Manifesto gender in Spagna
Queste sarebbero le nuove “frontiere” della sessualità…al rovescio…
Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero
Queste sarebbero le nuove “frontiere” della sessualità…al rovescio…
Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero
Segnalazione di Interris, quotidiano internazionale on-line
di Marzia Chiocchi
Quando il 12/13 maggio 1974 gli italiani vennero chiamati alle urne per decidere se abrogare o no la legge Baslini/Fortuna, meglio conosciuta come legge sul divorzio, il quadro sociale, politico ed economico dell’Italia, era cambiato.
Gli anni della contestazione, culminata nel 1968, stavano lasciando segnali profondi, in un paese che, dal boom economico di fine anni 50 inizi 60, si sentiva vivo, proficuo, pieno di energie. Il Paese viveva in uno stato di grazia che nessuno avrebbe mai pensato potesse finire. In questo contesto, che vedeva il lento ma progressivo aumento dell’alfabetizzazione, vedeva materializzarsi una consapevolezza individuale sempre più crescente, la conquista di una nuova libertà, stava portando, sopratutto la donna, a vivere in una dimensione sociale diversa dai 2 decenni precedenti. Continua a leggere
di Maurizio Blondet
Confesso che non sapevo chi fosse “Fabo”. Un dj. Ossia un disc –jockey. L’ho appreso stamattina coi giornali progressisti, illuministi e avanzati che, tutti, a un segnale convenuto, hanno battuto la grancassa in prima pagina, con i grandi titoli del caso, di questo Fabo dj che si è dovuto far ammazzare in Svizzera. “Via da un paese che mi tortura!”, la Stampa (Il paese lo tortura?) Il Corriere: “Fabo in Svizzera: lasciatemi libero” ( e chi ti voleva fermare?, infatti sei andato in Svizzera e ti sei ammazzato). “L’artista ha dovuto andare in Svizzera” (un dj è un artista?) “Voleva morire ma non così lontano da casa”, piange Il Fatto Quotidiano ( Che t’importa, se hai deciso di farti uccidere, essere “lontano da casa”? Lontano ci starai per sempre, ormai). “In Svizzera per l’eutanasia – “Vergogna! tradito dall’Italia”, accusa Repubblica (di cosa devo vergognarmi, io?) “Chi ci nega la nostra dignità” dice una tizia in prima pagina. Apprendo così che “dj Fabo” ha “fatto un appello a Mattarella: lasciatemi morire” ( E chi te lo impedisce? Infatti sei morto). Il punto è che “ la legge è ferma in parlamento” da non so quanti anni. La legge che introduce in Italia il suicidio assistito. Per cui ci dobbiamo sentire tutti in colpa per il dj Fabo che ha fatto il suicidio in Svizzera. Invece che alla ASL.
“E’ stato accompagnato a morire da Marco Cappato”…Non c’era dubbio, l’ufficio stampa e propaganda dei radicali funziona alla perfezione: caso pietoso trovato, avvisa i media, fornisce i video del moribondo, consegna le cartelline con i comunicati stampa, l’appello a Mattarella, e le parole chiave: “Vergogna”, “Lontano da casa” eccetera che i media ripeteranno.
A metà giornata, “L’annuncio di Cappato dalla Svizzera: “Alle 11,40 se ne è andato con le regole di un Paese che non è il suo” (fosse stato il suo, sarebbe stato meglio?).
“ Domani al mio rientro in Italia andrò ad autodenunciarmi per il reato di aiuto al suicidio” (gli tocca, perché nessuno s’è sognato di arrestarlo alla frontiera). Continua a leggere
Segnalazione ProVita
La morte di Fabiano Antoniani, 40 anni compiuti il 9 febbraio scorso, il dj rimasto cieco e tetraplegico dal 2014, in seguito ad un incidente stradale – e recatosi in Svizzera per porre fine a quella che considerava «una lunga notte senza fine» – è al centro, come prevedibile, di un dibattito inteso sul tema dell’eutanasia: un confronto senza dubbio appassionato, ma estremamente disonesto, nel quale le imprecisioni abbondano a tutto vantaggio di una lettura emotiva e non ragionata dei fatti.
Per cercare di rimettere ordine, ritengo opportuno mettere a fuoco alcuni aspetti fondamentali, al di là dei quali l’intera vicenda continuerà ad essere equivocata. Continua a leggere
Segnalazione di Interris, quotidiano internazionale on-line
Non si placa l’ondata di sdegno a seguito del servizio della trasmissione televisiva Le Iene, il quale metterebbe in luce l’uso irresponsabile di denaro pubblico per finanziare attività finanche di sesso a pagamento fra uomini.
di Mattia Rossi
Immolata sull’altare del politicamente corretto per aver messo in guardia, con prove scientifiche alla mano, i rischi clinici dell’omosessualità. A raccontarsi ad OFF è la dottoressa Silvana De Mari, medico con alle spalle 40 anni di chirurgia endoscopica, psicoterapeuta e scrittrice fantasy tradotta in tutto il mondo, alla quale è stato minacciato un processo all’Ordine dei medici per le sue frasi sull’anormalità dell’omoerotismo. Le sue affermazioni stanno facendo discutere, diventando un vero e proprio caso. Proprio per questo sulle nostre pagine siamo aperti ad ospitare una risposta dal mondo omosessuale. (Sarà a Verona per una conferenza pubblica in cui duetterà con Matteo Castagna in Via Albere 43 a partire dalle ore 10.00 di Domenica 19 Marzo, festa di San Giuseppe, patrono della Chiesa, n.d.r.)
Dottoressa, come va con l’Ordine dei medici?
E chi li ha più sentiti? Mi hanno scritto una raccomandata con l’invito di andare a parlarci il lunedì per il lunedì. Impossibile. Mi hanno riscritto il giovedì per il lunedì. Il mio avvocato ha chiesto le motivazioni e io, intanto, ho continuato a parlare e citarli per nome e cognome indicando le mie perplessità riguardo i loro minacciati provvedimenti. Tutti zitti. A ruggire, almeno, ci si tolgono le iene e i coiote di torno.
Le sue parole sull’omosessualità sono state forti. Ne è nato un pandemonio… Continua a leggere
Segnalazione di Interris, quotidiano internazionale on-line
di Marco Managò
In Sardegna è scoppiata una feroce polemica a causa di un professore di religione delle scuole medie che ha chiesto di acquistare due libri (“Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa” e “Facciamolo a skuola”) che sono stati giudicati troppo “spinti” dai genitori degli alunni.
La polemica ha diviso in due la comunità locale e i genitori degli stessi studenti. Come avviene spesso in questi casi, i giudizi non sono stati concordi e, a fronte di chi ha boicottato l’acquisto, c’è chi lo ha accolto come una manna dal cielo, come una sana iniezione di cultura e di emancipazione per i propri pargoli. La vicenda ricorda un po’ le note e colorite storie di Don Camillo e Peppone.
Segnalazione di IN TERRIS, quotidiano on-line Internazionale (Con i piedi per Terra guardando il Cielo)
Ci sono esperienze nella vita che cambiano radicalmente la nostra prospettiva. Quelle che prima consideravamo granitiche certezze, possono sciogliersi come neve dinanzi all’insorgere di una malattia. È ciò che è successo a Sylvie Menard, classe ’47, ricercatrice oncologica francese trapiantata in Italia. Da tre anni è in pensione, dopo aver lavorato all’Istituto dei tumori di Milano ed esser stata direttrice del Dipartimento di oncologia sperimentale.
Allieva del prof. Umberto Veronesi, era favorevole all’eutanasia, poiché era convinta che la vita, in determinate condizioni debilitanti, non fosse degna di essere vissuta. “Poi improvvisamente ho incontrato la morte, ci siamo guardate negli occhi e solo allora ho capito quanto prezioso fosse ogni singolo istante della vita”, rivela a In Terris.
“Era la fine degli anni ’70, io ero una trentenne, consideravo il prof. Veronesi un maestro dal punto di vista scientifico e filosofico – racconta – e quando lui suggerì l’introduzione in ambito legislativo del testamento biologico e dell’eutanasia, lo seguii in modo convinto”.
Il “caso Englaro” e le proposte di legge concrete sul fine vita erano lungi dall’arrivare. All’epoca in Italia il dibattito su questi temi era ad esclusivo appannaggio di alcuni settori del mondo scientifico contagiati dall’individualismo esistenziale del ‘68. “Ero del parere che in caso di menomazioni, non valesse la pena vivere, dunque ero favorevole all’eutanasia”, racconta. Del resto – prosegue – “ero giovane, non avevo ancora riflettuto su cosa fosse realmente la morte”. “Credevo – taglia corto – non dovesse mai riguardare me”. Continua a leggere
Segnalazione di Redazione BastaBugie

Poche ore dopo il giuramento come 45mo presidente degli Stati Uniti, fatto il suo ingresso alla Casa Bianca, Donald Trump ha subito firmato un ordine esecutivo molto importante per il partito repubblicano: quello che ristabilisce il bando sull’erogazione di fondi federali alle Ong internazionali che praticano aborti o forniscono informazioni a riguardo (il cosiddetto “Mexico City policy”).
La misura non è eccezionale. Il bando, introdotto nel 1984 da Ronald Reagan, è sempre stato revocato dai presidenti democratici al potere (l’ultima volta con Barack Obama) e rimesso da quelli repubblicani. La decisione di Trump, inoltre, incontra il favore dei suoi concittadini: l’83 per cento degli statunitensi è contrario all’erogazione di questi fondi e, dicono sempre i numeri, la maggioranza di loro (6 su 10) si oppone all’uso dei proventi delle tasse per finanziare l’aborto negli Stati Uniti. Continua a leggere
Segnalazione di Redazione BastaBugie
La soppressione di Eluana Englaro diventa il modello adottato dalla legge: il tutore potrà far morire il soggetto incosciente negandogli, oltre che le terapie, anche il cibo e l’acqua.
Il progetto di legge in materia di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento che sta per giungere all’Aula della Camera dei Deputati legalizza esplicitamente l’uccisione dei minori e degli incapaci per decisione dei loro genitori e dei loro tutori.
Il modello adottato è quello della soppressione di Eluana Englaro, fatta morire di fame e di sete per la decisione del padre/tutore, fingendo che si trattasse di scelta della vittima. Quello che i Giudici decisero in quello sciagurato caso, la proposta di legge vuole rendere legale e normale.
I MEDICI NON POTRANNO RIFIUTARSI
Il testo dell’art. 2 (Minori e incapaci) è chiarissimo: “Il consenso informato (…) è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno”. Quindi, il minore o l’incapace (se potranno: ma ovviamente non potranno farlo né i neonati né le persone in stato di incoscienza) potranno esprimere la loro volontà rispetto alle scelte terapeutiche, ma saranno genitori, tutori ed amministratori di sostegno a manifestare il consenso informato, l’unico ad essere efficace dal punto di vista giuridico, quello sulla base del quale potranno essere iniziate o interrotte terapie. Continua a leggere
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