Sole e acciaio: il valore eterno del testamento di Yukio Mishima

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Roma, 25 nov – Era il 25 novembre 1970 quando lo scrittore giapponese Yukio Mishima occupava il palazzo del ministero della difesa di Tokyo e dal balcone arringava con un proclama i militari riunitisi lì fuori. Protestava contro la la smilitarizzazione del paese per mano americana e la distruzione dello spirito dei samurai dell’eterno Giappone che stava seguendo invece l’infatuazione per la prosperità economica a discapito dei valori incarnati nella figura dell’Imperatore, figlio della dea del sole. Rientrato nel palazzo, compì il suicidio rituale del seppuku squarciandosi il ventre con la sua katana e venendo decapitato da uno dei quattro uomini che lo avevano accompagnato, membri del gruppo paramilitare creato due anni prima come comunità eroica nella solidarietà estrema della morte.

Il suo fu un gesto studiato negli ultimi dieci anni di vita che va inteso come rigetto della mera vita biologica nell’abnegazione guerriera e che va contestualizzato. Per questo è importante leggere il suo testamento spirituale Sole e acciaio, scritto nel 1968 come “forma intermedia tra la confessione e la critica”, dove viene messa a nudo quell’anima purissima che incontrò la spada nell’alchimia di arte, letteratura, culturismo e Tradizione quale principio imperituro al divenire.

Mishima nella notte del pensiero tra Oriente e Occidente

La notte della riflessione è il momento per comprendere di dover scolpire il suo corpo sulla bellezza ideale del pensiero. Un forte estetismo il suo, che manifesterà dopo aver “rincontrato” il sole.

Il sole quale principio superiore

Il sole per Mishima era sempre stato legato alla disfatta giapponese del 1945, avendo “brillato sul sangue che sgorgava incessantemente dalle carni” dei giovani soldati morti. È nel 1952, in occasione del suo primo viaggio all’estero, che riuscì a cogliere “il principio che avrebbe voluto seguire sopra ogni altro”, quel sole che abbronzandogli la pelle gli impresse il marchio di appartenere a un’altra razza e che lo stimolava a “trascinare il pensiero fuori dalla notte delle sensazioni viscerali, fino al rigonfiamento dei muscoli fasciati da una pelle luminosa”. Quello che farà con l’acciaio del bilanciere e dei pesi. Le pagine di questo piccolo libro sono pregne di bellezza nella loro capacità di fornire all’indole intellettuale lo stimolo per diventare ardita, facendola godere della crescita dei muscoli nel gusto per il dolore dello sforzo atletico.

L’unione della letteratura e dell’arte marziale

Nell’epoca in cui erano crollati tutti i valori Mishima sentiva necessario “far rivivere antiche virtù come «l’unione della letteratura e dell’arte marziale»”. Fece coesistere in se stesso questi due poli opposti, nel conflitto perpetuo tra equilibrio e contraddizione. Se le arti marziali del kendo e del pugilato si risolvevano nel desiderio della morte la letteratura gli permetteva di controllarla usandola “segretamente come forza motrice da utilizzare in false costruzioni” miscelandovi opportunamente la vita: “L’arte «marziale» è morire insieme ai fiori, la «letteratura» è coltivare fiori imperituri. E i fiori che non appassiscono mai sono fiori artificiali”.

L’onore della morte eroica di Mishima

Mishima volle superare queste due logiche della letteratura e dell’azione, viste entrambe come “un effimero tentativo per opporsi alla morte e all’oblio”. Fu così che ragionò sul concetto di onore, considerando la morte come “qualcosa che viene guardato” con la sua estetica e tragicità, dunque richiedendo un fisico adatto. È solo l’azione suprema che consente all’uomo “l’oggettivazione di se stesso, cosa che la modernità gli impedisce nella sua visione massificante della società. Di qui la bellezza “spirituale ma anche altamente erotica” della «squadra speciale d’attacco» dei kamikaze giapponesi, il vento divino, in quella ricerca della morte vista come la più alta ricompensa che gli dei possano concedere. È la concezione del mondo che si può ritrovare similmente anche tra gli antichi greci.

Il serpente che vince ogni polarità

Fu nel giorno in cui Mishima prese quota con l’aereo F-104 che si diresse con il corpo verso il “territorio dello spirito”. Questa esperienza lo portò alla visione della verità: un enorme serpente che circonda la terra e vince ogni polarità continuando a inghiottirsi la coda. È un’esperienza affine a quella di Icaro, cui è dedicato il componimento finale, che scelse di volare assetato di conoscenza con ali di cera che si fusero in prossimità del sole.

Come si può intendere, bisogna saper cogliere il bello che trasuda dalla vita Mishima sapendogli riconoscere anche il narcisismo eroico e il gusto per l’azione clamorosa. A ciò si aggiunge una non ben chiarita omosessualità di stampo cameratesco, sullo stile di quella che taluni trovano in Achille e Patroclo, alla luce del suo matrimonio. Non sono questi gli aspetti che devono stimolarci quanto invece l’ordine interiore e i valori del Giappone tradizionale che Mishima seppe incarnare con un’anima delicata come il fiore del ciliegio. Per elevarsi come Icaro oltre il grigiore conformistico del mondo moderno ed immergersi nell’azzurro del cielo.

Filippo Mercuri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/sole-acciaio-valore-eterno-testamento-yukio-mishima-174794/

USA 2020, ci tocca dare ragione a Stalin: «non conta chi vota, ma chi conta i voti…» (di Becchi e Palma su Libero)

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Articolo a firma di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero di ieri, 21 novembre 2020:

Ad oggi Joe Biden ha 306 grandi elettori, Donald Trump 232. Ma la vittoria del candidato Dem deve ancora essere dichiarata ufficialmente da alcuni Stati. Gli avvocati del Presidente in carica stanno raccogliendo le prove di frodi elettorali e irregolarità, dopo di che chiederanno alla Corte Suprema di pronunciarsi.

Gli Stati dove sarebbero avvenuti i presunti brogli sono quelli in cui è stato utilizzato per il conteggio delle schede il sistema operativo “Dominion” (di cui, guarda caso, è un importante dirigente il capo dello staff di Nancy Pelosi). “Dominion voting system democracy suite” è un software ritenuto da alcuni inaffidabile perché non è al sicuro da attività fraudolente e da manipolazioni. Questa è la ragione per cui il Texas per ben tre volte si è rifiutato di utilizzarlo. Ora, Wisconsin, Michigan, Arizona, Nevada, Georgia e Pennsylvania hanno tutti utilizzato proprio “Dominion”. E tutti questi Stati sono andati a Biden, nonostante fino al primo pomeriggio del 4 novembre Trump fosse avanti in almeno 4 su 6.

Nel caso in cui le prove dei brogli fossero confermate, la Corte suprema ha due strade: la prima è quella di consentire un riconteggio manuale delle schede (pronunciandosi anche sul voto postale giunto oltre una certa data), la seconda quella di invalidare il responso elettorale negli Stati interessati o in alcuni di essi. La strada per un eventuale riconteggio delle schede, seppur non sia da escludere, è stretta, infatti dopo l’8 dicembre le assemblee legislative di ciascuno Stato devono confermare ufficialmente la nomina dei grandi elettori, chiamati il 14 dicembre ad eleggere il 46° Presidente degli Stati Uniti. La Corte Suprema potrebbe in alternativa invalidare il voto per frode elettorale, in tutti o in alcuni dei sei Stati citati e in tal caso Biden potrebbe scendere sotto i 270 grandi elettori.

In questo caso troverebbe applicazione il Dodicesimo Emendamento della Costituzione americana, che prevede l’elezione del Presidente da parte della Camera dei rappresentanti. Beninteso, non da parte dei deputati ma dei delegati statali nella misura di un delegato per ciascuno Stato. E se si arrivasse a questo punto, Trump potrebbe farcela. Un’ipotesi plausibile? Vi sono due precedenti, l’uno diverso dall’altro ma che potrebbero offrire una chiave di lettura interessante.

Nel 1824 nessuno dei quattro candidati alla presidenza ottenne il “magic number” dei grandi elettori, quindi la Camera dei rappresentanti elesse il candidato democratico-repubblicano John Quincy Adams, nonostante fosse arrivato secondo sia nel voto popolare che in quello dei grandi elettori. Tutto legale. Un secondo precedente è ancora più interessante. Nel 1876 il candidato democratico Samuel Tilden ottenne 184 grandi elettori, uno in meno del “magic number” di allora, conquistando anche più voti popolari dello sfidante repubblicano Rutherford Hayes, che si fermò a 165 grandi elettori. Ben 4 Stati federati del Sud, che contavano complessivamente 20 grandi elettori, non ufficializzarono però l’assegnazione dei risultati elettorali e dei grandi elettori. Ed è proprio quello che potrebbe accadere adesso dopo la produzione delle prove dei brogli e un intervento invalidante della Corte suprema.
All’epoca la querelle fu risolta con un accordo tra i due partiti: una transazione informale che prese il nome di “Compromesso del 1877” (il ritiro definitivo delle truppe federali dagli Stati meridionali), per cui la commissione elettorale assegnò tutti e 20 i grandi elettori rimasti al candidato repubblicano Hayes, che divenne Presidente per il rotto della cuffia.

La soluzione di un accordo tra democratici e repubblicani è oggi impercorribile, ma resta possibile una pronuncia della Corte che invalidi il voto negli Stati contesi in cui si è utilizzato per conteggiare i voti il sistema informatico “Dominion”. Così Biden scenderebbe sotto il “magic number” e la palla passerebbe alla Camera, cioè ai delegati statali. Probabilmente è questo che Trump ha in mente, soprattutto se fosse impedito un riconteggio manuale delle schede ovvero ciò si rivelasse non sufficiente a fare chiarezza. Del resto il Presidente in carica può contare sulla maggioranza dei giudici nella Corte suprema.

Per una volta diamo ragione a Stalin, che di queste cose se ne intendeva: «non conta chi vota, ma chi conta i voti e come vengono contati». Certo, si tratterebbe della più grande frode elettorale di tutti i tempi, ma Trump sa il fatto suo e non ha alcuna intenzione di mollare.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 21 novembre 2020.

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni, aprile 2020.

Qui i link per l’acquisto:

da

https://scenarieconomici.it/%F0%9F%87%BA%F0%9F%87%B2usa-2020-ci-tocca-dare-ragione-a-stalin-non-conta-chi-vota-ma-chi-conta-i-voti-di-becchi-e-palma-su-libero/

Il “Grande Reset” è realtà, non negazionismo

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di Matteo Castagna su Informazione Cattolica di oggi 

In questi ultimi mesi si sente molto parlare di “Grande Reset” mondiale, per cui una gestione sconsiderata dell’emergenza Covid-19 sarebbe sostanzialmente speculare ad un’agevolazione della realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale, che le élites politico-economiche vorrebbero imporci, mentre siamo tutti annichiliti dal terrore della malattia.

Gli scritti, più che autorevoli, di Mons. Carlo Maria Viganò, su questo argomento, la decisa presa di posizione di p. Livio Fanzaga su Radio Maria ed altre provenienti da esponenti di punta del mondo conservatore, aggiungono pepe a quanto, finora, era relegato nel campo dei cosiddetti tradizionalisti, perché coinvolgono, in modo piuttosto esplicito molte attuali autorità ecclesiastiche, come parti attive ed integranti del lungo percorso verso l’instaurazione dell'”uomo nuovo”, plasmato in funzione del NWO.

“Così si governano gli stupidi. Avete visto come la gallina mi seguiva nonostante tutto il dolore che le ho procurato. La maggior parte dei popoli sono così. Continuano a seguire i loro governanti nonostante tutto il dolore che gli provocano con il solo scopo di ricevere un regalo da niente o semplicemente un po’ di cibo per qualche giorno” – avrebbe detto Stalin, commentando il suo governo della Russia comunista. Così, su questa linea di pensiero, va l’alleanza socialista con il liberismo, ovvero il globalismo del terzo millennio: mano libera al mercato, espulsione dallo stesso dei meno competitivi e sopravvivenza garantita a questi ultimi con le famose mancette di “dignità”.

Ora vogliono traslare questa trovata su vasta scala. Quanta più gente sarà intruppata nelle file dei “sussidiati minimi”, tanto più aumenterà il numero dei neo-proletari inoffensivi. Non già condannati a un destino da fame, foriero di spinte di ribellione, ma tenuti semmai sulla corda di un caritatevole obolo, da meritare strada facendo cambiando “abitudini” e rispettando le “regole”. Il famoso “reddito di cittadinanza” è stato l’antipasto di chi ci preparava a questi scenari.

Per parte sua, la “Matrice Mondialista” offrirà a questi individui “nudi” (anzi, “spennati”), oltre alla pagnotta, un altro genere di cibo: la garanzia della salvezza (non della salute, badate bene) da questo virus, e da tutti quelli a venire. Ecco la  nuova mappa del mondo cui accennavamo poc’anzi: una griglia di interpretazione e lettura della realtà dove ciò che conta è essere “immuni” da un agente patogeno: oggi il Covid, domani chissà.

E in nome di questo privilegio, anzi in cambio di esso, gli atterriti abitanti del pianeta accetteranno qualsiasi collaterale misura: preventiva, contenitiva o punitiva. Anzi, saranno persino riconoscenti per essere stati spiumati a dovere, nonché giulivi per aver sofferto abbastanza, ma non troppo. E le sparute minoranze che si rifiutano di “adattarsi”? Se non si organizzeranno per tempo, in una massa critica, faranno la fine dei “cretini” della famosa canzone di Lucio Dalla. Insomma: “Senza grandi disturbi qualcuno sparirà” e altri saranno ridotti all’irrilevanza. Queste sono parole poco rassicuranti, ma plausibili, che vengono dedotte da fonti ben chiare ed esplicite da parte di Francesco Carraro di Byoblu – il blog di Messora – quali il Forum economico mondiale (“Il grande ripristino: costruire la futura resilienza ai rischi globali“) in cui, il 17 novembre, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti John Kerry ha affermato che gli Stati Uniti torneranno all’accordo di Parigi. Ha anche chiarito di essere un sostenitore del “Great Reset”Alla tavola rotonda ha preso parte anche la leader dell’UE Ursula von der Leyen, completamente allineata al progetto. Il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha recentemente affermato che la quarta rivoluzione industriale nell’ambito del “Great Reset” avrebbe “portato a una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica”. Per il 2021 è stato annunciato un “vertice gemello” di incontri personali e virtuali all’insegna del motto “The Great Reset” .

All’interno di queste trasformazioni, di quella che a marzo chiamavo “rimodulazione della globalizzazione” tutto ciò che è identitario, tradizionale, sovranista è destinato a scomparire perché considerato come antitetico al programma del “Grande Reset”. Ci si può chiedere come mai il New York Times ed i media mainstream di tutto il mondo si ostinino a far passare come “complottismo” quello che i grandi leader internazionali ammettono o scrivono apertamente. Ed è evidente a chi si occupa di informazione che essa si può fare per comunicare i fatti o per manipolarli. Ebbene, oggi sembrerebbe che i grandi media abbiano il compito di indorare la pillola e di farla digerire alle masse acritiche che se la bevono, attribuendo alle invenzioni dei “cattivi” patrioti e identitari quello che, in realtà, i globalisti, loro padroni, partoriscono nelle stanze del potere. Dobbiamo dimenticare ogni personalismo ed unire la “minoranza creativa” rimasta sincera e pronta a difendersi sotto le insegne della tradizione e dell’identità europea classico-cristiana.

In questo contesto sarebbe davvero miope non capire che al Sistema occorrano capi di provata fede, ovvero globalisti certi. Per questo motivo, gente come Donald Trump è vista come un ostacolo da eliminare con ogni mezzo, all’apparenza democratico, ma verrà anche il momento di Putin, se non saprà dare sufficienti garanzie di allineamento. Merkel e Macron sono già da tempo pedine allineate. Conte pure. Berlusconi ha più interessi nella galassia global che in quella local. Orban, in Ungheria, sembra resistere ed ha pure messo l’unicità del matrimonio tra uomo e donna nella Costituzione, cosa che cozza tremendamente con il modello di società fluida che le élites mondiali hanno in mente per noi. Il leader dell’opposizione italiana, nonché del partito di maggioranza relativa Matteo Salvini ha bisogno di aiuto da parte di tutti coloro che hanno capito il giochetto euro-mondialista, perché da solo non può alzare il muro della resistenza che ci aspetteremmo.

Infine, i veri cattolici devono svegliarsi dal torpore in cui vivono da oltre 50 anni e riconoscere la voce del Pastore nel Vangelo, cogliendo “i segni dei tempi”. Si può citare l’enciclica “Mirari vos” (15 agosto 1832) di Gregorio XVI, il quale leggeva la storia contemporanea sotto il segno di una “congiura dei malvagi” che non permetteva indulgenza e benignità alcuna da parte della Chiesa e imponeva piuttosto di “reprimere con il bastone” i vari errori. Questo giudizio globalmente negativo sulla storia e sulla società occidentale, soprattutto sulle società democratiche, non fu soltanto ripreso nel magistero di Pio IX (basti citare il “Sillabo”), ma codificato solennemente nel proemio che apre la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I sulla fede cattolica: la storia moderna, dopo il Concilio di Trento, viene descritta come la progressiva corruzione dell’uomo, provocata dalla negazione protestante del principio di autorità. Se partiamo da questa visione antropologica, che porta al nichilismo attuale del “Grande Reset” troviamo la visione dell’uomo che si fa Dio per dominare l’universo, nel disprezzo del Dio che si fa Uomo per la nostra salvezza. Che pretendete che faccia Dio, vedendovi adorare il Vitello d’Oro, inseguendo le mode del mondo, nonché le follie socialiste e liberali? Nulla. E’ il Suo silenzio a dover preoccupare più del virus, almeno tutti coloro che conoscono le Sacre Scritture. Non possiamo vivere, subendo la “Grande Apostasia”, ma testimoniando la Verità, anche se siamo rimasti un piccolo gregge. Dalla nostra reazione concreta di Fede autentica e non adulterata scaturiranno i segni che cerchiamo. Non praevalebunt!

La gnosi omosessualista si avvale di quale scaletta

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La gnosi omosessualista di quale scaletta si avvale?Intanto cerca di condizionare uno dei fondamenti della vita: la maternità. Un bambino lo si vuole fare diventare un diritto, e lo si fabbrica a piacere. Così si tenta di influenzare in vario modo la partoriente, si tenta di promuovere a livello mondiale l’utero in affitto (o la fecondazione in vitro).Naturalmente, avendo le parole un loro peso, si agisce anche sul versante del linguaggio. Così si pubblicizzano i nomi neutri e tanti effettivamente li impongono ai loro bambini, alcuni anche per lasciarli indeterminati nel sesso (identità liquida).Si agisce poi per la distruzione degli stereotipi maschili/femminili, incentivando a fare il rovescio. Man mano che il bambino cresce si deve poi lavorare per dare la prevalenza al desiderio, al sentirsi ammirato piuttosto che a rispettare la propria natura e il proprio corpo.In aiuto a questo tutte le esperienze erotiche precoci sono ben accette. L’imperativo è quello della esplorazione del corpo, del sesso ludico, dei contatti plurimi. Conoscere la fisiologia degli organi di riproduzione (magari attraverso una certa educazione sessuale nelle scuole, orientata ideologicamente) diventa la premessa per poi far conoscere la contraccezione e le varie pratiche abortive.Una volta inculcato che la sessualità è una scelta, che può anche cambiare nel tempo, si punta a far vivere il sesso solo come fonte di piacere, necessario per vivere soddisfatti e felici. Inoltre si ritiene opportuno favorire incontri sessuali a tutti i livelli, nella piena libertà di scelta del partner. Sotto altri punti di vista, quanto agli omosessuali, si tenta di fare dei gay, delle lesbiche, dei trans gender e di altre improbabili sigle le vittime della discriminazione ingiusta e retrograda. La parola d’ordine è quella di invocare il rispetto della persona e di accettare la diversità“. Passo successivo è il fare outing, cioè il manifestare la propria omosessualità senza vergogna o inibizioni.Cosa aiuta sui media questo? Intanto conquistare i giornali importanti e indurre un linguaggio corretto e favorevole.Così si riescono ad esaltare i presunti lati positivi dell’omosessualità praticata: il piacere, la soddisfazione, l’amore libero, l’amicizia, la libertà.Naturalmente i media devono tacere i lati negativi della pratica omosessuale (lesioni anali, infezioni, aids, sifilide, condizioni igieniche precarie) e quelli psicologici derivanti, a volte, dalla pratica omosessuale (disperazione, suicidi ecc.). E se qualcuno riesce, specialmente attraverso i social, a superare la censura omosessualista, allora bisogna accusarlo di omofobia e, se possibile, portarlo dinnanzi ai tribunali.I critici della pratica omosessuale devo essere piegati, infatti, in tutti i modi.La gnosi omosessualista cerca anche di epurare i testi di scuola da ogni traccia di discriminazione“. Così deve avvenire per trasmissioni televisive e qualsiasi altro mezzo di trasmissione di immagini e parole.Si deve, insomma, arrivare a negare la natura per esaltare la cultura della scelta. Per far questo occorre anche mutare il concetto di famiglia e di matrimonio. Per educare  le nuove generazioni, come se non bastassero già i mass media omosessualizzati“, si cerca di introdurre l’ideologia gender nelle scuole. E, dal punto di vista legislativo, si segue sempre lo stesso schema nei vari paesi del mondo: leggi favorevoli ai gay, poi legge per ottenere il riconoscimento delle cosiddette unioni gay, norme per l’introduzione del cosiddetto “matrimonio omosessuale” e, infine, leggi (spesso introdotte o sospinte dal potere giudiziario) per affidare i bambini in adozione alle coppie gay.

 

Leonardo Motta

 

Disponibili nuovi opuscoli e libricini. Laicismo d’oggi

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Sul sito abbiamo pubblicato altri opuscoli e libricini di buona stampa. Per consultare l’elenco completo cliccare qui. Per inviare donazioni cliccare qui.
   

   

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio.

Ossequi, Carlo Di Pietro.

Il soldato di Cristo

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Segnalazione del Centro Studi Federici

E’ stato dato alle stampe un inedito di don Paolo de Töth: il profilo biografico del Conte Medolago Albani (1851-1921), uno dei principali e fedeli esponenti del movimento cattolico.
 
Don Paolo De Töth “Il soldato di Cristo Stanislao Medolago Albani” (Publimedia Editore, pagg. 780, 25,00 euro). 
 

L’imbecille globale è al potere

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di Marcello Veneziani

A parte il corso permanente e intensivo di angoscia e terrore causa pandemia, ogni mattina, pomeriggio e sera, ovunque tu sei e a qualunque fonte d’informazione ti colleghi – video, radio, giornali, web ma anche film, concerti, omelie, lezioni a scuola o all’università, discorsi istituzionali – c’è un Imbecille Globale che ripete sempre lo stesso discorso: “Abbattiamo i muri, niente più frontiere tra popoli, fedi, razze, sessi e omosessi, non più chiusure in nazioni, generi, famiglie, tradizioni ma aperti al mondo”. Te lo dice come se stesse esprimendo un’acuta e insolita opinione personale, originale; finge di ribellarsi al conformismo della chiusura e al potere del fascismo (morto da 75 anni) mentre lui, che coraggioso, che spregiudicato, è aperto, non si conforma, ha la mente aperta, il cuore aperto, le braccia aperte, è cittadino del mondo. Sfida i potenti, lui, che forte. Sta ripetendo all’infinito, da imbecille prestampato qual è, il Catechismo Precompilato dei Cretini Allineati al Canone del Tempo. Tutti per uno, uno per tutti. L’Imbecille è globale perché lui sa dove va il mondo e si sente cittadino del mondo. L’idiota planetario si moltiplica in mille versioni.

C’è l’Imbecille Cantante che dal palco, ispirato direttamente dal dio degli artisti, dichiara che lui canta contro tutti i muri e tutti i razzismi. Che eroe, sei tutti noi. Poi vedi l’Imbecille Attore o Regista che dal podio lancia il suo messaggio originale e assai accorato, perfettamente uguale a quello del precedente cantautore, ma lui lo recita come se l’umanità l’ascoltasse per la prima volta dalla sua viva voce. “Io non amo i muri, non mi piace chi vuole alzare muri” Che bravo, che anticonformista. Segue a ruota l’Imbecille Intellettuale, profeta e opinionista che per distinguersi dal volgo rozzo e ignorante, dichiara anche lui la Medesima Cosa, sui muri ci piscio, morte al razzismo, morte a Hitler (defunto sempre da 72 anni), viva l’accoglienza, i neri, i gay e i trans. L’Idiota Collettivo, versione ebete dell’Intellettuale Collettivo post-gramsciano, non pensa in proprio ma scarica l’app ideologica che genera risposte in automatico. Poi c’è l’Imbecille a mezzo stampa o a mezzobusto che riscrive o recita ispirato l’identica pisciatina contro i Muri. E poi c’è il Presidente o la Presidente, che in veste d’Imbecille Istituzionale, esprime lo stesso, identico Concetto, col piglio intrepido di chi sfida i Poteri Forti (ai cui piedi è accucciato o funge da zerbino). Continua a leggere

Ungheria. Orban mette in costituzione che il matrimonio è tra un uomo ed una donna

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«Hungary’s government intensified its battle against what it called “modern” thinking by proposing legal amendments on marriage and adoption that cited divine creation»
«Marriage must be between man and woman, and only people in such a union would be allowed to adopt children, according to legislation submitted to parliament on Tuesday by Prime Minister Viktor Orban’s government»
«Though same sex couples have already been limited to civic partnerships and excluded from marriage, the proposed changes would take the European Union member state further into conservative territory»
Orban has spent his decade in office fighting the EU over the rule of law and what he portrays as liberal attacks on Hungary’s Christian values»
«While “Hungarians are patient and tolerant” toward homosexuality, Orban said on public radio last month, the role of children remains a “red line that can’t be crossed.”»
«The latest constitutional proposal also cites “children’s right to an identity conforming to their birth gender.”»
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Il problema sarebbe giuridicamente facilmente risolvibile se la nuzialità omosessuale non fosse una delle bandiere dei liberal socialisti, che la sostengono a spada tratta: non vogliono trattare con quanti non la riconoscano e non la applichino. Li trattano come se fossero dei viziosi degenerati.
Assieme alla Polonia, non è l’unica nazione a questo mondo.
Russia, Putin: finchè ci sarò io matrimonio solo tra uomo e donna.
Già. Sembrerebbe essere cosa strana, ma di questi tempi un concetto così naturale deve essere scritto a chiare lettere nella costituzione.
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Hungary to Enshrine Religious Gender Doctrine Into Constitution.
– Bill cites ‘creation’ in defining marriage between man, woman
– Government seeks to exclude same-sex couples from adoptions

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Travaglio fulminato da Gratteri. Così il procuratore boccia il Gino Strada del suo Conte

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È restato di ghiaccio, impietrito perché non se lo aspettava il povero Marco Travaglio ascoltando a Otto e Mezzo il procuratore Nicola Gratteri disintegrare la candidatura di Gino Strada a commissario della sanità in Calabria. Il direttore del Fatto quotidiano aveva appena finito di incensare l’ideona del premier Giuseppe Conte a lui così caro e sentire dire proprio da un magistrato da lui così incensato come Gratteri che “Strada non serve, ci vuole un manager“, lo ha fatto quasi svenire in diretta di fronte a Lilli Gruber.

Il procuratore ha spiegato di essere stato in Africa e avere visto con i suoi occhi il lavoro meritorio fatto da Emergency, ma la Calabria non è l’Africa. E proprio le prime parole dette da Strada, annunciando 4 o 5 ospedali da campo da portare in Calabria, sono secondo Gratteri una sciocchezza perché “ci sono semmai 18 ospedali chiusi che possono essere riaperti e molto più utili. Basta sanificarli e in pochi giorni tornano operativi”. Travaglio che aveva perso la favella ha provato a difendere gli ospedali da campo “li hanno fatti anche al Nord”, ma Gratteri lo ha definitivamente zittito: “lì non avevano altri ospedali da riaprire”.

Fonte: https://www.iltempo.it/politica/2020/11/17/news/calabria-nicola-gratteri-marco-travaglio-gino-strada-sanita-commissario-otto-e-mezzo-fatto-quotidiano-giuseppe-conte-25266213/

Gratteri: “Il virus è ossigeno per le mafie”

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Epidemia, crisi economica e riemersione del fenomeno mafioso. Sembra questo l’assunto da cui partirà il dibattito (rigorosamente sul web) che il sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro ha organizzato assieme a Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, autori del saggio ‘Ossigeno Illegale’. Il giornalista Pierluigi Senatore dialogherà con i due autori, ma poi ci sarà anche spazio per eventuali domande dei partecipanti. L’evento rientra tra le azioni di Legalità & Cittadinanza responsabile, Progetto di pedagogia civica, promosso dall’amministrazione comunale di Rubiera. L’evento sarà in streaming su piattaforma web www.educativvu.it 

Per partecipare occorre registrarsi gratuitamente sul sito. Eventuali domande dei partecipanti dovranno essere inviate invece all’indirizzo mail info@caraco.it

Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, e Antonio Nicaso, docente universitario e storico delle organizzazioni criminali, raccontano come le mafie coglieranno l’occasione di questa crisi per fare attività di riciclaggio, crearsi nuovi spazi nell’economia e radicarsi nel settore agricolo, della logistica, della grande distribuzione, della finanza o in altri settori strategici per l’Italia.

Fonte: https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/il-virus-%C3%A8-ossigeno-per-le-mafie-1.5726013

Svelato a Roma il murale Lgbt alto 250 metri: “E’ il primo in Europa”

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di Ilaria Paoletti

Non c’è che dire, se c’è una cosa di cui a Roma avevamo proprio bisogno è di un murale di 250 metri quadrati che omaggi una misconosciuta (per noi) icona Lgbt. Una nota positiva c’è: mangia lo smog. Potevamo proporre una serie di personaggi rappresentativi della città per un’opera d’arte green – magari qualche divinità del Pantheon romano? – ma è stato fortemente voluto dall’Ambasciata Olandese in Italia, quindi non abbiamo diritto di parola sul soggetto.

Il colossale murales Lgbt

Secondo quanto riporta Roma Today, l’opera rappresenta “un uomo ed una donna, il primo in posizione frontale, l’altra di spalle. Sono avvolti da un drappo bianco, indossano gli stessi monili e, come fossero parte di un unico corpo, guardano fissi nella medesima direzione“. E’ stato dipinto su un muro in via Tessalonica, sulla parete dell’Istituto tecnico industriale Armellini, ed è stato  realizzato l’artista olandese JDL.

L’opera dedicata alla drag queen

L’opera di street art è stata dedicata a La Karl Du Pigné, drag queen italiana e icona del movimento Lgbt. Per questo, si rallegra Vladimir Luxuria: “Quando parlo della Karl du Pignè mi emoziono perché è stata una storia di profonda amicizia ma anche di una lotta che abbiamo fatto insieme: i primi Pride, le giornate mondiali contro l’AIDS, gli eventi culturali. Una lotta che ci ha permesso di raggiungere dei traguardi importantissimi e sono felice che possa essere ricordata attraverso un murales ecosostenibile, il primo in Europa che riguarda la tematica LGBQT+”.

Patrocini importanti

Il progetto artistico è stato patrocinato da Yourban 2030 e sostenuto e fortemente voluto dall’Ambasciata Olandese in Italia. Ovviamente, è anche patrocinato dal Municipio VIII nonché dal Circolo Mario Mieli: il colossale murales sarebbe dedicato “alla necessità, di ogni persona di sentirsi libera di essere ciò che è, ciò che vorrebbe essere, ciò che sarà”.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/roma-murale-lgbt-174477/

“Nature” mette in crisi i metodi imposti per il contrasto al Covid dal Governo Conte

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Di Matteo Castagna

Una sola cosa è certa in questo periodo di emergenza sanitaria, dichiarata dal Governo giallofucsia: regna l’incertezza. Sotto il cielo del Covid c’è un’enorme confusione.

Scienziato che incontri, ricetta che trovi – dicono alcuni, tra il serio ed il faceto – ma esistono protocolli ufficiali nazionali, imposti da Conte con Speranza (il ministro della Salute, occorre specificare…) assieme al Cts, ovvero il Comitato Tecnico Scientifico, selezionato, secondo imprecisati criteri, per dare le indicazioni di prevenzione e contrasto alla malattia.

Le principali direttive riguardano l’uso pressoché costante della mascherina, il distanziamento sociale per evitare assembramenti, la chiusura di territori ed attività commerciali considerati, potenzialmente, più a rischio.

Sollevare dubbi, perplessità o proporre alternative a queste indicazioni è considerato roba da negazionisti, da mettere alla berlina o al pubblico ludibrio, per la nuova società fluida che tanto piace al cattolico adulto ed abortista Joe Biden.

Questo perché quando si pronuncia la scienza eterodiretta dai media mainstream e benedetta dalle grandi case farmaceutiche, si passa sempre dall’opinabile al dogmatico. Il dogma deve scomparire solo dalla religione cattolica, perché è un fastidioso ostacolo al relativismo (cioè il “diritto” di credere e propagandare il falso), ma deve essere da tutti riconosciuto quando a pronunciarsi è la pseudo-scienza progressista, che strizza l’occhio sinistro a certa politica e quello destro alla Fondazione di Bill Gates per il controllo delle nascite.

Il tutto avviene in un clima di terrore generalizzato, che, in alcuni casi, sta sfociando in autentiche psicosi da parte di varie persone, soprattutto del cosiddetto ceto medio, quello che è meglio se sta sul divano imbavagliato e chiuso a chiave piuttosto che totalmente arrabbiato nelle piazze o, disobbediente nei propri negozi. Meglio annichilire il polmone produttivo del Paese, piuttosto che averlo contro, in maniera scatenata. Meglio un imprenditore italiano imbottito di bromuro per l’ansia da Coronavirus che un operaio polacco che grida la sua rabbia con slogan e, soprattutto principi completamente fuori moda, come “Dio, Onore e Patria!”.

Allora, per evitare ogni accusa di negazionismo, perché negare l’evidenza è da idioti, ma pensare e scrivere basandosi sui fatti è un servizio alla verità, ci sarebbe da chiedersi perché sia passata in sordina una notizia molto importante, che non viene data dai soliti medici non allineati al “sanitariamente corretto” Prof. Bassetti o Prof. Zangrillo, minacciati e screditati in maniera oggettivamente vergognosa dai soloni della libertà di ricerca e di espressione: la rivista scientifica Nature, tra le più prestigiose al mondo nella comunità scientifica internazionale, pubblicata dal 4 Novembre 1869. Una ricerca australiana, presente sul portale della grande rivista, ci dice che è certo che ogni sistema immunitario reagisce in maniera diversa al virus.

All’inizio della prima ondata, una coppia piuttosto giovane di Melbourne ha partecipato ad un matrimonio. Dopo pochi giorni ed alcuni sintomi tipici del Covid-19, risultano positivi al tampone. A casa, la coppia ha tre figli, di cui due risulteranno lievemente sintomatici, mentre la bimba di 5 anni, quella che aveva avuto maggiori contatti stretti coi genitori, completamente asintomatica. Otto giorni dopo la comparsa dei sintomi, i figli risulteranno tutti negativi al tampone. Oggi, la famiglia è completamente guarita, ma gli scienziati si sono posti le ovvie domande: come è possibile che soggetti che hanno un codice genetico pressappoco simile rispondano in modo così diverso al virus? E perché sistemi immunitari simili danno risposte tanto distanti l’una dall’altra, accertato che tutti i soggetti hanno reagito? Perché i figli, quelli con sintomi, risultano negativi?

I risultati salivari e sierologici combinati mostrano che, nonostante i bambini non diano prove virologiche di infezione, tutti e tre hanno sviluppato risposte anticorpali contro il Covid-19 e ognuno in modo differente. E dall’analisi risulta che la bambina, che è rimasta asintomatica tutto il tempo, ha dato la risposta anticorpale più robusta. La discordanza tra i risultati dell’analisi virologica e le prove sierologiche cliniche, potrebbero essere l’effetto di una diversa sensibilità delle mucose dei soggetti (per questo motivo i due bambini sintomatici risultano comunque negativi).

Non si comprende però perché la risposta della bambina sia stata così diversa dalle risposte degli altri familiari. Un ruolo chiave protettivo potrebbero averlo giocato gli anticorpi della mucosa salivare ma l’aspetto, scrivono gli scienziati, merita conferma in studi più ampi. La capacità anticorpale dei bambini ha permesso loro di reagire in modo più efficace dei genitori. La reazione ha evitato una replicazione del virus dentro di loro. Nonostante lo stretto contatto con i genitori infettati i bambini sono sempre risultati negativi ed hanno sviluppato sintomi minimi o assenti. Ce l’ha raccontato praticamente solo il giornalista libero Antonio Amorosi su Affaritaliani.it: non lo trovate strano nella patria di chi passa le ore ad ammantarsi di pluralismo?

Dunque, dall’analisi scientifica di questa situazione, è lecito dedurre che le misure imposte con certezza inoppugnabile dal Governo e dai suoi esperti, possano essere discutibili e discusse, senza incorrere nella scomunica del prof. Galli? Potremmo permetterci di chiedere una risposta di Burioni agli scienziati di Nature o il pensiero in materia di Arcuri? Troveranno il tempo di leggere una così importante rivista scientifica, anche su un monopattino o seduti ad un banco a rotelle? Ai posteri, l’ardua sentenza. A noi, invece, restano i consueti “pensieri ereticamente corretti”, espressi anche con un pizzico di ironia, perché non è difforme (almeno per ora) da quanto sancisce l’art. 21 della Costituzione.

DA

“Nature” mette in crisi i metodi imposti per il contrasto al Covid dal Governo Conte

Esclusivo. L’avv. Amato: “Rai 1 è diventata ‘Gay 1’ e la Ferragni la ‘Madonna’”

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Di Bruno Volpe

“Ottima occasione per rivendicare una legge sulla cristianofobia”: lo dice l’avvocato Gianfranco Amato, Presidente di Giuristi per la Vita, commentando l’ennesima presa in giro dei simboli cristiani commessa questa volta a Pontedera (Pisa), dove in pieno corso e sul Municipio è stata posta una strana e sinceramente brutta, versione della Natavità nella quale la Madonna è la influencer (ma di che?) Chiara Ferragni, quella, detto per inciso, nominata consulente per l’uso delle mascherine assieme al marito Fedez dal premier Conte.

Avvocato Amato. Ora la Ferragni diventa la Madonna…

“Siamo alla vergogna. Penso che questa però possa essere l’occasione buona per chiedere una legge sulla cristianofobia dopo quella sulla omotransfobia. Naturalmente so che è difficile o impossibile. Però vedete come in Italia e non solo qui, ormai sia permesso dileggiare i valori e simboli cristiani, mentre bisogna essere rispettosi dei gay, dei trans e di tutto il genere umano”.

Potreste sporgere denuncia, è pur sempre reato…

“Pensa che serva a qualche cosa? Ho dubbi, in casi del genere nel nome di una strana libertà a senso unico, ci sta sempre il pm che archivia”.

Perché oltraggi simili non li fanno verso altre fedi?

“Sono vigliacchi. Se irridono Maometto rischiamo la vita, se si fanno vignette sugli ebrei inizia la solfa dell’antisemitismo e riaprono la storia dell’Olocausto e allora la sola religione che può essere attaccata senza problemi è quella cristiana”.

Anche la Chiesa cattolica non alza troppo la voce…

“Questa Chiesa pensa quasi sempre ad ecologia, migranti, lavoro. In poche parole, ha messo fuori i valori del trascendente per concentrarsi sulle cose sociali, Dio non rientra nei suoi piani”.

Si ha la sensazione che con il pretesto dei crimini sui minori e abusi si voglia colpire Giovanni Paolo II..

“Non è un timore infondato. La sua Familiaris Consortio infastidisce la teologia morale liquida di oggi, il ‘caso per caso’”.

Rai Uno il sabato pomeriggio imperversa. Liorni ne è la punta di diamante, a favore dei gay..

“Prendo in prestito uno slogan, non è più Rai Uno ma Gay Uno. Trovo scandaloso che la Rai servizio pubblico mandi queste cose. Il canone lo pagano tutti, anche coloro che dissentono. Fa parte del pensiero unico dominante e della propaganda del politicamente corretto”.

DA

Esclusivo. L’avv. Amato: “Rai 1 è diventata ‘Gay 1’ e la Ferragni la ‘Madonna’”

Dopo la Casta venne la Feccia

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Siamo passati dalla Casta alla Feccia; stavamo messi male, siamo finiti peggio. Tredici anni fa due giornalisti del Corriere della sera, Gianantonio Stella e Sergio Rizzo, pubblicavano la Casta, un libro che ebbe largo successo di pubblico e forte incidenza politica. Dove portò quel documentato atto di accusa contro la Casta? All’antipolitica, al populismo, a Beppe Grillo, alla Casaleggio & Associati e al Movimento 5Stelle. La denuncia del male propiziò l’avvento del peggio. Chi veicolò quel messaggio anticasta, usando quel libro, pensava a un passaggio di mano dai politici ai tecnici, tramite l’Europa, i magistrati e i protettorati economico-finanziari. Quel messaggio destabilizzante fu sposato dall’establishment per delegittimare la politica e uscire dall’era berlusconiana con un passaggio di mano. Ma il malumore popolare verso la classe politica era di vecchia data e “l’utilizzatore finale” di quella campagna contro la Casta fu il movimento grillino che poi andò al potere.

Certo, tra la Casta – che indicava più la prassi della Prima repubblica poi ripresa della Seconda – e l’Anticasta del grillismo c’è stato di mezzo il berlusconismo, che fu populismo antipolitico in versione soft (“mi consenta”); ci fu l’alternanza, lo sdoganamento della destra in funzione bipolare e la riduzione della sinistra comunista all’Ulivo di Prodi e al partito democratico. Però dopo la parabola berlusconiana, dopo la disastrosa parentesi dei tecnici e la veloce eclissi renziana, siamo arrivati a La Feccia, che potrebbe essere il titolo di una saga sull’era presente della politica, aggravata dal covid.

Cos’è la feccia? È il residuo melmoso che si deposita sui fondi del vino, le sostanze più grevi residue in barile. Nel gergo corrente e figurato indica la parte peggiore della società o di un mondo. Le fasce meno produttive della società, i meno preparati e meno competenti, i detriti di una società, i rimasugli di una categoria.

La feccia è emersa soprattutto sul terreno della politica travestita di populismo: quando vanno al potere gruppi e individui senza alcuna qualifica o formazione, alcun curriculum, alcuna storia e provenienza politica; quando il loro pregio è solo la verginità di esperienze e mestieri, immunità alla cultura, assenza di carriera politica e ruoli significativi nella società; quando uno vale uno, a tutti lo stesso reddito, nomine a sorteggio e Vaffa generale, si può dire che la feccia vada al potere. La feccia riguarda gran parte dell’attuale classe di governo, inclusi i loro nominati, e alcuni settori dell’opposizione. Non a caso il blocco sociale di riferimento della feccia non è costituito da ceti produttivi, lavoratori o professionisti, operai o commercianti, dipendenti, salariati o partite Iva; ma disoccupati e spostati, il popolo del reddito di cittadinanza. O quelli che furono definiti “scappati di casa”. Dovevano aprire il parlamento come una scatola di tonno: il tonno è sparito, è rimasto il residuo gelatinoso.

Ma la feccia riguarda anche altri ambiti e denota il degrado delle classi dirigenti: per esempio quel fondo melmoso, tra partigianeria, carrierismo e affarismo che ha portato alla luce nella magistratura il caso Palamara. Lotte di potere, sentenze pilotate, campagne orchestrate, cordate di clan. Quel mondo oscuro delle toghe è il rimasuglio di quel che era la magistratura ai tempi della civiltà giuridica. Ora sentenze politiche, indagini a orologeria, obbiettivi mirati, pressioni di tipo camorristico.

O altro esempio di feccia, quel sottobosco universitario fondato sugli stessi criteri emersi nella magistratura, in cui si fa carriera, si pubblica, si trovano padrinati per logiche, cartelli di appartenenza, affiliazioni di clan in cui il merito, la capacità, gli studi non contano nulla o contano poco; da quel mondo deriva l’attuale presidente del consiglio, non certo dalla tradizione prestigiosa dei giuristi prestati alla politica, come furono i Vassalli e i Giugni, i Rodotà e i Cassese, i Conso e i Bonifacio, solo per citarne alcuni, senza risalire ai padri costituenti. Ora, al tempo della feccia, abbiamo Conte…

O ancora, il potere mafioso delle organizzazioni culturali e dei gruppi che controllano e determinano i successi e gli insuccessi editoriali, al cinema, in tv. La feccia è pure in quel mondo di sotto che affianca l’odierna politica, ed è cresciuto a sua immagine e somiglianza, per esempio nell’informazione pubblica, e che ne è la prosecuzione nella società civile; o quel mondo in cui si fa carriera per meriti sessuali e omosessuali (le lobbies omosessuali in politica, nelle istituzioni e nell’informazione pubblica sono un’altra rappresentazione della feccia). Se la casta era circondata da faccendieri, la feccia è attorniata da traffichini, versione pezzente dei faccendieri.

La feccia è pure quel che resta della politica di un tempo, dopo la rottamazione, le scissioni e i ricambi peggiorativi; la feccia è il rimasuglio politico di epoche diverse; se togli alla politica le sue motivazioni alte, le sue giustificazioni più significative, la battaglia contro le ingiustizie sociali ed economiche, se la politica diventa solo gestione e conservazione con ogni mezzo e a prezzo di ogni dignità del potere acquisito, allora anche i residui della politica passata, a partire dalla sinistra di potere, sono la melma rimasta dopo che è finita la stagione delle passioni civili.

Il tempo della feccia non ha ideologi o intellettuali ma influencer e animatori, non ha esperti e ricercatori ma star e figurini da talk show, non ha eroi, al più vittime, non ha artisti o scrittori che giganteggiano ma palloni gonfiati e posatori. È tempo che qualcuno scriva il seguito a La Casta, o meglio il suo contrappunto. La Feccia.

MV, Panorama n.48 (2020)

DA

Dopo la Casta venne la Feccia

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