Studio Usa: come trasformare gli asintomatici in malati? Con le mascherine

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di Antonio Amorosi – – Le mascherine, oltre al chiuso, dove è più difficile rispettare il distanziamento fisico, sono obbligatorie anche all’aperto, almeno in Italia. Ma sono davvero fake news le notizie che sostengano che alla lunga facciano male? Che molte volte sono delle false protezioni? Che vadano usate lo stretto necessario? Che all’aperto siano deleterie? E che la vera protezione sia il distanziamento fisico? Tutti problemi apparentemente distinti ma che potrebbero avere più di un nesso.

Se è vero che le mascherine per il viso hanno salvato tante vite durante la pandemia di Coronavirus (le fp2 e le fp3, principalmente, che non a caso sono quelle utilizzare nei presidi ospedalieri) poca attenzione viene prestata sugli effetti collaterali che procurano. Anche le mascherine andrebbero usate con parsimonia, non sono caramelle.

Un recente lavoro della rivista Nature spiega che le mascherine N95 (compatibili con le le nostre fp2-fp3) bloccano un ingresso di agenti per 90-95% e che un team di ricerca internazionale stima che le maschere in tessuto chirurgiche e comparabili siano efficaci nel proteggere chi le indossa per il 67%.

Nella discussione si è inserito il dottor Alberto Donzelli, specialista in igiene e medicina preventiva, ex direttore SC Educazione alla Appropriatezza ed Evidence Based Medicine ASL Milano, per 3 anni è stato al Consiglio superiore di Sanità (organo di consulenza tecnica e scientifica del Ministero della salute italiano), oggi nel CdA e Comitato Scientifico della Fondazione Allineare Sanità e Salute.

Donzelli è un esperto di valutazioni comparative di efficacia, di sicurezza e sul rapporto costo-efficacia delle tecnologie sanitarie in uso nelle cure primarie. Ha scritto anche uno studio pubblicato su Epidemiologia&Prevenzione, rivista dell’associazione italiana di epidemiologia dove spiega come siano “molto sottovalutati”…”gli effetti collaterali”…“sull’uso di mascherine in comunità” e poco si discuta sui “possibili pericoli per chi le indossi a lungo”.

Per il dottore bisogna agire “evitando anche per quanto possibile usi prolungati/continuativi di mascherine all’aperto”.

“Con l’uso della mascherina cosa succede nei polmoni di una persona?”, si chiede Donzelli in un video (che potete vedere alla fine dell’articolo). “Il 95% di quello che emette un soggetto potenzialmente infettivo viene schermato. La domanda cruciale è: dove va a finire quel 95% che viene schermato? Viene in parte reinalato. C’è il rischio che la persona si faccia da sé i cicli di amplificazione, se continua a tenere a lungo questa mascherina. Continuando e reinalare i propri virus (tra cui l’attuale Sars CoV-2, ndr) li può spingere in profondità nei polmoni e negli alveoli dove non dovrebbero arrivare perché nelle vie respiratorie superiori ci sono le difese innate adattative che ‘stendono’ la maggior parte dei germi che noi andiamo a impattare con la respirazione”.

Un pericolo non da poco per chi viene a contatto con il virus e che l’esperto spiega così: “Se arrivano troppi virus negli alveoli polmonari e si moltiplicano senza resistenza, quando arrivano dopo 10-14 giorni gli anticorpi delle difese adattativa invece di trovare poco virus ne trovano una quantità (intendendo grande, ndr) e scatenano una battaglia ma anche creando un’infiammazione altissima. Si nota questo in molti casi di soggetti che dopo un inizio blando hanno un’esplosione infiammazione e un aggravamento”.

Le misure di contenimento della malattia dovrebbero evitare di aggravare “la situazione di un asintomatico ‘imponendogli una barriera’ come la mascherina che rischia di farlo diventare sintomatico avendo spinto in profondità i virus visto che non può respirare liberamente”, dice Donzelli.

A sopporto di questa tesi a settembre è stato pubblicato uno studio di Cdc, l’importante organismo di controllo federale sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America.

Lo studio del Cdc, anche se non testato su numeri estesi di casi, spiega che il 70.6% dei soggetti che si sono ammalati di Sars-CoV-2 indossava sempre la mascherina, il 14.4% la indossava spesso, per un totale dell’85%, mentre solo il 3,9% non indossava mai la mascherina.

Il distanziamento sociale è difficile da mantenere ma andrebbe almeno usato il buon senso nell’uso dei mezzi di difesa dal Coronavirus e non impedire alle persone, dove ci sono le condizioni e non gli assembramenti, di respirare senza mascherine all’aperto.

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Studio USA: Come trasformare gli asintomatici in malati? Con le mascherine

Jole Santelli fu bersaglio dei beceri insulti di Travaglio e Scanzi: “Pirla, irresponsabile, sciagurata”

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Cosa scriveva Marco Travaglio, ma soprattutto, con quali eleganti espressioni si rivolgeva nei confronti di Jole Santelli, la presidente della Regione Calabria morta questa mattina a Cosenza. “Vittoria di Pirla. Il Tar ferma la Calabria sui bar. Ma la Santelli non arretra: ‘É una vittoria di Pirro. Con la mia ordinanza ho aperto il dibattito. Non ho avuto suggeritori”. Le cazzate sono solo sue e se ne vanta”. Il direttore del Fatto Quotidiano, durante il periodo del lockdown, aveva spesso preso di mira la Santelli “colpevole” di non seguire alla lettera le disposizioni del suo Dio politico, Giuseppe Conte. Ed ecco che termini come “pirla” e “cazzate” abbondavano sulle delicatissime labbra del vero Casalino del premier.

Insulti alla Santelli da Marco Travaglio

Attaccare una donna che fa politica riesce meglio se ci si muove in due, a tenaglia. “Un’irresponsabile”: così Marco Travaglio, nel suo intervento settimanale durante “Accordi&Disaccordi”, il talk show politico condotto da Andrea Scanzi, bollava la governatrice della Regione Calabria nel periodo in cui la Santelli aveva autorizzato la riapertura dei bar negli spazi esterni e si era concessa un balletto per strada.

“Devo dire che mentre mi fido abbastanza del governo centrale, quando penso che la sanità pubblica, per legge, non certo per un abuso dei presidenti delle Regioni, è nelle mani di personaggi come la Santelli o tanti altri che abbiamo visto all’opera in questi mesi, tremo – aveva detto il direttore de Il Fatto Quotidiano – perché vuol dire che la nostra salute è legata a questioni di puro ‘culo’, di pura fortuna. Se hai la fortuna di vivere in una regione dove hai un presidente responsabile, un assessore alla sanità responsabile circondato da consiglieri competenti, hai qualche speranza di vita. Se sei nelle mani di sciagurati come tanti ne abbiamo visti, quelli che si fanno chiamare “Governatori” e che si credono i padroni del mondo, io ovviamente mi preoccupo”.

Anche Scanzi pronto a dare addosso alla presidente della Calabria

A Travaglio, ovviamente, si era unito anche il suo compagno di leccate a Conte. “Che bell’assembramento, brava Jole! Sogniamo tutti insieme con questa straordinaria performance danzereccia di Jole Santelli, governatrice della regione Calabria. Assieme ad alcuni dei suoi più stretti collaboratori, ha festeggiato l’elezione della neosindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, munita di coroncina di fiori e definita “principessa” dall’argutissimo speaker. Un bell’assembramento privato in tempo di pandemia, senza mascherina e senza distanziamento, è davvero quel che ci vuole. Brava Jole!”, aveva sentenziato il giornalista del “Fatto” Andrea Scanzi. In realtà l’acredine contro la Santelli nasceva dalla decisione della governatrice di segnalare anche i migranti “positivi” nel consueto bollettino regionale sul Covid.

Un atto razzista, secondo Scanzi. Che non andava troppo per il sottile nell’infliggere alla Santelli la sua scarica di improperi: “Il problema non è neanche la Santelli. Scusatemi, ma ne ho davvero le palle piene di questi alibi sui politici cattivi e gli italiani buoni. Il problema è chi vota questa gente. Mi spiace (tanto) per chi sogna un paese migliore, ma se nel 2020 voti ancora Forza Italia il problema è enorme. E le speranze nulle”.

Nella speranza che il “Fatto Quotidiano” non avesse già un “coccodrillo” della Santelli nel cassetto, quando oggi ha saputo della notizia della sua morte.

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Jole Santelli fu bersaglio dei beceri insulti di Travaglio e Scanzi: “Pirla, irresponsabile, sciagurata”

Terrorizzano i cittadini ma loro improvvisano

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Ma credete davvero che la soluzione universale sia la mascherina? Pensate davvero che quella sia la panacea per fronteggiare la pandemia? Ritenete veramente che la mascherina sia lo spartiacque etico, politico, sanitario e perfino morale per giudicare l’umanità e dividerla in un giudizio universale tra beati e dannati? Sono tra quelli che dicono: usare la mascherina servirà a poco ma è meglio che niente, è un esile argine al contagio e un simbolo di attenzione all’epidemia. Non avendo altri rimedi, meglio che niente. Appena posso me ne libero, ma rispetto le regole.

Però in che razza di civiltà, di paese evoluto, di mondo progredito viviamo se dopo svariati mesi di virus cinese (perché la chiamiamo la spagnola o l’asiatica e non la cinese?) siamo ancora a credere che tutto si risolva come facevano i primitivi: distanziandosi, rintanandosi, mascherandosi, lavandosi le mani e accusando coloro che non lo fanno, augurando loro ogni male? Le vittime della cinese non sono in particolare gli spavaldi, i no-mask o simili; ma si contano tra gli uni come tra gli altri, anche tra i predicatori di mascherine e norme igieniche a oltranza, ci sono perfino ex-ministre della salute che assicurano di aver seguito scrupolosamente tutte le direttive sanitarie; c’è gente di ogni risma e religione, credenti nel virus, devoti della mascherina e non solo negazionisti, atei del covid o minimalisti.

Ma faccio un passo oltre e dico pensando al governo, alle istituzioni, alle task force ridotte a mask force, i commissari e gli apparati del sistema: da mesi la cura è ritorta solo sui cittadini, sembra una sfida tra i singoli e il Male. La popolazione in generale sta osservando i precetti e le limitazioni, ma sul piano strategico e istituzionale, governativo e sanitario che si sta facendo? A svariati mesi dal suo debutto come prima emergenza planetaria, stiamo ancora in affanno coi test, s’impiegano dieci ore e più per un tampone, sapendo che poi devi ripeterlo a breve; gli ospedali sono già al collasso, non bastano tra pochi giorni i posti in terapia intensiva, e così via. Ma si può pensare di fronteggiare la pandemia spostando la terapia, la profilassi, sugli utenti e la virtù delle mascherine, i palliativi e l’isolamento, l’astinenza da ogni festa o assembramento in un modello di ascetismo sanitario di massa? Possibile che tutto sia caricato sulle spalle della gente e nulla sia stato fatto in questi mesi sul piano sanitario, strutturale, organizzativo, preventivo per fronteggiare meglio la seconda ondata, peraltro prevista? A che serve un governo speciale dell’emergenza oltre agli show del premier e al vanto di come siamo bravi noi, che fenomeni ci sono al governo, quando non c’è stata alcuna programmazione e tutto dipende dal comportamento virtuoso dei cittadini? Possibile che a livello governativo l’unico interesse sia il fatturato politico per il governo in carica, la polizza covid per restare al potere grazie al morbo?

Sul piano globale resta poi il mistero della Cina, che vanta zero contagi e nessun ritorno a casa del virus; né si capisce il cammino saltellante del virus che va dal nord al sud, a zig zag; colpisce alcuni paesi più di altri limitrofi, colpisce a macchia di leopardo o meglio “alla ciecata”. Le misure adottate contano poco se si considera che paesi che hanno affrontato in modo diverso si trovano nella stessa situazione e viceversa paesi affini per profilassi, clima o popolazione hanno avuto sorti differenti. Non abbiamo ricavato una regola, anche se in tv ci volevano far credere che il virus colpiva i paesi sovranisti.

Curiosi poi certi governatori nostrani, come il leggendario De Luca: se il virus risparmia la Campania è merito suo e delle sue misure plateali; se ora la flagella, è colpa del virus e del malocchio, che colpa ne ha lui? È ragionevole obbiettare che se non è colpa di chi governa l’ondata nuova di pandemia non era neanche loro merito quando era poco nociva? Quanti guappi di cartone, oltre quelli campani e laziali, usavano sarcasmo verso le regioni più colpite dal virus vantandosi di essere stati più tempestivi ed efficienti; si sono vantati di aver tenuto a bada la bestia quando la bestia dormiva dalle loro parti; ma quando poi la bestia si è svegliata anche da loro, hanno subito dichiarato collasso delle loro strutture sanitarie e della loro assistenza.

Ma che paese civile è sapere con svariati mesi d’anticipo che sta arrivando una nuova ondata, terrorizzare ogni giorno la gente e ammonirla venti volte al dì – non abbassate la guardia! Il virus torna! – e poi non dotarsi di una strategia, pur disponendo di schiere di generali, commissari, guru, presidenti vanterini e medici-scienziati esibizionisti sempre in video; e farsi trovare del tutto impreparati, sprovvisti, spiazzati dal ritorno aggressivo del virus, anche se molto meno letale finora? Tra pochi giorni siamo al collasso, ci dicono; ma in tutti questi mesi oltre a predicare ai cittadini, che avete fatto per attrezzarci alla seconda ondata? Possibile che tutti i doveri e tutti i problemi riguardino noi singoli, spaventati cittadini, a cui è stato inoculato un solo vaccino, il Paurosan, uno psico-farmaco iniettato tramite i canali tv, che è il contrario di un placebo o di un ansiolitico, perché genera l’angoscia, aggrava l’ansia, amplifica la paura di tutto? Possibile che tutto si risolva nelle mascherine e nell’anti-movida e nel tetto alle famiglie (non più di sei), così ci mettiamo a posto la coscienza, non la salute? I governi si possono insediare senza investitura popolare; ma poi torniamo sovrani quando si tratta di assumerci direttamente sulle nostre spalle il peso del virus cinese. Evviva il regime di Zorro, la democrazia mascherata.

MV, La Verità 13 ottobre 2020

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Terrorizzano i cittadini ma loro improvvisano

“Pure i centri sociali chiuderanno alle 24?”

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Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d’Italia, con la massima attenzione possibile, passa al setaccio il nuovo Dpcm appena firmato da Giuseppe Conte e mette in evidenza le contraddizioni delle norme anti-contagio decise dal governo delle quattro sinistre come dimostra un post pubblicato su Facebook che riportiamo integralmente.

Brevi domande che mi vengono leggendo alcune disposizioni dell’ultimo decreto Covid:
1) perché un locale dovrebbe chiudere alle 24 se rispetta tutte le misure per prevenire il contagio stabilite dal Governo?
2) anche i centri sociali dovranno chiudere alle 24 o potranno continuare a violare le regole come fatto finora, perché non pagano le tasse e sono amici del governo?
3) perché possono entrare fino a 200 persone in un teatro ma ai ricevimenti se ne possono invitare massimo 30? La capienza non dovrebbe dipendere dallo spazio che si ha a disposizione?
4)il divieto di assembramento vale anche per i clandestini che arrivano a centinaia stipati su un barcone, e quindi dobbiamo fermare gli sbarchi, o in quel caso le regole non valgono perché non vogliamo rischiare di far perdere fatturato agli scafisti?
5) a quale velocità km/h l’attività motoria diventa attività sportiva? E chi la stabilisce?
6) nel DpCM dello scorso 4 marzo, in pieno lockdown, Conte raccomandava di “usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate”, mentre oggi impone di portarla sempre e comunque. Diceva falsità allora o le dice ora?
Domande semplici che, temo, non troveranno risposte sensate. Dopo nove mesi di poteri speciali e copiose task force i grillopiddini ancora brancolano nel buio. Soluzioni ridicole pensate per devastare interi settori della nostra economia senza risolvere alcun problema. La Misura è veramente colma

DA

https://www.ilsovranista.info/2020/10/pure-i-centri-sociali-chiuderanno-alle.html?m=1

Coronavirus e i cibi proibiti alla dogana. Sequestrate scimmie cotte e iene affumicate: i rischi per l’uomo

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Il più tragico esempio di malattie trasmesse da animali infetti all’uomo (zoonosi) lo stiamo scontando sulla nostra pelle con il Covid-19, e sarebbe ora come suggerisce il professor Wang Linfa, uno dei maggiori esperti mondiali di virus zoonotici – «l’uomo lasciasse stare i pipistrelli». È la terza volta che un virus animale del ceppo dei Coronavirus fa un salto di specie infettando l’uomo. La prima risale al 2002 e il 2003, con la Sars nel Sud della Cina, poi di nuovo nel 2013 con la Mers in Giordania e Arabia Saudita. Fra i pipistrelli e l’uomo, un ospite intermedio: nel caso di Sars un mammifero chiamato zibetto («civet»), che vive nel Sud-Est asiatico, e nel caso della Mers (virus che continua a circolare in Arabia Saudita), il cammello. Ma il problema dei comportamenti umani è più ampio.
Scimmie cotte e iene affumicate in valigia

È domenica 30 agosto, primo volo post lockdown. C’è la necessità di rifornire market etnici e dispense di parenti e amici. Alle 4,30 di mattina 25 passeggeri – provenienti da Lagos (Nigeria), arrivati a Cotonou (Benin), dove poi si sono imbarcati per Addis Abeba (Etiopia), e da lì hanno preso il volo per Roma – atterrano all’aeroporto di Fiumicino con più di dieci bagagli ciascuno. Con i controlli doganali vengono scoperti più di 1.000 chili di alimenti di origine animale: scimmie cotte, iene affumicate, sacchi di bruchi secchi, roditori alla brace, polli arrostiti da giorni, pesce non eviscerato, pesci gatto, lumache giganti e cibi in avanzato stato di decomposizione. Batteri, virus e parassiti contenuti in questi alimenti possono causare seri danni alla salute dell’uomo o diventare vettori di trasmissione di malattie ad altri animali.

Le regole Ue

Proprio per tenere le malattie degli animali fuori dall’Unione europea, la Ue disciplina l’introduzione di scorte personali di prodotti di origine animale e fissa il divieto di import per carne, latte e derivati e altri prodotti di origine animale (reg. Ue 206/2009). Mentre le importazioni commerciali devono essere sottoposte a certificazioni specifiche medico-veterinarie, qui viene regolamentato “cosa” un passeggero può o meno mettere in valigia. L’ingresso di pesce è consentito solo in modiche quantità e se eviscerato.

I rischi per gli animali e per l’uomo

I prodotti Ue rispondono a standard comunitari di sicurezza alimentare e igienico-sanitaria, perché le condizioni di allevamento e di benessere animale sono controllate dai servizi veterinari delle Asl, devono seguire tecniche precise di lavorazioni delle carni e macellazione, tracciabilità e distruzione di eventuali partite con agenti patogeni. Quando vengono scoperte violazioni di questi standard (e avvengono in molti Paesi europei), scattano pesanti sanzioni e sequestri. Combattere dunque il rischio di introduzione di pericolosi agenti patogeni negli allevamenti e nei nostri cibi è uno dei compiti più importanti di tutti gli Stati Ue. Una delle malattie più pericolose per gli animali è il virus dell’afta epizootica: in Gran Bretagna nel 2001 ha causato 12 miliardi di dollari di danni, e abbattuti 6 milioni di capi di bestiame. All’origine un’infezione di suini causata dall’utilizzo di residui di carni importate illegalmente. Oltre ai casi più eclatanti di malattie animali note trasmesse all’uomo (fra cui l’influenza suina e aviaria), occorre ricordare che prodotti crudi, poco cotti o conservati male possono essere la causa di oltre 200 malattie. Fra le più comuni troviamo la Salmonella (presente nell’intestino degli animali, e si può contrarre mangiando cibi crudi o contaminati, in particolare uova, pollame, manzo e maiale); l’Escherichia coli (legata al latte non pastorizzato e alla carne non cotta bene); il parassita della Toxoplasmosi o il virus Norovirus (legato prevalentemente ai frutti di mare).

Le rotte degli alimenti proibiti

Sono 7 le rotte attraverso le quali arrivano in Italia alimenti proibiti nelle valige di singoli viaggiatori. Oltre alla Nigeria, l’Etiopia, con al seguito: spezzatino di manzo e burro speziato in bottiglie di plastica. Il Ghana, con volo in transito via Istanbul, Addis Abeba o Bruxelles: pesce non eviscerato, farine e carni. Il Senegal, con volo in transito via Istanbul o Bruxelles: pesce, semi e farine. Sono tutti cibi importati presumibilmente per essere distribuiti alle comunità locali. Tra i ristoranti etnici, come tutti i ristoranti, c’è chi rispetta rigidamente le norme sanitarie e chi meno. La rotta cinese, da Pechino, Shangai, Wenzhou, in transito da Francoforte, Parigi e Monaco, porta gamberetti, granchi giganti, tartarughe vive, pesce non eviscerato, genitali di cervo, insetti secchi, vongole di fiume, e pollo blu (Silkie chicken), destinati a ristoranti cinesi o giapponesi, oppure rivenduti in market tipici. Anche dal Sudamerica si registrano notevoli arrivi (ora diminuiti per via dell’emergenza sanitaria in corso) di generi alimentari in particolar modo da Perù, Argentina e Brasile (soprattutto per carni, frutta e vegetali), così come dalle Filippine, Thailandia, Bangladesh, Sri Lanka e Pakistan (carni, pesce, frutta, vegetali e insetti).

I sequestri alla dogana

Risultato: nel corso del 2019 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha sequestrato 56,8 milioni di chili di carni (4.297 pezzi); 305,6 milioni di pesci e crostacei, molluschi e altri invertebrati acquatici (51.396 pezzi), 19,9 milioni di prodotti derivati dal latte (3.280 pezzi), e la lista è lunga. Gli alimenti trovati nei bagagli dei passeggeri vengono sequestrati, gettati in sacchi di plastica rigida, sigillati, e poi portati poi in celle frigo che si trovano a bordo pista in attesa dello smaltimento/distruzione.

I farmaci contraffatti

Nelle valigie di passeggeri provenienti dalle stesse rotte viaggiano anche i farmaci. Dalla Nigeria arrivano antibiotici, antinfiammatori, antimalarici, farmaci per la disfunzione erettile (citrato di sildenafil), creme alla lidocaina, creme all’idrochinone (con effetto sbiancante). Dal Ghana: antibiotici, antinfiammatori, antimalarici e ancora creme all’idrochinone che arrivano anche dal Senegal. Dalla Cina: analgesici, farmaci antidiabetici (ipoglicemizzanti), gastroprotettori per lo stomaco, epatoprotettori, antibiotici, antinfiammatori, farmaci per la disfunzione erettile, strumenti per agopuntura, acido ialuronico e relative siringhe. Anche in questo caso sono destinati ai market tipici delle comunità locali.

Si tratta di medicinali privi delle autorizzazioni Aifa e Ministero della Salute necessarie ai fini della commercializzazione sul territorio nazionale (reg. Ue 219/2006). Le diverse tipologie hanno tutte un comune denominatore nella scarsa qualità e sicurezza, poiché sia la produzione che la distribuzione non avvengono in conformità agli standard previsti dalle norme e possono provocare gravi danni alla salute del consumatore fai da te. Nel 2019 ne sono stati sequestrati 511 chili per 1,1 milioni di pezzi.
dataroom@rcs.it

DA

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/coronavirus-cibi-proibiti-dogana-sequestrate-scimmie-cotte-iene-affumicate-rischi-malattie-uomo/6cb8beae-0d7d-11eb-ab2b-0d1500572ae8-va.shtml

Lega, Borghi: nuovo Dpcm? Troppa leggerezza nel valutare le ripercussioni economiche

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Claudio Borghi, deputato leghista ed ex presidente della Commissione Bilancio alla Camera, intervistato da Sputnik Italia, critica le misure del governo: “Troppa leggerezza nel considerare le ripercussioni sull’economia”. E sullo scontro con Gualtieri rivendica: “È ignorante, voleva affrontare la crisi con 3 miliardi, ce ne sono voluti più di 100”.

“C’è troppa leggerezza nel considerare le ripercussioni di certi provvedimenti sull’economia, io dico che si muore anche di fame”. Commenta così Claudio Borghi, deputato leghista ed ex presidente della Commissione Bilancio alla Camera, intervistato da Sputnik Italia, le misure restrittive che il governo vara per contenere l’epidemia di Covid. Economista “eurocritico” del partito di Matteo Salvini, ieri è stato protagonista di un duro j’accuse al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

– È finito nell’occhio del ciclone per aver dato dell’’ignorante’ al ministro durante la sua dichiarazione di voto per la fiducia sul decreto agosto, approvato ieri in Parlamento…

– Gli ho dato dell’ignorante perché innanzitutto tecnicamente lo è nella materia, visto che è laureato in Storia. E poi questo è un fatto di cui abbiamo anche la prova provata, visto che siamo di fronte ha una situazione che ha richiesto finora cento miliardi e poi ne richiederà altri quaranta e lui all’inizio pensava di cavarsela con tre miliardi, nonostante tutti gli dicessero che quella cifra lì era assolutamente ridicola per tenere in piedi un sistema economico che stava venendo giù. Vuol dire che si è sbagliato tutto dall’inizio.

– In che modo?

– Il decreto agosto è il centesimo miliardo speso malissimo, già il solo il fatto di dilazionare i fondi in tante tranche ha comportato il venir meno di fiducia degli italiani. Se la stessa cifra fosse stata promessa all’inizio tanta gente avrebbe vissuto questo periodo in modo migliore. Invece, per evitare di andare a pietire in Unione Europea una cifra molto alta temendo di risultare eccessivi, come se ce li dessero loro questi soldi che arrivano dai titoli di stato italiani acquistati dalla Banca Centrale, il risultato è che tanta gente continua a vivere con un orizzonte temporale brevissimo e una conseguente angoscia.

Il fatto di rinnovare la cassa integrazione di due mesi in due mesi è distruttivo per la psicologia della gente e anche per i consumi. Poi uno si stupisce se i dati di Banca d’Italia indicano che c’è un grande aumento del risparmio, c’è un aumento del risparmio perché, non essendoci certezze da parte del governo, la gente non spende e quindi non c’è denaro in circolazione.

– Invece in Commissione bilancio, dove ieri sono state approvate le linee guida del Recovery Fund, vi siete astenuti…

– La votazione non era pro o contro il Recovery Fund ma su quello che si potrebbe fare se arrivassero i soldi. La relazione dice tante cose belle, parla di come migliorare le infrastrutture, incentivare la ricerca, far ripartire la scuola: non si può votare contro il fatto che sarebbe bello migliorare tutto questo. Siamo favorevoli a fare le cose, ovviamente, ma nella relazione non c’è una cifra, non c’è un numero, non c’è una data e quindi diventa una cosa equivalente ad una lettera a Babbo Natale.

– Quindi siete ancora contrari all’utilizzo dei fondi che arrivano dall’Ue?

– Già il fatto di aspettare questi soldi mette dalla parte del torto i sostenitori del Recovey Fund, visto che potremmo avere cifre molto più alte con il miglior canale possibile di finanziamento che è quello del debito comprato dalla Banca Centrale, quindi non si capisce perché noi dovremmo anche solo volerli questi soldi. È meglio che l’Italia non accetti il Recovery Fund, è uno strumento dannoso. Anche riguardo la parte a fondo perduto è intermediata dall’Ue, vuol dire che sono soldi che paghi e dall’altra parte ti vengono restituiti, ma con le condizioni di utilizzo, preferisco non pagarli e utilizzarli come meglio credo io i soldi.

– Per cui, se saltassero i negoziati in Europa non vi dispiacerebbe?

– Sì, sarei contento perché penso che sia uno strumento sbagliato e che non perderemmo neppure un centesimo di questi soldi: come è dimostrato dagli scostamenti di bilancio e dal decreto agosto, possiamo procurarci le stesse cifre senza dover sottostare a condizioni, o peggio ancora a debiti che hanno caratteristiche di credito privilegiato, con la Banca Centrale che continua ad acquistare titoli di Stato garantendo rendimenti bassissimi e i tassi inferiori in tutta la nostra storia. Questo è quello che noi avevamo proposto dall’inizio. Oggi il Recovery Fund lo stiamo ancora aspettando e nel frattempo ci stiamo finanziando così, con quella che è la maniera migliore possibile. Vuol dire che avevamo ragione.

– Dal governo sta per arrivare una nuova stretta per limitare la diffusione del Covid. Cosa pensa di queste nuove misure, che impatto avranno sull’economia del nostro Paese?

– A me sembra che ci sia troppa leggerezza nel considerare le ripercussioni sull’economia, io dico che si muore anche di fame. I fanatici della chiusura spesso e volentieri sono molto sicuri del proprio reddito, pensionati, impiegati statali, gente che la fa un po’ facile. Dall’altra parte, invece, abbiamo milioni di artigiani, commercianti, e così via, per cui questo clima di incertezza si sta rivelando un disastro.

– Teme un ulteriore effetto negativo sui consumi?

– Certo che lo avranno. A fronte del fatto, poi, che non mi sembra ci siano state enormi differenze in giro per il mondo fra chi ha attuato determinate misure e chi non le ha attuate. Magari mi sbaglio, ma stando ai numeri, alla fine dei conti, non c’è stata molta differenza tra chi ha deciso di chiudere tutto subito e chi ha attuato misure molto più blande.

– Pensa che il lockdown della scorsa primavera sia stato inutile?

– Alla fine, dobbiamo usare due parametri: quello dei morti e quello del Pil. A me sembra che stiamo messi male in tutti e due i campi. Nonostante abbiamo optato per le misure più severe con una conseguente caduta del Pil terribile – il mondo ha una recessione del 4 per cento e noi dell’11 – i dati ci dicono che abbiamo avuto più morti per milione di abitanti della Svezia. Forse viene da pensare che queste misure non abbiano un risultato poi così importante da giustificare il loro impatto economico.

– Come giudica il ruolo delle istituzioni finanziarie europee in questa fase?

– La Banca Centrale Europea sta facendo il minimo indispensabile, annunciando acquisti di titoli, anche se in misura non illimitata. Anche da parte della Bce, questo mettere un tetto alzando poi progressivamente la cifra ha dato un senso di incertezza che si poteva evitare. Diciamo che per l’Italia era partita molto male, vi ricordate la frase di Christine Lagarde sugli spread? Evidentemente il fatto che anche a Parigi ci fosse qualche problemino ha fatto cambiare rotta alla presidente della Bce.

DA

https://it.sputniknews.com/intervista/202010139651321-lega-borghi-nuovo-dpcm-troppa-leggerezza-nel-valutare-le-ripercussioni-economiche/

Nella Chiesa modernista incoerenza tra testi che cercano di frenare l’omosessualismo e quanto invece si vive!

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Continuando nelle nostre riflessioni sull’omosessualità e l’omosessualismo penetrati nella Chiesa modernista, una cosa evidente è l’incoerenza che si registra tra i documenti (che cercano di ostacolare l’espansione dell’omosessualismo tra i chierici) e quanto fanno in pratica o dicono in pubblico certi ministri ordinati.

L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, che mira “a promuovere un’adeguata formazione integrale dei futuri sacerdoti”, ricorda a proposito dell’ammissione o meno al Seminario e agli Ordini sacri dei candidati che hanno tendenze omosessuali profondamente radicate che “dal Concilio Vaticano II ad oggi, diversi documenti del Magistero – e specialmente il Catechismo del 1992 (nn. 2357-2358) – hanno confermato l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità”.

Infatti, il Catechismo “distingue fra gli atti omosessuali e le tendenze omosessuali. Riguardo agli atti, insegna che, nella Sacra Scrittura, essi vengono presentati come peccati gravi. La Tradizione li ha costantemente considerati come intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale. Essi, di conseguenza, non possono essere approvati in nessun caso”.

Per quanto riguarda le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, “sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova. Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare. Alla luce di tale insegnamento […] la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale”.

Monsignor Nicola Bux ha definito l’inclinazione omosessuale “un’espressione della lobby omosessuale e non della morale cattolica” ed ha aggiunto che “l’orientamento sessuale non esiste” perché “Dio ha creato l’uomo e la donna. O Dio è il fondatore supremo dell’ordine nella creazione, mentre il peccato dell’uomo crea disordine, oppure l’ordine oggettivo non esiste e tutti sono liberi di interpretarlo come meglio credono. Se nella Chiesa, l’insegnamento che Dio ha creato una natura chiaramente definita, fatta del maschile e del femminile, dovesse essere abbandonato, e se si riducesse a parlare di ‘orientamento’, un principio fondamentale della verità cattolica verrebbe meno”.

E sullo all’inclinazione omosessuale il n. 3 della Lettera Homosexualitatis problema ha affermato che anche “la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé un peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata”.

Parole chiarissime che, evidentemente, a volte (o spesso?) non sono state tenute in grandissima considerazione, considerando i casi di alcuni sacerdoti che, in varie zone del mondo, hanno sbandierato la loro omosessualità nel corso del loro ministero sacerdotale, con grave scandalo dei fedeli.

L’elenco è lungo e basta consultare i risultati di Google sull’argomento per accorgersene!

Vi segnaliamo, per esempio, il caso di padre Pierre Valkering che ha pubblicamente ammesso di avere relazioni omosessuali, di consumare materiale pornografico e di visitare luoghi di incontro per omosessuali (come saune gay e dark room). Nel 2016, Valkering ha donato a Papa Francesco uno dei suoi libri contenenti omelie funebri sul tema dell’omosessualità e desiderava partecipare al Gay Pride di Amsterdam con un carro che avrebbe dovuto rappresentare la parrocchia (vedi https://www.lifesitenews.com/blogs/flagrant-pro-lgbt-priest-suspended-only-after-publicly-boasting-about-homosexual-exploits). Alcuni giorni prima di quella parata omosessuale del 2016, Valkering aveva fissato un’immagine del suo incontro con papa Francesco e l’arcobaleno visibile sulla copertina del libro, sopra l’ingresso principale della sua chiesa parrocchiale, la Vredeskerk di Amsterdam, con parole di “benvenuto” per i visitatori Lgbt. Mentre lo stendardo era attaccato, curiosamente nel mese di novembre 2016, alcune parti del tetto della torre della chiesa si schiantarono a terra durante una tempesta e l’edificio fu temporaneamente chiuso (vedi https://www.lifesitenews.com/news/gay-priest-says-hes-on-a-mission-from-pope-francis-to-reach-out-to-homosexuals?utm_content=buffer795d6&utm_medium=CRC%2B%20Buffer&utm_source=facebook&utm_campaign=CRC). Inutile sottolineare che Valkering, in un’intervista dell’agosto 2018, ha criticato le dichiarazioni del cardinale Raymond Burke sul legame tra omosessualità e abusi sessuali nella Chiesa e aveva denigrato lo stile di Papa Benedetto dicendo che era tempo di un nuovo Papa che avrebbe permesso alle persone di “raccontarsi a vicenda del modo in cui vivono, sia all’interno della Chiesa che all’esterno”.

L’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica che abbiamo visto stabilisce che “la chiamata agli Ordini è responsabilità personale del Vescovo o del Superiore Maggiore. Tenendo presente il parere di coloro ai quali hanno affidato la responsabilità della formazione, il Vescovo o il Superiore Maggiore, prima di ammettere all’Ordinazione il candidato, devono pervenire ad un giudizio moralmente certo sulle sue qualità. Nel caso di un dubbio serio al riguardo, non devono ammetterlo all’Ordinazione”.

Evidentemente questo controllo in diversi casi è mancato, è stato superficiale o, peggio ancora, è stato superato con l’inganno, vale a dire la persona che mirava al sacerdozio ha occultato la sua condizione.

“Il discernimento della vocazione e della maturità del candidato è anche un grave compito del rettore e degli altri formatori del Seminario”, aggiunge il documento. “Prima di ogni Ordinazione, il rettore deve esprimere un suo giudizio sulle qualità del candidato richieste dalla Chiesa. […] Nei colloqui con il candidato, il direttore spirituale deve segnatamente ricordare le esigenze della Chiesa circa la castità sacerdotale e la maturità affettiva specifica del sacerdote, nonché aiutarlo a discernere se abbia le qualità necessarie. Egli ha l’obbligo di valutare tutte le qualità della personalità ed accertarsi che il candidato non presenti disturbi sessuali incompatibili col sacerdozio. Se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’Ordinazione”.

Come mai, in certe situazioni, questo non è successo?

Perché certi candidati, considerando che sono i primi responsabili della loro formazione, non si sono offerti “con fiducia al discernimento della Chiesa, del Vescovo che chiama agli Ordini, del rettore del Seminario, del direttore spirituale e degli altri educatori del Seminario ai quali il Vescovo o il Superiore Maggiore hanno affidato il compito di formare i futuri sacerdoti”, mostrandosi così gravemente disonesti, avendo occultato la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione?

Perché hanno mostrato un atteggiamento così inautentico che “non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale”?

Se da un lato gli stessi candidati al sacerdozio hanno mentito sulle loro reali intenzioni, è anche vero che “i Vescovi, i Superiori Maggiori e tutti i responsabili interessati” forse non hanno compiuto “un attento discernimento circa l’idoneità dei candidati agli Ordini sacri, dall’ammissione nel Seminario fino all’Ordinazione”, forse non hanno vigilato perché le norme di questa Istruzione fossero osservate “fedelmente per il bene dei candidati stessi e per garantire sempre alla Chiesa dei sacerdoti idonei, veri pastori secondo il cuore di Cristo”.

Forse, ed è un fatto estremamente grave, alcuni vescovi hanno volontariamente promosso la concezione orizzontale e mondana del sacerdozio, hanno rinunciato alla centralità di Dio, hanno messo la fede in secondo piano, rendendola inutilizzabile, sostituendo il primato di una vita per e secondo Dio con i “dogmi” dell’apertura al mondo, del relativismo e del soggettivismo. 

Molti vescovi hanno dimenticato di applicare il Diritto Canonico, quelle norme che mirano a proteggere l’obiettività della nostra relazione con Dio. La legge protegge la fede e i vescovi hanno il dovere e l’obbligo di difendere il deposito della fede cattolica. 

La gnosi omosessualista che si sta diffondendo nella Chiesa è dovuta, tra i vari motivi, anche ad una crisi di autorità nella Chiesa. 

Quei pastori che rifiutano di punire i teologi e i chierici eretici, cioè quelli che insegnano dottrine contrarie alla oggettività della fede o che si rifiutano di punire i chierici colpevoli di pratiche contrarie alla castità, sono prigionieri di una forma distorta di “garantismo”, e finiscono così per assecondare l’ideologia del soggettivismo (l’idolatria del soggetto), del soddisfare ogni desiderio, ogni intenzioni soggettive, ogni circostanza, arrivando così ad aumentare il potere dei carnefici!

Quei vescovi, o sacerdoti, che in molte nostre diocesi e parrocchie, giocano con la fede dei fedeli, o con la loro vita morale, contando sull’impunità, esprimono il vero clericalismo, quello del rifiuto della punizione, quello della negazione dell’oggettività della fede e della morale.

A causa della mancanza di una sana e solida educazione in certi educatori si è arrivati anche a paradossi davvero incredibili. È il caso di quegli eterosessuali che sono stati espulsi dai seminari da certi formatori, più o meno gay, che proteggevano seminaristi palesemente gay!

Per non parlare di alcuni seminaristi omosessuali, come ha spiegato don Ariel S. Levi di Gualdo in “E Satana si fece Trino. Relativismo, individualismo, disubbidienza: analisi sulla Chiesa del terzo millennio” (Bonanno Editore, Roma 2011, p. 195 e p. 216), “che negli anni Settanta e Ottanta capeggiavano all’interno dei seminari la pia confraternita, oggi sono vescovi, ed appena divenuti tali, per prima cosa si sono circondati di soggetti affini, piazzati sempre e di rigore in tutti i posti chiave delle diocesi, seminari inclusi, proteggendosi e riproducendosi tra di loro […] estetizzando vuotamente la fede e omosessualizzando la Chiesa”.

 

Leonardo Motta

I partigiani non vogliono il parco in memoria di Norma Cossetto, violentata e poi uccisa nelle Foibe

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“Per l’Anpi intitolare un parco alla Medaglia d’Oro Norma Cossetto, violentata e infoibata dai partigiani di Tito perché italiana, è bullismo”. Roberto Menia, responsabile dei dipartimenti italiani all’estero di Fratelli d’Italia, denuncia così su Twitter il post pubblicato dalla pagina dell’Anpi Pescara.

“L’intitolazione dei giardini di piazza Italia a Norma Cossetto – si legge sulla pagina sul post dei Partigiani pescaresi – rappresenta l’ennesimo atto di “bullismo politico” dell’amministrazione comunale di Pescara, che si inserisce nella strada già tracciata da altre discutibili “iniziative culturali” tese a riabilitare un passato di cui c’è poco da gloriarsi”.

da

https://www.iltempo.it/politica/2020/10/08/news/norma-cossetto-foibe-parco-alla-memoria-roberto-menia-partigiani-pescara-24817438/

La fabbrica del consenso economico

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di Thomas Fazi

Fonte: Thomas Fazi

Per capire come la teoria economica mainstream, costruita e riprodotta nei circoli intellettuali e accademici, viene veicolata, mediaticamente, nella cultura di massa, dobbiamo prima fare una breve premessa su come funziona la propaganda nei moderni regimi occidentali cosiddetti liberal-democratici (cioè nei regimi in cui, per intenderci, vigono elezioni a suffragio universale, libertà di associazione e libertà di stampa).
In questi paesi la propaganda assume forme ben diverse da quelle che solitamente assume nei regimi non democratici – cioè in cui non vigono le condizioni di cui sopra –, dove tendenzialmente esiste un controllo top-down diretto e pressoché assoluto del flusso di informazioni che arriva ai cittadini, tanto tramite i media ufficiali (che perlopiù sono direttamente sotto il controllo del governo) quanto, oggi sempre di più, tramite i social network e persino i sistemi di chat. Pensiamo per esempio alla Cina.
Ora, un tale livello di controllo – ma soprattutto un controllo così esplicito dell’informazione – sarebbe ovviamente considerato inaccettabile nei paesi occidentali (almeno per ora). Dunque in Occidente, in particolare in seguito all’ascesa della comunicazione di massa nel secondo dopoguerra – e quindi al progressivo proliferare delle fonti di informazione “indipendenti” (cioè non soggette a controllo  governativo, diversamente dalla televisione pubblica, per esempio), che oggi con internet tendono praticamente all’infinito –, le élite politico-economiche occidentali sono dovute ricorrere a strategie alternative per assicurarsi un controllo sulla narrazione pubblica (controllo che – attenzione – è ancora più fondamentale nei regimi democratici, proprio perché in essi esiste effettivamente il rischio che possa essere eletto un governo ostile agli interessi delle élite).
Ora, ovviamente il modo più semplice per fare ciò è assicurarsi la proprietà, da parte dei principali gruppi di potere economici, dei principali mezzi di informazione – formalmente “liberi” e “indipendenti”. L’Italia da questo punto di vista è una caso da manuale. Non c’è solo l’esempio di Berlusconi-Mediaset, che conosciamo tutti. Se guardiamo alla carta stampata, vediamo che tutti i principali giornali sono essenzialmente controllati da un manipolo di potentati economici:
– (1) la famiglia Agnelli, che tramite una holding finanziaria olandese (Exor) possiede la Repubblica, L’Espresso, HuffPost, La Stampa, Il Secolo XIX, Limes, MicroMega ecc.;
– (2) il Gruppo Rizzoli (controllato per la maggior parte da Urbano Cairo), che possiede il Corriere della Sera);
– (3) i Caltagirone, la famiglia di costruttori romani, che possiedono Il Messaggero, Il Mattino, Leggo e il Gazzettino;
– e (4) Confindustria, che possiede il Sole 24 Ore.
In breve, un mezza dozzina di famiglie – una parte importante di quella che potremmo a tutti gli effetti definire l’oligarchia italiana – controlla quasi tutta l’informazione “ufficiale” – e, lo ribadiamo, formalmente “libera” e “indipendente” – del nostro paese. Ora, che la proprietà di questi organi di informazione non abbia una finalità prettamente economica (anzi, sappiamo che l’informazione cartacea rende sempre meno), ma piuttosto una finalità politica mi pare lapalissiano. Continua a leggere

L’ipocondria di Stato

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QUINTA COLONNA (grassetti nostri. Articolo che il “Circolo Christus Rex- Traditio” condivide in pieno)

di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Il virus c’è e nessuno ce lo può togliere di mezzo, né i medici né i politici né i negazionisti.

Il contagio sale, come era del resto previsto, e nessun può negarlo. Però accanto alla realtà c’è la sua interpretazione, c’è la politica fondata sul virus, la politica che campa sul virus e spera nel virus. Potremmo chiamarla politicovid, ed è adottata da governi, media, campagne elettorali. Oltre la realtà della pandemia c’è l’iperrealtà del suo uso politico.
Di che si tratta? Di una partita doppia, anzi cornuta: da una parte siamo alla somministrazione controllata dell’Ipocondria di Stato e dall’altra siamo all’uso iettatorio della malattia, come anatema politico-sanitario, giustizialismo del malaugurio, malocchio, ordalia o giudizio divino del nemico odiato.
Spieghiamoci meglio. I contagi sono in crescita, non solo da noi, e già si sapeva che sarebbe successo in autunno. Non sono nostradamus ma le prime pagine di questi giorni me le aspettavo da mesi. L’uso politico del contagio precede e amplifica il contagio stesso.
I numeri servono per giustificare un lockdown strisciante, una psico-quarantena permanente e per imbavagliarci in tutti i i luoghi a tutte le ore, per farci vivere sotto schiaffo della calamità permanente e dunque con la paura e il bisogno dello Stato salvatore. I numeri e i casi servono a giustificare il protrarsi di uno stato d’emergenza che altri paesi anche più inguaiati del nostro non sentono la necessità di proclamare. Se c’è da prendere le misure si prendono, basta essere pronti e preparati; non c’è bisogno di stabilire per legge i pieni poteri speciali al governo per uno stato d’emergenza che così protratto e accompagnato da campagne terroristiche, va ben oltre i limiti temporali e sostanziali dello stato d’eccezione.
È grottesco che si diffonda il panico gridando ai megafoni di mantenere la calma. Pericolo pericolo!, i letti negli ospedali si esauriranno, il morbo dilaga, focolai dappertutto, attenzione, timore e terrore, isolamento. Però, vi raccomando, mantenete la calma. Ormai abbiamo capito come tradurre quel mantenete la calma: tutti col guinzaglio e la museruola, mantenete lo status quo, non pensate a destabilizzare, tenetevi stretti il governo in carica, ubbidite al potere politico-sanitario, senza obiezioni; anche voi medici, guai se con seri argomenti osate dubitare per esempio degli obblighi vaccinali: sarete rimossi, denigrati, cancellati.
Il risultato complessivo è quel che dicevo: l’ipocondria di Stato, una specie di patofobia di cittadinanza, somministrata agli italiani da istituzioni e media. Intendiamoci, nessun uomo di senno può sognarsi di negare la realtà dei contagi; si può perfino pensare che non sia frutto del caso e della scalogna ma vi sia qualche responsabilità perfino qualche volontà. Qui come in Cina. Si può arrivare a pensare – ma non a sostenere se non hai prove fondate – che questi guai vengono per metà dalla (s)fortuna e per metà da fattori umani, parafrasando Machiavelli. Ma negare l’esistenza del covid e rifiutare ogni misura precauzionale è andare contro la realtà e l’evidenza.
Però l’amplificazione ossessiva, il pestaggio mentale che subiamo da più di sette mesi sta avvelenando la nostra vita, mettendola sotto scorta e in naftalina, negandoci a ogni socialità, ogni evento, ogni viaggio. La realtà c’è ma la sua interpretazione ingigantita ci sta rendendo ipocondriaci.

Qui scatta l’uso etico-politico della malattia: vedete Johnson, Bolsonaro, Trump o Briatore e Berlusconi? Erano quelli che sottovalutavano il morbo e la profilassi, o peggio, accusati di negazionismo, erano quelli dell’immunità di gregge, ecco gli sciagurati, se la sono cercata. Non capisco perché a questo proposito si cita Johnson e non si cita il governo progressista della Svezia sulla stessa linea dei britannici, anzi hanno proseguito ad oltranza, con risultati non tragici ma nella media europea. Ma Boris è conservatore, dunque è irresponsabile…
Si usa politicamente la malattia per biasimare Trump e i sovranisti, ma si accusano gli stessi di uso politico quando osano accennare alle responsabilità cinesi nei ritardi, le omissioni, la propagazione e poi lo sfruttamento del virus. Si può associare il covid ai sovranisti ma guai ad associarlo al regime comunista cinese, dal cui paese pure è partito.
Ogni notizia di sovranisti “positivi” è accompagnata da una ola di euforia e un commento implicito o a volte esplicito: se la sono cercata, l’hanno meritata, “ben li sta”. Ai negazionisti si oppongono i punizionisti: è il Signore, è l’Angelo sterminatore, è la provvidenza che punisce i colpevoli. Ecco i riti wodoo degli intellettuali e delle megere nigeriane o il sorrisino compiaciuto di chi gode per la punizione degli atei o scettici di dio covid. Ben gli sta. Ma ecco soprattutto la speranza: ciò che non fanno i popoli, ciò che non è riuscita a fare la magistratura, ora lo può fare il virus. Togliere di mezzo i sovranisti. Benedetta malattia, il covid sia lodato. Sarebbe facile dimostrare che gli atteggiamenti spavaldi di Trump risalgono a prima che l’onda investisse gli Stati Uniti; dunque nonostante usi da tempo le precauzioni, si è beccato solo ora il covid, non allora. Ed è azzoppato in campagna elettorale. Biden è una mezza sega, non regge il confronto; ci vuole qualcosa di più strong, magari un bel virus, visto che non bastano le inchieste giudiziarie, sessuali, finanziarie.
Ai tempi del comunismo l’avversario veniva eliminato fisicamente. Ai tempi del postcomunismo l’avversario veniva eliminato per via giudiziaria. Oggi l’eliminazione del nemico avviene per via sanitaria, per una malattia di cui è accusato lo stesso malato. Ecco l’uso politico del covid: da una parte per tenere i popoli sotto ipocondria e dall’altro per tenere i nemici sotto malattia.
È falso negare i rischi del contagio ma è altrettanto falso negarne l’uso politico.

Covid, De Luca continua lo show. Ma gli ospedali campani sono quasi al collasso

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Segnalazione di Antonio Amorosi

Coronavirus. I nodi del sistema sanitario campano. Medici, dirigenti e infermieri ci spiegano perché sono sempre in emergenza. Un problema strutturale…

di Antonio Amorosi

Il nodo segreto del sistema sanitario campano, la regione attualmente con maggiori contagi da Coronavirus. Ne abbiamo parlato con alcuni dirigenti sanitari: medici, dirigenti e infermieri locali. Ci hanno raccontato perché accade quanto stiamo vedendo nelle tv nazionali. Perché le ore di fila per poter fare un test o i tamponi a Napoli, i cittadini in attesa per giorni (molte volte ammalati), strutture intasate e al collasso.

Il Coronavirus ha messo alla prova il sistema sanitario nazionale, le strutture ospedaliere di molte regioni, la classe dirigente sanitaria, figuriamoci quelle più fragili, come la Campania dove tutti i nodi vengono al pettine.

In queste ore la reazione del governatore “sceriffo” Vincenzo De Luca è stata vietare ai medici pubblici di parlare con i giornalisti, per raccontare l’andamento della pandemia. Un argine fragile ad una sanitaria debole che sembra avere regole particolari.

I cittadini chiedono allo Stato e ai governatori di agire razionalmente, anticipando quanto si sa possa accadere con l’avanzare dell’inverno. Ma è difficile succeda in Campania dove si vive in continua emergenza. Ecco perché.    Continua a leggere

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