
Segnalazione di Federico Prati
Nel pomeriggio del 15 agosto 1955. Profetico incontro
L’Osservatore Romano
Card. Loris Francesco Capovilla
All’ingresso di Ca’ Maitino, una lapide ricorda un fatto importante per la storia della Chiesa, in modo particolare dell’azione di Angelo Giuseppe Roncalli^, cioè l’incontro avvenuto, in questa dimora, tra lui e l’arcivescovo Montini. Sono esattamente sessant’anni dalla mia riflessione su quella testimonianza data con semplicità e grande speranza: «Presago colloquio sui destini della Chiesa». La significazione di quel ricordo sta tutta nel fatto di una forte, fraterna e prolungata amicizia dei due metropoliti di Venezia e Milano. Quello che disse allora il cardinale Roncalli più volte, a me e ad altri suoi collaboratori, suscita l’impressione di un qualche cosa che preveniva gli eventi. Quale il significato di quel presagio? Si trattava di un colloquio di cui gustai l’eco nel racconto del Patriarca. Indubbiamente quel presagio ha avuto attuazione lenta e decisa che potrebbe compendiarsi così: elezione dei due personaggi al papato, annuncio del concilio Vaticano II, aggiornamento delle strutture portanti della Chiesa. Nessuna discussione sulle verità rivelate, sulla sacra tradizione, sulle consolidate disposizioni pastorali ma l’ansia di tradurre il tutto in un servizio più profondo e aggiornato della Chiesa, della cristianità e dell’umanità intera. Oggi parlano quegli eventi e noi rimaniamo stupiti innanzi alle tante buone volontà corrispondenti alle esigenze dei tempi che corrono. Esse rendono servizio al messaggio cristiano e all’intera famiglia umana.
Da allora a oggi abbiamo fatto insieme un buon cammino. Abbiamo approfondito l’ arte del colloquio col mondo intero e, a sua volta, il mondo intero guarda con simpatia a Roma. Pertanto, dinnanzi a qualsiasi difficoltà, viene spontaneo il richiamo al divino poeta: «Avete il novo e ’l vecchio Testamento, / e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; / questo vi basti a vostro salvamento» (Dante Alighieri, Paradiso, canto V). In ciascuno di noi è cresciuto il rispetto per la persona umana, la comprensione di diverse scelte religiose e sociali, l’impegno di darsi la mano l’un l’altro in un cammino che è iniziato: Tantum aurora est. La ricchezza del rapporto tra Angelo Giuseppe Roncalli/Giovanni XXIII e Giovanni Battista Montini è ben documentata dal loro epistolario e dalle tracce sparse in varie annotazioni circa i loro incontri che risalgono agli anni Venti. Ci troviamo quanto basta a testimonianza di un’amicizia discreta, a conferma di una fede granitica e di un forte amore per la Chiesa, nonché di un
servizio ecclesiale dove le ragioni pastorali e religiose hanno sempre prevalso dentro ogni impegno: anche diplomatico, politico, culturale. Fra i tanti incontri che costellano le vite dei due futuri Pontefici debitori della ricca tradizione cristiana lombarda che, soprattutto dall’epoca borromaica a quella di Andrea Carlo Ferrari, Ildefonso Schuster e Achille Ratti, ha permeato in profondità coscienze individuali e comunità, clero e laicato, percorsi e istituzioni, spicca quello a Sotto il Monte nella festa dell’Assunta di sessant’anni fa, 15 agosto 1955, in un periodo in cui, dopo aver condiviso il servizio alla Santa Sede come diplomatici — Roncalli prima in Bulgaria, poi in Turchia e Grecia, quindi in Francia, Montini, di fatto sempre in Segreteria di Stato — i due si potevano dedicare pienamente al ministero pastorale. Alla svolta di Roncalli trasferito da Parigi a Venezia, era infatti seguita quella di Montini mandato a Milano. È questo il periodo in cui fra i due ecclesiastici — già forti — crescono la stima, la sintonia, la convergenza su una precisa idea di Chiesa intesa innanzitutto al servizio, all’ascolto, al dialogo con un mondo in trasformazione. Non a caso sin dalla prima lettera che registra il nuovo destino di Montini, Roncalli, da Venezia il 12 dicembre 1954, nel ricordo del «bel cielo Lombardo», che aveva sorriso ai due all’inizio della vita, e della «lunga consuetudine di fraterni rapporti» che aveva vivificato il loro «comune servizio della Santa Sede», gli scrisse: «Compiremo insieme il sacramentum voluntatis Christi di S. Paolo. Esso impone l’adorazione della Croce: ma ci riserba, accanto ad essa, una sorgente di ineffabili consolazioni anche per quaggiù, finché ci durerà la vita e il mandato pastorale». Ma arriviamo all’Assunta del 1955, che, dopo il mancato incontro a Venezia per la festa dell’Ascensione (alla quale Montini non riuscì a partecipare come invece avrebbe desiderato soprattutto per «os ad os alloqui di tante cose, le nostre cose di Pastori responsabili!»), vede quest’opportunità a Sotto il Monte.
Continua a leggere