Gli edifici più brutti del mondo: la nuova chiesa di Fuksas a Foligno

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cubo conciliare

Segnalazione di Matteo Castagna

La verde Umbria continua purtroppo a dimostrare un rapporto difficile con il cemento e con l’edilizia: ecomostri, palazzoni, torri, condomini e improbabili centri direzionali sorgono come funghi, cancellando ogni giorno un pezzo di campagna o una zona agricola. L’ultimo omaggio al grigio cemento, alla voglia di costruire malata di gigantismo, lo ha firmato la celebre archistar Massimiliano Fuksas, “regalando” alla città di Foligno una chiesaSan Paolo – che, per il suo impatto visivo e il suo aspetto da astronave marziana, avrebbe goduto di migliore collocazione in un’area industriale, magari molto periferica.

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Ricordi di GranLoggia ( sacramentum voluntatis non Christi)

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MONTINI

Segnalazione di Federico Prati

Nel pomeriggio del 15 agosto 1955. Profetico incontro

L’Osservatore Romano

Card. Loris Francesco Capovilla

All’ingresso di Ca’ Maitino, una lapide ricorda un fatto importante per la  storia della Chiesa, in modo particolare dell’azione di Angelo Giuseppe  Roncalli^, cioè l’incontro avvenuto, in questa dimora, tra lui e l’arcivescovo  Montini. Sono esattamente sessant’anni dalla mia riflessione su quella  testimonianza data con semplicità e grande speranza: «Presago colloquio sui  destini della Chiesa». La significazione di quel ricordo sta tutta nel fatto di  una forte, fraterna e prolungata amicizia dei due metropoliti di Venezia e  Milano.  Quello che disse allora il cardinale Roncalli più volte, a me e ad altri suoi  collaboratori, suscita l’impressione di un qualche cosa che preveniva gli  eventi. Quale il significato di quel presagio? Si trattava di un colloquio di  cui gustai l’eco nel racconto del Patriarca.  Indubbiamente quel presagio ha avuto attuazione lenta e decisa che potrebbe  compendiarsi così: elezione dei due personaggi al papato, annuncio del concilio  Vaticano II, aggiornamento delle strutture portanti della Chiesa. Nessuna  discussione sulle verità rivelate, sulla sacra tradizione, sulle consolidate  disposizioni pastorali ma l’ansia di tradurre il tutto in un servizio più  profondo e aggiornato della Chiesa, della cristianità e dell’umanità intera.  Oggi parlano quegli eventi e noi rimaniamo stupiti innanzi alle tante buone  volontà corrispondenti alle esigenze dei tempi che corrono. Esse rendono  servizio al messaggio cristiano e all’intera famiglia umana.

Da allora a oggi abbiamo fatto insieme un buon cammino. Abbiamo approfondito l’ arte del colloquio col mondo intero e, a sua volta, il mondo intero guarda con  simpatia a Roma. Pertanto, dinnanzi a qualsiasi difficoltà, viene spontaneo il  richiamo al divino poeta: «Avete il novo e ’l vecchio Testamento, / e ’l pastor  de la Chiesa che vi guida; / questo vi basti a vostro salvamento» (Dante  Alighieri, Paradiso, canto V).   In ciascuno di noi è cresciuto il rispetto per la persona umana, la  comprensione di diverse scelte religiose e sociali, l’impegno di darsi la mano  l’un l’altro in un cammino che è iniziato: Tantum aurora est.  La ricchezza del rapporto tra Angelo Giuseppe Roncalli/Giovanni XXIII e  Giovanni Battista Montini è ben documentata dal loro epistolario e dalle tracce  sparse in varie annotazioni circa i loro incontri che risalgono agli anni  Venti. Ci troviamo quanto basta a testimonianza di un’amicizia discreta, a  conferma di una fede granitica e di un forte amore per la Chiesa, nonché di un
servizio ecclesiale dove le ragioni pastorali e religiose hanno sempre prevalso  dentro ogni impegno: anche diplomatico, politico, culturale.  Fra i tanti incontri che costellano le vite dei due futuri Pontefici debitori  della ricca tradizione cristiana lombarda che, soprattutto dall’epoca  borromaica a quella di Andrea Carlo Ferrari, Ildefonso Schuster e Achille  Ratti, ha permeato in profondità coscienze individuali e comunità, clero e  laicato, percorsi e istituzioni, spicca quello a Sotto il Monte nella festa  dell’Assunta di sessant’anni fa, 15 agosto 1955, in un periodo in cui, dopo  aver condiviso il servizio alla Santa Sede come diplomatici — Roncalli prima in  Bulgaria, poi in Turchia e Grecia, quindi in Francia, Montini, di fatto sempre  in Segreteria di Stato — i due si potevano dedicare pienamente al ministero  pastorale. Alla svolta di Roncalli trasferito da Parigi a Venezia, era infatti  seguita quella di Montini mandato a Milano. È questo il periodo in cui fra i  due ecclesiastici — già forti — crescono la stima, la sintonia, la convergenza  su una precisa idea di Chiesa  intesa innanzitutto al servizio, all’ascolto, al dialogo con un mondo in  trasformazione.  Non a caso sin dalla prima lettera che registra il nuovo destino di Montini,  Roncalli, da Venezia il 12 dicembre 1954, nel ricordo del «bel cielo Lombardo», che aveva sorriso ai due all’inizio della vita, e della «lunga consuetudine di  fraterni rapporti» che aveva vivificato il loro «comune servizio della Santa  Sede», gli scrisse: «Compiremo insieme il sacramentum voluntatis Christi di S.  Paolo. Esso impone l’adorazione della Croce: ma ci riserba, accanto ad essa,  una sorgente di ineffabili consolazioni anche per quaggiù, finché ci durerà la  vita e il mandato pastorale». Ma arriviamo all’Assunta del 1955, che, dopo il mancato incontro a Venezia per  la festa dell’Ascensione (alla quale Montini non riuscì a partecipare come  invece avrebbe desiderato soprattutto per «os ad os alloqui di tante cose, le  nostre cose di Pastori responsabili!»), vede quest’opportunità a Sotto il  Monte.

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«Un movimento non di massa, ma di élite»: il Cammino Neocatecumenale

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Kiko-Ratzinger

Esposizione e giudizio di mons. G. C. Landucci

Soltanto a metà ottobre ’95 ho potuto leggere il magistrale articolo del  compianto monsignore, notissimo come scrittore, professore, padre spirituale,  canonico dell’arcibasilica di S. Giovanni in Laterano, mio venerato amico e  collega come “esaminatore apostolico del Clero Romano”.

L’articolo, vero saggio di livello scientifico, apparve nel numero del 31  gennaio 1983 di “Sì, sì, no, no”; ossia sette anni prima che io mi dedicassi a  studiare il C.N.; e con viva soddisfazione ho osservato che il mio giudizio è  stato anticipato con perfetta padronanza dell’argomento e con esemplare  oggettività critica dall’illustre scomparso.

Ritengo che lo scritto sia la più autorevole e inconfutabile testimonianza del  Clero romano in difesa dell’ortodossia: esso non poteva mancare in una raccolta  possibilmente completa di quanto “una Chiesa sommersa” – ma ancora reale e viva  – ha osato dire protestando contro i nemici della fede.

* * *

L’opinione approssimata che, per sentito dire, avevo di questo movimento era  parzialmente favorevole, ritenendo che si trattasse di gruppi beneficamente  attivi e volenterosi, anche se un po’ troppo autonomi e un po’ fissati su  alcune loro originalità liturgiche.

Ma l’accurata analisi che ho potuto ora compiere mi ha purtroppo svelato un  quadro ben diverso e gravissimo. Ho potuto studiare attentamente il volume di  quasi 400 pagine che contiene gli “orientamenti” per i catechisti del  movimento, tratti “dai nastri degli incontri avuti da Kiko e Carmen per  orientare i catechisti di Madrid nel febbraio 1972”. Storia, finalità, dottrina  e prassi sono qui condensati nel modo più autentico. Tutte le citazioni tra  virgolette le ho riportate accuratamente da qui, pur non indicando il numero di  pagina, trattandosi di affermazioni spesso ripetute e non essendo il libro  (dattiloscritto e ciclostilato) normalmente reperibile.

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Mentre la “Contro-Chiesa” si occupa di immigrati…sempre più italiani chiedono di diventare massoni

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NOM

Segnalazione di Federico Prati

Il Grande Oriente si apre ai social e cresce il numero dei “bussanti”. 800 nei  primi tre mesi dell’anno, ormai i liberi muratori sono più di 20mila

di Marco Sarti

Con buona pace di complottisti e cospirazionisti vari, i massoni d’Italia si  aprono al grande pubblico. La parola d’ordine è trasparenza. Due settimane fa  il Grande Oriente d’Italia ha inaugurato un nuovo sito internet. Per accedere a  contenuti un tempo appannaggio di pochi eletti, adesso ai profani basta  navigare in rete. «Ci siamo modernizzati» ammette Stefano Bisi. Il merito è  anche suo. Il giornalista senese è stato eletto un anno e mezzo fa Gran Maestro  della principale comunione massonica italiana. E la novità è sorprendente:  ormai gli italiani fanno la fila per entrare in loggia. «Abbiamo superato i  22.500 fratelli – racconta – il massimo storico mai raggiunto nella nostra  storia».

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Bergoglio: ebrei e cristiani sono “amici e fratelli”

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Risultati immagini per Caifa e GesùLa bimillenaria storia del cattolicesimo si fonda sulla “dottrina della sostituzione”. San Pio X sosteneva che “il Giudaismo è il nemico teologico numero uno”. Bergoglio, in continuità con il conciliabolo vaticano 2 e con la falsa Chiesa ecumenista persevera nella rottura con il Magistero di sempre, affermando il contrario…(n.d.r.)

Segnalazione di Federico Prati

La Dichiarazione conciliare “Nostra aetate” 50 anni fa contribuì in modo decisivo a inaugurare una stagione di “amicizia e comprensione reciproca” nel dialogo tra cattolici ed ebrei. Lo ha ribadito Papa Francesco nel ricevere in udienza una folta delegazione dell’International Council of Christian and Jews”, una federazione di associazioni impegnate a favorire i rapporti tra le due comunità. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Se oggi ci possiamo dire “amici e fratelli”, “e non più estranei” è perché ha prevalso quella volontà di dialogo che ha trovato sponda nel Vaticano II. Nella Sala Clementina siedono ad ascoltare Papa Francesco 250 membri del cartello di sigle impegnate nel dialogo ebraico-cristiano nel mondo e radunate all’interno dell’International Council of Christian and Jews.

Dalla diffidenza alla fraternità
L’occasione è il Convegno organizzato da questo organismo per il 50.mo della Dichiarazione conciliare “Nostra aetate”, che cambiò per sempre il volto del dialogo tra la Chiesa e il mondo ebraico. E proprio sul valore di questo documento – che rappresentò il “‘sì’ definitivo alle radici ebraiche del cristianesimo ed il ‘no’ irrevocabile all’antisemitismo” – si sofferma Francesco rendendo “grazie a Dio – dice – per tutto ciò che di buono è stato realizzato in termini di amicizia e di comprensione reciproca in questi cinquant’anni, perché il Suo Santo Spirito ha accompagnato i nostri sforzi di dialogo”: Continua a leggere

Prevosto e vicesindaco ospiti del centro islamico

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SARONNO – Sono stati il vicesindaco Pierangela Vanzulli e l’assessore ai Servizi Sociali Gianangelo Tosi ad accettare, sabato sera, l’invito del centro culturale islamico per una visita alla struttura di via Grieg dove in questi giorni la comunità festeggia il Ramadan. Presente anche il prevosto della comunità pastorale del Crocifisso risorto monsignor Armando Cattaneo.

I due membri della Giunta del sindaco Alessandro Fagioli sono arrivati intorno alle 22,30 ed hanno avuto modo di assaggiare cous cous e dolci nordafricani. E’ seguito un incontro privato nel salottino del centro dove si è parlato dell’integrazione sorseggiando the alla menta.

Al termine della preghiera, intorno a mezzanotte, il prevosto don Armando Cattaneo e le autorità civili hanno incontrato i fedeli. Davanti a oltre 600 persone, il portavoce del centro Latif Chridi ha presentato il prevosto come “una persona di cuore che professa e vive i concetti di fratellanza e di rispetto reciproco”.

“Da sacerdote – ha esordito monsignor Armando Cattaneo – quando la mia chiesa è piena, tanto da avere gente costretta a restare in piedi in fondo, sono molto contento. Qui vedo tanta gente e mio cuore è contento come se questa fosse la mia chiesa. E’ una vera gioia vedervi così numerosi e concentrati nella preghiera ma soprattutto è bello vedere volti sorridenti e sereni”. Il religioso ha quindi letto alcuni stralci di un messaggio del candinale Angelo Scola che poi ha consegnato, tradotto in arabo, al portavoce del centro. Ed ha concluso: “Per tutti noi io sogno una piazza in cui poter pregare insieme per la pace”.

Terminato il discorso c’è stato un lungo abbraccio con l’imam Najib Al Bared.

Presentando gli ospiti istituzionali Latif Chridi ha ricordato l’impegno del centro islamico “che fin dalla sua fondazione nel 2000 lavora perchè ci sia conoscenza reciproca con la comunità saronnese e un processo di autentica integrazione”. Continua a leggere

BERGOGLIADI: Immigrati: “Chi li respinge chieda perdono”

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Bergoglio si scaglia contro le istituzioni e le persone che respingono i profughi.

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Papa Francesco torna a parlare di immigrazione. Dopo il viaggio a Lampedusa e dopo aver invitato i romani ad accogliere tutti i migranti, ecco che il Pontefice lancia un anatema contro coloro che si rifiutano di accogliere gli immigrati: “Vi invito tutti a pregare perche le persone e le istituzioni che respingono questi nostri fratelli chiedano perdono”.

Sabato prossimo, ha ricordato il pontefice durante l’Udienza Generale di oggi, “ricorrerà la Giornata mondiale del rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite. Preghiamo per tanti fratelli e sorelle che cercando rifugio lontano dalla loro terra, che cercano una casa dove poter vivere senza timore, perchè siano sempre rispettati nella loro dignità”.

Infine, Francesco ha incoraggiato “l’opera di quanti portano loro un aiuto e auspico che la comunità internazionale agisca in maniera concorde ed efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate”.

Alle parole del Papa ha respinto prontamente il leader della Lega Nord, Matteo Salvini: “Quanti rifugiati ci sono in Vaticano? Il problema è che i rifugiati sono un quarto di quelli che arrivano, noi non abbiamo bisogno di essere perdonati”.

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2015/06/17/immigrati-la-strigliata-di-francesco-chi-li-respinge-chieda-perdono/1141540/

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Il delirio dei “vescovi” trevigiani: «I profughi vanno accolti o non siete cristiani»

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I vescovi trevigiani: «I profughi vanno accolti o non siete cristiani»

Appello congiunto di monsignor Gianfranco Agostino Gardin
e monsignor Corrado Pizziolo: «La Chiesa non specula sugli immigrati»


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TREVISO – Di fronte al dovere cristiano di cogliere i profughi «non rispondiamo come Caino: sono forse io il custode di mio fratello?».
È il forte appello lanciato dal vescovo di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e del vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Corrado Pizziolo ai trevigiani, dopo le proteste dei giorni scorsi contro gli immigrati.
«Dobbiamo confessare che rimaniamo sconcertati – sottolineano i vescovi sulle pagine dei settimanali diocesani oggi in edicola – di fronte alla deformazione di un cristianesimo professato a gran voce, e magari difeso con decisione nelle sue tradizioni e nei suoi simboli, ma svuotato dell’attenzione ai poveri, agli ultimi: dunque svuotato del Vangelo, dunque svuotato di Cristo».
I vescovi scrivono di «decisioni improvvide» per quanto riguarda le soluzioni di ospitalità come quella che ha portato alla rivolta di Quinto, a Treviso e fanno sapere che, «c’è chi interviene con generosità ma è costretto a sfidare anche, purtroppo, l’ostilità di alcuni».
I vescovi li ringraziano «di cuore» e, subito dopo, respingono con energia chi accusa anche settori della Chiesa di speculazione: «Si dice che vi sia chi specula sull’accoglienza: è possibile, ma ci dispiace che questo giudizio talora sia espresso, indiscriminatamente su tutti, non esclusa la Caritas. Non vorremmo che fosse un modo ignobile di cercare scuse alla propria grettezza».
«Come comunità cristiane – sottolineano i due vescovi – non dobbiamo rinunciare a fare la nostra parte per quello che possiamo, senza rifugiarci dietro la vastità del fenomeno e la sua infelice gestione a livello alto».

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“Per i divorziati un prete-tutor ed eucarestia solo a Pasqua”

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PAPAPAPAPA

È chiaro che questa non può essere la Chiesa Cattolica:       

In un volume pubblicato dalla Santa Sede la proposta di un percorso penitenziale per i risposati. I teologi che hanno partecipato al seminario a porte chiuse: “Non è un cedimento ma il riconoscimento di un nuovo inizio”

di PAOLO RODARI

CITTÀ DEL VATICANO. Un percorso penitenziale ad-hoc, chiamato “via discretionis”, che consenta di far accedere i divorziati-risposati ai sacramenti dell’eucarestia e della riconciliazione. È la proposta emersa durante un seminario internazionale di tre giorni a porte chiuse convocato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia in vista del prossimo Sinodo dei vescovi di ottobre. Tre giorni di lavoro, nel febbraio e marzo scorsi, i cui risultati sono stati pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana all’interno di un corposo volume intitolato “Famiglia e Chiesa. Un legame indossolubile” e curato da Andrea Bozzolo, Maurizio Chiodi, Giampaolo Dianin, Pierangelo Sequeri e Myriam Tinti. Al seminario hanno partecipato teologi, moralisti, giuristi ecclesiastici e laici italiani ed esteri che da sempre si dedicano agli studi del matrimonio e della famiglia. Nessun vescovo, dunque, ma soltanto studiosi che hanno espresso posizioni eterogenee e insieme concrete, molte in difesa dell’indissolubilità del matrimonio e, in scia alle ultime udienze generali di Francesco, dell’importanza della famiglia fondata sul matrimonio stesso. Insieme, anche posizioni più aperte, con l’ipotesi di una strada che possa andare a lenire, per quanto possibile, le sofferenze di chi ha fallito. Il tutto assecondando quanto già emerso nella sessione straordinaria del Sinodo dello scorso ottobre quando Francesco, chiudendo i lavori, chiese di “trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare”.

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Argentina: il “cardinal” Ravasi partecipa attivamente ad un rito di adorazione della divinità pagana Pacha Mama, la dea Madre Terra: un atto di idolatria ed apostasia

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domenica 19 luglio 2015
Scandalo in Argentina: il “cardinal” Ravasi partecipa attivamente ad un rito di adorazione della divinità pagana Pacha Mama, la dea Madre Terra: un atto di idolatria ed apostasia
“Colui che offre un sacrificio agli dèi, oltre al solo Signore, sarà votato allo sterminio” (Es. 22, 19)
“… i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni” (1 Cor. 10, 20-21)

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