Credere, obbedire, combattere

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di Toni Capuozzo

Fonte: Toni Capuozzo

Se provo a distogliermi dalla certezza dell’orrore, la cosa che mi fa male non sono gli insulti, ma certe piccole notizie. A Nikolajevka, oblast russo al confine ucraino, qualcuno ha vergato una Z – simbolo dell’aggressione russa – sul ponte costruito dagli alpini, che ritornano nei luoghi della ritirata facendo del bene. Chi avesse visto lapidi e celebrazioni sa che i russi, parlando dell’invasione subita nella seconda guerra mondiale, scrivono sempre “i tedeschi e i fascisti”, mai gli italiani, come a salvare un affetto che ci assolve. Evidentemente, si avvia a non essere più cosi: risentimenti, sanzioni, espulsioni, la china della guerra. Già, gli insulti di chi combatte da casa.
Il più gentile è Capezzone, e gliene sono grato. Ma c’è anche chi, come un certo Giuliano Cazzola (una vita nella Cgil, poi nel Partito socialista, poi nel Partito della Libertà), dice di provare disprezzo per me. E, per qualcuno che contesta con rispetto, tanti che mi accusano di percepire rubli, o peggio. “Porco”, “servo viscido del Cremlino”: la brigata del Bene è affamata di unanimismo, di conformismo, di silenzio. Bullismo di combattenti da tastiera, e un misto di ingenuità, ignoranza del passato, bisogno di credere qualcosa, qualsiasi cosa,  e paura del dubbio. Non sarà questo a farmi perdere, da vecchio, il vecchio vizio di dire le cose che penso. L’ho fatto in ogni redazione in cui sono stato, in ogni conflitto che ho seguito: difficile reclutarmi. Sono fermo a un giudizio:  la Russia  è l’aggressore, l’Ucraina è l’aggredito. Sul come ci siamo arrivati, ci sarà tempo di discutere. Sono fermo a un obbiettivo: la guerra va fermata, bisogna negoziare. Ero contrario all’invio di armi, ma resto perplesso vedendo i vecchi carri cechi che viaggiano verso l’Ucraina: sono tombe ambulanti.  Sono fedele  a un principio: dubitare sempre, anche quando ti accusano di intelligenza con il nemico, anche quando sei solo: l’ho fatto con i miskitos del Nicaragua, l’ho fatto con i marielitos di Cuba, l’ho fatto con le foibe o con i marò, con Abu Ghraib e Fabrizio Quattrocchi, con i bambini uccisi in Libano e con la Chiesa della Natività. E dovrei adesso fare  meno di chiedere come mai nelle foto satellitari del New York Times, che vogliono essere del 19 marzo, non c’è la neve, che quel giorno a Bucha c’era ?  Dovrei rinunciare a interrogarmi sulla conservazione stupefacente di quei cadaveri per più di venti giorni sull’asfalto ?  Dovrei non meravigliarmi che il 2 aprile l’operazione del battaglione speciale Safari viene presentata come un pulizia di sabotatori e collaborazionisti ?  La scoperta dei morti di Bucha (non quelli delle fosse comuni, note da tempo, e delle vittime dei russi durante gli scontri e l’occupazione, no i morti che hanno sdegnato il mondo, presentati come il sanguinoso ocngedo dei russi in ritirata) incomincia il 3 aprile e diventa globale il 4.
Ieri tgcom24 ha echeggiato una specie di gioco al massacro denunciato dal sindaco di Bucha: hanno fatto un safari con i civili. Paragone strano perché  Safari è il battaglione speciale che come vedete il 2 aprile inizia un’operazione sì, di bonifica esplosivi e quant’altro ma anche di repulisti di sabotatori. Dove sono  finiti i sabotatori ?  Non ne hanno trovato nessuno ?  O forse solo quel cadavere che ieri è apparso sullo schermo alle spalle di Giordano, ma lui non se ne è accorto, che ha ancora il bracciale bianco dei filorussi ? E’ una fonte ucraina, quel giornale, non la Tass.  SE c’erano sabotatori che fine hanno fatto ?
Ho solo un sospetto, e quello, invece, non è dimostrabile.  Che ci stiano reclutando a una guerra lunga e costosa – in termine di vite, innanzitutto, e questo richieda -come dire ? – una spinta su spalle riluttanti. La Gran Bretagna ha rifiutato di discutere Bucha in Consiglio di Sicurezza, come aveva richiesto la Russia. Ho la sensazione che Bucha sia usurata da troppi dubbi, e la stampa inglese già ci abitua al nome di Borodyanka. Ma proprio così vecchi dobbiamo mandarli i carrarmati ?  Ma siamo così insensibili all’orrore ?    La guerra è questo: orrore tirato per la giacca. escalation strappata ai cuori. Ovviamente non posto l’immagine di un uomo riverso con un fazzoletto bianco al braccio, perché non so da dove venga, e  come sia stato ucciso. Né le immagini di una uccisione in punta di coltello di un prigioniero russo o un civile, si capiscono solo le urla. Né i 267 marines ucraini che si sono arresi a Mariupol.  Dove secondo alcuni vi sarebbero ufficiali Nato intrappolati con il battaglione Azov. E l’altra propaganda, in fondo.

Capuozzo: “Ecco perché Stati Uniti e Regno Unito non vogliono la fine della guerra”

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Roma, 8 apr – Stati Uniti e Regno Unito “sembrano volere fortemente la continuazione del conflitto fino a quando Putin non ci lascia le penne: vogliono la fine dello zar russo, non la fine della guerra”. Toni Capuozzo, storico reporter di guerra, sospetta che nei piani di Washington e Londra il conflitto in Ucraina deve durare ancora a lungo.

Capuozzo: “Fine della guerra? Non per la Nato”

Intervistato da Il Sussidiario, Capuozzo spiega perché a suo avviso questa terribile prospettiva va considerata attentamente: “Una guerra lunga è proprio quello che vuole la Nato e lo scenario è plausibile se tutti gli alleati si comporteranno come soldatini ordinati. Lo stesso Stoltenberg ha riportato le sorti della guerra alla casella iniziale: riproponendo le porte aperte all’adesione di Kiev alla Nato, non fa altro che rilanciare l’invito a continuare il conflitto. Il mio auspicio è che l’Europa ritrovi un po’ di buon senso”.

Lo spazio per i negoziati sembra però sempre più ridotto, anche alla luce della mancata volontà dei principali attori internazionali di sedersi al tavolo per trattare un immediato cessate il fuoco. A perseguire davvero la via diplomatica, nonostante tutto, pare siano rimaste soltanto Turchia e Ungheria. “Chiunque tenti qualcosa è benvenuto, anche se Erdogan e Orban non mi sembrano campioni della democrazia. Anche perché i campioni della democrazia sono impegnati a comminare sanzioni e a mandare armi…”, afferma Capuozzo.

“C’è più spazio per le trattative da parte russa, se son vere le bastonate che hanno preso e visto che ormai controllano tutta la costa del Mar d’Azov in continuità con la Crimea. È una situazione che potrebbe assomigliare a qualcosa di soddisfacente per Mosca”, dice Capuozzo. “Ma temo che a Zelensky non vada bene, per lui l’integrità territoriale dell’Ucraina non può essere minimamente messa in dubbio”, specifica l’inviato di guerra.

Le sanzioni? “Fanno più male ai sanzionatori”

Poi Capuozzo spiega anche perché, dal suo punto di vista, le sanzioni imposte alla Russia rischiano di trasformarsi in un boomerang. “Credo che queste sanzioni siano un caso piuttosto raro: fanno più male ai sanzionatori che ai sanzionati. Oltre tutto la Russia è un paese pachidermico, ha la capacità di affrontare le restrizioni molto più di noi, abituati al felice consumismo occidentale. I russi campano su un’economia chiusa, stagnante, di sussistenza. Noi soffriremo per le carenze di grano o dei fertilizzanti, loro sono più autarchici e per certi aspetti più invulnerabili alle sanzioni”.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/capuozzo-ecco-perche-stati-uniti-e-regno-unito-non-vogliono-la-fine-della-guerra-229756/

L’Ue se ne faccia una ragione: gli ungheresi vogliono Orban

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di Francesco Giubilei

Il premier magiaro eletto di nuovo con un’ampia maggioranza: “Vittoria che si vede da Bruxelles”

Viktor Orban riconfermato primo ministro dell’Ungheria con oltre il 50% dei voti. Nulla da fare per la grande coalizione contro il premier magiaro, il quale ieri ha parlato di una “vittoria così grande che si può vedere dalla Luna” e soprattutto da Bruxelles.

Ci sono alcune cose da notare sull’esito di questa tornata elettorale.

  1. Primo, l’opposizione già prima dell’apertura delle urne parlava di possibili brogli, denunce rilanciate anche dai media italiani. Il castello (di carta) viene giù però nel momento in cui la vittoria di Orban è così schiacciante che renderebbe addirittura superflui eventuali tentativi di truccare il voto.
  2. Secondo, ieri si sono svolte anche le elezioni in Serbia dove è uscito vincitore Vicic, un dettaglio che rinsalda il legame tra Budapest e Belgrado: un blocco geopolitico che potrebbe diventare alternativo all’interno dell’Unione Europea.
  3. Terzo, bisogna ammettere che la linea portata avanti da Orban è quella più vicina alle sensibilità e alle esigenze del popolo ungherese, anche se è diversa da quella che sognano gli intellettuali italiani.

In questo video vi racconto cosa è successo in Ungheria nel giorno della riconferma di Orban a primo ministro.

Francesco Giubilei, 4 aprile 2022

Putin criminale di guerra? O Biden criminale della pace?

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di Luigi Tedeschi

Fonte: Italicum

La tre giorni di Biden in Europa si è svolta secondo un percorso del tutto prevedibile. Così come ne era scontato l’esito. Biden ha voluto rinsaldare l’Alleanza atlantica in funzione anti – Putin, dato che l’Europa, secondo la vulgata mediatica totalizzante, è pervenuta alla sua unità ed è divenuta un soggetto geopolitico solo nel contesto della Nato. Questo sarebbe dunque il risultato dell’ “effetto Putin”?

In realtà la strategia di Biden è ispirata al multilateralismo americano, inteso dagli USA come coinvolgimento diretto degli alleati – sudditi della Nato nelle iniziative statunitensi tese alla destabilizzazione della Russia (obiettivo già in progetto dal ’91) e il contenimento della Cina nel Pacifico. Ma al di là della conclamata unità del fronte europeo anti – Putin, inquadrato nella Nato, si evidenziano gli effetti di un’altra e ben diversa strategia perseguita dagli USA: quella di smembrare l’Europa, quella cioè di contrapporre, mediante l’innalzamento di una nuova cortina di ferro, una UE incorporata nella Nato alla Russia, che, fino a prova contraria, è parte integrante dell’Europa.

I discorsi di Biden non hanno certo un tenore pacifista e i ripetuti riferimenti alla libertà e alla democrazia, quale patrimonio ideale dell’Occidente, sono del tutto coerenti con la dichiarata volontà del presidente americano pervenire alla defenestrazione di Putin attraverso la guerra o una congiura messa in atto dai militari o dagli oligarchi. L’invettiva di Biden, che ha dichiarato “Putin è un macellaio, non può stare al potere”, rendono del tutto evidente che, secondo la visione ideologica americana, gli USA sono l’unico paese del mondo che può conferire legittimità e sovranità politica agli stati. Inoltre, queste invettive aggressive di Biden, non si configurano come una riproposizione con altri mezzi della strategia di Bush, cioè della esportazione armata della democrazia nel mondo?

Tutti invocano la pace, ma nei fatti nessuno la vuole. Da parte americana, attraverso i rifornimenti di armi all’Ucraina e il rafforzamento della Nato nell’Europa dell’est, si vuole pervenire ad una sorta di “libanizzazione” del conflitto russo – ucraino, magari coinvolgendo nazioni ed etnie interne alla sfera di influenza geopolitica della Russia, allo scopo di logorare militarmente ed economicamente Putin nel tempo.

E’ in atto inoltre una guerra mediatica intrapresa dall’Occidente a livello globale, col sostegno incondizionato a Zelensky, assunto a patriota mediatico universale, con dosi massicce di immagini virtuali e fake news, che hanno comunque l’effetto di generare nell’opinione pubblica mondiale un consenso acritico nei confronti delle strategie americane. I martellanti allarmi riguardo allo scoppio di una terza guerra mondiale alle porte e di possibile conflitto nucleare, sono del tutto funzionali all’idea della indispensabilità del primato statunitense nella geopolitica globale, quale unica potenza in grado di garantire un ordine mondiale che esorcizzi lo spettro di una catastrofe bellica nucleare. La guerra mediatica americana mette in luce anche la sua matrice ideologica, volta a rappresentare l’espansionismo politico e militare USA come una missione universale per estendere diritti umani, libertà, democrazia e libero mercato a tutto il mondo, dato che i valori americani sono identificabili con il migliore dei mondi possibili.

Gli USA sono un impero (e soprattutto un imperialismo). Come affermò Danilo Zolo, l’impero è per sua natura pacifista ed universalista. E l’impero americano ha la sua ragion d’essere nel suo primato mondiale. E’ quindi assai improbabile che gli USA possano accettare un ridimensionamento del loro ruolo nel mondo, ed un ordine mondiale basato sul multilateralismo. Una eventuale rinuncia all’attuale unilateralismo provocherebbe la dissoluzione dell’impero e quindi, anche degli Stati Uniti, dato che gli imperi, per loro natura, non possono trasformarsi in nazioni.

Tali considerazioni valgono anche per la Russia, anche se il suo impero ha dimensioni continentali. Putin non vorrà la pace finché non arrivi a conseguire un successo militare dalla portata più o meno ampia. Una eventuale sconfitta, oltre a determinare la caduta del regime putiniano, darebbe luogo al progressivo sfaldamento interno della struttura politica sovranazionale della Russia, e preluderebbe alla sua dissoluzione. Non a caso Zbigniew Brzezinski ne “La grande scacchiera” affermò: «L’Ucraina, un nuovo e importante spazio sullo scacchiere eurasiatico, è un perno geopolitico perché la sua reale esistenza come paese indipendente contribuisce a trasformare la Russia. Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico. Ma se Mosca riottiene il controllo dell’Ucraina […] riconquisterà automaticamente i mezzi per diventare un potente Stato imperiale esteso tra Asia ed Europa».

Non vuole la pace l’Ucraina, che, facendo leva sul sostegno armato e mediatico Dell’Occidente (che tuttavia rifiuta un suo coinvolgimento diretto nel conflitto), aspira ad una vittoria, che comporti l’inserimento dell’Ucraina stessa nell’Occidente atlantico.

Non vogliono la pace i paesi dell’est europeo che, animati da una secolare russofobia, rappresentano la punta più avanzata dello schieramento atlantico. Pur facendo sfoggio della loro azione umanitaria, nell’accoglienza dei profughi ucraini, il nazionalismo polacco non ha fatto mai mistero delle sue mire imperialistiche nei confronti della Russia, riproponendo il disegno del “Trimarium”, oggi resosi funzionale all’espansionismo della Nato. Polonia e Ungheria inoltre, hanno espresso le loro mire espansionistiche rispettivamente sui territori della Galizia e della Transcarpazia, a discapito però dell’Ucraina.

E’ possibile che questa guerra non abbia lunga durata. I russi infatti non sono in grado di supportare economicamente e militarmente per tempi lunghi l’invasione. Gli ucraini del resto non possono sostenere all’infinito la loro resistenza, considerando che, tra l’altro, gli armamenti loro forniti dal blocco della Nato, sono obsoleti, armi cioè già destinate dai paesi europei alla dismissione. Si pensi che la Germania per sostenere l’Ucraina ha svuotato gli arsenali degli armamenti che erano in dotazione alla DDR. Ma dato l’attuale stato di odio profondo generatosi con questa guerra tra il popolo russo e quello ucraino, tra popoli già affratellati dalla storia, dalla cultura comune, dalla secolare convivenza, chi potrà impedire che l’Ucraina precipiti in uno stato di guerra civile sia latente che effettivo che potrebbe protrarsi per generazioni? Tale prospettiva, del tutto realistica, è peraltro conforme ai progetti americani di “libanizzazione” del conflitto.

Questa guerra, provocata dall’espansionismo ad est della Nato, dal rifiuto perentorio di Biden alla trattativa con Putin, dal mancato rispetto del trattato di Minsk da parte ucraina, dal velleitario e sconsiderato atteggiamento filoamericano di Zelensky, che ha inserito nella costituzione dell’Ucraina la sua adesione alla UE e alla Nato, si è rivelata una trappola per Putin, il cui intervento armato rischia di trasformarsi in una guerra infinita simile all’invasione dell’Afghanistan, il cui epilogo fu devastante per l’URSS. Questi sono gli obiettivi americani, che, così come hanno provocato questa guerra, faranno del tutto per prorogarla all’infinito. Ma mentre Putin è caduto in una trappola la cui fuoriuscita si presenta oggi problematica, nella stessa trappola americana si è gettata volontariamente l’Europa, che invece avrebbe potuto evitare questa guerra tra popoli europei. Riguardo a tale granitico atlantismo dell’Europa, così si esprime Franco Cardini nel saggio “Drole de guerre”: “D’altro canto, Putin può essere stato sorpreso anche dal grado di coesione tra americani ed europei, vale a dire dal livello di subordinazione ormai anche intima e magari compiaciuta, che l’Unione Europea nei suoi quadri politici, militari, mediatici e civili ha dimostrato nei confronti degli USA e della NATO. Forse, dalla prospettiva della lontana Mosca e nonostante il disgelo degli ultimi decenni, i risultati di tre quarti di secolo di americanizzazione a tutti i livelli – dall’America way of life al “Tu’ vuo’fa’ l’ammericano” – hanno alfine dato i loro frutti. “Ribellarsi: ecco la nobiltà dello schiavo”, diceva il vecchio Nietzsche. Gli europei, e soprattutto gli italiani, hanno dimostrato di essere degli schiavi ignobili”.

L’anti  – Putin costituisce quindi il cemento politico ed ideologico della ritrovata unità europea. Stiamo assistendo alla creazione di una unità simbiotica euroamericana. L’americanismo culturale ed economicista è del resto parte integrante del patrimonio genetico della UE (non certo dell’Europa). Qualunque potrà essere l’esito della guerra russo – ucraina, l’Europa ne uscirà devastata nella sua economia, nella sua struttura politica già subalterna agli USA, nella sua dignità etica e culturale.

Il vento della storia ha mutato la sua direzione. Al tramonto dell’unilateralismo americano e alla globalizzazione succederà un mondo multipolare ed una nuova geopolitica dominata dagli stati a livello continentale. Questa guerra rappresenta una svolta decisiva della storia che ha registrato la colpevole assenza dell’Europa.

Nell’Occidente si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà all’Ucraina e le marce della pace in chiave russofobica. Putin, secondo la narrazione occidentale, è un pazzo e un criminale di guerra, ma difficilmente riuscirà a superare il primato di Biden, che così si espresse nel 1999 riguardo alla guerra in Jugoslavia che comportò 2.500 vittime tra cui molti bambini e centinaia di feriti, oltre ai danni materiali incalcolabili: «Sono stato io a suggerire di bombardare Belgrado. Sono stato io a suggerire di inviare piloti statunitensi e far saltare tutti i ponti sul Danubio». 

L’Occidente vuole processare Putin per crimini di guerra ma le conseguenze devastanti sotto il profilo umanitario delle innumerevoli operazioni di peacekeeping in tutto il mondo, non comporterebbero invece la condanna di Biden, quale criminale della Pace?

La guerra delle agenzie di intelligence per il dominio del mondo

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di Manuel S. Espinosa Harkin

Dalla fine del 2021 a metà gennaio 2022, circa 150.000 truppe russe sono state schierate al confine con l’Ucraina per condurre esercitazioni militari. Gli americani hanno avvertito che lo scopo delle esercitazioni era di preparare un attacco all’Ucraina e che la risposta occidentale sarebbe stata devastante per la Russia.

Perché, anche quando il ritiro delle truppe russe è iniziato dopo la fine delle esercitazioni, i funzionari della Casa Bianca hanno continuato a insistere che un’invasione era imminente? La costante confusione sulla data di inizio dell’invasione ha fatto sorridere analisti e lettori della stampa internazionale.

In effetti, le truppe russe hanno cominciato a tornare ai loro punti di schieramento, ma presto hanno fatto dietrofront e hanno marciato in direzione dell’Ucraina orientale per liberare la popolazione filorussa dell’Ucraina orientale. Gli analisti internazionali e tutti coloro che hanno seguito la situazione, non conoscendo le vere ragioni delle azioni della Russia, hanno lodato la CIA e il Pentagono per le loro accurate previsioni sull’inizio dell’operazione speciale.

Ci sono migliaia di segreti e verità nascoste in questa guerra d’informazione, conosciute solo dai servizi segreti delle parti coinvolte. Secondo alcuni, potrebbe esserci stata una fuga di notizie dal Cremlino dovuta all’azione di agenti della CIA, dell’intelligence britannica MI6, del BND tedesco e del Mossad israeliano.

Altri credono che sia stato un gioco magistrale dell’intelligence russa, che attraverso vari canali segreti ha accennato alla possibilità di tale azione militare a presunti traditori o disertori, che hanno passato queste informazioni all’Occidente. Questa operazione di intelligence psicologica ha avuto luogo sullo sfondo della serie di richieste della Russia del dicembre 2021 alla NATO attraverso i canali diplomatici.

Ci sono altri esempi in cui l’intelligence russa ha agito in modo simile. Basta ricordare il caso di Oleg Penkovsky, un disertore dei servizi segreti militari sovietici GRU. Ha passato informazioni agli americani sul dispiegamento di armi atomiche sovietiche a Cuba nel 1962. Ma grazie a questa operazione, chiamata Anadyr, l’invasione statunitense e il rovesciamento del governo cubano furono evitati.

Per inciso, sia gli Stati Uniti che la Russia avevano piani per cambiare l’ordine mondiale esistente e si stavano preparando di conseguenza. La Russia aveva un piano per combattere un mondo unipolare, mentre gli Stati Uniti avevano un piano per mantenere lo status quo. Questo spiega le azioni di entrambe le parti opposte. A questo proposito, è opportuno citare la frase popolare che il fine giustifica sia i metodi che i mezzi.

Non c’è dubbio che la crisi ucraina è stata istigata dalle strutture di potere occidentali, il cosiddetto Stato profondo, nell’interesse dell’élite economica e oligarchica occidentale, il “Deep Power“. Lo scopo di queste azioni è quello di mantenere la superiorità e l’egemonia acquisita dopo il crollo del sistema socialista 30 anni fa.

Ma il 24 febbraio 2022, il mondo è cambiato per sempre. Tre decenni dopo, l’ordine mondiale post-Guerra Fredda cominciò a cambiare e le crepe cominciarono ad apparire nelle sue fondamenta. Non è stato perché l’Operazione militare speciale in Ucraina della Russia ha colto di sorpresa i paesi occidentali. Questi eventi erano una questione di tempo, di disponibilità dei fondi necessari, di risorse e del successo della macro-pianificazione segreta.

Gli americani non solo si aspettavano la reazione della Russia, ma la stavano preparando: stavano addestrando circa 33.000 soldati ucraini alla sovversione e al sabotaggio nelle basi militari in Florida e nella stessa Ucraina.

Inoltre, la CIA, meglio conosciuta tra gli esperti come i Servizi Segreti, la Divisione delle Operazioni e le sue controparti della Defense Intelligence Agency (DIA) degli Stati Uniti, e i Servizi Segreti di Intelligence britannici (MI6) avevano sviluppato innumerevoli operazioni segrete in tutta Europa per oltre un decennio come parte di una missione per contrastare l’Ucraina con la Russia.

Queste operazioni includono la raccolta di informazioni aperte e classificate per scopi operativi e strategici, così come il reclutamento di mercenari i cui compiti includono l’infiltrazione e l’irruzione in istituzioni statali, unità dell’esercito, agenzie di sicurezza, strutture private e civili (istituzioni della società civile e quelle che forniscono servizi di mediazione, organizzazioni politiche).

Il rovesciamento orchestrato dagli Stati Uniti del presidente legittimamente eletto dell’Ucraina Viktor Yanukovych nel 2014 ha dimostrato l’efficacia dei metodi menzionati dei servizi segreti anglosassoni. Le presunte agenzie di cooperazione internazionale allo sviluppo – il National Endowment for Democracy (NED), l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), Freedom HouseOxfam e altre – hanno giocato un ruolo speciale. Tutti loro sono ben noti nel nostro paese.

È ampiamente noto che la forza motrice di qualsiasi operazione è il denaro, e queste istituzioni ne hanno in abbondanza, e le loro fonti di finanziamento sono senza fondo. Solo nei caveau della CIA e dell’Mi-6 residenti in vari paesi, sia nei loro uffici nelle ambasciate che nei centri di intelligence illegali (agenzie segrete la cui ubicazione rimane sconosciuta al controspionaggio), ci sono milioni di dollari in contanti. Questo denaro viene utilizzato per reclutare presidenti, ministri della difesa, deputati, giudici e chiunque altro possa essere pagato per passare informazioni o elaborarle a beneficio dei servizi segreti stranieri.

Non c’è un solo paese che sia stato in grado di proteggersi dalle attività delle reti di agenti che lavorano per realizzare gli obiettivi di politica estera dei rispettivi paesi. Né la Russia, né l’America, né la Gran Bretagna sono riuscite a proteggersi dalle azioni dei servizi segreti degli altri paesi.

Questo è il caso ora in Ucraina, che è diventata un campo di battaglia per le due potenze. Nelle parole di William Casey, ex direttore dell’intelligence centrale e nemico giurato dei sandinisti, l’espressione è “a volte si perde, a volte si vince”. Anche se la CIA e l’Mi-6 sono stati in grado di capitalizzare la rivoluzione colorata (seconda arancione) in Ucraina nel 2014, portando coloro che volevano vedere al potere grazie al sostegno occulto del Dipartimento di Stato, la risposta brutale della Russia non si è fatta attendere.

La CIA è nota per aver pianificato una serie di rapimenti di soldati russi nel sud della Siria. Oggi, le tattiche sopra descritte per la tradizionale guerra dei servizi segreti tra la CIA, l’MI6 e il servizio segreto estero russo (SVR) per il controllo politico ed economico dell’Ucraina sono state sostituite da misure di politica estera come l’annessione della penisola di Crimea alla Federazione Russa e il ritiro dei filorussi Lugansk e Donetsk, che hanno proclamato la loro indipendenza dal controllo ucraino.

Questa non è la prima volta che le agenzie di intelligence e controspionaggio della Russia hanno usato l’Ucraina come esca per la NATO. Dagli anni ’50 in Ucraina è stata usata una tattica di gioco degli scacchi: o si stabilisce il controllo o lo si perde. La Russia è persino riuscita ad approfittare di un colpo di stato mediato dalla CIA nel 2014 per espandere i suoi confini geografici, diventando il bersaglio di nuove sanzioni occidentali, e nel 2015 la Russia ha accettato di aiutare i suoi alleati in Siria, anche se è rimasta fuori dal conflitto in Libia.

Non era una questione di volontà o desiderio russo di intervenire nella guerra in Siria – era una questione di tempo, e il governo siriano era a corto di tempo: il paese stava subendo enormi perdite e il nemico era alla periferia di Damasco. Qualsiasi coinvolgimento in un conflitto armato non solo deve essere pianificato in anticipo, ma anche accompagnato da una giustificazione convincente per tale azione. Questo può preservare le relazioni economiche, commerciali e finanziarie tra i due paesi.

Vorrei anche sottolineare che l’arrivo del corteo di auto del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov e del direttore dei servizi segreti esteri (SVR) Mikhail Fradkov alla residenza presidenziale siriana dall’aeroporto nel 2015 è stato un segnale per gli Stati Uniti, la NATO, Israele, Turchia e Arabia Saudita che ciò che è successo in Libia non si sarebbe ripetuto nel paese dove si trova la base navale russa.

La reazione a questo da parte dei servizi segreti anglosassoni è stata lo sviluppo di una colossale operazione di tipo psico-cognitivo volta a diffondere la russofobia (che è odio inculcato) non solo in Ucraina ma anche nei vicini della Russia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca e altri, per citare solo alcuni paesi. Negli ultimi otto anni sono stati spesi miliardi di dollari per diffondere la russofobia e il nazismo in tutti i tipi di media (stampa, programmi radio, spettacoli televisivi, social media), nelle ONG e nei partiti politici.

I principali orientamenti della politica estera

Questi obiettivi dei servizi di sicurezza possono sembrare scollegati dalla realtà, insufficientemente convincenti o addirittura incredibili, ma sono in linea con i piani antisovietici di Hitler e della Polonia dal 1934 in poi e durante la guerra fredda. In particolare, il progetto di Harvard, che mira a rompere l’Unione Sovietica fomentando lotte etniche, e il progetto di Houston degli anni ’90 per contrastare la Russia e raggiungere gli stessi obiettivi nel periodo successivo alla guerra fredda sono diventati famosi.

Basta guardare il piano strategico della RAND Corporation per contenere la Russia, introdotto nella Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti il 5 settembre 2019. Delinea una strategia per contrastare la Russia imponendo sanzioni economiche su larga scala.

Come risultato, i servizi segreti occidentali hanno raggiunto i seguenti obiettivi: guerra fratricida della nazione slava, espansione della NATO fino ai confini russi, accettazione dei paesi dell’Europa orientale nell’alleanza, riforme strutturali nel governo russo possibili attraverso la minaccia di un attacco nucleare preventivo nel 1991.

I residenti britannici dell’MI6 in Ucraina hanno tentato, con l’aiuto dell’opposizione, di organizzare un colpo di stato in Kazakistan alla fine del 2021, ma i servizi di sicurezza russi e kazaki sono riusciti a sventare i tentativi il più rapidamente possibile. Inoltre, l’operazione di “cambio di regime” è stata progettata per rinviare uno scenario militare per la liberazione del Donbass.

Gli americani erano certamente a conoscenza dei piani per liberare Lugansk e Donetsk, così il direttore della CIA è andato in Russia per incontrare il presidente Putin. Tuttavia, ha dovuto accontentarsi di incontrare i suoi colleghi dell’SVR e del Consiglio di Sicurezza russo, ai quali ha comunicato che l’America era a conoscenza dei piani della Russia e ha avvertito che gli Stati Uniti e i suoi partner occidentali non avrebbero chiuso un occhio sulla realizzazione di uno scenario violento.

Questo era un altro tentativo di ritardare l’operazione russa, perché all’inizio di marzo la NATO aveva intenzione di scatenare la guerra e il genocidio nel Donbass, mettendo fine ai piani di indipendenza di Donetsk e Lugansk. E i russi, consapevoli dei piani di guerra dell’Occidente, li hanno preceduti ancora una volta e sono entrati per primi nel Donbass. Semplicemente non avrebbero potuto fare altrimenti.

Ci sono molte prove che l’Ucraina è stata usata come una pedina dalle élite occidentali, economiche e finanziarie, specialmente quelle anglosassoni: la Russia è stata regolarmente provocata in uno scenario di guerra, e il Cremlino sapeva che la conseguenza di un’operazione speciale forzata sarebbe stata un blocco finanziario ed economico sulla Russia, volto a distruggere l’economia.

Grazie allo stesso famigerato rapporto del 1978 della RAND Corporation sulla situazione in Afghanistan, la CIA fece delle minacce che costrinsero l’Unione Sovietica ad inviare il suo contingente militare lì per i successivi dieci anni. Ora la Russia è stata di nuovo costretta ad andare in guerra per proteggere tutta l’Ucraina e garantire la propria sicurezza.

Tentativi di far diventare l’Ucraina un membro della NATO, esercitazioni militari alle frontiere marittime, terrestri e aeree che minacciano la sicurezza della Russia usando aerei e navi armati con armi nucleari, piani di dispiegare armi nucleari in Europa orientale mirando alla Russia, sostegno al dominio nazista in Ucraina, genocidio della popolazione filorussa nel Donbass condotto negli ultimi 8 anni con il permesso delle autorità ucraine, costruzione da parte del Pentagono di 30 laboratori biologici per la guerra biologica e batteriologica, costruzione sul territorio dello UK.

Queste e altre azioni sono state pianificate dalle agenzie statunitensi sopra descritte, compreso il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Altre misure includono l’imposizione di 5.500 sanzioni di vario calibro, principalmente nei settori del commercio e della finanza. Secondo il piano della RAND Corporation, l’Occidente mira a colpire l’economia russa, che dipende dalle esportazioni di gas e petrolio, e a ridurre la quota delle importazioni europee di gas russo sostituendolo con il gas naturale liquefatto statunitense.

C’è stato anche un piano simile per condurre una guerra d’informazione prima, che consiste nel molestare impunemente i russi sui social media. Non è quindi sorprendente che i senatori statunitensi stiano facendo richieste per assassinare il presidente russo. Queste misure segnano una grave spaccatura nelle relazioni della Russia con l’Occidente, riportandole al livello del 1946 – l’inizio della guerra fredda.

E l’Occidente è furioso per una buona ragione. Sebbene fosse a conoscenza del modus operandi della Russia in Abkhazia, Ossezia del Sud, la penisola di Crimea e i presunti piani della Russia per Donetsk e Lugansk, l’Occidente aveva una certa fiducia che le conseguenze delle sanzioni economiche avrebbero costretto la Russia ad abbandonare i suoi piani militari.

Sottovalutare lo stato dell’esercito, le reazioni alle sanzioni economiche, finanziarie e commerciali e i piani della Russia per cambiare l’ordine mondiale in modo che sia libero da discriminazioni e minacce è stato un grave errore. In primo luogo, le azioni della Russia sono di natura difensiva – non ha né 800 basi in tutto il mondo né sette flotte che pattugliano l’intero pianeta. In secondo luogo, la Russia non sta conducendo operazioni di cambio di regime in Messico o Canada, né sta minacciando gli Stati Uniti con la distruzione o la creazione di laboratori biologici in altri paesi.

L’inaspettata risposta asimmetrica della Russia

I servizi segreti russi SVR, GRU e FSB, precedentemente noti come KGB, hanno agito nello spirito delle loro controparti occidentali: reclutando tutti coloro che potevano essere reclutati a vari livelli in Europa, Canada e Stati Uniti, ma soprattutto in Polonia e Ucraina, dove sono stati fatti significativi guadagni militari – quasi il 50% delle armi NATO sono già in mani russe.

Questi servizi segreti hanno osservato per anni le azioni dell’altro e hanno analizzato i piani segreti, torcendoli fino al punto in cui il presidente russo ha battuto il pugno sul tavolo ed è passato all’offensiva, senza alcun riguardo per le conseguenze.

L’operazione militare speciale ha portato alla liberazione della parte orientale filorussa dell’Ucraina e all’eliminazione di più di 6.000 mercenari e personale NATO. Se non fosse stato per la tattica di sparare selettivamente sulle infrastrutture militari senza danneggiare quelle civili, la Russia avrebbe liberato l’intero paese settimane fa. Le forze armate russe stanno penetrando in profondità in Ucraina e distruggendo il più possibile le infrastrutture militari che gli Stati Uniti hanno speso miliardi di dollari per costruire per quasi un decennio. L’essenza dell’operazione è anche quella di eliminare finalmente il nazismo e salvare l’Ucraina dai sinistri piani della NATO.

I piani di Biden e dell’Occidente per l’Ucraina sono rovinati. È stato anche rivelato che il Pentagono ha investito milioni nella creazione di 30 laboratori biologici che hanno fatto ricerche su agenti patogeni e hanno piani maligni per scatenare una guerra biologica e batteriologica contro la Russia. Anche le basi navali e di addestramento della NATO stabilite nei porti ucraini sono state distrutte, e molti consiglieri militari e mercenari stranieri sono stati liquidati.

Le ONG putschiste e le odiose organizzazioni politiche e ideologiche e le strutture ucraine russofobe, nelle quali sono stati investiti anche milioni, sono state liquidate. Circa due milioni di rifugiati ucraini sono andati nei paesi russofobi della Polonia e della Germania, il che è destinato a causare gravi problemi economici in quei paesi.

Gli Stati baltici non hanno imparato nulla. Dovrebbe essere chiaro per loro che la NATO li lascerà senza protezione come ha lasciato l’Ucraina. La strategia della NATO di combattere apparentemente il nazismo ucraino, sulla falsariga della lotta al terrorismo, sta fallendo. Sia il nazismo che il terrorismo sono stati creati dall’Alleanza stessa per essere usati come pretesto per invadere altri paesi, svolgendo così un ruolo liberatorio.

Con sorpresa di molti, la reazione alle sanzioni è rimbalzata in Europa e negli Stati Uniti, le cui economie sono state colpite duramente, con l’aumento dei prezzi del gas, dell’elettricità e del petrolio che hanno già un impatto sui risparmi dei consumatori. A lungo termine, questo potrebbe trasformarsi nella tempesta perfetta per l’emergere di sconvolgimenti sociali che minaccerebbero la possibilità di rimanere al potere.

Ironicamente, in Germania, Francia e persino in Italia c’è una tendenza emergente che si allontana dalla politica antirussa degli anglosassoni, permettendo la possibilità di un’alleanza geopolitica euro-asiatica. Nel contesto di un possibile scoppio della terza guerra mondiale, questi piani meritano un’analisi separata.

L’internazionalizzazione della guerra

Molti paesi influenti come Cina, India, Pakistan, Emirati Arabi, Brasile, Messico e Venezuela si sono uniti nel criticare le sanzioni occidentali imposte alla Russia. Le nazioni esportatrici di petrolio hanno rifiutato di organizzare ulteriori forniture di oro nero agli Stati Uniti in mezzo all’embargo petrolifero della Russia. La situazione può essere usata per colpire il dollaro e l’intera struttura finanziaria globale dell’Occidente, e tutti ne sono ben consapevoli.

Il lancio da parte dell’Iran di dodici attacchi missilistici l’11 marzo contro le infrastrutture israeliane e statunitensi situate in Iraq ha aperto un secondo fronte in una guerra non ancora mondiale. Si noti che oltre all’Ucraina, una serie di conflitti si stanno intensificando in tutto il mondo con la prospettiva di una grande guerra in Medio Oriente: scontri tra Arabia Saudita e Yemen, Arabia Saudita e Iran, Israele e Siria, Palestina e Iran, Turchia e Siria.

Benvenuti nella guerra fredda 2.0

Dove ci porterà la nuova crisi in Europa? Tutte le indicazioni sono che il conflitto colpirà il lato economico-finanziario, commerciale, informativo-psicologico della vita e nessuno può rispondere in modo credibile alla domanda di quando e come il conflitto finirà o che tipo di ordine mondiale sostituirà quello attuale e chi sarà al comando.

Il 15 marzo Biden ha firmato un ordine esecutivo per 13,6 miliardi di dollari in aiuti umanitari e militari all’Europa orientale per contenere la Russia. Di questi, 1 miliardo di dollari sarà dato all’Ucraina per l’acquisto di armi antiaeree, missili balistici e droni statunitensi. Biden ha detto: “Questa guerra potrebbe durare a lungo, ma siamo fiduciosi che l’Ucraina non deporrà le armi a Putin.

La cessazione da parte della Russia della sua appartenenza al Consiglio d’Europa il 16 marzo ha dato a tutti carta bianca per azioni future.

Tre mesi fa nessuno poteva vedere il futuro. La verità era nota solo ai servizi di intelligence dei principali paesi e a una cerchia ristretta dei principali analisti del mondo che avevano il compito di conoscere gli scopi e gli obiettivi delle prossime ostilità. Bisogna anche notare che la crescente incertezza nel mondo potrebbe essere usata per ottenere un vantaggio strategico e garantire la vittoria.

In definitiva, questi eventi dovrebbero essere una lezione per il nostro paese. Non possiamo permettere un cambio di regime attraverso i metodi della CIA e delle sue agenzie ausiliarie, come quelli sviluppati nel 2014 e testati in Nicaragua nel 2018. Tutti i guai dell’Ucraina sono dovuti a una cosa: il desiderio degli Stati Uniti di dominare il mondo.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

31 marzo 2022

Fonte: https://www.ideeazione.com/la-guerra-delle-agenzie-di-intelligence-per-il-dominio-del-mondo/

Vittime della nostra propaganda

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di Stefano D’Andrea

Fonte: Stefano D’Andrea

Molti italiani si sono stupiti per aver scoperto che soltanto il 27% dei Russi è contrario alla guerra e per aver visto la folla oceanica di sostenitori della guerra allo stadio e fuori: la propaganda li aveva convinti che la guerra l’avesse voluta il pazzo, dittatore e criminale Putin, e che vi fosse dissenso sia tra i russi che nel gruppo di comando.
Questo stupore sta a significare che quegli italiani non capiscono che la propaganda russa è, come è ovvio, completamente opposta a quella ucraina, assorbita e diffusa acriticamente dai nostri quotidiani e dalle nostre TV nazionali.
In generale, pressoché tutti gli italiani non capiscono che la distanza dalla verità della propaganda russa, se in linea di principio non dovrebbe essere superiore o inferiore a quella ucraina, nel caso concreto contiene meno balle e meno esagerazioni, perché vi sono ragioni precise che spingono gli ucraini a inventare più balle e a esagerare di più.
Infatti la propaganda russa è rivolta esclusivamente al fronte interno, a far vedere ai russi: cosa fanno i banderisti (interviste a cittadini russofoni che si sentono “liberati”); come combattono con coraggio e sorriso i soldati russi e i miliziani russofoni e come si proteggono l’un l’altro; come i soldati russi trattano bene i soldati ucraini catturati e apprestano cure mediche a quelli feriti; che i banderisti bombardano il centro di Donesk; perché i russi sono costretti talvolta a bombardare il centro delle città (immagini che mostrano che gli ucraini sparano razzi dal centro delle città e immagini che riprendono gli scoppi provocati dal bombardamento di un deposito di armi creato all’interno di Kiev, in particolare in un centro commerciale).
Questa, e altra propaganda simile, non è tutta la verità e perciò è propaganda, ma almeno è una parte della verità.
Gli ucraini, invece, devono convincere i paesi europei ad entrare in guerra o, almeno, a inviare le armi; e perciò devono persuaderli che i russi sono dei mostri. Le balle ucraine perciò sono gigantesche: nel teatro di Mariupol sarebbero morte 1000 persone, quando invece non ne è morta nessuna; i civili che dalle zone dell’est vanno in Russia sarebbero “deportati”; i 20 morti di Donesk li avrebbero provocati i russi; 100 persone che sulla spiaggia di Odessa mettono sacchi dimostrerebbero che tutto il popolo ucraino o gran parte è pronto a combattere; l’esercito russo avanzerebbe lentamente, perché sarebbe stato respinto o avrebbe trovato una resistenza inattesa (perché l’esercito russo dovrebbe avere fretta nessuno lo dice mai: si dà per scontata una assurdità, senza nemmeno inventare una assurda motivazione).
Dopo 23 giorni di propaganda ucraino-italiana, ormai anche Caracciolo e Fabbri e Negri svolgono ragionamenti sulla base della unilaterale e comica (per chi sa riflettere) propaganda ucraina.
In questo modo, sono davvero rarissimi ormai, nel discorso pubblico, sprazzi di intelligenza e squarci di verità
Il Generale Mini osservò una decina di giorni fa: che la Russia aveva inviato pochi soldati e pochi mezzi e vecchi (tra i carri armati t-72 e qualche t-80, quindi mezzi progettati nel 1972: la Russia ha carri armati t-14 che sono rimasti in Russia); e che limitava estremamente il numero di bombardamenti, ricordando che la NATO in Libia e in Iraq faceva 2000 missioni aeree in 8 ore. Insomma la NATO in Iraq e Libia bombardava in 8 ore molto più di quanto abbia fatto la Russia in questi 23 giorni.
Ora, è evidente che se queste osservazioni sono vere, tutti i discorsi degli “esperti”, Fabbri e Caracciolo compresi, sono campati in aria.
Se si volesse conoscere la verità, bisognerebbe soltanto ragionare su queste affermazioni del generale Mini e verificare se sono vere. Bisognerebbe che ci si dedicasse una sola settimana a rispondere alla domanda: ha ragione il Generale Mini?
Se la risposta fosse positiva, poi bisognerebbe ridere di ogni esperto che svolge considerazioni, muove osservazioni e propone valutazioni incompatibili con la verità accertata.
Ma questo sarebbe giornalismo.
Invece, purtroppo, TV e quotidiani sono ormai organi di propaganda.
Cosa ci guadagniamo ad ingannare noi stessi e a diseducare il popolo e i ceti colto e semi-colto al ragionamento?

Russia vs. Anti-Russia: interessi e valori

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L’OPINIONE DELL’IDEOLOGO DI PUTIN

di Aleksandr Dugin

La scala globale del problema ucraino

Il destino dell’ordine mondiale si sta decidendo in Ucraina. Questo non è un conflitto locale tra due potenze che non hanno diviso qualcosa tra loro. È uno spartiacque fondamentale nella storia.

C’è la pratica comune di separare gli interessi e i valori. Gli interessi sono legati all’equilibrio politico e geopolitico del potere, i valori – agli ideali di civiltà. Non ci sono conflitti militari che non abbiano avuto entrambe le dimensioni: la questione del valore e gli obiettivi pragmatici. Nel caso dell’Ucraina, entrambi – interessi e valori – sono di natura globale e riguardano direttamente tutti sul globo. Questo non è un incidente locale.

L’Ucraina ha perso l’occasione di costruire uno Stato

Cosa rappresenta l’Ucraina? A prima vista è il suo Stato nazionale con i suoi interessi (presumibilmente) razionali, i suoi valori e ideali nazionali. L’Ucraina ha avuto la sua opportunità di diventare uno Stato relativamente di recente – come risultato del crollo dell’URSS. Non aveva una storia nazionale. Ecco perché la questione dell’identità era in primo piano. C’erano due popoli sul territorio dell’Ucraina – uno occidentale e uno orientale. Il primo si considerava un ethnos indipendente, mentre il secondo faceva parte del grande mondo russo, tagliato fuori da esso solo per caso. All’Ucraina fu data la possibilità di creare uno Stato, ma solo se teneva conto delle posizioni di entrambi i popoli, entrambi quasi alla pari.

Entrò poi in gioco un fattore esterno: la geopolitica, la Grande Guerra dei Continenti. L’Occidente, da parte sua, ha visto nell’Ucraina indipendente (quasi accidentalmente) un’opportunità per creare una testa di ponte antirussa su questo territorio, al fine di contenere il probabile rafforzamento della Russia dopo l’uscita dallo shock del crollo dell’URSS. Era inevitabile, e l’Occidente si stava preparando per questo.

Quindi, fu l’Occidente che puntò sugli abitanti delle regioni occidentali dell’Ucraina e sulla loro identità e cominciò a sostenere solo loro in ogni modo possibile a nome dell’altra metà, quella                          filorussa.

La genesi geopolitica del nazismo ucraino

Fu allora che si presentò il compito di stabilire un’identità ucraina occidentale come identità pan-ucraina. Per fare questo, era necessario compiere un genocidio culturale e, se necessario, diretto dei popoli dell’Ucraina orientale. Per accelerare la formazione della nazione ucraina, che non era mai esistita nella storia, l’Occidente accettò misure estreme, per creare artificialmente un simulacro di “Una Nazione” e sopprimere i sentimenti filorussi dell’Ucraina orientale, si ricorse all’ideologia nazista. Tuttavia, non è la prima volta – per combattere le influenze sovietiche nel mondo islamico durante la guerra fredda (e più tardi per contrastare la Russia) l’Occidente ha effettivamente creato, sostenuto e pompato armi e denaro nel fondamentalismo islamico (da al-Qaeda all’ISIS).

Il nazismo in Ucraina non è solo quello di singoli partiti e movimenti estremisti, è il principale vettore politico-tecnologico che, con il sostegno dell’Occidente, ha iniziato a prendere forma nei primi anni ’90. Mentre perseguivano il nazismo sul loro territorio, i liberali occidentali – e i più radicali (Soros, Bernard-Henri Levy, ecc.) – fraternizzavano apertamente con i nazisti ucraini. La nazificazione dell’Ucraina era l’unico modo per l’Occidente di creare rapidamente un Anti-Russia sul suo territorio. Altrimenti, se la democrazia, anche se relativa, fosse stata conservata, la voce dell’Est non avrebbe permesso di costruire l’Anti-Russia (almeno alla velocità desiderata).

Fasi del nazismo ucraino

La presa del potere da parte dei nazisti filoccidentali in Ucraina è avvenuta per tappe. Dall’inizio degli anni ’90, cominciarono a formarsi movimenti e partiti nazionalisti, e la propaganda influenzò i giovani, instillando atteggiamenti russofobi nelle loro menti. Allo stesso tempo, l’identità ucraina si trasformò in un Giano bifronte:

– un sorriso liberale all’Occidente

– una smorfia nazista (Bandera, Shukhevich) di odio verso la Russia.

Il nazionalismo ucraino si è dichiarato più distintamente durante la rivoluzione arancione del 2004-2005, quando gli occidentali si sono ribellati alla vittoria del candidato dell’est ucraino. Di conseguenza, l’occidentale Yushchenko è salito al potere, sostenuto da nazionalisti e liberali, ma il suo governo fu un completo fallimento, e fu sostituito da Yanukovich, presumibilmente filorientale.

Tuttavia, durante tutto il tempo il pompaggio del nazismo ucraino continuò. In tutte le fasi, l’Occidente ha continuato a costruire l’Anti-Ucraina.

Un’alleanza dei liberali con i nazisti

Al Maidan nel 2013-1014 c’è stata una svolta finale. Con il sostegno diretto e aperto dell’Occidente, un colpo di stato ha avuto luogo, e un’alleanza russofoba di nazisti e liberali ha preso il potere, fondendosi in qualcosa di indivisibile nel nuovo governo. Gli oligarchi liberali Poroshenko e Kolomoisky hanno contribuito a trasformare l’Ucraina in un perfetto stato nazista. L’Occidente ha chiesto l’antirusso, e Kiev ha seguito rigorosamente questo piano.

La reazione della Russia con la riunificazione con la Crimea, e la rivolta del Donbass filorusso seguirono. La Primavera russa doveva dividere l’Ucraina in Ucraina occidentale e Novorossia sulla linea dei due popoli, due identità, ma è stata scartata per una serie di motivi. Così Kiev ha avuto l’opportunità di iniziare la nazificazione dei territori orientali. Il genocidio dell’Est è iniziato con nuova forza e non solo contro il Donbass resistente, ma contro tutte le zone della Novorossia – sia le parti occupate delle regioni di Donetsk e Lugansk che tutte le altre.

L’Occidente non ha semplicemente chiuso un occhio su questo, ma lo ha promosso in ogni modo possibile. In questo caso possiamo dire che l’Occidente ha compromesso i suoi valori per il bene dei suoi interessi. La geopolitica (atlantismo) questa volta è stata più importante del liberalismo.

L’anti-Russia è stata in tal modo creata.

Allo stesso tempo, idee e norme occidentali come la politica di genere, LGBT+, la circolazione più o meno libera delle droghe, la cultura post-modernista (intesa dagli ucraini come nichilismo totale e cinismo), la cancellazione, il femminismo, il wokeismo e così via sono penetrati attivamente nella società ucraina. Come risultato, nel 2022 l’Ucraina era diventata un’anti-Russia a tutti gli effetti.

I suoi interessi nazionali a questo punto consistevano in:

– riconquistare il Donbass e la Crimea,

– l’adesione alla NATO,

– completare il ciclo completo del genocidio nell’Est,

– ottenere armi nucleari e biologiche da usare contro la Russia,

– inoltre, l’ideologia consisteva in russofobia e nazismo combinati con l’occidentalismo e il liberalismo.

Questo è ciò che Kiev difende oggi a livello di interessi e valori. L’Occidente sostiene pienamente Kiev in tutto tranne che nella sua disponibilità ad entrare in un confronto nucleare con la Russia. L’Occidente ha trasformato l’Ucraina nell’Anti-Russia, e ne ha bisogno solo in questa veste.

La russofobia come nuova ideologia globale

È indicativo che nella situazione critica dell’operazione militare speciale, l’Occidente si è trovato in una posizione difficile: ora deve non solo spiegare i suoi interessi, ma anche giustificare il nazismo ucraino, che non era più possibile nascondere. Prendete la recente fotografia a Odessa di Bernard-Henri Levy, l’ideologo iconico del liberalismo globale e ardente sostenitore del Grande Reset, con apertamente neonazista, ex capo del battaglione punitivo “Aidar” e capo dell’amministrazione militare di Odessa, Maxim Marchenko. Ecco come il liberal-nazismo come ideologia pragmatica dell’Ucraina è diventato per necessità accettato dall’Occidente stesso. Da qui la politica delle reti globali di sostegno al nazismo ucraino e la cancellazione di tutte le voci alternative – Youtube, facebook, twitter, Instagram, Google e così via – che sono state dichiarate recentemente “organizzazioni terroristiche” e vietate nella Federazione Russa. La russofobia è diventata il comune denominatore di questa empia alleanza tra nazisti e liberali globalisti.

L’Occidente ha trovato rapidamente una via d’uscita: equiparando la Russia stessa al “nazismo”, è stata dichiarata una crociata contro di essa, in cui il nazismo anti-russo è stato considerato un alleato completamente accettabile, cioè “non è affatto nazista” – nonostante i suoi simboli, le pratiche criminali, il genocidio dichiarato e attuato, la tortura, gli stupri, il traffico di bambini e di organi, la pulizia etnica, ecc.

Interessi e valori dell’Occidente globale: egemonia, totalitarismo liberale, russofobia

Così è stata costruita la configurazione del confronto tra due campi. Da un lato, abbiamo l’Occidente e i suoi interessi geopolitici – il desiderio

– espandere la NATO,

– preservare il modello unipolare,

– continuare la globalizzazione e il processo di trasformazione dell’umanità in un’unica massa sotto il controllo del governo mondiale (il progetto del Grande Reset),

– per salvare la fatiscente egemonia degli Stati Uniti.

Questo corrisponde ad una diffusione altrettanto totale dell’ideologia –

– liberalismo,

– globalismo,

– individualismo,

– la richiesta di cancellazione di tutti i dissensi,

– LGBT+, femminismo e transgenderismo,

– postmodernismo, distruzione deliberata e derisione dell’eredità culturale classica,

– wokeismo, la volontà di denunciare coloro che contestano il liberalismo (si qualificano come nemici della società aperta e quindi commettono crimini di pensiero),

– postumanesimo, migrazione forzata dell’umanità in una dimensione virtuale (progetto Meta, un’altra organizzazione terroristica vietata nella Federazione Russa),

– e a questo oggi si aggiunge il nazismo russofobico.

L’ideologia liberal-nazista dell’anti-russismo, creata artificialmente in Ucraina, sta penetrando nell’Occidente stesso, dove la russofobia sta diventando una norma obbligatoria, e la sua assenza o il suo disaccordo è oggetto di una persecuzione amministrativa o penale. Così la coda ucraina ha iniziato a scodinzolare il cane di Washington. Oggi, di fronte all’operazione militare speciale della Russia, il liberalismo si è finalmente e inseparabilmente fuso con il nazismo (nella sua versione russofoba).

Gli interessi della Russia: un mondo multipolare

Ora quali sono gli interessi e i valori della Russia in questo conflitto fondamentale?

In primo luogo, gli interessi geopolitici. La Russia rifiuta categoricamente il globalismo, un mondo unipolare e l’egemonia occidentale. In pratica, questo significa una dura resistenza all’espansione verso est della NATO e a tutte le altre forme di pressione occidentale sulla Russia. Mosca sta costruendo un mondo multipolare in cui sta reclamando il suo posto come polo indipendente e sovrano. È sostenuta in questo da Pechino e da un certo numero di paesi islamici e latino-americani. Anche l’India sta andando alla deriva verso un modello di ordine mondiale simile. In seguito, tutti gli altri – compresi i paesi dell’Europa e dell’America – si convinceranno dell’attrattiva, della validità e dell’inevitabilità di una tale costruzione.

Affinché gli interessi geopolitici russi si realizzino, l’anti-Russia non deve esistere sul territorio dell’Ucraina. E visto dal punto di vista dell’Occidente, è proprio il contrario, perché l’Occidente ha creato questo anti-Russia proprio per non farlo accadere. Quindi, abbiamo un conflitto di interessi fondamentale, che la Russia ha cercato di risolvere pacificamente, ma non ha funzionato. Da qui la nuova fase, più dura.

L’atlantismo contro l’eurasiatismo è la battaglia finale nel territorio dell’Ucraina. Questa è una posizione classica della teoria geopolitica da Mackinder a Putin. Come ha detto Brzezinski (piuttosto correttamente) negli anni ’90: “Senza l’Ucraina, la Russia non risorgerà mai più”, e con l’Ucraina lo farà, hanno deciso correttamente gli strateghi di Mosca.

I valori della Russia: Tradizione, Spirito, Uomo

Passiamo ai valori. Oggi, l’Occidente e Kiev stanno lottando per una sintesi patologica (dal punto di vista della teoria politica) di liberalismo e nazismo. Entrambi sono uniti dalla russofobia.

La russofobia dei globalisti liberali si spiega con il loro odio per una Russia sovrana che faccia cadere il mondo unipolare, distrugga i piani dei globalisti e l’egemonia dell’Occidente. La russofobia di Kiev si basa sul fatto che la Russia impedisce il genocidio della popolazione dell’est e la creazione della nazione ucraina. È così che il liberalismo e il nazismo si uniranno in un unico impulso. L’odio per i russi, gli appelli alla distruzione fisica dei russi a partire dal presidente Putin fino ai neonati, alle donne e ai vecchi si fondono con la propaganda LGBT+, la difesa dei matrimoni gay e la cultura postmodernista. Questi sono i valori di una civiltà che ha dichiarato guerra alla Russia.

La Russia difende altri valori. In primo luogo, i valori tradizionali – potere, sovranità, fede, una famiglia normale, umanità, patrimonio culturale. Secondo, la Russia insiste sulla legittima protezione dei russi – concretamente in Ucraina, minacciata dallo sterminio e vittima di genocidio. Terzo, i valori eurasiatici – la Russia stessa è aperta ai diversi popoli e culture e rifiuta categoricamente ogni forma di nazismo e razzismo. La Russia riconosce il diritto degli altri ad andare per la propria strada e a costruire il tipo di società che sarà scelto – ma non a spese della Russia stessa e dei popoli che cercano in Russia – come nell’Arca – la salvezza. Questi sono i fondamenti della moderna Idea Russa contrapposta al liberal-nazismo occidentale e ucraino.

Civiltà russa contro civiltà antirussa

Gli interessi e i valori di noi e loro sono opposti. Gli obiettivi e le conseguenze del conflitto sono globali, riguardano l’intero ordine mondiale, tutti i paesi e i popoli. La scala del conflitto è planetaria.

Due sistemi si scontrano – il campo liberale-nazista dell’Occidente e la Russia, difendendo non solo la loro Idea Russa, ma anche un ordine mondiale multipolare, in cui possono esistere altre idee – cinese, islamica, e la stessa occidentale, ma dove non c’è posto per il nazismo e il liberismo globalista obbligatorio.

Quindi lo scopo dell’operazione militare speciale è la denazificazione. Questo vale direttamente per l’Ucraina, ma indirettamente per tutti gli altri. La Russia non tollererà la russofobia in nessuna forma. Questa è già una questione di principio.

È uno scontro di civiltà: la civiltà russa contro quella antirussa.

Il destino della quinta colonna nella stessa Russia

Ora dovremmo prestare attenzione alla quinta colonna, che ha cercato di ribellarsi all’operazione militare speciale, ma è stata rapidamente fermata e fuggita all’estero nella prima fase, e soprattutto alla sesta colonna, che in precedenza ha imitato con successo per anni, esprimendo fedeltà formale a Putin.

La quinta colonna dei liberali è stata inequivocabilmente dalla parte degli antirussi fin dalla prima campagna cecena. I discorsi e le dichiarazioni della maggior parte degli esponenti liberali dell’opposizione russa sono pieni di odio per la Russia. Molti di loro erano fuggiti dalla Russia anche prima, stabilendosi negli Stati Uniti, in Europa, in Israele e a Kiev. Molti di loro hanno scelto Kiev consapevolmente, come roccaforte dell’Anti-Russia, cioè come loro feudo ideologico; e, naturalmente, non hanno notato il fiorire del nazismo ucraino lì – con esso condividono una russofobia comune per entrambi. Molti dei liberali della quinta colonna russa divennero anche loro nazisti, o almeno i loro apologeti.

Oggi, la quinta colonna in Russia è sotto una stretta interdizione e non rappresenta una grande minaccia. Ma nel complesso, i suoi interessi e valori coincidono con Washington, la CIA, il Pentagono, il blocco NATO e Kiev, che servono. Quindi è un nemico puro.  Non ho bisogno di ricordarvi ancora una volta cosa si fa con un nemico sotto legge marziale.

I liberali sistemici sono tra l’incudine e il martello

La situazione della sesta colonna è molto più complicata. Oggi è proprio questa colonna ad essere al centro dell’attenzione. È composta da quelli che sono stati chiamati “liberali di sistema” come oligarchi, politici, burocrati e figure culturali che condividono l’ideologia liberale (monetarismo, imperialismo del dollaro, currency board, cosmopolitismo, LGBT+, transgender, globalizzazione, digitalizzazione, ecc) ma non si oppongono apertamente a Putin.

Oggi, si trovano in una posizione difficile – tra l’incudine e il martello. È contro la sesta colonna che l’Occidente ha imposto gravi sanzioni economiche, ha portato via i loro yacht e palazzi, ha congelato i loro conti bancari e sequestrato i loro beni immobili. L’obiettivo era lo stesso: farli rovesciare Putin. Ma questo è impossibile e significa un suicidio.

Così la sesta colonna è ora confusa – l’Occidente ha preteso da lei qualcosa di impossibile.  Quindi o devono fuggire dalla Russia e combattere Putin dall’esterno (come hanno fatto Chubais e un certo numero di altre figure iconiche dell’oligarchia russa), o solidificarsi con un’operazione militare speciale, ma questo cancellerebbe la loro posizione in Occidente e li priverebbe del loro bottino ammassato lì. Ed ecco il punto principale: non possono più rimanere liberali – nemmeno sistemici, perché il liberalismo oggi si è fuso con la russofobia su scala globale, è diventato una versione del nazismo, e non si può essere un nazista e allo stesso tempo lottare contro il nazismo, paradosso irrisolvibile.

Si scopre che o la Russia o il liberalismo.

Se i liberali sistemici (la sesta colonna) vogliono rimanere sistemici, devono smettere di essere liberali. Il liberalismo oggi è uguale al nazismo, e la Russia ha lanciato un’operazione di denazificazione senza precedenti. Di conseguenza, i liberali sistemici devono denazificare (cioè de-liberalizzare) se stessi.

Conversione al patriottismo

Molti ex liberali degli anni ’90 avevano già preso la loro decisione nelle fasi precedenti, scegliendo tra la Russia con i suoi valori tradizionali e l’Occidente con i suoi valori liberal-nazisti. Questi hanno scelto la Russia e la tradizione. Ed è una grande e giusta decisione. Nessun problema con loro. Una persona può cambiare idea, può sbagliarsi, può perseguire obiettivi tattici, alla fine può peccare e pentirsi. Nessuno tirerà pietre agli ex-liberali che sono diventati patrioti. Ma un certo rituale di cambiamento dell’ideologia, una sorta di conversione al patriottismo, è comunque utile.

Sarebbe sbagliato convertire, come gli ebrei spagnoli al cattolicesimo, i liberali sistemici al patriottismo con la forza. È una questione di ideologia e di libertà di coscienza. E qui la violenza avrà solo l’effetto contrario. Ma l’élite dirigente della società in un momento così teso e decisivo dovrebbe essere composta da coloro che condividono pienamente gli interessi e i valori del paese che sta combattendo una guerra ontologica contro un avversario forte e potente – per gli interessi e i valori. E se l’élite non condivide i valori, e non capisce gli interessi, allora non ha senso essere un’élite – almeno quella al potere.

Oggi, la guerra tra la Russia e l’Anti-Russia globale è in pieno svolgimento. Sarebbe innaturale mantenere reti nemiche all’interno della Russia. Pertanto, se la sesta colonna sceglie la Russia, non può più essere chiamata “liberali di sistema”, suonando come contraddizione come essere “nazisti di sistema”. Lo stato attuale delle cose non lo permette.

La Russia deve diventare la Russia: la luce russa

La nostra vittoria non dipende solo dalle azioni eroiche del nostro esercito, dai successi della pianificazione militare e strategica, dal supporto materiale dell’operazione, dall’efficace gestione politica e amministrativa dei territori liberati, ecc. Dipende da quanto profondamente e completamente la Russia diventa Russia. Oggi l’appello all’Idea Russa non è un capriccio del potere. Anche i comunisti sovietici, per bocca di Stalin in una difficile situazione critica si appellavano al popolo russo, alla Chiesa ortodossa, alla Tradizione e alla nostra eroica storia. Oggi, nulla si oppone a questo. Tranne i pregiudizi dei liberali sistematici, che, spero, semplicemente non si sono ancora resi conto della gravità della loro situazione.

La gente sia in Russia che in Ucraina sta aspettando che Mosca dica parole vere. Un discorso vero. Un appello sincero al profondo dell’essere della gente. È ora di dire che questa operazione militare speciale appartiene alla categoria del sacro.

Oggi di nuovo un soldato russo e un cittadino russo nelle retrovie, un figlio russo e una madre russa, un prete russo e un poeta russo stanno decidendo il destino dell’umanità.

La Russia in lotta mortale con l’Anti-Russia si erge come una civiltà della Luce. Questo è il nostro interesse e i nostri valori. Portiamo ancora una volta la Luce al mondo, silenziosa, ma inestinguibile tranquilla Luce Russa.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

26 marzo 2022

Fonte: https://www.ideeazione.com/russia-vs-anti-russia-interessi-e-valori/

Cosa significa educare

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di Gianfranco Amato

Non sono pochi i commentatori che si accingono a descrivere la condizione dei giovani d’oggi, enfatizzando l’aspetto legato alla loro evanescenza esistenziale. Vengono a volte descritti come «labili, volatili, inquieti, lievi, effimeri, colorati, esili», e qualcuno ha persino coniato il termine di «generazione farfalla». A volte la descrizione viene fatta con articoli ben scritti ed intelligenti, ma che ti lasciano l’amaro in bocca. Avverti una sensazione di incompletezza, come se mancasse la soluzione del problema: ottima diagnosi ma senza terapia.

Io non credo nell’evoluzione darwiniana della coscienza e non penso affatto che i giovani di oggi siano diversi dai coetanei di cento, mille, diecimila anni fa. No, al di là dell’apparenza, sono convinto che nel profondo del cuore dei giovani d’oggi alberghi sempre lo stesso desiderio d’infinito, la stessa domanda di senso sulla vita, e lo stesso anelito di felicità.

Oggi i giovani fanno fatica nel mondo a trovare un’autentica e appagante risposta a quella esigenza di verità, di giustizia, di amore, di felicità, di compimento che sentono dentro di sé, nonostante i numerosi tentativi di censurarla. E allora, come si fa a dare questa risposta? Qual è la soluzione perché i giovani non si sentano definitivamente sedotti dalla fascinatio nugacitatis (Sap. 4, 12), ossia da quel groviglio di valori effimeri e inadeguati alle aspirazioni profonde ed essenziali dell’uomo?

Il punto sta in una cosa che si chiama educazione. Si può declinare questa delicatissima funzione secondo tre verbi latini: educĕre/tradĕre/introducĕre. Se, infatti, la stessa derivazione etimologica del termine offre l’idea di “tirar fuori” ed estrarre le potenzialità di un giovane (educĕre), questa idea non può prescindere da altri due aspetti fondamentali.

Il primo è legato alla tradizione (tradĕre), ovvero al compito di “consegnare”, “trasmettere” il patrimonio culturale ricevuto dagli avi. Proprio il legame con la tradizione costituisce uno dei fattori originali delle dinamiche dell’evento educativo. La tradizione rappresenta il cuore dell’identità di un individuo, al punto che il suo disconoscimento non solo lo priva di un’origine, ma, scollegandolo dalle generazioni che lo hanno preceduto, lo immerge in un micidiale cocktail fatto di individualismo relativista, di cinico scetticismo e di squallido edonismo. È, invece, proprio il legame con la Tradizione che può consentire oggi ad un giovane di acquisire un giudizio critico capace di osservare la realtà senza il paraocchi del pregiudizio ideologico e di guardare al di là delle false apparenze. Solo così si può essere davvero liberi. Occorre, infatti, educare i giovani a far comprendere che la libertà non è poter fare tutto ciò che scaturisce dalla pura istintività, non è l’anarchia del piacere egoistico, non è l’esercizio arbitrario del possesso sulle cose e sulle persone, non è la pretesa di veder soddisfatti i propri capricci, non è il diritto di imporre agli altri un vacuo narcisismo egocentrico. Questa forma di “libertà”, in realtà, rende i giovani schiavi dei propri istinti o dell’ideologia dominante. La vera libertà è la capacità dell’uomo di valutare e giudicare ciò che compie alla luce di quello che in qualche modo riconosce come ideale. Per questo occorrono dei veri maestri.

Il secondo altro aspetto concerne la funzione ultima della stessa educazione, ossia quella di introdurre (introducĕre) alla realtà nella totalità dei suoi fattori, proprio perché è insita nel cuore dell’uomo la domanda di senso totale, che non potrà mai trovare risposta in una ragione dimostrativa o scientifica. Educare davvero significa insegnare che la realtà non si può ridurre solo a ciò che è misurabile, dimostrabile, a razionalità scientifica, come avviene nella prospettiva positivista e materialista. Educare significa essere toccati, anzi feriti, dal desiderio della bellezza. Senza accontentarsi di una bellezza qualunque, di una bellezza banale, ma cercando la Bellezza stessa, la Bellezza infinita. Un autentico compito educativo, inoltre, non può prescindere dalla considerazione dell’uomo nella sua consistenza integrale, ovvero quella di spiritus e corpus, due entità che non possono essere scisse. Come spiegava il vecchio catechismo di Pio X, il corpo è fatto dai genitori, ma «l’anima è infusa direttamente da Dio». Per questo appare devastante la visione unicamente materialista dell’essere umano che prevale oggi nella concezione pedagogica posta alla base del sistema d’istruzione scolastica.

Molto della disastrosa situazione dei giovani dipende proprio dalla visione dell’uomo offerta dalla maggior parte degli insegnanti nelle scuole pubbliche, ossia quella dell’uomo come esito contingente, effimero, di antecedenti puramente biologici, materiali e meccanici. La vera educazione, invece, è quella capace di coinvolgere soprattutto le grandi domande fondamentali che valgono per l’uomo di ogni tempo: il senso dell’esistenza, il dolore, la morte, il destino. E bisogna avere il coraggio di spiegare che solo l’ideale cristiano è capace di rappresentare l’unica, insostituibile e più efficace risposta alla sete inappagata di felicità che da sempre vive nel cuore umano. Questo significa davvero educare. Se i giovani oggi avessero la fortuna di ricevere una simile educazione la loro dimora esistenziale potrebbe essere quella dell’orizzonte e non di una buia tana. Ricordo a questo proposito le parole del regista polacco Andrej Tarkovskij: «Da tempo l’uomo occidentale ha bruciato le bisacce e il bastone del viandante con la sua commovente attitudine alla domanda, dell’uomo mendicante della verità e della giustizia. La dimora dell’uomo non è più l’orizzonte, ma un nascondiglio dove non incontra nessuno e dove perciò comincia a dubitare della sua stessa esistenza». Bisogna educare i giovani d’oggi ad uscire dal nascondiglio, prima che questo diventi la loro prigione e la loro tomba.

Cancellate gli eroi e le grandi imprese

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di Marcello Veneziani

La miserabile cancellazione di Italo Balbo dalla flotta aerea di Stato, chiesta e ottenuta da un parlamentare della sinistra che non val la pena nemmeno citare, solleva una questione che va ben al di là del leggendario personaggio, eroe di pace, fondatore dell’aeronautica italiana e trasvolatore onorato in tutto il mondo per le sue imprese straordinarie. È una questione che va pure al di là del trito e ritrito divieto di verità sul fascismo e sull’antifascismo. Tocca il nostro rapporto con la grandezza, con gli eroi e con la nostra storia.

Siamo nani sulle spalle di giganti ma la cosa meschina è che i pigmei martellano la testa dei giganti e li vituperano, mentre sono seduti in alto grazie a loro. L’Italia sarebbe solo un’espressione geografica, per dirla con Metternich, se non ci fossero stati i giganti a fondarla, innalzarla e lasciare tracce indelebili nelle opere e nelle imprese, nelle città e nell’arte, nella storia e nella letteratura.

Da decenni, ormai, la guerra alla storia ha assunto la piega più infame: non la revisione storica per cogliere i lati in ombra dei grandi – geni, condottieri, scopritori ed eroi- ma la rimozione a priori, la cancellazione, sulla base di un’etichetta che suona come un marchio d’infamia a priori: razzista, nazifascista, criminale di guerra. Accuse che nel caso specifico di Balbo sono peraltro infondate, ma non è del caso Balbo che stiamo ragionando.

Applicare quei criteri retroattivi alla storia, ai miti e agli eroi significa eliminare ogni storia e ogni traccia di eroismo, lasciando al più solo le vittime, ma solo quelle dalla parte politicamente corretta. Finora ci ha salvati, paradossalmente, l’ignoranza e l’incoerenza degli inquisitori e dei questurini: se conoscessero le biografie dei condottieri di tutti i tempi, da Alessandro Magno a Napoleone, passando per i nostri Cesari e per qualunque altro condottiero, li cancellerebbero come spietati criminali di guerra; con relativa rimozione dei loro nomi dalla storia e dalla toponomastica.

Ma la censura fa salti, si accanisce solo col Novecento o retrocede agli antichi a casaccio, random, solo perché qualcuno ha estrapolato, magari da wikipedia, una frase razzista, un pensiero misogino, un’espressione sessista.

Il problema è ancora più radicale e sconfortante: è l’incapacità di cogliere e rispettare la grandezza, la bellezza, l’eroismo, le grandi imprese non solo sportive ma a rischio di vita (come furono le trasvolate di Balbo, che ebbero dei caduti); le grandi opere di fondazione, i solchi e le eredità che lasciano. Non abbiamo più mente né occhi per vedere la grandezza, per rispettarla, se non per ammirarla, o quantomeno per riconoscerla, anche obtorto collo; non riusciamo a uscire dal metro piccino dei precetti presenti e sulla base di quelli siamo pronti a bandire chiunque. Il criterio è uguale a chi abbatte le statue di Cristoforo Colombo o di chi denigra Dante Shakespeare perché scrissero cose incompatibili col lessico stupido dei nostri giorni e con i suoi pregiudizi.

L’opera di demolizione degli eroi e dei grandi segue due strade, e non saprei dire quale sia la peggiore. La prima si riassume in quella stupida frase estrapolata da Bertolt Brecht: Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi. Ovvero le masse sono le uniche forze che contano nella storia; non i geni, non i condottieri, non gli eroi o i santi. Questa visione antieroica è un residuo tardivo della mentalità comunista, collettivista e livellatrice, che coincide di fatto con l’abolizione della storia.

Ma c’è pure una seconda operazione molto praticata in questi tempi: ed è la sostituzione degli eroi cancellati con una produzione di finti eroi, di palloni gonfiati, se non di veri e propri antieroi, eco-sostenibili, cioè compatibili con l’epoca. Terroristi, violenti o tossici che diventano martiri ed esempi, ma anche martiri senza martirio, nullità elevate a modelli, mediocri personaggi innalzati al rango di statisti e di grandi e poi celebrati come eroi d’Italia, d’Europa, dell’Umanità.

Il risultato di entrambe le vie è la decadenza, il degrado verticale della società, l’incapacità di distinguere la luce dall’ombra, il grande dal meschino, il merito dal demerito, l’eccellenza dall’ordinarietà. Con l’effetto aggiunto di mortificare e disincentivare ogni ricerca di elevazione, di miglioramento, di riconoscimento. Non serve a nulla la tua impresa, la tua opera, le tue fatiche, i tuoi studi e i tuoi risultati; il metro della storia segue criteri ideologici in cui non c’è spazio per l’eccellenza, la qualità, l’altezza. Per i pigmei tutto sa di pigmeo.

Ma ciò che rende ulteriormente patologica questa mania di cancellazione è il contesto a cui si riferisce, l’Italia. Se la cancellazione si accanisce in America, è una pagina infame ma si tratta di un paese povero di storia e di tradizioni. Ma se la cancellazione riguarda un paese antico come l’Italia, la cui vera ricchezza e grandezza è legata proprio alla sua storia e alle grandi imprese, allora il danno è letale. L’Italia non spicca per potenza economica, tecnologica o militare né per potenza demografica o vastità territoriale: la sua eccellenza è proprio legata a quelle vette e ai loro lasciti, alle tracce di storia. Se le cancelliamo, cancelliamo pure noi. Se poi lo scopo finale è sostituire gli italiani con i migranti, meglio se africani, allora tutto coincide. Risparmiateci almeno la retorica: non parlate più di cultura, di civiltà, di patria e nemmeno di progresso. Non ne avete il diritto perché state lavorando per la loro definitiva distruzione. Balbo solcava i cieli, i barbari pigmei strisciano nel sottosuolo.

MV, La Verità (18 marzo 2022)

Fonte: http://www.marcelloveneziani.com/articoli/cancellate-gli-eroi-e-le-grandi-imprese/

L’Italia in guerra delegata

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di Marcello Veneziani

Ma l’Italia è in guerra? Siamo passati dalla “ neutralità attiva e operante”, per dirla con Mussolini, alla belligeranza delegata, tra fornitura d’armi e ritorsioni. Il vecchio pacifismo della sinistra italiana, a volte spingendosi a manifestare la sua terza posizione – né con la Russia né con la Nato – è sceso in piazza contro la guerra e le armi che noi italiani e occidentali forniamo agli ucraini. La storia insegna che nessun pacifismo ha mai sconfitto una guerra, e l’unico effetto che produce è quello di indebolire una sola parte, la propria. Perché il pacifismo non è mai bilaterale, serve alle anime belle ma non alla risoluzione dei conflitti; è la convinzione che le buone intenzioni possano sconfiggere i misfatti. È moralismo contro la storia.

Le domande da porsi invece sono realistiche: a cosa serve armare la resistenza antirussa, a contrastare la loro avanzata fino a debellare l’invasore o solo ad allargare e prolungare il conflitto, e a coinvolgere ancor più noi paesi terzi nella rete del conflitto? Serve a dare maggior forza all’Ucraina nella trattativa o a inasprire la reazione russa e favorire l’uso di armi peggiori? Sono queste le domande realistiche per valutare l’opportunità o meno di armare gli ucraini, mandandoli allo sbaraglio e al massacro. Inviare armi aggrava la situazione e ci fa scendere in guerra pur in modo obliquo. A questo punto non siamo più terzi, ma parti in causa, nella trattativa con la Russia di Putin; e dunque toccherà ad altri – Israele, la Chiesa Ortodossa, la Cina, l’India, la Turchia – il compito di arbitrare la contesa.
La seconda questione riguarda le sanzioni. Anch’esse in generale quasi mai hanno piegato un regime, anche se le sanzioni alla Russia si sono fatte via via più forti; e le possibilità che lo pieghino alla trattativa, sono almeno pari a quelle che inaspriscano la reazione e le conseguenze belliche.

Ma la cosa più odiosa delle sanzioni è che adottano un principio degno di un regime totalitario e non di una democrazia: non colpiscono solo un dittatore e il suo regime ma la popolazione, si rivalgono sui suoi cittadini. E ancor più vile e pericolosa è la ritorsione nei confronti di singoli atleti, imprenditori, artisti. Può un paese libero e democratico, fondato sul diritto, requisire i beni a centinaia d’imprenditori russi solo perché sono connazionali di Putin? Ha senso espellere gli atleti russi dalle contese sportive mondiali, persino i disabili (e magari premiare gli ucraini), che nessuna responsabilità hanno nel conflitto; o cacciare il direttore d’orchestra della Scala di Milano solo perché è russo e da russo non è contro il suo paese (c’è un motto occidentale che dice: right o wrong, my country, ragione o torto, è la mia patria). Per non dire della cancel culture all’opera contro la letteratura russa e ciò che proviene dalla tradizione culturale russa o del caso Orsini alla Luiss. Infamie assolute.
Oltre lo sdegno che procurano queste ritorsioni vigliacche verso popolazioni, persone, simboli, figure, culture, questa guerra a tutto ciò che è russo, commette un errore e un crimine: allarga anziché restringere gli spazi del conflitto, lo fa diventare etnico, religioso, totale. Una prevaricazione degna di uno stato illiberale che non distingue tra sfera pubblica e sfera privata, tra stato e cultura, tra potenti e cittadini, tra storia e attualità. Si pensa in questo modo di esercitare un ricatto psicologico nei confronti di Putin e degli oligarchi russi che non mostrano questa sensibilità; i vantaggi pratici di questo embargo discriminatorio non sono compensati dai danni e dall’imbarbarimento del conflitto.

Per tornare alla questione generale partiamo da due premesse, semplici, vistose, nate dai fatti e dal buon senso: 1) per qualunque ragione Putin abbia deciso di invadere l’Ucraina e far guerra, l’attacco è da condannare. 2) da qualunque punto di vista si ponga chi osserva la guerra, restano incondizionati la pietà e il soccorso alle popolazioni ucraine e a ogni altro patisca senza colpa sulla sua pelle gli effetti della guerra.
Stabilito questo, resta da vedere le responsabilità di questo conflitto: sono solo di Putin o sono anche di chi ha rifiutato ogni vera trattativa per stabilire che l’Ucraina restasse neutrale né con la Russia, con cui pure è stata unita per secoli, né con la Nato, fino a piazzare basi militari alle porte della Russia? Il fine del negoziato dovrebbe essere questo, senza sperare di eliminare Putin, dall’interno o dall’esterno e trattarlo da criminale di guerra.

E ancora. Putin sta usando senza scrupoli la propaganda bellica. Mi pare che in Occidente stia accadendo la stessa cosa; si è costruito un arsenale narrativo e figurativo degno della peggior propaganda di guerra. Una Cappa. Ancora una volta succede che l’informazione libera e democratica usi formule ipocrite per adottare le stesse campagne di manipolazione come quella russa. Tra le cause che aggravano il conflitto e rischiano di prolungarlo e incattivirlo c’è il non distinguersi dai metodi putiniani ma adottarli, con le sanzioni, i danni alle popolazioni, l’armiamoci e partite, l’informazione manipolata.
Per finire, qual è il mondo ideale e possibile verso cui tendere? Non un mondo unificato e uniformato all’Occidente, non l’americanizzazione globale, peraltro velleitaria, impossibile; ma il riconoscimento di aree differenti, spazi irriducibili di diversità in un mondo policentrico dove nessuno Stato o alleanza è il gendarme e il giudice del mondo.

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