I sacerdoti omosessuali sovvertono le norme della morale sessuale cattolica

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di Leonardo Motta

I sacerdoti omosessuali potrebbero diventare, nel corso degli anni, suscettibili di sovvertire le norme della morale sessuale cattolica, vale a dire diventare strumenti della gnosi omosessualista nella Chiesa.

Così la pensa lo psicoterapeuta Gerard van den Aardweg.

Ascoltando quanto hanno dichiarato alcuni chierici che praticano l’omosessualità in giro per il mondo, abbiamo notato che possiamo suddividerli, generalmente, in due categorie:

– i chierici omo-attivi apertamente “progressisti”;

– i chierici omo-attivi che si manifestano “tradizionalisti”.

I chierici omo-attivi apertamente “progressisti” sono coloro che, oltre a trasgredire il fondamentale impegno di vivere in castità (peraltro praticando, come abbiamo visto sopra, una forma di sessualità da tutti i punti di vista – psicologico, fisico, sociale, teologico ecc. – dannosa) cercano e sfruttano tutte le occasioni propizie per diffondere la gnosi omosessualista nella Chiesa, di cui si dichiarano servitori (esercitando peraltro un servizio, nel migliore dei casi, da assistenti sociali o funzionari di una Ong, e non certo un ministero sacerdotale cattolico).

A volte, disgraziatamente, usano anche il confessionale per diffondere la loro omo-eresia gnosticheggiante, specialmente quanto si presentano, per ricevere il perdono dei peccati o per chiedere consigli spirituali, giovanissimi e giovani che esprimono la loro attrazione verso persone dello stesso sesso.

Questi sacerdoti “progressisti” omosessuali tentano in ogni modo di anestetizzare le coscienze. Rendono realtà, purtroppo, quanto profetizzato da un grande principe della Chiesa Cattolica, un cardinale italiano del secolo scorso, Giuseppe Siri.

L’alto prelato, sulla Rivista Diocesana Genovese, nel mese di gennaio del 1975 scriveva che “per vincere battaglie civili (e non solo queste) si coniano parole e detti icastici, riassuntivi (slogans). […] Per anestetizzare cittadini e fedeli si coniano parole. Ciò che stupisce è il fatto per il quale gli uomini, invece di lasciarsi abbattere da autentiche spade, si lascino abbattere da sole parole. Perciò i termini, gli slogans, le classifiche di moda vanno vagliati, capiti, eventualmente smascherati”.

Per evitare una sorte ingloriosa, il cadere nel progressismo, aggravato dalla pratica omosessuale aggiungiamo oggi noi, il cardinale elencava argutamente i casi più frequenti nei quali già allora, e a maggior ragione oggi, si usava il termine “progressista”:

– “essere indipendenti dalla logica teologica”;

– “fare l’occhiolino al sociologismo”;

– proporre una “nuova storiografia”;

– interpretare la Sacra Scrittura “solo e liberamente dai biblisti” (mettendo in dubbio o un testo qualunque o il significato che la Chiesa, attraverso il Magistero, gli ha sempre attribuito, o mettendo in dubbio la storicità dei Vangeli, della Resurrezione di Cristo, dei miracoli, degli esorcismi ecc.);

– costruire una teologia per ogni cosa (del lavoro, dell’uomo, della tecnica, delle comunicazioni sociali, della comunità, della morte di Dio, della speranza, della liberazione sessuale, della rivoluzione ecc.);

– accogliere ed imparentarsi quanto è possibile con tutte le varie filosofie (accogliendo tutto il pensiero via via fluente, cercando di adeguare a quello il messaggio cristiano e, se occorre, fare secondo quello, via via, una reinterpretazione della rivelazione divina);

– rifiutare le premesse della Fede (apologetica) e accettare il relativismo (“Citare, sì; ragionare, no! Perché la ragione e il suo valore non può venire accolta dal modernista”);

– riabilitare gli eretici (“i colpiti dagli anatemi del passato riscuotono una notevole simpatia ed hanno molti avvocati difensori”);

– fare a gara, tra i teologi, a chi le spara sempre più grosse, in opposizione al testo Sacro, alla tradizione bi-millenaria della Chiesa, al Magistero;

– citare abitualmente gli scritti di autori protestanti in luogo di quelli di sant’Agostino e di san Tommaso d’Aquino.

– innalzare le presunte vittime del magistero ecclesiastico, per colpire il magistero.

– magnificare i distruttori della disciplina ecclesiastica “per umiliare quella Gerarchia, che tutela la stessa disciplina”;

– affermare, difendere, divulgare molti errori, “non tanto per se stessi, ma solo per far dispetto a qualcuno”;

– indicare i Santi come il “passato” e gli eretici come il “futuro”;

– rifiutare le leggi. “Non tutti hanno il coraggio di dire che ogni legge dovrebbe essere abolita, ma moltissimi lo pensano e non vogliono rendersi conto che la legge è l’unico strumento per tenere in ordine e col minimo loro danno degli uomini liberi. L’affermazione sta proprio all’estremo confine della ragionevolezza”. Non si vuole la legge? Si sceglie la violenza?

– arrivare a svuotare la Teologia, dileggiare il vecchio catechismo dalle idee chiare e precise, esaltare la “divina” libertà dell’uomo, o meglio della “persona umana”;

– lanciare la crociata “antitrionfalistica”, cioè far scomparire i segni esterni dell’autorità, “perché muoia essa stessa di esaurimento”. Se l’autorità ha bisogno di segni visibili, “dato che il valore morale per il quale ordina e comanda non lo si vede e non lo si tocca”, si cerca invece di farla passare per “trionfalismo”. Secondo questi progressisti far emergere “la grandezza delle cose divine, la maestà di Dio, la infinita importanza del santo sacrificio ed in genere del culto divino”è “trionfalismo”. Tuttavia “se si rivela la voglia di ballare a suon di ritmo durante le azioni liturgiche, non si ha trionfalismo e tutto si può fare”;

– umiliare, avvilire, possibilmente deturpare e lordare. Tutto questo è la vera Fede vissuta secondo i progressisti;

– seguire non le leggi liturgiche emesse dalla legittima Autorità ma le mode introdotte col criterio del “pugno in faccia”;

– superare o occultare la verità sulla Santissima Eucarestia;

– declassare o denigrare la Santissima Vergine Maria e i santi;

– invitare nelle loro parrocchie persone discusse, che esprimono ed hanno dubbi su Fede e orrore per la disciplina, è diventato un metodo consolidato per “acquisire il sorriso compiacente di quanti amano classificarsi progressisti”.

– operare per attuare la “indisciplina endemica”. C’è una logica nella successione degli atti o manifestazioni di questa indisciplina che bisogna pensare ad un disegno preciso ed intelligente, diabolicamente congegnato. Il cardinale Siri spiegava che “dopo aver gettato la confusione nella Fede, fondamento di tutto, si è aggredita la morale, per rendere nulla la norma e lasciare libertà di espressione ad ogni atto umano. A questo punto si sono attaccati gli elementi esterni che ‘tenevano insieme la compagine ecclesiastica del clero’: abito, seminari, studi, con una confusione estrosissima di iniziative culturali innumerevoli. Poi si è immessa la idea sociologistica del paradiso in terra al posto del Cielo, della rivoluzione permanente invece della pace e si è dato un valore simbolico agli atti di culto verso un Signore ormai confinato nelle nebbie. Si è discusso del celibato sacerdotale, anche da maestri, ignorando che la Chiesa non era stata più in grado — almeno questo! — di migliorare e fare avanzare i popoli dove il celibato era abolito. Ultimo e permanente ritrovato: discutere su cose certe, come se non lo fossero, e non lo fossero da Gesù Cristo. Non tutti sono arrivati in fondo, molti sono arroccati senza aver una idea delle conseguenze sugli stati intermedi, altri hanno di pari passo saltato tutto e tutti. Al di sotto resta ancora il popolo, che è buono e al quale pensa Dio evidentemente. Si moltiplicano gli slogans, non si insegna il catechismo; si parla di pastorale e si disertano gradatamente tutti i ministeri; si parla della Parola di Dio e si insegna tranquillamente che è quasi tutta una fiaba, si disserta della vicinanza con Dio e si irride o la si tratta come se fosse risibile la santissima Eucarestia. Almeno in pratica. Tutto questo è progresso!”.

– usare un “modo di agire” più “pop”. “In tale codazzo stanno tutti coloro che leggono a vanvera o credono di capire o non hanno senso critico per giudicare. Va da sé che la maggior parte delle cose pubblicate in campo cattolico cercano di tingersi secondo quello che piace al ‘progressismo’”.

– omettere qualsiasi riflessione sulla purezza e sulla modestia.

Tutte queste azioni, messe in atto anche dai preti omo-attivi di “fede progressista”, rispetto agli anni del cardinale si sono certamente aggravate.

Se, “il popolo ha ancora la Fede nel fondo del suo cuore e la rinverdisce ad ogni spinta”, un grande “livore anticlericale e massonico” si è impadronito “di quasi tutti i mezzi di espressione” e agisce in odio alla Chiesa, favorendo il vizio e colpendo i peccatori.

Ecco perché, come già spiegava il cardinale Siri, “amare la promiscuità, tinteggiarsi di mondanità, discutere la legittima Autorità e Cristo che l’ha costituita, costituisce benemerenza progressista”.

“Animare gruppi detti magari ‘di spiritualità’”, aveva acutamente osservato il cardinale Siri,”nei quali ci si infischia soprattutto del parroco e del Vescovo e del Papa, costituisce una delle più soddisfacenti esercitazioni del progressismo”.

Come è facile comprendere, questo progressismo cammina a grandi passi verso la eresia, lo scisma, l’apostasia, la scollatura di tutto ed offre “una accolta di perversioni, di errori e di viltà”.

Questi sacerdoti “progressisti omosessuali” tentano, come detto, in ogni modo di anestetizzare le coscienze.

I chierici omo-attivi che si manifestano “tradizionalisti”, continuano a parlare di santità, di ascetica, di mortificazione, di dedizioni, di devozioni, di grandi principi cristiani.

Spesso si sentono dei “bravi preti”, credono di aver dedicato la vita a fare cose “costruttive” per il cattolicesimo, si sentono “ammirati” dai parrocchiani.

Non attaccano i dogmi, non sminuiscono la Santissima Eucarestia, non dileggiano la Santissima Madre del Signore e nostra, tengono ancora in considerazione gli esempi dei santi.

Tuttavia, durante le confessioni, gli omo-attivi “tradizionali” o solidarizzano con chi confessa di sentirsi omosessuale o, per assicurarsi di non essere smascherati, cercano di ricordare l’insegnamento della Chiesa in materia ma, ad un orecchio attento, non dicendo tutto o estendendo la misericordia di Dio impropriamente, presentandolo come uno che ci ama immensamente e che sa accogliere tutti e tutte le condizioni.

Questi omo-attivi, solitamente, non cercano applausi e, soprattutto, non ostentano la loro tendenza omosessuale. Anzi fanno di tutto affinché i parrocchiani non sappiano. Questi omo-attivi hanno paura di essere scoperti, hanno sensi di colpa e, in molti casi, provano vergogna per avere rotto il loro patto di celibato.

Questi omo-attivi, vivendo in grandissima contrapposizione alla fede che almeno esteriormente professano, cercano di favorire generalmente la loro omosessualità praticandola con uomini consenzienti, con altri chierici o persone esterne al clero, talvolta favorendo questi incontri attraverso il web o partecipando a dei veri e propri festini o ad incontri omosessuali nei locali gay di tutto il mondo.

Oltre ai locali, altri luoghi principali scelti per consumare i loro rapporti omosessuali sono principalmente gli hotel e i motel, le case private e, raramente, la canonica.

A tal proposito Sodoma di Martel ricorda il caso del napoletano Francesco Mangiacapra, autore del libro Numero Uno. Confessioni di un Marchettaro, dove racconta dettagliatamente la sua vita da escort. Mangiacapra ha scritto un dossier su tutti i preti gay che conosceva, specificando le loro preferenze e passioni sessuali, conservando anche gli screenshot di tutte le conversazioni che ha avuto con i preti omo-attivi su Grindr, Facebook, Whatsapp ecc.

In alcuni casi, invece, le attenzioni di questi omo-attivi “tradizionalisti”, sono rivolte ai ragazzi che frequentano le parrocchie e sovente si tratta di ephebofilia, cioè di un’attrazione malsana verso i giovani che hanno raggiunto la pubertà o l’hanno superata. Tuttavia ci sono stati anche dei casi che hanno coinvolto bambini in età pre-puberale. Bambini o giovanissimi adescati durante attività in parrocchia, come per esempio il servizio liturgico o la partecipazione alle classi di Catechismo, alle prove dei cori, alle attività organizzate dai gruppi parrocchiali.

Per i omo-attivi “tradizionalisti” essere omosessuali è “contro natura”, ma si cede alla tendenza, facendola diventare pratica perché è “facile”, “ordinario” farlo, tuttavia “è proibito parlarne, darne visibilità”.

Alcuni di loro confermano, come peraltro ha scritto Martel, che il sacerdozio è stato considerato, dopo il Concilio Vaticano II e fino ad un decennio fa, la via di fuga ideale per certi giovani omosessuali:

– per gli omo-attivi progressisti per “coltivare” la loro condizione senza sostanziali limiti ed ottenendo anche un sostentamento economico stabile;

– per gli omo-attivi “tradizionalisti” diventare sacerdoti è stato considerato una eccellente forma di protezione della loro omosessualità e, allo stesso tempo, “una delle chiavi della loro vocazione”.

Alcuni, indecisi sulle proprie inclinazioni, hanno visto positivamente, almeno all’inizio, la vita sacerdotale. Ma in seguito non hanno più rispettato lo stato celibatario e hanno ceduto alle loro inclinazione, favorita dalla frequentazione di luoghi che vedevano la partecipazione di tanti ragazzi. Alcuni giovani seminaristi, poi sacerdoti, che hanno studiato in certi seminari collocati lontani dalle loro zone e famiglie d’origine, in ambienti sostanzialmente frequentati solo da maschi, hanno via via assecondato la loro inclinazione omosessuale, quella stessa inclinazione che, se fosse stata dichiarata ai formatori prima di entrare in seminario, secondo le norme vigenti (come abbiamo visto) non avrebbe sicuramente permesso un loro ingresso nei luoghi deputati a formare dei buoni sacerdoti di Cristo.

L’omosessuale Martel ha spiegato che presso la stazione Termini, un luogo di Roma che, a quanto pare, sarebbe legato alla prostituzione omosessuale, i rapporti omosessuali a pagamento dei preti italiani con escort in prevalenza stranieri, sarebbe un fenomeno noto, con costi che andrebbero dai 50 ai 200 euro.

I prostituti sarebbe specialmente immigrati di fede islamica perché, a quanto pare, la forte contrarietà all’omosessuale che l’Islam sostiene renderebbe un giovane musulmano gay arrivato in Italia più propenso ad esprimere la sua inclinazione, specialmente con alcuni preti frustrati sessualmente che, a detta di Martel, a volte arrivano a mettere in pratica anche casi di revenge porn omosessuale.

Leonardo Motta

La fratellanza secondo i massoni e la fratellanza secondo Bergoglio. Nessuna differenza. Parola di Grande Oriente

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Cari amici di Duc in altum, riprendo dal sito del Grande Oriente d’Italia questo articolo che sottolinea l’identità di vedute tra la massoneria e il papa, evidenziata con compiacimento dagli stessi massoni. Notare la visione distorta circa san Francesco (pure questa in comune con Bergoglio) e il richiamo all’eretica Dichiarazione di Abu Dhabi.

Mi sono permesso di correggere alcune sgrammaticature e qualche uso improprio della punteggiatura. Le frasi in neretto sono state evidenziate da me.

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Nella sua ultima enciclica Frates omnes Papa Bergoglio affronta il tema della Fratellanza e dell’amicizia sociale in una nuova e inedita dimensione e non sono poche le analogie con i principi e la visione massonica.

Nella sua ultima enciclica Fratelli tutti, pubblicata il 3 ottobre, Papa Francesco ha espresso apertis verbis, in chiave assolutamente inedita, un’idea di fratellanza universale come legame che unisce tutti gli esseri umani, al di là della loro fede, ideologia, colore della pelle, estrazione sociale, lingua, cultura e nazione. Si tratta di un pensiero che è vicino agli ideali che costituiscono fin dalle origini le fondamenta stesse della Massoneria.

Da oltre trecento anni il principio di Fratellanza è scritto in maniera indelebile nel trinomio massonico posto all’Oriente nei templi insieme a quelli di Libertà e Uguaglianza. E la realizzazione di una Fratellanza universale è, fin dalle origini, la grande missione e il grande sogno della Libera Muratoria.

Lo hanno sottolineato nei loro commenti alcuni filosofi, giornalisti e anche qualche alto prelato di Santa Roma Chiesa, esprimendosi senza riserve nei confronti del messaggio venuto fuori dall’enciclica bergogliana.

Apertura all’Islam

Un limite teologico che evidentemente il Papa ha ritenuto di superare, scegliendo ancora una volta di ispirarsi a san Francesco d’Assisi, che “si sentiva fratello del sole, del mare e del vento”, “sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne”, “dappertutto seminò pace” e “camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi”. Del santo poverello il Papa tiene anche a ricordare un episodio della vita “che ci mostra – spiega – il suo cuore senza confini, capace di andare al di là delle distanze dovute all’origine, alla nazionalità, al colore o alla religione”: la sua visita al sultano Malik-al-Kamil in Egitto. E non è tutto. Bergoglio nell’enciclica non esita a riconoscere di essersi sentito stimolato in modo speciale nelle sue riflessioni dal Grande Imam della Moschea di Al Azhar Ahmad Al-Tayyeb, insieme al quale nel 2019 ad Abu Dhabi firmò  il Documento sulla Fratellanza Universale in cui si premetteva – tiene a ricordare – che Dio “ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace”.

Le parole del Gran Maestro

“Nasciamo e siamo liberi e uguali ma allo stesso tempo restiamo anche diversi. Siamo diversi l’uno dall’altro per cultura, carattere, ingegno, predisposizioni ed attitudini.  Sono queste differenze l’espressione più chiara della nostra uguaglianza che vive e si fortifica nelle diversità. Pertanto, nell’Uguaglianza dobbiamo andare alla ricerca di tutti i valori, non solo di quelli condivisi, ma anche trovare la saggia e fertile convivenza con quelli che ci permettono di stare insieme con tutte le nostre reciproche e molteplici diversità. Siamo uguali perché diversi e possiamo e dobbiamo restare uniti per dare il meglio di noi e contribuire a una società e un mondo migliore. Bisogna essere consapevoli che serve nutrirsi nell’altrui diversità, per creare una vicendevole ricchezza che può abbattere le diseguaglianze e costruire ponti di coesione per camminarvi sopra insieme pacificamente. Siamo tutti fratelli, siamo tutti sotto lo stesso cielo”.

“Tutti fratelli”, parole a sua volta pronunciate dal Gran Maestro Stefano Bisi nell’allocuzione tenuta l’11 settembre scorso a Rimini durante la Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.

Le parole del Papa

E queste sono anche le parole che ha profferito il Papa nell’enciclica, dove, dopo aver premesso che nasciamo e siamo tutti uguali dinanzi a Dio, si è soffermato sul valore delle diversità: “C’è un modello di globalizzazione che mira consapevolmente a un’uniformità unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una superficiale ricerca di unità. […] Se una globalizzazione pretende di rendere tutti uguali, come se fosse una sfera, questa globalizzazione distrugge la peculiarità di ciascuna persona e di ciascun popolo. Questo falso sogno universalistico finisce per privare il mondo della varietà dei suoi colori, della sua bellezza e in definitiva della sua umanità. Perché ‘il futuro non è monocromatico, ma, se ne abbiamo il coraggio, è possibile guardarlo nella varietà e nella diversità degli apporti che ciascuno può dare. Quanto ha bisogno la nostra famiglia umana di imparare a vivere insieme in armonia e pace senza che dobbiamo essere tutti uguali!”.  E ancora: “Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. Tra tutti. Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme.  Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”.

Il trinomio massonico

Il Gran Maestro nel suo intervento spiegava che la fratellanza è presupposto di libertà e uguaglianza: “Al di là della famiglia di appartenenza, al di là dell’etnia, della religione, degli orientamenti sessuali e del ceto sociale, siamo tutti uguali con pari dignità e pari opportunità. Senza distinzioni. E a tutti vanno date le stesse possibilità. L’uguaglianza non guarda al colore della pelle o degli occhi. La razza umana è una soltanto. Noi del Grande Oriente d’Italia da qualche anno abbiamo tolto dalla nostra Costituzione la parola razza, aspettiamo che l’Italia e tutti lo facciano. Sono questi i principi che la Libera Muratoria persegue e custodisce da sempre per l’elevazione dell’Umanità. Uguaglianza, libertà, sono come parole d’ordine, sono inviti a lavorare per raggiungere questi obiettivi ma è possibile farlo se c’è la fratellanza. E’ questa che fa sentire gli esseri umani parte di una comunità che vuole, appunto, libertà e uguaglianza”.

Il trinomio di Bergoglio

Bergoglio nella sua enciclica ha osservato: “La Fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza. Che cosa accade senza la fraternità consapevolmente coltivata, senza una volontà politica di fraternità, tradotta in un’educazione alla fraternità, al dialogo, alla scoperta della reciprocità e del mutuo arricchimento come valori? Succede che la libertà si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere. Questo non esaurisce affatto la ricchezza della libertà, che è orientata soprattutto all’amore”.

Le paure dei nostri tempi

Il Papa  si è soffermato anche sulle paure dei nostri tempi, sulla necessità di “recuperare la passione condivisa per una comunità di appartenenza e di solidarietà”; sul mondo digitale, il cui funzionamento favorisce circuiti chiusi di persone che la pensano allo stesso modo e facilita la diffusione di notizie false che incoraggiano pregiudizi e odi; sui fanatismi che allignano anche tra i cristiani e in ambienti cattolici; si scaglia poi contro la pena di morte e contro l’ergastolo, che definisce una “pena di morte nascosta”. Ha affrontato inoltre la questione degli immigrati, definendola “una benedizione, una ricchezza e un nuovo dono che invita una società a crescere” e la questione della diversità come valore. Temi tutti che sono argomento quotidiano di riflessione per i fratelli del Grande Oriente d’Italia, tra le colonne del tempio e fuori. Per realizzare il grande sogno di una vera Fratellanza globale.

Fonte: grandeoriente.it

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La fratellanza secondo i massoni e la fratellanza secondo Bergoglio. Nessuna differenza. Parola di Grande Oriente

Dopo Nizza islamici scendono in piazza a Berlino e gridano “Allah Akbar” (Video)

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Berlino, 30 ott – Con l’Europa ancora scossa per la strage islamista di Nizza, non hanno perso tempo i musulmani di Berlino a scendere in strada per urlare il loro caratteristico «Allah Akbar». Come riporta il Tagesspiegel, il fatto è avvenuto ieri sera a Neukölln, il quartiere multietnico della capitale tedesca. Secondo i dati resi noti dalla polizia, circa 150 manifestanti si sono riversati in piazza, e più precisamente a Hermannplatz, per dar vita a un sit-in durante il quale ha avuto luogo un comizio e sono stati scanditi cori contro la Francia «islamofoba»

Contro l’«islamofobia» della Francia

Stando sempre alle forze dell’ordine, i manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro le vignette di Charlie Hebdo che avevano ridicolizzato Erdogan. In seguito il presidente turco aveva fortemente criticato Emmanuel Macron, invitando i suoi connazionali a boicottare i prodotti francesi, parlando della presunta «islamofobia» della Francia, e arrivando addirittura ad affermare che gli «islamici in Europa sono come gli ebrei durante il nazismo». In questo modo Erdogan ha aizzato gli animi dei musulmani residenti nel Vecchio continente, e non è escluso che l’attentato del killer islamista di Nizza sia un effetto di questa escalation.

Islamisti in piazza dopo la strage di Nizza

Ad ogni modo, la polizia berlinese ha affermato che alla manifestazione di Neukölln hanno partecipato anche noti affiliati alle frange islamiste presenti in Germania. I manifestanti, come detto, hanno protestato contro Macron e la sua presunta islamofobia, nonché contro le vignette di Charlie Hebdo: «Con queste caricature la Francia ha ferito profondamente il nostro islam», ha affermato un oratore durante il comizio. Alcuni dei presenti impugnavano dei cartelli con l’immagine del profeta Maometto e tutta la piazza ha scandito in coro «Allah Akbar». Le forze dell’ordine hanno parlato di una manifestazione che non è sfociata in violenze, ma che è comunque stata caratterizzata da toni molti accesi di intensità crescente. Resta significativo che la protesta sia avvenuta dopo la strage di Nizza.

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https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/dopo-nizza-islamici-piazza-berlino-gridano-allah-akbar-video-172484/

Lettera aperta di monsignor Viganò al presidente degli Stati Uniti d’America Trump

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Cari amici di Duc in altum, vi propongo, in italiano e inglese, la lettera aperta che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha inviato al presidente degli Stat Uniti Donald Trump.

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Lettera aperta al presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump

Signor Presidente, mi consenta di rivolgermi a Lei, in quest’ora in cui le sorti del mondo intero sono minacciate da una cospirazione globale contro Dio e contro l’umanità. Le scrivo come Arcivescovo, come Successore degli Apostoli, come ex-Nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. Le scrivo nel silenzio delle autorità civili e religiose: voglia accogliere queste mie parole come la «voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1, 23).

Come ho avuto modo di scriverLe nella mia Lettera dello scorso giugno, questo momento storico vede schierate le forze del Male in una battaglia senza quartiere contro le forze del Bene; forze del Male che sembrano potenti e organizzate dinanzi ai figli della Luce, disorientati e disorganizzati, abbandonati dai loro capi temporali e spirituali.

Sentiamo moltiplicarsi gli attacchi di chi vuole demolire le basi stesse della società: la famiglia naturale, il rispetto per la vita umana, l’amore per la Patria, la libertà di educazione e di impresa. Vediamo i capi delle Nazioni e i leader religiosi assecondare questo suicidio della cultura occidentale e della sua anima cristiana, mentre ai cittadini e ai credenti sono negati i diritti fondamentali, in nome di un’emergenza sanitaria che sempre più si rivela come strumentale all’instaurazione di una disumana tirannide senza volto.

Un piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli. In alcune nazioni questo progetto è già stato approvato e finanziato; in altre è ancora in uno stadio iniziale. Dietro i leader mondiali, complici ed esecutori di questo progetto infernale, si celano personaggi senza scrupoli che finanziano il World Economic Forum e l’Event 201, promuovendone l’agenda

Scopo del Great Reset è l’imposizione di una dittatura sanitaria finalizzata all’imposizione di misure liberticide, nascoste dietro allettanti promesse di assicurare un reddito universale e di cancellare il debito dei singoli. Prezzo di queste concessioni del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe essere la rinuncia alla proprietà privata e l’adesione ad un programma di vaccinazione Covid-19 e Covid-21 promosso da Bill Gates con la collaborazione dei principali gruppi farmaceutici. Aldilà degli enormi interessi economici che muovono i promotori del Great Reset, l’imposizione della vaccinazione si accompagnerà all’obbligo di un passaporto sanitario e di un ID digitale, con il conseguente tracciamento dei contatti di tutta la popolazione mondiale. Chi non accetterà di sottoporsi a queste misure verrà confinato in campi di detenzione o agli arresti domiciliari, e gli verranno confiscati tutti i beni.

Signor Presidente, immagino che questa notizia Le sia già nota: in alcuni Paesi il Great Reset dovrebbe essere attivato tra la fine di quest’anno e il primo trimestre del 2021. A tal scopo, sono previsti ulteriori lockdown, ufficialmente giustificati da una presunta seconda e terza ondata della pandemia. Ella sa bene quali mezzi siano stati dispiegati per seminare il panico e legittimare draconiane limitazioni delle libertà individuali, provocando ad arte una crisi economica mondiale. Questa crisi serve per rendere irreversibile, nelle intenzioni dei suoi artefici, il ricorso degli Stati al Great Reset, dando il colpo di grazia a un mondo di cui si vuole cancellare completamente l’esistenza e lo stesso ricordo. Ma questo mondo, Signor Presidente, porta con sé persone, affetti, istituzioni, fede, cultura, tradizioni, ideali: persone e valori che non agiscono come automi, che non obbediscono come macchine, perché dotate di un’anima e di un cuore, perché legate tra loro da un vincolo spirituale che trae la propria forza dall’alto, da quel Dio che i nostri avversari vogliono sfidare, come all’inizio dei tempi fece Lucifero con il suo «non serviam».

Molti – lo sappiamo bene – considerano con fastidio questo richiamo allo scontro tra Bene e Male, l’uso di toni “apocalittici”, che secondo loro esasperano gli animi e acuiscono le divisioni. Non c’è da stupirsi che il nemico si senta scoperto proprio quando crede di aver raggiunto indisturbato la cittadella da espugnare. C’è da stupirsi invece che non vi sia nessuno a lanciare l’allarme. La reazione del deep state a chi denuncia il suo piano è scomposta e incoerente, ma comprensibile. Proprio quando la complicità dei media mainstream era riuscita a rendere quasi indolore e inosservato il passaggio al Nuovo Ordine Mondiale, vengono alla luce inganni, scandali e crimini.

Fino a qualche mese fa, sminuire come «complottisti» coloro che denunciavano quei piani terribili, che ora vediamo compiersi fin nei minimi dettagli, era cosa facile. Nessuno, fino allo scorso febbraio, avrebbe mai pensato che si sarebbe giunti, in tutte le nostre città, ad arrestare i cittadini per il solo fatto di voler camminare per strada, di respirare, di voler tenere aperto il proprio negozio, di andare a Messa la domenica. Eppure avviene in tutto il mondo, anche in quell’Italia da cartolina che molti Americani considerano come un piccolo paese incantato, con i suoi antichi monumenti, le sue chiese, le sue incantevoli città, i suoi caratteristici villaggi. E mentre i politici se ne stanno asserragliati nei loro palazzi a promulgare decreti come dei satrapi persiani, le attività falliscono, chiudono i negozi, si impedisce alla popolazione di vivere, di muoversi, di lavorare, di pregare. Le disastrose conseguenze psicologiche di questa operazione si stanno già vedendo, ad iniziare dai suicidi di imprenditori disperati, e dai nostri figli, segregati dagli amici e dai compagni per seguire le lezioni davanti a un computer.

Nella Sacra Scrittura, San Paolo ci parla di «colui che si oppone» alla manifestazione del mistero dell’iniquità, il kathèkon (2Tess 2, 6-7). In ambito religioso, questo ostacolo è la Chiesa e in particolare il Papato; in ambito politico, è chi impedisce l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Come ormai è evidente, colui che occupa la Sede di Pietro fin dall’inizio ha tradito il proprio ruolo, per difendere e promuovere l’ideologia globalista, assecondando l’agenda della deep church, che lo ha scelto dal suo gremio.

Signor Presidente, Ella ha chiaramente affermato di voler difendere la Nazione, One Nation under God, le libertà fondamentali, i valori non negoziabili oggi negati e combattuti. È Lei, Caro Presidente, «colui che si oppone» al deep state, all’assalto finale dei figli delle tenebre.

Per questo occorre che tutte le persone di buona volontà si persuadano dell’importanza epocale delle imminenti elezioni: non tanto per questo o quel punto del programma politico, quanto piuttosto perché è l’ispirazione generale della Sua azione che meglio incarna – in questo particolare contesto storico – quel mondo, quel nostro mondo, che si vorrebbe cancellare a colpi di lockdown. Il Suo avversario è anche il nostro: è il Nemico del genere umano, colui che è «omicida sin dal principio» (Gv 8, 44).

Attorno a Lei si riuniscono con fiducia e coraggio coloro che La considerano l’ultimo presidio contro la dittatura mondiale. L’alternativa è votare un personaggio manovrato dal deep state, gravemente compromesso in scandali e corruzione, che farà agli Stati Uniti ciò che Jorge Mario Bergoglio sta facendo alla Chiesa, il Primo Ministro Conte all’Italia, il Presidente Macron alla Francia, il Primo Ministro Sanchez alla Spagna, e via dicendo. La ricattabilità di Joe Biden – al pari di quella dei Prelati del “cerchio magico” vaticano – consentirà di usarlo spregiudicatamente, consentendo a poteri illegittimi di interferire nella politica interna e negli equilibri internazionali. È evidente che chi lo manovra ha già pronto uno peggiore di lui con cui sostituirlo non appena se ne presenterà l’occasione.

Eppure, in questo quadro desolante, in questa avanzata apparentemente inesorabile del «Nemico invisibile», emerge un elemento di speranza. L’avversario non sa amare, e non comprende che non basta assicurare un reddito universale o cancellare i mutui per soggiogare le masse e convincerle a farsi marchiare come capi di bestiame. Questo popolo, che per troppo tempo ha sopportato i soprusi di un potere odioso e tirannico, sta riscoprendo di avere un’anima; sta comprendendo di non esser disposto a barattare la propria libertà con l’omologazione e la cancellazione della propria identità; sta iniziando a capire il valore dei legami familiari e sociali, dei vincoli di fede e di cultura che uniscono le persone oneste. Questo Great Reset è destinato a fallire perché chi lo ha pianificato non capisce che ci sono persone ancora disposte a scendere nelle strade per difendere i propri diritti, per proteggere i propri cari, per dare un futuro ai propri figli. L’inumanità livellatrice del progetto mondialista si infrangerà miseramente dinanzi all’opposizione ferma e coraggiosa dei figli della Luce. Il nemico ha dalla sua parte Satana, che non sa che odiare. Noi abbiamo dalla nostra parte il Signore Onnipotente, il Dio degli eserciti schierati in battaglia, e la Santissima Vergine, che schiaccerà il capo dell’antico Serpente. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31).

Signor Presidente, Ella sa bene quanto gli Stati Uniti d’America, in quest’ora cruciale, siano considerati l’antemurale contro cui si è scatenata la guerra dichiarata dai fautori del globalismo. Riponga la Sua fiducia nel Signore, forte delle parole dell’Apostolo: «Posso tutto in Colui che mi dà forza» (Fil 4, 13). Essere strumento della divina Provvidenza è una grande responsabilità, alla quale corrisponderanno certamente le grazie di stato necessarie, ardentemente implorate dai tanti che La sostengono con le loro preghiere.

Con questo celeste auspicio e l’assicurazione della mia preghiera per Lei, per la First Lady, e per i Suoi collaboratori, di tutto cuore Le giunga la mia Benedizione.

God bless the United States of America!

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo Titolare di Ulpiana

già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

Domenica 25 ottobre 2020

Solennità di Cristo Re

***

Open Letter  to the President of the United States of America Donald J. Trump

Sunday, October 25, 2020

Solemnity of Christ the King

Mister President,

Allow me to address you at this hour in which the fate of the whole world is being threatened by a global conspiracy against God and humanity. I write to you as an Archbishop, as a Successor of the Apostles, as the former Apostolic Nuncio to the United States of America. I am writing to you in the midst of the silence of both civil and religious authorities. May you accept these words of mine as the “voice of one crying out in the desert” (Jn 1:23).

As I said when I wrote my letter to you in June, this historical moment sees the forces of Evil aligned in a battle without quarter against the forces of Good; forces of Evil that appear powerful and organized as they oppose the children of Light, who are disoriented and disorganized, abandoned by their temporal and spiritual leaders.

Daily we sense the attacks multiplying of those who want to destroy the very basis of society: the natural family, respect for human life, love of country, freedom of education and business. We see heads of nations and religious leaders pandering to this suicide of Western culture and its Christian soul, while the fundamental rights of citizens and believers are denied in the name of a health emergency that is revealing itself more and more fully as instrumental to the establishment of an inhuman faceless tyranny.

A global plan called the Great Reset is underway. Its architect is a global élite that wants to subdue all of humanity, imposing coercive measures with which to drastically limit individual freedoms and those of entire populations. In several nations this plan has already been approved and financed; in others it is still in an early stage. Behind the world leaders who are the accomplices and executors of this infernal project, there are unscrupulous characters who finance the World Economic Forum and Event 201, promoting their agenda.

The purpose of the Great Reset is the imposition of a health dictatorship aiming at the imposition of liberticidal measures, hidden behind tempting promises of ensuring a universal income and cancelling individual debt. The price of these concessions from the International Monetary Fund will be the renunciation of private property and adherence to a program of vaccination against Covid-19 and Covid-21 promoted by Bill Gates with the collaboration of the main pharmaceutical groups. Beyond the enormous economic interests that motivate the promoters of the Great Reset, the imposition of the vaccination will be accompanied by the requirement of a health passport and a digital ID, with the consequent contact tracing of the population of the entire world. Those who do not accept these measures will be confined in detention camps or placed under house arrest, and all their assets will be confiscated.

Mr. President, I imagine that you are already aware that in some countries the Great Reset will be activated between the end of this year and the first trimester of 2021. For this purpose, further lockdowns are planned, which will be officially justified by a supposed second and third wave of the pandemic. You are well aware of the means that have been deployed to sow panic and legitimize draconian limitations on individual liberties, artfully provoking a world-wide economic crisis. In the intentions of its architects, this crisis will serve to make the recourse of nations to the Great Reset irreversible, thereby giving the final blow to a world whose existence and very memory they want to completely cancel. But this world, Mr. President, includes people, affections, institutions, faith, culture, traditions, and ideals: people and values that do not act like automatons, who do not obey like machines, because they are endowed with a soul and a heart, because they are tied together by a spiritual bond that draws its strength from above, from that God that our adversaries want to challenge, just as Lucifer did at the beginning of time with his “non serviam.”

Many people – as we well know – are annoyed by this reference to the clash between Good and Evil and the use of “apocalyptic” overtones, which according to them exasperates spirits and sharpens divisions. It is not surprising that the enemy is angered at being discovered just when he believes he has reached the citadel he seeks to conquer undisturbed. What is surprising, however, is that there is no one to sound the alarm. The reaction of the deep state to those who denounce its plan is broken and incoherent, but understandable. Just when the complicity of the mainstream media had succeeded in making the transition to the New World Order almost painless and unnoticed, all sorts of deceptions, scandals and crimes are coming to light.

Until a few months ago, it was easy to smear as “conspiracy theorists” those who denounced these terrible plans, which we now see being carried out down to the smallest detail. No one, up until last February, would ever have thought that, in all of our cities, citizens would be arrested simply for wanting to walk down the street, to breathe, to want to keep their business open, to want to go to church on Sunday. Yet now it is happening all over the world, even in picture-postcard Italy that many Americans consider to be a small enchanted country, with its ancient monuments, its churches, its charming cities, its characteristic villages. And while the politicians are barricaded inside their palaces promulgating decrees like Persian satraps, businesses are failing, shops are closing, and people are prevented from living, traveling, working, and praying. The disastrous psychological consequences of this operation are already being seen, beginning with the suicides of desperate entrepreneurs and of our children, segregated from friends and classmates, told to follow their classes while sitting at home alone in front of a computer.

In Sacred Scripture, Saint Paul speaks to us of “the one who opposes” the manifestation of the mystery of iniquity, the kathèkon (2 Thess 2:6-7). In the religious sphere, this obstacle to evil is the Church, and in particular the papacy; in the political sphere, it is those who impede the establishment of the New World Order.

As is now clear, the one who occupies the Chair of Peter has betrayed his role from the very beginning in order to defend and promote the globalist ideology, supporting the agenda of the deep church, who chose him from its ranks.

Mr. President, you have clearly stated that you want to defend the nation – One Nation under God, fundamental liberties, and non-negotiable values that are denied and fought against today. It is you, dear President, who are “the one who opposes” the deep state, the final assault of the children of darkness.

For this reason, it is necessary that all people of good will be persuaded of the epochal importance of the imminent election: not so much for the sake of this or that political program, but because of the general inspiration of your action that best embodies – in this particular historical context – that world, our world, which they want to cancel by means of the lockdown. Your adversary is also our adversary: it is the Enemy of the human race, He who is “a murderer from the beginning” (Jn 8:44).

Around you are gathered with faith and courage those who consider you the final garrison against the world dictatorship. The alternative is to vote for a person who is manipulated by the deep state, gravely compromised by scandals and corruption, who will do to the United States what Jorge Mario Bergoglio is doing to the Church, Prime Minister Conte to Italy, President Macron to France, Prime Minster Sanchez to Spain, and so on. The blackmailable nature of Joe Biden – just like that of the prelates of the Vatican’s “magic circle” – will expose him to be used unscrupulously, allowing illegitimate powers to interfere in both domestic politics as well as international balances. It is obvious that those who manipulate him already have someone worse than him ready, with whom they will replace him as soon as the opportunity arises.

And yet, in the midst of this bleak picture, this apparently unstoppable advance of the “Invisible Enemy,” an element of hope emerges. The adversary does not know how to love, and it does not understand that it is not enough to assure a universal income or to cancel mortgages in order to subjugate the masses and convince them to be branded like cattle. This people, which for too long has endured the abuses of a hateful and tyrannical power, is rediscovering that it has a soul; it is understanding that it is not willing to exchange its freedom for the homogenization and cancellation of its identity; it is beginning to understand the value of familial and social ties, of the bonds of faith and culture that unite honest people. This Great Reset is destined to fail because those who planned it do not understand that there are still people ready to take to the streets to defend their rights, to protect their loved ones, to give a future to their children and grandchildren. The leveling inhumanity of the globalist project will shatter miserably in the face of the firm and courageous opposition of the children of Light. The enemy has Satan on its side, He who only knows how to hate. But on our side, we have the Lord Almighty, the God of armies arrayed for battle, and the Most Holy Virgin, who will crush the head of the ancient Serpent. “If God is for us, who can be against us?” (Rom 8:31).

Mr. President, you are well aware that, in this crucial hour, the United States of America is considered the defending wall against which the war declared by the advocates of globalism has been unleashed. Place your trust in the Lord, strengthened by the words of the Apostle Paul: “I can do all things in Him who strengthens me” (Phil 4:13). To be an instrument of Divine Providence is a great responsibility, for which you will certainly receive all the graces of state that you need, since they are being fervently implored for you by the many people who support you with their prayers.

With this heavenly hope and the assurance of my prayer for you, for the First Lady, and for your collaborators, with all my heart I send you my blessing.

God bless the United States of America!

+ Carlo Maria Viganò

Tit. Archbishop of Ulpiana

Former Apostolic Nuncio to the United States of America

DA

Lettera aperta di monsignor Viganò al presidente degli Stati Uniti d’America Trump

Indifesi, in balia del virus e della miseria

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Fateci capire. Quando la pandemia era ai minimi livelli avevate voluto prolungare l’emergenza e dunque dotarvi di poteri speciali per fronteggiare il covid. A noi sembrava assurdo, in estate, nessun altro paese lo faceva, bastano i poteri ordinari per fronteggiare le eventuali necessità insorgenti; ma voi lasciavate capire che disponevate di rilevazioni, di dati, di proiezioni preoccupanti che vi inducevano all’emergenza. Poi avete ripetuto per tutta l’estate di non abbassare la guardia e che il covid ci aspettava di ritorno dalle ferie, in autunno.

Ma i primi ad abbassare la guardia, i primi a non crederci al ritorno del virus, eravate voi. Perché non si può spiegare altrimenti l’impreparazione totale davanti al ritorno del virus, sul piano strutturale, sul piano sanitario, sul piano della prevenzione. Stiamo ancora a parlare di mascherine e chiusure e a raccomandare di comportarci bene. È qui che la colpa di non aver fatto nulla si aggrava e diventa qualcosa di più di un semplice errore: la malafede di aver usato l’emergenza e il virus per inchiodarvi al potere e disporre di decretazioni rapide che allargavano smisuratamente i vostri poteri, ma senza avere un piano per fronteggiare il virus. Avete usato la paura per restare al potere ma non avete usato la paura per allestire, nei trasporti, nelle scuole, negli ospedali, nel territorio, nei protocolli da consigliare ai cittadini, un programma di prevenzione. Solo prediche, moniti, retorica travestita da etica.

La percezione del cittadino è quello di essere indifeso, totalmente indifeso, rispetto alla sorte, alla malattia e alle misure adottate per arginarla. Indifeso. In balia del Caso o del Destino, affidato alla Provvidenza o alla Fortuna, confidando solo nella salute personale e dei congiunti. Non si fida più, e a ragion veduta, nemmeno dei virologi o dei video-scienziati, li vede discordi, balbettanti, catastrofisti o rincuoristi ma privi d’indicazioni utili, di consigli pratici da adottare, oltre quelli primordiali di nascondersi, in casa e nelle maschere. Ma nascondetevi voi, coi vostri inconcludenti sermoni.

Ci sentiamo indifesi perché abbiamo la netta sensazione che ogni decreto non serva a nulla, non argini l’escalation ma sia solo un percorso, un gioco dell’oca per arrivare al punto finale: lockdown generale. Quando non sai che fare, chiudi tutto e barrichi tutti. Nascondetevi. Mi sembra di essere tornati a Ben Hur, al tempo in cui i lebbrosi finivano semplicemente segregati. Stavolta in quanto potenziale lebbroso, viene segregato un intero popolo di sani.

Il vostro alibi ora è la Francia, che è nei guai come e peggio di noi, ha perso il controllo; e dico la Francia per indicare mezza Europa alle prese con la recrudescenza del virus. L’alibi francese con le sue misure restrittive. I soldi non arrivano dall’Europa, e nemmeno utili modelli per fronteggiare efficacemente il virus; ma la clausura universale sì.

A rendere insopportabile tutto questo è il protagonismo tornante di Giuseppe Conte, il suo straparlare, strapredicare, strapromettere, parlare sempre e solo con le perifrastiche – stiamo per fare, stiamo lavorando – riceverete, avrete. Le tragedie tornanti non rendono più sobrio il suo vanesio egocentrismo. Almeno gli altri, i Roberti, cioè i Gualtieri e soprattutto gli Speranza, che pure ha le sue responsabilità per questa denuncia del pericolo costante senza aver adottato però alcun programma in chiave sanitaria. Ma loro almeno non fanno gli show, hanno la cresta basta, mantengono un profilo di sobrietà, capiscono che non possono farsi belli sul disastro. Conte no, insiste, e fingendo di rassicurarci ci fa sentire ancora più indifesi, in balia della chiacchiera, dei birignao istituzionali, delle favolette per pupi, della vanità di governo, in tutti i sensi.

La protesta sociale è comprensibile, sacrosanta, e non si può adottare una specie di sineddoche ideologica per delegittimarla: prendere la parte per il tutto e ridurre un vero, diffuso malessere di lavoratori e datori di lavoro alle frange estremiste di ogni colore e di ogni curva. Chi soffia sul fuoco non è responsabile dell’incendio: perché le fiamme divampano dalla disperazione sociale, dai sacrifici di questi mesi, dalle misure osservate, dai materiali acquistati per fronteggiare il virus e poi ritrovarsi chiusi o semichiusi, al punto di prima, il più basso, quello che precede la chiusura finale. A tutto questo non si risponde solo coi bonus, le mance, le stecche di cioccolata dei soldati americani. Ci vogliono piani, strategie.

Ma il rimedio qual è? Mi accorgo che anche tra gli europeisti a oltranza non c’è nessuno che implori adesso un commissariamento europeo dell’Italia, una bella troika per fronteggiare l’emergenza: sanno che l’Europa sa dare ordini, sa chiedere soldi, interviene quando sei sul lastrico finanziario per ridurti in servitù, come fu in Grecia, o magari promette soldi in forma di debiti, a fronte di forti condizionamenti ma in caso di difficoltà ti abbandona: lo fece con i flussi migratori, lo fece con le crisi mediorientali, lo fece con l’invasione commerciale cinese, e lo fa col virus. L’Europa non esiste, è divisa in nazioni inguaiate ciascuna per conto suo.

E allora la domanda resta: cosa si può fare? Dovrei dire un governo di emergenza nazionale con personalità di prestigio al di sopra delle parti (a trovarle). O un autorevole commissariamento del governo in carica, con una ristretta regia di persone, una troika, un triumvirato – uno dedicato a fronteggiare l’emergenza sanitaria, l’altro l’emergenza socio-economica che ne deriva e il terzo a trovare la sintesi politica e la strategia di uscita. Una cabina di regia che risponda al Capo dello Stato e al Parlamento, ma agisca in autonomia. Insomma un nucleo ristretto che sappia prendere in mano la situazione e azzardare una linea di programmazione. A trovarli, per giunta col treno del virus in corsa.

MV, La Verità 29 ottobre 2020

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Indifesi, in balia del virus e della miseria

Il vaccino contro l’omotransfobia

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Nei giorni terribili del ritorno della pandemia, nell’autunno della sua recrudescenza, nell’anno peggiore della nostra vita pubblica, sanitaria, economica e sociale, in piena disperazione sociale per le chiusure e la crisi economica, il parlamento italiano con disgraziato tempismo approva la legge Zan sull’omotransofobia.

La legge prevede “la punibilità per atti discriminatori sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”; punisce “l’odio omotransfobico”, inclusa la misoginia e istituisce un’ennesima giornata nazionale dedicata a gay, trans, lesbiche. La legge contro l’omotransfobia prevede la punizione, anche con la reclusione, di chi istiga o commette non solo violenza ma anche genericamente “discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”. Non abbiamo il vaccino anti-covid né alcuna protezione dal virus, in compenso siamo vaccinati e protetti dall’omotransfobia…

Una legge del genere può essere usata per condannare chiunque abbia un’idea diversa e magari tradizionale e naturale, sui rapporti tra persone, sulla famiglia, sui sessi e sulle identità. Capite che qualunque omo o trans che verrà bocciato in una selezione potrà appellarsi alla legge e sostenere che è stato discriminato per il suo orientamento sessuale, magari adducendo a motivo il fatto che chi lo ha discriminato ha “simpatie di destra o salviniane”?

Il fondamento della Legge e di ogni Costituzione è l’universalità della norma, ossia l’applicabilità della legge nei confronti di ogni cittadino; mentre questa legge, come alcune sue precedenti, stabilisce una tutela speciale per alcune minoranze o categorie. In uno stato di diritto chiunque offenda chiunque, lo mortifichi, lo minacci e lo aggredisca, è passibile di condanna commisurata al reato compiuto. Non se esprime opinioni critiche ma se diffama, calunnia, insulta e aggredisce. Ci possono essere aggravanti o attenuanti specifiche, stabilite dal giudice, ma è una mostruosità giuridica stabilire che la violenza o l’insulto a un gay, a un trans, a una donna, a un nero, a un islamico sia “più reato” dello stesso insulto o violenza a un bambino, a un vecchio, a un genitore, a un cristiano, a un italiano, a una persona qualunque.

Nessuna legge speciale tutela invece la famiglia, la maternità, la procreazione, gli eterosessuali né in generale né in particolare. La legge sull’omotransofobia avrebbe un tenue appiglio in un paese in cui fossero discriminati omosessuali e affini; ma da noi, ogni giorno, si palesa la presenza pervasiva di lobby gay al potere, al governo, in Rai, nell’informazione; intere reti tv condotte da militanti della gayezza. Vagoni di film, di fiction, presentano come ingrediente d’obbligo la presenza, sempre positiva, del gay come del nero e del migrante. Quindi stiamo parlando di una legge a tutela di una minoranza al potere, non emarginata o perseguitata…

E invece siamo arrivati alla zeta, l’ultima lettera politically correct del nostro alfabeto giuridico e demenziale. Il segno di Zan.

MV, 29 ottobre 2020

DA

Il vaccino contro l’omotransfobia

Christus Rex Traditio: Rosario di riparazione per le blasfemie della notte di Halloween

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A cura del Circolo Christus Rex Traditio

Come ogni anno, il Circolo Christus Rex Traditio si riunisce in preghiera per riparare a tutte le offese, blasfemie, le bestemmie, le Messe nere, agli atti dissacranti, agli inni alle Tenebre ed al mondo dell’occulto che si svolgeranno stanotte.

Dopo aver letto l’Atto di riparazione al Sacro Cuore di Gesù, composto da S.S. Pio XI, reciteremo il Santo Rosario di riparazione alla S. Vergine Maria, perché abbia pietà degli inconsapevoli e per riparare alle denigrazioni che Lei e il Suo Divin Figlio subiranno dagli adoratori del Male e del Diavolo.

Alle 20.30 sul nostro canale Skype saremo presenti da tutta Italia.

Italia in ginocchio, Mattarella che fa?

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SERGIO MATTARELLA

 

Evviva il nostro presidente, che non vede e manco ci sente. Costituzione licenziata, azzerata, annichilita e il “notaio” non fiata, non fa una piega, c’è di peggio cui pensare, c’è il cuoco positivo asintomatico, santi numi. Oddio, una cosa Mattarella l’ha pur detta: il Covid non aggravi le differenze sociali. Che è per l’appunto quanto sta accadendo coi decreti contiferi che del Parlamento e del Colle se ne impipano nel tacere o impotente o consenziente del suo inquilino, un silenzio siciliano, democristiano. Ha anche aggiunto una illuminazione sconvolgente: la pandemia la sconfiggerà la ricerca. Sì, di solito succede così. Sì, ma quando? Perché nella salute, a maggior ragione che nell’economia, nel lungo periodo saremo tutti morti, insegna Keynes.

Intanto che ci affida alla Recherche, il governo perde tempo; ma il nostro presidente non si stanca di ricordarci che bisogna collaborare, le istituzioni debbono andar d’accordo, i cittadini hanno da essere individualmente responsabili. Also sprach Mattarella. Solo che a noi la canzone suona tanto ma tanto dissonante: se Palazzo Chigi non ne imbrocca una, fa poco e niente e quel poco sarebbe meglio non lo facesse, e, in definitiva, smantella il paese, la colpa è di: Lombardia, Sicilia, Piemonte, Marche, Campania, Trentino… E, naturalmente, del popolo bovino.

Quo Vadis, Sergio? E dove andiamo noi? Come arginare le diseguaglianze acuite dal virus, posto che qui un governo sull’orlo della crisi di nervi tutto chiude e tutto fa franare? Novene? Danza della pioggia? Silenzio operoso? Rivoluzione su Twitter? No, quella no, appena cinguetti ti spengono, la democrazia social funziona così e non è molto diversa da quella politica: il popolo è libero di essere d’accordo, se no lo imbavagliamo. Filtrofiore Mattarella: la calma dopo la quiete, una parola è troppa e due sono impossibili. Tu chiamala, se vuoi, moral suasion: come suasion, non c’è dubbio, praticamente un narcotico. Datemi un Mattarella, che cosa ne vuoi fare, lo voglio dare in testa a chi non riposa. Come soffre, poveretto: almeno così si immagina, visto che non arriva eco di segnale.

Mai visto un “notaio” così defilato, va bene la discrezione, va bene non darci di piccone come Cossiga, ma qui manco il piumino da cipria s’intravvede. Chissà cosa sarà il discorso di fine anno: dieci minuti di silenzio totale, granitico, circolare. E intanto i negozi chiudono, le palestre sbaraccano, le aziende falliscono, le imprese si sfaldano, i lavori appassiscono, le prospettive spirano, la gente non dorme più, accumula strani sintomi somatici, macchie sulla pelle, ascessi, ulcere. Però bisogna che il Covid non aggravi le differenze sociali. Evviva il nostro presidente, senza cuoco e ancor più silente, hip hip urrà!

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Italia in ginocchio, Mattarella che fa?

L’ENCICLICA, CONTRIBUTO ALLA RELIGIONE DEI “FRATELLI” MURATORI. : STILUM CURIAE

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 JORGE MARIO BERGOGLIO

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Agostino Nobile ha voluto commentare per noi la recente enciclica di papa Bergoglio, Fratelli tutti. A latere vogliamo ricordare gli elogi che il documento ha avuto sia dal Grande Oriente d’Italia che dai Fratelli spagnoli. E ci sembra interessante ricordare anche quanto sia amato il Pontefice regnante dalla massoneria in generale, cosa mai accaduta con i papi che lo hanno preceduto. Buona lettura.

§§§

 Fratelli tutti? Un contributo alla “religione” dei fratelli Muratori

 

Come previsto l’enciclica Fratelli tutti ha ricevuto elogi, critiche e, a qualcuno come a chi scrive, un certo imbarazzo. Rileggendola mi sono reso conto che per confutare molti passi sarebbe necessaria una contro-enciclica. Invito chi è più qualificato del sottoscritto a farci un pensierino.

Innanzitutto su quali basi dovremmo essere tutti Fratelli se non c’è un Padre comune? Tranne nel cristianesimo, nessuna religione crede in un creatore padre, ed è ovvio che mettendo Gesù Cristo sullo stesso piano dei fondatori delle altre religioni e, addirittura, a Pachamama, si rinuncia al Padre. L’enciclica, come vedremo, dovremmo leggerla come una summa di impronta massonica.

Prendendo qui e là, senza seguire la sequenza dell’enciclica, vediamo alcuni esempi.

 

  1. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!

 

Dunque, non figli di Dio ma figli della stessa terra. Già basterebbe questo per lasciar perdere l’enciclica e andare a farsi una bella passeggiata. Ma andiamo avanti.

I massoni tra loro si definiscono fratelli. Il cardinale Ravasi nell’invito al dialogo lanciato il 14 febbraio 2016 sul quotidiano Il Sole 24Ore, intitola l’articolo “Cari fratelli massoni”. Abbiamo anche i Fratelli musulmani, quelli che mettendo in atto il Corano hanno massacrato e massacrano migliaia di cristiani. Ma anche i massoni non scherzano. Alla faccia della fratellanza e della libertà dalla Rivoluzione francese ad oggi, passando dalle due dittature del ‘900 figlie dei rivoluzionari, hanno fatto più morti ammazzati degli ultimi duemila anni.

Tutti dovrebbero sapere che nell’islam lo schiavismo fa parte della dottrina coranica e la donna non ha i diritti riservati all’uomo. Nell’induismo abbiamo le caste, dai bramini ai dalit. Quest’ultimi  fanno talmente ribrezzo che li definiscono intoccabili. Nel buddismo, come nell’induismo, si crede al ciclo delle reincarnazioni, dove i poveri, i dementi e gli sciancati sono tali perché nella vita precedente si sono comportati male. E dato che con la loro disgrazia stanno ripagando gli errori della vita precedente, è vivamente sconsigliato prendersi cura di loro. Gli induisti radicali periodicamente massacrano indù convertiti al cristianesimo, perché ogni dalit convertito a Cristo significa uno schiavo in meno. Ecco perché la frase di Bergoglio ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli! è un paradosso.

 

La colonna portante dell’enciclica bergogliana la troviamo nelle “Costituzioni di Anderson” del 1723, redatte da James Anderson, ministro di culto della chiesa presbiteriana scozzese, considerato il padre della massoneria moderna. Nel paragrafo Concernente Dio e la religione, leggiamo:

«Un Massone è tenuto, per la sua condizione a obbedire alla legge morale; e se egli intende

rettamente l’Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese a essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi si reputa più conveniente obbligarli (obbligarli!) soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando a essi le loro particolari opinioni; ossia, essere uomini buoni e leali e uomini di onore e di onestà, quali che siano le denominazioni o confessioni che servono a distinguerli; per cui la Massoneria diviene il Centro di Unione e il mezzo per annodare una sincera amicizia tra persone che sarebbero rimaste in perpetuo estranee.»

 

Bergoglio, dunque, non ha inventato nulla. Si, certo, Anderson afferma che per obbedire alla legge morale non si può essere ateo stupido. Ma dal settecento ad oggi la legge morale massonica si è persa per strada. Sono convinto che se i massoni del ‘700 vedessero cosa stanno facendo i loro nipotini del XX e XXI secolo, resterebbero come minimo basiti.

Non entriamo nel concetto di morale sennò facciamo notte, ma sintetizzando possiamo dire che è un complesso dei principi, dei precetti che regolano il comportamento personale e collettivo, in rapporto a un determinato pensiero religioso, filosofico, culturale, politico.

La storia insegna che la morale cristiana ha portato sviluppo in tutti i campi, mentre la morale codificata dall’uomo ha sempre portato sciagure. Basti ricordare le filosofie anticristiane e le maggiori religioni.

 

Cosa sono il bene e il male, che i massoni considerano concetti assoluti? Perdonate una battutaccia. Per le pie musulmane è bene coprirsi dalla testa ai piedi, per le giovani occidentali è normale andare in giro con minigonne che fanno intravedere le natiche. Appartengono a due culture, la prima dettata da Allah, la seconda dalla stilista Mary Quant.

Dopo aver convinto milioni di donne occidentali a fare sesso a volontà e, nel caso capitasse un incidente di percorso, a uccidere i propri figli, i maestri di morale hanno deciso di legalizzare l’eutanasia, gli uteri in affitto e i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Cose impensabili in tutte le culture di sempre fino a pochi anni fa. Questa non è morale, si chiama corruzione delle coscienze.

 

Di questo passo, quando un certo numero di giudici pedofili raggiungeranno gli alti scranni della giustizia e della politica, la pedofilia sarà legalizzata. Qualcuno penserà che stia esagerando. Ma sappiamo tutti che da decine di anni alcune creme di bellezza e vaccini vengono prodotti con feti umani abortiti. Cosa considerata moralmente lecita, tanto che non vediamo in giro lobbies, politici, religiosi o semplici cittadini che si oppongono a tale mostruosità.

Domani potranno legalizzare il cannibalismo, non per propiziarsi gli dei come facevano i fratelli Aztechi e sottoculture simili, ma perché il sangue umano, specialmente dei bambini, rigenera le cellule degli umani. E dato che l’aborto è pubblicizzato e sovvenzionato dai fondi statali (ovvero i nostri soldi) pubblicizzeranno anche il sangue umano in tv. Grottesco? Anche una madre che uccide la creatura che porta in grembo è grottesco. Ma gran parte delle persone per bene lo considerano cosa normale.

La morale, dunque, gira come girano le lobbies interessate, e chi ne paga le conseguenze, spesso atroci, sono sempre i deboli.

 

Leggiamo altri passi dell’enciclica.

  1. “Aprirsi al mondo” è un’espressione che oggi è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri o alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi. (…) Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli.

 

In realtà il Vaticano intrattiene rapporti privilegiati con i grandi nomi della finanza internazionale quali George Soros e figure di primo piano della JP Morgan e Goldman Sachs. Non solo per motivi economici, ma soprattutto per affinità liberal-massoniche.

 

  1. A volte mi rattrista il fatto che, pur dotata di tali motivazioni, la Chiesa ha avuto bisogno di tanto tempo per condannare con forza la schiavitù e diverse forme di violenza.

 

Se non è in malafede, Bergoglio dimostra per l’ennesima volta la sua crassa ignoranza e l’odio ormai connaturato che nutre per la Chiesa. In realtà nell’Europa cristiana i peggiori schiavisti erano massoni, mentre la Chiesa ha combattuto contro ogni forma di schiavismo. Ma poi. Perché, invece di puntare il dito contro la Chiesa, non dice chiaro e tondo che i musulmani, seguendo alla lettera il Corano, per quattordici secoli hanno fatto dello schiavismo la colonna portante della loro economia? Oltre cento milioni tra deportati e massacrati, africani, europei e asiatici. Invitiamo Bergoglio e accoliti a farsi un viaggetto sulle coste del sud Italia, dove troverà monumenti che ricordano le carneficine operate dai musulmani che nei secoli hanno schiavizzato e stuprato donne uomini e bambini. Gli assicuriamo altresì che non troverà nessun monumento analogo in terra musulmana che ricordi le violenze e lo schiavismo operato dai cristiani. Semplicemente perché i cristiani sono andati solo in Terra santa, per liberarla. Come ha cercato di liberarla quel san Francesco che, attraverso bufale colossali, Bergoglio rappresenta campione della fratellanza tra le religioni. Aggiungiamo che lo schiavismo non è stato abolito dai musulmani, dai cinesi o da altre culture, ma dai cristiani. Senza il Vangelo oggi avremmo ancora lo schiavismo legalizzato in tutto il mondo. E questo dovrebbe far capire che senza Gesù Cristo l’umanità intera perde il loro migliore alleato.

 

  1. Il problema è che, espressamente, Gesù mette in risalto che l’uomo ferito era un giudeo – abitante della Giudea – mentre colui che si fermò e lo aiutò era un samaritano – abitante della Samaria –. Questo particolare ha una grandissima importanza per riflettere su un amore che si apre a tutti. I samaritani abitavano una regione che era stata contaminata da riti pagani, e per i giudei ciò li rendeva impuri, detestabili, pericolosi. Difatti, un antico testo ebraico che menziona nazioni degne di disprezzo si riferisce a Samaria affermando per di più che «non è neppure un popolo» (Sir 50,25), e aggiunge che è «il popolo stolto che abita a Sichem.»

 

Con la parabola del buon samaritano si cerca di dimostrare che non importa essere cristiani o ebrei per essere degni di Dio. Basta, come dice Anderson nella sua costituzione massonica, essere buoni.

Anche qui, dato che stiamo parlando di morale, la confusione impera. Cosa significa essere buoni?

Chiunque abbia vissuto nelle culture non cristiane e non occidentalizzate, può rendersi conto come il concetto del bene e del male, del bello e del brutto, sono codificati dalla religione o dalla credenza della comunità.  Il missionario padre Clemente Vismara racconta che, all’inizio del secolo scorso, arrivando in un villaggio della Birmania constatò che i mariti mangiavano da soli, mentre le mogli e i figli per nutrirsi dovevano sperare che l’uomo lasciasse qualche resto. Quando padre Vismara fece notare a una donna l’ingiustizia, lei ne fu sorpresa. Questo comportamento in tutto il villaggio era ritenuto naturale.

 

Tornando alla parabola del buon samaritano, non trovo niente che possa far pensare i pagani come un popolo di buoni e gli ebrei tutti cattivi. Questo lo può pensare solo una persona incapace di leggere nell’animo umano. I buoni e i cattivi (secondo i nostri canoni) li troviamo in tutte le culture, società e famiglie. Anche tra i boia c’è quello che si preoccupa di far soffrire il meno possibile e quello che se ne frega se la lama della scure taglia in malo modo il collo del condannato. Dunque, pensare che tutti i credenti sono buoni e gli atei tutti cattivi, e viceversa, è pura idiozia. I buoni e i cattivi non hanno patria, colore di pelle, sesso e religione.

Per la società e per l’individuo la religione rappresenta il binario della vita, non le tendenze caratteriali dei singoli. Dato che le mele marce si trovano in ogni angolo della terra, attraverso la dottrina cristiana si indica la strada migliore per non deragliare.

 

Per il vero cristiano una società che non rispetta i deboli non è degna di essere definita civile. Checché ne dicano i neo-comunisti e masso-laicisti bergogliani, con dati storici alla mano possiamo affermare che in duemila anni il cattolicesimo, a differenza delle altre dottrine e delle ideologie, ha prodotto molte più luci che ombre. I diritti umani emanati nel 1948 non esisterebbero senza la dottrina cristiana.

 

Bergoglio non parla di ateismo, ma mettere Gesù Cristo allo stesso livello di Pachamama e di altre religioni significa azzerare, oltre al messaggio più a misura d’uomo, l’aspetto salvifico del Figlio di Dio. Quindi, escludendo le poche verità, le mezze verità, le menzogne, le inconsistenze e tutti i girigogoli che escono dalla penna e dalla bocca del vescovo di Roma, dobbiamo dedurre che in Vaticano comanda un ateo. Se così non fosse, chiediamo venia. Ma umilmente da Bergoglio  vorremmo che commentasse urbi et orbi almeno i seguenti passi evangelici: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” – “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.”

 

  1. Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali.

 

Gli italiani e gli europei sono esasperati non perché nazionalisti e razzisti, ma perché sono sempre più poveri e i propri governi privilegiano gli immigrati irregolari, sostenendoli economicamente con i soldi dei cittadini autoctoni. Chiediamo a Bergoglio coerenza: butti giù le Mura leonine e accolga in Vaticano tanti immigrati irregolari da gettare nella disperazione i religiosi e i laici che vi lavorano.

 

In questo periodo storico di immensi sconvolgimenti sociali, morali e economici abbiamo bisogno di una papa illuminato da Dio. Bergoglio non parla mai di salvezza dell’anima, e non ha mai (per quanto mi risulta) ricordato la prima lettera ai Corinzi: “Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede”. Negare la divinità di Cristo non tradisce solo i cristiani, ma tutti i popoli del mondo. Senza il messaggio evangelico miliardi di persone di tutte le culture e classi sociali sono condannati alla barbarie.

 

I non cristiani non conoscono il vero messaggio di Cristo, perché vengono ingannati dai propri religiosi e governi. Chiunque lo abbia conosciuto e meditato si è convertito a Cristo, musulmani, indù, confuciani, ecc. Il mondo ha fame di Vangelo, e se Bergoglio rifiuta di annunciarlo significa che lo considera dannoso. Una bestemmia imperdonabile che dovrebbe spingere alla ribellione i fedeli cristiani di tutte le chiese.

Agostino Nobile

DA

L’ENCICLICA, CONTRIBUTO ALLA RELIGIONE DEI “FRATELLI” MURATORI.

Berizzi e Lerner, ma quali fascisti? A spaccare le vetrine sono stati anarchici e immigrati

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Torino, 27 ott – Non è mai colpa dei “compagni”. Durante un qualsiasi corteo organizzato da movimenti antagonisti e centri sociali qualcuno decide di assaltare una banca o attaccare deliberatamente le forze dell’ordine? Per i media allineati è colpa di un qualche “inflitrato”, se non si può parlare di “fascisti” si punta il dito contro i “black bloc”. Come se la ricerca della “conflittualità” e la violenza non facessero parte del retroterra e della prassi politica dell’antagonismo militante. Se dunque si riesce nell’impresa di assolvere i “compagni” anche nell’ambito di una manifestazione di sinistra, è abbastanza prevedibile che in un contesto più trasversale gente come Gad Lerner e Paolo Berizzi non faccia altro che puntare il dito contro i fascisti, manovratori e artefici delle violenze connesse alle proteste contro il nuovo Dpcm.

Assalto a vetrina Gucci: arrestati 2 egiziani

Con la “reductio ad Hitlerum” si evita di comprendere le ragioni della rabbia popolare e si semplificano gli scenari. A Napoli scoppia la rivolta? E’ colpa di fascisti e camorra, come se altri (dai militanti dei centri sociali fino a commercianti o semplici cittadini) non avessero preso parte alle proteste. Stessa cosa con quanto accaduto ieri sera a Torino: pure se i media mainstream si sono ben guardati di scriverlo nei titoli, parlando genericamente di “incappucciati” (come fatto vergognosamente da La Stampa), basta leggere il Corriere della Sera: “Tutto è cominciato con una decina di anarchici che, prima di defilarsi, ha provato ad accendere la miccia (…) Sono giovani, alcuni giovanissimi. In mezzo a loro anche esponenti delle tifoserie organizzate della Juventus e del Torino, oltre a molti ragazzi di origine straniera. Immigrati di seconda generazione arrivati dalle periferie”. Quello che già si evinceva dai video è stato poi confermato oggi: per l’assalto al negozio di Gucci sono stati arrestati due egiziani. 

E’ sempre colpa dei fascisti, in ogni caso

E cosa fa allora il prode Gad Lerner? Pubblica la foto del negozio di Gucci devastato e accolla il tutto ai fascisti. “Questa non è la “rivolta dei forni”, sommossa di un popolo affamato. E’ azione pianificata degli ultràs organizzati con l’estrema destra. Saccheggi e devastazioni d’un colpo prevalgono sulla curva del contagio, come se in ballo ci fosse solo il potere e non la vita di tanta gente”. Premio Pulitzer per la disinformazione, in condivisione con Paolo Berizzi che in barba ad ogni evidenza, continua a parlare di “Piazze nere” organizzate da “violenti che sfidano lo Stato”. Nel momento in cui esplode la violenza, con il mondo antagonista e anarchico in prima fila, con il “supporto” di immigrati dediti al saccheggio (in pieno stile “parigino”, come documentato dal sottoscritto un paio d’anni fa), per gli alfieri dell’antifascismo in assenza di fascismo in ogni caso è colpa dell’estrema destra. Qualsiasi cosa accada. E il bello è che il presidente della Fnsi, sindacato unico dei giornalisti, Beppe Giulietti, fa da sponsor a Berizzi, battendosi il petto e taggando su Twitter Rai, Sky etc perché invitino Berizzi in trasmissione, lui che ha “svelato le trame nazifasciste”. Una marchetta vergognosa. E niente, questo è lo stato del giornalismo in Italia.

Davide Di Stefano

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/berizzi-e-lerner-ma-quali-fascisti-a-spaccare-le-vetrine-sono-stati-anarchici-e-immigrati-172032/

Senate Confirms Amy Coney Barrett as Supreme Court Associate Justice

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Confermata una donna femminile, cattolica, conservatrice, mamma di 7 figli, nota per le sue battaglie antiabortiste e antifemministe. Lei è il modello controcorrente che abbina intelligenza e bravura in un lavoro molto importante con l’attenzione per l’unica Famiglia e per le battaglie di civiltà per la vita ed il diritto naturale. (N.d.r.)

 

The Senate voted today to confirm Judge Amy Coney Barrett to be the next Associate Justice on the Supreme Court, replacing pro-abortion Justice Ruth Bader Ginsburg following her death.

Barrett was confirmed on a 52-48 vote with all Republicans except for Susan Collins voting to confirm her and all Democrats voting against her nomination.

Justice Clarence Thomas will administer the oath of office tonight in a ceremony that will be held after the Senate confirms Judge Amy Coney Barrett as the next associate justice of the Supreme Court.

“Rarely have we ever had a nominee as extraordinary as the one we have before us right now,” Senate Majority Leader Mitch McConnell said before the vote. “We’ve had a chance to witness this outstanding nominee. We’ve watched her in committee. She’s demonstrated she has the deep legal expertise, dispassionate judicial temperament and sheer intellectual horsepower that the American people deserve to have on their Supreme Court.”

“This outstanding nominee is exceptionally suited to this job, period. And I know we all know that. She is an exceptional nominee to the Supreme Court who will make the Senate and the country exceedingly proud,” he said.

Before the vote, Senator Ben Sasse, a Nebraska Republican, called out Democrats who played politics with Barrett’s nomination.

“I’ve heard now I think four speeches in a row implying that when Judge Barrett becomes Justice Barrett later tonight, that obviously means the end of health care in America. The last speech actually included this phrase, “A vote for Amy Barrett is a vote to end health care.” The speech said “A vote for Amy Coney Barrett is a vote to end health care.” That isn’t just preposterous, it is so destructive of the public good and of public trust… Please have the courage to come back next April, May and June and say you lied to the American people. You were just trying to scare them into voting and say what you were saying was B.S. Whoever writes these outside talking points – it’s really destructive and the Senators know better than to parrot this pap.”

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“Judge Barrett ran circles around the Democrats’ failed attempts to slander her character, faith, and family during these hearings. They don’t like that Judge Barrett is going to do what judges are supposed to do – rise above politics and refuse to legislate from the bench. The polls show that Americans clearly support her confirmation. It’s time for Chuck Schumer to drop the shenanigans and get this done,” he said.

Leading pro-life groups strongly supported Judge Barrett and told LifeNews.com they were ecstatic that she received a positive confirmation vote.

Penny Nance of Concerned Women for America said, “A conservative, constitutionalist, pro-life woman at the Supreme Court is why we voted for Donald Trump. We congratulate Justice Barrett, and we are praying for her and her family. The task ahead will be a difficult one, but we have full confidence in her abilities as a jurist.”

“But ultimately, we must get back to the source of such a great addition to the Supreme Court: President Donald J. Trump. He has surpassed all our expectations when it comes to judicial nominations, and he has indeed delivered on making the judiciary great again. Americans will remember that going into this important election,” she added.

The Senate Judiciary Committee on Thursday voted unanimously 12-0 to send Judge Amy Coney Barrett’s nomination to the full Senate floor after Democrats boycotted the committee vote to engage in a political stunt and falsely claim Judge Barrett wants to take away Americans’ health care.

The news comes after a new national poll shows Americans support the confirmation of Supreme Court nominee Amy Coney Barrett by a 23% margin. It follows a Gallup poll showing a majority of Americans support her nomination.

A new Morning Consult poll shows Americans support Barrett on a 51-28% margin, and that 23 percentage point difference is an increase from the 17% margin found in the firm’s previous poll.

“Following four days of hearings, 51 percent of voters said the Senate should vote to confirm Barrett to the Supreme Court, up 3 percentage points from the week before and an increase of 14 points since Trump announced her nomination on Sept. 26. It’s a higher level of support than Morning Consult measured at any time during the confirmation processes for Justices Neil Gorsuch and Brett Kavanaugh — the two other jurists Trump has tapped for the high court during his presidency,” the polling firm indicated.

The Senate Judiciary Committee is expected to vote Thursday, setting up a final vote by the full Senate on Monday.

During the confirmation hearings, Judge Barrett says she doesn’t consider the Roe v. Wade decision that allowed abortion on demand a “super-precedent” that can’t be overturned.

Judge Barrett said Roe is not in same category as the Supreme Court’s 1954 Brown v. Board of Education ruling, which declared segregated public schools unconstitutional because there is still a massive debate about whether Roe is legitimate.

In comments during her confirmation process, Judge Amy Coney Barrett also confirmed she is committed to the rule of law.

“I’m committed to the rule of law and the rule of the court,” she said. If I give off-the-cuff answers then I would be basically a legal pundit and I do not think we want judges to be legal pundit. I think we want judges to approach cases thoughtfully and with an open mind.”

Judge Amy Coney Barrett delivered her opening remarks to the Senate Judiciary Committee yesterday and she made two major points.

First, she talked about the proper role of the courts, saying they are not supposed to make law and legislate from the bench. She also refused to back down to attacks from Senate Democrats on her faith, saying she strongly believes in prayer and thanked the many Americans who are prayer for her amid those attacks on her Christian faith.

“I believe in the power of prayer and it’s been uplifting that so many people have been praying for me,” Judge Barrett told members of the judicial panel.

“Nothing is more important to me, and I am so proud to have them behind me,” she added.

Before that, Judge Barrett discussed the proper role of the Supreme Court.

“Courts are not designed to solve every problem or right every wrong in our life,” she explained. “The policy decisions and value judgments of government must be made by the political branches elected by and accountable to the People. The public should not expect courts to do so, and courts should not try.”

“When I write an opinion resolving a case, I read every word from the perspective of the losing party. I ask myself how would I view the decision if one of my children was the party I was ruling against,” she went on to say. “Even though I would not like the result, would I understand that the decision was fairly reasoned and grounded in the law? That is the standard I set for myself in every case, and it is the standard I will follow as long as I am a judge on any court.”

The liberal American Bar Association has given President Donald Trump’s latest Supreme Court nominee its highest rating, issuing the rating on the opening day of her Supreme Court confirmation hearings in the Senate.

Last week, a new national poll showed Americans support the confirmation of Supreme Court nominee Amy Coney Barrett by double-digit margins.

A new Morning Consult poll shows Americans support Barrett on a 46-31% margin and that 15% margin of support is an increase from the polling firms last national survey in September following her nomination. That poll had Americans backing Barrett 37-34%, a resulting 12% increase from the 3% margin previously.

“Democrats are losing the Supreme Court messaging war, new polling indicates, with support for Judge Amy Coney Barrett’s confirmation trending in the GOP’s direction,” the polling firm indicated. “Nearly half (46 percent) of voters in an Oct. 2-4 Morning Consult/Politico poll said the Senate should confirm Barrett — up 9 percentage points since President Donald Trump announced her nomination on Sept. 26 — as more voters say the chamber should consider her elevation to the high court as soon as possible, regardless of who wins next month’s election.”

Seventy-seven percent of GOP voters back Barrett’s confirmation, up 6 points from late last month. Among independents, the share who said she should be confirmed increased 8 points, to 36 percent, while the share of Democratic voters who said she should be confirmed increased 10 points, to 24 percent.

Even Democratic voters have softened their opposition to Barrett’s confirmation: The latest survey found 59 percent said the Senate should wait to see who wins the election, compared with 79 percent who said in the wake of Ginsburg’s death that the election winner should pick the next justice.

It’s not as if Barrett’s nomination is flying completely under the radar. Though 1 in 5 voters initially heard “a lot” about it, that share had doubled just a few days later following the first presidential debate.

Barrett, a law professor at the University of Notre Dame and judge on the Seventh Circuit Court of Appeals, believes life begins at conception and has noted how both pro-life and pro-abortion legal experts have criticized Roe v. Wade as a bad decision. Barrett criticized the ruling for “ignit[ing] a national controversy” through judicial fiat.

Though her judicial rulings on abortion are few, she did rule in support of two Indiana pro-life laws during her time on the Seventh Circuit. She also has made several statements about the value of babies in the womb. According to the Law and Crime blog, Barrett signed a public letter in 2015 that emphasized “the value of human life from conception to natural death.”

Judge Amy Barrett was number one on the Supreme Court wish list for most pro-life voters and she was also the first potential high court nominee to get an in-person meeting with President Donald Trump. That’s not a surprising considering the president previous said he was “saving her” for an appointment to the Supreme Court should Justice Ruth Bader Ginsburg retire or pass away.

Barrett, a mother of seven, was a former law clerk to Justice Antonin Scalia. Like Scalia, Barrett describes herself as an “originalist” judge.

When it comes to abortion cases, Barrett has been on the pro-life side. She voted in 2016 to allow a hearing on a pro-life law from the state of Indiana that requires abortion centers to offer a proper burial or cremation for babies they kill in abortions. And in 2019, she voted to allow a hearing on another Indiana pro-life law allowing parents to be notified when their teenage daughter is considering an abortion so they can help her make a better decision for her and her baby.

DA

Senate Confirms Amy Coney Barrett as Supreme Court Associate Justice

Intervista di Gratteri a Le Monde: “L’Europa sottovaluta la ‘ndrangheta”

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“La ‘ndrangheta è l’unica presente in tutti i continenti, l’Europa la sottovaluta da troppo tempo”: questo il principale avvertimento lanciato da Nicola Gratteri, responsabile del maxi-processo alla ‘Ndrangheta che si è aperto a settembre a Roma, in una lunga intervista pubblicata oggi sul quotidiano francese Le Monde. Un’intervista a tutto tondo, a pagina 2 del giornale, in cui il sessantaduenne procuratore di Catanzaro parla lungamente del processo ‘Rinascita Scott’, considerato come il ‘Processo del Secolo’ e lancia un forte appello affinché l’Europa apra gli occhi, una volta per tutte. “Purtroppo – afferma Gratteri – l’Europa sottovaluta la ‘ndrangheta da troppo tempo. L’Unione europea non è pronta al livello normativo. Non controlla il concetto stesso di sicurezza dinanzi al crimine organizzato né la cultura di controllo del territorio. Da europeista convinto, mi dispiace molto. Dobbiamo condividere gli stessi codici, essere più uniti, altrimenti non saremmo in grado di contrastare l’invasione delle mafie”. E ancora: “Troppi Stati non capiscono questo pericolo o fanno finta di non capire”.

‘Ndrangheta transalpina

Quanto alla Francia, precisa il magistrato, la ‘ndrangheta è “principalmente radicata nel sud-est” del Paese, con una “predilezione per il settore alberghiero e della ristorazione. Del resto – spiega il procuratore – numerosi ‘ndranghetisti di nuova generazione sono diplomati presso scuole alberghiere. Sanno gestire (alberghi e ristoranti, ndr.), alcuni sono anche in cucina, ma la tesoreria proviene dai soldi della cocaina, riciclata secondo un sistema di fatture false, barando sul registratore di cassa”.

 

DA

Intervista di Gratteri a Le Monde: “L’Europa sottovaluta la ‘ndrangheta”

E’ arrivato il tempo della rivolta?

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di Matteo Castagna

Gianluca Castro scrive su “Il Talebano” di oggi: “Mi domando – razionalmente – quali siano le aspettative di chi preconizza un seguito popolare alle spontanee ribellioni di Napoli e dintorni di queste ore. Potremmo già azzardare a definire tali rivolte come parzialmente spontanee perché, accanto a pochi cittadini che sono scesi in piazza a gridare la loro rabbia verso le restrizioni di De Luca, la visibilità se la sono presa coloro che si sono infiltrati nella mischia e si sono resi protagonisti di episodi di guerriglia urbana. Continua Castro: “La rivolta (quella vera) dei gilet gialli francesi che ha bloccato un’intera nazione, durata mesi con l’assalto a Parigi dei ministeri e repressa nel sangue non ha forse insegnato niente? Una protesta strutturata e presente ai quattro lati della Francia, più volte interamente bloccata, scatenatasi contro le riforme economiche ultraliberali di Macron, si è consumata nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica internazionale, attenta a occuparsi solo dei temi scelti da chi gestisce la regia dell’informazione mondiale. Che tipo di speranze possono avere ora qualche centinaio (o migliaio) di giovani napoletani e campani che si oppongono a coprifuoco e confinamento di fronte ai milioni di pandementi, presenti in tutta Italia, terrorizzati ad hoc sulla pericolosità dei contagi dalla banda di Governo?

Dobbiamo stare molto attenti in questo periodo. Forse non a caso Mattarella, nel silenzio generale, ha convocato per l’ 11 novembre il Comitato di Difesa con un ordine del giorno controverso, in cui si correla il Covid con la protezione dal terrorismo. E’ sul sito della Presidenza della Repubblica, per cui pubblico e accessibile a tutti. Ad alcuni ricorda copioni già visti in passato, laddove il disagio sociale e le teste calde sono già parcheggiati all’interno di alcuni gruppi politici degli opposti estremismi al fine di essere monitorati e controllati con maggior facilità e potrebbero essere pronti a infiltrarsi nelle proteste per cavalcarle ai fini della loro visibilità, guidati da una manina oscura (ma non troppo), che ne manovra e paga i capi ma ne usa i militanti ingenui ed ignari come carne da macello per la repressione. Il tutto potrebbe essere prodromico ad una strategia della tensione che potrebbe trovare terreno fertile nella fragilità di questi giorni drammatici. Noi di “Christus Rex” non ci facciamo strumentalizzare e seguiamo gli eventi, ma non saremo mai al servizio di organizzazioni volte a finalità opache, con mezzi altrettanto nebulosi. Noi stiamo con le persone serie, per il bene comune e l’amore per la Patria per amor di Dio, stigmatizzando eventuali iniziative personali. Ciò non significa che staremo immobili. E’ necessario che le opposizioni parlamentari compiano azioni decise seguendo una linea chiara e condivisa a tutela delle nostre imprese, dei lavoratori, delle libertà individuali. Non si può essere tiepidi, in questo momento, anche per non dare il pretesto a formazioni extraparlamentari di fomentare inutile violenza e pericoli per la stabilità delle Istituzioni. Vorremmo meno selfie, meno gattini e più decisione nei provvedimenti. Vorremmo vedere alzare le barricate e guidare le piazze da voi e non da improbabili leader.

Sì, perché, sempre come dice Gianluca Castro, “la strada scelta dalle elites mondiali dovrebbe essere evidente per tutti: resettare l’economia e la società (almeno in quella parte di mondo definita ‘Occidente’) per imporre nuovi modelli di riferimento. Ecco quindi, come, dopo l’imposizione del culto laico immigrazionista caro alle bande di arcobalenati ‘restiamoumanisti’, voluto allo scopo di importare mano d’opera a basso costo (l’esercito industriale di riserva come lo definiva Karl Marx) per cancellare gli antieconomici benefit garantiti dallo Stato Sociale – frutto di decenni di conquiste e sacrifici di tutti i lavoratori – arrivare la ‘pandemia’ giunta dalla Cina e con essa il pretesto per distruggere le basi dei rapporti umani alla base della socialità.Casualmente è proprio il ‘modello cinese’ quello usato per combatterlo, mentre le susseguenti, automatiche, ipotesi di complotto non fanno altro che intorbidare le acque. Dalle accuse ai cinesi di essere mangiatori di topi e pipistrelli a quella di rappresentare uno Stato ‘comunista’ abbiamo assistito a un florilegio di esternazioni – a ogni livello – di desolante superficialità”. Continua a leggere

Covid-19: gli errori da non ripetere, le lezioni da imparare

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Intervista al dottor Stefano Manera, anestesista e rianimatore che ha lavorato come volontario nella terapia intensiva dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno dei più affollati da inizio emergenza.

di Valentina Bennati

È arrivata finalmente l’opportunità di intervistare il dottor Stefano Manera, è un bel po’ di tempo che lo inseguo ma, quando ne vale la pena, si aspetta con pazienza il momento giusto.

Medico specializzato in Anestesia e Rianimazione, Manera nei mesi di marzo e aprile di quest’anno ha prestato servizio in modo del tutto volontario come anestesista e rianimatore presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha lavorato nel reparto di rianimazione e ha contribuito ad allestire, avviare e condurre un reparto intensivo di 15 posti letto istituito per l’occasione dell’emergenza epidemica.

Dunque ha avuto modo di osservare con i suoi occhi e toccare con le sue mani la drammaticità di ciò che stava succedendo intorno a tutti noi.

Questa intervista è l’occasione per rivolgergli varie domande, parlare di ciò che è stato, ma anche della situazione che stiamo vivendo adesso, di ciò che sarebbe opportuno fare o evitare per tutelare davvero la nostra salute e quella dei nostri figli.

Dottor Manera, lo scorso 18 marzo, nella fase più critica dell’emergenza, Lei ha lasciato a Milano la Sua famiglia e si è trasferito a Bergamo, per offrire il suo aiuto come medico volontario all’ospedale Papa Giovanni XXIII. Cosa l’ha spinta? In che situazione operavate voi medici? Ci sono state difficoltà legate a carenze logistiche o a carenze di approvvigionamento di farmaci e presidi?

“Sono partito per Bergamo come medico volontario rispondendo al bando di Regione Lombardia per l’arruolamento di medici da destinare agli ospedali e ai reparti di terapia intensiva, sono partito con la voglia di essere di aiuto e fare ciò che in realtà so fare: il mio lavoro di medico e rianimatore.

In quei giorni, nelle prime settimane, noi medici abbiamo lavorato con una grande tensione, i ricoveri erano tantissimi, continuavano ad arrivare pazienti e i nostri posti, anche se ampliati, erano limitati.

Era una situazione di tensione, di difficoltà e, all’inizio, anche di paura perché non sapevamo cosa fosse il Covid di cui tanto sentivamo parlare. Ricordo bene l’impatto emotivo del primo giorno, tuttavia poi, si sono creati dei bei rapporti tra medici, con gli infermieri e anche vere e proprie amicizie.

Ci sono stati, certo, anche momenti di grande difficoltà legati a carenze logistiche e di approvvigionamento.

Era molto complicato quando finivano i farmaci e i presidi perché a volte si doveva fare il giro delle sette chiese per recuperare un catetere o qualcos’altro che ci serviva, ma devo dire che le abbiamo superate tutte, noi rianimatori siamo resilienti, flessibili, siamo abituati a lavorare sempre al limite e ci sappiamo adattare molto bene alle situazioni, trovando sempre delle buone risorse.”

 

Qualcuno ha scritto che in rianimazione a Bergamo non tutti fossero positivi al tampone ma ci fossero anche casi negativi. Ho aspettato a lungo di intervistarla anche per chiarire questo punto non da poco, a mio avviso, visto che i numeri hanno avuto ed hanno un peso determinante in tutta questa storia. Dunque è vero che non tutti i ricoverati in terapia intensiva erano positivi al tampone? E, se sì, come è possibile? Il test non è affidabile o c’è un’altra spiegazione?

“Nelle rianimazioni Covid i pazienti non risultavano tutti positivi al tampone, sebbene la maggior parte lo fossero, poi abbiamo testato ovviamente anche gli antigeni che confermavano la positività.

Parliamo di marzo e aprile, periodo in cui i tamponi erano meno attendibili di quelli in uso oggi e c’era, effettivamente, la possibilità di avere diversi falsi negativi, ma la clinica che ci trovavamo davanti era sempre comunque molto netta e le immagini radiologiche erano inequivocabili: non poteva che essere Covid.

Poi avevamo la dimostrazione che le nostre cure funzionavano.

Quindi direi che la presenza dei tamponi falsi negativi all’interno dei reparti di rianimazione non ha rappresentato assolutamente un problema nei confronti della gestione clinica della malattia”.

 

Si è sentito dire che le autopsie sulle persone decedute siano state condotte quasi in segreto perché il Ministero della Salute aveva scoraggiato tale pratica, fu così che si è scoperta la vera causa di morte da Covid: non polmonite ma CID, coagulazione intravasale disseminata. Questa informazione che è circolata è corretta? Se le autopsie fossero state fatte fin da subito per ogni decesso (come indicato dalla Società italiana di Anatomia patologica in un documento diramato il 22 marzo) e le informazioni a riguardo fossero circolate prima, si sarebbe potuto evitare un numero così alto di decessi?

“La circolare 08/04/2020 del Ministero della Salute sconsigliava che le autopsie fossero condotte in ambienti non adeguati, cioè in sale autoptiche che non avessero requisiti di sicurezza specifici. Bergamo, Niguarda e l’Ospedale Sacco hanno questi requisiti di sicurezza, pertanto in questi ospedali venivano condotte, all’inizio in misura limitata per una difficoltà oggettiva.

La verità è che le autopsie sono state fatte fin dall’inizio ed è proprio così che è stata scoperta la causa principale di morte che è appunto la CID (la coagulazione intravasale disseminata).

I pazienti in realtà avevano sia la polmonite interstiziale, sia la CID, ma anche altre patologie perché presentavano insufficienza renale, endocarditi, miocarditi, danni neurologici, quindi la presentazione clinica era estremamente variegata.

Le autopsie sono state fatte fin da subito, la CID noi l’abbiamo capita molto presto e di conseguenza l’informazione che è circolata non è proprio corretta, è una narrazione un po’ mitologica del Covid di quei primi mesi: aver fatto le autopsie due settimane prima non avrebbe cambiato l’esito e i numeri in maniera sostanziale”.

 

Si è parlato di ‘terreno fertile’ per lo sviluppo delle conseguenze più gravi dell’infezione da Covid. Cosa avevano in comune i pazienti che sono andati incontro alle complicazioni più serie? Quanto ha influito sul numero dei malati e dei deceduti uno stato pregresso di infiammazione ?

“Oggi è cosa nota che il 95% dei pazienti positivi siano completamente asintomatici, il 5% invece si ammala; parte di questo 5% si ammala in modo grave e una parte ancora più piccola muore.

La mortalità è molto bassa, come è molto basso il numero della morbilità grave.

Generalmente i pazienti che si complicano sono quasi per la maggior parte persone con delle patologie pregresse su base infiammatoria come la sindrome metabolica, l’ipertensione arteriosa e le patologie autoimmuni.

Successivamente questo è cambiato e sono iniziate ad arrivare persone più giovani e poi anche persone con un’anamnesi completamente negativa, poche, ma ci sono anche loro.

Quindi è veramente un virus che può, in certi casi, cogliere alla sprovvista perché, in realtà, nessuno di noi sa quale sia effettivamente il proprio livello di salute, dato che viviamo in un mondo molto inquinato, respiriamo aria, beviamo acqua e mangiamo cibi spesso “avvelenati” quindi, sostanzialmente, nessuno di noi sa quale sia realmente il proprio livello di salute.

Questa purtroppo è la realtà dei fatti”.

 

Al di là del terreno individuale come mai, secondo lei, il nord Italia è stato così colpito? Eventuali altri fattori predisponenti o modalità errate nell’affrontare l’epidemia?

“Non ho idea. È ancora tutto da capire. Possono esserci tante concause: l’inquinamento, la densità demografica della regione, gli spostamenti intensi all’interno del territorio, la presenza di aeroporti internazionali come Malpensa e Orio al Serio. Questo aspetto però purtroppo è ancora qualcosa di poco noto.

Ci sono tante ipotesi da prendere in considerazione, ma nessuna certezza.

Il problema è anche stato quello di aver lasciato totalmente sguarnita e impreparata la medicina di territorio, aver lasciato i medici di base totalmente a loro stessi: si ammalavano, lasciavano i posti vacanti e i pazienti non potevano andare da nessuno, quindi si riversavano negli ospedali saturandoli.

Ma vanno considerati anche i tagli impressionanti alla sanità effettuati nel corso degli ultimi dieci anni, con favoritismi enormi e ingiustificati verso la sanità privata.

Questo impoverimento drammatico della sanità pubblica, purtroppo, ha portato a tutto questo. La scellerata condotta neoliberista applicata alla medicina ha portato a questo dramma”.

 

Il 24 aprile Lei e 32 colleghi, primo firmatario il prof Sestili, ordinario di farmacologia dell’Università di Urbino, scriveste un appello al ministro Speranza perché fosse incentivato l’utilizzo del desametasone in ambito extraospedaliero per frenare la famosa cascata infiammatoria riducendo l’aggravamento della malattia e di conseguenza il numero dei morti. Quell’appello è rimasto senza risposta ma, due mesi dopo, il Regno Unito annunciava al mondo intero che l’utilizzo di questo farmaco poteva avere un ruolo chiave nel salvare vite umane. Il 27 aprile Lei ha anche scritto una mail al Suo ordine di appartenenza rendendosi disponibile a contribuire ad un eventuale tavolo di lavoro per aiutare i colleghi impegnati sul fronte della cura a domicilio. Non solo questa mail è rimasta senza risposta, ma l’Ordine dei medici ha anche avviato un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Come è andata a finire?

“Quello che lei dice è tutto vero, abbiamo scritto questa lettera indirizzata al ministro Speranza, ma è assolutamente caduta nel vuoto.

Successivamente un ampio studio dell’Università di Oxford, studio noto col nome di RECOVERY (Randomized Evaluation of COVid-19 ThERapY), ha dichiarato che l’utilizzo del desametasone in fase precoce può salvare molte vite: noi l’avevamo già detto, ma il nostro appello è stato totalmente inascoltato, gli inglesi sono arrivati due mesi dopo.

Come è andata a finire? Nessuno ci ha mai interpellato, ma ad un certo punto, in uno dei protocolli terapeutici dell’Istituto Superiore della Sanità, che sono assolutamente consultabili e alla portata di tutti, compare come indicazione verde il desametasone.

Questo è successo dopo quel famoso studio inglese.

Penso che almeno il Prof Piero Sestili, primo firmatario dell’appello, avrebbe dovuto ricevere una telefonata con delle scuse da parte di un ministro o del Presidente della Repubblica in un momento di così grave avversità per la Nazione.

Però nessuno l’ha fatto e questo riteniamo che dia veramente il polso della situazione. Non ci sono commenti da fare, se non fare i conti con tanta amarezza”.

 

Oggi cosa dice la clinica? Il Covid è cambiato? L’emergenza è mutata? Le persone possono vivere con più serenità o no?

“A fine settembre le avrei potuto rispondere di sì. Oggi, nel momento in cui le sto rilasciando l’intervista, non ne sono più così sicuro, si è attivata una seconda ondata, anche se per ora con toni decisamente minori rispetto a marzo e aprile.

Il Covid non è cambiato, la clinica ci dice che è esattamente lo stesso.

L’emergenza però è mutata perché lo sappiamo curare meglio, siamo più pronti, tanti medici adesso hanno capito, a differenza di marzo e aprile, che cosa devono fare, stanno agendo bene, c’è stata una gestione condivisa da tanti di noi.

Noi medici ci siamo attivati per fare “comunità” e redigere protocolli terapeutici per le fasi iniziali, cioè quelle più subdole e critiche.

Anche l’utilizzo nei luoghi affollati delle mascherine, sebbene possano avere un ruolo molto limitato, e il lavaggio delle mani, che è stato finalmente riscoperto, sono misure che hanno garantito che il virus si propagasse con più lentezza, ma gli ultimi giorni ci stanno dicendo che il virus è ripartito.

Sostanzialmente, le caratteristiche epidemiche in questo momento sono diverse rispetto a marzo e aprile, ma non sappiamo assolutamente cosa succederà nelle prossime settimane.

Io ragiono da medico e il mio lavoro è quello di curare le persone.

Ho già dei casi di Covid tra i miei pazienti e conoscenti che sto seguendo, quindi quello che dico a tutti in questo momento è: non facciamoci prendere dal panico, ma osserviamo realmente che cosa sta accadendo.

A noi medici clinici è richiesto questo: dire esattamente le cose come sono, senza pregiudizi, presunzione e preconcetti. In base alla nostra osservazione dobbiamo poter raccontare alle persone la verità, attraverso la fotografia del momento e, chiaramente, la nostra esperienza clinica ci deve portare ad una interpretazione ed eventualmente anche ad una previsione.

Lei mi ha chiesto se le persone possono vivere con maggiore serenità.

Rispondo affermativamente perché ci sono le cure, sappiamo curare meglio i pazienti e poi, lo ripeto, la mortalità da Covid è effettivamente molto bassa, così come bassa è la morbilità, quindi se le persone in questo momento adottano uno stile di vita congruo alla situazione attuale, cioè prestano attenzione, possono realmente vivere la situazione con una maggiore serenità, senza farsi prendere dal panico.

In questa fase l’attenzione è fondamentale: il 95% dei contagiati è asintomatico, ma chi può dire con certezza che non sarà incluso nel restante 5%?”

 

La comunicazione è importante e in questi mesi ha indubbiamente contribuito ad alimentare il panico tra le persone stimolando soprattutto ansia. Quali saranno, per quanto riguarda la salute, le conseguenze a medio e lungo termine? 

“Questa grande epidemia parallela di paura e di terrore avrà purtroppo delle conseguenze a lungo temine gravi e impegnative e che avranno effetti maggiori rispetto al virus stesso sia sugli adulti, che sui bambini.

Vediamo già adesso persone che non sono più centrate, ma sono completamente coinvolte nella dinamica della paura.

L’altra epidemia, purtroppo drammatica e anch’essa con conseguenze molto severe e di lunga durata, sarà quella economica”.

 

Alcuni suoi colleghi sostengono che con la mascherina si respira male e si può andare in ipercapnia con rischi di svenimento connessi e che intorno a bocca e naso si può creare una cappa di aria viziata e piena di microbi. Si è parlato, in particolare, anche di rischi dovuti all’utilizzo delle mascherine in età pediatrica. Lei è anche padre, oltre che medico, qual è il suo pensiero a riguardo? 

“Per quanto riguarda i bambini ritengo che l’utilizzo delle mascherine sia assolutamente sbagliato. Questo l’ho sempre detto. Un conto sono i ragazzini, ma i bambini proprio no.

I bambini si esprimono con la mimica facciale, con il pianto, con il sorriso, con il viso e con il contatto: togliere ai bambini questi aspetti significa limitare la loro espressione, il loro essere bambini, è qualcosa di profondo e grave.

I bambini hanno inoltre una fisiologia respiratoria caratteristica e l’utilizzo delle mascherine la influenza moltissimo, quindi i bambini non dovrebbero assolutamente indossare la mascherina, anche perché la sporcano mentre parlano, perdendo muco e la mascherina diventa quindi qualcosa di sudicio, un ricettacolo, un terreno di coltura per batteri opportunisti.

Come dice il prof. Donzelli, c’è il gravissimo rischio di inalare nuovamente i propri virus, quindi di aumentare e amplificare tantissimo la propria carica, questo succede anche per gli adulti.

Allora il mio pensiero in questo momento, e mi riallaccio a quello che dice il prof. Donzelli, è: sì alla mascherina nei luoghi chiusi e affollati, con persone a stretto contatto le une con le altre, no all’uso della mascherina all’aria aperta o per le vie della città, a meno che non ci si trovi in ambienti affollati.

Diversamente, indossare mascherine all’aperto, quando è possibile mantenere delle distanze adeguate, è assurdo e contrario a ogni conoscenza medica”.

 

Attualmente c’è un gran caos sul certificato medico per la riammissione a scuola degli studenti dopo un’assenza per malattia. Secondo il Presidente della  Federazione Italiana Medici Pediatri Paolo Biasci “Non c’è modo di distinguere un’influenza stagionale dal Covid, di conseguenza va eseguito sempre il tampone”. Dal Prof Zuccotti, direttore della Cinica pediatrica dell’ospedale Buzzi di Milano, invece, è arrivato l’avvertimento che l’abuso di tamponi sta facendo danni ai bambini. Davvero per un pediatra non è possibile distinguere tra i sintomi di una normale influenza e Covid? I test salivari potrebbero rappresentare una soluzione efficace e indolore?

“I sintomi iniziali dell’influenza e del Covid sono totalmente indistinguibili, soprattutto nei bambini, e pertanto è molto difficile poter fare una diagnosi differenziale, bisogna affinare molto l’osservazione.

Per evitare un numero esagerato di tamponi ai bambini, già molto tempo fa avevamo proposto di praticare un periodo di quarantena di 10 giorni. Se il bambino, alla fine di questo periodo, non ha febbre né sintomi di alcun tipo, si può considerare che non ha più una carica virale elevata, e quindi non è più infettante ed è guarito, di conseguenza, è possibile evitare di eseguire il tampone.

Questo oggi è stato messo in pratica ed io concordo in pieno con questa condotta.

Sono assolutamente d’accordo anche con il prof. Zuccotti quando ha dichiarato che siamo in presenza di un vero e proprio abuso di tamponi, ma qui purtroppo, da un lato ci troviamo di fronte alla medicina difensiva e dall’altro, ci sono tanti colleghi che sono molto impauriti e hanno perso, in questo momento, la capacità di ragionamento. Molti, ma non tutti.

I test salivari potrebbero essere certamente una soluzione efficace e indolore”.

 

L’utilizzo dei gel disinfettanti può essere pericoloso alla lunga per il microbiota cutaneo? Al di là di un buon lavaggio delle mani con acqua e sapone, ci sono alternative ugualmente efficaci e migliori? 

“Sì, l’utilizzo dei gel disinfettanti può alla lunga essere pericoloso per il microbiota cutaneo.

Sono assolutamente contrario che i bambini usino gel idroalcolici.

La pelle giovane dei bambini si può danneggiare, possono comparire eczemi, ragadi, dermatiti e questo è sicuramente un problema.

Un buon lavaggio con acqua e sapone è la cosa migliore. Inoltre usare gel idroalcolici è totalmente inutile perché i bambini si toccano continuamente gli occhi, la bocca e la mascherina, così che le mani sono come prima di aver messo il gel.

Il gel può essere usato dagli adulti che hanno un’accortezza maggiore, ma soprattutto va usato in ambiente ospedaliero dove poi comunque si indossano i guanti, ma lì è un altro discorso”.

 

Parliamo di prevenzione. I dati presentati in una delle sessioni di apertura del Congresso europeo e internazionale sull’obesità di quest’anno (ECOICO 2020), hanno mostrato la chiara relazione tra l’obesità e la gravità della malattia COVID-19. Dunque è sempre più evidente che, alla base, c’è un precario stato di salute (pregresso al virus) e che, forse, sarebbe opportuno fare informazione per cambiare lo stile di vita e di alimentazione, piuttosto che far credere che distanziamento, mascherine, test, tamponi, vaccini e quarantene possano salvarci. Invece il martellamento dei media è stato, e continua ad essere, su questi argomenti piuttosto che su un approccio più salutogenico.  Almeno questa è la mia opinione. Qual è la Sua dottore?

“Cambiare stile di vita e alimentazione è fondamentale, sono coautore di un libro che parla proprio di prevenzione e ne sto scrivendo uno da solo sempre su questa tematica.

Dobbiamo tornare a fare una medicina realmente preventiva. Se vogliamo innalzare il livello di salute, l’unica possibilità che abbiamo è quella di garantire un terreno che non sia inquinato e che sia il meno possibile suscettibile alle infezioni.

Lavorare sulla prevenzione non è qualcosa in più, ma qualcosa che deve essere considerato primario”.

 

Inevitabilmente in questi prossimi mesi anche una sintomatologia banale creerà un grosso allarme. Quali sono i suoi consigli per fare una buona prevenzione e migliorare l’immunocompetenza di adulti e bambini? 

“Innanzitutto rivolgersi a dei medici che parlino questo linguaggio, che conoscano il problema e ci lavorino quotidianamente.

Ogni persona ha bisogno della propria prevenzione, come della propria medicina.

La prevenzione deve essere individualizzata sulla persona, non si possono dare protocolli generalizzati, il grosso del lavoro deve essere fatto sempre con il paziente di fronte per capire quali sono le sue esigenze e se deve apportare correzioni al proprio stile di vita perché, molto spesso, si deve fare proprio questo.

Pertanto ogni paziente avrà una sorta di piano terapeutico differente.

Ovviamente l’alimentazione è fondamentale per tutti, è necessario avere un’alimentazione disinfiammante che significa: non consumare cibo industriale e raffinato, eliminare le farine raffinate, ridurre il consumo di glutine, ridurre, se non azzerare, il consumo di latte vaccino e  derivati, quindi ridurre anche l’introito di caseina. Dovremo azzerare il consumo di zuccheri. Mangiare molta frutta e verdura biologica, viva e vitale, a chilometro zero vero e certificato. Dovremo lavorare sul nostro intestino per renderlo sano, perché è lì che si generano la maggior parte delle  malattie.

Dovremo lavorare con una terapia probiotica individualizzata, specifica per le singole esigenze.

Dovremo disinfiammare anche con prodotti specifici, come ad esempio la lattoferrina che funziona molto bene o altri prodotti che vanno ad integrare la dieta, ma che hanno anche un ruolo molto importante da questo punto di vista.

Anche lo stimolo attraverso le citochine come insegna la cosiddetta Medicina di Segnale può essere estremamente funzionale per far trovare il nostro sistema immunitario più pronto a fronteggiare un’eventuale infezione e, soprattutto,  meno incline a sviluppare le famigerate cascate citochiniche che generano malattia”.

 

RingraziandoLa per la Sua disponibilità, un’ultima domanda per chiudere questa intervista, Dottor Manera. In questa vicenda durissima che ci sta coinvolgendo tutti ormai da tanto (troppo) tempo, quali sono, secondo lei, le lezioni da imparare e quali gli errori da non rifare? 

“Gli errori da non rifare sono prevalentemente quelli soprattutto legati alla distruzione della medicina del territorio, ma purtroppo questi mesi sembrano non aver insegnato nulla perché ci ritroviamo di fronte ad una medicina del territorio che è ancora molto impaurita e sguarnita.

Gli errori da non rifare sono anche quelli di non considerare la medicina preventiva che, invece, è fondamentale.

Errori sono anche quelli che hanno portato a non considerare anche le voci non ufficiali, le voci non sempre istituzionali che però, magari, hanno anche loro qualcosa di importante da dire e non necessariamente sciocchezze come erroneamente si presume.

La lezione da imparare è che bisogna tornare a una medicina della persona, questa epidemia ce lo sta chiedendo.

Bisogna tornare a una Medicina illuminata che accetti il dialogo, la critica, il confronto, che accetti anche pareri diversi, mettendoli insieme.

Si deve tornare a vedere l’uomo nella sua centralità e non il profitto, non i numeri, non il budget.

La Medicina deve tornare a curare la persona, il medico deve tornare a praticare l’Arte Medica che è l’arte lunga, come la definì lo stesso Ippocrate, Medicina come arte che ascolta.

La Medicina non è una scienza, è un insieme di scienze, è una procedura scientifica, la Medicina è prevalentemente ascolto.

O torniamo a questo tipo di Medicina o altrimenti non saremo più in grado di curare le persone, i medici saranno solo dei professionisti tecnici, molto preparati, ma allontanati definitivamente dal piano umano.

E questa sarebbe sostanzialmente una condanna a morte per la Medicina”.

FONTE: https://valentinabennati.it/covid-19-gli-errori-da-non-ripetere-le-lezioni-da-imparare-2/

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Matteo Castagna a “La Zanzara”: la sodomia e gli atti impuri sono peccati gravi, viva Cristo Re e le sue leggi e voi…convertitevi!

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di Lucia Rezzonico

Giovedì scorso, 22 Ottobre 2020 alle 18.15 circa il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna ha ricevuto un’improvvisa telefonata di Giuseppe Cruciani, il popolare conduttore de La Zanzara, trasmissione dissacrante oltre la goliardia, fatta per provocare e cercare di mettere in grande difficoltà (ovvero massacrare) coloro che vengono chiamati. Non tutti. Perché non è la prima volta che il nostro Matteo viene chiamato da La Zanzara e non è la prima volta che riesce, con la sua indiscussa capacità di ribattere a tono, a girare il tentativo di metterlo in tremenda difficoltà addosso a coloro che provano a metterlo sotto. Anche stavolta, il Sig. Gottardo non è riuscito nel suo intento, nonostante l’amico Cruciani abbia cercato in ogni modo di aiutarlo. Alla fine, l’ultima parola l’ha avuta il nostro Castagna, piacciano o meno i contenuti del suo pensiero (che coincidono con quelle del Magistero Perenne della Chiesa e del Catechismo). Temi della telefonata: le uscite di Bergoglio a gavore delle coppie onosex, la sodomia, il sesto comandamento, la fornicazione, il peccato, la morale cattolica che si scontra con i desiderata del mondo moderno.

Ecco il link alla trasmissione del 22/10/2020: https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/lazanzara#

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