Il fiasco del telegrillino Scanzi

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Ci fu un tempo quando il leader piddino Pierluigi Bersani veniva sbertucciato in diretta streaming dai grillini assetati di onestà. La controfigura di Maurizio Ferrini, degno erede del più grande Partito Comunista d’occidente, trattato a pesci in faccia dai parvenu di Grillo: Roberta LombardiVito Crimi, e l’Italia intera rideva, incredula, compiaciuta, sconsolata. Ma, per dirla come la Paola Taverna, “era un altro momento”.

Poi le cose cambiano e come se cambiano e la sintesi del nuovo momento è la seguente: i grillini entrano nei palazzi del potere, si convertono a tutti i vizi possibili, dall’allergia per le auto blu passano alla difesa dell’auto blu per la morosa del premier Giuseppi, il potere, come diceva quello, logora, gli ozi, come sapeva Annibale, infiacchiscono, la setta grillara si sfarina e il Pd, erede del mejo comunismo democratico, si mette a fagocitare i giovani scavezzacolli per digerirli con la mollezza di un pitone.

Era un altro momento: poi verrà il momento delle convergenze parallele, per carità non chiamatele inciuci, chè si offendono. E le convergenze vanno celebrate come si deve, ciascuno ha i suoi officianti, i 5 Stelle hanno il Fatto con tanto di emittenza televisiva che sarebbe La Nove dove, prodotta da Loft, ci si esalta con Accordi e Disaccordi, sorta di Porta a Porta, di Che Tempo che fa grillino con Andrea Scanzi e Luca Sommi nel ruolo di padroni di casa. Peccato solo i riscontri siano lievemente divergenti. Più disaccordi che accordi, e dire che l’ultima puntata, del 2 dicembre, aveva il più eccitante dei menu: proprio l’amico del giaguaro smacchiato Bersani, uno di quelli che hanno in testa un’idea meravigliosa, si chiama patrimoniale, e poi il ritroso, schivo Massimo Galli, immunologo in una delle sue rarissime apparizioni televisive, proprio strappate con la forza; anche lui ha in testa una idea meravigliosa, si chiama lockdown hard.

Roba calda coi due virgulti del comunismo d’antan: ma poi, dico, vuoi mettere le domande serrate, lo stile informale ma senza sconti dei due conduttori? E chi se lo perde? Disgraziatamente, se lo sono persi in massa. A legioni proprio, a emorragia di ascolti: 1,9%, roba da televisione condominiale. Ma come si spiega ‘sto fatto? E sì che non mancava la partecipazione straordinaria di Marco Travaglio, uno che quanto ad epifanie è ancor più tirato di Galli e di Burioni, roba che Lucio Battisti gli avrebbe spicciato casa. Niente: 1,9%. No, dico: uno e nove percento: incredibile! (la citazione qui è raffinata, chissà chi la coglierà)

Però che brutto paese che siamo: ma lo vogliamo capire o no che Scanzi è il più amato dagli italiani social? Che è un fenomeno, l’Uomo Ragno, la rockstar del giornalismo? E poi che fai, gli dai manco il 2%? Più follower che spettatori: funziona così, che peccato, che disdetta. E non è da dire che Accordi e Disaccordi funzioni come il memorabile “Orizzonti della scienza e della tecnica”, una martellata in nuca di Fantozzi ai titoli di testa: qui si fa la storia televisiva, signori, qui si educa e si rieduca il popolo, si recuperano amici, momenti, si tracciano alleanze, c’è venuto pure il capo Giuseppi e Scanzi si è fatto il selfie con Giusy che teneva il suo libro su Salvini cazzaro verde: roba istituzionale, di classe, raffinatissima.

Proprio vero: da un grande potere mediatico derivano grandi responsabilità. Solo che il pubblico, a quanto pare, non se ne accorge: negazionisti di merda. Vedi però come cambiano le cose: Travaglio voleva fare “la nuova destra liberale montanelliana” e si schiera con Fratoianni sulla patrimoniale, i novax diventano supervax, gli antiautoblu ci salgono e non ne scendono più, il notav è morto, il notax è morto e anche il noMes non si sente troppo bene.

Altri momenti. Ma che stiamo a rivangare? Come diceva Roger Martin du Gard, “la vita sarebbe impossibile se ricordassimo. Tutto sta a scegliere quello che si deve dimenticare”. Quanto a chi si ritiene larger than life, soccorre Chesterton: “Se vediamo un gigante, esaminiamo prima la posizione del sole e assicuriamoci che non si tratti dell’ombra di un pigmeo”. Uno – e nove – per cento: incredibile! Ma su con la vita: si può sempre fare peggio. Altri momenti, grandi momenti: forse la riabilitazione del compagno Bersani non è stata capita né dai grillini né dai piddini, quantomeno in veste di televisori: si potrebbe andare tutti ad Accordi e Disaccordi, vengo anch’io, no tu no. Era troppo avanti, era un altro momento troppo in anticipo.

L’importante è esagerare sia nel bene che nel male, senza mai farsi capire, e se hai in mano solo mosche, prova a darci anche del tu. Poi, quando uno è, o si crede, il più grande, tutto il resto è noia, non ho detto gioia, ma basta essere convinti. E pazienza se, con Charles Regismanset, “un uomo pieno di sé è sempre vuoto”. Uno – e nove – percento: incredibile!

Max Del Papa, 3 dicembre 2020

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Il fiasco del telegrillino Scanzi

Trump ha realizzato il primo boom egualitario degli ultimi decenni

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Il mensile di sinistra Usa The New Republic ha pubblicato una lunga, scarnificante autocritica che può risultare preziosa anche per la sinistra italiana. L’autore, Christopher Caldwell, scrive che c’è poco da festeggiare per i democratici americani, visto il loro anemico risultato nel voto per il Congresso, derivante da mali strutturali.

Per cominciare, i risultati della presidenza Trump: invisibili dalle città globalizzate, tutte democratiche, dove vive il 90% dei giornalisti Usa. Trump ha realizzato qualcosa di straordinario: il primo boom egualitario degli ultimi decenni. Nel 2019 è riuscito ad abbassare la disoccupazione al 3,7% (praticamente pieno impiego, tranne la quota frizionale di chi sta cambiando lavoro), e soprattutto un aumento del 4,7% dei salari del quarto più basso della popolazione. Anche durante gli ultimi tre anni di Obama i redditi da lavoro erano aumentati, ma soprattutto quelli del decile più alto (del 20%), mentre gli altri strati avevano registrato miglioramenti solo lievi.

Quindi, se non ci fosse stato il virus, Trump probabilmente avrebbe vinto. Ma, anche qui: il crollo del 31% del pil nel secondo trimestre è stato annullato dal rimbalzo del 33% del terzo trimestre. Solo che il dato favorevole al presidente in carica è stato pubblicato appena cinque giorni prima del voto: troppo tardi perché mutasse la percezione di declino economico. Inoltre, buona parte degli elettori aveva già votato: è stata questa la vera distorsione provocata dal voto postale, non gli inesistenti brogli.

Per i democratici è imbarazzante ammetterlo: Trump ha avuto sfortuna. È stato il caso a provocare, più che la sua vittoria quattro anni fa, la sua sconfitta un mese fa. Perché ormai il partito democratico è visto come il difensore del privilegio economico: nove dei dieci stati più ricchi hanno votato Biden, 14 dei 15 più poveri per Trump. Se il distretto di Columbia (la capitale Washington) diventasse uno stato, come vogliono molti democratici, sarebbe il più ricco d’America, con un reddito pro capite superiore del 17% rispetto al secondo, il Connecticut. E a Washington Biden ha battuto Trump 92 a 5. I democratici sono il partito dell’economia globale, quindi delle sue due conseguenze aborrite dai ceti popolari: ineguaglianza e diversità etnica.

“Per questo il fronte popolare di Biden è destinato a sfaldarsi”, sentenzia Caldwell. Come fanno i socialisti Sanders ed Elizabeth Warren a rimanere assieme ai ricconi ‘big money’ che hanno regalato al partito democratico la sua prima campagna da un miliardo di dollari (il 60% più di quanto ha speso Trump)? Dove sono finiti i piccoli ‘donors’ da dieci dollari l’uno di Obama? Questa volta hanno coperto solo il 39% dei fondi di Biden, contro il 45% di Trump. Che quindi anche qui è stato più democratico dei democratici.

Nell’analisi di Caldwell c’è posto anche per l’Italia. “Negli anni ’60 del diciannovesimo secolo”, scrive, “tre grandi Paesi occidentali, Germania, Italia e Stati Uniti, combatterono guerre simili di unificazione, in cui la parte più dinamica di ciascuna nazione soggiogò la parte più bucolica”. Oggi negli Usa i democratici sono il partito del progresso tecnologico e demografico (la California della Silicon Valley, New York, Boston), i repubblicani dell’arretratezza. Fino a mezzo secolo fa i repubblicani erano invece il partito del capitale e i democratici quello dei lavoratori. Ma capitale e lavoro hanno bisogno l’uno dell’altro, dinamismo e tradizione no. Quindi l’attuale divaricazione rischia di essere insanabile.

Conclude Caldwell: non abbiamo mai visto mai nulla di simile prima. Ci sarà più instabilità in futuro: “Il conflitto non è più fra due visioni dell’America, ma fra due popoli differenti”. Ciascuna delle fazioni è convinta di rappresentare l’incarnazione dell’America, contro l’antiamericanismo degli altri. La vicepresidente Kamala Harris ha detto ai suoi 79 milioni di elettori: “Avete scelto speranza e onestà, scienza e verità”. E Michelle Obama: “Abbiamo votato contro bugie, odio, caos e divisione”. Cose brutte, che però hanno ottenuto 73 milioni di voti, più di quelli mai presi da suo marito. Cose xenofobe, maschiliste, egoiste: “deplorabili”, secondo la famosa definizione suicida di Hillary Clinton. Le quali tuttavia, seppur politicamente scorrettissime, hanno attratto dieci milioni di statunitensi in più rispetto al bottino di Trump nel 2016.

Cosicché, anche se per ora ha prevalso il fascino ecumenico di Joe Biden, gli Stati Uniti del nuovo presidente sono diventati indecifrabili per tanti dei litigiosi capi della sua corte. Un po’ come in Lombardia soltanto due anni fa, quando il democratico Giorgio Gori perse 29 a 49 con il leghista Attilio Fontana alle regionali. Un distacco astronomico. A qualche democratico italiano fischiano le orecchie?

 

DA

https://www.huffingtonpost.it/entry/trump-ha-realizzato-il-primo-boom-egualitario-degli-ultimi-decenni_it_5fc8ab25c5b61bea2b156a0e

Se un cuboide fa da altare

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La chiesa di San Lorenzo a Oberföhring, Monaco di Baviera, è un bell’esempio di barocco della fine del XVII secolo, tanto da essere tutelata come monumento protetto. Costruita tra il 1677 e il 1680, la chiesa, con i suoi elaborati stucchi e le sculture, è considerata una delle meglio conservate sotto il profilo architettonico.

Ebbene, qui, a completamento di una approfondita ristrutturazione, il cardinale Reinhard Marx domenica 25 ottobre ha consacrato una “cosa” che a stento possiamo definire altare.

Nella foto, sopra il titolo, potete vedere il cardinale ultra-progressista nell’esercizio delle sue funzioni.

Ma ecco come la “cosa”, del tutto avulsa dal contesto, viene descritta dai progettisti: “Il nuovo altare è concepito come un blocco cuboide, diviso orizzontalmente da due linee di frattura irregolari. La linea superiore si allarga al centro in una piccola croce che penetra tutto l’altare, con un incavo, il cosiddetto sepolcro. Diverse forme di trattamento – dalle superfici di frattura ruvide alle superfici tagliate e lucidate – hanno lo scopo di dare all’altare luminoso un’ulteriore visibilità nel coro relativamente buio”.

Che l’altare abbia visibilità è fuori discussione. Diciamo pure che è un pugno nell’occhio. Ovviamente, come sempre in questi casi, c’è stato un concorso tra diversi progetti, e ovviamente, come avviene quasi sempre in questi casi, ha vinto un progetto orrendo.

Il problema non riguarda solo la Germania. Torna alla mente il nuovo altare della basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate (Varese), con quelle teste mozzate e impilate, che inducono a macabri pensieri.

La costante è una sola: la bruttezza che svilisce e crea inquietudine.

Il discorso potrebbe allargarsi facilmente a tante chiese dall’architettura orripilante, come per esempio questa qui sotto, sulla quale hanno pensato bene di scrivere a enormi caratteri la parola “chiesa”, caso mai qualcuno la potesse scambiare, e con ragione, per un magazzino o un deposito della nettezza urbana.

Inutile mostrare altre immagini, tanto ognuno di noi potrebbe fornire un lungo campionario di chiese brutte e di arredi liturgici che gridano vendetta al Cielo.

Resta la solita domanda: perché?

Tante le risposte, che riguardano la teologia, la filosofia, l’estetica. In passato me ne sono occupato più volte. Ma la spiegazione delle spiegazioni può essere una sola: c’è lo zampino del diavolo. Che evidentemente, quando vede certe chiese e certe “attrezzature liturgiche”, se la ride alla grande.

“Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori, e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me e io non ero con te”. Parole di sant’Agostino.

Ah, dimenticavo. I costi per il restauro di San Lorenzo a Monaco di Baviera ammontano a circa quattro milioni di euro, di cui 245 mila per le “attrezzature liturgiche”. Compreso il cuboide. Che forse, azzarda qualcuno, è diventato così, tutto fratturato, dopo che il cardinale Marx vi si è appoggiato.

Sento arrivare, dal basso, altre risate.

A.M.V.

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Se un cuboide fa da altare

Scandalo Oms-Italia, hanno coperto i disastri di Conte sul Covid

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Oltre 50mila morti, un disastro, e ora si scopre pure che abbiamo pagato gli applausi dell’Organizzazione mondiale della sanità al governo Conte per la lotta al Covid con un assegnino di dieci milioni di euro, anzi 14. A tanto ammonta il contributo dell’Italia.

Indignazione a mille per i comportamenti istituzionali. Il ministro Roberto Speranza sapeva quel che combinava per suo conto il direttore aggiunto dell’Oms, Ranieri Guerra? È vero che spingeva affinché le decisioni più impopolari venissero assunte su input della stessa Oms che poi batteva le manine?

Ranieri Guerra, al centro della trasmissione Report dell’altra sera, minaccia querele. Ma qui non ci interessa valutare se quei giornalisti sono bravi o no, ma se i fatti denunciati rispondono alla realtà.

Ed è drammatico quello che si apprende. Perché abbiamo sborsato milioni di euro ad un’organizzazione indipendente per istituto e che invece si preoccupava di non infastidire il governo italiano. Se è vero quello che si è appreso altro che modello italiano nel mondo. Roba da sotterrarsi, materia da andare a processo ricoperti di vergogna.

Quando l’Oms scopre con i suoi ricercatori che il piano pandemico dell’Italia è fermo al 2006, Ranieri Guerra, timoroso di inimicarsi Speranza, chiede di correggere col 2016 quella data lontanissima. In più, si preoccupa di togliere qualunque critica all’esecutivo di Roma nella gestione della lotta alla pandemia. E minaccia il coordinatore dei ricercatori dell’Oms, Francesco Zambon, che stava presso la sede di Venezia, di far naufragare il cammino parlamentare e finanziario riguardante proprio quei loro uffici. Le mail sono davvero chiare, se sono reali e non manipolate.

Questa mattina il ministro Speranza sarà in Parlamento per illustrare ulteriori misure contro il Covid e davvero sarà il caso di chiarire che cosa è successo. Tanto più che è proprio il suo staff, in replica a Report, a parlare di aggiornamento del piano: allora è vero che era ancora fermo a tempi lontanissimi. E non sarà inutile sforzarsi a raccontare tutta la verità. Perché il rapporto Oms che svergognava l’Italia è rimasto online solo 24 ore a maggio e a questo punto va chiarito se il ministro sapesse qualcosa persino della sua immediata rimozione dalla rete.

La clamorosa vicenda è riesplosa dopo che è stato rivelato il contenuto di alcune email scambiate tra Ranieri Guerra e Zambon. «Uno degli atout di Speranza – scriveva Guerra – è stato sempre il poter riferirsi a Oms come consapevole figlia (si suppone intendesse “foglia”, ndr) di fico per certe decisioni impopolari e criticate».

Il documento dell’Oms denunciava che l’Italia non avrebbe mai aggiornato il suo piano pandemico. Semplicemente dieci anni dopo riconfermava quello elaborato nel 2006. Ma poi si ricorda che Guerra è stato direttore generale per la Prevenzione del ministero della Salute italiano dal 2014 al 2017, quindi il compito di aggiornare il piano, in quegli anni, spettava anche a lui. Ma non è tutto. «Se anche Oms – scriveva Guerra – si mette in veste critica non concordata con la sensibilità politica del ministro (…) non credo che facciamo un buon servizio al Paese». E a che titolo l’Oms si dovrebbe preoccupare di rendere «un buon servizio» ad un Paese ed al suo governo? Forse un’esigenza di tutela tecnico-politica di fronte a decine di migliaia di morti?

Ancora una volta, toccherà alla magistratura – quella di Bergamo – tentare di venire a capo di una vicenda bruttissima. Saranno messe a confronto soprattutto le versioni degli stessi Zambon e Guerra per capire che cosa è successo. Sarebbe davvero grave – ed enormi sarebbero le responsabilità politiche anche sul piano giudiziario – se si scoprisse che qualche manina di potere interno possa aver suggerito il bianchetto con cui cancellare le prove del mancato aggiornamento. Ma facendo i conti senza l’oste: perché le mail esistono e persino con svarioni incredibili. Si parla addirittura di uno stock di farmaci pari a 170mila cicli, da completare «entro il 2006». Eravamo invasi dal virus, ma si truccavano le carte. Anche al ministero della Salute devono raccontare tutto quello che sanno. Lo pretendono i famigliari di 51mila morti ammazzati dal Covid (se non si è mentito anche su questa cifra).

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/12/02/news/scandalo-oms-italia-disastri-giuseppe-conte-covid-piano-pandemico-ranieri-guerra-email-report-storace-25411435/

Salvini: “Mes? Anche l’usuraio ti propone soldi comodi”

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“Il Mes fa rima con commissariamento”. Lo dice il leader della lega, Matteo Salvini, in un’intervista al Giornale. Secondo Salvini la strada è quella di ”Emettere buoni del tesoro. In questo momento i titoli di Stato italiani vanno a ruba e hanno interessi bassi. Se tu emetti trentasette miliardi di titoli del tesoro, l’equivalente del Mes, da lunedì al venerdì vanno a ruba e sono soldi che devi restituire agli italiani e non a un fondo che ha sede in Lussemburgo che non risponde a niente e a nessuno”.

Per il leader non bisogna lasciarsi abbagliare dai soldi facili: ”Anche l’usuraio ti propone soldi comodi, ma quando entri nel giro dell’usura sei finito. È quello che sta succedendo in questo momento in Italia. Lo Stato non ti aiuta e molti finiscono nelle mani della ‘ndrangheta. Quando torneremo al governo non ci sarà bisogno di alcun Mes né di altre diavolerie. All’opposizione si possono avere idee diverse, anche se dispiace”.

DA

https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/07/26/salvini-mes-anche-usuraio-propone-soldi-comodi_JPUmuFbn9fS4eczAkQWFtM.html

L’ideona dell’Europa: vietare la messa di Natale

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In questi anni ci siamo abituati all’assordante silenzio dell’Unione europea quando si parla di cristianesimo, nessuna parola sui cristiani perseguitati nel mondo, sui preti uccisi in Europa, sulle chiese e le immagini sacre distrutte e profanate nelle nostre nazioni.

Un tentativo non solo di negare ma anche di cancellare le radici cristiane secondo il principio che il filosofo conservatore Roger Scruton ha definito “oikophobia”, odio della propria casa. Stupisce perciò sentire l’Ue parlare di religione e di cristianesimo, se non fosse che la Commissione europea ha rotto il suo decennale silenzio per proporre lo “stop alle messe di Natale in presenza” per sostituirle con “eventi online o in tv”.

Una proposta nata ufficialmente per diminuire i rischi di assembramento e di contagio ma che sembra nascondere un tentativo di accelerare il processo di secolarizzazione già in atto da tempo. Il solo fatto di mettere sullo stesso piano una funzione in presenza rispetto a un evento religioso online o in televisione, è significativo dello scarso rispetto verso i fedeli dimostrato dalle istituzioni europee.

Chiunque frequenti una chiesa in questi mesi è a conoscenza del rispetto delle regole di distanziamento e dei rigidi protocolli sanitari, non c’è nessuna ragione per impedire le funzioni religiose. Verrebbe da dire perché i centri commerciali sì e le chiese no? Ma non è nemmeno questo il punto, così come è importante tenere in considerazione le ragioni dell’economia, allo stesso modo occorre avere massimo riguardo per gli aspetti spirituali, soprattutto in questo momento in cui le persone sono già duramente provate da un punto di vista psicologico. Non si può trattare la religione come se fosse un qualsiasi ambito della società.

C’è poi un altro risvolto molto grave nelle parole della commissione europea e riguarda il diritto alla libertà di culto alla base di ogni democrazia. Sospendendo le funzioni religiose, si contraddice la libertà di professare la propria fede.

Privare i fedeli del Natale in questo momento, significa negare una speranza ai bambini, agli anziani, alle persone sole, alle famiglie che si aggrappano alla spiritualità come una speranza per superare non solo le difficoltà ma anche in alcuni casi la perdita dei propri cari. Un conforto che nessun evento online o celebrazione in televisione può sostituire.

Francesco Giubilei, 1º dicembre 2020

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L’ideona dell’Europa: vietare la messa di Natale

Il divorzio, un’arma di distruzione di massa

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

“Il divorzio, un’arma di distruzione di massa. 40 anni dopo il referendum sul divorzio”. 

Il 1° dicembre 1970 lo stato italiano approvava la “legge” sul divorzio. Segnaliamo le tre lezioni tenute da don Francesco Ricossa al seminario di studi: “Il divorzio, un’arma di distruzione di massa. 40 anni dopo il referendum sul divorzio” (IX giornata per la regalità sociale di Cristo, 11/10/2014).

PER I VIDEO SI RIMANDA A:

Il divorzio, un’arma di distruzione di massa

Il Papa va in difesa dell’islam. Ma cala il silenzio sui cristiani

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Fanno discutere le parole di Francesco sugli uiguri in Cina. C’è chi reclama più attenzione per i cristiani perseguitati

Papa Francesco è anche il pontefice dei popoli che abitano le “periferie economico-esistenziali”. E tra queste popolazioni possiamo annoverare gli uiguri, minoranza islamica che risiede nello Xinjiang, una regione della Repubblica popolare cinese. Qualche giorno fa, Jorge Mario Bergoglio ha usato questo aggettivo nei confronti dei fedeli islamici che abitano il nord ovest della Cina: “perseguitati”.

Pechino – come ripercorso dall’agenzia Nova – ha risposto attraverso le dichiarazioni del portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian. E la replica non può essere inserita nell’elenco dei “buoni uffici” che hanno accompagnato in questi anni le due realtà geopolitiche protagoniste di questa vicenda.

Le parole del Santo Padre sono state considerate infondate: le autorità cinesi hanno voluto sottolineare con l’ufficialità del caso la loro contrarietà. La questione è complessa, se non altro perché tutto questo avviene mentre Santa Sede e Cina si apprestano a firmare, a meno d’improvvisi ripensamenti, il rinnovo dello storico accordo per la nomina dei vescovi (e per il riconoscimento della legittimità spirituale del vescovo di Roma nella nazione asiatica). Come spiegato da Emanuel Pietrobon, non siamo comunque dinanzi ad una crisi diplomatica tra Vaticano e Repubblica popolare. Francesco è il pontefice che ha speso parole al miele per Pechino, ammettendo di sognare un viaggio nella capitale della nazione governata da Xi Jinping. Una visita apostolica che costituirebbe un unicum. Bergoglio, soprattutto per via della pandemia e delle sue conseguenze, non ha per ora potuto esaudire il progetto, che non è tuttavia stato riposto.

Quel patto – l’accordo tra Cina e Vaticano – è il fiore all’occhiello della strategia del multilateralismo diplomatico. Papa Francesco e il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin hanno difeso l’accordo con la Cina dalle critiche biennali dei tradizionalisti: il Vaticano è convinto che il patto serva a tutelare i milioni di cattolici cinesi; la destra ecclesiastica avrebbe preferito evitare la creazione di qualunque sinergia, e legge la novità come una mossa geopolitica poco ragionata. La presa di posizione di Papa Francesco sugli uiguri, a ben vedere, rientra nella tipiche scelte pastorali di questo regno: nel 2017, il vescovo di Roma si schierò in difesa dei Rohingya, un’altra minoranza di fede islamica che abita nel Myanmar.

I “popoli” cui guarda Papa Francesco

Stando alla interpretazione data dal vaticanista Sandro Magister, Jorge Mario Bergoglio non cita popoli a caso, ma li sceglie: “Il papa li identifica con la moltitudine dei reietti da cui il papa vede prorompere ‘quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino del pianeta’”. Bergoglio andrebbe in cerca dunque di un “popolo mitico”, che sarebbe composto da tante singole esperienze identitarie e che per il Santo Padre è vittima di quella che chiama “economia dello scarto”. Un atteggiamento – questo dello “scarto” – che oltrepasserebbe l’economia, per tangere macro-problemi bioetici quali l’aborto. Un’altra interpretazione che i conservatori criticano, perché alimenterebbe la “confusione” tra i cattolici, confondendo appunto il piano del pratico, ossia quello economico, con quello dei valori non negoziabili.

Insomma il Papa – annotano dal fronte dei critici – , sulla scia di queste sue “preferenze”, si dimenticherebbe dell’Occidente ormai secolarizzato, ma non delle minoranze religiose e non, come quella degli uiguri. Qual è l’argomentazione che viene sollevata dagli “anti-bergogliani”? In genere, i critici affermano che il Papa si interessa poco di cristiani perseguitati: il vescovo di Roma si concentrerebbe di più su queste popolazioni, per quanto appartengono a confessioni religiose diverse rispetto a quella cristiano-cattolica. Il problema sarebbe tutto interno alle priorità della pastorale. In realtà, il primo pontefice sudamericano della storia ha in più circostanze citato nei suoi discorsi il dramma dei cristiani perseguitati ma, pure in questo caso, gli oppositori vorrebbero più chiarezza comunicativa, oltre che una crescente attenzione sul “prossimo”, che per i conservatori è in primis il “cristiano” e poi tutto il resto.

Quanti sono i cristiani perseguitati nel mondo

Presentare un computo preciso dei cristiani perseguitati nel mondo non è un’operazione semplice. Ogni anno, alcuni report, si occupano di fotografare la situazione mondiale. Alcune delle nazioni in cui avvengono le persecuzioni, del resto, non sono giornalisticamente accessibili con facilità. E allora bisogna affidarsi al lavoro delle associazioni, degli enti o delle realtà che si occupano nello specifico di come chi professa la fede cristiana venga trattato sul globo terrestre. Silvio Dalla Valle, interpellato da IlGiornale.it, fa parte dell’associazione Luci sull’Est, che ha costruito un vero e proprio “Osservatorio sulla cristianofobia“. ” É difficile – esordisce Dalla Valle – essere certi del numero di cristiani perseguitati nel mondo”. Sì, perché anzitutto bisogna operare attraverso qualche distinguo: ” Secondo l’autorevole rapporto di Open Doors, l’agenzia americana di aiuto ai cristiani perseguitati, nel mondo sarebbero oltre 260 milioni i cristiani perseguitati. Bisogna comunque distinguere tra i diversi tipi di persecuzione. Quella cruenta – secondo Open Doors nel 2019 sono stati uccisi per la fede 2.983 cristiani – e quella incruenta”. La persecuzione dei cristiani va dunque ripartita per tipologia, ma i numeri raccontano in ogni caso un dramma.

Le ultime evidenze pubblicate da Aiuto alla Chiesa che Soffre sono molto più che preoccupanti. Stando a quei dati, i cristiani non sono mai stati perseguitati come in questo periodo storico. Si pensi alle giovani donne costrette al matrimonio dopo un processo altrettanto forzato di conversione: quante sono? Difficile esibire numeri precisi. Sappiamo che il fenomento esiste, come in Pakistan, dove la questione delle “spose bambine” però è emerso. Esistono nazioni in cui hanno attecchito tragedie sommerse? In Pakistan a volte si arriva a processo, ma la sensazione è che il dramma dei cristiani perseguitati sia più esteso di come appare: “Quest’ultima – ci dice Dalla Valle, riferendosi alla persecuzione “incruenta” – colpisce, secondo la Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, oltre 300 milioni di cristiani che vivono in terra di persecuzione. Questi cristiani patiscono l’umiliazione, le vessazioni, in tanti casi sono ingiustamente accusati del cosiddetto crimine di blasfemia e messi in prigione. Tante volte hanno le loro case distrutte e costretti a andare via dai loro villaggi. Più grave ancora sono le ragazze rapite e fatte sparire, tante di loro obbligate a “convertirsi” e sposare il loro aguzzino”. Le statistiche non hanno la capacità di essere esaustive.

Chi sono gli uiguri

Il popolo cui Bergoglio si è riferito da ultimo con la qualifica di “perseguitati” non è uno dei tanti: è particolare. C’è, nella mossa del Papa, una componente storica, cioè un vero e proprio strappo con quello che ci si sarebbe aspettati in virtù delle rinnovate relazioni tra Santa Sede e Cina. E il gesuita è di certo un vescovo capace di stupire, come ha dimostrato più volte durante questi sette anni e mezzo di permanenza sul soglio di Pietro. Nessun pontefice prima dell’argentino aveva portato alla ribalta la vicenda degli uiguri del nord ovest cinese. Bergoglio in passato si è detto preoccupato per la situazione di Hong Kong, ma per i tradizionalisti, gli avvertimenti del successore di Pietro su quello che accade da quelle parti del mondo non sono mai sufficienti. La domanda diviene allora retorica, oltre che spontanea: perché gli uiguri sì e la repressione cristiana ad opera dei cinesi – quella che viene ventilata per esempio dal cardinale conservatore ed ex arcivescovo di Hong Kong Joseph Zen – no?

Padre Abbè Guy Pagès, sacerdote francese esperto d’islam, e oggi impegnato nel fronte dei cattolici che chiedono a gran voce la libertà di culto all’interno del quadro delle restrizioni imposte Oltralpe per via della diffusione del Sars-Cov2, ci ha aiutato a focalizzare l’annoso problema degli uiguri, spiegando: “Per lo più – ha dichiarato, tenendo conto del punto di vista del consacrato, che è ritenuto un conservatore – musulmani sunniti, gli uiguri sono un popolo di lingua turca di 25 milioni di persone, di cui la metà vive in Cina. Il loro progetto separatista è oggi sostenuto dal Partito islamico del Turkestan (PIT), classificato come ‘organizzazione terroristica’ dall’Onu nel 2003, che mira a creare uno Stato islamico, che non impedisce ai suoi jihadisti di combattere a migliaia in Siria, con l’aiuto di kamikaze e bambini soldato. La Cina li sta rieducando per prevenire i loro numerosi attacchi”. Quindi la Cina starebbe in realtà prevenendo. E questa sensibilità del pontefice, ancora una volta, potrebbe essere interpretata come una mano allungata nei confronti della religione islamica, nello spefico verso l’emisfero sunnita.

La scelta di Francesco

Come mai allora Francesco ha optato per una scelta così inusuale rispetto al contesto diplomatico avviato con il colosso cinese? Il segretario di Stato degli Stati Unti Mike Pompeo si è affrettatto nel dirsi “grato” al Santo Padre per la sua presa di posizione sugli uiguri.

Pompeo è fortemente contrario all’accordo tra Cina e Vaticano. Quando si è recato in Italia l’ultima volta, il membro dell’amministrazione guidata da Donald Trump, che dopo i risultati delle presidenziali è ormai uscente, ha persino chiesto alla Santa Sede di non rinnovare quel patto per mantenere l’ “autorità morale” che il Vaticano può vantare sul consesso globale. Tutto suggerisce come questo strappo sugli uiguri non sia destinato ad inficiare sui buoni uffici che intercorrono tra i sacri palazzi e Pechino, ma certo la strategia di Francesco sulla minoranza islamica ha fatto discutere anche coloro che si occupano di cristiani perseguitati.

Come Silvio Dalla Valle, che sul punto ci ha detto quanto segue: “Non sono in grado di rispondere al perché Papa Francesco ha ricordato la minoranza islamica perseguitata in Cina e si mostra poco attento, al meno in apparenza, alla persecuzione dei cristiani nel mondo. Questo atteggiamento di Papa Francesco è comunque sconcertante e sorprendente, speriamo ci venga fornita una spiegazione”.

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https://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-ricorda-minoranza-islamica-non-i-cristiani-perseguitati-1905539.html

Delirio giallorosso: c’è la crisi e mettono la patrimoniale

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Che la patrimoniale fosse un’ossessione della sinistra era noto. E che il Recovery fund fosse la scusa perfetta per inventarsela, l’aveva capito chiunque non avesse i prosciutti eurolirici sugli occhi

Così, siccome “ce lo chiede l’Europa”, in Aula è stato approvato un emendamento di Leu e Pd alla legge di bilancio. Che con la scusa di eliminare le patrimoniali nascoste, ne mette una palese: un prelievo progressivo, che parte dallo 0,2%, su tutte le “ricchezze” da 500mila euro in su. E, udite udite, nel calcolo del patrimonio entreranno pure i beni immobili. Insomma, la tassa non colpirà solo i paperoni (ai quali farà un baffo), ma anzitutto chiunque abbia un reddito da lavoro e un’abitazione appena più confortevole di una cantina. Forse non sarà l’80% degli italiani, come dice Giorgio Mulè di Forza Italia, ma poco ci manca.

In più, con l’eliminazione dell’Imu sulla seconda casa, si determinerà un buco nelle casse dei Comuni. Che, come le Regioni, sono i nuovi nemici dei nostri commissari sovietici. Il rimedio? Un “fondo dì solidarietà”: un classico esempio delle bizantine complicazioni per cui vanno matti gli accentratori veterocomunisti al governo.

È questa la ricetta della sinistra per farci uscire dalla crisi: salassare la classe media, già massacrata, in tempi normali, dagli effetti della globalizzazione e della cinesizzazione del mercato del lavoro; e punire la piccola impresa con restrizioni antiscientifiche, perché esercenti e professionisti sono potenziali evasori fiscali e pure sospetti di simpatie fasciste. Così, chi non muore di Covid, grazie alle glorie del “modello italiano”, finirà per morire di fame.

Alessandro Rico, 29 novembre 2020

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Delirio giallorosso: c’è la crisi e mettono la patrimoniale

Totò, l’italiano qualunque contro i caporali

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Aveva ragione Totò quando divideva l’Italia in uomini e caporali. L’eterno divario tra plebe e classi dirigenti con la perversione italica del trasformismo, per cui cambiano i regimi ma i caporali sono sempre gli stessi, mutano solo casacca. Ai caporali e a Totò nell’inconsueta veste di storico, dedica ora un saggio Emilio GentileCaporali tanti, uomini pochissimi (ed. Laterza). Ma a Totò si addice la dimensione del mito, della leggenda, più che della storia. Quanto a Uomini e Caporali, vorrei ricordare che la censura cinematografica nel 1955 cancellò dal copione un caporale comunista ma lasciò la frase “si stava meglio quando si stava peggio” che fu poi la bandiera di tutti i nostalgici. Lo ricordo a Veltroni che ha fatto di recente una lettura sinistrese e antifascista del comico napoletano, poggiando sulla sua famosa frase “poi dice che uno si butta a sinistra”.

Totò rappresentò l’autobiografia collettiva e comica dell’Italia in bianco e nero, l’Italia che ancora amava Napoli e la considerava la capitale spiritoso-sentimentale d’Italia. I tratti dello spirito nazionale erano da lui mimati in versione grottesca: l’italiano imbroglione e pomicione, paraculista e pastasciuttista, malinconico ed euforico, sbafatore e mariuolo, gesticolante e chiassoso, comiziante, anarchico ma in cuor suo monarchico.

Qualcuno insinua dietro il Totò comico popolare un Totò quasi impegnato e incompreso. Le pezze d’appoggio più vistose sono due. La prima è la celebre poesia ‘A livella, che dette il titolo a una raccolta di poesie di Totò, in cui il comico parlava di due defunti, uno di nobili natali e uno proletario che lo invitava a lasciare ai vivi la prosopopea aristocratica perché la morte è una livella, ci fa tutti uguali. Questa poesia viene accreditata come una sorta di manifesto ideologico di Totò, una specie di comunismo mortuario, quasi che Totò, oltre la comicità, fosse in cuor suo un egualitario, un livellatore. È una sciocchezza. Quando smetteva di fare il comico, Totò era scostante e a tratti anche sprezzante, manteneva le distanze e teneva soprattutto a una cosa: al suo titolo di principe, quantomeno sedicente. Totò a quel titolo presunto teneva più di ogni cosa, persino più della sua fama di artista e del suo successo. E teneva a scindere il poveraccio di scena dal nobile di casata quale diceva d’essere. Rideva degli umili e dei potenti, dei gerarchi fascisti e dei voltagabbana antifascisti.

La seconda contraffazione è l’importanza centrale data al suo film con Pasolini, Uccellacci ed uccellini, considerato quasi il testamento del miglior Totò, non comico ma intellettuale a sua insaputa, rispetto al vile Totò da cassetta, nazionalpopolare che conosciamo. In realtà quel film fu un episodio della sua vita d’artista e fu forse l’unico film in cui Totò fu alieno, eterodiretto, interpretò un ruolo assegnato, smise di essere se stesso e d’improvvisare, pure il suo repertorio lo usò fuor di casa. Non fu un brutto film, anzi fu tra i migliori; ma fra quelli di Pasolini, non di Totò. Quello non era il vero Totò. Non è per quello che viene ancora amato e ricordato.

Totò unificò l’Italia a rovescio, attraverso il lato comico, partendo da Napoli, dalla miseria e dalla vita intima e privata. Unì colti e ignoranti, plebe ed élite, furbi e fessi, nel culto della sua comicità. Mi ricordo da bambino al cinema a vedere Totò: ridevano i cafoni che sputavano le bucce delle fave arrostite sulla gente seduta davanti e ridevano in galleria i borghesi, i professionisti e nei palchi le coppiette. Ridevo io, di anni sette, e ridevano mia madre e mio padre, professori. Ridevano i semplici, che consideravano Totò la versione antica di Franco e Ciccio, e ridevano gli appassionati di teatro e letteratura. Unificava le generazioni, e anche noi stessi: mi sorprendo a ridere ancora delle battute che mi facevano ridere da bambino. Non amo rivedere i film già visti, eccetto che per Totò. Ho coltivato amicizie nel culto della comune totolatria. Ma Totò ha rappresentato anche la duplice vocazione plebea e aristocratica del nostro paese, l’impossibilità di essere seriamente borghese. O signori o pezzenti: miseria e nobiltà. In lui si rispecchiava la schizofrenia del ceto medio, aspirante alla nobiltà e risucchiato dalla plebe. Totò rappresentava questi eccessi anche nella sua vita: da bambino era Antonio Clemente, nato povero nel povero rione Sanità, ma poi si scoprì il Principe de Curtis da Costantinopoli, e si faceva chiamare favolosamente Sua Altezza. Cronaca e leggenda, senza di mezzo la storia. Il suo talento partorì, per dirla in un ossimoro, un realismo surreale: nei suoi film c’era l’Italia vera, la vita vera, le persone veraci del suo tempo ma il suo modo d’affrontarle era surreale.

Totò fu lo scopritore della Padania sbarcando con Peppino a Milano; il simil-tedesco con cui lui si rivolgeva al vigile milanese era il segno di un’Italia mal unificata. Per essere uomini di mondo, sosteneva Totò, bisogna aver fatto tre anni di militare a Cuneo, come dire all’estero, in Legione straniera. Ma Totò coltivava il sentimento del contrario – origine del comico, secondo Pirandello – e rovesciò il procedimento secessionista: partì dalla separazione tra Padania e Napoletania ma poi riuscì a fondere i due paesi sul versante comico. Ho visto milanesi che si sbellicavano alle sue battute e si riconoscevano nei suoi ritratti. Se i fratelli Bandiera furono i simboli intrepidi dell’Italia risorgimentale, i fratelli Caponi, Totò e Peppino, furono i simboli dell’Italia senza eroi. Totò, fondatore di Farsa Italia e di un ameno regime totolitario.

MV, Panorama, n.48 (2020)

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Totò, l’italiano qualunque contro i caporali

Cosa può fare un cattolico contro la gnosi omosessualista?

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di LEONARDO MOTTA

All’interno della Chiesa Cattolica, la gnosi omosessualista come ha
agito e come continuerà ad agire?
Innanzitutto si tenta di entrare, magari in punti di piedi, nelle
Chiese per cercare di far crescere tra i fedeli, o nella gerarchia, la
valutazione positiva dell’omosessualità.
Una volta fatto questo il passo è breve. Se l’omosessualità è
parificata all’eterosessualità perché non si possono benedire anche in
Chiesa le unioni gay? E se si può concedere la benedizione, perché non
è possibile l’ammissione degli omo-attivi anche ai sacramenti?
Ma il testo sacro dice diversamente? La revisione della Bibbia, sotto
il principio che Dio non condanna l’amore, è una strada già perseguita
e che sarà ancora di più seguita dai “traduttori-traditori”. E con i
chierici omosessuali come la mettiamo? “Ogni amore è amore” si
sostiene, perché colpevolizzare questi “poveri” preti omosessuali? E
allora cosa bisogna fare? Alcuni hanno trovato la soluzione: abbattere
l’istituto del celibato. Fare sposare i preti è la soluzione proposta.
Con la scusa di evitare i casi di pedofilia o di ephebofilia si spinge
per farli sposare. Una volta permesso ciò, chi potrà negare ad un uomo
“sposato” con un altro uomo di accedere al sacerdozio?
Arrivato a questo punto, cosa può fare un cattolico contro la gnosi
omosessualista?
Prendere in mano la Bibbia e riflettere sulla natura. Dio ci ha creato
e continua a crearci maschi o femmine.
Il sesso serve a trasmettere la vita e al consolidamento della coppia
eterosessuale nel matrimonio. Solo così lo si usa legittimamente.
Leggiamo due testi illuminanti di San Paolo e molto attuali.
Nella Lettera ai Romani l’apostolo delle genti scrive: “Infatti l’ira
di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di
uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio
si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a
loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna
potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del
mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun
motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno
glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani
ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata. Mentre si
dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la
gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo
corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha
abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da
disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità
di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché
il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha
abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato
i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i
maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi
di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi
maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta
al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio
adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata
ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia,
di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio,
di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di
Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai
genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur
conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose
meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le
fa” (Rom 1,18-32).
Nella Prima Lettera a Timoteo San Paolo scrive: “Lo Spirito dice
apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla
fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche, a
causa dell’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro
coscienza: gente che vieta il matrimonio e impone di astenersi da
alcuni cibi, che Dio ha creato perché i fedeli, e quanti conoscono la
verità, li mangino rendendo grazie. Infatti ogni creazione di Dio è
buona e nulla va rifiutato, se lo si prende con animo grato, perché
esso viene reso santo dalla parola di Dio e dalla preghiera” (1Tim
4,1-5).

Politiche agricole, l’Ue si affida a un “esperto”: Greta Thunberg

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Roma, 27 gen – L’Ue pullula di esperti in economia, think tank e sapienti banchieri. Cerca però disperatamente esperti in politiche agricole. E’ un settore chiave per lo sviluppo degli Stati membri. Dunque servono idee, lunga formazione, capacità analitica e preparazione specifica. Ecco allora che la Commissione europea ha pensato bene di coinvolgere un illustre professore, per dare finalmente una svolta alla riforma della Pac, la politica agricola comune: Greta Thunberg.

Professoressa Greta

Non è uno scherzo. La giovanissima ambientalista svedese è stata davvero interpellata da Frans Timmermansvicepresidente esecutivo della Commissione Europea, per assicurarsi che il programma di sovvenzioni agricole dell’Ue sia efficace. E non ostacoli al contempo i piani pensati ad hoc per ridurre le emissioni di carbonio. Parliamo di un programma che vale 48 miliardi di euro all’anno e che Timmermans punta ad attuare al meglio. D’altronde è pure responsabile del Green Deal, evocativa parafrasi del più celebre New Deal di Roosevelt. L’obiettivo è quello di introdurre, entro il 2050, nuove leggi. Sull’economia circolare, sulla ristrutturazione degli edifici, sulla biodiversità e appunto sull’agricoltura. Nulla può essere lasciato al caso, pena il fallimento di una svolta tanto attesa dalle alte sfere di Bruxelles.

Di qui la geniale trovata: telefonare a Greta per chiederle il da farsi. “Ci siamo trovati d’accordo sull’importanza cruciale della Pac per il Green Deal europeo. Nei negoziati la Commissione lavorerà per una politica agricola in linea con le nostre strategie sulla biodiversità e Farm To Fork per contribuire a realizzare il nostro obiettivo di neutralità climatica”, ha scritto su Twitter l’europarlamentare olandese. Perbacco, questa sì che è una bella notizia. L’endorsement di Greta alla riforma della politica agricola europea è proprio quello che ci voleva. Poco importa se associazioni di categoria e studiosi non abbiano avuto il privilegio della stessa considerazione Ue, volete mettere il giudizio di Greta.

Lo schiaffo di Greta

Peccato che a differenza di quanto affermato da Tiemmermans, non pare proprio che Greta sia così disponibile a dare il suo prestigioso via libera alla Pac. L’ambientalista svedese ha anzi dichiarato che quanto sta accadendo con la Pac è “simbolico dell’ipocrisia della politica, che vota per target lontani nel tempo ma quando si tratta di fare qualcosa nell’immediato non lo fa”. Greta ha pure stroncato il Green Deal: “Smettiamola di dire che è ambizioso, perché non lo è”. Ecco, non solo l’Ue si è incredibilmente rivolta a una ragazzina svedese per l’attuazione di un piano da decine di milioni di euro, ma da lei ha rimediato pure uno schiaffo. Il prossimo passo di Bruxelles è appellarsi ad Heidi.

Eugenio Palazzini

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https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/politiche-agricole-ue-affida-esperto-greta-thunberg-175359/

Utero in affitto, fiera per comprare bimbi/ Prezzi a coppie gay: Ue ‘tace’ sul Belgio

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“Men Having Babies”, la fiera choc in Belgio sull’utero in affitto: cataloghi e prezzi per comprare i bambini. Denuncia Lega alla Commissione Ue (che però tace)

Cosa c’è di meglio per distrarsi dalla tremenda pandemia di Covid-19, di una bella fiera online, con tanto di cataloghi e prezzi al dettaglio per “oggetti” di merce rara al giorno d’oggi? Nulla, in teoria, se non si trattasse di bambini e di prezzi legati alla maternità surrogata (tradotta in “vulgata” come utero in affitto). In Belgio dal 2014 si rinnova ogni anno la fiera-choc dal titolo “Men Having Babies” dove tra cataloghi e informazioni, le coppie omosessuali possono dilettarsi sulla scelta più idonea del loro piccolo figlio attraverso l’utero di una madre surrogate, ovviamente il tutto a pagamento. La denuncia arriva quest’anno da Simona Baldassarreeuroparlamentare della Lega, che a Libero Quotidiano racconta stamani la sua richiesta da anni ormai presso la Commissione Ue di intervenire contro l’organizzazione delle fiera che “vende” i bambini. «La risposta è stata evasiva, senza alcuna presa di posizione. Del resto la stessa Ursula Von der Leyen – la presidente della Commissione Europea – nel suo discorso sullo Stato dell’Unione si è detta pronta a favore la genitorialità delle famiglie omosessuali», attacca ancora la co-presidente dell’intergruppo del Parlamento Ue sulle sfide demografiche.

UTERO IN AFFITTO, NEANCHE IL COVID FERMA LA FIERA-SCANDALO IN BELGIO

Il Belgio non da oggi favorisce questa pratica per le coppie gay di “affittare” una madre surrogata per poter poi ricevere il figlio: sulla scia del diritto alla famiglia come primo e unico principio, l’impianto di utero in affitto – vietato ancora oggi in Italia e in diversi altri Paesi europei – viene presentato con dovizia di particolari in questa fiera giunta al sesto anno di attività (e neanche fermato dalla pandemia Covid, solo traslato in video-conferenza). «Ci sono i cataloghi, ognuno scegliere la madre surrogata e le modalità di pagamento che preferisce», attacca ancora la Baldassarre, segnalando come il prezzo oscilli dai 95mila fino ai 165mila euro, tutto compreso anche il sostegno psicologico, l’assistenza legale e i collegamenti aerei per prelevare il “prodotto” ordinato. L’europarlamentare del Carroccio, appoggiata anche dal resto del Centrodestra italiano in Europa, non si capacita di come nel 2020 «dobbiamo ancora assistere a questi eventi che sponsorizzano questa moderna forma di schiavitù». Il bambino diventa una sorta di merce, e con lui anche la madre surrogata, che per il momento viene “permesso” dalla Commissione Europea. Da mesi ormai giace ancora alla Camera una proposta di legge di Fratelli d’Italia a firma Giorgia Meloni, appoggiata anche da Forza Italia, Lega e Noi con l’Italia, che chiedere al Parlamento italiano di rendere l’utero in affitto reato universale anche nel resto d’Europa.

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https://www.ilsussidiario.net/news/utero-in-affitto-fiera-per-comprare-bimbi-prezzi-a-coppie-gay-ue-tace-sul-belgio/2090858/

LA CRESCITA DELL’ODIO ANTICRISTIANO IN EUROPA

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Agguati a sacerdoti, luoghi di culto in fiamme, gravi profanazioni: migliaia di crimini contro la Chiesa in Europa documentati dall’Osce in un solo anno!

da Tempi

Agguati a sacerdoti, chiese date alle fiamme, statue della Vergine Maria decapitate, furto di ostie consacrate. Non si tratta di episodi di teppismo, ma di ostilità radicata al cristianesimo e, in particolare alla Chiesa cattolica, che nella civile Europa si è tramutata in crimine. Basti prendere i dati pubblicati in occasione della giornata mondiale della tolleranza dall’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): sono 595 i crimini d’odio documentati contro i cristiani nel 2019, 459 attacchi contro luoghi di culto e 80 assalti violenti contro le persone. E a capitanare la classifica, con circa 144 “incidenti”, la maggior parte dei quali a danno di chiese cattoliche, c’è ancora la Francia, “figlia prediletta” della Chiesa.

OLTRE MILLE ATTACCHI ANTICRISTIANI IN FRANCIA
Già a marzo 2019 l’osservatorio della cristianofobia aveva lanciato l’allarme: in soli due mesi 22 tra luoghi di culto, chiese e cappelle, erano stati brutalmente vandalizzati, 11 profanati, 21 erano stati saccheggiati, a tre chiese era stato appiccato il fuoco (diventeranno 21 a fine anno: navate, confessionali e altari dati alle fiamme). E poi una scuola cristiana devastata, tre i cimiteri assaltati, statue della Vergine Maria e repliche della Madonna di Lourdes dissacrate o decapitate, specie nel sud-ovest del paese. Una situazione grave e inedita che aveva trovato riscontro nei ben più allarmanti dossier dello stesso ministero dell’interno francese che nel 2019 registrava 1.052 “atti anti-cristiani” a fronte di 687 atti antisemiti e 154 anti-islamici, in 996 casi “atti vandalici contro i luoghi sacri”, in 56 casi “minacce”.

DALLE PROFANAZIONI AGLI ATTENTATI ISLAMISTI
Lo scioccante incendio di Notre Dame aveva destato l’attenzione sui danni subiti regolarmente in tutto il paese da chiese ed edifici cristiani e profanazioni particolarmente inquietanti, come quella subita dalla chiesa Notre-Dame des Enfants (Nostra Signora dei Bambini), a Nimes, vicino al confine con la Spagna: qui un branco di sconosciuti aveva imbrattato il luogo sacro dipingendo una croce con escrementi umani, saccheggiato l’altare, il tabernacolo, rubato le ostie gettandole in discarica. A Lavaur il braccio del crocifisso era stato attorcigliato fino a riprodurre un gesto osceno.
In media, il 2019 registrava quasi tre atti anticristiani al giorno, numeri che se allora Le Monde liquidava sprezzante «la cifra è alta, ma cosa copre? Possiamo davvero parlare di “profanazioni” – un termine molto grave – che implicano un attacco al carattere sacro di un luogo di culto? (…) si tratta principalmente di rapina e vandalismo», oggi, alla luce dei recenti attentati islamisti, suonano come tragici moniti inascoltati. E nel paese in cui «una nuova moschea apre ogni due settimane, mentre ogni anno scompaiono tra 40 e 50 chiese: demolite, vendute o radicalmente ricostruite», il governo è costretto a diramare lo stato di massima allerta in prossimità di chiese e cattedrali all’avvicinarsi di date “sensibili”, come Natale o Pasqua al pari di paesi dove la minaccia ai cristiani si traduce in atti di persecuzione, vedi Pakistan, Iraq, Indonesia, Sri Lanka.

FURTI DI OSTIE IN SPAGNA, ACCOLTELLATI PRETI IN POLONIA
Non va meglio in Spagna, 75 casi cristianofobia, regolari furti di ostie consacrate, tabernacoli divelti, insulti, minacce e aggressioni fisiche a preti mentre officiavano messa, chiese vandalizzate con escrementi. Un convento è stato imbrattato con la vernice e poi dato alle fiamme, così come una statua di Cristo e l’altare. Minacce di vedere andare in fumo cattedrali e chiese sono state ricevute anche dai partecipanti alla conferenza episcopale cattolica locale.
Dalla furia antireligiosa non si sono salvate nemmeno le statue di Giovanni Paolo II in Polonia, dove si sono registrati quattro drammatici «attacchi violenti contro persone»: un prete è stato accoltellato al petto mentre entrava in chiesa a dire messa, un altro, che aveva osato frapporsi tra la sua chiesa e un gruppo di profanatori, è stato selvaggiamente picchiato, altri due sacerdoti stati aggrediti e hanno riportato ferite tra luglio e agosto. Attacchi contro chiese e simboli cristiani hanno segnato il 2019 anche in Germania (81 episodi), Italia (70) e Regno Unito: otto chiese incendiate e lettere di minacce di attacchi con molotov e accoltellamenti sono state inviate ai membri delle congregazioni di diverse chiese.

DA

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6378

Terra Santa – Storie d’ordinaria sopraffazione

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Segnalazione del Centro Studi Federici
Nel disinteresse dell’opinione pubblica, turlupinata dai media, e dei politici di sinistra e di destra, tutti asserviti al potere di Tel Aviv, prosegue l’annientamento fisico e morale della popolazione palestinese (tra cui la minoranza cristiana, ridotta ai minimi termini dopo settant’anni di sionismo).
Il sentiero della Valle del sale, una via per resistere
In Cisgiordania, un’associazione palestinese crea, in Area C, un nuovo percorso escursionistico per attirare visitatori nel Wadi al Maleh. I militari israeliani si mettono di traverso.
Wadi al Maleh, «la Valle del sale», ha una storia antica. Nel nord della Valle del Giordano, a pochi chilometri dalla città di Tubas, fin dall’Impero ottomano era luogo di vacanza e ristoro: una sorta di resort naturale, grazie alle sue sorgenti d’acqua calda. Un hotel accoglieva gli ospiti.
Oggi di quella ricchezza rimane poco: gli otto villaggi che la compongono (Maleh, ‘Ein el-Hilweh, Hamsa, Himma, Farasiyeh, al-Hadidiya, Samra e Khelet Makhul) rientrano in Area C che, in base agli Accordi di Oslo di inizio anni Novanta, è sotto il pieno controllo civile e militare israeliano. I 3.500 abitanti palestinesi, quelli rimasti dopo decenni di lento sfollamento, vivono per lo più di pastorizia e agricoltura, ma non sono autorizzati a costruire strutture permanenti né a scavare pozzi.
A dividere gli otto villaggi da Tubas e dal resto della Cisgiordania è il posto di blocco militare israeliano di Tayasir, eretto in forma stabile alla fine del 2000, poco dopo l’inizio della Seconda intifada. Un isolamento che i volontari di Jordan Valley Solidarity provano oggi a scalfire con un progetto che risvegli le antiche bellezze: un percorso escursionistico tra la flora e la fauna di Wadi al Maleh.
L’associazione palestinese, da anni impegnata al fianco delle comunità della Valle del Giordano, è nota da queste parti: costruisce case, scuole, centri d’incontro, strutture per gli animali con i mattoni di fango e combatte legalmente gli ordini di demolizione. Lavora per portare l’acqua nelle comunità (altrimenti costrette ad acquistarla dalla compagnia semi-statale israeliana Mekorot nelle cisterne, carissime e scomode) e per portare i bambini in classe con scuolabus improvvisati.
Un nuovo percorso escursionistico
Ora Jvs vuole condurre qui dei visitatori, che siano studenti in gita scolastica oppure turisti palestinesi e stranieri, ai quali proporre un percorso escursionistico: «Il progetto è nato due anni fa – ci spiega Rashid Khudiri, coordinatore dell’associazione –. Abbiamo unito vari gruppi, scuole, università e comunità locali, per riscoprire la zona e la sua storia. Tre settimane fa siamo partiti con la preparazione del sentiero coinvolgendo associazioni, studenti, insegnanti, artisti. Dopo le ricerche sulle risorse naturali, la flora e la fauna del luogo, abbiamo ripulito il percorso e posizionato una trentina di cartelli di legno per segnalare il tracciato, i nomi dei luoghi, delle sorgenti d’acqua e delle piante tipiche. Infine, la scorsa settimana, abbiamo iniziato a costruire una piccola struttura in legno e bambù, una sorta di punto d’accoglienza dove i visitatori potranno incontrare la comunità e gli artisti locali».
L’intervento dei militari israeliani
L’inaugurazione ufficiale era prevista per sabato 21 novembre, erano attese 200 persone da tutta la Cisgiordania. Ma è saltato tutto: «Il 16 novembre è arrivato l’esercito israeliano mentre stavamo costruendo il centro visitatori – continua Rashid –. I soldati ci hanno chiesto il permesso di costruzione, ma non serve perché non è una struttura permanente, non è in cemento. Hanno arrestato quattro di noi e confiscato la mia auto. Ci hanno rilasciato qualche ora dopo, ma l’automobile è ancora nella base militare».
Qualche giorno dopo la struttura è stata demolita. Ma il Jvs e Wadi al Maleh non si scoraggiano: «Ci hanno solo rallentato di pochi giorni. Apriremo il percorso il prossimo fine settimana. Arriveranno 200 palestinesi, soprattutto studenti. Useremo il centro anche per le donne del posto, per vendere i loro ricami».
Resistere o partire
Si cercano sempre modi nuovi per vivere, non solo sopravvivere. Wadi al Maleh ha subito dopo il 1967 un significativo svuotamento, in linea con il resto della Valle del Giordano. La popolazione è calata di due terzi rispetto ai primi anni di occupazione militare. Ben prima degli Accordi di Oslo, Israele ha dichiarato la zona area militare, confiscando di fatto il 70 per cento delle terre palestinesi e costruendo intorno alla valle tre basi: ogni anno si tengono esercitazioni su larga scala negli appezzamenti agricoli dei contadini. Generalmente, spiegava nel suo sito la campagna Stop The Wall qualche anno fa, le esercitazioni si tengono d’estate, quando gli agricoltori dovrebbero procedere con il raccolto, che spesso va perduto a causa del passaggio dei veicoli militari e dell’uso di armi da fuoco.
Politiche identiche a quelle esercitate nel resto della Valle del Giordano, un tempo casa per 300mila palestinesi e oggi per appena 60mila. La zona, considerata la più fertile della Palestina storica e suo confine naturale con il mondo arabo, è oggi per il 90 per cento in Area C, 2.400 chilometri quadrati in cui l’autorità civile e militare è in capo a Israele. Al posto di molte comunità palestinesi oggi sorgono una trentina di colonie agricole, abitate da appena 11mila israeliani in violazione del diritto internazionale, ma abbastanza grandi da permettere una produzione agricola incomparabilmente più ampia e remunerativa di quella delle piccole fattorie palestinesi, costrette ad acquistare l’acqua che sgorga nelle tante sorgenti naturali, inaccessibili.

Bergoglio e l’educazione sessuale

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Articolo tratto dal numero 70/71 della rivista Sodalitium, settembre 2020.
J. M. Bergoglio e l’educazione sessuale, di don Ugolino Giugni
Il 28 gennaio 2019, durante il viaggio in aereo di ritorno dalla “Giornata mondiale della Gioventù” (GMG) svoltasi a Panama, J.M. Bergoglio, come è ormai sua abitudine, ha elargito una perla delle sue solite interviste. Rispondendo alle domande dei giornalisti, ha parlato del “sesso” e dell’educazione sessuale. Evidentemente tali parole di Bergoglio non pretendono essere l’espressione di un magistero solenne e infallibile; esprimono tuttavia il suo pensiero manifestato nella sua maniera tipica di abbordare questioni delicate, che andrebbero affrontate con estrema attenzione e competenza, ma che invece sono presentate con una naturalezza dissacrante e riassunte in poche battute. Egli si esprime piuttosto come dottore privato, ma nell’immaginario collettivo le sue parole sono comunque recepite come parole del Papa e hanno forse molta più influenza di tanti documenti ufficiali poiché “lo ha detto il Papa” “quindi si può fare… quindi non c’è niente di male…”.
Lo scopo di quest’articolo è mettere a confronto le parole di “Francesco” con l’insegnamento ortodosso dei Papi “preconciliari”, e fare qualche semplice riflessione.
Le parole di Bergoglio
Parlando della delicata questione dell’educazione sessuale ha detto: “Nelle scuole bisogna dare un’educazione sessuale, il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema. Ma bisogna dare un’educazione sessuale oggettiva, senza colonizzazione ideologica. Se inizi dando un’educazione sessuale piena di colonizzazione ideologica distruggi la persona. Il sesso come dono di Dio deve essere educato, non con rigidezza, educare viene da ‘e-ducere’, trarre il meglio dalla persona e accompagnarla nel cammino. Il problema è nei responsabili dell’educazione, sia a livello nazionale che locale o di ogni unità scolastica: che maestri si trovano per questo, che libri di testo… Io ne ho viste di tutti i colori… Bisogna avere l’educazione sessuale per i bambini. L’ideale è che comincino a casa, con i genitori. Non sempre è possibile, per tante situazioni della famiglia, o perché non sanno come farlo. La scuola supplisce a questo, e deve farlo, altrimenti resta un vuoto che viene riempito da qualsiasi ideologia” (1). È da notare che queste affermazioni di “Francesco” non sono una novità e si trovano già espresse in Amoris Lætitia in un paragrafo intitolato “Si all’educazione sessuale” (2) in cui, riprendendo la Gravissimus educationis di Paolo VI del 1965, si spiega in lungo e in largo la necessità e l’utilità dell’educazione sessuale. La gente è ormai talmente abituata, dopo il Concilio, a vedere contraddetto il Magistero della Chiesa in tutto quello che ci ha insegnato precedentemente, che ormai la cosa sembra non scioccare più di tanto i fedeli.
L’insegnamento del magistero “preconciliare”
Pio XI
Qual è il pensiero della Chiesa sulla questione dell’educazione sessuale? Cosa hanno detto i Papi del passato (prima del Concilio Vaticano II evidentemente)? A chi spetta il dovere di trattare e curare l’educazione in questa materia così spinosa?
Pio XI nella sua Enciclica Divini illius Magistri, sull’educazione del 31 dicembre 1929, dichiarava erronea l’educazione sessuale come si presentava ai suoi tempi, cioè una informazione naturalistica, impartita precocemente e indiscriminatamente. Ecco le sue parole: «Massimamente pericoloso è poi quel naturalismo, che ai nostri tempi invade il campo dell’educazione in argomento delicatissimo come è quello dell’onestà dei costumi.
Assai diffuso è l’errore di coloro che, con pericolosa pretensione e con brutta parola, promuovono una così detta educazione sessuale, falsamente stimando di poter premunire i giovani contro i pericoli del senso con mezzi puramente naturali, quale una temeraria iniziazione ed istruzione preventiva per tutti indistintamente, e anche pubblicamente, e peggio ancora, con l’esporli per tempo alle occasioni, per assuefarli, come essi dicono, e quasi indurirne l’animo contro quei pericoli.
Costoro errano gravemente, non volendo riconoscere la nativa fragilità della natura umana e la legge, di cui parla l’Apostolo, ripugnante alla legge della mente (Rom 7, 23) e misconoscendo anche l’esperienza stessa dei fatti, onde consta che, segnatamente nei giovani, le colpe contro i buoni costumi non sono tanto effetto dell’ignoranza intellettuale quanto principalmente dell’inferma volontà, esposta alle occasioni e non sostenuta dai mezzi della Grazia.
In questo delicatissimo argomento, se, considerate tutte le circostanze, qualche istruzione individuale si rende necessaria, a tempo opportuno, da parte di chi ha da Dio la missione educativa e la grazia di stato, sono da osservare tutte le cautele notissime all’educazione cristiana tradizionale, sufficientemente descritte dal citato Antoniano (3), là dove dice: “Tale e tanta è la miseria nostra, e l’inclinazione al peccato, che spesse volte dalle medesime cose che si dicono per rimedio dei peccati si prende occasione ed incitamento allo stesso peccato.
Pertanto importa sommamente che il buon padre, mentre ragiona col figliuolo di materia così lubrica, stia bene avvertito, e non discenda ai particolari ed ai vari modi, con i quali quest’idra infernale avvelena tanta parte del mondo, acciò non avvenga che invece di estinguere questo fuoco, lo desti e lo accenda imprudentemente nel petto semplice e tenero del fanciullo.
Generalmente parlando, mentre ancora continua la fanciullezza, basterà usare quei rimedi che con l’effetto istesso introducono la virtù e chiudono l’ingresso al vizio».
A questa enciclica fece seguito un Decreto del S. Ufficio del 21 marzo 1931 (AAS 23 (1931) pp. 118-119) proprio sull’educazione sessuale. Alla domanda: « Se si possa approvare il metodo che viene chiamato della “educazione sessuale” o “iniziazione sessuale”». Si risponde: «Negativamente: si deve assolutamente osservare il metodo di educazione della gioventù fino ad oggi usato dalla Chiesa e dai Santi e raccomandato dal Santo Padre nella Lettera Enciclica “Sulla educazione cristiana della gioventù” del 31 dicembre 1929. Si deve cioè innanzi tutto aver cura dei giovani d’entrambi i sessi con una formazione religiosa piena, sicura, ininterrotta; e in loro si deve suscitare la stima, il desiderio e l’amore per l’angelica virtù; si deve poi soprattutto inculcare in loro che si applichino alla preghiera, che siano assidui al Sacramento della Penitenza e della SS.ma Eucaristia, che seguano la devozione filiale alla Beata Vergine, Madre della santa purità, e si affidino totalmente alla sua protezione; che evitino accuratamente le letture pericolose, gli spettacoli osceni, le conversazioni disoneste e qualunque occasione di peccato. Quindi in nessun modo si può approvare quanto viene scritto e pubblicato, specialmente in questi ultimi tempi, anche da qualche autore cattolico, per difendere tale nuovo metodo» (4)
Pio XII
Il magistero di Pio XII completa l’insegnamento del suo predecessore: « Voi infine, con la vostra perspicacia di madri e di educatrici, grazie alla fiduciosa apertura di cuore che avrete saputo infondere nei vostri figli, non mancherete di scrutare e discernere l’occasione e il momento, in cui certe ascose questioni presentatesi al loro spirito avranno originato nei loro sensi speciali turbamenti. Toccherà allora a voi per le vostre figlie, al padre per i vostri figli, — in quanto apparisca necessario, — di sollevare cautamente, delicatamente, il velo della verità, e dare loro risposta prudente, giusta e cristiana a quelle questioni e a quelle inquietudini. Ricevute dalle vostre labbra di genitori cristiani, all’ora opportuna, nell’opportuna misura, con tutte le debite cautele, le rivelazioni sulle misteriose e mirabili leggi della vita saranno ascoltate con riverenza mista a gratitudine, illumineranno le loro anime con assai minor pericolo che se le apprendessero alla ventura, da torbidi incontri, da conversazioni clandestine, alla scuola di compagni mal fidi e già troppo saputi, per via di occulte letture, tanto più pericolose e perniciose, quanto più il segreto infiamma l’immaginazione ed eccita i sensi. Le vostre parole, se assennate e discrete, potranno divenire una salvaguardia e un avviso in mezzo alle tentazioni della corruzione che li circonda, “che saetta previsa vien più lenta” » (5).
Parlando “Ai genitori francesi”nel 1951, sempre Pio XII affermava: «Vi è un terreno sul quale questa educazione dell’opinione pubblica, la sua rettificazione, si impone con urgenza tragica. Essa si trova su questo terreno pervertita da una propaganda che non si esita a dire funesta, benché certe volte abbia l’origine da fonte cattolica e miri a farsi strada fra i cattolici, e coloro che la promuovono non sembrino avvedersi che sono illusi dallo spirito del male. Intendiamo qui parlare di scritti, libri e articoli riguardanti l’iniziazione sessuale che oggi bene spesso ottengono enormi successi librari e inondano il mondo intero, impadronendosi dell’infanzia, sommergendo la nuova generazione, turbando i fidanzati e gli sposi novelli. Con tutta la gravità, l’attenzione e il decoro che l’argomento comporta, la Chiesa ha trattato il punto riguardante l’istruzione su questa materia come la consigliano o reclamano, sia lo sviluppo fisico e psichico normale dell’adolescente, sia i casi particolari delle diverse condizioni individuali. La Chiesa può a buon diritto dichiarare che, profondamente rispettosa della santità del matrimonio, ha in teoria e in pratica lasciati liberi gli sposi in ciò che l’impulso di una natura sana e onesta concede senza offesa al Creatore. Si resta atterriti di fronte all’intollerabile sfrontatezza di certa letteratura; e mentre lo stesso paganesimo davanti al segreto dell’intimità coniugale sembrava arrestarsi rispettoso, ci tocca vederne violato il mistero e offrirne la visione — sensuale e vissuta — in pasto al gran pubblico, persino alla gioventù. C’è davvero da chiedersi se rimanga ancora bastantemente tracciato il confine tra questa iniziazione che si dice cattolica, e la stampa e l’illustrazione erotica ed oscena, che, di proposito deliberato, mira alla corruzione e sfrutta vergognosamente per vile interesse i più bassi istinti della natura decaduta. E non è tutto. Tale propaganda minaccia altresì il popolo cattolico di un duplice flagello, per non usare un’espressione più forte. Anzitutto esagera oltremodo l’importanza e la portata dell’elemento sessuale nella vita. Ammettiamo pure che questi autori, sotto l’aspetto puramente teorico, si mantengano nei limiti della morale cattolica: ciò non toglie però che il loro modo di esporre la vita sessuale sia tale da attribuirle nella mente e nel giudizio pratico del lettore medio il senso e il valore di fine a se stesso, facendo perdere di vista, il vero fine primordiale del matrimonio, che è la procreazione e l’educazione dei figliuoli, e il grave dovere degli sposi di fronte a questo fine, che gli scritti di cui parliamo lasciano troppo nell’ombra.
In secondo luogo questa letteratura, se così può chiamarsi, non sembra tener conto alcuno dell’esperienza generale di ieri, di oggi e di sempre, perché fondata sulla natura, la quale attesta che nell’educazione morale né l’iniziazione né l’istruzione offre di per sé alcun vantaggio, che, anzi, riesce gravemente malsana e pregiudizievole ove non sia strettamente legata a una costante disciplina, a una vigorosa padronanza di sé, all’uso soprattutto delle forze soprannaturali della preghiera e dei sacramenti. Tutti gli educatori cattolici, degni di questo nome e della loro missione, sanno benissimo la parte preponderante delle energie soprannaturali nella santificazione dell’uomo, sia esso giovane o adulto, celibe o coniugato. Ma di questo è già molto se in quegli scritti si insinua qualche accenno, quando pure non si stende il silenzio. Persino i princìpi così sapientemente illustrati dal Nostro Predecessore Pio XI, nell’Enciclica Divini illius Magistri, intorno all’educazione sessuale e questioni annesse, vengono messi da parte con un sorriso di compassione: Pio XI, dicono, scriveva vent’anni fa per i tempi suoi! Del cammino se n’è fatto da allora!» ([6]).
Questi testi di Pio XI e Pio XII sono molto chiari ed edificanti e non hanno bisogno di essere commentati in quanto bastano da soli ad elucidare la delicata questione dell’educazione sessuale. Essi danno veramente i principi generali di una buona educazione cattolica che può riassumersi così:
Il rifiuto del naturalismo nell’educazione dei figli.
Bisogna tenere conto della fragilità umana e della natura corrotta dal peccato originale quando si abborda l’educazione sessuale.
Il dovere e l’onere di trattare queste questioni riguarda principalmente i genitori (le madri per le femmine i padri per i maschi, precisa Pio XII) e deve essere fatto con spirito soprannaturale e con fede profonda.
Meglio eccedere per difetto che per eccesso nelle spiegazioni per non destare il fuoco delle passioni, ma bisogna dare una risposta prudente alle domande dei propri figli.
Esortare alla virtù e alla sua bellezza aiuta a reprimere e ispirare l’orrore del vizio contrario ad essa.
La Chiesa è profondamente rispettosa della santità del matrimonio, e lascia liberi gli sposi in ciò che l’impulso di una natura sana e onesta concede senza offesa al Creatore.
La vita sessuale non è fine a sé stessa ma ordinata verso il fine primordiale del matrimonio che è la procreazione e l’educazione dei figliuoli e questo è un grave dovere per gli sposi. E questo viene volutamente dimenticato e omesso nella cosiddetta “educazione sessuale” moderna.
È molto importante nell’educazione cristiana fare affidamento sulle forze soprannaturali come la preghiera, la frequenza dei sacramenti e la devozione alla Beata Vergine.
Riflessioni e conclusioni
Abbiamo visto che l’educazione sessuale che il Magistero della Chiesa in precedenza ha condannato e stigmatizzato come pericolosa, ancora una volta Bergoglio, seguendo il Vaticano II e “san” Paolo VI (e bisognerebbe aggiungere anche “san” Giovanni Paolo II con la sua “Teologia del corpo”) l’ha invece raccomandata e incoraggiata. Anche se non si tratta di Magistero ordinario o infallibile questa è un’ulteriore elemento (se ancora ce ne fosse bisogno…) che dimostra, assieme agli altri, l’assenza della volontà oggettiva dell’occupante della Sede Apostolica di procurare il bene della Chiesa e delle anime e in conseguenza del fatto che sia privato dell’ “Autorità”; cioè di non essere Papa formaliter,simpliciter, ma del suo essere, per l’appunto, solo l’occupante materiale della Sede Apostolica.
Ci possiamo chiedere però che cosa avrà capito la gente, delle parole di Bergoglio? Come sarà loro rimasto in mente?
Dire che “il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema” fa capire, soprattutto a coloro che sono poco istruiti o hanno una cattiva volontà, che va tutto bene visto che è Dio che ha fatto la natura umana così e in fondo il sesto comandamento non sembra più essere un problema e che tutto può essere permesso, poiché in quella frase non c’è un riferimento al matrimonio, che solo rende lecito l’uso del “sesso” ([7]), o al comandamento divino che ne impedisce gli abusi. Ci si dovrebbe aspettare da parte di colui che occupa la Sede di Pietro una valutazione morale, un consiglio spirituale o un’esortazione alla temperanza, invece di una analisi sociologica che fa consistere il male nel solo fatto che “alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare”, ma probabilmente per Bergoglio anche il cristianesimo è una “colonizzazione ideologica” ([8]) che si impianta su una natura naturalmente buona alla Rousseau.
Bergoglio dice che: “Il problema è nei responsabili dell’educazione, sia a livello nazionale che locale o di ogni unità scolastica. L’ideale è che comincino a casa, con i genitori”, e questo può essere vero ma dire che “la scuola supplisce alla famiglia per tante situazioni o perché non sanno come farlo” senza precisare come ciò debba essere fatto mi sembra un po’ riduttivo e azzardato, soprattutto se si tratta della scuola laica e non cattolica che mette in opera i principi del naturalismo massonico; inoltre ciò mi sembra essere in contrasto con quanto affermato dal magistero di Pio XI e Pio XII (ma questo per Bergoglio è certamente l’ultimo dei problemi…).
Il più delle volte quando si ha a che fare con i modernisti e con il loro modo di esprimersi volutamente equivoco il problema non è tanto in quello che dicono e affermano ma piuttosto in quello che non dicono e lasciano intendere proprio per equivocare… Ed il problema nelle nostre scuole non è certo l’assenza di “educazione sessuale” o il presentare la sessualità come “un mostro”, quanto piuttosto l’insegnamento capillare del peccato, incluso quello contro natura (contro il quale è del tutto inefficace l’allusione alla “colonizzazione ideologica” da parte di tanti educatori).
Usquequo Domine? Che cosa ci toccherà ancora sentire…
1) La citazione si può trovare su molti siti internet. In particolare sul quotidiano della Cei “Avvenire”. https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-sesso-e-il-cuore-come-spiegarli-ai-nostri-ragazzi
2) ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALEAMORIS LAETITIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO. Si può trovare sul sito del Vaticano: https://w2.vatican.va/
3) Silvio Antoniano, Dell’educazione cristiana dei figliuoli, lib. Il, c. 88
4) Decreto del S. Ufficio De «Educatione sexuali» et de «eugenica» del 21 marzo 1931 (AAS 23 (1931) pp. 118-119).
5) Pio XII, Allocuzione alle Donne Italiane di Azione Cattolica del 26 ottobre 1941 (AAS 33 [1941] pp. 450-458.
6) Pio XII, allocuzione ai Padri di famiglia del 18/09/1951 (AAS 43 [1951] pp. 730-734). Il testo originale è in francese, in italiano vedi Insegnamenti Pontifici, Il matrimonio, Edizioni Paoline Roma 1957, pp 373-375.
7) Il termine “sesso” suona male e così utilizzato è una “brutta parola” come dice Pio XI nella Divinus illius Magistri, lo uso così solo per riprendere le parole di Bergoglio che lo ha fatto entrare nel “magistero pontificio”.
8) Le parole “colonizzazione ideologica” in realtà fanno riferimento alla teoria del gender che Bergoglio voleva stigmatizzare ma sono pochi quelli che hanno capito il senso di queste affermazioni.
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