Il padre del divorzio in Italia, massone e socialista

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Segnalazione del Centro Studi Federici

I grembiulini del Grande Oriente d’Italia hanno ricordato Loris Fortuna, rivendicando la sua militanza massonica, nel 50° anniversario della legge sul divorzio. Anche dopo l’unità d’Italia i massoni cercarono di introdurre il divorzio, ma in quell’epoca i cattolici in politica erano intransigenti e non democristiani e l’assalto mortale alla famiglia non passò. L’articolo che segue, scritto in senso elogiativo, alla luce della fede è un terribile atto di accusa nei confronti di Loris Fortuna e dei politici di tutti gli schieramenti che condividono i medesimi errori.

Il ricordo di Loris Fortuna a 50 anni dalla legge sul divorzio e a 35 dalla morte

Marco Rocchi dedica un articolo, pubblicato sul giornale “Avanti!” a Loris Fortuna, massone e socialista, padre della legge che 50 anni fa portò all’introduzione del divorzio in Italia

Esattamente cinquanta anni fa, il primo dicembre 1970, il Parlamento Italiano promulgava la legge, a firma Fortuna e Baslini, che introduceva per la prima volta il divorzio nel nostro Paese. Quasi un secolo era passato dai primi, reiterati tentativi dell’onorevole Salvatore Morelli, prima nel 1878 e poi nel 1880, ai quali erano seguiti quelli di Tommaso Villa nel 1892 e quelli di Giuseppe Zanardelli nel 1902. Tutte le proposte provenivano dalla mente e dalla penna di parlamentari affiliati alla massoneria, e rientravano in un progetto generale di laicizzazione dello Stato (insieme ad altra battaglie come quelle per la cremazione e, su tutte, quella di una scuola pubblica, gratuita e laica) che si era bruscamente interrotto durante il fascismo. E anche Loris Fortuna e Antonio Baslini non facevano eccezione. Fortuna, in particolare, era stato iniziato in una Loggia all’obbedienza della Gran Loggia del Territorio Libero di Trieste, costituitasi in pieno accordo con il Grande Oriente d’Italia, immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Loris Fortuna era nato nel 1924 a Breno, in provincia di Brescia, Ma la famiglia si era presto trasferita ad Udine per seguire il lavoro del padre, cancelliere di tribunale. Durante la guerra, Loris fu partigiano nelle Brigate Osoppo e Friuli. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e inviato nel penitenziario di Bernau in Germania, ove scontò una condanna ai lavori forzati.
Tornato in Italia al termine del conflitto, si iscrisse al Partito Comunista Italiano e nel 1949 si laureò in Giurisprudenza all’Università di Bologna con una tesi sul diritto di sciopero. I primi anni di attività professionale lo videro impegnato come legale della Federazione dei Lavoratori della Terra e delle Camere del Lavoro a Udine e a Pordenone. Intanto dirigeva il settimanale Lotte e lavoro, al quale collaborò anche Pier Paolo Pasolini, col quale condivise diverse battaglie.
Nel 1956, alla repressione sovietica della rivolta d’Ungheria, Loris Fortuna, allora consigliere comunale, abbandonò per protesta il Partito Comunista per iscriversi, di lì a poco, al Partito Socialista, nelle liste del quale venne eletto deputato, a partire dal 1963, per sei legislature consecutive. Nella sua lunga carriera politica fu anche Ministro della protezione civile tra il 1982 e il 1983 e Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie nel 1985.
Sebbene il suo nome sia rimasto indissolubilmente legato alla legge sul divorzio, Loris Fortuna si distinse, nei lunghi anni di attività parlamentare, in numerosissime battaglie nella difesa e nell’ampliamento dei diritti civili.
Sin dalla sua prima legislatura, si adoperò per i diritti dei lavoratori, e in particolare per la protezione della manodopera minorile e femminile. Risale a questo periodo anche la prima proposta di legge sul divorzio, il cui iter parlamentare venne però rallentato per non compromettere i rapporti politici che si stavano instaurando tra il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana. Fu solo al terzo tentativo – forte di un successo elettorale personale di straordinaria portata nelle elezioni del maggio 1968 e del successo popolare che la Lega per l’Istituzione del Divorzio stava ottenendo – che Fortuna potè forzare la mano e condurre al traguardo la legge dopo un tormentato percorso parlamentare (che incluse un’accusa di incostituzionalità per violazione del Concordato con la Santa Sede), iniziato nello stesso anno e terminato, come si diceva, dopo un biennio, nel 1970.
Il legame coi Radicali si fece più stretto durante la battaglia divorzista e Fortuna fu il primo ad avvalersi della possibilità di un doppio tesseramento (in seguito, poco prima di morire, Fortuna fece un appello a Bettino Craxi per la realizzazione di un’intesa elettorale tra Partito Socialista e Partito Radicale). Il sodalizio coi radicali portò anche alla fondazione della Lega Italiana per l’Abrogazione del Concordato.
Ancora, spesso in stretta collaborazione con i compagni radicali, fu promotore di numerosissime proposte di legge, che coprivano uno spettro così variegato di questioni da rendere persino difficoltosa una completa elencazione, eppure tutte caratterizzate dal minimo comune denominatore dei diritti e delle libertà.
Fu firmatario di proposte di legge per la modifica del codice di procedura penale in materia di carcerazione preventiva (1963), per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza (1964), per la riparazione dei danni derivanti da errore giudiziario (1966), per la istituzione di una commissione di inchiesta sugli orfanotrofi (1968), per la riforma del diritto di famiglia (1971 e 1972), per la disciplina e la depenalizzazione dell’aborto (1973), sulla libertà di espressione e di comunicazione (1976), per la parità e contro ogni discriminazione di genere (1977), per la liberalizzazione della cannabis (1979), per la riforma dell’insegnamento della religione in base ai principi della costituzione repubblicana (1980), per i diritti degli animali (1983), per la trasparenza dei lavori parlamentari (1984), per i diritti dei detenuti (1984), per il voto dei cittadini italiani all’estero (1984) e per la cooperazione dell’Italia a favore dei paesi in via di sviluppo (1984).
È impressionante riconoscere, all’interno della sua attività parlamentare, la capacità di Fortuna di precorrere i tempi e di riconoscere con grande anticipo le tematiche che il “naturale ampliamento dei diritti” avrebbe reso evidenti a tutti.
Vale la pena però di soffermarsi un momento sull’ultima delle proposte di legge che propose come primo firmatario, quella del 19 dicembre 1984, un anno prima della sua morte (anno durante il quale fu impegnato come Ministro della protezione civile).
La proposta di legge, recante il titolo “Norme sulla tutela della dignità della vita e disciplina della eutanasia passiva”, venne presentata in Parlamento, dallo stesso Fortuna, con un intervento di portata memorabile. Dopo la citazione del racconto La morte di Ivan Il’ic di Lev Tolstoj e alcune lucide e profonde analisi di Max Weber sulla controversa tematica, Fortuna fece riferimento al fatto che «l’ordinamento giuridico non è indifferente (o quantomeno non può esserlo) al concetto di morte come fatto liberatorio da un’esistenza che si ritenga troppo dolorosa per poterla naturalmente concludere o far concludere o per doverla artificialmente prolungare». E, dopo aver citato il Manifesto sull’eutanasia del 1975, firmato da quaranta intellettuali, tra cui tre premi Nobel (Pauling, Monod e Thompson), conclude sottolinenando, con i toni di un appello all’umanitarismo, l’utilità della sua proposta di legge, che «mentre da una parte sorregge la coscienza dei medici e dei parenti in un momento di gravi decisioni, colloca dall’altra (in base ad una autonoma scelta di campo dell’ordinamento statale) il rapporto uomo-vita-morte in una dimensione più umana».
Non solo si tratta del primo tentativo di una legge (seppure limitato al caso di eutanasia passiva) su una materia che ancora oggi presenta, come sottolineato più volte dalla Corte Costituzionale, un vuoto legislativo non ancora colmato; ma, in maniera ancora più evidente, rende palese l’incapacità del nostro Parlamento di dare risposte a un problema così sentito nella pubblica opinione, un Parlamento nel quale da oltre sette anni giace una legge di iniziativa popolare che, in base alla nostra Costituzione (quella che gli stessi parlamentari che la ignorano bellamente, si ostinano a definire la Costituzione più bella del mondo) lo stesso Parlamento non può esimersi dal discutere. Mancano forse, in questo Parlamento, dei Loris Fortuna, pronti a battersi per dei diritti anche quando l’opportunismo parlamentare sembra rappresentare un ostacolo insormontabile.
Fortuna morì a Roma nel 1985, quando non aveva ancora compiuto i 62 anni. Riposa nel famedio del cimitero di San Vito a Udine. (di Marco Rocchi Avanti!)

https://www.grandeoriente.it/cinquantanni-di-divorzio-avanti/

Nella foto: Loris Fortuna e Marco Pannella festeggiano la vittoria del referendum contro l’abrogazione della legge sul divorzio.

Fonte: http://www.centrostudifederici.org/il-padre-del-divorzio-in-italia-massone-e-socialista/ 

L’atteggiamento giusto del cattolico davanti alla pandemia Covid-19

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di Matteo Castagna

L’EQUILIBRIO È LA MISURA DEL BUON CATTOLICO: CI DISTINGUIAMO PER LA FIDUCIA NELLA SCIENZA CHE NON CONTRADDICA LA RAGIONEVOLEZZA  E SANTIFICHIAMO IL MOMENTO PRESENTE!

Possibile che l’atteggiamento del cattolico del Terzo Millennio sia identico a quello del litigioso “no vax” o “no mask”, che passa compulsivamente le giornate da un telegiornale all’altro, da un social al sito che la spara più grossa, quasi a voler far la gara a chi spara per primo la sentenza più roboante e catastrofica, da autentico “profeta” dei nostri tempi? (abbiamo già avuto modo di scrivere sui media e dire in TV che il negazionismo è una posizione idiota! Chi nega l’esistenza del virus, nega la realtà, è un alienato che provoca inquietudine e rischi alla stregua del Pensiero Unico, di cui è il maldestro risvolto della medaglia)

Siamo, davvero, chiamati a fare i cavalieri dell’Apocalisse “de noantri”, senza renderci conto di quanto abbassiamo il livello donatoci dalla fede e di quanto, in tal modo, voliamo basso?

D’altro canto, siamo tenuti, forse, a berci tutto ciò che i media mainstream ci propinano, con lo spirito acritico dell’ebete? Certamente no.

L’equilibrio è la misura del buon cattolico: ci distinguiamo per la fiducia nella scienza che non contraddica la ragionevolezza, che viene dopo l’analisi dei fatti alla luce ed in una prospettiva di fede.

Sant’Agostino insegnava: “Concedimi, Signore, di essere perseverante nel Bene, semplice, ma non incline alla stupidità. Fa’ che non giudichi sulla base di soli sospetti e mantenga una pace sincera, senza indulgere al male”.

Il discepolo prediletto di Gesù, San Giovanni diceva: “Nos ergo diligamus Deum!” (noi, dunque, amiamo Dio!). Anche noi, per poter amare Dio dobbiamo sforzarci di santificare il momento presente.

Non preoccupiamoci, inutilmente, del passato e del futuro, ma concentriamo tutta la nostra buona volontà sul momento presente, il solo che Dio ci accorda, sul quale possiamo appoggiarci e di cui dobbiamo disporre per assicurare il nostro avanzamento, nel cammino che conduce a Dio, nostro fine ultimo, meditando su quanto tutto il resto sia effimero.

Perché queste inquietudini per l’avvenire, a detrimento delle sollecitudini per il presente? Non vedete che a tormentare così la vostra anima, si perde tempo? Santificare il momento presente, vuol dire identificare in qualche maniera la nostra volontà con quella di Dio. Continua a leggere

Vaccini: la vera emergenza è che abbiamo Arcuri

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di Andrea Amata

Ormai siamo in una condizione kafkiana in cui la principale emergenza non è dettata dal Covid, ma da chi ha ricevuto il mandato di attutirne l’impatto devastante fallendo nell’incarico. Tant’è che la struttura commissariale rincorre l’emergenza sanitaria, anziché anticiparsi il lavoro con una programmazione di interventi che sono prevedibili in un quadro pandemico.

Commissario inadeguato

Essere impreparati al piano vaccinale, sia con la carenza del personale sanitario preposto alla somministrazione delle dosi sia con l’inadempiente dotazione di una logistica operativa, conferma l’inadeguatezza dell’ineffabile Domenico Arcuri. Siamo in presenza di una struttura che, piuttosto di onorare la sua missione orientata a placare l’urgenza scatenata dal virus, sta fomentando l’emergenza e, così, risultando parte del problema anziché della soluzione. Non abbiamo ancora gli operatori sanitari idonei a soddisfare il fabbisogno del personale addetto alla massiccia campagna di vaccinazioni. Mancano i centri dove eseguire materialmente l’inoculazione dell’antidoto, i cosiddetti hub di vaccinazione, ma possiamo consolarci soltanto con l’idea architettonica, a sagoma floreale, partorita da Stefano Boeri.

Ci siamo vincolati al piano europeo per la distribuzione, proporzionale alla popolazione di ciascun paese, del vaccino senza esplorare canali di approvvigionamento alternativi, limitandoci nella disponibilità del siero anti-Covid. Ci siamo lasciati sedurre dalla strategia comune sui vaccini presentata dalla Commissione europea lo scorso 17 giugno. L’unità e la solidarietà erano il mantra della burocrazia europea e negli accordi sottoscritti si sanciva «l’obbligo di non fare trattative separate». Continua a leggere

Non era razzismo. Agitu è stata violentata e uccisa da un suo dipendente ghanese

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La “sinistra globalista” del Pensiero Unico ci è rimasta male un’altra volta…(n.d.r.)

 

Agitu sarebbe stata massacrata per uno stipendio pagato in ritardo. Non per il colore della sua pelle, non per le sue battaglie di integrazione (qui nella foto con Emma Bonino, nel riquadro il presunto omicida, Adams Suleimani). I carabinieri hanno arrestato un pastore ghanese, che avrebbe confessato. Una storia semplice, nella sua tragicità, che lascia atterriti.

Era un simbolo dell’integrazione in Italia

L’efferrata morte dell’imprenditrice etiope, simbolo dell’integrazione in Italia, a caldo era rimbalzato sui Social come un delitto di matrice razzista e xenofoba. Invece, niente di tutto questo. La cronaca di queste ore è raccapricciante. Il killer prima ha infierito su Agitu Ideo Gudeta colpendola alla testa con diverse martellate. Poi, quando la 42enne etiope sua datrice di lavoro, era ormai agonizzante sul pavimento della camera da letto, ha compiuto atti di libidine senza penetrarla, come ha specificato lui stesso nel corso dell’interrogatorio questa notte. Sono i particolari agghiaccianti che emergono dalla confessione resa agli inquirenti da Adams Suleimani, il ghanese di 32 anni arrestato dai carabinieri di Trento con l’accusa di aver ucciso la 42enne pastore che in Valle dei Mocheni aveva creato l’azienda agricola La capra felice.

Il dipendente ghanese l’ha violentata mentre era agonizzante

La vittima conosceva bene l’uomo che ieri mattina, al culmine di una violenta lite, l’ha massacrata. Già in passato aveva lavorato nell’azienda e due mesi fa era stato richiamato. A scatenare la discussione, secondo il 32enne, uno stipendio non pagato. Impugnato un martello trovato in casa, avrebbe con quello colpito la donna per poi spogliarla parzialmente e compiere su di lei atti sessuali mentre era ormai agonizzante. Lo stesso uomo avrebbe raccontato di aver capito che Agitu fosse morta solo mentre usciva dalla stanza. A quel punto ha portato con sé il martello, lasciandolo in cantina dove è stato trovato dai carabinieri, e si è cambiato la giacca indossata al momento dell’omicidio. Arrestato per omicidio, ora al 32enne potrebbe essere contestata anche la violenza sessuale.

Per la morte di Agitu cade subito la pista razzista

Ieri sera, subito dopo la notizia della morte di Agitu si erano scatenati i giallisti da salotto. La pista seguita da molti. A cominciare da alcuni intellettuali di sinistra, quella del razzismo. C’era già chi aveva commentato il delitto ricollegandolo a una denuncia di un vicino di casa. L’omicidio xenofobo era considerato pressoché scontato. Gli elementi c’erano tutti. La rifugiata africana che si era fatta strada nel profondo Nord. Una vendetta locale, una pista ideologica, che nei fatti, è stata frantumata dalla banalità del male. Quel male che non conosce colore.

Fonte: https://www.secoloditalia.it/2020/12/non-era-razzismo-agitu-e-stata-violentata-e-uccisa-da-un-suo-dipendente-ghanese/

Psicoreato, ci siamo. Ecco il programma per individuare gli “estremisti”. In base a “sensazioni”

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di Aldo Maria Valli

Signore e signori, lo psicoreato, previsto da George Orwell nel suo romanzo distopico 1984, sta diventando realtà.

Orwell immagina che il thoughtcrime (crimethink nella neolingua) sia il reato che consente di applicare lo strumento repressivo per eccellenza nel sistema totalitario descritto nel libro. In 1984 commette infatti psicoreato chiunque osi anche solo pensare qualcosa che non sia in linea con le teorie del Grande Fratello. A tal scopo il Partito ha istituito un apposito reparto di controllo e repressione, la Psicopolizia. In genere lo psicoreato è segnalato alla Psicopolizia dagli onnipresenti teleschermi, ma si può anche essere scoperti direttamente da un agente della Psicopolizia in incognito oppure essere traditi da colleghi, amici e perfino parenti. I responsabili, una volta individuati e arrestati, vengono condotti nel ministero dell’Amore, dove, dopo apposito trattamento (torture, umiliazioni) il cervello viene ripulito, in modo che al posto di strane idee contenga solo amore incondizionato: ovviamente per il Partito e per il Grande Fratello.

Ebbene, oggi, nella realtà, la polizia britannica ha lanciato un programma, già operativo, per denunciare persone (anche conoscenti, amici e parenti) colpevoli di “visioni estremiste”, così che possano essere opportunamente rieducate.

Il programma si chiama Prevent e viene presentato così: “Può essere difficile sapere che fare se sei preoccupato che qualcuno vicino a te stia esprimendo opinioni estremiste o odio estremo, qualcosa che potrebbe portare queste persone a danneggiare loro stesse e gli altri”. Pertanto, ecco che “la polizia protegge le persone vulnerabili dallo sfruttamento da parte degli estremisti”. Lo fa, appunto, mediante Prevent, programma del ministero degli Interni, dove si possono leggere esortazioni di questo tipo: “Agisci presto e comunicaci le tue preoccupazioni in confidenza. Non sprecherai il nostro tempo e non rovinerai vite, ma potresti salvarle”.

Non troppo diversamente dalla Psicopolizia orwelliana, Prevent “aiuta” le persone che coltivano idee strane. Per dimostrarlo, il sito propone alcune storie che descrivono interventi di correzione di cittadini “affetti” da visioni vagamente definite di “estrema destra” e da altre caratterizzate da estremismo islamico. Curiosamente, non è descritto nemmeno un caso di persone “affette” da idee di estrema sinistra.

La prima storia descritta parla di uno studente di nome John che “ha iniziato a condividere post di estrema destra sui social media e a partecipare a manifestazioni”. Proprio “dopo aver invitato un insegnante a una manifestazione estremista, John è stato indirizzato al programma Prevent dal suo college”. Continua a leggere

Se l’Antimafia sinistra non sa cosa fa l’Antimafia destra: Morra, Fava e Montante

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Leggete con attenzione quest’incredibile saga di Capaci, con ombre, interrogativi a iosa, osceni retroscena, nomi pesanti, coinvolti o parzialmente sfiorati dalle indagini, vecchie glorie del politichese e non solo.
Saga tenuta nascosta da qualche anno, indigesta ai media che infatti non ne parlano, vista come fumo negli occhi da tante istituzioni che invece dovrebbero essere lì per appurare, accertare, scoprire, individuare gli eventuali colpevoli di un intreccio che dire sia maleodorante è troppo poco.
Al tavolo della spartizione siederebbero i soliti: mafiosi e politici, ma anche funzionari di forze dell’ordine, persino magistrati – se certe voci che corrono dovessero trovare fondamento.
Come è suo solito, ANTIMAFIADuemila sta coprendo la vicenda – la saga di Capaci, l’abbiamo chiamata per comodità – con lo stile giornalistico che le è proprio.
Editoriale ampio di Giorgio Bongiovanni, video Facebook di Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare antimafia, il ritratto particolareggiato di Paolo Conigliaro, il luogotenente dei carabinieri che ha avuto il merito di svelare l’esistenza della saga, e che ora ha i suoi guai per aver rivelato ciò che per qualcuno dei suoi superiori doveva invece restare irrivelabile. E infine il testo dell’interrogazione, firmato da 18 parlamentari che si rivolgono ai ministri dell’interno, della giustizia e della difesa.
Adesso, di fronte a uno scenario che improvvisamente si è fatto ampio – anche per merito di ANTIMAFIADuemila -, si ha l’impressione che le porte della stalla siano state finalmente spalancate. Nascondere si è fatto complicato.
E la testimonianza del luogotenente Conigliaro, interrogato in segretezza dalla commissione antimafia, avrebbe fornito una gran mole di informazioni. Lo stesso Morra, a Conigliaro, fa più volte riferimento nel suo video. Forse non ci sarebbe altro da aggiungere.

E invece no, una cosa da aggiungere, a nostro personalissimo giudizio, ci sarebbe. Riassumiamola in poche parole.
Al centro della saga di Capaci, ci starebbe, come se il resto non bastasse, Il “sistema Montante”. I lettori di antimafia sanno di che si tratta. Ma il fatto è che della saga di Capaci, a quel che se ne sa, nel processo al faccendiere Montante (conclusosi con condanna) non si parla. E si può capire: i processi, d’altronde, non possono affrontare l’intero scibile criminale.
Ma è curioso – e colpisce non poco-, che nella saga di Capaci non si sia neanche imbattuta la commissione antimafia siciliana, presieduta da Claudio Fava, (a proposito: è blasfemo definirla un doppione in sedicesimo di quella nazionale? Non si è forse sperimentato a sufficienza quanto sia diventata italiana, e a tutti gli effetti, la mafia siciliana?).
Diciamo qui, di quella regionale, perché, nel suo frenetico indagare (stragismo e attentati e fattacci di cronaca nera), proprio al “caso Montante” aveva dedicato sedute, interrogatori e voluminose conclusioni.
Evidentemente, la saga di Capaci e la vicenda, professionale e umana, del carabiniere Conigliaro, erano sfuggite ai commissari di Sicilia, o forse da loro ritenute di breve momento. Peccato.
Perché a occhio ci sembra che entrambe le vicende meritino assai; politicamente, giornalisticamente, giudiziariamente.
Se possiamo permetterci un consiglio: la commissione antimafia nazionale non potrebbe chiedere a quella siciliana come mai sino a oggi non si sia accorta di nulla, pur avendo pomposamente indagato sul “caso Montante”? Aveva sentito mai parlare dell‘affaire Capaci e del carabiniere che quei fatti contribuì a svelare?
O la commissione siciliana si limita ad andare al traino delle rassegne stampa di qualche solerte funzionario regionale?
Se così fosse, per quanto ci riguarda, avremmo l’ennesima prova della sua inutilità.

DA

https://www.antimafiaduemila.com/rubriche/saverio-lodato/81493-se-l-antimafia-sinistra-non-sa-cosa-fa-l-antimafia-destra-morra-fava-e-montante.html

Valencia: femminismo blasfemo

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L’Editoriale del lunedì

di Leonardo Motta

Sandra Gómez López, vice sindaco di Valencia e leader locale del PSPV-PSOE, ha condiviso su Twitter un’immagine blasfema sulla nascita di Gesù Cristo accompagnata da un linguaggio volgare dove la parola “figa” la mette in relazione con la nascita di Gesù Cristo.

L’immagine mostra una donna con le sembianze della Vergine Maria in travaglio e un uomo che tiene in braccio il bambino appena nato. Intorno a lei c’è un mulo, un bue e altri animali in un luogo simile a una stalla.

Sandra Gómez ha scritto: “Anche Dio è nato dalla @@@@ di una donna”. E per difendere il femminismo, l’ideologia da cui è accecata, ha aggiunto: “serve anche a ricordare quanto siamo meravigliose, incredibili e importanti noi donne. Serve perché ci ricordiamo anche quanto vale la nostra fica”.

La posizione che occupa Gómez è una delle più rilevanti detenute da una socialista in tutta la Spagna, quindi dovrebbe essere più rispettosa delle credenze cristiane e del pubblico in generale e non usare un linguaggio volgare.

Ma questo, evidentemente, non l’ha capito. E visto il clamore provocato dall’immagine, la vice Sindaco ha colto l’occasione per denigrare ancor di più la nascita di Gesù e dare rilevanza a quella che lei definisce “polemiche assurde nel XXI secolo”. “Ha attirato la mia attenzione perché per la prima volta ho visto un’immagine naturale e reale di ciò che festeggiamo davvero da due millenni ogni 25 dicembre: una nascita”, ha commentato. “Persino Dio aveva bisogno della forza di una donna per esistere. Perfino Dio aveva bisogno della sua @@@@ con tutto ciò che significa. Di fronte a una visione infantile e pudica della realtà, preferisco valorizzare il ruolo fondamentale che giocano le donne di questo mondo. E quel Dio è stato il primo a volerlo rendere visibile”.

Inutile sottolineare la volgarità di questa donna, quello che sembra, almeno dai suoi scritti, orgoglio ma anche mediocrità. Un segno dei nostri tempi, della classe politica che ha tirato su, a slogan e cristianofobia, la sinistra spagnola e non solo!

Esclusivo, “ecco perché Verona ha tolto a Saviano la cittadinanza onoraria”

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“SAVIANO? È UN PROVOCATORE, SEMPRE PRONTO A SCAGLIARSI CONTRO CHI NON LA PENSA COME LUI, UN SEMINATORE DI ODIO, DEL TUTTO INCOMPATIBILE CON IL TITOLO ONORIFICO CONFERITOGLI”

Di Matteo Orlando

Nel 2008 il consiglio comunale di Verona prese l’iniziativa di conferire la cittadinanza onoraria allo scrittore Roberto Saviano per i suoi meriti nel denunciare i crimini della Camorra.

Fu una scelta trasversale, che scavalcava ogni appartenenza politica in nome della lotta alla criminalità organizzata, che sembrava prender piede anche a Verona.

Nei giorni scorsi i rappresentanti comunali della città veneta hanno ritirato la cittadinanza onoraria.

Informazione Cattolica ha chiesto il perché al Consigliere Comunale che ha portato avanti questa iniziativa socio-culturale, il leghista Alberto Zelger.

Lei è stato il consigliere comunale che ha proposto la revoca della cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Può spiegarci i motivi a fondamento di questa iniziativa?

“Nel 2008 il consiglio comunale di Verona prese l’iniziativa di conferire la cittadinanza onoraria allo scrittore Roberto Saviano. Anch’io votai a favore, sebbene col senno di poi penso che la cittadinanza onoraria di Verona dovrebbe essere conferita soltanto a personalità che hanno fatto qualcosa di speciale per la nostra città. Successivamente Roberto Saviano rivelò il suo stile di provocatore, sempre pronto a scagliarsi pesantemente contro chi non la pensava come lui: un seminatore di odio, del tutto incompatibile con il titolo onorifico conferitogli, cui non seguì nemmeno un cenno di ringraziamento. Forse perché stavamo su opposti schieramenti politici? E’ l’accusa che ci viene mossa dai suoi fan, ora che gliel’abbiamo revocato; ma non è così. A parte la sua condanna in Cassazione per plagio (aveva copiato alcuni articoli nel suo libro ‘Gomorra’), ricordo il suo attacco alla magistratura, quando aprì un’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina contro il sindaco di Riace; anche se poi fu assolto, ciò non giustifica il comportamento di Saviano a favore della disobbedienza civile e contro la magistratura. Ricordo i suoi elogi nei confronti di Carola Rackete che aveva speronato una motovedetta della Guardia di Finanza; le sue insinuazioni sui presunti legami tra Lega e ‘Ndrangheta, le sue pesanti dichiarazioni sui suoi avversari politici: ‘Salvini e Toninelli si stanno comportando da banditi’, ‘Matteo Salvini … sei ministro della malavita…. a capo di un partito di ladri’. Nel settembre 2019, presentando un suo romanzo al Festival del Cinema di Venezia, propose anche la legalizzazione della cocaina, suscitando le proteste della Federazione italiana delle Comunità terapeutiche. Gli episodi sono numerosi, tutti sconcertanti per la supponenza, il livore e l’acredine con la quale si accompagnano, come durante la trasmissione Piazza Pulita del 3 dicembre scorso su La7, quando disse che Salvini e Meloni ‘sono dei bastardi’, perché si oppongono alla politica dei porti aperti”.

Politici di sinistra e sindacati hanno reagito furiosamente. Saviano ha commentato: “A Verona mi revocano la cittadinanza per zittire chi non la pensa come loro”. Per Cacciari si tratta di “idiozia pura” e di “consiglieri che non hanno altro da fare”. Anche certi sindacati hanno parlato di “scelta che ferisce i cittadini”. Cosa risponde?

“La cittadinanza onoraria concessagli nel 2008 da un consiglio comunale di centrodestra dimostra il contrario; gliel’avevamo concessa senza considerare le diverse appartenenze politiche. Sono i suoi successivi comportamenti, che lo hanno screditato, a prescindere dalle sue simpatie politiche. Si è dimostrato un seminatore di odio, che non rispetta le istituzioni e gli avversari politici. La sinistra lo considera un suo idolo? Intoccabile come un mostro sacro? A mio avviso si sta solo facendo del male, perché il personaggio in questione è antipatico anche a tanti dei loro elettori. Solo i media lo venerano come un dio, seguendo un mainstream che sta perdendo sempre più il consenso; le informazioni ormai si cercano altrove”.

Saviano sembra diventato un tuttologo. Dalla Camorra, che è stato il tema che lo ha portato alla ribalta nazionale, adesso pontifica su tutto. Molti rilevano che quasi sempre si esprime in contrapposizione ai valori etici del Cattolicesimo. Che ne pensa?

“Anche il suo dileggio del sacro indica la pochezza culturale di Saviano. Come si fa a disprezzare chi crede in Gesù Cristo, quando tutta la nostra cultura bimillenaria deriva dal Cristianesimo. Saviano vuole fare il guru, ma oltre che supponente è anche ignorante”.

DA

Esclusivo, “ecco perché Verona ha tolto a Saviano la cittadinanza onoraria”

I dubbi del re Mattarella

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Dubito ergo sum. Sergio Mattarella, il Presidente Tentenna, è assalito da dubbi che gli hanno rovinato il Natale: uno di carattere costituzionale, l’altro economico, visto che per Bruxelles le risorse del Recovery Fund realmente utilizzabili sono circa 110 miliardi di euro e non 209. Gli interrogativi che vagano nei corridoi della Manica Lunga del Quirinale sono fondamentalmente due: fino a quando può continuare questa assurda accozzaglia di governo senza andare alle elezioni? E poi, dal momento che i numeri messi sul tavolo dal Mef non sono veri, l’Ue boccerà clamorosamente la manovra italiana e ci manderà la Troika?

I dubbi sull’elezione del Capo dello Stato

Il Capo dello Stato sa che non può più tergiversare. Finché c’era un’alleanza che reggeva e un premier in qualche modo sopportato, se non supportato, poteva anche far finta di nulla, ma ora che la maggioranza si va via via sgretolando, dalla Tav alla delicatissima questione dei Servizi di sicurezza, è ora di agire. Ma c’è un altro tema delicatissimo che viene sottoposto all’attenzione del Capo dello Stato in vista del nuovo settennato: può questo Parlamento eleggere il Presidente della Repubblica con una rappresentanza che non rispecchia più gli equilibri del Paese? Basti pensare al crollo del Movimento 5 Stelle dal 32,7 al 14 percento e all’esplosione di Fratelli d’Italia dal 4,3 al 16 percento. Mattarella rischia di esser ricordato, nelle cronache costituzionali, come il Presidente che – incurante dell’esito del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari – ha voluto ad ogni costo forzare le Camere, ormai delegittimate, a trascinare la legislatura fino al “semestre bianco”, in spregio a dinamiche non più conformi alla Costituzione, pur di assicurare, sempre e comunque, la fiducia ad un Governo, a sua volta privo di ogni investitura e quindi non più espressione della sovranità popolare. La scusa della pandemia non regge più visto che si vota dagli Stati Uniti a Israele.

Conti in rosso per il duo Conte-Gualtieri

Inoltre, una nota riservata giunta da Bruxelles mette sotto accusa i conti della coppia Conte-Gualtieri. Ipotizzando anche i 209 miliardi totali, il Governo ne ha già utilizzati oltre 75 per i suoi bonus pot-pourri e i suoi “ristori”. Il Governo pare intenzionato a fare con l’Europa il giochino di sostituire, per tale importo, i titoli di debito pubblico nazionale già emessi con equivalenti titoli “europei”. Ma la Commissione non ama trucchi e inganni e non consentirà partite di giro. Lo spazio in bilancio disponibile sui saldi programmati, poi, consente all’Italia di spendere al massimo 110 miliardi aggiuntivi, metà dei quali sempre e comunque a debito. In ogni caso, molti meno dei 209 miliardi sbandierati dall’Esecutivo di Conte che dovrà quindi rifare i conti. I controlli di Bruxelles sui progetti italiani sono diventati stringenti e il rischio di doverli riprogrammare più volte in corsa è più che attuale. Ma al secondo tentativo andato a vuoto, l’Europa prenderà carta e penna e scriverà per noi e allora davvero il rischio della Troika sarà sempre più concreto, anche perché il duo Conte-Gualtieri viene considerato ormai inadeguato oltre che da Zingaretti, di Maio e Renzi anche dalle cancellerie europee, Merkel in testa.

Le linee dell’Ue, come è noto, sono più vicine al centrodestra, da sempre a favore dello sviluppo, delle grandi opere e delle infrastrutture, meno al Partito Democratico e tantomeno ai grillini, allergici agli investimenti, o a Conte stesso, avvezzo ai sussidi demagogici. In questo scenario, Mattarella, con la sua esperienza e la sua saggezza, sa che non può più continuare a fare il Ponzio Pilato della situazione. L’omissione può diventare più colpevole dell’azione.

DA

I dubbi del re Mattarella

Il Papa sdoppiato

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Il mistero di Papa Bergoglio e del suo sdoppiamento. C’è il Bergoglio quotidiano che, come scrive il teologo dem Vito Mancuso “piccona quotidianamente la struttura tradizionale della Chiesa, piccona i pilastri della tradizione”, ed è perciò il beniamino di tutte le sinistre, atee, radicali, verdi, chic, populiste e comuniste del pianeta. È il Bergoglio che parla sempre di accoglienza dei migranti, ammicca agli islamici, dimentica i cristiani perseguitati e uccisi, appoggia progressisti e rivoluzionari, anche radical e laicisti, avversa chi non rientra nel suo orizzonte sindacale-ong-ecologista, ammicca alle unioni gay, al femminismo, al politically correct.

Ma ogni tanto, dalla porticina laterale e secondaria della Santa Sede esce un Bergoglio minore, clandestino, irriconoscibile rispetto al precedente. Quasi tutti fanno finta di non vederlo, di non sentirlo, compresi i tradizionalisti, e lui dice delle cose da Papa più che da Bergoglio. Dalle segrete del Vaticano viene fuori il Papa che condanna duramente l’aborto e paragona i medici che praticano l’aborto addirittura a sicari, ribadendo che l’aborto equivale a un omicidio. I media mettono la sordina a quel Bergoglio, fingono di non averlo ascoltato, lo citano en passant e subito si riprendono il Bergoglio quotidiano.

Ma il Papa nascosto insiste, rifà capolino e difende, forse un po’ sottovoce, la vita, la nascita e la famiglia, quella naturale e tradizionale; solidarizza con le madri argentine che manifestano nelle piazze per il diritto alla vita. Ma nei media e nella comunicazione appare solo il Bergoglio in favore delle unioni gay, allineato allo spirito del tempo, alle battaglie sui diritti civili, ai temi ambientali.

E ancora. Dalla porticina della sacrestia, con passo furtivo, spunta il Papa che difende il significato e il valore del presepe, usa parole appropriate e ormai desuete per lui, si richiama alle tradizioni cristiane, famigliari e francescane più antiche e più vere. Ma la lettera apostolica dedicata all’Admirabile signum non la cita nessuno, non ci bada nessuno; molti preti di base continuano a chiedere di non fare presepi per non ferire la sensibilità dei bambini atei o di altre religioni o di famiglie d’altro genere. E il racconto ufficiale di Bergoglio in Vaticano ci mostra il presepe degli alieni allestito in piazza San Pietro, della serie “cristiani su Marte”; un oltraggio al creato e alla tradizione francescana. “Horribilis come l’anno 2020”, nota Nicola Porro. Continua a leggere

Lo “scudo” che tutela Arcuri: così è “immune” dai magistrati

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Il supercommissario Arcuri sarebbe protetto da uno “scudo” che lo tutelerebbe sia dalla Corte dei conti che dall’Ufficio di bilancio

di Federico Giuliani

Un vero e proprio “scudo” che lo esulerebbe dal rispondere a ipotetiche responsabilità in ambito amministrativo e contabile.

Non bastavano i superpoteri, perché Domenico Arcuri, grazie a un articoletto contenuto nel decreto Cura Italia – nel frattempo riconvertito in legge -, sarebbe in grado di sfuggire al controllo dell’Ufficio del bilancio e per il riscontro di regolarità amministrativo-contabili.

Tra superpoteri e protezioni

È tutto regolare e scritto, nero su bianco, nel comma 8 dell’articolo 122 del suddetto decreto. Nel testo, infatti, si legge che “in relazione ai contratti relativi all’acquisto dei beni […] nonché per ogni altro atto negoziale conseguente alla urgente necessità di far fronte all’emergenza […] posto in essere dal commissario e dai soggetti attuatori, non si applica l’articolo 29 del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 22 dicembre 2010, recante Disciplina dell’autonomia finanziaria e contabile della presidenza del Consiglio dei ministri“.

Traduciamo dal burocratese. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità, il commissario straordinario per l’emergenza e la ripartenza godrebbe, oltre che di poteri praticamente illimitati e di una contabilità speciale per svolgere tali mansioni, di uno scudo che lo tutelerebbe sia dalla Corte dei conti che dall’Ufficio di bilancio.

Nessuna responsabilità

Per capire da dove arriva una protezione del genere, bisogna fare un passo indietro e tornare al citato decreto Cura Italia. Al suo interno era stata prevista la protezione legale a difesa del dipartimento della Protezione civile nazionale. In altre parole – o meglio: citando alla lettera quelle contenute del documento – gli atti di quest’ultima “sono sottratti al controllo della Corte dei conti“.

Dunque, un simile trattamento vale anche per Arcuri, nominato lo scorso marzo dal premier Giuseppe Conte. Detto altrimenti, non è contemplabile la possibilità di procedere in caso di colpa grave. Il motivo è semplice: la responsabilità, tanto contabile quanto amministrativa, è limitata “ai soli casi in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o dell’agente che li ha posti in essere o che vi ha dato esecuzione“. Dunque, niente responsabilità d’innanzi alla magistratura. Ad eccezione di azioni effettuate in modo doloso.

Il nodo delle siringhe

Ebbene, tutte le procedure per l’acquisto di mascherinebanchi a rotelle, siringhe, camici e via dicendo, non verranno controllate dalla magistratura contabile. E questo perché Arcuri è blindato da uno scudo molto particolare. In ogni caso, la sensazione è che il supercommissario possa essere scivolato su una nuova buccia di banana.

Se diamo un’occhiata al sito dell’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) e leggiamo le informazioni inerenti alla somministrazione del vaccino Pfizer-BioNTech, scopriamo che “la vaccinazione sarà effettuata con una speciale siringa sterile monouso dotata di sistemadi bloccaggio dell’ago (luer lock)“. Il supercommissario, infatti, su suggerimento del Ministero della Salute, aveva puntato proprio sulle luer lock.

Attenzione però, perché l’Ema (Agenzia europea del farmaco), nelle informative sul vaccino Pfizer-BioNTech, ha parlato del semplice utilizzo di un ago sterile e “dopo diluizione, sotto forma di iniezione intramuscolare da 0,3 ml nella parte superiore del braccio“. Delle costose siringhe da 1 ml non c’è neppure l’ombra.

 

Pio XII e la teologia della Partecipazione

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del Prof. Carlo Vivaldi-Forti

La dottrina sociale della Chiesa si fonda su pochi  ma precisi concetti: l’armonia generale della polis, la giustizia distributiva, il sacro rispetto per la persona umana e per i suoi diritti, la preminenza dell’essere sull’avere, la collaborazione fra le classi, la partecipazione di tutti i cittadini e i lavoratori alle decisioni che li riguardano. E’ proprio quest’ultimo aspetto che vorremmo approfondire. La lettura delle grandi Encicliche sociali, dalla Rerum novarum di Leone XIII, rappresenta di sicuro il principale strumento di riflessione. Meno nota, invece, è la base teologica su cui si fonda l’intera visione cattolica della convivenza: a tal proposito può essere davvero rivelatrice l’Enciclica Mystici corporis promulgata da Pio XII il 29 giugno 1943.

Talvolta è stato rimproverato a Papa Pacelli di non aver redatto, a differenza di altri Pontefici, un documento solenne dedicato alla dottrina sociale , ma tale appunto è del tutto fuori luogo . A parte, infatti, i numerosi interventi radiofonici e le molte omelie in cui affronta il tema,  la Mystici corporis , pur non trattandolo direttamente, getta in realtà le basi teologiche dei concetti di partecipazione e collaborazione fra le classi. Già il compianto professore Pier Luigi Zampettti, uno dei più illustri politologi italiani, scriveva ne La società partecipativa (ed. Dino, Roma 2002):

“ La partecipazione dell’uomo, che consiste nel proiettare nella storia le sue libere scelte, è la prosecuzione della partecipazione dell’essere, elargita da Dio all’uomo con la Creazione e con la Redenzione. La partecipazione quindi, nella sua origine e nella sua esplicazione, coglie il momento più profondo dell’uomo. Con la partecipazione, che si allarga in tal modo verso l’infinito, l’uomo trova la sua posizione nel mondo e nella vita , ritrova finalmente se stesso come persona. Partecipazione e persona sono interdipendenti. L’uomo si autodetermina solo se è persona”.

A conclusioni analoghe si perviene leggendo l’Enciclica di Pio XII. L’intero ragionamento  del Pontefice si basa sulla visione della Chiesa, ad un tempo come corpo mistico ma anche corpo sociale di Cristo ( sua prosecuzione visibile nella storia) di cui Egli  è il Capo, anche se fisicamente rappresentato da Pietro e dai suoi successori. L’idea di fondo è perciò la seguente: il Capo e le membra , quest’ultime rappresentate dall’intera organizzazione  ecclesiastica  composta dal clero e dai fedeli, sono chiamati a collaborare  al medesimo scopo, che è la realizzazione  del Regno di Dio, ciascuno però con una posizione originale e diversa rispetto a tutti gli altri, secondo la propria vocazione. Scrive il Papa : Continua a leggere

Sante Messe tradizionali “non una cum” del giorno di Natale e Auguri a tutti i nostri lettori

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Segnalazioni del Centro Studi Federici

Auguri a tutti i lettori per la festa della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo.
 
Adeste fideles in neo-aramaico assiro (Hayyo Ya Mhuyumne)
 
Catechismo Maggiore di San Pio X – Del santo Natale
 
Sante Messe natalizie dell’Istituto Mater Boni Consilii 
 

La travagliata storia della basilica di Betlemme

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Notizie storiche – Per un curioso fenomeno psicologico le orde di Cosroe nel 614 raffrenarono il loro furore al vedere, nel prospetto del tempio, raffigurati i Magi nel costume nazionale persiano e si astennero così dal distruggere la Basilica. Nel 638 il califfo Omar venne a pregare nell’abside meridionale e permise che i suoi seguaci vi entrassero a piccoli gruppi, ma nel sec. IX e X quest’ordine non fu più rispettato. 
 
Al tempo del califfo Hakem (1010) la basilica sfuggì alla comune rovina per un fatto così straordinario che nelle cronache contemporanee è ascritto a miracolo. E il 7 giugno 1099 i Betlemiti invocarono dal Buglione, accampato in Emmaus, la difesa del santuario. Venne subito Tancredi con cento prodi, e al mattino vi inalberava la sua bandiera fra le acclamazioni del popolo. 
 
Sotto il dominio degli occidentali la basilica fu abbellita con mosaici e pitture in stile bizantino. Questa grande opera greco-latina, sostenuta a spese dell’imperatore di Costantinopoli Manuele Porfirogeneto Comneno (1145-1180) e del re di Gerusalemme Amauri ! (1163-1173) in un momento di reciproca amicizia che pareva preludere all’unione delle due chiese, fu terminata nell’anno 1169 come attestano i frammenti d’una iscrizione greco-latina posta nell’emiciclo del coro. Soggetto delle rappresentazioni furono scene dell’Antico Testamento, la vita di Gesù e la vita della Chiesa nei suoi concili. La grotta fu rivestita di marmo e furono rifatte le entrate che restano, insieme ad alcuni capitelli del chiostro, i soli esempi dell’architettura latina. 
 
Nel 1187 Saladino s’impossessò di Betlemme, ma risparmiò il santuario ove nel 1192 su domanda del vescovo di Salisbury, Uberto Walter, fu ristabilito il culto latino, salvo il pagamento del tributo da parte dei fedeli. 
 
Dopo la caduta del regno latino (1291) ai canonici regolari di s. Agostino succedono soltanto ne! 1347, nell’ufficiatura della basilica, i PP. Francescani. I più noti itinerari dell’epoca e vari firmani turchi attestano il loro possesso della grotta della Natività nonché il diritto all’uso e alla manutenzione della basilica nei sec. XIV e XV. Infatti, sulla fine del sec. XIV P. Gerardo Calveti, Guardiano del Monte Sion, percorreva l’Europa per indurre i principi cristiani a provvedere al restauro del venerando santuario. 

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Il Natale con sant’Alfonso Maria de’ Liguori

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Il grande errore di Cristina Siccardi, in questo articolo, si chiama “fallibilismo”. La Chiesa contemporanea come quella di prima non può essere accusata di insuccessi o altri attacchi. Perché è Santa come Istituzione. La “Contro-Chiesa” che occupa i Sacri Palazzi dal Concilio Vaticano II, semmai, può e deve essere accusata, in primis, di non essere la Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo e, in secundis, di insegnare costantemente l’errore in materia di Fede e/o morale proprio perché non è la Chiesa. (N.d.R.)

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Cristina Siccardi

I “successi” della Chiesa contemporanea e dell’Italia secolarizzata sono davanti al mondo intero: nessuno entrerà nel Seminario della diocesi di Firenze nel 2021, come ha dichiarato l’arcivescovo Giuseppe Betori al TGR Toscana, intanto l’Istat registra un record negativo per natalità in Italia: nel 2019 sono 420.084 nuovi bimbi venuti alla luce, quasi 20 mila in meno rispetto all’anno precedente e oltre 156 mila in meno nel confronto con il 2008. Basterebbe tornare alla Fede di sempre per recuperare vocazioni e sarebbe sufficiente arrestare gli aborti e favorire la cultura del matrimonio per incrementare l’indice demografico. Ma a quanto pare l’orgoglio è più forte del buon senso…

La lettura che offre il cardinale Betori all’assenza di vocazioni nella sua, come in tante altre diocesi, è di carattere generale. Si tratta di una: «situazione veramente tragica, ma dò una mia interpretazione: non è meno tragica di quella dei matrimoni, e in genere dei progetti di vita. Il problema della crisi vocazionale al sacerdozio sta all’interno di una crisi vocazionale della persona umana […] una vita che vuole tante esperienze non può essere una vita che si consacra a una finalità, a uno scopo. Vale per il matrimonio, per il sacerdozio, per tutte le scelte delle persone».

Di fronte a tutta questa tragedia dove sono pastori in grado di fare dei salutari mea culpa? Inoltre, dove sono santi pastori? Senza santità la Chiesa non potrà essere restaurata. L’autocritica porterebbe a rivedere tutti i “passi avanti” della Chiesa che sono stati messi in atto, facendo così un sano riesame per approdare a lidi sicure, attraverso, finalmente, ad un ritorno della condanna dei peccati e degli errori per ristabilire l’ordine e la vera pace di Cristo, a discapito della religione protestantizzata di Roma.

Eppure, i segni celesti non mancano, compreso questo anomalo Santo Natale 2020, dove la Santa Messa di mezzanotte sarà negata. «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18, 1-8). Venisse ora troverebbe molte chiacchere, scellerate scelte, abbondanti eresie, derrate di peccati. Perché non tornare alla tradizione che non tradisce né Cristo, vero Dio e vero uomo, né le anime? Continua a leggere

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