E ora i gesuiti Usa chiedono le nozze per i sacerdoti

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SIMBOLO GESUITA

Segnalazione di Federico Prati

di Matteo Matzuzzi

É tempo che i sacerdoti cattolici abbiano la possibilità di sposarsi. A dirlo è stato il padre gesuita Michael J. Garanzini, cancelliere della prestigiosa Loyola University di Chicago e – fino al 30 giugno scorso – presidente della stessa, in una conversazione con il settimanale Crain’s Chicago Business.

«Sarebbe salutare, e poi vedo che papa Francesco sta aprendo i sentieri per la discussione», ha aggiunto Garanzini, convinto che la questione sarà posta da più di qualcuno in occasione dell’ormai imminente Sinodo ordinario sulla famiglia, a Roma.

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Proposta di matrimonio sodomita: scoppia l’applauso in chiesa

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MODERNISMO ARCOBALENO:

Trevor Harper ha chiesto al suo compagno di sposarlo e poi ha postato il filmato su You Tube per testimoniare l’accaduto. La particolarità è che Trevor la proposta l’ha fatta in chiesa, di fronte alla congregazione della First United Methodist Church di Austin, in Texas, e tutti i presenti, pastore compreso, sono scoppiati in un caloroso applauso. «Questa chiesa ha cambiato le nostre vite – scrive -. Tutti sono benvenuti, senza eccezioni. Come membri di questa incredibile chiesa-famiglia siamo cresciuti come cristiani, individui e come coppia. Dopo 9 anni insieme, non ho potuto pensare a nessun modo migliore per chiedergli di diventare mio marito. La tua sessualità non ti definisce».

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Al Meeting di CL è vietato parlare di gender?

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24 – 08 – 2015Giovanni Bucchi

Al Meeting di Cl è vietato parlare di gender?

Dopo le polemiche sulle parole di padre Carbone, l’organizzazione “invita” i frati ad annullare la conferenza. Ma i religiosi non la prendono bene, e nemmeno il pubblico. Ecco cosa è successo in Fiera a Rimini.

Gender e diritti civili non sono un argomento di cui dibattere in questa 36° edizione del Meeting di Rimini?

Se nei giorni di avvio della manifestazione aveva creato un certo scalpore nella base ciellina (e non solo) il fatto che nessuno degli incontri presenti nel programma ufficiale riguardasse tali argomenti (nonostante la discussione tenga banco da mesi su tutti i giornali e il ddl Cirinnà sulle unioni tra omosessuali arrivi in aula dopo la ripresa estiva), da ieri sera anche l’ultimo baluardo sui cosiddetti temi etici è stato tolto. L’incontro di presentazione del libro “Le bugie del gender” scritto da padre Giorgio Carbone, direttore editoriale delle Edizioni Studio Domenicano, era infatti in programma allo stand dei frati in Fiera a Rimini per le 18 di domenica 23 agosto. Peccato sia stato annullato, e non per volontà dei religiosi.

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Libertà religiosa: Mattarella, Bergoglio e i Valdesi

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[fonte: Panorama.it]

Segnalazione di Radio Spada

Libertà religiosa: Mattarella, Bergoglio e i Valdesi

 

Potrà sembrare che questi pancristiani, tutti occupati nell’unire le chiese, tendano al fine nobilissimo di fomentare la carità fra tutti i cristiani; ma come mai potrebbe la carità riuscire in danno della fede? Nessuno certamente ignora che lo stesso apostolo della carità, San Giovanni (il quale nel suo Vangelo pare abbia svelato i segreti del Cuore sacratissimo di Gesù che sempre soleva inculcare ai discepoli il nuovo comandamento: « Amatevi l’un l’altro »), ha vietato assolutamente di avere rapporti con coloro i quali non professano intera ed incorrotta la dottrina di Cristo: « Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo nemmeno » [II Ioann., 10.]. Quindi, appoggiandosi la carità, come su fondamento, sulla fede integra e sincera, è necessario che i discepoli di Cristo siano principalmente uniti dal vincolo dell’unità della fede. [Pio XI, Mortalium Animos]

«La libertà è radice e prolungamento di ogni fede religiosa e la libertà religiosa è alla radice delle libertà civili», ha dichiarato il presidente della Repubblica Mattarella rivolgendosi al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi che si apre a Torre Pellice, in provincia di Torino. Il messaggio è stato reso noto dal Sinodo ed indirizzata al moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini.

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La Contro-Chiesa di Bergoglio si è palesemente rivelata come forza della Sovvesione

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PONTIFICIO CONSIGLIO

Segnalazione di Federico Prati

Bergoglio: i migranti ci interpellano, rispondere con Vangelo misericordia

Migranti sbarcati in Italia – ANSA

“Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”: è questo il tema che Papa Francesco ha scelto per la 102.ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il 17 gennaio 2016. E’ un tema – rileva un comunicato del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti – che si inserisce logicamente nel contesto dell’Anno della Misericordia che si svolgerà tra l’8 dicembre 2015 e il 20 novembre 2016.

Si vogliono sottolinearsi due aspetti: “Con la prima parte del tema, “Migranti e rifugiati ci interpellano”, si vuole fare presente la drammatica situazione di tanti uomini e donne, costretti ad abbandonare le proprie terre. Non si devono dimenticare, per esempio, le attuali tragedie del mare che hanno per vittime i migranti. Di fronte al rischio evidente che questo fenomeno sia dimenticato, il Santo Padre presenta il dramma dei migranti e rifugiati come una realtà che ci deve interpellare. In questa linea si situa la Bolla Misericordiae vultus quando afferma: ‘Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto […]. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo’ (n. 15)”.

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In Germania una lesbica viene riammessa come direttrice del doposcuola della Caritas

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BIMBI

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Nonostante la legge tedesca consenta agli enti ecclesiastici il licenziamento, i vescovi preferiscono ”non discriminare”

da No Cristianofobia

Ancora brutte nuove dalla Germania… Ampio spazio ha dato la stampa tedesca alla notizia: una lesbica “sposata” con una donna, secondo la formula del «partenariato di vita», potrà riprendere il proprio posto a capo della «Casa ritrovo» o «Schülerhort» (“Accoglienza per studenti”) di Holzkirchen, una struttura gestita dalla Caritas, ove i ragazzi possono ritrovarsi per il doposcuola. E’ quanto accaduto in Alta Baviera, nella Diocesi del Card. Reinhard Marx, Arcivescovo di Monaco, ma anche membro del C9 di papa Francesco ovvero del consiglio di Cardinali istituito per aiutare il Pontefice nel governo della Chiesa universale. Il problema è serio, poiché in questo caso la direttrice di un ente cattolico conduce uno stile di vita esattamente contrario alla retta Dottrina: il che, dal punto di vista educativo, anche per i ragazzi ospiti, è un messaggio gravemente contraddittorio, incoerente e fuorviante, in quanto “tollera” una condizione oggettiva di «grave depravazione», «contraria alla legge naturale» ed «in nessun caso» da approvarsi, come recita l’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica.

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Immigrazione. Avvenire dice le stesse cose de Il Manifesto: risorsa, accoglienza ecc. Con veleno cattocomunista, che deforma il Vangelo.

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Segnalazione e commento di Maurizio-G. Ruggiero

Ovvero: non si può fare una battaglia seria, nemmeno sull’immigrazione, senza un’altrettanto seria presa di posizione (dottrinale e non per slogans) sulla crisi nella Chiesa, principio e fondamento di ogni nostro disastro.

INVASORI

Xenofobia, due volte cattivo affare

L’Italia sperimenta come forse mai prima nella sua storia un problema sgradevole e vero. C’è una parte politico-mediatica che sta strumentalizzando il nodo immigrati per finalità esclusivamente propagandistiche, producendo come effetto collaterale l’aumento dell’ostilità e della xenofobia nel nostro Paese. Strumentalizzare, in questo caso, significa fornire, attraverso una scorretta selezione e lettura delle notizie, una percezione (anche statistica) errata del fenomeno. Strategia che potrà anche servire per coltivare una piccola rendita (elettorale) di posizione, macché non tiene conto del fatto che con la xenofobia non si potrà conquistare più del 15-20% dei consensi degli italiani.

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Censurata la preghiera degli alpini per non offendere gli immigrati

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Gli alpini contro la decisione del vescovo: “Solo malafede o un certo pacifismo ideologico possono portare a pensare che gli alpini coltivino sentimenti di aggressione o di intolleranza”

La preghiera degli Alpini proprio non piace alla diocesi di Vittorio Veneto. Ieri, infatti, l’ufficio liturgico diocesano ha proibito a un gruppo di “penne nere” di leggere in chiesa la loro storica preghiera. Anzi: armata di sacro fuoco della censura, la diocesi ha imposto di sbianchettare una frase giudicata troppo dura nei confronti degli stranieri: “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana“.

Giustamente, il presidente della sezione locale dell’Ana, Angelo Biz, ha affermato: “Sappiamo che a far torcere il naso ad alcuni ecclesiastici è la frase della preghiera in cui si chiede di rendere forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra civiltà cristiana. Una frase che viene subito dopo quella in cui si definiscono gli alpini ‘armati di fede e di amore’. Queste sono le armi degli alpini e solo la malafede o un certo pacifismo ideologico possono pensare che gli alpini coltivino sentimenti di aggressione o di intolleranza. Gli alpini non hanno armi e la cultura che li ispira è quella di una fratellanza che non ha confini. È amaro constatare che proprio all’interno della comunità cristiana possano crescere muri, che finiscono per incidere nella serenità di rapporti, usando pretestuosamente il Vangelo della pace come una clava per rompere armonie consolidate“.

È strano che la diocesi di Vittorio Veneto se la prenda con una preghiera scritta circa 80 anni fa, in tempo di guerra, e che, certamente, è stata recitata da tanti sacerdoti alpini, compreso il beato don Carlo Gnocchi.

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