo” o “tuttosubitismo” (due neologismi nati su Twitter non appena Borghi e Bagnai si sono resi conto che la protesta montava anche presso di loro) non è pragmatica: sta solo organizzando il suo funerale.
La cosa divertente è che di fronte all’elezione di Biden, Letta dice che “l’onda sovranista sta arretrando”. E dimentica che quando un’onda arretra, questo significa che sta per arrivare uno tsunami.
Non è più epoca di moderatismi. In atto c’è una guerra tra due mondi antropologici opposti e che anzi nascono proprio l’uno in funzione di distruggere l’altro. E se la Lega, di fronte a Berlusconi che si spella le mani per l’elezione di Biden, continua a ritenersi parte di questo centrodestra, non si rende conto che si sta scavando da sola la fossa con le mani.
I partiti che oggi ambiscono a rappresentare il sovranismo, devono rendersi conto che non è possibile vincere una partita dove le regole sono fatte per distruggere proprio le aspirazioni sovranstiche e sono dunque scritte dal nemico che per giunta ha anche comprato l’arbitro. In una situazione come questa, il capo di un partito che voglia ridare al suo paese la sovranità raduna a sè il suo popolo e organizza una rivoluzione seria.
Qualcuno obietterà che questa potrebbe essere vista come un’istigazione a delinquere e che io rischio moltissimo nel dire cose di questo tipo. Che io rischi moltissimo, è possibile. Che però questa sia un’istigazione a delinquere sono punti di vista. A me sembra l’unica soluzione se noi vogliamo avere ancora una nazione.
L’alternativa è che a gestire questo passo non siano i leader del sovranismo istituzionale di oggi ma quelli del sovranismo eversivo di domani.
E se domani salta fuori un leader che organizza una rivoluzione di quelle serie – non le rivolte farlocche di questi giorni – ma una cosa di quelle ben organizzate, con un pensiero, che abbia le giuste qualità del leader e decidesse di assaltare i palazzi del potere, forte di una copertura di qualche alleato e di un piano per la ricostruzione dello stato, troverebbe MILIONI di persone a seguirlo.
Non si illudano i leader dell’opposizione. Le teste che salteranno saranno anche le loro. Il moderatismo è finito. Il sovranismo istituzionalista, moderato, trattativista, che si atteggia a pragmatico e si rimangia le promesse una volta entrato nelle aule, E’ FINITO PER SEMPRE.
Ora tocca lottare per riprenderci il paese. Come direbbe Churchill, abbiamo due strade, scegliere il disonore o la guerra. Se scegliamo il disonore come abbiamo fatto finora, avremo la guerra.

FRANCO MARINO

DA

IL SOVRANISMO DEMOCRATICO E’ FINITO: E’ IL TEMPO DELLA LOTTA. (di Franco Marino)

 

Quei talebani dell’accoglienza che tifano per foibe e migranti

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Cibo e messaggi sulle rotte italo-slovene ed esaltazione dei massacri istriani

A Trieste un manipolo di pro migranti, pro foibe e nemici della polizia è venuto a dare man forte ai talebani dell’accoglienza locale.

La missione della «campagna solidale per la libertà di movimento» ha lasciato acqua, scatolette e biscotti lungo i sentieri dei clandestini in arrivo dalla Slovenia, lungo la rotta balcanica. Il pacchetto di viveri è accompagnato da un cartello in inglese «Benvenuti in Italia» con la faccina sorridente e scritto in rosso «fuck police». Il tutto immortalato sulla pagina facebook della campagna Lesvos calling assieme ad un’altra foto di uno slogan incredibile su un rudere del Carso triestino, dove passano i migranti illegali. Le parole in inglese color rosso fuoco «fascisti tornate a casa (o in foiba) – rifugiati benvenuti!» suonano come un oltraggio. Sull’altopiano carsico la foiba di Basovizza, monumento nazionale, è uno dei buchi neri dove i partigiani di Tito hanno scaraventato migliaia di italiani a guerra finita.

Altre immagini mostrano in primo piano gli indumenti abbandonati dai migranti giunti dalla Slovenia, nonostante il lockdown, con sullo sfondo Trieste. Le foto, dei viveri e dell’invito ad infoibare, sono state postate il 31 ottobre e accompagnate da un testo che non lascia dubbi. «Questa mattina, insieme alle compagne e ai compagni di Trieste, abbiamo simbolicamente varcato il confine Italo sloveno, chiuso da una settimana (per il virus nda), dimostrando la porosità di muri e barriere della Fortezza Europa» scrivono i militanti pro migranti e pro foibe. «È stata anche l’occasione per lasciare, in alcuni punti nevralgici, acqua e generi alimentari per chi attraversa il Carso» aggiungono come se fosse normale.

I militanti della campagna pro migranti fanno spallucce e sotto la foto dello slogan pro foibe, Maurizio Martinelli scrive: «State facendo la necessaria rivoluzione morale. () Siete (non siate) benedetti». I «santi» dei clandestini sono i gruppi come Bozen solidale, «associazione no profit attiva in accoglienza e integrazione nella provincia di Bolzano. Antifascista, antirazzista, antisessista». Oppure il Centro sociale Rivolta di Marghera composto da estremisti di sinistra e ambientalisti violenti. Alla campagna, che ha organizzato la missione «solidale» a Trieste, aderiscono anche altri gruppi simili di Padova, Trento, Treviso, Venezia e Vicenza.

I militanti sono venuti a dare a man forte alle associazioni locali Linea d’Ombra ODV e Strada Si.Cura, al fianco dei migranti della rotta balcanica appena arrivati a Trieste. Durante i tre giorni nel capoluogo giuliano il manipolo pro foibe si è recato il primo novembre, davanti alla stazione ferroviaria, punto d’incontro dei clandestini. «Da qui la Rotta balcanica () diventa Rotta europea – si legge nel post che commenta le foto – Vogliamo (.) contribuire () organizzando dai nostri territori delle staffette che sappiano sostenere in modo concreto questo fondamentale presidio sociale e politico di cura e denuncia». Magari lasciando stare le foibe.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/politica/cos-ong-aiutano-i-clandestini-dei-balcani-e-inneggiano-1901641.html

L’omosessualismo si è diffuso grazie alle sinistre (tedesca, francese e nord-americana). Kamala Harris è sulla stessa linea!

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Giulio Meotti, classe 1980, laureato in Filosofia presso l’Università di Firenze (con un Dottorato su George Steiner), è un giornalista che scrive principalmente su questioni mediorientali ed è noto per essere molto critico nei confronti dell’Islam, del multiculturalismo e della correttezza politica.

Qualche tempo fa ha scritto un illuminante articolo dal titolo “Il ’68 dei pedofili”.

Meotti spiegava bene come all’interno della sinistra tedesca, francese e nord-americana, e all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale, ci fu l’exploit della richiesta per i bambini del loro “diritto” a una loro liberazione sessuale, ricordando anche Alfred Kinsey, il “padre della rivoluzione sessuale occidentale”, l’omosessuale che aprì le porte del mondo occidentale al movimento gay.

All’inizio del suo articolo Meotti ricordava, citando il settimanale Der Spiegel, che in Germania, negli anni Ottanta, “numerose associazioni di sinistra, e di intellettuali, che lottavano per i diritti degli omosessuali, formarono una sorta di alleanza con i militanti della pedofilia”.

L’articolista italiano ricordava che nel mese di luglio del 1981 la rivista gay “Rosa Flieder” intervistò Olaf Stüben, “ai tempi molto noto per il suo sostegno dichiarato alla pedofilia”. In quell’intervista, Stüben rivendicava apertamente il diritto a riconoscere la pedofilia come “qualcosa di sano e moralmente accettabile”. Stüben, politicamente schierato a sinistra, affermava che “l’innocenza adolescenziale che dovrebbe difendere i ragazzini dal sesso è solo ‘una invenzione dei borghesi del primo capitalismo’”.

Le scandalose affermazioni di Stüben non furono un caso isolato. Negli anni Settanta e Ottanta, scriveva Meotti, “molte riviste di sinistra sostenevano e promuovevano il sesso con i bambini”. Così, per esempio, il magazine “Don” pubblicò “cinque report simpatetici con il sesso con i bambini, sotto la dicitura ‘Non siamo stupratori di bambini’”. Nel mese di marzo del 1985 anche la Die Grünen (I Verdi), persa tre anni prima la componente più moderata che diede vita al Partito Ecologico-Democratico (ÖDP), oggi presente quasi unicamente in Baviera, si radicalizzo sempre più, impegnando a favore dei diritti degli omosessuali, per forme meno autoritarie d’insegnamento e, nel marzo 1985, approvarono un documento che chiedeva la legalizzazione del “sesso non violento” fra adulti e minori. E addirittura, scriveva Meotti, “inserirono nel programma la liberalizzazione dei rapporti sessuali con i bambini, clausola che sparì dal programma soltanto nel 1993”. 

Il leader sessantottino Daniel Cohn-Bendit pubblicava allora un giornale progressista, “Pflasterstrand”, che giustificaò il sesso con i bambini. Volker Beck (classe 1960), rappresentante di Alleanza ’90/I Verdi nel parlamento tedesco e dichiaratamente omosessuale, negli anni Ottanta contribuì con un saggio al libro “Il complesso pedosessuale”, in cui sosteneva la depenalizzazione del sesso con i bambini. 

Anche la liberale Dagmar Döring, come ricordava Meotti, scrisse nel 1980 un saggio intitolato “Pedofilia oggi”, per sostenere la richiesta di legalizzazione dei rapporti tra adulti e minori. Lo scandalo investì anche istituti educativi di sinistra come il Rote Freiheit (letteralmente “libertà rossa”, che fu sostenuto anche dallo Psychology Institute della Free University di Berlino), il cui scopo era plasmare “personalità socialiste”. 

Meotti spiegava che il programma prevedeva, oltre alle sessioni critiche sull’imperialismo, anche “sessioni sessuali”, con lo “svestimento di gruppo” e la lettura di riviste porno. “Molti furono gli abusi sui minori”.

La liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, tra i più accesi critici della Chiesa cattolica in tema di abusi, dallo scorso gennaio 2019 membro della Bayerischen Verfassungsgerichtshofes (la Corte Costituzionale bavarese), come scrisse Meotti, faceva parte del direttivo della Humanistische Union quando “questa organizzazione progressista si batteva per liberalizzare tutti gli atti sessuali ‘consensuali’”, inclusi i minorenni. 

“Uno dei bestseller di quella stagione, ‘La rivoluzione dell’educazione’ del 1971”, scriveva Meotti, difendeva la seguente teoria: “La diserotizzazione della vita di famiglia, dalla proibizione della vita sessuale tra bambini al tabù dell’incesto è funzionale all’atteggiamento ostile del piacere sessuale nelle scuole e alla successiva sottomissione e disumanizzazione della vita lavorativa”. 

Il giornalista italiano ricordava che “furono aperti asili in cui si sosteneva che i bambini avessero diritto a vivere una sessualità”. 

Hans Magnus Enzensberger, classe 1929, poeta, scrittore, editore, da direttore lasciò pubblicare sulla rivista “Kursbuch” (numero 17, 1969) un articolo dal titolo “Educare i bambini nella comune”. “Il riferimento è alla comune socialista di Giesebrechtstrasse, a Berlino, in cui erano andati a vivere tre donne, quattro uomini e due bambini. Oltre ai conti in banca comuni e alla mancanza di porte nei bagni, per favorire la ‘comunione’, la casa prevedeva esperienze sessuali con i bambini. Una foto della rivista diretta da Enzensberger, dal titolo ‘Amore nella stanza dei bambini’, mostra Nessim e Grischa, la bambina, nudi sul letto. Andreas Baader, il capo storico del terrorismo rosso tedesco, lasciò la figlia in una di queste comuni”, ha scritto Meotti. 

Sophie Dannenberg, nel libro “Das bleiche Herz der Revolution”, un esame del ‘68 dal punto di vista dei figli, ha spiegato che da bambina fu mandata in uno di questi istituti anti autoritari, ed ha raccontato le esperienze pedofile in questi centri simbolo della sinistra. “Anche in una prestigiosa scuola legata all’Unesco ci furono abusi sessuali tra gli anni Settanta e Ottanta. Si tratta della Odenwald di Heppenheim, nota per il suo metodo pedagogico basato sul ‘libero sviluppo di ogni allievo’”, ha scritto Meotti. “L’istituto annoverava tra i suoi allievi proprio Cohn-Bendit, che lo frequentò tra il 1958 e il 1965, uno dei figli dell’ex presidente della Repubblica federale tedesca Richard von Weizsäcker, Andreas, il figlio di Thomas Mann, Klaus, e Wolfgang Porsche, oggi al vertice della casa automobilistica di famiglia. Cohn-Bendit pubblicherà ‘Gran Bazar’, saggio dedicato alla sua esperienza nella scuola materna. In linea con alcune idee promosse nell’ambito dei movimenti di contestazione degli anni Sessanta e Settanta, alcuni passaggi del libro teorizzano ‘il risveglio della sessualità dei bambini’ da uno a sei anni e assumono la possibilità di rapporti fisici ambigui. Cohn-Bendit si è sempre difeso dicendo che le sue affermazioni erano una ‘provocazione intollerabile’, ma che vanno considerate nel contesto degli anni Settanta ed erano mirate a ‘scioccare i borghesi’. Si trattava del liceo delle élite sessantottine, quello in cui si teorizzava che ‘insegnare è sbagliato’ e che ‘non c’è differenza tra adulti e bambini’. Un istituto nel quale si sono verificati ‘almeno dal 1971’ abusi ‘che superano la nostra capacità di immaginazione”.

Il fondatore, Paul Geheeb, ricordò Meotti, “decise di abolire il concetto stesso di educazione: ‘Preferisco non usare le parole educazione e educare – diceva – preferisco parlare di sviluppo umano’. Gli insegnanti non devono essere educatori ma ‘amici’ dei bambini. Così il convitto di Odenwald divenne la culla delle idee radicali di inizio Novecento, facendo scalpore per la promiscuità tra alunni maschi e femmine (si trattava di una rivoluzione, per l’epoca). E per l’educazione fisica praticata insieme, nudi, da bimbi e bimbe”. 

Quello che accadeva in Germania, che è stato denunciato recentemente dal Papa emerito Benedetto XVI, come vedremo di seguito, non furono fatti isolati nella storia della sinistra europea.

“Era il 26 gennaio 1977 quando, in nome della ‘liberazione sessuale dei bambini’, il quotidiano francese ‘Le Monde’, faro della gauche, pubblicò una petizione per abbassare la maggiore età sessuale ai dodicenni, una sorta di legittimazione ideologica alla pedofilia adolescenziale. Fra i firmatari il poeta Louis Aragon, l’illustre semiologo Roland Barthes, il filosofo marxista più in voga allora Louis Althusser, gli psicoanalisti profeti degli autonomi Gilles Deleuze e Félix Guattari, la pioniera della psicologia infantile Françoise Dolto (‘la Montessori d’oltralpe’), il fondatore di Medici senza frontiere Bernard Kouchner, il futuro ministro della cultura e icona socialista Jack Lang, il vate dell’esistenzialismo Jean-Paul Sartre e la sua compagna femminista Simone de Beauvoir, nonché l’enfant terrible della letteratura francese, Philippe Sollers”, ha scritto Meotti. 

Si tratta, come è facile constatare dai nomi elencati, dell’intero pantheon della cultura parigina della seconda metà del ventesimo secolo.

Come ha scritto Jean-Claude Guillebaud, giornalista del “Nouvel Observateur”, sugli anni Settanta e la pedofilia: “Questi idioti esaltavano il permissivismo e l’avventura pedofila”. 

Nel 1979 “Libération”, un altro quotidiano simbolo della sinistra francese, definiva la pedofilia “una cultura volta a spezzare la tirannia borghese che fa dell’amante dei bambini un mostro da leggenda”. 

Sempre in quell’anno “Libération”, lodò Jacques Dugué, pedofilo condannato, “per la sua franchezza in merito alla sodomia”. Dugué che aveva sostenuto che “un bambino che ama un adulto sa benissimo che non può ancora dare, e capisce e accetta di ricevere. È un atto d’amore. È uno dei suoi modi d’amare e di provarlo”.

Ancora “Libération”, come ricordava Meotti, il 20 giugno 1981 pubblicava un articolo intitolato “Câlins enfantins” (coccole infantili), in cui si presentava in una maniera compiacente la testimonianza d’un pedofilo sui rapporti sessuali con un bambino di cinque anni. 

Anche Paul-Michel Foucault (morto nel 1984), filosofo, sociologo, storico della filosofia e della scienza, accademico e saggista, personalità di spicco della corrente filosofico-antropologica strutturalista e post-strutturalista tra gli anni sessanta ed i primissimi anni ottanta (assieme a pensatori del calibro di Claude Lévi-Strauss, Jacques Lacan, Louis Althusser, Roland Barthes, Pierre Klossowski e Gilles Deleuze) ha sostenuto che il bambino è “un seduttore” che cerca il rapporto sessuale con l’adulto. 

Non abbiamo il coraggio di riportare le scandalose parole di Michel Foucault riportate in un’intervista rilasciata a “Change” nel 1977. Rinviamo all’articolo integrale di Meotti.

Giornalista che nel suo prezioso articolo ha ricordato che anche la storica Anne-Claude Ambroise-Rendu trovò i sostenitori della folle idea che “i bambini hanno diritto alla sessualità” gravitare “all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale”. 

In Francia ci fu anche il caso di Tony Duvert (morto nel 2008). Questo autore controverso per i suoi romanzi dedicati al tema della omosessualità e delle pederastia, esordì nel 1967 col romanzo “Recidiva” dove ha narrato dell’immaginario erotico di un adolescente omosessuale.

Sostenuto dalla stima di Roland Barthes, Tony Duvert nel 1973 ricevette il Prix Médicis per il romanzo “Paesaggi di fantasia”, nel quale narrava dei giochi di fantasia tra un adulto e un bambino.

L’anno successivo, stabilitosi in Marocco, a Marrakesh, pubblicò “Il buon sesso illustrato”, manifesto che reclamava il diritto per i bambini di poter beneficiare della liberazione sessuale.

In conclusione del suo articolo Meotti ha ricordato Alfred Kinsey, il “padre della rivoluzione sessuale occidentale”, “le cui ricerche contribuirono a cambiare il costume e l’istituto famigliare della società moderna, il moralista che insegnò agli americani a parlare di sesso e a praticarlo apertamente, spalancando le porte al movimento gay. Pioniere entomologo, il dottor Kinsey non esitò a legittimare la pedofilia. Nel suo secondo ‘Rapporto’ c’è un paragrafo intitolato ‘Contatti nell’età prepubere con maschi adulti’, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti”.

Sarebbe emerso in seguito, come spiegava Meotti, che lo stesso “Rapporto Kinsey”, il più famoso studio sul comportamento sessuale umano, era basato sulle memorie di un pedofilo.

Meotti concludeva il suo articolo ricordando che con Kinsey eravamo “alle origini dell’ipocrisia di una cultura e della sua classe dirigente che avrebbe posto sotto inquisizione la Chiesa cattolica per gli abusi sessuali (veri o presunti), ma che è stata essa stessa all’origine di quella che Roger Scruton avrebbe definito la ‘pedofilia vicaria’ in vigore nelle democrazie occidentali. Una vicenda simbolizzata dalla rivista ‘Konkret’, la più influente tra gli ambienti intellettuali di sinistra in Germania, che in più occasioni ha pubblicato negli anni Settanta e Ottanta immagini di bambine nude con riferimenti espliciti alla possibilità del sesso. Direttore della rivista era Klaus Rainer Röhl, un nome illustre dell’editoria nonché compagno di Ulrike Meinhof, la celebre walkiria della sanguinosa sfida terrorista portata contro la Germania del dopoguerra. Sarebbe stata la stessa figlia della coppia, Anja Röhl, a scrivere in una autobiografia: ‘Uno dei nomi più illustri che apertamente diffusero la pedofilia fu Klaus Rainer Röhl, mio padre’. Ulrike la spietata terrorista, il marito triste ideologo della pedofilia e la figlia vittima degli abusi orditi dai genitori: è anche qui la cultura di idealismo fanatizzato e crudeltà che avrebbe partorito il Sessantotto”.

 

Leonardo Motta

Negli Usa anche i morti hanno votato per Biden. L’ombra dei brogli sulle elezioni presidenziali

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Roma, 5 nov – Negli Stati Uniti è ora guerra sui famigerati voti postali, la modalità di voto che ha determinato il sorpasso all’ultimo minuto del candidato democratico Biden alle elezioni presidenziali 2020. Un po’ perché gli elettori dem – che temono maggiormente il coronavirus rispetto ai conservatori – hanno optato in massa il voto per corrispondenza. Risultato? Quasi 102 milioni di americani hanno votato prima dell’election day del 3 novembre, proprio per evitare l’assembramento ai seggi. Un voto di massa, forse un po’ troppo in massa. Sì perché – come denunciano media indipendenti e non – ora si viene a sapere che tramite absentee ballot hanno votato persino i morti.

Come evidenziato dal commentatore indipendente Fleccas, nella contea di Mason, Michigan, votano attempate signore di 119 anni, o di 120 se si passa nella contea di Jackson, stesso Stato. Esempi di questo tipo pullulano ormai sui social e stanno diventando virali nelle ultime ore.

Compilare la scheda elettorale di una persona deceduta per influenzare il risultato elettorale è, ovviamente, una frode. Ma il Michigan non è l’unico Stato a ritrovarsi piagato dal ritorno del morti viventi. Per chi non volesse fidarsi dei media indipendenti, lo stesso New York Post denuncia che nelle schede elettorali inviate al consiglio elettorale di New York City figurano parecchi votanti deceduti.  I registri mostrano che il consiglio elettorale ha ricevuto un voto postale da Frances Reckhow di Staten Island, democratica. Frances Reckhow, ra nata il 6 luglio 1915 e oggi avrebbe 105 anni, è morta nel 2012, secondo un necrologio depositato presso lo Staten Island Advance. Un altro voto è stato spedito anche da Gertrude Nizzere, anch’ella democratica registrata, che era nata il 7 febbraio 1919. Avrebbe 101 anni oggi. Avrebbe, perché la cara Gertrude è passata a miglior vita.

«Credo che questa sia solo la punta dell’iceberg», ha dichiarato Landry, presidente del GOP di Staten Island Brendan Lantry.. «Chiediamo al NYPD e all’ufficio del procuratore distrettuale di Staten Island di indagare». Di quei milioni di voti andati improvvisamente a Biden, quanti sono irregolari?  Nel frattempo gli avvocati di Trump hanno dato il via alla guerra legale. In Pennsylvania chiedono di bloccare il conteggio «per mancanza di trasparenza». In Michigan domandano al tribunale statale di avere accesso a «diversi seggi per poter verificare le schede già aperte e catalogate». Al contempo Bill Stepien, responsabile della campagna elettorale del presidente, ha fatto sapere che verranno intraprese «azioni legali» anche in Wisconsin, «dove si sono registrate irregolarità in diverse contee».

Cristina Gauri

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https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/usa-morti-hanno-votato-biden-lombra-brogli-elezioni-presidenziali-173048/

Italia in ginocchio e i giallorossi pensano all’omofobia

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Mentre gli italiani vivono la situazione sanitaria, per colpa del governo, in un mix di confusione e terrorismo sanitario che li rende insicuri e senza più fiducia nel futuro, oggi l’Aula di Montecitorio in un’atmosfera a dir poco surreale discuteva e poi ha approvato la legge Zan. Un risultato scontato vista la furia ideologica che anima la sinistra e che è culminata in un giorno che non è esagerato definire di lutto per la libertà di espressione nel nostro Paese.

Quando la legge andrà in vigore non ci saranno, come è normale che sia in uno stato liberale, opinioni contrastanti che si confrontano nell’agone politico e civile, ma una opinione (quella per esempio di chi crede che un rapporto fra due persone che non siano un uomo e una donna non  può essere un matrimonio) che verrà considerata un arcaico residuo del passato con chi la professa che sarà sempre a rischio di essere denunciato grazie all’introduzione del più assurdo dei reati: quello di omotransfobia.

A parte la stonatura etica direi, prima che politica, che si crea, da una parte, fra un popolo che si avvia alla fame con un governo incapace di governare e, dall’altra, un’aula che discute di un provvedimento che riguarda pochissimi italiani non eterosessuali già ampiamente tutelati dalle leggi vigenti, quello che fa paura è l’introduzione nelle scuole, previsto dalla legge, dello studio dell’ideologia gender. Cioè un vero e proprio indottrinamento. Chi scrive non crede ai complotti e né alle grandi regie, ma tanti episodi messi insieme delineano una strategia che magari inintenzionalmente va realizzandosi.

Se da un lato, l’ala più dura del governo predica la chiusura delle attività commerciali, stroncano ogni spirito vitale e rendendo di fatto i cittadini tutti dipendenti dallo Stato che può o non concederti, a sua discrezione e arbitrio, la paghetta “di cittadinanza” per campare; dall’altro, questo Stato ti dice come, per motivi “etici” e per il tuo stesso bene, tu debba pensare in un solo ed unico modo che ha definito per te. Se non è Orwell questo!

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Italia in ginocchio e i giallorossi pensano all’omofobia

La Card di Pietrangelo Buttafuoco Popolo sotto élite

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Certo, popolo contro élite. Questo è il senso del risultato americano ma alla fine, grazie al voto postale, la sfangherà Joe Biden. I democratici trovano sempre il modo di governare senza l’incomodo di vincerle le elezioni e se un paragone può essere utile, eccolo: sarà come in Italia nel 2006 quando Silvio Berlusconi arriva primo ma, oplà, il conteggio dei voti degli italiani all’estero – trasparentissimo, manco a dirlo – consegna il governo a Romano Prodi. Come sempre: popolo sotto élite.

 

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La Card di Pietrangelo Buttafuoco Popolo sotto élite

APPELLO DI MONS. VIGANÒ AGLI AMERICANI, CATTOLICI E NON

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Marco Tosatti

Carissimi amici e nemici di Stilum Curiae, abbiamo ricevuto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò questo messaggio rivolto ai cattolici american, e ai cittadini americani di buona volontà, che ben volentieri rilanciamo. Buona lettura. 

§§§

MESSAGGIO

DELL’ARCIVESCOVO CARLO MARIA VIGANÒ

AI CATTOLICI AMERICANI

E A TUTTI GLI AMERICANI DI BUONA VOLONTÀ

 

Carissimi Fratelli e Sorelle,

come devoti Cristiani e fedeli cittadini degli Stati Uniti d’America, avete intensamente a cuore le sorti della vostra amata Patria, mentre sono ancora incerti i risultati delle elezioni presidenziali.

Notizie di brogli elettorali vanno moltiplicandosi, nonostante i vergognosi tentativi dei media mainstream di censurare la verità dei fatti, a vantaggio del loro candidato. Vi sono Stati in cui il numero dei voti è superiore a quello dei votanti; altri in cui il voto per corrispondenza pare esclusivamente a favore di Joe Biden; altri in cui lo spoglio delle schede viene sospeso senza motivo o dove sono scoperte clamorose manomissioni: sempre e solo contro il Presidente Donald J. Trump, e sempre e solo a vantaggio di Biden.

Da mesi, in verità, assistiamo ad un continuo stillicidio di notizie sfalsate, di informazioni manipolate o censurate, di crimini taciuti o nascosti dinanzi a prove eclatanti e a testimonianze inoppugnabili. Abbiamo visto il deep state organizzarsi, con largo anticipo, per portare a termine la più colossale frode elettorale, per fare in modo che venisse sconfitto colui che negli Stati Uniti d’America si oppone strenuamente all’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale voluto dai figli delle tenebre. In questa battaglia voi non avete rinunciato, com’è vostro sacro dovere, a dare il vostro contributo schierandovi dalla parte del Bene. Altri, schiavi dei vizi o accecati dall’odio infernale contro Nostro Signore, si sono schierati dalla parte del Male.

Non pensate che i figli delle tenebre agiscano con onestà, e non scandalizzatevi se operano con l’inganno. Credete forse che i seguaci di Satana siano onesti, sinceri e leali? Il Signore ci ha messi in guardia contro il diavolo: «Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Gv 8, 44).

In queste ore, mentre le porte degli Inferi sembrano prevalere, permettetemi di rivolgermi a voi con un appello, al quale confido vorrete rispondere prontamente e con generosità. Vi chiedo un atto di fiducia in Dio, un gesto di umiltà e di filiale devozione al Signore degli eserciti. Recitate tutti, se possibile in famiglia o con i vostri cari, i vostri amici, i vostri confratelli, i vostri colleghi, i vostri commilitoni, il Santo Rosario. Pregate con l’abbandono dei figli, che sanno ricorrere alla loro Santissima Madre per implorarLa di intercedere presso il trono della Maestà divina. Pregate con l’animo sincero, con il cuore puro, nella certezza di essere ascoltati ed esauditi. Chiedete al Lei, Auxilium Christianorum, di sbaragliare le forze del Nemico; a Lei, terribile come un esercito schierato in battaglia, di concedere la vittoria alle forze del Bene e di infliggere un’umiliante sconfitta alle forze del Male.

Fate pregare i fanciulli, con le parole sante che avete loro insegnato: quelle preghiere fiduciose saliranno a Dio e non rimarranno inascoltate. Fate pregare gli anziani e i malati, perché offrano le loro sofferenze in unione con i patimenti che Nostro Signore soffrì sulla Croce, quando versò il Suo prezioso Sangue per la nostra Redenzione. Fate pregare le ragazze e le donne, affinché si rivolgano a Colei che è loro modello di purezza e di maternità. Pregate anche voi, uomini: il vostro coraggio, il vostro onore, la vostra fierezza ne sarà rinfrancata e fortificata. Impugnate tutti quest’arma spirituale, dinanzi alla quale Satana e i suoi satelliti si ritirano furiosi, perché temono più la Vergine Santissima, l’Onnipotente per Grazia, dello stesso Iddio Onnipotente.

 

Non lasciatevi scoraggiare dagli inganni del Nemico, a maggior ragione in quest’ora terribile, mentre la sfrontatezza della menzogna e della frode osa sfidare il Cielo. I nostri avversari hanno le ore contate, se pregherete, se pregheremo tutti con Fede e con vero ardore di Carità. Volesse il Signore che una sola voce devota e fiduciosa si levasse dalle vostre case, dalle vostre chiese, dalle vostre strade! Quella voce non rimarrà inascoltata, perché sarà la voce di un popolo che grida, nel momento della tempesta, «Salvaci, Signore: siamo perduti!» (Mt 8, 25).

I giorni che ci attendono sono un’occasione preziosa per tutti voi, e per quanti si uniscono spiritualmente a voi da ogni parte del mondo. Voi avete l’onore e il previlegio di poter partecipare alla vittoria di questa battaglia spirituale, di impugnare l’arma potente del Santo Rosario, come i nostri padri fecero a Lepanto per respingere le armate nemiche.

Pregate con la certezza della promessa di Nostro Signore: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11, 9). Il Re dei re, al quale chiedete la salvezza della Nazione, ricompenserà la vostra Fede. La vostra testimonianza, ricordatelo, toccherà il Cuore di Nostro Signore, moltiplicando le Grazie celesti quantomai indispensabili per conseguire la vittoria.

 

Possa questo mio appello, che rivolgo a voi e a tutte le persone che riconoscono la Signoria di Dio, trovarvi generosi apostoli e coraggiosi testimoni della rinascita spirituale del vostro amato Paese e con esso del mondo intero. Non praevalebunt.

 

God bless and protect the United States of America!

 

Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

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APPELLO DI MONS. VIGANÒ AGLI AMERICANI, CATTOLICI E NON.

Elezioni Usa: i sondaggisti fanno la fine dei virologi

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Solo la faccia di Mentana valeva il prezzo del biglietto: pareva invecchiato di 600 anni, lui addirittura voleva Bernie Sanders, è un ragazzo che notoriamente ha sempre frequentato ambienti della sinistra proletaria e sul suo sito di informazioni è riuscito a scrivere che il Covid avanzava negli stati che votano Trump.

Con lui una pletora di analisti poco isti, gente che garantiva Sleepy Joe Biden al mille percento e adesso, come l’Oliver Hardy della divulgazione esotica, Alan Friedman, americano che l’America l’ha trovata solo qua, si arrampicano sui vetri con le dita ingrassate: “Ma… allora… possiamo dire che i sondaggi avevano sbagliato tutto?”. “Guooda in che guaio guaione ti sei cacciooto”, verrebbe da rispondergli.

Come 4 anni fa

Possiamo dire anche altre cose, ma risparmiamoci, non è elegante infierire sulla mediocrità consacrata. Come quattro anni fa, peggio di quattro anni fa. Chi ipotizzava Donaldone coperto di compatimento, disprezzo, irriso, ah, poveri scemi, ma non capite che siete fatti, che Biden ha già vinto senza elezioni, fosse stato per loro le elezioni si potevano anche eliminare, un fastidio, una perdita di tempo, il senso della storia aveva parlato. Vada come vada, ma è certo che, come ha scritto Marco Gervasoni, Trump ha già vinto: nella misura in cui i sondaggiari hanno perso. Ma che cosa è questa epoca che ha inventato strumenti perfetti, spaventosi, per anticipare il futuro ma che non aiutano nel presente, risultano fuorvianti come navigatori che invece del percorso più breve ti fanno finire in un fosso, in un baratro?

Non me azzeccano una

Sondaggisti, virologi: non ne azzeccano una e il cerchio si chiude mirabilmente quando le due categorie, o sette, o cosche, si fondono: grossi scienziati che imputano l’epidemia non alla Cina ma all’America, a Trump, discettano di faccende che non maneggiano, si coprono di ridicolo ma insistono. Sondaggisti, virologi, oroscopisti, aruspici. Non più attendibili di quelli che interrogavano le viscere, che gettavano i sassolini e poi decidevano le guerre. Macchine onnipotenti in mano a uomini mediocri: sì, l’ennesima disfatta di chi pretende di spiegare l’avvenire, piegandolo al proprio tornaconto, dischiude chiavi di lettura allarmanti, inquietanti.

Del Covid non si sa ancora niente, quel poco che è certo viene rimosso, viene stravolto: un virus cinese, creato in laboratori cinesi, che ha finito per dissestare l’Occidente e per rilanciare l’economia della dittatura cinese, la pandemia, non si è ancora capito quanto reale e quanto esasperata, che nel suo momento drammatico, con la chiusura degli stati nazione ormai diluiti nell’Europa inutile e complice, sembra scatenare attentati, stragi a macchia di leopardo a poche ore dalla verifica sul presidente americano: quanto è casuale, quanto è collegato da invisibili fili? E perché niente e nessuno riesce ad avanzare una previsione attendibile, ragionevole sul domani di un mondo contorto?

Governa la palude

Perché, di là dai complottismi e dalle dietrologie, il mondo non è retto da un Gran Vecchio onnipotente ma da una palude di potentati, di forze che convergono e si combattono, il gran casino della terra non lo domi e non lo domini, alla fine va dove vuole, il senso della storia è insondabile, la sua potenza matta e lunatica, capita sempre l’imprevisto, il cigno nero, il fremito del caos che rimette tutto in discussione.

Ma anche perché gli scienziati, siano sociali o medici, addetti ai numeri o ai microbi, sembrano piegati alle logiche della politica, del potere facile che li innalza sopra le masse degli uguali. Se c’è una cosa che il dannatissimo Covid ha dimostrato, è la pochezza degli addetti ai lavori, gente regolarmente coinvolta con la politica o che con tutta evidenza smania per farsene coinvolgere; così i sondaggisti, che sembrano sempre più usare i numeri non per capire ma per non far capire, in ragion di militanza, di tornaconto, il mondo, il futuro non per quello che è ma per come si vorrebbe che fosse.

Una mediocrità che non è più solo dell’Italia che non ha mai avuto una tradizione di grande amministrazione, per cui la burocrazia più è alta e più lavora poco e male ed è scelta non su basi meritocratiche ma partitiche: la degenerazione si è fatta globale, pandemica, scienziati di tutte le risme che agiscono su mandato di questo e quel centro di potere, pensando alla carriera. Da cui i ritardi, le défaillance colossali, i decreti presidenziali a raffica che non decidono niente, le task force sterili, i comitati tecnico scientifici deliranti, le mancanze di protocolli, di strategie, di decisioni che inghiottono le settimane e i mesi. Un processo che l’appartenenza all’Unione Europea che non c’è sembra avere conclamato, cronicizzato: ormai non si decide più niente, su nessun aspetto, perché “ci deve pensare l’Europa, ci penserà l’Europa”.

Ma l’Europa non ci pensa. Siano migrazioni bibliche di clandestini, profilassi contro le pandemie, sicurezza contro i terrorismi. Un ragazzino di vent’anni può decapitarne tre in una chiesa, farne fuori altri in un locale e, immancabile, il resoconto postumo: la polizia sapeva chi era, lo conosceva per elemento pericoloso, ma lo ha mandato libero, lo ha lasciato in condizione di sterminare, per ragioni misteriose che forse così misteriose non sono. L’Europa delle cattedrali essendo diventata quella dei gessetti, delle cantilene, impone a modo suo una agenda del non fare, del subire che infetta tutte le nazioni. Quello della strage di Vienna era un poco più che adolescente dedito allo spaccio di droga e alla militanza lgbt, un influencer del gender, ma il Saviano di turno non vede e insiste con ottusità catafratta: colpa della mancata integrazione, della povertà, delle periferie, e va già bene che non ci ha messo il riscaldamento globale, il solito armamentario delirante che ribalta i termini di ogni questione.

Qui resta da trattare un ultimo aspetto, forse ancora più preoccupante: quello dell’informazione che non informa, non vede o, anch’essa, vede quel che non c’è, che vorrebbe che ci fosse e perde di vista quello che effettivamente c’è. Come mai ogni pandemia, crisi sistemica, tracollo finanziario, insorgenza terroristica vengono spiegate sempre il giorno dopo e mai quello prima? Come mai non si fanno più inchieste sui grandi patrimoni, sulle colossali multinazionali, sui percorsi micidiali dello stragismo? Come mai dei laboratori cinesi, esattamente come per i giovani macellai islamisti, si viene a sapere tutto o almeno abbastanza, le loro falle, le loro mancanze di sicurezza, i loro esperimenti da Stranamore virali, quando il virus è sfuggito e incontrollabile?

Perché l’informazione è nelle mani della politica e della pubblicità e la pubblicità decide: soffoca e dilata, impone agende pazzesche, un paese europeo, occidentale, che si appresta al lockdown pandemico può essere sconvolto da 7 attentati contemporanei ma l’attenzione dura un attimo, torna a focalizzarsi sulle escandescenze di una disperata che gira con un vibratore tra le natiche e uno in fama di giornalista glielo aziona “da remoto”.

Stando così le cose, non è tanto un candidato americano ad avere vinto ma il mondo che ha perso. Perché si è perso. Con tutti i suoi strumenti di controllo, di spionaggio, di analisi, di profilazioni, di raccolta dati in tempo reale, di riconoscimenti facciali, di telecamere onnipresenti, di lettura del pensiero, di social che squadernano tutto ad uso dei regimi, di trasmissioni telematiche, di 5 o 50 G, di vita remota, non è in grado di prevedere niente, di capire niente. Perché non può e perché non vuole.

Max Del Papa, 4 novembre 2020

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Elezioni Usa: i sondaggisti fanno la fine dei virologi

“Se passa la legge Zan la persecuzione delle idee sarà assicurata”

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L’Italia non attende e non attendeva una legge contro l’omotransfobia, tantomeno ora che sta vivendo l’emergenza Covid e una crisi economica senza precedenti. In un momento in cui molti padri di famiglia non possono neanche lavorare, il governo giallo-rosso adora il lusso e si batte per il superfluo, anzi l’inutile, perchè una legge contro la violenza già c’è e tutela tutti. È il segno dei tempi nefasti che stiamo vivendo” ha dichiarato Toni Brandi, Presidente di Pro Vita e Famiglia onlus.

“Uno degli orrori della proposta in discussione alla Camera è la previsione di una Giornata nazionale contro l’omotransfobia dove gli studenti saranno indottrinati senza possibilità di opporsi alla teoria gender. I genitori non potranno più invocare la loro libertà educativa perché gli insegnamenti saranno “legittimati” dalla nuova normativa. I loro figli saranno così “catechizzati” dalle associazioni LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuale, transessuale, transgender, queer, intersessuale, asessuale) su argomenti intimi e che non attengono l’educazione scolastica. Giù le mani dai bambini! Lotteremo per la libertà senza sosta e anche nelle scuole se ci sarà bisogno” ha aggiunto Jacopo Coghe, vice presidente della Onlus.

“Zan poi – ha aggiunto Coghe – non ripeta la bugia che sono fatte salve la libertà di espressione o di opinioni, tra l’altro contenute nell’art. 3 approvato l’altro giorno alla Camera, perché se considerate idonee dalla discrezionalità di un giudice o della polizia a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti, anche la prigione può essere dietro alla nostra porta”.

“Negli Uk nel 2008 veniva approvato il Criminal Justice and Immigration Act che rendeva penalmente perseguibile l’istigazione all’odio omofobico pur specificando, a garanzia della libertà di espressione, che l’odio sulla base dell’orientamento sessuale non poteva essere configurato dalla formulazione di opinioni critiche su determinate condotte o pratiche sessuali. Beh, ciò non ha evitato processi e arresti di numerosi pastori e sacerdoti come Mike Overd e Michael Stockwell, il Rev. Josh Williamson, il cristiano evangelico Tony Miano, il predicatore Robbie Hughes. Se la clausola di salvaguardia nel Regno Unito, formulata molto meglio che nella pdl Zan, non ha evitato la repressione delle idee, tanto più sarà repressa la libertà di opinione in Italia, considerato che la clausola è scritta con i piedi? Lasciare alle autorità giudiziarie e di polizia un ampio margine di interpretazione su come applicare la legge non è affatto una garanzia di non punibilità” ha concluso Brandi.

 

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“Se passa la legge Zan la persecuzione delle idee sarà assicurata”

E negli Usa c’è aria di guerra civile

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Mai come in questa battaglia elettorale per la Casa Bianca è stato agitato da entrambe le parti lo spettro della Guerra Civile americana. Due mondi si sono contrapposti, anche nella società e nella vita privata, come mai era successo. Nessuna elezione presidenziale, nemmeno quella di Richard Nixon, insanguinata dall’assassinio di Bob Kennedy, aveva richiamato alla memoria collettiva la spaccatura più drammatica nella storia degli Stati Uniti, tra unionisti e confederali. Quella che divise nord e sud e restò come una ferita sanguinante anche negli anni a seguire.

A 150 dalla sua morte, avvenuta nell’autunno del 1870, un libro ricorda l’eroe principale dalla parte dei vinti, il leggendario generale Lee.

Il libro è scritto da una sua discendente, seppur acquisita, Blanche Lee Childe, ed è stato tradotto e ampiamente introdotto da Gaetano Marabello (Il generale Lee, L’Arco e la Corte, Bari, pp.141, 17 euro) che paragona Lee a Leonida, re di Sparta ed eroe delle Termopili. È la storia vista dalla parte dei perdenti, a cui arride “il bianco sole dei vinti”, per dirla con Dominique Venner.

Robert Edward Lee, nativo della Virginia come il fondatore dell’indipendenza americana, George Washington, guidò l’esercito confederale del sud in una serie di epiche battaglie fino alla capitolazione finale, con l’onore delle armi da parte del generale Grant. E a guerra finita non espresse rancore verso i vincitori, fu “esempio di moderazione e carità cristiana” scrive l’autrice e “incoraggiò i suoi compatrioti a sopportare virilmente la sorte”. L’esercito del sud era più povero, meno equipaggiato, in forte inferiorità numerica.

Una grossolana semplificazione manichea vede i nordisti come i combattenti nel nome del progresso, della modernità, della democrazia e i sudisti come i razzisti, reazionari, schiavisti terrieri. Per l’immaginario collettivo solo un film di successo come Via col vento, riuscì a perforare quel rigido schematismo, antefatto del politically correct, dimostrando l’umanità di quel mondo del sud, il rispetto delle tradizioni, l’intima consonanza di vita e di destino che accomunava bianchi e neri, padroni e servi, nel profondo sud confederale. Lo schiavismo era un lascito anacronistico e inaccettabile. Ma il nord degli yankee aveva colpe, chiusure, intolleranze non certo minori del sud (a parte il genocidio dei nativi americani, più cruento a nord, che perdurò anche dopo la guerra di secessione).

Il quadro era molto più complesso, la società del sud aveva un suo equilibrio e la piaga della schiavitù sarebbe stata assorbita e superata con gli anni, si sarebbe raggiunto un accordo, sostiene l’autrice, senza arrivare alla guerra civile. Ma la matrice vera del conflitto non era lo schiavismo bensì la divergenza tra federalismo e centralismo; e sul fondo la divergenza profonda tra una società fondata sulla terra, la famiglia e i legami di sangue e una più individualista imperniata sul rampante capitalismo, anche finanziario, in cui le forme arcaiche di schiavitù cedevano il passo a forme di sfruttamento più moderne, meno brutali ma più alienanti. Fu un conflitto tra la borsa e la vita: “Per il gentiluomo dei climi caldi nulla valeva quanto una spensierata esistenza all’aria aperta… anche i meridionali più poveri preferivano una vita relativamente “oziosa” a quella del banchiere e del businessman rinserrati in quattro mura a far la guerra ai concorrenti”. Nell’immagine un po’ oleografica di quel mondo e di quella contrapposizione c’è però un nucleo di verità.

Sullo sfondo c’è una duplice epopea: quella dei vinti, i vinti di tutti i tempi, e quella del sud, di tutti i sud del mondo. Ma c’è un nesso vivente tra i sud dei due mondi, quello statunitense e quello nostrano. È un nesso di cui questo libro non parla, è noto solo a ristretti ambienti di nostalgici borbonici. È la storia di quei soldati borbonici che dopo aver perso la loro guerra in Italia contro i piemontesi, andarono a combattere con i confederali contro i nordisti, a fianco del generale Lee, e un italiano fu sepolto accanto a lui a Lexington (si trattava di un ligure dal cognome speciale, Giovan Battista Garibaldi). I soldati borbonici, circa 1800, partirono da Napoli con il consenso di Garibaldi che si voleva disfare di sbandati e prigionieri, e dettero vita al Battaglione Dragoni di Borbone. Nella battaglia di Appomatox dei Mille del generale Lee si salvarono solo in 18, tra cui il siciliano Salvatore Ferri. Fu un eroe dei due mondi a rovescio, partì dal sud d’Italia dove militava nel regio esercito borbonico per andare a combattere per un altro sud in Louisiana. Veniva da Licata e partecipò con i suoi “conterronei” alla vittoriosa battaglia di Winchester in Virginia, col mitico generale Jackson. Poi la confederazione sudista cedette all’unione nordista. E come lui tanti altri, i fratelli Russo per esempio, tanti altri militari borbonici.

Ah, se ci fosse un Via col vento terrone che raccontasse l’epica eroica e romantica di quei militi borbonici che sconfitti in Italia, per non subire la deportazione nei lager di Fenestrelle e altre umiliazioni, s’imbarcarono sulla nave Elisabeth o su altre navi, sbarcarono a New Orleans e si arruolarono nell’esercito sudista come VI reggimento; italian guards, combattendo valorosamente. Militi ignoti, eroi sconosciuti, scrivevo in Ritorno a sud, di quella duplice epopea sepolta due volte, negli States e nell’Italia sabauda. Furono tra i primi emigrati partiti dal sud a unità d’Italia appena realizzata che andarono a difendere un altro sud. Non cercarono fortuna ma onore. Passarono da una causa perdente a un’altra. Ma ai vincitori si addice il sorriso della storia, ai vinti la carezza degli dei. Sapremo chi dei due tra Trump e Biden sarà il generale Grant. Più difficile sarà ritrovare nel vinto qualcosa del generale Lee.

MV, La Verità 4 novembre 2020

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E negli Usa c’è aria di guerra civile

Guardate gli zombi che ci “proteggono” dal virus

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Abituati come siamo a vivere la normalità impossibile, ci siamo abituati agli zombi che comandano. Ci pare logico perdere la libertà per mano di Di Maio, ex bibitaro oggi blindato e scortato, di Zingaretti, odontotecnico consacrato alla politica, di uno sconosciuto avvocato, creato in laboratorio da una società di profilazione dati, che fino a ieri viveva fra tribunale e bar del notabilato di paese. Ma metteteli in fila, uno per uno, ma guardateli.

Guardate il ministro della Salute, il suo grigiore sovietico e malatischio, uno che ha fatto un libro per dire che guariremo dal morbo e il giorno stesso che uscito l’ha fatto ritirare perché doveva dire che la pandemia è inarrestabile, che bisogna chiudere tutto. Guardate l’avvocatino del popolo, un vanesio clamoroso, bugiardo patologico, uno che va al festival dell’Ottimismo a dire che la situazione sta precipitando, che finirà malissimo. Guardate Gualtieri, il chitarrista di Bella Ciao, messo a far girare l’economia che è una ruota sgonfia e adesso che l’Europa non scuce un ghello non sa come fare.

Guardate il prode Mattarella, al quale del popolo italiano non può fregar di meno, che va a una delle mille commemorazioni a dire che basta egoismi, ciascuno deve fare la sua parte e intende: tasse, patrimoniale. In un momento di carestia, di attività che muoiono di Covid ma senza vaccini, il capo dello Stato legittima nuovi prelievi. Ma guardateli i virologi alla vaccinara, uno più narciso e più imbarazzante dell’altro, ossessionati dal sesso, dal controllo, gente chiaramente disturbata, facce da chi al liceo faceva tappezzeria e adesso ha l’occasione di farla pagare al mondo, da un anno parlano di vaccino e il vaccino è come i soldi della UE: a babbo morto.

Guardatelo il supermanager Arcuri, uno che in qualsiasi angolo di mondo l’avrebbero cacciato a pedate per l’immane fallimento ma lui catafratto all’imbarazzo insiste, si piace e si compiace. La Lamorgese, che solo il dio ebbro della politica ha potuto mettere dove sta, una che del macellaio di Francia ovviamente passato per Lampedusa, dice: ma la Tunisia non ci aveva detto niente. In compenso annuncia repressioni preventive ai pericolosi criminali della movida.

Poi ci sono quelli che misteriosamente scompaiono, si inabissano come creature dei fondali come la agricola Bellanova che dopo la sua devastante sanatoria nessuno l’ha più vista. E che dire di Azzolina, autonominatasi preside, una dalla testa rotante come i banchi.

Non che le opposizioni brillino meglio, ma qui si apre un altro tasto dolente se non tragico. Li guardi, tutti, e non sai se ridere o piangere e alla fine ridi piangendo come chi sopporta l’impossibile vivere a metà tra i nuovi mostri e il ritorno dei morti viventi. I morti siamo noi, e viventi neanche poi tanto.

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Guardate gli zombi che ci “proteggono” dal virus

BORGHI: TUTTI I DIRITTI COSTITUZIONALI SONO IMPORTANTI, IL LAVORO PRIMA DI TUTTO

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Il presidente del Consiglio parla di “Diritto costituzionale alla salute”. Però questo non è il solo diritto costituzionale, ce ne sono ben altri, come il diritto al lavoro, che è fondante nella costituzione “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”, come il diritto alla democrazia “La sovranità appartiene al popolo”.

Se il presidente del Consiglio vuole concertarsi e confrontarsi con le opposizioni non c’è altro luogo che il parlamento: prima il CTS informa le commissioni sanità  dei risultati, quindi il parlamento vota una mozione di indirizzo, quindi il governo agisce per Decreto legge, non per DPCM, rispondendo quindi alla camere per la sia approvazione. Perchè è ora di finirla con le stranezze giuridiche, con gli stati d’emergenza che non esistono, ma deve iniziare a rispettare Costituzione e democrazia.

Ringraziamo Inriverente per l’appoggio tecnico

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