Anche i tedeschi nel loro piccolo si arrabbiano

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di Marcello Foa 

Anche i tedeschi nel loro piccolo si arrabbiano

Fonte: Marcello Foa

Con ogni probabilità la Merkel rimarrà cancelliere, con una longevità straordinaria. Ma il risultato delle elezioni di ieri in Germania non rappresenta un trionfo per Angela. Al contrario. Quando la CdU perde oltre l’8% dei voti, passando dal 41,5% al 32,7% e quando l’altro partito al governo l’Spd ne perde meno (“solo” il 5%) ma scendendo al 20% il peggior della sua storia, è difficile parlare di successo. Ed è difficile credere che la Germania sia un Paese davvero in salute e soprattutto felice, come sembra da lontano.

Queste elezioni sono dense di significati. Anche a Berlino, come nella maggior parte dei Paesi europei, gli elettori credono sempre meno nei partiti moderati sia di destra sia di sinistra, che si differenziano per il colore delle bandiere ma non per l’azione politica. L’Spd e la Cdu alla fine dei conti sono troppo simili e rappresentano l’establishment. Assieme hanno perso il 13%, un’enormità. Quello di ieri va letto come un voto di protesta contro un sistema politico omologante e alla fine falso. Che senso ha distinguere fra destra e sinistra se poi sono quasi uguali? In Germania addirittura hanno governato assieme. I tedeschi chiedono una vera alternativa moderata e pretendono che si affrontino i veri problemi della società. Continua a leggere

La denuncia: “Boldrini contro la Costituzione”. E la Procura apre fascicolo contro di lei

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Segnalazione di F.F.

Dopo la sua denuncia di Niki Dragonetti, imprenditore di Frosinone, la Procura di Cassino ha aperto un fascicolo sulla la Presidente della Camera, Laura Boldrini

di 

Vi ricordate di Niki Dragonetti, l’imprenditore di Frosinone ed esponente provinciale di Popolari per l’Italia, che ha denunciato Laura Boldrini per un suo post su Twitter? Ecco dopo la sua denuncia la Procura di Cassino ha aperto un fascicolo contre la Presidenta della Camera.

I motivi della denuncia

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La strategia dell’isteria

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di Gianni Petrosillo

La strategia dell'isteria

Fonte: Conflitti e strategie

La strategia dell’isteria con la quale i politicamente corretti sperano di mantenersi in sella, distillando odio puro, senza distinzioni di razza, sesso e religione, ma lamentando l’immaginaria riacutizzazione delle discriminazioni xenofobe, di genere e di fede, procurerà tanti danni all’Italia ma, forse, riuscirà a risvegliare dal fondo dell’abisso forze devastanti che verranno finalmente a spazzare via simili demoni dostoevskiani, con il loro armamentario ideologico pestilenziale. Quando si sarà fatta piazza pulita dei laidi buonisti di ogni colore politico, con persecuzioni, torture e altri episodi estremi di vendetta e di rabbia, la ragione tornerà a rischiararsi convogliando le energie in eccesso in una saggia e assennata opera di ricostruzione della società. Ma prima di quel momento, dovranno scorrere abbondanti fiumi di sangue perché siamo circondati da una massa enorme di zozzoni senza coscienza e senza pietà che sta avvelenando un’intera epoca storica. Il fascismo non c’entra niente con le spontanee reazioni della gente alle umiliazioni subite a causa delle iniziative di una classe dirigente immonda e asservita ai peggiori cliché dell’odierna decadenza. Di fronte a questo scempio, dovremmo pure stare zitti secondo lorsignori. Non possiamo pronunciare la nazionalità di chi commette atti di violenza, non possiamo indicare la sua chiesa, pur se in nome di essa è stata compiuta una strage, non possiamo specificare il sesso per non urtare l’apparato genitale di nessuno. Nel far questo, però, possiamo benissimo violentare il cervello, l’unico organo che non trova più difensori. Continua a leggere

Soros, il problema indicibile

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La nazione è sottoposta all’ingerenza di un singolo personaggio che esercita un potere illecito e che, secondo le moderne definizioni, è in guerra contro l’Italia.

La presa esercitata da George Soros sull’Italiaè andata chiarendosi negli ultimi tempi, un contributo rilevante è stato fornito da Daniel Wedi Korbaria, un eritreo che vive a Roma dal 1995, sulle colonne del sitoMedia Comunità Eritrea. Nell’articolo si rimanda ad un episodio avvenuto nel 2010 e precisamente all’offerta fatta a George Soros dall’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di ospitare nello storico edificio delle Murate un centro di rifugio per ‘blogger perseguitati’.

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Il Pentagono adesso verifica che l’Impero USA sta collassando

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Un recente studio de Pentagono è arrivato a concludere che l’ordine mondiale programmato dagli USA e stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale sta franando e si trova al bordo di un collasso, cosa che porterà gli USA a perdere la loro preminenza negli affari globali.

Per mantenere il loro “accesso globale alle materie prime”, il Pentagono esorta a chegli USA procedano ad una espansione massiccia del complesso militare- industriale.

Lo studio si è basato su una ricerca di un anno fatta da consulenti con le principali agenzie del Dipartimento della Difesa e dell’Esercito degli USA: l’Istituto di Studi Strategici della Scuola di Guerra dell’Esercito USA con valutazione della politica di programmazione del Pentagono.

Nonostante il fatto di essere un “gigante militare, poliedrico ed economico”su scala globale,gli USA già non godono più di una posizione inespugnabile di fronte agli altri stati “competitors”.

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Il premier ungherese Vicktor Orbàn merita rispetto

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Leggete l’ultimo discorso del Premier ungherese Viktor Orbán e scoprirete che almeno uno esiste e ne vale 100
di Giampaolo Rossi

Abbiate la pazienza di leggere questo ultimo discorso del Premier ungherese Viktor Orbán, tenuto come tradizione all’annuale Summer University di Bálványos.
Fatelo senza fanatismo entusiasta o esaltazioni inutili perché è un grandioso discorso carico di lucido realismo e buon senso; è un discorso senza filtri diplomatici, linguaggi istituzionali, conformismo ideologico. Per questo merita di essere analizzato in profondità.
Più che un discorso è una visione dell’Europa, un’aspirazione, un progetto di difesa e salvezza di una civiltà minacciata da una globalizzazione selvaggia, impietosa e senza scrupoli.
Il leader di una piccola nazione si erge a guida per chiunque oggi rivendichi il valore di un patriottismo eroico, spregiudicato, capace di difendere ciò che si ama e ciò che ancora si è, da chi odia e vuole distruggere ciò che noi siamo.
Le parole di Orbán non riguardano l’Ungheria ma l’essenza stessa della nostra identità europea dilaniata dalla dissoluzione globalista imposta dalle élite tecnocratiche e apolidi.
Buona lettura. Continua a leggere

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